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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 24/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1246 volte)
Titolo originale
La comunidad
Produzione
Spagna, 2000
Regia
Alex de la Iglesia
Interpreti
Paca Gabaldón, Jesús Bonilla, Eduardo Antuña, Carmen Maura
Durata
105 minuti
Trailer

Álex De la Iglesia è un regista molto anticonformista, quasi sempre estroso nelle sceneggiature e spesso irriverente. Chi si ricorda i suoi primi due film, l’assurdo “Azione Mutante” e la commedia di azione satanica (come la definì egli stesso) “El dìa della Bestia” può capire cosa intendo.
La comunidad” è meno grottesco dei primi film del regista spagnolo, ma la vena tragicomica è sempre imponente. Il fatto che sia più soft rispetto agli altri, personalmente, me lo fa ritenere il miglior lungometraggio realizzato da De la Iglesia.
La protagonista di quest’opera è Julia, un’agente immobiliare insoddisfatta che, incaricata di vendere un appartamento lussuoso, decide di trasferirvisi col marito per poter beneficiare delle amenità del locale finché non sarà costretta a venderlo. Mentre i coniugi assaporano le gioie della jacuzzi e della tv via cavo, un’infiltrazione d’acqua fa crollare il piano superiore; salendo a controllare l’appartamento sopra il “suo”, Julia scopre che l’inquilino è morto lasciando una schedina del totocalcio vincente 6 miliardi! Ovviamente, una donna che non ha scrupoli ad andare ad abitare in una casa d’altri spacciandosi per la nuova inquilina, non ha certamente alcuna remora ad impossessarsi della schedina vincente del defunto proprietario. Quello che però Julia ignora è che tutto il condominio conosceva l’esistenza di quella schedina, ed ora sono tutti che la bramano…
I condomini di questo stabile sono le enfatizzazioni dei vicini di casa che tutti noi abbiamo: la vecchietta collerica, il ragazzino guardone, le zitelle acide, il caposcala (o capobranco); la cupidigia che domina la storia è tipicamente umana e gli attori sono tutti adatti al proprio ruolo.
A tratti thriller, a tratti brillante e spesso grottesco, “La comunidad” è un mix perfetto di vari generi che danno vita a una commedia più che piacevole.

Darth

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Di smarty (del 23/09/2008 @ 05:00:01, in Libri, linkato 3212 volte)
Titolo originale
L'élégance du hérisson
Autore
Barbery Muriel
Prima edizione
2007

Il “caso” letterario dell’anno così hanno definito il nuovo libro della scrittrice francese Barbery Muriel. In effetti in Francia ha venduto 600.000 copie occupando la prima posizione per molte settimane, ma anche in Italia si è difesa bene. Come sempre mi lascio attrarre da copertina e titolo e comincio a leggere il secondo capitolo che introduce la figura di Renée Michel, una delle protagoniste del libro: "Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante". Incuriosita dallo stile decido di acquistarlo e continuo la lettura per scoprire l’altra protagonista, Paloma Josse che si racconta nel suo diario, figlia di un ministro ottuso, dodicenne dotata di un’intelligenza eccezionale, che stanca di vivere ha deciso di suicidarsi il giorno del suo tredicesimo compleanno, ma fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre. I due personaggi si raccontano e si conoscono pagina dopo pagina, diverse e allo stesso tempo così uguali, entrambe si nascondono al mondo, e si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese che le smaschererà aiutandole ad uscire dal loro riccio e a mostrare tutta la loro eleganza e bellezza. La trama si snoda tra digressioni filosofiche (l’autrice insegna filosofia in Francia) , a volte un po’ noiose, ma da approfondire, incalza dalla metà del libro in poi fino alla conclusione, non banale ma ingiusta, che lascia però aperte delle porte. Piacevole l’ironia pungente che non risparmia l’ipocrisia. Mi ricorda molto la tragedia greca dove si piange e si ride ma qua e là si ritrovano anche riflessioni profonde. Il testo, che di per sé ha una narrazione molto filmica, è già pronto per una sceneggiatura che non sarà facile, a mio avviso, redigere ed adattare. Una curiosità letta su internet: al numero 7 di rue de Grenelle a Parigi non ci sono condomini ma una boutique di Prada!

Smarty

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Di nilcoxp (del 22/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1230 volte)
Titolo originale
Monster House
Produzione
USA 2005
Regia
Gil Kenan
Interpreti
Durata
91 minuti
Trailer

Dj, Timballo e Jenny (una nuova amica che i primi due conosceranno durante lo svolgimento della storia), sono i tre ragazzini (alla soglia dell’adolescenza) protagonisti di questa avventura davvero particolare. Sono infatti convinti che una casa sia infestata da presenze soprannaturali e maligne. Infatti tutti i giocattoli prima, e le persone poi, che si avvicinano ad essa, spariscono. Così la notte di Halloween decidono di entrare in quell’edificio per scoprire la verità. All’interno non troveranno mostri ad aspettarli, perché capiranno presto che è la casa stessa il mostro colpevole delle sparizioni. Ma la casa indemoniata nasconderà un segreto, triste e quasi strappalacrime. Bello, divertente, misterioso e intrigante. Girato con la tecnica della “capture motion”, già sperimentata da Robert Zemeckis in “Polar Express” (e qui compare come produttore insieme a Steven Spielberg). I personaggi sono proprio simpatici, e risultano gradevoli alla visione sia a grandi che a piccini (secondo me). Ve lo consiglio. Baci maligni a tutti

nilcoxp

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Di slovo (del 20/09/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1452 volte)
Artista
Level 42
Titolo
Level 42
Anno
1981
Label
Polydor

Il debutto discografico della band inglese ebbe riscontri inattesi. Le capacità tecniche che l’ensemble si portava in dote dai trascorsi funk-jazz erano una garanzia di qualità: nonostante l’intenzione fosse chiaramente quella di conquistare favori più ampi l’impronta dei musicisti ‘bravi’ era chiara e ben udibile, e non dimentichiamoci che all’epoca l’effetto-punk aveva di fatto depennato il saper suonare dai requisiti di chi aspirava ad un contratto discografico.
Gli otto brani che si seguono nella tracklist e tra cui, per inciso, non c’è un pezzo debole, risultano da una piacevole integrazione di stili in cui gli ammiccamenti alla dance-music non soffocano né attentano alla dignità di solide radici jazz e soul. Nulla di particolarmente innovativo ma che denota gusto ed equilibrio.
Evidenti velleità di piacere (pare che l’idea stessa di cantare sia stata introdotta nelle dotazioni del gruppo solo in quanto condizione necessaria per l’accesso alle radio) testimoniate dall’abbondanza di ritmi danzerecci, ma accompagnate a lunghe divagazioni strumentali, come le ottime “43” o “heatrow”, tradizionalmente non molto diffuse in alta classifica (neppure nel 1981).
“dune tune” è esotica e sognante, “why are you leaving” l’immancabile lentone ma quando si tratta di confezionare gioiellini pop di alta classe bisogna farsi da parte: “starchild”, “turn it on” e l’ormai classica “love games” evidenziano meglio di qualsiasi analisi il riuscito connubio tra qualità e leggerezza.
Su “Level 42” suona la formazione che durerà fino al 1987 e che vede i fratelli Phil e Boon Gould rispettivamente batteria e chitarra, Mike Lindup tastiere & voce, Mark King basso e voce solista… e chi fosse curioso di ascoltare come si suona un basso può concentrare l’ascolto sul suo formidabile slapping...questo signore è semplicemente fenomenale.
Da ascoltare, soprattutto se si conoscono i Level 42 solo per “lessons in love”.

slovo

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Di Sansimone (del 19/09/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1364 volte)
Titolo originale
Il mio nome è Herbert Fanucci
Autore
Davide van de Sfroos
Prima edizione
 

Di Davide Van De Sfroos conoscevo già la bravura come cantautore ma, quando in libreria ho visto un suo romanzo mi sono subito incuriosito di vedere come se la cavava come scrittore.
Definire “ il mio nome è Herbert Fanucci” non è molto semplice, primo perché è un libro che parla di diverse cose legate al protagonista, l’emigrante che ritorna per cercare se stesso, la storia d’amore che lo riguarda, i tentativi di riscatto dei giovani del suo paese.
Il tutto è più comprensibile conoscendo un po’ la storia del libro.
Herbert Fanucci fa ritorno a casa sul lago di Como dopo una lunga assenza avvolto in un alone di mistero su quello che ha fatto negli anni in cui è stato via e su come sia entrato nel mondo patinato delle rockstar. Lui sulle rive del lago cerca invece di dimenticare quello che ha fatto soprattutto dimenticare quello che ha visto la sua identità segreta. In mezzo a questo compare una ragazza misteriosa figlia del proprietario della villa della luna storta e a fare da contorno a tutto i preparativi per la grande festa di fine estate voluta dai giovani del paese. Questo è il contesto in cui si srotola la storia di Vittorio Cadenazzi alias Herbert Fanucci e che porta in se i problemi dell’emigrante, che quando torna alla sua terra dopo anni la ritrova cambiata ma in un certo modo sempre uguale ed è per questo che ritorna perché è l’unico posto al mondo dove può ritrovare se stesso, grazie anche all’amore inaspettato. Amore che nasce tra due persone che si sentono alienate, perché hanno visto l’inferno coi loro occhi, ma hanno ancora la speranza di riuscire a vivere. Speranza che hanno anche i ragazzi del paese che per una volta cercano di realizzare il sogno di un loro concerto rock sulle rive del loro lago.
Tutti questi argomenti si concatenano tra di loro in questo libro in maniera armoniosa senza bruschi passaggi il che rende la lettura piacevole e morbida soprattutto se la si accompagna dall’ascolto della colonna sonora racchiusa nel libro perche questo è anche un libro musicale.
Un libro molto ben riuscito, che regala emozioni con anche alcuni buoni momenti di divertimento, accompagnati da una buonissima musica e una domanda “perché Phil Collins deve un divano a Herbert Fanucci?”

SanSimone

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Di Namor (del 18/09/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 2429 volte)
Titolo originale
Pompeii
Autore
Robert Harris
Traduzione
Renato Pera
Editore
Mondadori
Prima edizione
2003

L’ingegnere Marco Attilio, in qualità di responsabile dell’imponente Aqua Augusta a Roma, viene mandato con la massima urgenza in Campania, per risolvere un problema alle condutture idriche che stanno lasciando intere città senz’acqua. Giunto sul posto l’Aquarius Attilio, scopre che oltre al problema della siccità dovuta ad una falla nel sistema idrico, nell’acqua c’è una forte presenza di zolfo. A che cosa sarà dovuta l’isolita mescolanza? Con il passare del tempo il mistero si infittisce sempre più, facendo emergere nuovi scenari, come la misteriosa scomparsa del suo predecessore Esomnio e l’implicazione in loschi affari delle più alte cariche Pompeiane, in combutta con il potente Ampliato, un ex schiavo ora divenuto l’uomo più ricco e autorevole della città.
Ma ad ostacolare il suo, non certo facile compito, saranno presenti gli ambigui traffici di gente senza scrupoli e assetati di potere, ma non solo ci sarà un altro nemico ancora più pericoloso e devastante, pronto a scatenare la sua ira e deciso a travolgere intere città cambiandone per sempre il corso della storia. Questo immortale nemico, viene chiamato con il nome di “Vesuvio” !
Robert Harris è l’autore di “POMPEI 79 d.c. Venti ore alla catastrofe”, romanzo ambientato e circoscritto nei due giorni che precedettero la terrificante eruzione del Vesuvio nel 79 d.c.
In tutta sincerità dopo avere letto il più meritevole “Imperium”mi aspettavo ben altra cosa, per carità, l’opera si presenta bene sia nella scrittura che nei suoi riferimenti storici, ma manca il mordente, quel vigore che innalzi la storia. Secondo me, l’autore, man mano che la trama si evolveva, avrebbe dovuto tralasciare la parte tecnica dedicata all’acquedotto, ed elevare il personaggio di Attilio, che risulta troppo soft, un contesto più avventuroso e meno idrico, sono certo che avrebbe giovato non poco al romanzo. Non a caso la parte migliore del libro si presenta con l’inizio dell’eruzione del vulcano, e per arrivare a tale evento bisogna avere letto ben 192 pagine su 292, un po’ troppe non vi pare?

Namor

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Di smarty (del 17/09/2008 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1180 volte)
Titolo originale
East is East
Produzione
GB 1999
Regia
Damien O'DONNEL
Interpreti
Om Puri, Linda Basset, Jordan Routledge
Durata
96 min.
Trailer

George Khan (Om puri) è sposato con Ella (Linda Bassett) da 25 anni ed hanno sette figli (6 maschi e 1 femmina). George Khan, però, è anche un autoritario e collerico pakistano che da 25 anni vive nel Lancashire e gestisce il fish and chips d'un quartiere operaio, sposato con una combattiva inglese dai capelli rossi che cerca di mediare tra la rigidità religiosa del marito e l’indipendenza giovanile dei suoi figli alle porte dei famosi anni ’70. La storia ha inizio quando il signor Khan torna a casa dal Pakistan (dove ha un’altra famiglia) per organizzare il matrimonio, ovviamente combinato, del suo primogenito Nazir, il quale si rifiuta all’ultimo minuto di sposarsi facendo naufragare la cerimonia. Nazir fugge e viene disconosciuto dal padre. La vita continua nella famiglia Khan tra vani tentativi di combinare altri matrimoni vantaggiosi e le vicende dei figli ormai votati alla cultura free d’occidente tra discoteche e flirt. Il personaggio del piccolo Sajit, il figlio più piccolo, è quello da seguire con maggiore attenzione. Attorno alla famiglia ruotano tutta una serie di personaggi secondari come il prete protestante, l’imam della moschea locale, il vicino di casa razzista e sua figlia. La sconnessione sociale alla quale assistiamo è stata, a sorpresa, campione di incassi in Gran Bretagna, ma a mio avviso poco si avvicina alla simpatia del suo predecessore Full Monty, anche se nella sua tragicomica visione, ci sono momenti in cui la risata ha il suo spazio. Concludo con una frase del film per farvi capire di che pasta è fatto: “Ti ho dato sette figli e non starò a guardare che li distruggi solo perché sei un lurido porco".

Smarty

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Di kiriku (del 16/09/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1603 volte)
Titolo originale
Mirror Mask
Produzione
USA, Regno Unito 2005
Regia
Dave McKean
Interpreti
Stephanie Leonidas, Gina McKee, Rob Brydon, Jason Barry, Dora Bryan
Durata
104 minuti
Trailer

Faccio subito una premessa, il fantasy non è il mio genere, film come "Labyrinth" non mi hanno mai entusiasmato. Ho visto "Mirror Mask" in dvd solo per una fortuita casualità e devo dire che non mi è dispiaciuto affatto . La trama non si discosta dal target solito in cui il soggetto principale è la lotta ancestrale tra bene e male. Helena è un’ adolescente con l’hobby del disegno,lavora con i genitori in un circo come giocoliera ma  non è soddisfatta della sua vita e vorrebbe un’esistenza normale. Per questo motivo litiga con la madre durante uno degli spettacoli e quest’ultima dopo poco perde i sensi e viene ricoverata in ospedale dove gli riscontrano un brutto male. La notte stessa la giovane protagonista, presa dai sensi di colpa fa un sogno in bilico tra finzione e realtà. In questo universo parallelo vivono le regine della luce e delle tenebre, Helene si trovra ovviamente schierata dalla parte del bene e cercherà di trovare la maschera di specchio per poter sconfiggere l’avanzata dell’oscurità. Come si può intuire la sceneggiatura è davvero banale e scontata ma rispecchia in pieno il genere a cui appartiene. Ma a colpirmi e non poco è tutto l’apparato scenografico che davvero è senza precedenti, soprattutto se si considera che un è film a basso costo. Neil Gaiman e Dave McKean, rispettivamente  creatore e illustratore del fumetto “cult” Sandman, creano un mondo onirico e visionario davvero unico, ricco di inquietudine ed ironia. Le sensazioni visive provate sono davvero forti a tal punto da far passare in secondo piano le carenze narrative del film, questo grazie anche ad un'ottima regia . In poche parole Mirror Mask anche se è uscito direttamente in dvd, senza passare dal grande schermo, non ha niente da invidiare a quei film che hanno fatto la storia del fantasy e il cui bagget era sicuramente molto più alto.

Kiriku

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Ray
Di nilcoxp (del 15/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1144 volte)
Titolo originale
Ray
Produzione
USA 2004
Regia
Taylor Hackford
Interpreti
Jamie Foxx, Regina King, Kerry Washington, Curtis Armstrong, Patrick Bauchau, Warwick Davis, Aunjanue Ellis, Kurt Fuller
Durata
152 minuti
Trailer

Non avevo un’idea precisa di quella che fosse stata la carriera di Ray Charles. Pensavo a quelle vecchie glorie che cantano fino alla morte qualche successo che le ha rese famose (la televisione italiana ne è piena di questa gentaglia). Invece mi sbagliavo, nella mia ignoranza musicale ero ben lontano dalla verità sulla carriera e sulla vita di questo artista decisamente notevole. Ed è quello che ci viene mostrato in maniera pregevole su questa pellicola, che ci propone tutta la vita di Ray partendo dall’infanzia: povera ed infelice. La morte del fratellino a cui lui assiste, la cecità successiva che lo coglie, e il conseguente allontanamento dalla figura materna per poter andare a studiare in una scuola per disabili. Lì imparerà a suonare il pianoforte, strumento decisivo per la risoluzione della propria vita. Ma la vita di un uomo, prim’ancora che dell’artista, non è mai tutta rose e fiori. Così assistiamo al rapporto difficile con le donne della sua vita, con sua moglie, e ancora più grave con l’eroina. Ma possiamo anche assistere allo sviluppo artistico e talentuoso di questo individuo, innovatore nel campo musicale grazie alle fusioni di stili mai sperimentate prima, e godere delle sue canzoni più belle e famose: “What’d i say”, “Georgia on my mind”, “Unchain my hearth”, “Hit the road jack”, “I can’t stop loving you”, “I’ve got a woman”, “Don’t set me free”, “Bye bye love”,etc.etc… Riproposte nell’interpretazione scenica di uno straordinario Jamie Foxx, talmente simile da sembrare il vero Charles in un documentario e non in una ricostruzione cinematografica. Imperdibile per gli amanti dell’innovatore del Soul, e anche per quelli che non lo conoscevano come me. Si può quasi sempre rimediare ai propri sbagli… Baci Country a tutti (cosa c’entra il Country? Guardate il film e capirete!)

nilcoxp

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Di slovo (del 13/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1775 volte)
Titolo originale
Superman II – The Richard Donner Cut
Produzione
USA 2006
Regia
Richard Donner
Interpreti
Christopher Reeve, Margot Kidder, Marlon Brando, Gene Hackman, Terence Stamp, Sarah Douglas, Jack O'Halloran
Durata
115 minuti

Il business delle riedizioni - tirare a lucido e rivendere per nuovo ciò che si raschia dai barili - è sì un’operazione turpe ma a volte rinvenire certe chicche può fare la gioia di molti. E anche solo per amor della storia (del cinema) chi ha amato il superman del grande Christopher Reeve non può negarsi la visione di questo ‘cut’ alternativo.
Il progetto di trasposizione cinematografica dell’uomo d’acciaio messo nelle mani di Richard Donner prevedeva due titoli che si sarebbero complementati. Ma nonostante il successo planetario di “Superman” (1978), a causa di un rapporto non idilliaco con la produzione, il regista fu licenziato durante la lavorazione del secondo capitolo, già filmato per quasi i tre quarti. Gli subentrò l’allora aiuto regista Richard Lester che completò “Superman II” così come oggi tutti lo conoscono. Secondo il regolamento della Gilda dei Registi Americani (GDA) un regista non può firmare un film se non ne ha diretto almeno la metà, ragion per cui Lester fu costretto a scartare parte del materiale girato da Donner e sostituirlo con nuove scene modificando tra l’altro il concept originale in più punti.
Veniamo quindi ai giorni nostri. Dopo un quarto di secolo a Donner viene data l’opportunità di presentare la 'sua' versione di “Superman II”, come avrebbe voluto che fosse. Per l’ovvia impossibilità di girare scene ex-novo con i protagonisti, il lavoro si è svolto quasi esclusivamente in sala di montaggio recuperando parti di pellicola scartate all’epoca ma a dispetto delle difficoltà nel lavorare ‘a posteriori’ il prodotto finale è più che soddisfacente.
La trama a grandi linee è la stessa: Zod, Ursa e Non vengono liberati dalla zona fantasma a causa di un esplosione nello spazio. Giunti sulla terra attuano il loro piano di conquista grazie a superpoteri pari a quelli di Superman, che nel frattempo vi ha rinunciato per amore di Lois.
Non un film 'nuovo' ma nemmeno il solito ‘director’s cut’ appena distinguibile dall’originale: complessivamente più drammatico nei toni anche se un po’ carente nel ritmo (manca in qualche occasione di suscitare il giusto coinvolgimento)… ciò che è davvero interessante è il materiale inedito. Troviamo un approfondimento del rapporto tra Kal-El e suo padre (o meglio della sua versione spirituale, grazie al ripristino di tutte le scene con Marlon Brando nei panni di Jor-El), finalmente svelato il modo in cui Clark Kent ritrova i suoi poteri nonchè alcuni deliziosi dialoghi tra Clark e Lois: la scena in cui lei smaschera la vera identità di Superman è, per scioltezza ed ironia, indiscutibilmente superiore alla versione di Lester.
Si può chiaramente notare come Lester, preoccupato di bissare un successo al botteghino, evitò accuratamente ogni azzardo. Donner era interessato a mostrare il lato più umano e fragile del supereroe.
“Superman II”, da sempre considerato il miglior titolo della serie, incrementa le sue quotazioni nella versione di Donner e vedere filmati inediti di Reeve mentre interpreta il personaggio che lo ha reso un mito è motivo di genuine emozioni.
Disponibile, per ora, solo in lingua originale. Peccato per gli anglofobi.

slovo

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Di Sansimone (del 12/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1868 volte)
Titolo originale
Before night falls
Produzione
USA 2000
Regia
Julian Schnabel
Interpreti
Sean Penn, Javier Bardem, Johnny Depp, Andrea Di Stefano, Olivier Martinez, Hector Babenco, Pedro Armendáiz, Michael Wincott
Durata
125 minuti

Reinaldo Arenas è stato un importante scrittore cubano del secondo novecento.
Nato nel 1943 nelle campagne di Cuba vive la sua adolescenza in contrasto con la famiglia a causa del suo talento letterario e di un’omosessualità sempre più manifesta. Per reazione a questa censura famigliare raggiunge e partecipa alla liberazione di Cuba da parte dei guerriglieri di Fidel Castro.
Finito il periodo della guerriglia e insediatasi la dittatura castrista Reinaldo si iscrive all’università e dà libero sfogo al proprio estro artistico vincendo anche un premio letterario per un romanzo, contemporaneamente scopre una delle comunità omosessuali dell’Havana e entra a farne parte.
Verso la fine degli anni 60 il regime di Castro intensifica la lotta all’omosessualità e Reinaldo finisce in prigione in quanto omosessuale, da questo momento inizia la sua lotta contro il regime cubano fatto di tentativi di fuga, periodi di reclusione e torture fino al 1980 anno in cui riesce ad espatriare negli Stati Uniti.
Da New York continua a scrivere e lottare contro Castro e tutti quanti secondo lui lo appoggiano nel mondo. Muore suicida nel 1990 ormai malato terminale di ADIS.
Questa è molto brevemente la storia di Arenas e la trama di “Prima che sia notte” che ne racconta appunto la vita. Visto i nomi presenti nel cast mi aspettavo qualcosa di molto bello, intenso tipo “I diari della motocicletta” ; invece il regista non è riuscito a far altro che una videografia patinata della durata di due ore senza riuscire ad andare nel profondo del personaggio, a far capire che la sua ribellione non era una ribellione politica a Castro ma, invece una ribellione contro tutto il mondo della teoria del macismo.
Peccato per gli attori che hanno partecipato a questo film che, nonostante la bravura e i premi vinti, non sono riusciti a dare un senso compiuto al film per colpa della pochezza del regista.


Sansimone

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Di Namor (del 11/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1627 volte)
Titolo originale
Kung Fu Panda
Produzione
USA 2008
Regia
Mark Osborne, John Stevenson
Interpreti
 
Durata
95 Minuti
Trailer

Il temibile leopardo delle nevi Tai Lung, dopo una lunga reclusione in quello che sembrava una fortezza inespugnabile, riesce ad evadere per far ritorno nella sua vecchia scuola di kung fu e rivendicare con l’uso della forza l’antica pergamena del Drago che lo consacrerebbe il combattente più forte del mondo.
Dopo aver previsto questa malaugurata profezia, il saggio Oogway, decide che è giunto il tempo di decretare chi sarà l’eletto che riceverà la sacra pergamena per diventare l’invincibile guerriero Dragone, ovvero colui che sarà in grado di sconfiggere il malvagio Tai Lung.
Ai leggendari cinque cicloni Mantide, Scimmia, Gru, Tigre, e Vipera, che sono i migliori combattenti del Maestro Shifu, si aggiunge in maniera rocambolesca ed imprevista il simpaticissimo protagonista del film, il Panda Po. E sarà proprio lui, il più scarso ed inadatto dei candidati, ad essere scelto come l’eletto che dovrà proteggere l’intero villaggio dalla furia devastante del cattivissimo Tai Lung.
Spassoso e con un chiaro messaggio di positività sociale.
Queste sono le caratteristiche principali, che fanno di “Kung Fu Panda”, un film non solo da vedere, ma anche da consigliare, poiché ha il grande merito di infondere nel suo giovanissimo pubblico, e non solo, una piccola grande lezione di vita, quella di credere fermamente in se stessi, qualunque esse siano le avversità da affrontare nel duro e lungo cammino della vita.

Namor

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Di Darth (del 10/09/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1223 volte)
Titolo originale
Mr. Brooks
Produzione
USA 2007
Regia
Bruce A. Evans
Interpreti
Kevin Costner, Dane Cook, Demi Moore, William Hurt, Marg Helgenberger, Danielle Panabaker, Jason Lewis, Steve Coulter
Durata
95 minuti
Trailer

Mr.Brooks alias Kevin Kostner è un ricco imprenditore, stimato dai dipendenti, amato dalla moglie elegante e riservato. Nessuno conosce però Marshall (William Hurt), l’alter ego invisibile di Evan Brooks, colui che lo spinge verso le proprie passioni. E la passione, in questo caso, è l’omicidio. Mr.Brooks è infatti anche “Il killer delle impronte”, un pluriomicida sempre attento ai dettagli dei crimini tanto da non aver mai lasciato indizi dietro di se. Dopo due anni in cui Evan è riuscito a tenere a bada la voglia di uccidere di Marshall, alla fine viene meno ai suoi propositi e commette un ennesimo omicidio ai danni di una coppietta intenta a far sesso… Questa volta però il serial killer commette un grossolano errore: non si accorge infatti, che i due amavano scopare con la luce accesa e le tende aperte in modo da farsi ammirare dagli inquilini del palazzo di fronte. Ed è qui che entrano in scena Mr.Smith, desideroso di diventare compagno di caccia del killer delle impronte, e la tignosa detective interpretata da Demi Moore…
Nonostante la critica lo abbia stroncato senza mezze misure, il film al pubblico è piaciuto e, devo dire, anche a me. Pur non brillando certo di originalità ma, anzi, emanando un’atmosfera da thriller anni ’80, Mr.Brooks intriga, è faceto, e i suoi dialoghi tra se ed il suo alter ego sono davvero simpatici. Gli attori sono splendidi: due premi oscar e una Demi Moore un po’invecchiata ma sempre attraente. La metodologia del killer delle impronte è intrigante ed anche l’evoluzione del finale. Ovviamente non sto certo parlando di un capolavoro… ben lontano da “Seven” o “Saw -L’enigmista”, ma certamente non così brutto come lo hanno descritto le riviste specializzate.

Darth

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Di kiriku (del 09/09/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1308 volte)
Artista
Napoli Centrale
Titolo
Mattanza
Anno
1976
Label
Bmg Ricordi

Per chi considera la musica napoletana solo melodia e tragedia alla Mario Merola o quella più spensierata ma altrettanto becera di Nino D'angelo o Gigi d’Alessio, deve sapere che ci sono artisti che sanno e hanno saputo cantare Napoli e le sue ferite in maniera intelligente e qualitativamente valida. Sicuramente i Napoli Centrale rientrano nella categoria di quei grandi artisti, almeno nel loro primo periodo, che hanno creato musica di alto livello lasciandosi influenzare da tutto quello che arrivava di buono del panorama musicale mondiale senza mai perdere la loro identità. Negli anni settanta la fusion, il progressive, il jazz rock elettrico imperversano ( che anni splendidi!) e gruppi come i Weather Report hanno sicuramente influenzato intere generazioni, tra queste sicuramente troviamo appunto il gruppo partenopeo. Mattanza è il loro secondo lavoro e a mio parere il migliore sia sotto il profilo tecnico che espressivo. Leader indiscusso del gruppo è James Senese, creatore di tutte le musiche e buon sassofonista dal suono intenso e graffiante in grado di comunicare sensazioni forti. Ma in questo viaggio il musicista campano non è certamente da solo ma è accompagnato da ottimi musicisti; Kevin Bulle (basso), Giuseppe Guarnera (piano fender, acustico), Agostino Marangolo, Bruno Biriaco, Marvin (batteria), Franco Del Prete (gran cassa, piatti cinesi, cimbali olandesi,barattolo sardegnolo, campana nonché autore di tutti testi). Mattanza uscito nel 1976 è sicuramente un degli album italiani più importanti di quegl’anni, brani come “Simme Iute e Simme Venute”, “ O Nonno Mio” o “Sangue Misto” sono dei pezzi incredibili ma del resto lo sono tutti brani contenuti in questo cd, quarantanove minuti di pura energia da ascoltare e riascoltare all’infinito.

kiriku

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Di nilcoxp (del 08/09/2008 @ 05:00:00, in Serie TV, linkato 4358 volte)
Titolo originale
Space 1999 - Year 2
Produzione
UK, 1976
Episodi / Durata
24 / 52 minuti

Come vi avevo già detto nella recensione della prima serie, la Luna dopo essersi staccata dall’orbita terrestre a causa di un’esplosione, vaga nello spazio profondo senza una rotta precisa. E da qui riprende e prosegue la seconda serie, creata appositamente per il pubblico statunitense. Esce dalla produzione l’apporto italiano della RAI, e dopo il divorzio degli Anderson (rimase Gerry), fu chiamato Fred Freiberger (nominato Serial killer per aver “ucciso” altre serie in passato: la terza stagione di “Star Trek”, l’ultima dell’”Uomo da sei milioni di dollari” e la prima di “Wild Wild West”). I risultati non tardarono a farsi sentire. Gli interessi cominciarono a scemare velocemente per un prodotto che aveva perso molto del suo fascino legato al mistero dell’ignoto e delle sue scoperte, a discapito di storie sentimentali tra i vari membri della Base Lunare Alpha e di una trasformazione in un forzato action-movie fine a se stesso e per questo insapore. Il canovaccio che andava configurandosi non piaceva a nessuno, primo fra tutti all’attore protagonista Martin Landau. Ma non erano solo quelli i problemi. Molte le incongruenze subito notate dai fan: alla prima puntata si vede subito che mancano due protagonisti della serie precedente, e nessuna spiegazione è data; altri compaiono ad intervalli sostituiti da varie figure sconosciute; cambiano le divise e le tecnologie, come se fosse possibile per una colonia vagante nello spazio con risorse limitate rinnovare se stessi e le proprie attrezzature. Una delle note positive è senz’altro l’apporto dato dal personaggio del mutaforma “Maya”, un’aliena ospitata dai terrestri dopo la distruzione del suo pianeta: intelligente, razionale e molto bella. Inutile dirvi che all’epoca me ne innamorai…La colonna sonora fu affidata a Derek Wadsworth. Comunque visto il calare del consenso e degli spettatori, la serie venne interrotta dopo l’episodio “I dorconiani” senza un vero finale. Ci pensarono i fan anni dopo a completarla, con un finale fatto scrivere a Johnny Byrne (uno dei principali sceneggiatori della serie) ed interpretato da Zienia Merton (l'analista dati Sandra Benes), girato nell’agosto del 1999 a casa di uno dei sostenitori. Proposto il 13 settembre 1999 durante Breakaway, la convention di fan, fu proiettato questo cortometraggio dal titolo “Message from Moonbase Alpha (Messaggio da Base Lunare Alpha). In sostanza un ultimo saluto ai terrestri con l’indicazione di quello che era stato il futuro degli abitanti della stazione lunare. “Spazio 1999” portò con se un merchandising enorme: modellini delle astronavi in varie misure, pupazzi dei personaggi, album e figurine degli episodi trasmessi. Oggetti venduti ancora oggi e a prezzi interessanti!!! Caldamente consigliata a tutti gli avventurieri dello spazio. Baci mutaforma a tutti.

nilcoxp

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