BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di slovo (del 14/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1371 volte)
Artista
Diaframma
Titolo
Camminando sul Lato Selvaggio
Anno
2007
Label
Diaframma

Ascoltiamo con piacere l’ultimo album di inediti della storica band fiorentina o per meglio dire del cantautore-rock che si cela sotto la sigla Diaframma; il titolo è la traduzione di "Walk on the wild side”, un omaggio al rock maledetto di Lou Reed e a quell’attitudine che mai è stata tradita. Una volta abbandonate le vestigia new wave degli esordi la musica di Fiumani si è fatta sempre più cruda, essenziale, nell’intento di inoculare la linfa del punk nella forma del rock d’autore, con lo sprezzo per tutto ciò che potrebbe tradirla in favore del compromesso ammiccante.
Si ha sempre l’impressione che sotto il manifesto del ‘sono questo: prendere o lasciare’ abbia sempre pubblicato tutto ciò che scaturisse dalle sue sedute compositive. E d’altronde perché mai filtrare? Mica deve passare il vaglio di qualche stronzo manager addetto alle vendite, no? Il rapporto con la sua fan-base è di tipo incondizionato.
Mai stato molto vendibile il Fiumani, è in grado di scrivere belle canzoni, questo si. E “Camminando sul Lato Selvaggio” ne contiene parecchie: “Valentina”, tenera e grintosa, dedicata ad una (sua?) ragazza di facili costumi (avevamo già avuto occasione di sentirla al concerto di Genova con il sottotitolo “la zoccola”) variante nell’andamento come “barbara, 1992”, uno splendido trionfo di rassegnata ironia. In “c’è un uomo là” Federico intreccia la sua collaudata poesia del quotidiano con metafore surreali e “questo ragazzo” dimostra che le potenzialità per produrre una hit le avrebbe anche (‘se solo lo volesse’).
Abbiamo poi una manciata di ballate romantiche piacevoli e rilassate, “io, si proprio io”, “grazie davvero”, “come una droga per me” che sedano le sferzate rock uniformemente distribuite nel disco. Da notare i brani di chiusura: “Andrea, torna al rock” che chiama simpaticamente all’appello alcuni colleghi musicisti e “mi sento un mostro” per il coraggio cristallino di cantare quella strofa iniziale.
Uno dei dischi dei Diaframma meglio riusciti degli ultimi anni.

slovo

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Di smarty (del 13/06/2008 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1176 volte)
Titolo originale
Die Geschichte vom weinenden Kamel
Produzione
Germania 2003
Regia
Byambasuren Davaa, Luigi Falorni
Interpreti
Janchiv Ayurzana, Chimed Ohin, Amgaabazar Gonson, Zeveljamz Nyam
Durata
87 minuti

“La storia del cammello che piange” è proprio una storia e come tale deve essere raccontata e vista. Immaginate un luogo lontano dove lo sguardo si perde all’orizzonte, la steppa e la sabbia del deserto colorano la terra e l’unico suono che si percepisce è quello del silenzio e del vento. Un luogo dove non si ha né acqua corrente, né luce, né gas come nelle nostre case, dove per raggiungere la città bisogna attraversare il deserto per alcuni giorni stando molto attenti a non perdere la strada! Ma nel deserto del Gobi vivono molte famiglie spesso pastori nomadi insieme con il loro unico tesoro, i cammelli, ed è proprio di una di queste di cui si occupa questo film-documentario. Siamo in una delle regioni del sud della Mongolia e come di consueto durante la primavera la famiglia aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. Una di loro dopo un parto difficile e doloroso dà alla luce un bellissimo puledro bianco che, nonostante gli sforzi dei pastori e gli istintivi tentativi del cucciolo, la madre rifiuta negandogli il suo latte ed il suo amore. Dopo giorni di attesa si decide di inviare i due bambini della famiglia nel deserto per far venire un musicista per il rituale Hoos…… Se avrete la pazienza di leggere per tutto il tempo i sottotitoli di traduzione (il film non è doppiato) e di arrivare alla fine (80 minuti circa) scoprirete la bellezza di un popolo che ha ancora rispetto per la natura e la madre Terra, che invoca la benevolenza con gesti propiziatori e di ringraziamento, che con umiltà vive la vita di tutti i giorni scandendola con gesti semplici ma ricchi d’amore. Per chi sa cogliere la bellezza dei dettagli scoprirà la bellezza dei colori, non solo di quella dei vestiti e degli arredi, ma anche di quelli della natura, qui catturata da una fotografia strepitosa, della fierezza e della dolcezza di una famiglia, in un luogo dove ancora il senso della famiglia è indispensabile per la sopravvivenza, dove però, come in tutte le famiglie del mondo anche qui la tecnologia fa gola ai più piccoli….(vedere l’ultimo minuto del film).

Smarty

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Di Namor (del 12/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1146 volte)
Titolo originale
Blaze
Autore
Stephen King - Richard Bachman
Traduzione
Dobner T.
Editore
Sperling & Kupfe
Prima edizione
2007

Dopo il risveglio dal coma, dovuto alle continue percosse del padre alcolizzato, il giovane Clayton Blaisdell Jr. alias Blaze viene, dopo la decisione del Giudice di togliere al padre la patria potestà, rinchiuso alla Hetton House, un orfanotrofio-scuola per bambini con gravissimi problemi famigliari. Al suo completo sviluppo vissuto tra innumerevoli problemi ambientali, Blaze diventa un gigante d’uomo alto quasi due metri con un cervello da bambino per le botte ricevute in passato, che vive di piccoli espedienti. A manipolarlo per questi biechi scopi è il suo socio George, ed è sempre lui che lo guida come una sorte di grillo parlante, nella realizzazione dell’incauto piano per il rapimento di un neonato di nobile famiglia, ed alla conseguente richiesta di riscatto. A rendere anomalo quello che sembrerebbe normale routine per due miserabili balordi in cerca di facili guadagni, è la continua ed onnipresente voce di George, che imperterrita si prodiga nel dare consigli a Blaze per la riuscita del colpo, nonostante il suo decesso sia avvenuto tre mesi or sono!
Stephen King dopo 38 anni riesuma da uno dei suoi cassetti, un romanzo scritto in gioventù e mai pubblicato. In tutta sincerità, sta fatica di sistemarlo per poi pubblicarlo, se la poteva tranquillamente risparmiare, se lo avesse lasciato dov’era ci avrebbe fatto risparmiare tempo e denaro.
Blaze”, non porta nessun beneficio se non economico al prestigioso curriculum letterario di King, personalmente trovo che un autore con un passato di enorme successo come il suo, operazioni del genere potrebbe evitarle, vista la qualità scadente e banale di questa opera. Racconti simili è ad un prezzo minore se ne trovano a centinaia sugli scaffali delle librerie di terzo ordine, non c’è nessun bisogno che si metta anche lui a proporceli, anche perché, se l’inchiappettata la prendi da uno scrittore sconosciuto ci può stare, è un rischio che il lettore mette in preventivo, ma da lui no, non mi sta bene, pagare 18,50 euro per un libro del genere, scritto da “uno” come lui, fa veramente rabbia!

Namor

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Di kiriku (del 11/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 3729 volte)
Titolo originale
Majo no Takkyûbin
Produzione
Giappone 1989
Regia
Hayao Miyazaki
Interpreti
 
Durata
102 ninuti
Trailer

Kiki ha raggiunto l'età di tredici anni, come prevede la tradizione è pronta per diventare una strega. Per raggiungere questo traguardo deve però allontanarsi per un anno da casa, cercare una città dove non vive già una strega e cavarsela da sola. Appena le condizioni atmosferiche lo permettono, la giovane protagonista parte in sella alla sua scopa in compagnia del suo amico nonchè gatto nero Jiji. I due si dirigono verso il mare in cerca di un centro abitato che li possa ospitare. Una volta trovato il luogo dove svolgere il noviziato Kiki si troverà ad affrontare le difficoltà e le responsabilità che caratterizzano il passaggio dall'infanzia all'et'à adulta. Tratto da una storia di Eiko Kadono. "Kiki consegne a domicilio"  à l'ennesimo successo di Miyazaki datato 1989. Come in tutti i suoi lungometraggi questo film affronta le tematiche a lui più care e in particolare la fase evolutiva dell'essere umano, la natura, la magia e il contrasto bene e male. La differenza di questo cartoon sta nella delicatezza con cui affronta i temi, tutto si svolge con garbo e sensibilità. Le ambientazioni come al solito sono splendide,  per non parlare della straordinaria qualità dell'animazione. Ma del resto dall'inarrivabile disegnatore/regista/sceneggiatore nipponico non ci si poteva che aspettare un successo. Un film coinvolgente, pregno di fantasia ma in grado di portare l'attenzione su valori reali della vita di tutti i giorni, ma anche una festa per gli occhi grazie ad una qualità estetica ottima. A questo bisogna aggiungere una colonna sonora coinvolgente in grado, nelle scene piu´ struggenti, di emozionare. In poche parole un'opera da vedere assolutamente!

Kiriku

 

 

 

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REC
Di Darth (del 10/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 848 volte)
Titolo originale
REC
Produzione
Spagna, 2007
Regia
Jaume Balagueró, Paco Plaza
Interpreti
Manuela Velasco, Ferrán Terraza, Jorge Yamam, Pablo Rosso, Carlos Lasarte, David Vert
Durata
85 minuti
Trailer

L’obiettivo della telecamera di Pablo, cameraman di professione, diviene la nostra finestra sul mondo di “REC”, quando lei viene oscurata noi non vediamo, quando cade, cadiamo con lei.
Questo metodo narrativo è già stato sfruttato più volte a livello cinematografico (mi ricordo “84C MoPic”, “Bloody Sunday”, il recente “Cloverfield”, ed il famoso “The Blair witch project”), ma, nonostante questo, credo sia lo stile migliore se si vuol puntare sull’immedesimazione dello spettatore… sempre che i movimenti della telecamera non siano troppo convulsi, altrimenti si rischia di nauseare il pubblico anziché coinvolgerlo.
La sceneggiatura racconta di Angela (una pseudo-giornalista), che, accompagnata dal cameraman, si reca in una caserma dei pompieri per girare un episodio di “Mentre voi dormite”, che consiste nel mostrare agli spettatori cosa accade la notte in città. Alcuni vigili del fuoco, affiancati dai professionisti dell’etere, si recano in una palazzina per una chiamata di routine: i vicini sentono delle urla provenire da un appartamento. E’ lì che ha inizio l’incubo per tutte le persone che si trovano nel condominio… entrare è stato facile, uscirne sarà un’impresa…
Il genere horror, ormai da anni, è in crisi (non ai livelli del cinema italiano ma quasi…). In periodi così magri, un film come "REC" è da non perdere: la storia non è originale ma coinvolge, lo stile narrativo rende molto (personalmente mi è piaciuto molto di più che "Il mistero della strega di Blair"), e in qualche sporadica occasione mi ha fatto anche saltare dalla sedia, cosa ormai abbastanza rara.
Unica enorme pecca gli attori: a parte Angela che è bravina e Pablo che non si vedrà mai, gli altri sono letteralmente penosi, quasi ridicoli a volte.
Comunque, meno male che ci hanno pensato gli spagnoli a girare un horror decente… perché se dobbiamo aspettare il nostro Dario Argento... campa cavallo che l’erba cresce!

Darth

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Di nilcoxp (del 09/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1066 volte)
Titolo originale
Horton Hears a Who!
Produzione
USA 2008
Regia
Jimmy Hayward, Steve Martino
Interpreti
 
Durata
88 minuti
Trailer

Ortone è un simpatico elefante, che una giornata sente in un granello di sabbia che gli passa vicino delle voci. Si convince che ci sia della vita su quel granello e così si prodiga affinchè questo non subisca danni. Riesce a stabilire un contatto con questo mondo minuscolo (la città di “Chi non So”) che non riesce a vedere ma solo a sentire. Questo contatto è con il Sinda-Chi di questa comunità (sindaco), e l'aver scoperta la realtà sua e della sua gente crea in lui dapprima panico e poi problematiche filosofico-esistenziali: come si può accettere la verità di vivere su un granello di sabbia? E sopratutto come si può dirlo alla propria cittadinanza? Ma non sono solo questi i suoi problemi, c'è anche un consiglio cittadino che lo reputa uno “sfigato” e che cercherà di estrometterlo dalla sua carica. E' la storia ormai classica (ahimè) del potere che vuole gestire il popolo attraverso l'intrattenimento, certamente più allettante, invece di far conoscere una verità pericolosa e destabilizzante (non vi ricorda niente?). Ma il cartone animato non si ferma qui, infatti anche l'elefante si troverà a passare i suoi guai. Una cangura autoproclamatasi Capo di quella foresta, cercherà in tutti i modi di distruggere quel presunto mondo che secondo lei è inventato. "…Se una cosa non si può vedere, non si può toccare e non si può sentire, allora vuole dire che non esiste!", questa è la frase con cui perseguita Ortone, perchè ritiene che la sua condotta sia disturbante e deviante per i giovani che lo ascoltano (non vi ricorda niente neanche questo?). Esteticamente gli abitanti della città di “Chi non So” mi hanno ricordato una vecchia pubblicità che c'era tanti anni fa sui giornali: le scimmie di mare! Ve le ricordate? Il film porta con se una morale di fondo molto importante: finchè tutti non si assumeranno le proprie responsabilità dando il proprio contributo alle cause comuni, queste difficilmente verranno superate. E pensate che tutto quello che vi ho scritto è la chiave di lettura più impegnata, di una pellicola che scorre allegramente e che farà sicuramente la gioia dei più piccoli, infarcita com'è di gag esileranti. Unico neo, il doppiaggio dell’elefante è stato fatto da De Sica: nome penalizzante per ogni opera cinematografica! Ma, se uno non ci pensa al fatto che sia lui, riesce a superare questo scoglio sgradevole per un film che merita al di là del doppiatore. Ma siete ancora quà? Andate a vederlo!!! Baci-chi a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 07/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1275 volte)
Artista
Glass Hammer
Titolo
Culture Of Ascent
Anno
2007
Label
Arion Records/Sound Resources

Di norma rimango indifferente di fronte alla pletora di band progressive (o presunte tali) nate negli ultimi quindici anni: principalmente perché con poche eccezioni la loro produzione finisce con l’essere noiosamente derivativa, come se questa generazione di musicisti, pur eccellendo nella tecnica, non abbia compreso la lezione più importante del prog-rock settantiano, uno stile che aveva la sperimentazione come base fondamentale e per tanto non ricreabile con pedestri manierismi.
Tuttavia un particolare dell’ultimo album degli - a me prima sconosciuti - Glass Hammer stuzzicò la mia curiosità: Jon Anderson, voce solista degli Yes, compariva nei credits, listato negli strati secondari della line-up con l’insolita attribuzione: ‘vocalizzazioni’.
La presenza di una tale icona è formalizzata in apertura da una reinterpretazione di “south side of the sky” (da “Fragile” 1971) che non aggiunge nulla all’originale ma nemmeno lo snatura nonostante i suoni ammodernati, inoltre la prova della vocalist Susie Bogdanowicz è un piacevole ascolto.
Considerando il resto del disco però, viene da chiedersi se sia stata una buona idea inserire la cover di uno stra-classico del prog-rock, dal momento che risulta essere il brano migliore dell’album.
Nulla da dire sulla realizzazione, come dicevo prima riguardo al prog odierno, sia le esecuzioni che la produzione sono eccellenti, il problema di “Culture of Ascent” è una debolezza compositiva che si tenta di dissimulare con i soliti espedienti: il virtuosismo, la dilatazione forzata del minutaggio piuttosto che la citazione colta, vedi i continui riferimenti agli Yes.
Nemmeno l’apporto di Jon Anderson, limitato tra l'altro a qualche spennellata vocale qua e là, riesce ad essere in qualche modo efficace. Il disco ha sì qualche sprazzo – qualche idea dignitosa, insufficienti però ad emergere dal pantano di un (lungo) esercizio tanto tedioso quanto inutile.

slovo

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Di Sansimone (del 06/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1199 volte)
Titolo originale
R.Aufheben un torquemada in Albenga
Autore
Mario Cennamo
Editore
Fratelli Frilli
Prima edizione
2004

Genova, anno di grazia 1539, Lionello Villani prevosto alla Commenda di Pre sotto processo per fornicazione con una giovane ebrea, è inviato dal suo superiore cardinal Cibo, ad indagare su degli oscuri omicidi avvenuti nella diocesi d’Albenga. Il presunto omicida, tale Aufheben, è un servitore dello stesso cardinale che impazzito ha annunciato i vari omicidi tramite missive a sua Eccellenza, epistole traboccanti di fanatismo religioso nei confronti di presunte eretiche e giudei.
Arrivato ad Alberga Villani prende le sembianze del dottor Cosma Raggi per non dare sospetti alla gente del luogo, quando pensa d’essere vicino alla soluzione del caso si accorge di essere stato incastrato e solo grazie ad un improvviso e inaspettato attacco dei Saraceni alla città riesce a fuggire alla cattura.
Lo ritroviamo a Bologna due anni dopo ancora sotto mentite spoglie, si fa chiamare Soligo Tolomei di professione libraio, qui rincontra, apparentemente in maniera casuale, la giovane ebrea origine di tutti i suoi mali, posta sotto processo per eresia. Il rimorso di non aver fatto niente per salvarla dal giudizio della chiesa per la seconda volta lo spinge ad abbandonare la bottega di libraio e ad abbandonarsi al vino. Proprio in un’osteria incontra una persona conosciuta ad Albenga e finalmente riesce a venire a capo del perché della sua infausta vita e chiaramente dell’indagine cominciata nella città ingaunea.
Questo giallo, appartenente alla serie Liguria in giallo, solo apparentemente appartiene al filone giallistico, oltre alla storia che tiene fino alla fine il lettore all’oscuro di come realmente stanno le cose e chi è il colpevole, ha un doppio fondo.
La parte nascosta nel libro è la cronaca di vita della gente comune in quegli anni oscuri; il libro è pieno di citazioni storiche e incroci di personaggi realmente esistiti, con esaurienti note storiche. In fondo l’autore del libro, Mario Cennamo, prima di questo aveva scritto solo saggi di carattere storico.
Forse è proprio questo il motivo della buona riuscita del libro, il lettore si perde nella rivisitazione accurata del periodo storico e perde di vista i vari personaggi che si susseguono.

SanSimone

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Di Namor (del 05/06/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 4536 volte)
Titolo originale
Kotetsu Jeeg
Produzione
Giappone 1975
Episodi / Durata
46 / 30 Minuti

Ogni qualvolta terminava l’episodio pomeridiano di “Jeeg robot d’acciaio”, io ed i miei amici ci ritrovavamo nel cortile del rione per emularne le gesta, ricordo che salivamo su un falsopiano e lanciandoci nel vuoto unendo i pugni gridavamo a squarciagola: “Miwa, lancia i componenti”. E via… ci randellavamo mimando le gesta dell’ eroico robottone!
Ho sempre sostenuto che questa mitica serie avesse una marcia in più rispetto alle sue concorrenti, a cominciare dai personaggi caratterizzati in maniera eccellente, in particolare le figure dei cattivi curati nei minimi dettagli, infatti salta subito all’occhio l’acconciatura stile medusa della Regina Himika la quale, accompagnata dalla sua inseparabile ascia, guida l’attacco alla terra per impossessarsi della campana di bronzo, oggetto fondamentale per la conquista del nostro pianeta. Nel corso di questa lunga battaglia la regina é coadiuvata da tre temibili ministri, l’acuto Ikima con il suo look alla Wolwerine versione platinata, lo stratega di interminabili battaglie contro Jeeg, il temibile Mimashi, una sorte di aggressivo ed irruente Minotauro molto devoto alla regina, ed infine l’irascibile Amaso che con il suo viso di pietra é sicuramente quello che meglio rappresenta l’antico popolo Yamatai considerate le loro origini, provenienti dalla roccia. Ben elaborati anche i soldati Himika, con i loro visi satirici e spada alla mano incutono non poca paura! Dalla 29° puntata entrano in scena altri due cattivi di rilievo l’Imperatore del Drago e la sua prediletta il generale Flora. Il primo sarà sicuramente più spietato e risolutivo della regina Himika, ma perde ampiamente il confronto con quest’ultima, in quanto il suo personaggio manca di quel fascino e carisma che ben elargiva la sovrana del popolo Yamatai. Secondo me, con la sua uscita di scena ed il conseguente inserimento dell’Imperatore al suo posto, la serie perde quel tocco di perfidia femminile che caratterizzava in maniera particolare il proseguo della storia. Una scelta che personalmente non ho mai condiviso, non me ne vogliano i fan, ma sto Imperatore proprio non lo sopportavo, specialmente quando alla fine dei suoi continui proclami di conquista, emetteva quella lunga ed interminabile risata. Discorso diverso invece per l’introduzione del Generale Flora, una scelta che ha portato nuova linfa ed interesse alla trama, la sua triste storia basata sui continui inganni da parte del suo mentore, ben si intrinseca con il conseguente innamoramento nei confronti del suo nemico Hiroshi.
Per quanto riguarda i buoni, il vero catalizzatore di questa bellissima serie é senza dubbio il suo indiscusso protagonista Hiroshi Shiba, personaggio straordinario forgiato da improvvisi e tragici eventi di cui é protagonista anche indirettamente, come l’improvvisa morte del padre per mano degli invasori. Con lui aveva da sempre un rapporto molto tormentato, la sorprendente scoperta dei suoi poteri e l’inaspettata responsabilità di proteggere non solo la sua famiglia, ma l’intera razza umana dai continui attacchi del nemico, tempreranno in maniera indelebile il suo carattere, rendendolo introverso e fin troppo duro con le persone che gli stanno accanto.
E la colonna sonora, ve la ricordate? Stupenda, la migliore in assoluto, in tutto il panorama non ne esiste una che possa eguagliarla per varietà e profondità, l’apporto di intensità che trasmetteva il suo sottofondo nelle varie fasi della storia e nei vari stati d’animo dei protagonisti, non aveva eguali.
Non so voi, ma a me è venuta voglia di rivederlo…e visto che ho tutta la serie, quasi...quasi!

Namor

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Di kiriku (del 04/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 833 volte)
Titolo originale
Kauas pilvet karkaavat
Produzione
Finlandia 1996.
Regia
Aki Kaurismäki
Interpreti
Kari Vaananen, Kati Autinen, Sakari Cuosmanen, Markku Peltola.
Durata
96 minuti
Trailer

Nel 1996 Aki Kaurismäki esce nelle sale con il film “ Nuvole in viaggio”, nel 2002 e poi nel 2006 escono gli altri due: "L’uomo senza passato" e "Le luci della sera". Insieme formano la trilogia che il regista finlandese dedica alla sua terra. Il tema affrontato in questa prima pellicola è il dilagante problema della disoccupazione in un contesto sociale già logoro di per se. Ilona e Lauri sono una coppia modesta, vivono in una casa modesta, le loro aspirazioni sono modeste o meglio quasi inesistenti. Vivono in un stato di immobilità emotiva disarmante, tutto sembra cosi triste e privo di vita. Gli unici movimenti sono gli scricchiolii di una vita che cade a pezzi lentamente e inesorabilmente. I due infatti, a causa della recessione, perdono il lavoro, l’unica cosa che forse li rendeva emotivamente vivi e, con lo scorrere del tempo, le cose per quanto possibile peggiorano. Ma come dice il titolo le nuvole sono in viaggio e come arrivano così se ne vanno, lasciando una scia di cambiamenti a volte anche positivi. Kaurismäki con il suo stile inconfondibile riesce a trasmettere un senso di staticità pulsante. I dialoghi sono ridotti al minimo e quando ci sono trasmettono un senso tragicomico che danno movimento ad una regia praticamente immobile tipica del suo cinema. Il regista non indaga sulle cause di questa solitudine esistenziale che avvolge tutto ma si concentra sugli effetti che queste hanno sulla psiche dei personaggi, senza mai cadere in banali clichè. Il risultato è la foto mossa di un mondo verosimile, poesia stralunata e spietatamente ironica di un umanità che non ha scelte, condannata a vivere all’ombra delle nuvole in attesa di qualche accidentale squarcio di luce.

 kiriku

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Di Darth (del 03/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1779 volte)
Titolo originale
Taxi
Produzione
Italia, 2008
Regia
Marco e Riccardo Di Gerlando
Interpreti
Anselmo Nicolino, Luca Pittavino
Durata
26 minuti
Trailer

E’ la terza volta che su Blogbuster recensiamo un cortometraggio dell’Associazione Sanremo Cinema: il primo fu “Favola di un cinema”, analizzato dal mio collega nilcoxp, e successivamente io scrissi le mie considerazioni su “Anch’io”.
Essendo un estimatore delle indubbie qualità registiche dei fratelli Marco e Riccardo Di Gerlando, sono veramente lieto di recensire anche il loro ultimo lavoro: “Taxi”.
La mia soddisfazione è dettata dal fatto che ritengo questo nuovo film girato dai registi sanremaschi la loro miglior produzione di sempre!
I due elementi che non mi hanno mai entusiasmato nelle opere dell’Ass. Sanremo Cinema (non solo le due recensite ma tutte quelle che ho visto) sono le sceneggiature e gli attori: poco curate le prime e dilettanti i secondi. Beh, in “Taxi”, la sceneggiatura è tratta nientepopodimeno che da un racconto di Tiziano Sclavi: più precisamente dall’omonimo “Taxi!”, una storia di Dylan Dog di sole 13 pagine edita nell’albo gigante n.2 del ’94; e i due interpreti di questa novella, Anselmo Nicolino (il tassista) e Luca Pittavino (il giornalista messo al posto dell’indagatore dell’incubo) sono davvero bravi!
Finalmente! Scusate lo sfogo, ma è per me motivo di giubilo assistere ad un corto dei Di Gerlando di ben 26 minuti dove (ripeto) finalmente si può godere appieno di una bellissima fotografia in bianconero (già apprezzata in “Favola di un cinema”), della briosa e professionale regia ricca di inquadrature mai banali, nonché delle avvolgenti musiche di sottofondo, senza essere riportati alla cruda realtà delle produzioni amatoriali da interpretazioni approssimative o da una sceneggiatura incompleta. E non solo, essendo un collezionista di Dylan Dog, mi ha fatto un immenso piacere assistere a questa trasposizione cinematografica del racconto a fumetti di cui sopra.
Questa volta rivolgo i miei più sentiti elogi a tutto lo staff dell’Associazione Sanremo Cinema senza remore e senza critiche.
Bravi ragazzi, continuate così!

Darth

P.S. Ma lo avete mandato il link del corto a Tiziano Sclavi? Secondo me piacerà anche a lui… ; - )

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Di nilcoxp (del 02/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1446 volte)
Titolo originale
King of California
Produzione
Messico, USA 2007
Regia
Mike Cahill
Interpreti
Michael Douglas, Evan Rachel Wood, Willis Burks II, Laura Kachergus, Paul Lieber, Kathleen Wilhoite
Durata
90 minuti
Trailer

Charlie è un musicista jazz che in seguito a disturbi mentali è stato rinchiuso in un istituto per due anni. Alla sua uscita ad aspettarlo c'è la figlia, una ragazza che si è trovata a dover crescere troppo in fretta a causa di una famiglia inesistente: la madre scappata ed il padre perso nel suo mondo musicale. Carattere forte ha superato i momenti difficili, si è trovata un lavoro (bellissimo quando la si vede fare la cassiera al Mc Donald), e si è comprata un'automobile (un catorcio a cui è molto affezionata). Il ritorno del padre comporterà lo stravolgimento del suo stile di vita: le farà cambiare lavoro, le venderà la macchina e le farà perdere l'appartamento. Tutto nella ricerca di un ipotetico tesoro che il genitore crederà di aver scoperto. Ovviamente non vi dirò il finale che vi assicuro non scontato come si potrebbe credere. Questa ricerca effettuata da uno squilibrato, in alcuni momenti mi ha ricordato un altro film: "La leggenda del Re Pescatore". E finalmente ho potuto gustarmi una buona prova attoriale di Michael Douglas, cosa che non vedevo da molto tempo. Brava anche Evan Rachel Wood nel ruolo della figlia che non ha vissuto una vera infanzia per dover seguire un padre immaturo ed instabile. Film che merita. Baci a tutti gli svitati.

nilcoxp

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Di slovo (del 31/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1464 volte)
Titolo originale
Vision Quest
Produzione
USA 1985
Regia
Harold Becker
Interpreti
Matthew Modine, Linda Fiorentino, Michael Schoeffling, Ronny Cox, Daphne Zuniga, Madonna, Forest Whitaker
Durata
105 minuti

La pellicola che mi accingo ad estrarre dalla mia capsula del tempo sarà forse ricordata per una serie di curiosità che la caratterizzano più che per il suo valore cinematografico, ma per un breve periodo fu oggetto di culto nella cerchia a cui appartenevo da adolescente. Debbo riconoscere che se ancora intravedo del bello in “crazy for you” è grazie al teen-ager che tenacemente sopravvive in me.
Il titolo con cui fu distribuito nel nostro paese e con cui si distingueva dalla consueta italianizzazione, faceva eco al brano di Madonna compreso nella colonna sonora: sarà parso un elemento di maggior richiamo rispetto agli allora non conosciutissimi attori protagonisti (Linda Fiorentino era al debutto come attrice e il giovane Matthew Modine si sarebbe consegnato alla storia del cinema solo due anni più tardi) e in effetti la buzzicona compare in un cameo, interpretando sè stessa mentre si esibisce in un localino.
La trama e gli sviluppi non si discostano più di tanto dalle linee guida del genere sportivo-romantico-teenager americano (chi era abbastanza grande negli anni ottanta ricorderà certamente il filone): Louden Swain è una giovane promessa nella squadra di lotta del suo liceo. Ogni giorno si sottopone ad estenuanti allenamenti per perdere peso e poter sfidare il campione di categoria della scuola avversaria, un invincibile bestione teutonico liberamente ispirato ad Ivan Drago. Un giorno, la bella Carla irrompe nella vita del ragazzo portando con sé non poco sconquasso…
Determinazione contro forza bruta, perseveranza e rettitudine, (buoni) sentimenti e piccoli disagi giovanili su una strada illuminata dai sani principi dello sport: tutti gli ingredienti sono dosati sapientemente per scivolare in maniera piacevole e rassicurante - malgrado il film abbia lo spessore di una telenovela già vista un po’ troppe volte, non si può dire inguardabile, onestamente.
E la prova degli attori è in generale dignitosa… e la colonna sonora è quanto di meglio l’AOR dell’epoca potesse offrire in fatto di produzione adrenalinica, esclusi ovviamente i due pezzi della balorda…
Da rivedere se sono passate un paio di decadi dall’ultima volta, in ogni caso consigliato solo a completisti e studiosi.

slovo

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Di Sansimone (del 30/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1027 volte)
Titolo originale
Il divo
Produzione
Italia 2008.
Regia
Paolo Sorrentino
Interpreti
Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Alberto Cracco, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Aldo Ralli, Giovanni Vettorazzo
Durata
110 minuti

Ero molto curioso di vedere questo film di Sorrentino su Andreotti, lo ero ancora di più dopo che ha vinto il premio della giuria a Cannes.
L’ho visto e mi ha deluso, perché girare un film grottesco per raccontare la vita di un politico? Questo principalmente mi ha lasciato interdetto. Intendiamoci sia dal punto di vista degli attori sia dal punto di vista della realizzazione del film( regia, montaggio, colonna sonora, ecc) è un ottimo prodotto ma, perché la decisione di raccontare la vita d’Andreotti in modo cosi strano, forse per riuscire ad accentuare le spigolature del personaggio, oppure per non fare un film di stampo documentaristico e non annoiare il pubblico? Non lo so?
Nel film si trovano tracce di registi passati che, hanno fatto del cinema politico il loro vanto ( esempio Rosi imitato nell’uso dei flash back), però per quanto mi riguarda questo non rientra nella categoria dei film politici.

SanSimone

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Di Namor (del 29/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 894 volte)
Titolo originale
Jumper
Produzione
USA 2008
Regia
Doug Liman
Interpreti
Hayden Christensen, Jamie Bell, Diane Lane, Samuel L. Jackson, Michael Rooker, Rachel Bilson, Max Thieriot, AnnaSophia Robb.
Durata
88Minuti
Trailer

L’impacciato studente David Rice (Hayden Christensen) trovandosi in una situazione di estremo pericolo fa un’incredibile scoperta, quella di essere in grado di teletrasportarsi da un luogo all’altro, per lui è sufficiente visionare l’immagine di una località nella quale vorrebbe andare, oppure un posto dove è stato almeno una volta, per balzarci alla velocità di un battito di ciglia. Dopo svariati anni di uso poco legale del potere natio, si ritrova ad essere oggetto di caccia da parte di un gruppo di estremisti religiosi chiamati i Paladini. Il loro intento, è quello di trovare ed annientare senza misure i loro nemici secolari, identificati in coloro i quali hanno il dono del teletrasporto, meglio conosciuti col nome di Jumper.
A dirigere questa fantavventura tratto dai romanzi “Jumper” e “Reflex” dello scrittore Steven Gould, è il regista con vocazione del cinema d’azione Doug Liman (sua la regia di “The Bourne Identity”).
Visionando il film si intuisce da subito questa sua passione, i ritmi sono adrenalinici, come l’uso dei frequenti ed obbligatori effetti speciali, ma questo non vuol dire che per fare un buon prodotto d’azione sia sufficiente mettere in bella mostra solo queste due essenziali ed importanti componenti, essenziali sicuramente, ma non fondamentali per la buona riuscita di un degno action-movie.
Jumper” a mio parere non è riuscito ad incidere positivamente per due fattori molto importanti, il primo è la trama, nonostante ci abbia lavorato il richiestissimo sceneggiatore David Goyer (“Blade”, “Batman Begins”), risulta troppo convenzionale e superficiale, il secondo motivo è la recitazione del cast, a parte la discreta performance di Samuel L. Jackson e dell’altro saltatore presente nel film, Jamie Bell ( il ragazzino protagonista di “Billy Elliot”), gli altri, compreso Christensen offrono una prova senza convinzione, oserei dire, per certi versi, quasi dilettantesca.
Ad ogni modo vedremo se queste gravi lacune presenti nel capitolo appena uscito, si ripercuoteranno sulla realizzazione dei due che seguiranno. Fare peggio del primo, sarebbe veramente un’impresa!

Namor

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