BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 01/09/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1056 volte)
Titolo originale
A crime so monstrous: Face-to-Face with modern-day salvery
Autore
E. Benjamin Skinner
Traduzione
Raffaella Fagetti
Editore
Einaudi
Prima edizione
2009

E.Benjamin Skinner è un giornalista newyorkese che scrive di politica estera su “Newsweek” e “Foreign Affairs”. Ora, ha pubblicato il suo primo libro “Schiavi contemporanei” (da non confondersi con “Schiavi moderni” di Beppe Grillo).
L’autore, per scrivere il proprio testo, ha viaggiato per oltre cinque anni in vari paesi, raccogliendo testimonianze agghiaccianti da chi è stato o è tuttora schiavo. E’ veramente emblematico della cultura moderna il fatto che mai, nella storia dell’umanità, gli schiavi sono stati così numerosi, nonostante che, in tutti i paesi del mondo, lo schiavismo sia reato.
Skinner inizia il proprio racconto da Haiti: in un paese dove il 77% delle zone rurali è senza acqua potabile, ogni donna Haitiana nella propria vita partorisce in media 4,8 figli. Bastano questi dati per immaginare il resto, il 95% dei figli nati nelle zone rurali finiscono a Port-au-Prince fare i restavèk: bambini costretti a lavorare da prima dell’alba a tarda notte, la cui esistenza è pervasa da una violenza spietata. Haiti è il paese del continente americano con il tasso più alto di infezioni del virus HIV2, con oltre diecimila bambini senza casa con un età media di sei anni, che per sopravvivere offrono prestazioni sessuali non protette per 1,75$. Questo, ovviamente, ha creato un florido turismo sessuale e per pedofili… e i Nightclub che rendono di più sono stranamente situati vicino ai campi dei “contingenti di pace”.
Questo abominio che racconta Skinner è solo il primo capitolo del suo viaggio, che procede in Sudan, con testimonianze altrettanto agghiaccianti, per poi procedere in Romania, ad indagare sulle tratte delle schiave del sesso. Infine, per l’ultimo capitolo, l’autore si reca in India, per la precisione nell’ Uttar Pradesh, lo stato dell’India settentrionale dove vive l’8% dei poveri di tutto il mondo. Lì, l’autore, si addentra nelle caste indiane dove centinaia di migliaia di persone lavorano per tutta la loro vita in cave, venendo forniti solo del minimo indispensabile per la mera sopravvivenza, a causa spesso di debiti contratti dai propri avi decenni prima. Il fatto che tutti loro siano analfabeti, ovviamente permette al latifondiario indiano di mantenere il controllo del debito in eterno, aumentandolo costantemente con altri prestiti per ogni evento che esuli dalla routine quotidiana dello schiavo: un matrimonio, o delle cure mediche.
Il libro di Skinner è davvero interessante, e, in alcuni casi sconvolgente… anche se spesso l’autore si perde un po’ troppo nelle manovre politiche interne statunitensi, dove pochi uomini cercano di portare in parlamento proposte di leggi internazionali per l’abolizione di qualunque forma di schiavitù.
Un’utopia condivisa da tutti a parole, ma praticamente mai con i fatti.

Darth

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Di slovo (del 01/08/2009 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1392 volte)
image by slovo

La redazione di blogbuster augura a tutti Buone Vacanze

Ci rivediamo il settembre 2009 con la ripresa delle recensioni

: - )     : - )     : - )

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Di Namor (del 30/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1719 volte)
Titolo originale
Notorius B.I.G.
Produzione
USA 2009
Regia
George Tillman jr
Interpreti
Jamal Woolard, Angela Bassett, Derek Luke, Anthony Mackie, Antonique Smith.
Durata
122 Minuti
Trailer

Grazie al suo innato talento da rapper, Notorius B.I.G., alias Christopher George Latore Wallace, per un breve periodo e dopo averne risollevato le sorti, fu uno delle punte di diamante della East Coast. Gli addetti ai lavori ritenevano che sarebbe diventato addirittura il migliore artista rap di tutto il panorama americano, se non fosse perito in un agguato nella notte del 9 Marzo del 1997.
Si dice che ad eliminarlo furono i rivali della West Coast, poiché egli, fu ritenuto uno dei principali responsabili della morte di un altro grande artista rap: il rivale ed ex amico Tupac Shakur.
La pellicola ripercorre le tappe fondamentali che portarono questo grande musicista ad essere considerato, ed ancora lo è, uno dei più grandi geni della musica rap. A chi piace il genere ed ha una buona conoscenza dei loro più autorevoli interpreti, il film potrebbe risultare anche piacevole, ma se a guardarlo è uno spettatore ben informato sulla realtà dei fatti e su come effettivamente fu la vita del protagonista, avrà più di un motivo per storcere il naso durante la sua proiezione. I
l motivo sta nel fatto che “Notorius B.I.G.”, durante tutta la visione del film, risulta essere una biografia fin troppo accomodante, ogni sua azione o comportamento illecito sembra essere giustificato sempre da buoni propositi.
Dando un’occhiata al cast tecnico, ho trovato la ragione di questa condotta compiacente verso Biggie Smills.
Indovinate un po’ chi sono i produttori di questo biopic? Voletta Wallace e Sean Combs, ovvero la madre di Notorius B.I.G. ed il suo amico produttore discografico Puff Daddy.
Questo spiega l’alone di bonarietà che avvolge il protagonista per tutta la durata del film, con due produttori così, non poteva che essere altrimenti.

Namor

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Di Andy (del 27/07/2009 @ 05:00:00, in live report, linkato 1645 volte)
Evento
360 tour
Artista/i
U2
Location
Nizza
Data
15/07/2009

Fin dall’arrivo nelle vicinanze del “Parcs des Sports Charles Ehrmann” a Nizza, ho capito che mi accingevo a partecipare ad un evento davvero imponente. Era il 15 luglio scorso e penso di avere beccato la giornata più calda degli ultimi vent’anni e devo dire che dalle tre del pomeriggio alle nove e trenta di sera l’attesa è stata in una parola”massacrante”; ma per gli U2 vale la pena veramente. Quando sono riuscito a farmi spazio tra i cinquantaseimila presenti il colpo d’occhio sul palco è stato impressionante: una meraviglia di tecnologia, praticamente una chela di granchio in mezzo al campo di atletica con quattro, diciamo, tentacoli ricurvi che reggono le luci e dalle cui sommità poi partono i grappoli di casse acustiche appesi al tetto della struttura .
Al centro c’è il palco, direi relativamente piccolo, visibile appunto a 360° perché si trova in mezzo alla gente e non verso il fondo come di solito: dai quattro angoli poi partono altrettante rampe a scivolo su cui ogni tanto i nostri fanno qualche passeggiata per avvicinarsi al pubblico. Lo schermo è praticamente un cono rovesciato appeso al di sopra del gruppo e anch’esso visibile da ogni lato perfettamente e su cui ho assistito alla maggior parte del concerto, anche se mi trovavo a trenta metri dal palco. Per ultima finezza sono sparse sui tralicci parecchie parabole e si innalza ancora una decina di metri più in alto della chela, un’antenna che permette il collegamento satellitare e su cui viene fatta girare una stroboscopica che ha creato un’effetto fantastico per tutto il concerto. Ma ora parliamo di musica: dopo un’ interminabile attesa, finalmente alle otto inizia a suonare il gruppo di supporto, Snow patrol ed è stata un’ottima sorpresa scoprire questa band, irlandese anch’essa, canzone dopo canzone. Il cantante ha una gran bella voce e il sound è corposo e lineare, un misto fra Simple Minds, U2 e qualcosa tra Cure e Nirvana.
Ho scoperto in seguito che sono quelli che hanno partecipato alla colonna sonora di Twhilights e Grey’s anatomy. Dopo i circa dieci pezzi eseguiti da loro, segue ancora una mezz’ora di attesa, e alle nove e trenta finalmente Larry Mullen jr. prende posto dietro la batteria, seguito da Adam Clayton che imbraccia il suo Precision. The Edge sfoggia una splendida Les Paul e quando sale BonoVox, giubbotto di pelle e maglietta nera (chissà che caldo), intonano le note di Breathe, dall’ultimo album. Il suono è pulito e potente e le riprese sul video sono bellissime. Si prosegue con No line on the Horizon, che dà il titolo all’ultimo disco e poi Get on your boots, con un rif di chitarra acido che di più non si può, Magnificient, delicata e rotolante. Fino qui la voce di Bono è davvero stupenda, anche nella bellissima Beautiful day e in I still haven’t found what I’m looking for.
Ora, non voglio stare ad elencare tutta la scaletta, ma sottolineare i momenti più emozionanti tipo, sulle note finali di Desire, le parole e la melodia di Billie Jean e Don’t stop ‘til you get enough del grande Michael Jackson. Micidiale la versione remix-techno di I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight, che nulla ha a che fare con la versione tranquilla presente nel nuovo disco, con un mitico Clayton in primo piano. Sempre doverosa la dedica di Pride a MLK e toccante davvero Walk on, scritta per Aung San Soo Ky, poetessa e scrittrice birmana, premio Nobel per la pace 1991, capo della Lega nazionale per la democrazia, relegata agli arresti domiciliari da più di vent’anni dal regime militare della Birmania solo perché portavoce di diritti civili. E’ stato bello quando un gruppo di ragazzi con la foto del viso di Aung davanti alla faccia, si è schierato davanti al palco sul finale della canzone e altrettanto bello il discorso, trasmesso sullo schermo, di Desmond Tutu, che invita a ricordare che gli esseri umani sono tutti uguali. Bono è da sempre molto impegnato su questo fronte e gliene va dato merito. La perla della serata penso che sia Unforgettable fire, che gli U2 non suonavano live da due decenni e che invece hanno inserito in questo tour: splendida e preceduta da Unknown caller che per me è il brano più bello dell’ultimo ellepi, di un atmosfera fantastica. In Pride purtroppo si sente che gli anni sono passati anche per Vox, ma ci pensa il pubblico, coi cori, a dare una mano e poi con Where the streets have no name, pelle d’oca; una versione magica. One, eseguita pure questa alla grande è l’ultima canzone della scaletta ma il bis è d’obbligo e nella ripresa Bono si presenta con addosso una giacca piena di led rossi lampeggianti e canta con un microfono penzolante dall’alto ancora tre canzoni, Ultraviolet, With or without you, di cui la gente sa ogni parola a memoria, e Moment of surrender sempre da No line..che chiude veramente la serata.
Riassumendo, è stato un concerto bellissimo e a parte qualche piccola inflessione della voce di Bono sui pezzi più vecchi, la band è in ottima forma, attuale e potente e penso che possa dire la sua per molti anni ancora: Nota finale, la più bella, ho avuto il piacere di essere lì in compagnia di mio figlio Matteo, che come primo live ha iniziato al top; è rimasto entusiasta e lo sta ancora raccontando a suo fratello Manuel da giorni. Ciao a tutti e buone ferie!

ANDY

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Di Namor (del 23/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1356 volte)
Titolo originale
La fabbrica dei tedeschi
Produzione
Italia 2008
Regia
Mimmo Calopresti
Interpreti
Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro.
Durata
90 Minuti
Trailer

Alla maggior parte della gente, la Thyssen-Krupp non dirà nulla, ma, coloro i quali hanno a che fare con l’acciaio per motivi di lavoro, di sicuro sapranno che la TK è un’importante azienda tedesca con 200.000 dipendenti, che opera nel campo dell’acciaieria e della siderurgia.
Uno dei loro siti di produzione si trova a Torino è fu proprio in quella maledetta fabbrica, che sette operai persero la vita nella notte tra il 5/6 Dicembre del 2007 a causa di un incendio. Non so se il suddetto luogo sia ancora aperto, ma quello che so è che sette famiglie avrebbero potuto tranquillamente continuare a vivere felici insieme ai loro cari, invece di piangere la loro prematura scomparsa.
Quello che successe, fu ed è tutt’ora veramente scandaloso, furono mandati operai a fare dei turni massacranti, 12 ore nel più assoluto pericolo, poiché la struttura prossima alla chiusura, era priva delle adeguate misure di sicurezza. Ci rendiamo conto che alcune persone furono letteralmente destinate alla morte nel più totale menefreghismo dirigenziale e istituzionale? Una vera vergogna!!!
Con questo film-documentario il regista Mimmo Calopresti, si unisce al grande coro delle, mai più morti bianche sul lavoro! E per farlo in un modo più incisivo, si è avvalso di immagini e varie testimonianze di parenti e colleghi delle sette vittime della Thyssen-Krupp. Il cast di attori, che comprende nomi di tutto rispetto nel panorama del cinema italiano, viene utilizzato solo inizialmente, fungendo da introduzione a questa triste ed evitabile tragedia.
La fabbrica dei tedeschi” è un documentario sicuramente da vedere, ma soprattutto, da far visionare a quegli impettiti dirigenti del cazzo, che per il loro sporco tornaconto, se ne sbattono altamente la palle della salute e dei diritti degli operai.

Namor

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Di Angie (del 20/07/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 1409 volte)
Titolo originale
Deadly Decisions
Autore
Kathy Reichs
Traduzione
A. E. Giagheddu
Editore
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Prima edizione
2001

Era un sabato pomeriggio e Tempe Breman antropologa forense, stava analizzando tessuti di corpi umani straziati, quando d’un tratto la porta della sala autopsia si aprì e vide giungere un altro cadavere.
Questa volta si tratta di una bambina dalla pelle ambrata e fulgidi riccioli neri, si chiamava Emily Anne… ed aveva solo 9 anni. Il foro di due proiettili sul suo piccolo corpo, ne indicavano la causa del suo prematuro decesso.
Altro lavoro non facile per Tempe e un altro caso di omicidio da risolvere per gli investigatori della Omicidi. Tempe con il suo lavoro era abituata a vedere il peggio del peggio tra obitori e sale d’autopsie, ma ciononostante, la morte di un bambino era un evento al quale lei era sempre stata colta impreparata. Di fronte a questo piccolo corpo trucidato, l’antropologa, con rabbia e determinatezza decide di collaborare con la squadra speciale investigatori, per incastrare i colpevoli di quel ignobile delitto.
Con il susseguirsi delle indagini, purtroppo viene ritrovato un altro scheletro appartenente ad una giovane donna. La situazione si farà sempre più intricata e misteriosa, dove suspance e azione non mancheranno di animare fino alla fine, la lettura di questo avvincente trhiller.
Resti umani” è il terzo romanzo di Kathy Reichs, un opera che ho trovato molto gradevole, nonostante il libro presenti dettagli scientifici e tecnici propri della professione forense di Tempe (professione che nella vita svolge la stessa autrice), sono dettagli che vengono comunque presentati in maniera semplice e comprensibili, che non annoiano assolutamente il lettore. Kathy Reichs è autrice di romanzi Medical-Trhiller, dove ha creato il suo personaggio letterario di maggior successo, Temperance Breman (detta Tempe), le cui caratteristiche ricordano proprio quelle della sua autrice, la quale è anch’egli un’antropologa, dove ha riflesso le sue conoscenze di campo antropologico, nella sua vita letteraria.
È una scrittrice che mi piace e della quale non mancherà l’occasione per leggere (come ho già fatto con “Ceneri”) sicuramente un altro dei suoi romanzi, dove ancora una volta vedranno come protagonista la dottoressa Breman, con una delle sue nuove avventure (la serie è al decimo capitolo).

Angie

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Di Namor (del 17/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1242 volte)
Titolo originale
Outlander
Produzione
USA, Germania 2008
Regia
Howard McCain
Interpreti
James Caviezel, Sophia Myles, Jack Huston, Ron Perlman, John Hurt.
Durata
115 Minuti
Trailer

Una scia di fuoco che taglia in due il cielo e si schianta in un lago, dopo alcuni minuti dalle acque emerge un uomo con una corazza d’acciaio, che issa sulla riva il corpo inerme del suo compagno. I due, sono guerrieri umanoidi in missione, il loro incarico è quello di uccidere il Moorwen, una sorte di drago alieno arrivato sulla terra, dopo essersi intrufolato sulla loro stessa navicella ed aver fatto a pezzi gran parte dell’equipaggio.
Il guerriero umanoide Kainin (Jim Caviezel), dovrà affrontare il suo mortale nemico in un campo a lui sconosciuto, in un’epoca nella quale le battaglie si combattevano con le armi bianche è non con armi supertecnologiche a cui lui è abituato. Il nuovo teatro della sua caccia al Moorwen, si evolverà nella Norvegia del 709 D.C. ossia, in piena era Vichinga. Superato lo scetticismo del popolo di Herot e guadagnata la fiducia del loro Re Rothgar, Kainin stringe un patto di alleanza con i vichinghi, per porre fine alle mortali incursioni della bestia.
Outlander - L’ultimo Vichingo”, prende ispirazione dal leggendario racconto di Beowulf, difatti il film non è altro che la sua trasposizione in chiave fantascientifica, strizzando l’occhio di tanto in tanto ad altre due pellicole capisaldi del genere come: “Alien” e “Predator”.
A livello tecnico la realizzazione è sufficientemente buona, la storia un po’meno, ma questo non significa che la sua visione non sia gradevole, anzi, durante il mese di luglio, in una buona sala cinematografica climatizzata, potrebbe risultare anche un capolavoro per chi soffre il caldo!

Namor

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Di Miryam (del 15/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1489 volte)
Titolo originale
Shutter
Produzione
USA 2008
Regia
Masayuki Ochiai
Interpreti
Joshua Jackson, Rachael Taylor, Megumi Okina, John Hensley, David Denman.
Durata
85 Minuti
Trailer

Una coppia di giovani sposi, Ben (Joshua Jackson, l’ex Pacey Witter di “Dawson Creek), e Jane (Rachel Taylor), partono per la luna di miele in Giappone, unendo così al piacere anche l’opportunità di lavoro che viene offerta a lui essendo un valente fotografo, infatti a Tokyo si sta organizzando una importante sfilata di moda.
Mentre percorrono una strada di montagna per giungere nella capitale, Jane, che in quel momento si trovava alla guida, convinta di essersi persa, si distrae un secondo, quando ecco che all’improvviso nel buio, una ragazza attraversa e viene inevitabilmente travolta dalla loro auto.
I due ragazzi finiscono fuori strada, ma ripreso conoscenza, si mettono alla ricerca della donna senza però ottenere risultati, poiché sembra scomparsa nel nulla. Giunti a Tokyo, Ben è talmente concentrato sul suo nuovo lavoro che insieme a Jane, si dimentica totalmente dell’accaduto, questo, fino a quando non accade un fatto alquanto strano: in tutte le foto scattate dai novelli sposi, appare una forma indefinita con un alone bianco somigliante ad una sagoma umana, tant’è vero che Jane crede che la misteriosa silhouette visibile nelle foto, appartenga addirittura alla ragazza da lei investita.
Jane, subito non viene creduta dal scettico marito, quando però lo spirito si materializza fantasma, ecco che anche lui si ricrede, quello che inizialmente sembrava una supposizione, diventerà per entrambi una angosciante ossessione, non sapendo che dietro tutto ciò, si cala un terribile segreto che come dice il titolo del film, è un’oscura ombra del passato. Tutto sommato ho trovato questo film abbastanza piacevole, anche se devo dire che non lo considero un film horror, visto il suo collocamento a tale genere, di clamorose scene che facciano sussultare lo spettatore non ve ne sono, tanto è vero che nemmeno gli attori sembrano spaventati dalla presenza del fantasma. Perciò credo che averlo vietato ai minori di quattordici anni, sia stato alquanto esagerato.
Il regista e sceneggiatore di “Ombre dal Passato” è il giapponese Masayuky Ochiai, che con questo film ha tentato il remake del film “Shutter” diretto dai due registi tailandesi Pisanthanakum e Wongpoom.
Ho voluto vedere anche quest’ultimo per notare se vi fossero molte differenze, non ce ne sono state di rilevanti, l’unica cosa che secondo il mio punto di vista era migliore in “Shutter”, era l’interpretazione dei due attori protagonisti.

Miryam

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Di slovo (del 13/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 804 volte)
Titolo originale
Insomnia
Produzione
USA 2002
Regia
Christopher Nolan
Interpreti
Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank, Nicky Katt, Maura Tierney
Durata
118 minuti

Mentre su di loro è in corso un’inchiesta degli Affari Interni di Los Angeles, ai detective Dormer e Duggar viene affidato un caso di omicidio avvenuto in uno sperduto paesino dell’Alaska.
Un intrigo dalla trama assai semplice, volutamente lasciato sullo sfondo per meglio evidenziare la complessa personalità dei protagonisti: l’agente Dormer (Pacino) non è l’usuale poliziotto-eroe buono ed integerrimo, piuttosto un uomo con molte ombre: brillante nel suo lavoro ma dalla dubbia moralità, il genere di personaggio per cui il fine giustifica i mezzi e in forte oscillazione sulle parti. Per certi versi simile all’assassino su cui indaga: un uomo scaltro, intelligente ma instabile. Anche lui distante dall’archetipo del mostro, qualcuno che “ha oltrepassato il limite, senza battere ciglio” incapace di controllare la sua precarietà mentale ma perfettamente in grado di razionalizzare ciò che ha commesso. Questo gli permetterà di acquisire un netto vantaggio e di giocare al burattinaio con Dormer, a cui l’insonnia (causata dal fenomeno del sole di mezzanotte) sta lentamente sfibrando la lucidità.
La stasi surreale del paesaggio di Nightmute rafforza i connotati onirici della situazione, la catena di eventi sfortunati in cui verrà imprigionato Dormer eserciteranno una pressione sempre più gravosa su di lui, mentre si barcamena come un topo in un labirinto verso l’epilogo, l’unico sostegno a cui reggersi sarà, paradossalmente, lo strano rapporto con l’assassino.
Un thriller psicologico molto ben realizzato, con particolare menzione per la regia di Nolan - tesa e misurata - e per l’ottima prova di Al Pacino e Robin Williams.
Non un capolavoro ma un film più che soddisfacente, anche per chi non stravede per i thriller.

slovo

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Di Namor (del 10/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1204 volte)
Titolo originale
Transformers: Revenge of the Fallen
Produzione
USA 2009
Regia
Michael Bay
Interpreti
Megan Fox, Shia LaBeouf, Hugo Weaving, Rainn Wilson, Josh Duhamel.
Durata
147 Minuti
Trailer

Squadra che vince non si cambia, dopo lo strepitoso successo di “Transformers”, era inevitabile che nel riprodurre l’immediato sequel degli autorobottoni, fosse riconfermata in blocco la stessa equipe del precedente titolo.
La trama, vede nuovamente la terra minacciata dai temibili Decepticon, che vogliono a tutti i costi impossessarsi del nostro pianeta difeso dal saggio Optimus e i suoi fidi Autobot. A guidare nuovamente l’assalto dei robot invasori è il loro leader, l’onnipresente Megatron, risorto grazie al ritrovamento di una scheggia dell’Allspark (il cubo della vita robotica).
Trovo superfluo spiegare l’evolversi della trama, poiché essa è facilmente intuibile considerato che non è altro che un pretesto per mettere in bella mostra gli spettacolari effetti speciali di cui dispone il film. Niente da dire, “Transformers - La vendetta del caduto”, tecnicamente è di gran lunga superiore al primo, la fluidità degli auto robot è davvero stupefacente, anche la varietà e la quantità delle nuove macchine aggiunte supera ogni più rosea aspettativa.
Ma è altrettanto vero che il troppo stroppia…tutto questo sfavillare di effetti speciali è un’arma a doppio taglio che danneggia il giudizio complessivo nei confronti della pellicola.
Una durata minore ed un giusto dosaggio nell’inserimento dei nuovi personaggi, personalmente trovo che avrebbe giovato al film, dando più interesse all’uscita del prossimo episodio, anche se sarà dura superare sotto il profilo tecnico questo titolo. Ad ogni modo, bisogna dare atto a Micheal Bay, che il prodotto così come lo ha confezionato lui funziona, visto i stratosferici incassi che sta ottenendo ai botteghini.
Quindi non ci resta che aspettare il prossimo Transformer e magari chissà che quell’esagerato di Bay, non c’è lo proponga in 3D…questa si, che sarebbe una bella storia!

Namor

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Di Angie (del 08/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1333 volte)
Titolo originale
The Duchess
Produzione
Gran Bretagna, Francia, Italia 2008
Regia
Saul Dibb
Interpreti
Keira Knightley, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling, Dominic Cooper, Hayley Atwell.
Durata
110 Minuti
Trailer

La proiezione di questo film ci porta in Inghilterra fine 1700, quando nobiltà e aristocrazia regnavano su intere nazioni e unirsi in matrimonio il più delle volte, significava mettere al mondo un figlio maschio per non interrompere il futuro della dinastia.
La duchessa” è la vera storia di Lady Georgiana Spencer, famosa per la sua bellezza e il suo fascino che andò in sposa ancora giovanissima (soli 17 anni) al freddo Duca del Devonshire. Il Duca del Devonshire (Ralph Fiennes)insensibile al fascino e alla bellezza della moglie Lady Georgiana (Keyra Kniglitley), preferisce la sua miglior amica Lady Elizabeth Foster (Hayley Atwell), dopo che egli era stata invitata dalla stessa Duchessa a soggiornare nella loro tenuta, cederà alle pressanti lusinghe del Duca, insinuandosi addirittura in pianta stabile nel suo letto. Georgiana prima illusa e poi delusa, da un marito costretto dalla sua educazione a considerare moglie vera, soltanto quella in grado di dargli un figlio maschio per la successione, la quale non seppe dargli, prende coscienza di se. Fu allora che decise di gettarsi in un ‘ appassionante relazione con Charles Grey (Domenic Cooper) suo amante, quando resterà incinta di lui, viene mandata in esilio dal Duca.
Al ritorno, Georgiana per non perdere le figlie, si rassegnerà a vivere per molti anni con il Duca, in un tormentato menage a trois con l’amica Bess Foster.
“La Duchessa” è tratto dal libro di Amanda Foreman “Georgiana” vita e passioni di una Duchessa nell’Inghilterra del 1700, che ha vinto il premio Whitbread per la miglior biografia nel 1977, rimanendo per mesi nella classifica dei best seller.
Il regista Soul Dibb trae spunto proprio dal libro della Foster, per raccontare la tormentata storia di Lady Georgiana, e la sua fama di essere considerata una delle più apprezzate aristocratiche dell’alta società, dai risvolti privati pieni di sofferenza dettati dal suo infelice matrimonio. Per la location bisogna fare un applauso al regista, che ha voluto ricreare nonostante non esistesse più (cosa assai difficile, ma ben riuscita) Devonshire House, la residenza londinese dei Duchi. Essendo una casa molto grande, una specie di fortezza, sono riusciti a ricrearla utilizzando diverse case, mettendo su così questa austera ma bellissima garconnière del Duca.
Ritornando al personaggio di Georgiana, per molti aspetti viene paragonato a Lady Diana, entrambe donne intelligenti e potenti che hanno lottato contro il severo giudizio della gente e l’inseguimento dei paparazzi dell’epoca, per diventare le donne che volevano essere: indipendenti e paritarie all’uomo. Georgiana a quell’epoca è stata probabilmente la prima “celebrità” come possiamo intenderla oggi. Fu un’icona della eleganza e della moda, ma fu anche una madre devota ed abile nel campo politico, tutte doti cha balzano all’attenzione del pubblico e per questo motivo che fu ammirata ed amata dalla gente, proprio come Lady Diana.
Per chi ha visto il film come me, avrà sicuramente notato che nonostante la vicenda sia ambientata nel 700, quella di Georgiana è una storia si può dire senza tempo,valeva oggi come allora. Ciò fa riflettere e ti rendi conto che la gente, anche se in epoche diverse hanno sempre avuto gli stessi problemi.
È incredibile…ma vero!
“La Duchessa” è un bel film da non perdere la sua visione, sia per la scenografia che per i suoi costumi che ritengo splendidi, da esaltare la bravura degli attori, che hanno saputo dare ai personaggi di Georgiana e del Duca, quella passione e l’entusiasmo necessari nel coinvolgere e rendere partecipi lo spettatore.
Un film che piacerà sicuramente al pubblico di oggi, ma in modo particolare a quello femminile.

Angie

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Di Darth (del 06/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2619 volte)
Titolo originale
Never Back Down
Produzione
USA, 2008
Regia
Jeff Wadlow
Interpreti
Sean Faris, Amber Heard, Cam Gigandet, Evan Peters, Leslie Hope
Durata
110 minuti
Trailer

Un quiz per chiunque abbia almeno 30 anni…
Ma se vi dicessi: “ho visto un film dove un liceale, durante una festa, viene picchiato da un suo coetaneo, professionista di arti marziali, e umiliato davanti alla ragazza che gli piace. Per riscattarsi, il ragazzo, si fa erudire sulle tecniche di combattimento da un allenatore proveniente da un altro paese, il quale, oltre ad insegnargli l’arte del combattere, lo modella psicologicamente rendendolo più maturo e sicuro di se, proibendogli altresì di utilizzare quello che sta imparando al di fuori della palestra. Il liceale ed il suo antagonista, alla fine, si sfideranno durante un torneo di arti marziali; si ritroveranno all’incontro finale, e il protagonista dovrà affrontarlo nonostante una ferita riportata durante uno degli incontri precedenti. Che film è?
Risposta sbagliata! Non è “Karate Kid – Per vincere domani”, la risposta giusta è “Never Back Down – Mai arrendersi”! Si lo so che state pensando “ma la trama è la stessa!”… ma non preoccupatevi, solo la trama lo è… tutto il resto è “moderno”.
Scusandomi per questa intro auto disquisita, proseguo spiegandovi perché (a mio giudizio) NBD non vale 10 minuti di KK.
Partendo dal presupposto che Karate Kid quando uscì 1984 già non era un campione di originalità, essendo la versione riveduta della (allora) trilogia di “Rocky”, aveva almeno il pregio di essere il precursore della favola americana dell’autodifesa. Dopodiché ci sono stati tre sequel di Karate Kid, nonché l’esalogia de “Il ragazzo dal kimono d’oro”. Ora, dopo dieci film praticamente identici l’uno all’altro (a livello narrativo)… era davvero necessario fare l’undicesimo remake?
Tralasciando questo punto, parliamo degli attori. A livello recitativo, tra il giovane Ralph Macchio e Sean Faris non vi è una grande differenza, come per l’accoppiata Elisabeth Shue/Amber Heard… mentre non vi è minimamente confronto tra il carismatico filosofo Pat Morita (candidato all’oscar) e Djimon Hounsou, bravissimo interprete… in altri film! (Blood Diamond – In America).
Ma veniamo al dunque: quello che più mi ha colpito negativamente di Never Back Down non è dovuto a pecche registiche, recitative o di sceneggiatura, ma è stata l’ennesima presa di coscienza dell’evoluzione della nostra società. Trasformandolo in una semplice equazione “KK sta al 1984 come NBD sta al 2008”. Le differenze sono molteplici, nell'84 l’eroe era un ragazzino normale ora il protagonista è un palestrato stereotipo del bello contemporaneo; Elisabeth Shue era carina, ma era carina come alcune ragazze che conoscevi la sera in spiaggia… ora ditemi invece dove si possono trovare delle Amber Heard, perché io dal vivo non ne ho mai viste. I combattimenti erano reali, Ralph Macchio vince con la “mossa della gru” che (io credo) anche una cintura gialla potrebbe farla, mentre Sean Faris impara a tempo di record tecniche di arti marziali differenti nonché prese da Wrestling... Soprattutto, però, sono le sensazioni che trasmettono i due film: Karate Kid a me trasmise realmente la voglia di "pace", il sapersi difendere che non significa abusare della propria forza; Never Back Down, nonostante i tentativi del maestro di colore, mi ha trasmesso solo voglia di saper combattere per essere il migliore.
In conclusione non posso dire che il film sia brutto, è solo figlio di una società in cui non mi ritrovo, e di cui sono orgoglioso di non ritrovarmici.
Ora vi saluto, indosso le mie Timberland e vado a lucidare la macchina, ascoltando “One shot ‘80”… Dai la cera, togli la cera, dai la cera, togli la cera……..

Darth

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Di Namor (del 03/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1156 volte)
Titolo originale
Imago mortis
Produzione
Italia - Spagna - Irlanda 2008
Regia
Stefano Bessoni
Interpreti
Alberto Amarilla, Oona Chaplin, Leticia Dolera, Geraldine Chaplin, Alex Angulo.
Durata
109 Minuti
Trailer

Si narra che nel tardo 1600, molto tempo prima dell’invenzione della fotografia, uno scienziato di nome Fumagalli fosse ossessionato dall’idea di riprodurre le immagini. Nel corso dei suoi esperimenti scoprì la “Thanatografia”: uccidendo una persona e rimuovendone successivamente i bulbi oculari con un apposito macchinario, era possibile riprodurre su un apposito supporto sensibile, l’ultima immagine fissata nella retina della sfortunata vittima. Le sue sperimentazioni diedero il via a molti efferati crimini ma, una volta scoperto, Fumagalli venne condannato a morte e giustiziato.
Dopo oltre quattro secoli, viene ritrovato il mortale macchinario usato in precedenza dal folle scienziato, ora, quello stesso raccapricciante scenario avvenuto anni addietro, sta per ripetersi all’interno di una scuola di recitazione.
L’interessante soggetto di “Imago Mortis”, poteva essere quella novità molto attesa, che avrebbe dato una ventata di freschezza al genere horror, mettendo una volta tanto da parte le solite sceneggiature già viste e riviste. Ma purtroppo le basi del film, non sono all’altezza di poter elevare questo titolo al di sopra della solita sedante monotonia che ultimamente avvinghia questo filone.
Anche il cast è inconcludente, nonostante la presenza della Chaplin con la figlia Oona, nessuno degli attori presenti, è riuscito a dare una prova convincente, a partire dal trasandato protagonista Alberto Amarilla, che in certi momenti sembra un benemerito ebete!
In poche parole se avete segnato questo titolo nella vostra lista dei film da vedere, lo potete tranquillamente depennare, per lasciare spazio ad un titolo più meritevole.

Namor

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Di Miryam (del 01/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1427 volte)
Titolo originale
Where the Thuth Lies
Produzione
Canada 2005
Regia
Atom Egoyan
Interpreti
Kevin Bacon, Colin Firth, Alison Lohman, Rachel Blanchard.
Durata
107 Minuti
Trailer

Siamo alla fine degli anni 50, Vince Collins (Colin Firth) e Lanny Morris (Kevin Bacon) sono la coppia americana attualmente più in voga nel mondo dello spettacolo, si esibiscono come intrattenitori in vari night, poco prima di condurre una maratona TELETHON a favore dei malati poliomielite, succede un fatto che sconvolgerà le loro vite tanto da porre fine a questa indissolubile amicizia che durava da tantissimi anni.
 Una giovane e bella ragazza, che voleva un’intervista ai suoi due idoli, dopo essere stata coinvolta in una festa di sesso e droga, come era solito fare dai due, viene trovata morta nel bagno della suite dove alloggiavano i due attori.
Naturalmente, scoppiò uno scandalo, ma grazie ai favori di un boss della mafia, i due attori vengono prosciolti dall’accusa perché forniti da un alibi di ferro.
Quindici anni dopo, dato che nessuno aveva smesso di interrogarsi sul perché della rottura della coppia, una giovane giornalista Karen O’Connor (Alison Lohman), che anni prima era stata “miracolata”dalla raccolta fondi di quel TELETHON in quanto guarita dalla polio, vuole scoprire quale segreto lega questi due attori. Convince così un editore a offrire un milione di dollari a Vince, affinché lui sveli tutti i retroscena della storia e ricavarne uno scoop.
L’ambiguità della vita delle persone, scoprire delle verità nascoste di se stessi, sono i temi preferiti e ricorrenti sia in questo film che in altri del regista : Atom Egoyan, un egiziano nato a Il Cairo, ma trasferitosi con i genitori all’età di tre anni in Canada. Appartiene a lui la regia di alcuni episodi di “Ai confini della realtà” e di “Alfred Hitchock presenta”, tanto da non uscire dall’ambito del mistero e di quel non sapere. Si è inoltre aggiudicato il premio internazionale della critica al festival di Cannes nel 1994, per il film “Exotica” e nel 1997sempre a Cannes, il premio della giuria per “Il dolce domani”.
Secondo me questo film rispecchia un po’ il vero, infatti sesso, droga, vizi e corruzione si trovano, in quello che chiamiamo oggi “l’affascinante mondo dello spettacolo”ma spesso, vengono superati certi limiti e purtroppo andando oltre, ci si può trovare in situazioni molto scomode da dove non sempre si riesce ad uscirne “illesi”.
Non voglio passare per una persona che esprime giudizi, però…il mio parere? Credo che fama, successo e soprattutto denaro in quantità, non sempre portano a qualcosa di buono!

Miryam

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Di Andy (del 29/06/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1066 volte)
Artista
Prince
Titolo
LotusFlow3R
Anno
2009
Label
Self-released

Il fatto che il nuovo disco di Prince sia un cofanetto composto da tre album non è poi così strano, sia perché conosciamo già la sua copiosa vena compositiva e sia perché non è nuovo a progetti del genere. Quello che risulta quantomeno inusuale è che questo triplo si potesse inizialmente trovare solo nei grandi magazzini della catena americana Target; ora ho visto che è disponibile anche in internet e nelle librerie Mondadori..forse tra poco lo troveremo allegato, che so, a La Stampa del sabato, comunque dappertutto tranne che nei negozi di dischi. Ciò è dovuto al fatto che lo sregolato genietto non è attualmente legato a nessuna casa discografica, anche perché probabilmente è difficile sottostare alle sue bizze musicali e non.
Comunque gli innumerevoli fans sapranno come cavarsela. Allora, il progetto si compone in questo modo: disco 1 LotusFlow3, album molto rock, disco 2 Mplsound, che come dice il titolo è proprio puro black pop targato Minneapolis, disco 3 Elixer di Bria Valente, album di esordio per questa pupilla del folletto.
Comincerei proprio da quest’ultimo perché sinceramente non c’è molto da dire, nel senso che si sentono la supervisione e la collaborazione di Prince, le assonanze vocali con la grande Sade, però il materiale, tolta una discreta Here I come, è abbastanza noioso e nella media delle produzioni similari; trovo discreto ma non esaltante Mplsound: ce un richiamo alle ottime performance degli anni 80/90, soprattutto in Ol’school company e Chocolate box, ma il funk ha lasciato troppo spazio all’r’n’b e i pezzi mancano della giusta energia. Cosa che non succede in LotusFlow3, dove il nostro eroe ritrova le sue radici hendrixiane, ricordandoci di essere un maestro della sei corde, oltre che un poliedrico strumentista. L’album si apre con From the Lotus.., psichedelico strumentale in stile Santana o McLaughlin anni 70, guidato principalmente da batteria e chitarra e in cui si capisce subito lo spazio che avrà quest’ultima nell’album. Si prosegue con Boom, un funk-rock controtempato dove una Fender distorta e effettata spadroneggia per tutto il pezzo. The morning after è in perfetto stile Just another maniac Monday , breve, ritmata e simpatica; 4ever sembra uscita dal bellissimo The gold experience, album anni 90, cori , piano e orchestra davvero in pieno stile Prince dei migliori, molto bella come lo è altrettanto Colonized man, blues lento e ispirato un po’a Ben Harper, cantato e suonato da dio, un suono di Stratocaster di quelli maiuscoli, soliste e ritmiche che si sovrappongono e una voce da brividi, fantastica canzone. Io sarei già contento ma il sound qui non molla e si presenta Feel good , Feel better , Feel wonderful , alla James Brown, ottimo funk con grandi fiati e cori, voce veramente black, da saltare su dalla sedia. Love like jazz è appunto un latin jazz cosi così di cui non si sarebbe sentita la mancanza e lo stesso dicasi per 77 Beverly Park, uno struggente strumentale mediterraneo mandolinato, che sa di già sentito, ma l’intro di batteria di Wall of Berlin ci riporta sui giusti toni e il rif di chitarra è più o meno quello di Crossdown traffic di Hendrix, la cui prepotente influenza torna in Dreamer, granitico rock –blues psichedelico dove il folletto di Minneapolis si scatena veramente in uno show chitarristico di spettacolare livello in cui l’anima di Jimi sembra essersi impossessata di lui, fuori la Strato, wha-wha sotto il piede e bending lancinanti, leva maltrattata al limite e saturazione acida, il gusto ritrovato di suonare divertendosi e divertendo..una bomba! Il giusto finale è.. Back 2 the Lotus, che si ricollega al pezzo di apertura, al cento per cento zappiana e con finale “alieno”.
Riassumendo, la forza di questo triplo è sicuramente in LotusFlow3, un album che mi è piaciuto subito, energico e solare, mai noioso e anche estivo direi, registrato e mixato ottimamente, molto adatto per essere gustato live e a proposito di questo, conoscendo la forza di Prince sul palco, ci auguriamo in parecchi che torni in tour dalle nostre parti. Uno dei più grandi e geniali artisti dagli anni 80 in qua, merita di essere visto dal vivo e quindi speriamo che si accordi con una major discografica e che torni ad organizzare i mitici spettacoli live che ci avevano affascinato negli anni passati: capricci da star permettendo…Buon ascolto.

Andy

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