BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 10/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1306 volte)
Titolo originale
Vantage Point
Produzione
USA 2008
Regia
Pete Travis
Interpreti
Dennis Quaid, Matthew Fox, Forest Whitaker, Sigourney Weaver, William Hurt, Saïd Taghmaoui, Ayelet Zorer, Edgar Ramirez, Eduardo Noriega.
Durata
90 Minuti
Trailer

Ore 12, il presidente degli Stati Uniti recatosi a Salamanca per un vertice, si appresta a prendere parola in Plaza de Major per illustrare il nuovo piano contro il terrorismo globale, all’esordio del quale, due proiettile lo raggiungono in pieno petto. Nel conseguente parapiglia generale, una tremenda deflagrazione rade al suolo l’intero palco sul quale erano presenti i diplomatici delle varie nazioni, accorsi per partecipare al summit mondiale. Gli agenti di scorta Thomas Barnes (Dennis Quaid) e Kent Taylor (Matthew Fox, il Dott. Jack di Lost) dovranno districarsi in tempi molto ristretti, per scoprire gli esecutori di un ardito e ben ponderato attacco terroristico.
Otto punti di vista diversi l’uno dall’altro: grazie a questa prospettiva, fondamentale per lo svolgimento della trama, si capiranno le modalità ed i ruoli dei personaggi implicati direttamente o indirettamente nel distruttivo attentato.
Con questa discutibile scelta tecnica, il regista Britannico Pete Travis realizza il trhiller “Prospettive di un delitto”. La pellicola si presenta con un buon tasso di azione, oltretutto ben elaborato dai suoi protagonisti che li vede rappresentati da un cast di attori di tutto rispetto.
Ma quello che rende particolare lo svolgimento del film, ovvero la testimonianza visiva di otto spettatori diversi e sconosciuti tra loro, alla lunga risulta deleteria, poiché disturba l’attenzione dello spettatore per il proseguo della storia. Va bene proporre qualcosa di nuovo, ma assistere alla pellicola che ad un certo punto và in rewind per ben otto volte e fa rivedere il medesimo attentato, porterebbe anche il più mansueto degli spettatori a scocciarsi attendendo la sospirata conclusione della pellicola.
Peccato, qualche riavvolgimento in meno e sarebbe stato senz’altro un film più godibile da vedere.

Namor

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Di Darth (del 09/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1020 volte)
Titolo originale
Die Fälscher
Produzione
Austria, Germania, 2007
Regia
Stefan Ruzowitzky
Interpreti
Karl Markovics, August Diehl, Devid Striesow, Martin Brambach, August Zirner, Veit Stübner, Lenn Kudrjawizki, Werner Daehn
Durata
98 minuti
Trailer

Solomon Sorowitsch è stato, si presume, il miglior falsario al mondo: fu il primo a riuscire nella falsificazione del dollaro. Nel 1936 venne prelevato dalla sua abitazione berlinese dalla gestapo e portato nel campo di concentramento di Mauthausen, ivi riuscì a sopravvivere per alcuni anni grazie alle sue doti di pittore, finché viene trasferito al campo di Sachsenhausen per l’ “Operazione Bernhard”. Questa operazione segreta aveva lo scopo di creare una fabbrica di falsi: documenti, francobolli, sterline e dollari… con i quali rimpinguare le casse del reich. A tal fine, i tedeschi, riunirono in una parte isolata del lager gli ebrei con qualifiche utili allo scopo (tipografi, grafici, banchieri…), gli diedero cibo e letti comodi, e li convinsero a lavorare per loro sotto la guida di Sorowitsch. Questa organizzazione permise la produzione di oltre 130 milioni di sterline false, ricreate talmente bene che, portate al vaglio della banca nazionale britannica, vennero riconosciute autentiche persino da loro.
Premiato agli Oscar come miglior film straniero, Die Fälscher, incentra tutto sul personaggio di Sorowitsch, caratterizzandolo molto bene nel suo attaccamento alla vita ad ogni costo, ed interpretato superbamente dall’attore di fiction Karl Markovics, apparso in Italia come personaggio comprimario in alcuni episodi de “Il commissario Rex”.
Il film è interessante e scorre sufficientemente bene, anche se non riesce ad entusiasmare. Gli attori comprimari, invece, li ho trovati mediocri e poveri di carisma. Tutto sommato un’opera discreta, ma che non lascia il segno. Personalmente ritengo esagerata la vittoria dell’Oscar… ma è risaputo che le pellicole che trattano il tema della shoah vengono sempre acclamate più di altre all’Academy Awards.

Darth

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Di kiriku (del 08/07/2008 @ 05:00:01, in Serie tv, linkato 2582 volte)
Titolo originale
My Name Is Earl
Produzione
USA 2005
Episodi / Durata
24 / 21 minuti

Earl ( Jason Lee ) è un truffatore dedito a piccoli furti e a crimini che gli permettono di sopravvivere, lo accompagnano Randy ( Ethan Suplee ) il grosso fratello ritardato e sua moglie Joy ( Jaime Pressly ) la donna che ha sposato da ubriaco e che gli ha dato due figli non suoi. La sua vita cambia il giorno in cui, grazie ad un gratta e vinci, si aggiudica centomila dollari, ma proprio mentre corre in strada esultante viene investito da una macchina perdendo così il biglietto vincente. Mentre è ricoverato in ospedale scopre, guardando un programma alla televisione, l’esistenza del karma e cioè, semplificando molto, il principio per cui ad un azione commessa ne corrisponde un ‘altra dello stesso tipo. In poche parole se commetti un’azione buona ti tornerà indietro. Resosi conto che la sua vita non è mai stata un gran che per colpa della sua esistenza dissoluta decide di stilare una lista di tutte le cattive azioni commesse nell’arco della sua vita e di porvi rimedio. Uscito dall’ospedale, dove la moglie gli ha appena fatto firmare il divorzio, decide di provare a commettere una buona azione per vedere se effettivamente il karma funziona e cosi dopo aver depennato il primo punto dalla lista, "gettato cartacce per terra", ritrova il biglietto vincente. Resosi conto della potenza del karma decide di usare quei soldi per cancellare tutti punti della lista che ne comprende all’incirca duecentosessanta. Questa serie è uscita in America nel 2005, da noi è approdata nella stagione 2006/2007 ed è sicuramente la più divertente degli ultimi anni, il creatore Greg Garcia ha dato vita a dei personaggi incredibili e fuori dal comune per non parlare delle cattive azioni commesse dal protagonista e delle situazioni in cui si ritrova per rimediare al male commesso; divertimento puro. Gli episodi durano come di norma venti minuti ma la scorrevolezza e la comicità che ritroviamo all’interno di questa serie tv fan si che la durata del singolo episodio sembri molto più breve. A differenza delle altre sitcom “My Name Is Earl”  ha molte esterne,ma quello che davvero la differenzia dalle altre produzioni è l’incredibile capacità di divertire senza mai essere banale, anzi fa dell’originalità il suo punto di forza. Di solito nei telefilm classici troviamo dei personaggi che fanno parte di quell’alta borghesia dove famigliole per bene cercano di trasmettere buoni sentimenti sfoggiando una morale perbenista davvero stucchevole, vedi Robinson e simili, qui invece i protagonisti rasentano la miseria e cercano di sopravvivere con ogni espediente ad una vita fatta di stenti. Insomma, un piccolo capolavoro da vedere assolutamente!!!

Kiriku

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Di nilcoxp (del 07/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 901 volte)
Titolo originale
Dogville
Produzione
Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia 2003
Regia
Lars von Trier
Interpreti
Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Siobhan Fallon, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson, Jeremy Davies, Philip Baker Hall, Paul Bettany, Lauren Bacall, James Caan, Harriet Andersson, Ben Gazzara, Blair Brown
Durata
165 minuti
Trailer

Ambientato nel 1929, anno della grande depressione americana, in un paesino tra le Rocky Mountains, il film ci mostra come in una notte arrivi in fuga dai gangster la bella Grace (Nicole Kidman). Il piccolo villaggio, timoroso e timorato di Dio accoglie a braccia aperte la fuggiasca. Con il passare del tempo però le cose cominciano a cambiare, le persone sono sempre meno gentili nei confronti della protagonista, fino ad arrivare ad incatenarla. Ed ella subisce tutte le angherie senza mai ribellarsi, come ad espiare un atavica colpa che trascenda la condizione umana. I paesani daranno fondo a tutte le bassezze umane possibili, come a dover scaricare le proprie frustrazioni ed infelicità sulla malcapitata. Il regista ci regala un bel film, carico di significati e lo fa proponendoci una scenografia che travalica la normale messinscena. Possiamo parlare di metacinema e/o di metateatro, tanto la fusione appare evidente. Delle case noi vediamo solo segnati i perimetri con una riga bianca, così anche della strada, e le stanze recano all’interno la scritta per terra (sempre in bianco) della loro destinazione (es: cucina, sala, chiesa, ecc…). Solo qualche sporadico ed essenziale mobilio ci aiuta nella comprensione di quella realtà che deve essere accettata così per quella che è. Una voce fuori campo racconta lo svolgersi delle situazioni come venisse raccontata una favola che alla fine deve lasciare una morale, ma quale? Stupenda e commovente la Kidman nel ruolo della martire, e poi quanto è bella? Una pellicola che ho trovato stupenda, girata da un regista tra i più innovativi degli ultimi anni, che qui lascia il dogma in disparte, con risultati sorprendenti. Baci sperduti a tutti

nilcoxp

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Di slovo (del 05/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2409 volte)
Titolo originale
Cani Arrabbiati
Produzione
Italia 1974
Regia
Mario Bava
Interpreti
Riccardo Cucciolla, Maurice Poli, George Eastman, Don Backy, Lea Krueger
Durata
94 minuti

Colgo l’occasione per ricordare Mario Bava, sanremese di nascita, come uno dei registi italiani più originali ed influenti. Spesso dileggiato dalla critica nostrana, che lo rivalutò solo dopo morto, all’estero fu osannato come precursore di vari sottogeneri legati all’horror e al thriller. Moltissimi sono i registi che dicono di essersi ispirati alle brillanti soluzioni del suo lavoro: da Scorsese a Tim Burton, da Joe Dante a Quentin Tarantino. Soprattutto a quest’ultimo farei riferimento in quanto dichiarato estimatore del giallo italiano anni settanta, evidenziando un collegamento con uno degli ultimi film realizzati da Bava, il suo capolavoro “Cani Arrabbiati”.
Cominciamo col dire che non si può definire un vero e proprio ‘poliziottesco’, convididendo con quel filone solo il contesto storico (l’italia iper-violenta anni ’70) e alcune sequenze canoniche (la rapina, l’inseguimento con la polizia), è in realtà un thriller ad altissima tensione costruito sulle linee-guida del road-movie.
Dopo aver messo a segno una rapina, una banda di delinquenti prende in ostaggio un uomo di mezza età, un bambino e una giovane donna. L’improvvisata combriccola tenterà di dileguarsi a bordo di un auto. All’interno di quel claustrofobico ambiente, la terrorizzata Maria ed il preoccupato (ma stranamente atteggiato) Riccardo saranno costretti a condividere momenti interminabili con una selezione di criminali della peggior risma: la mente fredda e calcolatrice, il “dottore", e gli scagnozzi “bisturi” e “trentadue”, due rozzi instabili estremamente violenti.
Se escludiamo il finale a sorpresa, la storia non ha di per sé molti sviluppi - la forza del film sta nella vivida descrizione – disturbante ma funzionale - della tensione creata da quella particolare situazione, una tragedia incombente e impossibile da eludere (al bambino, sedato per tutto il tempo, verrà risparmiata l’esperienza): la banda sempre ad un passo dalla cattura e gli ostaggi in balia di tre pluriomicidi con niente da perdere e i nervi a pezzi. Molti elementi di questo film saranno riadattati da Tarantino ne “Le Iene”.
Consigliato, ad esclusione di chi è troppo impressionabile.

slovo

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Di Sansimone (del 04/07/2008 @ 07:00:00, in teatro, linkato 2087 volte)
Titolo originale
I-Tigi canto per Ustica
Produzione
ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI
Regia
 
Interpreti
Marco Paolini e il Quartetto vocale Giovanna Marini (Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Giovanna Marini, Patrizia Nasini)
Durata
2h 30’ circa

Ore 20.59.45 di una sera di giugno del 1980, una voce nel cielo del Tirreno dice “ Gua”, il significato di quel mozzicone di parola non lo sapremo mai.
Quella mezza parola è stata l’ultima parola registrata dalla scatola nera del volo Itavia precipitato al largo di Ustica vent'otto anni fa, la sera del 27 giugno 1980.
Sempre in una sera di giugno ma, del 2000, Marco Paolini porta in scena a Bologna “ I-Tigi Canto per Ustica” monologo per non dimenticare una tragedia italiana.
I-Tigi è uno spettacolo diverso da quello che uno spettatore si può aspettare da un’opera di denuncia sociale, perché alla fine non indica né colpevoli né nuove teorie su come si sono svolti i fatti. Paolini, insieme al coautore Daniele Del Giudice, vuole ripercorre la storia dell’aereo e di tutta l’inchiesta che né è seguita in vent’anni di indagini, basandosi sull’istruttoria del giudice Priore.Sforzandosi però di non farsi prendere la mano dalla voglia di denunciare la montagna di menzogne che hanno circondato da subito la vicenda del DC-9 precipitato ma, di attenersi solamente agli atti giudiziari.
Per far questo hanno deciso di usare nello spettacolo anche un linguaggio aereonautico, semplificato, ma lo stesso difficile da capire per chi non lo conosce (cosa che è successa anche ai vari giudici inquirenti per esempio), questo per rendere il più possibile reale il monologo. Si inizia, infatti, con le ultime comunicazioni tra l’aereo e il controllo di Ciampino con un insieme di dati e codici di rotta incomprensibili ai più ma, con l’andare avanti dello spettacolo diventeranno chiari grazie alla bravura di Paolini nel inserire nel copione spazi per così dire didattici.
Importanti in tutto lo spettacolo sono i cori, scritti e cantati da Giovanna Marini, anzi direi fondamentali perché questi cori sono le voci dei itigi, le voci di chi era su quel aereo, le voci dei parenti che aspettavano a Palermo i loro cari, le nostre voci. Nostre si, perché è da questo punto che è partito il progetto di Paolini e cioè che itigi siamo tutti noi, noi che prendiamo un aereo o che andiamo all’aeroporto per l’arrivo di qualcuno, noi popolo italiano che ha bisogno di sapere se il nostro spazio aereo è sicuro o è un far west per chiunque.
Come dicevo all’inizio, il monologo non individua chi è che ha deciso di far sparire un aereo civile dai nostri cieli, ma, forse, anno dopo anno un pezzo di verità salterà fuori.
Chissà magari l’onorevole senatore a vita Cossiga si ricorderà cosa avvenne nell’estate del 1980, quando era presidente del consiglio e fu preso in giro da tutti i suoi sottoposti( concetto da lui espresso in alcune interviste), e racconterà tutto quello che pensa, quest’anno ha detto che secondo lui è stato un missile magari il prossimo ci dirà che il missile è stato lanciato da un aereo e se la salute lo sostiene un giorno forse sapremo che bandiera aveva quel missile.

SanSimone

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Di Namor (del 03/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1259 volte)
Titolo originale
The Incredible Hulk
Produzione
USA 2008
Regia
Louis Leterrier
Interpreti
Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, Tim Blake Nelson, Ty Burrell, William Hurt.
Durata
114 Minuti
Trailer

Nel guardare i trailer del nuovo capitolo di Hulk, avevo elaborato una mia considerazione alquanto dubbiosa sulla sua riuscita, non so, c’era qualcosa che non mi convinceva, invece, a ribaltare la mia iniziale opinione é bastata la prima trasformazione del Dottor Banner nel suo distruttivo alter ego e ciò, a fatto in modo che le mie prevenute incertezze sulla qualità del film si dissipassero durante la visione. Finalmente, in questa pellicola la rabbiosa e devastante collera del gigante verde, (essenza che mancava al precedente Hulk diretto da Ang Lee) viene egregiamente espressa in tutto il suo furore durante i continui combattimenti contro i nemici. “L’Incredibile Hulk” é decisamente più simile sia fisicamente che caratterialmente al supereroe dei fumetti Marvel, ed è per questo, ma non solo, che lo preferisco di gran lunga all’antecedente “Hulk”.
La trama, vede sempre il Dottor Banner (Edward Norton), alla disperata ricerca di un antidoto che annienti definitivamente il suo contagio dai raggi gamma, e possa liberarlo in modo risolutivo dal mostro che alberga in lui. I militari da sempre sulle sue tracce, riusciranno a localizzare la sua ultima residenza in una favela Brasiliana. Decisi a non lasciarsi sfuggire l’occasione per catturarlo, organizzeranno un’incursione militare con a capo il generale Ross (William Hurt), al quale prenderà parte anche il combattente di razza Emil Blonsky (Tim Roth). L’arroganza e l’esaltazione di quest’ultimo, abbinata ad una serie di mutazioni genetiche lo trasformeranno nell’Abominevole, un essere mostruoso e di forza superiore allo stesso Hulk, e per poter dimostrare la sua invincibilità avrà come obbiettivo primario il suo completo annientamento!
 Complimenti a Louis Leterrier il regista di questo entusiasmante capitolo sull’incredibile Hulk, per aver delineato in maniera più che convincente le sue particolari caratteristiche che ben lo contraddistinguono dagli altri supereroi.
Da appassionato non posso che sperare in una sua riconferma per il prossimo capitolo, che sulla carta si preannuncia molto avvincente.
Se provate a collegare il finale di “Iron Man” con questo, capirete il motivo di questa mia affermazione.

Namor

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Di smarty (del 02/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1398 volte)
Titolo originale
Gegen die Wand
Produzione
Germania, 2004
Regia
Fatih Akin
Interpreti
Birol Unel, Sibel Kekrilli, Catrin Striebeck, Cem Akin, Hermann Lause
Durata
123 minuti

Dopo aver visto questo film che vinse l'Orso d'Oro a Berlino nel 2004 ho deciso di chiudere con il cinema tedesco. Chi afferma che si affronta una storia d'amore tenera e dura al contempo nel contesto sociale dei turchi di Amburgo ha una visione quanto mai ottimistica, a mio giudizio ovviamente. Personalmente ho fatto fatica ad arrivare alla fine, anzi per la verità dopo 2 minuti volevo cambiare, forse non era serata, ma attendere di vedere come i protagonisti trovino un nuovo modo di suicidarsi non fa per me. Cahit, turco senza famiglia, vive tutta la sua giornata ubriacandosi, nello sporco e nella depressione più totale, cerca sempre di azzuffarsi con qualcuno, finchè volontariamente a tutta velocità si schianta con la sua macchina contro un muro. Nell'ospedale psichiatrico incontra per caso Sibel, o meglio è Sibel che spudoratamente si introduce nella sua vita, anche lei turca ma da anni in Germania ha appena tentato di suicidarsi tagliandosi le vene per scappare dalla sua famiglia in cui gli uomini comandano ed in questo modo li ha offesi davanti a tutta la comunità. Sibel propone a Cahit di sposarla per avere una copertura e vivere una vita libera anche sul piano sessuale. Il loro già dagli inizi è un matrimonio destinato all' autodistruzione: alcol, droga, violenza e quant'altro ci si possa inventare per umiliarsi, anche se pian piano nella confusione dei sentimenti si intravede ogni tanto una lucina debole debole di lucidità.

Smarty

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Di Darth (del 01/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1516 volte)
Titolo originale
The Bucket List
Produzione
USA 2007
Regia
Rob Reiner
Interpreti
Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow, Alfonso Freeman, Serena Reeder, Ian Anthony Dale, Christopher Stapleton
Durata
93 minuti
Trailer

Se, dopo gli esami clinici di rito, vi diagnosticassero poco più di un mese di vita e aveste un immenso patrimonio, cosa fareste?
Se avete risposto "beneficenza" avete tutto il mio consenso, ma la stragrande maggioranza opterebbe per “godersi gli ultimi giorni rimasti”. Uno di questi è Edward (J. Nicholson), che, ricoverato nel reparto di oncologia di una delle sue cliniche private, gli viene diagnosticata l’imminente dipartita. Nel letto di fianco, nelle medesime condizioni e con la stessa triste prospettiva, vi è Carter (M. Freeman). I due, nonostante la differenza sociale e caratteriale diventano compagni di sventura e, da qui, nasce l’idea di comporre una lista di cose da fare prima di morire (da qui il titolo originale più profondo “The Bucket List”). La lista è composta da cose frivole (come lanciarsi con un paracadute) e da cose frivole (vedere qualcosa di maestoso). L’unico punto interessante è aiutare un perfetto sconosciuto ma va da se che è riferito ai due protagonisti che non si conoscevano prima di incontrarsi in ospedale.
Davvero una delusione cocente questo “Non è mai troppo tardi”: nello stesso film l’interprete di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, quello di “Le ali della libertà”, diretti dal regista di “Codice d’onore” danno alla luce un film mediocre, che non diverte, non commuove e non entusiasma.
Come si può trattare un tema come i malati terminali di cancro così superficialmente avendo a disposizione due tra i migliori attori di Hollywood? E soprattutto, se si è voluto creare una sceneggiatura leggera, perché non sforzarsi di creare una bucket list con qualcosa di sensazionale anziché far girovagare i due vecchi attori per le rotte turistiche più scontate (le piramidi, il safari, Hong Kong, il Taj Mahal, l’Everest…)? Verso la fine c’è anche la morale disneyana sull’importanza della famiglia e che i soldi che non danno la felicità… mazzata finale di un’opera non lascia niente se non il rammarico di un’enorme occasione sprecata.

Darth

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Di nilcoxp (del 30/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 690 volte)
Titolo originale
Water Horse: The Legend of the Deep
Produzione
USA 2007
Regia
Jay Russell
Interpreti
Emily Watson, Alex Etel, Ben Chaplin, David Morrissey, Priyanka Xi, Marshall Napier, Joel Tobeck, Erroll Shand, Brian Cox
Durata
110 minuti
Trailer

Quando ho visto i promo di questa pellicola mi sono detto: “Un’altra porcheria sul mostro di Loch Ness . Mi sono dovuto ricredere. La storia narra di un bambino che trova nell’acqua uno strano uovo, lo porta a casa e durante la notte questo si schiude. Ne nasce una sconosciuta creatura, che dotata di appetito insaziabile stabilisce una relazione di amicizia con il ragazzo. Ambientata in Scozia durante la seconda guerra mondiale, la vicenda vede nella sua prosecuzione l’avvicinarsi del conflitto bellico, le truppe militari che arrivano in casa del protagonista, e l’ospite animale sempre più grosso e sempre più difficile da nascondere. Bel fantasy che sa ben coniugare una sceneggiatura funzionale ad effetti speciali veramente notevoli e non fini a se stessi. La creatura marina che vediamo nei suoi primi periodi di vita è incredibile per rendimento e qualità grafica. Per tutta la famiglia che vuol trascorrere 110 minuti con una bella storia che scaldi il cuore (ma solo quello, perché per il resto fa già caldo cosi!). Vi piacerà. Baci lagunari a tutti

nilcoxp

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Di slovo (del 28/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 915 volte)
Titolo originale
The Corporation
Produzione
Canada, 2003
Regia
Mark Achbar, Jennifer Abbott
Interpreti
Noam Chomsky, Howard Zinn, Michael Moore, Milton Friedman
Durata
135 minuti

Si potrebbe cominciare con una turpe vicenda che ho appreso da questo documentario - in sintesi: una grossa multinazionale agro-bio-tecnologica statunitense mette in commercio un farmaco destinato ai bovini e finalizzato ad incrementare la produzione di latte. L’ente preposto al controllo (FDA) dà il nulla osta, diciamo senza troppi scrupoli. Tale ormone procura alle mucche una dolorosa infezione alla mammella (mastite) che determina la presenza di pus altamente infetto nel latte. Da lì la necessità di somministrare alle bestie alte dosi di antibiotici che finiscono, attraverso il latte, all’uomo (assumere antibiotici non necessari contribuisce a rendere virus e batteri sempre più resistenti). Fu realizzata un’inchiesta giornalistica che avrebbe dovuto smascherare la ‘rispettabile’ corporation ma questa riuscì a censurarla minacciando ritorsioni legali nei confronti dei responsabili del network (Fox). Il farmaco è attualmente in commercio.
Di episodi simili – ordinarie orge di corruzione, ingordigia e sprechi inutili - è disseminata la storia recente: le multinazionali (o corporation) dominano il mondo economico e quindi la società contemporanea ma a fronte della loro fitta ed invadente presenza pochi hanno ben chiaro cosa siano, da dove vengano e come agiscano con esattezza, tale è stata la loro capacità di occultarsi dietro loghi rassicuranti.
A chi si indigna e si domanda come sia potuto succedere consiglio la visione di "The Corporation": gli argomenti sono tanti e non sempre immediati ma i registi sono riusciti ad orchestrare bene le parti: la cronaca e le testimonianze, le varie opinioni, le pillole di storia moderna e i rudimenti di economia.
Particolarmente interessante la trattazione delle origini delle corporations, tema fondamentale per capire in che modo queste emanazioni del capitalismo siano semplicemente delle aberrazioni in termini: come chiamare altrimenti entità prive di coscienza morale, il cui unico obbligo è aumentare i profitti, rendendo tutto il resto (bene pubblico, forza lavoro, ambiente e diritti) sacrificabile alla prima conveniente occorrenza?
Uno spunto interessante, in risposta a questo interrogativo, è un test fittizio che accompagna l’intero film per tentare di definire la personalità della corporation (immaginandola una persona, giuridica nella fattispecie): il quadro che emerge è incontrovertibilmente quello di uno psicopatico - e di questo c'è poco da stare allegri...
Gli intenti del film sono palesi, andrebbe indirizzato a chi ancora crede nel modello neo-liberista e nei suoi presunti propositi di beneficio alla pluralità. Chi è già al corrente dei pericoli del capitalismo moderno si godrà un documentario scorrevole e arguto - e ripassare certi argomenti non fa mai male.

slovo

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Di Sansimone (del 27/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1013 volte)
Artista
Francesco De Gregori
Titolo
Per brevità chiamato artista
Anno
2008
Label

Niente di nuovo sul fronte musicale, è questa, parafrasando un titolo di Remarque, la prima cosa che mi è venuta in mente ascoltando l’ultimo album di De Gregori.
Nell’ ascoltare Calispo del 2006 e questo album del 2008, per quanto riguarda la componente musicale, non c’è una grande differenza o evoluzione, del resto i musicisti sono gli stessi della sua ultima tournee teatrale( l’album, infatti, è stato registrato durante una pausa di questa).
Principalmente sono tutte ballate con musicalità folk con alcuni accenni rock e un valzer in “Volavola”.
I testi delle canzoni, in forte contrasto con l’album precedente, li ho trovati molto interessanti soprattutto perché li vedo come un mettersi a nudo del “principe”.
Trovo molti riscontri autobiografici, vedi, quando parla di sè negli anni 60-70 in “Per Brevità Chiamato Artista” o in “Celebrazioni” ma, contemporaneamente, suppongo che De Gregori voglia comunque prendere le distanze dal nuovo fenomeno del PD. In molte interviste, infatti, ha dichiarato che, pur essendo amico di Veltroni non concorda con lui su diverse cose e che alle primarie avrebbe preferito la Bindi (tra l’altro queste interviste hanno scatenato vari annunci di un De Gregori berlusconiano, Dio ci salvi da questi voltafaccia).
Andando oltre a questi due testi, ci sono “L’imperfetto” e “L’infinito”, i testi migliori di tutto l’album, chiaramente secondo me, in cui si può ascoltare il De gregori di una volta, fatto di ermetismo e grande poesia tra le righe del testo, da ascoltare molte volte per trovarci poi ognuno il proprio senso.
Come nel “ Il bandito e il campione” anche in questo disco c’è un testo di Luigi Grechi, “L'angelo Di Lyon”, forse l’unica vera canzone che compare nel disco con un bel suono country, omaggio, credo proprio a suo fratello. Come dicevo all’inizio, chi si aspettava un De Gregori nuovo, nei suoni o nei testi, si ritroverà tra le mani un album un po’ vecchia maniera ma, che porta in sè il dono da parte del musicista di scrivere solo per il grande piacere di farlo.
Buon ascolto a tutti.


SanSimone

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Di Namor (del 26/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2232 volte)
Titolo originale
36 Quai des Orfèvres
Produzione
Francia 2004
Regia
Olivier Marchal
Interpreti
Daniel Auteuil, Gérard Depardieu, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino, Daniel Duval, Francis Renaud.
Durata
110 Minuti
Trailer

Una temibile e spietata banda di assaltatori di furgoni portavolori, getta nello scompiglio il corpo di polizia francese che, inerme, brancola nel buio. Per porre fine alle baldanzose azioni del gruppo che tiene in scacco le forze dell’ordine transalpine, il capo della polizia, prossimo a lasciare per un avanzamento di carriera, promette la sua scrivania a chi per primo catturerà la famigerata gang. A contendersi l’ambita promozione, sono due poliziotti da tempo rivali è che mal si sopportano, il carismatico e ben voluto capitano della BRI (Brigata d’intervento rapido) Leo Vrinks (Daniel Autiel), e l’inviso ed ambizioso capo della BRB (Brigata di repressione del banditismo) Denis Klein (Gèrard Depardieu). Una soffiata che pagherà a caro prezzo, agevolerà il capitano Vrinks nella riuscita dell’operazione, ma non avrà la meglio sul suo acerrimo rivale nell’accaparrarsi la sospirata promozione come capo della polizia.
Corruzione e loschi intrighi all’interno della macchina della giustizia, fanno da sfondo all’ottima trama di “36 - Quai des orfevres”. Il titolo del film, richiama l’indirizzo nel quale ha sede il comando di polizia giudiziaria di Parigi, teatro di uno dei più grandi scandali che investì nel 1985 le forze dell’ordine della capitale francese. A dirigere ottimamente, questa storia realmente accaduta è uno dei testimoni diretti che visse quei tragici giorni, l’ex poliziotto Olivier Marchal, al quale va attribuito un dovuto plauso per averci illustrato, senza lesinare nel film, i metodi vergognosamente abietti, che vengono usati per ottenere i posti di comando.
A rivaleggiarsi con una performance di grande intensità, sono due titani dell’attuale cinematografia francese, Daniel Autiel e Gèrard Depardieu, quest’ultimo, scelto in extremis per sostituire un altro titano come Jean Reno, già impegnato in un’altra lavorazione. La Golino e André Dussollier vanno a completare un buon cast per la realizzazione di questo titolo, ingiustamente sottovaluto nelle nostre sale.

Namor

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Di Louise-Elle (del 25/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1912 volte)
Titolo originale
3:10 to Yuma
Produzione
USA 2007
Regia
James Mangold
Interpreti
Russell Crowe, Christian Bale, Peter Fonda, Gretchen Mol, Ben Foster, Dallas Roberts, Alan Tudyk, Vinessa Shaw, Logan Lerman, Kevin Durand, Luce Rains.
Durata
117 minuti
Trailer

Da bambina i film western erano la mia passione: cavalli al galoppo, i buoni, i cattivi, gli indiani, terre da conquistare, le pistole e i duelli mi hanno sempre affascinato.
La mia innata curiosità non ha resistito a questa nuova versione del regista James Mangold del remake del film del 1957, tratto dal un racconto del 1953 di Elmore Leonard “3:10 to Yuma”, mi è piaciuta. Una storia semplice che regala emozioni. I protagonisti principali sono due uomini: il fuorilegge Ben Wade (Russel Crowe) sicuro di sé, spietato, senza scrupoli, intelligente e anche un po’ filosofo capo di una banda di altrettanti farabutti e malfattori che vivono sperperando il denaro recuperato rapinando banche e diligenze; il contadino Dan Evans (Christian Bale) timorato di Dio, ex combattente dell’esercito dell’Unione, onesto contadino e padre di famiglia che non riesce a trovare il modo per salvare la sua fattoria sommersa dai debiti.
Il destino farà incontrare i due protagonisti. Il bandito Ben verrà catturato e Dan in cambio di una considerevole cifra di denaro, si unirà ad altri volontari guidati dal Rappresentante della società ferroviaria Grayson Butterfield (Dallas Roberts). Il gruppo è formato da un mercenario Byron McElroy (Peter Fonda), l’indisponente Tucker (Kevin Durand) , l’inesperto veterinario Doc Potter (Alan Tudyk) e il figlio maggiore di Dan quattordicenne che vuole aiutare il padre che considera un eroe premiato con tanto di medaglia e congedato anticipatamente dall’esercito poiché ferito. Questo sparuto e inesperto gruppetto di uomini dovrà scortare Ben fino alla cittadina di Bisbee a Contention e caricarlo su un treno adibito a prigione che lo porterà a Yuma in Arizona dove sarà processato dal Tribunale Federale.
Iniziano così le peripezie del gruppo che con astuzie varie cercherà di sfuggire all’inseguimento della banda di Ben intenzionata a liberare e riavere con sé il loro leader. Ben Wade riuscirà a salvare alcuni dei componenti del gruppo con abilità da un’attacco Apache. Ben fuggirà ma verrà successivamente catturato e torturato da un suo acerrimo nemico impegnato a coordinare i lavori per la costruzione di binari ad opera di minatori cinesi alle dipendenze della Compagnia Ferroviaria. Dan, unitamente all’esiguo gruppo di volontari rimastogli accanto, ricambierà la cortesia a Ben salvandogli la vita aiutandolo a fuggire dal sicuro linciaggio e caparbio più che mai vuole a tutti i costi scortarlo fino all’arrivo di quel treno. Da questo momento fra Ben e Dan inizia però un dialogo le cui confidenze sveleranno il passato, i timori e alcuni segreti di entrambi. Fra loro nascerà un rispetto e una stima reciproca nonostante i loro caratteri e le rispettive vite siano diametralmente opposte e li unirà in un’inaspettata e insolita amicizia. L’obiettivo di portare a destinazione ed attendere l’arrivo di “quel treno per Yuma” si rivelerà una missione quasi impossibile: azione pura , avventura, inseguimenti, sparatorie sono garantiti fino all’ultima scena come ci si aspetta da un autentico film western. Il finale sarà sorprendente e commovente. L’amicizia fra Ben e Dan farà riflettere sui valori della famiglia e dell’amicizia stessa, mentre sarà solamente il destino a decidere la sorte finale dei due protagonisti. Un film da non perdere per gli amanti del genere e a mio semplice parere le interpretazioni valide e sentite di Russel Crowe e di Christian Bale lo hanno reso magnifico dimostrando che il fascino del western non tramonta mai.
Una piccola nota personale: dedico questa recensione a una persona che molto tempo fa mi disse: “…cosa aspetti? Il Treno per Yuma?!” Quella persona in questo film avrebbe egregiamente potuto interpretare la parte di Ben: un fottutissimo figlio di puttana che nonostante tutto ricordo ancor oggi.
Grazie per avermi letto ancora questa volta e non perdetevi “quel treno per Yuma”… questo però!

Louise-Elle

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Di kiriku (del 24/06/2008 @ 05:00:01, in Serie Tv, linkato 1638 volte)
Titolo originale
Law & Order
Produzione
USA 1990 - 2008
Episodi / Durata
411 / 45 minuti

Law & Order – I due volti della giustizia, dopo Gunsmoke, è la serie tv più longeva di tutti i tempi, all’inizio di quest’anno è iniziata la diciottesima stagione. Da questa serie madre sono nati altri quattro spin-off : Law & Order: Unità Speciale, Law & Order: Criminal Intent, Law & Order: Il verdetto e Law & Order: Criminal Intent Parigi .Questo record è stato raggiunto grazie all’ottima qualità che questo telefilm esprime sotto tutti i punti di vista a cominciare dalla sceneggiatura e dalla regia sempre ottime. La struttura narrativa è divisa in due parti, la prima dove la polizia indaga sul crimine commesso e la seconda dove la procura tenta di ottenere la condanna. Questa divisione porta inevitabilmente alla scissione dei protagonisti in due gruppi ben distinti: il 27° distretto di polizia di New York e in particola due agenti e il loro capitano e la Procura di Manhattan con due procuratori supervisionati dal procuratore distrettuale. Ogni episodio è praticamente scollegato dagli altri in modo da permetterne la visione anche in ordine sparso, questo grazie anche al fatto che le vicende personali dei protagonisti sono praticamente inesistenti lasciando il campo alla narrazione poliziesca. Questo stile porta con se un vantaggio notevole e cioè quello di evitare che il telefilm diventi a lungo andare una telenovela senza fine, anzi se si considera che i personaggi difficilmente durano più di due stagione si può facilmente comprendere che gli unici veri protagonisti sono i casi affrontati e quindi il lato peggiore che la società americana, New York in particolare, ha da offrire. Bello e avvincente questo serial mi ha conquistato da subito grazie ad una sobrietà e ad un realismo estremo che pochi telefilm sono in grado di offrire, i casi affrontati non sono mai banali, anzi sono sempre coinvolgenti e ben sviluppati. La parte dell’episodio in cui si svolge l’indagine è strutturata in modo da essere veloce e senza sosta mentre quella in cui avviene il processo è più lenta e riflessiva, istinto e razionalità dosati al punto giusto. Nato dal genio di Dick Wolf  Law & Order è uno dei telefilm polizieschi più belli di sempre.

kiriku

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