BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 26/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1631 volte)
Titolo originale
Coco avant Chanel
Produzione
Francia 2008
Regia
Anne Fontaine
Interpreti
Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Benoît Poelvoorde, Marie Gillain, Emmanuelle Devos.
Durata
110 Minuti
Trailer

La realizzazione di questo biopic sulla grande stilista francese Coco Chanel, la si deve alla regista transalpina Anne Fontaine, ed alla pubblicazione del libro “L’Irregolare” di Edmonde Charles-Roux, da cui è tratta la sceneggiatura.
Coco avant Chanel - L’amore prima del mito”, è sicuramente uno dei film biografici meno appaganti sotto il profilo storico, poiché la pellicola, come specifica il titolo è completamente incentrata sugli amori di Coco Chanel, lasciando pochissimo spazio all’evoluzione del suo grande talento. A mio parere tale opzione non valorizza affatto il film, anzi diciamo pure che lo danneggia oltremisura. Va bene fare un biopic che si distingua dagli altri, ma rendere una sorta di documentario recitato, in un melodramma dai toni troppo remissivi, rischia solo di deludere lo spettatore, che si aspetta di vedere un film sulla vita di una delle più grandi icone, che il mondo della moda abbia mai avuto.
Interessante conoscere la tormentosa vita amorosa della protagonista, ma tutto ciò non deve essere il filo conduttore del film, occorre mostrare anche il rovescio della medaglia, il successo e la fama ottenuti, grazie al suo immenso talento sartoriale, che l’hanno portata a riscattarsi dalle sofferenze e delusioni della sua infanzia, adolescenza e del suo vissuto sentimentale.
Di conseguenza, reputo il film un’operazione poco coinvolgente e priva di interesse storico, l’unica cosa che valga la pena di essere menzionata nei suoi 110 minuti di pellicola, è la parte finale nella quale si possono ammirare i veri abiti di Chanel (tutti provenienti dal Conservatoire della Maison), indossati dalle modelle durante la sfilata finale…l’unica di tutto il film!

Namor

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Di Angie (del 23/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1743 volte)
Titolo originale
Primeval
Produzione
USA 2007
Regia
Michael Katleman
Interpreti
Dominic Purcell, Orlando Jones, Brooke Langton, Jürgen Prochnow
Durata
93 Minuti
Trailer

In uno dei luoghi più sperduti della terra, un serial killer che da anni semina terrore, circola ancora indisturbato. Un gruppo di reporter americani viene inviato in Burundi alla ricerca di questo orribile omicida, che ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, per via della sua natura assassina. La troupe giunta in Africa, ben presto si rende conto che Gustave (il nome attribuito al famelico animale), non è l’unico pericolo che dovranno affrontare. Infatti la guerra civile in atto seguirà il loro viaggio, facendoli riflettere su quale siano realmente gli interessi del continente “bianco”, deciso a documentare un animale (seppure di dimensioni paurose), piuttosto che denunciare gli omicidi di persone innocenti, che si consumano sotto il rovente sole Africano.
Ispirato ad una storia vera che sa anche di leggenda simile a quella del mostro di Loch Ness, il film vede alla regia Michael Katleman con la sua particolare caratteristica di utilizzare il linguaggio dell’horror, per parlare dei diritti umani. Difatti il regista tramite questa visione, ci rammenta nuovamente cosa sta succedendo tutt’ora nel martoriato continente Africano, ove regna ancora ignoranza e discriminazione. Che dire di questa proiezione? Film carino, un’avventura tra l’horror ed il fantastico, vi sono alcuni momenti eccellenti ben fotografati, ed un cast di attori valenti nell’esternare la fatidica paura primordiale.
Tuttavia se devo essere sincera mi aspettavo qualcosa di meglio, essendo pubblicizzato come un horror dal titolo “Paura primordiale”, pensavo di assistere ad un thriller mozzafiato e invece nulla di tutto ciò è emerso durante la sua visione, quindi se siete facilmente impressionabili ed il suddetto titolo vi attira, guardatelo pure tranquillamente che qui c’è ben poco da spaventarsi!

Angie

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Di Namor (del 20/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1340 volte)
Titolo originale
Public Enemies
Produzione
USA 2009
Regia
Michael Mann
Interpreti
Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Stephen Dorff.
Durata
143 Minuti
Trailer

La diciassettesima presenza del famoso gangster John Dillinger su grande schermo, la si deve ad un vecchio pallino del regista Michael Mann, ossia, quello di dirigere una pellicola ambientata nella turbolenta epoca della grande depressione. Per realizzare la sua idea, scrisse una sceneggiatura con protagonista un’altro gangster, il temerario Alvin Karpis, anch’egli finito nella leggendaria lista dei nemici pubblici n°1, per essere stato uno dei più pericolosi rapinatori di banche ed assalitore di treni. Successivamente però decise di ripiegare sul più famoso Dillinger, accantonando il meno conosciuto Karpis, evidentemente la sua scelta sarà stata dettata dalla leggenda, della quale tutt’ora trae benefici il mitizzato John Herbert Dillinger, e così facendo a parer mio a portato pregio alla pellicola, rendendola più appetibile a livello internazionale e assicurando incassi maggiori alla produzione.
Cosa dire, il film ha ricevuto commenti favorevoli dalla critica, infatti più di uno, sono stati gli esperti cinematografici che nell’assegnazione dei voti, hanno elargito un 4 stelle, giudizio che non mi trova d’accordo. Il motivo di tale divergenza, sta nel fatto che a dirigere questo titolo è stato Michael Mann, un regista con la tendenza a spettacolarizzare le scene d’azione, con il suo inconfondibile stile adrenalinico, cosa che purtroppo è mancato in questa pellicola.
Con questo non voglio dire che “Nemico Pubblico” non sia un buon film, anzi, la pellicola merita sicuramente di essere vista, ma ripeto, secondo me manca il tocco del miglior Mann per essere elevata al rango delle opere degne delle quattro stelle!
Per quanto riguarda gli attori di maggior calibro, Johnny Depp è una spanna su tutti, molto bravo ed intenso nella parte del protagonista Dillinger, mentre il suo antagonista Christian Bale, nei panni dell’agente Purvis, non mi ha convinto molto, così come la Marion Cotillard in veste della fidanzata di Dillinger.
Molto bene invece gli attori secondari, scelti per interpretare la nutrita schiera di gangster dell’epoca, la somiglianza di alcuni, con i veri protagonista della vicenda è davvero impressionante.
Concludo aspettando il vostro giudizio in merito, rettificando il voto alla pellicola da 4 a 3 stelle!

Namor

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Di Asterix451 (del 18/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1676 volte)
Titolo originale
Rendition
Produzione
USA, Sudafrica 2007
Regia
Gavin Hood
Interpreti
Reese Witherspoon, Jake Gyllenhaal, Meryl Streep, Alan Arkin, Peter Sarsgaard.
Durata
120 Minuti
Trailer

Città del Capo, Sud Africa, ai giorni nostri.
Anwar L. Hibraimi (Omar Metwally) è un Ingegnere Chimico di origini egiziane, ma ora vive in America ed è sposato con una ragazza statunitense, Isabella (Reese Witherspoon); sono in attesa del loro secondo figlio, che nascerà tra poco. Al termine di un viaggio di lavoro, mentre sta raggiungendo l’aeroporto a bordo dell’auto dell’albergo, il suo cellulare suona: quando risponde, dall’altro capo non ottiene risposta.
Pensando si tratti di una chiamata di sua moglie, la richiama per sincerarsi che vada tutto bene; lei risponde dal prato di casa, mentre gioca a calcio con loro figlio nonostante il pancione, e nega di averlo chiamato. Sono una famiglia felice, si amano, e per questo lei non vede l’ora di poterlo riabbracciare.
Contemporaneamente, Douglas Freeman (Jake Gillenhaal) è bloccato nel traffico nella piazza centrale della città; parla con Dixon, suo collega, quando l’auto viene investita dall’onda d’urto di un’esplosione. Si tratta dell’azione di un kamikaze, nel centro della città. Dixon muore, e non è un morto qualunque… perché lavorano entrambi per un’agenzia americana antiterrorista stanziata a Città del Capo, proprio per indagare su un focolaio di integralismo musulmano capeggiato dall’Immam Rashid Salim .
La rete di intelligence si attiva immediatamente, in seguito dell’attentato: dall’analisi dei tabulati telefonici dei cellulari sotto controllo tra i membri noti del gruppo terroristico, emerge che all’ora dell’esplosione è stata fatta una telefonata.
Il destinatario era Anwar L. Hibraimi, attualmente in viaggio verso gli Stati Uniti. Il responsabile dell’Agenzia Antiterroristica, Corinne Whitman (Meryl Streep), ordina che sia intercettato immediatamente, non appena abbia messo piede giù dall’aereo; Anwar, apparentemente all’oscuro di tutto, viene prelevato e portato in un luogo sconosciuto, dove viene interrogato e sottoposto alla macchina della verità.
Deve spiegare quali siano i suoi rapporti con Rashid Salim, che Anwar dice di non conoscere. Una prima analisi delle risposte, insieme all’esito della macchina della verità, sembrano confermare la sua estraneità ai fatti, ma Corinne Whitman vuole andare più fondo, non vuole lasciarsi sfuggire un potenziale indiziato.
Vuole un responsabile, nel nome della sua causa. Per questo Anwar viene rispedito in Sudafrica, nel più assoluto riserbo, affinchè sia interrogato a fondo dalla sua Agenzia. Di cui, attualmente, è responsabile Douglas Freeman, ma lui non ha esperienza ed è ancora scosso dal trauma dell’esplosione.
Isabella aspetta inutilmente in aeroporto, con suo figlio. Anwar non è arrivato, e non risponde al telefono… non servirà a nulla lasciargli un messaggio in segreteria, perché non la richiamerà mai. Nessuno sa nulla, ed inizia il rimpallo di telefonate tra Compagnie Aeree e scali aeroportuali, che danno versioni discordanti: sembra quasi che Anwar non abbia mai preso quell’aereo; ma lei sa che non è così, perché la sua carta di credito è stata usata proprio durante il viaggio per l’America.
E’ scomparso… o meglio, qualcuno lo ha fatto sparire per un motivo che lei ignora.
Attanagliata dalla disperazione, rendendosi conto di non avere più canali ordinari da sfruttare, Isabella decide di sfruttare una sua vecchia conoscenza del college, oggi braccio destro di un Senatore al Congresso, sperando che alcune telefonate alle persone giuste possano restituirgli suo marito.
Inizia così la delirante esperienza di Anwar e Isabella, uno prigioniero apparentemente innocente, l’altra disperata per la perdita del marito, padre dei loro figli.
Gavin Hood (Wolverine – Le origini, Tsotsi) dirige un film lungo, ben interpretato, che interessa ma forse non avvince allo stesso modo. Difficile definire questa pellicola che, analizzando cinque diverse prospettive, va ad ingrossare l’elenco delle produzioni dedicate al terrorismo musulmano. Sembrano passati mille anni da “Attacco al Potere”, quando Denzel Washington e Annette Bening cercavano di risolvere un paradossale conflitto di interesse nei confronti di un giovane musulmano votato alla morte. Là ci pensava Bruce Willis, con la legge marziale e gli interrogatori senza regola, qui c’è l’ex Donnie Darko Jake Gillenhaal, che assicura alla giusta morale il finale del film, seppur trasudante di ingenuità.
Questa America moderna, che “cambia facendo autocritica” attraverso i suoi film , ha accantonato i tempi in cui i cattivi sadici dei film erano sempre i Pellerossa, i Russi, i Vietnamiti, e i bravi erano sempre gli Americani. In realtà non è che sia cambiato un granchè, perché i Buoni son sempre loro, e lo sono in un modo ancora più verosimile: per quanto tutte le parti abbiano ragione, dal rispettivo punto di vista, alla fine ci sarà sempre un Americano dalla parte giusta, a risolvere le cose in modo imparziale.
Non sono antiamericano, ma questo è un film demagogico: non ricordo sia sinonimo di “politicamente corretto”, ma non sono questi gli argomenti da recensione, quindi…
Trascurando il preambolo politico mi è piaciuto, senza però entusiasmarmi. Bravi gli attori, tutti, sui quali si regge la riuscita di quel famoso equilibrio di punti di vista; la recitazione è intensa e convincente, per infondere ai personaggi quella profondità che fa dimenticare si tratti di un film. Le prospettive di ognuno vengono trattate con intelligenza e sensibilità e (se davvero il mondo fosse un posto migliore) anche il finale del film diventerebbe verosimile.
La sceneggiatura è molto curata, nonostante : bello l’inserimento del flash back dei due ragazzi, fino al momento dell’attentato; una chicca non essenziale, per questo genere di film, ma di grande pregio.
La colonna sonora è bella e struggente. Lo consiglio, perché è un film ben fatto, tuttavia non penso sia adatto ad una serata rumorosa post-partita.

Asterix451

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Di slovo (del 16/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1297 volte)
Titolo originale
La stella che non c’è
Produzione
Italia 2006
Regia
Gianni Amelio
Interpreti
Sergio Castellitto, Ling Tai, Angelo Costabile, Hiu Sun Ha, Catherine Sng
Durata
104 minuti

Si può pensare a questo film come il completamento di una trilogia ideale dopo "Il ladro dei bambini" (1992) e "lamerica" (1994) – sebbene il regista non abbia mai espresso nulla in tal senso.
Anche ne “La stella che non c’è” il viaggio geografico/interiore dei protagonisti lambisce temi sociali cruciali, questa volta legati alle drammatiche conseguenze che la globalizzazione dei mercati riversa sugli individui, forse ignari e spesso impreparati.
Accogliamo con soddisfazione ogni critica al capitalismo selvaggio, in attesa che anche chi governa il mondo e non solo il mondo intelletual-culturale ne recepisca l'urgenza, ma il pretesto francamente rudimentale su cui la storia fa perno può funzionare, narrativamente, solo a patto di intenderlo in un senso figurativamente fiabesco: una favola moderna dove il cattivo è il libero mercato e ciò che esso intende per progresso mentre il buono è un operaio manutentore, un odierno ‘mastro Geppetto’ che mette passione nel suo lavoro (forse perché spera di farlo tutta la vita), che corregge il difetto in una centralina solo per evitare che faccia vittime - fossero anche dall'altra parte del mondo - che irrompe alla cena dei managers cinesi per proporre la soluzione e che non pago parte per la Cina alla ricerca del “suo” altoforno, perso nei meandri delle transazioni commerciali…
Vincenzo Buonavolontà appare irrealistico e paradossale, forse perchè è il contesto neo-liberista ad averlo reso tale: in una logica dove i valori assurti a predominanti sono l'individualismo, la competizione, la prevaricazione, lo "sviluppo" ad ogni costo - il fine ultimo della massimizzazione dei profitti - come può apparire un concentrato di valori desueti e testarda rettitudine come Vincenzo se non un ingranaggio inutile al meccanismo?
Il capitalismo – che non ha risparmiato neppure il vecchio impero comunista – non valorizzerà la brava gente… si limiterà a schiacciarla ed umiliarla.
Vincenzo e Liu Hua in viaggio attraverso svariati paesaggi della Cina, immersi in una nebbia non solo atmosferica, si trascinano dietro un senso di ineluttabilità delle cose: non basterà la buona volontà di un uomo a cambiare il mondo, ma qualcosa è possibile fare per riportare serenità ed equilibrio nel proprio piccolo…
Talvolta la caratterizzazione dei protagonisti risulta pedantemente didascalica, nonostante ciò “la stella che non c’è” è una pellicola piacevolissima ed emozionante. Che consiglio.

slovo

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Di Namor (del 13/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1593 volte)
Titolo originale
Chi bi
Produzione
Cina 2008
Regia
John Woo
Interpreti
Tony Leung, Takeshi Kaneshiro, Zhang Fengyi, Chen Chang, Wei Zhao.
Durata
148 Minuti
Trailer

L’ambizioso e potentissimo Primo Ministro Cao Cao (Zhang Fengyi), con il pretesto di unificare la Cina in un solo stato per il bene dell’Imperatore Han Xiandi (Wang Ning), muove guerra contro il regno dell’ovest Xu, governato dal benvoluto Liu Bei (You Yong), zio dello stesso Imperatore. Ovviamente l’intento di Cao Cao non è dettato dalla volontà di ottenere il meglio per l’Imperatore, ma piuttosto per il suo desiderio di governare il paese una volta sconfitti gli altri regni. Per ostacolare il sinistro progetto, Liu Bei manda il suo fidato stratega militare Zhuge Liang (Takeshi Kaneshiro) nel sud della Cina, precisamente nel ricchissimo regno Wu, governato dal Re Sun Quan (Chang Chen) e dal suo fidato vicerè Zhou Yu (Tony Leung), per stringere un patto di alleanza contro il forte esercito del Primo Ministro. Sancita l’alleanza, i due regni daranno vita ad una delle più grandi battaglie che si siano mai svolte sul suolo cinese, il luogo di questo epico scontro avvenuto nel 208 dopo Cristo, furono le famose Scogliere Rosse, situate presso il fiume Yangtze.
Dopo aver accarezzato questo progetto per oltre vent’anni, il regista John Whoo grazie alle moderne tecnologie ed ai cospicui finanziamenti a quali può accedere, acquisiti per la sua fama, realizza il film più costoso fino adesso realizzato in lingua Cinese. 80 milioni di dollari, a tanto ammonta il budget per la trasposizione su grande schermo, dell’omonimo romanzo “La battaglia dei tre regni” pubblicato nel tredicesimo secolo. Il libro tutt’ora è ancora molto letto in tutto l’Oriente e non solo in Cina.
La pellicola, vista la sua abbondante sceneggiatura è uscito in due versioni, da noi vedremo quella sintetizzata per il mercato Occidentale della durata di 148 minuti, mentre quella destinata al mercato Orientale, avrà una durata di oltre 240 minuti. Capisco che da noi pochi folli andrebbero al cinema per stare seduti oltre 4 ore, ma vista la complessità dell’opera, spero che nella sua uscita in dvd, vi sia disponibile anche la versione Orientale, per poter apprezzare ed assimilare appieno, questo meritevole titolo ed i suoi affascinanti protagonisti.
Per quanto riguarda il cast tecnico ed artistico, non posso che parlar bene di entrambi, molto buona la regia di Whoo, così come gli effetti speciali dosati ad arte durante le battaglie. Ottimo anche il cast degli attori, scelti a dar vita a questi fantastici personaggi, veramente bravi.
Se il cinema di questo genere rientra nei vostri gusti, andate a vederlo senza remore, poiché merita di essere visto.

Namor

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Di Miryam (del 11/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1304 volte)
Titolo originale
Orphan
Produzione
USA - Canada 2009
Regia
Jaume Collet-Serra
Interpreti
Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, CCH Pounder, Jimmy Bennett.
Durata
123 Minuti
Trailer

Kate e John Coleman, sono una solida coppia felicemente sposata, lui è un libero professionista, lei un’ insegnante a Yale. I due vivono in una villa da sogno con due splendidi figli, un maschietto e una bimba più piccola che purtroppo è sordomuta. Questa anormalità non turba la loro vita, che diventa più lieta dal momento che Kate resta incinta per la terza volta.
Ad un certo punto, la loro felicità viene malauguratamente incrinata dall’amara conclusione di questa gravidanza, che terminerà con un aborto lasciando Kate molto segnata, al punto tale, da avere incubi e visioni. Per dimenticare il triste accaduto, Kate inizia a fare un uso smoderato di alcool, questo fino a quando in uno dei tanti momenti di non lucidità, accade un incidente per fortuna con conseguenze non gravi alla piccola di casa.
Visto l’accaduto, Kate inizia a frequentare una psicoanalista, così con tanta buona volontà riesce ad uscire da questa crisi, iniziando a progettare con il marito l’ipotesi di un’adozione per colmare il vuoto di quella bimba non nata e mantenere la promessa fatta ai figli di dare a loro una sorellina. La coppia recandosi all’orfanotrofio per attuare l’adozione, restano subito colpiti da una ragazzina dodicenne con un viso che emana candore e semplicità, però una volta giunti a casa, incominciano a succedere una serie di incidenti, questi accompagnati da un istinto diabolico che Esther, così si chiama la giovine, non nasconde ai suoi fratelli; anche Kate inizia ad avere dei sospetti, ma non viene creduta dal marito neppure quando comincia ad indagare sulla bambina e nonostante riceva notizie in merito per nulla confortanti.
Dopo la maschera di cera, ecco un altro thriller horror del regista spagnolo Jaume Collet Serra, produttore invece è Leonardo di Caprio.
Il film ha suscitato varie polemiche negli Stati Uniti per paura che crollassero le adozioni, una psicosi che ritengo un po’ esagerata, una bambina così “disturbata” si noterebbe già dall’inizio…
Orphan”tutto sommato, è stato un thriller abbastanza agghiacciante, forse si poteva evitare la scena iniziale del film che ho ritenuto troppo sanguinosa e atroce anche se riferita ad un incubo e se vogliamo dirla tutta, anche il finale è stato un po’troppo esagerato…quasi impossibile!!
Non male l’interpretazione di Isabelle Fuhrman nel personaggio di Esther, brava nel recitare e soprattutto abile nel cambiare le espressioni del viso, infatti con facilità passava dal volto angelico a quello diabolico, azzeccata anche l’ambientazione, una casa modernissima, grande, isolata avvolta in un’atmosfera innevata.
Una piacevole pellicola con un finale per niente scontato, insomma due ore di film adatte a tutte le persone che come me amano i thriller, dove la suspence non viene di certo a mancare.

Miryam

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Di Darth (del 09/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2458 volte)
Titolo originale
État de siège
Produzione
Francia, Germania, Italia, 1972
Regia
Constantin Costa Gavras
Interpreti
Otto Eduard Hasse, Jean-Luc Bideau, Yves Montand, Renato Salvatori, Jacques Weber
Durata
122 minuti

L'Amerikano” è un film che racconta in chiave romanzata un episodio realmente accaduto in Uruguay nel 1970. La regia è affidata al greco Costa-Gravras. Nella pellicola si narra del sequestro di un cittadino americano che, recatosi nel Paese sudamericano come direttore di un'azienda civile, era in realtà un agente dei servizi segreti specializzato nell'addestramento della polizia impegnata in quel periodo nella lotta contro i Tupamaros, organizzazione politica clandestina di sinistra. I metodi che egli illustrava riguardavano la tortura e la repressione dei dissidenti. Durante il sequestro viene processato per i reati da lui commessi che, con la tecnica dei flashback, vengono rievocati mostrando tutta la sua carriera d'istrutore nella famigerata Scuola delle Americhe responsabile di diverse sanguinose repressioni in Brasile, Repubblica Dominicana e Uruguay. I Tupamaros chiedevano, in cambio della liberazione dell'ostaggio, il rilascio di alcuni loro compagni di lotta incarcerati. Il governo sembrava intenzionato a cedere ma la polizia riuscirà, attraverso la confessione di una prigioniera, ad arrestare molti affiliati inducendo così il governo, spinto inoltre dagli Stati Uniti, a non cedere al ricatto. Si giungerà in tal modo all'esecuzione dell'ostaggio sacrificato in onore della ragione di Stato.
In Italia dall'uscita del film nel 1972 si adotto' l'uso della K al posto della C per indicare una contiguità ai servizi segreti americani (come Kossiga, Pekkioli, etc.) come molto probabilmente vi sarà capitato di vedere scritto su qualche muro.

Darth

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Di Angie (del 05/11/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 2950 volte)
Titolo originale
Secret Diary of a Call Girl
Produzione
Gran Bretagna 2008
Episodi / Durata
8 / 25 Minuti

Ho appena terminato di vedere “Diario di una squillo per bene”. Una serie televisiva Britannica iniziata nel 2007, trasmessa sul net work I TV 2, tratto dal best seller della blogger BELLE de JOUR “Diario intimo di una squillo per bene” d’alto bordo.
La storia non è di quelle che richiedono molto spazio, la protagonista è l’attrice, bella e brava Billie Piper, che è stata appena eletta dai critici inglesi, come il miglior nuovo talento degli ultimi anni. Per tutta la serie è lei stessa, in prima persona ed in tempo reale, a narrare le vicende commentandole allo spettatore con simpatica ironia e stravagante partecipazione. Professionista, carismatica ed emancipata, decide di sua spontanea volontà di vendere il suo corpo, il perché di tale scelta, c’è lo fornisce lei stessa…Semplice: “mi piacciono i soldi ed il sesso”!
Nel corso delle puntate, rivolgendosi direttamente allo spettatore, vengono nozioni sul suo lavoro di squillo d’alto bordo: pochi ma selezionati clienti e in particolare mai confondere la vita privata, con la professione. Da qui la doppia identità per gli amici e i famigliari è Annah, spigliata ragazza impegnata in ufficio con mansioni ordinarie, mentre di sera è Belle, attraente e sfacciata prostituta impegnata in altre operazioni, ma sempre al servizio del cliente.
Ma tenere le due vite separate non è semplice, e qualche volta sarà difficile mascherare al suo miglior amico Ben, la verità, il quale non capisce il perché una bella ragazza come lei, possa trovare divertente fare sesso a pagamento. La sua passione per questo lavoro, non è dettata dalla disperazione, ma dal praticarlo per un suo assoluto piacere, abbinandolo ai lauti compensi che guadagna, poiché la vita ordinaria non fa per lei, visto che l’annoia.
Vi ricorderete il caso letterario che scosse l’Italia qualche anno fa, quello di Melissa P. e suoi “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”? Se vogliamo possiamo fare un paragone: se qui la ragazzina si dava al piacere per colmare qualche lacuna emotiva, Belle de Jour racconta un piacere fine a se stesso e dal denaro, senza troppi giri di parole e ipocrisie.
Cosa dire di questa serie televisiva? Per quanto mi riguarda trovo che sia una commedia erotica bella e divertente, che affronta l’argomento sesso con molta ironia e deduco che il segreto del suo successo, sia dovuto dal fatto di raccontare il sesso con una semplicità disarmante, ai quali non eravamo più abituati dai tempi di “Sex and the city”, anch’esso guarda caso tratto da un libro.
Ciò mi fa pensare e dedurre quello che riguarda il genere sesso, prima di passare in TV, debba ottenere il visto della frontiera della letteratura, per ricevere così il marchio della qualità! “Secret Diary” è composto da 8 episodi dalla durata di 20/25 minuti circa, ed è gia uscita la seconda serie, per cui chi si accinge a visionarla: buon divertimento.

Angie

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Di mimmotron (del 02/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3401 volte)
Titolo originale
Vogliamo i Colonnelli
Produzione
Italia 1973
Regia
Mario Monicelli
Interpreti
Ugo Tognazzi, Duilio Del Prete, Giuseppe Maffioli, François Périer.
Durata
100 Minuti
Trailer

Forse non tutti sanno che fra il 7 e l'8 dicembre 1970 fu messo in atto in Italia un colpo di Stato orchestrato da Junio Valerio Borghese e annullato dallo stesso in fase di esecuzione. I motivi di tale contrordine non furono mai chiariti.
Non mi dilungherò ora sugli avvenimenti che furono oggetto di diverse indagini, ma che potrete leggere facendo le necessarie ricerche su internet, mi occuperò semplicemente della recensione del film. Pellicola comico-grottesca, non ostante la drammaticità dei fatti, aiutò a seppellire sotto una coltre di ridicolo i congiurati. Fù infatti lo stesso Ugo Tognazzi, protagonista principale, a sottilinere, al regista Mario Monicelli, come l'uso di tale registro avrebbe portato a banalizzare i fatti.
Giuseppe Tritoni (Tognazzi) trova che la politica del suo partito si sia ormai appiattita su un atteggiamento troppo democratico, decide quindi di ordire un colpo di stato. Motivo per cui riesce ad assicurarsi, senza troppe difficoltà, il sostegno in questa impresa di diversi ufficiali, ottenendo inoltre il favore dei servizi segreti greci.
Un fotoreporter coglie sul fatto i congiurati durante una riunione e decide di vendere lo scoop ad un esponente del partito d'opposizione. Questi insieme ad un parlamentare di maggioranza si reca dal ministro degli interni Masi per avvisarlo del pericolo che viene però preso sottogamba.
Il putsch viene messo in atto, ma allo scoccare dell'ora X, un'interferenza durante le trasmissioni radio produce una serie di incovenienti che faranno fallire il piano così brillantemente escogitato dal Tritoni.
I colpi di scena però non finiscono qui; infatti l'onorevole Masi aveva a sua volta architettato un contro-golpe che lo porterà a conquistare il potere sfruttando le circostanze di instabilita' create dal Tritoni con la sua operazione. Il quale si ritroverà alla fine a vivere in un Paese come lui lo aveva immaginato, imegnato ancora ad ordire golpe questa volta a danno di governi africani. Peculiarità del personaggio Tritoni che viene riproposta più volte è che quando questi porge la mano a qualcuno in modo di saluto questi quando la ritirano se l'asciugano. Penso che in questo modo Monicelli abbia voluto rendere l'idea di un personaggio molto viscido. Secondo Aldo Giannuli, ricercatore di storia contemporanea, Tritoni nella realtà sarebbe il missino Sandro Saccucci.
Nel complesso è un film che consiglio di guardare sia a chi è imteressato ad informarsi su ciò che è avvenuto in Italia negli ultimi anni, sia a chi vuole guardarsi un film e farsi due risate.

Mimmotron

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Up
Di Namor (del 30/10/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1173 volte)
Titolo originale
Up
Produzione
USA 2009
Regia
Pete Docter, Bob Peterson.
Interpreti
Edward Asner, Christopher Plummer, Jordan Nagai, Bob Peterson, Delroy Lindo.
Durata
104 Minuti
Trailer

Da sempre affascinato dall’avventura, il 78enne Carl Frediricksen dopo la scomparsa della sua amata moglie, riesce a realizzare il sogno che insieme, avevano accarezzato da tutta una vita, quello di andare alle pendici di una fantomatica cascata, situata nell’affascinate e selvaggio continente Sudamericano.
Per mettere in atto l’agognato viaggio, l’ex venditore di palloncini userà lo stesso materiale con cui ha lavorato per tutta la vita, gli stessi palloncini che per lui sono stati da sempre un mezzo di sostentamento, questa volta saranno il combustibile per il suo inusuale ed innovativo mezzo di trasporto. Sarà proprio la sua adorata casa, innalzata al cielo da una miriade di palloncini colorati, il vettore con il quale si sposterà, raggiungendo il sospirato continente.
Il vecchio Carl non sarà solo in questo incredibile viaggio, poiché un inaspettato viaggiatore, il rotondo ed ottimista boyscout Russel, busserà alla sua porta ed involontariamente lo accompagnerà in questa fantastica avventura.
Up” è il decimo film della Pixar Animation, il quale non avrà certamente problemi nello scalare la classifica dei migliori incassi dell’anno.
La pellicola tecnicamente è ineccepibile, questo grazie anche all’uso del sempre più presente 3D, che valorizza enormemente gli incredibili sfondi presenti nel film. Da lodare anche la coraggiosa ed innovativa trama, che vede un vecchietto di 78 anni, per di più fresco vedovo, nei panni del protagonista principale. Anche se a mio avviso i bambini che si recheranno a vederlo, faranno fatica ad assimilare la parte iniziale del film, ovvero quella più drammatica, in cui ci mostra il percorso di vita del giovane Carl.
Bella ed azzeccata, la scelta di dare i tratti somatici di Spencer Tracy al protagonista, anche se da giovane assomigliava più al nostro ex premier Prodi.
Ad ogni modo il film è carino, anche se in certi punti pecca di lentezza ed eccessiva tristezza, vale la pena di vederlo.

Namor

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Di Andy (del 28/10/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1488 volte)
Artista
Sting
Titolo
All This Time
Anno
2001
Label
A&M

La triste particolarità di questo “ALL THIS TIME”, secondo disco live di Sting, è che venne registrato la sera dell’undici settembre del 2001, giorno che tutti ricordiamo ancora molto bene; ovviamente l’artista fu combattuto fino all’ultimo istante prima di decidere di suonare comunque queste sedici canzoni tratte dal suo percorso solista. La registrazione avvenne nella sua villa toscana, dove l’ex Police vive ormai gran parte della propria vita da anni, davanti a un ristretto pubblico di pochi eletti e questa intimità, dato anche il particolare stato d’animo del momento, traspare in tutte le tracce.
La prima canzone che troviamo è “ Fragile”, stupendo arrangiamento arricchito da influenze brasiliane e che nel testo dice più o meno: “Se il sangue scorrerà quando la carne e l’acciaio sono una cosa sola e si fonderanno al sole della sera, la pioggia di domani laverà le macchie, ma qualcosa nella mente ci rimarrà sempre, la pioggia continuerà a ricordarci quanto fragili siamo”; che altro dire? Comunque, in questi casi (forse)“the show must go on”e si prosegue con “A thousand years”, triste e intima, breve ponte per arrivare alla terza canzone “Perfect love..gone wrong, che è molto più interessante, una versione cool jazz con piano e tromba in primo piano a creare un atmosfera incredibile. Certo, ora è il momento di alzare comunque un po’ il tiro e Sting e soci lo fanno proprio con “All this time”, riproposta qui in chiave soul-blues, con dei bei fiati e cori, hammond e piano saltellanti, un ottimo arrangiamento. “Mad about you” tutti la conosciamo e i musicisti si attengono abbastanza al sound originale ma la canzone che segue, la mitica “Don’t stand so close to me” è risuonata in un modo stupendo, più acustica e intimista, l’intro di viola è davvero da brividi, un fiume lento di suoni e percussioni che sfocia in quella meraviglia che è “When we dance”, uno dei pezzi più belli dell’intera carriera di Sting, anche questa suonata e cantata da toccare proprio il cuore, atmosfere indicibili.”La celebre “Roxanne”, pietra miliare del repertorio Police è completamente stravolta in una versione acustic-jazz con tanto di solo di trombone e anche la seguente “Set them free”è presentata in una chiave soul-fusion pregna di fiati e cori, con un finale in crescendo super, grazie agli ottimi musicisti presenti che fanno un grande lavoro anche su “Brand new day”, trasformata in un blues strepitoso. “Fields of gold”, altra meravigliosa canzone, è invece molto fedele alla versione originale, a parte qualche piccolo arrangiamento. L’intro di tromba su “Moon over Bourbon Street” è caldo e fumoso come d’obbligo su una meraviglia del genere, ancora più cool dell’arrangiamento originale in cui figurava il clarinetto, la voce davvero suadente, parecchio americana, il tutto su un tappeto armonico di accordi di piano molto jazzy su una base ritmica di contrabbasso e vellutate spazzole sulla batteria.
I due pezzi che seguono non fanno testo perché eseguiti un po’ troppo fedeli all’originale e non danno poi molte emozioni; tirando le somme, questo “All this time” mi piace tanto, più del precedente live “Bring on the night”, elettrico e parecchio energico e che presenta parecchie canzoni in comune a questo; qui la differenza sta nel fatto che gli arrangiamenti più acustici e jazz o anche soul, regalano alle canzoni una nuova dimensione, come fossero nuove composizioni. Le atmosfere sono adatte per le prossime serate freddine che ci aspettano, quando si cerca calore anche dalla musica che si ascolta e qui vi assicuro che non manca..Buon ascolto!

Andy

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Di Angie (del 26/10/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1797 volte)
Titolo originale
17 Again
Produzione
USA 2009
Regia
Burr Steers
Interpreti
Zac Efron, Matthew Perry, Leslie Mann, Thomas Lennon, Michelle Trachtenberg.
Durata
102 Minuti
Trailer

Chi non vorrebbe avere una seconda opportunità nella vita, per recuperare qualcosa che è sfuggito o a cui si è dovuto rinunciare?
E quello che capita al protagonista di questa pellicola Mike O’Donnel, interpretato nello stadio adulto da Metthew Perry che, come per incanto torna ad essere di nuovo giovane, con le spoglie del nuovo idolo delle teenager, il bello e bravo Zac Efron che torna nelle nostre sale cinematografiche dopo lo strepitoso successo della saga di “High School” della Disney.
Classe 1989: , da giovane era una vera e proprio star della scuola, ex capitano della squadra di basket e idolo assoluto di tutte le liceali, decide di lasciare la sua futura e brillante carriera, per stare con la sua ragazza Scarlet (Leslie Mann), che aspetta un bambino da lui.
Vent’anni dopo il loro matrimonio, Mike e Scarlet sono una coppia è in piena crisi ed in fase di divorzio. Un lavoro poco gratificante ed il rapporto quasi nullo con i due figli, lo allontanano ulteriormente dalla sua famiglia.
Così Mike vive a casa del suo amico Ned (Thomas Lennon), un cultore di fantascienza diventato nel tempo, un famoso milionario grazie alla tecnologia. E pensare che a scuola, per la sua passione era ritenuto da tutti i suoi compagni uno sfigato senza futuro.
Mentre Mike rimpiange di non aver fatto la scelta giusta vent’anni fa, ecco che riceve una seconda possibilità: come per incanto viene riportato miracolosamente all’età di 17 anni, ritrovandosi così coetaneo e compagno di classe dei suoi stessi figli.
Ma Mike nel ritornare a scuola, sceglierà un nuovo corso di vita? O scoprirà che quello che considerava errori in realtà non lo erano?
17 Again” è un film che potrebbe incuriosire la visione, in quanto questo salto nel tempo e la nostalgia per il passato, può essere (perché no!) educativo per aprire gli occhi e capire come in fondo è bella la propria vita, anche se purtroppo, non si è mai soddisfatti delle scelte fatte in gioventù: ma chi non commette qualche errore, durante il percorso della propria vita?
Se rammentate l’idea di viaggiare nel tempo rivivendo o vivendo fasi della propria vita è già stato affrontato in altre pellicole come:ricordo molto bene (tra l’altro devo dire che è stata una gradevole visione), il film “Da grande” del 1987 con Renato Pozzetto che interpretava un ragazzino che innamoratosi della sua insegnante, voleva diventare adulto.
Per coloro che non hanno avuto l’occasione di visionarlo e lo vogliono fare, non aspettatevi un film straordinario, ma a chi piace la commedia è un titolo simpatico e romantico, fatto di buoni sentimenti dove si vuole descrivere il disagio degli adolescenti americani di oggi, come la paura dell’esclusione, il rifiuto l’emarginazione e il bullismo.
La pellicola scorre in maniera piacevole, non mancano momenti divertenti che coinvolgono lo spassoso Ned, il miglior amico di Mike. Una volta finita la visione vedrete che ricorderete più le sue scene che quelle principali, insomma non ci si annoia. Probabilmente a gli amanti dei film impegnativi, potrebbe risultare un po’ banale, ma non escludo la possibilità che possa risultare gradevole anche ad un pubblico con gusti differenti…alla sottoscritta, infatti non è dispiaciuta la visione, nonostante il mio genere preferito sia il thriller.

Angie

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Di Namor (del 23/10/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1403 volte)
Titolo originale
Defiance
Produzione
USA 2008
Regia
Edward Zwick
Interpreti
Daniel Craig, Liev Schreiber, Jamie Bell, George MacKay, Mia Wasikowska.
Durata
129 Minuti
Trailer

Le immagini iniziali di un bianco e nero sgranato, mostrano impietosamente, le deplorevoli scene di una delle tante ed innumerevoli deportazione di ebrei, messe in atto dalle truppe naziste sul territorio europeo orientale.
Due contadini nascosti nella boscaglia, dopo aver assistito al forzato sfollamento del borgo, corrono alla loro fattoria per mettere in salvo i propri cari. Ma il valoroso intento purtroppo, viene prontamente stroncato dalla visione dei loro familiari rinvenuti senza vita dopo il passaggio dei soldati tedeschi.
L’iniziale fuga per salvarsi la pelle, nei boschi circostanti dei tre fratelli Bielski, diventa in breve tempo un’agguerrita resistenza contro l’esercito germanico operante in quella nazione. Nel corso della loro opposizione che durò ben tre anni, nascosti nei freddi boschi della Bielorussia, questi eroici fratelli diedero vita ad una intera comunità formata da ebrei in fuga, chiamata la “Gerusalemme dei boschi”. Alla fine della guerra Tuvia, Zus e Asael Bielski salvarono da morte sicura oltre 1200 persone.
La realizzazione di “Defiance i giorni del coraggio”, la si deve al regista Edward Zwick che ha partecipato anche alla stesura del copione, insieme allo sceneggiatore Clayton Frohman.
Il film si basa sulla reale vicenda accaduta al confine Bielorusso nel 1941, da cui è stato tratto anche il libro “Gli ebrei che sfidarono Hitler” di Nechama Tee.
Per la messa in opera del film, il regista si è avvalso della collaborazione di un cast tecnico di tutto rispetto come lo sceneggiatore C. Frohman, il direttore della fotografia E.Serra, lo scenografo D.Weil, e la costumista vincitrice Oscar J.Beavan. Altrettanto valida la troupe degli attori presenti, che vede Daniel Graig nei panni del leader Tuvia, Liev Schreiber in quelli dell’indomabile Zus e l’ex Billy Elliot, Jamie Bell ad impersonare l’acerbo Asael.
La performance di questi tre attori, secondo il mio parere é stata discretamente valida, tutti e tre hanno saputo dare quella giusta sensazione di pseudo-fratellanza che la trama esigeva. Quello che invece è mancato al film per essere giudicato un buon titolo, é l’ assenza di un vero cattivo nelle file del nemico.
Tale carenza si nota, poiché la pellicola col tempo perde incisività, sia sul fattore dell’azione che su quello della drammaticità e smarrirla in un titolo del genere non è mai un bene.

Namor

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Di Asterix451 (del 21/10/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1482 volte)
Titolo originale
Il Nascondiglio
Produzione
Italia - Usa 2007
Regia
Pupi Avati
Interpreti
Laura Morante, Rita Tushingham, Burt Young, Treat Williams, Yvonne Sciò.
Durata
100 Minuti
Trailer

Davenport, Iowa, 1957.
Mancano pochi giorni al Natale, ma non c’è aria di festa all’interno di una casa di riposo gestita dalle monache, in cui vivono ormai solo poche di loro, insieme alle due inservienti adolescenti Egler e Liuba. Ed è proprio quest’ultima, mentre una tormenta di neve sta paralizzando la città, ad essere riaccompagnata dalla Polizia, ubriaca e semi incosciente.
L’Agente che l’ha scortata racconta ad Egler di averla trovata in un motel, dove alcuni ospiti l’avrebbero indotta in quello stato forse per abusarne; dopo averla sistemata in una camera, una volta rimaste sole sarà Liuba stessa a confidare ad Egler la sua verità. Era con un uomo, sì, e lo ha incontrato di sua spontanea volontà: si amano, e lui le ha fatto delle promesse importanti. Essendo minorenne, però, occorre impedire una visita ginecologica, che lo condannerebbe di fatto al carcere per abuso di minore. Hanno tempo una notte, per far sì che le cose vadano come vogliono.
St. Paul, Minnesota, ai giorni nostri.
Francesca Sainati (Laura Morante) lascia l’ospedale psichiatrico, 15 anni dopo la morte del marito, in seguito alla quale ha iniziato ad udire delle voci durante la notte; per la scienza si è trattato di un disturbo traumatico, finalmente curato, che non le impedirà di tornare a condurre una vita normale, nella città in cui ha vissuto prima del ricovero: Davenport, Iowa, la stessa in cui Liuba ed Egler dovevano salvare un amante troppo maturo e chiacchierato.
Francesca non ne sa nulla, naturalmente; vorrebbe solo onorare la promessa fatta al marito di aprire un ristorante italiano, ora che ha ritrovato finalmente la propria serenità. In città ha già un appuntamento con Mueller (Burt Young), un faccendiere con molte conoscenze, che le propone di affittare per una cifra ridicola il piano terra di una tenuta demaniale enorme, isolata dal centro ma non troppo fuori mano; ha una cucina attrezzata, e grandi saloni dove accogliere i clienti.
Si tratta di Snake’s Hall, la Tenuta dei Serpenti, che di sinistro non ha solo il nome… ha anche un passato torbido, che le persone hanno faticato a dimenticare e che certo faranno di tutto per non ricordare. Inoltre quella casa ha una voce sinistra, sibilante, che Francesca percepisce dal primo momento: la chiama e ed esige attenzioni, nella speranza di poter rivelare segreti rimasti sepolti troppo a lungo.
Pensando dapprima di essere pazza, la vedova si rende conto di non esserlo affatto quando l’intera comunità di Davenport le volta le spalle, mentre i frammenti della verità tornano a galla grazie anche all’aiuto di Mueller e di un’avvocatessa (Yvonne Sciò), che ha accesso a certe informazioni riservate…
Horror veccchia scuola, del genere case infestate, che ripropone il tema delle oscure presenze ed efferati delitti consumati all’interno delle mura, impregnate del male inquieto che cerca risoluzione e vendetta.
Pupi Avati torna ad un genere che gli è caro, dopo alcuni anni di inattività, con una sorta di “rinnovo della patente” (come egli stesso ironizzò in una intervista alla presentazione della pellicola). Trattandosi di un veterano della macchina da presa gira con solido mestiere, affidandosi solamente alla tecnica di ripresa e alla cura dei dettagli d’insieme, che rendono vera la scena pur mantenendo il “sapore cinematografico”; nulla a che vedere con quel neorealismo in presa diretta di alcune fiction & Co.
Proprio questa capacità registica rende difficile giudicare (e salva, a parer mio) una trama che giunge per ennesima al grande schermo; tutto è già stato detto e mostrato nei vari Amityville Possession, Darkness, Case Nere o di altri colori tendenti ad esso… ma non capita sempre e comunque, un certo rimescolo delle idee?
Il film non mi è dispiaciuto, in quanto decoroso e solido. Ha un sapore datato, per alcune soluzioni che oggi risultano quasi anticonformistiche, oltre che retrò: la suspence è affidata ai toni alti del violino, che colpiscono come rasoiate nelle scene tese, anziché alle “bordate” del woofer; la ricostruzione del flashback, nel 1957, rimanda alle pellicole in bianco e nero del tempo, ma il salto ai giorni nostri è definito subito da un ritmo più serrato di dialoghi e montaggio.
Avati si affida al talento di grandi attori ormai attempati, rinunciando ai nomi che riempiono le sale in favore di un’esperienza recitativa consolidata, un po’ per strategia, e forse anche per ottimizzare i budget. Solo Laura Morante è asettica, con la sua bellezza composta: tratta il ritorno delle voci che l’hanno tormentata per anni come fossero un matrimonio in crisi, anziché terrorizzarsi come ci si aspetta ( o forse siamo solo abituati all’isterismo “forsennato e perizomato” delle protagoniste alle prese con le oscure presenze). Ha un carisma sobrio, affascinante, che ne attenua la recitazione: Laura Morante è sempre Laura Morante, piuttosto che Francesca Sainati. Tanto che nel film non viene mai pronunciato il nome della protagonista, da nessuno… io l’ho letto, in fermo immagine, nel registro dell’ospedale psichiatrico!
E’ un film che non piacerà a tutti, d’altro canto è evidente che non pretenda di segnare una nuova era. “Il Nascondiglio” è un horror senza la frenesia di certe pellicole, quelle con sequenze che sfiorano il subliminale; qui, i dettagli si percepiscono tutti e il risultato è una visione ricca, fluente e accurata. Niente da spartire con certi prodottacci italiani, spesso a camera quasi fissa, che riempiono le sale proponendo di tutto fuorchè Cinema.
Per me è una pellicola onesta: intrattiene senza trucchi, affidandosi al talento del Regista e degli Attori.

Asterix451

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