BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 15/05/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1188 volte)
Titolo originale
Dexter
Produzione
USA 2006
Episodi / Durata
12 / 50 Minuti

Redimersi non serve a niente, se lui é sulle vostre tracce state certi che vi troverà e pagherete per i crimini commessi, poiché egli ha raccolto prove a sufficienza per emettere nei vostri confronti una sentenza senza appello. Ad essere giudice ed esecutore materiale della vostra condanna è Dexter Morgan, perito ematologo presso il Dipartimento di Polizia di Miami. Tra i suoi colleghi c’è chi lo ritiene un tipo bizzarro, un fessacchiotto senza nerbo da canzonare e chi invece lo scruta con sospetto per questa sua insolita e riverente passione verso il sangue, che mostra involontariamente ogni qualvolta si reca sulla scena del crimine, per lui qualunque schizzo, goccia, o macchia di tessuto liquido, nasconde il motivo e l’esatta esecuzione del suo autore. Questo suo particolare talento non è la conseguenza di un’ insana predilezione verso il sangue da parte di un’ invasato, ma soltanto una copertura, sostenuta dal suo atteggiamento forzato di uomo comune che Dexter usa nei rapporti con le persone, per nascondere la sua vera natura, quella di un metodico ed esperto serial-killer votato alla causa del bene, grazie alla lunga e paziente dottrina del padre adottivo, anch’egli poliziotto.
Questa eccellente serie tv “Dexter”, è basata sul romanzo “La mano sinistra di Dio” di Jeff Lindsay, ad interpretare con la dovuta bravura e la giusta credibilità il personaggio principale Dexter Morgan è l’attore Micheal C. Hall, chi ha seguito la serie televisiva “Six Feet Under” sicuramente lo riconoscerà visto che faceva parte della troupe.
Un accattivante cast di etnie ben assortito da vita ai vari personaggi, ognuno con le sue problematiche da risolvere. La critica Americana entusiasta di questa serie, ha avuto parole di elogio decretandola una delle migliori serie tv che siano state prodotte nel 2006, basti pensare che un famoso giornalista inizialmente scrisse un articolo negativo, dopo aver visto tutta la serie, lo riscrisse esprimendo un’opinione positiva!
La serie è articolata in 12 episodi da 50 minuti l’uno, come vedete non c’è da penare nell’ attesa interminabile di vederne la conclusione e vi assicuro che l’esiguità dovuta ai singoli episodi non ne intacca assolutamente la qualità narrativa, poiché al suo epilogo finale niente rimarrà in sospeso.
Per chi non l’avesse ancora vista o presa in considerazione, vi invito a farlo, difficilmente ne rimarrete delusi, estendo l’invito anche ai miei esimi colleghi, in particolare Darth e Slovo, grandi estimatori e cultori di innumerevoli serie tv.

Namor

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Di Darth (del 14/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 722 volte)
Titolo originale
Lars and the Real Girl
Produzione
USA 2007
Regia
Craig Gillespie
Interpreti
Ryan Gosling, Patricia Clarkson, Emily Mortimer, Kelli Garner, Paul Schneider, Boyd Banks
Durata
106 minuti
Trailer

Lars è un ragazzo con problemi di socializzazione, vive nel garage adiacente la propria casa usufruita dal fratello e da sua moglie in un paesino del Wisconsin. Timido ed introverso fino all’eccesso, Lars rinnega qualsiasi contatto fisico con chiunque, provando dolore fisico quando viene toccato da chicchessia. Il fratello e la nuora cercano di scuoterlo, e si rallegrano moltissimo quando, una sera, il giovane appare alla loro porta entusiasta per avere una ragazza in garage… una donna straniera, che non parla l’inglese, costretta su una sedia a rotelle. La gioia dei familiari si tramuta in sgomento appena Lars gli presenta Bianca: una Real Doll.
Le vicende che si susseguono non sono demenziali, come si potrebbe supporre dal tipo di situazione… anzi! Il film non tocca mai l’uso reale per il quale sono vendute le Real Doll (il sesso) ma si sofferma sul rapporto di coppia inventato dalla mente malata di Lars. La dottoressa del paese, prende in cura il giovane con la scusa di una malattia della bambola, così che Lars, accompagnando la sua ragazza dal medico, viene ascoltato da lei. Essendo che, l’unico rimedio è assecondare la percezione distorta della realtà di Lars, il paese dovrà avere a che fare con Bianca… dalla pettinatrice, al parroco tutti devono far finta che la bambola sia viva…
Lars e una ragazza tutta sua”, candidato all’oscar come miglior sceneggiatura originale, è una commedia quasi romantica, incentrata sui difficili rapporti col prossimo per chi non è sufficientemente forte da sostenere i ritmi di questa società. Interpretato in maniera splendida da Ryan Gosling, il personaggio di Lars riesce ad intenerire tutti: sia nella sceneggiatura, sia gli spettatori. Piacevole, anche se scontato il finale, e memorabile la scena del suo primo approccio ad una vera ragazza, con la respirazione artificiale praticata all’orsetto di peluche di lei.
Un’opera discreta, una commedia gradevole per tutta la famiglia.

Darth

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Di kiriku (del 13/05/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1074 volte)
Artista
Le Orme
Titolo
Felona e Sorona
Anno
1973
Label
Philips

"Felona"; campane a festa nei tuoi occhi, fasci di luce sgorgano dalla tua anima vibrante. Serenità, pace , bellezza accecante, grazia incontaminata. Calore ipotetico di una madre potenziale,  "la solitudine di chi protegge il mondo è infinita". "Sorona"; paura, corruzione morale, deserti sterminati immersi nel buio. Disperazione di un cuore avvelenato, braccia che non si tendono più, "attesa inerte "e priva di ogni speranza.. Due respiri, due mondi distanti che gravitano ognuno nella propria orbita. "L’equilibrio" ancestrale prima o poi finisce. Tutto cambia, non si può rimanere "sospesi nell’incredibile" nascosti nel ventre molle e asettico dell’inesperienza. Il bisogno di dare e la necessità di prendere si compenetrano insaziabilmente. Tutto è nuovo, tra le mani carne pulsante grondante di vita, le campane hanno un altro suono e scintille di vita accendono il "ritratto di un mattino" nuovo. Ma il buio è come un cancro inarrestabile, una bocca insaziabile che divora avidamente i colori e  la luce, creduta perpetua, si spegne lentamente, la felicità si dirada nelle tenebre. E' durata giusto un battito di ciglia. Ghiaccio nelle vene che congela anche l’ultimo soffio vitale, tutto è immobile "all’infuori del tempo". Felona e Sorona condannati all’oblio in un lento e progressivo "ritorno al nulla".

Ps.  Un grazie a Silvia e Fabio per il gradito regalo.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 12/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1189 volte)
Titolo originale
Meet the Spartans
Produzione
USA 2008
Regia
Jason Friedberg, Aaron Seltzer
Interpreti
Sean Maguire,Carmen Electra, Kevin Sorbo, Method Man, Diedrich Bader,Ken Davitian
Durata
84 minuti
Trailer

Sono in un momento particolare della mia vita, soggetto a stress e stanchezza. Allora mi convinco a guardare film che ritengo leggeri per passare una serata senza pensieri. Ma non è così, la leggerezza non si misura con la mancanza di qualità, anzi, molte volte è proprio lo spessore di un film che determina la piacevolezza e la scorrevolezza dello stesso. Quindi dopo aver guardato per ottantaquattro minuti una parodia fasulla di un film che avevo trovato discreto (300), l’unico desiderio che avevo era picchiare qualcuno!!! Ho pensato allora che invece di sprecare molte parole per descrivere la schifezza che avevo visto, di usarne un’unica che le riassumesse tutte: merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda. Più chiaro di così!!! Baci maleodoranti a tutti.

ps: questa recensione la dedico a Namor

nilcoxp

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Di smarty (del 10/05/2008 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 871 volte)
Titolo originale
Lezioni Di Cioccolato
Produzione
Italia, 2007
Regia
Claudio Cupellini
Interpreti
Luca Argentero, Violante Placido, Hassani Shapi, Neri Marcoré, Carlo Gabardini, Monica Scattini, Francesco Pannofino, Ivano Marescotti
Durata
99 minuti
Trailer

Si ritorna finalmente alla commedia all’italiana che non sia quella dei film pre-natalizi De Sica & Boldi. Il regista Claudio Cupellini è riuscito, partendo da una storia leggera e prevedibile, a rendere il film divertente, scevro di qualsiasi volgarità e ricco di elementi d’attualità. Ma veniamo alla storia: Mattia (Luca Argentero), geometra ambizioso, titolare di una piccola impresa edile che lavora in tutti i sensi a risparmio, a causa di un incidente sul cantiere del suo manovale egiziano Kamal (Hassani Shapi),assunto in “nero”, perderà momentaneamente la sua identità per evitare una denuncia. Sarà costretto quindi ad assecondare i “ricatti” di Kamal e a partecipare al corso organizzato da una grande e famosa azienda dolciaria che ha per premio un finanziamento per aprire una cioccolateria. Mattia, insofferente alle esigenze del prossimo, diventerà Kamal a tutti gli effetti e insieme ad altri 6 dilettanti, ma già esperti cioccolatai, seguirà di giorno la scuola e le lezioni del Maestro d’Arte Cioccolatiera (Neri Marcorè) e contemporaneamente i lavori sul cantiere, mentre di notte sarà costretto alle ripetizioni di cioccolato della prima della classe Cecilia (Violante Placido). Un ritmo allegro, ricco di gag, in cui si intrecciano temi sociali, scene d’equivoci, storie d’amore. Tutti gli attori hanno ottimi tempi comici e interpretano i propri ruoli con grande naturalezza e autenticità, grazie anche a dialoghi brillanti e divertenti, che riescono a far ridere in modo intelligente. Si esce dal cinema con il sorriso sulle labbra e una gran voglia di cioccolato.

Smarty

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Di Sansimone (del 09/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1808 volte)
Titolo originale
Il pietrificatore di Triora
Autore
Ippolito Edmondo Ferrario
Prima edizione
2006

La storia di questo libro inizia a San Remo ai giorni nostri con uno strano investigatore part-time deciso a chiudere la sua attività rivierasca per dedicarsi a tempo pieno alla galleria d’arte di famiglia a Milano ma , prima di dare l’addio accetta un caso di ricerca di una persona scomparsa. Si tratta di una ragazza milanese scomparsa a Triora, un paese dell’entroterra, quasi un anno prima senza lasciare tracce e di cui il ricco zio adesso vuole avere notizie.
Leonardo Fiorentini, questo il nome del detective, arriva a Triora proprio nei giorni in cui si svolge Frigoria, una manifestazione per ricordare il celebre processo alle streghe avvenuto in paese molti secoli prima, qui viene travolto dagli eventi scaturiti dal ritrovamento di tre cadaveri pietrificati che lo porteranno sulle tracce di un misterioso e altamente pericoloso pietrificatore che ha scelto Triora come sede dei suoi esperimenti.
Questo noir di Ippolito Edmondo Ferrario è buon prodotto per gli amanti del genere, con una buona e alquanto strana idea come quella del pietrificatore figura a me sconosciuta fino alla lettura ma ho scoperto essere un antica arte di conservazione post mortem tra cui molti innovatori di questa tecnica furono italiani. La trama, come dicevo, è articolata bene in modo da far presa sul lettore e farlo in poco tempo partecipe del libro in quanto a ricerca del colpevole anche dopo aver fatto intendere con un po’ di anticipo chi è costui, tenendosi per gli ultimi capitoli un piccolo colpo di scena.
Due cose però non mi hanno convito, ma, devo dire del tutto soggettive (anzi se qualcuno ha letto il libro mi farebbe piacere sapere come la pensa su questi aspetti), una cosa è la figura di Fiorentini ( che guardando il sito dell’autore direi molto autobiografica) nel senso che in un contesto narrativo che tende a essere il più realistico possibile, con persone e luoghi reali visitabili, al contrario il detective sembra una figura fuori dal clima rivierasco sembra un Magnum PI fascista anche se intollerante alle ingiustizie.
Mentre il secondo dubbio mi è sorto mentre viaggiavo lungo la valle Argentina e sta nella descrizione di Triora, io da ligure di ponente non ho fatto fatica ad immaginarmi la location del libro ma, non so se per uno che non frequenta l’entroterra di ponente sia altrettanto facile farlo.
In ogni caso questi miei dubbi secondari il libro è un ottimo prodotto sia dal punto letterario sia come incentivo alla divulgazione delle bellezze dell’entroterra ligure con i suoi strani e dispersi paesini.

SanSimone

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Di Namor (del 08/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1510 volte)
Titolo originale
Iron Man
Produzione
USA 2008
Regia
Jon Favreau
Interpreti
Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Shaun Toub, Gwyneth Paltrow.
Durata
126 Minuti
Trailer

Dopo aver presentato un nuovo missile alle forze armate americane in medioriente, Tony Stark, l’industriale bellico ed inventore dell’arma, nel far ritorno in aeroporto insieme a tutto il convoglio militare, viene attaccato e fatto prigioniero da un contingente di ribelli Afghani. Al prezioso ostaggio viene proposto, o per meglio dire obbligato a creare il nuovo razzo in cambio della sua vita ma, mentre fa crendere questo, in realtà Stark si metterà al lavoro per creare un’armatura che gli consentirà di fuggire ed eliminare gran parte dei suoi carcerieri. Dopo essere stato testimone delle enormi atrocità che causa la guerra, al suo ritorno in America decide di sospendere la produzione di armi e convogliare le ingegnose risorse delle industrie Stark in scopi più redditizi e pacifici per il genere umano. Il suo nobile progetto però non tarderà a creare il primo nemico, il suo braccio destro e top executive Obadiah Stane il quale tenterà in tutti i modi di non perdere il potere acquisito durante la sua lunga militanza all’interno delle industrie Stark. E, mentre Tony Stark materializzerà questo concetto pacifista dando origine alla nascita di Iron man, con il perfezionamento della sua strabiliante armatura, il suo rivale non resterà inattivo, dal momento che anch’egli in gran segreto sta progettando un roboante clone di Iron Man, grazie ai disegni e ai resti della vecchia corazza usata da Stark per la fuga nel deserto.
Un altro dei mitici supereroi della Marvel approda su grande schermo, ad essere proposto stavolta è Iron Man il supereroe atipico per eccellenza, viste le sue origini, poiché i suoi superpoteri non derivano da mutazioni genetiche ma solo ed esclusivamente dalla sua super tecnologica armatura rosso-oro.
Il mitico Stan Lee nel 1963 per creare il multimilionario playboy Tony Stark, si ispirò alla iconica figura del plurimiliardario appassionato di volo, Hovard Hughes. Ad impersonare l’esordiente “Iron Man” nei panni di Tony Stark é stato chiamato l’attore Robert Downey Jr. offrendo una prova più che soddisfacente nelle vesti di action-hero, mentre un inedito Jeff Bridges riveste molto bene i panni del cattivo Obadiah Stane alias Iron Monger, altri due nomi eccellenti chiudono il cast, Gwyneth Paltrow nel ruolo di Pepper Pots la segretaria personale di vecchia data di Stark, ed infine il suo fidato amico e aggancio militare Rodhey interpretato da Terrence Howard. Come film d’esordio di questa annunciata trilogia lo si può ritenere soddisfacente, grazie agli effetti speciali della Industrial Light & Magic che rendono molto piacevole la sua visione, facendo dimenticare (ma non del tutto) una sceneggiatura fin troppo usuale per questo tipo di pellicole.
Ho notato con rammarico l’assenza del suo nemico per eccellenza, il temibile Mandarino, ma capisco e condivido la scelta che hanno adottato gli sceneggiatori in questo caso, essendo il primo film di Iron Man era giusto dare più spazio alle sue origini, includendo come cattivo di turno il meno prestigioso Obadiah Stane, a discapito del più carismatico Mandarino.
Questa prestigiosa mancanza spero sia più di una premessa per migliorare qualitativamente il secondo capitolo su Iron Man, da parte degli sceneggiatori.
Un’ultima cosa, se avrete la pazienza di sorbirvi gli interminabili titoli di coda, c’è una piccola sorpresa che farà molto piacere agli amanti del mondo Marvel.

Namor

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Di Darth (del 07/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1243 volte)
Titolo originale
Falce e carrello - Le mani sulla spesa degli italiani
Autore
Bernardo Caprotti
Editore
Marsilio
Prima edizione
Settembre 2007

Per la serie “anche i ricchi piangono”, ho voluto leggere il j’accuse di Bernardo Caprotti, fondatore della catena di supermercati Esselunga, verso le cooperative rosse che, a detta sua, hanno commesso ripetutamente abusi di posizione dominante verso la concorrenza (identificata nel Caprotti).
Nel libro, l’anziano brianzolo porta a conoscenza di come, essendo spesso gli amministratori delle coop anche consiglieri comunali (o provinciali o regionali), siano riusciti in più casi ad evitare alcune aperture di negozi Esselunga. Secondo l’autore, questo abuso di potere non sfavorirebbe solo egli stesso, ma tutti gli italiani che vivono in posti dove c’è un monopolio coop. Effettivamente, dati alla mano, mi ha infastidito non poco notare che la coop Liguria ha prezzi dal 16 al 18% più alti rispetto a ipercoop Sesto Fiorentino, e si arriva al 19% confrontata con Esselunga Firenze.
D’altro canto, il leggere un libro accusatorio scritto per vendetta, può avere un senso quando si narra del conte di Montecrsito… ma leggere le lamentele di un uomo che ha centinaia di punti vendita, oltre 17.000 dipendenti, e chissà quanti milioni di euro… non riesce sicuramente a farmi pena. Ancor meno vi riesce, quando narra delle sue battaglie contro gli odiati sindacati, che a causa loro ha visto scendere vistosamente l’indice di produttività dell’azienda (effettivamente penso che in Cina l’indice di produttività sia molto alto… beati loro!), o quando narra delle losche manovre ordite dei comunisti, e delle loro leggi per favorire le proprie cooperative rosse.
E’ indubbio che in Italia chi ha agganci politici è più forte, o comunque è più agevolato di chi non li ha… non dovrebbe essere così, ma lo è. Però, personalmente non mi pare di vivere in un monopolio della spesa: nella mia provincia posso scegliere tra numerosi supermercati o ipermercati diversi, ed altrettanti discount… che mi apra un punto vendita Esselunga, non mi fa né caldo né freddo.
Detto ciò, con tutti i problemi immensi che abbiamo nel belpaese, devo preoccuparmi perché il povero Caprotti è stato boicottato nell’apertura di qualche negozio?
Se volete leggere un libro sui reali problemi dell’Italia, acquistate “Toghe Rotte”, che è meglio…

Darth

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Di kiriku (del 06/05/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 820 volte)
Titolo originale
Shooting Silvio
Produzione
Italia 2006
Regia
Berardo Carboni
Interpreti
Federico Rosati, Melanie Gerren, Sofia Vigliar, Alessandro Haber, Antonino Iuorio, Giovanni Visentin, Marco Travaglio
Durata
96 min.
Trailer

Prima di dare un giudizio su questo film bisogna avere alcune informazioni essenziali. Il film uscito nel 2006 è l’opera prima del giovane regista Berardo Carboni, le riprese sono durate praticamente solo un mese ed è costato 140.000,00 euro di spese vive e 250.000,00 euro per i compensi alla troupe che ha accettato la formula “in partecipazione”, in poche parole di percepire i soldi solo in caso di incassi. Il denaro ovviamente, visto il contenuto del film, non è stato ottenuto tramite le solite vie ma attraverso feste e vendite di gadget, piccoli investitori interessati al progetto e grazie anche alla casa di produzione Kublakhan di Umberto Massa specializzata in film italiani indipendenti e d’autore. Girato, immagino per motivi meramente economici, in qualità minidv. Questi dati sono importanti semplicemente per il fatto che giudicare un’opera come questa senza tenere conto degli inevitabili limiti porterebbe ad una valutazione errata o quantomeno imprecisa . Ma veniamo al dunque. Kurz è un giovane scrittore benestante ed eccentrico, rimasto orfano vive in una grande casa eredita dopo la morte dei suoi genitori. Orfano anche di punti riferimento conduce una vita emotivamente disagiata e contorta, cerca conferme e appoggio ma tutto quello che trova nelle persone a lui vicine e solamente inettitudine. L’unica sua certezza è la consapevolezza che l’origine del suo malessere e di tutti  i mali che affliggono la nostra società ha un volto solo: Silvio Berlusconi. Una volta individuato il problema non rimane che risolverlo. Inizialmente progetta di pubblicare un libro di cento pagine, ognuna scritta da una persona differente che metterà nero su bianco un modo e un motivo per distruggere il potere di Berlusconi. Una volta resosi conto che sperare in una debacle del nemico attaccandolo in un campo, quello dell’informazione, in cui è il padrone assoluto, è inutile e controproducente, prende la decisione di eliminarlo fisicamente. Il regista confeziona un prodotto valido nonostante i limiti evidenti di recitazione e di una sceneggiatura che a volte, soprattutto nei primi minuti, presenta delle effrazioni narrative e degli argomenti banalizzati all’eccesso. Riesce invece a non cadere nell’errore di forzare troppo la mano nel rappresentare Berlusconi secondo una visione personale, questo compito lo affida ad immagini di repertorio che ha saputo integrare e fondere egregiamente con il resto della pellicola. Il suo scopo è quello di “raccontare il disagio di una generazione che non si rispecchia in un certo tipo di società”. Quello che personalmente non condivido è l’idea che il cavaliere di Arcore sia l’origine di tutti i mali. Credo invece che sia il frutto di una società che ha paura della sua stessa ombra, di una mentalità corrotta e provinciale diffusa in tutto il paese e che non ha interesse a un benessere collettivo. Il discorso sarebbe lungo e finirebbe inevitabilmente nella retorica. Nel film ci sono diversi cammei ;quello di Remo Remotti , quello di Alessandro Haber e quello che mi è piaciuto di più  di Marco travaglio che, durante un intervista fattagli da Kurz, cita una frase di Giorgio Gaber che riassume bene la situazione odierna: “ ciò che preoccupa non è Berlusconi in se, ma  Berlusconi in me”. Un bacio a tutti gli unti dal Signore!

kiriku

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Di nilcoxp (del 05/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 669 volte)
Titolo originale
The Darjeeling Limited
Produzione
USA 2007
Regia
Wes Anderson
Interpreti
Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Amara Karan, Camilla Rutherford, Irrfan Khan, Bill Murray, Natalie Portman
Durata
91 minuti
Trailer

Quando il treno viaggia verso una meta indefinita con i titoli di coda che contemporaneamente scorrono sullo schermo, mi dico: “Noo, è già finito?”. Eh già, me lo sono gustato tutto d’un fiato, anche io sono stato portato in viaggio su questo convoglio stupendo su terre incantevoli. Tre fratelli si ritrovano a bordo di un treno che attraversa l’India, in un viaggio organizzato dal maggiore dei tre dopo un silenzio tra di loro durato un anno, data del funerale del padre. Il programma prevede delle visite da effettuare durante le soste alle stazioni, per ritrovare un equilibrio nelle loro relazioni. Il più grande dei tre, Francis (Owen Wilson), ha la testa fasciata causa un incidente in moto. Peter ( Adrien Brody) è scappato dalla moglie ad un mese del parto, e Jack (Jason Schwartzman) è uno scrittore di poca cosa con problemi sentimentali (da notare che quest’ultimo ha collaborato sia al soggetto che alla sceneggiatura del film). E’ il classico viaggio che trascende la materialità del mezzo e della destinazione per arrivare alla scoperta del proprio io e della propria strada. Il treno poi è forse il compagno ideale di questo percorso nel suo scorrere lento ed indefinito, e il paesaggio sembra sostenere il passeggero nel suo cammino. Un’India di una bellezza rarefatta, brulla e dura. Bella fotografia, con colori saturi ed intensi. Bello il soggetto, la sceneggiatura e con una scenografia molto curata. Bravi e credibili gli attori nei loro ruoli di adulti immaturi alla ricerca di un appoggio, ricchi ma senza un’ingombrante figura paterna, si ritrovano anche senza la figura materna, non perché muoia anche lei, ma perché inconsistente nel suo eterno fuggire. Un film dove si ride e ci si commuove in avvenimenti tragici, con dialoghi ben sviluppati pur nella loro originalità. Credo abbiate capito che questo è un gran bel film che vi consiglio caldamente, non vederlo sarebbe come perdere il treno, così come accade durante la sigla di inizio ad un robusto uomo d’affari (Bill Murray). Non è mai facile viaggiare dentro se stessi….

nilcoxp

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Di slovo (del 03/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 798 volte)
Titolo originale
Un borghese piccolo piccolo
Produzione
Italia, 1977
Regia
Mario Monicelli
Interpreti
Alberto Sordi, Shelley Winters, Vincenzo Crocitti, Romolo Valli, Renzo Carboni, Renato Romano
Durata
122 minuti

Si capirà solo a film inoltrato ma nella sequenza iniziale, in quei confusi ed ambigui sei minuti, è già condensato tutto il sordido senso della pellicola di Monicelli. Giovanni Vivaldi e il figlio Mario stanno trascorrendo assieme un pomeriggio domenicale al lago, dedicandosi alla pesca. La scena dovrebbe suscitare letizia tuttavia il tema cupo e vagamente sinistro dei titoli di testa ci introduce un paesaggio plumbeo, stinto, nebbioso da cui emerge l’adulto padre che si precipita a sfondare a pietrate la testa di un luccio appena pescato, riversando una furia disturbante sulla preda che lo ha fatto tanto dannare.
Le battute rivolte al figlio, al quale è convinto di impartire distillati di vita, rivelano la sua natura classista, individualista e sessista (“molti nemici molto onore, ricordalo: l’ha detto un uomo che c’aveva due palle così!”).
Il Vivaldi ha celato sotto le vesti di un borghese ‘per bene’ tutta la sua pochezza, la sua incuranza del viver civile a solo beneficio di se stesso e della sua famiglia. Per nulla incline ad aiutare il prossimo, non indugerà ad abbassarsi alle più umilianti ruffianerie allo scopo di ottenere una raccomandazione per il figlio. Che poi la malasorte renderà vana.
Le tragiche conseguenze di un proiettile vagante costituiscono lo spartiacque narrativo, il registro squallidamente pagliaccesco della prima parte (che trova il suo apogeo nella scena dell’iniziazione massonica) si colorerà di tinte drammatiche nella seconda, con la decadenza fisica e morale del Vivaldi e di tutto il suo microcosmo.
Alla fine non si sa davvero quale dei due faccia più ribrezzo: se il borghese paraculo oppure il vendicatore impazzito. Sbagliato, probabilmente, considerarli come due entità distinte: G.V. è il rappresentante di un tipo umano fin troppo diffuso, del prodotto di una società marcia costruita sul marciume. Le estremizzazioni del copione non fanno che rivelarne la natura torva e non riescono tuttavia a distanziarlo più di tanto dal piano reale.
Il film, con il quale il regista Monicelli si sganciava dalla commedia casereccia che aveva caratterizzato la sua precedente produzione, è sconfortante e disillusorio: non è tanto il peggio che si abbatte sul peggiore – che al limite potrebbe rappresentare una sorta di karma parificatore - è piuttosto corruzione diffusa, malcostume radicato (quanti si saranno riconosciuti nel personaggio? Ma soprattutto quanti, pur essendone i cloni, non lo hanno fatto?) è guerra tra derelitti, è aberrazione che si autoalimenta… è la rassegnata consapevolezza che tanto, nulla cambierà.
Un film storico-drammatico penetrante e sconvolgente con un Alberto Sordi come al solito enorme e l’occasione per una doverosa -non retorica- riflessione sul come i disastri di oggi abbiano radici lontane e profonde.

slovo

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Di giuxcv (del 02/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1001 volte)
Titolo originale
Colpo d'occhio
Produzione
Italia 2008
Regia
Sergio Rubini
Interpreti
Riccardo Scamarcio, Sergio Rubini, Vittoria Puccini, Richard Sammel, Paola Barale
Durata
110 minuti

Ieri, curioso, sono andato a vedere “Colpo d'occhio” il nuovo film di Sergio Rubini che tenta una via di mezzo tra un dramma e uno psicothriller. Il risultato è frammentario, un imitazione dello stile che ha contraddistinto Brian de Palma con alcune parti di trama che risultano illogiche e forzate. Nell’epilogo c'è lo stesso Sergio Rubini nei panni del critico che definisce il piano del film enumerando canoni estetici e filosofici della costruzione drammaturgica, questo personaggio si propone come "vero alter-ego" del regista, che sembra quasi cercare di rendere il pubblico partecipe alla costruzione critica che c'è nella realizzazione dell’opera.
Inizia la storia: in una mostra d'arte si conoscono l'amante del critico (Vittoria Puccini) e l'artista Scala (Scamarcio), i due diventano subito amanti; il critico (Rubini) che coglie tutto, organizza una messinscena quasi teatrale con la quale tenta di plagiare i due ingenui. Le scene si susseguono con una bella fotografia e alcune profonde concettualizzazioni sul significato dell'arte. A parte Rubini gli attori sono scarsi tanto che film si perde nel ritmo da soap televisiva e la sensibilità della ragazza, che vorrebbe giustificare un suo illogico altruismo, darà il via al finale drammatico che ovviamente non vi racconto.
Poteva essere realizzato meglio ma è un prodotto originale, l'arte che si autocommenta e autocritica definendosi un contenitore illusorio e molte volte vuoto.

giuxcv

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Di Namor (del 01/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 805 volte)
Titolo originale
La Ragazza del Lago
Produzione
Italia 2006
Regia
Andrea Molaioli
Interpreti
Toni Servillo, Nello Mascia, Marco Baliani, Giulia Michelini, Fausto Maria Sciarappa, Denis Fasolo, Franco Ravera, Sara D'amario, Heidi Caldart, Alessia Piovan, Nicole Perrone, Enrico Cavallero, Anna Bonaiuto, Omero Antonutti, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino.
Durata
95 Minuti
Trailer

Una bambina di sei anni viene avvicinata e portata via da un’auto, la sua improvvisa scomparsa fa accorrere sul luogo il commissario Sanzio(Toni Servillo), da poco trasferitosi nella nuova località montana per stare più vicino alla moglie, ricoverata in una clinica con gravi problemi di salute. La piccola viene poi ritrovata sana e salva dopo essere stata oggetto di compagnia nella fattoria di Mario, un uomo per fortuna innocuo ma affetto da ritardo mentale. Durante il resoconto agli inquirenti la bimba racconta di una leggenda locale riguardante il vicino lago (Il lago del serpente), la quale narra, che dentro le sue acque viva un serpente, e che, chiunque lo guardi negli occhi si addormenterà per sempre, come la ragazza che ha visto “dormire” sulle rive del bacino artificiale. Mentre il commissario con il suo assistente si avvicina al lago per sincerarsi della veridicità circa la testimonianza della ragazzina, sporge in prossimità delle sue sponde, il corpo immobile di una bella ragazza. Appare subito chiaro che la giovane donna ritrovata nuda ed in un’anomala posizione, non é stata colpita da nessun incantesimo dormiente, ma bensì vittima di un assassinio!
In una comunità dove le giornate sono scandite dalla quiete della natura, le ponderate indagini del commissario prenderanno il loro corso, includendo, nella indecorosa cerchia dei sospettati, più di una persona ed ognuna per vari motivi, al fine di estrapolarne e consegnare alla giustizia il vero colpevole.
Dopo aver vinto ben dieci David di Donatello viene riproposta nelle nostre sale la pellicola di esordio del regista Andrea MolaioliLa ragazza del lago”, opera tratta dal libro “Lo sguardo di uno sconosciuto” della scrittrice Norvegese Kerin Fossum.
Le bellissime località Friulane ed il suo incantevole Lago di Fusine fanno da cornice a questo buon noir italiano dove si erge l’ottima recitazione di un grande Servillo, creando un connubio che fanno di questo film un ottimo incentivo per prendere in considerazione la sua visione, senza incorrere nel rischio di possibili fregature.

Namor

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Di kiriku (del 30/04/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 998 volte)
Artista
Gong
Titolo
Flying Teapot
Anno
1973
Label
Charly

Alla fine degli anni sessanta, inizi settanta, in Inghilterra si sviluppa un genere musicale detto rock-progressive. Nell’orbita di questo stile e sempre in quegli anni a Canterbury nascono una serie di gruppi che lasciano un’impronta diversa nel panorama musicale dell’epoca. Gruppi come Caravan, SofthMachine, Henry Cow e molti altri sviluppano uno stile che mette insieme psichedelia, jazz, rock, musica classica e contemporanea; la sperimentazione è alla base tutto. Da questo contesto nascono i Gong. Nel ’68 Daevid Allen, lasciato il gruppo dei Softmachine di Robert Wyatt si ritrova per motivi burocratici bloccato a Parigi con la poetessa e cantante, nonché moglie, Gilli Smyth. Vanno a vivere in una fattoria nella campagna parigina, stabile che trasformano in un centro di sperimentazione musicale. Dopo qualche tempo prende forma il progetto Gong e tra il ’73 e il ’74 vengono pubblicati gli album "Flying Teapot", "Angel's Egg" e "You", che compongono la trilogia di Radio Gnome Invisibile. Il cd in questione è appunto il primo capitolo di questa saga che narra le vicende dei "Pot Head Pixies": piccoli gnomi verdi che viaggiano su una teiera volante e atterrano in Tibet per incontrare tre  rappresentanti del pianeta Terra (Mista T Being, Fred The Fish e Banana Ananda),. Provengono dal pianeta Gong, la loro missione è quella di preparare il nostro pianeta alla venuta di una colonia di gonghiani. Hanno antenne sulla testa e sono costantemente collegati telepaticamente con le frequenze di Radio Gnome Invisible, l’arrivo di questa popolazione è previsto per il 2032. Questo, che si può definire un concept album, rappresenta forse il punto più alto ottenuto dal gruppo, la maturità raggiunta dopo lavori comunque importanti come "Obsolete","Continental Circus" e "Camembert". A parte la storia che probabilmente è frutto di allucinazioni lisergiche, la qualità della musica prodotta dalla band inglese è davvero notevole. Ottimi arrangiamenti, melodie jazz che si stagliano in cieli tinti di psichedelica, musica che si trasforma in ritornelli mantrici e ipnotici, arte visionaria e ironica che esplode in armonie spaziali. La sperimentazione non è mai fine a se stessa, il livello è davvero stellare, frutto di ottima tecnica strumentale e della capacità di estraniarsi dal show-businness facendo convergere nella loro musica influenze e stili diversi grazie ad una mentalità aperta e creativa. Da ascoltare assolutamente!

Kiriku

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Di Darth (del 29/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 961 volte)
Titolo originale
Zeitgeist: The Movie
Produzione
USA, 2007
Regia
Peter Joseph
Interpreti
Durata
118 minuti
Trailer

Quando parliamo di stronzate, enormi, gigantesche stronzate, dobbiamo rimanere in rispettosa osservazione del campione di tutti i tempi di false promesse ed esagerazioni: la religione. Pensateci. La religione è riuscita a convincere la gente, che c’è un uomo invisibile, che vive nel cielo, che guarda tutto ciò che fate, ogni singolo istante di ciascun giorno. E l’uomo speciale ha una lista speciale, di dieci cose che non vuole voi facciate. E se fate anche solo una di queste dieci cose, ha un posto speciale, pieno di fuoco e fumo e persone che bruciano e tortura e angoscia, dove vi spedirà a vivere e soffrire e bruciare e soffocare e urlare e piangere, per sempre e sempre fino alla fine del tempo! Ma Lui vi ama! Vi ama e ha bisogno di soldi! Ha sempre bisogno di soldi! E’onnipotente, onnisciente e saggio, ma per qualche ragione, non sa fare a meno dei soldi!
Questa è la prefazione alla prima parte di “Zeitgeist”.

Il 15 marzo scorso, c’è stato lo Z-Day la giornata mondiale di Zeitgeist. Come per il V-Day tutto italiano, i mass media hanno ovviamente ignorato questo evento.
“Zeitgeist” è un web documentario no-profit, prodotto da Peter Joseph, “realizzato come espressione filmica senza scopo di lucro per ispirare la gente a guardare il mondo da una prospettiva più critica e per comprendere che molto spesso le cose non sono come che la maggior parte della popolazione crede”. Diviso in tre capitoli ben distinti, Zeitgeist, nel primo porta a conoscenza le proprie teorie (avvalorate da prove confutabili qui) sul come le religioni siano create per dominare l’uomo, incentrando il discorso che tutte le fedi presentino gli stessi punti saldi dovuti da fenomeni astrologici. Molto interessante soprattutto il fatto che: secondo il documentario, tremila anni prima di Cristo, il dio egiziano Horus nacque il 25 dicembre dalla vergine Isis-Meri, la sua nascita fu annunciata da una stella nell’est che tre re seguirono per trovare il nuovo salvatore, aveva 12 discepoli, eseguiva miracoli come curare malati o camminare sull’acqua, tradito da un discepolo venne crocifisso ma dopo tre giorni resuscitò. Ora, io non sono certo un teologo, ma questa storia mi sembra di averla già sentita…
La seconda parte del film riprende i fatti dell’11 settembre, riproponendo la teoria della cospirazione tutta Americana, già trattata in molti altri documentari.
Nella terza parte, infine, intitolata “Non fate caso agli uomini dietro le quinte”, Peter Joseph analizza eventi storici lontani nel tempo fra di loro, ma aventi gli stessi fini. Iniziando dal potere delle banche derivato dalla crisi economica americana del ’29, per poi analizzare (in relazione al capitolo II) le cause delle varie guerre USA: la tragedia del Lusitania, Pearl Harbor, il golfo del Tonchino, il World Trade Center… fino a mettere in correlazione Hitler (che nel '33 diede fuoco al parlamento tedesco incolpando i terroristi comunisti, per poi effettuare una serie di guerre preventive), con George W. Bush.
Non voglio esprimere giudizi personali si questo documentario né su quello che vuole comunicare; nonostante questo ne consiglio la visione a tutti, poiché trovo importante sentire tutte le campane, anche quelle che suonano stonate, lontane o a morto... così da poter scegliere in coscienza qual è il rintocco che più ci aggrada.

Darth

P.S. Recensione numero 100 firmata Darth... non avrei mai creduto possibile arrivarci, grazie a tutti! : - D

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