BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 21/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2464 volte)
Titolo originale
Get Smart
Produzione
USA 2008
Regia
Peter Segal
Interpreti
Steve Carell, Anne Hathaway, The Rock, Alan Arkin, Terence Stamp, James Caan, Masi Oka
Durata
110 minuti
Trailer

Vi devo confessare che non avevo subito capito il collegamento tra questa pellicola e la serie televisiva andata in onda alla metà degli anni sessanta. Poi parlandone con qualche mio amico ho appreso la notizia. Allora da grande estimatore della serie (di cui vi parlerò prossimamente) non potevo lasciarmelo sfuggire e sono andato a vederlo. La sensazione più forte che ho provato nel visionare la pellicola è stata la nostalgia. Una nostalgia sentita verso il protagonista ormai scomparso da circa tre anni e scarsamente rimpiazzato da Steve Carell. La stessa cosa vale per gli altri attori, nessuno tiene il passo dei suoi predecessori (la più scarsa nel confronto è Anne Hathaway). Però va anche detto che se per parlare del presente film, io lo dovessi solamente paragonare alla serie televisiva ne dovrei parlare solo male. Invece, se mi sforzo di non pensare al passato, e lo considero un lavoro a sè (ma è molto dura questa operazione perché i rimandi sono molti), riesco anche a trovare cose positive. Anche perché ho sorriso diverse volte e in alcuni casi ho riso!!! Cosa rara da parte mia, ve lo assicuro. Quindi dal lato commedia funziona, non mi ha annoiato anche se non mi ha neanche esaltato. Film leggero leggero utile per passare una serata al fresco di una sala cinematografica, purchè dotata di un impianto di aria condizionata funzionante (senza quell’effetto da vento gelido di montagna). Baci freschi a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 19/07/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1613 volte)
Titolo originale
Anime University
Autore
Rikao Yanagita
Traduzione
Rebecca Suter
Editore
Kappa Edizioni
Prima edizione
2006

Il libro scritto dal professor Yanagita è un bel nodo da sciogliere. Rivolto principalmente a chi abbia un passato di contemplazione degli anime giapponesi (in particolare le glorie anni 70-80) – tanto per aver cognizione dei temi trattati - arriverà probabilisticamente a chi di questi cartoni era appassionato.
E qui cominciano i problemi: il cultore sarà morbosamente incuriosito da ciò che si preannuncia come una rigorosa analisi della ‘scienza’ che stava dietro a robottoni e serie fantascientifiche ma potrebbe aver già letto qualche testo analogo (che so… “la fisica di Star Trek” di Lawrence M. Krauss o “la fisica dei supereroi” di James Kakalios) e intuire a quale massacro sta andando incontro.
Può sembrare una cosa da niente ma apprendere che i pugni a razzo di Mazinga sarebbero efficaci solo se azionati ‘a molla’ o che la Zantetsuken di Goemon dovrebbe essere lunga sei chilometri per riuscire ad affettare un’ automobile è un cruccio non da poco, non che ci credessi però insomma...
Un avvertenza quindi a chi si accinge a leggere “Anime University”: come tutti i cacciatori di bloopers il signor Rikao rischia di rivelarsi un clamoroso guastafeste, la sua competenza scientifica è innegabile e affronta gli argomenti con dovizia e rigore, perfino troppo – puntiglioso saccente ammazzasogni….
Mi ricompongo. Questa dovrebbe essere una recensione e tutto questo coinvolgimento è fuori luogo.
Propulsione, armamenti, viaggi spaziali, sistemi di volo, tecniche di combattimento: vediamo argomentata la pseudoscienza di Mazinga Z, Getter Robot, Combattler, Gundam, Vultus 5, Ultraman, Astroboy, Gatchaman, la corazzata spaziale Yamato, Galaxy Express 999 e molti altri… non viene ‘risparmiata’ neppure l’altalena della sigla di Heidi.
Ma se il libro (come altri dello stesso genere) è del tutto inconsistente dal un punto di vista della critica agli anime in questione, il cui valore prescinde largamente dal loro fondamento scientifico (ci mancherebbe) diventa invece un interessante mezzo di divulgazione scientifica e, va detto, una lettura davvero spassosa.
Al di là dei peccati di lesa maestà di cui si macchia, convengo fosse l’intenzione dell’autore.

slovo

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Di Sansimone (del 18/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1438 volte)
Titolo originale
A cavallo della tigre
Produzione
Italia 2002.
Regia
Carlo Mazzacurati
Interpreti
Fabrizio Bentivoglio, Paola Cortellesi, Tuncel Kirtiz, Boubker Rafik, Marco Paolini, Roberto Citran, Marco Messeri.
Durata
100 minuti

Guido vive a Milano, sposato con una ricca donna, è infelice fino a quando non incontra Antonella, aspirante showgirl e ragazza madre. Decide di mollare la moglie e vivere con Antonella e la figlia ma, chiedendo soldi in prestito per mantenere un certo stile di vita, finisce in cattive acque.
Cercando di risolvere tutti i suoi problemi compie una rapina, con l’ausilio della compagna ma che riesce solo a metà, lui è catturato e finisce in prigione lei invece riesce a scappare.
Quasi al termine del periodo di pena è coinvolto in un’evasione dai suoi compagni di cella, costretto a fuggire corre insieme con loro verso una realtà che non si aspettava d’incontrare, dove il turco omicida si trasformerà in amico, mentre l’amante in una persona diversa da come la ricordava.
Il commento a questo film è presto fatto, si tratta di un film piacevole, che si guarda senza fatica; come altri film, anche se questo non è il migliore, Mazzacurati parla di storie di uomini e donne ai confini della società, che inseguono il sogno della grande svolta (in questo caso televisiva) o del benessere e che ne pagano il prezzo sulla propria pelle.
Tra i vari attori si erge su tutti Fabrizio Bentivoglio che grazie alla sua bravura riesce a tenere a galla la pellicola, nel film c’è una piccola parte interpretata da Marco Paolini ed è un po’strano vederlo fuori da un monologo a teatro.
Questo “A cavallo della tigre” di Mazzacurati è ispirato all’omonimo film di Comencini del 1961 che non ho visto e che quindi non ho potuto paragonare, spero di colmare questa lacuna al più presto visto che la critica mette il lavoro di Comencini su un livello superiore.

SanSimone

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Di Namor (del 17/07/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 3019 volte)
Titolo originale
La chiave Gaudì
Autore
Martín Esteban; Carranza Andreu
Traduzione
Brovelli C.
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
2007

La storia ha inizio nel 1926, con la morte del grande architetto catalano Antoni Gaudì.
Testimone di quel tragico evento è Juan un ragazzino allievo dello stesso Gaudì, che allevò e visse con lui fino al suo sospetto decesso. Ottant’anni dopo Juan confessa a sua nipote Maria, un segreto millenario tramandatogli dallo stesso Gaudì. Una profezia che dovrà avverarsi in quel preciso momento, sarà il compito che dovrà portare a termine Maria, poiché egli oltre ad essere la prescelta inconsapevole é l’unica tenutaria del gran segreto per arrivare alla santa reliquia che Cristo fece tramandare fino ai giorni nostri. Il completamento di tale rituale sarà fondamentale per fare in modo che il bene trionfi sul male.
Protagonisti di questa secolare battaglia, l’ordine dei 7 Cavalieri Moria incaricati di custodire il sommo segreto da una parte, e la setta degli Uomini mensola devoti al regno del male, dall’altra! Indovinelli, trabocchetti e segreti da decifrare in una cruenta corsa contro il tempo tra i capolavori del grande genio del maestro Gaudì, che fanno da sfondo a questo discreto romanzo che ha come unica colpa, quella di aver attinto in maniera troppo palese dal “Codice da Vinci”.
Peccato, perché la storia non è male, se poi si ha la fortuna, come il sottoscritto, di aver visitato Barcellona, di certo non farà fatica ad immedesimarsi in quei luoghi ben descritti dagli autori E.Martìn e A.Carranza, che reputo assolutamente magici.
Ripeto, se ci fossero meno similitudine col libro di Dan Brown, il mio giudizio sarebbe stato sicuramente superiore a quello espresso!
Ringrazio Darth, uno dei miei compagni di viaggio a Barcellona, città peraltro bellissima, che gli diede sicuramente l’ottimo spunto per regalarmi nel periodo natalizio “La chiave Gaudì”.

Namor

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Di kiriku (del 16/07/2008 @ 05:00:01, in musica, linkato 1913 volte)
Artista
Elio + Ossi Duri
Titolo
Gnam Gnam
Anno
2005
Label
Virgin

Il panorama musicale italiano lo conosciamo bene, i soliti nomi che cantano le solite canzoni, con le solite melodie e i soliti arrangiamenti. Tutto deve rientrare in una logica commerciale che può essere riassunta così: l’importante è fare soldi facendo anche e soprattutto della qualità un optional. La fortuna di vivere in città come Torino, è quella di avere la possibilità di venire a contatto con tanta bella musica ma soprattutto con musicisti veri che per prima cosa amano il loro strumento e il lavoro che svolgono. Tra questi è con piacere che segnalo un gruppo che, nonostante la loro giovane età, è molto conosciuto nel panorama musicale torinese e non solo; gli Ossi Duri. Il loro primo cd maxisingle , "Niente squole niente maestre!" risale al 1996, l’album conteneva quattro brani originali e una cover di Zappa, brano che li consegna alla storia come i musicisti più giovani ad aver affrontato ed inciso la musica elaborata e difficile di F. Z.. Negli anni successivi partecipano a diversi festival in memoria del mitico artista americano, ("Zappa Day '97", Zappanale#9 del ’98, Zappadays del ’99 e del 2000 , Zappanale #13 del 2002 ) parallelamente si moltiplicano le loro esibizioni live in Italia e in Europa, all’incirca cinquecento, e le prestigiose collaborazioni con artisti importanti come: Ike Willis, chitarrista e cantante del band di F.Z, ed Elio di Elio e le storie tese. Proprio con quest’ultimo nell’ottobre del 2004 si esibiscono all’Hiroshima Mon Amour di Torino in occasione della serata organizzata da Onda 1, (operatori nuove droghe Asl 1) un nuovo servizio dell'Asl 1 che si occupa di dare aiuto alle persone con problemi legati all'assunzione di nuove sostanze. Questo concerto viene registrato ed inciso e fatto uscire l’anno seguente con il titolo "Gnam Gnam". Questo live vede Elio e gli Ossi Duri, accomunati dalla stessa passione per lo stile iconoclasta di Zappa, destreggiarsi abilmente per un undici tracce senza mai scendere qualitativamente, trasmettendo all’ascoltatore la magia e il divertimento respirati quella sera. A stupire è sicuramente la capacità che questa giovane formazione ha di riprodurre fedelmente i difficili arrangiamenti di F.Z. , qualità notate anche dallo stesso Elio che, durante il concerto, si complimenta diverse volte con tutti gli elementi del gruppo formato da: Martin Bellavia: chitarra e cori; Ruben Bellavia: batteria, cori e flauto dolce; Alex Armuschio: tastiere e cori; Simone Bellavia: Basso. Oltre a questi bravi musicisti quella sera sul palco ha suonato anche Gianni Denitto, noto sassofonista torinese dall’ottima tecnica e dal suono caleidoscopico  ed intenso. In questo cd non potevano mancare due pezzi propri, infatti le ultime due tracce sono respettivamente la mitica “Cateto” di Elio e le Storie Tese e “Regole da Rispettare” degli Ossi duri, due impronte personali a chiudere un album divertente e ben suonato.

Ps. Per avere ulteriori informazioni sugli ossi duri e acquistare i loro prodotti andate al loro sito.

Kiriku

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Di Darth (del 15/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1122 volte)
Titolo originale
The Mist
Produzione
USA 2007
Regia
Frank Darabont
Interpreti
Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Laurie Holden, William Sadler, Nathan Gamble, David Jensen, Jay Amor, Andre Braugher, Julio Cedillo, Kevin Beard, Dodie Brown, Alexa Davalos, Kip Cummings, John F. Daniel
Durata
127 minuti
Trailer

The Mist” è tratto dalla novella principale del libro “Scheletri” di Stephen King, una raccolta di racconti più o meno brevi.
La nebbia”, così il titolo tradotto, è decisamente avvincente e anche sufficientemente lungo (133 pagine). Memore del racconto letto anni or sono, sono riuscito a recuperare il dvd del film “The Mist”, tuttora inedito in Italia, nonostante il pubblico lo abbia apprezzato sia negli States che in Europa (media voto IMDB 7,5).
Il racconto narra di una cittadina del Maine (e dove altro poteva svolgersi una storia di King?) che, dopo una tempesta notturna, si risveglia con una coltre di nebbia spessa che, dal lago adiacente, si muove in direzione del villaggio. Un gruppo di compaesani è al supermercato a fare la spesa, quando entra un uomo ferito e trafelato che ammonisce tutti di barricarsi dentro poiché "something in the mist!" c’è qualcosa di pericoloso all’interno della nebbia che ormai ha avvolto l’intera città.
Il racconto prosegue incentrando tutta la trama sulle persone presenti nel grande magazzino e sulle loro reazioni e conseguenze: dallo scettico che si suicida uscendo spavaldo nella nebbia, alla pazza che crede di essere giunti finalmente al giudizio universale e, citando la bibbia, cerca di farsi dei proseliti tra i presenti. Ovviamente non è tutto un pericolo astratto, i presenti subiranno numerosi tentativi di attacco da parte delle cose che si nascondono nella caligine.
Come quasi ogni libro che si rispetti, la resa su pellicola fa perdere molto fascino all’immagine generata dalla lettura, ma ho visto conversioni ben peggiori. Realizzati bene gli effetti in computer grafica; degna di nota la scena della caccia all’insetto infuocato. Nota negativa, invece, gli attori: tutti mediocri. Ho trovato piacevole anche il finale: più concludente rispetto al racconto originario e, forse, più adatto a un film.

Darth

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Di nilcoxp (del 14/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 712 volte)
Titolo originale
You, me and Dupree
Produzione
USA 2006
Regia
Anthony Russo, Joe Russo
Interpreti
Owen Wilson, Kate Hudson, Matt Dillon, Seth Rogen, Michael Douglas, Bill Hader
Durata
108 minuti
Trailer

Molly e Carl sono novelli sposi, a far da testimone a lui c’è il suo storico miglior amico: Dupree. Quest’ultimo rimasto senza casa e senza lavoro, trova presso gli sposini una sistemazione temporanea, con la promessa di sistemarsi al più presto. Inutile dirvi che quest’ospite indesiderato riuscirà in tutti i modi, suo malgrado, a mettere in difficoltà la giovane coppia che rischierà di scoppiare!!! Si sorride e si ride (qualche volta) grazie ad un interpretazione brillante degli attori che trovano, grazie anche ad una sceneggiatura sufficiente, un equilibro che si apprezza durante la visone del film. Simpatica anche la parte del padre di Carl, affidata a Michael Douglas. La protagonista ben si nota in inquadrature davvero provocanti, che fanno immaginare tutto il resto… Vi riporto uno scorcio di dialogo che mi è piaciuto:

Dupree: “…Lui ti ama Molly”

Molly: “Lo so, lo so. L’amore forse non basta.”

Baci alle Molly che ci seguono

nilcoxp

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Di slovo (del 12/07/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1434 volte)
Artista
Tool
Titolo
Ænima
Anno
1996
Label
Volcano

I detrattori considerano il prog-metal con sufficienza, genere indegno di comparire nel novero del progressive in quanto semplice sfoggio di velocità di esecuzione e stilemi sinfonici tediosamente copiati da pochi gruppi di riferimento (primi fra tutti i Rush). Metal, solo più tecnico della media.
Questa valutazione ‘estremista’ non è, dopotutto, troppo lontana dalla realtà... fatte le debite eccezioni.
Parliamo quindi di eccezioni notevoli e introduciamo i californiani Tool rispolverando un loro disco pubblicato dodici anni fa. Possiede, forse nell’espressione riuscita meglio, la formula che ha fruttato al gruppo la sua reputazione, in cui confluiscono la potenza del grunge più ruvido, l’eleganza di passaggi strumentali complessi e gli effetti psichedelici dati dall’abbandono delle forme canoniche in favore di lunghe dilatazioni. Esattamente come dovrebbe essere, la tecnica strumentale da esibizione diventa funzione per veicolare ampie dinamiche emozionali. Fondamentale la duttilità vocale di Maynard James Keenan (che avevamo già avuto modo di apprezzare nel progetto A Perfect Circle) a suo agio sui registri melodici così come nelle urla squarcianti.
A meno di non disprezzare il metal a priori, e non vedo perché farlo, “Ænima” offrirà svariate occasioni per deliziarsi ed esaltarsi: nei dirompenti riff di “stinkfist”, nell’incalzante “hooker with a penis”, nell’ipnotica “jimmy” o nel trascinante giro della title-track. Ma come dicevamo, c’è anche spazio per l’esplorazione degli stati emotivi: “forty six & 2” o l’imponente “third eye”, un saliscendi tra evocazione, eruzione, improvvisazione e rumorismo.
Tra le 15 tracce del disco trovano posto brani brevi che fanno da introduzione o intermezzo alle canzoni. Vale la pena citare “message to Harry Manback”, costruita su un messaggio vocale realmente lasciato sulla segreteria di un membro della band, evidentemente non da un simpatizzante…
Consigliato vivamente, assieme ad “undertow” del 1993. Buon ascolto.

slovo

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Di Sansimone (del 11/07/2008 @ 07:00:00, in fumetti, linkato 1385 volte)
Titolo originale
Weimar
Autore
Roberto Dal Prà, Rodolfo Storti
Prima edizione

Un paio di mesi fa, alla fiera del libro di Torino attratto dalla copertina, ho acquistato questo album raccolta. Non conoscevo il personaggio né gli autori, Roberto Dal Prà solo per sentito dire, ma fortunatamente come molte cose istintive “Weimar” è stato un buon acquisto.
Partiamo dalla storia di questo fumetto, apparso da prima come storia a puntate in Francia, vede come protagonista un detective privato, Jan Karta, investigatore particolare; figlio di un importante filosofo tedesco non segue le orme paterne, ma intraprende la carriera poliziesca non dimenticandosi però gli insegnamenti paterni e l’importanza delle domande.
Tutte e tre le storie di questo primo volume sono ambientate tra Berlino e Roma e trattano di vicende di vita privata ma, come sfondo hanno la salita al potere e la conseguente dittatura dei partiti nazi-fasciti nell’Europa degli anni 30.
Dal punto di vista grafico il fumetto è tutto in bianco e nero, scelta credo non a caso per rendere la storia più realistica visto il periodo in cui è ambientata; con finestre piene di dettagli a fare contrasto con i tratti minimalisti che descrivono i personaggi.
Mentre sfogliavo le tavole c’era qualcosa nei tratti di Torti che mi ricordava qualcosa ed, infatti, Rodolfo Torti è l’autore grafico di alcune storie anni 90 di “ Martin Mystère” e di “Rosco e Sonny”, vecchia e appassionante saga a fumetti pubblicata dal “Il giornalino” un paio di decenni fa. Chissà se qualcuno se la ricorda?
In conclusione questo fumetto è un esempio di buona fattura della bravura dei nostri autori di fumetti, più apprezzati all’estero che in patria ma che con la buona volontà di una casa editoriale possono essere graditi anche in Italia da persone non particolarmente legate al mondo dei comics.


SanSimone

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Di Namor (del 10/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1317 volte)
Titolo originale
Vantage Point
Produzione
USA 2008
Regia
Pete Travis
Interpreti
Dennis Quaid, Matthew Fox, Forest Whitaker, Sigourney Weaver, William Hurt, Saïd Taghmaoui, Ayelet Zorer, Edgar Ramirez, Eduardo Noriega.
Durata
90 Minuti
Trailer

Ore 12, il presidente degli Stati Uniti recatosi a Salamanca per un vertice, si appresta a prendere parola in Plaza de Major per illustrare il nuovo piano contro il terrorismo globale, all’esordio del quale, due proiettile lo raggiungono in pieno petto. Nel conseguente parapiglia generale, una tremenda deflagrazione rade al suolo l’intero palco sul quale erano presenti i diplomatici delle varie nazioni, accorsi per partecipare al summit mondiale. Gli agenti di scorta Thomas Barnes (Dennis Quaid) e Kent Taylor (Matthew Fox, il Dott. Jack di Lost) dovranno districarsi in tempi molto ristretti, per scoprire gli esecutori di un ardito e ben ponderato attacco terroristico.
Otto punti di vista diversi l’uno dall’altro: grazie a questa prospettiva, fondamentale per lo svolgimento della trama, si capiranno le modalità ed i ruoli dei personaggi implicati direttamente o indirettamente nel distruttivo attentato.
Con questa discutibile scelta tecnica, il regista Britannico Pete Travis realizza il trhiller “Prospettive di un delitto”. La pellicola si presenta con un buon tasso di azione, oltretutto ben elaborato dai suoi protagonisti che li vede rappresentati da un cast di attori di tutto rispetto.
Ma quello che rende particolare lo svolgimento del film, ovvero la testimonianza visiva di otto spettatori diversi e sconosciuti tra loro, alla lunga risulta deleteria, poiché disturba l’attenzione dello spettatore per il proseguo della storia. Va bene proporre qualcosa di nuovo, ma assistere alla pellicola che ad un certo punto và in rewind per ben otto volte e fa rivedere il medesimo attentato, porterebbe anche il più mansueto degli spettatori a scocciarsi attendendo la sospirata conclusione della pellicola.
Peccato, qualche riavvolgimento in meno e sarebbe stato senz’altro un film più godibile da vedere.

Namor

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Di Darth (del 09/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1027 volte)
Titolo originale
Die Fälscher
Produzione
Austria, Germania, 2007
Regia
Stefan Ruzowitzky
Interpreti
Karl Markovics, August Diehl, Devid Striesow, Martin Brambach, August Zirner, Veit Stübner, Lenn Kudrjawizki, Werner Daehn
Durata
98 minuti
Trailer

Solomon Sorowitsch è stato, si presume, il miglior falsario al mondo: fu il primo a riuscire nella falsificazione del dollaro. Nel 1936 venne prelevato dalla sua abitazione berlinese dalla gestapo e portato nel campo di concentramento di Mauthausen, ivi riuscì a sopravvivere per alcuni anni grazie alle sue doti di pittore, finché viene trasferito al campo di Sachsenhausen per l’ “Operazione Bernhard”. Questa operazione segreta aveva lo scopo di creare una fabbrica di falsi: documenti, francobolli, sterline e dollari… con i quali rimpinguare le casse del reich. A tal fine, i tedeschi, riunirono in una parte isolata del lager gli ebrei con qualifiche utili allo scopo (tipografi, grafici, banchieri…), gli diedero cibo e letti comodi, e li convinsero a lavorare per loro sotto la guida di Sorowitsch. Questa organizzazione permise la produzione di oltre 130 milioni di sterline false, ricreate talmente bene che, portate al vaglio della banca nazionale britannica, vennero riconosciute autentiche persino da loro.
Premiato agli Oscar come miglior film straniero, Die Fälscher, incentra tutto sul personaggio di Sorowitsch, caratterizzandolo molto bene nel suo attaccamento alla vita ad ogni costo, ed interpretato superbamente dall’attore di fiction Karl Markovics, apparso in Italia come personaggio comprimario in alcuni episodi de “Il commissario Rex”.
Il film è interessante e scorre sufficientemente bene, anche se non riesce ad entusiasmare. Gli attori comprimari, invece, li ho trovati mediocri e poveri di carisma. Tutto sommato un’opera discreta, ma che non lascia il segno. Personalmente ritengo esagerata la vittoria dell’Oscar… ma è risaputo che le pellicole che trattano il tema della shoah vengono sempre acclamate più di altre all’Academy Awards.

Darth

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Di kiriku (del 08/07/2008 @ 05:00:01, in Serie tv, linkato 2606 volte)
Titolo originale
My Name Is Earl
Produzione
USA 2005
Episodi / Durata
24 / 21 minuti

Earl ( Jason Lee ) è un truffatore dedito a piccoli furti e a crimini che gli permettono di sopravvivere, lo accompagnano Randy ( Ethan Suplee ) il grosso fratello ritardato e sua moglie Joy ( Jaime Pressly ) la donna che ha sposato da ubriaco e che gli ha dato due figli non suoi. La sua vita cambia il giorno in cui, grazie ad un gratta e vinci, si aggiudica centomila dollari, ma proprio mentre corre in strada esultante viene investito da una macchina perdendo così il biglietto vincente. Mentre è ricoverato in ospedale scopre, guardando un programma alla televisione, l’esistenza del karma e cioè, semplificando molto, il principio per cui ad un azione commessa ne corrisponde un ‘altra dello stesso tipo. In poche parole se commetti un’azione buona ti tornerà indietro. Resosi conto che la sua vita non è mai stata un gran che per colpa della sua esistenza dissoluta decide di stilare una lista di tutte le cattive azioni commesse nell’arco della sua vita e di porvi rimedio. Uscito dall’ospedale, dove la moglie gli ha appena fatto firmare il divorzio, decide di provare a commettere una buona azione per vedere se effettivamente il karma funziona e cosi dopo aver depennato il primo punto dalla lista, "gettato cartacce per terra", ritrova il biglietto vincente. Resosi conto della potenza del karma decide di usare quei soldi per cancellare tutti punti della lista che ne comprende all’incirca duecentosessanta. Questa serie è uscita in America nel 2005, da noi è approdata nella stagione 2006/2007 ed è sicuramente la più divertente degli ultimi anni, il creatore Greg Garcia ha dato vita a dei personaggi incredibili e fuori dal comune per non parlare delle cattive azioni commesse dal protagonista e delle situazioni in cui si ritrova per rimediare al male commesso; divertimento puro. Gli episodi durano come di norma venti minuti ma la scorrevolezza e la comicità che ritroviamo all’interno di questa serie tv fan si che la durata del singolo episodio sembri molto più breve. A differenza delle altre sitcom “My Name Is Earl”  ha molte esterne,ma quello che davvero la differenzia dalle altre produzioni è l’incredibile capacità di divertire senza mai essere banale, anzi fa dell’originalità il suo punto di forza. Di solito nei telefilm classici troviamo dei personaggi che fanno parte di quell’alta borghesia dove famigliole per bene cercano di trasmettere buoni sentimenti sfoggiando una morale perbenista davvero stucchevole, vedi Robinson e simili, qui invece i protagonisti rasentano la miseria e cercano di sopravvivere con ogni espediente ad una vita fatta di stenti. Insomma, un piccolo capolavoro da vedere assolutamente!!!

Kiriku

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Di nilcoxp (del 07/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 907 volte)
Titolo originale
Dogville
Produzione
Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia 2003
Regia
Lars von Trier
Interpreti
Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Siobhan Fallon, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson, Jeremy Davies, Philip Baker Hall, Paul Bettany, Lauren Bacall, James Caan, Harriet Andersson, Ben Gazzara, Blair Brown
Durata
165 minuti
Trailer

Ambientato nel 1929, anno della grande depressione americana, in un paesino tra le Rocky Mountains, il film ci mostra come in una notte arrivi in fuga dai gangster la bella Grace (Nicole Kidman). Il piccolo villaggio, timoroso e timorato di Dio accoglie a braccia aperte la fuggiasca. Con il passare del tempo però le cose cominciano a cambiare, le persone sono sempre meno gentili nei confronti della protagonista, fino ad arrivare ad incatenarla. Ed ella subisce tutte le angherie senza mai ribellarsi, come ad espiare un atavica colpa che trascenda la condizione umana. I paesani daranno fondo a tutte le bassezze umane possibili, come a dover scaricare le proprie frustrazioni ed infelicità sulla malcapitata. Il regista ci regala un bel film, carico di significati e lo fa proponendoci una scenografia che travalica la normale messinscena. Possiamo parlare di metacinema e/o di metateatro, tanto la fusione appare evidente. Delle case noi vediamo solo segnati i perimetri con una riga bianca, così anche della strada, e le stanze recano all’interno la scritta per terra (sempre in bianco) della loro destinazione (es: cucina, sala, chiesa, ecc…). Solo qualche sporadico ed essenziale mobilio ci aiuta nella comprensione di quella realtà che deve essere accettata così per quella che è. Una voce fuori campo racconta lo svolgersi delle situazioni come venisse raccontata una favola che alla fine deve lasciare una morale, ma quale? Stupenda e commovente la Kidman nel ruolo della martire, e poi quanto è bella? Una pellicola che ho trovato stupenda, girata da un regista tra i più innovativi degli ultimi anni, che qui lascia il dogma in disparte, con risultati sorprendenti. Baci sperduti a tutti

nilcoxp

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Di slovo (del 05/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2428 volte)
Titolo originale
Cani Arrabbiati
Produzione
Italia 1974
Regia
Mario Bava
Interpreti
Riccardo Cucciolla, Maurice Poli, George Eastman, Don Backy, Lea Krueger
Durata
94 minuti

Colgo l’occasione per ricordare Mario Bava, sanremese di nascita, come uno dei registi italiani più originali ed influenti. Spesso dileggiato dalla critica nostrana, che lo rivalutò solo dopo morto, all’estero fu osannato come precursore di vari sottogeneri legati all’horror e al thriller. Moltissimi sono i registi che dicono di essersi ispirati alle brillanti soluzioni del suo lavoro: da Scorsese a Tim Burton, da Joe Dante a Quentin Tarantino. Soprattutto a quest’ultimo farei riferimento in quanto dichiarato estimatore del giallo italiano anni settanta, evidenziando un collegamento con uno degli ultimi film realizzati da Bava, il suo capolavoro “Cani Arrabbiati”.
Cominciamo col dire che non si può definire un vero e proprio ‘poliziottesco’, convididendo con quel filone solo il contesto storico (l’italia iper-violenta anni ’70) e alcune sequenze canoniche (la rapina, l’inseguimento con la polizia), è in realtà un thriller ad altissima tensione costruito sulle linee-guida del road-movie.
Dopo aver messo a segno una rapina, una banda di delinquenti prende in ostaggio un uomo di mezza età, un bambino e una giovane donna. L’improvvisata combriccola tenterà di dileguarsi a bordo di un auto. All’interno di quel claustrofobico ambiente, la terrorizzata Maria ed il preoccupato (ma stranamente atteggiato) Riccardo saranno costretti a condividere momenti interminabili con una selezione di criminali della peggior risma: la mente fredda e calcolatrice, il “dottore", e gli scagnozzi “bisturi” e “trentadue”, due rozzi instabili estremamente violenti.
Se escludiamo il finale a sorpresa, la storia non ha di per sé molti sviluppi - la forza del film sta nella vivida descrizione – disturbante ma funzionale - della tensione creata da quella particolare situazione, una tragedia incombente e impossibile da eludere (al bambino, sedato per tutto il tempo, verrà risparmiata l’esperienza): la banda sempre ad un passo dalla cattura e gli ostaggi in balia di tre pluriomicidi con niente da perdere e i nervi a pezzi. Molti elementi di questo film saranno riadattati da Tarantino ne “Le Iene”.
Consigliato, ad esclusione di chi è troppo impressionabile.

slovo

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Di Sansimone (del 04/07/2008 @ 07:00:00, in teatro, linkato 2097 volte)
Titolo originale
I-Tigi canto per Ustica
Produzione
ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI
Regia
 
Interpreti
Marco Paolini e il Quartetto vocale Giovanna Marini (Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Giovanna Marini, Patrizia Nasini)
Durata
2h 30’ circa

Ore 20.59.45 di una sera di giugno del 1980, una voce nel cielo del Tirreno dice “ Gua”, il significato di quel mozzicone di parola non lo sapremo mai.
Quella mezza parola è stata l’ultima parola registrata dalla scatola nera del volo Itavia precipitato al largo di Ustica vent'otto anni fa, la sera del 27 giugno 1980.
Sempre in una sera di giugno ma, del 2000, Marco Paolini porta in scena a Bologna “ I-Tigi Canto per Ustica” monologo per non dimenticare una tragedia italiana.
I-Tigi è uno spettacolo diverso da quello che uno spettatore si può aspettare da un’opera di denuncia sociale, perché alla fine non indica né colpevoli né nuove teorie su come si sono svolti i fatti. Paolini, insieme al coautore Daniele Del Giudice, vuole ripercorre la storia dell’aereo e di tutta l’inchiesta che né è seguita in vent’anni di indagini, basandosi sull’istruttoria del giudice Priore.Sforzandosi però di non farsi prendere la mano dalla voglia di denunciare la montagna di menzogne che hanno circondato da subito la vicenda del DC-9 precipitato ma, di attenersi solamente agli atti giudiziari.
Per far questo hanno deciso di usare nello spettacolo anche un linguaggio aereonautico, semplificato, ma lo stesso difficile da capire per chi non lo conosce (cosa che è successa anche ai vari giudici inquirenti per esempio), questo per rendere il più possibile reale il monologo. Si inizia, infatti, con le ultime comunicazioni tra l’aereo e il controllo di Ciampino con un insieme di dati e codici di rotta incomprensibili ai più ma, con l’andare avanti dello spettacolo diventeranno chiari grazie alla bravura di Paolini nel inserire nel copione spazi per così dire didattici.
Importanti in tutto lo spettacolo sono i cori, scritti e cantati da Giovanna Marini, anzi direi fondamentali perché questi cori sono le voci dei itigi, le voci di chi era su quel aereo, le voci dei parenti che aspettavano a Palermo i loro cari, le nostre voci. Nostre si, perché è da questo punto che è partito il progetto di Paolini e cioè che itigi siamo tutti noi, noi che prendiamo un aereo o che andiamo all’aeroporto per l’arrivo di qualcuno, noi popolo italiano che ha bisogno di sapere se il nostro spazio aereo è sicuro o è un far west per chiunque.
Come dicevo all’inizio, il monologo non individua chi è che ha deciso di far sparire un aereo civile dai nostri cieli, ma, forse, anno dopo anno un pezzo di verità salterà fuori.
Chissà magari l’onorevole senatore a vita Cossiga si ricorderà cosa avvenne nell’estate del 1980, quando era presidente del consiglio e fu preso in giro da tutti i suoi sottoposti( concetto da lui espresso in alcune interviste), e racconterà tutto quello che pensa, quest’anno ha detto che secondo lui è stato un missile magari il prossimo ci dirà che il missile è stato lanciato da un aereo e se la salute lo sostiene un giorno forse sapremo che bandiera aveva quel missile.

SanSimone

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