BLOGBUSTER - cinema e musica
mail forum
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 01/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1492 volte)
Titolo originale
The Bucket List
Produzione
USA 2007
Regia
Rob Reiner
Interpreti
Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow, Alfonso Freeman, Serena Reeder, Ian Anthony Dale, Christopher Stapleton
Durata
93 minuti
Trailer

Se, dopo gli esami clinici di rito, vi diagnosticassero poco più di un mese di vita e aveste un immenso patrimonio, cosa fareste?
Se avete risposto "beneficenza" avete tutto il mio consenso, ma la stragrande maggioranza opterebbe per “godersi gli ultimi giorni rimasti”. Uno di questi è Edward (J. Nicholson), che, ricoverato nel reparto di oncologia di una delle sue cliniche private, gli viene diagnosticata l’imminente dipartita. Nel letto di fianco, nelle medesime condizioni e con la stessa triste prospettiva, vi è Carter (M. Freeman). I due, nonostante la differenza sociale e caratteriale diventano compagni di sventura e, da qui, nasce l’idea di comporre una lista di cose da fare prima di morire (da qui il titolo originale più profondo “The Bucket List”). La lista è composta da cose frivole (come lanciarsi con un paracadute) e da cose frivole (vedere qualcosa di maestoso). L’unico punto interessante è aiutare un perfetto sconosciuto ma va da se che è riferito ai due protagonisti che non si conoscevano prima di incontrarsi in ospedale.
Davvero una delusione cocente questo “Non è mai troppo tardi”: nello stesso film l’interprete di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, quello di “Le ali della libertà”, diretti dal regista di “Codice d’onore” danno alla luce un film mediocre, che non diverte, non commuove e non entusiasma.
Come si può trattare un tema come i malati terminali di cancro così superficialmente avendo a disposizione due tra i migliori attori di Hollywood? E soprattutto, se si è voluto creare una sceneggiatura leggera, perché non sforzarsi di creare una bucket list con qualcosa di sensazionale anziché far girovagare i due vecchi attori per le rotte turistiche più scontate (le piramidi, il safari, Hong Kong, il Taj Mahal, l’Everest…)? Verso la fine c’è anche la morale disneyana sull’importanza della famiglia e che i soldi che non danno la felicità… mazzata finale di un’opera non lascia niente se non il rammarico di un’enorme occasione sprecata.

Darth

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di nilcoxp (del 30/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 684 volte)
Titolo originale
Water Horse: The Legend of the Deep
Produzione
USA 2007
Regia
Jay Russell
Interpreti
Emily Watson, Alex Etel, Ben Chaplin, David Morrissey, Priyanka Xi, Marshall Napier, Joel Tobeck, Erroll Shand, Brian Cox
Durata
110 minuti
Trailer

Quando ho visto i promo di questa pellicola mi sono detto: “Un’altra porcheria sul mostro di Loch Ness . Mi sono dovuto ricredere. La storia narra di un bambino che trova nell’acqua uno strano uovo, lo porta a casa e durante la notte questo si schiude. Ne nasce una sconosciuta creatura, che dotata di appetito insaziabile stabilisce una relazione di amicizia con il ragazzo. Ambientata in Scozia durante la seconda guerra mondiale, la vicenda vede nella sua prosecuzione l’avvicinarsi del conflitto bellico, le truppe militari che arrivano in casa del protagonista, e l’ospite animale sempre più grosso e sempre più difficile da nascondere. Bel fantasy che sa ben coniugare una sceneggiatura funzionale ad effetti speciali veramente notevoli e non fini a se stessi. La creatura marina che vediamo nei suoi primi periodi di vita è incredibile per rendimento e qualità grafica. Per tutta la famiglia che vuol trascorrere 110 minuti con una bella storia che scaldi il cuore (ma solo quello, perché per il resto fa già caldo cosi!). Vi piacerà. Baci lagunari a tutti

nilcoxp

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di slovo (del 28/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 906 volte)
Titolo originale
The Corporation
Produzione
Canada, 2003
Regia
Mark Achbar, Jennifer Abbott
Interpreti
Noam Chomsky, Howard Zinn, Michael Moore, Milton Friedman
Durata
135 minuti

Si potrebbe cominciare con una turpe vicenda che ho appreso da questo documentario - in sintesi: una grossa multinazionale agro-bio-tecnologica statunitense mette in commercio un farmaco destinato ai bovini e finalizzato ad incrementare la produzione di latte. L’ente preposto al controllo (FDA) dà il nulla osta, diciamo senza troppi scrupoli. Tale ormone procura alle mucche una dolorosa infezione alla mammella (mastite) che determina la presenza di pus altamente infetto nel latte. Da lì la necessità di somministrare alle bestie alte dosi di antibiotici che finiscono, attraverso il latte, all’uomo (assumere antibiotici non necessari contribuisce a rendere virus e batteri sempre più resistenti). Fu realizzata un’inchiesta giornalistica che avrebbe dovuto smascherare la ‘rispettabile’ corporation ma questa riuscì a censurarla minacciando ritorsioni legali nei confronti dei responsabili del network (Fox). Il farmaco è attualmente in commercio.
Di episodi simili – ordinarie orge di corruzione, ingordigia e sprechi inutili - è disseminata la storia recente: le multinazionali (o corporation) dominano il mondo economico e quindi la società contemporanea ma a fronte della loro fitta ed invadente presenza pochi hanno ben chiaro cosa siano, da dove vengano e come agiscano con esattezza, tale è stata la loro capacità di occultarsi dietro loghi rassicuranti.
A chi si indigna e si domanda come sia potuto succedere consiglio la visione di "The Corporation": gli argomenti sono tanti e non sempre immediati ma i registi sono riusciti ad orchestrare bene le parti: la cronaca e le testimonianze, le varie opinioni, le pillole di storia moderna e i rudimenti di economia.
Particolarmente interessante la trattazione delle origini delle corporations, tema fondamentale per capire in che modo queste emanazioni del capitalismo siano semplicemente delle aberrazioni in termini: come chiamare altrimenti entità prive di coscienza morale, il cui unico obbligo è aumentare i profitti, rendendo tutto il resto (bene pubblico, forza lavoro, ambiente e diritti) sacrificabile alla prima conveniente occorrenza?
Uno spunto interessante, in risposta a questo interrogativo, è un test fittizio che accompagna l’intero film per tentare di definire la personalità della corporation (immaginandola una persona, giuridica nella fattispecie): il quadro che emerge è incontrovertibilmente quello di uno psicopatico - e di questo c'è poco da stare allegri...
Gli intenti del film sono palesi, andrebbe indirizzato a chi ancora crede nel modello neo-liberista e nei suoi presunti propositi di beneficio alla pluralità. Chi è già al corrente dei pericoli del capitalismo moderno si godrà un documentario scorrevole e arguto - e ripassare certi argomenti non fa mai male.

slovo

Articolo (p)Link Commenti Commenti (2)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Sansimone (del 27/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1005 volte)
Artista
Francesco De Gregori
Titolo
Per brevità chiamato artista
Anno
2008
Label

Niente di nuovo sul fronte musicale, è questa, parafrasando un titolo di Remarque, la prima cosa che mi è venuta in mente ascoltando l’ultimo album di De Gregori.
Nell’ ascoltare Calispo del 2006 e questo album del 2008, per quanto riguarda la componente musicale, non c’è una grande differenza o evoluzione, del resto i musicisti sono gli stessi della sua ultima tournee teatrale( l’album, infatti, è stato registrato durante una pausa di questa).
Principalmente sono tutte ballate con musicalità folk con alcuni accenni rock e un valzer in “Volavola”.
I testi delle canzoni, in forte contrasto con l’album precedente, li ho trovati molto interessanti soprattutto perché li vedo come un mettersi a nudo del “principe”.
Trovo molti riscontri autobiografici, vedi, quando parla di sè negli anni 60-70 in “Per Brevità Chiamato Artista” o in “Celebrazioni” ma, contemporaneamente, suppongo che De Gregori voglia comunque prendere le distanze dal nuovo fenomeno del PD. In molte interviste, infatti, ha dichiarato che, pur essendo amico di Veltroni non concorda con lui su diverse cose e che alle primarie avrebbe preferito la Bindi (tra l’altro queste interviste hanno scatenato vari annunci di un De Gregori berlusconiano, Dio ci salvi da questi voltafaccia).
Andando oltre a questi due testi, ci sono “L’imperfetto” e “L’infinito”, i testi migliori di tutto l’album, chiaramente secondo me, in cui si può ascoltare il De gregori di una volta, fatto di ermetismo e grande poesia tra le righe del testo, da ascoltare molte volte per trovarci poi ognuno il proprio senso.
Come nel “ Il bandito e il campione” anche in questo disco c’è un testo di Luigi Grechi, “L'angelo Di Lyon”, forse l’unica vera canzone che compare nel disco con un bel suono country, omaggio, credo proprio a suo fratello. Come dicevo all’inizio, chi si aspettava un De Gregori nuovo, nei suoni o nei testi, si ritroverà tra le mani un album un po’ vecchia maniera ma, che porta in sè il dono da parte del musicista di scrivere solo per il grande piacere di farlo.
Buon ascolto a tutti.


SanSimone

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Namor (del 26/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2218 volte)
Titolo originale
36 Quai des Orfèvres
Produzione
Francia 2004
Regia
Olivier Marchal
Interpreti
Daniel Auteuil, Gérard Depardieu, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino, Daniel Duval, Francis Renaud.
Durata
110 Minuti
Trailer

Una temibile e spietata banda di assaltatori di furgoni portavolori, getta nello scompiglio il corpo di polizia francese che, inerme, brancola nel buio. Per porre fine alle baldanzose azioni del gruppo che tiene in scacco le forze dell’ordine transalpine, il capo della polizia, prossimo a lasciare per un avanzamento di carriera, promette la sua scrivania a chi per primo catturerà la famigerata gang. A contendersi l’ambita promozione, sono due poliziotti da tempo rivali è che mal si sopportano, il carismatico e ben voluto capitano della BRI (Brigata d’intervento rapido) Leo Vrinks (Daniel Autiel), e l’inviso ed ambizioso capo della BRB (Brigata di repressione del banditismo) Denis Klein (Gèrard Depardieu). Una soffiata che pagherà a caro prezzo, agevolerà il capitano Vrinks nella riuscita dell’operazione, ma non avrà la meglio sul suo acerrimo rivale nell’accaparrarsi la sospirata promozione come capo della polizia.
Corruzione e loschi intrighi all’interno della macchina della giustizia, fanno da sfondo all’ottima trama di “36 - Quai des orfevres”. Il titolo del film, richiama l’indirizzo nel quale ha sede il comando di polizia giudiziaria di Parigi, teatro di uno dei più grandi scandali che investì nel 1985 le forze dell’ordine della capitale francese. A dirigere ottimamente, questa storia realmente accaduta è uno dei testimoni diretti che visse quei tragici giorni, l’ex poliziotto Olivier Marchal, al quale va attribuito un dovuto plauso per averci illustrato, senza lesinare nel film, i metodi vergognosamente abietti, che vengono usati per ottenere i posti di comando.
A rivaleggiarsi con una performance di grande intensità, sono due titani dell’attuale cinematografia francese, Daniel Autiel e Gèrard Depardieu, quest’ultimo, scelto in extremis per sostituire un altro titano come Jean Reno, già impegnato in un’altra lavorazione. La Golino e André Dussollier vanno a completare un buon cast per la realizzazione di questo titolo, ingiustamente sottovaluto nelle nostre sale.

Namor

Articolo (p)Link Commenti Commenti (3)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Louise-Elle (del 25/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1900 volte)
Titolo originale
3:10 to Yuma
Produzione
USA 2007
Regia
James Mangold
Interpreti
Russell Crowe, Christian Bale, Peter Fonda, Gretchen Mol, Ben Foster, Dallas Roberts, Alan Tudyk, Vinessa Shaw, Logan Lerman, Kevin Durand, Luce Rains.
Durata
117 minuti
Trailer

Da bambina i film western erano la mia passione: cavalli al galoppo, i buoni, i cattivi, gli indiani, terre da conquistare, le pistole e i duelli mi hanno sempre affascinato.
La mia innata curiosità non ha resistito a questa nuova versione del regista James Mangold del remake del film del 1957, tratto dal un racconto del 1953 di Elmore Leonard “3:10 to Yuma”, mi è piaciuta. Una storia semplice che regala emozioni. I protagonisti principali sono due uomini: il fuorilegge Ben Wade (Russel Crowe) sicuro di sé, spietato, senza scrupoli, intelligente e anche un po’ filosofo capo di una banda di altrettanti farabutti e malfattori che vivono sperperando il denaro recuperato rapinando banche e diligenze; il contadino Dan Evans (Christian Bale) timorato di Dio, ex combattente dell’esercito dell’Unione, onesto contadino e padre di famiglia che non riesce a trovare il modo per salvare la sua fattoria sommersa dai debiti.
Il destino farà incontrare i due protagonisti. Il bandito Ben verrà catturato e Dan in cambio di una considerevole cifra di denaro, si unirà ad altri volontari guidati dal Rappresentante della società ferroviaria Grayson Butterfield (Dallas Roberts). Il gruppo è formato da un mercenario Byron McElroy (Peter Fonda), l’indisponente Tucker (Kevin Durand) , l’inesperto veterinario Doc Potter (Alan Tudyk) e il figlio maggiore di Dan quattordicenne che vuole aiutare il padre che considera un eroe premiato con tanto di medaglia e congedato anticipatamente dall’esercito poiché ferito. Questo sparuto e inesperto gruppetto di uomini dovrà scortare Ben fino alla cittadina di Bisbee a Contention e caricarlo su un treno adibito a prigione che lo porterà a Yuma in Arizona dove sarà processato dal Tribunale Federale.
Iniziano così le peripezie del gruppo che con astuzie varie cercherà di sfuggire all’inseguimento della banda di Ben intenzionata a liberare e riavere con sé il loro leader. Ben Wade riuscirà a salvare alcuni dei componenti del gruppo con abilità da un’attacco Apache. Ben fuggirà ma verrà successivamente catturato e torturato da un suo acerrimo nemico impegnato a coordinare i lavori per la costruzione di binari ad opera di minatori cinesi alle dipendenze della Compagnia Ferroviaria. Dan, unitamente all’esiguo gruppo di volontari rimastogli accanto, ricambierà la cortesia a Ben salvandogli la vita aiutandolo a fuggire dal sicuro linciaggio e caparbio più che mai vuole a tutti i costi scortarlo fino all’arrivo di quel treno. Da questo momento fra Ben e Dan inizia però un dialogo le cui confidenze sveleranno il passato, i timori e alcuni segreti di entrambi. Fra loro nascerà un rispetto e una stima reciproca nonostante i loro caratteri e le rispettive vite siano diametralmente opposte e li unirà in un’inaspettata e insolita amicizia. L’obiettivo di portare a destinazione ed attendere l’arrivo di “quel treno per Yuma” si rivelerà una missione quasi impossibile: azione pura , avventura, inseguimenti, sparatorie sono garantiti fino all’ultima scena come ci si aspetta da un autentico film western. Il finale sarà sorprendente e commovente. L’amicizia fra Ben e Dan farà riflettere sui valori della famiglia e dell’amicizia stessa, mentre sarà solamente il destino a decidere la sorte finale dei due protagonisti. Un film da non perdere per gli amanti del genere e a mio semplice parere le interpretazioni valide e sentite di Russel Crowe e di Christian Bale lo hanno reso magnifico dimostrando che il fascino del western non tramonta mai.
Una piccola nota personale: dedico questa recensione a una persona che molto tempo fa mi disse: “…cosa aspetti? Il Treno per Yuma?!” Quella persona in questo film avrebbe egregiamente potuto interpretare la parte di Ben: un fottutissimo figlio di puttana che nonostante tutto ricordo ancor oggi.
Grazie per avermi letto ancora questa volta e non perdetevi “quel treno per Yuma”… questo però!

Louise-Elle

Articolo (p)Link Commenti Commenti (5)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di kiriku (del 24/06/2008 @ 05:00:01, in Serie Tv, linkato 1623 volte)
Titolo originale
Law & Order
Produzione
USA 1990 - 2008
Episodi / Durata
411 / 45 minuti

Law & Order – I due volti della giustizia, dopo Gunsmoke, è la serie tv più longeva di tutti i tempi, all’inizio di quest’anno è iniziata la diciottesima stagione. Da questa serie madre sono nati altri quattro spin-off : Law & Order: Unità Speciale, Law & Order: Criminal Intent, Law & Order: Il verdetto e Law & Order: Criminal Intent Parigi .Questo record è stato raggiunto grazie all’ottima qualità che questo telefilm esprime sotto tutti i punti di vista a cominciare dalla sceneggiatura e dalla regia sempre ottime. La struttura narrativa è divisa in due parti, la prima dove la polizia indaga sul crimine commesso e la seconda dove la procura tenta di ottenere la condanna. Questa divisione porta inevitabilmente alla scissione dei protagonisti in due gruppi ben distinti: il 27° distretto di polizia di New York e in particola due agenti e il loro capitano e la Procura di Manhattan con due procuratori supervisionati dal procuratore distrettuale. Ogni episodio è praticamente scollegato dagli altri in modo da permetterne la visione anche in ordine sparso, questo grazie anche al fatto che le vicende personali dei protagonisti sono praticamente inesistenti lasciando il campo alla narrazione poliziesca. Questo stile porta con se un vantaggio notevole e cioè quello di evitare che il telefilm diventi a lungo andare una telenovela senza fine, anzi se si considera che i personaggi difficilmente durano più di due stagione si può facilmente comprendere che gli unici veri protagonisti sono i casi affrontati e quindi il lato peggiore che la società americana, New York in particolare, ha da offrire. Bello e avvincente questo serial mi ha conquistato da subito grazie ad una sobrietà e ad un realismo estremo che pochi telefilm sono in grado di offrire, i casi affrontati non sono mai banali, anzi sono sempre coinvolgenti e ben sviluppati. La parte dell’episodio in cui si svolge l’indagine è strutturata in modo da essere veloce e senza sosta mentre quella in cui avviene il processo è più lenta e riflessiva, istinto e razionalità dosati al punto giusto. Nato dal genio di Dick Wolf  Law & Order è uno dei telefilm polizieschi più belli di sempre.

kiriku

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di nilcoxp (del 23/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 878 volte)
Titolo originale
Juno
Produzione
USA, Canada, Ungheria 2007
Regia
Jason Reitman
Interpreti
Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons
Durata
92 minuti
Trailer

Quando Juno ad inizio film ha un rapporto sessuale con un suo coetaneo, mi sono sentito trasportare indietro nel tempo ai miei inizi…bei tempi…Per mia fortuna però la sua storia si scosta dalla mia, visto che lei rimane incinta. Così ha inizio la trama di questo film che riesce a trattare un argomento così delicato come la gravidanza di un’adolescente senza scadere nel patetico o nel melodrammatico. Si rimane su un piano realistico per tutta la durata della pellicola, aiutati in questo da una buona prova della protagonista che esibisce una parlata decisamente contemporanea e femminile. Per rendere possibile questo, i dialoghi sono stati scritti da una blogger di nome Diablo Cody, scoperta casualmente da uno dei produttori su internet. Da sottolineare la rappresentazione dei non protagonisti, i genitori su tutti, assolutamente non convenzionali e lontani dai luoghi comuni classici di queste situazioni: finalmente !!! La ragazza così decide con la sua testa di portare avanti la gravidanza, ma di cercare dei genitori che si prendano cura del nascituro. Non è un filmone, ma è meglio di tanti altri in circolazione. Una domanda per chi sa rispondermi: ma davvero le nuove generazioni parlano così? Baci bastardi a tutti

nilcoxp

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Andy (del 21/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1053 volte)
Artista
Enrico Ruggeri
Titolo
Rock Show
Anno
2008
Label
ANYWAY MUSIC

Il titolo di questo album, uscito a maggio 2008, potrebbe trarre in inganno chi si appresta ad ascoltarlo. Rock show, il nuovo disco di Enrico Ruggeri, è invece un lavoro intriso di sonorità molto country, anzi direi più propriamente folk, a parte la canzone che da il titolo a questo concept-album, molto autobiografico in cui l’autore diventa il protagonista di questi undici racconti di vita, narrati con la solita raffinatezza poetica con cui Enrico ci ha affascinato fino dai lontani esordi con i Decibel, che univano al punk liriche molto sofisticate per il genere, e che ha poi proseguito la sua carriera solistica con dischi bellissimi come Peter Pan, ad esempio, o scrivendo canzoni eccezionali per altri interpreti; Il mare d’inverno e Quello che le donne non dicono, tanto per dirne due.
Adesso, dopo aver raccontato tante storie di vari personaggi, è ora di parlare di se stesso, a cominciare dalla title-track, l’unico pezzo che rispolvera l’anima rock del cantautore, gran bell’intro di sint su un mid-tempo tosto di basso –batteria-chitarra elettrica e hammond e un testo da musicista convinto: “ se c’e da vendere l’anima ancora , lo farò perché io posso vivere solo così ” e cioè : farò della musica e di ciò che comporta la mia vita, malgrado tutto quello che ho vissuto, sbagliato e perso. Molto bella La terra e la luna, un invito a guardare meglio dentro le cose e noi stessi , appropriata sigla per Il bivio , programma che Ruggeri conduce da un paio d’anni dimostrandosi bravo anche in questo, direi, secondo lavoro. Sulla strada, racconto delle prime sensazioni provate agli inizi della carriera da artista, in cui la strada ti porta verso nuove esperienze e persone, senza possibilità di tornare indietro. Cuore segreto, storia di un amore segreto di una notte, Teneri amori, triste cronologia di amori che “ nascono, crescono e passano via” dentro un addio silenzioso irreale e Attimi, gli straordinari momenti che vivono gli amanti, sono le ballate che il cantautore milanese ci regala in questo album, uniche per poesia, musica e originalità. Il giorno del black-out è, secondo me il pezzo migliore del disco, denuncia della nostra dipendenza dalla tecnologia, da internet, dai videogiochi, una realtà alienante che ci rende insofferenti ad ogni avvenimento e che finirà solo con un black-out liberatorio, che riporterà il dialogo tra le persone , nelle case e nelle strade.
Ruggeri ha saputo rimanere fedele a se stesso negli anni, Peter Pan della musica nostrana, magari addolcendo un po’ il suo amato rock e portandolo verso sonorità più country, ma mantenendosi comunque su ottimi livelli; d’altronde è il suono giusto per questi testi sentiti e intimisti, figli di una raggiunta maturità artistica notevole; magari nel prossimo disco tornerà su sonorità più grintose, data la sua voglia di rinnovarsi e quindi continueremo a seguirlo fino al suo prossimo bivio musicale…Buon ascolto!

Andy

Articolo (p)Link Commenti Commenti (5)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Sansimone (del 20/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 2900 volte)
Titolo originale
Storia di Tonle -L'anno della vittoria
Autore
Mario Rigoni Stern
Prima edizione
1978

La storia di Tonle Bintam racconta la vita di un uomo a cavallo dei 900, Bintam è un contrabbandiere, un pastore, un contadino dell’altopiano di Asiago, ma prima di tutto è un uomo con un forte senso della casa e della propria famiglia.
Mario Rigoni Stern inizia a raccontare le vicende di Tonle da, quando viene colto in fallo dalla guardia di finanza ed è costretto a fuggire oltre confine, all’estero trova lavoro ma, prima dell’inizio dell’inverno fa segretamente ritorno a casa per passare il natale con i suoi famigliari. Seguirà questa migrazione stagionale per diversi anni fino a, quando per un indulto nazionale i suoi problemi con la giustizia non saranno cancellati. Da quel momento si trasforma in un contadino e un pastore deciso a non andarsene più da casa neanche a causa della guerra mondiale.
“L’anno della vittoria “ racconta le vicende di una famiglia sfollata nell’autunno del 1918, le difficoltà incontrate una volta lasciata la propria casa e quelle vissute per farvi ritorno; naturale prosecuzione di “Storia di Tonle” in questa versione edita da Einaudi sono state allegate insieme.
Come in molte sue opere, anche qui, Stern trae spunto dalla sua terra, che siano storie autobiografiche o non, racconta spaccati di vita quotidiana di personaggi apparentemente semplici. Semplici non sono per niente però, perché nella loro semplicità celano il segreto di un mondo montano che ormai sta lentamente scomparendo come sta scomparendo la natura cosi ben descritta in tutti i suoi libri.
Forse è questo il segreto del successo di Rigoni Stern, riuscire a trasportarci in un mondo diverso da quello in cui viviamo, fatto di principi e di rispetto per le persone e le cose che ci circondano, per una natura che ci ha datto la vita e che solo ascoltandola possiamo continuare a vivere.
Un personaggio pubblico che ha lavorato diverse volte con Stern, in occasione della morte avvenuta lunedì scorso chiudeva l' articolo in sua memoria con queste parole: Se possiamo imparare qualcosa da tutto questo, facciamolo durare.


SanSimone

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Namor (del 19/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1528 volte)
Titolo originale
The Happening
Produzione
Usa - India 2008
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer Breslin, Robert Bailey Jr..
Durata
91 Minuti
Trailer

Un’inspiegabile serie di suicidi di massa senza apparente motivo, getta nello sgomento la popolazione degli Stati Uniti. Le autorità indaganti non sono in grado di fornire le giuste motivazioni per gli inconsueti gesti, il terrore ed il continuo propagarsi di questa inarrestabile sequenza di inspiegabili morti, fa presupporre che sia opera di un attacco terroristico con uso di gas chimici.
Mentre intere città vengono evacuate, i suicidi si susseguono in un area sempre più vasta della nazione, intanto dagli organi competenti, vengono elaborate altre ipotesi sulle possibili cause della misteriosa strage, tra queste, un esperimento non riuscito dell’esercito o un nuovo virus studiato in laboratorio fuori controllo.
Nel frattempo la popolazione sempre più in preda al panico, da inizio ad un disperato esodo verso le aree non colpite dal presunto virus, tra questi c’è l’insegnante di scienze Eliot Moore (Mark Wahlberg) il primo ad accorgersi che dietro al volto del mortale nemico non si nasconde nessun terrorista o insano scienziato, ma un avversario tanto silenzioso quanto letale che ci circonda da molto tempo…la natura!
Un’autostrada piena di auto abbandonate, senza traccia di esseri umani” da questa inusuale considerazione, il regista M.Night Shyamalan è riuscito a scrivere, dirigere e produrre il suo ultimo lavoro, “E venne il giorno” pellicola che strizza l’occhio alla ben più famosa e meritevole “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel.
L’idea della natura che si ribella al genere umano, non era male come punto di partenza, peccato che col passar del tempo la storia si ammoscia più del dovuto, una pecca questa che associata al suo finale, mi ha fatto storcere non poco il naso sul giudizio di quest’opera.
Con un dose maggiore di brio ed un finale alla sua maniera, Shyamalan avrebbe sicuramente scontentato un gran numero di spettatori in meno.

Namor

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Darth (del 18/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1768 volte)
Titolo originale
Le Scaphandre et le papillon
Produzione
Francia, USA - 2007
Regia
Julian Schnabel
Interpreti
Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais, Niels Arestrup
Durata
112 minuti
Trailer

Jean-Dominique Bauby era un giornalista. All’età di 43 anni, nel 1995, mentre guidava tranquillo la sua decappottabile in compagnia di suo figlio gli venne un ictus. Dopo venti giorni di coma, Jean-Do si risveglia imprigionato nel proprio corpo, ed è qui che inizia “Lo scafandro e la farfalla”, il film tratto dall’autobiografia del giornalista afflitto dalla Sindrome locked-in.
Quando Bauby si sveglia, noi ci svegliamo con lui. La telecamera sono gli occhi suoi, facciamo fatica a capire, non riusciamo a muoverli, non riusciamo a mettere a fuoco. Poco a poco comprendiamo che non possiamo muoverci, che non riusciamo a parlare… che siamo completamente paralizzati. Un occhio non funziona come si deve… ce lo debbono cucire, ci dimezzano ulteriormente il micro-mondo che ci è rimasto.
Per i primi quaranta minuti, il film è questo. Noi siamo Bauby, noi siamo paralizzati. Agghiaccianti, è il termine più adatto per descrivere questi minuti, che per noi sono stati un terzo di film, mentre per l’autore circa 16 mesi.
Il proseguo dell’opera è suo tentativo di tornare a vivere. Lo posizionano su una sedia a rotelle, lo portano fuori, gli insegnano lentamente a comunicare sbattendo la palpebra. Inizialmente solo per dire si o no, successivamente per poter parlare: l’interlocutore dice l’alfabeto e lui chiude l’occhio quando sente la lettera giusta. Una lettera alla volta per formare una parola. Una lettera alla volta per formare una frase. Con questo metodo, Jean-Do, ha dettato il suo libro “Le scaphandre et le papillon”.
Il film di Schnabel è davvero ben realizzato (miglior regia al festival di Cannes). Ottima la scelta dell’inizio in prima persona, così da immedesimare il più possibile lo spettatore nello stato d’animo del protagonista, pilotato dalla voce fuori campo. Successivamente è da elogiare la performance di Mathieu Amalric, che con il suo occhio perennemente in movimento riesce a trasmettere sensazioni che alcuni pseudo-attori non riescono a comunicare nemmeno con l’ausilio della parola.
Un film bellissimo e toccante, ma da guardare se ne si hanno le capacità ricettive. Mia madre, dopo sette minuti esatti, se n’è andata affermandomi “E poi mi critichi perché guardo Tempesta d’Amore!”… Mah…

Darth

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di kiriku (del 17/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 3589 volte)
Titolo originale
Naked Lunch
Produzione
Canada/Gran Bretagna/Giappone 1991
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider
Durata
117 minuti
Trailer

Bill Lee è un aspirante scrittore devastato dall’uso di droghe allucinogene, per mantenersi fa il derattizzatore. Sia lui che sua moglie sono dipendenti dalla polvere che usa per annientare gli insetti, sostanza che li distrugge psicologicamente a tal punto che durante un “gioco” lei si ritrova una pallottola in fronte. Scosso dall’evento Bill si rifugia a Tangeri, città che nella sua mente prende il nome di Interzona. Da questo momento comincia il viaggio allucinogeno e allucinante dell’ artista che crede di essere coinvolto in un complotto alieno. Macchine da scrivere simili a coleotteri che interagiscono con il protagonista comunicando attraverso ani parlanti. Un mondo dove realtà e allucinazioni si fondono in un magma onirico apparentemente senza senso. Questo film è tratto dall’omonimo libro di William Burroughs, testo diventato ormai il manifesto della generazione beat, da alcuni suoi racconti e da alcuni spunti biografici dello stesso autore. Cronenberg ha messo su pellicola, ho almeno ci ha provato, lo stile cut-up dello scrittore americano, che consiste nel destrutturare un testo per poi rimontarlo in un modo apparentemente caotico e visionario, obbligando il lettore a trovare da se i collegamenti necessari per comprendere il tutto. Il risultato è un buon film con un' ottima sceneggiatura, come lo sono del resto la regia e la colonna sonora che vede tra l’altro alcuni interventi del trio di Ornette Coleman. Il film affronta temi particolari come l’omosessualità, i moralismi sessuali, gli stupefacenti e i loro effetti, il logorio del potere e tutte le deviazioni che questi comportano. Argomenti che ritroviamo nel romanzo ma che il regista non riesce a trasportare  fedelmente su video proprio per l’ impossibilità di rappresentare lo spirito di una scrittura e di uno stile così particolari. A Cronemberg però va il merito di aver portato l’attenzione su un artista davvero importante e sul suo delirante mondo kafkiano.

kiriku

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di nilcoxp (del 16/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 840 volte)
Titolo originale
L'Enfant
Produzione
Francia, Belgio 2005
Regia
Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
Interpreti
Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Déborah François, Jérémie Segard, Fabrizio Rongione
Durata
95 minuti
Trailer

La camera incollata al volto per tutto il film non mi dà spazio per respirare, ed anch’io insieme ai protagonisti soffro e soffoco. Poco spazio poca visuale e poco futuro. I tuoi occhi mi hanno colpito di nuovo, amore vero travestito da passante, potevi andare via ma sei rimasta. Ho commesso un errore, vendere nostro figlio come ho venduto tutto intorno a noi, crederlo non mio come gli oggetti rubati e rivenduti. Tu non mi hai perdonato. Ma qui in periferia è così, niente ha valore se non il denaro, niente è veramente amore, tranne il tuo. Allora che fare? Ricomincio dall’inizio, mi devo riscattare e devo farlo in fretta. Voglio che i tuoi occhi mi colpiscano di nuovo e non per odio, qualunque sia il prezzo da pagare. Amore amore amore, vola basso ed è molto stretto, come questa camera incollata al volto che non mi fa respirare e che alla fine mi lascia una sensazione spiacevole: forse potevo darti di più, potevo fare di più, potevo dirti di più. Forse…ma io sono così e niente di più.

Un ringraziamento a "nirvanagel" per la gentile concessione.

nilcoxp

Articolo (p)Link Commenti Commenti (6)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di slovo (del 14/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1396 volte)
Artista
Diaframma
Titolo
Camminando sul Lato Selvaggio
Anno
2007
Label
Diaframma

Ascoltiamo con piacere l’ultimo album di inediti della storica band fiorentina o per meglio dire del cantautore-rock che si cela sotto la sigla Diaframma; il titolo è la traduzione di "Walk on the wild side”, un omaggio al rock maledetto di Lou Reed e a quell’attitudine che mai è stata tradita. Una volta abbandonate le vestigia new wave degli esordi la musica di Fiumani si è fatta sempre più cruda, essenziale, nell’intento di inoculare la linfa del punk nella forma del rock d’autore, con lo sprezzo per tutto ciò che potrebbe tradirla in favore del compromesso ammiccante.
Si ha sempre l’impressione che sotto il manifesto del ‘sono questo: prendere o lasciare’ abbia sempre pubblicato tutto ciò che scaturisse dalle sue sedute compositive. E d’altronde perché mai filtrare? Mica deve passare il vaglio di qualche stronzo manager addetto alle vendite, no? Il rapporto con la sua fan-base è di tipo incondizionato.
Mai stato molto vendibile il Fiumani, è in grado di scrivere belle canzoni, questo si. E “Camminando sul Lato Selvaggio” ne contiene parecchie: “Valentina”, tenera e grintosa, dedicata ad una (sua?) ragazza di facili costumi (avevamo già avuto occasione di sentirla al concerto di Genova con il sottotitolo “la zoccola”) variante nell’andamento come “barbara, 1992”, uno splendido trionfo di rassegnata ironia. In “c’è un uomo là” Federico intreccia la sua collaudata poesia del quotidiano con metafore surreali e “questo ragazzo” dimostra che le potenzialità per produrre una hit le avrebbe anche (‘se solo lo volesse’).
Abbiamo poi una manciata di ballate romantiche piacevoli e rilassate, “io, si proprio io”, “grazie davvero”, “come una droga per me” che sedano le sferzate rock uniformemente distribuite nel disco. Da notare i brani di chiusura: “Andrea, torna al rock” che chiama simpaticamente all’appello alcuni colleghi musicisti e “mi sento un mostro” per il coraggio cristallino di cantare quella strofa iniziale.
Uno dei dischi dei Diaframma meglio riusciti degli ultimi anni.

slovo

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 

485908 persone hanno visitato il blog dal 3 aprile 2006

Ci sono 25 persone collegate


< febbraio 2015 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
 
             

Articoli
Elencati per sezione:
cinema
musica
live report
libri
teatro
fumetti
serie TV
redazione

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
L'ho trovato un film...
22/01/2015 @ 21:26:46
Di Angie*
Conosco questa compa...
17/01/2015 @ 15:24:04
Di Miryam*
@- Ciao Namor. Mah! ...
13/01/2015 @ 22:34:12
Di Angie*
@-Grazie Miryam segu...
13/01/2015 @ 22:29:41
Di Angie*
Io lo visto in DVD, ...
11/01/2015 @ 21:44:16
Di Namor
Simpatica commedia d...
11/01/2015 @ 21:34:15
Di Namor
La prima stagione no...
11/01/2015 @ 21:30:42
Di Namor
Tantissimi auguri di...
26/12/2014 @ 13:46:17
Di Angie*
Sinceri auguri di Bu...
25/12/2014 @ 21:10:44
Di Miryam*
Buone feste a tutti!...
25/12/2014 @ 11:37:29
Di Namor




Z-Blog Awards 2007 Winner

Feed XML RSS 0.91
Feed XML Atom 0.3
dBlog Open Source
Bloggers for Equity
BlogItalia
blogs italia, directory blog italiani
SocialDust
Blog Show
Kilombo
BlogNews
bloggers for equity

Amnesty International Emergency


Creative Commons License
I contenuti testuali di BlogBuster sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.


01/02/2015 @ 12.40.07
script eseguito in 235 ms