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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di slovo (del 26/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1361 volte)
Titolo originale
The Last Mimzy
Produzione
USA 2007
Regia
Robert Shaye
Interpreti
Timothy Hutton, Joely Richardson, Rainn Wilson, Rhiannon Leigh Wryn, Chris O'Neil, Kathryn Hahn, Michael Clarke Duncan
Durata
90 minuti

Una consuetudine ‘estiva’ a cui cerco di non sottrarmi è la lettura di un volume della serie “le grandi storie della fantascienza” presentate da Isaac Asimov. Per quest’anno ho pescato il quinto della serie, dedicato ai romanzi pubblicati nel 1943 su riviste del settore. Un titolo in particolare mi ha colpito positivamente, per l’originalità e per la narrazione esperta e avvincente. Ho subito pensato a come si sarebbe potuto attingere da tale freschezza di idee per una trasposizione cinematografica… il romanzo in questione è “Eran Birbizzi i Borogovi”, libera traduzione di “Mimsy Were the Borogoves” di Lewis Padgett (pseudonimo dietro cui si nascondeva la coppia Henry Kuttner e C.L. Moore) considerato, non a caso, un classico della narrativa fantascientifica.
Non senza un certo stupore scopro che un film era stato effettivamente tratto da “Mismy” poco più di un anno fa. Uscito in sordina nelle sale italiane all’inizio del 2008 ricordo anche che lo snobbai frettolosamente sulla base degli scarsi giudizi che sorgevano dalle recensioni. Ma, apprezzato il romanzo, la curiosità era troppa per non vederlo con i miei occhi.
Questo è uno di quei casi in cui sarebbe stato utile ascoltare i consigli dei recensori, a maggior ragione visto che il giudizio era di unanime indifferenza… qualitativamente il film rientra nella media delle produzioni televisive statunitensi, dalla quale emerge a tratti grazie ad un discreto uso della computer graphic e sebbene la prova degli attori sia sufficiente il vero punto debole è la sceneggiatura, soprattutto se raffrontata alla storia originale.
Di quel gioiellino letterario è stata conservata solo l’idea degli straordinari cambiamenti che subiscono due bambini dopo aver trovato i giocattoli provenienti dal futuro, il resto è stato banalizzato sullo stampo di una favoletta a-la-ET ad uso e consumo di un pubblico giovanissimo.
Il monito ecologista, l’ottusità degli adulti contrapposta alla purezza e all’apertura mentale dei bambini, la critica al Patriot-Act e in generale alla società americana moderna sono stati inseriti nel soggetto ma molto superficialmente, tutto è focalizzato a raccontare le bizzarre scoperte di Noah e Emma con l’effetto di annoiare molto presto.
Sostenuto da una morale da polpettone New-Age che sconfina nel ridicolo, si può benissimo evitare e restare felici. Consiglio il romanzo, invece.

slovo

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Di Sansimone (del 25/07/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 3390 volte)
Titolo originale
Carabinieri
Produzione
Italia
Episodi / Durata
174 / 50 minuti

Non so perché ma le fiction televisive italiane finiscono quasi tutte per essere delle commedie amorose, anche quelle che teoricamente nascono con altre intenzioni.
Un esempio è la serie di Canale 5 sui carabinieri, “Carabinieri” appunto, all’inizio doveva essere un ulteriore serie sull’arma ambientata in una piccola caserma come ce ne sono tante in Italia. Questo all’inizio ma, con l’arrivo di bellezze dello star sistem televisivo nel cast si è puntato più sugli intrecci amorosi tra i vari personaggi invece che sulle storie di cronaca che si potevano narrare.
Le storie normalmente hanno la durata di una puntata eccetto alcuni episodi, con la diversità che nelle prime serie le puntate finivano con il prologo della puntata successiva, nelle ultime serie questa buona idea è stata abbandonata.
Gli attori che si sono succeduti nel cast lungo le sette serie sono diversi, con la diversità che: nelle prime serie ad attori con una professionalità già acquisita erano accostati pochi personaggi televisivi alla prima esperienza, mentre le ultime serie sono diventate un tripudio di dilettanti allo sbaraglio davvero da ridere.
L’idea di base della serie era buona, ma le intenzioni non hanno avuto seguito; il modello di prendere una caserma di provincia, senza usare un personaggio principe che domina la scena e raccontare episodi di cronaca provinciale tutto sommato era ed è ancora innovativa per l’Italia, peccato che poi gli autori hanno cercato di seguire il filone comico del “maresciallo Rocca” senza avere un Gigi Proietti e approfittando delle varie Arcuri e Marcuzzi di turno hanno puntato sulle storie passionali tra i vari personaggi.
In conclusione un altro tentativo andato a male che dimostra l’incapacità di costruire un buon telefilm criminal-poliziesco in Italia.

SanSimone

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Di Namor (del 24/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 930 volte)
Titolo originale
The Kingdom
Produzione
USA 2007
Regia
Peter Berg
Interpreti
Jamie Foxx, Chris Cooper, Jason Bateman, Jeremy Piven, Danny Huston, Richard Jenkins, Ashraf Barhoum, Ali Suliman.
Durata
110 Minuti
Trailer

Una tranquilla giornata in un campound americano situato in Arabia Saudita, viene sconvolta da un devastante attacco terroristico che lascia sul selciato un centinaio di morti ed oltre 200 feriti di una compagnia petrolifera americana. A sgusciare via ed in gran segreto dalle tenaglie di una lenta burocrazia, che si attarda a concedere i permessi dovuti per le indagini sul luogo, sarà un poker di agenti investigativi dell’FBI capitanato dall’agente speciale Ronald Fleury (Jamie Foxx).
Cinque giorni, questo è il tempo concesso dalle autorità Saudite, per svolgere le ricerche nella zona dell’attentato. Ciò che faceva presagire ad una proficua collaborazione tra le due opposte nazioni, viene prontamente smentita all’arrivo della task force Americana sul suolo Arabo, dove ad attenderli in un clima di totale diffidenza e sospetto verso la loro autorità sul posto, ci sarà un esercito diviso da varie correnti di pensiero nei riguardi degli occidentali ed in particolar modo degli USA. Le affinità morali e militari tra il colonnello Al Ghazi (Ashraf Barhom) dell’esercito Saudita e l’agente Fleury, saranno fondamentali per dare il vero inizio alle indagini, che li porteranno sulle tracce di una pericolosa cellula terroristica, che ha, come fine imperativo, il totale annientamento del nemico occidentale.
Lo spunto per la realizzazione di “Kingdom” la si deve al regista Peter Berg, che nel giugno 1996 rimase sconvolto da un attentato terroristico alle torri Khobar situate in Arabia Saudita, dove il bilancio delle vittime fu di19 persone e 372 i feriti.
L’appoggio finanziario per il progetto è del filmaker Michael Mann, e, visto lo svolgimento prorompente che prende piede il film ad un certo punto, non mi meraviglierei se avesse partecipato in alcune occasioni, anche alla realizzazione registica della pellicola. Se così fosse, l’invasione va perdonata poiché le scene d’azione hanno la giusta dose di suspence e adrenalina, per tenere lo spettatore nella giusta tensione fino alla fine del film.
Buono il cast che oltre ad un carismatico J.Foxx, può vantare la presenza di Chris Cooper, Jason Bateman e Jennifer Gardner.
Da notare ed ammirare lo sfarzoso palazzo del principe saudita, altri non è che il lussuoso Emirates Palace Hotel, situato nel golfo Arabo. Hotel (se così lo vogliamo chiamare) costruito per ospitare il Consiglio di Cooperazione del Golfo, un’organizzazione che raggruppa i sei paesi del golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar e U.A.E.). La proprietà alberghiera si estende su 1 chilometro quadrato, al suo interno oltre ai più di mille candelabri di cristallo Swarovski che scintillano nei corridoi di marmo, si possono ammirare muri rivestiti con foglie d’oro e suite raggiungibili con ascensori privati! Il costo di tale realizzazione? 3 miliardi di dollari……. Una bazzecola per loro, visto quello che costa adesso il petrolio!

Namor

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Di Darth (del 23/07/2008 @ 05:00:00, in fumetti, linkato 1550 volte)
Titolo originale
Brad Barron
Autore
Tito Faraci
Editore
Sergio Bonelli
Prima edizione
Maggio 2005

Brad Barron è stata la prima serie “Bonelli” con un numero definito di uscite (18). Tutte le precedenti, se sono terminate, sono state a causa di carenze di vendita o comunque di scelte editoriali; mentre altre continuano da decenni.
Ho trovato molto interessante la proposta di una miniserie, soprattutto perché la mia libreria è già stracolma da oltre un migliaio di albi di Tex e Dylan Dog (tra mensili e speciali)… e non ho spazio sufficiente per appassionarmi ad un’altra serie infinita da collezionare!
Brad Barron è un biologo/soldato distintosi nella seconda guerra mondiale durante lo sbarco in Normandia. Nel 1956 (anno in cui parte l’evoluzione della trama) un popolo alieno, i Morb, invadono la terra e, grazie alla loro schiacciante superiorità tecnologica, la conquistano sterminando buona parte del genere umano. I sopravvissuti si tengono nascosti lontani dalle grandi città, oppure sono prigionieri degli extraterrestri… tra questi ultimi troviamo Brad Barron. Studiato come una cavia da laboratorio ed utilizzato come un gladiatore, il “numero nove” (così lo chiamano i Morb), sopravvivrà e riuscirà a scappare uccidendo alcuni invasori ed impossessandosi di una pistola laser. Quello che prosegue è la costante ricerca di Brad della sua famiglia (moglie e figlia) nella speranza siano sopravvissute allo sterminio, albo dopo albo, incontrando ogni volta persone diverse e nemici insidiosi, sempre braccato dai comandanti Morb che lo ritengono un umano di qualità superiore agli altri.
Ispirato alle storie di fantascienza degli anni ‘50/’60, con mostri giganti e alieni verdi con pistole laser, la serie Brad Barron non brilla certo di originalità, ma nonostante questo è molto avvincente. Il personaggio principale, che scopriamo poco a poco dai suoi ricordi, è molto profondo, sempre retto nelle proprie scelte e, come tutti i personaggi bonelliani, ha la sua esclamazione personale… la malora!

Darth

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Di kiriku (del 22/07/2008 @ 05:00:01, in Serie tv, linkato 1658 volte)
Titolo originale
Cheers
Produzione
USA 82 - 93
Episodi / Durata
273 / 24 minuti

Tra le tante serie tv che negli ottanta hanno invaso i palinsesti televisivi Cin Cin è una di quelle che ricordo più volentieri. Tutta girata interamente all’interno di un bar,il Cheers, di propietà del’ex giocatore dei Boston red Sox ed ex alcolista Sam Malone (Ted Danson) . Nel locale lavorano l’ex allenatore un po’ smemorato della squadra Ernie Pantusso (Nicholas Colasanto ), la bella e intellettuale Diane Chambers (Shelley Long) e la meno bella e sarcastica Carla Tortelli LeBec (Rhea Perlman). A questi bisogna aggiungere anche i due clienti più affezionati Norm Peterson disoccupato con la passione per la birra e Cliff Clavin il postino paranoico pieno di ansie. Questa serie uscita precisamente nell’82 e trasmessa dall’NBC e arrivata da noi nell’’83. Vincitrice di 26 Premi Emmy e di 111 candidature, questa sitcom è stata sicuramente una delle più riuscite di sempre. La sua struttura semplice, che si svolge appunto tutto all’interno del pub, è al contempo sofisticata nella scrittura e si avvale di attori bravissimi in grado di caratterizzare personaggi rimasti ormai nella memoria collettiva. Le storie sono sempre divertenti e intelligenti e ruotano intorno alle vicende personali e sentimentali dei personaggi principali. Nonostante la serie sia durata undici stagioni, durante le quali si sono aggiunti nuovi personaggi, non ha mai perso la sua carica umoristica e anche la qualità non è mai venuta meno. Da Cheers sono nati due spinoff : The Tortellis che non ha avuto un riscontro positivo e Frasier, una serie che ebbe un successo strepitoso, tanto da durare anch’essa undici stagioni. A riguardarlo oggi Cin Cin conserva ancora una freschezza e una scorrevolezza che pochi possono vantare, quindi se non l’avete visto negli anni ottanta guardatevelo oggi e vi assicuro che non ve ne pentirete.

kiriku

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Di nilcoxp (del 21/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2475 volte)
Titolo originale
Get Smart
Produzione
USA 2008
Regia
Peter Segal
Interpreti
Steve Carell, Anne Hathaway, The Rock, Alan Arkin, Terence Stamp, James Caan, Masi Oka
Durata
110 minuti
Trailer

Vi devo confessare che non avevo subito capito il collegamento tra questa pellicola e la serie televisiva andata in onda alla metà degli anni sessanta. Poi parlandone con qualche mio amico ho appreso la notizia. Allora da grande estimatore della serie (di cui vi parlerò prossimamente) non potevo lasciarmelo sfuggire e sono andato a vederlo. La sensazione più forte che ho provato nel visionare la pellicola è stata la nostalgia. Una nostalgia sentita verso il protagonista ormai scomparso da circa tre anni e scarsamente rimpiazzato da Steve Carell. La stessa cosa vale per gli altri attori, nessuno tiene il passo dei suoi predecessori (la più scarsa nel confronto è Anne Hathaway). Però va anche detto che se per parlare del presente film, io lo dovessi solamente paragonare alla serie televisiva ne dovrei parlare solo male. Invece, se mi sforzo di non pensare al passato, e lo considero un lavoro a sè (ma è molto dura questa operazione perché i rimandi sono molti), riesco anche a trovare cose positive. Anche perché ho sorriso diverse volte e in alcuni casi ho riso!!! Cosa rara da parte mia, ve lo assicuro. Quindi dal lato commedia funziona, non mi ha annoiato anche se non mi ha neanche esaltato. Film leggero leggero utile per passare una serata al fresco di una sala cinematografica, purchè dotata di un impianto di aria condizionata funzionante (senza quell’effetto da vento gelido di montagna). Baci freschi a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 19/07/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1623 volte)
Titolo originale
Anime University
Autore
Rikao Yanagita
Traduzione
Rebecca Suter
Editore
Kappa Edizioni
Prima edizione
2006

Il libro scritto dal professor Yanagita è un bel nodo da sciogliere. Rivolto principalmente a chi abbia un passato di contemplazione degli anime giapponesi (in particolare le glorie anni 70-80) – tanto per aver cognizione dei temi trattati - arriverà probabilisticamente a chi di questi cartoni era appassionato.
E qui cominciano i problemi: il cultore sarà morbosamente incuriosito da ciò che si preannuncia come una rigorosa analisi della ‘scienza’ che stava dietro a robottoni e serie fantascientifiche ma potrebbe aver già letto qualche testo analogo (che so… “la fisica di Star Trek” di Lawrence M. Krauss o “la fisica dei supereroi” di James Kakalios) e intuire a quale massacro sta andando incontro.
Può sembrare una cosa da niente ma apprendere che i pugni a razzo di Mazinga sarebbero efficaci solo se azionati ‘a molla’ o che la Zantetsuken di Goemon dovrebbe essere lunga sei chilometri per riuscire ad affettare un’ automobile è un cruccio non da poco, non che ci credessi però insomma...
Un avvertenza quindi a chi si accinge a leggere “Anime University”: come tutti i cacciatori di bloopers il signor Rikao rischia di rivelarsi un clamoroso guastafeste, la sua competenza scientifica è innegabile e affronta gli argomenti con dovizia e rigore, perfino troppo – puntiglioso saccente ammazzasogni….
Mi ricompongo. Questa dovrebbe essere una recensione e tutto questo coinvolgimento è fuori luogo.
Propulsione, armamenti, viaggi spaziali, sistemi di volo, tecniche di combattimento: vediamo argomentata la pseudoscienza di Mazinga Z, Getter Robot, Combattler, Gundam, Vultus 5, Ultraman, Astroboy, Gatchaman, la corazzata spaziale Yamato, Galaxy Express 999 e molti altri… non viene ‘risparmiata’ neppure l’altalena della sigla di Heidi.
Ma se il libro (come altri dello stesso genere) è del tutto inconsistente dal un punto di vista della critica agli anime in questione, il cui valore prescinde largamente dal loro fondamento scientifico (ci mancherebbe) diventa invece un interessante mezzo di divulgazione scientifica e, va detto, una lettura davvero spassosa.
Al di là dei peccati di lesa maestà di cui si macchia, convengo fosse l’intenzione dell’autore.

slovo

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Di Sansimone (del 18/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1446 volte)
Titolo originale
A cavallo della tigre
Produzione
Italia 2002.
Regia
Carlo Mazzacurati
Interpreti
Fabrizio Bentivoglio, Paola Cortellesi, Tuncel Kirtiz, Boubker Rafik, Marco Paolini, Roberto Citran, Marco Messeri.
Durata
100 minuti

Guido vive a Milano, sposato con una ricca donna, è infelice fino a quando non incontra Antonella, aspirante showgirl e ragazza madre. Decide di mollare la moglie e vivere con Antonella e la figlia ma, chiedendo soldi in prestito per mantenere un certo stile di vita, finisce in cattive acque.
Cercando di risolvere tutti i suoi problemi compie una rapina, con l’ausilio della compagna ma che riesce solo a metà, lui è catturato e finisce in prigione lei invece riesce a scappare.
Quasi al termine del periodo di pena è coinvolto in un’evasione dai suoi compagni di cella, costretto a fuggire corre insieme con loro verso una realtà che non si aspettava d’incontrare, dove il turco omicida si trasformerà in amico, mentre l’amante in una persona diversa da come la ricordava.
Il commento a questo film è presto fatto, si tratta di un film piacevole, che si guarda senza fatica; come altri film, anche se questo non è il migliore, Mazzacurati parla di storie di uomini e donne ai confini della società, che inseguono il sogno della grande svolta (in questo caso televisiva) o del benessere e che ne pagano il prezzo sulla propria pelle.
Tra i vari attori si erge su tutti Fabrizio Bentivoglio che grazie alla sua bravura riesce a tenere a galla la pellicola, nel film c’è una piccola parte interpretata da Marco Paolini ed è un po’strano vederlo fuori da un monologo a teatro.
Questo “A cavallo della tigre” di Mazzacurati è ispirato all’omonimo film di Comencini del 1961 che non ho visto e che quindi non ho potuto paragonare, spero di colmare questa lacuna al più presto visto che la critica mette il lavoro di Comencini su un livello superiore.

SanSimone

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Di Namor (del 17/07/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 3029 volte)
Titolo originale
La chiave Gaudì
Autore
Martín Esteban; Carranza Andreu
Traduzione
Brovelli C.
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
2007

La storia ha inizio nel 1926, con la morte del grande architetto catalano Antoni Gaudì.
Testimone di quel tragico evento è Juan un ragazzino allievo dello stesso Gaudì, che allevò e visse con lui fino al suo sospetto decesso. Ottant’anni dopo Juan confessa a sua nipote Maria, un segreto millenario tramandatogli dallo stesso Gaudì. Una profezia che dovrà avverarsi in quel preciso momento, sarà il compito che dovrà portare a termine Maria, poiché egli oltre ad essere la prescelta inconsapevole é l’unica tenutaria del gran segreto per arrivare alla santa reliquia che Cristo fece tramandare fino ai giorni nostri. Il completamento di tale rituale sarà fondamentale per fare in modo che il bene trionfi sul male.
Protagonisti di questa secolare battaglia, l’ordine dei 7 Cavalieri Moria incaricati di custodire il sommo segreto da una parte, e la setta degli Uomini mensola devoti al regno del male, dall’altra! Indovinelli, trabocchetti e segreti da decifrare in una cruenta corsa contro il tempo tra i capolavori del grande genio del maestro Gaudì, che fanno da sfondo a questo discreto romanzo che ha come unica colpa, quella di aver attinto in maniera troppo palese dal “Codice da Vinci”.
Peccato, perché la storia non è male, se poi si ha la fortuna, come il sottoscritto, di aver visitato Barcellona, di certo non farà fatica ad immedesimarsi in quei luoghi ben descritti dagli autori E.Martìn e A.Carranza, che reputo assolutamente magici.
Ripeto, se ci fossero meno similitudine col libro di Dan Brown, il mio giudizio sarebbe stato sicuramente superiore a quello espresso!
Ringrazio Darth, uno dei miei compagni di viaggio a Barcellona, città peraltro bellissima, che gli diede sicuramente l’ottimo spunto per regalarmi nel periodo natalizio “La chiave Gaudì”.

Namor

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Di kiriku (del 16/07/2008 @ 05:00:01, in musica, linkato 1921 volte)
Artista
Elio + Ossi Duri
Titolo
Gnam Gnam
Anno
2005
Label
Virgin

Il panorama musicale italiano lo conosciamo bene, i soliti nomi che cantano le solite canzoni, con le solite melodie e i soliti arrangiamenti. Tutto deve rientrare in una logica commerciale che può essere riassunta così: l’importante è fare soldi facendo anche e soprattutto della qualità un optional. La fortuna di vivere in città come Torino, è quella di avere la possibilità di venire a contatto con tanta bella musica ma soprattutto con musicisti veri che per prima cosa amano il loro strumento e il lavoro che svolgono. Tra questi è con piacere che segnalo un gruppo che, nonostante la loro giovane età, è molto conosciuto nel panorama musicale torinese e non solo; gli Ossi Duri. Il loro primo cd maxisingle , "Niente squole niente maestre!" risale al 1996, l’album conteneva quattro brani originali e una cover di Zappa, brano che li consegna alla storia come i musicisti più giovani ad aver affrontato ed inciso la musica elaborata e difficile di F. Z.. Negli anni successivi partecipano a diversi festival in memoria del mitico artista americano, ("Zappa Day '97", Zappanale#9 del ’98, Zappadays del ’99 e del 2000 , Zappanale #13 del 2002 ) parallelamente si moltiplicano le loro esibizioni live in Italia e in Europa, all’incirca cinquecento, e le prestigiose collaborazioni con artisti importanti come: Ike Willis, chitarrista e cantante del band di F.Z, ed Elio di Elio e le storie tese. Proprio con quest’ultimo nell’ottobre del 2004 si esibiscono all’Hiroshima Mon Amour di Torino in occasione della serata organizzata da Onda 1, (operatori nuove droghe Asl 1) un nuovo servizio dell'Asl 1 che si occupa di dare aiuto alle persone con problemi legati all'assunzione di nuove sostanze. Questo concerto viene registrato ed inciso e fatto uscire l’anno seguente con il titolo "Gnam Gnam". Questo live vede Elio e gli Ossi Duri, accomunati dalla stessa passione per lo stile iconoclasta di Zappa, destreggiarsi abilmente per un undici tracce senza mai scendere qualitativamente, trasmettendo all’ascoltatore la magia e il divertimento respirati quella sera. A stupire è sicuramente la capacità che questa giovane formazione ha di riprodurre fedelmente i difficili arrangiamenti di F.Z. , qualità notate anche dallo stesso Elio che, durante il concerto, si complimenta diverse volte con tutti gli elementi del gruppo formato da: Martin Bellavia: chitarra e cori; Ruben Bellavia: batteria, cori e flauto dolce; Alex Armuschio: tastiere e cori; Simone Bellavia: Basso. Oltre a questi bravi musicisti quella sera sul palco ha suonato anche Gianni Denitto, noto sassofonista torinese dall’ottima tecnica e dal suono caleidoscopico  ed intenso. In questo cd non potevano mancare due pezzi propri, infatti le ultime due tracce sono respettivamente la mitica “Cateto” di Elio e le Storie Tese e “Regole da Rispettare” degli Ossi duri, due impronte personali a chiudere un album divertente e ben suonato.

Ps. Per avere ulteriori informazioni sugli ossi duri e acquistare i loro prodotti andate al loro sito.

Kiriku

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Di Darth (del 15/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1128 volte)
Titolo originale
The Mist
Produzione
USA 2007
Regia
Frank Darabont
Interpreti
Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Laurie Holden, William Sadler, Nathan Gamble, David Jensen, Jay Amor, Andre Braugher, Julio Cedillo, Kevin Beard, Dodie Brown, Alexa Davalos, Kip Cummings, John F. Daniel
Durata
127 minuti
Trailer

The Mist” è tratto dalla novella principale del libro “Scheletri” di Stephen King, una raccolta di racconti più o meno brevi.
La nebbia”, così il titolo tradotto, è decisamente avvincente e anche sufficientemente lungo (133 pagine). Memore del racconto letto anni or sono, sono riuscito a recuperare il dvd del film “The Mist”, tuttora inedito in Italia, nonostante il pubblico lo abbia apprezzato sia negli States che in Europa (media voto IMDB 7,5).
Il racconto narra di una cittadina del Maine (e dove altro poteva svolgersi una storia di King?) che, dopo una tempesta notturna, si risveglia con una coltre di nebbia spessa che, dal lago adiacente, si muove in direzione del villaggio. Un gruppo di compaesani è al supermercato a fare la spesa, quando entra un uomo ferito e trafelato che ammonisce tutti di barricarsi dentro poiché "something in the mist!" c’è qualcosa di pericoloso all’interno della nebbia che ormai ha avvolto l’intera città.
Il racconto prosegue incentrando tutta la trama sulle persone presenti nel grande magazzino e sulle loro reazioni e conseguenze: dallo scettico che si suicida uscendo spavaldo nella nebbia, alla pazza che crede di essere giunti finalmente al giudizio universale e, citando la bibbia, cerca di farsi dei proseliti tra i presenti. Ovviamente non è tutto un pericolo astratto, i presenti subiranno numerosi tentativi di attacco da parte delle cose che si nascondono nella caligine.
Come quasi ogni libro che si rispetti, la resa su pellicola fa perdere molto fascino all’immagine generata dalla lettura, ma ho visto conversioni ben peggiori. Realizzati bene gli effetti in computer grafica; degna di nota la scena della caccia all’insetto infuocato. Nota negativa, invece, gli attori: tutti mediocri. Ho trovato piacevole anche il finale: più concludente rispetto al racconto originario e, forse, più adatto a un film.

Darth

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Di nilcoxp (del 14/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 721 volte)
Titolo originale
You, me and Dupree
Produzione
USA 2006
Regia
Anthony Russo, Joe Russo
Interpreti
Owen Wilson, Kate Hudson, Matt Dillon, Seth Rogen, Michael Douglas, Bill Hader
Durata
108 minuti
Trailer

Molly e Carl sono novelli sposi, a far da testimone a lui c’è il suo storico miglior amico: Dupree. Quest’ultimo rimasto senza casa e senza lavoro, trova presso gli sposini una sistemazione temporanea, con la promessa di sistemarsi al più presto. Inutile dirvi che quest’ospite indesiderato riuscirà in tutti i modi, suo malgrado, a mettere in difficoltà la giovane coppia che rischierà di scoppiare!!! Si sorride e si ride (qualche volta) grazie ad un interpretazione brillante degli attori che trovano, grazie anche ad una sceneggiatura sufficiente, un equilibro che si apprezza durante la visone del film. Simpatica anche la parte del padre di Carl, affidata a Michael Douglas. La protagonista ben si nota in inquadrature davvero provocanti, che fanno immaginare tutto il resto… Vi riporto uno scorcio di dialogo che mi è piaciuto:

Dupree: “…Lui ti ama Molly”

Molly: “Lo so, lo so. L’amore forse non basta.”

Baci alle Molly che ci seguono

nilcoxp

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Di slovo (del 12/07/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1441 volte)
Artista
Tool
Titolo
Ænima
Anno
1996
Label
Volcano

I detrattori considerano il prog-metal con sufficienza, genere indegno di comparire nel novero del progressive in quanto semplice sfoggio di velocità di esecuzione e stilemi sinfonici tediosamente copiati da pochi gruppi di riferimento (primi fra tutti i Rush). Metal, solo più tecnico della media.
Questa valutazione ‘estremista’ non è, dopotutto, troppo lontana dalla realtà... fatte le debite eccezioni.
Parliamo quindi di eccezioni notevoli e introduciamo i californiani Tool rispolverando un loro disco pubblicato dodici anni fa. Possiede, forse nell’espressione riuscita meglio, la formula che ha fruttato al gruppo la sua reputazione, in cui confluiscono la potenza del grunge più ruvido, l’eleganza di passaggi strumentali complessi e gli effetti psichedelici dati dall’abbandono delle forme canoniche in favore di lunghe dilatazioni. Esattamente come dovrebbe essere, la tecnica strumentale da esibizione diventa funzione per veicolare ampie dinamiche emozionali. Fondamentale la duttilità vocale di Maynard James Keenan (che avevamo già avuto modo di apprezzare nel progetto A Perfect Circle) a suo agio sui registri melodici così come nelle urla squarcianti.
A meno di non disprezzare il metal a priori, e non vedo perché farlo, “Ænima” offrirà svariate occasioni per deliziarsi ed esaltarsi: nei dirompenti riff di “stinkfist”, nell’incalzante “hooker with a penis”, nell’ipnotica “jimmy” o nel trascinante giro della title-track. Ma come dicevamo, c’è anche spazio per l’esplorazione degli stati emotivi: “forty six & 2” o l’imponente “third eye”, un saliscendi tra evocazione, eruzione, improvvisazione e rumorismo.
Tra le 15 tracce del disco trovano posto brani brevi che fanno da introduzione o intermezzo alle canzoni. Vale la pena citare “message to Harry Manback”, costruita su un messaggio vocale realmente lasciato sulla segreteria di un membro della band, evidentemente non da un simpatizzante…
Consigliato vivamente, assieme ad “undertow” del 1993. Buon ascolto.

slovo

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Di Sansimone (del 11/07/2008 @ 07:00:00, in fumetti, linkato 1394 volte)
Titolo originale
Weimar
Autore
Roberto Dal Prà, Rodolfo Storti
Prima edizione

Un paio di mesi fa, alla fiera del libro di Torino attratto dalla copertina, ho acquistato questo album raccolta. Non conoscevo il personaggio né gli autori, Roberto Dal Prà solo per sentito dire, ma fortunatamente come molte cose istintive “Weimar” è stato un buon acquisto.
Partiamo dalla storia di questo fumetto, apparso da prima come storia a puntate in Francia, vede come protagonista un detective privato, Jan Karta, investigatore particolare; figlio di un importante filosofo tedesco non segue le orme paterne, ma intraprende la carriera poliziesca non dimenticandosi però gli insegnamenti paterni e l’importanza delle domande.
Tutte e tre le storie di questo primo volume sono ambientate tra Berlino e Roma e trattano di vicende di vita privata ma, come sfondo hanno la salita al potere e la conseguente dittatura dei partiti nazi-fasciti nell’Europa degli anni 30.
Dal punto di vista grafico il fumetto è tutto in bianco e nero, scelta credo non a caso per rendere la storia più realistica visto il periodo in cui è ambientata; con finestre piene di dettagli a fare contrasto con i tratti minimalisti che descrivono i personaggi.
Mentre sfogliavo le tavole c’era qualcosa nei tratti di Torti che mi ricordava qualcosa ed, infatti, Rodolfo Torti è l’autore grafico di alcune storie anni 90 di “ Martin Mystère” e di “Rosco e Sonny”, vecchia e appassionante saga a fumetti pubblicata dal “Il giornalino” un paio di decenni fa. Chissà se qualcuno se la ricorda?
In conclusione questo fumetto è un esempio di buona fattura della bravura dei nostri autori di fumetti, più apprezzati all’estero che in patria ma che con la buona volontà di una casa editoriale possono essere graditi anche in Italia da persone non particolarmente legate al mondo dei comics.


SanSimone

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Di Namor (del 10/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1326 volte)
Titolo originale
Vantage Point
Produzione
USA 2008
Regia
Pete Travis
Interpreti
Dennis Quaid, Matthew Fox, Forest Whitaker, Sigourney Weaver, William Hurt, Saïd Taghmaoui, Ayelet Zorer, Edgar Ramirez, Eduardo Noriega.
Durata
90 Minuti
Trailer

Ore 12, il presidente degli Stati Uniti recatosi a Salamanca per un vertice, si appresta a prendere parola in Plaza de Major per illustrare il nuovo piano contro il terrorismo globale, all’esordio del quale, due proiettile lo raggiungono in pieno petto. Nel conseguente parapiglia generale, una tremenda deflagrazione rade al suolo l’intero palco sul quale erano presenti i diplomatici delle varie nazioni, accorsi per partecipare al summit mondiale. Gli agenti di scorta Thomas Barnes (Dennis Quaid) e Kent Taylor (Matthew Fox, il Dott. Jack di Lost) dovranno districarsi in tempi molto ristretti, per scoprire gli esecutori di un ardito e ben ponderato attacco terroristico.
Otto punti di vista diversi l’uno dall’altro: grazie a questa prospettiva, fondamentale per lo svolgimento della trama, si capiranno le modalità ed i ruoli dei personaggi implicati direttamente o indirettamente nel distruttivo attentato.
Con questa discutibile scelta tecnica, il regista Britannico Pete Travis realizza il trhiller “Prospettive di un delitto”. La pellicola si presenta con un buon tasso di azione, oltretutto ben elaborato dai suoi protagonisti che li vede rappresentati da un cast di attori di tutto rispetto.
Ma quello che rende particolare lo svolgimento del film, ovvero la testimonianza visiva di otto spettatori diversi e sconosciuti tra loro, alla lunga risulta deleteria, poiché disturba l’attenzione dello spettatore per il proseguo della storia. Va bene proporre qualcosa di nuovo, ma assistere alla pellicola che ad un certo punto và in rewind per ben otto volte e fa rivedere il medesimo attentato, porterebbe anche il più mansueto degli spettatori a scocciarsi attendendo la sospirata conclusione della pellicola.
Peccato, qualche riavvolgimento in meno e sarebbe stato senz’altro un film più godibile da vedere.

Namor

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