BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di kiriku (del 02/09/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1559 volte)
Artista
Vincenzo Ramaglia
Titolo
Chimera
Anno
2008
Label
Autoprodotto

Il sogno irraggiungibile e irrealizzabile, la creatura mitologica formata da diverse parti di animali, queste ed altre accezioni si possono attribuire alla parola chimera, termine che ha influenzato il secondo lavoro di Vincenzo Ramaglia. Forse sarebbe più corretto dire che ciò che ha ispirato il compositore romano non è tanto il termine di per se ma ciò che esso esprime e rappresenta: l’insieme unico e inarrivabile composto da parti differenti. Nel suo nuovo lavoro Ramaglia mette insieme elementi sonori distanti tra loro per dar vita a qualcosa di impossibile. Free-jazz, arte del loop, poliarmonie e poliritmie novecentesche, free improvvisation e tutto quello che sgorga dal suo background,non sono altro che gli elementi combinatori che danno vita alla creatura pulsante che stride e si dimena tra cuore e cervello. Si perché a differenza del suo primo lavoro (Formaldeide) , dove tutto era congelato ed ovattato, Vincenzo crea qualcosa di estremamente vivo, spigoloso, ipnotico e contraddittorio ma che incredibilmente funziona. Per dar vita alla sua musica elaborata ed introspettiva, si affida, come al solito, ad ottimi musicisti, grazie ai quali l’universo cerebrale creato da Ramaglia viene squarciato da materiche scaglie palpitanti. Chimera è una partitura per contrabbasso e loop station nella quale si innestano improvvisazioni di sax e batteria. Il segreto è proprio qui;  un tappeto sonoro psichedelico, modulare e ciclico creato appunto dal contrabbasso e dall’uso della loop station di Massimo Ceccarelli, sul quale irrompono i suoni estemporanei ed estremi dei sassofoni di Renato Ciunfrini e della batteria funzionale e ricercata di Stefano Giust. Le sensazioni provate ascoltando questo cd,  sono diverse e probabilmente cambiano in base all’ascoltatore.Quello che personalmente ho riscontrato è l’alto potere filosofico che questa musica riesce ad esprimere, perchè in fondo siamo tutti delle chimere, strutturati da pensieri e sentimenti diversi e a volte contrastanti tra loro, siamo le creature imperfette in continua mutazione, proiettati e persi nella continua ricerca del perfetto equilibrio tra anima e corpo. Vincenzo Ramaglia non ha fatto altro che mettere in musica la follia e la genialità dell’essere umano.

 Kiriku

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Di nilcoxp (del 01/09/2008 @ 05:00:00, in Serie TV, linkato 3267 volte)
Titolo originale
Space 1999 - Year 1
Produzione
UK,ITA 1975
Episodi / Durata
24 / 52 minuti

Nata da una costola di "UFO", la nuova serie di fantascienza si rivelò migliore di quella originaria (un po’ come Eva da Adamo, ahah). Ai produttori ed ideatori, Gerry e Sylvia Anderson, fu offerto infatti un budget molto più alto (collaborazione angloitaliana tra la ITC e la RAI) , per un prodotto diverso ma non per questo meno coinvolgente. Originariamente avrebbe dovuto chiamarsi "UFO 2", ma intorno al 1973 prese il nome che tutti conosciamo, "Space: 1999". Gli effetti speciali decisamente all’avanguardia all’epoca, ideati da Brian Johnson e dal suo team (buona parte di questo lo seguì in seguito nei film “Alien” e “L'Impero colpisce ancora”), ancora oggi non sfigurano ed alcuni tengono tranquillamente il passo, e questa la dice lunga sulla qualità del prodotto proposto. In Gran Bretagna fu comunque mal distribuita, mentre ottenne un successo enorme negli Stati Uniti dove venne proposta ad orari di grande ascolto. Questo successo determinò la realizzazione della seconda serie. Oltre agli attori principali, molti altri apparvero come guest star. La storia, per quei giovani che probabilmente non la conoscono, è la seguente: nell’anno 1999 sulla luna era presente una base terrestre dedita alla raccolta dei rifiuti nucleari radioattivi (che tematica attuale eh?), un’esplosione di questi depositi fa sì che il pianeta venga mandato fuori dalla sua orbita intorno alla terra e lanciato nello spazio profondo. Da qui tutta una serie di avventure incredibili dovute dall’incontro/scontro con le altre forme di vita e/o con nuove situazioni legate all’attraversamento di parti d’universo mai esplorate prima. Trasmessa in televisione negli anni 1975-76, la serie era di un avventuroso e di un misterioso affascinante. Pensate che l’ho trovata molto intrigante anche adesso rivedendola a distanza di oltre 30 anni, mi riesce quindi facile capire come mai il fascino e la bellezza di questa serie televisiva mi abbiano conquistato all’epoca della mia infanzia. Martin Landau è perfettamente a suo agio nel ruolo del Comandante della base lunare Alpha “John Koenig”. Ruolo che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo. I commenti illustri (Isaac Asimov e Harlan Ellison per esempio) si sprecarono nel cercare di spiegare scientificamente l’esplosione avvenuta sulla Luna, dimostrando con varie teorie l’impossibilità che una tale avvenimento potesse lasciare intatto il pianeta. Arrivando alla conclusione che anche se fosse rimasta intera, la Luna sarebbe stata lanciata contro la Terra e non dalla parte opposta. Vi dico questo per rendervi l’idea del coinvolgimento che ci fu in seguito all’uscita di questo telefilm. La colonna sonora fu realizzata principalmente da Barry Gray (già autore delle musiche di "Thunderbirds, UFO"), altre da Ennio Morricone per la versione italiana. Un piccolo grande pezzo di storia della televisione. Imperdibile !!! Baci senza gravità a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 03/08/2008 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1303 volte)

La redazione di blogbuster augura Buone Vacanze a tutti

Vi aspettiamo il 1° Settembre 2008 con la ripresa delle recensioni

: - ) d i v e r t i t e v i ! ! ! : - )

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32
Di nilcoxp (del 02/08/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1616 volte)
Titolo originale
32
Produzione
Italia 2008
Regia
Michele Pastrello
Interpreti
Eleonora Bolla, Enrico Cazzaro, Davide Giacometti, J.D.Arsa
Durata
29 minuti
Trailer

Quando qualche giovane regista mi propone di visionare e commentare un suo lavoro, provo sempre molto piacere. Trovo che sia “troppo facile” parlare dei prodotti della grossa distribuzione, “interessante” è invece l’aggettivo giusto per la piccola e/o indipendente distribuzione. Nel caso dei cortometraggi delle nuove leve il vocabolo più appropriato è: “gratificante”. Ed è davvero gratificante parlare di quest’opera, nella quale il regista affronta la tematica ecologica-esistenziale del continuo depauperamento del terreno agricolo a discapito di nuove colate di cemento. Nel caso specifico si parla del passante di Mestre, 32 chilometri (da cui il titolo) di autostrada in costruzione. Poi per dare forza a questa sua denuncia sociale, usa un avvenimento terribile come quello di uno stupro subito da una ragazza, per relazionarsi allo scempio che la natura quotidianamente subisce. La regia è valida sotto il profilo tecnico e sotto quello emotivo, aiutata da una fotografia decisamente positiva di Mirco Sgarzi (i miei complimenti!). Bravo ed intelligente nelle sue scelte, Michele Pastrello sa come fare del buon cinema e come farsi notare. Secondo me, però, il meglio lo ottiene nella parte “orrorifica” (esisterà questa parola?) del corto. Passando agli attori c’è da dire subito una cosa, e cioè che non era facile il loro compito. I ruoli dei due protagonisti erano molto difficili, forse troppo per i loro rispettivi esordi. La scena dello stupro su tutte, ma anche in altre occasioni in cui la presenza scenica era determinante, ci si accorge di questo limite non indifferente. I dialoghi rarefatti non gli hanno aiutati in questo, chiedendogli necessariamente più personalità ed espressività. La loro prova rimane comunque molto positiva, viste le capacità e le potenzialità raggiungibili nel prosieguo della loro lunga (gli auguro) carriera. Complimenti a tutti, e al prossimo lavoro.

nilcoxp

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Di slovo (del 01/08/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1583 volte)
Titolo originale
The Dark Knight
Produzione
USA 2008
Regia
Christopher Nolan
Interpreti
Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman,Michael Caine, Morgan Freeman, Maggie Gyllenhaal, Aaron Eckhart, Eric Roberts
Durata
152 minuti
Trailer

Per una serie di circostanze, “il cavaliere oscuro” è finito con l’essere il titolo più atteso della stagione, vuoi perché era il gran finale di una rassegna supereroica discreta ma non eccelsa, vuoi per la prematura scomparsa di Heath Ledger e tutto il conseguente ricamare sul ‘film maledetto’ e su un interpretazione che qualcuno aveva già consegnato alla storia del cinema e vuoi perché nel sequel dell’ottimo “batman begins” (2005) molti avevano riposto le aspettative di continuità (cinematografica) del personaggio di punta dell’universo DC.
Tanto vale dirlo subito, “il cavaliere oscuro” fa pieno centro: Nolan smussa le (poche) imperfezioni di ‘begins’ (sostituita anche l’inutile Katie Holmes con la brava Maggie Gyllenhaal per il ruolo di Rachel Dawes) e concretizza un perfetto bilanciamento di azione, dramma, introspezione psicologica, filosofia - la miglior pellicola dedicata all’uomo pipistrello ad oggi, con buona pace dei burtoniani irriducibili.
Il rischio di banalizzare o ricalcare straccamente era in agguato, come per tutti i seguiti, ma da quel frangente il film si divincola presentando un Joker già originato, dispensati i percorsi convergenti la sua folle psiche, e mette in scena un personaggio denso e penetrante, quasi sovrastrutturale a Gotham, che estende la sua malvagità come una tela su cui osserva (ridendo) il travaglio di Harvey Dent, la sua trasformazione in Due Facce e i dubbi che stringono Wayne/Batman.
Gotham City ha perso l’affascinante decadenza delle sue versioni gotiche, è invece la fotografia realistica della metropoli moderna: un tempio eretto in onore al business, un groviglio di strutture verticali e arterie soffocanti, scintillante fuori e marcia dentro. Gotham ha la facciata sfarzosa delle parate, delle esibizioni dei benestanti, della propaganda politica ma è corrotta fin nel midollo e ha metastasi criminose in ogni ganglio istituzionale.
Ma la presenza del crimine a Gotham assume connotazioni disarmanti con l’entrata in campo del Joker, un insano teorico del caos deviante e spaventosamente potente. L’interpretazione di Ledger atterrisce e tutte le lodi che ha ricevuto, a prescindere dall’aura mitizzante creata dalla sua morte, sono più che meritate.
Come si accennava prima, la sua malvagità incontaminata da debolezze e la quadrimensionalità del suo pensiero ne fanno un nemico travolgente. Si può percepire il vacillare del fronte del bene, il non senso della lotta ad un male dal peso insostenibile e che si rigenera senza sosta: ogni volta che una vittoria si rivela essere solo un tassello nel mosaico architettato dal Joker i due ‘eroi’ (il procuratore Dent e il giustiziere Batman) vengono spinti sul ciglio del baratro e costretti ad affrontare spaventose questioni morali. Quanto può sopportare un uomo (perché di uomini, non di supereroi, si tratta) e rimanere saldo ai principi di equità e giustizia? Ironicamente, Harvey Dent profetizzerà il suo destino: “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo” ma non ne sarà abbastanza consapevole da evitare di precipitare.
Batman un eroe nel vero senso del termine non lo è mai stato: ha una missione, i mezzi per perseguirla e il vantaggio di agire nell’ ambito di regole sue – eppure, rinunciando ad ogni appoggio o riconoscimento dimostrerà di essere l’unico degno a proteggere la sua città.
I protagonisti di questa saga saranno costretti dalla crudeltà dei tempi ad affrontare dei cambiamenti, solo il Joker rimarrà immutato, immutabile e forse, quello con la più chiara visione della natura umana.
Adrenalina e temi profondi rendono la miscela de “il cavaliere oscuro” pregnante e godibile in ogni inquadratura o dialogo, per tutti i centocinquanta minuti di questa formidabile storia. Da vedere assolutamente.

slovo

...sono l’unico a trovare il doppiaggio di Bruce Wayne letteralmente agghiacciante?

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Di Namor (del 31/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1014 volte)
Titolo originale
Hellboy 2: The Golden Army
Produzione
USA 2008
Regia
Guillermo Del Toro
Interpreti
Ron Perlman, Selma Blair, Jeffrey Tambor, Doug Jones, John Hurt, James Dodd, Anna Walton, Luke Goss.
Durata
110 Minuti
Trailer

Il tenebroso e sovversivo principe Nuada (Luke Goss), è più cha mai deciso a rompere la tregua millenaria tra il suo popolo (i figli originari della terra) e gli umani, rei di aver violato oltremisura la natura, per fini di speculazioni edili. Per la riuscita certa di tale intento, il reale, deve ridestare dal suo lungo riposo l’invincibile armata: la golden army, un esercito composto da indistruttibili guerrieri robot immuni alla stanchezza e ad ogni sorte di sentimento verso il nemico. Per fare ciò, Nuada deve entrare in possesso della corona del Re Balor, l’oggetto, indispensabile per avere il comando supremo sull’esercito, fu diviso da lui stesso in tre parti, proprio per ottenere l’inattività della distruttiva armata, in modo tale che non potesse nuocere negli anni a venire, vincolo questo fondamentale per stabilire la pace con gli umani.
Ad ostacolare le bellicose intenzione del sovrano guerrafondaio, sarà la formazione del Bureau for Paranormal Research and Defense (Istituto per la Ricerca e Difesa del Paranormale), in particolare una formazione composta da quattro elementi, ove neanche a dirlo, Hellboy (Ron Perlman) ne è il leader indiscusso.
Regia e sceneggiatura sono firmate da un impeccabile Guillermo delToro, il quale dimostra ancora una volta di essere un grande autore del genere fantasy, per averne conferma basta che arriviate alla scena del mercato dei Troll, è capirete il motivo di questa mia affermazione. L’incredibile varietà di creature che popola il mercato sotterraneo, è a dir poco stupefacente, è se a questa piacevole visione per gli occhi, si aggiunge un’ottima trama a cui del Toro si è dedicato per ben due anni e mezzo, sarà difficile anche per il più scettico dei cultori fantasy, non uscire dalla sala più che soddisfatti.
Hellboy the Golden Armyӏ un chiaro e raro esempio di come a volte i sequel siano meglio del titolo precedente!

Namor

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Di Andy (del 30/07/2008 @ 05:00:00, in live report, linkato 1977 volte)
Evento
PFM Omaggio a Fabrizio de Andrè
Artista/i
Premiata Forneria Marconi
Location
Sanremo
Data
21/07/2008

Erano un pò di anni che per un motivo o per l’altro, non riuscivo a godermi un live della PFM che ha già suonato varie volte dalle mie parti, ma stavolta ce l’ho fatta e il 21 di giugno me la sono gustata proprio “at home”, cioè a Sanremo, nell’ambito della rassegna che il comune ha voluto intitolare e dedicare al grande Fabrizio De Andrè, stupendo cantautore genovese mai rimpianto abbastanza, per tutta la poesia che è stato capace di mettere dentro le sue splendide canzoni.
Sappiamo tutti del suo incontro musicale con la Premiata del 1979, da cui nacquero i famosi live Volume 1 e Volume 2, in cui le sue già bellissime composizioni vennero arricchite dagli arrangiamenti di una PFM in ottima forma e che, di buon grado, ha accettato di tornare ad eseguire tutto quello splendido materiale per ricordare il caro amico scomparso e così, puntualissimi, qualche minuto dopo le 21, in una Piazza Colombo gremita in gran parte da nostalgici quarantenni, qualcuno con prole al seguito come me, ma anche da parecchi ragazzi, i nostri sei musicisti iniziano le danze: Volta la carta, La canzone di Marinella, Un giudice, e Andrea, ci riportano alla memoria quelle canzoni e quel periodo, e l’unica cosa che manca è la granitica voce di Faber, perché per il resto è tutto perfetto, suoni ed esecuzione; Franz Di Cioccio come al solito cerca e ottiene la partecipazione del pubblico e si dimostra il solito animale da palco; certo, purtroppo non è mai stato un grande cantante, ma devo dire che l’ho trovato più in forma che in altre recenti performance. La guerra di Piero, Boccadirosa, e Il testamento di Tito, si susseguono impeccabilmente per la gioia dei presenti, ma tra le più toccanti e coinvolgenti ho trovato Rimini, Giugno 73 e soprattutto Amico fragile, con un Mussida super, Gibson Les Paul alla mano, a guidare i suoi compagni in un brano di una bellezza rara, testo compreso, fino alla celeberrima Il pescatore che chiude le due ore circa del concerto dedicato a Fabrizio. Ed è qui che scatta la fatidica domanda di Di Cioccio: “siccome abbiamo ancora un po’ di tempo, volete sentire un po’ di PFM?”.
Vi lascio immaginare il boato del sì di risposta del pubblico e allora via, a ripescare un brano come River of life, uno dei più belli in assoluto di tutta la discografia di questo gruppo prog, che è uno dei più grandi sulla scena mondiale, al pari di King Crimson, Genesis ecc.. Il bello è che al loro interno le canzoni cambiano ad ogni esecuzione, grazie ad armoniche e galoppanti improvvisazioni. Il violinista e poli-strumentista Lucio “Violino” Fabbri, primeggia egregiamente in Out on the roundabout, un altro gran pezzo tratto da Chocolate’s king. E’ il momento per Franz di salire in cattedra e dimostrare di essere un grandissimo batterista, senza nulla togliere all’ottimo Roberto Gualdi, che suona durante le parti cantate. Tosto il duetto , suonato a quattro mani sulla stessa batteria . Non poteva mancare Impressioni di settembre, con il moog suonato dal discreto Tagliavini, che per l’occasione sostituisce il grande Flavio Premoli, tastierista ufficiale della band. Ma quando “Francone” Mussida imbraccia la chitarra classica, sulla quale è dotato di un tocco e una maestria esagerati, arrivano le emozioni; Dolcissima Maria, col flauto suonato dal bassista Patrick Djivas, è di una dolcezza devastante e Peninsula, un brano per sola chitarra, una vera chicca classica, dal sapore mediterraneo, dall’album Jet lag. Poi una versione superlativa di Suonare suonare, inno all’amore per la musica, riarrangiata ottimamente e poi Maestro della voce, dedicata allo scomparso Demetrio Stratos, eccezionale cantante degli Area, con l’immancabile e-eeh del pubblico, anche sulla mitica intro di basso di Djivas che, pure lui, dopo cinque minuti buoni di assolo, si conferma uno dei più bravi in circolazione.
Il gran finale è affidato a Celebration / E’Festa , eseguita veramente con carica; sinceramente, per me, questo bellissimo concerto avrebbe raggiunto la perfezione se avessero suonato anche La carrozza di Hans, ma va bene così, ad una serata di grande musica, compresa quella mai dimenticata di De Andrè, non si poteva chiedere di più...

Andy

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Di kiriku (del 29/07/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 2747 volte)
Artista
Petra Magoni e Ferruccio Spinetti
Titolo
Musica Nuda 55/21
Anno
2008
Label
Blue Note

Questo è il terzo capitolo del progetto di Petra Magoni e di Ferruccio Spinetti che li vede ancora insieme dopo due anni dall’uscita di Musica Nuda 2. Anche in questo cd i due affrontano dei brani storici del panorama musicale contemporaneo secondo la loro visione personale. Questa volta il supporto è uno solo, sul quale sono incisi diciassette pezzi alcuni dei quali suonati in duo ed altri insieme a degli illustri ospiti. Tra questi troviamo : Gianluca Petrella , Stefano Bollani, Nicola Stilo, Sanseverino e Jaques Higelin. Diversi sono anche gli inediti: “Pazzo il mondo” di Pacifico, “Pittrice di girasoli” il cui testo è di Cristina Donà, “Marinaio” di Nicola Stilo e Silvia Donati ed infine “Basta un colpo di vento” scritta da Stefano Bollani e David Riondino. Ascoltando anche gli altri titoli ci si rende conto che questo album è l’incontro tra culture musicali differenti e più precisamete tra sud d’Italia, Brasile e Francia. L’ironia riscontrata nei due lavori precedenti e che era un po’ il marchio di fabbrica di questi due artisti, lasciano spazio ad una visione più intimista ma altrettanto efficace. Tirando le somme questo Musica Nuda 55/21 è buon prodotto anche se classificarlo come musica jazz forse non è proprio corretto, diciamo che in un certo senso è un cd pop o meglio ancora, senza fare facili ed inutili catalogazioni, è un album di buona musica caratterizzata dallo stile di due ottimi musicisti che spogliano la stessa dal superfluo facendone risaltare l’essenza e la potenza emotiva nascosta.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 28/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1445 volte)
Titolo originale
Tetsuo - The Iron Man
Produzione
Giappone 1989
Regia
Shinya Tsukamoto
Interpreti
Kei Fujiwara, Nobu Kanaoko, Naomasa Musata, Tomoro Taguchi, Tomoroh Taguchi, Nobu Kanaoka, Renji Ishibashi, Naomasa Musaka, Shinya Tsukamoto, Naosama Musaka
Durata
67 minuti
Trailer

La prima volta che vidi questo film (l’ho già visto tre volte), mi prese una nausea molto forte. Le scene forti per impatto visivo ed emotivo mi avevano destabilizzato (non mi capita spesso). Osservare questo essere umano trasformarsi a poco a poco in un essere metallico non è piacevole, ancora meno il modo in cui avviene. Disgustoso nella sua metamorfosi, ci coinvolge dalle riprese realizzate con tecnica da videoclip, in un bianco e nero che ci rattrista e ci reprime, che non ci fa fuggire da una situazione dove tutto è irreale e senza via di scampo. Musica ossessive e ritmate accompagnano lo svolgersi degli avvenimenti, sempre più convulsi ed eccitanti fino all’epilogo finale. Il regista ha praticamente curato tutto lui: sceneggiatura, regia, fotografia, scenografia, effetti speciali, montaggio. Film impedibile per gli amanti del buon cinema, ma soprattutto per quelli che adorano il ramo cyberpunk. Baci disumanizzati a tutti

nilcoxp

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Di slovo (del 26/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1374 volte)
Titolo originale
The Last Mimzy
Produzione
USA 2007
Regia
Robert Shaye
Interpreti
Timothy Hutton, Joely Richardson, Rainn Wilson, Rhiannon Leigh Wryn, Chris O'Neil, Kathryn Hahn, Michael Clarke Duncan
Durata
90 minuti

Una consuetudine ‘estiva’ a cui cerco di non sottrarmi è la lettura di un volume della serie “le grandi storie della fantascienza” presentate da Isaac Asimov. Per quest’anno ho pescato il quinto della serie, dedicato ai romanzi pubblicati nel 1943 su riviste del settore. Un titolo in particolare mi ha colpito positivamente, per l’originalità e per la narrazione esperta e avvincente. Ho subito pensato a come si sarebbe potuto attingere da tale freschezza di idee per una trasposizione cinematografica… il romanzo in questione è “Eran Birbizzi i Borogovi”, libera traduzione di “Mimsy Were the Borogoves” di Lewis Padgett (pseudonimo dietro cui si nascondeva la coppia Henry Kuttner e C.L. Moore) considerato, non a caso, un classico della narrativa fantascientifica.
Non senza un certo stupore scopro che un film era stato effettivamente tratto da “Mismy” poco più di un anno fa. Uscito in sordina nelle sale italiane all’inizio del 2008 ricordo anche che lo snobbai frettolosamente sulla base degli scarsi giudizi che sorgevano dalle recensioni. Ma, apprezzato il romanzo, la curiosità era troppa per non vederlo con i miei occhi.
Questo è uno di quei casi in cui sarebbe stato utile ascoltare i consigli dei recensori, a maggior ragione visto che il giudizio era di unanime indifferenza… qualitativamente il film rientra nella media delle produzioni televisive statunitensi, dalla quale emerge a tratti grazie ad un discreto uso della computer graphic e sebbene la prova degli attori sia sufficiente il vero punto debole è la sceneggiatura, soprattutto se raffrontata alla storia originale.
Di quel gioiellino letterario è stata conservata solo l’idea degli straordinari cambiamenti che subiscono due bambini dopo aver trovato i giocattoli provenienti dal futuro, il resto è stato banalizzato sullo stampo di una favoletta a-la-ET ad uso e consumo di un pubblico giovanissimo.
Il monito ecologista, l’ottusità degli adulti contrapposta alla purezza e all’apertura mentale dei bambini, la critica al Patriot-Act e in generale alla società americana moderna sono stati inseriti nel soggetto ma molto superficialmente, tutto è focalizzato a raccontare le bizzarre scoperte di Noah e Emma con l’effetto di annoiare molto presto.
Sostenuto da una morale da polpettone New-Age che sconfina nel ridicolo, si può benissimo evitare e restare felici. Consiglio il romanzo, invece.

slovo

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Di Sansimone (del 25/07/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 3423 volte)
Titolo originale
Carabinieri
Produzione
Italia
Episodi / Durata
174 / 50 minuti

Non so perché ma le fiction televisive italiane finiscono quasi tutte per essere delle commedie amorose, anche quelle che teoricamente nascono con altre intenzioni.
Un esempio è la serie di Canale 5 sui carabinieri, “Carabinieri” appunto, all’inizio doveva essere un ulteriore serie sull’arma ambientata in una piccola caserma come ce ne sono tante in Italia. Questo all’inizio ma, con l’arrivo di bellezze dello star sistem televisivo nel cast si è puntato più sugli intrecci amorosi tra i vari personaggi invece che sulle storie di cronaca che si potevano narrare.
Le storie normalmente hanno la durata di una puntata eccetto alcuni episodi, con la diversità che nelle prime serie le puntate finivano con il prologo della puntata successiva, nelle ultime serie questa buona idea è stata abbandonata.
Gli attori che si sono succeduti nel cast lungo le sette serie sono diversi, con la diversità che: nelle prime serie ad attori con una professionalità già acquisita erano accostati pochi personaggi televisivi alla prima esperienza, mentre le ultime serie sono diventate un tripudio di dilettanti allo sbaraglio davvero da ridere.
L’idea di base della serie era buona, ma le intenzioni non hanno avuto seguito; il modello di prendere una caserma di provincia, senza usare un personaggio principe che domina la scena e raccontare episodi di cronaca provinciale tutto sommato era ed è ancora innovativa per l’Italia, peccato che poi gli autori hanno cercato di seguire il filone comico del “maresciallo Rocca” senza avere un Gigi Proietti e approfittando delle varie Arcuri e Marcuzzi di turno hanno puntato sulle storie passionali tra i vari personaggi.
In conclusione un altro tentativo andato a male che dimostra l’incapacità di costruire un buon telefilm criminal-poliziesco in Italia.

SanSimone

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Di Namor (del 24/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 940 volte)
Titolo originale
The Kingdom
Produzione
USA 2007
Regia
Peter Berg
Interpreti
Jamie Foxx, Chris Cooper, Jason Bateman, Jeremy Piven, Danny Huston, Richard Jenkins, Ashraf Barhoum, Ali Suliman.
Durata
110 Minuti
Trailer

Una tranquilla giornata in un campound americano situato in Arabia Saudita, viene sconvolta da un devastante attacco terroristico che lascia sul selciato un centinaio di morti ed oltre 200 feriti di una compagnia petrolifera americana. A sgusciare via ed in gran segreto dalle tenaglie di una lenta burocrazia, che si attarda a concedere i permessi dovuti per le indagini sul luogo, sarà un poker di agenti investigativi dell’FBI capitanato dall’agente speciale Ronald Fleury (Jamie Foxx).
Cinque giorni, questo è il tempo concesso dalle autorità Saudite, per svolgere le ricerche nella zona dell’attentato. Ciò che faceva presagire ad una proficua collaborazione tra le due opposte nazioni, viene prontamente smentita all’arrivo della task force Americana sul suolo Arabo, dove ad attenderli in un clima di totale diffidenza e sospetto verso la loro autorità sul posto, ci sarà un esercito diviso da varie correnti di pensiero nei riguardi degli occidentali ed in particolar modo degli USA. Le affinità morali e militari tra il colonnello Al Ghazi (Ashraf Barhom) dell’esercito Saudita e l’agente Fleury, saranno fondamentali per dare il vero inizio alle indagini, che li porteranno sulle tracce di una pericolosa cellula terroristica, che ha, come fine imperativo, il totale annientamento del nemico occidentale.
Lo spunto per la realizzazione di “Kingdom” la si deve al regista Peter Berg, che nel giugno 1996 rimase sconvolto da un attentato terroristico alle torri Khobar situate in Arabia Saudita, dove il bilancio delle vittime fu di19 persone e 372 i feriti.
L’appoggio finanziario per il progetto è del filmaker Michael Mann, e, visto lo svolgimento prorompente che prende piede il film ad un certo punto, non mi meraviglierei se avesse partecipato in alcune occasioni, anche alla realizzazione registica della pellicola. Se così fosse, l’invasione va perdonata poiché le scene d’azione hanno la giusta dose di suspence e adrenalina, per tenere lo spettatore nella giusta tensione fino alla fine del film.
Buono il cast che oltre ad un carismatico J.Foxx, può vantare la presenza di Chris Cooper, Jason Bateman e Jennifer Gardner.
Da notare ed ammirare lo sfarzoso palazzo del principe saudita, altri non è che il lussuoso Emirates Palace Hotel, situato nel golfo Arabo. Hotel (se così lo vogliamo chiamare) costruito per ospitare il Consiglio di Cooperazione del Golfo, un’organizzazione che raggruppa i sei paesi del golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar e U.A.E.). La proprietà alberghiera si estende su 1 chilometro quadrato, al suo interno oltre ai più di mille candelabri di cristallo Swarovski che scintillano nei corridoi di marmo, si possono ammirare muri rivestiti con foglie d’oro e suite raggiungibili con ascensori privati! Il costo di tale realizzazione? 3 miliardi di dollari……. Una bazzecola per loro, visto quello che costa adesso il petrolio!

Namor

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Di Darth (del 23/07/2008 @ 05:00:00, in fumetti, linkato 1563 volte)
Titolo originale
Brad Barron
Autore
Tito Faraci
Editore
Sergio Bonelli
Prima edizione
Maggio 2005

Brad Barron è stata la prima serie “Bonelli” con un numero definito di uscite (18). Tutte le precedenti, se sono terminate, sono state a causa di carenze di vendita o comunque di scelte editoriali; mentre altre continuano da decenni.
Ho trovato molto interessante la proposta di una miniserie, soprattutto perché la mia libreria è già stracolma da oltre un migliaio di albi di Tex e Dylan Dog (tra mensili e speciali)… e non ho spazio sufficiente per appassionarmi ad un’altra serie infinita da collezionare!
Brad Barron è un biologo/soldato distintosi nella seconda guerra mondiale durante lo sbarco in Normandia. Nel 1956 (anno in cui parte l’evoluzione della trama) un popolo alieno, i Morb, invadono la terra e, grazie alla loro schiacciante superiorità tecnologica, la conquistano sterminando buona parte del genere umano. I sopravvissuti si tengono nascosti lontani dalle grandi città, oppure sono prigionieri degli extraterrestri… tra questi ultimi troviamo Brad Barron. Studiato come una cavia da laboratorio ed utilizzato come un gladiatore, il “numero nove” (così lo chiamano i Morb), sopravvivrà e riuscirà a scappare uccidendo alcuni invasori ed impossessandosi di una pistola laser. Quello che prosegue è la costante ricerca di Brad della sua famiglia (moglie e figlia) nella speranza siano sopravvissute allo sterminio, albo dopo albo, incontrando ogni volta persone diverse e nemici insidiosi, sempre braccato dai comandanti Morb che lo ritengono un umano di qualità superiore agli altri.
Ispirato alle storie di fantascienza degli anni ‘50/’60, con mostri giganti e alieni verdi con pistole laser, la serie Brad Barron non brilla certo di originalità, ma nonostante questo è molto avvincente. Il personaggio principale, che scopriamo poco a poco dai suoi ricordi, è molto profondo, sempre retto nelle proprie scelte e, come tutti i personaggi bonelliani, ha la sua esclamazione personale… la malora!

Darth

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Di kiriku (del 22/07/2008 @ 05:00:01, in Serie tv, linkato 1671 volte)
Titolo originale
Cheers
Produzione
USA 82 - 93
Episodi / Durata
273 / 24 minuti

Tra le tante serie tv che negli ottanta hanno invaso i palinsesti televisivi Cin Cin è una di quelle che ricordo più volentieri. Tutta girata interamente all’interno di un bar,il Cheers, di propietà del’ex giocatore dei Boston red Sox ed ex alcolista Sam Malone (Ted Danson) . Nel locale lavorano l’ex allenatore un po’ smemorato della squadra Ernie Pantusso (Nicholas Colasanto ), la bella e intellettuale Diane Chambers (Shelley Long) e la meno bella e sarcastica Carla Tortelli LeBec (Rhea Perlman). A questi bisogna aggiungere anche i due clienti più affezionati Norm Peterson disoccupato con la passione per la birra e Cliff Clavin il postino paranoico pieno di ansie. Questa serie uscita precisamente nell’82 e trasmessa dall’NBC e arrivata da noi nell’’83. Vincitrice di 26 Premi Emmy e di 111 candidature, questa sitcom è stata sicuramente una delle più riuscite di sempre. La sua struttura semplice, che si svolge appunto tutto all’interno del pub, è al contempo sofisticata nella scrittura e si avvale di attori bravissimi in grado di caratterizzare personaggi rimasti ormai nella memoria collettiva. Le storie sono sempre divertenti e intelligenti e ruotano intorno alle vicende personali e sentimentali dei personaggi principali. Nonostante la serie sia durata undici stagioni, durante le quali si sono aggiunti nuovi personaggi, non ha mai perso la sua carica umoristica e anche la qualità non è mai venuta meno. Da Cheers sono nati due spinoff : The Tortellis che non ha avuto un riscontro positivo e Frasier, una serie che ebbe un successo strepitoso, tanto da durare anch’essa undici stagioni. A riguardarlo oggi Cin Cin conserva ancora una freschezza e una scorrevolezza che pochi possono vantare, quindi se non l’avete visto negli anni ottanta guardatevelo oggi e vi assicuro che non ve ne pentirete.

kiriku

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Di nilcoxp (del 21/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2493 volte)
Titolo originale
Get Smart
Produzione
USA 2008
Regia
Peter Segal
Interpreti
Steve Carell, Anne Hathaway, The Rock, Alan Arkin, Terence Stamp, James Caan, Masi Oka
Durata
110 minuti
Trailer

Vi devo confessare che non avevo subito capito il collegamento tra questa pellicola e la serie televisiva andata in onda alla metà degli anni sessanta. Poi parlandone con qualche mio amico ho appreso la notizia. Allora da grande estimatore della serie (di cui vi parlerò prossimamente) non potevo lasciarmelo sfuggire e sono andato a vederlo. La sensazione più forte che ho provato nel visionare la pellicola è stata la nostalgia. Una nostalgia sentita verso il protagonista ormai scomparso da circa tre anni e scarsamente rimpiazzato da Steve Carell. La stessa cosa vale per gli altri attori, nessuno tiene il passo dei suoi predecessori (la più scarsa nel confronto è Anne Hathaway). Però va anche detto che se per parlare del presente film, io lo dovessi solamente paragonare alla serie televisiva ne dovrei parlare solo male. Invece, se mi sforzo di non pensare al passato, e lo considero un lavoro a sè (ma è molto dura questa operazione perché i rimandi sono molti), riesco anche a trovare cose positive. Anche perché ho sorriso diverse volte e in alcuni casi ho riso!!! Cosa rara da parte mia, ve lo assicuro. Quindi dal lato commedia funziona, non mi ha annoiato anche se non mi ha neanche esaltato. Film leggero leggero utile per passare una serata al fresco di una sala cinematografica, purchè dotata di un impianto di aria condizionata funzionante (senza quell’effetto da vento gelido di montagna). Baci freschi a tutti.

nilcoxp

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