BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 19/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1520 volte)
Titolo originale
The Happening
Produzione
Usa - India 2008
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer Breslin, Robert Bailey Jr..
Durata
91 Minuti
Trailer

Un’inspiegabile serie di suicidi di massa senza apparente motivo, getta nello sgomento la popolazione degli Stati Uniti. Le autorità indaganti non sono in grado di fornire le giuste motivazioni per gli inconsueti gesti, il terrore ed il continuo propagarsi di questa inarrestabile sequenza di inspiegabili morti, fa presupporre che sia opera di un attacco terroristico con uso di gas chimici.
Mentre intere città vengono evacuate, i suicidi si susseguono in un area sempre più vasta della nazione, intanto dagli organi competenti, vengono elaborate altre ipotesi sulle possibili cause della misteriosa strage, tra queste, un esperimento non riuscito dell’esercito o un nuovo virus studiato in laboratorio fuori controllo.
Nel frattempo la popolazione sempre più in preda al panico, da inizio ad un disperato esodo verso le aree non colpite dal presunto virus, tra questi c’è l’insegnante di scienze Eliot Moore (Mark Wahlberg) il primo ad accorgersi che dietro al volto del mortale nemico non si nasconde nessun terrorista o insano scienziato, ma un avversario tanto silenzioso quanto letale che ci circonda da molto tempo…la natura!
Un’autostrada piena di auto abbandonate, senza traccia di esseri umani” da questa inusuale considerazione, il regista M.Night Shyamalan è riuscito a scrivere, dirigere e produrre il suo ultimo lavoro, “E venne il giorno” pellicola che strizza l’occhio alla ben più famosa e meritevole “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel.
L’idea della natura che si ribella al genere umano, non era male come punto di partenza, peccato che col passar del tempo la storia si ammoscia più del dovuto, una pecca questa che associata al suo finale, mi ha fatto storcere non poco il naso sul giudizio di quest’opera.
Con un dose maggiore di brio ed un finale alla sua maniera, Shyamalan avrebbe sicuramente scontentato un gran numero di spettatori in meno.

Namor

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Di Darth (del 18/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1760 volte)
Titolo originale
Le Scaphandre et le papillon
Produzione
Francia, USA - 2007
Regia
Julian Schnabel
Interpreti
Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais, Niels Arestrup
Durata
112 minuti
Trailer

Jean-Dominique Bauby era un giornalista. All’età di 43 anni, nel 1995, mentre guidava tranquillo la sua decappottabile in compagnia di suo figlio gli venne un ictus. Dopo venti giorni di coma, Jean-Do si risveglia imprigionato nel proprio corpo, ed è qui che inizia “Lo scafandro e la farfalla”, il film tratto dall’autobiografia del giornalista afflitto dalla Sindrome locked-in.
Quando Bauby si sveglia, noi ci svegliamo con lui. La telecamera sono gli occhi suoi, facciamo fatica a capire, non riusciamo a muoverli, non riusciamo a mettere a fuoco. Poco a poco comprendiamo che non possiamo muoverci, che non riusciamo a parlare… che siamo completamente paralizzati. Un occhio non funziona come si deve… ce lo debbono cucire, ci dimezzano ulteriormente il micro-mondo che ci è rimasto.
Per i primi quaranta minuti, il film è questo. Noi siamo Bauby, noi siamo paralizzati. Agghiaccianti, è il termine più adatto per descrivere questi minuti, che per noi sono stati un terzo di film, mentre per l’autore circa 16 mesi.
Il proseguo dell’opera è suo tentativo di tornare a vivere. Lo posizionano su una sedia a rotelle, lo portano fuori, gli insegnano lentamente a comunicare sbattendo la palpebra. Inizialmente solo per dire si o no, successivamente per poter parlare: l’interlocutore dice l’alfabeto e lui chiude l’occhio quando sente la lettera giusta. Una lettera alla volta per formare una parola. Una lettera alla volta per formare una frase. Con questo metodo, Jean-Do, ha dettato il suo libro “Le scaphandre et le papillon”.
Il film di Schnabel è davvero ben realizzato (miglior regia al festival di Cannes). Ottima la scelta dell’inizio in prima persona, così da immedesimare il più possibile lo spettatore nello stato d’animo del protagonista, pilotato dalla voce fuori campo. Successivamente è da elogiare la performance di Mathieu Amalric, che con il suo occhio perennemente in movimento riesce a trasmettere sensazioni che alcuni pseudo-attori non riescono a comunicare nemmeno con l’ausilio della parola.
Un film bellissimo e toccante, ma da guardare se ne si hanno le capacità ricettive. Mia madre, dopo sette minuti esatti, se n’è andata affermandomi “E poi mi critichi perché guardo Tempesta d’Amore!”… Mah…

Darth

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Di kiriku (del 17/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 3515 volte)
Titolo originale
Naked Lunch
Produzione
Canada/Gran Bretagna/Giappone 1991
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider
Durata
117 minuti
Trailer

Bill Lee è un aspirante scrittore devastato dall’uso di droghe allucinogene, per mantenersi fa il derattizzatore. Sia lui che sua moglie sono dipendenti dalla polvere che usa per annientare gli insetti, sostanza che li distrugge psicologicamente a tal punto che durante un “gioco” lei si ritrova una pallottola in fronte. Scosso dall’evento Bill si rifugia a Tangeri, città che nella sua mente prende il nome di Interzona. Da questo momento comincia il viaggio allucinogeno e allucinante dell’ artista che crede di essere coinvolto in un complotto alieno. Macchine da scrivere simili a coleotteri che interagiscono con il protagonista comunicando attraverso ani parlanti. Un mondo dove realtà e allucinazioni si fondono in un magma onirico apparentemente senza senso. Questo film è tratto dall’omonimo libro di William Burroughs, testo diventato ormai il manifesto della generazione beat, da alcuni suoi racconti e da alcuni spunti biografici dello stesso autore. Cronenberg ha messo su pellicola, ho almeno ci ha provato, lo stile cut-up dello scrittore americano, che consiste nel destrutturare un testo per poi rimontarlo in un modo apparentemente caotico e visionario, obbligando il lettore a trovare da se i collegamenti necessari per comprendere il tutto. Il risultato è un buon film con un' ottima sceneggiatura, come lo sono del resto la regia e la colonna sonora che vede tra l’altro alcuni interventi del trio di Ornette Coleman. Il film affronta temi particolari come l’omosessualità, i moralismi sessuali, gli stupefacenti e i loro effetti, il logorio del potere e tutte le deviazioni che questi comportano. Argomenti che ritroviamo nel romanzo ma che il regista non riesce a trasportare  fedelmente su video proprio per l’ impossibilità di rappresentare lo spirito di una scrittura e di uno stile così particolari. A Cronemberg però va il merito di aver portato l’attenzione su un artista davvero importante e sul suo delirante mondo kafkiano.

kiriku

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Di nilcoxp (del 16/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 831 volte)
Titolo originale
L'Enfant
Produzione
Francia, Belgio 2005
Regia
Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
Interpreti
Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Déborah François, Jérémie Segard, Fabrizio Rongione
Durata
95 minuti
Trailer

La camera incollata al volto per tutto il film non mi dà spazio per respirare, ed anch’io insieme ai protagonisti soffro e soffoco. Poco spazio poca visuale e poco futuro. I tuoi occhi mi hanno colpito di nuovo, amore vero travestito da passante, potevi andare via ma sei rimasta. Ho commesso un errore, vendere nostro figlio come ho venduto tutto intorno a noi, crederlo non mio come gli oggetti rubati e rivenduti. Tu non mi hai perdonato. Ma qui in periferia è così, niente ha valore se non il denaro, niente è veramente amore, tranne il tuo. Allora che fare? Ricomincio dall’inizio, mi devo riscattare e devo farlo in fretta. Voglio che i tuoi occhi mi colpiscano di nuovo e non per odio, qualunque sia il prezzo da pagare. Amore amore amore, vola basso ed è molto stretto, come questa camera incollata al volto che non mi fa respirare e che alla fine mi lascia una sensazione spiacevole: forse potevo darti di più, potevo fare di più, potevo dirti di più. Forse…ma io sono così e niente di più.

Un ringraziamento a "nirvanagel" per la gentile concessione.

nilcoxp

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Di slovo (del 14/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1380 volte)
Artista
Diaframma
Titolo
Camminando sul Lato Selvaggio
Anno
2007
Label
Diaframma

Ascoltiamo con piacere l’ultimo album di inediti della storica band fiorentina o per meglio dire del cantautore-rock che si cela sotto la sigla Diaframma; il titolo è la traduzione di "Walk on the wild side”, un omaggio al rock maledetto di Lou Reed e a quell’attitudine che mai è stata tradita. Una volta abbandonate le vestigia new wave degli esordi la musica di Fiumani si è fatta sempre più cruda, essenziale, nell’intento di inoculare la linfa del punk nella forma del rock d’autore, con lo sprezzo per tutto ciò che potrebbe tradirla in favore del compromesso ammiccante.
Si ha sempre l’impressione che sotto il manifesto del ‘sono questo: prendere o lasciare’ abbia sempre pubblicato tutto ciò che scaturisse dalle sue sedute compositive. E d’altronde perché mai filtrare? Mica deve passare il vaglio di qualche stronzo manager addetto alle vendite, no? Il rapporto con la sua fan-base è di tipo incondizionato.
Mai stato molto vendibile il Fiumani, è in grado di scrivere belle canzoni, questo si. E “Camminando sul Lato Selvaggio” ne contiene parecchie: “Valentina”, tenera e grintosa, dedicata ad una (sua?) ragazza di facili costumi (avevamo già avuto occasione di sentirla al concerto di Genova con il sottotitolo “la zoccola”) variante nell’andamento come “barbara, 1992”, uno splendido trionfo di rassegnata ironia. In “c’è un uomo là” Federico intreccia la sua collaudata poesia del quotidiano con metafore surreali e “questo ragazzo” dimostra che le potenzialità per produrre una hit le avrebbe anche (‘se solo lo volesse’).
Abbiamo poi una manciata di ballate romantiche piacevoli e rilassate, “io, si proprio io”, “grazie davvero”, “come una droga per me” che sedano le sferzate rock uniformemente distribuite nel disco. Da notare i brani di chiusura: “Andrea, torna al rock” che chiama simpaticamente all’appello alcuni colleghi musicisti e “mi sento un mostro” per il coraggio cristallino di cantare quella strofa iniziale.
Uno dei dischi dei Diaframma meglio riusciti degli ultimi anni.

slovo

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Di smarty (del 13/06/2008 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1184 volte)
Titolo originale
Die Geschichte vom weinenden Kamel
Produzione
Germania 2003
Regia
Byambasuren Davaa, Luigi Falorni
Interpreti
Janchiv Ayurzana, Chimed Ohin, Amgaabazar Gonson, Zeveljamz Nyam
Durata
87 minuti

“La storia del cammello che piange” è proprio una storia e come tale deve essere raccontata e vista. Immaginate un luogo lontano dove lo sguardo si perde all’orizzonte, la steppa e la sabbia del deserto colorano la terra e l’unico suono che si percepisce è quello del silenzio e del vento. Un luogo dove non si ha né acqua corrente, né luce, né gas come nelle nostre case, dove per raggiungere la città bisogna attraversare il deserto per alcuni giorni stando molto attenti a non perdere la strada! Ma nel deserto del Gobi vivono molte famiglie spesso pastori nomadi insieme con il loro unico tesoro, i cammelli, ed è proprio di una di queste di cui si occupa questo film-documentario. Siamo in una delle regioni del sud della Mongolia e come di consueto durante la primavera la famiglia aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. Una di loro dopo un parto difficile e doloroso dà alla luce un bellissimo puledro bianco che, nonostante gli sforzi dei pastori e gli istintivi tentativi del cucciolo, la madre rifiuta negandogli il suo latte ed il suo amore. Dopo giorni di attesa si decide di inviare i due bambini della famiglia nel deserto per far venire un musicista per il rituale Hoos…… Se avrete la pazienza di leggere per tutto il tempo i sottotitoli di traduzione (il film non è doppiato) e di arrivare alla fine (80 minuti circa) scoprirete la bellezza di un popolo che ha ancora rispetto per la natura e la madre Terra, che invoca la benevolenza con gesti propiziatori e di ringraziamento, che con umiltà vive la vita di tutti i giorni scandendola con gesti semplici ma ricchi d’amore. Per chi sa cogliere la bellezza dei dettagli scoprirà la bellezza dei colori, non solo di quella dei vestiti e degli arredi, ma anche di quelli della natura, qui catturata da una fotografia strepitosa, della fierezza e della dolcezza di una famiglia, in un luogo dove ancora il senso della famiglia è indispensabile per la sopravvivenza, dove però, come in tutte le famiglie del mondo anche qui la tecnologia fa gola ai più piccoli….(vedere l’ultimo minuto del film).

Smarty

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Di Namor (del 12/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1157 volte)
Titolo originale
Blaze
Autore
Stephen King - Richard Bachman
Traduzione
Dobner T.
Editore
Sperling & Kupfe
Prima edizione
2007

Dopo il risveglio dal coma, dovuto alle continue percosse del padre alcolizzato, il giovane Clayton Blaisdell Jr. alias Blaze viene, dopo la decisione del Giudice di togliere al padre la patria potestà, rinchiuso alla Hetton House, un orfanotrofio-scuola per bambini con gravissimi problemi famigliari. Al suo completo sviluppo vissuto tra innumerevoli problemi ambientali, Blaze diventa un gigante d’uomo alto quasi due metri con un cervello da bambino per le botte ricevute in passato, che vive di piccoli espedienti. A manipolarlo per questi biechi scopi è il suo socio George, ed è sempre lui che lo guida come una sorte di grillo parlante, nella realizzazione dell’incauto piano per il rapimento di un neonato di nobile famiglia, ed alla conseguente richiesta di riscatto. A rendere anomalo quello che sembrerebbe normale routine per due miserabili balordi in cerca di facili guadagni, è la continua ed onnipresente voce di George, che imperterrita si prodiga nel dare consigli a Blaze per la riuscita del colpo, nonostante il suo decesso sia avvenuto tre mesi or sono!
Stephen King dopo 38 anni riesuma da uno dei suoi cassetti, un romanzo scritto in gioventù e mai pubblicato. In tutta sincerità, sta fatica di sistemarlo per poi pubblicarlo, se la poteva tranquillamente risparmiare, se lo avesse lasciato dov’era ci avrebbe fatto risparmiare tempo e denaro.
Blaze”, non porta nessun beneficio se non economico al prestigioso curriculum letterario di King, personalmente trovo che un autore con un passato di enorme successo come il suo, operazioni del genere potrebbe evitarle, vista la qualità scadente e banale di questa opera. Racconti simili è ad un prezzo minore se ne trovano a centinaia sugli scaffali delle librerie di terzo ordine, non c’è nessun bisogno che si metta anche lui a proporceli, anche perché, se l’inchiappettata la prendi da uno scrittore sconosciuto ci può stare, è un rischio che il lettore mette in preventivo, ma da lui no, non mi sta bene, pagare 18,50 euro per un libro del genere, scritto da “uno” come lui, fa veramente rabbia!

Namor

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Di kiriku (del 11/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 3742 volte)
Titolo originale
Majo no Takkyûbin
Produzione
Giappone 1989
Regia
Hayao Miyazaki
Interpreti
 
Durata
102 ninuti
Trailer

Kiki ha raggiunto l'età di tredici anni, come prevede la tradizione è pronta per diventare una strega. Per raggiungere questo traguardo deve però allontanarsi per un anno da casa, cercare una città dove non vive già una strega e cavarsela da sola. Appena le condizioni atmosferiche lo permettono, la giovane protagonista parte in sella alla sua scopa in compagnia del suo amico nonchè gatto nero Jiji. I due si dirigono verso il mare in cerca di un centro abitato che li possa ospitare. Una volta trovato il luogo dove svolgere il noviziato Kiki si troverà ad affrontare le difficoltà e le responsabilità che caratterizzano il passaggio dall'infanzia all'et'à adulta. Tratto da una storia di Eiko Kadono. "Kiki consegne a domicilio"  à l'ennesimo successo di Miyazaki datato 1989. Come in tutti i suoi lungometraggi questo film affronta le tematiche a lui più care e in particolare la fase evolutiva dell'essere umano, la natura, la magia e il contrasto bene e male. La differenza di questo cartoon sta nella delicatezza con cui affronta i temi, tutto si svolge con garbo e sensibilità. Le ambientazioni come al solito sono splendide,  per non parlare della straordinaria qualità dell'animazione. Ma del resto dall'inarrivabile disegnatore/regista/sceneggiatore nipponico non ci si poteva che aspettare un successo. Un film coinvolgente, pregno di fantasia ma in grado di portare l'attenzione su valori reali della vita di tutti i giorni, ma anche una festa per gli occhi grazie ad una qualità estetica ottima. A questo bisogna aggiungere una colonna sonora coinvolgente in grado, nelle scene piu´ struggenti, di emozionare. In poche parole un'opera da vedere assolutamente!

Kiriku

 

 

 

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REC
Di Darth (del 10/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 857 volte)
Titolo originale
REC
Produzione
Spagna, 2007
Regia
Jaume Balagueró, Paco Plaza
Interpreti
Manuela Velasco, Ferrán Terraza, Jorge Yamam, Pablo Rosso, Carlos Lasarte, David Vert
Durata
85 minuti
Trailer

L’obiettivo della telecamera di Pablo, cameraman di professione, diviene la nostra finestra sul mondo di “REC”, quando lei viene oscurata noi non vediamo, quando cade, cadiamo con lei.
Questo metodo narrativo è già stato sfruttato più volte a livello cinematografico (mi ricordo “84C MoPic”, “Bloody Sunday”, il recente “Cloverfield”, ed il famoso “The Blair witch project”), ma, nonostante questo, credo sia lo stile migliore se si vuol puntare sull’immedesimazione dello spettatore… sempre che i movimenti della telecamera non siano troppo convulsi, altrimenti si rischia di nauseare il pubblico anziché coinvolgerlo.
La sceneggiatura racconta di Angela (una pseudo-giornalista), che, accompagnata dal cameraman, si reca in una caserma dei pompieri per girare un episodio di “Mentre voi dormite”, che consiste nel mostrare agli spettatori cosa accade la notte in città. Alcuni vigili del fuoco, affiancati dai professionisti dell’etere, si recano in una palazzina per una chiamata di routine: i vicini sentono delle urla provenire da un appartamento. E’ lì che ha inizio l’incubo per tutte le persone che si trovano nel condominio… entrare è stato facile, uscirne sarà un’impresa…
Il genere horror, ormai da anni, è in crisi (non ai livelli del cinema italiano ma quasi…). In periodi così magri, un film come "REC" è da non perdere: la storia non è originale ma coinvolge, lo stile narrativo rende molto (personalmente mi è piaciuto molto di più che "Il mistero della strega di Blair"), e in qualche sporadica occasione mi ha fatto anche saltare dalla sedia, cosa ormai abbastanza rara.
Unica enorme pecca gli attori: a parte Angela che è bravina e Pablo che non si vedrà mai, gli altri sono letteralmente penosi, quasi ridicoli a volte.
Comunque, meno male che ci hanno pensato gli spagnoli a girare un horror decente… perché se dobbiamo aspettare il nostro Dario Argento... campa cavallo che l’erba cresce!

Darth

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Di nilcoxp (del 09/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1072 volte)
Titolo originale
Horton Hears a Who!
Produzione
USA 2008
Regia
Jimmy Hayward, Steve Martino
Interpreti
 
Durata
88 minuti
Trailer

Ortone è un simpatico elefante, che una giornata sente in un granello di sabbia che gli passa vicino delle voci. Si convince che ci sia della vita su quel granello e così si prodiga affinchè questo non subisca danni. Riesce a stabilire un contatto con questo mondo minuscolo (la città di “Chi non So”) che non riesce a vedere ma solo a sentire. Questo contatto è con il Sinda-Chi di questa comunità (sindaco), e l'aver scoperta la realtà sua e della sua gente crea in lui dapprima panico e poi problematiche filosofico-esistenziali: come si può accettere la verità di vivere su un granello di sabbia? E sopratutto come si può dirlo alla propria cittadinanza? Ma non sono solo questi i suoi problemi, c'è anche un consiglio cittadino che lo reputa uno “sfigato” e che cercherà di estrometterlo dalla sua carica. E' la storia ormai classica (ahimè) del potere che vuole gestire il popolo attraverso l'intrattenimento, certamente più allettante, invece di far conoscere una verità pericolosa e destabilizzante (non vi ricorda niente?). Ma il cartone animato non si ferma qui, infatti anche l'elefante si troverà a passare i suoi guai. Una cangura autoproclamatasi Capo di quella foresta, cercherà in tutti i modi di distruggere quel presunto mondo che secondo lei è inventato. "…Se una cosa non si può vedere, non si può toccare e non si può sentire, allora vuole dire che non esiste!", questa è la frase con cui perseguita Ortone, perchè ritiene che la sua condotta sia disturbante e deviante per i giovani che lo ascoltano (non vi ricorda niente neanche questo?). Esteticamente gli abitanti della città di “Chi non So” mi hanno ricordato una vecchia pubblicità che c'era tanti anni fa sui giornali: le scimmie di mare! Ve le ricordate? Il film porta con se una morale di fondo molto importante: finchè tutti non si assumeranno le proprie responsabilità dando il proprio contributo alle cause comuni, queste difficilmente verranno superate. E pensate che tutto quello che vi ho scritto è la chiave di lettura più impegnata, di una pellicola che scorre allegramente e che farà sicuramente la gioia dei più piccoli, infarcita com'è di gag esileranti. Unico neo, il doppiaggio dell’elefante è stato fatto da De Sica: nome penalizzante per ogni opera cinematografica! Ma, se uno non ci pensa al fatto che sia lui, riesce a superare questo scoglio sgradevole per un film che merita al di là del doppiatore. Ma siete ancora quà? Andate a vederlo!!! Baci-chi a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 07/06/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1286 volte)
Artista
Glass Hammer
Titolo
Culture Of Ascent
Anno
2007
Label
Arion Records/Sound Resources

Di norma rimango indifferente di fronte alla pletora di band progressive (o presunte tali) nate negli ultimi quindici anni: principalmente perché con poche eccezioni la loro produzione finisce con l’essere noiosamente derivativa, come se questa generazione di musicisti, pur eccellendo nella tecnica, non abbia compreso la lezione più importante del prog-rock settantiano, uno stile che aveva la sperimentazione come base fondamentale e per tanto non ricreabile con pedestri manierismi.
Tuttavia un particolare dell’ultimo album degli - a me prima sconosciuti - Glass Hammer stuzzicò la mia curiosità: Jon Anderson, voce solista degli Yes, compariva nei credits, listato negli strati secondari della line-up con l’insolita attribuzione: ‘vocalizzazioni’.
La presenza di una tale icona è formalizzata in apertura da una reinterpretazione di “south side of the sky” (da “Fragile” 1971) che non aggiunge nulla all’originale ma nemmeno lo snatura nonostante i suoni ammodernati, inoltre la prova della vocalist Susie Bogdanowicz è un piacevole ascolto.
Considerando il resto del disco però, viene da chiedersi se sia stata una buona idea inserire la cover di uno stra-classico del prog-rock, dal momento che risulta essere il brano migliore dell’album.
Nulla da dire sulla realizzazione, come dicevo prima riguardo al prog odierno, sia le esecuzioni che la produzione sono eccellenti, il problema di “Culture of Ascent” è una debolezza compositiva che si tenta di dissimulare con i soliti espedienti: il virtuosismo, la dilatazione forzata del minutaggio piuttosto che la citazione colta, vedi i continui riferimenti agli Yes.
Nemmeno l’apporto di Jon Anderson, limitato tra l'altro a qualche spennellata vocale qua e là, riesce ad essere in qualche modo efficace. Il disco ha sì qualche sprazzo – qualche idea dignitosa, insufficienti però ad emergere dal pantano di un (lungo) esercizio tanto tedioso quanto inutile.

slovo

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Di Sansimone (del 06/06/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1209 volte)
Titolo originale
R.Aufheben un torquemada in Albenga
Autore
Mario Cennamo
Editore
Fratelli Frilli
Prima edizione
2004

Genova, anno di grazia 1539, Lionello Villani prevosto alla Commenda di Pre sotto processo per fornicazione con una giovane ebrea, è inviato dal suo superiore cardinal Cibo, ad indagare su degli oscuri omicidi avvenuti nella diocesi d’Albenga. Il presunto omicida, tale Aufheben, è un servitore dello stesso cardinale che impazzito ha annunciato i vari omicidi tramite missive a sua Eccellenza, epistole traboccanti di fanatismo religioso nei confronti di presunte eretiche e giudei.
Arrivato ad Alberga Villani prende le sembianze del dottor Cosma Raggi per non dare sospetti alla gente del luogo, quando pensa d’essere vicino alla soluzione del caso si accorge di essere stato incastrato e solo grazie ad un improvviso e inaspettato attacco dei Saraceni alla città riesce a fuggire alla cattura.
Lo ritroviamo a Bologna due anni dopo ancora sotto mentite spoglie, si fa chiamare Soligo Tolomei di professione libraio, qui rincontra, apparentemente in maniera casuale, la giovane ebrea origine di tutti i suoi mali, posta sotto processo per eresia. Il rimorso di non aver fatto niente per salvarla dal giudizio della chiesa per la seconda volta lo spinge ad abbandonare la bottega di libraio e ad abbandonarsi al vino. Proprio in un’osteria incontra una persona conosciuta ad Albenga e finalmente riesce a venire a capo del perché della sua infausta vita e chiaramente dell’indagine cominciata nella città ingaunea.
Questo giallo, appartenente alla serie Liguria in giallo, solo apparentemente appartiene al filone giallistico, oltre alla storia che tiene fino alla fine il lettore all’oscuro di come realmente stanno le cose e chi è il colpevole, ha un doppio fondo.
La parte nascosta nel libro è la cronaca di vita della gente comune in quegli anni oscuri; il libro è pieno di citazioni storiche e incroci di personaggi realmente esistiti, con esaurienti note storiche. In fondo l’autore del libro, Mario Cennamo, prima di questo aveva scritto solo saggi di carattere storico.
Forse è proprio questo il motivo della buona riuscita del libro, il lettore si perde nella rivisitazione accurata del periodo storico e perde di vista i vari personaggi che si susseguono.

SanSimone

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Di Namor (del 05/06/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 4576 volte)
Titolo originale
Kotetsu Jeeg
Produzione
Giappone 1975
Episodi / Durata
46 / 30 Minuti

Ogni qualvolta terminava l’episodio pomeridiano di “Jeeg robot d’acciaio”, io ed i miei amici ci ritrovavamo nel cortile del rione per emularne le gesta, ricordo che salivamo su un falsopiano e lanciandoci nel vuoto unendo i pugni gridavamo a squarciagola: “Miwa, lancia i componenti”. E via… ci randellavamo mimando le gesta dell’ eroico robottone!
Ho sempre sostenuto che questa mitica serie avesse una marcia in più rispetto alle sue concorrenti, a cominciare dai personaggi caratterizzati in maniera eccellente, in particolare le figure dei cattivi curati nei minimi dettagli, infatti salta subito all’occhio l’acconciatura stile medusa della Regina Himika la quale, accompagnata dalla sua inseparabile ascia, guida l’attacco alla terra per impossessarsi della campana di bronzo, oggetto fondamentale per la conquista del nostro pianeta. Nel corso di questa lunga battaglia la regina é coadiuvata da tre temibili ministri, l’acuto Ikima con il suo look alla Wolwerine versione platinata, lo stratega di interminabili battaglie contro Jeeg, il temibile Mimashi, una sorte di aggressivo ed irruente Minotauro molto devoto alla regina, ed infine l’irascibile Amaso che con il suo viso di pietra é sicuramente quello che meglio rappresenta l’antico popolo Yamatai considerate le loro origini, provenienti dalla roccia. Ben elaborati anche i soldati Himika, con i loro visi satirici e spada alla mano incutono non poca paura! Dalla 29° puntata entrano in scena altri due cattivi di rilievo l’Imperatore del Drago e la sua prediletta il generale Flora. Il primo sarà sicuramente più spietato e risolutivo della regina Himika, ma perde ampiamente il confronto con quest’ultima, in quanto il suo personaggio manca di quel fascino e carisma che ben elargiva la sovrana del popolo Yamatai. Secondo me, con la sua uscita di scena ed il conseguente inserimento dell’Imperatore al suo posto, la serie perde quel tocco di perfidia femminile che caratterizzava in maniera particolare il proseguo della storia. Una scelta che personalmente non ho mai condiviso, non me ne vogliano i fan, ma sto Imperatore proprio non lo sopportavo, specialmente quando alla fine dei suoi continui proclami di conquista, emetteva quella lunga ed interminabile risata. Discorso diverso invece per l’introduzione del Generale Flora, una scelta che ha portato nuova linfa ed interesse alla trama, la sua triste storia basata sui continui inganni da parte del suo mentore, ben si intrinseca con il conseguente innamoramento nei confronti del suo nemico Hiroshi.
Per quanto riguarda i buoni, il vero catalizzatore di questa bellissima serie é senza dubbio il suo indiscusso protagonista Hiroshi Shiba, personaggio straordinario forgiato da improvvisi e tragici eventi di cui é protagonista anche indirettamente, come l’improvvisa morte del padre per mano degli invasori. Con lui aveva da sempre un rapporto molto tormentato, la sorprendente scoperta dei suoi poteri e l’inaspettata responsabilità di proteggere non solo la sua famiglia, ma l’intera razza umana dai continui attacchi del nemico, tempreranno in maniera indelebile il suo carattere, rendendolo introverso e fin troppo duro con le persone che gli stanno accanto.
E la colonna sonora, ve la ricordate? Stupenda, la migliore in assoluto, in tutto il panorama non ne esiste una che possa eguagliarla per varietà e profondità, l’apporto di intensità che trasmetteva il suo sottofondo nelle varie fasi della storia e nei vari stati d’animo dei protagonisti, non aveva eguali.
Non so voi, ma a me è venuta voglia di rivederlo…e visto che ho tutta la serie, quasi...quasi!

Namor

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Di kiriku (del 04/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 843 volte)
Titolo originale
Kauas pilvet karkaavat
Produzione
Finlandia 1996.
Regia
Aki Kaurismäki
Interpreti
Kari Vaananen, Kati Autinen, Sakari Cuosmanen, Markku Peltola.
Durata
96 minuti
Trailer

Nel 1996 Aki Kaurismäki esce nelle sale con il film “ Nuvole in viaggio”, nel 2002 e poi nel 2006 escono gli altri due: "L’uomo senza passato" e "Le luci della sera". Insieme formano la trilogia che il regista finlandese dedica alla sua terra. Il tema affrontato in questa prima pellicola è il dilagante problema della disoccupazione in un contesto sociale già logoro di per se. Ilona e Lauri sono una coppia modesta, vivono in una casa modesta, le loro aspirazioni sono modeste o meglio quasi inesistenti. Vivono in un stato di immobilità emotiva disarmante, tutto sembra cosi triste e privo di vita. Gli unici movimenti sono gli scricchiolii di una vita che cade a pezzi lentamente e inesorabilmente. I due infatti, a causa della recessione, perdono il lavoro, l’unica cosa che forse li rendeva emotivamente vivi e, con lo scorrere del tempo, le cose per quanto possibile peggiorano. Ma come dice il titolo le nuvole sono in viaggio e come arrivano così se ne vanno, lasciando una scia di cambiamenti a volte anche positivi. Kaurismäki con il suo stile inconfondibile riesce a trasmettere un senso di staticità pulsante. I dialoghi sono ridotti al minimo e quando ci sono trasmettono un senso tragicomico che danno movimento ad una regia praticamente immobile tipica del suo cinema. Il regista non indaga sulle cause di questa solitudine esistenziale che avvolge tutto ma si concentra sugli effetti che queste hanno sulla psiche dei personaggi, senza mai cadere in banali clichè. Il risultato è la foto mossa di un mondo verosimile, poesia stralunata e spietatamente ironica di un umanità che non ha scelte, condannata a vivere all’ombra delle nuvole in attesa di qualche accidentale squarcio di luce.

 kiriku

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Di Darth (del 03/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1790 volte)
Titolo originale
Taxi
Produzione
Italia, 2008
Regia
Marco e Riccardo Di Gerlando
Interpreti
Anselmo Nicolino, Luca Pittavino
Durata
26 minuti
Trailer

E’ la terza volta che su Blogbuster recensiamo un cortometraggio dell’Associazione Sanremo Cinema: il primo fu “Favola di un cinema”, analizzato dal mio collega nilcoxp, e successivamente io scrissi le mie considerazioni su “Anch’io”.
Essendo un estimatore delle indubbie qualità registiche dei fratelli Marco e Riccardo Di Gerlando, sono veramente lieto di recensire anche il loro ultimo lavoro: “Taxi”.
La mia soddisfazione è dettata dal fatto che ritengo questo nuovo film girato dai registi sanremaschi la loro miglior produzione di sempre!
I due elementi che non mi hanno mai entusiasmato nelle opere dell’Ass. Sanremo Cinema (non solo le due recensite ma tutte quelle che ho visto) sono le sceneggiature e gli attori: poco curate le prime e dilettanti i secondi. Beh, in “Taxi”, la sceneggiatura è tratta nientepopodimeno che da un racconto di Tiziano Sclavi: più precisamente dall’omonimo “Taxi!”, una storia di Dylan Dog di sole 13 pagine edita nell’albo gigante n.2 del ’94; e i due interpreti di questa novella, Anselmo Nicolino (il tassista) e Luca Pittavino (il giornalista messo al posto dell’indagatore dell’incubo) sono davvero bravi!
Finalmente! Scusate lo sfogo, ma è per me motivo di giubilo assistere ad un corto dei Di Gerlando di ben 26 minuti dove (ripeto) finalmente si può godere appieno di una bellissima fotografia in bianconero (già apprezzata in “Favola di un cinema”), della briosa e professionale regia ricca di inquadrature mai banali, nonché delle avvolgenti musiche di sottofondo, senza essere riportati alla cruda realtà delle produzioni amatoriali da interpretazioni approssimative o da una sceneggiatura incompleta. E non solo, essendo un collezionista di Dylan Dog, mi ha fatto un immenso piacere assistere a questa trasposizione cinematografica del racconto a fumetti di cui sopra.
Questa volta rivolgo i miei più sentiti elogi a tutto lo staff dell’Associazione Sanremo Cinema senza remore e senza critiche.
Bravi ragazzi, continuate così!

Darth

P.S. Ma lo avete mandato il link del corto a Tiziano Sclavi? Secondo me piacerà anche a lui… ; - )

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