BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di slovo (del 12/04/2009 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1120 volte)
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La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua !

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Di Namor (del 09/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1529 volte)
Titolo originale
Redacted
Produzione
USA 2007
Regia
Brian De Palma
Interpreti
Kel O'Neill, Ty Jones, Izzy Diaz, Rob Devaney, Patrick Carroll.
Durata
122 Minuti
Trailer

Lasciato da parte il suo inconfondibile stile registico, il maestro Brian De Palma dirige uno dei film più scomodi è deleteri, che mette in risalto l’inadeguata amministrazione guidata dall’incompetente presidente Bush.
I tragici avvenimenti che vedremo nel film sono realmente accaduti nel 2006 a Samarra, un paese vicino Bagdad. Il teatro di questa spregevole storia è una casa abitata da una innocente famiglia Irachena ed i protagonisti dell’ignobile azione sono un gruppo di soldati americani, che annoiati ed imbottiti di varie droghe, decidono di pianificare una nuova irruzione all’interno dell’abitazione, già controllata in precedenza ma senza alcun esito. La seconda incursione non prevede nessun controllo di sicurezza, questa volta l’obbiettivo dei Marines è uno solo, soddisfare i loro bestiali istinti su un’ignara ragazzina di 15 anni, per poi eliminarla insieme alla sua famiglia!
Grazie al rimorso di un soldato, l’unico ad non aver partecipato allo stupro, la verità su questo ennesimo atto di violenza da parte di uno dei tanti o pochi gruppi di Marines presenti nel Golfo, verrà a galla con effetti devastanti sulla credibilità etica del loro paese.
A niente è servito il Leone d’argento per la miglior regia vinto al festival di Venezia, “Redacted” è stato bollato come un film troppo potente e scioccante, quindi nessun esercente si è sognato di acquistarlo per programmarlo nei cinema. Difatti la sua visione è stata possibile solo sulle reti a pagamento o tramite il noleggio del dvd.
Questa cosa sinceramente non la concepisco,molte volte i nostri gestori cinematografici acquisiscono i diritti per proiettare delle pellicole veramente ignobili è quando c’è un film di denuncia oltretutto ben fatto, si defilano in nome del dio denaro a discapito della qualità del prodotto.
Ritornando al film in questione, De Palma sceglie una linea a metà tra il documentaristico ed il videotape, per realizzare è rendere il più vero possibile la pellicola denuncia . Nel cast non figura nessun nome di spicco, gli attori sono semisconosciuti in cerca di affermazione che non fanno certo rimpiangere la mancanza di colleghi più illustri.
Con questa opera, Brian De Palma è stato dichiarato dalla stampa statunitense un soggetto pericoloso quanto il regista di denuncia Micheal Moore. C’è da dire che De Palma per le sue continue critiche rivolte a l’establishment americano, non è mai stato simpatico ai media, infatti se date un’occhiata al suo curriculum lavorativo, vedrete che non è presente nemmeno una nomination agli Oscar.
Per chi non lo sapesse il termine redacted è l’occultamento da parte della censura di tutto quello che può esserci di scomodo o non si vuol far sapere nei vari documenti legali passati al loro setaccio.
Anche De Palma a dovuto redactare con un tratto di pennarello nero, il volto delle vere vittime mostrate in foto nell’agghiacciante sequenza finale, dove sulle note pucciniane di morte della Tosca, viene mostrato tutto l’orrore di cui è capace l’essere umano nei confronti dei suoi simili.
Un ultima cosa, se il film non sarà riuscito a scuotervi, lo farà certamente l’ultima foto che vedrete poiché sarà l’unica è con uno scopo preciso ad essere mostrata senza censura.

Namor

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Di Angie (del 06/04/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1761 volte)
Titolo originale
Dexter
Produzione
USA 2007
Episodi / Durata
12 / 50 Minuti

Si è appena conclusa su Fox Crime la seconda serie televisiva di “Dexter”, appuntamento a cui non potevo assolutamente mancare dopo la gradita visione della prima serie.
Il protagonista è sempre Dexter Morgan, perito ematologo presso il dipartimento di polizia di Miami.
Da giustiziere che collabora con la polizia per la ricerca dello stesso serial killer del “Camion Frigo”, avvenuta nella prima serie, nella seconda, diviene lui l’oggetto di caccia da parte di tutto il dipartimento, che ignorano completamente la vera identità dello spietato serial killer.
Questo, dopo che alcuni cacciatori di tesori sommersi, individuano il punto esatto dove Dexter aveva gettato rinchiusi in grossi sacchi neri, tutti i corpi sezionati delle sue vittime. Come la polizia inizia ad estrarre i corpi dal fondo dell’Oceano, si accorgeranno di trovarsi di fronte a l’opera di un nuovo serial killer, ancora più spietato del precedente che sarà denominato “ Il Macellaio della baia di Miami”.
A coordinare le indagini per la cattura del macellaio, che si farà sempre più serrata è l’agente speciale dell’FBI Frank Lundy interpretato dall’attore Keith Carradine, uno dei nuovi personaggi di punta di questa seconda serie, tra cui figura anche l’attrice Jaime Murray, nella parte dell’affascinante ed enigmatica Lila, un’artista con un passato assai turbolento, in quanto oltre ad essere una pericolosa piromane è stata anche una ex consumatrice di sostanze stupefacenti.
La perniciosa Lila, escogiterà vari tranelli pur di raggiungere il suo intento, quello di diventare l’amante di Dexter, causando la rottura del rapporto tra Dexter e la sua fidanzata Rita , avendo già una relazione abbastanza tesa per i sospetti che lei nutre nei confronti di Dexter, riguardante l’incarcerazione dell’ex marito.
Su questi nuovi episodi appaiono altri due nuovi personaggi Robert Wialliams, nel ruolo di Gail la dispotica madre di Rita e il piccolo attore Preston Bailey, nel ruolo di suo figlio Cody. Come vedete gli elementi per seguire nuovamente le gesta di Dexter, ci sono tutti, compreso il rafforzamento dei sospetti nei suoi confronti, da parte del dubbioso sergente Dookes, che da buon mastino gli darà non poco filo da torcere!
Anche la seconda serie è suddivisa in 12 episodi da 50 minuti ciascuno, scelta che condivido poiché tale durata ha il lodevole pregio di rendere coinvolgente la sua visione, senza mai annoiare lo spettatore. In tal proposito il giornalista critico Andrea Scanzi su un articolo della La Stampa, dopo aver elogiato la prima serie, ha disapprovato in assoluto la seconda parte, parlando di personaggi secondari improbabili.
Da parte mia non sono affatto d’accordo con il suo pensiero, per chi avesse visto la serie, penso, che come me, abbia gradito la sua visione, sia per la bravura dell’attore Micheal C.Hall, che interpreta Dexter Morgan, sia per le svariate problematiche di ogni personaggio che rendono questo serial televisivo ricco di suspance.
Comunque chi non avesse avuto ancora l’occasione di vedere tale serie tv, vi invito a farlo e lascio a voi giudicare…sono solo 50 minuti!
Vedrete non rimarrete delusi!

Angie

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Di slovo (del 04/04/2009 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1624 volte)

La rassegna CinemadaMare, giunta alla settima edizione, è il più grande raduno di giovani filmakers provenienti da ogni parte del mondo (per l'edizione del 2008 sono accorsi concorrenti da 43 nazioni!). Si tratta di una rassegna itinerante che si svolge in cinque regioni del Sud Italia e durerà 40 giorni: dal 4 luglio al 16 agosto 2009.
Caratteristica che rende unica la manifestazione è che i film si girano durante il Festival. I filmakers italiani e stranieri avranno la possibilità di realizzare le loro opere e di proiettarle nelle piazze più affollate e suggestive del Sud (Bari, Matera, San Potito, Reggio Calabria, Acireale, San S.Lucano, Nova Siri). Inoltre, i giovani registi possono partecipare ai vari workshops, alle lezioni di cinema e ad altre attività del Festival, organizzate anche per facilitare un'immediata conoscenza e un effettivo scambio di idee artistiche. Tutto ciò si svolge in una consolidata cornice di condivisione e di multiculturalismo: CinemadaMare offre, infatti, ospitalità gratuita a filmakers, autori e cinefili. Non solo: sono previsti contributi per le spese di viaggio, e tutti gli spostamenti da una regione all'altra saranno effettuati con il pullman messo a disposizione dall'organizzazione.
La rassegna si articola in sezioni di produzione e formazione cinematografica, offre premi settimanali e premi finali per i migliori.
Per candidare i cortometraggi al concorso di CinemadaMare c'è tempo fino al 15 maggio 2009, per essere ospitati negli ostelli approntati per il Festival occorre inoltrare richiesta entro il 31 maggio 2009.
Maggiori dettagli sul sito di Cinemadamare

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Di slovo (del 03/04/2009 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1163 volte)
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Ed eccoci per la 3a volta a festeggiare il compleanno di Blogbuster.
I 'numeri' diventano sempre più impressionanti, ma non staremo qui a snocciolarvi dati che a noi riempiono d'orgoglio ma che a voi, certamente, non interessano. Cosa dire quindi, che non ripeta quello già scritto gli altri compleanni? Nulla... a parte ribadire un infinito GRAZIE!

Grazie a tutti coloro che leggono Blogbuster.

Grazie a tutti coloro che commentano le nostre recensioni, parte fondamentale del piacere di scriverle.

E un Grazie particolare a tutti coloro che scrivono (o hanno scritto) sul nostro Blog. Senza il vostro prezioso apporto non saremmo qui oggi a festeggiare 3 anni di vita!


collettivo blogbuster

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Di Namor (del 01/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1058 volte)
Titolo originale
The wrestler
Produzione
USA 2008
Regia
Darren Aronofsky
Interpreti
Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry.
Durata
109 Minuti
Trailer

Sono passati vent’anni è il wrestler Randy (The Ram) Ronbinson (Mickey Rourke), nonostante non sia più la famosa star che mandava in visibilio i numerosi fan del wrestling professionistico, combatte ancora. Anche se i ring che calca e le borse che guadagna non sono più quelle prestigiose di un tempo, è l’esigenza del tirare a campare che lo spinge a salire ancora sui vari quadrati amatoriali, ove si svolgono incontri per gli appassionati del wrestling.
Al termine di uno degli ennesimi combattimenti, Randy viene colto da un infarto che porrà fine alla sua carriera di atleta. L’allontanamento dallo show businnes, darà a Randy l’opportunità di reinventarsi una nuova vita. Ma riallacciare i contatti con l’arrabbiatissima figlia abbandonata in tenera età, non sarà una cosa facile e lo stesso vale per l’intricato approccio di relazione con la spogliarellista Cassidy (Marisa Tomei). Nonostante tutta la sua buona volontà il vecchio campione sa, che come nel wrestling anche nella vita, non sempre si riesce a vincere, è che gli impietosi colpi inflitti dalla vita sono molto più letali di quelli presi sul ring.
Si è parlato molto bene della performance di Mickey Rourke in “The Wrestler”, non a caso ha vinto un Golden Globe ed ha ricevuto una nomination agli Oscar come miglior attore protagonista. Niente da dire premio e nomination a mio parere li ha ampiamente meritati, ma sul suo ritrovato talento, più volte dichiarato dalla critica, permettetemi di dirlo, ho seri dubbi. Una cosa è interpretare un ruolo molto vicino alla sua realtà, un’altra, è quella di affidargli un ruolo dove la sua recitazione possa apparire ancora credibile, mi spiace dirlo, ma la vedo molto dura per Rourke che possa ancora avere un’altra parte da attore principale in una grande produzione, viste le sue recenti condizioni fisiche. Purtroppo, la sua vocazione autodistruttiva tanti anni fa ha fatto in modo che avesse la meglio sul suo talento. Ricordo ancora la sue ottime performance in “Nove settimane e mezzo” e nello stupendo “L’anno del dragone”, dopo aver realizzato questi due famosissimi film, chiunque avesse avuto la testa oltre al suo talento, non avrebbe fatto fatica a lasciare una impronta indelebile nel storia del cinema, è lui invece che fa?! La piglia e la butta nel cesso per fare 7 anni di pugilato!!! Vabbè contento lui…
Una nota di merito invece la merita Marisa Tomei, che col passare degli anni ha modellato un fisico niente male, permettendogli di recitare con tanto di perizoma il ruolo della vecchia (ma sempre bona) spogliarellista Cassidy.
Chi si aspetta una pellicola con il protagonista che esegue i preparativi di un super allenamento alla Rocky Balboa per conquistare il titolo mondiale si sbaglia di grosso, in The Wrestler, non c’è niente di tutto questo, qui si analizza il lento è malinconico declino di un uomo, che non ha saputo gestire in modo adeguato la sua vita fuori è dentro il ring.

Namor

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Di Andy (del 30/03/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 981 volte)
Artista
U2
Titolo
No line on the horizon
Anno
2009
Label
Islands/Universal

Vista la deludente prova del precedente album How to dismantle an atomic bomb, mi ero avvicinato all’ascolto di questo nuovo lavoro che gli U2 hanno chiamato No line on the horizon, abbastanza scettico e svogliato. Invece ho dovuto ricredermi, in parte, perché ho ritrovato in parecchi frangenti del disco le sonorità tipiche di questa band irlandese che non si sentivano dai tempi di Pop o Zooropa. Il singolo apripista Get on your boots era stato abbastanza maltrattato dalla critica, giudicato, direi giustamente, troppo commerciale, rumoroso ma privo di idee realmente valide. Però, già con l’uscita del secondo, Magnificient, si era capito di una volontà di tornare alla ricerca dei suoni che hanno reso gli U2 la band più interessante dell’ultimo ventennio musicale. Certo non è la nuova Unforgettable fire, però mi sembra che almeno nelle intenzioni ci si voglia avvicinare; grande lavoro di Edge, bello il rif di arpeggi tipici del suo stile, chitarra effettata e brillante come ai tempi di Pride. Anche Adam Clayton fa la sua buona parte, con quel basso portante come una colonna e la batteria di Larry Mullen jr. rotolante come sempre completa l’insieme di un bel groove su cui la voce di Bono Vox, tra l’altro in splendida forma, riporta le atmosfere degli anni ottanta che lo avevano consacrato uno dei migliori cantanti al mondo (direi che se la cava ancora ottimamente); rimane il miglior pezzo dell’album. Unknow caller è un'altra canzone che mi piace molto , bella atmosfera , con quei cori ricorrenti in tutto il pezzo e un bellissimo finale strumentale . Fez-being born presenta anche grandi atmosfere ma troppo forzate , mentre la ballata che segue, White as snow, è bella nella sua semplicità. La seguente Breathe alza un po’ il tiro ma rimane troppo ancorata ai clichèt del disco precedente. Bella la chiusura con Cedars of Lebanon, lenta e fumosa con la voce suadente e sussurrata di Bono, una ballata più raccontata che cantata. A mio gusto questi sono i brani più interessanti, per il resto aleggia una sensazione di già sentito ma poco emozionante.
L’ellepi si compone di undici canzoni e per la sua realizzazione la band ha richiamato per la registrazione e la collaborazione anche compositiva vecchie conoscenze come Brian Eno, Dannie Lanoise e addirittura Steve Lillywhithe, che aveva mixato i primissimi lavori del gruppo. Il risultato è abbastanza soddisfacente ed è prevista l’uscita di un nuovo album addirittura entro fine anno, quindi materiale ce n’è. In questo No line…avrei messo meno elettronica e ritrovato il suono più essenziale, diciamo quello di Joshua three magari, ma nell’insieme trovo questo disco moderno e ascoltabile, molto più dei precedenti. I
biglietti per il prossimo tour mondiale sono già pressoché introvabili e quindi tutto sommato…bravi U2… Buon ascolto!

Andy

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Di Namor (del 26/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 946 volte)
Titolo originale
The Mist
Produzione
USA 2007
Regia
Frank Darabont
Interpreti
Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Andre Braugher, Laurie Holden, Toby Jones.
Durata
127 Minuti
Trailer

All’indomani del passaggio di una di una violenta tempesta abbattutasi su una cittadina del Maine, David Drayton (Thomas Jane) in compagnia del figlio Billy (Nathan Gamble) e del suo esecrato vicino di casa, si dirigono all’emporio giù in città per fare provviste.
Ad interrompere il quotidiano tran tran dei clienti e commessi presenti nel supermercato è l’inaspettato e minaccioso allarme di una sirena, che dapprima lascia sbigottiti e poi increduli i suoi occupanti. Mentre l’urlo della sirena si fa sempre più sinistro, un uomo ferito sta correndo terrorizzato verso il supermercato in cerca di salvezza, introdottosi e in preda al panico urla al gruppo di persone presenti che c’è qualcosa nella nebbia che ha afferrato il suo amico trascinandolo via con se! Neanche il tempo di barricarsi dentro al negozio, che l’oscura foschia ha già impietosamente avvolto tutta la cittadina in una mortale stretta di luce claustrofobica, dando inizio ad una battaglia per la sopravvivenza tra gli abitanti del paese e le strane creature alimentate dalla misteriosa nebbia!
Dopo i bellissimi “Le ali della libertà” ed “Il miglio verde”, il regista e sceneggiatore Frank Darabont, per dirigere la sua nuova pellicola“The mist”, attinge nuovamente da un altro racconto intitolato “La nebbia” del celebre scrittore Stephen King.
Confrontando l’ultimo titolo di questo trittico letterario con i suoi precedenti, non si può certo dire che qualitativamente sia all’altezza dei suoi illustri predecessori, visto che la suddetta pellicola è stata girata in soli 37 giorni e con un budget molto ridotto. Inevitabilmente tale scelta ha portato ad allestire anche un cast nettamente inferiore alle due precedenti trasposizioni cinematografiche, ma nonostante tutto, l’esito risulta abbastanza apprezzabile. Certo, “The mist”, non ha la stessa potenza strutturale e narrativa delle precedenti pellicole, ma se saprete accontentarvi qualcosa di apprezzabile, a chi piace il genere (a parte il finale)…c’e!

Namor

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Di xanteferranti (del 23/03/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2835 volte)
Titolo originale
Mario Ballocco
Curatore
Paolo Bolpagni
Editore
Silvana Editoriale
Prima edizione
2009

Mario Ballocco (Milano, 1913-2008) è stato un autentico protagonista dell’arte italiana del Novecento. Pittore astrattista di qualità sopraffina e grande rigore e coerenza, fornì un contributo fondamentale allo sviluppo del design e dello studio del colore e della percezione visiva nel nostro Paese. In lui si incontravano in maniera straordinaria le istanze dell’estetica e della scienza, della comunicazione e della didattica, della teoria e della tecnica.
Allievo di Aldo Carpi all’Accademia di Brera negli anni trenta, nel 1947 fu in Argentina, dove operò a contatto con Lucio Fontana. Al ritorno in patria, nel 1949 creò a Milano “AZ”, la prima importante rivista d’arte contemporanea nell’Italia del dopoguerra, che uscì fino al 1952 sempre sotto la sua direzione.
Nel novembre del 1950 Ballocco fondò e definì il programma del Gruppo Origine, cui aderirono anche Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla; il sodalizio si sciolse nell’aprile del 1951.
Nel 1952 e 1953 organizzò alla Fiera di Milano la prima e la seconda “Mostra delle arti e dell’estetica industriale”, e nel 1958 la “Prima Mostra del Colore” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”.
Dal 1957 al 1964 Ballocco diresse la pionieristica rivista “Colore. Estetica e logica”, attraverso la quale inaugurò un inedito sistema di analisi della questione percettiva che da lì in avanti avrebbe caratterizzato la sua attività di pittore e studioso. Quale strumento di coordinamento operativo per la soluzione di problemi visivi di interesse collettivo, elaborò la metodologia interdisciplinare da lui denominata “cromatologia”, che introdusse negli anni settanta all’Accademia di Brera e alla Carrara di Bergamo, e poi, dal 1988 al 1991, al Politecnico di Milano.
Vista l’importanza del personaggio, da tempo si soffriva l’assenza di un’ampia monografia dedicata all’opera multiforme di Mario Ballocco. Il libro curato da Paolo Bolpagni – pensato come omaggio al maestro in occasione del novantacinquesimo compleanno, e purtroppo venuto a configurarsi, a causa della sua recente scomparsa, quale tributo postumo – pone finalmente rimedio a questa mancanza. Fulcro della pubblicazione è il trattato sulla Cromatologia redatto dall’artista tra il 1988 e il 1992, qui riprodotto per la prima volta: si tratta di un prezioso documento che costituisce la summa dei suoi studi intorno a questa innovativa disciplina di studio e di ricerca. La stessa scelta delle circa cento riproduzioni di dipinti e disegni che compongono il catalogo è stata eseguita con l’intento di privilegiare la fase del lavoro creativo di Ballocco maggiormente improntata all’applicazione in ambito estetico dei principi, delle leggi, dei fenomeni ottici esplorati nella parallela attività d’indagine metodologica e applicativa. Pur senza trascurare, beninteso, le altre tappe fondamentali di una carriera pittorica lunga e straordinaria, dagli esperimenti neocubisti all’astrazione “espressiva e comunicativa” legata all’esperienza del Gruppo Origine.
Il volume, introdotto da un’ispirata testimonianza-omaggio di Narciso Silvestrini e dai saggi storico-interpretativi del curatore e di Maurizio Vitta, si chiude con una consistente serie di apparati, che includono una vasta antologia critica (con estratti di significativi scritti di Luigi Lambertini, Luciano Caramel, Umbro Apollonio, Giulio Carlo Argan, Maurizio Carlvesi, Angela Vettese e Lara Vinca Masini), un’accurata sezione bio-bibliografica e il regesto completo di “AZ” e di “Colore. Estetica e Logica”, le due importanti riviste fondate e dirette da Ballocco.

xanteferranti

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Di Namor (del 19/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1015 volte)
Titolo originale
Street Kings
Produzione
USA 2008
Regia
David Ayer
Interpreti
Keanu Reeves, Forest Whitaker, Hugh Laurie, Chris Evans, Martha Higareda.
Durata
109 Minuti
Trailer

Il tormentato Tom Ludlow (Keanu Rives) è, come lo ama definire il suo capo squadra il capitano Jack Wander (Forest Whitaker), la punta di diamante dell’Ad Vice, un’unità specializzata del LAPD (Dipartimento di Polizia di Los Angeles). Questo nucleo di poliziotti non agisce secondo il protocollo, loro non catturano i criminali, ma li eliminano direttamente durante le loro discutibili operazioni. A monitorare l’inconsueto modus operandi dell’Ad Vice, è il capitano Biggs (Hugh Laurie) della commissione disciplinare, che tenta invano di far redimere l’agente Ludlow. L’uccisione di un poliziotto confidente della disciplinare ed ex collega di Ludlow, involontariamente coinvolto durante l’ennesima esecuzione, farà affiorare tutto il marcio di una verità da sempre ben radicata nel dna del LAPD.
La notte non aspetta” è tratto da un racconto del famoso scrittore James Elroy, il quale offre la propria partecipazione anche alla stesura della sceneggiatura. Stranamente il film per quanto riguarda gli incassi non è andato molto bene, anzi diciamo pure che gli esiti sono stati molto insoddisfacenti, sia negli Stati Uniti che da noi, ricordo infatti che uscì in sordina prima che iniziasse l’estate del 2008, anche se dai trailer poteva sembrare un prodotto discreto considerato il buon cast presente. Ma una volta visto, posso affermare che se un film incassa poco c’è sempre una spiegazione e ritengo che la mia personale possa scaturire dalla più totale assenza di originalità, seguendo lo sviluppo della trama si capisce già la fine.
Peccato, il coinvolgimento di Elroy nella sceneggiatura, mi aveva fatto sperare in qualche cosa di meglio, ma purtroppo così non é stato.

Namor

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Di Louise-Elle (del 16/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1913 volte)
Titolo originale
Australia
Produzione
Usa - Australia 2008
Regia
Baz Luhrmann
Interpreti
Nicole Kidman, Hugh Jackman, David Wenham, Bryan Brown, Bruce Spence.
Durata
165 Minuti
Trailer

Tanto rumore per “quasi” nulla. Così definirei la pubblicità e il clamore per questo atteso kolossal. Grandi le aspettative per poter finalmente vedere sul grande schermo un film epico che le critiche hanno paragonato al celeberrimo “Via col vento”.
Una sceneggiatura scontata per una storia d’amore e di avventura con un epilogo a lieto fine da favoletta. Il regista Baz Luhrman, dopo aver diretto un capolavoro come Moulin Rouge, poteva riservare a questo film qualche magistrale colpo di scena arricchendolo di brividi ed emozioni, rendendo più frizzanti le quasi due ore e mezza di proiezione e la vicenda meno prevedibile. Gli ingredienti non mancano: amore, morte, avventura, azione, violenza, eventi storici, fantasia, magia, fascino, romanticismo come in un kolossal che si rispetti. Davvero un peccato per i meravigliosi paesaggi e i colori della terra australiana sminuiti da una deludente fotografia che li ha spesso sostituiti con riprese da cartolina eccessivamente ritoccate e da scene rielaborate a computer, usato a sproposito, riproducendo immagini “finte” con filtri e fondali tristemente paragonabili ad una produzione cinematografica contemporanea di “Via col vento”.
La storia è ambientata nel settembre del 1939. L’aristocratica e algida Lady Sarah Asheley (Nicole Kidman) dal Regno Unito intraprende un viaggio per raggiungere il marito proprietario di un ranch in un’Australia ancor molto selvaggia. In seguito alla morte del marito per mano di chi vorrebbe impossessarsi del ranch e della mandria, anziché svendere le proprietà e far ritorno in Inghilterra, Lady Ashley decide di condurre a Darwin la mandria per venderla all’esercito. Nell’ardua impresa si fa aiutare dall’affascinante Drover (Hugh Jackman), rude ma sensibile cowboy, da un contabile di mezza età dedito al bere che per l’occasione decide di smettere, da una domestica, da due mandriani aborigeni e da Nullah, un piccolo aborigeno orfano che diverrà un figlio adottivo per Sarah. Durante il viaggio le scene di azione e di avventura sono intercalate da momenti di romanticismo della nascente storia d’amore fra Sarah e Driver e dal fascino e dal mistero impersonati dal nonno sciamano aborigeno di Nullah che segue il gruppo a distanza proteggendolo con la magia e l’ esperienza da insidie e pericoli, architettati da King Carney (Brian Brown), rivale e concorrente in affari di Lady Asheley. La storia d’amore fra i protagonisti si consolida a viaggio ultimato e la riuscita della spedizione permetterà di formare una “quasi” famiglia felice ed unita, nonostante le opposizioni e le critiche dei benpensanti e del perbenismo della società del luogo e dell’epoca.
La tranquillità è sconvolta dall’esplosione della Seconda Guerra Mondiale, dalle conseguenze dell’attacco a Pearl Harbor e dalle successive incursioni aeree giapponesi a Darwin. Questa triste realtà fa separare i tre protagonisti. Sarah e Drover cercheranno di riavere con sé Nullah affidato nel frattempo alla protezione della Chiesa in quanto orfano indigeno. Da sottolineare l’obiettivo principale del film: una pubblica denuncia alle “generazioni perdute” così chiamate in Australia le generazioni di mulatti che venivano allontanati e “rubati” con forza dalla propria terra e dalla propria famiglia in quegli anni.
La brava e versatile Kidman merita di essere ammirata e applaudita ancora una volta in questa sua interpretazione di donna apparentemente fragile ma vincente.
Un voto finale nella pagella di “Australia”: 6 e mezzo.

Louise-Elle

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Di Namor (del 13/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 946 volte)
Titolo originale
Watchmen
Produzione
USA - Canada - Gran Bretagna 2009
Regia
Zack Snyder
Interpreti
Malin Akerman, Billy Crudup, Matthew Goode, Jackie Earle Haley, Jeffrey Dean Morgan.
Durata
163 Minuti
Trailer

In un’America sempre più a rischio di un’imminente conflitto atomico contro la Russia, il Comico (J.D.Morgan), uno dei componenti di un gruppo di supereroi ora al bando, denominati Watchmen, viene eliminato dopo un furioso scontro con un letale e misterioso killer. Al vigilante mascherato Rorschach (J.E.Haley) la morte del suo ex compagno non gli appare del tutto chiara, indagando, con l’ausilio dei suoi ex compagni, il Gufo (P.Wilson) e Spettro di Seta (M.Ackerman), sulle possibili cause che hanno portato alla eliminazione del Comico, si scoprirà che esiste un piano ben congeniato per far in modo che la razza umana si annienti da sola, con le proprie testate atomiche!
Allora, è bene chiarire due cose, la prima è che io non conoscevo l’opera cartacea di Alan Moore, e la seconda è, che la scelta di scrivere una trama così striminzita su un film di una durata di 162 minuti, è frutto della noia da me (e non solo) patita durante la sua visione… quindi il sunto di trama che vi ho scritto, va più che bene…credetemi!
Con questa premessa non voglio dire che “Watchmen” sia una pellicola inguardabile, il film sotto il profilo tecnico degli effetti speciali e delle suggestive coreografie dei combattimenti è ben realizzato niente da dire, quello che invece rende insofferente la sua visione, sono i tempi troppo lunghi su cui si impernia la lunga narrazione e le filosofiche conversazioni.
Del resto Watchmen, proprio per la sua intricata storia, i dialoghi sfaccettati, la complessa simbologia e sincronicità, i vari flashback e l’utilizzo della meta-fiction, è stato a lungo considerato un genere a se stante e virtualmente non adattabile al grande schermo.
Quindi me ne guardo bene dal criticare quest’opera sotto l’aspetto tecnico, anzi secondo me il regista Zack Snyder, va ampiamente elogiato per essere riuscito in una impresa dichiarata più volte impossibile da realizzare.
Se siete intenzionati ad andare a vederlo, non vi aspettate un action-movie alla X-Men, poiché potreste rimanere molto delusi, se non mi credete…accomodatevi!

Namor

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Di Jotaro (del 11/03/2009 @ 05:00:00, in fumetti, linkato 1911 volte)
Titolo originale
Shamo
Autore
Akio Tanaka & Izo Hashimoto
Editore
Star Comics
Prima edizione
 

In tutti questi anni ho collezionato molti manga, come per i libri ognuno è denso di una forma artistica che a seconda del genere, ti lascia un emozione nuova, diversa, e appagante, insegnandoti sempre qualcosa. Ultimamente quando penso ai manga mi salta subito in mente un nome, un ricordo, un opera...SHAMO.
Shamo è un intesa, come una perfetta armonia tra il mangaka Akio Tanaka e lo sceneggiatore Izo Hashimoto, uno ricopre il ruolo di direttore e l'altro di orchestra, e solo insieme riescono a fondere la loro arte e creatività, dando vita alla magia cartacea del manga. L'opera è come un buon vino, che viene apprezzato solo dopo una lunga fermentazione, parte aspro, duro, e violento, per scaraventare il lettore in una realtà grezza e crudele. La vicenda si apre con il nostro protagonista Ryo Narushima, esile ma brillante studente che a soli sedici anni, uccide i propri genitori a coltellate. Il ragazzo verrà subito catapultato nel mondo selvaggio del riformatorio, dove sarà solo, è osservato con odiato disprezzo da tutti, per il suo efferato crimine. Perfino il direttore e i dipendenti del carcere, insieme a gli altri ragazzi del istituto, provano un immane disgusto verso di lui. Da qui in poi, i compagni di riformatorio iniziano a violentare il ragazzo, che essendo minuto non riesce a reagire ai suoi aggressori, ma come una tigre chiusa in gabbia tira fuori gli artigli tramite un vecchio insegnante di Karate, che insegna in carcere una volta a settimana, il prigioniero politico Kenji Kurokawa. Ryo spinto dalla paura e dalla rabbia, si allena maniacalmente nlla sua cella, ai fondamentali del Karate per sopravvivere, col tempo diventa dotato e abile riuscendo a mettere fuori combattimento i vari aggressori che cercheranno di ucciderlo. Nonostante tutto Ryo sconta la sua pena, riuscendo a sopravvivere nel duro carcere, una volta uscito troverà lavoro nell'unica organizzazione ove può assumere un assassino di genitori come lui, la Yakuza, la sua nuova mansione sarà quella del gigolò per vecchie signore. Ma il richiamo del Karate è grande, vedendo un match in tv, Ryo conosce un altro tipo di karate leale e pulito svolto su un ring, fatto di regole che fino a quel momento ne ignorava l’esistenza, per lui il karate e sempre stato una dura necessità svolta solo ed esclusivamente per uccidere i nemici. Da qui il ragazzo si risveglia e cerca lo lotta sfidando i vari delinquenti per strada , cercando sempre nuovi avversari da battere, grazie alle sue doti marziali adesso a anche una nuova mansione, quella di riscuotere i debiti insoluti per la Yakuza. Resosi conto che tra lui e un normale karateka c’è un enorme divario tecnico, Ryo farà di tutto per salire sul ring del lethal fight, e misurasi contro un grande campione che aveva visto in tv, Naoto Sugawara un vero genio delle arti marziali, leale e corretto il campione della baryukai(uno stile di karate inventato uguale allo shotokan) diverrà uno delle sue nemesi. Ryo col tempo diverrà forte, ma seguirà sempre i suoi istinti animali fatti di sfide e di violenza, conoscendo l’odio per il suo nemico e la voglia di vincere ad ogni costo e con ogni mezzo, anche se prima o poi troverà un vero artista marziale, il suo opposto carico di grazia tecnica e doti artistiche. In fine il disegno è curato carico di espresività, nei vari paesaggi possiamo apprezzare i dettagli e la profonda bravura del maestro, i primi piani hanno lo sfondo bianco spoglio, per imprimere al lettore un senso di primo piano, votato a catturare l’attenzione sui volti e sui dialoghi ben caratterizzati dei personaggi.
Questa recensione e solo una piccola parentesi su Shamo, un sunto veloce per non farvi perdere il gusto di assaporarne la sua accattivante lettura.

Jotaro

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Di Darth (del 09/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2605 volte)
Titolo originale
The X Files: I Want to Believe
Produzione
USA, Canada 2008
Regia
Chris Carter
Interpreti
David Duchovny, Gillian Anderson, Amanda Peet, Billy Connolly
Durata
104 minuti
Trailer

Era il 1994, e sulle note della ormai celeberrima musica d’apertura “Materia primoris” di Mark Snow, iniziava la prima puntata del pubblicizzatissimo X-Files. Erano altri tempi… nessuno aveva la tv satellitare, c’era una scelta davvero misera (confronto ad ora) di canali tra cui scegliere, e il noleggio di vhs andava alla grande.
Ricordo che mi piacque davvero tanto la prima serie di X-Files…
Su questo ricordo, nonostante non abbia successivamente visto tutti gli episodi delle nove stagioni di X-Files (anche se buona parte si), ho voluto guardare il 2° lungometraggio, uscito ben 6 anni dopo la conclusione della serie-TV, “X-Files: I want to believe”.
I want to believe” (io voglio crederci), per chi ha seguito la serie è un titolo importante: è il famosissimo manifesto (visibile cliccando QUI) che Fox Mulder ha appeso nel proprio ufficio, e sul quale, praticamente, si fonda la sezione X-Files dell’FBI.
Ora, io mi domando: ma come cazzo si fa a girare un lungometraggio X-Files e non parlare minimamente di alieni? Davvero non ne ho idea, bisogna comunque essere dei cerebrolesi per produrre l’ultimo film della serie narrando di un rapitore seriale che viene visto in sogno da un veggente! Non mi ricordo dove e come, ma è una trama trita e ritrita quella delle visioni che portano alla scoperta dell'identità del serial killer. Il film in se funziona, porta alla mente vecchi ricordi, ma vedere i due agenti alle prese con una storia così insulsa è veramente una sofferenza… maledizione… I want to believe!!!

Darth

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Di Namor (del 05/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1258 volte)
Titolo originale
Eagle eye
Produzione
USA - Germania 2008
Regia
D.J. Caruso
Interpreti
Shia LaBeouf, Michelle Monaghan, Rosario Dawson, Billy Bob Thornton, Ethan Embry.
Durata
118 Minuti
Trailer

Dopo aver presenziato al funerale del fratello Ethan, il commesso Jerry Shaw (Shia LaBeouf) rientrando a casa si ritrova, con immensa sorpresa, l’alloggio pieno zeppo di sofisticatissime armi e numerosi componenti per la costruzione di ordigni esplosivi. Neanche il tempo di realizzare il tutto, che una voce di donna lo chiama al cellulare intimandogli di scappare all’istante per non essere arrestato dall’FBI ed incriminato come terrorista! Nel contempo, Rachel Holloman (Michelle Monaghan) saluta il figlio di 8 anni, in procinto di partire, destinazione Washington D.C., per esibirsi innanzi al presidente degli Stai Uniti con tutta la banda musicale della sua scuola. Ma durante una serata con le amiche anche il cellulare di Rachel squilla, la voce dell’interlocutrice è la stessa che in precedenza aveva suggerito a Jerry di scappare e stavolta la misteriosa donna ordina alla giovane madre, (mentre gli mostra il figlio su un video) di eseguire alla lettera le sue istruzioni e non farne parola con nessuno se vuole rivedere il suo Sam ancora vivo! Dopo una rocambolesca fuga dagli uffici dell’FBI, i due coadiuvati dalla onnipresente voce, dovranno svolgere determinate azioni che porteranno ad avere come scopo finale nientemeno che l’eliminazione del presidente degli USA e di tutto il suo entourage. Col trascorrere del tempo, insieme all’identità dell’enigmatico nemico, verranno a galla anche le deliranti motivazioni della programmata soppressione del presidente ed il suo staff.
Dopo la soddisfacente parentesi con “Disturbia”, si riforma il trio La Beouf-D.J.Caruso-Spielberg , per realizzare “Eagle Eye”, un action-movie senza infamia ne lode, nel quale il tema principale è l’affidabilità o meno, dei nuovi e onnipresenti sistemi di tecnologia avanzata. Inizialmente la suddetta pellicola doveva essere diretta dallo stesso Spielberg, ma per motivi di lavoro che lo vedevano alle prese con il nuovo capitolo di Indiana Jones, ha lasciato che fosse D.J.Caruso a dirigere il tutto.
Il film per quanto mi riguarda é godibile, a patto che non vi aspettiate troppo, certo se lo avesse diretto Spielberg, il mio metro di giudizio sarebbe ben più severo, ma visto che così non è, accontentiamoci di passare un paio di ore all’insegna della buona e sana action targata USA!

Namor

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