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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 26/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1706 volte)
Titolo originale
Gomorra
Produzione
Italia 2008
Regia
Matteo Garrone
Interpreti
Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster
Durata
135 minuti
Trailer

Sono diversi giorni che per motivi di lavoro devo restare a Genova. Una sera, i miei colleghi decidono di andare a vedere “Gomorra”, e anche se non del tutto convinto, mi aggrego a loro. Pensavo al solito film italiano degli ultimi tempi: regia televisiva, qualche raccomandato che crede di saper recitare, e così via. Invece…piacevolmente sorpreso (per fortuna ogni tanto mi capita), mi sono gustato tutti i 135 minuti della pellicola. Una regia interessante, attori che ben si sono comportati, e una scelta stilistica-estetica che secondo me ha pagato. Tutti voi saprete che il film è tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, e che narra di quel mondo particolare che è la periferia napoletana: ben rappresentata in tutte le sue sfaccettature crude e violente. Qui lo squallore urbano è lo squallore della vita stessa di quelle persone che per loro sfortuna si trovano a nascere e vivere in quel contesto. Ma quanta fortuna ci vuole a venire al mondo nel posto giusto? Sembra di assistere ad un documentario, solo che al posto degli animali abbiamo uomini, e noi siamo spettatori di questo orrore. Perché orrore è la parola giusta per descrivere quelle situazioni che sembrano tanto lontane da noi, ma che non lo sono affatto. L’uso dei sottotitoli è necessario per seguire i dialoghi, altrimenti incomprensibili. L’unica cosa che ho detestato nel film, ma non perché sbagliata, ma solamente per una mia personale valutazione, è quella schifosa musica napoletana che accompagna le immagini dei protagonisti. Per rendervi l’idea, è la stessa che si sente da quei camion ambulanti che vendono frutta e verdura per le strade: odiosa!!! Gran bel film che vale la pena vedere. Piccolo appunto di fine recensione (non sarei io altrimenti): come mai a Genova ho pagato l’entrata euro 5,50 ed ero seduto su poltrone che mi ricordavano quella di casa mia tanto erano comode, e a Sanremo devo pagare di più per stare scomodo, e molte volte in sale non insonorizzate (con il risultato di sentire gli spari dell’altro film per esempio) ? Cambiate città per andare al cinema, vi conviene!!! Baci contaminati a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 24/05/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 986 volte)
Artista
Afterhours
Titolo
I Milanesi Ammazzano il Sabato
Anno
2008
Label
Universal

Due i fattori che hanno condizionato i primi ascolti. a) gli ‘after’ sono divenuti una delle realtà più importanti del rock nostrano - forse la più importante se escludiamo i pallosissimi mainstream - l’ultima rimasta di quelle arrivate ‘dal basso’ ad avere un seguito significativo dopo la progressiva autoeliminazione della concorrenza. b) le aspettative per il nuovo album erano sospinte dal fatto che il precedente “ballate per piccole iene” (2005) era decisamente buono per una band con quasi vent’anni di carriera sul groppone.
Giusto per alimentare la suspance, hanno pensato bene di anticipare l’usicta del nuovo disco con un assaggio del ‘work in progress’ dal titolo “le sessioni creative”, uscito in edicola come allegato ad una rivista musicale. Il cd conteneva alcune anteprime dal loro immediato futuro musicale che parevano positivamente spiazzanti. In particolare “dall’alto, a sinistra del leccio”: componimento classicheggiante ad opera del giovane genio polistrumentista Enrico Gabrielli (new entry nella band) e la sua integrazione con il chitarrismo di Agnelli ovvero le proto-versioni di “è solo febbre”.
Brano che ritroviamo in scaletta nello splendore del suo mix finale, intrecciato con formidabili ed angoscianti orchestrazioni barocche. Purtroppo è sostanzialmente un esperimento isolato in un disco che vede questi nuovi colori (clarinetti, sax, trombe di Gabrielli) innestati sporadicamente nei brani a mero titolo di arrangiamento e con esiti di cui talvolta è difficile capire il senso.
Assistiamo quindi al germogliare di un nuovo e rivoluzionario (forse) corso nella musica della band che però abortisce prima di produrre qualcosa di tangibile e contestualmente alla conferma di un ottimo livello compositivo assestato su stilemi poco avventurosi. I momenti migliori, infatti, sono proprio nei riff di “neppure carne da cannone per dio”, “pochi istanti nella lavatrice” o “tutti gli uomini del presidente”, fieri omaggi al passato remoto (Hendrix, Led Zeppelin) mentre i momenti più melodici si mantengono su una media che gli Afterhours avevano già guadagnato: con punte piacevoli (“i milanesi ammazzano il sabato”, “musa di nessuno”) e qualche imbarazzo (“riprendere berlino”, “tema: la mia città”).
Facendo un po’ di retrospettiva si può notare che gli Afterhours hanno sempre alternato ottimi album a lavori 'transitori', dato il curriculum del gruppo possiamo dare il beneficio del dubbio e far cadere “i milanesi…” nella seconda categoria. E attendere con fiducia il prossimo disco.

slovo

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Di Sansimone (del 23/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 960 volte)
Titolo originale
Dude, wher's my country
Autore
Michael Moore
Traduzione
Katia Bgnoli, Valentina Guani,Silvia Rote Sperti,Elisabetta Humouda
Prima edizione
2003

Incredibile! Questo libro è stato scritto nel 2003, ma sembra perfetto per il 2008.
Michael Moore, infatti, aveva pubblicato questo volume per mobilitare la popolazione americana in vista delle presidenziali del 2004 nell’intento di non far ottenere il secondo mandato a G. W. Bush, purtroppo non riuscì nello scopo e come sono andate le cose lo sappiamo tutti.
La cosa sorprendente è che trascorsi cinque anni la situazione americana non è cambiata di una virgola, anzi è peggiorata come aveva previsto Moore, l’economia USA è in recessione, le guerre preventive volute dal presidente texano ricordano sempre più il Vietnam e la forbice sociale è aumentata ancor di più.
Attraverso 11 capitoli, Moore scrive una guida dei motivi per non votare più Bush partendo da sette domande che vorrebbe rivolgere al presidente, chiaramente le risposte ufficiali non sono mai arrivate, ci sono quelle con relativa documentazione dell’autore.
Nei capitoli successivi spiega i motivi dell’avversione alla politica repubblicana e le palle raccontate dai mass media statunitensi per giustificarla agli occhi degli americani. Negli ultimi capitoli spiega come convincere un conservatore a votare democratico e ci sono alcuni passaggi davvero deliziosi.
Per queste presidenziali l’autore di Fahrenheit 9/11 ha appoggiato Barack Obama e speriamo che almeno alla Casa Bianca ci sia un cambiamento democratico.

SanSimone

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Di Namor (del 22/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 967 volte)
Titolo originale
Mongol
Produzione
Kazakhistan, Russia, Germania 2007.
Regia
Sergej Bodrov
Interpreti
Tadanobu Asano, Honglei Sun, Khulan Chuluun, Odnyam Odsuren, Aliya, Ba Sen.
Durata
120 Minuti
Trailer

Dopo essersi avvalorato per svariati anni consultando preziosi documenti storici, il regista Russo Sergei Bodrov grazie alla realizzazione di “Mongol”, ci illustra la travagliata e sofferta infanzia fino alla maturazione del leggendario condottiero Gengis Khan.
Temugin questo il vero nome del famoso condottiero Mongolo, rimane orfano del padre, a sua volta capo tribù del suo villaggio, in età adolescenziale. Alla sua morte il giovane erede viene fatto schiavo in attesa di essere anch’egli giustiziato, secondo i canoni Mongoli dell’epoca. Ma il destino ha in serbo per lui altri progetti che andare incontro da una morte certa ed anonima… il resto come tutti sappiamo è storia!
Ad essere sinceri il film in questione mi ha lasciato un senso di incompiuto, trovo che sia troppo incentrato sulle sofferenze subite nel corso della sua vita pro Khan, non dico che non sia interessante sapere la genesi per diventare il più grande dei Khan (capo) che il popolo Mongolo abbia mai avuto, ma una volta sorbita questa versione passiva del famoso condottiero, mi sarebbe piaciuto vedere anche la versione più autoritaria, di come rese possibile attuare, partendo da solo, la stupefacente conquista di mezzo mondo.
Ad ogni modo questa mia personale osservazione non vuole essere una bocciatura, alla critica la pellicola è piaciuta ed in parte anche a me.
Da annotare la stupenda fotografia che ha reso ancora più suggestivi i luoghi dove videro realmente le gesta di Gengis Khan, peccato che questa pregevole oculatezza del suo autore, vada ad impattarsi contro i dialoghi un po’ troppo asciutti per una pellicola che ha come tema la storia.

Namor

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Di kiriku (del 21/05/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1256 volte)
Artista
Massimo Urbani
Titolo
Easy To Love
Anno
1987
Label
Red Records

Era lì da almeno quattro anni e non ci avevo mai fatto troppo caso o meglio me ne ero completamente dimenticato. Chissà quante volte , frugando tra i miei cd, ci sono passato vicino e il mio occhio non si è mai fermato su questo "Easy To Love" di Massimo Urbani. Il rammarico per questa mia distrazione è aumentato nel momento in cui è partita la prima traccia "A Trane from the East", brano scritto dallo stesso sassofonista e dedicato all’immenso John Coltrane del quale riesce a far rivivere lo spirito e la forza che ritroviamo in un capolavoro come “A love Supreme”. Ma a stupirmi è la qualità del suono e la potenza espressiva che il musicista romano riesce ad esprimere, non bisogna essere degli intenditori per capire che la tecnica è paragonabile a quella dei grandissimi e che le sue improvvisazioni caleidoscopiche sono energia pura che ti lasciano a bocca aperta. La bellezza di questo cd, oltre al genio di Urbani, è da attribuirsi anche agli altri tre grandi musicisti che hanno suonato con lui: Roberto Gatto alla batteria, Luca Flores al piano e Furio Di Castri al contrabbasso . Quattro artisti che confezionano un opera eccellente che va oltre i confini nazionali diventando un capolavoro assoluto sotto tutti i punti di vista. La qualità espressa dal quartetto è a livelli stellari, sia sotto il profilo individuale sia sotto quello di gruppo dove è evidente un ottimo interplay. Se il talento di Massimo Urbani non fosse stato interrotto da una morte prematura, dovuta ad uno uso eccessivo di droghe, probabilmente oggi sarebbe stato lassù insieme ai mostri sacri. Ma questi discorsi lasciano il tempo che trovano, meglio concentrarsi sulla sua produzione e godere di quello che ci ha lasciato. Easy To Love è la testimonianza del genio, dell’arte, della tecnica, dell’espressività, dell’improvvisazione di uno dei più grandi musicisti europei di sempre. Da avere assolutamente!

Kiriku

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Di Andy (del 20/05/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 991 volte)
Artista
Piero Pelù
Titolo
Fenomeni
Anno
2008
Label
T.E.G. 2000

E’ uscito ad aprile "Fenomeni", il nuovo album di Piero Pelù, ex Litfiba, ottimo gruppo toscano che ha dato le sue cose migliori nei primi anni ottanta, formulando una miscela ottima tra rock e new wawe davvero interessante e che si è perso nel successivo decennio, incidendo dischi di buona fattura ma senza più grande originalità; di sicuro, dal 1998, anno dello scioglimento della formazione, Pelù è stato molto più attivo del suo socio co-fondatore, Ghigo Renzulli, buon chitarrista sparito dopo, credo, un solo disco solista.
Per Piero invece siamo già al numero cinque anche se devo dire che trovo i suoi lavori abbastanza ripetitivi, sia dal punto di vista del sound che dei testi; non mi era dispiaciuto il precedente “In faccia”, mentre qui secondo me abbiamo fatto un passo indietro, ricalcandone le orme ma con meno freschezza e con un suono sì rock, e va bene, ma troppo esasperato in alcuni momenti. Da segnalare l’innesto, nel gruppo abituale,del valido chitarrista Davide Ferrario, già con la Nannini e molti atri artisti italiani , che dà un impronta chitarristica più moderna , ma troppo pesante e ruvida , che penalizza la fluidità di questo disco che contiene dieci inediti , più il remake della gia’ nota Il mio nome è mai più.
Si parte con “Tutti fenomeni”, un rock in perfetto Pelù-style, ironico contro tutti gli eroi dei mass-media, politici e attorucoli vari; “Mamma Ma-donna” è dedicata alle donne, con un testo discreto, ma musicalmente è poca cosa, la terza , “Parole diverse”, ci restituisce un Pelù ispirato sul tema della difficoltà di dialogo tra le persone, cantato su un mid-rock di bella atmosfera. Con la quarta traccia, “Viaggio”, troviamo il momento migliore, secondo me, del disco; una conversazione tra un uomo e una donna, che diventa un viaggio alla ricerca di qualcosa che è dentro ognuno di noi. “Ti troverai”, sul difficile rapporto tra genitori e figli, una ballata bella e sentita visto che Pelù si rivolge alla figlia che ha più o meno vent’anni.
Nato qui” , contro l’arroganza e l’ipocrisia dei nostri tempi, abbastanza inutile, in perfetto stile dei peggiori Litfiba, un brano forzatamente ribelle e senza vera convinzione.
Mi fermo qui per lasciarvi scoprire l’altra metà del cd, che vi preannuncio molto tirata, suoni sporchi e diretti e testi imperniati sulla società odierna, precariato e difficoltà di integrazione. In sostanza, non è un album da bocciare completamente, soprattutto nei testi, ma nemmeno da riascoltare più di tanto, perché volutamente suonato in stile essenziale e cioè trio basso –chitarre-batteria e quindi o piace o non piace.. si poteva fare di meglio però.. con qualche suono meno “deja vu’” .. comunque, buon ascolto..

Andy

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Di nilcoxp (del 19/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2674 volte)
Titolo originale
Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella
Produzione
Italia 1973
Regia
Nando Cicero
Interpreti
Gina Rovere, Erika Blanc, Marisa Mell, Elena Fiore, Carlo Giuffrè, Nino Vingelli, Adriana Facchetti, Renato Pinciroli, Ugo Fangareggi, Nino Terzo, Adolfo Belletti, Gino Pagnani, Giacomo Rizzo, Michele Cimarosa, Carla Mancini, Alfonso Tomas, Consalvo Dell’arti, Renato Malavasi
Durata
85 minuti

Rovistando tra roba vecchia varia, ho trovato la videocassetta di questo film, che non ricordavo di aver mai visto, così me lo sono guardato. E’ la storia di Michele (Carlo Giuffrè), un napoletano sposato, che vive truffando le vedove ereditiere. Mette gli annunci sul giornale, corrisponde a quelli che sembrano fare al suo caso, e spacciandosi per vedovo estorce loro dei soldi. Con quel ricavato mantiene moglie e prole (una bella Erika Blanc che non fa mai uscire di casa). Un giorno però lui perde la testa per una modella (Marisa Mell), la quale prima gli tende un tranello con un gruppo di femministe, poi lo convince a procurarle dei soldi (verrà scoperto e messo in galera), infine va ad abitare a casa sua e…ovviamente il finale non ve lo dico! Va subito precisato che non è un filmone, anzi, il talento di Giuffrè si può dire sprecato in questa pellicola che risulta molto superficiale, piena di luoghi comuni, e dai toni volgari tipici di una commedia leggera leggera. Detto questo vi informo che è comunque guardabile e piacevole (al contrario di quella “merda” di 3ciento che ho recensito la settimana scorsa). E poi ve lo voglio confidare…mi faceva piacere ricordare un attore che ha dato molto al cinema italiano, anche se questo non gli è sempre stato riconosciuto, e che ha raggiunto il 3 dicembre 2007 la veneranda età di 79 anni. Complimenti !!! Baci lievemente difettosi a tutti

nilcoxp

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Di slovo (del 17/05/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1051 volte)
Artista
Finisterre
Titolo
In Limine
Anno
1996
Label
Mellow Records

Gli entusiasmi che seguirono l'uscita di "In limine" (il secondo disco dopo l’omonimo “finisterre” pubblicato due anni prima) erano giustificati anche dalla situazione storico-musicale dell’epoca: dopo l’oblio della decade precedente i genovesi Finisterre, assieme ad altre formazioni della penisola, erano riconosciuti come gli alfieri di un possibile risveglio del prog-rock nostrano e un lavoro dall’indubbio valore come questo giustamente elevato al titolo di capolavoro.
Riascoltato oggi, a mente fredda, non manca comunque di affascinare e gratificare; alla ricerca di un interpretazione propria, trova soluzione amalgamando citazioni da predecessori illustri – certi richiami sono inevitabili per musicisti formati sui mostri sacri del progressive settantiano (Genesis, King Crimson, Banco, PFM, etc).
All’apertura: “intro+in limine”, un brano costruito su un tema dal sapore classico attorno a cui si sviluppano complesse evoluzioni: un buon esempio di rock-sinfonico che svela proprietà strumentale e confidenza nei cambi di tempo. Apprezzabile, sempre per il valore musicale, il brano di chiusura “orizzonte degli eventi” sebbene la continua percezione di 'già sentito' renda perfino una suite lunga sedici minuti - non un pezzo 'tirato giù' quindi - un’operazione un tantino artificiosa. È giusto dire che questo vale per il 90% dei gruppi progressive della cosiddetta nuova ondata.
Nondimeno troviamo anche intuizioni pregevoli: il jazz-ambient di “preludio” ad esempio, un brano da ‘tapparelle abbassate’ in cui pianoforte e sax conducono su un tappeto di sussurri, molto suggestivo. Convincente anche “interludio” con i suoi intrecci onirici e gli strumenti che entrano in successione. Le cose migliori le troviamo quando il gruppo si allontana dai manierismi in favore di sperimentazioni personali, così nei tredici minuti di "Algos", tra immersioni ed emersioni nelle strutture formali troviamo un nucleo elettro-psichedelico cupo e straordinariamente evocativo. "Indeenkleid Leibnitz Frei" esordisce eccentrica e dissonante, sfocia nel jazz free-form per terminare in un delirio vocale: una folle trascrizione di stati d'animo reconditi.
Fatte salve le considerazioni appena fatte e preso al netto di severi confronti col passato, rimane uno dei migliori dischi italiani degli anni novanta, caldamente consigliato.

slovo

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Di Sansimone (del 16/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1051 volte)
Titolo originale
Eseguendo la sentenza
Autore
Giovanni Bianconi
Prima edizione
2008

Giovanni Bianconi è un giornalista del Corriere della Sera inviato per questioni giudiziarie e di cronaca. Nel trentennale dell’assassinio di Moro ha pubblicato questo libro che vuole essere, come da sottotitolo, un dietro le quinte del sequestro. In effetti, "Eseguendo la sentenza", si differenza dagli altri libri pubblicati per l’occasione dal fatto che non formula direttamente ipotesi di verità celate o di elementi tenuti nascosti, e non si schiera neanche apertamente con il partito della trattativa o con quello della fermezza; ma, sostanzialmente, cerca di ricostruire realisticamente il comportamento delle persone che ebbero un ruolo attivo o passivo nelle decisioni che portarono alla morte del presidente della DC, dando particolare rilievo al dramma e al ruolo marginale della famiglia Moro impostogli dal mondo politico.
Il libro è costruito come un diario, con descrizione delle persone da ambedue le parti del muro, ne nasce una buona opera destinata (secondo me) ad un invito a non credere che la faccenda Moro sia mai stata svelata completamente.
Forse qualcuno potrà affermare che leggo (e di conseguenza scrivo le mie recensioni) sempre su gli stessi argomenti... è vero: il terrorismo, in particolare le BR e il sequestro Moro, sono uno di questi.
C’è un motivo per il quale cerco di approfondire (e nel mio piccolo di cercare di farne partecipi più persone possibili) questo: credo che i cosiddetti anni di piombo sia stato un periodo fondamentale per la trasformazione dell’Italia in quello che è diventata... un’Italia che per anni ha dimenticato cos’è l’impegno politico e la partecipazione alla vita sociale di un paese, spaventata dalla violenza del terrorismo di destra e di sinistra, e preoccupata di assicurarsi un proprio egoistico status sociale. Ma questa violenza non è che, per caso, è stata diretta da qualche lobby di potere il cui solo obbiettivo era di libertà d’azione in campo politico ed economico? Questo è il motivo che mi spinge ad avere una visione più chiara di quegli anni, attraverso tutto il materiale reperibile, visto che sono troppo giovane per avere una memoria diretta.

SanSimone

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Di Namor (del 15/05/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1243 volte)
Titolo originale
Dexter
Produzione
USA 2006
Episodi / Durata
12 / 50 Minuti

Redimersi non serve a niente, se lui é sulle vostre tracce state certi che vi troverà e pagherete per i crimini commessi, poiché egli ha raccolto prove a sufficienza per emettere nei vostri confronti una sentenza senza appello. Ad essere giudice ed esecutore materiale della vostra condanna è Dexter Morgan, perito ematologo presso il Dipartimento di Polizia di Miami. Tra i suoi colleghi c’è chi lo ritiene un tipo bizzarro, un fessacchiotto senza nerbo da canzonare e chi invece lo scruta con sospetto per questa sua insolita e riverente passione verso il sangue, che mostra involontariamente ogni qualvolta si reca sulla scena del crimine, per lui qualunque schizzo, goccia, o macchia di tessuto liquido, nasconde il motivo e l’esatta esecuzione del suo autore. Questo suo particolare talento non è la conseguenza di un’ insana predilezione verso il sangue da parte di un’ invasato, ma soltanto una copertura, sostenuta dal suo atteggiamento forzato di uomo comune che Dexter usa nei rapporti con le persone, per nascondere la sua vera natura, quella di un metodico ed esperto serial-killer votato alla causa del bene, grazie alla lunga e paziente dottrina del padre adottivo, anch’egli poliziotto.
Questa eccellente serie tv “Dexter”, è basata sul romanzo “La mano sinistra di Dio” di Jeff Lindsay, ad interpretare con la dovuta bravura e la giusta credibilità il personaggio principale Dexter Morgan è l’attore Micheal C. Hall, chi ha seguito la serie televisiva “Six Feet Under” sicuramente lo riconoscerà visto che faceva parte della troupe.
Un accattivante cast di etnie ben assortito da vita ai vari personaggi, ognuno con le sue problematiche da risolvere. La critica Americana entusiasta di questa serie, ha avuto parole di elogio decretandola una delle migliori serie tv che siano state prodotte nel 2006, basti pensare che un famoso giornalista inizialmente scrisse un articolo negativo, dopo aver visto tutta la serie, lo riscrisse esprimendo un’opinione positiva!
La serie è articolata in 12 episodi da 50 minuti l’uno, come vedete non c’è da penare nell’ attesa interminabile di vederne la conclusione e vi assicuro che l’esiguità dovuta ai singoli episodi non ne intacca assolutamente la qualità narrativa, poiché al suo epilogo finale niente rimarrà in sospeso.
Per chi non l’avesse ancora vista o presa in considerazione, vi invito a farlo, difficilmente ne rimarrete delusi, estendo l’invito anche ai miei esimi colleghi, in particolare Darth e Slovo, grandi estimatori e cultori di innumerevoli serie tv.

Namor

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Di Darth (del 14/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 736 volte)
Titolo originale
Lars and the Real Girl
Produzione
USA 2007
Regia
Craig Gillespie
Interpreti
Ryan Gosling, Patricia Clarkson, Emily Mortimer, Kelli Garner, Paul Schneider, Boyd Banks
Durata
106 minuti
Trailer

Lars è un ragazzo con problemi di socializzazione, vive nel garage adiacente la propria casa usufruita dal fratello e da sua moglie in un paesino del Wisconsin. Timido ed introverso fino all’eccesso, Lars rinnega qualsiasi contatto fisico con chiunque, provando dolore fisico quando viene toccato da chicchessia. Il fratello e la nuora cercano di scuoterlo, e si rallegrano moltissimo quando, una sera, il giovane appare alla loro porta entusiasta per avere una ragazza in garage… una donna straniera, che non parla l’inglese, costretta su una sedia a rotelle. La gioia dei familiari si tramuta in sgomento appena Lars gli presenta Bianca: una Real Doll.
Le vicende che si susseguono non sono demenziali, come si potrebbe supporre dal tipo di situazione… anzi! Il film non tocca mai l’uso reale per il quale sono vendute le Real Doll (il sesso) ma si sofferma sul rapporto di coppia inventato dalla mente malata di Lars. La dottoressa del paese, prende in cura il giovane con la scusa di una malattia della bambola, così che Lars, accompagnando la sua ragazza dal medico, viene ascoltato da lei. Essendo che, l’unico rimedio è assecondare la percezione distorta della realtà di Lars, il paese dovrà avere a che fare con Bianca… dalla pettinatrice, al parroco tutti devono far finta che la bambola sia viva…
Lars e una ragazza tutta sua”, candidato all’oscar come miglior sceneggiatura originale, è una commedia quasi romantica, incentrata sui difficili rapporti col prossimo per chi non è sufficientemente forte da sostenere i ritmi di questa società. Interpretato in maniera splendida da Ryan Gosling, il personaggio di Lars riesce ad intenerire tutti: sia nella sceneggiatura, sia gli spettatori. Piacevole, anche se scontato il finale, e memorabile la scena del suo primo approccio ad una vera ragazza, con la respirazione artificiale praticata all’orsetto di peluche di lei.
Un’opera discreta, una commedia gradevole per tutta la famiglia.

Darth

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Di kiriku (del 13/05/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1094 volte)
Artista
Le Orme
Titolo
Felona e Sorona
Anno
1973
Label
Philips

"Felona"; campane a festa nei tuoi occhi, fasci di luce sgorgano dalla tua anima vibrante. Serenità, pace , bellezza accecante, grazia incontaminata. Calore ipotetico di una madre potenziale,  "la solitudine di chi protegge il mondo è infinita". "Sorona"; paura, corruzione morale, deserti sterminati immersi nel buio. Disperazione di un cuore avvelenato, braccia che non si tendono più, "attesa inerte "e priva di ogni speranza.. Due respiri, due mondi distanti che gravitano ognuno nella propria orbita. "L’equilibrio" ancestrale prima o poi finisce. Tutto cambia, non si può rimanere "sospesi nell’incredibile" nascosti nel ventre molle e asettico dell’inesperienza. Il bisogno di dare e la necessità di prendere si compenetrano insaziabilmente. Tutto è nuovo, tra le mani carne pulsante grondante di vita, le campane hanno un altro suono e scintille di vita accendono il "ritratto di un mattino" nuovo. Ma il buio è come un cancro inarrestabile, una bocca insaziabile che divora avidamente i colori e  la luce, creduta perpetua, si spegne lentamente, la felicità si dirada nelle tenebre. E' durata giusto un battito di ciglia. Ghiaccio nelle vene che congela anche l’ultimo soffio vitale, tutto è immobile "all’infuori del tempo". Felona e Sorona condannati all’oblio in un lento e progressivo "ritorno al nulla".

Ps.  Un grazie a Silvia e Fabio per il gradito regalo.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 12/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1243 volte)
Titolo originale
Meet the Spartans
Produzione
USA 2008
Regia
Jason Friedberg, Aaron Seltzer
Interpreti
Sean Maguire,Carmen Electra, Kevin Sorbo, Method Man, Diedrich Bader,Ken Davitian
Durata
84 minuti
Trailer

Sono in un momento particolare della mia vita, soggetto a stress e stanchezza. Allora mi convinco a guardare film che ritengo leggeri per passare una serata senza pensieri. Ma non è così, la leggerezza non si misura con la mancanza di qualità, anzi, molte volte è proprio lo spessore di un film che determina la piacevolezza e la scorrevolezza dello stesso. Quindi dopo aver guardato per ottantaquattro minuti una parodia fasulla di un film che avevo trovato discreto (300), l’unico desiderio che avevo era picchiare qualcuno!!! Ho pensato allora che invece di sprecare molte parole per descrivere la schifezza che avevo visto, di usarne un’unica che le riassumesse tutte: merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda merda. Più chiaro di così!!! Baci maleodoranti a tutti.

ps: questa recensione la dedico a Namor

nilcoxp

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Di smarty (del 10/05/2008 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 888 volte)
Titolo originale
Lezioni Di Cioccolato
Produzione
Italia, 2007
Regia
Claudio Cupellini
Interpreti
Luca Argentero, Violante Placido, Hassani Shapi, Neri Marcoré, Carlo Gabardini, Monica Scattini, Francesco Pannofino, Ivano Marescotti
Durata
99 minuti
Trailer

Si ritorna finalmente alla commedia all’italiana che non sia quella dei film pre-natalizi De Sica & Boldi. Il regista Claudio Cupellini è riuscito, partendo da una storia leggera e prevedibile, a rendere il film divertente, scevro di qualsiasi volgarità e ricco di elementi d’attualità. Ma veniamo alla storia: Mattia (Luca Argentero), geometra ambizioso, titolare di una piccola impresa edile che lavora in tutti i sensi a risparmio, a causa di un incidente sul cantiere del suo manovale egiziano Kamal (Hassani Shapi),assunto in “nero”, perderà momentaneamente la sua identità per evitare una denuncia. Sarà costretto quindi ad assecondare i “ricatti” di Kamal e a partecipare al corso organizzato da una grande e famosa azienda dolciaria che ha per premio un finanziamento per aprire una cioccolateria. Mattia, insofferente alle esigenze del prossimo, diventerà Kamal a tutti gli effetti e insieme ad altri 6 dilettanti, ma già esperti cioccolatai, seguirà di giorno la scuola e le lezioni del Maestro d’Arte Cioccolatiera (Neri Marcorè) e contemporaneamente i lavori sul cantiere, mentre di notte sarà costretto alle ripetizioni di cioccolato della prima della classe Cecilia (Violante Placido). Un ritmo allegro, ricco di gag, in cui si intrecciano temi sociali, scene d’equivoci, storie d’amore. Tutti gli attori hanno ottimi tempi comici e interpretano i propri ruoli con grande naturalezza e autenticità, grazie anche a dialoghi brillanti e divertenti, che riescono a far ridere in modo intelligente. Si esce dal cinema con il sorriso sulle labbra e una gran voglia di cioccolato.

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Di Sansimone (del 09/05/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1837 volte)
Titolo originale
Il pietrificatore di Triora
Autore
Ippolito Edmondo Ferrario
Prima edizione
2006

La storia di questo libro inizia a San Remo ai giorni nostri con uno strano investigatore part-time deciso a chiudere la sua attività rivierasca per dedicarsi a tempo pieno alla galleria d’arte di famiglia a Milano ma , prima di dare l’addio accetta un caso di ricerca di una persona scomparsa. Si tratta di una ragazza milanese scomparsa a Triora, un paese dell’entroterra, quasi un anno prima senza lasciare tracce e di cui il ricco zio adesso vuole avere notizie.
Leonardo Fiorentini, questo il nome del detective, arriva a Triora proprio nei giorni in cui si svolge Frigoria, una manifestazione per ricordare il celebre processo alle streghe avvenuto in paese molti secoli prima, qui viene travolto dagli eventi scaturiti dal ritrovamento di tre cadaveri pietrificati che lo porteranno sulle tracce di un misterioso e altamente pericoloso pietrificatore che ha scelto Triora come sede dei suoi esperimenti.
Questo noir di Ippolito Edmondo Ferrario è buon prodotto per gli amanti del genere, con una buona e alquanto strana idea come quella del pietrificatore figura a me sconosciuta fino alla lettura ma ho scoperto essere un antica arte di conservazione post mortem tra cui molti innovatori di questa tecnica furono italiani. La trama, come dicevo, è articolata bene in modo da far presa sul lettore e farlo in poco tempo partecipe del libro in quanto a ricerca del colpevole anche dopo aver fatto intendere con un po’ di anticipo chi è costui, tenendosi per gli ultimi capitoli un piccolo colpo di scena.
Due cose però non mi hanno convito, ma, devo dire del tutto soggettive (anzi se qualcuno ha letto il libro mi farebbe piacere sapere come la pensa su questi aspetti), una cosa è la figura di Fiorentini ( che guardando il sito dell’autore direi molto autobiografica) nel senso che in un contesto narrativo che tende a essere il più realistico possibile, con persone e luoghi reali visitabili, al contrario il detective sembra una figura fuori dal clima rivierasco sembra un Magnum PI fascista anche se intollerante alle ingiustizie.
Mentre il secondo dubbio mi è sorto mentre viaggiavo lungo la valle Argentina e sta nella descrizione di Triora, io da ligure di ponente non ho fatto fatica ad immaginarmi la location del libro ma, non so se per uno che non frequenta l’entroterra di ponente sia altrettanto facile farlo.
In ogni caso questi miei dubbi secondari il libro è un ottimo prodotto sia dal punto letterario sia come incentivo alla divulgazione delle bellezze dell’entroterra ligure con i suoi strani e dispersi paesini.

SanSimone

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