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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 05/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1543 volte)
Titolo originale
Antichrist
Produzione
Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia 2009
Regia
Lars Von Trier
Interpreti
Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg
Durata
100 Minuti
Trailer

Spinto dalla curiosità del VM 18 anni, sono andato a vedere “Antichrist”, il nuovo film del regista svedese Lars Von Trier.
Il film inizia con Dafoe e la Gainsbourg, alle prese con un passionale e rallentato amplesso sotto la doccia, scandito da un’ininterrotta cascata di gocce d’acqua che si adagiano copiose sui loro corpi nudi. Il tutto viene esaltato da una buona fotografia in bianco e nero e sottofondo musicale da applausi. Ed ecco, che dopo alcuni minuti di programmazione, si intravede il possibile motivo del divieto ai minori. Durante il loro accoppiamento, il regista ci mostra l’organo sessuale maschile che penetra senza alcuna censura, l’organo sessuale femminile.
(“Caspita” dico io, “certo che Von Trier, non si è mica risparmiato su sta scena!”)
Mentre i due coniugi soddisfano le loro esigenze sessuali, il figlioletto scende dal suo lettino per andare alla finestra e vedere i fiocchi di neve che cadono sull’asfalto, una curiosità questa, che porterà il piccolo a precipitare giù dalla finestra. La madre tormentata dai sensi di colpa per la morte del figlio, parte con destinazione verso la montagna, accompagnata dal marito (psicoterapeuta), nella speranza che ciò la aiuti a superare il tremendo shock. Arrivati a destinazione però, l’evolversi della tragedia non si farà aspettare.
Finito il film, con mia delusione, ho capito che la censura non era dovuta alle probabili scene di terrore in stile “Esorcista”, ma alle situazioni hard che presenziano più di una volta durante la pellicola.
Uscendo dalla sala mi giungevano i pareri di alcuni spettatori, divisi in due fazioni, i pro (in larga minoranza), ed i contro che bocciavano senza pietà l’ultimo lavoro di Lars Von Trier.
Io dovendo schierarmi opterei per la seconda corrente, sono poche le iniziative che ho apprezzato, l’interpretazione della Gainsbourg, la fotografia e la colonna sonora. Altre, come la mancanza materiale dell’anticristo ed una trama fin troppo moscia per un tema del genere, hanno fatto si che sbadigliassi più di una volta durante la programmazione.
In sintesi, se non siete un fan del regista, potete aspettare tranquillamente la sua uscita in dvd.

Namor

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Di Darth (del 03/06/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2519 volte)
Titolo originale
Le serment des limbes
Autore
Jean-Christophe Grangé
Traduzione
Doriana Comerlati
Editore
Garzanti
Prima edizione
Maggio 2008

Luc Soubeyras, padre di famiglia e rispettato poliziotto, viene ripescato ancora vivo da un torrente con due blocchi di cemento legati alle caviglie e una medaglietta di San Michele in mano. E’ in coma e non può dare spiegazioni, ma per tutti è un ovvio tentativo di suicidio. Per tutti, ma non per Mathieu Durey, comandante della criminale di Parigi e miglior amico di Luc fin dai tempi del collegio. I due, allora quattordicenni, erano già dei ferventi cattolici, intenzionati ad entrare in seminario e donare la propria vita a Dio. Con gli anni, la propria fede non è mutata, ma anziché rinchiudersi in convento hanno deciso entrambi di servire il Signore combattendo il male… da li, a divenire entrambi dei poliziotti modello il passo è breve. Da questo preambolo, si spiega la sicurezza di Mathieu che il tentato suicidio sia stato creato ad arte, ma per scoprire chi sia l’artefice deve riesaminare i casi su cui lavorava Luc, e questo lo porterà molto più lontano di quanto potesse immaginarsi. Luc, infatti, stava seguendo una serie di omicidi rituali effettuati a vari anni di distanza, in posti lontanissimi: nel ’99 in Estonia, nel 2000 in Sicilia, e l’ultimo, nel 2002 in Francia. Ripercorrere le orme del suo amico metterà Mathieu più volte in pericolo di vita, trovandosi a che fare con una setta satanica di rara organizzazione: gli Asserviti… ma siamo certi che non vi sia sotto qualcosa di molto più potente sotto? Perché anche la Santa Sede si interessa alle scoperte di Mathieu? Perché Agostina Gedda, l’autrice dell’omicidio rituale siculo, era stata canonizzata poco prima di commettere l'efferato crimine?
Jean-Christophe Grangé, al suo sesto romanzo, si dimostra un vero maestro della suspense. Dopo gli splendidi “I fiumi di porpora” e “La linea nera”, riesce a scrivere un altro thriller mozzafiato che, nonostante sia lungo quasi 700 pagine, tiene sempre alta la tensione. Davvero superba la cura dei suoi protagonisti, Mathieu, soprattutto, viene caratterizzato con maniacale cura e scoperto poco a poco, fino a farlo conoscere intimamente dal lettore. La storia de “Il giuramento” si delinea sempre su vari fronti, in alcuni capitoli l'autore riesce a convincerti che dietro ci sia la mano di Satana, poi, seguendo le varie scoperte del protagonista, torni a credere ad un assassino in carne ed ossa, per poi alternare questa convinzione per tutto il romanzo!
A chi è appassionato di thriller dico, non fatevi scappare "Il giuramento", magari fatevelo regalare, come ho fatto io... da qui, d’obbligo i ringraziamenti a Namor e… casualmente, ne approfitto per portarvi a conoscenza che è appena uscito il nuovo romanzo di Grangé “Miserere”, e che presto sarà il mio compleanno… ; - )

Darth

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Di Miryam (del 01/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 911 volte)
Titolo originale
The Invisible
Produzione
USA 2007
Regia
David S. Goyer
Interpreti
Justin Chatwin, Margarita Levieva, Marcia Gay Harden, Maggie Ma, Ryan Kennedy.
Durata
97 Minuti
Trailer

L’introverso Nick Powell (J. Chatwin) è uno studente che sta frequentando il college con l’intento di realizzare il suo sogno: quello di andare a studiare a Londra per diventare un affermato poeta. Per riuscire in tale intento, cerca di racimolare i soldi necessari vendendo compiti agli altri studenti del college anche se in realtà non ne ha bisogno, vista l’agiatezza finanziaria di cui dispone la sua famiglia. Nick vive a Seattle con la madre (Marcia Gay Harden), una donna ricchissima che tende a soffocarlo impedendogli di realizzarsi, anzi, sembra non considerarlo proprio, tanto che lui si sente invisibile non solo ai suoi occhi, ma anche a quelli dei suoi compagni.
Un giorno, pur non avendo fatto nulla, si trova coinvolto in una situazione pericolosamente scomoda, una sua compagna di scuola, la diabolica Annie Newton (M. Levieva), una teenager con molti problemi mentali dovuti all’improvvisa scomparsa della madre a cui era molto legata, pensa che Nick l’abbia denunciata alla polizia per un furto commesso insieme ad un suo amico, cosi per vendicarsi, lo fa prima pedinare ed in seguito pestare duramente dalla sua gang. Una volta eseguita la ignobile spedizione punitiva, credendo che Nick sia morto, i suoi aguzzini lo gettano in un fosso nella boscaglia.
Ripresosi dai colpi ricevuti, Nick si rende conto di essere sospeso tra un mondo reale ed un altro extra terreno, è come se d’improvviso, senza sapere per quale assurda ragione sia diventato invisibile agli occhi di tutti, visto che nessuno lo vede e nessuno lo sente. Per sciogliere l’enigmatico quesito e dare una risposta a tutto ciò, Nick sa che l’unica persona in grado di aiutarlo è proprio la sua carnefice Annie. Nonostante debba proprio a lei, la sua nuova ed inverosimile condizione di vivo non vivo, non riesce a nutrire verso di lei il dovuto rancore che si meriterebbe. Lo statunitense Davis Samuel Goyer è il regista di questo fanta/thriller, inoltre è anche uno stimato autore di fumetti nonché sceneggiatore e produttore cinematografico. Per ricordare qualcosa possiamo citare il film “Colpi proibiti” che è stato il suo debutto come sceneggiatore seguito poi dal “Corvo 2”.
Inoltre è legato al mondo dei fumetti, nel 2005 ha scritto il soggetto per il film “Barman Begins” di Nolan, lavorando con lui per tutta la stesura della sceneggiatura. Dopo aver diretto nel 2007 il film “Invisibile”, ha diretto due anni più tardi il film horror “Il mai nato”.
Nonostante io non sia un’amante del genere fantasy devo dire che non mi è dispiaciuto affatto questo, perché dopotutto il film riporta purtroppo i problemi che alcuni giovani devono affrontare, giovani cha hanno alle spalle famiglie che non li comprendono, che non li sanno ascoltare e quindi si trovano in situazioni sbagliate frequentando compagnie sbandate che li portano verso atti di bullismo e violenza come è successo ad Annie, oppure sentirsi un emarginato come Nick. Quello che penso è che se ci fosse più dialogo e presenza con i nostri figli, forse, non si vedrebbero così spesso quei fatti di cronaca che sentiamo nei vari TG.

Miryam

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Di Namor (del 29/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1371 volte)
Titolo originale
The Horsemen
Produzione
USA 2008
Regia
Jonas Åkerlund
Interpreti
Dennis Quaid, Ziyi Zhang, Peter Stormare, Patrick Fugit, Eric Balfour.
Durata
110 Minuti
Trailer

Il risentito detective Aidan Breslin (Denis Quaid), arrivando sulla scena del crimine per indagare sull’ennesimo caso di omicidio, scopre che la vittima è appesa ad alcuni ganci di metallo, che pendono da uno strano macchinario sado-maso riposto al centro della stanza, chiamato sospensorio.
Poco tempo dopo, viene commesso un ennesimo ed analogo omicidio, nel corso delle indagini si scoprirà che le persone da uccidere saranno tante quante i loro carnefici, che verranno classificati come i Quattro Cavalieri dell’apocalisse.
Quattro assassini da fermare, quattro vittime senza alcun legame tra loro, ma, ciascuno depositario di un doloroso segreto.
Lo spunto iniziale per la realizzazione di “The Horsemen” convince, peccato che con il proseguo del film l’interesse iniziale si allenti oltremisura. La causa di ciò è dovuta sicuramente ad una sceneggiatura fin troppo elementare, basti pensare che una volta catturato il primo cavaliere, si riesce ad intuire quasi tutto il resto della trama e come andrà ad evolversi.
Anche il cast non brilla di certo, se togliamo la discreta prova della Zhang Ziyi, tutti gli altri interpreti, compreso Quaid, appaiono poco convincenti nei ruoli a loro affibbiati.
Un’altra pellicola che nel mio personale metro di giudizio, non merita di superare la sufficienza.

Namor

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Di Andy (del 27/05/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1576 volte)
Artista
YES
Titolo
Yes 90125
Anno
1983
Label
Atco

Ogni tanto bisogna per forza tornare al passato per riascoltare un po’ di buona musica e questa volta l’ho fatto con un grande gruppo, gli Yes, e un album che all’epoca fece storcere il naso a non pochi puristi estimatori di questa eccezionale formazione prog-rock. Sto parlando di 90125 e dell’anno 1983 e io devo dire che non essendo un purista, anche se so di cosa parliamo quando si citano dischi precedenti come Fragile e Close to the edge e cioè di arte e sperimentazione allo stato massimo, brani che suonano come delle suite, eseguite con raffinatezza e perfezione senza eguali, apprezzai da subito questo ellepi completamente diverso, a cominciare dalla formazione che comprendeva Jon Anderson alla voce, Chris Squire al basso, Trevor Rabin alle chitarre, Tony Kaye alle tastiere e Alan White alla batteria; dopo il precedente Drama, deludente trentatrè in cui non figurava nemmeno Anderson alla voce, il gruppo, a causa dei soliti dissapori interni che si vengono a creare in ogni onorata formazione, non se la stava passando decisamente bene, in quanto negli anni 80, portare avanti il genere suonato fino ad allora era realmente difficile e quindi, la svolta da parte di Jon e Chris verso sonorità pop-rock sicuramente più commerciali e più digeribili da un pubblico meno disposto a impegnarsi nell’ascolto di cose troppo complicate; questo senza gli altri tre elementi originari e cioè Steve Hove, chitarre, Rick Wakeman, tastiere e Bill Bruford alla batteria.
Owner of a lonely hert, primo singolo uscito poco prima dell’estate 83, ci torturò non poco dai juke-box delle spiagge (che bei tempi, scusate!) e associare una hit pop-rock del genere al nome Yes riuscì effettivamente difficile; però quel rif di chitarra così accattivante, gli effetti di tastiera veramente nuovi per l’epoca, l’assolo con l’harmonizer, basso e batteria trascinanti e voce angelica a completare l’opera pop fecero colpo davvero e così via al negozio a comprare il padellone. La seconda canzone, Hold on, riporta verso sonorità più rock, un mid tempo dall’incedere un po’ blues, con dei bei cori e in cui si accentua la differenza tra Rabin, dallo stile moderno e un po’ “bluesy” e Steve Howe, storico chitarrista classicheggiante e jazz degli Yes più blasonati. Lo stesso dicasi per Kaye, meno tecnico di Wakeman ma adattissimo per questo nuovo sound. It can happen, con intro di sitar inframezzato dallo stupendo basso di Squire, che tra l’altro si trova a suo agio in tutto il disco, dimostrando tutta la sua bravura e il gusto di cui è dotato, è un gran pezzo che viaggia su tre cambi di tempo diversi, sovrapposizioni di cori, aperture strumentali, forse il più “yes” dell’album. Non scherza neanche Changes, intro di xilofono martellante, dal sapore orientale e inizio a sorpresa di un rif di chitarra semplice e ritmico. Meravigliose le parti vocali di questa canzone, eseguite da Rabin e Anderson che si alternano di continuo, ma qui l’atmosfera è eccezionale ed è creata da tutti gli strumenti. Ecco I can leave it, un pop-disco cantato a cappella e riempito di overdubs di cori, che all’epoca stette non poco sulle palle ai cosiddetti puristi di cui vi dicevo , però a riascoltarla adesso, ce ne fosse! Our song, bellissima, solare, divertente..che basso sto Squire! City of love, un rockaccio duro alla Van Halen, con degna chitarra e tutto il resto, basso e batteria cattivi davvero. Hearts, per me la canzone più bella del lavoro, dai riecheggi orientali stupendi, cambi di tempo, cori quasi gregoriani nella strofa, il ritornello che si apre in una melodia rilassante e che sfocia in un assolo di Rabin che definire stupendo è veramente poco, ascoltatevelo e mi direte.
Insomma, io questo disco lo conosco veramente a memoria e mi piacerebbe che qualcun altro, come me, lo riascoltasse a distanza di anni e lo giudicasse per la musica che contiene , senza etichette e confronti col “prima”o “dopo”. li arrangiamenti sono veramente eccezionali ma la loro forza sta nel fatto che non intaccano la scorrevolezza delle canzoni e, particolare da non sottovalutare, Wakeman ha ammesso in seguito di essersi pentito di non aver partecipato; quello che si evince dall’ascolto è che comunque loro si sono divertiti a suonare questo 90125 e io ad ascoltarlo..tuttora .
Buon ascolto.

 Andy

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Di Asterix451 (del 25/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1249 volte)
Titolo originale
Shoot'em Up
Produzione
USA 2007
Regia
Michael Davis [I]
Interpreti
Clive Owen, Paul Giamatti, Monica Bellucci, Stephen McHattie, Greg Bryk.
Durata
90 Minuti
Trailer

Il misterioso “Smith” (Clive Owen) si trova coinvolto, per caso, nel salvataggio di un neonato durante una sparatoria in un garage; mentre sta addentando una carota su una panchina in strada, infatti, assiste all’inseguimento di una donna incinta da parte di un uomo armato. La situazione non lascia dubbi: il parto è imminente e il malvivente intende uccidere madre e figlio.
Smith decide quindi di intervenire, catapultandosi in una sparatoria forsennata a cui si aggiungono altri uomini, durante la quale la donna perde la vita, ma il bimbo in lacrime viene tratto in salvo dallo stesso Smith. Al termine dello scontro, gli assalitori sopravvissuti non si spiegano cosa sia accaduto e il perfido Hertz (Paul Giamatti, loro capo), organizza immediatamente una caccia forsennata per ritrovarli.
Le loro intenzioni sono chiare: morta la madre, non resta che eliminare il neonato, ad ogni costo. Smith, nel frattempo, cerca di disfarsi del bambino domandando aiuto a Donna Quintino (Monica Bellucci), una prostituta italiana di sua conoscenza; nonostante l’iniziale riluttanza della Bellucci ad occuparsene, i due si trovano coinvolti in una fuga rocambolesca per salvarsi, proteggendo il piccolo Oliver (è così che l’hanno battezzato, come Oliver Twist) dagli uomini che lo vogliono morto.
Lentamente la matassa si dipana, rivelando le intenzioni dei veri personaggi di un gioco sporco che coinvolge Politica e Agenzie di Sicurezza Governativa non ben definite. Quando Smith si rende conto di quanto sia davvero rischiosa la situazione, allontana Oliver e Donna Quintino il più possibile, prima di mettere in atto la sua azione di contrattacco.
Lieto fine e quadratura del cerchio con vendetta consumata e amore dei protagonisti, dopo migliaia di munizioni sparate e tanti morti.
Premesso che da un titolo come Shot’em up non si pretendono trame shakesperiane, e che ho apprezzato pellicole come “Ancora Vivo” (di W.Hill, con Bruce Willis) e “Desperado” (di (R.Rodriguez, con Banderas), vecchi prodotti girati con intelligenza e mestiere da due specialisti del genere, non posso definirmi né prevenuto né pretenzioso nei confronti del cinema d’azione. Tuttavia, a caldo penso a Shot’em Up come pecoreccio e volgare; la bassezza dei dialoghi, farciti di scontati doppi sensi e umorismo di cartapesta, stonerebbe anche in una commedia sexy all’italiana.
Mi domando perchè attori di talento come Paul Giamatti e Clive Owen abbiano accettato un copione del genere, vero trionfo del trash e del non-sense. Monica Bellucci, poi, fa parodia di sè nelle scene erotiche, grottesche e volgari; alla sua prima parlata di ciociaro ho pensato ad un ri-doppiaggio dei Gem Boy, prima di dovermi rassegnare alla verità: sfumature del personaggio. Per quanto non si possa definire una grande attrice, ha sempre accettato copioni alla sua portata, che l’hanno portata ad essere una rappresentanza della bellezza nostrana nel mondo, di cui essere orgogliosi.
Beh, Shot’em Up riesce a farla apparire sciatta e volgare: un’impresa che sembrerebbe impossibile. E la stessa sorte tocca a Paul Giamatti, costretto persino ad uno slancio necrofilo verso la tetta di una morta. Non convincono le sequenze d’azione: Clive Owen è impacciato, mentre spara in scivolata su tutte le superfici o arma i congegni delle sue stesse trappole; mastica carote come Bugs Bunny, oppure le conficca nelle orbite oculari dei nemici.
Perché non colpirli a morte con uno stoccafisso congelato, allora?
Un ultimo commento va alla trama: lo sforzo di dare una pennellata di cultura, con un intrico politico-scientifico-spionistico-drammatico-sentimentale, fallisce miseramente; confesso di essermi perso nei livelli di doppio gioco dei protagonisti e di non aver capito con certezza, alla fine, chi fossero realmente i buoni o i cattivi. E’ certo che non lo riguarderò per togliermi il dubbio.
Per fortuna dura solo 1 ora e 18 minuti… ma se dovessero avanzarvi, un giorno, dedicateli pure ad altre faccende.

Asterix451

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Di Namor (del 21/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1107 volte)
Titolo originale
Lonely Hearts
Produzione
USA 2006
Regia
Todd Robinson
Interpreti
John Travolta, James Gandolfini, Salma Hayek, Jared Leto, Laura Dern.
Durata
108 Minuti
Trailer

Dopo aver passato gli ultimi anni a chiedersi il motivo per cui, la moglie si fosse suicidata senza lasciare neanche un biglietto per spiegare l’estremo gesto, il depresso ispettore Elmer C. Ronbison (John Travolta), nel corso delle indagini su un singolare caso di omicidio insieme al suo socio Charles Hildebrandt (James Gandolfini), ritrova l’antico fervore, perso, dopo la morte della moglie, nel tentare di catturare una pericolosa coppia di serial killer, denominata, gli assassini dei cuori solitari.
Tale appellativo era dovuto dal modus operandi che i due Raymond M. Fernandez (Jared Leto) e Martha Beck (Salma Hayek) adottavano per scovare le loro vittime, ovvero, in seguito agli annunci personali che le vedove di guerra pubblicavano su rubriche specializzate, alla ricerca di un compagno per rifarsi una vita. Individuate le più facoltose, la coppia prima le derubava di tutto i loro avere e poi le eliminava con inaudita ferocia.
Lonely Hearts” è tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti degli anni 40, a dirigerlo è il regista Todd Ronbinson, nipote dell’ispettore interpretato da John Travolta, nel film.
Un malinconico noir con una buona ambientazione degli anni 50, passato quasi inosservato nel circuito cinematografico, completato da un nutrito cast di tutto rispetto, John Travolta, James Gandolfini e Laura Dern dalla parte della legge, mentre Jared Leto e Salma Hayek vestono i panni dei due serial killer.
Analizzando le loro performance, devo ammettere che la mimica di Travolta l’ho trovata eccessivamente legnosa per il suo tormentato personaggio, mentre Gandolfini mi è piaciuto molto, brava e credibile la coppia Leto-Hayek nei panni dei due assassini, per quanto riguarda la prova della Dern è quasi ingiudicabile visto il breve impiego del suo personaggio.
Se vi recate in videoteca ed il titolo da voi prefissato non è disponibile, fateci un pensierino a me non è dispiaciuto.
Un’ultima cosa, provate a chiudere gli occhi ed ascoltare le voci di Travolta e Gandolfini quando dialogano, noterete che sembreranno altri due famosissimi attori ad essere presenti nel film e non loro.
Vediamo, se indovinate chi sono!

Namor

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Di slovo (del 18/05/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1388 volte)
Titolo originale
Torchwood - first season
Produzione
U.K. 2006
Episodi / Durata
13 / 50 min.

Il nome Torchwood dovrebbe essere noto a chi segue la ‘nuova’ serie del "dr. Who" prodotta dalla BBC a partire dal 2005 - continuazione rinverdita del più famoso e longevo telefilm di fantascienza britannico.
Ma se è vero che il capitano Jack Harkness è apparso al fianco del risoluto signore del tempo in alcuni dei punti nodali della recente continuity, una produzione che lo vedesse protagonista avrebbe potuto originare qualche perplessità: in fine dei conti, a che serve un altro avventuriero dello spazio-tempo dal momento che presumibilmente gli sviluppi narrativi sarebbero stati molto simili fra loro? (La divisione Torchwood di Cardiff esiste per monitorare ed eventualmente contenere la presenza di esseri e oggetti alieni provenienti da una frattura nello spazio-tempo che attraversa la città).
Cionondimeno, appare subito evidente una netta bipartizione nello stile e nel tono di Torchwood rispetto alla serie madre: tanto per cominciare niente veli o accenni o ammiccamenti di nessun tipo: vita, morte, dolore, relazioni e sesso vengono raccontati con cruda e inusuale schiettezza. Gli elementi della squadra e le loro interazioni, assieme a buone trame su cui farli posare, formano l’ossatura della serie: personaggi che già dai primissimi episodi mostrano la loro caratterizzazione così umanamente imperfetta. Non ci sono maestri di virtù nella sezione-tre di Torchwood ma persone che sbagliano, che si lasciano sedurre dalle tentazioni e che saranno spinte dalle circostanze (straordinarie, come comporta il loro lavoro) a fronteggiare dolorose questioni etiche.
Si scoprirà che lo spin-off “Torchwood” rappresenta, tra le altre cose, anche l’opportunità che lo scrittore/sceneggiatore Russel T. Davies ha colto per dare libero sfogo alle sue idee senza i rigidi limiti imposti dal target ‘familiare’ del "dr. Who".
L’universo che affaccia sull’ignara città gallese è inospitale e spesso ostile, ciò che sgorga dalla frattura si abbatte drammaticamente su un'umanità estremamente fragile e nelle cronache di Torchwood il lieto fine, retaggio di un certo tipo di narrativa rassicurante (e commerciale), occorre assai raramente… E anche se questa formula può sembrare talvolta forzata - come se gli autori, cercando di differenziarsi da un certo buonismo imperante, fossero rimasti intrappolati in un nuovo manierismo - risulta efficace e non fa che regalare appeal ad un prodotto già eccellente per sceneggiature, recitazione e realizzazione.
Dopo un doveroso ringraziamento a bruno per avermi segnalato e consigliato la serie, non posso far altro che reiterare il consiglio a chiunque legga.

slovo

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Di Namor (del 15/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1527 volte)
Titolo originale
Dante 01
Produzione
Francia 2008
Regia
Marc Caro
Interpreti
Lambert Wilson, Linh Dan Pham, Simona Maicanescu, Dominique Pinon, Bruno Lochet.
Durata
88 Minuti
Trailer

Nella prigione spaziale Dante 01, vi sono rinchiusi sei tra i più pericolosi criminali dei pianeti adiacenti. Tali soggetti monitorati 24 ore su 24, vengono ripetutamente sottoposti a misteriosi esperimenti genetici, con lo scopo di modificarne la mente umana tramite la modificazione del dna. A far saltare i delicati equilibri che differenziano gli scienziati-carcerieri dai detenuti-cavie, sarà l’arrivo di San Giorgio (Lambert Wilson), un detenuto con inspiegabili poteri dall’origine alquanto misteriosa.
Dante 01” segna l’esordio come unico direttore del regista Marc Caro.
Diciamo subito che a parer mio, ne può tranquillamente segnare anche la fine, vista la bruttura di codesta pellicola. Le ambientazioni fin troppo cupe e claustrofobiche scelte per lo svolgimento della trama, di certo non aiutano ad elevare l’interesse di chi ne segue la visione, anzi diciamo pure che sullo spettatore hanno un effetto anestetizzante micidiale.
Anche i personaggi, tutti rasati a zero per esigenze di copione, non attraggono più di tanto. Altra pecca di grande rilievo del film, è il suo psicadelico ed incomprensibile finale.
Se vi apprestate a visionarlo fatemi sapere se siete riusciti a vederlo interamente, poiché la tentazione di prendere il telecomando del lettore per premere il tasto eject durante tutta la sua visione è stata veramente tanta!

Namor

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Di Miryam (del 13/05/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 3600 volte)
Titolo originale
Little House on the Prairie
Produzione
USA 1974 - 1983
Episodi / Durata
203 / 45 Minuti

Questa è una delle serie televisive che io preferisco in assoluto, ho cominciato a seguirla fin dal suo inizio, quasi per caso e ho finito di non perdermi nemmeno una delle sue puntate. Mi affascinava il modo di vivere di questa famiglia ben distante dai canoni di vita della mia epoca, nonostante avessi anch’io la stessa età delle figlie maggiori dei protagonisti.
La serie è stata prodotta tra il 1974 e il 1983, divisa in nove stagioni per un totale di 203 episodi, cambiando più volte il suo titolo originario, infatti è nata con “La piccola casa nella prateria” per diventare poi “Quella casa nella prateria” e infine “La casa nella prateria”.
Siamo nel 1878, la trama ruota attorno alla famiglia Ingalls, composta da Charles interpretato dall’attore Micheal Landon, che è stato anche regista di vari episodi, sua moglie Caroline e le tre figlie Mary, Laura e Carrie, che li vede partire su un carro con le loro poche cose verso ovest nel Minnesota, alla ricerca di una vita migliore come tanti pionieri facevano a quel tempo.
Si stabiliscono a Walmut Grovw, un piccolo paese dove Charles incomincia a costruire la sua fattoria con non poche fatiche alle quali vanno aggiunte carestie, malattie e varie ostilità nei loro confronti dagli abitanti del posto. Inizia così la vita di queste persone fatta con pochi averi ma con tanto amore e onestà, vita che viene poi completata con la nascita di un’altra bimba, con l’adozione prima di un ragazzino che, solo al mondo, per vivere rubacchiava qui e là e poi di due fratellini rimasti orfani a causa di un incidente successo ai loro genitori.
Vediamo inoltre crescere le due figlie maggiori che col tempo si sposeranno diventando a loro volta mamme, vivendo con non poco dispiacere il traumatico distacco da quella casa, in cui vissero insieme alla loro famiglia, i giorni i più belli della loro spensierata gioventù.
Questo romanzo con evidenti tracce autobiografiche è stato scritto da Laura Ingalls Wilder, che ne è anche la voce narrante, infatti la serie ruota intorno all’infanzia e all’adolescenza di questa bambina che col tempo diventa prima donna e successivamente moglie e madre. La stessa autrice non pensava di arrivare a tanto successo, invece questo libro è stato tradotto in molte lingue e la scrittrice stessa fu attorniata dai suoi molteplici fans accompagnandola con infinito affetto, fino a quando si spense all’età di 90 anni.
Credo che sia questa una serie televisiva molto tenera, semplice e commovente, dove la vita è fatta di tanti sacrifici, dolori, ma anche di piccole e grandi gioie che nascono dal sapersi accontentare, dando un valore immenso a quel poco che si aveva una volta, e non come adesso, che non si è mai contenti di quello che abbiamo, nonostante le nostre molteplici agiatezze in confronto a quel periodo.
Forse, è proprio per questo che non riusciamo a trovare la felicità che cerchiamo, perché rincorriamo dei sogni che chissà se mai si avvereranno.
Mi ha fatto inoltre piacere vedere che hanno pubblicato la serie in dvd, anzi non sarebbe una cosa sgradita se al posto dei soliti vecchi e noiosi telefilm, che ormai ci propinano tutti gli anni conoscendoli a memoria, trasmettessero questa serie…
Credo che non sarei l’unica a riguardarmeli!

Miryam

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Di Darth (del 11/05/2009 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 2801 volte)
Titolo originale
Matroesjka's 2
Produzione
Belgio, 2008
Episodi / Durata
10 / 50 minuti

Ray Van Mechelen e Eddy Stoefs, nonostante fossero stati condannati per omicidio, escono in libertà vigilata dopo soli tre anni di reclusione (questo dimostra che in Belgio, come in Italia, il sistema giuridico fa schifo…). Appena fuori cercano il loro ex socio Jan Verplancke, in possesso di tutti i loro averi, scoprendo che si è trasferito a Pattaya in Thailandia e che, con i loro soldi, ha acquisito una parte di un go-go bar del luogo (I go-go bar sono dei locali dove, oltre a bere, puoi scegliere la ragazza con cui passare la serata). Jan, non potendo restituire i soldi a Ray e Eddy, tiene il secondo con se, e fornisce al primo delle ragazze Thai da portarsi ad Anversa per ricominciare il business della prostituzione. Contestualmente alla storia dei trafficanti di esseri umani, Matrioshki 2 racconta le tristi storie delle ragazze: in questa edizione parte con le Thailandesi, per poi toccare Lituane, Russe, Bulgare, Romene e perfino Rom. Molto toccanti molte scene: aste di “carne umana” dove ragazze nude vengono vendute al miglior offerente; adolescenti vendute come maggiorenni tanto “il passaporto è a posto”; ragazze percosse e violentate o vendute come schiave; e, come nel film “Maria full of grace”, giovani costrette ad ingurgitare ovuli di cocaina per passare i controlli aeroportuali.
Cosa salta all’occhio in questa serie-tv documentaristica, ispirata da racconti veri, è che, per quanto sempre sfruttamento sia, in Thailandia (se non altro), le ragazze sono costrette ad una vita da prostitute per povertà e per mancanza di qualsiasi altro impiego… ma comunque vengono pagate; mentre nella civilizzata Europa, le ragazze spesso sono trattate come schiave e sfruttate senza paga.
Matrioshki 2, come il precedente, ha il pregio di cercare di sensibilizzare il pubblico sul problema dello sfruttamento della prostituzione: secondo l’ONU, annualmente, oltre due milioni di persone vengono fatte espatriare illegalmente dal paese d’origine, e questo traffico di esseri umani rende al crimine organizzato circa 14 miliardi di dollari (come introito, inferiore solo al traffico d’armi e di droga).
Questo sequel è stato girato in Belgio, Thailandia, Bulgaria e Ucraina: le ambientazioni sono quelle reali, della fonte del problema: dalla walking street di Pattaya, con decine di go-go bar e migliaia di prostitute, ai casermoni popolari dei paesi dell’est dove ragazze meravigliose non riescono neppure a mangiare tutti i giorni, fino agli stip-bar di Belgio e Olanda. Unica pecca, il filo narrativo che collega le varie storie non convince molto e non coinvolge un granché lo spettatore… manca l’eroe di turno che salva le fanciulle sfruttate senza chiedere nulla in cambio… Ma qui, siamo nel triste e grigio mondo reale, dove la polizia nulla può, e il crimine vince sempre.

Darth

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Di Namor (del 07/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2648 volte)
Titolo originale
X-MEN Origins: Wolwerine
Produzione
USA, Nuova Zelanda, Australia 2009
Regia
Gavin Hood
Interpreti
Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston, Dominic Monaghan, Ryan Reynolds.
Durata
118 Minuti
Trailer

Come si evince dal titolo “X MEN le origini - Wolwerine”, la pellicola è incentrata sulla genesi del più popolare ed affascinante mutante degli X Men, il collerico ed animalesco Wolwerine.
Dopo un breve preambolo del Logan bambino con relativa e drammatica scoperta dei suoi poteri e della sua vera situazione famigliare, per accorciare i tempi e fare in modo che il film non si dilungasse più del dovuto, il regista Gavin Hood, durante i titoli iniziali, ci propone la visione dei due fratelli fuggiaschi diventati ormai adulti, attraverso i maggiori quattro conflitti visti negli ultimi due secoli, arrivando fino al loro reclutamento in un corpo speciale composto da soli mutanti denominato il Team X.
A formare suddetta squadra guidata dall’ambizioso comandante Stryker (Danny Huston) sono presenti Wolwerine (Hugh Jackman), suo fratello, il sanguinario Sabrethooth (Liev Shreiber), Wade Wilson (Ryan Reynolds) con le sue temibili Katane, l’infallibile cecchino Agente Zero (Daniel Henney), Wraith (Will I. Am) un mutante in grado di teletrasportarsi da un posto all’altro, il fortissimo ed abnorme Blob (Kevin Durand) e Bradley (Dominic Monaghan) che governa a suo piacimento l’elettricità.
Altro personaggio di gran rilievo non militante nel Team X è l’affascinante truffatore Gambit ( Taylor Kitsch), capace di caricare oggetti inanimati di una potente energia bio-cinetica prodotta dal suo organismo, per renderle armi potentissime da usare durante i suoi combattimenti.
Resosi conto della deplorevole condotta usata dal Team X durante le loro missioni, Wolwerine decide di abbandonare il gruppo, lasciando dietro di se gli interminabili anni di orrore vissuti in continue battaglie insieme al fratello Victor.
Ritiratosi a spaccare legna sulle alture Canadesi, Logan verrà rintracciato ed invitato dal suo ex colonnello a riprendere nuovamente servizio nell’esercito, per scongiurare una nuova ed imminente minaccia in arrivo. In realtà, dietro l’invito si nasconde il forte desiderio del Colonnello di portare a termine un esperimento segreto a cui lavora da tempo, quello di far nascere il super soldato, ma per riuscirci deve avere prima i poteri di Wolwerine…inutile dire che l’interessato non è per nulla d’accordo sulla eventualità di cedere le sue facoltà.
Mi sono recato al cinema poco convinto su questa operazione, ma devo dire che il lavoro svolto dal regista Gavin Hood e dagli sceneggiatori D.Benioff e S.Woods, non è stato affatto male, come testimonia l’incredibile successo ottenuto dalla pellicola al botteghino.
Hugh Jackman in veste di produttore aspettava con ansia questo responso, infatti solo dopo aver appreso che l’esito sarebbe stato positivo, avrebbe annunciato la nascita del secondo capitolo sull’eroe artigliato. Il proseguo si farà, resta solo da vedere se il secondo fendente di Jackman e soci, sia all’altezza di bissare il primo. Per il momento accontentiamoci del buon inizio, poi si vedrà.

Namor

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Di Angie (del 04/05/2009 @ 05:00:00, in libri, linkato 2437 volte)
Titolo originale
 
Autore
Splinder Erica
Traduzione
Rossari M.
Editore
Harlequin Mondadori
Prima edizione
2003

Tutto accadde in una notte di pioggia: era Luglio e Rachel Howard, pastore di una chiesa di Key West in Florida scomparve nel nulla.
Sua sorella Lit, accorsa, dopo aver ascoltato un terrorizzato messaggio sulla segreteria telefonica, inspiegabilmente si ritrova a contrastare la versione della polizia, che frettolosamente vuole chiudere l’indagine catalogandola come una fuga del soggetto, dovuta ad un forte esaurimento nervoso. Ma la tenace sorella, non convinta dalla probabile causa fornitale dalla polizia sulla fuga del sacerdote, decide che sarà lei stessa munita del suo solo intuito, a far luce sulla misteriosa scomparsa del fratello. Le indagini per arrivare alla verità, la condurranno nel tempo a scoprire orribili fatti di sangue avvenuti in oscure circostanze, domandandosi se il tutto è collegato alla scomparsa di Rachel.
Il viaggio di Lit per arrivare alla verità, sarà un vero calvario di cui le stazioni si chiameranno violenza, degrado morale e dannazione.
Erica Spindler ama raccontare spesso che un raffreddore estivo, ha letteralmente cambiato la sua vita, tutto questo accadde grazie all’omaggio di un libro silhoutte, da parte di un commesso del supermercato ove si era recata per l’acquisto di fazzolettini. La Spindler durante la sua annoiata convalescenza dovuta ad una rinite, decise di leggere quel libro-silhoutte avuto in omaggio all’emporio, non ci crederete ma è proprio grazie alla sua affascinante ed appassionante lettura, che la Spindler intraprese la carriera di scrittrice, mettendo da parte quella della pittrice!
La scelta di questo libro, sembrerà strano ma è stato proprio il titolo “Collezionista di anime”, ad invogliarmi a comperarlo, e non per il suo autore, in quanto non conoscevo la scrittrice Erica Spindler. Vi posso assicurare che leggere il suo romanzo, è un vero piacere, questo grazie alla sua emozionante ed avvincente trama.
Vivamente consigliato per chi è appassionato di una lettura, dove si annidano la violenza, la corruzione e la menzogna, cioè le normali ed onnipresenti distorsioni, che purtroppo sono sempre più presenti, nella società odierna!
Solo colui che conosce le regole della paura e del coraggio può arrivare alla verità!

Angie

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Di Namor (del 01/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1094 volte)
Titolo originale
The Flock
Produzione
USA 2007
Regia
Andrew Lau
Interpreti
Richard Gere, Claire Danes, Kaddee Strickland, Russel Sams, Matt Schulze.
Durata
101 Minuti
Trailer

Errol Babbage (Richard Gere) è l’agente di un dipartimento specializzato nel monitorare a scopo precauzionale, persone con gravi problemi sociali classificati come: molestatori, stupratori, violentatori di minori e vari sadici con tendenze omicide, per evitare che questi possano in futuro nuocere nuovamente alle loro potenziali vittime. Questi ignobili individui, una volta guadagnata la libertà vigilata, difficilmente resistono alle loro insane inclinazioni è questo Babbage lo sa ed è anche per questo motivo, che lui li bracca intimorendoli continuamente con metodi poco convenzionali. Questa sua personalissima metodologia di prevenzione, naturalmente, non è condivisa da nessuno dei suoi colleghi del dipartimento, ed è a tal proposito che verrà messo anticipatamente in pensione per essere sostituito dalla più pacata e riflessiva agente Claire Danes (Allison Lowry).
Prima di lasciare definitivamente la sua mansione, Babbage dovrà preparare la sua nuova collega, sulle metodologie di confronto con gli spregevoli mostri a cui lei dovrà “badare”. Mentre il tirocinio di Claire si evolve in tutta la sua crudezza, Babbage è sempre più convinto che tra i suoi assistiti vi sia il colpevole del rapimento di una ragazza, fatto avvenuto qualche settimana prima. Per ritrovarla ancora viva, l’inedita coppia dovrà lottare contro il poco tempo disponibile per capire chi sia, è dove si possa nascondere il colpevole di questo ennesimo ed ignobile crimine.
A dirigere “Identikit di un delitto” è il ben noto regista hongkonghese Andrew Lau, l’autore della famosa trilogia action “Infernal Affairs”. Nonostante le buone credenziali di Lau, il film negli Stati Uniti è stato un vero fiasco, non si capisce il motivo, ma la sua distribuzione americana è stata destinata solo al dvd. Per quanto riguarda invece l’uscita italiana, la sua comparsa sui grandi schermi c’è stata, ma anche in questo caso, stranamente, hanno deciso di farlo uscire ad Agosto!
Grazie a queste due “oculate” ripartizioni, vi lascio immaginare il magro profitto ricavato dai botteghini, ora, non è che io voglia tessere inutili lodi al film, anche perchè non se le merita, ma far debuttare in questa maniera una possibile promessa come Lau, equivale a bruciarlo quasi del tutto. Per quanto riguarda gli attori, Richard Gere dall’alto delle sue 60 primavere sa farsi ancora apprezzare, la sua particolare mimica nella parte del tormentato Babbage, ha avuto di certo il suo effetto, ma va anche detto che da solo non può far miracoli.
Discorso contrario invece per la sua partner femminile Allison Lowry, sarà che il suo personaggio l’ho trovato abbondantemente scialbo, ma a me la sua prova mi ha lasciato del tutto indifferente.
Per chi non lo sapesse nel cast vi è presente, anche se per una sola manciata di minuti, la star musicale Avril Lavigne.
Come vi ho già detto prima il film si poggia in maniera troppo eccessiva sulle spalle di Gere, un valido sostegno a livello recitativo abbinato ad una sceneggiatura meno sfruttata, avrebbe sicuramente giovato alla pellicola, non dico che sia da bocciare, ma di sicuro non è neanche da consigliare ad un cinefilo ben rodato.

Namor

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Di Andy (del 29/04/2009 @ 05:00:00, in musica, linkato 1189 volte)
Artista
Kid Rock
Titolo
Rock 'n' Roll Jesus
Anno
2007
Label
Atlantic

Ho detto più di una volta che il panorama rock attuale è abbastanza deprimente, in quanto privo di idee originali e incapace in ogni suo artista esponente di sfornare un disco tutto bello; ci si può accontentare quando in un album si trovano quattro canzoni buone su otto o nove ma il risultato dell’ascolto di Rock’n’roll Jesus di Kid Rock è davvero poco più di zero!
Erano anni che non sentivo un’accozzaglia di suoni così brutti, scopiazzati male e registrati ancora peggio; il primo singolo di lancio, All summer long, alla fine risulta il pezzo migliore, il che è tutto dire, dato che si tratta di un remix tra Sweet home Alabama (niente a che fare con lo stupendo sound southern rock della canzone originale dei mitici Lynyrd Skynyrd) e altri due brani degli anni 70 di cui non ricordo esattamente titolo e autori; il problema è che prima di questo passaggio a un tentativo di fare un genere più morbido e orecchiabile, Kid faceva(neanche troppo bene)un altro tipo di musica e cioè un misto tra metal, rap, crossover che comunque era più congeniale alla sua natura molto, diciamolo pure,coatta.
Resta il fatto che i dischi precedenti erano più ascoltabili ma per questo ultimo pollice in basso veramente; la maglia nera per il pezzo più brutto spetta a New Orleans, che vorrebbe essere una sorta di charleston blues, mischiato con del rock’n’roll di bassa qualità, cantato ancora peggio che suonato, un casino tra armonica, piano, sax, chitarre elementari, a livelli di gruppo da cantina alle prime armi, inaccettabile. Per il resto siamo dentro un impasto di pezzi blues rock dai rif triti e ritriti, canzonette dalle atmosfere pseudo country mescolate a volte con ritmi direi hip hop. Veramente banale l’ hard rock di So hott ad esempio, ma il massimo della tamarraggine si raggiunge con Rock’n’roll Jesus,, in cui il nostro eroe si fregia di essere il nuovo messia del rock, inneggiando al solito mix di sesso,droga e rock’n’roll, però caro Kid, il rock bisogna avercelo dentro e il tuo mi sembra più che altro un baraccone costruito per girare gli States in tour e fare tanti soldi, perché comunque dischi ne hai venduti tanti; i testi dei pezzi, oculatamente molto espliciti, mirano ad esortare i ragazzi a fare casino, sesso sfrenato, ubriacarsi, rubare, scaricare musica illegalmente e anche peggio; sicuramente sono provocazioni esagerate utili a fare “personaggio”ma quello che manca davvero, alla base, è la musica. Quello che più infastidisce nell’ascolto è la voce sempre uguale in ogni brano, i testi scarni e volgari, i suoni delle chitarre poco nitidi, assoli scolastici e senza troppo impegno, overdubs di piano, tastiere e sax fracassosi oltre a una mancanza assoluta di idee originali e un mixaggio pessimo; mi dispiace, caro Kid Rock, ma alla fine i complimenti ti si possono fare solo per essere stato per quattro mesi l’amante di quell’icona sexy che è Pamela Anderson, senza nascondere un sano e sincero sentimento d’invidia.
Di sicuro, questa love story finita presto come tutte le altre della super accessoriata Pamelona, ti è servita come trampolino di lancio verso una ben più consistente notorietà.
Per ultima cosa, in questo periodo sta girando in radio l’ultimo singolo che si chiama Amen, e devo dire che non lo trovo male; il testo è bello e parla di guerra, razzismo, corruzione e brutture varie del mondo attuale, un po’ alla maniera di Bruce Springsteen e anche il video è discreto e riflessivo; la musica in stile country ballad e semplice tutto sommato ci sta, insieme a una discreta vocalità, non un capolavoro, ma meglio del resto del cd sicuramente…comunque per chi vorrà toccare con mano,( il disco, non Pamela purtroppo!), buon ascolto.

Andy

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