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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di kiriku (del 11/09/2007 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1747 volte)
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Titolo originale
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Fear and Loathing in Las Vegas
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Produzione
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U.S.A 1998
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Regia
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Terry Gilliam
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Interpreti
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Johnny Depp, Christina Ricci, Cameron Diaz, Ellen Barkin, Craig Bierko, Gary Busey, Mark Harmon, Katherine Helmond
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Durata
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118 minuti
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Trailer
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Siamo nel 1971 il giornalista sportivo Raoul Duke, accompagnato dal suo amico samoano nonché avvocato Gonzo, parte per Las Vegas per effettuare un reportage, commissionato dal giornale Sport Ilustrated, su una gara di moto in mezzo al deserto. I due partono a bordo di una convertibile rossa in uno stato mentale già alterato e, durante tutto il viaggio, fanno un uso improprio di qualsiasi tipo di droga esistente, attingendo dalla valigia riposta nel portabagagli: “Avevamo due borsate d’erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di LSD super-potente, una saliera piena zeppa di cocaina e un’intera galassia di pillole multicolori, eccitanti, calmanti, esilaranti... e anche un litro di tequila, uno di rum, una cassa di Budweiser, una pinta di etere e due dozzine di fiale di popper.” Per tutta la durata del viaggio hanno visioni paranoiche e allucinazioni persecutorie e ossessive che portano i due amici a trovarsi in situazioni allucinanti al limite del paradosso. Questo film è tratto dal romanzo “Paura e disgusto a Las Vegas” (1971) di Hunter S. Thompson ed è stato diretto e sceneggiato da Terry Gilliam. Nonostante una buona regia e l’ottima interpretazione di Johnny Depp e Benicio Del Toro, da una parte della critica questo film è stato tacciato di essere una carrellata sterile di volgarità, dove cattivo gusto e incapacità registica hanno dato vita ad un lungometraggio senza senso. Non sono d’accordo. Ad una prima lettura superficiale forse si può rimanere spiazzati, ma il disordine apparente è chiaramente voluto, riflette il disordine interiore di quella generazione che negli anni sessanta a pensato di poter cambiare il mondo. Figli di questo fallimento generazionale e di quello del sogno americano i due si rifugiano nell’unico posto dove è ancora possibile sognare, dove gli illusi pensano di potersi affermare attraverso il denaro, in poche parole Las Vegas. Ed proprio in questo lunapark dell’effimero che Raoul e Gonzo danno il peggio di loro, toccano il fondo devastandosi senza nessun limite, realtà e illusione si mescolano a tal punto da non riconoscere l’una dall’altra. Dalla visione distorta dei protagonisti affiora però il ritratto lucido di una generazione delusa che ha smesso di sognare.
kiriku
Di nilcoxp (del 10/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 456 volte)
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Titolo originale
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Sicko
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Michael Moore
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Interpreti
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Durata
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120 minuti
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Trailer
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Questo è il terzo ed ultimo film della mia trilogia sugli Stati Uniti d’America, gli altri due erano stati “Idiocracy” e “Fast Food Nation”. Il regista ci mostra come da par suo, la situazione della sanità in America: cosa succede a chi è sprovvisto di copertura assicurativa (c’è un tizio che avendo subito l’amputazione di due dita sceglie quale farsi riattaccare in base alle proprie disponibilità finanziarie), e cosa succede ad averla: infatti i soggetti principali del film sono gli americani assicurati. A loro è principalmente dedicato il documentario: veniamo a conoscenza di come le compagnie assicurative cerchino in tutti i modi di rifiutare i rimborsi ai loro clienti, e di come i medici facciano carriera non per i loro “meriti” ospedalieri, ma in base al denaro che gli fanno risparmiare. Scopriamo che i numerosi volontari dell’ 11 settembre 2001 sono stati abbandonati a se stessi, dato che non gli vengono pagate le cure mediche, le stesse che vengono invece generosamente date ai detenuti di Guantanamo. Questa è la parte migliore del film secondo me, perché poi M. Moore decide di mostrarci come la sanità funzioni in paesi come il Canada, la Francia, l’Inghilterra e Cuba. Questa risulta essere la parte meno riuscita, perchè il regista ci parla delle cure mediche in queste nazioni come stesse parlando della terra dei sogni. Tutti sappiamo non essere così! Forse però, la scelta di questo metodo di narrazione basata sull’esaltazione di altri modelli di assistenza medica, serve al regista per accentuare ulteriormente un problema così sentito e così tragico della sua terra. Infatti credo che solo chi ami il proprio paese possa mostrarne i propri limiti ed errori, nella speranza che qualcosa cambi… Credetemi questo è un buon esempio di giornalismo, professione che va oramai scomparendo in molti paesi, e che è addirittura estinta in Italia (qui vige il leccaculismo ad oltranza!!!). Il problema delle notizie di oggi non è più "come vengono date" e da "chi vengono date", ma bensì "QUALI VENGONO DATE". Infatti veniamo sistematicamente distratti da avvenimenti non essenziali a discapito di quelli importanti che rimangono volontariamente taciuti (mi fermo qui, è meglio!). Alle prime inquadrature, quando ho visto la faccia del Presidente americano ho provato un senso di nausea, dopo aver visto il gruppetto dei potenti del loro parlamento mi si è aggiunto un senso di rabbia impotente. Ho pensato all’Italia, e alla sua situazione politica (preciso subito che mi riferisco ad entrambi gli schieramenti!) e ho risentito quella nausea mista a rabbia impotente. L’unica differenza è che io non ho (all’opposto di M. Moore)la stessa fiducia nei miei connazionali. Ciao ciao…e non ammalatevi!!!
nilcoxp
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Titolo originale
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The Take
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Produzione
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Canada, 2004
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Regia
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Avi Lewis
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Interpreti
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Durata
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87 minuti
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Trailer
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Grazie ad un amico, ho conosciuto una realtà dell’Argentina che non conoscevo, probabilmente a causa della censura che i mass-media riescono ad imporci su alcuni argomenti. “The Take” parla di una nuova (o forse vecchia) forma di imprenditoria lavorativa: quella delle fabbriche chiuse dalle società, occupate e dirette dagli ex dipendenti. Il film inizia dalla spiegazione della crisi economica che ha colpito l’Argentina a partire dagli anni ’90 e sfociata nelle violente manifestazioni del 2001, provocata dalla politica finanziaria del presidente Menemi e dalle manovre speculative del fondo monetario internazionale. Dopo la fuga dal paese del presidente e di ingenti capitali, è avvenuta una chiusura generalizzata di fabbriche ed attività dell’indotto, ed il tasso di disoccupazione è schizzato alle stelle. In questa situazione, operai di diverse industrie disoccupati e con ingenti salari arretrati ancora da percepire, hanno deciso di riaprire le fabbriche autonomamente: inizialmente occupandole abusivamente, e successivamente chiedendo alle autorità di riconoscere legalmente l’esproprio delle fabbriche a saldo dei loro crediti. Infine, una volta ottenuto il riconoscimento giuridico delle cooperative da loro formate, gli operai hanno riavviato la produttività industriale del paese. Personalmente, ho trovato molto interessante questo tipo di economia fondata sul lavoro di molti e non sul profitto di pochi. Inoltre, nel film, è ben evidenziata la ricerca della legalità ed il senso di democrazia che esiste nei ceti medio-bassi, mentre gli stessi principi non sembrano interessare alle persone che governano il paese. Un bel film-documentario, con ottimi contenuti: interessante per conoscere il mondo in cui viviamo senza guardarlo attraverso gli occhi dei mass-media.
Sansimone
Di nilcoxp (del 08/09/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 2176 volte)
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Titolo originale
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Murphy's Law
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Autore
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Arthur Bloch
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Traduzione
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Luigi Spagnol
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Editore
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Longanesi & C.
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Prima edizione
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1977
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Erano anni che sentivo parlare del libro “La Legge di Murphy”, ed ero molto curioso di leggerlo. Un testo che è una raccolta di massime sulla sfortuna e su tutte le sue applicazioni. Come recita la frase forse più famosa “…Se una cosa può andar male, lo farà.”. Vi dico subito che non mi è piaciuto, è dai tempi del “Grillo Parlante” di Roberto Gervaso (forse il libro più brutto che abbia mai comprato) che non riesco più a leggere niente che sia in stile di aforismi, proverbi o similari. Quindi è stato solo per la grande notorietà di questo titolo che mi sono convinto a leggerlo. Però tolta qualche frase simpatica, e in alcuni casi quanto mai azzeccata, il resto è abbastanza scontato e noioso. Qui di seguito vi riporto qualche frase che mi è piaciuta per meglio farvi comprendere lo stile con cui è steso il testo: “COSTANTE DI MURPHY. Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore.” …“DILEMMI DEL LAVORATORE. 1) Per quanto uno faccia, non farà mai abbastanza. 2) Quel che non si fa è sempre più importante di quel che si fa.” …“LEGGE DEGLI AFFITTI CITTADINI. Chi non può permettersi di pagare l’affitto è in affitto. Chi può permettersi di pagare l’affitto è proprietario.”. Detto questo, buona lettura a chi dovesse interessare.
nilcoxp
Di slovo (del 07/09/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 714 volte)
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Artista
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Luciferme
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Titolo
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Mutazioni
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Anno
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2004
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Label
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DivinazioneMilano/Self
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Formazione insolita i Luciferme, da più di dieci anni sospesi a metà strada tra lo status di cult band fiorentina e le occasionali apparizioni nel mondo mainstream senza mai una definitiva consacrazione. Troppo bravi per rimanere imbrigliati nei circoli dell'underground urbano ma a cui è sempre mancato qualcosa per sfondare, e non è che le occasioni siano mancate (per un excursus completo della loro carriera rimando alla biografia sul sito ufficiale). Considerati gli ultimi new-waver italiani per via delle chiare influenze manifestate agli esordi, dai Simple Minds agli U2, hanno cominciato un processo di personalizzazione con "Di luce e ombra" (2001), album ondivago e transitorio, che prosegue con questo "Mutazioni". L’entrata di Marzio Benelli alla produzione artistica, posto occupato precedentemente da Gianni Maroccolo, ha aiutato i Luciferme ad affrancarsi da una matrice ottantiana e guadagnare in “attualità”…se, a conti fatti, questo abbia rappresentato una scelta migliorativa o meno è una questione aperta a dibattiti. Non si è lesinato nell’uso dell’elettronica, presente anche più che in passato ma in maniera più elegante e amalgamata. Se l’intenzione era di produrre musica più incisiva ed energica, il risultato è invece un sound molto etereo che strizza l’occhio ad atmosfere lounge / chillout dove la componente rock emerge a fatica tra processori di suono e strati di sintetizzatori. Ma come ho detto, questo non è di per sé necessariamente un male. Dal punto di vista compositivo le mutazioni non sono poi così sostanziali come vorrebbe far credere il titolo in copertina… ad eccezione di un singolo episodio, la title-track appunto, decisamente interessante. Si può parlare di un certo grado di maturazione per ciò che riguarda i testi del vocalist Francesco Pisaneschi, pur non raggiungendo ancora l’eccellenza e tradendo di quando in quando banalità imperdonabili, segnano sicuramente un passo in avanti. Interessante il concept di “facile” dove si criticano le nefandezze umane facendo sarcasticamente parlare 'l’altra parte'. ”cielo instabile”, “il momento perfetto” o “la fabbrica del tempo” sono momenti decisamente felici, altri come “niente da fare” o “una notte senza odio” sanno di poco o di già sentito, in definitiva un album di pop-rock italiano che supera abbondantemente la sufficienza ma che avrebbe necessitato di quei due /tre brani memorabili per sganciarsi dalla nicchia. Andrà meglio al prossimo lavoro.
slovo
Di Namor (del 06/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 686 volte)
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Titolo originale
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Feed
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Produzione
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Australia 2005
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Regia
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Brett Leonard
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Interpreti
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Patrick Thompson, Alex O'Loughlin, Gabby Millgate, Jack Thompson, Matthew Le Nevez.
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Durata
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90 Minuti
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Trailer
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Phillip Jackson (Patrick Thompson), investigatore specializzato nello scovare siti potenzialmente ad alto rischio, che, durante lo svolgimento delle sue mansioni si imbatte in un sito dedicato agli amanti di donne esageratamente in sovrappeso. A gestire il sito è un sociopatico di nome Michael Carter (Alex O’Loughlin), che si professa un cultore della bellezza a tutto tondo, infatti é proprio lui a nutrire fino alla morte le donne che vengono visionate sul suo sito, accettando addirittura scommesse dei suoi visitatori sul raggiungimento del peso al momento del loro decesso. Phillip non essendo autorizzato a procedere con le indagini per la mancanza del movente, decide di agire ugualmente per conto proprio. Inizia così un indagine illegale, che lo vede confrontarsi con un intelligente e pericoloso serial killer, disturbato da una infanzia a dir poco traumatica. Ma non è l’unico ad aver avuto problemi simili, poiché anche il suo cacciatore si porta dietro i suoi spettri, derivati da un periodo iniziale della sua vita alquanto difficile! “Feed” é stato tenuto in naftalina dal 2005 e presentato nelle nostre sale solo quest’estate, iniziativa dalla quale si deduce la scarsa qualità di un film non riuscito, e che si può tranquillamente evitarne la visione soprattutto se siete deboli di stomaco, se invece ne siete incuriositi e volete proprio guardarlo aspettate almeno l’uscita in videoteca, almeno avrete risparmiato la metà dei soldi per questo disgustoso e stereotipato trhiller!
Namor
Di Darth (del 05/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1059 volte)
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Titolo originale
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A fost sau n-a fost?
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Produzione
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Romania, 2006
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Regia
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Corneliu Porumboiu
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Interpreti
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Ion Sapdaru, Teodor Corban, Mircea Andreescu
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Durata
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89 minuti
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Trailer
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Il film inizia e finisce il 22 dicembre 2005 in una (tutt’altro che ridente) cittadina a est della capitale rumena. Esattamente sedici anni prima, il 22 dicembre 1989, cadde il regime comunista di Ceauşescu. Approfittando dell’anniversario, il direttore/conduttore di una tv locale, trasmette un talk-shaw intitolandolo “La nostra città ha fatto la rivoluzione?”. Storicamente è conosciuto che la piazza centrale del paese, come tutte quelle delle altre città, furono gremite di gente per festeggiare la caduta del comunismo ma, a suo giudizio, se la gente andò in piazza solo a seguito della notizia (appresa dalle televisioni) che Ceauşescu non era più al potere, non vi fu rivoluzione. Per cercare di dissipare questo atroce dubbio (di cui non frega niente a nessuno) vengono invitati al dibattito due “eminenti” concittadini che vissero in loco quella data: il primo è Emanoil Piscoci, un vecchio che, ai tempi, di mestiere impersonava Babbo Natale, ed oggi è un ottuso brontolone con sporadici barlumi di un’atavica acutezza mentale; e il secondo è Tiberiu Manescu, un professore ubriacone e pieno di debiti. Quest’ultimo, in trasmissione, asserisce che ben prima delle 12:08 (ora in cui le televisioni diedero la notizia della fine dittatura) egli e tre suoi amici (due morti ed uno trasferitosi) erano in piazza a manifestare e, di conseguenza, egli stesso fu l’autore della rivoluzione del paese. I (pochi) telespettatori che interverranno telefonicamente in trasmissione però, obietteranno ai fatti riportati dal professore… Apparentemente la trama potrebbe considerarsi noiosa… invece, nonostante alcuni punti un po’prolissi, il film scorre piacevolemente, e la straordinaria simpatia dei tre personaggi principali rende questa pellicola davvero godibile. Realizzato in Romania, “A est di Bucarest” è evidente che vuol essere anche una riflessione sul presente rumeno che, nonostante la fine del comunismo, pare non evolversi e rimanere immobile sulle proprie tradizioni. Ad esemplificare questo, il regista sovente si sofferma sulle fatiscenti strade della città, sporche, con asfalti e marciapiedi in rovina, costellate di automobili da noi estinte da tempo. Anche i personaggi, principali e secondari, emettono un’aura di povertà e di fallimento, quasi a simboleggiare l’effettiva mancanza di un qualunque futuro per chi resta in Romania. Un’opera importante, realizzata da un paese che muove i suoi primi passi (non solo) a livello cinematografico, con dialoghi brillanti e tre attori degni di questo nome. Consigliato.
Darth
Di kiriku (del 04/09/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 466 volte)
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Artista
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Irio De Paula - Fabrizio Bosso
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Titolo
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Once I Loved
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Anno
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2006
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Label
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PHILOLOGY
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Fabrizio Bosso è sicuramente uno dei trombettisti migliori che possiamo trovare in circolazione nel nostro paese. Avviato dal padre, a soli cinque anni, allo studio della tromba Bosso è oggi, nonostante la sua giovane età, un musicista dal suono pulito e bello, che ha un grande controllo sullo strumento grazie anche ad un’ ottima tecnica. Irio De Paula è uno dei più grandi maestri della scena musicale brasiliana odierna, una chitarrista-compositore dotato di tecnica sopraffina e di un’agilità notevole. Nato nel trentanove vanta ormai una carriera più che trentennale, il suo modo di suonare davvero personale è guidato da un’elevata capacità interpretativa pregna di istinto e spontaneità a tal punto che nei suoi concerti è difficile prevedere la scaletta precisa, ogni volta si lascia guidare dalla propria sensibilità e dal proprio istinto scegliendo la musica da suonare in base alla situazione che ha di fronte. Che cosa succede quando due musicisti appartenenti a due generazioni così lontane anagraficamente e anche stilisticamente si incontrano per fare musica? Beh, la riposta la si può trovare all’interno di questo splendido cd. I due dimostrano di avere un’ottima intesa, prendono spunto l’uno dall’altro, lasciandosi andare all’improvvisazione senza mai abbandonare quella saudade che ritroviamo in tutte le sette tracce contenute in questo album. I pezzi eseguiti sono quegli standard che fanno ormai parte della tradizione brasiliana e del jazz in generale: “Once I Loved” (A.C. Jobim) , “Night and Day” (C. Porter), “Summer Samba” (M. Valle), “O amor em paz” (A.C. Jobim), “Just Friends” (S. Lewis), “Wave” (A.C. Jobim) e “Samba de uma nota so” (A.C. Jobim). Un cd davvero bello che contiene musica facile all’ascolto ma che offre chiavi di lettura multiple. Lo consiglio vivamente a tutti.
kiriku
Di nilcoxp (del 03/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 670 volte)
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Titolo originale
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Fast Food Nation
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Produzione
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USA, Gran Bretagna 2006
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Regia
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Richard Linklater
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Interpreti
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Wilmer Valderrama, Esai Morales, Luis Guzmán, Catalina Sandino Moreno, Greg Kinnear, Avril Lavigne,Lou Taylor Pucci, Paul Dano, Kris Kristofferson, Ana ClaudiaTalancón, Patricia Arquette, Ashley Johnson, Bobby Cannavale,Ethan Hawke, Bruce Willis.
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Durata
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116 minuti
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Trailer
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Nel secondo film della mia personalissima trilogia sugli USA, il tono si alza e si comincia a parlare di cose più serie (il primo se ricordate era “Idiocracy”). Veniamo subito a conoscenza che negli hamburger della Michey’s Food restaurants (una catena di fast food americana) sono state trovate tracce di feci. Il direttore di marketing della suddetta ditta è costretto a partire e ad andare a verificare di persona l’origine del problema: visitare l’industria che macella e che gli fornisce questo prodotto. Inizia così una strana avventura che da una parte ci fa seguire le vicende del dirigente alla ricerca della verità, e dall’altra ci mostra le condizioni in cui i messicani che entrano illegalmente in America vivono e vengono sfruttati dalle aziende ( in questo caso da quella degli hamburger). Lungometraggio dalle molte sfaccettature, non tutte riuscite però. La scelta del regista di girare una fiction e non fare un documentario, visto che il film è tratto dal libro-inchiesta omonimo scritto da Eric Schlosser, non risulta sempre azzeccata. In alcuni momenti l’intreccio di diverse sottostorie fa calare la concentrazione sul problema principale, in altri però è proprio grazie alla finzione che noi riusciamo veramente a capire le condizioni umane, sociali ed economiche a cui volenti o no dobbiamo abituarci. Sì, perché proprio questo sembra essere il vero life-motiv del film: una cosciente triste rassegnazione a quello che il mondo imprenditoriale decide per noi!!! O lo si accetta, o si è fuori! Bella prospettiva vero? Una pellicola che consiglio caldamente, ma non dopo aver mangiato in un fast food…credetemi.
nilcoxp
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Titolo originale
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Spingendo la notte più in là
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Autore
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Mario Calabresi
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Prima edizione
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Mario Calabresi è un giornalista trentasettenne attualmente corrispondente da New York per il quotidiano “Repubblica", ma soprattutto è una vittima degli anni di piombo. Infatti, è uno dei tre figli del commissario Calabresi, ucciso nel 1972 da un commando di Lotta Continua, da loro considerato responsabile della morte dell’anarchico Pinelli. Il libro ripercorre i momenti che hanno segnato la storia della famiglia Calabresi, dopo l’assassinio del commissario, e riporta anche le testimonianze d’altre famiglie colpite dal terrorismo di destra o di sinistra. Nell’opera, questo scorrere di sentimenti e immagini, è descritto da un punto di vista molto personale senza traccia di retorica. Al contrario, Mario Calabresi vuole lasciare una traccia, una memoria, dei danni che hanno causato il terrorismo in Italia. Questo però, ripeto, senza cadere nel sentimento della vendetta o della ricerca di vantaggi personali, l’unica richiesta che giunge dal libro è dignità ai caduti dello Stato, cosa che spesso è stata negata. Il diritto ad avere dignità e rispetto da tutti, secondo me, è il punto chiave se si vuole realmente chiudere la pagina degli anni di piombo in Italia. Purtroppo su alcune vicende non potremo mai sapere la verità, ma per superarle non si può semplicemente dimenticare e far uscire di prigione i terroristi, ma bisogna, questa è la tesi anche dell’autore del libro, trasformare gli anni di piombo in storia da ricordare. Consiglio vivamente la lettura di questo libro a tutti proprio per questo motivo, per non dimenticare. Sansimone
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Titolo originale
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Schiavi Moderni
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Autore
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Beppe Grillo
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Prima edizione
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“La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni.” Beppe Grillo Ecco cosa bolle in pentola. Il Precariato, quello con la “p” maiuscola, lo sfruttamento, l’indecenza, la modernità legata allo schiavismo dei giorni nostri, quello dei contratti atipici, e non solo, temi narrati dalle lettere/testimonianze dei lavoratori stessi e raccolte da Beppe Grillo e messe in questo libro che si può anche scaricare gratis nella versione digitale dal blog www.beppegrillo.it Tra alcuni dei temi trattati vediamo la situazione dei centralinisti e telefonisti, la questione della “fuga di cervelli”, la posizione ed il trattamento delle donne sul posto di lavoro e sul piano contrattuale, il lavoro nero e chi più ne ha più ne metta. Ora riflettendo sulla realtà dei fatti, che è quella raccontata in queste pagine, ci rendiamo conto di quanto sia difficile l’inserimento in un contesto lavorativo e di quanto sia ancora più difficile trovare questo serio contesto lavorativo. Non c’è titolo di studio che tenga, non c’è esperienza che tenga. Nulla è come viene fatto apparire dai media, dalle statistiche dei politici, tante curve occupazionali e tanti dati visti da chissà quale lato sempre in una luce rosea, ma la vera verità traspare da queste pagine, direttamente dal “mazziato” al narratore, e non è affatto rosea. Lettera dopo lettera ciò che emerge è una totale incertezza per il futuro, e la presa di coscienza sulla realtà dei fatti è un primo passo verso il miglioramento, sia anche solo l’INFORMAZIONE. Da leggere e da consigliarne la distribuzione in scuole, università e centri per l’impiego!!
FabriVelvet
Di slovo (del 31/08/2007 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1108 volte)
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Titolo originale
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Kyle XY
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Produzione
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USA 2006
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Episodi / Durata
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10+ / 42 minuti
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Quest’estate nel palinsesto del canale satellitare Fox ha fatto capolino una nuova serie dal titolo assai criptico, l’incipit è di quelli che ogni fanta-maniaco non può evitare di raccogliere: un ragazzo si sveglia nel bel mezzo della foresta vicino Seattle, nudo, disorientato e ricoperto da una strana sostanza rosa. Non solo, la sua mente sembra una tabula rasa priva di qualsiasi esperienza: ignora cosa siano gli oggetti che lo circondano, non sa parlare, bere o mangiare. E non ha l’ombelico. Quando la terapista a cui viene affidato deciderà di accoglierlo nella sua casa, il giovane Kyle inizierà a rivelare alla nuova famiglia le sue doti fuori dal comune… Dal punto di vista del genere la serie cammina su due piani: da una parte il lento dipanarsi dei misteri che avvolgono il protagonista, dall’altra diverse sottotrame incentrate sulle traversie esistenzial-sentimentali dei personaggi, prevalentemente adolescenti, cercando di ricreare quel mix di fantascienza e teen-drama che già fece la fortuna di serie come “Smallville”. Da dove viene? perché è in grado di fare ciò che fa? perché non ha ricordi precedenti il suo risveglio nei boschi? Queste sono le domande alle quali Kyle cercherà di trovare una risposta, mentre è spiato nell’ombra dai membri di una misteriosa organizzazione. Vedremo il difficoltoso inserimento di Kyle nella sua nuova vita: la scuola, le attività, frequentare amici, le ragazze… analizzata dal punto di vista di qualcuno per cui tutto è completamente nuovo. I suoi pensieri, la voce fuori campo che recita una sorta di diario/monologo sul mondo circostante e ciò che gli accade sono tra le cose più riuscite ed interessanti. Potrebbe invece destare qualche perplessità il divario toccato dagli estremi della narrazione. mi spiego: qui non ci sono ragazzotti kryptoniani e metà dell’universo D.C. che si ritrova improbabilmente a vivere il rigoglio adolescenziale in una sperduta cittadina di campagna, dove al limite lo sconfinamento nella soap-opera può essere comodo se non addirittura auspicabile (più storie ha Kal-El e meno rischia di incasinare la già maltrattata continuity); qui abbiamo una trama fantascientifica ben congeniata che si srotola attorno ad una serie di misteri efficacemente innestati l’uno nell’altro ed è facile farsi coinvolgere dalla vicenda, per venire poi bruscamente catapultati in un atmosfera a-la “Beverly Hills 90210” trasposta nella Seattle dei giorni nostri, con tanto di famigliola felice che supera ogni scoglio con il dialogo e la comprensione reciproca (probabilmente la policy della abc family, il network che ha trasmesso la serie, ha la sua responsabilità in questo: ha un target per famiglie e non può rischiare di turbare troppo i suoi utenti)… ripeto: potrebbe risultare un po’ destabilizzante. Non per me, ho vedute abbastanza larghe da tollerare e anzi godermi ogni mieloso abbraccio o intrigante triangolo amoroso… Le dieci puntate viste finora in Italia costituiscono la prima mini-serie, trasmessa in USA l’anno scorso per testare la risposta del pubblico. Per fortuna gli ascolti incoraggianti hanno permesso di produrre una seconda serie, attualmente in onda sul network statunitense.
slovo
Di Namor (del 30/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 950 volte)
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Titolo originale
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A Guide to Recognizing Your Saints
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Dito Montiel
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Interpreti
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Robert Downey Jr., Shia LaBeouf, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Channing Tatum, Melonie Diaz, Martin Compston, Rosario Dawson, Eric Roberts.
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Durata
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98 Minuti
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Trailer
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Capita a volte che un attore, in questo caso Robert Downey Jr., dopo aver letto un libro se ne innamori a tal punto da contattarne l’autore pregandolo di scriverne la sceneggiatura per la realizzazione del film, che lui stesso ha proposto ai vari produttori cinematografici. A credere in questo progetto con l’ausilio del suo celebre consorte, è la produttrice Trudie Styler, moglie di Gordon Sumner in arte Sting, il quale ha fieramente presenziato alla mostra di Venezia, dove la pellicola é stata, giustamente, premiata come miglior film alla Settimana della critica veneziana! “Guida per riconoscere i tuoi santi” é il titolo, sia del libro autobiografico dell’autore Dito Montiel, che del film in questione da lui sceneggiato e diretto. Nonostante sia il suo esordio, Montiel dirige con grande maestria, a tal punto che, alcuni critici gli attribuiscono un talento Scorsesiano dal roseo futuro! In effetti, la pellicola ricorda molto quel cinema Americano anni 70, nel quale la recitazione e i dialoghi avevano molta importanza, esaltando la bravura di grandi attori come Al Pacino, De Niro, Hoffman e così via. La trama del film, pur essendo un biopic, non inizia con il decorso della crescita del suo protagonista, ma si svolge nel Queens in una estate del 1986, con un Dito Montiel già adolescente che lo vede confrontarsi quotidianamente con la dura realtà di una vita tutt’altro che tranquilla, nella quale la violenza urbana tende a plasmarti in modo negativo riservandoti un futuro che non promette niente di buono. L’inevitabile drammatico episodio, che vede coinvolto un suo amico, ed il suo problema familiare con il padre, gli daranno il coraggio e la giusta motivazione per lasciarsi il passato alle spalle ed andare via da una città avara di certezze per il futuro. La decisione di salire su un bus con destinazione Los Angeles, si rivela quanto mai azzeccata poiché darà l’inizio ad nuova vita, arricchita dall’insperato successo come scrittore, grazie al libro “A Guide to Recognizing Your Saints”. Una delle tante telefonate della madre che lo prega di far ritorno a casa, per l’aggravarsi della salute del padre, sarà l’occasione dopo 20 anni di lontananza di rivedere i luoghi e le persone che hanno contribuito nel bene e nel male a renderlo un uomo di successo! Il film é stato premiato anche al Sundance per la miglior regia, ed un premio speciale della giuria è stato aggiudicato al cast nel suo insieme, riconoscimenti meritatissimi che mi trovano pienamente d’accordo, soprattutto per l’elogio alla troupe, trovo che tutti abbiano dato una grande apporto recitativo, aggiungerei una nota di merito nei confronti di Chazz Palminteri, Shia LaBeouf, Robert Downey Jr., da non sottovalutare anche la bella prova di Channing Tatum nella parte del violento Antonio! Se avete voglia di vedere un buon film fateci un pensierino!
Namor
Di Darth (del 29/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 671 volte)
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Titolo originale
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Ils
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Produzione
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Francia, 2006
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Regia
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David Moreau
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Interpreti
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Olivia Bonamy, Michael Cohen, Maria Roman
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Durata
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77 minuti
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Trailer
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Era da quando vidi “The Ring” che non riuscivo a trovare un horror che mi suscitasse ansia e tensione. Finalmente, dopo quattro anni, un altro film riesce a farmi occasionalmente ‘sobblazare’ sul divano… ovviamente parlo di “Them”. Realizzato con estrema sapienza da due debuttanti registi francesi, Ils (il titolo orignale) dimostra che si può creare un horror 'spaventoso' senza dover vedere per forza litri di sangue e/o mostri di alcun genere. La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto a Bucarest pochi anni or sono, narra di una giovane coppia che vive in una grossa casa fuori città, circondata da un imponente e minaccioso bosco. Una sera la moglie si sveglia e sente dei rumori… qualcuno o qualcosa sta cercando di penetrare in casa loro. I coniugi si ritroveranno prigionieri nella loro stessa abitazione, completamente isolati, senza luce né telefono, a cercare di capire cosa stia succedendo… Detta così sembrerebbe la solita trama del solito horror, ma non è affatto vero. L’utilizzo di luci basse, e della telecamera a spalle che costantemente segue ogni movimento dei due protagonisti, permette un’immediata immedesimazione in loro, e conseguentemente dona allo spettatore il pathos per le loro sorti. Ma quello che rende quest’opera speciale, sono i rumori. In tutto il film sono loro a farla da padroni: cercare di capire cosa stia succedendo tramite il proprio udito, provare a riconoscere da dove proviene e cosa può emettere un determinato suono, o ascoltare l’assordante rumore del silenzio, sapendo che è un silenzio carico di minacce. Dopo circa un’ora di film, la trama si evolve: finalmente si viene a capo di chi o che cosa minaccia Luca e Clém, e la tensione da thriller lascia spazio a quella d’azione, con fughe precipitose ed inseguimenti lungo il bosco (in questa scena mi ha ricordato parecchio “The Blair Witch Project”). Davvero un’opera interessante questo “Them”, 77 minuti tutti da gustare; consigliatissimo agli amanti del cinema horror di "tensione”, sconsigliato, invece, a chi preferisce gli splatter.
Darth
Di kiriku (del 28/08/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 645 volte)
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Artista
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Javier Girotto -Aires Tango
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Titolo
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Trentamila Cuori
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Anno
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2006
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Label
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Il Manifesto
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“Vogliamo sapere dove sono i nostri figli, vivi o morti. Un’angoscia perché non sappiamo se hanno freddo, se hanno fame, non sappiamo nulla… e disperazione, signore, perché non sappiamo più a chi rivolgerci.” Queste sono le parole dette da una madre di Plaza de Mayo ad un giornalista straniero che ritroviamo nella penultima traccia di questo cd. Disperazione e domande comuni a tutti i parenti e amici di quelle trentamila persone scomparse o meglio fatte sparire dal regime di Jorge Videla. Javier Girotto, in quanto argentino, ha voluto ricordare con questo lavoro gli avvenimenti tragici avuti luogo quando lui aveva solo undici anni, eventi che lo hanno segnato indelebilmente: “ Ho visto sparatorie davanti casa per prendere i mie vicini con cui ore prima ridevamo insieme. Ho visto mia madre chiedere pietà ad una guardia carceraria donna affinché rilasciassero una sua amica, e riuscì a salvarla; ma oggi, di lei, rimane solo la pazzia di quei giorni.” Tutti i brani contenuti in questo album sono scritti e arrangiati dal sassofonista che accompagnato dal suo gruppo, gli Aiers Tango, da libero sfogo ad una valanga di emozioni e di dolorosi ricordi. Il gruppo riesce, attraverso una sapiente alchimia tra jazz e tango, a dare a questa musica un potere evocativo davvero sorprendente che non ha bisogno di un testo scritto per descrivere la sofferenza e la disperazione di una popolazione, bastano le note prodotte dal sax di Girotto. La forza di questa musica aumenta se si ha la possibilità di vedere il gruppo dal vivo come è capitato a me il 1° agosto alla quarta edizione del “Jazz sotto le Stelle di Ospedaletti", che aveva come tema portante quello del ricordo. Per mia sfortuna sono riuscito a vedere solo la prima serata. In quella occasione, in compagnia dell’amico Sansimone, ho avuto la possibilità di sentire dal vivo questa musica carica di pathos e di vita. Quello che più mi ha colpito è l’intesa che i musicisti hanno dimostrato di avere e la loro capacità di travolgere il pubblico che, a fine di ogni brano, esplodeva in un’ovazione più che meritata. Consiglio vivamente l’acquisto di questo cd edito dal Il Manifesto perchè è davvero bello e, tra l’altro, ha un costo pressoché irrisorio. Ricordare è importante se non essenziale per il nostro futuro, dimenticare vorrebbe dire rendere vani gli sforzi di tutte quelle persone che hanno passato la vita per far si che nessuno dimentichi quella tragedia infame e Javier Girotto ha dato il suo prezioso contributo: “ Piccoli e grandi eventi che hanno scolpito nella mia crescita emotiva una traccia indelebile di angoscia. E così, di nuovo, grido con alte note gli orrori della vita: grido ai carnefici per la loro follia, grido per dar voce alle vittime, quei Trentamila cuori Desaparecidos che l’Argentina, terra di sconfinate praterie dai colori poetici, non avrà più.”
Ps: un sentito ringraziamento a Sansimone per questo gradito regalo.
Kiriku
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