BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di slovo (del 03/04/2008 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1649 volte)
image by slovo

Against all odds (dicono gli inglesi) ma ci siamo arrivati: oggi Blogbuster celebra il secondo anno di esistenza on-line.
Due anni, per noi che viviamo il blog quotidianamente, sono tutt’altro che pochi ma prima di perderci in aneddoti permetteteci di puntualizzare: si intende ‘noi’ nel suo senso più ampio, ivi compresi chi scrive periodicamente, chi occasionalmente, chi partecipa commentando e chi, ovviamente, ci legge… un gruppo di persone che condividono una passione ed un progetto comune. Che è sempre stato, al di là di qualsiasi risultato, tentare di diffondere cultura.
Mantenere un ritmo di pubblicazioni come il nostro non è facile, lo si può ben immaginare: smorzati gli entusiasmi iniziali si deve far fronte all’impegno… ma tra alti e bassi, piccole gratificazioni e periodici cali di entusiasmo abbiamo superato le 650 recensioni pubblicate: il nostro archivio, la mole del blog, il prodotto della nostra dedizione.
Il secondo anno di attività ha visto l’arricchirsi delle sezioni dedicate ai libri e alle serie TV, abbiamo avuto l’onore di recensire opere (cinematografiche e musicali) di bravissimi autori underground e qualche lettore sta già manifestando l’interesse a collaborare con noi.
Naturalmente molta della spinta che ci alimenta è il sapere che c’è chi ci legge… ecco perché nel giorno del secondo compleanno del blog, oltre a stringerci nelle reciproche congratulazioni, ringraziamo di cuore tutti quelli che hanno puntato il browser sul nostro URL e hanno dedicato un po’ del loro tempo alle nostre recensioni.
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collettivo blogbuster

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Di Darth (del 02/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1271 volte)
Titolo originale
Sukkar banat
Produzione
Francia, Libano, 2007
Regia
Nadine Labaki
Interpreti
Nadine Labaki, Yasmine Al Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Siham Haddad
Durata
96 minuti
Trailer

Cinque donne vivono la loro esistenza ed i loro problemi di cuore a Beirut. Fa quasi strano trovare così tante similitudini con i pensieri e le preoccupazioni delle signore nostrane, conoscendo la distanza che separa l’Italia dal Libano a livello culturale, sociale e religioso. Così in “Caramel” spiamo la vita delle donne che frequentano il salone di bellezza “Si Belle”: l’affascinante Layale, innamorata di un uomo sposato, sempre in attesa del colpo di clacson dell’automobile di lui per potersi incontrare; Nisrine, promessa sposa che non sa come confessare al suo futuro marito che non è più vergine; Rima, con tendenze omosessuali difficili da celare e da reprimere; Jamale, donna di mezz’età che non accetta gli anni che passano ed ambisce a ruoli televisivi adatti a ventenni; ed infine la tenera Rose, ormai sfiorita, dedita alla sua sartoria ed alla cura dell’anziana sorella rimbambita. Unico personaggio maschile di rilievo, un poliziotto innamorato segretamente di Layale, timido ed impacciato osserva le movenze della sua amata dalla finestra dell’ufficio posto di fronte al salone di bellezza.
“Caramel” è un film molto femminile, sicuramente le spettatrici godranno ancora di più dei momenti di complicità tra le cinque amiche e delle loro storie; ma nonostante questa mia limitazione, lo ritengo una pellicola piacevole e ben realizzata. I pochi personaggi che compongono la sceneggiatura si fondono benissimo l’un l’altro senza che nessuno abbia il sopravvento, le storie e gli stati d’animo sono espressi con estrema chiarezza, e la bellissima regista debuttante Nadine Labaki (che interpreta Layale) riesce a creare un’atmosfera di complicità tra lo spettatore e le attrici. Il triste sbirciare di Layale attraverso le tendine riscaldate dal sole ad anelare un’auto che non arriva, mentre il poliziotto la osserva sognando discorsi che probabilmente non le farà mai; gli sguardi timidi tra Rose e l’anziano cliente; e, soprattutto, il dolce massaggio alla testa, senza mai dirsi più di poche frasi di circostanza, tra Rima e l’avvenente cliente dai capelli lunghissimi e corvini… tutti quadri splendidi, che raccontano l’anima delle protagoniste meglio che con l’uso di mille pagine stampate.

Darth

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Di smarty (del 01/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1147 volte)
Titolo originale
Into the wild
Produzione
USA 2007
Regia
Sean Penn
Interpreti
Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Holbrook
Durata
148 minuti
Trailer

Libertà estrema. Essere e sentirsi libero ad ogni costo. Tratto dal libro di Jon Krakauer racconta la vera storia di Christopher McCandless (Emilie Hirsch), 22enne laureato benestante che abbandona la famiglia per inseguire il suo sogno di vita. Un viaggiatore esteta che ha per casa la strada, che fugge dal falso io interiore, che innesca una rivoluzione con sé stesso innanzitutto per non essere più avvelenato dalla civiltà. Essere liberi completamente può significare anche fuga dagli obblighi, dalla legge, dai legami sentimentali, ma anche dalle false sicurezze, dai genitori, dal consumismo sfrenato e inutile, dal materialismo e in sintesi da tutto quello che allontana dalla propria esistenza, dalla vera essenza. Fugge lontano, in Alaska, attraversando gli Stati Uniti e il Messico del Nord, senza soldi, senza documenti, senza tessera sanitaria, senza nessun tipo di aiuto che non siano le sue capacità, lo spirito di adattamento e l’intelligenza. Christopher, o meglio come si farà chiamare, Alexander Supertramp, misura sé stesso e coloro che lo circondano secondo un rigido codice morale, incamminandosi su un sentiero carico di solitudine, sà tagliare nettamente i rapporti “secchi” e inutili, rifugiandosi nelle parole dei suoi libri e scrittori preferiti (Tolstoj e Tourou) dai quali trae la forza per continuare il suo cammino interiore. Durante il viaggio che lo porterà nelle immense e selvagge terre dell’Alaska incontrerà “compagni” non solo di viaggio, ma di crescita personale, a cui cambierà la vita e che lo prepareranno ad affrontare le difficoltà del vivere selvaggio e libero. Il film diviso a tappe viene narrato dalla voce fuori campo della sorella di Christopher (Jena Malone) che con affetto e malinconia permette allo spettatore di conoscere il passato tormentato del fratello e dalla voce dello stesso protagonista che induce alla riflessione e all’introspezione nella lettura di frasi del suo diario che si materializzano sul video con toni poetici, inoltre, secondo me anche da quella di Eddie Vedder che interpreta la splendida colonna sonora, i cui testi di appaiono scritti con l'effetto manoscritto sullo schermo, diventando parte assolutamente integrante della storia e della narrazione. La regia di Sean Penn contrappone la rabbia inconscia contro i genitori, le menzogne, le ipocrisie, la società alla bellezza del mondo, non solo dei paesaggi, ma anche della vita intesa come avventura che evidenzia qualcosa di più della ribellione: è la crescita di un essere umano attraverso le esperienze che formano la vera essenza dello spirito, è l’apprezzamento della vita e della bellezza della natura in ogni sua forma, è la visione delle cose secondo una prospettiva diversa, è condivisione e scambio incondizionato con l’altro. A conferma di questa filosofia Christopher, poco prima di morire, scriverà su uno dei libri che era solito leggere “happiness is real only when shared”: la felicità è reale solo se condivisa. Semplicemente emozionante.

smarty

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Di nilcoxp (del 31/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1160 volte)
Titolo originale
No Country for Old Men
Produzione
USA 2007
Regia
Ethan Coen, Joel Coen
Interpreti
Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper
Durata
122 minuti
Trailer

Dire che i fratelli Coen mi stupiscono ogni volta rimanendo uguali a se stessi è dire il vero. Sono forse i migliori registi in circolazione in questo momento, riescono mantenendo la propria identità, ad essere stimolanti, intelligenti e bravi. Se a questo ci si aggiunge che il film risulta essere molto piacevole da vedere, avrete capito il perché di questi miei complimenti. Ma passiamo alla trama. Llewelyn (Josh Brolin) trova in mezzo al deserto due milioni di dollari, il prezzo di un carico di droga la cui trattativa è finita nel sangue. Decide di tenere per se quei soldi e di poter così cambiar vita. Ovviamente i proprietari dei soldi non saranno di quel parere e gli metteranno alle costole un killer psicopatico (Javier Bardem) un po’ fuori dai generis (stupenda la conversazione tra lui e il gestore di una stazione di servizio). Inizia così una corsa tra chi fugge e chi insegue farcita di episodi tragicomici (più tragici a dire il vero) e bagnata da tanto sangue. Tutto ad un certo punto sembra perdere senso nello svilupparsi delle situazioni, che nemmeno l’intervento di uno sceriffo disilluso e prossimo alla pensione (un convincente Tommy Lee Jones perfettamente a suo agio in quelle vesti), riuscirà a risanare. Che altro vi posso dire…ah, vorrei sottolinearvi la prova eccellente dell’attore Javier Bardem su tutti! Io l’ho adorato nella sua interpretazione più bella (per me!) nel film “Mare Dentro”. Non aggiungo altro, questo film è da guardare! Baci baci baci

nilcoxp

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Di Andy (del 29/03/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1538 volte)
Artista
POOH
Titolo
Beat Re-generation
Anno
2008
Label
Atlantic

Devo dire che non ho mai seguito con particolare interesse la discografia dei Pooh, pur riconoscendo la loro indiscussa bravura sul piano musicale; semplicemente il loro genere, pur farcito di ottimi arrangiamenti vocali e strumentali, mi è sempre risultato un pò troppo melodico e “leggero”, ma sono solo i miei gusti. Questa formazione composta da Robi Facchinetti, tastiere, Dodi Battaglia, chitarre, Red Canzian, basso e Stefano D’Orazio alla batteria, ha la ben nota peculiarità di poter generare delle parti vocali favolose visto che sono tutti e quattro dotati di ottime voci e ha raggiunto il notevole traguardo dei quarant’anni di carriera nel 2006, quindi, tanto di cappello; del loro passato io ricordo volentieri due ellepi: Boomerang e Viva e poi, ripeto, li ho un po’ persi di vista. Però arriva il 2007 e si sente dire “ un disco di cover dei Pooh?!” ..non le hanno mai fatte, neanche quando le facevano tutti; saranno caduti anche loro nell’oblio dell’assoluta mancanza di idee?
Non è così , hanno subito smentito loro e ascoltando Beat re-generation si capisce che la loro musicalità non è in crisi, anzi, hanno tirato fuori degli arrangiamenti davvero eccelsi applicandoli a pezzi di storia della musica italiana, che secondo me ha avuto il suo periodo migliore proprio in quegli anni di rivoluzione e protesta, grazie a questi complessi a cui i Pooh hanno voluto fare omaggio, ringraziandoli di aver condiviso insieme un po’ di quel cammino, pieno di ideali, verso la meta del successo. Purtroppo la maggior parte di queste formazioni cessò di esistere alla fine degli anni sessanta. Non sono state scelte canzoni iper sfruttate, molto giustamente, perché sarebbe stato un inutile karaoke e poi ci volevano pezzi i cui testi si potessero riadattare a nuovi arrangiamenti. La casa del sole era una cover di The house of rising sun degli Animals e riproposta in italiano dai Bisonti, risuonata molto bene dai nostri; sinceramente avrei evitato di alzarla di un tono nel finale perché Facchinetti canta già altino e lì diventa un po’ troppo stridulo. Robi però si rivaluta con Così ti amo dei Califfi, che era già dei Bee Gees, una bellissima ballata arricchita da cori gospel, chitarre slide, e hammond, una meraviglia! Un ragazzo di strada , dei Corvi, l’intro è alla P.O.D. e un po’ tutto il pezzo viaggia su atmosfere rock molto moderne, chitarrone e batteria molto presente con bei fills rotolanti e bella voce di D’Orazio, un ottima rivisitazione. Pugni chiusi, dei Ribelli lascia un po’ così, perché l’arrangiamento è troppo banale rispetto all’originale e il confronto con la voce dell’impareggiabile Demetrio Stratos è inevitabile. Poi ci sono Eppur mi son scordato di te, 29 settembre e altre canzoni che vi lascio scoprire.
Bisogna ascoltare questo lavoro senza pregiudizi, distaccandosi un po’ dalle sonorità dei brani originali e tenendo presente che comunque i nostri sono quattro buoni musicisti e quindi hanno risuonato e riarrangiato queste 12 chicche con gli strumenti e la tecnologia di oggi. Può piacere o no; ai tantissimi fan dei Pooh sicuramente, magari ai “puristi”del Beat un po’ meno.
Io sto in mezzo e lo trovo un disco piacevole, che comunque rivitalizza un periodo fantastico della nostra storia, fatta di allegria e sofferenza, di lotta e idealismo e perciò dico bravi ai Pooh …
Buon ascolto!

Andy

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Di Sansimone (del 28/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2693 volte)
Titolo originale
Titanic
Produzione
USA 1997
Regia
James Cameron
Interpreti
Billy Zane, Gloria Stuart, Kathy Bates, Bill Paxton, Leonardo DiCaprio, Frances Fisher, Kate Winslet, Bernard Hill, David Warner, Ioan Gruffudd
Durata
194 minuti

Che cosa si potrebbe dire di nuovo su un film di ormai dieci anni fa, vincitore d’undici oscar, niente credo, se non descriverne l’impressione che ha lasciato.
Quando “titanic” era uscito nelle sale, mi ero rifiutato di andarlo a vedere perché immaginavo un megapolpettone melenso come lo zucchero con attorno effetti speciali a go-go. Domenica pomeriggio la mia iniziale impressione è stata confermata dalla visione del film, ma con un ripensamento sulle motivazioni che hanno portato James Cameron ha girare questo film. In principio pensavo fosse stato solo un motivo di botteghino e incassi invece credo che il regista l’abbia fatto anche per la possibilità di poter fare un film senza problemi di budget utilizzando gli effetti migliori per quegli anni per le ricostruzioni della tragedia del Titanic.
La storia della nave credo la conoscano anche i sassi, nel 1912 viene varata in Gran Bretagna la più grande nave da crociera mai costruita e ritenuta inaffondabile ma, durante il suo primo viaggio a causa di responsabilità da parte degli ufficiali al comando, si scontra con un iceberg e affonda in meno di tre ore portandosi con se tre quarti dei suoi passeggeri. Su questa tragedia Cameron innesta la storia tra un povero artista trovatosi a bordo per caso e un’aristocratica inglese imbarcatasi per l’America per celebrare il suo fidanzamento con un miliardario. Ovviamente i due s’innamorano e affronteranno il naufragio insieme.
Chiaramente se si guarda il film solo per le ricostruzioni e gli effetti speciali ci si ritrova a guardare un capolavoro, ma, la storia tra i protagonisti è veramente stucchevole con un’ovvia ricerca di inserire anche un significato sociale al film che rendono ancora più lunghe le tre ore di film.

SanSimone

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Di Namor (del 27/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1976 volte)
Titolo originale
We Own the Night
Produzione
USA 2007
Regia
James Gray
Interpreti
Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Robert Duvall, Eva Mendes, Alex Veadov, Tony Musante.
Durata
117 Minuti
Trailer

Bobby Green (Joaquin Phoenix), gestisce per conto della mafia Russa, El Caribe, uno dei più prestigiosi locali notturni di New York .
Joseph Grusinsky (Mark Wahlberg), promettente capitano di polizia dai modi energici e senza fronzoli, il suo l’intento è quello di far rispettare la legge nella grande mela.
I due, nonostante siano di chiare e opposte fazioni, sono legati dallo stesso filo conduttore poiché figli di una leggendaria icona del dipartimento di polizia, il vice capo Bert Grusinsky (Robert Duvall).
A cambiare radicalmente il tormentato rapporto che da sempre disunisce i due fratelli, sarà l’improvvisa scomparsa del padre per mano della mafia Russa, la stessa per la quale Bobby lavorava curandone gli interessi, questo prima di annunciare la loro espansione in grande stile nel mercato degli stupefacenti.
I padroni della notte” è stato presentato dal suo regista James Gray, come un dramma poliziesco-familiare, per via del tormentato rapporto che vivono i protagonisti della famiglia Grusinsky. Io però non sono d’accordo con la collocazione posta dal suo autore, per me la pellicola risulta un poliziesco con poco mordente, più che una tragedia. Nonostante la presenza di un buon cast, si ha la sensazione che qualcosa non funzioni, quando la pellicola prende la piega del drammatico non trasmette le giuste emozioni che un dramma dovrebbe dare allo spettatore, ed è proprio per questo motivo, che si fa fatica a prendere in considerazione questo aspetto.
Come i due fratelli protagonisti della pellicola, anche la critica ed il pubblico si è diviso nel giudicare il film, da una parte ci sono coloro che lo ritengono un buon film, dandogli addirittura quattro stelle in termini di votazione, dall’altra c’è chi lo reputa un banale poliziesco destinato a sbiadire nel tempo senza lasciare nessuna traccia tangibile per cui valga la pena di essere ricordato.
Per saperne di più in proposito, non vi resta che andare al cinema ed esprimere il vostro giudizio.
Vi aspetto per sapere da quale parte vi schierate, nel frattempo io, la mia l’ho detta, a presto…

Namor

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Di Darth (del 26/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1188 volte)
Titolo originale
Sleuth
Produzione
USA, 2007
Regia
Kenneth Branagh
Interpreti
Jude Law, Michael Caine
Durata
86 minuti
Trailer

Milo Tindle, un umile giovane di origine italiana, fa visita al ricco Andrew Wyke allo scopo di convincerlo a concedere il divorzio alla moglie; in modo tale da poter convogliare a nozze anch' egli con l'ex signora Wyke.
Da questo preludio, nasce la vera opera de “Gli insospettabili”: due uomini, una casa e molta antagonia.
L’opera in questione è l’ennesimo dramma teatrale riproposto in chiave cinematografica dal bravissimo Kenneth Branagh.
Scritto nel 1970 dal drammaturgo inglese Anthony Schaffer e già portato al cinema da Joseph L. Mankiewicz nel ’72, “Gli Insospettabili” ha la peculiarità di essere una sceneggiatura per due soli attori che devono tenere la scena in un’unica locazione per tutta la durata della storia. Non conosco la riuscita di quest’opera in teatro, né tanto meno la prima rivisitazione cinematografica, ma questa edizione firmata Branagh è davvero eccezionale.
Trasposta ai giorni nostri dal drammaturgo e regista teatrale Harold Pinter, “Sleuth” vede il gentiluomo Andrew Wyke trasformato in un arrogante miliardario inglese, arroccato nella sua villa ipertecnologica, con telecamere poste ogni dove e continuamente pronto ad utilizzare il suo telecomando dedito al controllo totalitario della sua dimora. La bellezza di quest’opera è tutta nei geniali dialoghi filosofeggianti dei due protagonisti (resi attuali nella rivisitazione, compresi i turpiloqui tipici della società moderna) sempre incentrati su una donna che, come per il Godot di Samuel Beckett, non arriverà né si vedrà mai.
I due attori, Michael Caine (l’anziano Andrew) e Jude Law (il giovane Milo), sfoggiano un’interpretazione superba, che sommata alla sfiziosa regia a tratti intimista e a tratti post-moderna di Branagh rendono questo film un vero gioiello di qualità. Particolarissima anche la scelta di Michael Caine nel ruolo di Andrew, lo stesso interprete che 35 anni prima impersonò il giovane Milo a fianco di Laurence Olivier nello “Sleuth” di Mankiewicz.
Film avvincente ed intelligente… da non perdere.

Darth

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Di kiriku (del 25/03/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1775 volte)
Artista
Vincenzo Ramaglia
Titolo
Formaldeide
Anno
2007
Label
Autoprodotto

Musica contemporanea, colta, sperimentale, d’avanguardia. Sono molti i termini usati per catalogate un genere musicale che spesso e volentieri viene additato come un’espressione d’arte fine a se stessa. Probabilmente questi preconcetti sono dovuti al fatto che quando ci si trova davanti ad un artista che, nell’intento di percorrere vie inesplorate, rompe gli schemi e stravolge le nostre certezze, il rifiuto è quasi istintivo. Spesso e volentieri, per colpa di orecchie poco curiose o scarsamente avezze alle novità, ci si lascia andare a pregiudizi infondati e “Formaldeide” né è la dimostrazione. Uscito nel 2007 questo cd rappresenta l’esordio di Vincenzo Ramaglia, compositore romano che nonostante la sua giovane età è direttore dell’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, tiene, in qualità di docente di linguaggio audiovisivo, seminari, incontri e corsi presso diversi istituti (tra cui l'Università di Trieste). Tiene inoltre stages di formazione per compositori di musica da film. Compone musiche orchestrali, corali e cameristiche, melodrammi da camera, colonne sonore. Insomma un curriculum di tutto rispetto che può fare intuire la qualità del prodotto che abbiamo davanti, ma il modo migliore per giudicare è prendere il cd ed inserirlo nello stereo. Fin dai primi secondi ci si rende conto che Ramaglia non ha lasciato niente al caso, non ci sono note superflue, i suoni sono essenziali e diretti e arrivano subito al dunque, spalancando un mondo ipnotico e introspettivo. La sensazione è quella di veder scorrere lentamente diapositive emozionali congelate in un liquido amniotico completamente asettico. Il suono del sassofono traccia forme di vita che pulsano al ritmo poliarmonico del pianoforte, trascinate da un brodo primordiale popolato da glissati e suoni multifonici prodotti dal flauto e dal clarinetto. Freddi ofidi che si muovono tra ricordi di un passato scomposto, tutto sembra cosi immobile ma allo stesso tempo vivo. Il titolo di questo cd , come del resto il contenuto, ha un forte sapore evocativo. La formaldeide, tra i vari usi, viene anche adoperata per conservare campioni di materiale biologico, il concetto elaborato da Vincenzo Ramaglia forse è proprio quello di isolare e congelare e combinare frammenti di un passato atemporale, ricordi personali che diventano memoria collettiva. Il risultato a mio giudizio è ottimo e non posso esimermi dal congratularmi anche con Birgit Nolte (flauto), Massimo Munari (clarinetto), Massimo Mazzoni (sax) e Giulio De Luca (pianoforte) per aver eseguito egregiamente queste otto composizioni. Il mio augurio personale a Vincenzo è quello di continuare il percorso intrapreso:  musica contemporanea che arriva alle orecchie senza stridere ma che allo stesso tempo non rinuncia alla sperimentazione.

ps. per l'acquisto del cd clicca qui

kiriku

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Di slovo (del 23/03/2008 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1622 volte)
chine di slovo - colori di kiriku

La redazione di Blogbuster augura a tutti
Buona Pasqua ! 

le recensioni riprenderanno martedì 25 marzo.

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Di slovo (del 22/03/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1207 volte)
Artista
Bauhaus
Titolo
Go Away White
Anno
2008
Label
Cooking Vinyl

Dopo una trionfale tournè mondiale il gruppo gothic-glam inglese si è chiuso in sala di incisione per tentare di rievocare lo spirito che l'animava all’inizio degli anni ottanta e ricucire la gap venticinquennale che li distanzia dalle ultime incisioni di materiale inedito (“burning from the inside”, ultimo album prima dello scioglimento, risale al 1983).
Solitamente operazioni di questo genere si risolvono in imbarazzanti fallimenti ma messo GAW nel lettore per la prima volta non si può evitare di provare un sano fremito: il disco suona meravigliosamente bene, suona come se tutti questi anni non siano passati affatto per la formazione di Northampton. Sedati gli entusiasmi iniziali però, ci si deve necessariamente ridimensionare quando si analizzano i brani con il giusto distacco.
“too much 21st century” è l’anatema sulla modernità che apre il disco. Sebbene stenti a prendere quota mantenendosi su una media discreta è costruito su buoni riff e riesce dignitosamente nel suo compito introduttivo della splendida “adrenalin”, un pezzo contorto, potente, con un’ eviscerante prova vocale di Peter Murphy... i Bauhaus al meglio. Purtroppo la successiva “undone” si assesta come uno sviluppo non troppo riuscito di un idea musicale che poteva fruttare di più e che vede nell’uso di synth vintage il solo fattore interessante. Per “international bullet proof talent” e la seguente ”Endless summer of the damned” vale grossomodo lo stesso discorso fatto per “too much…” e salvo qualche eccezione, per tutto l’album.
I pezzi scaturiscono bene ma finiscono con l'abortire durante lo svolgimento.
Nella seconda parte sono addensati i brani-litania, riflessivi, ipnotici, dilatati, alcuni venuti meglio (“mirror rimains”, “zikir”) altri decisamente peggio (“saved”, “the dog’s a vapour”)... tendono ad essere dispersivi ma non per una questione di forma: “Bela Lugosi’s dead” nella sua prima incisione durava quasi dieci minuti ed era un trionfo di tensione e minimalismo: il problema è che lungo il percorso sono andati persi alcuni ingredienti che rendevano la miscela bauhaus così seducente, con buona pace di tutte le buone intenzioni.
GAW è stato accolto maluccio dalla critica musicale che ha stoccato pesantemente sulla povertà di idee, il manierismo e la produzione definita grossolana. Quest’ultima valutazione è sicuramente la più inconsistente, essendo il sound uno dei punti di forza del disco: il gruppo ha resistito alla tentazione di far posare le mani sul mixer a qualche blasonato produttore contemporaneo preferendo arrangiamenti essenziali e gustosamente dark, se poi la vogliamo menare perché sui nastri è rimasto un colpo di tosse o un commento estemporaneo di Murphy allora facciamolo pure ma sappiamo benissimo che le stesse sarebbero diventate chicche sul disco di qualche caccoloso gruppo LO-FI.
Pur essendo lontano dai pieni voti non è neanche da bocciare su tutta la linea, ad oggi il peggior album dei bauhaus ma al tempo stesso uno dei come-back più dignitosi apparsi da molto tempo. Merita sicuramente un ascolto.

slovo

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Di Sansimone (del 21/03/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1848 volte)
Titolo originale
The Greatest American Hero
Produzione
Stati Uniti
Episodi / Durata
44 / un ora

Fra le tante cose che gli anni 80 ci hanno lasciato ci sono sicuramente un largo numero di serie tv. Tra queste ne ricordo una in particolare che si distingueva dalle tutte le altre per un motivo specifico, era una commedia su un supereroe che supereroe non lo era affatto, sto parlando ovviamente di “ Ralph supermaxieroe”.
La serie, andata in onda la prima volta sulla ABC nel 1981, ruota tutta sulle vicende di una strana coppia a cui dei misteriosi alieni hanno fatto un dono. Il protagonista è ovviamente Ralph (William Katt) giovane professore liceale possessore del costume alieno dagli straordinari poteri, ma, di cui ha perso il manuale d’istruzioni. Compagno del professore è Bill Maxwell (Robert Culp) agente del FBI. I due dovranno di volta in volta affrontare nemici di diversa natura fino ad arrivare a salvare diverse volte il mondo, tutto questo ovviamente con Ralph impegnato ad imparare a usare i poteri a lui concessi andando a tentativi.
Per la durate di tutte e tre le stagioni, per una durata di 44 episodi, intorno alla coppia di difensori del mondo ruotano diversi personaggi da ricordare, la fidanzata di Ralph Pam (Connie Sellecca) e la sua classe di studenti liceali.
La particolarità di questo telefilm era proprio il fatto d essere una commedia su un supereroe che non vuole esserlo, ma senza mai scadere nello stile demenziale. Ralph cerca più volte di sottrarsi all’uso del costume e quando lo usa lo fa in maniera impropria, anche il disegno del costume, simile a quello di superman, vuole indicare l’ironia del personaggio.
Riguardando la serie ad anni di distanza un'altra cosa mi ha colpito che allora non avevo notato, l’estremo patriottismo su cui è basato il personaggio di Bill Maxwell tipico dell’America reganiana di quegli anni.


SanSimone

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Di Namor (del 20/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2056 volte)
Titolo originale
10.000 BC
Produzione
USA - Nuova Zelanda 2008
Regia
Roland Emmerich
Interpreti
Camilla Belle, Steven Strait, Cliff Curtis.
Durata
109 Minuti
Trailer

Sulle alture di un vasto altopiano vivono gli Yagahl, una pacifica tribù da sempre dedita alla caccia del gigantesco mammut, preda di vitale importanza per il loro sostentamento. Un’orda di barbari predatori mette a ferro e fuoco il loro villaggio, lo scopo della vile aggressione è quello di catturare e portar via i loro abitanti, per usarli come schiavi nella costruzione d’imponenti piramidi volute da un dio tiranno. Tra gli scampati alla razzia dei predoni, c’è il giovane D’Leh (Steven Strait), da sempre mal visto dai suoi coetanei per essere ingiustamente ritenuto il figlio di un codardo, colui che ha abbandonato il proprio popolo. Tale fardello ha condizionato pesantemente la sua adolescenza, mettendo in dubbio non solo il coraggio e la lealtà verso la propria gente, ma anche le sue qualità di predatore di elefanti preistorici, una dote questa, ritenuta indispensabile per essere considerato un degno appartenente di questo popolo. Una vecchia profezia che lo vede come il predestinato ad essere il futuro capo, e il suo amore verso la bella Evolet (Camille Belle) catturata anch’essa nell’attacco al villaggio, lo porteranno ad allearsi con valorosi guerrieri di varie etnie, per marciare tutti insieme verso un nuovo e sconosciuto mondo popolato da affascinanti e pericolose creature preistoriche, e liberare la loro gente debellando per sempre il forte esercito del dio oppressore.
Dopo il tentavo di invasione aliena per distruggere la terra in “Independance Day”, e la sconvolgente calamità naturale che minacciava l’estinzione del genere umano in “The day after tomorrow”, il regista Tedesco Rolland Emmerich ci ripropone l’ennesima pellicola ad alto contenuto di effetti speciali e poca sostanza.
Trovo che sia un vero peccato sprecare milioni di dollari nell’intento di impressionare a tutti i costi, per poi adattarli su uno script come questo, inconsistente, forse sarebbe il caso di risparmiare qualche cosina sugli effetti speciali, per ingaggiare uno sceneggiatore all’altezza di tale mansione.
Considerato che “10.000 A.C.” era ambientato nel seducente periodo preistorico, sinceramente mi aspettavo di vedere qualcosa di nuovo che non fosse la solita fiera del già visto. Invece il film non é niente più che un ibrido di due famosi titoli; “Apocalypto” e “Stargate”.
Piacerà di sicuro ad un pubblico molto giovane, per via dei suoi effetti speciali che hanno il gran merito di far rivivere le affascinanti creature di un tempo, come il mastodontico mammut e la meravigliosa tigre dai denti a sciabola… ma questo non appagherà di certo il pubblico adulto!

Namor

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Di Darth (del 19/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1565 volte)
Titolo originale
Fracture
Produzione
USA, Germania, 2007
Regia
Gregory Hoblit
Interpreti
Anthony Hopkins, Ryan Gosling, David Strathairn, Rosamund Pike
Durata
113 minuti
Trailer

Il miliardario Thomas Crawford scopre che sua moglie lo tradisce con un altro uomo, quindi lascia il suo ufficio e torna a casa prima del solito ad attendere la fedifraga. Quando la moglie rientra lui le spara un colpo di pistola in piena faccia. I giardinieri sentendo lo sparo chiamano immediatamente la polizia che arriva immantinente. Ad accedere per primo alla scena del delitto è, ironia della sorte, proprio l’uomo che se la faceva con la signora Crawford. Thomas si lascia arrestare senza opporre resistenza e firma spontaneamente un’ammissione di colpevolezza. Il caso finisce in tribunale e Thomas, accusato di tentato omicidio (la moglie è in coma) si avvale della facoltà di difendersi da solo senza l’ausilio di un legale. Il PM incaricato di questo caso è il vincente Willy Beachum che, dall’alto dei suoi 97% di verdetti di colpevolezza, è stato appena assunto da un facoltoso studio legale. Il suo ultimo incarico accusatorio si presenta di assoluto riposo, in virtù del fatto che l’imputato ha confessato, non ha un avvocato, ed è stata recuperata l’arma del delitto. Eppure, poche settimane dopo, l’uxoricida chiede il proprio proscioglimento da ogni accusa per mancanza di prove, e il giovane rampante Willy rischia di perdere tutto quello per cui aveva lavorato…
Thriller davvero appassionante, avvalorato da un’ennesima interpretazione eccelsa di Anthony "Hannibal" Hoplins. L’evoluzione della trama intriga lo spettatore grazie alla diabolica pianificazione del protagonista, certo di riuscire ad aggirare la legge americana nonostante la piena ed evidente colpevolezza.
Se volete sapere, quindi, come riesce un uomo arrestato sulla scena del crimine, in possesso di una pistola, nonché reo confesso, ad ottenere l’assoluzione… non perdetevi “Il caso Thomas Crawford

Darth

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Di kiriku (del 18/03/2008 @ 05:00:01, in Libri, linkato 2436 volte)
Titolo originale
As though I had wings. The lost memoir
Autore
Chet Baker
Traduzione
Marco Di Gennaro
Editore
MinimumFax
Prima edizione
1998

Di Chet Baker è stato detto praticamente tutto. La storia della sua vita è stata raccontata attraverso diverse biografie e tutte ritraggono il trombettista americano da una prospettiva didascalica e mai diretta. Per quanto ben curate nessuna di queste riesce a cogliere, e come potrebbe, lo spirito e le sfaccettature di una personalità troppo complicata e che inevitabilmente nessuno riesce a ritrarre nella sua pienezza. “Come Se Avessi Le Ali”, essendo un'autobiografia, si spinge oltre i limiti naturali che gli altri testi presentano. In questo piccolo diario personale Chet Baker mette nero su bianco i ricordi di una vita e lo fa senza catalogare la stessa in giorni o mesi e senza un ordine apparente. Quello che il musicista ha fatto è stato quello di raccogliere  insieme una serie di ricordi e di esperienze che avessero un valore personale. Ecco allora che si scoprono aneddoti, storie e momenti di una vita vissuta sempre intensamente tra eroina, amori, prigione e musica . Questo libro, uscito a dieci anni dalla sua tragica morte, si apre con una breve ma bella introduzione della moglie Carol Baker che verso la fine del suo intervento dice: “… Ma , in definitiva, tutti i ricordi del mondo non potranno mai spingersi mai oltre una certa misura. Le parole di Chet vanno più in là. Rileggendo questo meraviglioso miscuglio di immagini e sensazioni, posso solo stupirmi di quanto riflettano fedelmente la vera essenza della vita di Chet: un caos incessante intriso di puro genio. …” Effettivamente questo piccolo memoriale ha davvero il potere di far comprendere qualcosa in più della vita ma soprattutto dell’anima di una leggenda del jazz, di quel trombettista che con il suo suono lieve sapeva emozionare e commuovere.

Kiriku

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Anche questo titolo ...
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