BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 17/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1019 volte)
Titolo originale
Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street
Produzione
USA, Gran Bretagna 2007
Regia
Tim Burton
Interpreti
Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head
Durata
116 minuti
Trailer

Onore al merito…inchino…applauso. In sunto il comportamento da tenere in presenza di questo regista che ha sfornato un film di siffatta bellezza! Non so da dove cominciare…l’ambientazione londinese scura e fobica è realizzata secondo lo stile inconfondibile di Tim Burton, le prove eccellenti degli attori che si muovono in sincronismi sonori e scenici stupendi, la trama cruda e violenta, le canzoni adeguate e gradevoli nella loro tristezza, i costumi completano la personalità dei vari individui che popolano un musical come non ne se ne vedeva da tempo (ma questo è più di un musical!). L’escalation di violenza è funzionale allo svolgimento della fabula. Johnny Depp è statuario come figura e nei suoi propositi di vendetta. Infatti nel racconto troviamo che il felice barbiere Benjamin Barker viene ingiustamente condannato da persone che vogliono rubargli la moglie prima e la figlia poi. Scontata la pena, al ritorno a casa, troverà una dura realtà ad attenderlo. Assumerà una nuova identità (Sweeney Todd), aprirà una nuova bottega, e comincerà a farsi giustizia… Da vedere, da rivedere e da ammirare! Baci taglienti a tutti

nilcoxp

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Di slovo (del 15/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1170 volte)
Titolo originale
Ieri, oggi, domani
Produzione
Italia 1963
Regia
Vittorio De Sica
Interpreti
Sophia Loren, Aldo Giuffré, Marcello Mastroianni, Tina Pica, Tecla Scarano
Durata
118 minuti

Il titolo non corrisponde univocamente ai contenuti del film, ha semmai la funzione di ricordarci il trascorrere del tempo e le storie che in esso si consumano, il trittico ad indicare che si racconta di tre donne, in tre episodi.
Il primo scritto da Eduardo De Filippo e ambientato a Napoli: Adelina vende sigarette di contrabbando per mantenere lei e il marito disoccupato, quando viene pizzicata dalla finanza ricorrerà allo stratagemma delle maternità, sfornando un figlio dietro l’altro per evitare il carcere. L’episodio centrale “Anna” scritto da Alberto Moravia narra di una donna milanese, ricca ed annoiata, che flirta con un uomo modesto ma brillante. Il terzo scaturisce dalla penna del fido Cesare Zavattini e ruota attorno alla prostituta romana “Mara”, al suo bizzarro cliente bolognese e ad un giovane vicino di casa che, invaghito di lei, quasi rinuncierà ai suoi studi in seminario.
Il film vincerà l’oscar come miglior film straniero nel 1965 e benchè De Sica avesse già abbandonato il filone neorealista da cui trasse i suoi più grandi capolavori per buttarsi sulla commedia brillante, aveva dalla sua una squadra di collaboratori di prim’ordine. Oltre ai soggettisti già citati, un cast di attori eccellenti tra cui spiccano la grandiosa Sofia Loren, bellissima e bravissima come sempre, che interpreta le tre protagoniste e il poliedrico Marcello Mastroianni nel ruolo dei relativi comprimari.
Nell’episodio della sigaraia (tralaltro ispirato da un personaggio realmente esistito) De Sica riprende la briosa napoletanità de “L’oro di Napoli” (1954) e confeziona una deliziosa vicenda dal lieto fine. L’episodio della ricca Milanese è un po’ più scialbo ma è da ricordare la scena finale in cui Renzo (Mastroianni) sorride amaramente scuotendo la testa, rassegnato alle barriere impenetrabili che dividono le classi sociali.
Sul finale il film si risolleva nuovamente, leggero ma estremamente divertente ci regala una coppia Loren – Mastroianni di classe inarrivabile nonchè la celeberrima scena dello spogliarello di Mara, ormai divenuta storia del cinema.
Grandi sceneggiature, grandi attori e un grande regista in un momento in cui il cinema italiano splendeva ancora di luce propria. Se ancora vi manca, questo film è da vedere.

slovo

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Di Sansimone (del 14/03/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1566 volte)
Titolo originale
Corpo di stato
Autore
Marco Baliani
Prima edizione
2003

9 maggio 1978, Via Caetani, Roma, a bordo di una Renault 4 viene ritrovato il corpo del presidente della DC Aldo Moro. Con questa frase iniziano o finiscono diversi libri che trattano del caso Moro, perché quella data insieme con quella della strage di Via Fani hanno segnato in maniera drastica la storia dell’Italia e la vita di chi i 55 giorni del sequestro hanno vissuto da spettatore.
“Corpo di stato” di Marco Baliani comincia con un'altra data, quella dell’occupazione della facoltà d’architettura a Roma nel 1973, occasione nella quale l’autore del testo incomincia a muovere primi passi nel mondo degli spettacoli teatrali.
Questo testo di Baliani, che è stato anche spettacolo televisivo e teatrale, racconta in maniera diversa i giorni del rapimento d’Aldo moro, non cerca di dare spiegazioni o trovare nuove teorie su come realmente si svolsero i fatti, ma racconta come ha vissuto lui quei giorni che sconvolsero l’Italia. 55 giorni visti da un attore teatrale di sinistra, molto vicino alla sinistra extraparlamentare ma, come per molti altri quell’uccisione segnò un punto di svolta.
"Corpo di stato" è stato il primo libro sul caso Moro che ho letto e quello che me lo fa ricordare ancora è proprio la particolarità della scelta di descrivere la vita comune per i romani in quei giorni loro malgrado immersi in quegli eventi. C’è anche un'altra particolarità che il libro rileva subito fin dalle prime pagine, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo di Moro viene fatto saltare in aria dalla mafia Peppino Impastato, da questa coincidenza parte una specie di paragone tra i due fatti.

SanSimone

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Di Namor (del 13/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1027 volte)
Titolo originale
La terza madre
Produzione
Italia 2006
Regia
Dario Argento
Interpreti
Asia Argento, Cristian Solimeno, Adam James, Moran Atias, Valeria Cavalli, Philippe Leroy, Daria Nicolodi, Coralina Cataldi Tassoni, Udo Kier, Roberto Madison, Paolo Stella, Massimo Sarchielli, Clive Riche, Barbara Mautino.
Durata
98 Minuti
Trailer

Durante gli scavi di manutenzione nel cimitero di Viterbo, alcuni operai ne rinvengono all’interno un’antica bara, alla quale era ancorata un’urna con strane incisioni, contenente una tunica ed alcuni oggetti di arcaica fattura. A reclamare il misterioso contenuto sarà la Terza Madre, Mather Lacrhymarum l’ultima sopravissuta di tre potentissime streghe da sempre dedite a far trionfare il male sul bene. Nonostante sia completamente ignara del suo potere di magia bianca, la studiosa di arte antica Sara Mandy (Asia Argento), sarà l’unica in grado di fronteggiare e fermare l’avanzata della terribile strega ed i suoi oscuri seguaci!
Dopo aver ottenuto l’assoluta libertà d’azione dai suoi produttori e lottato contro ogni tipo di taglio alla pellicola, il regista Dario Argento ha dichiarato di aver tirato fuori tutta la furia che aveva dentro, per metterla al servizio del suo nuovo film, indicandolo come l’opera più atroce e terrorizzante della sua carriera.
Ma i proclami che facevano presagire la visione di un nuovo capolavoro da parte del regista romano, vengono prontamente smentiti dopo averlo visto.
La Terza Madre” delude sotto ogni aspettativa, cominciando dalla recitazione che è a livello di una soap opera televisiva, incluso il doppiaggio, veramente pessimo. Ad una simile oscenità vanno aggiunti alcuni momenti del film veramente raccapriccianti, come quelli in cui si vedono gli adepti della setta che si cibano di interiora umane, estrapolandole direttamente dai corpi delle loro vittime. Tanta efferatezza l’ho trovata inutile e ulteriormente dannosa per la pellicola, se lo scopo del regista era quella di scioccare il pubblico, c’é riuscito benissimo, ma solo perché la visione di queste scene sono veramente stomachevoli e non perché spaventano, anzi diciamo pure che il film non impaurisce affatto, proprio per la totale assenza del suo famoso e inconfondibile modus operandi, che in passato aveva ben caratterizzato i suoi titoli più famosi. Dario Argento con “La Terza Madre” ha voluto chiudere la trilogia delle tre madri, iniziata trent’anni fa con “Suspiria” e “Inferno", ma visto il pessimo risultato, forse era meglio lasciarla in sospeso!

Namor

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Di Darth (del 12/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 997 volte)
Titolo originale
Michael Clayton
Produzione
USA, 2007
Regia
Tony Gilroy
Interpreti
George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson
Durata
119 minuti
Trailer

Michael Clayton è l’ addetto alle pulizie di un importante studio legale di New York. Il termine "addetto alle pulizie", in questo caso, non implica l’utilizzo di scope e strofinacci, ma bensì di cervello e astuzia: Michael è quello dei lavori sporchi: far sparire le prove o creare delle verità alternative in favore dei suoi facoltosi clienti. In realtà, il personaggio interpretato magistralmente da Clooney, nonostante l’aspetto vincente ed il carattere carismatico, è un ex pubblico ministero con troppa passione per il poker, oberato dai debiti di gioco, con un divorzio ed un ristorante chiuso per fallimento alle spalle. Lo studio legale si trova in una situazione molto delicata quando uno dei propri avvocati più in vista, assegnato a difendere una multinazionale della chimica accusata (giustamente) di aver prodotto un concime cancerogeno, decide (alla luce di prove inconfutabili) di passare dalla parte dell’accusa e mettersi contro il cliente ed i propri colleghi. L’incarico di far rientrare nei ranghi l’avvocato in crisi di coscienza, e di dipanare le tensioni createsi con i responsabili della multinazionale, viene affidato (ovviamente) al protagonista, il quale però, si ritroverà anch’esso a combattere contro la sua coscienza. Accetterà il nostro anti-eroe di vendersi un'ennesima volta al dio denaro, ed aiutare una società colpevole di aver consapevolmente prodotto del fertilizzante cancerogeno, nonché di altri spregevoli tentativi di insabbiamento, oppure anche lui, travolto dall’indignazione, andrà contro i propri interessi economici?
Candidato a sette premi Oscar e quattro Golden Globe, il primo film diretto da Tony Gilroy (sceneggiatore della trilogia di Jason Bourne nonché di Armageddon e L’avvocato del diavolo) risulta un capolavoro sotto il profilo attori: le performance di George Clooney, di Tom Wilkinson e della premio oscar Tilda Swinton sono superlative. La trama è molto attuale, interessante e verosimile (non è una storia vera ma potrebbe esserlo tranquillamente). L’unica pecca di quest’opera è, se vogliamo, la mancanza di azione: non l’azione nel vero senso della parola, ma quella che contraddistingue i legal-thriller a cui posso paragonare “Michael Clayton”. Ed ecco che personalmente mi sono piaciuti di più film come “Codice d’onore”, “The rainmaker – L’uomo della pioggia” o “Erin Brockovic” che, anche se decisamente inferiori sia tecnicamente che qualitativamente, mi hanno avvinto di più con le loro storie, soprattutto per la presenza del dibattimento, situazione inesistente in nella pellicola in questione.
Per riepilogare, “Michael Clayton” è un ottimo film, ha una trama interessante, ha grandi attori… ma non è un’opera che vuole (o non riesce) appassionarti, non ti trasmette la tensione emotiva per le sorti degli inquisiti e degli inquisitori. E’ un’opera da guardare col distacco dello spettatore.
Se giungerete preparati alla visione di MC non potrà non piacervi; viceversa, se volevate vedere George Clooney infervorato durante l’interrogatorio di un imputato urlargli “Colonnello Jessep, fu lei ad ordinare il codice rosso?” rimarrete probabilmente delusi…

Darth

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Di kiriku (del 11/03/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1209 volte)
Artista
Thelonious Monk
Titolo
Thelonious Monk Quartet With John Coltrane At Carnegie Hall
Anno
2005
Label
Blue Note

È il 29 novembre del 1957 al Carnegie Hall si svolge una serata a scopo benefico, tra i musicisti che partecipano all’evento ci sono: Billie Holiday, Dizzy Gillespie, Ray Charles, Chet Baker, Sonny Rollins, Thelonious Monk e John Coltrane. Che serata memorabile deve essere stata!!! “Thelonious Monk Quartet With John Coltrane At Carnegie Hall” è il cd pubblicato nel 2005 dalla Blue Note, la casa produttrice che già diversi anni fa aveva fatto uscire "Live at Five Spot". L’album in questione contiene la registrazione dal vivo del concerto che il quartetto di Monk ha eseguito quella sera , formazione che vede oltre a Ahmed Abul-Malik al contrabbasso e Shadow Wilson alla batteria, un certo John Coltrane fresco dall’esperienza con Miles Davis. La cosa che è evidente fin dal primo ascolto è la qualità di questa registrazione che pur essendo dal vivo è davvero ottima. La seconda è l’intesa che i due musicisti esprimono nonostante la loro diversa visione di fare musica. Mentre Coltrane è spinto da una continua ricerca progressiva, un viaggio verso una musica quasi spirituale che si spinge sempre oltre, per Monk non esiste questa esigenza esiste solo un luogo atemporale dove diversi stili convivono, dove l’esplorazione avviene nei meandri e nelle varianti di un repertorio che difficilmente cambia. La pioggia torrenziale di note che fuoriesce dal sax di Coltrane si unisce allo stile fatto di pause, dissonanze, melodie spigolose e armonie dedaliche di Monk. Gli opposti si attraggono dando vita a qualcosa di grande e di irripetibile. La discografia che racchiude la collaborazione tra i due musicisti è scarsa, questo è dovuto al fatto che è durata solo sei mesi e questo, se  ce ne fosse bisogno, aumenta il valore di questa registrazione dandogli un valore storico indiscusso. Lo consiglio vivamente!

kiriku

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Di Louise-Elle (del 10/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1283 volte)
Titolo originale
Cassandra's Dream
Produzione
USA - Gran Bretagna 2007
Regia
Woody Allen
Interpreti
Ewan McGregor, Colin Farrell, Peter Hugo-Daly, John Benfield, Clare Higgins, Ashley Medekwe, Andrew Howard, Hayley Atwell, Sally Hawkins.
Durata
108 Minuti
Trailer

Woody Allen, il grande e poliedrico artista decide di ambientare ancora una volta a Londra un suo film. Dopo il successo del drammatico, elegante e intrigante Match Point e la commedia frivola Scoop è il turno di Sogni e delitti, presentato alla Mostra Internazionale di Arte cinematografica di Venezia nel 2007.
La vicenda narra di due fratelli: Terry (Colin Farell) e Ian (Ewan McGregor) appartenenti alla classe media borghese londinese. I due vorrebbero migliorare la loro condizione sociale e vorrebbero essere diversi da chi in realtà sono. Terry è un meccanico che convive con la fidanzata e affida alla fortuna le proprie speranze per una vita migliore, giocando a carte e scommettendo alle corse dei cani. Vince e perde cifre considerevoli e conseguentemente la sua vita sia moralmente che economicamente subisce alti e bassi.
Ian aiuta il padre nella gestione del modesto ristorante di proprietà e aspira anch’esso in un futuro migliore azzardando in speculazioni nel mondo finanziario. Ama vestire bene, guidare auto di classe che gli procura il fratello fra le auto affidate all’officina dove lavora. L’incontro con una ragazza, un’attricetta di teatro ambiziosa e snob di cui se ne innamora, lo rende ancora più desideroso di facili profitti e di bella vita.
I due fratelli sono molto uniti nella vita e nelle speranze. Le loro ambizioni li accomunano ancor di più. I loro gusti si assomigliano. Entrambi infatti decidono di realizzare un loro sogno comune: acquistare una barca a vela che chiameranno Cassandra’s dream.
I loro sogni e una grossa perdita al gioco di Terry li costringono a chiedere aiuto allo zio ricco e facoltoso che da anni ha sempre aiutato e sostenuto economicamente tutta la famiglia. In occasione di una sua visita lo zio ascolta le esigenze economiche dei nipoti e promette di aiutarli chiedendo in cambio un loro aiuto quanto mai insolito, particolare e originale ma indispensabile per salvare la propria posizione economica dalla quale deriva il proprio benessere e quello futuro di Terry e Ian. Per proteggere tutto ciò chiederà loro di uccidere una persona.
I due ingenui fratelli/complici si trovano catapultati in una situazione irreale e drammatica e si trasformano in killer. Ancora una volta questa ennesima avventura li unisce ancor di più e rafforza il loro consolidato vincolo familiare, ma i caratteri fondamentalmente diversi di entrambi emergono in tutte le loro sfaccettature e modificheranno fino all’ultimo i loro destini coinvolti in questa strana e articolata storia il cui epilogo assomiglia ad una tragedia greca.
Dopo aver ammirato Match Point attendevo con ansia questo nuovo lavoro di Woody Allen aspettandomi un altro film d’intrigo e di brivido. Probabilmente le mie aspettative erano troppe e questo film sia pur avvincente e con un finale a sorpresa, non mi ha particolarmente entusiasmato ed incantato. Troppo lento nello sviluppo dei fatti e l’elaborazione dei dialoghi annoia lo spettatore nonostante la buona trama. Un film comunque da vedere. Aspetterò con fiducia il prossimo film diretto da Woody Allen che ammiro e preferisco in versione drammatica piuttosto che ironica e sono sicura che sarà comunque un piccolo capolavoro assolutamente da non perdere.

Louise-Elle

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Di slovo (del 08/03/2008 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1771 volte)
Titolo originale
Lost Season 3
Produzione
USA 2006
Episodi / Durata
22 / 40'-45'

Si è appena conclusa anche in Italia la messa in onda (in chiaro) della terza stagione della fortunata serie nata dal genio di J.J.Abrams.
Com’è noto Lost ha tra le sue peculiarità quella di avere una trama dallo sviluppo predeterminato: è stato già stabilito quanto durerà (ancora tre stagioni da 16 episodi e poi la conclusione con la sesta) e fatte salve eventuali rifiniture in corso d’opera il finale della vicenda è già stato scritto. Raggiunta quindi la metà, il giro di boa, con ancora un fitto nugolo di affezionati a seguire si può certamente dire un successo, grazie soprattutto ad uno script che, pur con qualche inevitabile scivolo, tiene.
Ovviamente chi era infastidito dal ritmo narrativo a ‘salti e flashbacks’, dai tanti (troppi?) personaggi protagonisti o in generale dalle trame complicate avrà poche chances di cambiare la propria opinione a questo punto ma chi già rimaneva incollato allo schermo con l’isola dei misteri non rimarrà deluso dalla terza annata.
A differenza delle prime due stagioni dove gran parte degli episodi era servita ad una tracciatura del carattere dei personaggi e del loro passato, nonché ad alimentare una lunghissima rete di misteri, ora finalmente qualcosa comincia a districarsi: alcuni nodi cruciali vengono sciolti - non del tutto naturalmente ma quanto basta a dare qualche soddisfacente risposta alle domande dei fan senza privarli completamente del sano piacere degli enigmi annidati.
Chi sono gli ‘altri’, cos’era il progetto DHARMA, le origini di Benjamin Linus, le stazioni, i paradossi temporali… rivelazioni e colpi di scena, qualche epurazione e le basi per diramare nuovi intrighi nelle puntate che seguiranno.
Avventura, misteri, fantascienza e misticismo: il riuscito cocktail a cui Lost aveva abituato è ancora effervescente e ben preparato. Mettetevi comodi e buona visione.

slovo

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Di Sansimone (del 07/03/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 5854 volte)
Titolo originale
Tutti gli uomini di Hitler
Autore
Guido Knopp
Traduzione
Gandini Umberto
Prima edizione
2005

In “Tutti gli uomini di Hitler” Guido Knopp, giornalista e storico tedesco, disegna i profili umani e le vicende che portarono sei persone a diventare i più stretti collaboratori di uno dei più grandi criminali che la storia umana abbia mai conosciuto.
Questi sei uomini hanno fornito prima quegli appoggi e conoscenze che hanno permesso all’imbianchino austriaco di raggiungere il potere per poi diventare i più stretti e fidati collaboratori nella guerra e nel massacro della popolazione ebraica.
Il primo di questi personaggi è Joseph Goebbels, ministro della comunicazione e morto suicida con tutta la famiglia nel bunker della Cancelleria. Hermann Goring, il numero due di Hitler megalomane capo dell’aviazione e tossicodipendente dalla morfina, suicidatosi dopo aver sentito il verdetto di Norimberga. Heinrich Himmler, capo delle SS ideatore ed esecutore della pianificazione dello sterminio degli ebrei, uccisosi dopo l’arresto da parte degli inglesi.
Seguono ancora Rudolf Hess vicario del Fuhrer nel partito nazista e di cui non si è mai capito i veri motivi della fuga in Gran Bretagna durante la guerra. Albert Speer, architetto prediletto e amico di Hitler, che nella guerra assunse il comando della produzione industriale macchiandosi di gravi crimini, ma, riuscì a nasconderli a Norimberga e a salvarsi la vita. Il sesto uomo è Karl Donitz, l’ammiraglio che guidò i sommergibili e dopo tutta la marina tedesca nella seconda guerra mondiale e alla morte di Hitler ne prese il posto al comando della Germania.
A mio avviso una cosa accomuna questi sei uomini, la piattezza e le poche prospettive di successo che avevano prima del nazismo, il fatto che nessuno di loro avrebbe mai avuto un successo e un potere tanto grande senza l’incontro con il Fuhrer ma allo stesso tempo senza di loro Hitler non avrebbe mai potuto portare nel mondo l’orrore che ha portato.
Un altro aspetto interessante del libro è l’introduzione nella quale Knopp cerca di dare una risposta alla domanda sulle reali responsabilità del popolo tedesco nello sterminio degli ebrei, la sua opinione e che nel popolo germanico non vi era allora un sentimento antisemita più intenso che in altre nazioni ma, che allo stesso tempo era a conoscenza delle atrocità che erano commesse ma che non fece niente per impedirle.

SanSimone

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Di Namor (del 06/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1346 volte)
Titolo originale
Rambo
Produzione
USA - Germania 2008
Regia
Sylvester Stallone
Interpreti
Sylvester Stallone, Julie Benz, Paul Schulze, Matthew Marsden, Graham McTavish, Ken Howard, Rey Gallegos, Tim Kang, Jake La Botz.
Durata
93 Minuti
Trailer

Dopo aver pensionato definitivamente l’ex campione dei pesi massimi Rocky Balboa, Silvester Stallone scrive, dirige ed interpreta il definitivo pensionamento di un altro dei suoi celebri ed ineguagliabili personaggi, il veterano John Rambo.
Nel primo film “Rambo” appena congedato, scatena una guerra personale per essere stato rifiutato e maltrattato senza alcun valido motivo, dalla sua stessa nazione che valorosamente aveva servito in Vietnam. Nel secondo “Rambo 2 "- La vendetta”, il colonnello Trautman, lo convince a recarsi in Vietnam per liberare un manipolo di soldati Americani tenuti prigionieri dall’esercito Vietnamita.
Nel terzo “Rambo 3 - First blood”, questa volta, a dover far fronte alla sua ira è l’esercito sovietico, reo di aver fatto prigioniero il suo colonnello-mentore durante una missione in Afghanistan.
Giunti al quarto film “John Rambo”, Stallone, non sapendo con chi far sfogare il valoroso milite, si è documentato alla ricerca del luogo nel quale si stesse combattendo attualmente la guerra più ingiusta e sconosciuta nel mondo. Il risultato delle indagini ha portato alla luce l’eterno conflitto che tuttora incombe su Burma, tra il popolo Karen e l’oppressivo esercito Birmano, un vergognoso scontro ad armi impari dall’impressionante durata di sessant’anni!
Ed è in questo scenario di eterno e continuo orrore, che Sly decide di adattare la trama dell’ultima avventura di Rambo.
Ritiratosi nella confinante Thailandia, l’ex combattente viene convinto a trasportare a bordo del suo battello un gruppo di missionari desiderosi di portare il loro aiuto ad un villaggio di inermi civili oltre confine. La loro cattura da parte dell’esercito Birmano ed il conseguente invio di mercenari assoldati per la loro liberazione, risveglieranno il lui l’istinto di indomito guerriero, tramutandolo in una letale macchina da guerra, sempre pronto a perorare la causa di coloro che subiscono ogni sorta di angheria dai prepotenti di turno.
Al botteghino Italiano la pellicola sta avendo un buon risultato, ma, il merito di tale riscontro è sicuramente da attribuire al binomio di grande successo del suo protagonista-interprete, non certo alla qualità del film, che reputo abbastanza banale e scontatello. Mi spiace dirlo ma titoli di questo livello oramai escono solo per il mercato home-video, Stallone deve rendersi conto che di acqua sotto i ponti ne è passata da l’ultimo “Rambo 3”, e nel frattempo il genere action-movie si è estremamente evoluto, grazie al proficuo uso di spettacolari effetti speciali. Sperare di far presa sul pubblico odierno con le stesse tecniche obsolete di vent’anni fa ed un Rambo sessantunenne, é un’impresa a dir poco monumentale! Ho sempre reputato il primo “Rambo”, un film degno di presenziare nella eletta categoria dei cult-movie, discorso inverso invece per i suoi inutili e dannosi sequel, i quali hanno avuto la sola funzione di scalfire e non poco, la bellezza e la credibilità del primo ed indimenticabile “Rambo”.
La mia non vuole essere una critica prevenuta su Silvester Stallone, anzi, nel suo periodo d’oro era di gran lunga il mio attore preferito e posso tranquillamente affermare che ho visto tutta la sua filmografia più di una volta ed alcuni titoli me li rivedo ancora molto volentieri.
Comunque tornando all’attuale film, l’unico pregio che posso attribuirgli é quello di far conoscere al mondo intero una guerra condotta in maniera ignobile dal prepotente esercito Birmano, (lo stesso che trucidò senza nessun ritegno monaci e civili poco tempo fa in Birmania) nei confronti di un popolo inerme, ma la cosa ancora più grave è che tutto questo va avanti da oltre mezzo secolo senza che nessuno muova un dito per porre fine a tale orrore!

Namor

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Di Darth (del 05/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1038 volte)
Titolo originale
Atonement
Produzione
Inghilterra, Francia, 2007
Regia
Joe Wright
Interpreti
Keira Knightley, James McAvoy, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Gina McKee, Michelle Duncan, Vivienne Gibbs
Durata
123 minuti
Trailer

Vincitore del premio Oscar come miglior colonna sonora grazie al nostro Dario Marianelli, e candidato ad altre sei statuette (miglior film, sceneggiatura non originale, fotografia, costumi, scenografia e miglior attrice non protagonista con la quattordicenne Saoirse Ronan), “Espiazione” narra di come una bugia, o un’ingenuità, possa rovinare la vita di molte persone. E’così che l’adolescente Briony, per una serie di eventi da lei fraintesi, accusa ingiustamente Robbie (il suo amore segreto e figlio della governante) di essere l’uomo che ha stuprato la sua migliore amica. Il giovane (interpretato dall’avvenente James McAvoy) viene arrestato, e da quel momento la sua vita, a causa delle accuse di Briony, sarà rovinata per sempre. Contestualmente ed inconsapevolmente, la ragazzina ha distrutto l’esistenza anche della sorella maggiore Cecilia, innamorata e corrisposta da Robbie. Il ragazzo finisce in carcere ma, con l’inizio della seconda guerra mondiale, accetta di arruolarsi volontario a cambio della libertà. Robbie, col pensiero sempre verso l’amata Cecilia, finisce in Francia a cercare coi propri commilitoni di fermare l’avanzata tedesca fino alla famosa battaglia di Dunkerque, dove gli inglesi in ritirata, evacuarono tutto il loro contingente dal suolo francese per riportarlo in patria. Nel frattempo, Briony è cresciuta, non è più la ragazzina ingenua di allora, e ha capito perfettamente l’ingiustizia commessa. Con la vita segnata dal rimorso, ed i vani tentativi di riconciliarsi con la sorella, si ritrova al St.Thomas Hospital di Londra come infermiera tirocinante proprio quando arrivano le migliaia di feriti evacuati dal fronte. Ma il pensiero di Briony vola sempre a quella maledetta notte, alle sue colpe, ed al modo per espiarle… Film molto intenso e molto crudo questo di Joe Wright, che già mi aveva stupito positivamente con il suo precedente lavoro “Orgoglio e pregiudizio”. La regia di questo film è davvero curatissima: inquadrature intimistiche, un’ottima cura delle luci ed è eccellente tutta la parte della battaglia di Dunkerque dove, senza l’utilizzo di canoniche scene di guerra, Wright riesce a rendere perfettamente l’atmosfera di disfatta dell’Inghilterra e la voglia dei soldati di tornare a casa, realizzando anche un lungo pianosequenza davvero superbo. Da evidenziare anche musiche costumi e fotografia, con una ricostruzione storica perfetta. Dando altresì un voto più che positivo al cast, non mi rimane che dirvi di guardare “Espiazione” senza indugiare ulteriormente... è veramente un’ottima pellicola.

Darth

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Di smarty (del 04/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1821 volte)
Titolo originale
Bianco e Nero
Produzione
italia 2007
Regia
Cristina Comencini
Interpreti
con Ambra Angiolini, Fabio Volo, Katia Ricciarelli, Franco Branciaroli, Eriq Ebouaney, Aissa Maiga
Durata
100 ninuti
Trailer

Di tutti i film della Comencini questo devo dire mi ha poco entusiasmato non tanto per la scelta dei temi, il razzismo e i pregiudizi, quanto per la recitazione (salvo per l’interpretazione di Aissa Maiga). La storia è molto semplice, quella di un’avventura extraconiugale, che però ha come protagonisti Carlo (Fabio Volo) e Nadine (Aissa Maiga). Lui, bianco, tecnico informatico sposato con Elena (Ambra Angiolini) figlia di una benestante famiglia romana, ma impegnata nel sociale. Lei, nera, bellissima, raffinata e sposa perfetta di Bertand (Eriq Ebouaney) intellettuale di colore impegnato nella raccolta fondi per l’Africa. Tra i due nasce un’attrazione che va oltre la barriera etnica e che metterà in crisi oltre che i rispettivi matrimoni anche le proprie convinzioni. Si scoprono così che anche i neri sono razzisti ed hanno pregiudizi nei confronti dei bianchi, che anche le bambine nere vogliono una Barbie sposa bianca, che tutto mondo è paese e che nonostante la nostra sia diventata una società multirazziale si tende comunque a mettere una barriera. Sì d’accordo la beneficenza, d’accordo fare conoscenza, ma l’altro comunque resta e continuerà ad essere un “diverso” , fonte di continui confronti e discussioni. Emblematica una frase: “Si riempie la bocca di Africa solo per farsi perdonare del grembiulino bianco sulla cameriera negra!”. A ben guardarlo viene subito da ripensare ad un bellissimo classico del cinema americano “Indovina chi viene a cena”, che consiglio di rivedere, ma purtroppo mi spiace constatare che siamo lontani dalla classe e raffinatezza dell’epoca e che, i tempi sono cambiati. Mi sarebbe piaciuto invece vedere raccontato il dopo “e vissero tutti felici e contenti” quando singolari scelte come quella di Carlo e Nadine si scontra con la quotidianità, ma forse la “diversità” aiuta ad avere orizzonti e visuali più ampie…chissà! Dedicherei invece una piccola parentesi alla colonna sonora, ovviamente di stampo etnico, ma azzeccatissima come accompagnamento musicale alle varie scenette di gaffes. Oltre alle musiche originali degli Chat Noir, il cd contiene i brani di artisti del calibro di Amina, Mory Kante, Ismaël Lo, Wasis Diop, oltre ai classici di Miriam Makeba, Khaled, Neville Brothers ed in chiusura la mitica “La Vie En Rose” di Grace Jones.

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Di nilcoxp (del 03/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 966 volte)
Titolo originale
Funeral Party
Produzione
Germania, Gran Bretagna, USA 2007
Regia
Frank Oz
Interpreti
Matthew MacFadyen, Rupert Graves, Peter Dinklage, Daisy Donovan, Alan Tudyk, Kris Marshall, Andy Nyman, Ewen Bremner, Keeley Hawes, Jane Asher, Peter Egan, Peter Vaughan
Durata
90 minuti
Trailer

Abituato a quei film orribili americani, in cui si spaccia per comicità la demenzialità esagerata e pacchiana (vedi tutti quei film del genere “Scary Movie” o quelli della premiata ditta Ben Stiller & Co.), mi attendevo l’ennesima delusione, invece… Commedia dai toni pacati ed eleganti che non risparmia nemmeno un evento triste come un funerale, ma che subito ci fa capire che quella a cui assisteremo non sarà una classica funzione religiosa. Si comincia con l’arrivo nella villa di campagna della famiglia del defunto, della salma sbagliata. Ma è solo l’inizio di quello che succederà da lì a poco: ospiti alterati da pastiglie di allucinogeni nascoste in un flacone di valium, un vecchio su sedia a rotelle cattivo e sboccato, rivalità tra i due figli dell’estinto (uno scrittore di successo che vive in America, l’altro che vive all’ombra del fratello famoso), un’imboscato che ha come unico obbiettivo provarci con una tipa, un ipocondriaco, ed un nano che nessuno conosce ma che nasconde un segreto. Bello, equilibrato, divertente. Girato con bravura a low budget (che sono i lavori che preferisco), e sorretto da un cast di attori validi, il film scorre velocemente fino alle battute finali. Al termine mi son detto: “novanta minuti spesi bene!”. Baci britannici a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 01/03/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1624 volte)
Artista
Stars of the Lid
Titolo
And Their Refinement of the Decline
Anno
2007
Label
Kranky

Alcuni sono convinti che un disco molto lavorato finirà con l’essere eccessivamente artificioso e che la buona musica nasce dalla scintilla di una notte ispirata.
Può darsi… spesse volte è proprio così ma dipende. Credo si possa scrivere un buon pezzo pop-rock nel giro di un’ora ma francamente fatico a figurarmi una stesura di getto dei diciassette minuti che compongono “december hunting for vegetarian fuckface”, tanto per fare un esempio – solo pensarsi un titolo come quello potrebbe richiedere giorni…
Sei anni sono molti per finire un album ma “and their refinement of the decline” è un opera imponente e il titolo è probabilmente un richiamo al lungo lavoro di perfezionamento impiegato per il suo compimento. Perfezionamento che si attua, come in questo caso, anche lavorando di sottrazione.
ATROTD tende infatti al minimalismo, alla funzione ipnotica di note sostenute per minuti e minuti, alla fruizione di motivi ripetuti ossessivamente. Una minuziosa ricerca sugli accoppiamenti di suoni sintetici e timbri classici, lasciati liberi di espandere su lunghe porzioni dell’asse temporale, dà luogo a una stupefacente dimostrazione del potere evocativo che può avere la musica.
Settimo lavoro del duo texano (Brian McBride e Adam Wiltzie, entrambi co-impegnati su altri fronti musicali) esce dopo l’ottimo “Tired sound of” del 2001 e può tranquillamente definirsi uno dei prodotti più interessanti della scena recente e non solo di quella ambient, ha infatti nelle sue tracce una forza espressiva che raramente si riscontra nella musica cosiddetta non-colta.
Non un album da consumare nei ritagli di tempo ma da far espandere nella propria percezione.
Permettetegli di dilatarsi nell’arco di un ascolto rilassato. Saprà ripagare ampiamente.

slovo

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Di Andy (del 29/02/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1206 volte)
Artista
Eagles
Titolo
The long road out of eden
Anno
2007
Label
Universal International Music

Lo aspettavamo da tempo, vent’anni, un disco nuovo degli Eagles; dal 1979, anno in cui uscì The long run, sette volte disco di platino e dove c’era la bellissima I can’t tell you why, tanto per dirne una. Ora i nostri sono tornati con questo doppio cd di inediti e hanno diviso la critica a metà per quanto riguarda i giudizi su questo lavoro; ora io dico, ogni volta che vecchie glorie come loro si rimettono comunque in discussione lavorando per costruire un nuovo album, bisogna pensare che lo facciano perché hanno ancora voglia di suonare, specialmente se consideriamo che potrebbero vivere di rendita anche i loro nipoti con gli incassi e i diritti di Hotel California.
The long road out of eden è un doppio composto da venti canzoni e non è un disco da primo ascolto, o meglio, il cd 1 presenta la band nel suo aspetto più usuale e cioè pezzi come “How long”, un country-rock ben suonato e cantato, niente di trascendentale, “No more cloud days”, bella ballata memore dei vecchi pezzi più soft stile “New kid in town” cantata dalla bella e dolce voce di Timothy Schmit e armonizzata dai soliti cori perfetti di Henley e Frey; segue “Fast company” un funky-rock cantato in falsetto alla Prince da Henley e farcito di fiati; può piacere o meno, io lo trovo molto divertente. Si torna alla normalità con le canzoni scritte e cantate da Glenn Frey tra cui “What do I do whit my heart”, forse un po’ troppo zuccherosa e adatta più agli anni 80 dei “lentacci”easy rock.
Il cd 2 si apre con la title-track che a mio giudizio è un pezzo epico e perfetto in cui le aquile volano in alto sul deserto della California, una ballata aspra e suonata alla maniera di quel disco “scuro” e rock che era “One of this night”, antedecente a “Hotel California”, testo anti-militarista, piano elettrico vibrato e un assolo da brividi del grande Joe Walsh; ecco, siamo partiti e la seconda traccia “Somebody” è la cosa migliore di Frey di tutto il disco e direi degli ultimi venticinque anni, un mid-tempo acustico- elettrico teso e cantato e suonato da dio da Glenn; ho capito il perché di due dischetti, il 2 è quello moderno, della voglia di suonare qualcosa di nuovo con l’esperienza dei veterani e la prova ne è “Frail grasp on the big picture”, accattivante funky-rock un po’ black; riecco mister Walsh con un easy alla Steely Dan con la sua voce sarcastica e giocosa e una Statocaster suonata con un tocco magistrale e migliorato ancora in questi anni, un grande davvero. Insomma c’è del nuovo in questo album, a partire dai testi che hanno come filone portante la non accettazione di guerre e corse al business e la speranza di un mondo più pulito e umano, soprattutto in questa seconda parte che a me piace molto di più.
Nel quasi deserto del panorama rock attuale, trovo questo lavoro una sferzata di vento dalla costa californiana che fa molto bene alle orecchie, almeno alle mie.
Ascoltatelo e sappiatemi dire..bye.

Andy

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