BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 24/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1245 volte)
Titolo originale
The U.S. vs. John Lennon
Produzione
USA 2006
Regia
David Leaf, John Scheinfeld.
Interpreti
Durata
99 Minuti
Trailer

All’epoca della sua militanza nei Beatles, John Lennon, fu ritenuto in assoluto il più intelligente dei quattro, per avvalorare tale affermazione sul suo innato intelletto e l’indiscusso talento, semmai c’è ne fosse bisogno, basti visionare questo bel documentario ideato dai registi David Leaf e John Scheinfeld dal titolo alquanto veritiero “USA contro John Lennon”.
Voglio precisare, che il documentario in questione si differenzia totalmente dai suoi innumerevoli predecessori, i quali, erano quasi tutti incentrati su questi tre temi basilari, gli inizi ed il conseguente proseguo della sua straordinaria carriera, la storia d’amore con Yoko Ono e per finire il fatidico 8 Dicembre 1980, data in cui la mano armata di un pazzoide, appostato sotto la sua residenza, fece esplodere quattro colpi di pistola mettendo fine alla sua vita.
Chi ha seguito il percorso artistico dell’ex Beatles sa, che ad un certo punto della sua vita si trasferì e visse per più di un decennio negli Stati Uniti d’America, dove ebbe molti problemi con le amministrazioni locali, a causa del suo pieno appoggio ai vari movimenti pacifisti che all’epoca protestavano per la guerra in Vietnam. In quel periodo Lennon allacciò amicizie con personaggi come, Bobby Seale il fondatore delle Pantere Nere, e gli attivisti radicali più influenti del momento come Jerry Rubin e Ebbie Hoffman, furono proprio i rapporti con questi personaggi di spicco nella lotta per la pace e i diritti dell’uomo, che gli causarono i molteplici problemi da parte dell’amministrazione Nixon, che vedevano in lui un pericoloso sovversivo da estradare al più presto. Per lui si mosse addirittura l’FBI, che lo mise sotto stretta sorveglianza cercando con ogni mezzo anche illegalmente, il cavillo giusto per rimpatriarlo come persona indesiderata.
In questo documentario vedrete immagini inedite di Lennon mai viste prima provenienti dalla stessa collezione privata di Yoko Ono, la quale, per la prima volta, le ha gentilmente messe a disposizione degli autori, non mancano anche aneddoti raccontati da lei stessa, c’è anche da dire che lei, per avvallare tale operazione ha voluto prima visionare il tutto ed avere l’ultima parola.
Visto l’ottimo risultato ottenuto da Leaf e Scheinfeld, non posso che essere d’accordo su questa forzata licenza accordatagli dai due autori.

"Di tutti i documentari che sono stati realizzati su John,
questo e quello che avrebbe amato di più.”

Yoko Ono

E anche su questo non ho niente da ridire…

Namor

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Di Darth (del 23/01/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1541 volte)
Titolo originale
Toghe rotte
Autore
Vari, curato da Bruno Tinti
Editore
Chiarelettere
Prima edizione
Settembre 2007

Il 2 gennaio di quest’anno, lessi questo articolo sul blog di Beppe Grillo. Ne rimasi talmente colpito che il giorno successivo acquistai “Toghe rotte” in libreria. Tranquilli, non ero interessato all’uxoricidio, ma ad una migliore conoscenza dei motivi che hanno portato la giustizia italiana ad essere quel che è attualmente.
Il testo in questione, ha una prefazione di Marco Travaglio, ed è scritto a più mani da persone che la giustizia la “fanno”: pubblici ministeri, magistrati, giudici ed è curato Bruno Tinti, procuratore aggiunto presso la procura di Torino.
Il libro è una vera e propria istigazione a delinquere. Non perché la inciti, ma chiarificando con parole semplice di come, in questi ultimi anni, si è riusciti a portare all’impunità tutti (e dati alla mano davvero tutti!) i reati “finanziari” come evasione fiscale, falso in bilancio, abuso edilizio ecc… ti viene da pensare perché tu stai lì a pagare le tasse, mentre amministratori delegati di grandi aziende possono tranquillamente rubare legalmente milioni di euro (basta che la somma non superi l’1% del valore di una società, ma pensate ad aziende come Telecom, Eni o Fiat…).
“Toghe Rotte” è diviso in due parti: nella prima sono raccontati aneddoti di ordinaria (in)giustizia da parte dei colleghi di Tinti, utile per entrare nell’ambiente giuridico ma poco di più; nella seconda parte fortunatamente si esce dai racconti (alle volte tediosi) della giornata dei poveri legulei che hanno troppo lavoro (se leggesse questa parte un manovale o un impiegato di fabbrica gli verrebbe voglia di sputare in faccia all’autore secondo me…) e si può leggere finalmente, senza arzigogoli, come funziona il sistema giuridico in Italia. Il bello di quest'opera è che l’autore, dati alla mano, non solo spiega come e perché il 95% dei reati commessi rimanga impunito, ma anche di come il governo cerchi di aumentare queste soglie di impunità depenalizzando i reati che interessano a “loro”. In Toghe Rotte, Tinti spiega anche le leggi tentate o realizzate dagli ultimi governi per pararsi il culo: a cominciare dal lodo meccanico del 2003 (o lodo Schifani in onore dell’onorevole che lo presentò) che assicurava l’impunità di Berlusconi; poi la legge Pecorella, la legge Cirelli, la salva-Previti, quella sulle intercettazioni ecc…
Che altro dire… se avete società, aziende o possibilità di costruire abusi edilizi, leggete questo libro… vi aiuterà a capire com’è facile evitare una qualsiasi sanzione a tal proposito!

Darth

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Di Andy (del 22/01/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 1027 volte)
Artista
Ligabue
Titolo
Primo Tempo
Anno
2007
Label
Warner

Certo è che i “the best” prima o poi arrivano nella carriera di qualsiasi artista musicale ed è certo anche che qualcuno, anzi, la maggior parte di noi, vede queste raccolte come semplici operazioni di marketing associate a una certa carenza di idee; sì, può essere così ma d’altra parte il buon Liga cavalca i palchi nazionali da vent’anni e un attimo di sosta ci può anche stare. Dalla sua c’è sicuramente il fatto che per questa prima raccolta che comprende 18 tracce (dal 1990 al 1995) Luciano ha scomodato nientemeno che Ted Jensen, uno dei migliori tecnici di mastering del mondo, giusto per dare nuova voce alle canzoni più vecchie che peccavano davvero in fatto di mix e registrazione, e il risultato è notevole, e se siete dei fans già dei più vecchiotti, come me, riapprezzerete ascoltare pezzi come “Balliamo sul mondo”, “Lambrusco e popcorn”, “Libera nos a malo”, “Ho messo via”, “Ancora in piedi”, vestiti di un sound più presente e corposo; insomma, c’è da sbizzarrirsi a riascoltare le più vecchie ( e forse più belle ) canzoni dal sound più grezzo e genuino, dai testi visionari che raccontano la vita di giovani di periferia alla ricerca del grande sogno di una vita migliore, un po’ americana, e del grande amore naturalmente. Canzoni come “Urlando contro il cielo”, “Marlon Brando è sempre lui”, “Bar Mario”, “Certe notti”, sono irripetibili.
Bisogna dire che il rocker emiliano riempie puntualmente gli stadi ad ogni suo concerto, di un pubblico la cui età varia dai 15 ai 50 anni e quindi per i più giovani ci vuole un best per cominciare a conoscere la discografia meno recente. Comunque sono presenti i due inediti d’obbligo e sono due belle canzoni, “Niente paura” e, soprattutto “Buonanotte all’Italia”, una ballata veramente sentita. “Primo tempo” esce in una confezione speciale contenente un cd di 18 canzoni (16 più i due inediti) e un dvd composto da 16 videoclip, per cui potrete godervi l’energia del Liga seduti comodamente sul divano di casa, comunque… tanto Mario riapre, prima o poi…certe notti qui…!

Andy

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Di nilcoxp (del 21/01/2008 @ 05:00:00, in serie TV, linkato 2204 volte)
Titolo originale
Carnivale - second season
Produzione
USA 2003-2005
Episodi / Durata
12 / 50 minuti

Come già detto nella recensione della prima serie: siamo nel 1934, nel periodo della grande depressione americana. Una carovana circense raccoglie nel suo cammino un giovane che ha appena seppellito sua madre. In un’altra parte del paese a migliaia di miglia da lì, un prete è vittima di incubi spaventosi ed inspiegabili. Nella seconda scopriremo il mistero della Direzione del circo, i protagonisti prenderanno coscienza del loro essere e del loro compito, preparandoci allo scontro finale nell’eterna lotta tra il bene e il male. Questo accentrare tutta la storia tra i due antagonisti, porta però a sminuirne tutto il contorno: ambientazione e figure di minore importanza, che però erano state fondamentali nella valutazione della prima serie, tanto da poter parlare di co-protagonisti. Assistiamo così ad un crescendo emotivo in un’atmosfera che sa di apocalittico, fino al tanto atteso epilogo, ma… Non vorrete sapere tutto vero? Anche se ho rilevato un calo, sono rimasto comunque incollato allo schermo fino alla fine di questa storia, che rimane ben costruita, ben diretta e ben interpretata. Il finale pur dando una conclusione, lascia uno spiraglio per un prosieguo in cui sinceramente credo poco. Forse dovrebbero terminare qui per non guastare il tutto. Baci apocalittici: l’anno è iniziato da poco e già siamo alla resa dei conti!!!

nilcoxp

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Di slovo (del 19/01/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 3332 volte)
Titolo originale
Rotten: No Irish, No Blacks, No Dogs
Autore
John Lydon, Kent & Keith Zimmerman
Traduzione
Giuseppe Marano
Editore
Arcana
Prima edizione
1994

"I Sex Pistols finirono com'erano iniziati: in un completo disastro. E tutto quel che c'era in mezzo era altrettanto disastroso"… difficile resistere ad un incipit come questo vero?
Poi mettiamoci che, piacciano o non piacciano lo stile di vita, la moda o la musica che ha generato, il movimento punk inglese è stato uno dei fenomeni più influenti e longevi del costume moderno ed ecco che un libro come questo diventa un opportunità straordinaria di sentire tutta la storia raccontata dall’ uomo-alfa del punk. Quel John Lydon, in arte Johnny Rotten, cantante e ‘filosofo’ dei Sex Pistols ed inventore, per sua insindacabile asserzione, del punk.
Complici la cattiva fama che si erano guadagnati per il loro atteggiamento oltraggioso e la stampa al solito poco informata, dei Pistols si è detto e scritto di tutto: “gran parte sensazionalismo o seghe mentali di giornalisti. Il resto puro veleno”.
Rotten racconta la sua versione dei fatti cominciando dagli albori, dai suoi nello specifico, partendo dalla sua poverissima infanzia di figlio di irlandesi della working-class, la scuola, le prime bande di ragazzi, gli esperimenti sul look, fino all’incontro con Malcolm McLaren e il primo nucleo dei Pistols, prosegue con i primi concerti, la popolarità, la censura, il tour americano e lo scioglimento dopo il famoso concerto a San Francisco, quindi la lunga battaglia legale contro il management e la nascita dei Public Image Ltd.
Narratore terribilmente schietto, Rotten non risparmia commenti al vetriolo a nemici, amici e colleghi illustri (pochi quelli che si salvano dalle sue invettive) proponendosi di fornire l’ultima parola sulla vicenda dei Sex Pistols così spesso mistificata negli anni (il documentario “la Grande Truffa del Rock’n’Roll” ad esempio, fortemente voluto da McLaren, che dipinge il gruppo come una sua mera invenzione o il film “Sid & Nancy” (1986) che John non esita a definire “la cosa più ignobile che esista”).
Interessante la struttura narrativa intercalata dagli interventi dei co-protagonisti: gli amici di John, il padre John Christopher, i musicisti che condividevano la scena, riportati anche quando in netta contraddizione con le parole del protagonista.
Una lettura interessante ed appassionante, un reportage autorevole e sincero, un occasione per scoprire e rivalutare un personaggio unico, bizzarro e brillante come Johnny Rotten. Da divorare.

slovo

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Di Sansimone (del 18/01/2008 @ 05:00:00, in teatro, linkato 1852 volte)
Titolo originale
I 39 scalini
Produzione
Grande Profilo
Regia
Maria Aitken
Interpreti
Franco Oppini, Ninì Salerno, Urbano Barberini, Barbara Terrinoni
Durata
 

Domenica ho assistito alla messa in scena del romanzo di John Buchan, da parte della compagnia di produzione ”Grande Profilo”, per la regia di Maria Aitken.
Sono andato a vedere lo spettacolo senza conoscere minimamente il romanzo dal quale era estratto, senza neanche aver visto il film omonimo del grande Hitchcock e questo forse mi ha fatto apprezzare di più la rappresentazione.
Il thriller racconta di un giovane sfaccendato, Richard Hannay, che ad uno spettacolo teatrale incontra una donna che gli chiede ospitalità e che gli confida di essere una spia incaricata di evitare il furto di un importantissimo segreto militare britannico, il mattino seguente ritrova la ragazza morta ed è costretto alla fuga per non essere arrestato con l’accusa d’omicidio, decide di portare a termine il compito della spia e da qui è un continuo susseguirsi di fughe e peripezie che termineranno dove era cominciato tutto, vale a dire al London Palladium.
Lo spettacolo vede per tutta la sua durata sul palco solo quattro attori che fanno grande sfoggio d’opera di trasformismo sul palco, dando così una forte velocità alla rappresentazione che scorre per tutta la sua messa in scena leggera e fluida aiutata in questo anche dalle scenografie e dall’uso delle ombre.
Una menzione particolare va fatta a Franco Oppini e Ninì Salerno, indimenticabili appartenenti dei “I gatti di vicolo miracoli”, che con la loro comicità rendono molto gradevole e in alcuni passaggi veramente comica questa messa in scena.

SanSimone

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Di Namor (del 17/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1797 volte)
Titolo originale
I Am Legend
Produzione
USA 2007
Regia
Francis Lawrence
Interpreti
Will Smith, Alice Braga, Dash Mihok, Charlie Tahan, Salli Richardson, Willow Smith.
Durata
101 Minuti
Trailer

L’erba che fuoriesce dall’asfalto avvolge le strade e le abitazioni di una New York desolata e silenziosa, sei miliardi di persone sono state annientate da una spaventosa epidemia, gli unici sopravissuti risultati immuni al letale virus, sono un uomo, l’affermato virologo Robert Neville (Will Smith) ed il suo cane Sam. Sono passati tre anni dall’espansione dell’epidemia, e Neville quotidianamente, si reca nel suo laboratorio di ricerca, con la speranza di trovare un antidoto che possa curare gli infetti, un gruppo considerevole di esseri umani scampati alla morte ma comunque colpiti dal devastante batterio e tramutati in una razza di micidiali cacciatori notturni, una sorte di vampiri che al calare del buio prendono possesso dell’intera città in cerca di cibo…e, Neville ed il suo cane fanno parte della loro catena alimentare!
Io sono leggenda” é tratto dall’omonimo libro di Richard Matheson pubblicato nel 1954, e ritenuto tuttora uno dei capolavori del genere fantascienza-horror, dopo una lunga gestazione di oltre 15 anni (Arnold Schwarzenegger doveva esserne il protagonista), prende finalmente corpo la sua trasposizione cinematografica diretta dal regista Francis Lawrence.
Anche se il film per esigenze di copione risulta più fantascientifico e meno horror rispetto al libro, vi assicuro che in 3 o 4 scene non mancheranno i momenti in cui si salta dalla poltrona, imprecando un liberatorio vaff….. all’indirizzo dello schermo!
Costato 150 milioni di dollari, e già incassati in sole due settimane di programmazione negli USA, il film non farà fatica ad imporsi anche da noi come campione d’incassi, i presupposti ci sono tutti, una buona sceneggiatura con effetti speciali all’altezza, ed un attore di sicuro richiamo come Will Smith per il ruolo da protagonista, cosa chiedere di meglio per un buon blockbuster Americano?
Se questo genere é il vostro preferito, munitevi di popcorn e recatevi tranquillamente al cinema, non rimarrete delusi.

Namor

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Di Darth (del 16/01/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1458 volte)
Titolo originale
Kyoso Tanjo
Autore
Takeshi Kitano
Prima edizione
2006

Takeshi Kitano, eclettico artista del sol levante, si è distinto soprattutto per la sua indubbia qualità di regista (Hana-Bi, Dolls, L’estate di Kikujiro, Brother, … ) e di attore (Battle Royale, Johnny Mnemonic, …); ma sul suo curriculum possiamo trovare che ha fatto anche l’autore di un programma televisivo (Takeshi’s castle), l’ideatore di un videogame (La sfida di Takeshi), il poeta (ha scritto oltre 50 libri di poesie!) e lo scrittore (Asakusa Kid e Nascita di un Guru).
Dopo questa micro-biografia del regista nipponico, mi concentro sul tema della recensione odierna, ossia la sua seconda opera narrativa.
Il romanzo si apre con la breve parabola “L’aquila reale e il colombaccio” (che, da sola, già meriterebbe l’acquisto del libro!), venuta in mente a Kazuo, (un giovane giapponese) per alcune similitudini con la sua situazione attuale di profonda tristezza. In questo momento di fragilità emozionale, il ragazzo si trova tra le mani un volantino che pubblicizza “Arriva il Guru!!! Riunione di incontro con Dio: Guarigione di tutte le malattie – Dimostrazione della tecnica segreta per camminare sulle acque” e, nonostante lo scetticismo, si reca all’incontro. Ivi, Kazuo assiste alla guarigione di un finto malato da parte del guru di una moderna setta religiosa, ne rimane affascinato e decide di entrarne a farne parte come membro permanente. Kazuo viene istruito ed indottrinato alla religione che professata da Shiba, il capo dell’ufficio affari generali della setta (tradotto, chi comanda effettivamente tutto), il quale lo coinvolgerà sempre più attivamente nelle questioni interne, fino a farlo eleggere come nuovo guru alla morte del precedente.
Il vero personaggio chiave di questo romanzo non è il protagonista (Kazuo), ma bensì il suo mentore Shiba: il suo essere è cinico, ambizioso, irascibile e lussurioso, beve come una spugna ed intrallazza con politici ed imprenditori per la gestione dei fondi della comunità: tutto questo professando fede e venendo seguito come un pastore dal proprio gregge. Questo può darvi un idea di cosa trasmette Kitano col proprio romanzo: situazioni che riportano alla mente gesta di duemila anni fa ripropinate nel terzo millennio con il medesimo scopo di allora, immagini di proselitismo verso un uomo-fantoccio pilotato da chi (teoricamente) dovrebbe stare sotto di lui, truffe e merchandising, alchool e sesso… Situazioni che potrebbero facilmente accomunare tutte le religioni del mondo. Ma questo libro non è solo un inno alla falsa moralità, poiché nei dialoghi tra Kazuo e Shiba si possono incontrare piacevoli filosofeggiamenti pseudo-religiosi, tra i quali: “L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni singola parola che sgorghi da bocca divina… senza dubbio il dio che ha sostenuto questo doveva essere il primo che mangiava di nascosto.
Un doveroso ringraziamento a nilcoxp per il libro.

Darth

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Di kiriku (del 15/01/2008 @ 05:00:01, in Musica , linkato 931 volte)
Artista
St. Germain
Titolo
Tourist
Anno
2000
Label
BLUE NOTE

Tourist non ha bisogno presentazioni e tanto meno i St Germain. Ludovic Navarre, fondatore del gruppo, era già famoso,  agli inizi degli anni novanta, negli ambienti lounge parigini,  sotto gli pseudonimi Subsystem, Modus Vivendi, Deepside. Nel ‘95 esce Boulevard, il primo cd a nome St Germain ed è subito un successo inaspettato dovuto ad un collage di sonorità poco usuali per il contesto lunge da cui è nato questo progetto. Ma è solo con Tourist, uscito nel 2000, che i confini dell’house vengono superati, la musica prodotta da Navarre è un insieme di stili fusi insieme. Jazz, techno, blues, ambient, house e dub, tutti miscelati con maestria e gusto. Riascoltato dopo sette anni questo cd risulta essere ancora piacevolmente orecchiabile, la musica che allora si poteva considerare sperimentale, si sposa perfettamente con il suono della tromba, del pianoforte, del sax, del flauto e di tutti gli strumenti utilizzati. Anche se la qualità del jazz espresso è mediocre nel contesto generale questo album non è male ma soprattutto non ha perso quello stile originale ed innovativo che lo caratterizza da sempre.

kiriku

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Di nilcoxp (del 14/01/2008 @ 05:00:00, in serie TV, linkato 1719 volte)
Titolo originale
Carnivale - first season
Produzione
USA 2003-2005
Episodi / Durata
12 / 50  minuti

Siamo nel 1934, nel periodo della grande depressione americana. Una carovana circense raccoglie nel suo cammino un giovane che ha appena seppellito sua madre. In un’altra parte del paese a migliaia di miglia da lì, un prete è vittima di incubi spaventosi ed inspiegabili. Sogni che sembrano essere l’unica cosa in comune tra i due protagonisti (il giovane e l’uomo di chiesa). Tutto in questa serie si presenta molto misterioso fin dall’inizio. Che segreto nasconde il ragazzo? Chi è la presenza misteriosa e mai vista che guida questa carovana? Chi è veramente il religioso? Bellissima l’ambientazione nel circo itinerante, con le leggi interne con cui si autoregolamentano, tra povertà e veri “sgorbi” (con tutto il rispetto) da esibizione: la donna barbuta, due gemelle siamesi, un cieco che legge nella mente, una cartomante con una madre in stato catalettico, l’uomo lucertola, ecc… Invidie e vecchi dissapori regolano i rapporti tra le persone del gruppo, ma sempre tutto sotto una cappa mistica e inquietante. Ben (il ragazzo) scopre di avere dei poteri particolari, può curare e togliere la vita alle persone. Padre Justin invece si accorge di avere un’ascendente molto “speciale” sulle persone che lo circondano. In sostanza la prima serie serve ai due protagonisti per cominciare a capire chi siano veramente. Da un’idea di Daniel Knauf, ogni puntata di Carnivale vi saprà avvincere in maniera tale da voler andare subito a quella seguente. Non sono riuscito a trovare difetti in questo lavoro dove tutto funziona perfettamente: sceneggiatura, scenografie, attori, regia, ecc… Perfino la sigla d’inizio è a mio avviso stupenda. Avrete capito che sono stato conquistato dalla magia di questa storia come si rimane conquistati dal fascino del soprannaturale!!! Baci incomprensibili a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 12/01/2008 @ 05:00:00, in musica, linkato 2383 volte)
Artista
Geinoh Yamashirogumi
Titolo
Akira Original SoundTrack
Anno
1993
Label
Demon Records

Il successo planetario del lungometraggio Akira (1988) fu la consacrazione di un opera che fissò svariati capisaldi nell’ambito del cinema di animazione che sarebbero divenuti punti di riferimento negli anni a venire. Il regista Katsuhiro Otomo commissionò la realizzazione della colonna sonora all’ensemble di musicisti Geinoh Yamashirogumi, di cui aveva già avuto modo di apprezzare il lavoro.
Il risultato fu del tutto all’altezza delle aspettative: così risonante con i momenti del film da diventarne un elemento indissolubile e, considerandolo come un disco a sé stante, un trionfo di contaminazione e sperimentazione.
Il collettivo, attivo dal 1974 e diretto dal compositore Yamashirogumi Shoji, impernia la propria ricerca su una suggestiva fusione di stili derivati dal folklore di vari luoghi del mondo e successivamente integrata con l’elettronica. La commistione di tradizionale e moderno, di world music e sintetizzatori, è perfetta per amplificare le visioni messianiche e cyberpunk di Otomo.
I brani di questo album, anche se sarebbe più corretto chiamarli capitoli essendo titolati sulle varie scene o personaggi del film, variano da composizioni dominate da ritmiche tribali e solenni eruzioni corali (“kaneda”, “the battle against the clowns” e “tetsuo”, in questo senso, sono autentici capolavori) fino a minimaliste ed oniriche gemme strumentali come “winds over Neo-Tokyo” o “illusion”.
I mantra di “shohmyoh” e “mutation” compiono straordinarie perlustrazioni delle possibilità evocative della voce-strumento, accompagnando l'ascoltatore attraverso queste forme musicali, magari un po' aliene ed ostiche, con gusto e senso estetico. L'imponente "requiem" compendia tutte le manifestazioni del disco, riprendendo in chiusura il tema iniziale e chiudendo idealmente il cerchio.
Un disco strepitoso sotto ogni aspetto, non mancherà di esaltare i più avventurosi ed esigenti.

slovo

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Di Sansimone (del 11/01/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 2055 volte)
Titolo originale
Un posto nel mondo
Autore
Fabio Volo
Prima edizione
2006

Uno dei regali interessanti che ho ricevuto a Natale è questo libro, “Un posto nel mondo”, di Fabio Volo. Sinceramente prima di iniziare a leggerlo ero un po’ scettico sul fatto che potesse essere piacevole e invece mi sono dovuto subito ricredere dopo le prime pagine.
In una città del nord Italia vivono Michele e Federico, amici dai tempi delle scuole e da allora inseparabili, amici che hanno condiviso scelte dolorose e piacevoli ma, sempre con l’appoggio reciproco.
Un giorno Federico si stanca della vita che ormai conduce da anni, decide di partire e cercare il senso della sua esistenza, Michele questa volta non lo segue e non riesce a capisce i motivi di questo viaggio, continua la sua solita vita. Nei cinque anni d’assenza del suo amico l’unica novità importante per Michele è l’aver conosciuto Francesca ma anche questo rapporto finisce con un niente di fatto.
Dopo poco tempo dal suo ritorno Federico muore in un incidente stradale, Michele è travolto dallo shock, passa prima un periodo d’apatia poi decide di partire anche lui sulle orme del suo amico alla ricerca di cosa aveva trasformato e reso felice Federico.
Terzo tra i romanzi scritti dall’autore, il libro mostra una visione negativissima della società italiana, soprattutto dei giovani impegnati a sembrare tutti uguali a botte di capi firmati e cerca di dare un senso di speranza alla generazione di trentenni odierni.
Quello che mi ha colpito piacevolmente è la risposta che Volo dà ad un quesito che pone nel libro, in altre parole una persona si può innamorare di un'altra se non è soddisfatta della propria vita? Ovviamente la risposta è no, scontato, ma è molto bella la via che deve percorrere il protagonista del libro per arrivare a questa conclusione.


SanSimone

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Di Namor (del 10/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1124 volte)
Titolo originale
In the Valley of Elah
Produzione
USA 2007
Regia
Paul Haggis
Interpreti
Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Jonathan Tucker, Frances Fisher, Jason Patric, Josh Brolin, Wes Chatman, Mehcad Brooks, Victor Wolf.
Durata
124 Minuti
Trailer

Una telefonata proveniente dalla vicina base militare nel Nuovo Messico, comunica all’ex agente di polizia militare ora in pensione Hank Deerfield, (Tommy Lee Jones) che il figlio, reduce dall’Iraq, risulta assente ingiustificato da svariati giorni ed il persistere di tale allontanamento lo metterà a rischio di gravi sanzioni disciplinari. Per evitare il peggio e conoscere le motivazioni di questo gesto irresponsabile, il padre si reca di persona nel luogo per indagare e scoprire che fine abbia fatto la sconsiderata recluta. Nel frattempo, sul ciglio di una strada di periferia vengono ritrovati i resti di un corpo umano carbonizzato, dapprima fatto a pezzi ed in seguito sbranato da animali randagi. Un’impietosa autopsia rivela che i resti sono di Mike Deerfield (Jonathan Tucker)….. il soldato scomparso.
La verità sugli avvenimenti che hanno portato alla tragica fine del figlio… questo é tutto quello che chiede Hank, sapere com’é morto e perché, le risposte date dagli inquirenti non convincono affatto la sua oculatezza di segugio acquisita durante la sua militanza nel corpo investigativo militare. Coadiuvato dall’ispettore di polizia Emily Sanders (Charlize Theron), e dalle immagini distorte di filmati girati con il cellulare del figlio, riuscirà nonostante varie vicissitudini a penetrare in quella cortina di omertà, dove dietro si cela una infida e scomoda verità!
Ottimo il titolo scelto dal suo regista e sceneggiatore, il premio Oscar Paul Haggis, “Nella valle di Elah”, luogo dove si svolse il famoso scontro tra Davide e Golia, ed è in sintesi quella che Tommy Lee Jones con una buona interpretazione nelle vesti di Davide, si appresta a combattere contro Golia, il sistema odierno militare, per conoscere la realtà degli avvenimenti sulla morte del figlio!
Per coloro che si apprestano a vederlo, consiglio di non aspettarsi un film di guerra colmo di azioni spericolate ad alto tasso adrenalinico, rischierebbero di uscire dalla sala molto delusi, la pellicola aspira più ad aprire gli occhi allo spettatore sulle conseguenze morali di una guerra forse inutile, sul popolo di una intera nazione che appare ormai sfiduciata e confusa, come testimonia la locandina che ritrae la bandiera Americana issata a testa in giù, un chiaro segnale che le cose da loro non vanno affatto bene.

Namor

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Di Darth (del 09/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1352 volte)
Titolo originale
Live Free or Die Hard
Produzione
USA 2007
Regia
Len Wiseman
Interpreti
Bruce Willis, Justin Long, Timothy Oliphant, Cliff Curtis
Durata
130 minuti
Trailer

Nel lontano 1988 andai al cinema a vedere “Die Hard – Trappola di cristallo”, interpretato da un allora sconosciuto Bruce Willis. Complice l’età adolescenziale ed il carisma che Willis riuscì a dare al suo personaggio John McClane, il film divenne (per me) un must e successivamente lo rivedetti non meno di dieci volte in vhs. Il suo sequel “58 minuti per morire” mi deluse non poco, fu sicuramente il peggiore della serie. Il terzo, “Duri a morire”, cambiò leggermente lo stile narrativo divenendo più ironico, e la presenza di attori come J.Irons e Samuel L. Jackson diedero alla pellicola una qualità notevole. Ora, a distanza di 19 anni dal primo film e a 12 anni dal terzo, ecco che il tenente McClane torna sugli schermi. La moglie lo ha lasciato, la figlia lo detesta, del figlio non si ha notizia e lui, sempre uguale, nonostante vent’anni in più sul groppone continua a fare il “Rambo” della situazione... rimanendo comunque assai credibile! (un bello smacco per S.Stallone ed il suo Rocky Balboa panciuto…).
Questa volta in pericolo c’è l’intera società Americana, poiché un gruppo di cyber-terroristi attacca la nazione prendendo possesso di tutte le reti informatiche. Con quest’arma, gli hacker, riescono a mettere in ginocchio il paese bloccando tutto: dal traffico aereo ai semafori, dalla borsa di NY alle reti bancarie, inibendo le reti di comunicazione televisive e telefoniche e perfino comandando le linee elettriche idriche e gassose. John McClane si trova a dover risolvere praticamente da solo tutto questo casino perché, incaricato di prendere in consegna un hacker, si troverà in compagnia dell’unica persona rimasta in vita in grado di fermare i cyber-terroristi.
Die Hard – Vivere o morire”, è ovviamente un’americanata allo stato puro. Ma, in questa occasione, non poteva essere altrimenti… e chi conosce le gesta del personaggio che fece la fortuna di B.Willis non può che concordare con me. Certo che vedere un F16 che si infila sotto un cavalcavia e spara alcuni missili oltre a qualche centinaio di pallottole contro il camion guidato da McClane e lui che gli urla contro “E’ tutto qui quello che sai fare?” può sembrare leggerissimamente esagerato… Ma John McClane è John McClane!!!
Hippy ya ye, figlio di puttana”.

Darth

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Di kiriku (del 08/01/2008 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1673 volte)
Artista
Asa
Titolo
Asa
Anno
2007
Label
Naïve

A ottobre dello scorso anno è uscito in Italia il cd d’esordio di Asa. Nata a Parigi è cresciuta però in Nigeria dove ha scoperto l'amore per la musica e per la sua terra ed è proprio nel suo paese che muove i primi passi e conquista notorietà, gia a diciotto anni si fa conoscere in una trasmissione radiofonica. A vent’anni torna a vivere a Parigi arricchendo così la sua formazione artistica. La possibilità di vivere due realtà, quella africana e quella europea, gli da la possibilità di mettere a fuoco una lucida visione personale sui problemi della sua gente. Ed è a quest’ultimi che il cd in questione è dedicato, cercando di instillare nelle loro coscienze un sentimento di rivalsa che nasce dalla consapevolezza che i problemi del proprio paese possono essere risolti solo dagli africani stessi, anche perchè gli unici in grado di sapere quali sono le ferite che piagano la propria terra. I testi di Asa raccontano dei grandi problemi che affliggono la sua gente, ma allo stesso tempo cercano di trasmettere valori positivi. Lo stile della cantante è una palese fusione di generi differenti; il reggae, l’R&b, il pop, in poche parole una mescolanza di stili e contaminazioni che danno a questo cd una forza e una godibilità davvero notevoli. Canzoni come "Fire On The Mountain" o “Jailer” ti rimangano in testa e ti ritrovi a canticchiarle anche se è trascorso diverso tempo dal loro ascolto. Se a tutto questo aggiungiamo un buona voce il prodotto finale non può che risultare davvero valido. Se proprio devo fare una critica credo che musicalmente l’africa doveva essere più presente, in alcune interviste ha detto  di essere stata influenzata dall’ascolto di artisti come Marvin Gaye, Fela Kuti, Bob Marley e Aretha Franklin, ma dall’ascolto di questo album si evince una contaminazione marginale da parte di questi immensi artisti, cosa che tra l’altro sarebbe giusta per chi decide di intraprendere la propria strada, il problema è che, probabilmente per un motivo meramente commerciale, si è puntato su sonorità gia collaudate che permettessero un riscontro immediato. Il risultato comunque è buono ed è il primo passo di una artista che ha tutte le potenzialità per fare qualcosa di veramente importante e speriamo anche di più originale.

Kiriku

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