BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 07/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 902 volte)
Titolo originale
Eastern Promises
Produzione
Gran Bretagna, Canada 2007
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinéad Cusack, Jerzy Skolimowski
Durata
100 minuti
Trailer

Ve lo dico subito, sono rimasto senza parole nel vedere l’ultimo lavoro di Cronenberg! Adoro questo regista, e adoro quando affronta tematiche legate alla realtà virtuale o ad una realtà che è altra, così come lo adoro quando scava nei meandri della psiche umana trovandone il lato oscuro(vedi "Spider" e "Crash" per esempio). Detto questo, vien da sé la delusione per una pellicola come “History of Violence”, assolutamente insapore e con una seconda parte western/splatter da dimenticare. Già temevo una fine prematura di questo artista che reputo uno dei pochi “Grandi” ancora in attività, e invece mi esce con questa pellicola stupenda. Ambientazione londinese, atmosfera noir, mafia russa e loro giri di prostituzione e droga. Il corpo umano è qui messo al centro della storia ed esaltato come non mai. I tatuaggi sulla pelle dei protagonisti ne indicano i trascorsi in carcere e la loro importanza sociale. Viggo Mortensen è semplicemente perfetto nel ruolo dell’autista del figlio del boss. Credo che attualmente (Mortensen) incarni in maniera precisa e unica la rappresentazione fisica del pensiero di Cronenberg. Trama avvolgente, attori bravi e credibili (forse la Watts in maniera minore), regia impeccabile che sa osare inquadrature insolite ma efficaci. Una scena su tutte è superlativa: la lotta nel bagno turco tra il protagonista e due sicari armati di coltello. Credetemi se vi dico che da sola vale tutto il film, però poi qui c’è ancora tutta la pellicola che viaggia a livelli molto alti ! Insomma un grande ritorno e una grande promessa per il futuro: anche cambiando genere, rimane lo stampo “cronenberghiano” subito rilevabile dagli amanti del regista, e la qualità non cambia. Cosa chiedergli di più? Che continui così!!! Baci tatuati a tutti…

nilcoxp

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Di FabriVelvet (del 05/01/2008 @ 05:00:00, in libri, linkato 1724 volte)
Titolo originale
Exercises de Style
Autore
Raymond Queneau
Traduzione
Umberto Eco
Editore
Einaudi
Prima edizione
1947

“Un episodio banale, di breve durata, raccontato in 99 modi diversi. Quando ne ho visto la rappresentazione teatrale sono morto dalle risate…” Così mi hanno presentato i 99 esercizi di stile di Raymond Queneau, e subito la cosa mi ha incuriosito e affascinato. Lo scrittore francese parte da una storia in effetti banale, di vita quotidiana (non intendo svelarvela), che nella sua narrazione occupa poche righe di una pagina e giocando con il linguaggio racconta la stessa in 99 modi diversi. Figure retoriche, punti di vista, interpretazioni, neologismi e tante altre evoluzioni lessicali sono messe in campo per il racconto dell’episodio madre. L’effetto diretto è, pagina dopo pagina, sorpresa, e un allegro stupore e quel che accade, se vogliamo indirettamente nella vita quotidiana, è la maggiore capacità di interpretare con “diversi occhiali” stessi episodi. La traduzione del testo, a cura di Umberto Eco, in sintonia con i giochi linguistici di Queneau, riflette l’impossibilità, per un testo di questo genere, di una traduzione letterale.. ed è una fortuna perchè quel che ne esce è fantastico!! Il libro è in vendita con testo a fronte, in francese, ottima scelta dell’editore per non privare al lettore il piacere della lettura o del confronto con il testo originale. Sempre in merito ai 99 esercizi di stile 60 anni dopo l’uscita del libro di Raymond Queneau, il fumettista statunitense Matt Madden ne propone un fumetto dallo stesso titolo ( ed. Black Velvet, 2007), con una storia diversa, che potrà essere apprezzata dagli amanti del genere. Una buona lettura.

FabriVelvet

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Di Sansimone (del 04/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 869 volte)
Titolo originale
I'm Not There
Produzione
USA 2007
Regia
Todd Haynes
Interpreti
Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Bruce Greenwood, Julianne Moore, Michelle Williams
Durata
135 minuti

Avevo sentito parlare di questo film sulla vita di Bob Dylan in occasione dell’ultimo festival di Venezia e mi aveva incuriosito anche per com’era strutturato. Infatti, il regista, Todd Haynes, racconta la vita dell’artista, primo senza mai nominarlo e secondo attraverso sette personaggi non collegati fra loro, ma ognuno rappresenta un’esperienza, un lato della vita di Dylan.
I sette personaggi sono Arthur, poeta simbolista che porta lo stesso nome di Rimbaud, interrogato e poi condannato da una commissione d'inchiesta per i suoi presunti legami con gruppi sovversivi e d’estrema sinistra. Woody (Marcus Carl Franklin) un bambino d’undici anni scappato da un riformatorio e pronto a raggiungere il capezzale del morente omonimo, il cantante folk che ha influenzato per lungo tempo la musica di Dylan. Poi c'è Jack (Christian Bale) cantore della protesta al tempo della guerra in Vietnam, Robbie(Heath Ledger) attore e motociclista, Jude (Cate Blanchett) l'androgino e cinico cantante folk, Arthur (Ben Whishaw) poeta e per finire e il vecchio Billy (Richard Gere), ispirato al celeberrimo criminale Billy the Kid.
Come dicevo prima ognuno di questi personaggi rappresenta un “pezzo” di Dylan e uniti danno una visione generale sul talento del menestrello. Talento che possiede sicuramente il Todd Haynes per la splendida intuizione su cui ha poi basato il film.
In conclusione un film molto interessante, particolare con un cast molto bravo(Coppa Volpi migliore interpretazione femminile a Cate Blanchett) anche se devo ammettere che chi non è un cultore di Dylan fa un po’ fatica a capirlo alla prima visione.

SanSimone

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Di Namor (del 03/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1143 volte)
Titolo originale
Una moglie bellissima
Produzione
Italia 2007
Regia
Leonardo Pieraccioni
Interpreti
Leonardo Pieraccioni, Laura Torrisi, Gabriel Garko, Massimo Ceccherini, Rocco Papaleo, Francesco Guccini, Tony Sperandeo.
Durata
96 Minuti
Trailer

Anche questo Natale è passato, e con lui il film natalizio che io ed il mio nucleo familiare ci riserviamo di vedere ogni anno, l’unica occasione per andare almeno una volta l’anno tutti insieme al cinema. Come era già accaduto due anni fa, la scelta é ricaduta sul nuovo titolo di Leonardo Pieraccioni “Una moglie bellissima”, considerato che il precedente lavoro ci era garbato parecchio, la maggior parte di noi era favorevole per rivedere il comico toscano di nuovo all’opera. Una volta terminato lo spettacolo e ci si incammina verso le nostre auto, ecco che spunta fuori la classica domanda, “Ragazzi a voi è piaciuto il film?” attimi di silenzio e nessuno espone il proprio parere, io solitamente il giudizio sul film appena visto, lo emetto sempre il giorno dopo, soprattutto se il film non mi ha convinto…ma in questo caso, sono stato il primo a rispondere al quesito, non avevo bisogno di aspettare per dire...no, non mi é piaciuto!
In tutta franchezza, trovo che sia uno dei peggiori film che Pieraccioni abbia realizzato fin’ora, non tanto per il solito ruolo dell’eterno bambinone che tra una disavventura e l’altra si cimenta in svariate gag per conquistare la bella fidanzata di turno, è noto ormai lo stile del comico toscano a chi lo segue da svariati anni, quando si sceglie di vedere un suo film, si sa, cosa ci si aspetta. Quindi la mia critica non si allinea con quelle di famosi critici cinematografici, i quali lo accusano di fare sempre lo stesso personaggio, passato ormai di moda considerata l’età del comico! A me piace il suo marchio artistico, anche perché conoscendo la sua comicità, trovo che sia fondamentale quell’impronta di eterna fanciullezza che lui riversa ai suoi protagonisti, anzi, diciamo pure che senza, perderebbe gran parte del suo pubblico. Ma questo non vuol dire che lui ci debba proporre una sceneggiatura scialba e scarna di nuove trovate comiche, caratteristiche che ha evidenziato la sua nuova pellicola. Giunto a metà proiezione avevo già capito che non sarebbe stato un gran che, difatti il giorno dopo, nessuno di noi ricordava una qualsiasi scenetta divertente, cosa che puntualmente invece accade quando si viene colpiti in maniera positiva dal film. Un vero peccato, vista la nutrita schiera di attori presenti nel film, come Papaleo, Ceccherini, e Sperandeo. Pazienza, vorrà dire che la prossima volta il caro Leonardo insieme al suo amico Veronesi, faranno uno sforzo in più per proporci un film alla loro altezza, constatato che le doti non gli mancano.
E mi raccomando,…il dialetto toscano cerchiamo di renderlo comprensibile anche a coloro che non lo sono, perché in questo film più di una volta si faceva veramente fatica a capire cosa dicevano i protagonisti!

Namor

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Di Darth (del 02/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1424 volte)
Titolo originale
Crank
Produzione
USA 2006
Regia
Mark Neveldine, Brian Taylor
Interpreti
Jason Statham, Amy Smart, Jose Pablo Cantillo, Efren Ramirez, Dwight Yoakam, Carlos Sanz, Jay Xcala, Keone Young
Durata
84 minuti
Trailer

All’inizio i creatori di videogame acquistavano le royalties dei film più blasonati per vendere più copie; da un po’ di tempo a questa parte succede anche l’opposto… cioè che i produttori cinematografici sfruttino nome e storia di un videogioco per far cassa la botteghino. Crank, invece, è forse il primo esempio di film girato come un videogame. I due registi pubblicitari Mark Neveldine e Brian Taylor, debuttano con una pellicola decisamente fuori dai classici schemi degli action movie, con un montaggio serratissimo, sfruttando lo split-screen e la narrazione in tempo reale (prese dalla serie-tv 24), musica adrenalinica e integrazioni grafiche (scritte sulla fronte quando uno dice “ma c’ho scritto […] sulla fronte?” per intenderci). L’arcade al quale si sono ispirati i due geniali registi è l’antichissimo Berzerk: fu il primo videogame a causare la morte di un giovane per attacco cardiaco mentre giocava. L’omaggio a questo retro-game è riscontrabile in Crank, celato qua e la nelle dinamiche inquadrature (anche se personalmente l’ho “trovato” una volta sola).
Anche la trama è brillante, con il protagonista Chev Chelios (ex killer di professione) che viene avvelenato dallo schizzatissimo boss Ricky Verona con una droga cinese. La droga in questione agisce sul cuore e l’unica speranza di sopravvivere per CC è di mantenere un livello altissimo di adrenalina. Per gli 84 minuti del film quindi il protagonista non potrà mai fermarsi… perché, come dice l'antico proverbio, chi si ferma è perduto! Davvero simpatiche le trovate per tenere sempre alta l’adrenalina: le continue bibite alla caffeina, l’epinefrina, l’eccitazione sessuale… stando attenti a non arrivare mai all’orgasmo! Tutto questo mentre cerca di trovare il rifugio di Ricky Verona per vendicarsi.
Divertente, vivace ed originale… un ottimo film.
Per finire, tornando all’argomentazione iniziale, se vi può interessare si può acquistare il videogame "Crank - No pain no game" per il vosto telefono cellulare… mentre se volete provare Berzerk, potete fornirvi di un emulatore MAME e scaricarvi la ROM da Internet (ricordatevi però di cancellarla entro le 24 ore successive se non possedete il gioco originale)… ma attenti agli attacchi cardiaci eh! : - D

Darth

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Di slovo (del 25/12/2007 @ 05:00:00, in redazione, linkato 2321 volte)
image by slovo

a tutti i nostri lettori, affezionati e occasionali
: - ) Tanti Auguri di Buone Feste : - )

le recensioni riprenderanno mercoledì 2 gennaio 2008.
Non mancate ; - )

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Di nilcoxp (del 24/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1587 volte)
Titolo originale
Fascisti su Marte
Produzione
Italia 2006
Regia
Corrado Guzzanti
Interpreti
Corrado Guzzanti, Pasquale Petrolo, Andrea Blarzino, Marco Marzocca, Andrea Purgatori, Andrea Salerno
Durata
100 minuti
Trailer

Credo di aver scelto il film giusto per questa vigilia incombente. Ricavato da una serie televisiva, il presente film per potersi chiamare così, è stato ampliato e terminato da quell’istrionico personaggio che fa di nome Corrado Guzzanti. Egli attraverso la forma del cinegiornale dell’epoca (1939) ci presenta una esilarante, quanto improbabile, missione spaziale di conquista del pianeta Marte (“…rosso pianeta bolscevico e traditor”) da parte dei fascisti. L’inizio è strepitoso! Ho riso continuamente ad ogni trovata geniale del regista/attore, che interpretando le veci del capo della spedizione imita in maniera stupenda i gesti e la mimica del leader del tempo (Mussolini per chi non l’avesse capito!) e pronunciando “facisti” invece di fascisti, così come faceva lui. Bello, intelligente, e incredibilmente illuminante. Un vero “facista” sopperisce all’assenza di ossigeno con un semplice “Me ne frego!”, e quando non trovano nessuno contro cui combattere si inventano dei nemici da imprigionare e fucilare: dei sassi inanimati che chiamano “mimimmi”. Mi sono divertito da matti nell’assistere al combattimento tra il caposquadra “facista” e il presunto capo dei mimimmi, che aveva nel suo repertorio da combattimento queste tre mosse micidiali: “la finta”, “la finta della finta”, “la finta della finta della finta”! Per forza, è una pietra e non si può muovere! Ahahah. Cala paurosamente nel finale con l’arrivo di un’astronave e di donne bellissime che nulla sembrano avere in comune con la storia fino ad allora narrata. Parodia notevole della stupidità dei regimi militari, in particolare di quello italiano, tanto tragico da apparire grottesco e comico oggi, ma per nulla divertente se relazionato ai milioni di morti che ha causato. Forse una chiave di lettura sta nel vedere così ridicolo uno sbaglio da non rifarlo più! Questo almeno è il mio augurio per queste giornate di festa e per l’anno nuovo che sta arrivando. Meno ipocrisia e più comprensione, sarebbe già tanto… Baci NON “facisti” a tutti.

nilcoxp

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Di Sansimone (del 23/12/2007 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1825 volte)
Titolo originale
Battlestar Galactica
Produzione
Stati Uniti d'America
Episodi / Durata
34 / 45 min circa

La serie TV di cui vi voglio parlare è chiaramente quella prodotta nel 1978 e trasmessa in Italia nel 1983. Faccio questa precisazione perché ho scoperto che a partire dal 2003 è stato realizzato un remake con un discreto successo ma, che in Italia è arrivato soltanto su una rete satellitare.
La serie originale era composta da due cicli di puntate, la prima stagione con 24 episodi e la seconda con 10. La trama era di per se abbastanza semplice, in un universo lontano lontano (vi ricorda qualcosa questo?) la razza umana è in pericolo a causa dell’offensiva dei Cicloni, aneroidi costruiti dall’uomo stesso ma sfuggiti al suo controllo. A causa di un’imboscata tutta la flotta d’astronavi da combattimento viene distrutta, si salva soltanto il caccia interstellare Galactica al comando del comandante Adamo il quale avrà il compito di scortare tutta la popolazione civile dei dodici pianeti nella ricerca di una colonia dimenticata su un pianeta chiamato Terra.
Questo telefilm era uno dei miei preferiti da bambino, probabilmente a causa dell’estrema somiglianza alla saga di Star Wars, quindi affascinante al massimo per un bambino di 10 anni ( tra l’altro proprio a causa di questa somiglianza Century Fox intento una causa per plagio ai danni della Universal Studios, ma non ottenne nessun risultato).
Anche la bravura degli attori, un nome su tutti Dirk Benedict (Scorpion) che diventerà famoso in seguito con il ruolo di “Sberla” nella serie A-Team, ha contribuito a rendere questa serie TV indimenticabile.

SanSimone

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Di Andy (del 22/12/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1019 volte)
Artista
Bettye Lavette
Titolo
The Scene Of The Crime
Anno
2007
Label
Epitaph / Anti-

Che bel disco davvero, l’ultimo di Bettye Lavette, grande voce e grande suono. Devo dire che mi ha preso bene fin dal primo pezzo “Take me like I am”, con questa voce calda, graffiante e suadente degna, tanto per fare un paragone, di una Tina Turner degli anni migliori, ma su una base musicale dai toni funky-soul-blues coinvolgente, mordente e ballabile a seconda della canzone, fabbricata con esperienza dal gruppo che la accompagna da circa un lustro a questa parte, i Drive by Truckers.
Questa grande artista è rimasta purtroppo ingiustamente semi sconosciuta al grande pubblico, non si sa bene per quale ragione, dopo aver raggiunto un discreto successo negli anni settanta con un paio di hit funky-soul, e quando tutto sembrava pronto per fare il grande salto con la registrazione di un album in perfetto stile motown per la Atlantic, finita l’incisione la famosa major non promosse per niente il suddetto disco e la nostra rimase praticamente confinata nel circuito della musica live dei piccoli teatri e locali; finalmente nel 2005 è arrivato il suo momento, grazie a una piccola casa discografica la Anti che ha visto giusto nel rilanciarla con l’ottimo I’ve got my own hell to raise, acclamato dalla critica e dal pubblico a cui sono seguiti il meritato successo con relativi tour e riconoscimenti a livello mondiale.
Con questo The scene of the crime, Bettye sta consolidando la dimostrazione della sua bravura e feeling, con un album che vede cover di grandi nomi come “Call it love” di Ray Charles, “Talking all soldiers” di Elton John, accanto a inediti come “Before the money come”, con cui la Lavette si toglie qualche sassolino, parlando del mondo non troppo pulito del business discografico, ballate avvolgenti come “Choices” e soul-blues accattivanti e sensuali come “The last time”e “You don’t know me at at all”. Da notare che le sfumature gospel e spiritual della sua voce, non arrivano dall’aver frequentato come accade di solito i classici cori, ma dai dischi del juke-box che suo papà aveva nel proprio locale, e di cui lei fin da bambina, evidentemente, ha fatto buon uso. Non voglio dilungarmi oltre e vi dico che se volete ascoltare un bel cd di musica calda e coinvolgente, ottimo per il periodo natalizio, ve lo consiglio appassionatamente… Buone feste a tutti.

Andy

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Di slovo (del 21/12/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1630 volte)
Artista
Gnidrolog
Titolo
…in spite of Harry’s toe-nail
Anno
1972
Label
Audio Archives

Nel novero dei grandi protagonisti della scena progressive britannica i Gnidrolog tendono sempre a passare inosservati; come questo possa succedere, considerato il valore di ciò che hanno registrato, è piuttosto singolare. Forse imputabile, oltre alla solita e immancabile sfortuna, al fatto che il gruppo pubblicò due soli album nel 1972 (incredibile annata… musicalmente parlando) e poi più nulla fino al 2000, quando le probabilità di avere successo suonando prog rock erano ormai mutate da scarse a trascurabili.
La produzione non superlativa, anche per gli standard dell’epoca (sottigliezze, certo...) potrebbe minare l’interesse iniziale in questo debutto dal bizzarro titolo ma è sufficiente qualche ascolto per rivelarne spessore e bellezza.
Il disco parte sfiorando gli estremi: “long live man dead” è un pezzo hard-prog graffiante e serrato, la seguente “skull” un lento dai toni onirici costruito su raffinati intrecci flautistici. Una grande sensibilità acustico-sinfonica mantenuta anche nella successiva “peter”, sposata con un testo follemente visionario. ”snails” è una strepitosa orgia della non-forma, di certo il brano più avventuroso ed eccitante di ISOHTN. I quattro brani suonano senza soluzione di continuità e assieme compongono una lunga suite.
La seconda parte dell’album (o il secondo lato se ragioniamo in termini di supporto vinilico) è di caratura lievemente inferiore pur mantenendosi su livelli egregi.
La musica dei Gnidrolog è intricata, dolce, ruvida, emozionale… completa: i quattro polistrumentisti che formano il gruppo apportano una gran varietà di colori al sound oltre che una tecnica su cui non si può eccepire, ai gemelli Colin e Stewart Goldring (rispettivamente voce/chitarre/sax/corno/armonica e voce e chitarra solista) gli onori per un songwriting ispirato ed intelligente che si sarebbe ulteriormente perfezionato nel successivo “Lady Lake”, uscito lo stesso anno.
Consiglio di procurarsi la ristampa del 1999 contenente materiale bonus, inediti e versione live. Buon ascolto.

slovo

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Di Namor (del 20/12/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 2804 volte)
Titolo originale
Le secret du treizieme apotre
Autore
Michel Benoit
Editore
Piemme
Prima edizione
2007

Quella sera il Roma Express, oltre ai suoi comuni passeggeri, trasportava un tremendo segreto celato da oltre due secoli, la prova che avrebbe messo in discussione le fondamenta dell’intero mondo religioso. Ad occultarlo con qualsiasi mezzo da duemila anni è la stessa chiesa, che vede nella sua rivelazione, la sua stessa fine!
Mentre il treno sfreccia nella notte, padre Andrei il custode di questo inconfessabile segreto, viene assassinato prima di far ritorno alla sua abbazia e la sua morte viene frettolosamente archiviata come suicidio. La versione dei fatti riportata ufficialmente, non convince il suo amico e compagno di studi padre Nil, lui sa che padre Andrei era molto vicino alla scoperta di qualcosa di molto scomodo per la chiesa, difatti non a caso era stato convocato d’urgenza al Vaticano nientemeno che dalla temibile Congregazione della Fede…l’attinente di oggi dell’antica inquisizione!
L’insolita convocazione, non fa che avvalorare ulteriormente i dubbi del frate sull’effettivo suicidio del suo amico d é per questo motivo che padre Nil darà inizio ad una insidiosa ricerca che lo porterà indietro nel tempo, dove tutto iniziò con l’ultima cena di Gesù insieme agli apostoli e alla figura misteriosa di un tredicesimo apostolo di cui non c’è nessuna traccia nei vangeli ufficiali, nonostante fosse riconosciuto come il seguace prediletto di Gesù!
A guidarmi nella scelta di questo libro, oltre alla copertina che trovo molto in sintonia con il tema trattato, sono stati altri due importanti fattori. Il primo é la particolare trama, che ha come ambiente l’inaccessibile Vaticano, l’altro é lo strano percorso del suo autore Michel Benoit, biologo di formazione e monaco benedettino per 20 anni, di cui 5 trascorsi in Vaticano. Specialista sul Cristianesimo e sulle sue origini, e autore di diversi saggi che fanno il punto sull’”affaire Gesù”. Credenziali di tutto rispetto che non possono passare inosservate, visto che “Il tredicesimo apostolo” è un trhiller ambientato in un mondo a lui appartenuto per venti anni. Sinceramente, visto il suo curriculum mi aspettavo qualcosa in più, il libro é scritto bene ed è molto esauriente in materia religiosa, ma manca di azione, o meglio, nella preparazione degli omicidi non si avverte quella tensione che di solito accompagna il lettore fino al termine di tale gesto.
In parole povere trovo che sia poco avvincente, per essere catalogato come trhiller!

Namor

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Di Darth (del 19/12/2007 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 2044 volte)
Titolo originale
Prison Break
Produzione
USA, 2006
Episodi / Durata
22 / 40 minuti

Come promisi nella recensione della 1° stagione, eccovi le mie impressioni sulla 2° stagione di Prison Break.
Prima di tutto: attenzione! Se non avete finito di vedere i 22 episodi della serie precedente non continuate la lettura per non scoprire anzitempo come termina il tentativo di evasione ideato da Scofield!

Allora, avevamo lasciato che da Fox River sono evasi in otto. Il proseguo della serie non è più tra le mura di un carcere, ma narra la caccia agli evasi da parte delle forze dell’ordine e, soprattutto, dagli uomini del vicepresidente che vogliono mettere a tacere i fratelli Burrows e Scofield. Contestualmente ognuno degli otto di Fox River cercherà a modo suo di mettersi in salvo e di entrare in possesso degli otto milioni di dollari nascosti da Charles Westmoreland nello Utah.
I personaggi chiave della seconda serie saranno nuovamente Michael, Lincoln e il mano-monca T-Bag tra i fuggitivi, mentre dalla parte dei cacciatori spiccano i personaggi del comandante delle guardie Bellick (licenziato assieme al direttore dopo la fuga dei detenuti), l’agente speciale Kellerman (la mano operativa del neo-presidente Reynolds) ed un nuovo personaggio: Alexander Mahone, agente dell’FBI corrotto, che avrà il compito di far si che nessun evaso venga catturato vivo!
Purtroppo, questo sequel è decisamente peggiore della prima serie: ricco fino al midollo delle classiche banalità di cui riempiono le serie-tv senza fine americane, e di continui assurdi salvataggi ”all’ultimo secondo”. Inoltre, l’altra serie un finale ce l’aveva… questa, oltre a lasciare troppe cose sospese, l’ultimo episodio pare far ricominciare tutto da capo.
Dopo questa delusione, questa volta non posso promettervi la recensione anche la terza serie… anche se… non si sa mai… ; - )

Darth

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Di kiriku (del 18/12/2007 @ 05:00:01, in live report, linkato 2437 volte)
Artista
TorinoJazzlab
Titolo
Live, Cavallerizza reale - Torino
Anno
2007
Label
Musica 90

TorinoJazzLab è un progetto che nasce nel 2006, ideato dal celebre contrabbassista e docente al Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi”, Furio Di Castri e dal direttore artistico dell’Associazione Culturale Musica 90, Gianpiero Gallina. Il progetto è finanziato dalla Compagnia di San Paolo, con il patrocinio della Città di Torino, in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” e l’Università degli Studi di Torino. È un progetto triennale che si prefigge lo scopo di formare studenti universitari e del conservatorio, insegnandogli a vivere l’orchestra come un’esperienza collettiva, dove musicisti di estrazione jazz, classica, rock o etnica imparano a dialogare tra loro suonando accanto a professionisti e a grandi artisti internazionali. Il 6 giugno 2007, a conclusione del primo anno di lavoro, si è tenuto un concerto alla Cavallerizza Reale di Torino, la registrazione di quell’evento è diventata un cd che lo scorso venerdì 12 alle 18:00 è stato presentato, con un’altra esibizione dal vivo, nell’aula 1 di Palazzo nuovo. All’ultimo concerto tra il pubblico c’ero anch’io. Appena arrivato mi sono accorto di due cose: la prima è che i componenti della band, formata da venticinque elementi tra cui archi, percussioni, legni, ottoni e strumenti vari, erano pressati e stipati giù in fondo all’aula in uno spazio troppo stretto per contenerli tutti, la seconda è l’affluenza di pubblico, che visto il luogo e l’ora, pensavo sarebbe stata maggiore. Nonostante questo è stata una bella esperienza, il concerto è durato un’ora scarsa, durante la quale sono stati eseguiti brani contenuti nel cd e che rappresentano la summa del lavoro svolto in un anno di corso, tra questi: “The Monk Page”, Skippy” e “God Shave The Queen”. Il tutto diretto egregiamente da Di Casrti che ha guidato i musicisti attraverso quell’universo irreale, da lui stesso creato, in cui la musica di Monk e quella di Zappa si fondono insieme in un patchwork onirico ben riuscito. I complimenti vanno fatti anche all’orchestra che ha suonato ottimamente dimostrando una buona intesa, frutto di un lavoro svolto con passione e serietà. I brani contenuti nel cofanetto sono nove e tutti contengono quell’originalità, quella freschezza e quell’entusiasmo che ho percepito nell’ascoltare quei giovani musicisti. Ma questa è solo la prima tappa di questo progetto che prevede lo studio dell’analisi e delle influenze della musica etnica, del rock, della musica contemporanea, dell’elettronica e dell’improvvisazione. Spero che in un futuro prossimo altri progetti come questo vedano la luce per far si che quella cerchia di persone che amano la musica, non smetta mai di crescere e di evolversi in un piacere collettivo.

kiriku

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Di nilcoxp (del 17/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1114 volte)
Titolo originale
Jackass - Number Two
Produzione
USA 2006
Regia
Jeff Tremaine
Interpreti
Johnny Knoxville, Bam Margera, Chris Pontius
Durata
80 minuti
Trailer

Ormai sapevo benissimo a cosa andavo incontro, avendo già visto il primo di questo genere di lungometraggio. E così mi sono ben disposto alla visione di chissà quali schifezze, e vi devo dire che sono stato ben ripagato! I protagonisti hanno voluto strafare, e ridotte in maniera evidente le scene acrobatiche rispetto al film precedente, si sono dedicati anima e corpo (più corpo per la verità) ad esibizioni disgustose che non hanno risparmiato feci, marchiature a fuoco, vomito e sperma. Inutile dire che bisogna essere forti di stomaco per poter apprezzare queste cose. Come sempre però molte le scene deboli e poco incisive, che portano comunque a domande del tipo: ma come faranno a essere così scemi? Un successo minore ha accompagnato l’uscita di questo lavoro, che rimane comunque positivo sotto il profilo economico essendo una produzione dal costo ridotto e dall’alto reddito. Sembra ci sia in giro in America un terzo episodio di questa che si avvia ad essere una saga per niente stellare!!! Scusate la battuta, ma mi è servita per scrivere una riga di più di questa recensione. Baci intestinali a tutti.

nilcoxp

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Di Sansimone (del 16/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1000 volte)
Titolo originale
Giorni e nuvole
Produzione
Italia, Svizzera 2007
Regia
Silvio Soldini
Interpreti
Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano, Paolo Sassanelli, Arnaldo Ninchi
Durata
116 minuti

Siamo a Genova dove una quarantenne, Elsa, si laurea e il marito le ha preparato una festa a sorpresa con tutti i loro amici. Inizia così l’ultimo film del regista Silvio Soldini.
Dopo la festa, il marito, Michele, confessa ad Elsa di avere perduto il proprio lavoro nell’azienda da lui creata a causa di divergenze con gli altri soci ma, che non si deve preoccupare troverà presto un altro lavoro e la loro vita non subirà grandi cambiamenti, invece non sarà così.
Ho trovato questa pellicola di Soldini un’ottima rappresentazione della precarietà della vita contemporanea in Italia. Per precarietà non intendo soltanto quella lavorativa ma, anche sociale. Michele, infatti, viene estromesso dalla società per motivi di carattere gestionale ed è allora che si scontra con la realtà lavorativa. Stesso discorso per Elsa che dopo anni d’agiatezza dove ha potuto studiare e lavorare senza paga a vari restauri è costretta a fare più lavori nel tentativo di mantenere la famiglia.
Diverso tra i due protagonisti è la reazione all’insorgere della nuova mutata realtà, Michele si ritrova spiazzato incapace di rimettersi in gioco e che lentamente cade in una profonda depressione in cui mette in discussione tutti i suoi rapporti familiari. Elsa al contrario reagisce alla nuova situazione economica in cui si trova suo malgrado, si procura diversi lavori e cerca di mantenere unita la famiglia ma, sbanda anche lei cedendo alle avance di un giovane datore di lavoro.
Come dicevo prima questo è un ottimo spaccato della vita contemporanea, aiutato in questo dalla bellissima prova di Margherita Buy e Antonio Albanese, in cui si ravvede un disagio sociale che ormai attanaglia tutte le realtà della nostra vita.

SanSimone

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