BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di slovo (del 30/11/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1197 volte)
Artista
Titolo
Anno
2007
Label
autoprodotto

I brani che gli Waves hanno recentemente pubblicato su MySpace anticipano l'imminente uscita del loro album di esordio, attualmente in fase di missaggio (nientemeno) presso i Real World Studios – e i più informati conoscono bene le credenziali che questo nome porta con sè.
Il gruppo di Sassuolo ha già nel fodero un repertorio di brani robusti e appassionati, contaminati da una matrice dublinese che ha ormai fatto scuola e che qui si avvale di un’energica sezione ritmica (GB e Glauco, rispettivamente alla batteria e al basso) delle chitarre taglienti di Mario Carlini e delle notevoli doti interpretative del vocalist Michele Rovatti.
Due ballads: la struggente “New York time” e la delicata “softly in bed” ambedue caratterizzate da un ottimo arrangiamento, le granitiche “burn” e “I see you go” su cui aleggiano i migliori echi di “bullet the blue sky” e uno stadium-rock come “Can you say” che potrebbe essere inserita nelle set-list dei network musicali anche domani, senza sfigurare.
Proposta nella sua versione ‘da saletta’ la rockeggiante “somebody else” si assesta sulla linea stilistica degli altri brani e conferma la compagine del gruppo anche nella dimensione live.
La scelta di cantare in inglese fa pensare alla volontà di raggiungere un pubblico che varchi i confini del paesello: gli Waves credono in ciò che fanno e questo si sente.
Nel songwriting maturo e nella produzione professionale anche i numeri per tentare il grande salto. In bocca al lupo!

slovo

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Di Namor (del 29/11/2007 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 22109 volte)
Titolo originale
Belphégor ou Le fantôme du Louvre
Produzione
Francia 1965
Episodi / Durata
6 / 47 Minuti

Un’oscura figura vestita di nero si aggira in piena notte nei meandri del Louvre. Il ritrovamento del cadavere di uno dei custodi del museo porta subito a pensare che l’omicidio possa essere stato compiuto proprio da quella misteriosa figura, conosciuta col nome di Belfagor. Toccherà al commissario Menadier (René Dary), l’arduo compito di scovare e consegnare alla giustizia il responsabile dell’avvenuto crimine e ben presto la sua indagine si incrocierà con quella del temerario studente Andrea Bellegarde (Yves Rènier) anch’esso bramoso di scoprire chi si cela dietro la maschera di Belfagor. Non sarà affatto facile sbrogliare la matassa di questa vicenda, poiché strani personaggi conosciuti nel corso delle indagini, fanno presupporre che dietro a tale mistero si celi ben più di una persona, ma addirittura la misteriosa e antica setta dei Rosa Croce!
Questo famoso sceneggiato in bianco e nero, divulgato in sei puntate, che spaventò una intera generazione per l’oscura presenza del suo protagonista, fu mandato in onda in prima serata dalla nostra televisione di stato nel lontano 1965, l’enorme successo di pubblico ne consentì la replica negli anni: 1966, 1969, 1975 e nel 1988.
 “Belfagor, ovvero il fantasma del Louvre” fu tratto dall’omonimo romanzo scritto da Arthur Bernède nel 1927, lo sceneggiatore Jacques Armand ed il regista Claude Barma in seguito ne apportarono le giuste modifiche per rendere più avvincente la sua trasposizione televisiva, considerato i buoni risultati direi che l’operazione ebbe buon esito. Indubbiamente, la visione attuale di questa serie priva la stessa del suo antico fascino, ma vi assicuro che all’epoca il suo effetto inquietante era palese, io stesso non sono mai riuscito a guardarne una puntata. Una sera mentre i miei ne seguivano un episodio, mi bastò fissare lo sguardo di Belfagor che ti scrutava dietro la sua maschera, per decidere che non lo avrei mai più visto, c’è da dire che allora avevo nove anni, e ci si spaventava con i film di Dracula e Frankeisten, quindi bastavo poco per impaurirsi, infatti ricordo che mia zia per tranquillizzare la nostra vivacità serale ci diceva <Fate i bravi o chiamo Belfagor!> vi assicuro che al solo pensiero che la sua tetra figura si potesse materializzare, restavamo buoni per tutta la serata!
Un invito a tutti gli over 40, io dopo tanti anni ho finalmente infranto un tabù, grazie alla sua uscita in dvd sono riuscito a vedere questa fantomatico sceneggiato che tanto mi terrorizzava, fatevi coraggio… adesso tocca a voi!

Namor

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Di Darth (del 28/11/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 2653 volte)
Titolo originale
La Ligne noire
Autore
Jean-Christophe Grangé
Prima edizione
2004

Jacques Reverdi è l’ex campione del mondo di immersioni in apnea, con il vizio di uccidere. Viene arrestato in Malesia, in presenza del cadavere della sua ultima vittima: una giovane turista danese. Condotto nelle terrificanti carceri malesi, Reverdi rifiuta di parlare con chiunque e, apparentemente, attende solo la sua condanna. La notizia dell’arresto in flagranza di reato dell’ex campione di apnea fa il giro del mondo e giunge anche alle orecchie di Marc Dupeyrat: giornalista francese. Marc, dopo aver sofferto immensamente per il suicidio del suo migliore amico vari anni prima, ha appena perso anche la fidanzata: uccisa da ignoti. Nella disperazione, Marc ha il bisogno di sapere cosa può spingere una persona a togliere la vita ad un altro essere umano, quali sono gli stimoli e le sensazioni che muovono gli assassini… e chi meglio di un serial killer francese come lui, con alle spalle numerosi omicidi raccapriccianti può spiegarglielo? Marc, che è un giornalista quasi geniale, sapendo che Reverdi non ha parlato con nessuno (nemmeno con il suo avvocato), decide di fingersi una giovane studentessa, e lo contatta tramite lettere che lasciano trapelare la femminilità e l’ingenuità di una ragazza ma anche molta determinazione. Reverdi cade nel tranello, ma pretende che la ragazza segua il “suo percorso” per poter capire. Marc decide di stare al gioco e parte per il sud-est asiatico, la terra di caccia di Reverdi, il quale gli fornirà indizi ogni volta più difficili per seguire… la linea nera.
Davvero eccezionale questo thriller di Jean-Christophe Grangé (autore del più famoso “I fiumi di porpora”): una trama molto originale su un tema ormai stantio (quello dei serial-killer), dove anziché esserci l’investigatore occasionale che, al termine del romanzo, riesce a scoprire o arrestare l’assassino; qui il killer viene arrestato subito, ed il (poco probabile) eroe di turno deve seguirne le orme per portare il lettore a comprendere le motivazioni degli omicidi. Senza esagerare,“La linea nera” è uno dei più bei libri thriller che abbia mai letto, ed il termine “da rimanere senza fiato” è davvero appropriato… soprattutto visto che parliamo anche di apnea ; - )
Insomma, se volete sapere “Che cosa collega l’apnea, il sangue nero, il miele di Angkor, le farfalle e il fruscio delle canne di bambù” non vi resta che leggere “La linea nera”.

Darth

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Di kiriku (del 27/11/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 923 volte)
Artista
Pan Sonic
Titolo
Katodivaihe
Anno
2007
Label
Blast First Petite

Non avrei mai pensato che un giorno avrei scritto qualcosa su un cd di musica elettronica, ho sempre creduto, forse per una serie di preconcetti o forse più semplicemente per ignoranza, che non fosse musica per me. Qualche giorno fa parlando con un amico di musica mi ha rimproverato di non conoscere niente di questo genere musicale e così incuriosito, non tanto da quello che diceva ma dalla passione che ci metteva nel descrivermi cosa significasse per lui, ho deciso di provare ad ascoltare qualcosa. Dopo aver recuperato un po’ di nomi e qualche titolo ho scelto i Pan Sonic, un duo finlandese, composto da Mika Vainio e Ilpo Väisänen, che hanno fatto della musica elettronica sperimentale il fine ultimo della loro ricerca artistica. Katodivaihe è l’ultimo gradino di questo screening sonoro, qui troviamo l’essenza del lavoro svolto in parecchi anni di onorata carriera. Il risultato è sorprendente, suoni asettici, ricercati e difficili da metabolizzare, almeno per le mie orecchie poco avvezze a questo genere. La cosa che mi ha colpito i particolar modo è la fisicità di questa musica, l’impatto che essa ha sull’organismo è notevole e non può che essere figlia di una ricerca minuziosa. Per essere un po’ più chiaro, spero, faccio un esempio: verso la fine della decima traccia, Haiti, dopo che per circa cinque minuti di suoni composti dal cicalare di insetti sintetici, lamiere percosse e seghe metalliche, un brusio sordo, simile ad un tuonare lontano, porta con se un serie intermittente di scosse elettriche nebulizzate che ti irradiano entrambe gli emisferi cerebrali per poi percorrerti spalle e schiena. Dopo di che vieni fustigato dalle fredde e taglienti frustate che caratterizzano l’inizio di Hinaaja, la traccia successiva. In totale i brani sono quattordici e tutti più o meno mettono a dura prova l’organismo e la capacità di ascolto umana, ma, una volta superati i pregiudizi iniziali e ci si predispone all’ascolto, abbandonando per un attimo l’immagine che abbiamo e che ci siamo fatti della musica in generale, l’ascolto di questo cd può essere un’esperienza divertente. Una particolarità dei Pan Sonic è quella utilizzare solo tecnologie analogiche costruite appositamente per loro da un tecnico di fiducia, Jari Lehtinen. Per ascoltare Katodivaihe vi consiglio l’utilizzo delle cuffie o di un impianto stereo molto potente, al fine di poter ascoltare fino in fondo l’ottima qualità dei suoni. Tirando le somme ho trovato questo cd interessante e lo consiglio a chi, curioso come me, ha voglia di sperimentare qualcosa di diverso e fuori dagli schemi.

kiriku

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Di nilcoxp (del 26/11/2007 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1842 volte)
Titolo originale
Dead Like Me
Produzione
Canada / USA 2003-2004
Episodi / Durata
15 / 45 minuti

La seconda serie parte in Italia il 26/11/2004 e ricalca fedelmente la prima. Mantiene i tre filoni principali: recuperare le anime, lavorare in ufficio, seguire le vicissitudini della sua ex-famiglia. La protagonista è sempre la ragazza morta a diciotto anni colpita dalla tavoletta di un cesso di una navicella spaziale (scusate se mi ripeto nello spiegare come sia morta, ma la trovo una genialata!), così come troviamo gli stessi attori a farle da contorno. Anche se spesso possiamo parlare di co-protagonisti, visto il risalto del quale anch’essi godono. Stupenda è anche l’idea di usare come luogo di riunione per l’assegnazione dei compiti di ognuno, un bar-ristorante di cucina tipica: la “Der Waffle Haus”. Le tematiche toccate sono molteplici e senza esclusione alcuna: religione, sesso, omosessualità, criminalità, arrivismo, solitudine,ecc. Ovviamente la materia maggiormente trattata è la “morte” nelle sue molteplici sfaccettature. Secondo me però questa serie perde “qualcosina” strada facendo, e non risulta più così omogenea come la precedente. E di questo ne risente anche la recitazione della protagonista non più brillante come in passato. Rimane comunque un prodotto di alta qualità e godibilissimo per tutte quelle motivazioni già dette nella recensione della prima serie, a cui vi rimando per completare questa. Stessa produzione della precedente (squadra vincente non si cambia!), che si conclude con un finale che lascia presagire la possibilità di una continuazione in una futura terza serie, che voci di corridoio non confermate dicono essere in lavorazione. Meritevole di essere seguita, capita, amata. Questa è “Dead like me - seconda stagione”! Baci non-morti a tutti…

nilcoxp

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Di Sansimone (del 25/11/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1668 volte)
Artista
Germano Bonaveri
Titolo
Magnifico
Anno
2007
Label
Fabbrica di parole & musica

Ho sentito cantare Bonaveri per la prima volta al Tenco un paio di settimane fa, ero rimasto colpito soprattutto dalla melodia della canzone che aveva presentato. Incuriosito mi sono comprato il suo ultimo cd, devo ammettere che al primo ascolto credevo di avere buttato via dei soldi, ma fortunatamente mi sbagliavo.
Infatti, tutte le dodici canzoni trasmettono sensazioni profonde a volte improvvise, ad esempio prendiamo” Magnifico”, la canzone che dà il nome all’album, è costruita in maniera molto particolare difficile da comprendere se non si ha a portata di mano il testo. All’inizio di ogni strofa c’è un aggettivo e poi una serie di situazioni che ne spiegano il significato, parole che risuonano spesso nella vita di tutti i giorni e che infine spiegano il perché la vita sia magnifica.
Altra canzone importante per me è “Torquemada”, in cui si tocca il tema della censura e dei gruppi di potere che la controllano, facendo raccontare la situazione contemporanea da un inquisitore, il quale resosi conto della condizione si dissocia da quelli che chiama suoi discepoli immorali.
Dal punto di vista strettamente musicale in questo disco si sente moltissimo l’influenza di un certo tipo di cantautori, soprattutto Guccini e i primi De Gregori, De Andrè e Fossati.
Forse alcuni potranno obbiettare che l’opera musicale di Bonaveri sia troppo simile a quella di certi mostri sacri della nostra musica d’autore ma, credo sia molto meglio assomigliare a loro piuttosto che fare dell’insulso finto pop tutto zucchero e miele come purtroppo va di moda oggi.

SanSimone

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Di Andy (del 24/11/2007 @ 05:00:00, in Musica, linkato 1533 volte)
Artista
Carlos Santana
Titolo
Ultimate Santana
Anno
2007
Label
Arista

Per il 2007 quello che ci riserva il grande Carlos è una raccolta, carina, ma diciamolo pure, un’ennesima raccolta. Negli ultimi dieci anni, a parte gli ottimi episodi di Supernatural e Shaman, due album di inediti commerciali sì ma riusciti, soprattutto il primo, saranno usciti più o meno due greathest hits all’anno di questo, intendiamoci, superlativo chitarrista. Santana nasce il 20 luglio 1947 ad Autlan de Navarro in Messico e muove i primi passi nel mondo della musica grazie al padre, un “mariachi”, cioè una specie di chitarrista gitano, che lo porta con se in giro per tutto il Paese fin da ragazzino; ma il primo strumento suonato da Carlos è il violino ed è forse da lì che provengono le note calde e lunghe che distinguono il suo stile imitatissimo ma inimitabile. Nel 1961 tutta la sua famiglia si trasferisce a S.Francisco e questo già geniale adolescente decide di imbracciare anche lui la chitarra, complici i primi ascolti della musica americana, prima Dylan, poi i Beatles ecc; fonda la Santana Blues Band e dopo aver suonato nei locali di S.F. e dintorni esce nel 66 il potente album Santana che presenta già nei suoi brani quello che sarà il marchio di fabbrica di Carlos, la fusione delle sue radici latine con il rock-blues americano, una rivelazione assoluta ed è perciò che nel ‘69 riesce a ritagliarsi un posto a Woodstock accanto ai già grandi dell’epoca che tutti conosciamo, regalando ai presenti una performance memorabile. E’ del ’70 il disco “Abraxas” in cui troviamo le celebri “Black magic woman”, “Samba patì”, “Oye como va”, che puntualmente ritroviamo anche in questo “Ultimate Santana”, accanto all’inedito del momento “Into the night”, una canzoncina orecchiabile e molto commerciale cantata per l’occasione da Chad Kroeger, singer dei Nickelback (parentesi personale: grande gruppo di hard-rock anni 2000, per me il migliore ) di cui sinceramente mi esalta solo l’assolo di chitarra col wha-wha. La maggior parte delle canzoni arriva da Supernatural e Shaman, che fanno parte della nuova era cominciata nel 2000, una svolta ovviamente legata alle esigenze di mercato e che si avvale di collaborazioni con cantanti sia giovani, vedi Michelle Branch, Rob Thomas, che con vecchie glorie come Steven Tyler (Aerosmith), per me l’accoppiata migliore in una bella ballad come “Just feel better”. Un brano hip-hop con Jennifer Lopez e Baby Bash, “This boys fire”, e poi appunto “ Maria Maria”, “Corazon espinado”, “Smooth criminal”. Comunque,effettivamente, una raccolta di questo tipo può essere utile per un pubblico più giovane, che voglia approfondire la conoscenza di questo chitarrista dotato più che di tecnica di un grande feeling, anche sul piano umano, ascoltandolo nei suoi lavori più recenti che strizzano l’occhio al mondo musicale attuale, fatto di prodotti, sia audio che video ormai, ben confezionati con suoni e motivi poco impegnativi ma passando per quel sound più “grezzo”anni ‘70, da cui comunque è nato il genere definito “latin-rock”, di cui Santana è stato indubbiamente precursore una quarantina di anni fa, in cui però c’era un’altra energia.
Si sa , i tempi cambiano e bisogna stare al passo; nell’insieme abbastanza godibile…buon ascolto…

Andy

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Di slovo (del 23/11/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1123 volte)
Artista
Clogs
Titolo
Lantern
Anno
2006
Label
Brassland Records

L’album dei Clogs si elevò tra le proposte della scena post-rock nel 2006, “Lantern” era il quarto nella discografia del quartetto newyorkese.
Il termine post-rock non deve fuorviare, lo usiamo infatti nella sua accezione più ampia: lo stile musicale dei Clogs, a cavallo tra jazz, musica da camera e avanguardia folk è, mi si perdoni la furba scappatoia, più facile da ascoltare che da definire. Ascoltare ed apprezzare, soprattutto se si amano le atmosfere crepuscolari che questo intreccio di timbri classici (chitarra, violino, pianoforte, fagotto) riesce a richiamare così efficacemente.
Non stupisca il carattere virtuoso delle esecuzioni: i Clogs sono studenti di musica di alto livello ma ciò che li rende così interessanti e che li distingue da un qualsiasi ensemble di musica ‘colta’ è la loro capacità di veicolare le passioni e le tensioni del rock più ardimentoso in un’espressione formale maestosa ed elegante. Il paragone più istintivo che mi viene, fatto con la dovuta prudenza e reverenza, è con i picchi di maestria raggiunti dai King Crimson del periodo “Islands” / “Larks’ Tongues in Aspic” .
“Kapsburger" è una rivisitazione di un brano del cinquecento, omaggio ad un maestro e copertina perfetta per introdurre le composizioni del gruppo: la splendida “canon”, dal lento e sinistro incedere, è come ci traghettasse su una palude attraverso la nebbia. Echi delle migliori avanguardie progressive si propagano dalle serrate “5/4” e “voisins” mentre il trionfo di una soave bellezza si palesa in brani come “2:3:5” o “Lantern” (su cui Padma Newsome, il violinista, canta).
Non si trova un brano debole in questo disco, tali e tante sono possibilità sperimentate, “The Song of the Cricket” ci dà un esempio di come far salire una musica ambient, rarefatta ed inquietante, lungo un vigoroso crescendo (ecco di nuovo i Crimson) che raggiunge il climax e poi muta in un giulivo finale. Un solo al pianoforte, delicato e commovente come “tides”, fa da finale. Incantevole.

slovo 

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Di Namor (del 22/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1824 volte)
Titolo originale
Il Mistero di Lovecraft - Road To L.
Produzione
Italia 2005
Regia
Federico Greco, Roberto Leggio
Interpreti
Roberto David Purvis, Federico Greco, Roberto Leggio, Simonetta Solder, Fausto Sciarappa, Fabrizio La Palombara, Valentina Lodovini, Carlo Lucarelli, Roberto Herlitzka.
Durata
92 Minuti
Trailer

Un camper, con a bordo un gruppo di filmakers equipaggiati di telecamere e microfoni, si dirigono alla volta del Delta del Po. Lo scopo del viaggio è quello di trovare prove dell’avvenuto passaggio di uno dei massimi esponenti della letteratura horror, lo scrittore Americano H.P.Lovecraft.
Tra i suoi molteplici lavori, spiccano su tutti “La Maschera di Innsmouth” e “Il Richiamo di Cthulhu”, volumi questi, ritenuti in assoluto i suoi capolavori per eccellenza, ma, molte sue opere, sono state fonte di ispirazione per altri autori contemporanei di narrativa horror, tra cui Stephen King, Bentley Little, Joe R. Lansdale. Non immuni dal suo talento visionario, furono anche alcuni autori di fumetti, che inserirono a più riprese nelle loro trame avventurose chiari riferimenti alle sue opere, se ne trova traccia in alcuni albi di Zagor, Martin Mystère , Tex Willer e Dilan Dog, quest’ultimo, in una sua avventura incontrò addirittura lo stesso Lovecraft in persona! Anche cinema e videogiochi attinsero a piene mani dalle sue innumerevoli opere, tra i più celebri il film “Re-Animator”, ed il famoso videogioco “Alone in the Dark”.
Lo spunto che ha portato alla realizzazione di questo film-documentario, lo si deve all’acquisto di un libro da parte dello scrittore Roberto Leggio nel 2002 a Montecatini Terme, al cui interno viene ritrovato un diario redatto in forma epistolare, che descrive un viaggio dalla costa orientale degli Stati Uniti fino al Polesine, integrato da annotazioni personali del suo viaggiatore sul misterioso folklore locale ed in particolare sulla tradizione orale dei racconti del Filò. La scoperta di questo prezioso registro, tuttora al vaglio di esperti per verificarne l’autenticità, fa supporre che il misterioso viandante sia lo stesso H.P.Lovecraft, considerato che, il diario oltre a portare la firma di uno dei suoi pseudomini (Grand Theo), era indirizzato ad un suo abituale corrispondente, un certo Alfred Galpin.
Se il tutto risultasse vero, allora si vedrebbe invalidata la tesi finora sostenuta, quella che lo scrittore non si sarebbe mai mosso dalla sua regione, invece, non solo pare abbia varcato i suoi confini, ma sarebbe venuto addirittura qui in Italia sul Delta del Po nel lontano 1926, luogo dove lui stesso avrebbe avuto incontri con strani ed oscuri esseri, che a loro volta gli avrebbero ispirato le suggestive ed inquietanti creature descritte nei suoi libri.
Se volete sapere di più su questo affascinante enigma ci sono due alternative, la prima e quella di salire anche voi sul camper e girovagare alla ricerca di indizi insieme alla troupe di “Il Mistero di Lovecraft”, che sarebbe la più sicura, la seconda che sconsiglio vivamente e quella di recarsi sul posto da soli ad indagare…
Una volta visto il film…capirete il perchè!

Namor

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Di Darth (del 21/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 980 volte)
Titolo originale
La gran final
Produzione
Spagna, Germania, 2006
Regia
Gerardo Olivares
Interpreti
Shag Humar Khan, Abu Aldanish, Atibou Aboubacar, Tano Alansar
Durata
88 minuti
Trailer

Ogni quattro anni la maggior parte del mondo segue uno dei più grandi eventi del pianeta. Per molti di noi vederlo è semplice. Per altri, invece, no…
L’evento in questione, è la partita finale del mondiale di calcio 2002 (Brasile – Germania), ed il regista Olivares ci racconta le storie di persone etnicamente agli antipodi tra di loro, ma che le accomuna la voglia di assistere all’evento più importante dell’anno.
Vedremo la storia di una famiglia di nomadi mongoli, che vivono in capanne e cacciano con aquile ammaestrate nella steppa ricoperta di neve e ghiaccio, spostare il proprio campo per raggiungere un traliccio elettrico al quale collegare la propria televisione. Contestualmente assistiamo a cinque Tuareg nel deserto del Tenere (Niger) che si associano ad un camion-pullman per arrivare in tempo “all’albero” (un palo metallico nel centro del deserto messo in ricordo dell’ultimo albero del deserto) che serve a mo’ di antenna della loro TV. Infine, sempre saltellando qua e la per il mondo, Olivares ci racconta la storia di quattro indios dell’amazzonia che vedono la televisione grazie ad un generatore a manovella (ed uno di loro deve azionarlo tutto il tempo), e ad una parabola tenuta da un altro di loro sulla cima di un albero mentre il “capo” fa la telecronaca di quello che riesce bene o male a vedere!
Un film davvero originale ed ironico, dove la bellezza dei paesaggi incontaminati e la purezza della vita arcaica degli interpreti viene globalizzata da un evento assolutamente estraneo alla loro esistenza, ma che, comunque, li induce a considerarlo fondamentale per le loro vite. Girato con attori non professionisti, il film risulta comunque molto divertente e ricco di interpretazioni: infatti mentre il tifoso si immedesimerà volentieri nelle vicissitudini di questi indigeni per riuscire a vedere il grande match; chi comprenderà l’inutilità di tutto questo, potrà godersi le evidenti ridicolizzazioni per le traversie continue di questi uomini. Memorabili alcune scene, come il “poliziotto” mongolo che multa la famiglia perché si collega illegalmente ai tralicci elettrici, ed il capofamiglia che gli urla “con i russi questo non succedeva!” (la Mongolia è indipendente dal disfacimento dell’URSS); o il tuareg che vende le pagine di playboy a tutti i musulmani che incontra; o anche l'indios che va a caccia nella foresta pluviale amazzonica con la maglietta di Ronaldo: "...questa è la maglietta originale della Nike... mica una taroccata!".
Vi lascio con un breve ma significativo pensiero del “figlio scemo” dei nomadi mentre la sua famiglia disquisisce di calcio:
…hanno cambiato i nostri percorsi di nomadi per poter vedere la televisione. Adesso seguiamo le linee elettriche. E poi dicono che sono io il ritardato!

Darth

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Meg
Di kiriku (del 20/11/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1079 volte)
Artista
Meg
Titolo
Meg
Anno
2004
Label
Multiformis

Dopo anni di militanza nella formazione dei 99 Posse, gruppo napoletano  scioltosi purtroppo nel 2005, e dopo aver collaborato con Marco Messina al progetto Nous, la composizione della colonna sonora dello spettacolo teatrale “Dentro la Tempesta”, esce nel 2004 Meg, il suo primo lavoro da solista. Il cambiamento di rotta è evidente fin dalle prime note di questo cofanetto , la cantante che affiancava 'O Zulù nel gridare al mondo la rabbia contro le ingiustizie sociali e politiche, lascia il posto ad una Meg più riflessiva o meglio più se stessa. In queste undici tracce, delle quali è autrice, a parte “Senza paura” che è stata scritta da Toquinho e Vinicio De Moraes, troviamo una visione più femminile, forse più intimista. La realtà è racconta attraverso un linguaggio che prende spunto dalla favola ma che affonda le radici nella materia; ingiustizie, paure e contraddizioni quotidiane vengono raccontate tra le righe, attraverso testi evocativi che diventano a volte degli affreschi emozionali di vita. Il tutto è sorretto da uno stile melodico che si fonde con l’elettronica, strumenti acustici al fianco di drum machine e sintetizzatore. Il risultato finale è un prodotto che non segue la solite logiche di mercato ma che cerca una strada personale. A me personalmente non dispiace e, anche se a volte ricorda un po’ troppo Bjork, credo che tutto sommato gli vada riconosciuta una certa originalità, che non è cosa da tutti. Credo sia in cantiere il suo secondo lavoro e dovrebbe prevedere la collaborazione con il dj Stefano Fontana meglio conosciuto con il nome del suo progetto musicale Stylophonic. Speriamo che la metamorfosi della cantante partenopea continui con la qualità mostrata fino ad oggi.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 19/11/2007 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 1724 volte)
Titolo originale
Dead Like Me
Produzione
Canada / USA 2003-2004
Episodi / Durata
14 / 45 minuti

Ma ci avete mai pensato in quanti e quali modi si potrebbe morire? La protagonista di questa serie televisiva insolita, muore nei primi minuti della prima puntata colpita dalla tavoletta di un cesso, caduta da una navicella spaziale che esplode durante il rientro nell’orbita terrestre. Credo che nessuno abbia mai pensato che si potesse trapassare in questa maniera! Inizia così la nuova occupazione di questa ex-diciottenne, che fatta conoscenza con un gruppo di non-morti (come lei) che si definiscono “assistenti della Morte”, scopre di doversi occupare delle anime dei defunti: sia per impedire loro di rimanere bloccate nella stessa sua condizione di non-morta e sia per evitare a loro inutili sofferenze nel momento della dipartita. Tutta la serie si svolge principalmente su tre binari: il suo nuovo “lavoro” effettivo (recuperare anime), il suo lavoro di copertura (farà l’impiegata in una grossa azienda), e il suo nuovo relazionarsi con la famiglia che aveva quando era in vita (incentrato su una sorella minore che aveva nel quotidiano sempre trascurato). La protagonista è semplicemente strepitosa nel suo ruolo. Non sono sicuro di riuscire a darvi una idea precisa di quello che vedrete puntata dopo puntata, questo anche perché il modo in cui viene affrontato il tema della morte è davvero particolare. Molte volte ho riso, altre mi sono soffermato a pensare, e in altre ancora ho provato compassione per le vicissitudini funeree dei vari personaggi. Tanti gli spunti e tante le situazioni da vedere e da decifrare, in un continuum che mai cala di intensità. Bella, originale, imprevedibile. Prodotta da David Grossman, creata da Bryan Fuller, questa serie è uscita in Italia il 14/05/2004. Cogliete l’attimo e guardatevela, domani potrebbe essere tardi…

nilcoxp

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Di Sansimone (del 18/11/2007 @ 04:50:33, in live report, linkato 2387 volte)
Evento
Serata finale Club Tenco 2007
Artista/i
Vari
Location
Teatro Ariston -Sanremo
Data
10/112007

Sabato 10/11/07 sono andato alla serata finale del club Tenco, come faccio da un po’ d’anni a questa parte. Devo subito affermare che quest’anno, rispetto alle passate rassegne, sono stati introdotti alcuni cambiamenti, tra cui il più importante, significativo, è stata la volontà da parte della direzione di invitare più artisti rispetto al passato mantenendo però la formula delle tre serate.
Purtroppo questa formula ha la grave colpa di dare a tutti i protagonisti delle serate lo stesso tempo di presenza sul palco, cioè due canzoni, e questo purtroppo a scapito dei personaggi più importanti, che sono ovviamente quelli che portano in dote più pubblico. Immagino che questo sia stato fatto per permettere a più artisti di partecipazione, soprattutto giovani, ma non si può secondo me dare il tempo di due canzoni, di cui una obbligatoriamente non sua, ad un artista che hai premiato con la targa per il miglior album dell’anno! Chi non conosce quell’album come fa a capire il perché della scelta da una singola canzone? Sarebbe più opportuno e corretto secondo me invitare magari qualcuno in meno ma dedicare più spazio almeno ai vincitori delle targhe Tenco.
Chiusa questa mia parentesi polemica con gli organizzatori posso finalmente dedicarmi alla musica suonata in quel dell’Ariston, prima di tutto un elogio particolare al quartetto jazz composto da Gatto-Bonaccorso-Rava-Rea che hanno accompagnato in maniera splendida l’esibizione di Gino Paoli, dando nuova linfa alle sue canzoni, ovviamente per il poco che ho potuto ascoltare….
Per quanto riguarda le esibizioni di Gianmaria Testa, Morgan e i Tetes De Bois posso solo affermare che sono grandi artisti, ma di più purtroppo non posso raccontare per il motivo della brevità dell’esibizione. Mentre per quanto riguarda i giovani presenti devo dire che sembrano tutti molto bravi, soprattutto Bonaveri, accompagnato sul palco anche dal vincitore del premio”i suoni della canzone 07” Beppe Quirici, merita di essere riascoltato. Discorso a parte si deve fare per Irene Grandi e Teresa De Sio; la prima è stata brava a trasformarsi per entrare nel clima del Tenco aiutata anche da Morgan. Teresa De Sio secondo me non ha capito il funzionamento dei tempi disponibili perché ha fatto un lungo intervento parlato, unica in tutta la serata, sulla figura di Tenco con supposizioni del tutto personali. Se c’era qualcuno che poteva parlare di Luigi Tenco con cognizione di causa quello forse era Paoli visto che erano amici.
Sinceramente dai nomi in cartellone mi aspettavo di ricevere più emozioni, ma forse non c’è stato il tempo per riceverle….speriamo nel prossimo anno.

SanSimone

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Di smarty (del 17/11/2007 @ 08:48:00, in Cinema, linkato 1197 volte)
Titolo originale
Shaere zobale- ha
Produzione
India, Iran 2006
Regia
Mohsen Makhmalbaf
Interpreti
: Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi, Karl Maass, Tenzin Choegyal
Durata
80 min

Il titolo originale di Viaggio in India è “Scream of the ants” L’urlo delle formiche, certamente più originale e suggestivo di quello scelto per la traduzione e che si ricollega ad uno degli ossessionanti pensieri della protagonista durante il film. Costruito in un gioco di alternanza tra momenti documentaristici e dibattiti filosofici su Dio e sulla sofferenza spirituale dell’uomo, Viaggio in India rappresenta nei minimi dettagli la realtà indiana fatta di mille contraddizioni, ma impermeata costantemente dalla religione induista. Lo spunto è dato dal viaggio di nozze intrapreso da due sposi iraniani alla ricerca di un uomo speciale detto “l’uomo perfetto” con la speranza che egli possa dare una risposta sulla Verità. Lui, ateo, comunista, scettico, materialista, sofferente della sua mancanza di fede, porta con sé sempre una sedia, simbolo del doloroso carico che si porta sulla spalle; lei religiosissima, libera, leggera, bella e fiduciosa. La diversità dei due si evidenzia subito dalle prime scene e dal primo dialogo sul treno che dovrebbe condurli dall’illuminato. L’ incontro con un fotoreporter indiano incaricato di raccontare la storia di un uomo che si dice sia capace di fermare un treno in corsa con la forza del solo sguardo li conduce subito alla scoperta di una delle tante realtà indiane: un povero vecchio prigioniero dei suoi adoratori ed incapace di fuggire da loro. Proseguono alla ricerca del guru passando la notte in città, dove i poveri nella loro miseria, fame e malattia sembrano essere in attesa della loro redenzione e della prossima reincarnazione, quei poveri che secondo Gandhi sono visti fortunati perchè, data la loro grave condizione, hanno la capacità di apprezzare tutte le gioie della vita, anche quelle apparentemente impalpabili (“Per trovare la vera felicità devi prima imparare a perdere le cose, non conta nulla possederle”). L’incomprensione e l’incapacità di dialogare tra i due protagonisti si evidenzia anche nei dialoghi, complessi e poco fluidi che rendono il film a tratti un po’ pesante da seguire. Dopo aver trovato finalmente l’uomo perfetto, i due proseguono l’avventura nella città santa di Benares dove l’induismo si manifesta in tutti i suoi riti lungo le rive del Gange e dove il regista ricorre alla figura di un terzo oratore occidentale per spiegare e discorrere sul mistero della vita e della morte, sulla tolleranza e sulla reincarnazione. Un film non per tutti, ma dove la colonna sonora con melodie indiane e la fotografia con i suoi colori così intensi contribuiscono a creare un’atmosfera particolare, coinvolgente, ma allo stesso tempo triste e lontana dalla realtà che viviamo in occidente.

Smarty

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Di slovo (del 16/11/2007 @ 05:00:00, in live report, linkato 2581 volte)
Evento
Angels & Vampires Tour '07
Artista
Location
Hiroshima Mon Amour - Torino
Data
11 novembre '07

L’anticipo 'fantozziano' con cui raggiungiamo i paraggi della venue, ubicata a fatica dopo un tragitto allucinante fatto di tangenziali e mega-rotonde con il solo ausilio del percorso stradale scaricato da internet - meno affidabile che fare il punto con le stelle - ci ha permesso di incrociare casualmente il piccolo tour-bus che portava i musicisti al sound-check: lo vediamo sparire nel retro dell’Hiroshima Mon Amour. Piccole cose da cui trarre inspiegabile soddisfazione.
Ingannata a fatica l’attesa prima dell’apertura, entriamo e cominciamo a famigliarizzare con il famoso (e ormai mitico) locale torinese. La sala majakovskij è spaziosa: la immaginiamo presto gremita quindi ci posizioniamo sotto al palco per aspettare l’inizio.
A Francesca, la bella moglie di Sannada, l’onore di introdurre i musicisti ricalcando consuetudini desuete, in questa occasione verrà presentato il nuovo progetto “Angels & Vampires” ovvero una serata a base di Post Millenium Rock.
Sananda (classe ’62) è in forma egregia, più posato di un tempo (niente piroette e spaccate - per fortuna o purtroppo) ma sempre dotato di una grande anima musicale. Con la formazione a tre e la conseguente necessità di scarnificare ulteriormente gli arrangiamenti è evidente la difficoltà nel far rendere i nuovi brani, ma il gruppo ha compaggine: la sezione ritmica (The Nudge Nudge - Nik Taccori alla batteria, Enea Bardi al basso) è solida nel sostenere Sananda che si conferma vocalist d’eccezione e chitarrista disinvolto.
Un esibizione sincera, passionale con venature blues e funky. Una selezione del meglio di “Angels & Vampires”, qualche anticipazione dal prossimo “Nigor Mortis” e due cover di classici Beatles e Rolling Stones per una scaletta concisa (circa un’ora e mezza) ma molto coinvolgente, e non crediate sia facile in una situazione così ‘intima’. Il pubblico infatti non era molto nutrito, cosa che mi ha sinceramente dispiaciuto, e chissà quanti erano intervenuti sperando in un revival anni ’80.
L’evento è stato ben pubblicizzato in rete e sulla stampa locale, purtroppo SM manca da troppo tempo dai canali promozionali supportati dall’industria discografica (i grandi media) e questo rende lui e la sua attività praticamente invisibili. Peccato.
Un sincero ‘bravo’ a Sananda e alla sua band augurandogli i riscontri che merita. E poi, con delle scarpe come quelle che aveva ai piedi nessuno lo può fermare!

slovo

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