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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 15/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 977 volte)
Titolo originale
Resident Evil Extinction
Produzione
Francia Australia Gran Bretagna USA 2007
Regia
Russell Mulcahy
Interpreti
Milla Jovovich, Oded Fehr, Ali Larter, Iain Glen, Ashanti, Mike Epps, Christopher Egan, Spencer Locke, Jason O’Mara.
Durata
95 Minuti
Trailer

Dopo aver tramutato gran parte dell’umanità in zombi, il letale T-Virus creato dalla Umbrella Corporation, sta portando l’intero pianeta verso la sua totale desertificazione. In questo apocalittico scenario si muove con la massima accortezza, dopo esser sfuggita da morte certa a Racoon City, una solitaria ed agguerrita Alice (Milla Jovovich), rea di essere non solo cibo per gli zombi, ma anche soggetto di esperimenti per l’ostinato dottor Isacs (Iain Glen), che vede nella continua mutazione genetica di Alice, la soluzione per creare l’antidoto che metterà fine alla mortale epidemia.
Dopo il primo episodio in stile claustrofobico ed il secondo con scenari notturni battuti da una pioggia incessante, lo sceneggiatore dell’intera saga Paul W.S. Anderson, opta per uno sfondo totalmente diverso dai precedenti. Questa volta l’azione si svolge in pieno giorno ed in spazi molto ampi, non poteva essere altrimenti visto che l’intera trama di “Resident Evil Extinction” si sviluppa nel deserto del Nevada, su cui sta viaggiando un convoglio di automezzi con a bordo una trentina di sopravissuti capeggiati da Claire (Ali Lerter) e Olivera (Oded Fehr) intenzionati a raggiungere lo stato dell’Alaska, alla ricerca di esponenti della propria specie.
Invece di avvicinarsi allo spirito horror di uno dei più belli e terrificanti videogiochi per console, il terzo capitolo di Resident Evil, ne prende le distanze, complice anche una sceneggiatura volutamente apocalittica, che strizza un po’ troppo l’occhio alla famosa saga di “Interceptor”.
Sicuramente qualche innovazione da inserire in questo nuovo capitolo ci voleva, ma la scelta fatta dal suo sceneggiatore ossia, quella di realizzare la storia in un contesto diurno, trovo che abbia tolto quel poco di suspance che ha contraddistinto la saga, certo, non pretendo la stessa ed irripetibile atmosfera del gioco, ma qualcosa in più per colmare questa grave lacuna si poteva fare, come ad esempio affidare la direzione del primo capitolo (visto che originariamente era stato designato lui per questo) ad un certo George Romero, che in materia di zombie non ha niente da imparare da nessuno, indubbiamente la sua guida avrebbe dato un’impronta di maggior tensione all’intera saga. Invece la scelta che maggiormente condivido é quella di assegnare il ruolo della protagonista della trilogia, alla stupefacente Milla Jovovich, non a torto oggi é ritenuta per eccellenza la star degli action movie al femminile. Da notare anche il buon lavoro dello scenografo premio Oscar per “Il labirinto del FaunoEugenio Caballero, nella ricostruzione di una Las Vegas inghiottita dalla sabbia, dove si distinguono le copie del ponte di Rialto e la torre Effeil nello scontro tra i sopravissuti ed i super zombie.
Visto il finale, non mi resta che darvi appuntamento al prossimo capitolo.

Namor

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Di kiriku (del 14/11/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1289 volte)
Artista
Miles Davis
Titolo
In A Silent Way
Anno
1969
Label
Columbia Records

Miles Davis si può tranquillamente definire uno dei più grandi musicisti del novecento e non solo per quanto riguarda il jazz. Un personaggio che ha influenzato generazioni di artisti, un innovatore sotto tutti i punti di vista capace di rendere possibile la nascita di nuovi stili e di nuove tendenze e allo stesso tempo in grado di vendere la sua immagine come mai nessuno, almeno nel panorama jazz, è mai riuscito a fare. In A Silent Way è stato registrato nel 1969 e segna la svolta elettrica del trombettista americano. Come al solito la sua capacità di anticipare gli stili lo porta ad abbandonare la figura del quartetto acustico, conosciuta fino ad allora, per inserire degli strumenti mai utilizzati nell’ambito jazz fino a quel momento. Questo cd anche se spesso viene considerato come un fase di preparazione a quel capolavoro indiscusso, pubblicato nello stesso anno, e conosciuto come Bitches Brew, è anch’esso un album da considerarsi grandioso. Le tracce che troviamo all’interno sono due, una per lato, almeno così era nel vecchio lp, e la loro durata è davvero considerevole, 17:58 minuti la prima e 19:57 la seconda. Eccezionale è anche la formazione che partecipa a questa registrazione, che a parte qualche variazione, sarà la stessa che poi inciderà appunto Bitches Brew. In questo cd suonano: Herbie Hancock e Chik Corea al piano elettrico, Wayne Shorter al sax-tenore, Dave Holland al basso, Josef Zawinul al piano elettrico e all’organo, John McLaughlin alla chitarra, Tony Williams alla batteria e ovviamente Miles Davis alla tromba. Il brano di apertura è shhh/peaceful e l’atmosfera che si respira fin dall’inizio è tesa e pregna di inquietudine, complice il tappeto sonoro tessuto dal charleston di Wilsonon, dal contrabbasso di Holland e dalle tastiere; un cielo denso dove gli assoli di Davis e Shorter disegnano traiettorie spaziali in un ritmo pressappoco psichedelico che si insegue in un percorso sonoro circolare. La seconda, In a Silent wat / it’s about that time, vede l’introduzione di Zawinul, seguita dai fraseggi della chitarra di McLaughlin, poi il testimone  passa al sax di Shorter e alla tromba di Davis. Il tutto scorre lento in un’atmosfera rilassante e malinconica, dopo di che uno stacco brusco introduce una fase  più ritmata che fa dell’astrazione la sua forza, per concludersi con lo stesso tema iniziale. In questo cd non troviamo grandi virtuosismi, la sua forza sta in una musica essenziale, scarna, e nelle intuizioni e nelle improvvisazioni di Davis e degli straordinari musicisti che lo accompagnano in questa strada silenziosa. Silenzi e note dosati con maestria, una profondità e una potenza espressiva incredibili che si intuiscono fin da subito ma che si comprendono solo dopo diversi ascolti. In A Silent Way è un’opera senza tempo, l’inizio di uno dei tanti capitoli dell'arte innovativa di Miles Davis e un ulteriore testimonianza del suo genio.

Kiriku

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Di Darth (del 13/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1022 volte)
Titolo originale
The Remains of the Day
Produzione
Inghilterra, USA, 1993
Regia
James Ivory
Interpreti
Anthony Hopkins, Emma Thompson, James Fox, Christopher Reeve, Hugh Grant
Durata
134 minuti

Un uomo non può ritenersi soddisfatto finché non abbia dato tutto se stesso per rendere servizio al suo padrone. E’ sottinteso, sempre che il proprio padrone sia un uomo superiore, non solo per ceto o ricchezza, ma anche per levatura morale.”  Questa è la filosofia di vita di Mr.Stevens, il maggiordomo di Darlington Hall.
Su questa premessa, James Ivory, dopo i successi di “Mr. e Mrs. Bridge” e “Casa Howard”, dirige (a mio giudizio) il suo capolavoro di sempre: “Quel che resta del giorno”.
La trama narra degli oltre trent’anni di servizio di Mr. Stevens (Anthony Hopkins) nella tenuta di Lord Darlington, dagli anni venti al ’58. Mr. Stevens è un vero maestro del servire: riesce a organizzare al meglio ogni dettaglio della gestione domestica di una dimora davvero imponente. Per gestire tutto questo si avvale di una numerosa schiera di domestici che fanno capo a lui, ma lui è l’unico che abbia l’onore di servire direttamente Lord Darlington. Tra i domestici, viene assunta Mrs. Kenton (Emma Thompson) per il ruolo di governante, e tra lei ed il meticoloso maggiordomo nasce del sentimento. Un sentimento che, nonostante fosse ricambiato, Mr. Stevens non dimostrerà mai in alcun modo alla giovane e scrupolosa governante, dando sempre la precedenza ai bisogni di Lord Darlington piuttosto che ai suoi, annichilendo la propria vita e le propria persona. Il personaggio del maggiordomo, su cui è incentrata tutta la pellicola, è straordinario: la dedizione totale per il lavoro e la dignità con cui lo svolge rendono un semplice maggiordomo un protagonista ricco di sfumature caratteriali e di priorità paradossali. Per citarne una, al momento che gli viene comunicata la morte del padre, anziché abbandonarsi alla commiserazione, continua a servire gli ospiti con evidente sofferenza interiore. Anthony Hopkins in questa caratterizzazione è stato semplicemente perfetto. Contestualmente alle vicende domestiche di Darlington Hall, e alla “storia d’amore” (anche se è assurdo chiamarla così) tra Mr.Stevens e Mrs.Kenton, il regista ci racconta anche le evoluzioni storiche del periodo: dall’antisemitismo, alla seconda guerra mondiale, alla caduta in disgrazia di Lord Darlington per la sua eterna amicizia con i tedeschi. Tutto questo, sempre tra le meravigliose mura della magione a cui è dedito Mr. Stevens.
Un film splendido, con dialoghi, costumi e recitazione superbi. Candidato a otto premi oscar, non ne vinse nessuno… purtroppo ebbe la sfortuna di concorrere nello stesso anno di “Shindler’s list”, Hopkins perse contro Tom Hanks in “Philadelphia” e Emma Thompson contro Holly Hunter in “Lezioni di piano”. Quello fu davvero un anno ricco per gli appassionati di cinema!

Darth

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Di nilcoxp (del 12/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 860 volte)
Titolo originale
Rabid
Produzione
Canada 1976
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Frank Moore, Marilyn Chambers, Howard Rhyspan, Joe Silver, Howard Ryshpan, Patricia Gage, Susan Roman, Roger Periard, Lynne Deragon, Terry Schonblum, Victor Désy, Julie Anna, Gary McKeehan, Jérôme Tiberghien, John Gilbert, Una Kay, Madeleine Pageau, Mark Walker, Monique Bélisle, Terry Donald, Louis Negin, Harry Hill
Durata
91 minuti

Spesso, conosco un regista, la sua filmografia, e decido di ripercorrerla all’incontrario. Così ho fatto con Cronenberg, dopo avervi parlato di “Crash” e “Spider” (e probabilmente in futuro vi parlerò di altri suoi film), sono tornato indietro al suo secondo lungometraggio. Ho trovato una storia particolare, non originalissima nei suoi contenuti, ma nella forma si. Un coppia di ragazzi ha un grave incidente in motocicletta, lei ha la peggio e si ritrova in fin di vita. Il caso vuole che lì vicino si trovi una clinica di chirurgia estetica, dove un medico senza scrupoli vuole sperimentare le sue teorie sul trapianto di pelle dai morti ai vivi. Così avviene che per salvare la giovane, il luminare le metta la pelle di gente deceduta. Questo provoca un ‘infezione sconosciuta nella paziente che al suo risveglio dal coma, circa un mese dopo, la spinge a nutrirsi di sangue da persone vive, che a loro volta infettandosi cercano di mordere altre persone. E’ un film che ricalca le tracce di precedenti pellicole di vampiri e di zombie, ma come sempre nei film di questo regista, ne lascia poi di sue. Il soggetto è femminile e sembra manifestare la sua rabbia verso una scienza senz’anima, e verso una società senza scrupoli che riceve come punizione quest’epidemia terribile. Le scene di file di camion della nettezza urbana che trasportano cadaveri sono inquietanti in un mondo in cui, a giudicare dal risvolto del film, Cronenberg sembra non credere. Da vedere anche per comprendere meglio la psicologia di un artista in erba, e poterlo meglio apprezzare nelle pellicole successive. La protagonista fu imposta dalla produzione in quanto pornostar e di sicuro richiamo ai botteghini. Adesso vado, ho sete, tanta sete…

nilcoxp

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Di Sansimone (del 11/11/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1294 volte)
Titolo originale
Lavoratori di tutto il mondo,ridete
Autore
Moni Ovadia
Prima edizione
2007

Ho comprato questo libro per il titolo, ero incuriosito dal sapere cosa era stata l’evoluzione dell’umorismo sotto il regime sovietico.
Moni Ovadia va oltre però, ad un elenco di storielle sulla patria dei lavoratori, ne spiega la storia, le attese dei fondatori e le speranze tradite fino ad arrivare alla fine dell’URSS negli anni 90.
Cosi facendo l’autore apre ampi squarci sulle condizioni di vita nella Russia comunista, utilizzando anche lo strumento della satira politica popolare, oggi in Italia strumento odiato dalla classe politica come lo era in URSS. Arricchendo il tutto con una buona dose di storie sullla particolare situazione sociale degli ebrei.
Chiaramente attingendo alla produzione popolare Ovadia  ci porta a conoscenza anche dell'autoironia dei russi capaci anche a ridere sopra le proprie disavventure o costrizioni di regime.
Il libro è strutturato in modo particolare, per ogni capitolo c'è prima una introduzione storica al personaggio o al periodo in discussione, per poi passare alla raccolta di storielle relative appunto al capitolo.
Le parti che ho trovato più interessanti nel libro: primo tutta la parte descrittiva del libro, secondo il razzismo antisemita russo di cui non ero a conoscenza. In conclusione quest’opera è un ottimo punto di partenza per approfondire determinati argomenti, il tutto con l’eleganza e semplicità di Moni Ovaia.

SanSimone

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Di Louise-Elle (del 10/11/2007 @ 05:00:00, in Libri, linkato 1891 volte)
Titolo originale
Boccamurata
Autore
Agnello Hornby Simonetta
Editore
Feltrinelli
Prima edizione
2007

In queste 270 pagine la scrittrice Simonetta Agnello Hornby ha raccontato vizi e virtù di una famiglia siciliana: la famiglia di Tito a cui non ha volutamente attribuito alcun cognome.
Tito è titolare di un importante pastificio dove alcuni componenti della sua famiglia vi lavorano, ha una moglie, cinque figli di cui tre femmine, due maschi e una nutrita schiera di nipotini. Vive nella sua casa anche zia Rachele che lo ha amorevolmente cresciuto e la relativa badante.
Il libro narra in prevalenza le vicissitudini di Tito nel ricercare la vera identità della sua misteriosa madre. C’è chi dice che era una poco di buono e c’e chi dice che era una signora di buona famiglia costretta a “sparire”.
Le vicende dei componenti della famiglia si intrecciano con altri personaggi. Tito stringe una buona amicizia con il reporter Dante, figlio di una compagna di liceo di zia Rachele con il quale intraprende un viaggio di piacere. Dante a sua volta instaura una relazione sentimentale con Irina, giovane donna russa molto affascinante, corteggiata e ammirata da tutti.
Sono raccontati in maniera sensuale ed elegante gli incontri amorosi di Tito che riscopre le gioie del sesso con la badante di zia Rachele.
Si descrivono minuziosamente gli screzi e i dissapori fra i figli e in special modo fra le figlie Teresa e Elisa che mal si sopportano.
La lettura inizialmente scorre lenta, a tratti un po’ noiosa intenta soprattutto a descrivere i personaggi che animano il romanzo. La storia sviluppandosi si rivela più avvincente facendo accrescere la curiosità per scoprire i segreti che celano l’ identità della madre di Tito, gradualmente svelati durante i numerosi dialoghi di Tito con zia Rachele, spesso interrotti per le condizioni precarie di salute dell’anziana signorina.
La vicenda è appassionante e si trasforma in un’autentica storia d’amore struggente e insolita. Un finale a sorpresa su un mistero da custodire a boccamurata, cioè rigorosamente a bocca chiusa. L’epilogo alquanto scandaloso è raccontato con sobrietà e sensualità regalando al lettore un’atmosfera sentimentale e romantica. Discreti e silenziosi si assiste alla storia di questa famiglia magistralmente descritta dall’autrice siciliana che vive e lavora a Londra, ambientata in una Sicilia moderna e contemporanea dove da sempre la forza dei sentimenti della e per la famiglia è vitale e basilare.
Quando inizio a leggere un libro nuovo, leggo la prima frase del primo capitolo e l’ultima frase dell’ultimo capitolo. E’ un “vizietto” che solitamente è di buon auspicio per una piacevole lettura. Anche questa volta vi rendo partecipi di questa mia abitudine riproponendo le due brevi frasi: la prima: “””Il cane graffiava contro la porta a vetri.”” e l’ultima: “”Se lo dici tu…-mormorò lei scuotendo la testa.””
Con l’ augurio di una piacevole lettura per questa originale e insolita storia d’amore tutta italiana.

Louise-Elle

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Di slovo (del 09/11/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 999 volte)
Artista
Interpol
Titolo
Our Love to Admire
Anno
2007
Label
EMI

Il 2007 vede i newyorkesi Interpol pubblicare il terzo album di inediti. Il gruppo è una benedizione per chi si rivolge con sana nostalgia ai trascorsi new wave più gotici… se ne trae nuovamente letizia mentre l’arpeggio di “pioneers to the falls” attacca rassicurante. Ma ci si sveglia presto dal sogno…
La crisi del terzo album, che si verifichi o meno, non è mai stata un indicatore determinante per la carriera di nessuno, accettiamo quindi con serenità il fatto che dopo il grandioso esordio di “turn on the bright lights” (2002) e l’ottimo “antics” (2004) i nostri avranno in curriculum anche un disco che si dimenticherà presto.
Colpa del passaggio ad una major con gli annessi vincoli espressivi o del fisiologico esaurimento della vena creativa in cui incorrono, prima o poi, (quasi) tutti? Forse la prima, sicuramente la seconda.
Perché il disco non suona male, in effetti è dotato di tutte quelle alchimie sonore che in passato hanno contribuito all’ascesa degli Interpol a band di culto della rinascita dark, peccato per la carenza di brani anche minimamente permeanti. “Our Love to Admire” vive di scintille, brevi e sporadici momenti di ispirazione che, non trattenuti e sviluppati, finiscono con lo spegnersi e svanire.
La situazione non migliora, purtroppo, neanche dopo ascolti ripetuti. Anzi, esaurito l’eventuale hype di una produzione collaudata il disco rivela maglie troppo larghe, non cattura e scivola stancamente verso il dilatato finale di “wrecking ball” e “lighthouse”… fallita l’evocazione di qualsiasi atmosfera si fosse voluta creare.
In una tale rarefazione, i brani migliori finiscono con l’essere proprio quelli più ‘piacioni’ come il singolo di lancio “heinrich maneuver”, l’incalzante e vagamente sinistra “mammoth” o la ballad “rest my chemistry”. Discreti, ma nulla per cui esaltarsi.
Gli Interpol non hanno ancora ricevuto una definitiva consacrazione, pur potendo contare su un seguito di tutto rispetto sarebbe stato meglio evitare questo passo falso. Se il gruppo ha dato fondo a ciò che aveva da dire in un certo ambito stilistico, peraltro già debitore verso il passato, avrà bisogno di reinventarsi se vorrà sopravvivere.

slovo

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Di Namor (del 08/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2329 volte)
Titolo originale
Mark il poliziotto
Produzione
Italia 1975
Regia
Stelvio Messi
Interpreti
Lee J. Cobb, Giorgio Albertazzi, Giampiero Albertini, Sara Sperati, Franco Gasparri, Andrea Aureli, Dada Gallotti.
Durata
95 Minuti

Costato solo 208 milioni di lire, realizzò in soli due mesi di programmazione nel 1975, la stratosferica cifra di 7 miliardi, un esito ragguardevole, che decretò il film “Mark il poliziotto” l’evento cinematografico dell’anno!
La P.A.C. che fu la casa produttrice ed il regista Stelvio Massi, rimasero stupiti da tale risultato, e ne avevano tutte le ragioni, considerato che il film non era certo uno di quei capolavori che rimangono nella storia del cinema, tutt’altro, si trattava di un poliziesco all’italiana, un filone molto in voga negli anni 70, con episodi che ruotavano attorno al protagonista, nelle vesti (quasi sempre) del commissario, che fra inseguimenti automobilistici, sparatorie e botte a mani nude, cerca di consegnare alla giustizia il boss di turno, usando anche metodi poco convenzionali, anzi meno scrupoli aveva ad infrangere le regole, e più il pubblico in sala si esaltava. Ma allora, che cosa aveva di speciale questo film, che fece scaturire un simile successo, rispetto agli altri che erano per soggetto, tolte le location, la copia l’uno dell’altro?
Il merito indiscusso di tale evento lo si deve alla presenza del suo protagonista, figura di spicco in quel periodo, ritenuto a pieno titolo dalle donne italiane uno degli uomini più belli del mondo, le ragazze leggendo i suoi fotoromanzi, di cui lui era la star incontrastata, sognarono più di una volta di essere strette tra le sue braccia, quelle del grande ed indimenticabile Franco Gasparri. Ricordo che ero molto piccolo la prima volta che lo vidi in fotografia, fu grazie alla passione di mia madre verso questa popolare forma di lettura, la quale, essendo una fan sfegatata di Franco, chiaramente prediligeva quelli in cui lui era protagonista. Grazie alla sua umiltà il Gasparri fu anche uno dei pochi personaggi maschili a godere di simpatia e rispetto (cosa rara) da parte degli uomini, che non vedevano in lui un rivale da screditare, ma piuttosto un modello da imitare per fare breccia nei cuori delle ragazze. Tutto ciò conferma il suo immenso fascino, un’ulteriore attestato di stima da parte di coloro che cercarono di emularlo sia nel suo modo di vestire che nell’acconciatura dei capelli (per le sue fans o per chi non lo conoscesse, qui potrete visionare alcune sue fotografie).
L’incredibile successo del film diede in seguito vita ad una trilogia, che comprendeva: “Mark colpisce ancora” e “Mark spara per primo”, inutile dirvi che anche gli incassi di questi titoli furono notevoli, a chiudere la sua breve filmografia che durò dal 1974 al 1976, furono altre due pellicole precedentemente interpretate accanto alla bellissima Zeudi Araya, in “La preda” e “La peccatrice”.
Purtroppo la sua ascesa verso una carriera ormai lanciatissima, venne brutalmente stroncata sul raccordo anulare la mattina del 4 Giugno 1980, mentre si recava, a bordo della sua Kawasaki 900, presso gli studi della Lancio, rimase coinvolto in un incidente stradale, la diagnosi fu spietata, una frattura alle vertebre cervicali lo avrebbe relegato per sempre su una sedia rotelle. Ma il destino mai così avverso, gli si accanì contro con una ferocia inaudita, non gli bastava averlo paralizzato alla giovane età di 31 anni, ma il 28 Marzo 1999 all’ospedale S.Carlo di Nancy, lo sfortunato ed indimenticabile Franco Gasparri appena 50 enne, si spense per complicazioni respiratorie…

Namor

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Di Darth (del 07/11/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1329 volte)
Titolo originale
The eyewitness
Autore
Stephen Leather
Prima edizione
2003

Jack Solomon lavora nella ex Jugoslavia per la Commissione Internazionale per i Morti di Guerra. Il suo compito consiste nell’identificazione delle vittime della pulizia etnica e, una volta appurate le identità, della riconsegna dei resti alle famiglie di appartenenza. Nonostante abbia a che fare quotidianamente con orrori di ogni genere, Jack riesce a mantenere una certa professionalità e a non lasciarsi coinvolgere emotivamente. Questo, finché non viene chiamato per l’identificazione di un’intera famiglia (26 persone) ritrovata morta per asfissia all’interno di un camion-frigo gettato in un lago. La visione di questa atrocità, con i corpi perfettamente conservati dalla mancanza di ossigeno e la presenza tra i cadaveri di una bambina di appena tre anni avvinghiata al proprio orsacchiotto, faranno venire a Jack il desiderio irrefrenabile di scovare i colpevoli di questo abominio e consegnarli al tribunale per i crimini di guerra. Questa ricerca ossessiva porterà il protagonista a cercare l’unica superstite della famiglia trucidata (una ragazza poco più che adolescente) attraverso i bordelli di Sarajevo e quelli di Londra… trovandosi, suo malgrado, coinvolto coi mafiosi che gestiscono lo sfruttamento della prostituzione di entrambi i luoghi…
La forza di quest’opera di Stephen Leather (autore inglese di numerosi thriller) è la parte finale: quando entra nei meandri delle case di tolleranza più malfamate della Bosnia, dove le ragazze vengono stuprate a ripetizione da magnaccia e clienti, la sensazione di schifo e di sdegno prende possesso del lettore ed il pathos per il proseguo della storia è assicurato. In contrapposizione però ho trovato un po’ troppo lenti i primi capitoli, con la trama che stenta ad entrare nel vivo. Tutto sommato, un opera apprezzabile e consigliata (ovviamente) a chi piacciono i libri thriller.

Darth

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Di kiriku (del 06/11/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1688 volte)
Artista
May Winehouse
Titolo
Back To Black
Anno
2006
Label
Island Records.

Mi sono reso conto che ultimamente parto prevenuto nei confronti di quella musica cosiddetta commerciale, faccio riferimento a tutta quella musica che possiamo ascoltare accendendo la radio. Visto che è ingiusto classificare quasi tutto come spazzatura ho teso le orecchie verso quel mondo pop per vedere o meglio per sentire se ci fosse qualcosa che la mia scarsa attenzione mi avesse fatto perdere. Così facendo sono stato attratto dalla cantante inglese Amy Winehouse, complice il singolo, diventato un tormentone, Rehab. Fin dal primo ascolto si coglie subito un sapore vintage ispirato a quei gruppi femminili degli anni 50-60 mescolato all’r'n'b, all’hip hop, alla Motown e al jazz. Ma a stupirmi è la qualità vocale che la giovane cantante esprime, la sua voce roca dimostra già una maturità e un' intensità notevoli. Questo cd è uscito nell’ottobre del 2006 a distanza di tre anni dal primo lavoro Frank, il tempo intercorso tra le due pubblicazioni lo ha passato a suonare dal vivo, ad affrontare crisi depressive e a condurre una vita dissoluta tra droghe e alcol, ma queste notizie le lascerei a chi si occupa di gossip. Quello che mi interessa è il lato artistico e la Winehouse ha dimostrato di avere del talento sia come cantante che come autrice, spero solo che il successo non la porti a piegarsi al volere del dio denaro, come spesso accade. Anche se questo Back to Black non è un capolavoro è comunque un prodotto di buona fattura che si lascia ascoltare con piacere, scorrendo via veloce anche per la breve durata dei brani. Felice di aver trovato qualcosa di valido dove pensavo non ci fosse, ma anche per essermi ricordato che non bisogna porsi dei limiti, vi consiglio questo cd. Buon ascolto!

Kiriku

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Di nilcoxp (del 05/11/2007 @ 05:00:00, in serie tv, linkato 3503 volte)
Titolo originale
Sapphire & Steel
Produzione
Gran Bretagna 1979
Episodi / Durata
34 / 30

“Tutte le anomalie verranno regolate dalle forze che controllano ogni dimensione, dovunque ci sia vita non saranno usati elementi transuranici pesanti, sono disponibili pesi atomici medi: Oro, Piombo, Rame, Giaietto, Diamante, Radio, Zaffiro, Argento, e Acciaio. Sono stati assegnati Zaffiro e Acciaio.”

Questo era quello che veniva detto nella sigla d’inizio di ogni puntata di “Zaffiro e Acciaio”, nata dal genio di Peter J. Hammond, che decise di girare questa serie televisiva dopo aver trascorso un piccolo periodo in un castello infestato dai fantasmi. Egli scrisse personalmente tutte le storie tranne la quinta che venne fatta da Don Houghton e Anthony Read. Trasmessa dal 1979 al 1982, era la risposta della ATV al “Doctor Who” della BBC. I protagonisti erano due che lavoravano in coppia: Zaffiro (Joanna Lumley) e Acciaio (David McCallum), bella e statuaria lei quanto elegante ed indisponente lui. Insieme dovevano affrontare situazioni anomale in cui il paranormale era di casa. Loro stessi non potevano definirsi normali, in quanto rappresentavano in sembianze umane le caratteristiche dei nomi che portavano: ne erano l’essenza. Ma a ben guardare i personaggi principali non erano neanche loro, puntata dopo puntata capivi che al variare delle situazioni, dei luoghi, delle persone, non seguiva il variare di un elemento che era superiore a loro e che si rivelava essere anche il perno di tutta la storia: IL TEMPO. Era lui il vero protagonista, era lui che si inseriva in tutte le trame, che anzi le creava, dando un fascino particolare ad una serie che definirei unica e ipnotizzante! Al programma venne dato un piccolissimo budget: quindi semplici scenografie e minimi effetti speciali. Invece di uscirne sminuito, il programma ne uscì con atmosfere inquietanti e straordinarie. Pensate, nessuna scena è d’azione, e i dialoghi la fanno da padrone incontrastato. Caldamente consigliato a chi volesse vedere la dimostrazione pratica che la qualità non passa sempre dai grossi investimenti, sono sempre le idee le cose più importanti. Bello, bello, bello.

P.s: all’epoca mi son sempre chiesto che c…o fosse “Giaietto”. Se anche voi siete curiosi vi metto la definizione del vocabolario: “s. m. Varietà di lignite bituminosa, solida, nera e lucente, usata per bottoni.”

nilcoxp

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Di Sansimone (del 04/11/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1575 volte)
Titolo originale
Fahrenheit 451
Autore
Ray Bradbury
Traduzione
Giorgio Monicelli
Prima edizione
1953

“Fahrenheit 451 è la temperatura a cui prendono fuoco i libri” questo è lo spot di un programma radiofonico di radio3 dedicato ai libri, mi incuriosiva questa cosa cosi ho letto l’opera di fantascienza di Bradbury.
Qualcuno potrà obbiettare che non si tratta di fantascienza purtroppo ma , quando è stato scritto nel 1953 sembrava fosse pura fantascienza.
Andiamo per ordine, siamo in un futuro non molto lontano dalla nostra epoca nel nord america, Montag, il protagonista, è un milite del fuoco che deve dare la caccia ai ormai pochi possessori di libri ancora in vita. Questo perché la società ha alienato qualsiasi forma di informazione culturale a eccezione della televisione che ormai è diventata interattiva con gli spettatori e ricopre le pareti interne delle abitazioni. Le persone non hanno più rapporti tra di loro, tutti i valori sono stati eliminati da le elitè che detiene il potere, la famiglia la morte la nascita i sogni, tutto cancellato e il vuoto riempito dalla televisione.
In questo contesto Montag un giorno incontra una ragazza diversa da tutte le persone fin o ad allora incontrate, grazie a lei si risveglia dal torpore in cui la società lo aveva sprofondato e inizia a pensare, inizia a rubare e a leggere i libri che dovrebbe bruciare fino a quando la sua stessa moglie non lo denuncia ai superiori ed è costretto a scappare inseguito da quelli che erano i sui colleghi.
Come dicevo all’inizio, all’epoca in cui è stato pubblicato questo era un libro di fantascienza, ma, ora può sembrare un romanzo ambientato nel nostro tempo ad ececcion fatta per alcuni accorgimenti tecnologici. Infatti, ormai le persone sono sempre più alienate nei confronti dei propri simili avendo come unico scopo quello dell’uniformità a quello che la piccola combriccola che tira le file della nostra società ci propina attraverso la televisione.
La mia speranza è che, come nel libro, ci sia sempre una piccola comunità d’uomini che ricerchino un briciolo di libertà e speranza per il futuro.

SanSimone

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Di smarty (del 03/11/2007 @ 05:00:00, in Libri, linkato 1610 volte)
Titolo originale
La sombra del viento
Autore
Carlos Ruiz Zafon
Traduzione
Lia Sezzi
Editore
Mondadori
Prima edizione
2001

Credo sinceramente di essere stata stregata come i lettori di tutti il mondo da questo romanzo spagnolo che fin dalle prime pagine rapisce e catapulta in un mondo quasi dimenticato. L’autore, Carlos Ruiz Zafón, per me, come penso per molti altri, è uno sconosciuto così come lo è stato fino ad oggi “L’Ombra del Vento” anche se, come ho poi scoperto, ne sono state vendute quasi 5 milioni di copie. Mi sono chiesta allora cosa si racconta in questo libro di così interessante da diventare una delle grandi rivelazioni letterarie degli ultimi anni? Siamo a Barcellona, estate 1945, chi scrive è Daniel Sempere, all’epoca undicenne, che una mattina viene accompagnato dal padre, un libraio antiquario, in un posto segreto, il Cimitero dei Libri Dimenticati, un “santuario dove ogni volume che si vede possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso (...)E’ qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito.” Daniel, secondo tradizione, sceglie un libro che dovrà adottare, impegnandosi a conservarlo per sempre, a mantenerlo vivo, a difenderlo: L’Ombra del Vento di Julian Carax. La storia lo cattura per tutta la notte grazie agli innumerevoli intrecci propri di un romanzo avvincente (stessa analogia di chi legge il libro di Zafón). Daniel però vuole saperne di più di questo Carax, uno scrittore apparentemente sconosciuto, e scoprire come mai non ha avuto successo nonostante il racconto fosse così coinvolgente, cosa gli sia successo e perché le sue opere sono state bruciate. Dal passato cominciano ad emergere storie di passioni illecite, di amori impossibili, di amicizie e lealtà, di omicidi, di segreti custoditi a costo della vita che porteranno Daniel a coinvolgere le persone a lui più vicine e più care catturate dal mistero di Julian Carax e della sua vita, una vita che ha dei parallelismi con la sua. L’incalzante ritmo con il quale si alternano le scene, l’eccezionale tecnica di narrazione e una straordinaria proprietà di linguaggio rendono l’opera di Carlos Ruiz Zafón degna di successo soprattutto se si considera che la prima pubblicazione del libro nel 2001 è stata tutta a carico dell’autore. Oltre all’atmosfera incantata di Barcellona raccontata anche nei momenti più bui della guerra franchista e della successiva mondiale, mi è piaciuta moltissimo la suspence che ti accompagna il lettore fino alla fine impedendogli di intuire l’epilogo della storia e costringendolo quindi a rimanere incollato alle pagine come lo si resterebbe davanti al video di uno strepitoso film (strano che nessuno ancora abbia colto quest’opportunità). Per la cronaca molti dei locali citati nel libro esistono ancora come il famoso caffè Els Quatre Gats, e credo che semmai dovessi andare a Barcellona, un po’ per curiosità un po’ per sentirmi ancora parte di questo racconto, proverò a ripercorrere le strade e i viali descritti e a cercare la famosa villa maledetta degli Aldaya…..In ultimo sul sito dello scrittore c’è un divertente giochino per salvare le copie de L’Ombra del Vento, ma prima vi consiglio vivamente di tuffarvi nel mondo magico della sua storia.

Smarty

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Di slovo (del 02/11/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 2716 volte)
Artista
Titolo
Angels & Vampires vol. 2
Anno
2006
Label
Treehouse Pubblishing

Sananda Maitreya pubblica la seconda parte del progetto dedicato ad angeli e demoni a circa un anno dall’uscita del primo capitolo [di cui si è parlato qui].
Anche questo lavoro è costituito dalla ragguardevole cifra di venti brani: alcuni di essi sono poco più che idee musicali appena sviluppate ("floodwater", "honestly") o forse sviluppate esattamente quanto avevano bisogno di esserlo... la prima impressione è comunque quella di un'eccessiva indulgenza nella scrematura. Questione di scelte, naturalmente... ma è più facile approvarle quando nell'album si può trovare una buona dose di ottimi pezzi, risultato di una ormai completa confidenza dell'autore nella scrittura e nell'esecuzione.
L'irresistibile convivenza soul e funky di "South side Run", il raffinato impasto ritmico di "Duchess", il ritornello falsettato e controcantato di "C.Y.A.M.G." sono tutti piacevoli esempi di quanto Sananda, dopo una carriera ventennale che ha toccato tutti gli estremi, abbia ancora una musa ispiratrice generosa.
I due volumi di "Angels&Vampires", scaturiti dal medesimo ceppo creativo, condividono stilemi e vestiboli. Il secondo capitolo è però per certi versi più armonico: non parlerei di evoluzione o involuzione, diciamo che se dal punto di vista della ricerca è leggermente meno avventuroso - ma anche meno spigoloso - risulta nel complesso un opera più organica, meno disorientante, di più semplice ascolto.
Ho letto che una fazione dei fan storici non ha apprezzato la nuova veste per così dire 'sottoprodotta' delle canzoni, la scelta di incidere i brani nella loro forma rock più essenziale. Lasciatemi dire che se un pezzo funziona solo dopo un accanimento in studio allora non dev'essere granchè come pezzo... lungi da me il farmi paladino del sound 'vecchio rock' (tuttaltro) e fermo restando che io avrei editato una tracklist più concisa, posso dire che le nuove canzoni migliorano ad ogni ascolto. La scelta di seguire l'estro anzichè le aspettative del pubblico è stata coraggiosa. Qualcosa mi dice che il tempo gli darà ragione.

slovo

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Di Namor (del 01/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1035 volte)
Titolo originale
Smokin' Aces
Produzione
USA, Gran Bretagna, Francia 2007
Regia
Joe Carnahan
Interpreti
Ben Affleck, Andy Garcia, Alicia Keys, Ray Liotta, Jeremy Piven, Ryan Reynolds, Peter Berg, Taraji P. Henson, Chris Pine, Martin Henderson, Jason Bateman.
Durata
108 Minuti
Trailer

L’inafferrabile boss della mafia Primo Sbarazza, rischia di essere messo sotto processo dall’FBI, a venderlo, dopo aver tentato senza successo la scalata al suo trono, è il suo pupillo Buddy “Aces” Israel, un viscido illusionista che lavorava nei migliori Casino di Las Vegas. Per evitare l’imputazione, il boss ingaggia un killer e gli commissiona l’eliminazione del suo accusatore, ricompensandolo con $1,000,000 se riuscirà a portargli il suo cuore! La notizia di una tale cifra si diffonde in gran fretta, facendo accorrere a Lake Tahoe un nutrito gruppo di pericolosi e spietati killer che non esiteranno a darsi battaglia allo scopo di raggiungere per primi la suite dell’hotel dove si trova rinchiuso il pentito, e portare a termine l’incarico.
Dopo essersi dimesso dalla regia del terzo “Mission Impossible ” a causa delle continue bizze di Tom Cruise, il regista Joe Carnahan riesce a trovare i fondi per concretizzare un suo vecchio progetto, la realizzazione dell’adrenalinico “Smokin’Aces”. Il film inspiegabilmente, all’uscita in patria non ebbe subito un gran riscontro al botteghino, nonostante il suo nutrito cast di attori, che comprende: Andy Garcia, Ben Affleck, Ray Lotta, Jeremy Piven, Ryan Reinolds e l’esordiente pop star Alicia Keys, ma la pellicola si riprese alla grande nel circuito homevideo, dove divenne non a caso uno dei maggiori successi dell’anno.
Consigliato agli spettatori che amano i film d’azione stile Tarantino, con la raccomandazione di seguire attentamente i primi venti minuti, per capire meglio la storia, poiché il film parte con ritmi molto elevati.

Namor

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