BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di kiriku (del 16/10/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 861 volte)
Artista
Grateful Dead
Titolo
Live /Dead
Anno
1969
Label
WARNER

Nel 1938 il chimico svizzero Halbert Hofmann sintetizza l’LSD, ma solo nel ’43 casualmente scopre il suo potere allucinogeno. Già agli inizi degli anni cinquanta la sostanza comincia a diventare popolare in alcuni circoli culturali. I suoi effetti psicologici sono molti, tra questi: alterazione della coscienza, perdita di consapevolezza e lucidità, riduzione dei riflessi psico-fisici, alterazioni nella memoria a breve e lungo termine ecc.. Da molti l’LSD viene visto come un mezzo di esplorazione e crescita spirituale, soprattutto dalla cultura hippie, quel movimento di giovani che, alla fine degli anni sessanta, lotta contro le regole imposte dalla società, impegnati nella ricerca di una nuova libertà. Sono diversi i precursori di questo movimento, personaggi del mondo della cultura che hanno sperimentato l’uso di questa sostanza e di altre droghe psichedeliche, tra questi c’è Robert Hunter; poeta, scrittore e musicista statunitense famoso per essere il paroliere dei Grateful Dead ed aver contribuito al loro successo. Il gruppo nasce a San Francisco nel 1965 e diventa in poco tempo la formazione di riferimento di quel movimento di controcultura hippie di cui la città è la capitale. I sostenitori della band sono molti, a tal punto da formare un’unica grande comune. Lo stile dei Grateful Dead non si può classificare semplicemente in rock psichedilco, i generi che si incontrano nella loro musica sono molti e vanno dal rock, al jazz, al folk, al blues, alla musica elettronica e anche a quella classica. Mescolanza di generi e stili dovuta principalmente alle esperienze precedenti dei singoli musicisti e alla loro elevata qualità tecnica. Ma il meglio il gruppo lo da dal vivo, i loro concerti sono eventi che coinvolgono totalmente, sono esperienze sensoriali dove la musica perde i confini e fluisce in esperienze psichedeliche dilatando le atmosfere e le percezioni. Live/ Dead è la summa di tutto questo, forse l’apice della loro musica, un live che raccoglie improvvisazioni eteree interminabili, dove sogni distorti dilagano all’interno di una sfera cerebrale che esplode in orgasmi sensoriali ripetuti. L’esplorazione e la ricerca di una spiritualità a livelli sconosciuti,  lo spingersi sempre oltre attraverso l’uso di droghe, a base di acido lisergico, alla scoperta di nuovi orizzonti , sono le esperienze raccontate in musica dai Grateful Dead, il gruppo icona di una esperienza generazionale irripetibile racchiusa in questo cd, un’esperienza spazio temporale dispersa in coriandoli di vita.

kiriku

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Di nilcoxp (del 15/10/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1809 volte)
Titolo originale
 
Autore
 
Traduzione
Milvia Faccia
Editore
Edizioni Mediterranee
Prima edizione
 

Da una chiacchierata in spiaggia quest’estate, sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questo libro. Trovo l’oriente e le sue filosofie di vita molto interessanti anche se non sempre comprensibilissime. Questo testo viene definito l’ideale completamento del Tao-Te-Ching, dell’Arte della Guerra di Sun Zu e dell’I:Ching. E’ suddiviso in trentasei parti, ed in ognuna viene descritto uno stratagemma e la sua applicazione storica nei conflitti cinesi e in quelli europei, nonché l’utilizzo moderno nel campo sociale, politico e commerciale che di tali idee se ne fanno. A loro volta però, gli stratagemmi sono riuniti in sei categorie: quelli da impiegare quando si è in posizione favorevole, quelli in caso di forze di eguale portata, quelli per un attacco diretto, quelli in caso di situazioni confuse, quelli per guadagnare terreno, e quelli da impiegare in situazioni disperate. Piacevole da leggere, illuminante nelle sue rivelazioni, il libro scorre sui binari dell’interesse e della conoscenza fino alla fine. Testo che vide la luce intorno al XV secolo, nell’epoca compresa tra la fine della dinastia Ming e l’inizio di quella Qing, raccolti in forma sintetica da monaci guerrieri. Ma l’origine storica di molti stratagemmi risale al periodo cinese degli Stati Combattenti (472-221 a.C.) e a quello dei Tre Regni (220-280 d.C.). Per concludere vi riporto il nome del primo stratagemma del libro: “Attraversare il mare ingannando il cielo”. Ciao ciao

nilcoxp

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Di Sansimone (del 14/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2109 volte)
Titolo originale
The Odessa File
Produzione
Gran Bretagna 1974
Regia
Ronald Neame
Interpreti
Jon Voight, Maximilian Schell, Maria Schell, Peter Jeffrey, Derek Jacobi, Mary Tamm
Durata
128 minuti.

L’ODESSA è un’organizzazione segreta ideata per aiutare i criminali di guerra nazisti, fornendo loro nuove identità e lavori ad alto livello all’interno della Germania Occidentale.
Un giovane giornalista, Peter Miller, entra in possesso del diario di un vecchio ebreo deportato nel campo di concentramento di Riga; dalla lettura di queste memorie in lui si accende il desiderio di rintracciare il comandante di quel campo.
Per trovare quest’Eduard Roschmann si rivolge prima alle autorità tedesche e dopo a Simon Wiesenthal che lo mette a conoscenza dell’esistenza di ODESSA. A questo punto Miller è avvicinato dal Mossad israeliano e infiltrato da questi all’interno di ODESSA stessa.
Il film tratto dal romanzo omonimo è un buon thriller di una volta, a cui il regista Ronald Neame da un buon ritmo e un inaspettato colpo di scena finale.
Purtroppo non ho letto il libro quindi non posso fare un confronto, ma in ogni modo credo che qualunque opera che ci ricorda gli orrori del nazismo sia importante.

San Simone

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Di smarty (del 13/10/2007 @ 05:00:00, in Libri, linkato 1944 volte)
Titolo originale
La bruja de Portobello
Autore
Paulo Coelho
Traduzione
Ana Belen Costas
Editore
Bompiani
Prima edizione
2007

“L’amore è.” Cos’è l’amore? Diamo una definizione di amore. Qualsiasi essa sia sarà riduttiva. L’amore non può essere definito, l’amore va vissuto. L’amore arriva, s’insedia e dirige tutto. Nell’ultimo libro di Paulo Coelho si parla di talenti, di passione, di peccato, di mondo terreno e spirituale, di Destino, di Grande Madre, di Dio, di Luce, di Energia, ma anche di Umanità, di solitudine, di mediocrità, di pregiudizio, di cosa è e non è “normale”, di cosa vuol dire normale, di intuizione….e di molto altro. 270 pagine divorate in una settimana. E’ il primo libro di Coelho che leggo perché personalmente l’ho sempre ritenuto l’ennesimo furbino che ha ben capito cosa la gente vuol sentirsi dire e ben felice di accontentarla si gonfia le tasche di soldi. Non che abbia cambiato idea, ma il libro mi è piaciuto. Mi sono immersa nelle testimonianze di chi ha conosciuto Athena, il personaggio principale, e vuole raccontarla, di come l’ha percepita e vissuta, perché “spesso la maniera migliore di sapere chi siamo è quella di cercare di scoprire come ci vedono gli altri”. L’originalità del libro sta nel come vengono intrecciate le storie, come se stessimo assistendo al funerale della protagonista, di cui non conosciamo nulla, e ascoltando i commenti dei cari radunati riuscissimo a farci un’idea di chi era. Ma chi è veramente Athena? Una figlia, una madre, una compagna, un’amica, un amore, una santa, una strega, una maestra, una discepola, una pazza, un’eretica, una posseduta……Athena è tutto questo e niente di questo. Ogni personaggio ne racconta una parte, un breve, ma intenso “viaggio” in sua compagnia, quel preciso momento della vita che ha vissuto insieme con lei, per lei, in funzione di lei. Mai nulla succede per caso e quella che potrebbe sembrare una coincidenza, è invece il risultato di un piano già scritto, di cui non sappiamo il fine; non si tratta solo di Destino, ma di contatto con l’Essenza. Athena è una donna decisa, determinata, illuminata, che si abbandona alla vita perché sia essa a guidare i suoi passi, che non si lascia impaurire da tutto quello che, agli occhi dei molti, può sembrare satanico e surreale, ma affronta il suo mondo con fiducia. Certo, durante il suo cammino si sentirà sola, disperata e incompresa, ma “sente che non si deve preoccupare perchè i cambiamenti che il destino provoca nelle persone sono favorevoli quando si sanno decifrare i messaggi contenuti in essi”. Athena si affida alle sue sensazioni, alla Grande Madre, si ascolta e prosegue la sua missione. A parte in alcuni punti dove il personaggio è spinto agli estremi e sembra di assistere alla nascita di un nuovo santone, il libro a mio avviso dà molteplici spunti di riflessione e di discussione. Non vi descriverò la trama perché il mondo di Athena non va raccontato, ma proprio come lei, va scoperto ma soprattutto vissuto: “Ti hanno mai insegnato ad amare? Eppure, come qualsiasi essere umano, ne sei capace. Come hai imparato? Non l’hai imparato: ci credi. Sì, ci credi – e dunque ami”.

Smarty

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Di slovo (del 12/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1302 volte)
Titolo originale
Memoria del Saqueo
Produzione
Argentina, Francia 2003
Regia
Fernando Ezequiel Solanas
Durata
118 minuti

La sera del 19 dicembre del 2001, dopo che l’allora presidente argentino Fernando De La Rua dichiarò lo stato di assedio per arginare i saccheggi e i moti di protesta esplosi dopo il blocco dei conti correnti, migliaia di dimostranti pacifici si riunirono spontaneamente a Buenos Aires per chiedere le dimissioni del governo. Il caparbio popolo argentino resistette all’immancabile repressione violenta e il giorno dopo a Plaza De Mayo, di fronte alla Casa Rosada, potè festeggiare la caduta del piccolo presidente guardandolo fuggire a bordo di un elicottero.
La “notte delle pentole” (cacerolazos) rappresentava, ovviamente, lo sfociare di un disagio socio-economico che gli argentini sopportavano da molto tempo. Le immagini dei manifestanti che percuotevano le pentole fecero il giro del mondo ma i tempi frenetici del giornalismo, la tendenza generalista e spesso omertosa dei media hanno lasciato poco spazio all’ approfondimento, impedendo di dare la giusta risonanza ai veri motivi dietro alla crisi argentina, che venne spiegata sbrigativamente con la facile storiella del magna-magna.
Dedicato accoratamente “alla dignità e al coraggio di coloro che resistettero in quegli anni” il film-documentario di Solanas passa in rassegna e analizza le ragioni politico-economiche che hanno portato al tracollo del 2001. Seguendo la voce narrante durante i dieci drammatici capitoli, assistiamo ad una lunghissima storia di corruzione e tradimenti politici, di mafiocrazia estesa all’intera classe dirigente e votata allo sfruttamento delle ricchezze nazionali per proprio tornaconto ma che ha trovato il pieno appoggio delle banche e delle multinazionali estere, impermeabili a qualsiasi etica o priorità umana.
Conversione fraudolenta dei debiti privati in pubblici, deindustrializzazione, privatizzazione e svendita delle imprese di stato, controllo dei mezzi di comunicazione da parte dei grandi gruppi... esaltando i miraggi del libero mercato è stata promossa ed attuata una sistematica depredazione delle ricchissime risorse di un paese capeggiato da governi complici: in pratica il business perfetto.
Tecnicamente il film trova il suo unico difetto nella struttura: la scelta di suddividerla in capitoli costringe la narrazione a continui salti temporali che rendono la messa a fuoco del quadro generale un po’ difficoltosa a chi non abbia già un infarinatura di storia argentina contemporanea. Per il resto Solanas rende la dimensione paradossale accostando materiale di repertorio: testimonianze sulle condizioni di innegabile indigenza di enormi porzioni di popolazione seguite dai surreali dogmi neoliberisti candidamente dichiarati da ministri ed economi: “il debito è una cosa positiva”, “non è vero che il modello neo-liberista produce povertà” (sic)
La pellicola ha beneficiato di una diffusione più vasta di quella che avrebbe avuto in epoche pre-Moore (che ringraziamo nuovamente per aver sdoganato il documentario di protesta sociale) ma è rimasta comunque affossata per motivi facilmente intuibili. Naturalmente se ne consiglia la visione, sia perchè narra di fatti che è giusto e doveroso conoscere e sia perché, senza voler fare dell’allarmismo, la tragedia argentina potrebbe essere, domani, quella di ogni paese troppo disponibile alle promesse del capitale.

slovo

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Di Namor (del 11/10/2007 @ 05:00:00, in Serie TV, linkato 3545 volte)
Titolo originale
A come Andromeda
Produzione
Italia 1972
Episodi / Durata
5 / 63 Minuti

Un segnale proveniente da una costellazione distante anni luce dalla terra, viene captato dal potente radiotelescopio inglese di Jodrell Bank ancor prima di essere inaugurato. A codificare l’incessante messaggio di natura aliena è colui che creò l’avveniristico osservatorio spaziale, il geniale fisico John Fleming (Luigi Vannucchi). Il contenuto del messaggio si rivela a dir poco strabiliante, poiché il risultato svela le istruzioni per costruire un supercalcolatore di gran lunga più potente di quelli esistenti sulla terra. Terminata la sua costruzione sotto la supervisione militare della vicina base missilistica, la macchina chiede informazioni per poter creare una cellula vivente e successivamente dettarne le basi per la realizzazione, indirizzate alla biologa Madaleine Danway (Gabriella Giacobbe). Da questa cellula prenderà vita una donna, che verrà chiamata Andromeda (Nicoletta Rizzi,) nome originario della galassia da cui provenne il segnale. La creatura manifesta subito un altissimo grado di intelligenza, acume di cui l’esercito non tarderà ad avvalersi e a sfruttare per i suoi scopi bellici, ignorando la tesi del professor Fleming che vede nel supercalcolatore ed in Andromeda un pericolo da non sottovalutare per l’intera razza umana!
A come Andromeda” sceneggiato di 5 puntate con tematiche di fantascienza, fu il primo a rompere gli schemi dei precedenti sceneggiati andati in onda fino a quel periodo, basati essenzialmente sulle trasposizioni per il piccolo schermo di romanzi classici. La produzione di questa innovativa serie fu realizzata dalla Rai, che ne trasmise la prima puntata sul primo canale nel lontano 1972. Il romanzo da cui é tratto l’omonimo sceneggiato, fu scritto dieci anni or sono da Fred Hoyle in collaborazione con John Elliot. Le riprese delle location esterne, che goffamente cercano di spacciarci per l’Inghilterra, sono state in realtà girate sulla costa settentrionale della Sardegna, una pecca che a parer mio rende ancora più piacevole la visione di questa serie, mentre per le riprese degli interni sono stati usati gli studi della Rai di Milano. Il cast diretto dal regista Vittorio Cottafavi, nel quale non mancano nomi di richiamo come Paola Pitagora, Tino Carraro, Giampiero Albertini e i già sopra citati Giacobbe e la Rizzi, colei che sostituì in corsa la protagonista e che dovette girare nuovamente, con turni massacranti di dieci ore al giorno, le scene della dimissionaria Patty Pravo nel ruolo di Andromeda, offrono in generale una buona performance, ma la recitazione del bravissimo Luigi Vannucchi, attore per me sconosciuto é veramente superlativa, il suo estremo gesto che lo ha visto morire suicida é stato un vero peccato, poiché ha privato il pubblico italiano della visione di altri innumerevoli lavori di un grande talento!

Namor

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Di Darth (del 10/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1355 volte)
Titolo originale
Dorme
Produzione
Italia, 2000
Regia
Eros Puglielli
Interpreti
Anna Bastoni, Alessio Muzi, Cristiano Callegaro, Federico Calisti
Durata
75 minuti

Alcuni mesi or sono, un amico mi ha portato da vedere la videocassetta di “Dorme”, dicendomi testualmente <Guardalo perchè è troppo forte! [...] è un film di un regista indipendente italiano: Eros Puglielli.> Incuriosito dalla ‘recensione vocale’ che me ne ha fatto, l’ho guardato la sera stessa. Il film racconta la storia di Ruggero, un ragazzo complessato per la sua statura (appena 158 cm) che viene lasciato dalla ragazza dopo due anni di fidanzamento proprio perché, secondo lei, è troppo basso. Ruggero accusa il colpo ma non demorde, vuole convincere la sua Anna a tornare insieme a lui, ma non riesce a mettersi in contatto con lei perché tutte le volte che le telefona a casa risponde la madre sempre con la stessa frase: <No, Anna dorme, dorme…>. Il giovane romano allora vorrebbe andare a parlarle faccia a faccia a casa, ma Anna abita nelle case popolari… dove vivono anche i famigerati fratelli Riccio (che poi sarebbe un giovane teppista psicopatico che si crede di essere due fratelli gemelli) di cui è letteralmente terrorizzato. Le cose poi si complicano ulteriormente quando Ruggero scopre che Anna si è messa proprio con i fratelli Riccio…
Molto particolare questo primo lungometraggio di Puglielli, un misto tra il grottesco e il comico con qualche situazione che riporta alla mente i manga giapponesi. Girato interamente con una telecamera amatoriale analogica con, come obiettivo, un grandangolo spinto. Il grandangolo permette un’ampia panoramica nelle inquadrature, ma deforma i lati dei fotogrammi… il regista però ha fatto del difetto una virtù, sfruttando proprio questo tipo di obiettivo per rendere più suggestive e buffe le situazioni che ci va a raccontare. Quindi le inquadrature saranno spesso dei primissimi piani, generando il classico effetto spioncino: il naso ingigantito al centro e le orecchie piccoline ai lati di un volto divenuto d’un tratto la caricatura di se stesso. Oltre alla regia originale e vivace, c’è una sceneggiatura molto simpatica, ricca di personaggi al limite del paradossale ed un finale a sorpresa. Unica pecca (la solita delle produzioni fai da te) gli attori: tutti poco all’altezza e palesemente inibiti davanti alla telecamera. Tralasciando questo problema, “Dorme” è un film godibilissimo e molto divertente. Tra le pubblicazioni dei registi indipendenti è difficile trovare un’opera anticonformista come questa di Puglielli… purtroppo però, sembra che con l’esperienza, anziché migliorare, il regista sia peggiorato: i tre lungometraggi successivi (“Tutta la conoscenza del mondo”, “Occhi di cristallo” ed il più recente “AD Project”), secondo la critica e il pubblico, non raggiungono i livelli della sua opera prima. Comunque, i miei complimenti a Puglielli per questo film, e un grazie a Mimmo per avermelo fatto conoscere.

Darth

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Di kiriku (del 09/10/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 855 volte)
Artista
Bill Evans Trio
Titolo
Waltz For Debby
Anno
1961
Label
Riverside

Se potessi tornare indietro nel tempo sono molti i concerti ai quali vorrei assistere, tra questi sicuramente non può mancare quello del 25 giugno del 1961 al Village Vanguard Club in New York. Sul palco un trio indimenticabile, forse il migliore di sempre, composto da Bill Evans al piano, Scott La Faro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria. Il sodalizio tra questi artisti nasce nel 1959 e finisce, dopo aver dato alla luce cinque dischi, qualche settimana dopo l’incisione dal vivo appunto di questo album, una rottura inevitabile dovuta alla prematura scomparsa di La Faro in un incidente stradale. La forza di questo trio sta nello stile preciso, elegante e intenso di Evans e in quello istintivo e intelligente di La faro, per non dimenticare quello razionale e ricercato Paul Motian. L’intesa che si viene creare è senza precedenti e tocca il punto massimo proprio in questa splendida registrazione dal vivo che è resa ancora più intensa dal brusio e dal vociare dei clienti e dagli applausi alla fine di ogni pezzo. Un atmosfera magica che si respira fin dall’ascolto della prima traccia, My Foolish Heart e che prosegue con Walts For Debby scritta dallo stesso Evans, Detour Ahead, My Romance, Some Other Time, Miles Tone e Porgy. Il livello raggiunto dai tre musicisti è davvero stellare, sembrano fusi un sola voce, in un unico intenso flusso di emozioni che travolge l’ascoltatore e lo lascia estasiato. Questo è un cd che tutti devono avere nella propria discoteca e nonostante siano passati più di quarant’anni ascoltarlo rimane sempre una esperienza unica.

kiriku

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Di nilcoxp (del 08/10/2007 @ 05:00:00, in Live Report, linkato 1921 volte)
Evento
Paolo Conte in...
Artista/i
Paolo Conte
Location
Teatro Ariston di Sanremo
Data
05  Ottobre  2007

Avevo già visto due volte Paolo Conte dal vivo: la prima in un concerto molto similare a questo, la seconda all’interno della rassegna del Premio Tenco. Tutte e due le volte presso il Teatro Ariston di Sanremo (per intenderci quello dove si svolge il Festival della Canzone Italiana). Volevo però che anche la mia compagna avesse l’opportunità di conoscere meglio un musicista solo ascoltato attraverso i suoi album. Serata calda per la stagione in cui siamo, ma destinata a scaldarsi ulteriormente alla comparsa dell’artista. E lui non si fa attendere, inizia come da scaletta all’ora annunciata e propone un successo dietro l’altro della sua lunga ed onorata carriera. Il pubblico ripaga con applausi scroscianti ogni sua interpretazione, sempre impeccabile nella forma e nella qualità. Gli straordinari musicisti che lo accompagnano, non fanno che esaltare le doti di un cantautore che non può essere etichettato sotto uno stile ben definito, in quanto personaggio eclettico ed artefice di un suo genere personale. Ed è sempre un piacere sentire brani come: “Eden”, “Genova per noi”, “Via con me”, “Sotto le stelle del jazz”, “Parole d’amore scritte a macchina”, “Alle prese con una verde milonga”. Così come è stata una piacevole sorpresa una nuova versione proposta della canzone “Bartali”. Una citazione speciale la riserverei a quei pezzi dove gli strumenti a fiato sono l’elemento qualificante in più, come “Max” e “Diavolo rosso”. Insomma un concerto che non ha deluso sicuramente gli estimatori del musicista, e che di sicuro avrà impressionato anche chi lo dovesse aver ascoltato per la prima volta. Unica nota negativa (oltre al prezzo del biglietto troppo caro!”) è stata, a mio personalissimo giudizio, la mancanza di entusiasmo che ho avvertito nell’esecuzione del concerto. Mi dava l’impressione di una stanca ripetizione di un copione oramai logoro nella sua interpretazione. Ma se questa mia impressione fosse fondata, vista la qualità espressa comunque in questo spettacolo, ve la dovrebbe dire lunga di cosa si può sentire in una serata migliore di questa!!! Baci elefante…

nilcoxp

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Di Sansimone (del 07/10/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 927 volte)
Titolo originale
Piano, solo
Produzione
Italia 2007
Regia
Riccardo Milani
Interpreti
Kim Rossi Stuart, Jasmine Trinca, Paola Cortellesi, Roberto De Francesco, Corso Salani, Mariella Valentini, Claudio Gioé, Sandra Ceccarelli, Konrad Podolny, Michele Placido
Durata
104 minuti

Ho conosciuto Luca Flores l’anno scorso grazie all’articolo su For Those I Never Knew di Kiriru, a cui vi rimando se volete sapere qualcosa di più su questa opera, mentre io vi voglio parlare del film uscito nelle sale che tratta la vita di Flores.
L’opera del regista Milani segue tutta la vita di Flores, partendo chiaramente dall’infanzia felice vissuta in Africa con il resto della sua famiglia; fino alla tragica morte della madre in un incidente stradale, causa della diaspora della famiglia. Da questo momento il protagonista inizia ad immergersi sempre di più nell’esercizio del pianoforte, come fosse una realtà parallela in cui la madre è ancora viva grazie alla musica. Ritornato in Italia Flores si diploma al conservatorio di Firenze dove poi incontra due ragazzi che lo invitano a suonare con loro e gli fanno scoprire il Jazz, e grazie ai primi successi incontra anche Chiara che diventerà la sua compagna. Dai primi successi ottenuti nei locali fiorentini Luca arriverà in breve tempo a suonare con i più grandi artisti italiani come Massimo Urbani, fino a mostri sacri del Jazz come Chet Baker che lo prende con se per la sua tournee europea. La morte imprevista dell’artista americano provoca in lui una turba emotiva che lo porta sempre più ad isolarsi nel suo io musicale. Non riesce più a controllare le relazioni con le persone che gli stanno intorno e inizia a generare in lui la convinzione d’essere pazzo. Da questo momento in poi inizia la lunga discesa nella depressione che lo porterà al suicidio nel 1995 a soli 39 anni.
Il film è davvero un buonissimo prodotto, il regista è riuscito a far combaciare bene per tutto il film la parte biografica con quella musicale, è chiaramente inutile dire che la colonna sonora è splendida. Molto bravi sono anche gli attori in particolare Kim Rossi Stuart e Paola Cortellesi, nei difficili ruoli che hanno ricoperto. Forse l’unica pecca del film è la troppa velocità nella seconda parte del film, che lascia intuire a tratti i tentativi di cure a cui si sottopone il pianista, ma che non danno risultati forse perché voluti dalla famiglia ma non da lui, deciso a ricongiungersi con la madre di cui si sente responsabile della morte.

San Simone

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Di ninin (del 06/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1221 volte)
Titolo originale
The Simpsons Movie
Produzione
USA 2007
Regia
David Silverman
Interpreti
 
Durata
87 minuti
Trailer

Quanto tempo è passato… Pensare che una domenica pomeriggio di circa 17 anni fa mi accingevo a guardare incuriosito una nuova serie di cartoni animati proveniente dall’America, con un’animazione abbastanza scadente (tutti gialli con grandi occhi e tozze dita… bah…dicevo!)… ma con una comicità e un irriverenza che non si erano mai viste né sentite. Beh sono passati oltre trecento episodi da allora, e la serie creata da Matt Groening è stata insignita di numerosi premi, ha avuto episodi speciali doppiati da celebrità sia televisive che musicali, escono mensilmente in edicola con un fumetto che ha già superato il numero 100 ed hanno un merchandising che fa paura… Che dire di più…Sono I SIMPSON!!!! Siiiiiiì i mitici gialli sono arrivati finalmente anche al cinema! Devo dire che quando sono andato a vederlo mi sentivo un po’come Homer quando è esaltato per la nascita di un nuovo panino, o come direbbe Ned “eccitato eccitatino”. Beh… sono stato ampiamente ripagato. La trama ruota intorno alla solita demenza di Homer, che a causa sua farà condannare Sprinfield dal governo americano (capeggiato dal presidente Schwarzenegger) a finire la propria esistenza sotto un’enorme cupola di vetro per il proprio inquinamento da guinness dei primati. La goccia che fa traboccare il vaso, Homer la causa grazie ad un silos colmo di escrementi di maiale (e non solo..) che getta con noncuranza nel lago di Sprinfield. Un novità confronto alle serie, è l’ingresso nella famiglia Simpson di un suino rosa (per questo avevano il silos in giardino!) che Homer salva da morte sicura e lo porta a casa con se. Il maiale avrà ruoli camaleontici che svarieranno da Spiderpork (da sentire la canzone che canta Homer...) a Harry Plopper. Nonno Abrahm però, una domenica in chiesa aveva predetto (illuminato di luce mentre dormiva pesantemente) a cosa sarebbe andata incontro la città, ma come al solito venne ignorato data la sua reputazione non proprio eccelsa. Così la famiglia gialla espatrierà in Alaska (grazie ad un piano di emergenza che Homer teneva nel portafogli) per non essere linciata dai propri concittadini. Per quanto riguarda gli altri personaggi della famiglia: Lisa si innamorerà di un ragazzino irlandese amante dell’ambiente come lei, Bart avrà una crisi esistenziale e vorrebbe avere il pio Ned come padre, Marge dovrà sopportare per amore le stupidaggini che combina l’amato cicciuto, ma avrà un ripensamento e si allontanerà da casa, ed infine Maggie dirà la sua prima parola!!! (non perdetela la dirà nel corso degli interminabili titoli di coda). Nel mezzo potrete ammirare anche numerose citazioni tra cui l’affondamento del Titanic, Bambi e Cenerentola, battute da capottarsi dalla poltrona e la bellezza di vedere un’ora e venti di Simpson in formato panoramico. La pellicola scorre seguendo un filo logico, ma le battute e le “cassate” (come dice Bart) non mancano. State pur certi… ed io ve lo posso garantire, dato che l’ho già visto tre volte sia per sentire le battute che mi ero perso nel fragore causato da risate, sia per scoprire particolari che mi erano scappati alla prima visione (tipo l’insegna del bar in Alaska dal nome “Eski Moe’s”). Che altro dire… se ho scordato qualcosa aiutatemi voi... per adesso un mitico… “D’oh a tutti”!

ninin

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Di slovo (del 05/10/2007 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1753 volte)
Titolo originale
Heroes
Produzione
USA 2006
Episodi / Durata
23 / 40-45 minuti

Ad oggi, di tutti gli show nati dopo “Lost” - serie che ha di fatto delineato un modello a cui le produzioni televisive contemporanee sono destinate a riferirsi - quello che ha avuto il maggior successo è stato "Heroes", trasmesso l’anno scorso dalla NBC.
Lo share non dovrebbe essere un metro di giudizio qualitativo ma preso assieme alle anticipazioni che circolavano sul web da qualche tempo ed alla recente proposta sulle reti italiane può divenire il criterio di scelta ultimo per fumettari incalliti, fanta-maniaci, trekkers o non rare intersezioni di queste categorie. Un momentaneo abbandono ad un appagante e-shopping compulsivo ed il gioco è fatto, posso accingermi alla visione della prima stagione nella sua completezza, senza dover attendere i tempi del palinsesto, con il solo dettaglio dell’audio in lingua originale (non siamo anglofobi).
La trama in due parole... durante quella che sembra essere l’alba di una nuova era per il genere umano, alcune persone di età e nazionalità differenti iniziano a manifestare superpoteri. Contemporaneamente, una disastrosa minaccia si profila all’orizzonte per la città di New York…
Chi ha seguito “Lost” ne ritroverà richiamati molti elementi, a partire dagli escamotage narrativi come i flashback, i misteri svelati a poco a poco (e solo per sgusciarne di nuovi), il continuo saltare da una sottotrama all’altra non appena le cose cominciano a farsi interessanti, fino ad arrivare ai costituenti: un gruppo di protagonisti dai connotati multietnici (pur svolgendosi negli stati uniti la vicenda è per così dire ‘globalizzata’) ciascuno con una vicenda personale e un destino che lo porterà ad incontrare gli altri.
"Heroes" attinge da vari filoni: dai supergruppi (X-men per esempio) l’idea della squadra, non un factotum invincibile come Superman ma tanti personaggi con abilità peculiari e che ovviamente troveranno nell’ ensemble la loro forza. Applicato il concetto di supereroe con superproblemi (da Spiderman: sarà casuale l’assonanza Peter Parker / Peter Petrelli?) i personaggi di "Heroes" sono fragili, indecisi, impreparati a ciò che gli accade, in balia dei sentimenti e l’efficacia dei loro poteri viene giustamente influenzata dalle traversie della psiche – sempre molto ‘umani’ nonostante gli straordinari poteri. Vale la pena citare Hiro, subito divenuto il preferito dai fans, in grado di manipolare il continuum tempo-spazio ma costantemente inibito dal dubbio, ha un potere quasi divino ma è teneramente goffo, è determinato ma sfortunato.
Pur intravedendo una ricerca ‘a tavolino’ nella miscela che compone "Heroes" il risultato è comunque un buon prodotto di fantascienza con un taglio piacevolmetne adult-oriented; trama e pathos reggono per l’intera stagione che anzi migliora con il susseguirsi degli episodi fino al pirotecnico finale. Che ha lasciato la porta aperta ad una seconda stagione già in onda negli states.

slovo

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Di Namor (del 04/10/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1474 volte)
Titolo originale
La Casta
Autore
Sergio Rizzo - Gian Antonio Stella
Editore
Rizzoli
Prima edizione
2007

Ricordo la prima volta che sentii parlare del libro-inchiesta di S.Rizzo e G.A.Stella, fu un amico a farlo, mi disse “sto leggendo un libro che è una cosa micidiale!” Davvero, replicai, come si intitola? “La Casta” rispose. Subito dal titolo pensai ad un volume erotico su qualche verginella, ma poi il mio amico tra le imprecazioni verso i protagonisti e gli elogi verso gli autori del libro, mi fece capire che si trattava di tutt’altro argomento!
Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, vi trascrivo la prefazione originale del libro: Aerei di Stato che volano 37 ore al giorno, pronti al decollo per portare Sua Eccellenza anche a una festa a Parigi. Palazzi parlamentari presi in affitto a peso d'oro da scuderie di cavalli. Finanziamenti pubblici quadruplicati rispetto a quando furono aboliti dal referendum. "Rimborsi" elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute. Organici di presidenza nelle regioni più "virtuose" moltiplicati per tredici volte in venti anni. Spese di rappresentanza dei governatori fino a dodici volte più alte di quelle del presidente della Repubblica tedesco. Province che continuano ad aumentare nonostante da decenni siano considerate inutili. Indennità impazzite al punto che il sindaco di un paese aostano di 91 abitanti può guadagnare quanto il collega di una città di 249mila. Candidati "trombati" consolati con 5 buste paga. Presidenti di circoscrizione con l'autoblu. La denuncia di come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata una oligarchia insaziabile e abbia allagato l'intera società italiana. Storie stupefacenti, numeri da bancarotta, aneddoti spassosi nel reportage di due grandi giornalisti. Un dossier impressionante, ricchissimo di notizie inedite e ustionanti. Che dovrebbe spingere la classe dirigente a dire: basta.
Si signori avete capito bene, si tratta della nostra classe politica, quella che vergognosamente sta governando l’Italia, o meglio, quella che La sta affossando! Laddove i nostri concittadini sono costretti ad arrivare a fine mese con stipendi da fame, loro percepiscono compensi faraonici, ben 11 volte superiore a quello di un comune operaio che si spezza la schiena per otto ore al giorno e che per bere un caffè, o mangiarsi un panino durante la pausa lavorativa (sempre che ne abbia diritto) deve pagarlo a prezzo pieno con i soldi del suo misero salario, mentre questi “stipendiati” (come se ne avessero bisogno), oltre alla loro sostanziosa mensilità hanno diritto ad una diaria di 4.000,00 euro al mese per la loro colazione, pausa pranzo e spese varie. Ma non finisce qui la vergognosa disparità fra noi e loro, facciamo per esempio un confronto sulle pensioni, la minima di un politico é di 2.797,00 euro netti al mese e la massima di 8.592,00, contro i 516.46 della nostra minima ed i 1.200 più o meno di massima! Sarebbero questi i “signori” chiamati a fare il bene del paese? A me riesce difficile crederci, bisognerebbe mandarli tutti a casa! Io non so se l’iniziativa di Grillo con il suo V-day sia una delle tante soluzioni valide per mettere fine a questa ignobile casta, ma una cosa é certa, dobbiamo finirla di subire in silenzio, qui c’è in gioco il nostro futuro, e a loro del nostro futuro non gli importa un bel nulla!
Se avete ancora qualche dubbio in proposito, vi invito a leggere questo volume per rendervi conto degli intrallazzi che sono capaci di fare i nostri politici, e vedrete che anche in voi crescerà a dismisura la rabbia e la voglia di delegittimare persone che si danno alla politica con l’intento di fare solo i propri interessi, e non quelli del popolo italiano!

Namor

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Di Darth (del 03/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 920 volte)
Titolo originale
Last minute Marocco
Produzione
Italia. 2007
Regia
Francesco Falaschi
Interpreti
Valerio Mastandrea, Nicolas Vaporidis, Esther Elisha, Kesia Elwin, Lorenzo Balducci, Maria Grazia Cucinotta
Durata
88 minuti
Trailer

Personalmente penso che il cinema italiano sia agonizzante in procinto di morire, e che l’unica speranza di salvezza provenga dai registi indipendenti italiani che, alcune volte, con pochi mezzi, riescono a stupire con opere originali e passionali. Per questo motivo, spesso mi dedico alla visione di opere sconosciute ai più, mentre cerco di evitare i film italiani di cassetta. Dico cerco, perché ogni tanto ci ricasco, sperando di vedere qualche miglioramento…
Last minute Marocco” l’ho scelto in primis per il titolo, e poi per la presenza di Nicolas Vaporidis, che è uno degli attori nell’ultimo film (cronologicamente parlando) italiano (escludendo sempre le produzioni amatoriali e/o low-budget di registi indipendenti) che mi piacque: “Notte prima degli esami” (successivamente rovinato da un sequel di dubbio gusto).
Purtroppo, anche questa volta sono rimasto deluso.
La storia di per sé è scontata e, occasionalmente, assurda: tre ragazzi poco più che adolescenti partono per una vacanza di alcuni giorni in Marocco. Ad accompagnarli, anziché un genitore, c’è il loro amico marocchino spacciatore di fumo. Di questi tre, Valerio, non dice ai suoi dove sta andando facendogli credere di essere andato in campeggio. I genitori di Valerio si accorgono della menzogna appena poche ore dopo, e la madre apprensiva ordina all’ex marito marpione di correre a cercare il loro figlio in Marocco. Ovviamente, il proseguo della storia è tutto un cazzeggio dei tre ragazzi in terra africana, e l’assurda ricerca del padre, che spera di trovare suo figlio conoscendo solo dove è attraccata la nave in cui si era imbarcato ma non conoscendo la locazione in cui era diretto.
La scontatezza, spero siate riuscita ad evincerla da questa magnifica trama, oltre a risvolti banalissimi tipo la ragazza costretta a sposarsi con un uomo scelto dal padre ecc. Per l’assurdità invece, mi riferisco ad innumerevoli coincidenze e situazioni che accadono palesemente per lacune di sceneggiatura ma che realisticamente sono quasi impossibili da verificarsi.
Personalmente ritengo anche che la qualità media degli attori italiani sia pessima e che, salvo pochi superstiti, la maggior parte di essi sia ingaggiata non per capacità recitative ma per raccomandazioni e/o aspetto fisico. Anche in questo, “Last minute Marocco” rafforza le mie convinzioni. Non c’è un attore che mi senta di definire bravo. La maggior parte è appena sufficiente, con alcuni apici negativi: su tutti Valerio Mastandrea (anche in questo film un’interpretazione terribile!) e Maria Grazia Cucinotta che, a mio metro di giudizio, non è classificabile: è una donna bellissima… ma non è un’attrice!
Il cinema italiano sta morendo… e “Last minute Marocco” è un'altra pugnalata...

Darth

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Di kiriku (del 02/10/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1458 volte)
Artista
Artisti Vari
Titolo
Roba di Amilcare
Anno
1999
Label
Alabianca Records

San Remo è conosciuta principalmente per il Festival della Canzone Italiana. Personalmente faccio fatica a considerare musica di qualità quella robaccia che ogni anno la RAI trasmette, mentre invece nella stessa città dal 1974 si svolge una rassegna della canzone d’autore che prende il nome di Club Tenco. Questa manifestazione si svolge in tre serate ed è stata inventata da Amilcare Rambaldi in omaggio al sua amico Luigi Tenco suicidatosi dopo una deludente partecipazione al Festival di San Remo. Amante della musica come pochi ha condotto la sua creatura fino alla sua dipartita nel 1995. A lui è dedicato questo cd che raccoglie registrazioni inedite di rappresentazioni eseguite dal vivo proprio al festival della canzone d’autore, esecuzioni che non ripercorrono la storia del Tenco ma ne fanno parte, sono un omaggio ad un uomo che ha saputo vivere con passione la musica, quella vera, e suoi interpreti. Gli artisti che troviamo all’interno sono molti: Francesco Guccini, Roberto Benigni, Chico Buarque,Fabrizio e Cristiano De Andrè, Paolo e Giorgio Conte, Sergio Goninho, Vinicio Capossela, Giovanna Marini, Ivano Fossati e molti altri, in tutto le tracce sono ventuno. Allegato al cd troviamo anche un libretto di settanta pagine contenenti testimonianze, ricordi di chi lo ha conosciuto e di chi ha vissuto l’atmosfera di quelle serate, ma anche foto e disegni di Andrea Pazienza, Milo Manara, Sergio Staino, Altan e Crepax. Un bel cofanetto che vuole ricordare Amilcare Rambaldi e il suo Premio Tenco con un abbraccio musicale al quale mi associo senza riserve, ringraziandolo per avermi fatto conoscere artisti italiani e stranieri di elevato spessore ma soprattutto tanta bella musica.

kiriku

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