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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 01/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 866 volte)
Titolo originale
Shaun of the Dead
Produzione
Gran Bretagna 2004
Regia
Edgar Wright
Interpreti
Simon Pegg, Kate Ashfield, Nick Frost, Lucy Davis,Dylan Moran, Nicola Cunningham, Bill Nighy, Martin Freeman.
Durata
99 minuti
Trailer

Ma quanti film hanno fatto sugli zombi ? Credo davvero tanti, eppure vi assicuro che questa pellicola ben figurerà nella lunga serie del genere. Già dal titolo si capisce che non è un horror classico, ma nemmeno una commedia classica, e allora cos’è? Andiamo per ordine. Ho conosciuto questo regista attraverso il suo ultimo film “Hot Fuzz” (da me recensito su questo blog), e ne sono rimasto colpito. Così sono andato a vedere la sua filmografia, e ho trovato questo lavoro di cui vi sto parlando! Sono stato contento di ritrovare la stessa coppia di attori che mi aveva divertito nell’altro film, anche se qui sono meno brillanti, forse anche a causa di una sceneggiatura non proprio ottima (ma devo anche tenere conto del fatto che io ho fatto il percorso inverso a quello del regista, e quindi è naturale trovare in questo lungometraggio sbavature corrette poi nel lavoro successivo). La trama è questa: il protagonista è un perditempo con una storia d’amore che traballa, ad aiutarlo nella sua indecisione c’è il suo migliore amico; di contorna a questa buffa storia di amore ed amicizia c’è la non trascurabile realtà di una Londra che si sta trasformando in una città di zombi. Presa coscienza di questa realtà, inizierà la corsa contro il tempo per salvare le persone care dall’epidemia. Detto così può sembrare banale, ma state tranquilli che non è così! La vicenda si snoda con trovate originali e spassose, quasi mai prevedibile, alterna (quando non unisce) in maniera ben riuscita comicità, azione e una sufficiente dose di horror-splatter. Mi ripeto, “Hot Fuzz” è meglio equilibrato ed evidenzia in maniera chiara la maturazione del regista che con il passare del tempo non potrà che migliorare, detto ciò, questo è un bel film e merita di essere visto. Cos’altro vi devo fare per convincervi a vederlo? Vi devo aprire la testa come agli zombi? Spero proprio di no! Ciao

nilcoxp

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Di Sansimone (del 30/09/2007 @ 05:00:00, in Libri, linkato 2609 volte)
Titolo originale
Che cosa sono le BR
Autore
Giovanni Fasanella, Alberto Franceschini
Editore
Bur
Prima edizione
2004

Alberto Franceschini è stato uno dei fondatori delle Brigate Rosse, insieme a Renato Curcio. Arrestato nel 1974 ha scontato 18 anni di carcere per vari reati, ora lavora presso ARCI di Roma. Il libro in questione è il terzo scritto da Franceschini sul suo passato di brigatista ed è sotto alcuni aspetti rivelatore su lati ancora oscuri della storia delle Brigate Rosse.
In questo libro-intervista l’autore, coadiuvato da Giovanni Fasanella nel ruolo d’intervistatore, racconta come si è sviluppata in lui la convinzione che la lotta armata fosse l’unico modo per cambiare l’Italia. Parla della sua famiglia, unita nell’ideologia comunista ma divisa fra le diverse correnti. Racconta di suo nonno ex partigiano e stalinista. Di com’era la vita politica a Reggio Emilia negli anni 60, la forte avversità per tutto quello che non era comunista, l’incontro con Curcio e il trasferimento a Milano in clandestinità.
Da un punto di vista storico questo è l’aspetto più interessante del libro, il racconto del perché si è giunti alla formazione delle BR. Quali erano le spinte sociali e politiche che portarono centinaia di giovani allo scontro armato? Le spiegazioni di Franceschini a queste domande partono dalla fine della resistenza, con una parte dei reduci insoddisfatti della vittoria ottenuta e della guida politica del partito comunista. Oltre allo stimolo dato da alcuni ex partigiani, anche sotto forma d’armi, c’è anche la voglia di cambiamento che il 68 ha lasciato nei movimenti giovanili, non è stato un caso, infatti, che il gruppo di Reggio era formato quasi interamente da giovani della Fgci.
Un altro aspetto che risulta interessante è la teoria di Franceschini dell’infiltrazione all’interno delle BR di un gruppo di persone decise a sfruttare i movimenti dell’estrasinistra per fomentare la stagione della tensione. Questo concetto però è chiaramente una teoria dell’autore anche se avvallata da alcuni riscontri giudiziari, ma la magistratura ufficiale non l’ ha mai confermata.
In conclusione posso dire che è un libro molto interessante per chi vuole conoscere meglio il passato recente del nostro paese, da accostarcisi però con una certa indipendenza intellettuale.

Sansimone

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Di Sansimone (del 29/09/2007 @ 05:00:00, in Libri, linkato 1616 volte)
Titolo originale
Bandiera bianca a Cefalonia
Autore
Marcello Venturi
Prima edizione
1963

Grazie a questo romanzo di Marcello Venturi il mondo ha potuto conoscere l’orrore dell’eccidio di Cefalonia, perpetrato dai tedeschi ai danni dei nostri soldati.
Nel 1943 dopo l’armistizio del 8 settembre sull’isola di Cefalonia, nel mar Egeo, agli 11.500 soldati italiani della divisione Acqui è intimata la resa delle armi da parte dei tedeschi. Gli ufficiali italiani, con l’appoggio della truppa, decidono di non cedere e resistono per otto giorni prima di arrendersi alla pressione delle forze terrestri e d’aria naziste. Tutti i superstiti ai combattimenti anziché essere presi prigionieri furono trucidati immediatamente sul posto, tranne una parte degli ufficiali che furono fucilati nei pressi di una casetta rossa divenuta poi simbolo di quest’orrore.
Il romanzo di Venturi narra del viaggio a Cefalonia del figlio di un ufficiale italiano morto nei giorni successivi al 8 settembre. Stilisticamente il libro si muove su due piani temporali, quello del viaggio del figlio, l’altro piano invece con gli ultimi giorni di vita del padre. Il figlio prima ancora di approdare sull’isola la sente come un luogo che sa di morte e man mano che ripercorre i luoghi e incontra le persone che hanno conosciuto suo padre avverte sempre di più la voglia di scappare, ma non ci riesce perché inspiegabilmente attratto da quei luoghi. Nel resoconto della sua presenza sull’isola l’ufficiale Aldo Pugliesi racconta di come si trovava nei panni del vincitore e poi in quello del vinto, le sensazioni provate per quella ribellione alla “catena delle uniformi” e sul perché della spropositata reazione tedesca. Alla fine i due piani s’incontreranno alla casetta rossa, luogo della fucilazione del padre e della comprensione di cosa realmente voglia dire Cefalonia da parte del figlio. Quell'isola è stata ed è un luogo della memoria per il popolo italiano, ma è stata anche il posto dove gli italiani hanno ritrovato il senso e l’onore d’essere italiani.


Sansimone

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Di slovo (del 28/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1152 volte)
Titolo originale
Parts: The Clonus Horror
Produzione
USA 1979
Regia
Robert S. Fiveson
Interpreti
Tim Donnelly, Paulette Breen, Dick Sargent, Peter Graves, Keenan Wynn
Durata
90 minuti

In un' area sperduta e isolata c’è una sorta di campus popolato da giovani dediti a temprare il fisico praticando sport e vita sana; sembrerebbero mentalmente deficitari ma uno staff di dottori e guardie si prende cura di loro, monitorandoli costantemente e inculcando loro una dottrina di vita secondo cui lavorare per prepararsi al giorno in cui verranno scelti e portati nella terra dei sogni, sagacemente chiamata "america", dove la loro vita si completerà nell’idillio.
Ma Timothy (il protagonista) è inquieto, si pone domande che non dovrebbe, è ossessionato dal perché delle cose e le risposte che gli vengono date dall’establishment non lo convincono, quindi una notte forza il perimetro di sicurezza e si addentra nei locali del complesso a cui era sempre stato vietato l’accesso. Lì scoprirà un' agghiacciante verità: l’america che gli era stata raccontata non esiste… gli abitanti della colonia sono in realtà cloni di persone facoltose e non rassegnate ad invecchiare e i soggetti selezionati vengono ibernati e trasformati in riserve di organi. Sconvolto, fugge alla ricerca dell’uomo di cui è la copia.
Ricorda niente? Esatto… eccezion fatta per qualche dettaglio la trama di Parts è identica a quella del colossal “The Island” uscito un paio di anni fa. Le similitudini sono tali e tante che fa sorridere sentire che il fanta-azione con Ewan McGregor era stato spacciato per uno script originale. Lo scrittore Bob Sullivan deve aver trovato la cosa un po’ meno divertente e, presentando un ricorso in cui indicava un centinaio di violazioni al copyright, ha fatto causa alla DreamWorks…
Tuttavia, fatte le considerazioni di rito sulla moria di idee del cinema contemporaneo, che siamo impantanati, e si sà, nel circolo vizioso dei remakes, a parità di concept forse è meglio buttarsi sull’adrenalinico film di Michael Bay.
Parts riflette tutti i canoni del b-movie anni settanta, compresi la pin-up bionda e gli ingredienti horror che vengono forzati pretestuosamente in una trama comunque ricca di spunti interessanti, addirittura geniali se rapportati all’epoca in cui è uscito - la questione etica dei cloni, l'inganno della 'terra promessa', la tentazione del prolungamento indefinito dell'esistenza... Purtroppo la sceneggiatura non è all’altezza, la regia è dilettantistica e priva di ritmo, le performance recitative degli attori oscillano dall’appena sufficiente al ridicolo e anche sui dialoghi non siamo messi meglio… rendono il film interessante come materia di dibattiti ma assai poco godibile.

slovo

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Di Namor (del 27/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1171 volte)
Titolo originale
Premonition
Produzione
USA 2007
Regia
Mennan Yapo
Interpreti
Sandra Bullock, Julian McMahon, Nia Long, Kate Nelligan, Amber Valletta, Peter Stormare.
Durata
110 Minuti
Trailer

La serena e felice vita familiare di Linda (Sandra Bullock), viene sconvolta da una tragica ed inattesa notizia, la morte del marito Jim, (Julian McMahon) rimasto vittima in un’incidente stradale. Dopo aver vissuto la giornata più triste della sua vita, Linda si addormenta piangendo la prematura scomparsa del suo amato marito, ma inaspettatamente il mattino seguente, nota con stupore che Jim è in cucina e sta facendo tranquillamente colazione! Felice di tale visione, Linda pensa che ciò che è gli è accaduto sia solo il frutto di un’orribile sogno, ma purtroppo al risveglio, il giorno successivo dovrà fare i conti con la dura e triste realtà, perché la scomparsa di Jim é reale!
Per Linda la settimana che si appresta a vivere sarà un vero incubo, poiché le misteriose giornate in cui si ritrova vedova, si alterneranno ad altre nelle quali il compagno è vivo e vegeto come se nulla fosse mai accaduto! A causare tale odissea, sono le sconvolgenti ed inspiegabili visioni di Linda sui fatti che sembrano già accaduti, ma che in realtà poi si avverano nell’immediato futuro, ed é grazie alla sua determinazione che cercherà di salvare il futuro della sua famiglia, scoprendo di avere doti di premonizioni, finora a lei sconosciute, che la porterà ad ingaggiare una furiosa lotta contro il tempo per cambiare il corso degli eventi negativi, destino che la vuole privare di un futuro felice insieme al marito Jim!
Quello di “Premonition” è un soggetto molto affascinante e sicuramente impegnativo da portare sul grande schermo, i rischi di fare un prodotto scadente sono notevoli, per rendere al meglio tale argomento ci vorrebbe un’abile alchimista che misceli nelle giuste dosi importanti fattori come: adrenalina, tensione e paura, concetti che nel film sono presenti solo sporadicamente, provocando la totale mancanza di pathos durante tutto lo svolgimento della storia, dandogli un’impronta confusionaria nella prima parte e lenta nella seconda. La presenza di Sandra Bullock da sempre molto stimata da una parte di pubblico italiano e la particolare locandina, hanno fatto sicuramente da esca per coloro che si recavano al cinema senza avere un’idea precisa su cosa vedere, a parte quelle persone dotate di premonizioni, che lo avranno accuratamente evitato!

Namor

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Di Darth (del 26/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2211 volte)
Titolo originale
Anch'io
Produzione
Italia 2007
Regia
Marco e Riccardo Di Gerlando
Interpreti
Cristina Dell' Orso, Ilenia Campione, Iaria Ridolfini, Beatrice Sculco, Anna Blangetti, Marisa La Vella
Durata
12 minuti
Trailer

Anch’io” è il nuovo cortometraggio realizzato dai talentuosi fratelli Marco e Riccardo Di Gerlando dell’ Associazione Sanremo Cinema. Di questi registi nostrani ho a memoria le opere “L’urlo”, “Il cinquantesimo cero” ed il recente “Favola di un cinema”.
Come per i precedenti, anche questo cortometraggio si distingue per l’eccellente qualità tecnica della regia e della fotografia. Paragonandole ad altri corti e/o lungometraggi realizzati amatorialmente, da registi indipendenti, le opere di Sanremo Cinema si discernono appunto per le inquadrature professionali (normalmente si vedono i classici primi piani da fiction televisiva) e per lo splendido utilizzo delle luci. Purtroppo però, anche quest’opera mantiene gli stessi difetti riscontrati nelle precedenti pellicole: la sceneggiatura che non convince e gli attori con poco talento (anche se le due protagoniste di questo corto sono leggermente sopra la media precedente) abbassano la qualità generale di “Anch’io”. Davvero un peccato, perché (anche questa volta) il tema trattato nel cortometraggio è importante, e palesemente si evince la passione per il cinema degli autori.
Mi permetto di muovere una critica da appassionato di cinema ai fratelli Di Gerlando: Quando, nel 2004, vidi i cortometraggi “L’urlo” ed “Il cinquantesimo cero”, rimasi stupito dalle loro capacità. Di conseguenza, le sceneggiature non perfette e l’utilizzo di amici al posto di attori passava in secondo piano. A distanza di tre anni però, mi pare che nulla sia cambiato: qualitativamente i prodotti di Sanremo Cinema mantengono sempre gli stessi limiti. Da sognatore quale sono, già tre anni or sono mi immaginavo i registi lanciati verso il “vero cinema” con produzioni sempre più coraggiose… speravo insomma divenissero almeno gli Eros Puglielli della riviera. Invece, mi addoloro a vedere che momentaneamente non riescono a fare il “salto di qualità” indispensabile per evolversi nel difficilissimo mondo del cinema.
Tornando all’opera in questione, “Anch’io” è un corto di indubbia qualità, decisamente consigliato a chi ancora non conosce le opere dell’associazione Sanremo Cinema, ed importante per il delicato tema trattato con (forse troppo?) garbo nella sceneggiatura.

Darth

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Di kiriku (del 25/09/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1067 volte)
Artista
Esperanza Spaling
Titolo
Junjo
Anno
2006
Label
AYVA MUSIC

Fin dal primo ascolto di Junio si fa fatica a credere che questo sia il cd d’esordio di una giovane ragazzina nata a Portland nel 1984. Esperanza Spalding, contrabbassista-cantante, nonostante la sua giovane età vanta un curriculum già invidiabile, ha suonato con gente del calibro di Pat Metheny, Joe Levano, Regina Carter, ma non solo, è diventata la più giovane insegnante nella storia del Berklee College of Music di Boston. La sua carriera artistica ha inizio a soli diciassette anni quando incide un disco con il gruppo pop Noise for Pretend per l’etichetta indipendente Hush. Da quel momento si concentra, attraverso un studio sfrenato, sullo strumento, dedizione  che porterà Esperanza nel 2003 a vincere la borsa di studio alla Berklee. Da qui in poi la sua carriera ha avuto un veloce ascesa che l’ha portata nel 2006 ad incidere il primo lavoro a suo nome con il trio composto da Francisco Mela alla batteria e Aruan Ortiz al pianoforte. Lo stile musicale che ritroviamo in questo album non si può classificare solamente come jazz, ma come un insieme di generi tra i quali spicca forte un sapore latinoamericano, dovuto probabilmente anche alle origini dei due compagni di viaggio, mescolato a qualche sfumatura pop. Il cd apre con The Peacocks di Jimmy Rowles, Loro di Egberto Gismondi e Humpty Dumpty di Chik Korea per poi proseguire con sei tracce originali. Quello che salta subito all’orecchio è l’ottimo interplay che i tre riescono ad ottenere; ai virtuosismi personali preferiscono un ottimo gioco di squadra. L’ascolto risulta piacevole, i musicisti prendono spunto l’uno dall’altro dimostrando una affiatamento notevole ma anche una voglia di divertirsi e fare musica. La giovane e brava contrabbassista da sfoggio anche di un' ottima capacità vocale, il suo stile si discosta dal solito scat, la sue lunghe linee melodiche prive di parole danno davvero un tocco speciale a questo lavoro. Fa eccezione solo la settima traccia, Cantora de Yala, che invece è un brano cantato in portoghese ma che risulta altrettanto godibile. Se queste sono le premesse Esperanza Spalding può davvero ambire ad entrare a far parte dei grandi della musica.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 24/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1356 volte)
Titolo originale
Inland Empire
Produzione
USA, Polonia, Francia 2006
Regia
David Lynch
Interpreti
Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Julia Ormond, Diane Ladd, William H. Macy, Laura Harring, Jordan Ladd.
Durata
172 minuti
Trailer

Sapevo a cosa andavo incontro nel visionare questa pellicola, ma mi piace soffrire e quindi…172 lunghissimi ed interminabili minuti di immagini senza capo ne coda. E pensare che queste sono le parti migliori, perchè quella centrale è quasi inguardabile. Non si discute la bravura del regista, che confeziona un film di immagini e sensazioni, di incubi e incomprensioni. Questo porta lo spettatore a rinunciare quasi subito ad un’interpretazione classica del girato, costringendolo a seguire gli avvenimenti e a sentirseli addosso, complice una buona interpretazione della protagonista e una colonna sonora che ben accompagna (ed in alcuni momenti sovrasta) gli stati d’animo delle varie situazioni che scorrono davanti ai suoi occhi. L’udito è la vista sono i veri filtri che permettono alla mente di elaborare le proprie impressioni e sensazioni, positive o negative che siano. Forse è solo questo che D.L. (indubbiamente un uomo molto fortunato se può permettersi di fare un lungometraggio così) vuole da noi, o forse sono io che in maniera ottimistica credo ciò! Insomma guardatelo solo se siete ben disposti, visto che è difficile arrivare in fondo. Vi sfido…

nilcoxp

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Di Sansimone (del 23/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1068 volte)
Titolo originale
The Last Legion
Produzione
USA, Gran Bretagna, Francia, Slovacchia, Italia 2007
Regia
Doug Lefler
Interpreti
Colin Firth, Ben Kingsley, Aishwarya Rai, Peter Mullan, Kevin McKidd, John Hannah, Thomas Sangster, Iain Glen, Rupert Friend
Durata
110 minuti

Roma, anno 476 D.C. L’impero romano d’occidente sta crollando sotto l’azione dei barbari. I Goti invadono Roma e l’imperatore riesce a salvarsi e scappare solo grazie ad un manipolo di guerrieri a lui fedele….
Può un romanzo sugli antichi romani generare un buon film? Nel caso del” L’ultima legione” direi proprio di No. Questo film è stato liberamente tratto da un best seller di Valerio Massimo Manfredi, che personalmente non ho letto, ma conoscendo l’autore per altri lavori, presumo che sia un buon romanzo.
Al contrario il film è insufficiente sotto quasi tutti gli aspetti, dialoghi scialbi, storie dei personaggi non approfondite, anche tutte le battaglie che si susseguono durante la durata del film risultano tutte banali, l’unica che si può salvare è l’ultima almeno dal punto di vista della spettacolarità della scena.
Gli attori cercano di tenere la pellicola a galla mettendoci del loro, ma a causa di una sceneggiatura veramente superficiale sono travolti anche loro dalla banalità del film.
Il film nel suo insieme mi ricorda moltissimo i fantasy per ragazzini che andavano molto di moda negli anni 80, ma qualitativamente inferiore, in pratica consigliato per chi ha tempo da perdere e vuole farsi due risate. Sansimone

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Di Andy (del 22/09/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1149 volte)
Artista
Pink Floyd
Titolo
The dark side of the moon
Anno
1973
Label
Harvest

Nel 1973 usciva in Gran Bretagna “The dark side of the moon”, uno di quei dischi che hanno fatto e cambiato la storia del rock e forse della musica in generale e che poteva essere inciso solo da una band come i Pink Floyd, da sempre dediti alla ricerca e alla sperimentazione, capaci di evocare stati d’animo, a volte anche angosciosi, grazie all’uso di registrazioni di rumori e suoni di ogni genere, uniti a un sound sempre coinvolgente ma comunque di stampo brit-rock. Questa mitica formazione, nata nel ‘67/68 tra i banchi dell’università di Londra, comprendeva all’inizio Syd Barret, chitarra e voce, Roger Waters, basso, Richard Wright, tastiere e Nick Mason alla batteria. Il successo fu quasi istantaneo e tra gli anni sessantotto e settanta il gruppo giro’ praticamente tutta la nazione nel circuito di club e teatri. La loro prima musica era psichedelica, melodica (vagamente beatlesiana) e i testi a volte incomprensibili, ricchi di strani doppi sensi ma sempre incentrati sulle difficoltà nell’accettare il sistema sociale-politico inglese e alludenti all’uso di sostanze stupefacenti, soprattutto LSD, visto che erano scritti dal front-man Barret (comunque geniale nelle sue composizioni) che ne faceva largo utilizzo, fino al punto di dover lasciare la band dopo due soli album, per essere internato in una casa di cura per malattie mentali, dove purtroppo è morto circa due anni fa, lasciando una certa amarezza pensando a ciò che avrebbe potuto dare. Il suo posto viene preso da David Gilmour, un grande chitarrista e cantante molto più “bluesy” e regolare e con cui comunque i Floyd proseguono il loro cammino diviso tra lunghi tour ormai europei e mondiali e incisioni, verso un suono sempre ricercato ma più diretto diventando il gruppo più spettacolare da vedere dal vivo grazie agli effetti luce che da sempre hanno accompagnato la loro musica; ed è da questi cambiamenti che viene fuori “The dark side of the moon”, ottavo lavoro della loro discografia e che li consacra ai fasti della scena mondiale. Sulla copertina è raffigurato un prisma e la rifrazione di un raggio di luce che lo attraversa, da sempre vengono dati vari significati a questa immagine, come del resto al titolo del disco. Io credo che semplicemente, anche a giudicare dai testi, principalmente di Waters ( decisamente l’elemento più anticonformista e visionario), tutto questo concept sia un’istantanea sull’uomo occidentale e ne metta in luce le abitudini, lo stile di vita e le sue contraddizioni, paure e follie, queste ultime il lato oscuro che non conosciamo del genere umano, un tema ricorrente per i Pink Floyd. Musicalmente parlando, secondo me, avevano già al loro attivo capolavori come “Ummagumma”, “Atom heart mother”, ma questo è un album volutamente fatto più di canzoni vere e proprie, comunque sempre psichedeliche e visionarie, stupende. Non si possono spiegare Breathe in the ai , Time, The great gig in the sky , Money, Us and them, Brain damage . Il tema dominante è appunto l’inquietudine dell’uomo, raccontata in tutti i testi e in particolare trovo bellissimo il racconto di una battaglia metaforica in Us and them (Noi e Loro) , il domandarsi perché combattere “noi” contro “loro” e chi lo ha deciso, il senso di insoddisfazione, malgrado la ricchezza acquisita, del protagonista di Money e l’incalzante e inquietante finale di Brain damage che dice “qualsiasi cosa tu faccia alla luce del sole verrà poi comunque eclissata dalla luna”. Le performance dei musicisti sono eccezionali e lo è altrettanto l’amalgama dei suoni; il sound era già straordinario per l’epoca, l’ingegnere del suono era un certo Alan Parsons. Questo disco, che in origine mettevamo sul piatto proprio come disco nel vero senso della parola, l’abbiamo sempre ascoltato tutto intero perchè creava un’atmosfera che era un peccato interrompere, se non per cambiare facciata e credo che fosse proprio quello che volevano i Pink. Adesso che è disponibile in cd, in digitale e quant’altro, sembra quasi appena inciso. Che altro dire? Ha venduto all’incirca 40 milioni di copie ed è rimasto in classifica per anni. Forse sono tutte cose che sapete già, però è bello, almeno per me, ripescare ogni tanto questo album meraviglioso e pensare che sarebbe sicuramente uno di quei famosi dieci ( così pochi? ) da portare su un’isola deserta. Per adesso, però, ascoltiamocelo qui và… Ciao.

Andy

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Di slovo (del 21/09/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1465 volte)
Artista
Titolo
Money for Dope
Anno
2005
Label
Emi

Ma non mi dire… un disco di Luttazzi? Nientemeno che il comico satirico più epurato della TV italiana?
Stupore a cui è solita seguire sufficienza, perché se non è la prima volta che un cabarettista si cimenta dietro ai microfoni, è assai più raro che il risultato non sia un banale divertissement promozionale, una voce sul curriculum, una trasposizione in musica della matrice demenziale dei monologhi (vedi Salvi, Mammuccari).
Luttazzi invece, che è tutto fuorchè demenziale, rompe la tendenza e il suo primo album si rivela una piacevolissima sorpresa.
Non è facile parlare di questo disco, sia per il tipo di spiazzamrento di cui parlavo prima per cui facciamo fatica a prendere sul serio il lavoro di un artista (un comico poi...) che sconfina dal suo territorio, sia per la sbalorditiva varianza stilistica presente in questo lavoro: Luttazzi si occupa di musica sin dalla fine degli anni settanta, quando calcava i palchi romagnoli con la formazione new-wave Ze Endoten Control's, e da allora non ha mai smesso di scrivere canzoni. Troviamo quindi pezzi risalenti ai suoi esordi assieme a composizioni più attuali, dalla new-wave più incline alle contaminazioni (Talking Heads ad ispirare) per arrivare al Jazz.
Arrangiati con classe da Massimo Nunzi che mette in primo piano un eccezionale sessione di fiati, i brani percorrono territori emozionali a volte spensierati (“something fantastic”) a volte giocosi (“I can’t stand it”) a volte tinti di rassegnata ironia (“Letters on fire”). I pezzi più ‘vecchi’ (“silence”, “make your mother sigh”, “doom”) sono anche i meglio riusciti: sono freschi pur suonando retrò ma senza troppo classicheggiare, e come non citare la title-track che chiude il disco in un atmosfera crepuscolare e struggente (in antitesi con il resto dei brani) dedicata ad un’amica morta per overdose.
Luttazzi si trova perfettamente a suo agio nel ruolo di interprete delle sue canzoni, il suo stile da swinger americano è solo un altro elemento “imprevisto” di quest’ottimo debutto, che può tranquillamente affacciarsi e competere e distinguersi nel mondo dei professionisti della musica italiana. Consigliato.

slovo

P.S. a giugno di quest’anno Daniele ha dato alle stampe il suo secondo disco: “School is Boring”

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Di Namor (del 20/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1811 volte)
Titolo originale
Tom yum goong
Produzione
Thailandia 2005
Regia
Prachya Pinkaew
Interpreti
Tony Jaa, Petchtai Wongkamlao, Bongkoj Khongmalai, Xing Jing, Lateef Crowder.
Durata
77 Minuti
Trailer

Dopo aver recuperato la testa di una sacra statua, sgominando la malavita locale che l’aveva incautamente rubata in “Ong Bak”, la nuova star delle arti marziali Toni Jaa, ritorna nelle nostre sale con un nuovo film d’azione intitolato “The protector”. Questa volta deve vedersela con una pericolosa gang criminale, che gli uccide il padre per sottrargli un bellissimo esemplare di elefante, destinato a sua maestà il Re della Thailandia!
La trama di questo film, non si discosta molto dal precedente, nel quale il suo protagonista una volta subito il furto si recava in un altro continente facendosi giustizia alla sua maniera per riavere il maltolto, anzi diciamo pure che lo script è quasi uguale al primo, l’unica novità sono le eccellenti coreografie dei combattimenti, molto curate nei dettagli delle tecniche esibite.
Nonostante sia stato il primo film Thailandese ad arrivare quarto negli incassi al botteghino Americano, questo non fa di lui un buon prodotto, anzi diciamo pure il contrario, se le evoluzioni marziali nel quale si esibisce Toni Jaa sono strabilianti, la sua recitazione é l’esatto opposto, colpa anche di una sceneggiatura che sicuramente non lo aiuta. Secondo me, se desidera una carriera di attore longeva, sarebbe opportuno che frequentasse dei corsi di recitazione, ed in seguito trovasse case di produzione che abbiano un maggiore budget per potersi permettere sceneggiatori all’altezza di scrivere un discreto film. In sostanza per il grande salto, ci vorrebbe una produzione targata USA che investa sul suo enorme potenziale marziale. Visti i buoni risultati che il film ha ottenuto ai botteghini sia Americani che Italiani, io, se fossi in loro, ci farei più di un pensierino considerato che per i suoi illustri predecessori Jakie Chan e Jet Li, l’età del pensionamento si avvicina!

Namor

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Di Darth (del 19/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2240 volte)
Titolo originale
Batoru rowaiaru
Produzione
Giappone, 2000
Regia
Kinji Fukasaku
Interpreti
Takeshi Kitano
Durata
122 minuti

<< All’alba del millennio, la nazione collassò. Con un tasso di disoccupazione del 15% 10 milioni di persone si ritrovarono senza lavoro. 800.000 studenti boicottarono le scuole. Gli adulti persero la loro autorità, ed iniziarono ad aver paura dei giovani, così alla fine si decise di varare il “Millennium Educational Reform Act” (anche conosciuto come: BR Act) >> Con questa prefazione, sulle note apocalittiche del “Requiem” di Mozart, inizia il film che ha scosso il Giappone.
La Battle Royale è una legge che sancisce che ogni anno una classe di liceali (estratta a sorte) venga sequestrata e mandata su un isola deserta. Attenzione, non sto parlando di un reality show, con un Pappalardo giapponese che finge di pescare… ma bensì di un gioco che prevede un massacro di adolescenti. La regola è semplice quanto assurda: ogni studente viene fornito di un’arma estratta a caso (può capitarti un binocolo come un mitra) e di un collare esplosivo. Sull’isola vengono trasportati 41 alunni (maschi e femmine): entro 3 giorni uno soltanto deve rimanere vivo. Se al termine del terzo giorno fosse presente più di un superstite, la “Battle Royale” termina senza un “vincitore” ed i sopravvissuti vengono eliminati tramite il collare esplosivo.
Questa storia è tratta dall’omonimo manga creato da Koushun Takami ed edito in 15 volumi; il regista Kinji Fukasaku successivamente ne acquista i diritti e lo trasforma in cult-movie. L’ho chiamato cult-movie perché in patria fece molto scalpore la sua produzione: inizialmente fu censurato da alcuni parlamentari (sostenuti dal primo ministro in persona), per l’inusuale splatter utilizzato in un film orientale (in alcuni combattimenti ricorda Kill Bill), e per le evidenti simbologie atte a criticare il governo nipponico per l’eccessiva competitività a cui sono sottoposti (fin dalla scuola) i propri giovani. Oltre a questo, c’è da tener conto che l’attore interpretante il professore che accompagna i suoi studenti al massacro, è forse il più quotato ed apprezzato regista contemporaneo giapponese: Takeshi Kitano: ovvio che, con una “pubblicità” come questa, il film in patria abbia sbancato i botteghini e sia diventato un vero cult per le nuove generazioni dagli occhi a mandorla.
A parere mio, il film è godibile: ha vaghe rassomiglianze con “Kill Bill” e “1997 Fuga da New York”, belle musiche ed una trama avvincente. Lo splatter non è ‘così tanto’ come lo hanno pubblicizzato i giapponesi, ma è dosato in modo giusto. Note meno positive sono le banali storie d’amore che nascono nei momenti più improbabili, alcune pecche narrative, ed il finale: troppo lieto per un opera con una simile trama! Ah… e soprattutto, che il dvd lo si trova momentaneamente solo in lingua originale con sottotitoli in inglese!

Darth

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Di kiriku (del 18/09/2007 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1030 volte)
Titolo originale
Shrek the Third
Produzione
U.S.A 2007
Regia
Raman Hui, Chris Miller
Interpreti
 
Durata
92 minuti
Trailer

Dopo aver visto i primi due non potevo non andare a vedere il terzo episodio della saga di Shrek. I dubbi erano tanti, la paura di spendere dei soldi per un lungometraggio scadente era più che mai legittima. Si sa come funzionano queste cose, le case produttrici quando creano un prodotto che funziona cercano di ricavarne più soldi possibili e spesso e volentieri a discapito della qualità. Questo film per quanto riuscito non fa eccezione. La trama non è male; l’orco verde e la moglie Fiona, dopo aver provato a governare con scarsi risultati, decidono di tornare alla loro palude dove poter vivere in pace. Ma dopo la morte del Re Harold, il loro progetto sembra irrealizzabile, Shrek allora decide di andare alla ricerca dell’ultimo erede, il cugino Arhur. Nel viaggio lo accompagnano Ciuchino e il Gatto con gli stivali. Durante la loro assenza il Principe Azzurro decide di usurpare il trono del Regno di Molto Molto Montano e per farlo raduna tutti i cattivi delle fiabe. Il resto della trama la lascio scoprire a voi. La sceneggiatura è buona, la colonna sonora come al solito è eccezionale e la grafica è notevolmente migliorata. La comicità e l’ironia sono le solite e le citazioni si sprecano. Nonostante tutte queste qualità il film, almeno a mio parere, risulta il più fiacco della trilogia. Probabilmente , dopo i primi due, essendo abituato appunto ad una certo tipo di umorismo l’impatto che questo ha avuto su di me non è stato lo stesso della prima volta. Tutto sommato però Shrek terzo risulta godibile e divertente. Ho letto da qualche parte che quasi certamente uscirà il quarto episodio e forse addirittura il quinto, speriamo rimangano solo delle voci. Buona visione a tutti!!!

Kiriku

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Di nilcoxp (del 17/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1011 volte)
Titolo originale
Hot Fuzz
Produzione
Gran Bretagna 2007
Regia
Edgar Wright
Interpreti
Simon Pegg, Nick Frost, Jim Broadbent, Timothy Dalton, Paddy Considine, Rafe Spall, Edward Woodward,Billie Whitelaw, Anne Reid.
Durata
121 minuti
Trailer

Da quanto tempo non vedevo un film così! Un inizio comico, una parte centrale che gira sul thriller, un finale pirotecnico con sparatorie da vero action-movie. Il tutto ben dosato, con le tre parti che ben convivono tra loro, a dimostrazione che non esistono (o non dovrebbero esistere) le divisioni per categorie. Quando una pellicola è ben diretta, con un buon soggetto, buoni attori, dialoghi frizzanti, e soprattutto si è usata tanta intelligenza, cosa gli si può chiedere di più? La vogliamo classificare nelle commedie? Nei gialli? Nei grotteschi? L’unica distinzione che bisognerebbe fare è tra film belli e film brutti, è questo è un bel film!!! Ma veniamo alla trama: l’agente Nicholas Angel è il migliore che c’è in circolazione a Londra, ma l’eccessivo zelo ed abnegazione verso il lavoro lo portano ad essere malvisto dai colleghi e dai superiori. Alla prima occasione lo promuovono di grado e lo spediscono in uno sperduto paesino di campagna. In questo posto, le uniche cose da fare sembrano il dover accompagnare a casa gli ubriachi o cercare qualche animale domestico scappato. Una serie di incidenti mortali cominciano però ad insospettire il poliziotto che comincerà ad investigare, scoprendo così che….(mica ve lo dico però!!!). Bello, divertente, intrigante, insomma da vedere. Ciaooo

nilcoxp

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