BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di mimmotron (del 25/01/2016 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 373 volte)
Titolo originale
The Fall
Produzione
Regno Unito 2013
Episodi / Durata
11 / 60 Minuti

The Fall - Caccia al serial killer è una serie televisiva britannica davvero avvincente! Trasmessa in due stagioni, per un totale di undici episodi, nelle quali si esaurisce l'indagine portata avanti dal detective Stella Gibson, interpretato dalla bella e brava Gillian Anderson.
Gli eventi hanno luogo a Belfast nell'Irlanda del Nord dove Stella Gibson viene inviata per svolgere il riesame dell'indagine di un omicidio. Questo compito non la mette in buona luce, ma il suo carattere forte e determinato le permetterà presto di ottenere la stima dei suoi colleghi. Sarà proprio il riesame del caso a farle notare come alcuni indizi si possano ascrivere all'opera di un serial killer, fugando cosi ogni dubbio sulla sua competenza al ruolo assegnatole.
Scopriamo fin da subito che il colpevole è Paul Spector, uno psicologo che si occupa di dare sostegno a persone in difficoltà. Questo rende la serie molto interessante poiché le indagini e le contromosse del killer per sfuggire alla cattura, sono spesso di carattere psicologico. Ed inoltre anche la vita dei protagonisti al di fuori dell'indagine è sempre molto curata soprattutto nella delineazione degli aspetti psicologici del carattere. Definirei quindi la serie “celebrale” e per certi versi anche anticonformista. Infatti a differenza di altre serie TV dove abbiamo come protagonista una donna legata ai cliché, quì questa figura viene scardinata. Insomma, un poliziesco diverso dalle molte serie Made in USA di cui consiglio la visione se siete degli appassionati del genere, ma anche no.

mimmotron

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Di Namor (del 22/01/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 465 volte)
Titolo originale
Tarantula
Produzione
USA 1955
Regia
Jack Arnold
Interpreti
John Agar, Mara Corday, Leo G. Carroll, Clint Eastwood, Nestor Paiva.
Durata
80 Minuti

Un uomo con sembianze orripilanti muore agonizzante nel deserto situato ai confini di Desert Rock in Arizona, lo Sceriffo Jack Andrews (Nestor Paiva) interpella il dottor Matt Hastings (John Agar) per risolvere il quesito su chi sia la vittima orrendamente deturpata. A identificare il misterioso cadavere è il Prof. Gerald Demer (Leo G. Carroll) amico trentennale della vittima suo assistente per una ricerca sperimentale, mirata per offrire all’umanità nuove risorse alimentari in previsione di una possibile crisi alimentare dovuta alla sovrappopolazione.
Liquidata come una rarissima forma di acromegalia istantanea (malattia degenerativa che deforma viso, mani e piedi), in realtà a uccidere l’assistente del Prof. Demer e stato il siero sperimentale iniettato per testare il suo effetto su umani. Ritornato al suo laboratorio, il Prof. Demer ha un alterco con un altro suo assistente anch’egli contagiato, durante il parapiglia una tarantola dedita agli sperimenti fugge nel deserto dando inizio a una lunga serie d’inspiegabili uccisioni. Scoperta la causa il Dot.Hastings e lo Sceriffo Andrews dovranno escogitare un piano per uccidere la tarantola gigante e salvare Desert Rock dalla sua distruzione.
Girato in California sui set di Lucerne Valley (usati in molti film western), “Tarantola” e diretto da Jack Arnold uno dei più famosi registi di film Horror Fantascientifici americani degli anni 50. John Agar è il protagonista maschile che ben figura nel ruolo dell’eroe principale, egli fu anche il marito di Shirley Temple che in seguito chiese il divorzio per maltrattamenti dovuto a problemi di alcolismo di Agar, mentre il ruolo femminile è affidato alla bellissima modella Mara Corday che ebbe una discreta carriera cinematografica. Non accreditato nel film, è presente anche un giovane Clint Eastwood poco riconoscibile nel ruolo di un pilota di caccia.
Pellicola a basso costo abbastanza gradevole per chi ha intenzione di visionare l’Horror fantascientifico molto in voga in quegli anni.

Namor

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Di Asterix451 (del 18/01/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 499 volte)
Titolo originale
Star Wars: The Force Awakens
Produzione
USA 2015
Regia
J.J. Abrams
Interpreti
Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew
Durata
136 Minuti
Trailer

Sono passati circa trent'anni dalla battaglia di Endor, quando la Morte Nera fu distrutta insieme a Darth Vader e all'Imperatore Palpatine. Ora, molti territori della galassia sono sotto il controllo della Repubblica, ma nel male è risorto il Nuovo Ordine del Leader Supremo Snoke (Andy Serkis). Al suo comando ci sono il Generale Hux (Domhnall Gleeson) e lo Jedi oscuro Kylo Ren (Adam Driver), che conquistano pianeti con l'intenzione di sconfiggere sia la Repubblica che la Resistenza, anche se il vero obiettivo è trovare l'ultimo Maestro Jedi Luke Skywalker (Mark Hamill). Infatti Skywalker è scomparso ormai da tempo, dopo aver capito che tramandare la Forza a fin di bene alimenta inevitabilmente anche il Lato Oscuro: ritrovarlo potrebbe ribaltare le sorti della guerra, dipende soltanto da chi ci riuscirà per primo...
Tutti sanno che esiste una mappa per raggiungere il luogo in cui il Maestro Jedi si trova. Pare che la custodisca Lor San Tekka (Max Von Sydow) sul pianeta Jukka: le forze del Primo Ordine lo individuano proprio quando la mappa sta per essere consegnata al miglior pilota della Resistenza, Poe Dameron (Oscar Isaac), e quando i due vengono sorpresi dagli stormtrooper, ne scaturisce un massacro. La popolazione viene trucidata di fronte agli occhi di Poe che, per proteggere la mappa, la affida al suo droide BB-8. Poco dopo, il pilota della Resistenza viene catturato e condotto a bordo dell'Ammiraglia del Generale Hux.
Interrogato da Kylo Ren e sottoposto al potere oscuro, Poe è costretto a confessare tutto: comincia così la caccia al robottino BB-8 su Jukka che, nel frattempo, viene ritrovato nel deserto dall'orfana Rey (Daisy Ridley). La ragazza è una giovane trafugatrice di rottami, che si guadagna da vivere rivendendo pezzi di astronavi: con l'aiuto del prezioso droide, comincia la sua incredibile avventura verso la Forza e il simbolo che la rappresenta, il leggendario Luke Skywalker.... L'ultimo capitolo della saga più famosa della storia del cinema comincia così, ripartendo dal punto in cui si era fermata nel 1986, rispettando anche nel film i 30 anni che sono trascorsi nella realtà: è durata tanto l'attesa di molti fans, soprattutto quelli che erano bambini quando la Principessa Leia, Skywalker e Han Solo cercavano di salvare la galassia sotto la guida di Obiwan Kenobi e Yoda. Per molti, quella è stata l'unica vera trilogia di Guerre Stellari, che George Lucas ha cercato di completare con i recenti episodi I, II; III, prima di vendere i diritti cinematografici alla Disney.
Una recensione obiettiva di un film così, non è facile: “Il risveglio della Forza” riprende ben sei episodi precedenti, girati in epoche differenti, per platee che hanno modificato le pretese e le aspettative.
Il progetto è stato lungo, modificato diverse volte. Tra i registi candidati a realizzarlo si parlò anche di David Fincher e Benicio del Toro (che, forse, avrebbero fatto un ottimo lavoro). Alla fine, la sfida è stata raccolta da J.J. Abrams, uno dei Re Mida del cinema (ideatore della serie Tv di Lost e film come Mission Impossible 3, o Star Trek): una scelta saggia, data la sua capacità di creare film di enorme impatto visivo, semplici ma non stupidi, spettacolari e incalzanti.
Il cinema è cambiato. Lo spettatore medio non vuole più avere il tempo di riflettere, e ci sono anche quelli che non si accontentano della velocità e vorrebbero più contenuti: Abrams, in qualche maniera, sa far correre i suoi film su questo filo sottile.
“Il risveglio della Forza” lo conferma, basti guardare i numeri al botteghino. Anche la critica è favorevole e i fans aspettavano questo film da tempo, bisognosi di rivedere Harrison Ford, Carrie Fisher e Mark Hamill più motivi sentimentali che di trama. Intere generazioni ci hanno sognato, con loro, e rivederli è esaltante. Dall'altra parte, la Disney desidera recuperare l'investimento fatto ripartendo da un sequel che sfiora sempre il remake, intuendo che la vena di Lucas si era ormai esaurita.
Sotto l'aspetto dell'intrattenimento, sono contento che sia accaduto. Trovo deludenti gli episodi I, II, III per pochezza di storia, interpretazione, qualità, quasi non provenissero dal creatore di quella fortunatissima intuizione che fu Guerre Stellari, mentre Abrams riesce a sfiorare quel particolare “tocco” in questo nuovo capitolo.
Ha girato un film spiritoso, ricco d'azione, spettacolare. La trama è ricchissima di spunti che, purtroppo, spesso vengono solo abbozzati: quarant'anni fa, ci avrebbero fatto almeno due film... Amavo i tempi cinematografici di una volta: scandivano i cambi di ritmo, accrescevano la suspance e ti lasciavano affezionare agli attori. Oggi è diverso, anche questo film è sempre in presa e J.J. Abrams è uno specialista nel mantenere l'azione, con delle belle inquadrature, animata da personaggi coinvolgenti anche tra le nuove leve. Spicca tra tutti la bella Daisy Ridley, futura Jedi che forse riprenderà il ruolo di Skywalker nei prossimi capitoli. La scelta di una ragazza si uniforma alla moda attuale delle eroine in gonnella, che è l'unica variante dell'eroe classico con il pantalone. Nel cocktail “blockbuster” non manca l'ingrediente di colore, John Boyega, lo stormtrooper in crisi di coscienza che prima racconta bugie e scappa, poi diventa quasi Jedi e salva tutti “all'americana maniera”.
Ho amato i primi film perché erano una parabola zen in chiave fantascientifica: nella loro semplicità, hanno fatto sognare il mondo. Non mi sono piaciuti (per niente) Minaccia Fantasma e seguenti, nonostante il grande successo di pubblico. Penso invece che “Il risveglio della Forza” si collochi tra i due: pur peccando di ingenuità e contraddizioni, con il cattivo dei cattivi che frigna più della ragazzina antagonista e il solito “tutti parenti di tutti” tra i protagonisti (neanche vivessero su un'isoletta di cinquecento anime), Abrams ha saputo ripartire con il piede giusto.
Perché, davvero, l'ho guardato volentieri. Forse non mi ha fatto sognare, ma neanche dormire. Ho atteso tutto il film per rivedere Skywalker e ritrovarlo mi ha fatto un gran piacere. Andrò sicuramente a vedere i prossimi episodi e, nel frattempo, consiglio a tutti di vedere questo.

Asterix451

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Di Miryam (del 15/01/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 401 volte)
Titolo originale
Se Dio vuole
Produzione
Italia 2015
Regia
Edoardo Falcone
Interpreti
Marco Giallini, Alessandro Gassman, Laura Morante, Ilaria Spada, Edoardo Pesce.
Durata
87 Minuti

Tommaso (Marco Giallini) è uno stimato cardiochirurgo, sposato da tanto tempo con Clara (Laura Morante), che ormai poverina ha perso tutti i suoi ideali in cui credeva anche perché suo marito è una persona insensibile, troppo razionale, privo di sentimenti, per lui il “cuore” e soltanto quel muscolo che batte in ogni petto del corpo umano.
Hanno due figli ormai grandi, Bianca (Ilaria Spada), a sua volta sposata con Gianni (Edoardo Pesce), è la classica ragazza senza passioni, senza idee, senza interessi e poi c’è Andrea (Enrico Oetiker), il figlio perfetto, brillante, iscritto a Medicina per seguire le orme del padre, praticamente l’orgoglio di papà Tommaso. Ultimamente però Andrea si comporta in modo strano, è spesso chiuso nella sua stanza, la sera esce poco e non dice mai a nessuno dove va. Una sera però Tommaso lo vede in compagnia di un amico con strani atteggiamenti. Un dubbio s’insinua in lui: Andrea è gay!!
Qualsiasi padre ci sarebbe rimasto male, sarebbe entrato in crisi ma Tommaso che detesta ogni tipo di discriminazione, non fa caso a questo, per lui siamo tutti uguali e aspetta con ansia che il figlio rivela a tutta la famiglia, le sue inclinazioni. Ma quando quel giorno tanto atteso si presenta, ecco che il mondo di Tommaso crolla, suo figlio Andrea non è gay, peggio, vuole farsi prete. Per il nostro dottore, ateo convinto, è un colpo durissimo, così facendo finta di appoggiare le idee del figlio, indaga per conto proprio venendo a scoprire che dietro questa vocazione c’è Don Pietro (Alessandro Gassman). Qui inizia una macchinazione senza esclusione di colpi contro questi al fine di riuscire a far tornare Andrea sulla “retta via”.
Se Dio Vuole” è l’esordio alla regia di Edoardo Falcone noto già come ottimo sceneggiatore. Un film divertente, frizzante, tutto italiano interpretato da un cast fantastico, ognuno recita la sua parte in modo egregio a cominciare da un Giallini dai mille volti, per finire con Gassman qui nelle vesti di un prete e non del solito riccone. Nulla togliere alle attrici femminili e al simpaticissimo Edoardo Pesce quando per aiutare il suocero, fa finta di essere il fratello handicappato.
Ricapitolando, la pellicola è consigliata a tutti, non è banale, non è scontata, non cade mai nel volgare e nemmeno offensiva per la Chiesa, insomma è da vedere!!

Miryam

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Di Angie (del 11/01/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 368 volte)
Titolo originale
In the Heart of the Sea
Produzione
USA 2015
Regia
Ron Howard
Interpreti
Chris Hemsworth, Benjamin Walker, Cillian Murphy, Tom Holland, Ben Whishaw.
Durata
121 Minuti
Trailer

Le “Origini di Moby Dick” parte trent’anni dopo il 1850, dall'arrivo del giovane scrittore Melville (Ben Winshaw) da Tom Nicckerson, ultimo superstite rimasto in vita dell'Essex. Costui aveva sempre rifiutato di raccontare tutta la vicenda vissuta. Melville impegna il suo denaro, equivalente a tre mesi di soggiorno nella pensione di Nickerson per farsi raccontare una delle più grandi storie del mare: tutta la sua esperienza, allora ragazzo, sull'Essex al fianco del primo Ufficiale e del Capitano durante il naufragio della baleniera. Tutto ha origine nell'inverno del 1820 quando la baleniera “Essex” salpa da Nantucket e va alla ricerca di cetacei da sacrificare per il mercato dell’olio di balena, a quei tempi molto importante perché serviva per l'illuminazione.
Al comando della baleniera è il capitano George Pollard (Benjamin Walker), arrogante ed inesperto e, il primo Ufficiale Owen Chase (Chris Hemsworth), audace, coraggioso e ambizioso. Spesso in contrasto fra loro s'instaura subito un rapporto di antagonismo. Durante la loro caccia in mezzo all'Oceano la baleniera Essex viene attaccata da una creatura dalla forza gigantesca: un enorme cetaceo, la leggendaria balena bianca:Moby Dick. Pochi marinai si salvarono tra cui Thomas Nickerson, ora sessantenne (Brendon Gleeson) che a quell'epoca era un giovane ragazzo (interpretato da Tom Holland).
Il mito della balena bianca rivive per merito di Ron Howard (regista di Beatiful Mind e Apollo 13) che dirige “Heart of the Sea”, tratto dal romanzo nel “Cuore dell'Oceano” la vera storia della baleniera Essex scritta da Nathaniel Philbriek nel 2000. Tal evento aveva ispirato poi lo scrittore Melville a scrivere il celebre romanzo Moby Dick che molto di noi sicuramente abbiamo letto. Ma Melville scrisse solo una parte della storia e non tutti gli eventi accaduti raccontati da Nickerson. Ron Howard con il suo film “Le origini di Moby Dick” rivela ogni particolare delle conseguenze di questa straziante aggressione: dal naufragio, di come i superstiti dell'equipaggio, con scarsi viveri siano costretti a compiere l'impensabile per sopravvivere.
Da bambina avevo letto questo famoso romanzo e ricordo che la storia di questa celeberrima balena bianca mi aveva tanto affascinato. Quando vidi l'uscita del film “Le origini di Moby Dick” mi sono recata subito a vederlo.
Un gran bel film. Ottimi gli effetti speciali con una bella scenografia e un ottimo cast. Bella la trama con una storia originale, poiché parte delle vicende hanno poi portato alla realizzazione del famoso libro, Moby Dick. Una pellicola coinvolgente e spettacolare, grazie anche a un 3D sfruttato nella dovuta maniera nelle scene nella caccia delle balene in mare e sul veliero. A mio giudizio personale, bellissimi i primi piani sull'occhio di questo enorme cetaceo e su Chase quando si trova di fronte questa gigantesca bestia, i due sguardi s’incrociano: sembrano parlare tra loro... il regista, si può dire, che sia quasi riuscito a far imbarcare lo spettatore sull'Essex e a far rivivere questa storia umana che mette alla dura prova il destino dell'uomo alla lotta per la sopravvivenza.
Consiglio la sua visione, in particolare a coloro che sono affascinati dalle avventure marine.

 Angie

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Di Namor (del 07/01/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 490 volte)
Titolo originale
Bridge of Spies
Produzione
USA 2015
Regia
Steven Spielberg
Interpreti
Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Koch, Alan Alda
Durata
140 Minuti
Trailer

Siamo negli anni 50, la guerra fredda fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica è ai massimi storici, in questo scenario dettato dal massimo sospetto tra le due più grandi potenze militari dell’epoca, l’FBI. arresta Rudolf Habel (Mark Rylance) un agente sovietico in incognito a New York.
Rinchiuso in una prigione federale in attesa di processo, il governo decide di affidare la difesa della diligente spia che si rifiuta di collaborare a James Donovan (Tom Hanks) un brillante avvocato assicurativo molto stimato negli ambienti legali per la sua spiccata capacità nel negoziare. Donovan inizialmente non vuole accettare la difesa di Habel per non rendersi impopolare al giudizio della cittadinanza americana ed esporre la famiglia a eventuali pericoli dai più accaniti antagonisti del comunismo. Donovan che crede fermamente nella costituzione americana, accetta la difesa della spia russa, poiché ogni persona ha diritto a un processo equo.
Nel frattempo un aereo spia americano U-2 viene abbattuto in territorio Sovietico durante una ricognizione fotografica, il pilota Francis Gary Powers viene catturato e condannato a dieci anni di prigione. Donovan inimicandosi gli americani sdegnati per la condanna a trenta anni di prigione e non la sedia elettrica per Habel, è commissionato dalla CIA per negoziare la scambio di prigionieri che avverrà nella nascente Germania dell’Est.
Giunto a Berlino con non pochi ostacoli l’avvocato Donovan viene a conoscenza di un altro prigioniero americano, il giovane studente Frederic Pryor (Will Rogers) arrestato per essersi trovato a Berlino Est mentre veniva innalzato il muro divisorio tra Est e Ovest. Per non essere iniquo con nessuno, Donovan include anche la liberazione di Pryor nello scambio tra le due spie, ma ottenere una richiesta così azzardata non sarà facile vista l’ostilità delle due Nazioni Comuniste nel rilasciare due persone in cambio di una.
Scritto dal drammaturgo e scrittore televisivo Matt Charman dopo aver letto una biografia di J.F.Kennedy che menzionava un avvocato americano inviato dallo stesso Presidente a Cuba per negoziare il rilascio di 1113 prigionieri, Spielberg dirige l’ottimo thriller “Il ponte delle spie” pellicola di notevole durata (140 Minuti) ben sorretta da un magistrale Tom Hanks nel ruolo principale dell’avvocato James Donovan.
Oltre all’ottima performance di Hanks va elogiata anche quella del non protagonista Mark Rylance nei panni della spia russa, che non faticherà ad avere più nomination ai veri premi destinati alla sua categoria. Di egregia fattura anche il cast tecnico che vede molteplici premi e nominati agli Oscar tra cui Spielberg alla regia e i fratelli Cohen che hanno messo mano alla sceneggiatura rendendola più profonda e ironica nei momenti giusti.
Ancora una volta Spielberg ci propone un gran bel film capace di rapire lo spettatore per tutta la sua durata (che non è poco) nonostante le scomodissime sedie di una sala congressi adibita con grande coraggio dal suo esercente a sala cinematografica con temperatura da frigorifero!

Namor

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Di slovo (del 25/12/2015 @ 05:00:00, in redazione, linkato 605 volte)

la redazione di Blogbuster augura a tutti
: - ) B U O N E F E S T E : - )

le recensioni riprenderanno il 7 gennaio 2016.
; - ) auguri!

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Di Asterix451 (del 21/12/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 501 volte)
Titolo originale
Chiamatemi Francesco
Produzione
Italia 2015
Regia
Daniele Luchetti
Interpreti
Rodrigo De la Serna, Sergio Hernández, Muriel Santa Ana, José Ángel Egido, Alex Brendemühl.
Durata
94 Minuti
Trailer

Argentina, metà degli anni ’70.
In un gruppo di giovani ricercatori, Jorge Mario Bergoglio sta risolvendo un conflitto interiore che determinerà in modo radicale il suo futuro: proseguire negli studi scientifici e sposarsi con una collega, oppure prendere i voti e cominciare a servire Cristo e le persone in difficoltà; sono due aspetti dell’amore, entrambi con gioie e rinunce… alla fine, però, prevarrà quello mistico.
Jorge indossa così l’abito talare, ma la sua ambizione di portare in Giappone la parola di Dio viene bocciata dai suoi superiori, che lo ritengono più adatto a regolarizzare i bilanci di molte istituzioni della città, tra le quali l’università religiosa di Buenos Aires. In questa maniera cresce la sua influenza tra gli strati più problematici della società argentina, soprattutto con l’elezione del Presidente Vidal.
Infatti, il nuovo governo reprime nel sangue qualsiasi tipo di dissenso, accusando chiunque non sia “allineato” al partito di essere un terrorista. Si creano così due schieramenti ufficiali, uno a favore e uno contro il governo, ai quali se ne aggiunge un terzo, ufficioso: coloro che cercano di sopravvivere senza contrastare nessuno, per continuare ad aiutare gli altri; Bergoglio è tra questi e la sua università diventa ben presto uno snodo clandestino per colore che devono abbandonare l’Argentina.
La morale, l’umiltà, il carisma e l’amore per il prossimo gli permettono di mantenere la sua influenza, anche grazie al ruolo di Rettore dell’università religiosa. Gli scomparsi sono migliaia, i preti uccisi molti di meno, ma gravano sui cuori di una certa Chiesa che ha cercato di non abbandonare gli strati più poveri della popolazione, spesso dissociandosi dalle decisioni dei Vescovi e Cardinali.
Così Bergoglio impara a distinguere il vero messaggio del Cristo e trovare lo scopo della sua missione, che lo condurrà (contro ogni previsione) alla rappresentanza più alta della sua Chiesa. Daniele Luchetti firma un bellissimo film sulla vita del Papa, duro, emozionante, dolce, focalizzando soprattutto sul momento storico della presidenza Vidal tra il 1976 e il 1983, fino ad arrivare agli anni della sua candidatura in Vaticano. La trama si basa sul libro di Giorgio Grignaffini, edito da Mondatori, e supporta la teoria che scagiona il Papa da qualsiasi accusa di collaborazionismo con il regime di Vidal. Infatti, in un libro del giornalista argentino Horacio Verbitsky, “L’isola del silenzio”, a Bergoglio vengono attribuite pesanti responsabilità di collaborazionismo, che però non trovano conferme nei rapporti di Hamnesty International e nelle testimonianze di chi è stato aiutato.
Il giovane Padre Bergoglio è interpretato da Rodrigo de La Serna (I diari della motocicletta), mentre Sergio Hernandez è il Bergoglio Papa, doppiato da Dario “Anthony Hopkins” Penne: entrambi gli attori si dicono profondamente cambiati da questa interpretazione, intensa e coinvolgente. Bravi tutti, comunque, e bravo Luchetti, che ha saputo sorvolare gli aspetti più frivoli della gioventù del Pontefice incentrando la storia sulla sua esperienza più buia, senza eccessi, ma con grande tensione emotiva. L’ex aiuto regista di Nanni Moretti dimostra di sapere bene dove puntare la cinepresa dando una prova di ottimo cinema neorealista, dove la scena della messa improvvisata prima dello sgombero di un quartiere malfamato si paga già il biglietto.
Un bel film per tutti, perché è la storia di un uomo (un grande uomo, probabilmente) con una buona dose di obiettività, nonostante sia chiaramente schierato a favore non tanto della Chiesa, ma dell’uomo che la rappresenta e del messaggio che testimonia.

Asterix451

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Di Angie (del 14/12/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 440 volte)
Titolo originale
All About Eve
Produzione
USA 1950
Regia
Joseph L. Mankiewicz
Interpreti
Bette Davis, Anne Baxter, George Sanders, Celeste Holm, Gary Merrill.
Durata
138 Minuti

Nel mondo del teatro un'aspirante e giovane attrice Eva (Anne Baxter) riesce a strappare la parte affida a un’affermata ma non più giovanissima diva Margo Channing (Bette Davis). Eva una giovane ragazza, desiderosa di fare l'attrice, si presenta nel camerino di Margo come sua devota ammiratrice e farle i complimenti. Con il suo entusiasmo e dolcezza conquistano la diva a tal punto da farsi assumere come sua segretaria. In realtà la giovane Eva è un’arrivista, sena scrupoli che con astuzia e con il suo carattere dolce e fragile si fa ben volere da tutti gli amici e collaboratori artistici di Margo. Tutto ciò allo scopo di arrivare a portarle via il suo ruolo più famoso. Ecco che in poco tempo Eva diventa la stella del palcoscenico di Broadway: il suo sogno si è avverato! Sogno ottenuto purtroppo con mezzi poco corretti e presto sarà ripagata con la stessa moneta. Infatti ben presto gli amici di Margo si accorgono quanto la giovane Eva sia stata falsa e ambiziosa.
Nel 1950 l'americano di origine polacca Joseph L. Mankiewicz dirige il film “Eva contro Eva” tratto dal racconto The Wisdom of Eve di Mary Orr del 1946. Acclamato dalla critica al tempo della sua uscita, “Eva Contro Eva” ottenne ben 14 premi Oscar, record ineguagliato fino al 1997, anno di uscita di “Titanic”, vincendone 6 tra cui l'Oscar al miglior film. Ancora oggi rimane l'unico film della storia del cinema ad aver ricevuto anche 4 nomination agli Oscar per le interpretazioni femminili Davis e Baxter per l'Oscar alla migliore attrice e Holm e Ritter per l'Oscar alla migliore attrice non protagonista).
Ci sono pellicole che famose al loro tempo non invecchiano mai, anzi rivederli dopo alcuni anni si ammirano ancor di più , uno di questi è “Eva Contro Eva” film degli anni '50. Nonostante siano passati 61 anni dalla sua proiezione nelle sale cinematografiche, continua a rimanere uno dei film cult senza tempo e tra i più citati al di fuori dell'ambito cinematografico. “Eva Contro Eva” è una bella pellicola, come si facevano una volta, dove gli attori sapevano esprimere molto anche solo con l'espressività del volto. Un grande capolavoro del cinema Hollywoodiano e da ricordare anche per aver lanciato sul grande schermo una giovane e futura star Marilyn Monroe, che in questo film appare solo per pochi minuti.
Nonostante la notevole durata, la visione non è assolutamente noiosa anzi, la storia è talmente coinvolgente che non permette distrazioni a chi guarda. Strabilianti interpretazioni dei protagonisti calati nel ruolo, in primis Bette Davis, come pure bravissima la giovane Anne Baxter nell'impersonare la falsa e ambiziosa Eva e, Celeste Holm. Trama bella e avvincente, realizzata in modo impeccabile :La “Sfida” tra le due Eve: la donna ambiziosa giovane e bella contro l'acclamata attrice di teatro ormai sul viale del tramonto!
C'è poco da dire, un capolavoro senza tempo! E uno di quei tanti film per chi ama il vero cinema da conservare e rivedere ogni tanto.

Angie

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Di Miryam (del 11/12/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 430 volte)
Titolo originale
St.Vincent
Produzione
USA 2014
Regia
Theodore Melfi
Interpreti
Bill Murray, Melissa McCarthy, Naomi Watts, Chris O'Dowd, Terrence Howard
Durata
102 Minuti

Maggie (Melissa Mc Carty), è una mamma single che lavora in un ospedale come tecnico della TAC, dopo che il marito l’ha tradita numerose volte, ha chiesto il divorzio e logicamente anche l’affidamento del figlio adottivo Oliver (Jaeden Lieberher).
Ha da poco cambiato casa, ed è proprio durante il trasloco che conosce in modo alquanto spiacevole, il suo vicino Vincent (Bill Murray), un anziano ex militare, alcolizzato, giocatore d’azzardo perseguitato da strozzini.
L’uomo si rivela subito come un tipo scorbutico e indisponente, una sera però, suo malgrado, si ritrova ad occuparsi di Oliver rimasto senza chiavi di casa e con la mamma in ritardo in quanto trattenuta di più in ospedale.
La donna per far quadrare di più il bilancio, è solita fare straordinari e quindi chiede a Vincent se può fare da “baby sitter” al figlio naturalmente dietro compenso. Dapprima è poco entusiasta della proposta, poi convinto dal guadagno accetta di dedicarsi al ragazzo. Nonostante ciò, Vincent continua a frequentare bar, corse dei cavalli con relative scommesse, la sua amica prostituta russa Daka ( Naomi Watts ), che è pure incinta,e tutto ciò lo fa portando il ragazzino con se, non solo, gli insegna a scommettere ma soprattutto a picchiare per difendersi dai bulletti della scuola. Porta Oliver anche quando va a trovare la moglie malata di alzheimer in un ospizio dove amorevolmente si veste da dottore. Tutto questo diverte Oliver che inizia a capire che dietro quella dura corazza, si nasconde un grande cuore.
Purtroppo però, nel momento che Maggie viene a conoscenza del genere di vita che Vincent fa condurre al ragazzino, le cose si complicano soprattutto perché il padre di Oliver è convinto che far vivere il figlio con la madre non è certo educativo e vorrebbe l’affidamento. Nel frattempo Vincent, sempre pieno di debiti, durante un diverbio con gli usurai, viene colpito da un ictus e portato in ospedale dove poco dopo viene a conoscenza della morte della moglie. Preso dallo sconforto, non vuole più vedere nessuno, ma grazie a Daka tornerà in carreggiata e assisterà anche alla rappresentazione scolastica di Oliver, il quale lo elogerà proprio nel suo racconto.
St. Vincent” è una commovente commedia diretta da Theodore Melfi, che dopo vari cortometraggi e spot di successo, esordisce come regista e sceneggiatore sul grande schermo. Dal mio punto di vista è un film veramente riuscito, l ‘amicizia profonda che lega un adulto e un ragazzino è divertente e nel tempo stesso toccante specialmente durante l’esposizione della rappresentazione sui santi del giovane Oliver dove descrive il suo amico come un uomo di gran cuore citando la frase “ Lo sapete chi sono i santi? Sono quelli che aiutano le persone”. Del resto questo film ci insegna che non bisognerebbe sputar sentenze, come spesso facciamo, su persone che non conosciamo a fondo.
Tornando alla nostra pellicola, non dimentichiamo che sono stati scelti attori fantastici, un Bill Murray che di per sé vuol dire molto, accompagnato ad una bravissima Mc Carty e alla bella Watts, e non dimentichiamoci il volto giovane e fresco di Jaeden! A conclusione posso solo aggiungere che è un film che riesce a soddisfare tutti gli spettatori, per questo merita essere visionato.

Miryam

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Di Namor (del 07/12/2015 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 542 volte)
Titolo originale
The River
Produzione
USA 2012
Episodi / Durata
8 / 43 Minuti

Emmet Cole (Bruce Greenwood) è un famoso esploratore di fama mondiale che gira il mondo per girare documentari che egli stesso presenta in tv.
Durante uno dei suoi avventurosi viaggi in Amazzonia, Emmet scompare con tutto il suo equipaggio mentre navigava il rio delle Amazzoni. Dopo sei mesi le ricerche furono sospese dichiarando dispersi Cole è tutta la sua troupe, questo fin quando non viene captato un segnale di emergenza di un suo dispositivo satellitare.
Una squadra di ricerca composta dalla moglie Tess (Leslie Hope), il figlio Lincoln (Joe Anderson) che ha da sempre un rapporto conflittuale col padre, Lena Landry (Eloise Mumford) figlia del primo cameraman scomparso e grande amica di Lincoln, Clark Quetly (Paul Blackthorne) ex produttore dei programmi di Cole che filmerà l’intera spedizione per il network che ha finanziato le ricerche, il Capitano Kurt Brynildson (Thomas Kretschmann) addetto alla sicurezza dell’intera troupe, il primo cameraman A.J.Poulan (Shaun Parkes), il Comandante dell’imbarcazione Emilio Valenzuela (Daniel Zapata) e sua figlia Jahel (Paulina Gaitàn) profonda conoscitrice dei misteri della magia nera, affronteranno un territorio completamente avvolto dal mistero, per ritrovare il professor Cole e la sua squadra.
Il Magus (battello della spedizione di Cole) viene ritrovato alla deriva senza equipaggio, dopo una rapida perlustrazione viene rinvenuto tutto il materiale scritto e girato da Cole durante il suo viaggio esplorativo, dai resoconti si evince che Cole aveva a che fare con la tanto decantata magia che da sempre inseguiva durante le sue esplorazioni, ma questa volta non si tratta della magia della natura, ma di un occultismo malvagio al quale difficilmente se ne esce indenni.
"The River" è una serie di Horror e avventura ideata dai registi e sceneggiatori di Paranormal Activity Oren Peli e Micheal R.Perry su sollecitazione di Steven Spielberg che ha prodotto l’intera serie che, nonostante la battaglia di offerte tra NBC e l’ABC che se n’è aggiudicata i diritti si è conclusa alla prima serie per scarso interesse del pubblico.
La recitazione non è il massimo ma la trama non dispiace, così come l’impronta registica in stile documentaristico alla Paranormal Activity, che è sicuramente il pregio migliore della serie creando la giusta tensione nello spettatore. La critica si è divisa sul giudicare “The River” definendola una boiata pazzesca o una delle migliori serie viste nel 2012, a parer mio non è nell’una nell’altra è solo una discreta serie incompletata.

Namor

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Di Angie (del 04/12/2015 @ 05:00:00, in libri, linkato 689 volte)
Titolo originale
Grey
Autore
E.L.James
Editore
Mondadori
Prima edizione
2015

Dopo aver letto la trilogia “50 Sfumature di Grigio” con i due suoi sequel Nero e Rosso. Non potevo non leggere, ovviamente mossa dalla curiosità, anche questo quarto libro “Grey”, i cui eventi vengono raccontati direttamente dal tenebroso Christian Grey, ”Dominatore spietato”.
In seguito al grande successo mondiale della trilogia che ha venduto 125 milioni di copie nel mondo, tradotto in 52 lingue e nonostante sia stato uno dei romanzi più chiacchierati, l'autrice E.L. James riporta in pista il bel fusto di Grey. Riscrive tutta la storia d'amore della giovane coppia Anastasia Steele e Christian Grey ma, questa volta posta dal punto di vista di lui. Grey che ama avere il controllo su tutto: il suo mondo è ordinario, metodico fino al giorno in cui Anastasia irrompe nel suo ufficio come un turbine. Lui bellissimo imprenditore di successo dal cuore gelido è travolto da emozioni che non riesce a capire e a cui non può resistere.
Mi rivolgo ai lettori che hanno già letto la trilogia che in sostanza è la stessa trama riscritta per intera, ma la voce “narrante” non è Ana ma Christian diventato oramai un'icona di trasgressione e sessualità perversa. Vi domanderete allora, perché rileggere la stessa trama? Ormai tutti conosciamo Christian Grey, ragazzo di talento che vuole avere il controllo su tutto e in particolare su Anastasia.
La prima cosa che mi colpì quando vidi il libro in edicola fu la copertina: L'occhio penetrante e decisi di comprarlo. Mi addentrai subito nella lettura un po' dubbiosa perché già conoscevo la storia. Invece dal canto mio posso dirvi e assicurarvi che il libro è stato scorrevole per niente noioso e rileggerlo è stato davvero interessante. Nel ripercorrere la storia vediamo qui il Grey sicuro di sé, combattuto con se stesso con i suoi pensieri che sono in contrasto tra loro: vorrebbe essere diverso con Anastasia perché si rende conto che per la prima volta si è innamorato. Questo Grey, che ha affascinato milioni di lettori, così complesso, sempre pronto a imporre il suo volere sugli altri lo vediamo, invece, in quest'ultimo romanzo come cambia interiormente. Nella sua frase finale “Oggi la riconquisto” ci fa capire che quest'uomo ha deciso finalmente di combattere per quello che ha di più caro: la donna della sua vita. Penso di non essere la sola a confermare che è un bel libro poiché ho notato che dalle prime indagini hanno già registrato commenti positivi, sopratutto dal pubblico femminile, che hanno apprezzato molto questa rivisitazione della storia dal punto di vista di Grey.
In conclusione la storia c'è chi l'ha amata e chi ne è rimasto indifferente. Io posso solo riaffermare che anche quest'ultimo romanzo di James mi è piaciuto e consiglio la sua lettura.

Angie

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Di Andy (del 30/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 486 volte)
Titolo originale
Roger Waters. The Wall.
Produzione
USA 2015
Regia
Roger Waters, Sean Evans.
Interpreti
 
Durata
155 Minuti

Pink Floyd, Roger Waters, The Wall, nomi che tutti conosciamo bene, ma a sto giro ne riparliamo in un modo un po’ diverso. Partiamo dalle origini; nel 1979 i Pink Floyd, capitanati da Roger Waters, bassista e David Gilmour, chitarrista, danno a luce dopo un parto travagliassimo, un concept album che ha venduto migliaia di copie e che si chiama The Wall, appunto. Ricordo che all’epoca io avevo quattordici anni, tutti eravamo incuriositi da questo titolo e dalla copertina che recava solo l’immagine di un muro di mattoni bianchi e la scritta nera e ci chiedevamo cosa si nascondesse dietro questa enigmatica parete.
Ecco, sembra che a distanza di anni Waters, ormai solista dallo scioglimento della band avvenuto nell’82, voglia toglierci o forse togliersi ancora qualche dubbio rispetto a questo muro. La prima cosa da sapere è che il povero Roger è cresciuto senza padre, morto durante la seconda guerra mondiale e anche senza nonno, perito durante la prima; quindi c’è da capire quanto quest’uomo possa essere contrario a qualsiasi tipo di conflitto e violenza e quanto la sua esistenza possa essere stata tormentata da tutto ciò. I Pink Floyd hanno sempre raccontato storie di uomini inquieti, alla ricerca della propria identità, sia in The dark side of the moon che in dischi anche precedenti come Ummagumma o Atom heart mother ma in The Wall c’è qualcosa di diverso; si sente la predominanza di Waters, un tormento e una rabbia diversi dal solito sound più liquido e spaziale rispetto agli altri album: questo disco suonava già come una specie di film, pieno di effetti sonori come elicotteri, spari, esplosioni e grida che contaminano tutte le canzoni, collegandole senza un attimo di tregua.
Da qui a diventare davvero un film passarono solo tre anni; il regista era Alan Parker e il protagonista fu un ottimo Bob Geldof, nei panni di Pink, un giovane alienato e tormentato da innumerevoli paure e fobie, vittima del sistema e ribelle allo stesso tempo. Un lungometraggio molto visionario e tormentato che io all’epoca feci fatica a capire e seguire, forse le animazioni di Gerald Scarfe mi sembrarono troppo invadenti e invece devo dire che rivedendolo poco tempo fa, l’ho trovato sorprendentemente bello e moderno e perfettamente in linea con l’idea generale dell’album; addirittura il protagonista che da vittima diventa carnefice, facendosi ingurgitare dal sistema, fantastico.
Ma il film di questo 2015 è un’altra cosa; l’ormai maturo Waters sembra aver smussato un po’ la sua proverbiale rabbia che lo portò, tra le altre cose, a distruggere i Pink Floyd proprio dopo il tour e il film, anche se già durante le registrazioni ci furono molti litigi; in seguito Roger ha poi ammesso di essere stato preso, in quel periodo da un senso di onnipotenza e difficoltà a mantenere rapporti umani, chiedendo più volte scusa soprattutto a Gilmour, che invece non l’ha mai perdonato, soprattutto per aver maltrattato e offeso il suo grande amico e rimpianto Richard Wright, grandissimo tastierista della band. Ma tornando al film,che ho visto con piacere insieme al mio amico Namor, sembra che l’ex bassista e cantante dei Floyd voglia tornare alle origini del tormento che gli ha fatto concepire un’opera del genere e facendo iniziare il film proprio dalla scena in cui va a recare omaggio alla tomba di suo nonno, caduto durante la prima guerra mondiale, subito molto toccante, con Waters che intona alcune note di tromba in un cimitero monumentale molto suggestivo; si evince subito che la fotografia di tutta la pellicola è fantastica, i colori curatissimi, la qualità delle immagini e del sonoro sono eccezionali.
Le sequenze di questo viaggio in auto attraverso la Francia e l’Italia si alternano alle riprese del concerto di Berlino del 2013, in cui viene riproposto integralmente l’album del 1979 e devo dire che il rosso abbagliante scelto come sfondo per le riprese del concerto rende tutto molto coinvolgente, oltre al suono in Dolby Atmos e la proiezione in Nexo Digital. Le scene da road-movie si alternano con sapienza ed equilibrio con le parti live e i dialoghi sono sempre molto toccanti. Mentre Waters e il regista Sean Evans viaggiano nella stupenda campagna francese, sul palco del concerto viene innalzato un muro di mattoni, che sale ad ogni canzone, fino a nascondere completamente i musicisti. Il muro che diventa schermo su cui sono proiettati immagini di guerre di tutti i tempi e anche i nomi di alcune vittime sia dei conflitti che del terrorismo in generale. Sul palco si susseguono pezzi memorabili come In the flesh granitico rock che apre il disco come il concerto e che Waters canta con la solita intensità o la piccola suite di Another brick in the wall, con le ottime chitarre di Kilminster e White, Mother,che non parla di una mamma vera e propria ma di una sorta di governo - grande “sorella” che controlla le vite di tutti . In Empty spaces i fiori, dapprima amici, si mangiano a vicenda. Intanto Waters porta anche i figli e nipoti a visitare i luoghi delle guerre ed è molto toccante la scena in cui centinaia di persone pregano ognuna davanti alla lapide bianca del proprio caro perso a causa della guerra. Emozionanti anche i video di papà che riabbracciano i figli di ritorno dal fronte di qualche guerra recente sulle note della bellissima e struggente Bring the boys back home; e poi un plauso particolare a Waters per l’interpretazione della meravigliosa Nobody home; il passare degli anni ha reso la sua voce ancora più profonda e calda.
Durante la famosissima Confortably numb, sembrano aprirsi degli spiragli nel muro dopo che Roger lo prende letteralmente a colpi ma non è ancora il momento del crollo; dall’alto della parete Dave Kilminster esegue alla perfezione le note di uno degli assoli più famosi della storia del rock ma, perdonatemi, mister Gilmour rimane sempre mister Gilmour, con la sua fluidità e pienezza e un suono inarrivabile , comunque tanto di cappello a tutti i musicisti di questo live, tutti bravissimi ovviamente. Finalmente, dopo un viaggio pieno di racconti, citazioni e sofferenza nei dialoghi tra Waters e Evans, Roger raggiunge per la prima volta la spiaggia di Anzio, tristemente famosa, dove suo padre perse la vita.
Impossibile non farsi avvolgere dalla tristezza, mentre per quanto riguarda il concerto siamo arrivati a Run like hell e finalmente all’abbattimento del muro da parte di Waters, che gli scarica sopra diverse raffiche di mitra. Il messaggio di Waters contro tutte le guerre e le oppressioni di ogni tipo è molto chiaro e il muro che va abbattuto è anche quello dell’indifferenza verso tutto ciò. Ripeto che è un lungometraggio molto emozionante e malgrado sia abbastanza lungo, scorre via piacevolmente grazie alla musica che a distanza di anni è ancora strepitosa, rigenerata da un grande sound. Appena finito il film possiamo gustarci un’intervista a Waters e al batterista dei Pink Floyd, Nick Mason in cui i due danno vita a un divertente siparietto rispondendo a delle fantomatiche lettere in cui alcuni fans fanno delle domande ai due musicisti, nominando, un po’ con sufficienza, anche David Gilmour, come a non volergli dare troppa importanza e su questo, cari ragazzi non sono assolutamente d’accordo, perché comunque,come dice Namor, la mancanza di Gilmour l’amaro in bocca te lo lascia sempre e…. ci credo!!!! Buona visione!

Andy

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Di Miryam (del 27/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 396 volte)
Titolo originale
Si accettano miracoli
Produzione
Italia 2015
Regia
Alessandro Siani
Interpreti
Alessandro Siani, Fabio De Luigi, Ana Caterina Morariu, Serena Autieri, Giovanni Esposito.
Durata
110 Minuti

Fulvio Canfora (Alessandro Siani) è il vice direttore del personale di una grande azienda, il suo compito è di licenziare i dipendenti, lavoro che esercita senza scrupoli.
Quando però è lui a venire licenziato, si ribella al suo superiore aggredendolo e picchiandolo, quindi è arrestato e portato in carcere.
Dopo però una breve detenzione, Fulvio è rilasciato e affidato al fratello Germano (Fabio De Luigi) che oltre ad essere il parroco della città di nascita, ovvero Rocca di Sotto, è anche a capo di una casa famiglia.
In questo immaginario paesino, vive anche la sorella di Fulvio, Adele (Serena Autieri), sposata con Vittorio (Giovanni Esposito), un uomo apatico, asociale e pure sterile e qui viene il bello, il fatto è che Adele è incinta! Com’è possibile? Semplice. E’ innamorata si può dire da sempre di un cantante con il quale ha avuto in passato una relazione e che ora sembra ricominciare.
Nel frattempo anche Fulvio sembra essersi preso una sbandata per Chiara (Ana Caterina Morariu), una ragazza cieca che si occupano dei bambini della casa famiglia. Sembrerebbe tutto ok, più o meno, il fatto è che la Parrocchia è a corto di liquidi e purtroppo destinata a chiudere, Fulvio che una ne pensa e cento ne fa, per venire in aiuto, crea un falso miracolo mettendo nella statua di San Tommaso d’Aquino una provetta di lacrime finte. Nel giro di poco tempo questo “miracolo” attira pellegrini e turisti che logicamente risollevano la situazione economica della Chiesa.
Questa voce dei miracoli però si sparge fino al Vaticano che decide di inviare i propri vescovi per riconoscere l’ufficialità di questi eventi. A questo punto Fulvio si vede costretto a rivelare a Germano che è lui l’artefice del miracolo, dopo i primi sgomenti e paure, tutto il paese si opera per ingannare gli ispettori affinché non salti fuori la frode creatasi.
Si Accettano Miracoli”, è la nuova commedia, dopo Il Principe Abusivo del 2013, di Alessandro Siani, semplice, leggera, ironica, basata su buoni sentimenti, sbanca con più di 15 milioni d’incasso nei primi mesi del 2015.
Il mattatore Siani, accompagnato da un cast validissimo, riesce a far divertire il pubblico con il suo accento napoletano che già di per sé scaturisce ilarità. Un particolare del film che ho molto apprezzato, sono i luoghi dove è stato girato, posti incantevoli della costiera Amalfitana. Mi ricordano le vacanze fatte con i miei quando ero ragazzina, le scene girate in corriera poi sono di un’estrema bellezza.
La pellicola non è molto piaciuta alla critica, infatti, tanti l’hanno definito un film povero di sceneggiatura, risate zero e via discorrendo… va beh non sarà un film che ricorderemo a lungo, ma almeno si sorride senza tanto impegno per un’ora e mezza.

Miryam

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Di Louise-Elle (del 23/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 655 volte)
Titolo originale
Spectre
Produzione
USA 2015
Regia
Sam Mendes
Interpreti
Daniel Craig, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris.
Durata
148 Minuti
Trailer

La saga continua: tre anni dopo Skyfall, ancora una volta James Bond, il mitico, l'unico, intramontabile e affascinante agente segreto britannico al servizio di Sua Maestà è il protagonista di Spectre, la cui première mondiale ha avuto luogo il 26 ottobre 2015 a Londra.
La tradizionale data prescelta coincide proprio con la data del mio compleanno. Forse è anche questa “liaison” che rende James Bond il mio eroe, anzi direi il mio “british man” preferito. Un'altra fantastica e complicata avventura raccontata in 148 minuti sapientemente diretti dal regista Sam Mendes.
Città del Messico: si celebra la festa dei morti in un'atmosfera di allegria, balli e canti, per esorcizzare la morte. Dietro una maschera si cela Lui James Bond , incaricato dalla defunta M, tramite un video, di uccidere Marco Sciarra, terrorista legato a Spectre, una misteriosa organizzazione tentacolare intenzionata a governare in nome del crimine a livello mondiale, i cui partecipanti hanno come simbolo di riconoscimento una piovra nera dipinta su un anello. Congedato a tempo indeterminato dal nuovo M (Ralph Fiennes) per aver agito senza autorizzazione, Bond si reca a Roma dove incontra la vedova di Sciarra, Donna Lucia (Monica Bellucci). Affascinato dalla sua sensualità la seduce ottenendo le informazioni per poter entrare nella sede dell'organizzazione con l'avvertimento di Lei che lo invita a desistere “Attento! Stai entrando in un mondo dove la pietà non esiste”.
Coadiuvato dall'immancabile e leale Eve Monnypenny si mette alla ricerca di un uomo che l'organizzazione di Oberhauser vuole eliminare scoprendo che si tratta di Mr. White che prima di suicidarsi si fa promettere da Bond che proteggerà sua figlia Madeleine Swann.
L'avventura continua fra dialoghi, azione sotto il segno dell'amore nascente tra James e Madeleine.
Spettacolare la fuga notturna attraverso le strade incredibilmente deserte della capitale dove la favolosa Aston Martin DB10 sottratta alla sorveglianza dell'affidabile e tecnologico mister “Q” sfreccia a tutta velocità tamponando volontariamente una Fiat 500, rappresentazione del nostro made in Italy all'estero.
Emozionante l'inseguimento di Bond sulle Alpi innevate austriache per salvare Madeleine a bordo di quel che resta di un aereo bimotore.
Incredibile la resistenza dell'agente doppiozero alla tortura subìta dal malvagio Oberhauser che altro non è il fratellastro geloso dell'amore che il padre riservava a James, il figlio adottivo.
Emblematiche le scene in cui Bond percorrendo un corridoio obbligato per salvare ancora una volta Madeleine, ripercorre il suo passato attraverso il ricordo dei personaggi salienti che lo hanno particolarmente segnato nell'animo : da Vesper Lind per la quale diede addirittura le dimissioni da agente segreto, defunta nel crollo di un palazzo a Venezia in Casinò Royale, a M e a Raoul Silva in Skyfall. Ci vuole coraggio attraversare quel corridoio paragonabile ad una sorta di sofferenza psicologica dove i “MORTI sono ancora VIVI”.
Il passaggio dal passato al futuro è rappresentato dall'elaborazione del lutto di Bond per la morte di M e la consapevolezza per il sentimento d'amore e di protezione che prova per Madeleine ampiamente ricambiato.
Spectre è un racconto in chiave freudiana il cui esito finale è la sostituzione della madre (M)con la moglie (Madeleine) raffigurata dall'avvicendamento delle donne sulla leggendaria Aston Martin DB5 coupè del 1964 che trasporterà la coppia verso il futuro. Grazie James Bond, ancora una volta mi hai fatto sognare, emozionare, trepidare, fantasticare e illuso nell'immaginare che il bene vinca sul male.
Attendo con fiducia un prossimo 26 ottobre di non so quale anno per poterti ammirare ancora.
See you later, Mister Bond !

Louise-Elle

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