BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di FabriVelvet (del 01/09/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1315 volte)
Titolo originale
Schiavi Moderni
Autore
Beppe Grillo
Prima edizione
 

“La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni.” Beppe Grillo Ecco cosa bolle in pentola. Il Precariato, quello con la “p” maiuscola, lo sfruttamento, l’indecenza, la modernità legata allo schiavismo dei giorni nostri, quello dei contratti atipici, e non solo, temi narrati dalle lettere/testimonianze dei lavoratori stessi e raccolte da Beppe Grillo e messe in questo libro che si può anche scaricare gratis nella versione digitale dal blog www.beppegrillo.it Tra alcuni dei temi trattati vediamo la situazione dei centralinisti e telefonisti, la questione della “fuga di cervelli”, la posizione ed il trattamento delle donne sul posto di lavoro e sul piano contrattuale, il lavoro nero e chi più ne ha più ne metta. Ora riflettendo sulla realtà dei fatti, che è quella raccontata in queste pagine, ci rendiamo conto di quanto sia difficile l’inserimento in un contesto lavorativo e di quanto sia ancora più difficile trovare questo serio contesto lavorativo. Non c’è titolo di studio che tenga, non c’è esperienza che tenga. Nulla è come viene fatto apparire dai media, dalle statistiche dei politici, tante curve occupazionali e tanti dati visti da chissà quale lato sempre in una luce rosea, ma la vera verità traspare da queste pagine, direttamente dal “mazziato” al narratore, e non è affatto rosea. Lettera dopo lettera ciò che emerge è una totale incertezza per il futuro, e la presa di coscienza sulla realtà dei fatti è un primo passo verso il miglioramento, sia anche solo l’INFORMAZIONE. Da leggere e da consigliarne la distribuzione in scuole, università e centri per l’impiego!!

FabriVelvet

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Di slovo (del 31/08/2007 @ 05:00:00, in Serie tv, linkato 1971 volte)
Titolo originale
Kyle XY
Produzione
USA 2006
Episodi / Durata
10+ / 42 minuti

Quest’estate nel palinsesto del canale satellitare Fox ha fatto capolino una nuova serie dal titolo assai criptico, l’incipit è di quelli che ogni fanta-maniaco non può evitare di raccogliere: un ragazzo si sveglia nel bel mezzo della foresta vicino Seattle, nudo, disorientato e ricoperto da una strana sostanza rosa. Non solo, la sua mente sembra una tabula rasa priva di qualsiasi esperienza: ignora cosa siano gli oggetti che lo circondano, non sa parlare, bere o mangiare. E non ha l’ombelico.
Quando la terapista a cui viene affidato deciderà di accoglierlo nella sua casa, il giovane Kyle inizierà a rivelare alla nuova famiglia le sue doti fuori dal comune…
Dal punto di vista del genere la serie cammina su due piani: da una parte il lento dipanarsi dei misteri che avvolgono il protagonista, dall’altra diverse sottotrame incentrate sulle traversie esistenzial-sentimentali dei personaggi, prevalentemente adolescenti, cercando di ricreare quel mix di fantascienza e teen-drama che già fece la fortuna di serie come “Smallville”.
Da dove viene? perché è in grado di fare ciò che fa? perché non ha ricordi precedenti il suo risveglio nei boschi? Queste sono le domande alle quali Kyle cercherà di trovare una risposta, mentre è spiato nell’ombra dai membri di una misteriosa organizzazione. Vedremo il difficoltoso inserimento di Kyle nella sua nuova vita: la scuola, le attività, frequentare amici, le ragazze… analizzata dal punto di vista di qualcuno per cui tutto è completamente nuovo. I suoi pensieri, la voce fuori campo che recita una sorta di diario/monologo sul mondo circostante e ciò che gli accade sono tra le cose più riuscite ed interessanti.
Potrebbe invece destare qualche perplessità il divario toccato dagli estremi della narrazione. mi spiego: qui non ci sono ragazzotti kryptoniani e metà dell’universo D.C. che si ritrova improbabilmente a vivere il rigoglio adolescenziale in una sperduta cittadina di campagna, dove al limite lo sconfinamento nella soap-opera può essere comodo se non addirittura auspicabile (più storie ha Kal-El e meno rischia di incasinare la già maltrattata continuity); qui abbiamo una trama fantascientifica ben congeniata che si srotola attorno ad una serie di misteri efficacemente innestati l’uno nell’altro ed è facile farsi coinvolgere dalla vicenda, per venire poi bruscamente catapultati in un atmosfera a-la “Beverly Hills 90210” trasposta nella Seattle dei giorni nostri, con tanto di famigliola felice che supera ogni scoglio con il dialogo e la comprensione reciproca (probabilmente la policy della abc family, il network che ha trasmesso la serie, ha la sua responsabilità in questo: ha un target per famiglie e non può rischiare di turbare troppo i suoi utenti)… ripeto: potrebbe risultare un po’ destabilizzante. Non per me, ho vedute abbastanza larghe da tollerare e anzi godermi ogni mieloso abbraccio o intrigante triangolo amoroso…
Le dieci puntate viste finora in Italia costituiscono la prima mini-serie, trasmessa in USA l’anno scorso per testare la risposta del pubblico. Per fortuna gli ascolti incoraggianti hanno permesso di produrre una seconda serie, attualmente in onda sul network statunitense.

slovo

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Di Namor (del 30/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1410 volte)
Titolo originale
A Guide to Recognizing Your Saints
Produzione
USA 2006
Regia
Dito Montiel
Interpreti
Robert Downey Jr., Shia LaBeouf, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Channing Tatum, Melonie Diaz, Martin Compston, Rosario Dawson, Eric Roberts.
Durata
98 Minuti
Trailer

Capita a volte che un attore, in questo caso Robert Downey Jr., dopo aver letto un libro se ne innamori a tal punto da contattarne l’autore pregandolo di scriverne la sceneggiatura per la realizzazione del film, che lui stesso ha proposto ai vari produttori cinematografici. A credere in questo progetto con l’ausilio del suo celebre consorte, è la produttrice Trudie Styler, moglie di Gordon Sumner in arte Sting, il quale ha fieramente presenziato alla mostra di Venezia, dove la pellicola é stata, giustamente, premiata come miglior film alla Settimana della critica veneziana! “Guida per riconoscere i tuoi santi” é il titolo, sia del libro autobiografico dell’autore Dito Montiel, che del film in questione da lui sceneggiato e diretto. Nonostante sia il suo esordio, Montiel dirige con grande maestria, a tal punto che, alcuni critici gli attribuiscono un talento Scorsesiano dal roseo futuro! In effetti, la pellicola ricorda molto quel cinema Americano anni 70, nel quale la recitazione e i dialoghi avevano molta importanza, esaltando la bravura di grandi attori come Al Pacino, De Niro, Hoffman e così via.
 La trama del film, pur essendo un biopic, non inizia con il decorso della crescita del suo protagonista, ma si svolge nel Queens in una estate del 1986, con un Dito Montiel già adolescente che lo vede confrontarsi quotidianamente con la dura realtà di una vita tutt’altro che tranquilla, nella quale la violenza urbana tende a plasmarti in modo negativo riservandoti un futuro che non promette niente di buono. L’inevitabile drammatico episodio, che vede coinvolto un suo amico, ed il suo problema familiare con il padre, gli daranno il coraggio e la giusta motivazione per lasciarsi il passato alle spalle ed andare via da una città avara di certezze per il futuro. La decisione di salire su un bus con destinazione Los Angeles, si rivela quanto mai azzeccata poiché darà l’inizio ad nuova vita, arricchita dall’insperato successo come scrittore, grazie al libro “A Guide to Recognizing Your Saints”. Una delle tante telefonate della madre che lo prega di far ritorno a casa, per l’aggravarsi della salute del padre, sarà l’occasione dopo 20 anni di lontananza di rivedere i luoghi e le persone che hanno contribuito nel bene e nel male a renderlo un uomo di successo!
Il film é stato premiato anche al Sundance per la miglior regia, ed un premio speciale della giuria è stato aggiudicato al cast nel suo insieme, riconoscimenti meritatissimi che mi trovano pienamente d’accordo, soprattutto per l’elogio alla troupe, trovo che tutti abbiano dato una grande apporto recitativo, aggiungerei una nota di merito nei confronti di Chazz Palminteri, Shia LaBeouf, Robert Downey Jr., da non sottovalutare anche la bella prova di Channing Tatum nella parte del violento Antonio!
Se avete voglia di vedere un buon film fateci un pensierino!

Namor

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Di Darth (del 29/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1198 volte)
Titolo originale
Ils
Produzione
Francia, 2006
Regia
David Moreau
Interpreti
Olivia Bonamy, Michael Cohen, Maria Roman
Durata
77 minuti
Trailer

Era da quando vidi “The Ring” che non riuscivo a trovare un horror che mi suscitasse ansia e tensione. Finalmente, dopo quattro anni, un altro film riesce a farmi occasionalmente ‘sobblazare’ sul divano… ovviamente parlo di “Them”.
Realizzato con estrema sapienza da due debuttanti registi francesi, Ils (il titolo orignale) dimostra che si può creare un horror 'spaventoso' senza dover vedere per forza litri di sangue e/o mostri di alcun genere. La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto a Bucarest pochi anni or sono, narra di una giovane coppia che vive in una grossa casa fuori città, circondata da un imponente e minaccioso bosco. Una sera la moglie si sveglia e sente dei rumori… qualcuno o qualcosa sta cercando di penetrare in casa loro. I coniugi si ritroveranno prigionieri nella loro stessa abitazione, completamente isolati, senza luce né telefono, a cercare di capire cosa stia succedendo…
Detta così sembrerebbe la solita trama del solito horror, ma non è affatto vero. L’utilizzo di luci basse, e della telecamera a spalle che costantemente segue ogni movimento dei due protagonisti, permette un’immediata immedesimazione in loro, e conseguentemente dona allo spettatore il pathos per le loro sorti. Ma quello che rende quest’opera speciale, sono i rumori. In tutto il film sono loro a farla da padroni: cercare di capire cosa stia succedendo tramite il proprio udito, provare a riconoscere da dove proviene e cosa può emettere un determinato suono, o ascoltare l’assordante rumore del silenzio, sapendo che è un silenzio carico di minacce. Dopo circa un’ora di film, la trama si evolve: finalmente si viene a capo di chi o che cosa minaccia Luca e Clém, e la tensione da thriller lascia spazio a quella d’azione, con fughe precipitose ed inseguimenti lungo il bosco (in questa scena mi ha ricordato parecchio “The Blair Witch Project”). Davvero un’opera interessante questo “Them”, 77 minuti tutti da gustare; consigliatissimo agli amanti del cinema horror di "tensione”, sconsigliato, invece, a chi preferisce gli splatter.

Darth

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Di kiriku (del 28/08/2007 @ 05:00:01, in Musica, linkato 1084 volte)
Artista
Javier Girotto -Aires Tango
Titolo
Trentamila Cuori
Anno
2006
Label
Il Manifesto

“Vogliamo sapere dove sono i nostri figli, vivi o morti. Un’angoscia perché non sappiamo se hanno freddo, se hanno fame, non sappiamo nulla… e disperazione, signore, perché non sappiamo più a chi rivolgerci.” Queste sono le parole dette da una madre di Plaza de Mayo ad un giornalista straniero che ritroviamo nella penultima traccia di questo cd. Disperazione e domande comuni a tutti i parenti e amici di quelle trentamila persone scomparse o meglio fatte sparire dal regime di Jorge Videla. Javier Girotto, in quanto argentino, ha voluto ricordare con questo lavoro gli avvenimenti tragici avuti luogo quando lui aveva solo undici anni, eventi che lo hanno segnato indelebilmente: “ Ho visto sparatorie davanti casa per prendere i mie vicini con cui ore prima ridevamo insieme. Ho visto mia madre chiedere pietà ad una guardia carceraria donna affinché rilasciassero una sua amica, e riuscì a salvarla; ma oggi, di lei, rimane solo la pazzia di quei giorni.” Tutti i brani contenuti in questo album sono scritti e arrangiati dal sassofonista che accompagnato dal suo gruppo, gli Aiers Tango, da libero sfogo ad una valanga di emozioni e di dolorosi ricordi. Il gruppo riesce, attraverso una sapiente alchimia tra jazz e tango, a dare a questa musica un potere evocativo davvero sorprendente che non ha bisogno di un testo scritto per descrivere la sofferenza e la disperazione di una popolazione, bastano le note prodotte dal sax di Girotto. La forza di questa musica aumenta se si ha la possibilità di vedere il gruppo dal vivo come è capitato a me il 1° agosto alla quarta edizione del “Jazz sotto le Stelle di Ospedaletti", che aveva come tema portante quello del ricordo. Per mia sfortuna sono riuscito a vedere solo la prima serata. In quella occasione, in compagnia dell’amico Sansimone, ho avuto la possibilità di sentire dal vivo questa musica carica di pathos e di vita. Quello che più mi ha colpito è l’intesa che i musicisti hanno dimostrato di avere e la loro capacità di travolgere il pubblico che, a fine di ogni brano,  esplodeva in un’ovazione più che meritata. Consiglio vivamente l’acquisto di questo cd edito dal Il Manifesto perchè è davvero bello e, tra l’altro,  ha un costo pressoché irrisorio. Ricordare è importante se non essenziale per il nostro futuro, dimenticare vorrebbe dire rendere vani gli sforzi di tutte quelle persone che hanno passato la vita per far si che nessuno dimentichi quella tragedia infame e Javier Girotto ha dato il suo prezioso contributo: “ Piccoli e grandi eventi che hanno scolpito nella mia crescita emotiva una traccia indelebile di angoscia. E così, di nuovo, grido con alte note gli orrori della vita: grido ai carnefici per la loro follia, grido per dar voce alle vittime, quei Trentamila cuori  Desaparecidos che l’Argentina, terra di sconfinate praterie dai colori poetici, non avrà più.”

Ps: un sentito ringraziamento a Sansimone per questo gradito regalo.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 27/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1107 volte)
Titolo originale
Idiocracy
Produzione
USA 2006
Regia
Mike Judge
Interpreti
Luke Wilson, Maya Rudolph, Dax Shepard.
Durata
84 minuti
Trailer

Per la ripresa delle recensioni ho pensato ad un film leggero, ma non per questo meno interessante e riflessivo di altri. Il primo di una piccola trilogia che ho sentito di dover dedicare agli USA !!! Nel 2005 un bibliotecario dell’esercito e una prostituta vengono “convinti” a partecipare ad un esperimento di ibernazione: dovranno rimanere congelati per un anno in una capsula. Le cose però non andranno come previsto, e i due si risveglieranno nel 2505. Troveranno un’America completamente cambiata: le città saranno diventate enormi discariche all’aperto, e le persone saranno regredite ad un livello di stupidità simile alla demenza. A capo della nazione poi troveranno un porno-divo campione di Wrestling. Inutile dire come il regista sguazzi allegramente in questa situazione, tutto si presta alla presa in giro: il livello mentale della popolazione che sta scendendo, la tv-dipendenza, la sanità, il potere (con un Ministro dell’Istruzione che mi ha fatto sorridere solo a vederlo), e i rapporti tra le persone ormai così profondamente mutati. Una commedia che ci fa ridere ma anche pensare. Peccato per il finale, un po’ stucchevole e sdolcinato “all’americana”. La prima parte rimane indubbiamente migliore della seconda. A fine pellicola mi sono però posto una domanda: “Ma siamo sicuri che questo film sia ambientato nel futuro?”. Idiobaci a tutti.

nilcoxp

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Di slovo (del 06/08/2007 @ 05:00:00, in redazione, linkato 1548 volte)
foto di Sansimone

La redazione di blogbuster augura Buone Vacanze a tutti

Vi aspettiamo il 27 Agosto 2007 con la ripresa delle recensioni !

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Di Sansimone (del 05/08/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 4565 volte)
Artista
Fabio Concato
Titolo
Ballando con Chet Baker
Anno
2001
Label

L’estate per quanto mi riguarda è tempo di ricordi, quindi continuo a ripercorrere il cammino delle colonne sonore della mia vita. Oggi voglio parlarvi di un album di Fabio Concato, abbastanza recente ma di sicuro non uno dei suoi più famosi: “Ballando con Chet Baker”.
A dire la verità in questo cd è rappresentato tutto l’ultimo periodo di Concato con una marcata nota di nostalgia tipica del cantautore milanese, tutte le dieci tracce sono rivolte al passato con atmosfere sudamericane che fanno da ottimo supporto alla sua particolare e dolcissima voce.
Tutte le canzoni portano la sua firma tranne “Wave” di Carlos Jobim, e sono tutte accomunate dal fatto che mentre le ascolti scivolano via leggere come un ruscello d’acqua limpida a maggio. Ma dopo, ti accorgi che ti sono rimaste dentro come piccole immagini che riportano alla mente i tuoi ricordi. L’unica traccia che si discosta è “ che Stress”, che è una leggera presa in giro del mestiere del musicista.
Infine ne esce fuori un ottimo album, suonato bene, scritto altrettanto bene, magari non è proprio ideale per la stagione estiva però….
Sansimone

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Di Goober (del 04/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1533 volte)
Titolo originale
The Holiday
Produzione
USA 2006
Regia
Nancy Meyers
Interpreti
Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law, Jack Black, Eli Wallach, Rufus Sewell, Edward Burns, Lydia Blanco.
Durata
138 minuti

Da sempre si fa un gran parlare dell’amore, sui giornali, in televisione, su internet, nei testi delle canzoni...  anche il cinema ne ha subito inevitabilmente il fascino con la realizzazione di numerosissime pellicole, alcune delle quali entrate perfino nella storia del cinema stesso. Anche la regista di “L’amore non va in vacanza”, la cinquantottenne Nancy Meyers, sembrerebbe non rimanere immune da questo sentimento visto che ha deciso di puntare nuovamente su una commedia romantica dopo il grande successo ottenuto con “Tutto può succedere”.
Come allora, risulta vincente la scelta di avvalersi di un grande cast di attori: Cameron Diaz (perlomeno in questa occasione), Kate Winslet e Jude Law, con l’unica eccezione di Jack Black, apparso in un ruolo in cui non riesce a dare credibilità.
Le protagoniste di questo piacevole film sono due giovani donne: Iris e Amanda, molto diverse fra loro, le cui vite vengono ad intrecciarsi a causa della fine dei loro disastrosi rapporti sentimentali. Questa delusione fa sentire in loro la necessità di un cambiamento radicale; fanno così conoscenza su internet, e decidono di scambiarsi la casa in vista delle feste natalizie. In conseguenza di questo, Iris volerà nella caotica Los Angeles mentre Amanda trascorrerà le proprie vacanze nella tranquilla campagna inglese in un cottage ricoperto di neve.
Ciò che risulta difficile è non scendere nel patetico o nel banale quando si scrive la sceneggiatura di una commedia romantica e infatti la Meyers non riesce ad essere molto originale, così il finale, apparso molto prevedibile e la mancanza di colpi di scena rendono questa commedia un po’ limitata. Tuttavia, l’autrice riesce in ugual modo a confezionare una graziosa favola moderna, tenera e spiritosa, romantica e trascinante e con una colonna sonora che ti rimane dentro, grazie al contributo offerto dal “solito” Hans Zimmer.
Se cercate qualcosa di allegro e spensierato potete tranquillamente noleggiarlo e in fondo risulta indicato anche per chi non è esattamente un romanticone…

Goober

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Di slovo (del 03/08/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1613 volte)
Titolo originale
Peter Gabriel "Sognando un Mondo Reale"
Autore
Editore
Gammalibri
Prima edizione
giugno 1987

Una recente spedizione in una libreria remainder locale ha fruttato l’aggiunta di un altro pezzo alla mia collezione di biografie musicali. Ormai introvabile presso i canali di distribuzione odierni (che grande idea ridare mercato alle giacenze di magazzino!) questo volume è stato dato alle stampe all’indomani del successo plebiscitario dell’ album “So” (1986), epoca in cui il Peter Gabriel solista, definitivamente libero dai legami con i Genesis (aveva lasciato il ruolo di frontman al batterista Phil Collins dieci anni prima) riceveva la definitiva consacrazione come musicista, performer, sperimentatore e perché no? efficiente hit-maker.
Con gli anni a venire l’eclettico Peter vedrà una lunga serie di saggi a lui dedicati: la sua unicità ispirerà la penna di molti critici e giornalisti musicali; “Sognando un Mondo Reale” ha il pregio/difetto di essere scritto da chi si dichiara senza troppi problemi un ‘fan che scrive per altri fan’.
Un fedelissimo quindi, di quelli disposti al collezionismo più maniacale, alla ricerca di materiale più certosina, alle trasferte più sfiancanti per seguire il maggior numeri di apparizioni e concerti... un abnegazione che ha permesso all’autore di accumulare un bagaglio informativo straordinario, riversato poi nelle pagine del libro con precisione e cuore.
D’altro canto tutta l’analisi dell’avventura musicale del cantante inglese, capitolata per uscite discografiche o eventi live di particolare importanza, è immersa nell’entusiasmo unidirezionale tipico dell’affezionato e difetta di quel distaccato, sano senso critico necessario ad ogni valutazione obiettiva.
Un libro pensato e scritto per i fan di PG, categoria di lettori che saprà certamente apprezzare i livelli di dettaglio in cui si addentra Tommaso (testimonianze di concerti descritti brano per brano, curiosità sulle varie edizioni dei dischi) ma che potrebbe interessare anche il musicista generico, per l'esaustiva trattazione sul percorso che Peter intraprese alla fine degli anni settanta: i metodi (le sperimentazioni con il Fairlight) e la filosofia (la contaminazione - dai computers ai ritmi tribali) che guidarono una delle personalità più creative ed originali della scena pop contemporanea.

slovo

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Di Namor (del 02/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1373 volte)
Titolo originale
Jailhouse Rock
Produzione
USA 1957
Regia
Richard Thorpe
Interpreti
Elvis Presley, Mickey Shaughnessy, Judy Tyler.
Durata
96 Minuti
Trailer

Il 16 Agosto 2007, ricorre il trentesimo anniversario della prematura scomparsa di Elvis Presley l’indiscusso Re del rock and roll. Nella sua breve ma intensa carriera che va dal 1956 al 1977 Elvis incise la bellezza di 61 album, i suoi innumerevoli concerti registrarono affluenze record, basti pensare che un suo concerto tenutosi ad Honolulu Elvis:Aloha From Hawaii venne trasmesso in TV via satellite in quaranta paesi, il pubblico che seguì tale evento si stima, fosse superiore ad un miliardo, superando addirittura l’avvenimento della famosa camminata sulla Luna di Neil Armstrong!  
Sull’onda del successo canoro, Elvis decise di aprire anche lui la sua parentesi Holliwoodiana, che lo vide recitare in 31 film girati dal 1956 al 1969, molti dei quali nonostante i lauti incassi erano di dubbia qualità. Il migliore fra tutti, come disse il famoso critico cinematografico Leonard Maltin di allora, fu sicuramente “Il delinquente del rock and roll”, campione di incassi nell’anno 1957. La trama vede Elvis nel ruolo di Vince Everett un giovane pregiudicato che deve scontare una pena per omicidio, in carcere, oltre a scoprire di possedere eccellenti doti canore, impara anche a suonare la chitarra, ed e così che una volta scontata la pena diventa una star del rock. Il successo però, gli fa compiere atti poco nobili, come quello di ripudiare le persone che lo hanno aiutato a diventare ricco e famoso!
Si racconta che Elvis, per scelta personale, non vide mai questa pellicola, poiché rimase sconvolto dall’improvvisa scomparsa della sua interprete femminile Judy Tyler, la quale morì insieme al marito in un’incidente stradale, poco prima dell’uscita del film nelle sale cinematografiche. Se volete vedere Elvis al massimo del suo splendore vi consiglio di non perdere la visione di questo titolo che di tanto in tanto ci viene riproposto dalle nostre emittenti televisive!

Namor

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Di nilcoxp (del 01/08/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 3010 volte)
Titolo originale
Jules e Jim
Autore
Henri-Pierre Roché
Traduzione
Mariagloria Sears
Editore
Arnoldo Mondadori
Prima edizione
1953

Siamo a Parigi, nel 1907. Jules e Jim si incontrano, si conoscono, e nasce una grande quanto singolare amicizia. Entrambi sono scrittori, ma nulla ci è dato sapere dei loro scritti, veniamo a conoscenza solo della loro vita privata, delle loro donne. Qui notiamo subito la particolarità di questa amicizia: anche le donne vengono date all’amico in nome del sentimento che li lega. Scelta fatta non con sofferenza o rinuncia ma con naturalezza e piacere. Fino all’arrivo di “Kathe”, donna bellissima e dal carattere forte, dominante. Lei sposa Jules, gli dà due figlie, e poi con l’approvazione dello stesso marito, si risposa con Jim, iniziando un rapporto passionale e conflittuale. Fino all’epilogo che non vi svelo…Non è la solita storia d’amore, è una grande storia d’amore:  “…l’Inferno con oasi di Paradiso” per usare le parole dello scrittore. Tre protagonisti che vi appassioneranno in un romanzo la cui intensità sarà difficile da riscontrare in altri libri del genere. Scritto con uno stile asciutto ed essenziale, evita l’inutile dispersione di descrizioni barocche e tronfie che troppo spesso troviamo nelle pagine di un racconto. Da questa storia François Truffaut ha ricavato un film omonimo di cui vi parlerò più avanti. Siamo in piena estate, mentre siete sdraiati su di un asciugamano al mare o all’ombra di un albero, leggete questo gran bel libro: sarà un ricordo in più da portare a casa, oltre alle giornate trascorse sotto il sole e in buona compagnia (questo il mio augurio). Ciao vacanzieriiiii

nilcoxp

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Di kiriku (del 31/07/2007 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 3570 volte)
Titolo originale
Chicken Park
Produzione
Italia 1994
Regia
Jerry Calà
Interpreti
Jerry Calà, Rossy De Palma, Demetra Hampton, Alessia Marcuzzi, Paolo Paoloni, Lawrence Steven Meyers, Eleonora Rossi
Durata
92 minuti

Gli anni ottanta, lo sappiamo benissimo, non sono stati proprio gli anni del buon gusto. Con questo non voglio dire che tutto quello che si è prodotto in quel periodo non sia valido, anzi sono moltissimi i film indimenticabili che appartengono al quel decennio. Del resto però bisogna anche essere obbiettivi e ammettere che la spazzatura prodotta è davvero tanta e di attori scadenti nati in quel periodo non mancano. Tra questi, per quanto riguarda l’Italia, spicca sicuramente Jerry Calà. Come dimenticare i suoi più grandi capolavori “Bomber”, “Vado a vivere da solo”, “Sapore di mare”, “Domani mi sposo”, “Yuppies - I giovani di successo”,“Rimini Rimini” o la bellissima serie tv “Villaggio Vacanze” e molti altri. L’unico film decente, se così possiamo dire, è “I Fichissimi” con Diego Abatantuono. Cosa succede quando un attore scarso, convinto di essere simpatico con quella sua comicità ripetitiva, stucchevole e inutile ( non dimentichiamo battute memorabili come: “ Libidine!!! Doppia libidine!!! Doppia libidine coi fiocchi!!!”) si mette dietro alla telecamera? Per scoprirlo vi consiglio di visionare Chicken Park del 1994 dove alla regia troviamo appunto Jerry Calà. Come si intuisce dal titolo la pellicola è una parodia di Jurassic Park di Steven Spielberg. La trama è splendida: Vladimiro Corsetti è proprietario di un Gallo da combattimento di nome Jo che viene rapito da uno scienziato pazzo il quale fa esperimenti sui polli per creare una razza gigante che secondo lui doveva essere quella preistorica. Il film è talmente terribile da risultare simpatico, gli effetti speciali grossolani, un cast ridicolo e una trama idiota danno a questa pellicola un non so che di divertente. Quindi se un giorno siete disperati o non avete voglia di vedere qualcosa che stimoli anche solo lontanamente il vostro intelletto, questo è il film giusto. "Ocio però"  il film è uscito direttamente in televisione senza passare dal grande schermo e non è reperibile neanche in dvd o in videocassetta, quindi o aspettate un passaggio in televisione o cercate qualcuno che ha avuto il coraggio di registrarlo. "Capittooooo!!!"

Kiriku

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Di Darth (del 30/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1013 volte)
Titolo originale
Turistas
Produzione
USA 2006
Regia
John Stockwell
Interpreti
Desmond Askew, Beau Garrett, Olivia Wilde, Melissa George, Josh Duhamel
Durata
93 minuti
Trailer

Un pullman di linea sfreccia lungo le fatiscenti strade dell’entroterra brasiliano. A bordo, oltre agli autoctoni, vi sono alcuni turisti fai-da-te assai preoccupati per la guida sportiva dell’autista. Preoccupazione che, poco dopo, diviene realtà: il pullman, infatti, per evitare due pedoni, scarta di lato e si ferma sul bordo di un precipizio solo il tempo necessario per permettere a tutti di uscire per poi precipitare lungo la scarpata. I passeggeri, illesi, si ritrovano con la certezza di dover attendere numerose ore prima del passaggio di un altro autobus, perciò, gli stranieri, si avventurano attraverso la foresta verso il mare. Sulla costa trovano una spiaggia paradisiaca, occupata solo da un'altra coppia di turisti, ed un bar gestito da una bellezza brasileira. Visto il fascino del luogo, decidono di fermarsi “finché non finiscono i soldi o finché non finisce la birra”, e la sera festeggiano alla grande fin quando non piombano tutti in un sonno profondo. La mattina dopo, appena desti, trovano il bar deserto e prendono coscienza che sono stati drogati e derubati di tutto: zaini, soldi e documenti… perfino le scarpe! I ladri hanno lasciato solo gli indumenti che indossavano la sera prima (per quasi tutti solo il costume). Questa situazione non sarà che l’inizio di una vera odissea per i malcapitati turisti, ed il fatto di esser stati derubati sarà il loro problema minore… alla fine, solo pochi di loro riusciranno a tornare a casa...
Il regista John Stockwell, gira questo thriller-horror cercando di dar vita alle paure più comuni per i viaggiatori autonomi che si avventurano nei paesi poveri. Facendone parte, vi posso dire che (almeno in questo) "Turistas" è sufficientemente riuscito: l’autobus che pare guidato da una scimmia ubriaca, la paura di essere drogati o derubati o rapiti, l’ostilità degli abitanti del luogo verso i ricchi occidentali… sono tutte fobie reali messe in scena in questa pellicola. Peccato per la presenza di alcune carenze che lo rendono un film mediocre (sceneggiatura approssimativa ed attori che paiono ingaggiati più per l’aspetto fisico che per le capacità recitative), ma la presenza di alcune scene molto intense (l’inseguimento subacqueo) e di alcune molto splatter (l’operazione di espianto organi su tutte), risollevano un po' il giudizio finale di quest’opera aspramente criticata dalle autorità brasiliane.
Che altro dire, un film guardabile… ma da evitare accuratamente se state per intraprendere un viaggio in Brasile… vi farebbe passare la voglia.
Buone vacanze a tutti !!! : - D

Darth

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Di Sansimone (del 29/07/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1818 volte)
Artista
Eugenio Finardi
Titolo
Acustica
Anno
1993
Label
WEA

Un po’ di giorni fa un’amica mi ha ricordato un cantautore che era parecchio tempo che non ascoltavo più, Eugenio Finardi, così mi sono messo ad ascoltare delle vecchie musicassette che ho ancora.
Tra queste voglio segnalare l’album Acustica, che è una raccolta di canzoni con l’inserimento d’alcune cover ed un inedito, tutto rigorosamente riarrangiato senza l’uso di strumenti elettronici. Da questo tipo d’arrangiamenti esce il lato più intimista dell’autore, capace di toccare temi molto privati ma comunque comuni a tutti, seppur con diverse sfaccettature, come la solitudine e la paura d’essere soli o d’essere genitori, oppure i ricordi dell’adolescenza.
Le cover del disco sono di Jimi Hendrix, Lord Burgess, Danny Koortchmar, Stephen Stills e una bellissima e dolce traduzione di una canzone di Chico Buarque de Hollanda.
Personalmente sono molto legato a tre canzoni in particolare, “Dolce Italia” che a distanza d’anni dalla sua prima pubblicazione offre un preciso spaccato di come si sta trasformando il popolo italiano. “Le donne d’Atene” con la sua decisa ma dolce critica nei confronti del macismo, e infine “Mio cucciolo d’uomo”, una dolcissima ninna nanna per cosi dire, ma con delle inquietanti domande sul ruolo del genitore, accompagnata in maniera superba dalla chitarra di Francesco Saverio Porcello.
In conclusione, quest’album è una perfetta sintesi dell’arte di Finardi per chi lo segue, ed un ottimo mezzo per scoprirlo per chi non lo conosce.
Sansimone

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