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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 14/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2242 volte)
Titolo originale
Ho fatto splash
Produzione
Italia 1980
Regia
Maurizio Nichetti
Interpreti
Carlina Torta, Maurizio Nichetti,Luisa Morandini, Dante Mertini, Giulia Lazzarini, Corrado Lojacono,Walter Valdi, Ugo Bologna, Patrizia Costa, Edmondo Sannazzaro, Flavio Bonacci, Angela Finocchiaro.
Durata
95 minuti

Questo è il secondo film di Nichetti, nel quale impersona uno stravagante individuo che addormentatosi davanti alla televisione da bambino, si risveglia orami adulto dopo un sonno durato vent’anni. Viene allora ospitato da tre donne (di una è il cugino) in un appartamento di Milano, dando luogo a una serie di gag simpatiche. Due i filoni principali in cui possiamo suddividere la pellicola: quello dei personaggi femminili che si muovono in un loro contesto e con le loro disavventure, e quello del protagonista maschile che sembra tutto travolgere in quel suo modo di fare a metà strada tra il fumettistico e il film muto (nel film le uniche parole che dice sono quelle del titolo). Dimenticavo di dirvi che nella casa oltre alle tipe c’è anche un bambino piccolo che vive in un armadio, e per tutto il tempo che guarda la televisione si sente in sottofondo nell’appartamento la sigla del cartone animato “Gundam” (idea stupenda). Avrete capito che si tratta di un lungometraggio dai contorni surreali, ma non per questo meno godibile di altre commedie più reali ma scontate. Ve lo consiglio anche perché personalmente questo lavoro del regista/attore mi piace molto. Inoltre per l’epoca usò il suono in presa diretta, vera novità per il cinema italiano. Gasatevi tutti con questo film pieno di bollicine. Ciaoooo

nilcoxp

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Di Sansimone (del 13/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1976 volte)
Titolo originale
Arrivederci amore, ciao
Produzione
Italia 2006
Regia
Michele Soavi
Interpreti
Alessio Boni, Isabella Ferrari, Michele Placido, Carlo Cecchi, Alina Nedelea, Michele Soavi, Lorenzo Favella.
Durata
107 minuti

Girovagando su internet mi sono imbattuto in questo film di Michele Soavi, la trama m’incuriosiva e così ho affittato il DVD.
Il film narra le vicende di un ex terrorista rosso che per sfuggire alla giustizia italiana si rifugia in sud america, dopo svariati anni sente il bisogno di tornare in patria e costruirsi una vita da uomo libero senza più vincoli con il suo passato. Al momento del suo rientro in Italia trova però l’ostacolo di un dirigente della DIGOS corrotto che lo ricatta in modo da averlo al proprio servizio in certi suoi traffici.
Visto così sembrerebbe il racconto del classico buono che ha fatto uno sbaglio e vuole riabilitarsi ma che, contro la sua volontà, è costretto a sporcarsi di nuovo le mani, ma non è così. Giorgio, questo il nome del protagonista, non ha niente del buono o del pentito, il suo desiderio di una fedina penale pulita nasce dall’invidia di avere una vita come gli altri, cosa che a lui è mancata fino a quel momento. Infatti durante il suo cammino verso la riabilitazione ufficiale non si fa scrupolo di niente, si macchia di ricatti furti omicidi, come se tutti questi reati non facciano parte della sua storia, ma fossero soltanto un mezzo come altri per arrivare al suo scopo. Anche il suo rapporto con il vice questore Anedda è soltanto un espediente per arrivare alla vita normale, inizia con il ricatto da parte di Anedda per avere i nomi dei compagni di lotta di Giorgio, ma poi è lo stesso Giorgio che lo chiama per avere protezione nei suoi traffici, diventano soci in affari fino al colpo grosso, dopo del quale si dividono. Giorgio si trasferisce nel nord-est e apre un ristorante sembra innamorarsi di una ragazza e aspetta il sospirato giorno della riabilitazione. La fine non ve la racconto per non rovinarvi la visione del film, dico soltanto che lo spirito da opportunista del protagonista arriverà al culmine.
Volevo vedere questo film perché m’ incuriosiva l’aspetto del reintegro di un ex-terrorista nella vita comune, e purtroppo sono stato deluso in questo. Tale aspetto viene utilizzato dal regista solamente per dare il via al film, creare un retroterra alla vita del protagonista. Il film è invece un buonissimo film noir, che ti tiene in costante attenzione fino alla fine, certe atmosfere mi hanno ricordato alcuni libri di Loriano Macchiavelli incentrati sul vice ispettori Poli Ugo.
Tra gli interpreti voglio segnalare i due attori principali: Alessio Boni nel ruolo di Giorgio bravissimo per di più in un ruolo diametralmente opposto a quello che aveva nella “Meglio Gioventù” e Michele Placido splendido nei panni del vice questore doppiogiochista, distante anche lui anni luce dall’ispettore Cattani della “Piovra”.
Come sempre vi invito a vederlo perché ben fatto e riuscito, buona visione a tutti.
Sansimone

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Di smarty (del 12/05/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1089 volte)
Titolo originale
The Queen
Produzione
Gran Bretagna/Francia/Italia, 2006
Regia
Stephen Frears
Interpreti
Helen Mirren, James Cromwell, Michael Sheen
Durata
97 minuti
Trailer

31 Agosto 1997: la morte di Diana ex principessa del Galles; il mondo si ferma a bocca aperta, il cuore smette per un attimo di battere, tutto è confuso e irreale. Il film The Queen non aggiunge niente di nuovo a quello che è già stato raccontato, inventato o ipotizzato dai media dopo il tragico incidente, ma punta il suo obiettivo sulla Regina Elisabetta II (Helen Mirren) nella settimana di attesa dei funerali di Diana cercando di renderla, in un’occasione come questa mai verificatasi prima, un po’ più umana. La reazione della famiglia Windsor è da protocollo, si isolano nell'eremo scozzese di Balmoral cercando di continuare a vivere come se niente fosse, mentre il neo primo ministro Tony Blair (Michael Sheen) da bravo populista moderno percepisce la natura dell'evento e l’importanza che l’atteggiamento della famiglia reale avrà sui mass-media nonché sulla popolazione britannica. Stephen Frears alterna immagini di repertorio con la finzione e cerca di rendere la morte di Lady Diana una storia comune di dolore di una famiglia che ha perso una madre e di un marito che ha vissuto fino all’ora nell’ombra, di una donna/regina che non comprende più la reazione del suo popolo, ma che grazie ai suggerimenti machiavellici di Blair esce da questa situazione da vera regina. Non so se i fatti così come li ha documentati il regista siano veramente accaduti, ma la vita della famiglia Windsor ruota tutta intorno a questa straordinaria figura di donna “addestrata” a governare in giovane età, abituata a reagire e a prendere decisioni importanti in situazioni difficili come la seconda guerra mondiale, ma incapace di affrontare il lutto e il dolore. Fin dalla prima inquadratura di The Queen, Helen Mirren è perfetta: in posa da ritratto guarda in faccia lo spettatore con aria aristocratica quasi di sfida, la somiglianza è sbalorditiva, ma la Mirren ultimamente è abituata a vestire i panni di regina (miniserie Hbo su Elisabetta I appena terminata), ma la preparazione sulla fisicità, sulla postura, sulla camminata un po’ buffa e su quell’aria a metà tra la ragazzina e l’aristocratica. Lei che notoriamente proviene da una famiglia repubblicana e fieramente antimonarchica, riconosce al Elisabetta II diversi pregi, come la dignità, la coerenza, il senso del dovere e per questo che nonostante la vita regale sia fatta di protocollo e formalità nel film cerca di valorizzare anche l’aspetto umano. Un’interpretazione che le è valsa la Coppa Volpi come migliore interpretazione femminile alla 63° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e l’ Oscar 2006 come migliore attrice protagonista.

Smarty

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Di slovo (del 11/05/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1387 volte)
Artista
Moongarden
Titolo
Round Midnight
Anno
2004
Label
Galileo

Dopo i primi tre pubblicati sotto la ormai storica Mellow Records, il quarto capitolo del progetto moongarden vide la luce sotto il segno dell’etichetta svizzera Galileo. Dal punto di vista stilistico, il passaggio coincise con un’ennesima correzione di rotta. Ma dopo due dischi di ispirazione ‘banksiana’ molto apprezzati ed il doppio album “the Gates of Omega” considerato da molti il miglior prodotto progressivo italiano del 2001, “Round Midnight” scatenò pareri assai discordanti.
A detta di una fazione maggioritaria dell’intellighenzia progressiva italiana, il gruppo mantovano avrebbe permesso ad un influenza pop-oriented di inquinare l’illibato spirito prog della sua musica, forse per raggiungere una fetta di pubblico più vasta.
“Tutto è relativo” recitava un celebre aforisma. Accusare i Moongarden di svolta pop pare solo un forzato esercizio sillogistico, fuorviante e quantomeno risibile ... Se è vero che rispetto alla passata produzione troviamo più brani brevi e strutturati sulla forma-canzone, considerare questo un fattore svalutante ‘in quanto tale’ denota un metro di giudizio limitato. Tralaltro è Cristiano Roversi stesso (leader carismatico e tastierista) che, pronunciandosi da compositore, si dice certo di aver trovato, proprio in questi brani, soluzioni armonico-melodiche molto meno scontate rispetto al passato.
È doveroso sottolineare che se la media dei dischi pop-rock attualmente sfornati dall’industria fosse anche solo vicina alla qualità di questo album, potrebbe dirsi un segnale decisamente incoraggiante.
E sufficiente notare quante idee sono intrecciate in “Round Midnight”, nervoso ed onirico brano di apertura del disco, per intuire le potenzialità di questo gruppo. Segue la tormentata “wounded”, sospesa a mezz’aria da una parata di suoni tastieristici e innalzato sul finale da un assolo di grande trasporto. “Killing the Angel” potrebbe passare, a voler analizzare pedestremente la sequenza di strofe e ritornelli, per il pezzo più radiofonico... è in realtà un esempio di art-rock maturo e ben concepito che segue il mood malinconico del disco pur sviluppandosi su un coinvolgente crescendo. L’ambivalenza dell’amore o meglio il risvolto negativo che può avere ogni situazione all’apparenza idilliaca è rappresentata dalla geniale “Lucifero”: una ballata dolce, quasi zuccherosa che al minuto 3’40” vira su una musica inquieta, cupa, straziante per poi tornare sui registri iniziali prima della chiusura, come a dire: “lucifero ti ha appena mostrato il suo vero volto”.
Un andamento disteso, fluido caratterizza la prevalenza del materiale contenuto in ‘midnight’, questo sortisce effetti psichedelici molto riusciti, come in “coda: psychedelic subway drive” ma talvolta tende a far languire brani che per costruzione ed obiettivi non sempre ne beneficiano. Come a fare da contrasto, appare al sesto posto della tracklist la poderosa “learning to live under the ground” che entra squarciando l’aria a colpi di robustissimi riff metal, mantiene un tiro che lascia senza fiato, infine parte per una riflessiva circumnavigazione di svariati stati d’animo, così come ad un impeto d’ira spesso segue la liberazione della catarsi.
Articolato, emozionale, complesso ma ordinato, orecchiabile senza essere banale e... praticamente ignorato dal circuito mainstream: una garanzia di qualità.

slovo

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Di Namor (del 10/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1124 volte)
Titolo originale
The Number 23
Produzione
USA 2007
Regia
Joel Schumacher.
Interpreti
Jim Carrey, Virginia Madsen, Logan Lerman, Danny Huston, Lynn Collins, Rhona Mitra, Michelle Arthur, Mark Pellegrino, Paul Butcher.
Durata
95 Minuti

Riposto su uno scaffale di libri usati, una copertina rosso-sangue con sopra impresso “The Number 23” attira l’attenzione di Agata (Virginia Madsen), la quale, affascinata dalla sua bizzarra trama, decide di acquistarlo per farne dono al marito Walter (Jim Carrey) in occasione del suo compleanno. Nei giorni a seguire, Walter (il festeggiato) sempre più immerso nella lettura del libro-diario, scoprirà di avere molte analogie con il suo protagonista. il poliziotto Fingerling. Per lui tale rivelazione sarà l’inizio di una vera e propria odissea di paranoie, dove il numero 23 è il risultato di ogni calcolo matematico relazionato ai momenti della sua vita, ossessionato a tal punto da questa cifra, arriva a credere di essere lui stesso il prossimo destinatario della maledizione! Le premesse per un buon film inizialmente c’erano tutte, ma col passare del tempo e l’approssimarsi della soluzione al misterioso libro, la pellicola perde quel mordente iniziale che intrigava lo spettatore e lo invogliava a seguirne la visione, per sfociare in un finale a mio parere troppo fiacco! Nulla da dire sui protagonisti, nei loro rispettivi doppi ruoli, che vede J.Carrey interpretare sia l’esiguo marito W.Sparrow che il poliziotto pulp Fingerling, e la V.Madsen nei panni della premurosa moglie Agata, nonché in quelli della conturbante Fabrizia. Qui la tiratina di orecchie va fatta al regista Joel Shumacher, che ad un certo punto si lascia sfuggire le redini della regia con il rischio di vanificare il tutto, infatti il voto della critica italiana é stato unanime nell’assegnare alla pellicola solamente due stelle, il che lo relega nella lista dei film che non raggiungono la sufficienza. Permettete un’ultima nota personale, se fossi stato io il regista, non avrei scritturato Jim Carrey per il ruolo principale, non perchè lui non sia all’altezza, ma per il semplice fatto che il protagonista va in giro con un furgone a svolgere la mansione di accalappiacani, il che ricorda immediatamente Ace Ventura nelle sue deliranti e odiose performance, e per un thriller credetemi non é il massimo!

Namor

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Di Darth (del 09/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1314 volte)
Titolo originale
Bridge to Terabithia
Produzione
USA 2007
Regia
Gabor Csupo
Interpreti
AnnaSophia Robb, Josh Hutcherson, Baillee Madison, Zooey Deschanel, Robert Patrick
Durata
95 minuti
Trailer

Capita, a volte, di dover andare al cinema a vedere un film che non hai voglia di vedere.
Capita, a volte, che ti aspetti un film di un certo tipo ma poi è di tutt’altro genere.
Capita, a volte, di piangere per un finale commovente.
Tutto questo è stato per me “Un ponte per Terabithia”. Volevo andare a vedere “Spiderman 3”… ma ho dovuto ‘cedere’ ed andare a vedere “Un ponte per Terabithia”. Ero sicuro fosse il solito “Il mago di OZ” in chiave moderna, invece, questo film (tratto dall’omonimo romanzo di Katherine Paterson del 1977), è una commedia adolescenziale senza alcun mondo fatato se non quello creato dalla fervida immaginazione di Jesse e Lesile: i due protagonisti. Jesse è di famiglia povera, tanto da dover andare a scuola con le scarpe dimesse di sua sorella. Ha un carattere molto introverso ed una grande passione per il disegno. Lesile si è appena trasferita, è estroversa, fantasiosa, ha molto coraggio e nessun amica. I due si ritrovano entrambi presi di mira dai bulli della scuola che frequentano e questo, oltre al fatto di esser vicini di casa, li porterà a diventare amici. Girovagando per il bosco vicino casa trovano una casa su un albero, e la loro fantasia li porta a creare un mondo tutto loro di cui impersonano il re e la regina. Un mondo fatto di un esercito di libellule al proprio servizio, e di numerosi nemici: dai terribili scoiattoli mutanti, ai troll giganti con l’aspetto dei loro più acerrimi nemici di scuola. Tutti i pomeriggi i due sovrani raggiungono il loro 'posto delle fragole', migliorando come possono il loro castello e coltivando un’amicizia davvero bellissima. Tutto questo fin quando non succede qualcosa che rischia di distruggere il fantastico mondo di Terabithia
Come vi dicevo, quest’opera esula dal solito mondo fatato, per ambientare le avventure dei due protagonisti nel triste mondo reale fatto di bullismo, di prepotenze, di problemi familiari o economici… ma anche di amicizia, di bontà e di fantasia. La fantasia che tutti noi dovremmo ritrovare per creare una Terabithia qui nel mondo reale. Il film è carino, peccato per qualche pecca di sceneggiatura, troppo scontata quando si sofferma sui problemi dei due ragazzini, per poi divenir briosa solo quando si avventura nel mondo immaginario . Il finale però è davvero molto intenso…a me ha strappato anche qualche lacrimuccia.
Per concludere, un plauso all’incantevole AnnaSophia Robb (Lesile): a 13 anni è già un attrice bravissima… migliore di tante sue colleghe con decenni di esperienza più di lei.

Darth

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Di kiriku (del 08/05/2007 @ 05:00:01, in Cinema , linkato 1233 volte)
Titolo originale
Via Varsavia
Produzione
italia 2006
Regia
Emiliano Cribari
Interpreti
Erika Renai, Antonio Cribari, Luca Antonio Alves franco, Alessio Venturini, Alessandro Benvenuti, Marco Masini, Barbara Enrichi, Novello Novelli, Carlo Monni
Durata
85 minuti

Il film è ambientato a Firenze, in un piccolo teatro praticamente vuoto, sul palco va in scena uno spettacolo teatrale. Una sola attrice, Erika Renai nei panni di Francesca. La ragazza condannata a morte, per aver compiuto atti di cannibalismo sul fratello, approfitta della sua ultima ora di vita per compiere l’ultimo viaggio dentro se: un viaggio nei ricordi suoi e di quel fratello che porta dentro di se. Il primo giorno che ho avuto tra le la mani il dvd di "Via Varsavia" devo dire che non sono stato divorato dall’entusiasmo. Non so il perché, probabilmente dopo aver letto la trama mi resi conto che per girare un film del genere ci voleva tanto coraggio, ma soprattutto tanto talento che pochi hanno. Per fortuna nella vita ho imparato a non fermarmi alla prima impressione e quindi decisi comunque di guardare il film dando così fiducia ad Emiliano Cribari e al gruppo “Le Cose Che So Di Me”. Beh!! Devo dire che la mia impressione iniziale era sbagliata. Innanzitutto è d’obbligo dire che il film è girato in digitale da una produzione indipendente di giovani appassionati di cinema, ed è a budget  zero e quindi interamente autofinanziato. Ma la cosa più incredibile è che una casa di produzione come la Cecchi Gori Home Video abbia curato la distribuzione, decidendo di porre all’attenzione del mercato l’opera di un giovane regista. La forza di questa pellicola è da ricercare nella ottima interpretazione di Erika Renai, che da sola riesce a tenere in piedi il film. Si cala sapientemente nel ruolo di Francesca, una ragazza che si perde nella solitudine e nella tristezza che si palesano nella sua poesia aulica a volte fine a se stessa e nel suo folle sdoppiamento con il fratello Luca, meno concentrato su se stesso e capace di cogliere le sfumature della vita con ironia e con una dolce e schietta prosaicità. Ottimo anche il lavoro di Emilano Cribari che con i pochi mezzi a sua disposizione, una ottima regia, una buona sceneggiatura e un discreto montaggio è riuscito a mettere insieme un prodotto valido, pregno di teatro e che trasuda poesia. Ha usato un mezzo commerciale come il cinema per raccontare un’ idea che con il cinema ha poco in comune ma che trova riscontro appunto nel teatro e nella poesia: due modi espressivi etichettati come anticommerciali. Tragedia e comicità si mescolano per dar vita ad un film che lo stesso regista classifica come “…un povero Dogville italiano poeticomico”. Forse la parte meno riuscita di questa pellicola è quella che dovrebbe sdrammatizzare ed alleggerire il lungo monologo di Francesca, ma che non sempre ci riesce. Parallelamente al soliloquio di Francesca si svolgono delle storie che si inseriscono nel racconto e che hanno la funzione di spezzare la tensione e di dare un attimo di respiro allo spettatore, ma non sempre sono all’altezza rendendo a volte un po’ pesante il tutto. In questo film sono diverse le partecipazioni di volti noti della commedia italiana come Alessandro Benvenuti, Novello Novelli, Carlo Monni, Barbara Enrichi; ma vede anche l’esordio, nel mondo del cinema, del cantautore fiorentino Marco Masini. Le cose da dire su "Via Varsavia" e su Emiliano sono tante ma non ce n’è il tempo ne lo spazio, posso solo consigliarvi la visione di questo dvd, ricco anche di extra, che è la dimostrazione che il cinema italiano è vivo e ricco di giovani speranze come Emiliano Cribari che con il suo “cinema della parola” mi fa sperare bene per il futuro.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 07/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1376 volte)
Titolo originale
Favola di un cinema
Produzione
Sanremo Cinema
Regia
Marco e Riccardo Di Gerlando
Interpreti
Filippo Valenti, Salvatore Parisi, Cristian Magistri, Anselmo Nicolino, Nicoletta Napolitano,Marco D'Andrea, Luca Pittavino
Durata
20 minuti

Il cortometraggio ha sempre un suo fascino, e non deve essere valutato sulla logica di un normale film: diversa è la durata della pellicola e quindi inevitabilmente dei ritmi, la storia con il suo significato spesso viene concentrata e portata all’essenza. Così, quando sono venuto a conoscenza di questo nuovo lavoro dei fratelli Marco e Riccardo Di Gerlando, di cui avevo già visto due precedenti opere cinematografiche (“L’Urlo” e “Il cinquantesimo cero”), mi sono incuriosito. Sono andato a vederlo on-line e questo è il mio modesto parere sul loro operato. Quello che più mi ha colpito, ve lo dico subito, è la capacità tecnica registica di questi ragazzi: campi e controcampi, bei movimenti di macchina con riprese da più parti di uno stesso evento poi probabilmente completato in fase di montaggio in maniera veramente pregevole. Una scelta di usare il bianco e nero quando la scena tratta di avvenimenti del passato, gestita bene e riuscita anche grazie all’uso di una fotografia chiara e precisa (Michele Sculco e Claudio Rettorato), che per tutta la durata della proiezione ci dà immagini ben definite con inquadrature corrette e funzionali allo svolgimento della vicenda. La musica è perfetta nell’accompagnare le immagini e i momenti salienti del filmato (Matteo Tacchi). Il suono in presa diretta (Giancarlo Pidutti) non mi ha entusiasmato, ma l’ho trovato più che sufficiente. “Allora tutto bene?” direte voi. No, qualcosa che non va c’è. Sempre secondo il mio modesto parere il lato debole di questo lavoro sono alcuni attori, che non danno spessore e credibilità al personaggio che interpretano. Altro nota dolente è la sceneggiatura che non ho trovato sempre all’altezza della situazione. Nel complesso trovo il cortometraggio buono, girato con serietà da persone che amano il cinema e che si impegnano in un contesto (Ponente Ligure) arido di mezzi e disponibilità. Vincitore del premio speciale “Unist” alla seconda edizione del “Videofestival citta' di Imperia” e selezionato ai concorsi “Fronte del corto” di Foligno e “Round Cinema” di Rimini. Vorrei ancora rivolgere una domanda ai due registi. Ho notato che come nel “Cinquantesimo cero”, anche qui è vivo il tema della memoria, del passato, sempre permeato da un velo malinconico su qualcosa che non c’è più, che si è perso. Vista la Vostra giovane età, perché è così presente questa vena nostalgica? Comunque bravi e alla prossima, ciao. 

nilcoxp

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Di Sansimone (del 06/05/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1165 volte)
Artista
Francesco De Gregori
Titolo
Scacchi e tarocchi
Anno
1985
Label
Rca

Nell’ 1985 siamo in piena era Craxi, della Milano da bere, impazza lo stile paninaro tra i giovani, un periodo dove conta essere e farsi vedere e non più sapere perché siamo. Sempre nell’1985 nel mondo della musica italiana si registra l’uscita di un nuovo album di Francesco De Gregori, “Scacchi e tarocchi”, a due anni di distanza dalla pubblicazione del Q-disc “La donna cannone”, disco dal grandissimo successo discografico. Come tipico di De Gregori “scacchi e tarocchi” è un’opera in tutto diversa dalla precedente, dallo spessore dei testi, qui molto più impegnati sotto il profilo sociale, ma anche e soprattutto dal punto di vista musicale. I suoni sono molto più duri, più rockeggianti grazie anche alla collaborazione con Ivano Fossati, che firma la produzione di due brani, oltre a suonare in alcuni pezzi.
Quest’ album forse non è il migliore tra quelli scritti da De Gregori, ma all’interno di esso ci sono alcuni veri capolavori per quanto riguarda la musica d’autore italiana. Il senso del disco lo descrive in maniera precisa e sintetica lo stesso autore nel corso di un’intervista quando dice” Gli scacchi siamo noi, uomini di tutti i giorni quando conviviamo, nostro malgrado, in questa civiltà dell’edonismo, del computer. I tarocchi sono la magia della vita”.
L’ album contiene 10 tracce, tra cui spiccano tre meraviglie, “ La storia” apre il disco ed è un omaggio e un richiamo alla storia come valore universale, di confronto in cui ci si rispecchia e si viene rispecchiati. La storia siamo noi, poveri o ricchi, intellettuali o analfabeti, ma nonostante tutte le diversità uniti nella storia perché formati dalla storia stessa. Un capolavoro assoluto, sotto il profilo sia del testo che della musica che vivono in simbiosi tra loro.
Scacchi e tarocchi” è una canzone dura, l’inizio di chitarre elettriche fanno da presentazione alla voce che parla di terrorismo, vicenda troppo vicina per parlarne ma già abbastanza lontana per dimenticarsene.
A Pa”, scritta e dedicata a Pier Paolo Pasolini, è di una dolcezza e leggerezza impressionante, come impressionante era il senso di libertà di Pasolini. Accostate a queste tre perle mi piace ricordare anche “Ciao ciao”, una canzone che parla, senza mai essere citata direttamente, della mia città e di quel brutto carrozzone che è il festival della canzone.
In conclusione questo è un album molto particolare, non esiste un vero e proprio filo conduttore che lega tutto il disco, ma sono diverse canzoni ognuna con il suo perché e che insieme formano una parte della storia di Francesco De Gregori. Un disco da ascoltare più volte per riuscire ad entrare nell’ermetismo del principe De Gregori.
P.S.
scusate se faccio uso privato del blog, ma siccome la storia è una delle canzoni preferite da Kiriku, colgo l’occasione per fargli gli auguri di buon compleanno con un po’ di ritardo.

Sansimone

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Di Louise-Elle (del 05/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2425 volte)
Titolo originale
Goya's Ghosts
Produzione
Spagna 2006
Regia
Milos Forman
Interpreti
Javier Bardem, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Randy Quaid, Michael Lonsdale, José Luis Gómez, Mabel Rivera.
Durata
117 Minuti

Prepariamoci a fare un tuffo nel passato: siamo in Spagna fra l’ultimo decennio del ‘700 e i primi dell’800. Una triste storia di un gruppo di personaggi si sviluppa in questi anni fortemente influenzata dagli avvenimenti che li hanno caratterizzati. Il pittore Francisco Goya , al massimo del suo splendore e apprezzato dai Reali di Spagna, è un valido, attento e veritiero testimone di quei tempi. Attraverso le sue rappresentazioni e stampe denuncia al mondo ciò che realmente avviene di brutale e cruento durante l’Inquisizione spagnola, l’invasione napoleonica, la successiva cacciata dei francesi da parte dell’esercito inglese guidato da Wellington e il conseguente ritorno della monarchia e dell’indiscutibile Potere Temporale della Chiesa. L’adolescente Ines, sua modella e musa ispiratrice, viene accusata ingiustamente di eresia dalla Santa Inquisizione, torturata per farle confessare crimini mai commessi e rinchiusa in prigione. Nonostante i molti tentativi della nobile e agiata famiglia e l’intercessione del pittore stesso presso fratello Lorenzo, un inquisitore viscido, malvagio, astuto e ambiguo, la sfortunata Ines non verrà liberata e diverrà oggetto delle attenzioni sessuali di Lorenzo. Per una serie di circostanze Lorenzo sarà costretto a fuggire e ritornerà dopo 15 anni completamente e incredibilmente rinnovato nell’animo e nell’aspetto essendo divenuto un personaggio di rilievo fra i seguaci di Napoleone che hanno conquistato la Spagna. Il nuovo potere francese arresta il “clero inquisitore” e libera i prigionieri. Ines, devastata fisicamente e psicologicamente dalla lunga prigionia, cerca l’amicizia e l’appoggio di Goya per poter ritrovare sua figlia partorita durante la permanenza in carcere. Da questo momento le vicende dei personaggi si intrecciano e si modificano ulteriormente seguite dallo sguardo ancora più acuto e osservatore del pittore che nel frattempo è divenuto completamente sordo. L’inevitabile epilogo finale lascia lo spettatore frastornato e amareggiato per i fatti e le miserie che hanno caratterizzato il nostro passato e riflessivo sui risvolti umani evidenziati nel film: dalla sincerità e l’ingenuità dimostrata da Goya (il bravo Stellan Skarsgad) nell’amicizia per l’arrogante, ambizioso e arrivista Fratello Lorenzo (magistralmente impersonato da Javier Bardem) e verso la dolce e sventurata Ines (intensa e impegnativa interpretazione di Natalie Portman che nel film veste i panni di Ines prima innocente adolescente poi donna matura psicologicamente instabile e di Alicia la figlia adulta ribelle e opportunista di Ines), ai giochi di potere in cui i personaggi si alternano e diventano accusati o accusatori. La regia è firmata da Milos Forman (Qualcuno volò sul nido del cuculo e Amadeus) settantacinquenne che ha anche curato la sceneggiatura unitamente a Jean-Claude Carrière. Un film interessante e di cultura. In alcune scene si trasforma in un prezioso documentario dove si osservano le tecniche per le incisioni e per le stampe usate all’epoca, si raccontano gli agi e le abitudini di corte, la vita militare e quotidiana. Un film assolutamente da non perdere rivolto a tutti, per gli appassionati di storia e a chi non teme di apprenderne alcune verità, rigorosamente da apprezzare al cinema dove le bellezza delle scene e dei costumi sono valorizzate dal grande schermo.

Louise-Elle

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Di slovo (del 04/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1712 volte)
Titolo originale
Sunshine
Produzione
UK 2007
Regia
Danny Boyle
Interpreti
Cillian Murphy, Chris Evans, Cliff Curtis, Rose Byrne
Durata
108 minuti

“Nell'anno 2057, il Sole sta morendo ed il genere umano rischia l'estinzione. L'ultima speranza della Terra è riposta nell' equipaggio della navicella spaziale Icarus II. La loro missione: trasportare un ordigno nucleare che dovrà ridar vita al Sole”.
mi sbaglierò ma io questa roba l’ho già sentita... ma no, quello era “The core” (2003) e non era il sole bensì il campo magnetico della terra.
giusto. beh... stavolta è un po’ più difficile, no?
Penso che sarà l’ennesima occasione sprecata per dare respiro ad un genere sempre più in crisi, un argomento in più in bocca ai detrattori della fantascienza e un’altro film fanta-catastrofico copia carbone, tanto per dirne uno - tanto sono tutti uguali - del sopracitato film di Jon Amiel, ma mi ritrovo lo stesso seduto sulla poltrona del cinema aspettando l’inizio. Però, mi dico, il regista è Danny Boyle che diamine, e metterà all’opera il suo talento riuscendo a cavare un film decente da una sceneggiatura fiacca. Faccio per dire, l’avevo già praticamente tutta in testa che la pellicola srotolava da appena venti minuti.
...titoli di coda.
Le mie perplessità si sono rivelate fondate, ma anche le speranze riposte nelle capacità del regista. Il cast è buono, la caratterizzazione dei personaggi nella norma, ma la storia fa acqua: è grossolana, incongruente, prevedibile e gli manca quel quid in termini di originalità necessario a renderla presentabile – troppi richiami ad altre pellicole e troppo pochi gli elementi di novità. Senza contare le implicazioni messianiche su cui tenta di imperniarsi la vicenda che faticano a trovare una ragion d’essere senza sfociare nel ridicolo.
D'altra parte il signor Boyle conosce il suo mestiere e qui ne dà dimostrazione: c’è un anima insidiosa che trafigge e percorre l’intero film, un senso di tensione continuo, un occhio claustrofobico che cattura e riversa suspance – lo spazio: l’ estrema avversità delle sue dimensioni e dei suoi vuoti, il sole: associato umanamente a fonte di vita e visto qui nelle sue spaventose prossimità: immenso, aggressivo e micidiale, la missione: l’angoscia che ne accompagna ogni precario istante a descrivere la crucialità del suo esito piuttosto che l’ istinto di sopravvivenza dell’equipaggio che pare invece prontamente rassegnato al martirio.
Ottimo il lavoro di selezione dei suoni di accompagnamento, rumori sordi, ovattati, a volte celestiali, e una serie di innesti sintetizzati dal sapore spacey per nulla trascurabili nel bilancio del film.
Per concludere, un elogio a Danny Boyle per essersi destreggiato brillantemente in un genere a lui nuovo, perseguendo un'eccleticità che gli fa onore. Non basta a fare di "sunshine" buon cinema ma con un testo così scadente era difficile fare di meglio.
Rimane una bella prova di regia... che si può tranquillamente evitare.

slovo

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Di Namor (del 03/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1161 volte)
Titolo originale
The Illusionist
Produzione
USA 2006
Regia
Neil Burger
Interpreti
Edward Norton, Paul Giamatti, Jessica Biel, Rufus Sewell, Eddie Marsan, Jake Wood, Tom Fisher.
Durata
110 Minuti
Trailer

In una Vienna fine 800 gli adolescenti Edward e Sophie nutrono l’uno per l’altra un forte sentimento, ma, ad ostacolare tale affetto é l’incolmabile differenza di classe sociale a cui appartengono, lui, figlio di un’umile ebanista, lei, aristocratica Viennese adornata del titolo nobiliare di duchessa. Impensabile, che la loro storia d’amore volga ad un lieto fine, così, i due giovani per non essere divisi, escogitano un piano di fuga, prontamente sventata dalle forze dell’ordine, le quali intimano al giovane di non cercare più la sua amata, pena, l’arresto della sua famiglia. Per questa ragione il coraggioso Edward intraprende un lungo viaggio in giro per il mondo, durante il quale impara l’arte della magia e la esibisce nei teatri, con il nome di Eisenheim l’illusionista (Edward Norton). Questa “fuga” durata 15 anni lo riporta a Vienna, dove le sue esibizioni in teatro, vengono acclamate da un pubblico incredulo e allo stesso tempo affascinato! L’eco della sua abilità arriva addirittura a corte, all’orecchio dell’egocentrico principe Leopold (Rufus Sewel), il quale dichiarandosi scettico sulle arti magiche di Eisenhaim, si reca ad uno dei suoi spettacoli con l’intento di smascherarlo. Per tale scopo, offre la sua promessa sposa come cavia nel corso di uno dei suoi numeri, ma il mago, alla visione della donna resta incredulo, poiché riconosce in lei, Sophie (Jessica Biel) la sua giovane fidanzatina di un tempo. Inutile dire che per avere la dolce Sophie, tra Eisenheim e il crudele ereditario al trono Leopold, avrà inizio una contesa impari, che vede il primo, determinato a suggellare il suo eterno amore verso la mai dimenticata duchessina, mentre per il futuro sovrano, unirsi in matrimonio con la nobile é fondamentale per i suoi loschi scopi, tra cui governare in anticipo la nazione. Ad arbitrare involontariamente la disputa tra i due contendenti è la mente arguta e razionale dell’ispettore Uhl (Paul Giamatti), che con senso logico indaga sui misteriosi eventi! Sceneggiatura e regia di “The Illusionist”sono dell’emergente Neil Burger, il quale trae ispirazione dal romanzo “Eisenheim the illusionist” , del premio Pulitzer Steven Millhauser, ottima la fotografia di Dick Pope che ruota su colori ramati, trasformando la location di Praga, in un’antica e attendibile Vienna, resa ancora più suggestiva dalle musiche del grande Philip Glass, considerato tra i capofila del minimalismo musicale. Oltre all’innato sguardo magnetico, Edward Norton si é avvalso sul set della consulenza del mago inglese James Freedman il quale lo ha guidato in tutta la preparazione relativa ai giochi di prestigio. Menzione speciale per il bravo Paul Giamatti, e l’odioso Rufus Sewel che reputo uno, tra i migliori cattivi dell’ultima generazione su grande schermo. Bene, non mi resta che consigliarvi di seguire il misterioso e impenetrabile Eisenheim, fino alla sua ultima e stupefacente illusione!

Namor

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Di Darth (del 02/05/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1000 volte)
Artista
The Arcade Fire
Titolo
Neon Bible
Anno
2007
Label
Merge Records

Nel 2003, Win Butler e sua moglie Règine Chassagne fondano il gruppo rock “The Arcade Fire” e verso la fine del 2004 escono con il loro primo cd dal menagramatico titolo “Funeral”. Però, anziché portargli sfiga, funeral li ha lanciati verso la gloria. Il loro primo album, infatti, è stato osannato da critica, pubblico ed addetti ai lavori… su tutti David Bowie (che ospitò i “T.A.F” sul proprio palco più volte) e gli U2 (che utilizzarono la hit Wake up” come brano introduttivo per il loro tour).
Adesso, a tre anni di distanza dall’esordio, con più esperienza, più fondi, più contatti, e già una numerosa schiera di fans… la band dei coniugi Butler pubblica il loro secondo album: “Neon Bible”… ed è già un successo strepitoso. Balzati immediatamente al vertice delle vendite in patria, come in Irlanda, e con un clamoroso secondo posto negli USA e in Inghilterra, i “The Arcade Fire” si preparano per conquistare anche il cuore degli italiani.
Per realizzare "Neon Bible", il complesso di Montreal, si è avvalso di numerose guest-star, tra cui un coro militare, ben evidente nel finale epico di “No cars go”, e un’orchestra ungherese dedita a fondere in maniera (incredibilmente) armonica i loro violini con le chitarra elettriche e la batteria del gruppo rock (splendido questo connubio in “Windowsill”). Tra le altre canzoni c’è da citare sicuramente il blues Springsteeniano “(Antichrist televiosion blues)”, le veloci ed orecchiabili “Keep the car running” e “The Well And The Lighthouse”, e la stupenda “Intervention”. Quest’ultima, fin dalle prime note, con l'enfasi di un organo a canne, i tintinnii dello xilofono, la chitarra e voce calda di Butler, ti prende e ti fa volare… per poi farti ascendere ulteriormente tra violini e cori… ed alla fine del brano ti ritrovi con la voglia di rimetterlo daccapo ancora, e ancora. Davvero un pezzo eccezionale… davvero un album straordinario.
Che dite, ci si vede a Ferrara l’11 luglio per l’unica tappa italiana del loro tour?

Darth

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Di kiriku (del 01/05/2007 @ 05:00:01, in redazione, linkato 1537 volte)


IL DIRETTIVO DI BLOGBUSTER

AUGURA A TUTTI UN BUON " MAGGIO "

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Di nilcoxp (del 30/04/2007 @ 04:00:00, in cinema, linkato 998 volte)
Titolo originale
Solntse
Produzione
Russia,Italia, Francia 2005
Regia
Aleksandr Sokurov
Interpreti
Issey Ogata, Kaori Momoi, Shiro Sano, Robert Dawson.
Durata
110 minuti

E’ il terzo film del regista che prende in considerazione uomini che hanno fatto la storia del genere umano. Aveva cominciato con “Moloch” (su Hitler) nel 1999, per poi proseguire con Taurus (su Lenin) nel 2001. Qui ci racconta dell’imperatore giapponese Hiro Hito negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale per lui e per il suo paese, fino all’invasione delle truppe americane con conseguente fine delle ostilità. Forse degli altri due film ne parlerò in seguito, quello che mi premeva dire di questa pellicola è l’approccio del regista alla vicenda narrata. Infatti non assistiamo alle classiche scene di guerra a cui siamo abituati di solito, ma osserviamo il protagonista nelle sue faccende quotidiane, rinchiuso nella sua casa-bunker. Ambientazione cupa, claustrofobica, abitata da servitori che sembrano sbiaditi in un contesto che sa di vecchio, di passato. Un omino che è il discendente del “Dio Sole” in un epoca che è ormai finita, sorpassata, ancora prima che lui stesso decida di rinunciare alla propria origine divina: parlotta tra sé e sé frasi incomprensibili, enuncia proverbi come soluzioni ai propri generali delle forze armate, e si dedica come nulla fosse alla sua grande passione, la biologia marina. Le inquadrature, volutamente fuori fuoco, che in una scena con più persone, rendono nitido solo un personaggio e quasi mai quello che parla, contribuiscono a darci la sensazione che tutto quello che stiamo vedendo e vivendo sia solo un brutto sogno. Purtroppo per il popolo giapponese quella sarà realtà, una dura realtà. Personalmente l’ho trovata una buona prova registica di Sokurov, anche se capisco che i tempi lenti e lunghi del cinema russo non piacciono a tutti… Per gli amanti del genere.

nilcoxp

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