BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 20/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 586 volte)
Titolo originale
Song ' e Napule
Produzione
Italia 2013
Regia
Marco Manetti, Antonio Manetti
Interpreti
Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli, Carlo Buccirosso.
Durata
114 Minuti

Paco (Alessandro Roja) è un pianista molto capace che per mancanza di lavoro si ritrova a fare il poliziotto grazie alla raccomandazione dell’’assessore Puglisi, che da anni si rivolge al questore Vitali (Carlo Buccirosso) per sistemare persone con difficoltà lavorative.
Paco che non ha la vocazione del poliziotto è relegato come custode presso un deposito di sequestro giudiziario. Il sequestro di un camion guidato da un autista senza patente che sarà un amico di scuola del pericoloso killer latitante soprannominato il Fantasma, riaccende la speranza nel commissario Cammarota (Paolo Sassanelli) di arrestare l’eterno ricercato.
Il matrimonio prossimo della figlia del Boss Scornaienco detto “Mazz’e Fierr” (per la sua ferocia di eliminare gli avversari con una vecchia mazza di ferro medievale), sarà l’occasione di infiltrare Paco al matrimonio come tastierista di Lollo Love (Giampaolo Morelli), un cantante neomelodico di gran successo che fa impazzire la figlia del Boss Mazz’e Fierr.
Al matrimonio è invitato anche il Boss Fantasma Ciro Serracane (Peppe Servillo), il quale Paco dovrà fargli una foto, è mandarla a Cammarota per compararla al computer con la sua unica foto di quando era bambino a disposizione della polizia, una volta avuto riscontro positivo ci sarà l’irruzione nella villa per arrestare il Fantasma. Nei giorni precedenti al matrimonio Paco riesce a farsi assumere come tastierista da Lollo Love che col tempo impara ad apprezzare le sue qualità diventandone amico e innamorandosi della sorella Marianna (Serena Rossi).
L’affetto che nutre verso Lollo è l’amore verso la sorella fa desistere Paco nel fare compiere l’incursione della polizia all’interno della villa per arrestare Serracano, tale scelta fa saltare non solo il piano da qualche tempo convenuto ma anche i nervi a Cammarota che rabbiosamente deve accettare la volontà di Paco che porterà a termine la missione in maniera rocambolesca.
Sceneggiato e diretto dai Manetti Bros “Song ‘e Napule” è una gradevole commedia poliziesca ambientata a Napoli eterno teatro di affascinanti contraddizioni in cui viene evidenziato il fenomeno dei cantanti neomelodici, delle vere star in Campania e sconosciuti nel resto dell’Italia.
Ottimo il cast che con mia sorpresa evidenzia la bravura di alcuni attori poco noti dal grande pubblico, ma meritevoli di esserlo, tra questi su tutti un mirabile Paolo Sassanelli nel ruolo del mastino Cammarota, bravo anche Giampiero Morelli (suo il soggetto del film) nei panni del folkloristico cantante neomelodico Lollo Love. Strepitosa la mini partecipazione di Carlo Buccirosso col suo spassoso monologo iniziale, bene la Serena Rossi molto azzeccata la sua partecipazione come la sorella di Lollo Love, tra l’altro lei è anche una brava cantante che avremo modo di ascoltarla durante il film con un bellissimo classico della canzone napoletana “Era de Maggio” e un pezzo di Gragnaniello “Senza voce”. Al cast recitativo partecipa anche Peppe Servillo cantante degli Avion Travel di cui sono i curatori degli arrangiamenti e dei testi della musica di Pivio e Aldo Scalzi. In ultimo un plauso ad Alessandro Roja che svestiti i panni del Dandy di “Romanzo Criminale” ha saputo fornire prova di essere un valente attore interpretando l’atipico Paco Stilo alias Pino Dinamite.
Due David di Donatello per il Miglior Musicista a Pino Scalzi e Miglior Canzone Orgignale “A’Verità”, quattro Nastri D’Argento: Miglior commedia ai Manetti Bros, Miglior Attore non protagonista a Buccirosso e Sassanelli, Miglior canzone originale a Morelli, Miglior colonna sonora a Pivio e Aldo Scalzi, e un Globo d’oro ancora ai compositori Scalzi per la migliore musica testimoniano la qualità di questa lodevole commedia assolutamente da vedere.

Namor

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Di Asterix451 (del 16/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 579 volte)
Titolo originale
Mad Max: Fury Road
Produzione
USA - Australia 2015
Regia
George Miller (II)
Interpreti
Tom Hardy, Charlize Theron, Rosie Huntington-Whiteley, Zoë Kravitz, Nicholas Hoult.
Durata
120 Minuti
Trailer

Australia, in un futuro imprecisato sconvolto dalle guerre per l’acqua e il petrolio, l’ex poliziotto Max Rockatansky (Tom Hardy) vaga nel deserto ossessionato dai ricordi della moglie e della figlia, brutalmente assassinate da una banda di criminali nomadi. Sopravvive così, a bordo della sua vecchia auto di servizio, sino a quando non viene catturato e condotto alla Cittadella dominata dalla tribù dei Figli della Guerra. Giunti qui, scoprono che Max è un donatore universale di sangue, un prigioniero preziosissimo: infatti tutti loro sono affetti da malattie genetiche degenerative, ma con le trasfusioni possono rallentare il progredire della patologia; per questo.
Immortan Joe (Hugh Keays Byrne) è il signore della Cittadella e padre di tutti i Figli della Guerra. Attraverso il controllo delle riserve idriche soggioga l’intera popolazione, mentre tenta di procreare figli geneticamente perfetti accoppiandosi con le Cinque Mogli, donne sane e fertili che daranno alla luce la sua nuova stirpe. Purtroppo non ha tenuto conto del piano di Furiosa (Charlize Theron), che sta per partire alla volta di Gas Town con una blindocisterna di rifornimento.
La sua imperatrice prediletta, infatti, ha un piano per vendicarsi e stroncare il futuro di Immortan Joe, deviando la spedizione fuori dalla rotta prevista: questa manovra provoca la reazione immediata del signore della guerra, che si lancia all’inseguimento.
Il giovane Nux (Nicholas Hoult) carica la “sacca di sangue” sul suo mezzo e si unisce alla colonna degli inseguitori, deciso a distinguersi in battaglia per ottenere il favore del suo signore. Per non interrompere la trasfusione di sangue, Max viene legato davanti alla vettura con una maschera di ferro sulla faccia. L’assalto alla blindocisterna è violentissimo e Furiosa sta per essere soggiogata. Non fosse che una tempesta di sabbia oscura l’orizzonte e loro stanno per finirci dentro: questo sì che potrebbe ribaltare la situazione…
Il regista australiano George Miller torna alla sua creatura di sempre con un nuovo film su Mad Max, la pellicola che alla fine degli anni ’70 consacrò un giovanissimo Mel Gibson al ruolo di fantascienza “on the road” per eccellenza. Pur affidandosi alla tecnologia degli effetti speciali e molti più mezzi di quanti non abbia mai disposto quando dirigeva Gibson e Tina Turner, Miller mantiene invariata la sua mitologia e vince la scommessa. Nonostante l’uscita sia avvenuta soltanto nel 2015, il progetto di un aggiornamento della saga risale alla fine degli anni ’90, interrotto a più riprese per motivi diversi. Scartato Gibson per ragioni d’età ( nonostante “il vecchio Max” fosse interessato), si pensò prima a Heath Ledger e poi, in seguito alla sua morte prematura, Tom Hardy si è aggiudicato la parte del poliziotto pazzo.
Hardy è diverso da Gibson, ma riesce comunque ad avvincere e convincere. Come al solito parla poco, affidandosi molto all’espressività e alla prestanza fisica. Certamente Max non è un eroe da divano né un intellettuale, e qui fa un buon lavoro in coppia con Charlize Theron, che ha un braccio meccanico e i capelli cortissimi. Nux è il cattivo inesperto che cerca la redenzione: viene interpretato da Nicholas Hoult, il bambino ormai cresciuto e irriconoscibile di “About a Boy”. La forza del nuovo Mad Max è la stessa dei vecchi: basarsi su una verosimiglianza di fondo che rivela conoscenza della tecnologia e dell’animo umano, a sostegno di una storia semplice e ricca d’azione. Le scene sono spettacolari e gli ingredienti giusti: infatti è un trionfo di motori, armi, eroi ed eroine, nudo senza volgarità. Le sequenze di inseguimento sono incredibili e qualche volta davvero esagerate, con mezzi che fondono presente e passato in una futuristica visione.
Un paio di curiosità: il cattivo Immortan Joe è interpretato dallo stesso attore che fu Toecutter nella prima saga. E Megan Gale nuda non fa la pubblicità di nessun cellulare, stavolta, interpretando il ruolo di Valchiria (che è tutto un programma).
Mad Max è stato promosso sia dalla critica che dal botteghino e questo permetterà l’uscita di un sequel. Miller ha “osato” riprovarci a distanza di trent’anni ed è stato più bravo di Carpenter, ad esempio, che riuscì a devastare la magia di un B-Movie perfetto come “1997 Fuga da New York” girando il remake. Invece il nuovo Mad Max è tutto un’azione ininterrotta per una storia semplice, che riesce a inchiodarti alla poltrona dal primo all’ultimo minuto.

Asterix451

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Di Angie (del 13/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 421 volte)
Titolo originale
Cinderella
Produzione
USA 2015
Regia
Kenneth Branagh
Interpreti
Lily James, Richard Madden, Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Holliday Grainger.
Durata
105 Minuti

Basta pronunciare la fatidica frase: “C'era una volta” ecco che si rimane incantati ad ascoltare. Le fiabe belle come il sole, continuano a brillare negli anni, non tramontano mai. Alcune brillano più delle altre come Cenerentola, immortalata da Charles Perrault e ripresa da tanti scrittori e cineasti.
Questa bellissima favola a distanza di anni torna sul grande schermo sotto la visionaria regia di Kenneth Branagh (candidato all'Oscar per la regia di “Enrico V”), per raccontare ancora una volta una delle più famose storie senza tempo. La storia ormai la conosciamo tutti sempre bella e affascinante, inutile raccontarla. Parliamo invece dell'ottimo film.
Bellissima trasposizione cinematografica. Fantastici costumi, stupende scenografie affidate a Dante Ferretti. Gli effetti speciali sono spettacolari, in modo particolare la trasformazione di Cenerentola in principessa e la zucca in carrozza. Non si può non ricordare anche la stupenda sala da ballo quando fa il suo ingresso, la principessa con il suo abito azzurro come il cielo stellato. Branagh, infatti, lascia lo stile fiabesco disneyano: foreste, castelli, principi e magie che riescono ad incantare sempre piccini ed adulti.
Ottimo il cast. Una bellissima Lily James nel ruolo di Cenerentola e una brava Cate Blanchett nel suo ruolo di matrigna cattiva. Cenerentola è una fiaba che ha incantato le generazioni e continua tuttora a far sognare ed emozionare. E un film ben fatto da non perdere. Per chi ama le favole, consiglierei di organizzare una serata speciale con i propri figli o nipoti di vedere questo capolavoro.
La sua magia coinvolgerà i piccoli e farà sognare ancora una volta noi adulti. Viva le fiabe sempre belle ed intramontabili capaci di farci tornare un po' bambini.

Angie

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Di Miryam (del 09/11/2015 @ 05:00:00, in libri, linkato 564 volte)
Titolo originale
Solitude Creek
Autore
Jeffery Deaver
Editore
Rizzoli
Prima edizione
2015

Le luci stanno per abbassarsi in un piccolo locale della California, precisamente al Solitude Creek di Monterey. Sta per iniziare un concerto rock, il posto è gremito di gente, per lo più genitori che hanno accompagnato i figli ad assistere allo spettacolo.
Dopo un paio di canzoni però qualcosa non va, c’è del fumo che proviene dalla cucina e pian piano invade il palco, la gente terrorizzata comincia a mormorare e nel giro di pochi secondi si scatena il panico. Tutti in piedi allarmati, vengono capovolti tavoli, sgabelli per raggiungere le uscite di sicurezza che però sono bloccate.
Purtroppo nella calca qualcuno si ferisce e qualcuno perde la vita.
Intanto da tutt’altra parte, al Californian Bureau of Investigation, Kathryn Dance, una delle menti più eccelse nel comprendere il linguaggio del corpo, ha commesso un grave errore disciplinare, e così è stata confinata in un lavoro d’ ufficio nell’attesa che venga chiarita la sua posizione. Ma è proprio in mezzo a quelle scartoffie, “in castigo” che le si presenta un’occasione, deve indagare o meglio deve effettuare un controllo proprio in quel locale dove è avvenuto l’incendio. Classici controlli che riguardano permessi, agibilità del locale e via discorrendo. Ben presto però Kathryn si rende conto che il locale è perfettamente a norma di legge e che l’incidente è stato doloso, non solo, si trova a combattere contro un efferato serial killer molto particolare, un uomo al quale piace molto ammirare le persone in preda al panico, lui non uccide direttamente per mano ma crea situazioni dove le persone ignare di falsi allarmi, cercano in tutti i modi di salvarsi la vita.
Il fatto è che proprio la paura di morire ti fa andare incontro alla morte.
Nessun luogo pubblico della California Centrale sembra essere al sicuro, così Kathryn si vede costretta a bilanciare la sua vita privata alquanto incasinata con questo caso piuttosto complicato. “Solitude Creek”, è il quarto romanzo delle indagini di Kathryn Dance nato dalla penna di Jeffrey Deaver.
Chi ha già avuto l’occasione di leggere qualche opera di questo scrittore sa perfettamente che Deaver ha un’ ottima scrittura, semplice, lineare ma mai banale. Ogni volta che finivo un capitolo o chiudevo il libro per dedicarmi ad altro, non vedevo l’ora di riaprirlo, di andare avanti, di leggere altri capitoli.
Uno stile quasi perfetto dove ci sono vicende che alla fine si uniscono in un’unica storia. Di Jeffrey Deaver si dice sia uno scrittore molto prolifico, infatti non si contano i libri scritti, i romanzi, le trilogie, i cicli di Lincoln Rhyme, la suddetta Katrhyn e altre svariate opere, tutto ciò venduto e tradotto in 150 paesi di tutto il mondo.
Quindi un consiglio, se non avete letto ancora nessun thriller di questo autore, fatelo perché non rimarrete delusi.

Miryam

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Di Angie (del 06/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 475 volte)
Titolo originale
Chinatown
Produzione
USA 1974
Regia
Roman Polanski
Interpreti
Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Perry Lopez, John Hillerman.
Durata
131 Minuti

Los Angeles 1937.
L'investigatore privato Jake Gittes (Jack Nicholson) viene ingaggiato da una donna che si presenta come la signora Mulwray per indagare sulla presunta infedeltà del marito Hollis, un funzionario pubblico. Durante vari appostamenti, Gittes scatta delle foto dove ritraggono Hollis in compagnia di una giovane donna. A questo punto si presenta al suo cospetto Evelyn Mulwray (Faye Dunaway), la vera moglie di Hollis. Nel frattempo si trova il corpo del marito senza vita morto annegato in un canale.
Gittes si rende conto di essere stato raggirato e rimane suo malgrado coinvolto in una serie d’intrighi collegati alla politica e alla corruzione. Nonostante ciò l'investigatore innesca con la signora Mulwary una relazione basata sul sospetto e l'attrazione e, continuando le sue indagini scopre un sottile e fitto nodo di complotti, doppi giochi che mettono a repentaglio sia la sua vita che quella di Evelyn.
Roman Polaski, regista francese di origine polacca, oggi settantenne, è considerato uno dei più grandi registi che ha girato molte pellicole sia in Europa che negli Usa. Nel 1974 da vita a “Chinatown” film neo noir poliziesco, ultimo girato in America, che ebbe un enorme successo sia dal pubblico che dalla critica, un grande esempio del cinema anni quaranta negli anni settanta. Pellicola che ottenne il Premio Oscar per la miglior scenografia originale e quattro Golden Globe. Nel 1991 è stato scelto per la Conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. E nel 1998 era al 19° posto della classifica dei migliori cento film statunitensi poi, dopo dieci anni scese al 21° posto.
Un film curato in ogni minimo particolare e affascina per il mistero. Il racconto è basato in gran parte sulla storia vera della città di Los Angeles, delle colossali opere idriche realizzate da William Multhollond per rendere abitabile quella che in origine era un'area semi desertica. Protagonista è Jack Nicholson nel mitico ruolo di Gittes, detective dai modi spiccioli e sbrigativi dotato da un sardonico senso d'umorismo con il suo cerotto sul naso e lo sguardo da duro sotto la visiera del cappello. A fianco c'è l'affascinante Evelyn, interpretata da Faye Dunaway, donna fatale e misteriosa. Tra i cattivi (che come al solito ci sono) spicca il grande John Huston (regista di uno dei grandi capolavori noir: “Il Mistero del Falco”con Borgat). Senza dimenticare lo stesso Polanski (che compare brevemente) nei panni di un scagnozzo che sfregia il naso di Gittes. Durante la lavorazione della pellicola ci fu all'inizio un disaccordo tra lo sceneggiatore Towne e il regista Polanski per il fanale. Il primo voleva un lieto fine, mentre il regista, ancora sotto shock per la morte della moglie, voleva un finale tragico. Naturalmente prevalse il finale tragico!.
Ritengo che sia uno dei migliori thriller/noir degli anni settanta. Un’eccellente scenografia, una bella colonna sonora composta da Jerry Goldsmith, con un'atmosfera di cupo romanticismo e con un amaro finale (lo si nota nello sguardo di Nicholsons) racchiude mille emozioni che lo rende, a mio parere, il personaggio più vivo di tutti. Vedere dei film con attori e registi di questo calibro fa sospirare i bei tempi passati, quando il vero cinema sapeva generare capolavori del genere.

Angie

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Di Namor (del 02/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 453 volte)
Titolo originale
Survivor
Produzione
USA 2015
Regia
James McTeigue
Interpreti
Milla Jovovich, Pierce Brosnan, James D'Arcy, Dylan McDermott.
Durata
96 Minuti

Assegnata all’ambasciata americana di Londra come responsabile della sicurezza, Kate Abbott (Milla Jovovich) fiuta un probabile membro di una rete terroristica specializzato in chimica che nonostante la sua riluttanza nel dargli il visto riesce a entrare sul territorio inglese su pressione dell’ispettore capo.
Scampata all’esplosione del ristorante dove era in programma il festeggiamento del compleanno del loro sovrintendente, Kate è attaccata dall’autore della strage Nash (Pierce Brosnan) un letale killer soprannominato l’orologiaio. Braccata dalle autorità che la incolpano della strage e dal killer più ricercato al mondo, Kate dovrà giocare di anticipo per far emergere la verità su quanto è successo e chi sono i veri colpevoli dell’eccidio. Oltre ad abilitare il suo nome, Kate dovrà sventare un’altra imminente strage che avrà luogo a Time Square il giorno di Capodanno.
Survivor” è diretto dal regista James McTeigue un appassionato di thriller paranoici degli anni settanta, predilezione che riversa in questo titolo di egregia fattura molto somigliante ai bei thriller di quei tempi.
Ottimo il cast assemblato dal regista australiano, Jovovich oramai è una garanzia nei panni della eroina action, la classe di Brosnan nei panni del cattivo è molto azzeccata, bene anche Dylan McDermott e Angela Bassett nei loro rispettivi ruoli.
Uscito a Maggio nelle nostre sale il film non ha raccolto quello che meritava, ma se vi capita di scorrere il suo titolo tra le vostre scelte da visionare prendetelo tranquillamente in considerazione.

 Namor

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Di Miryam (del 30/10/2015 @ 05:00:00, in libri, linkato 574 volte)
Titolo originale
Over mit lig
Autore
Birkegaard Mikkel
Editore
Longanesi
Prima edizione
2010

Il protagonista di questo romanzo è Frank Fons, uno scrittore di libri gialli con risvolti noir, le cui trame sono basate su assassini senza scrupoli, descrizioni violente e sanguinose dove la morte è l’interprete principale.
Non tutti i critici vanno d’accordo su questo modo di scrivere, per alcuni questi romanzi sono splatter, per altri invece, questa crudeltà viene ritenuta come marchio di fabbrica dello scrittore stesso. Per quanto riguarda invece il pubblico, questi lo ritiene un ottimo scrittore, infatti con il passare degli anni e dei libri scritti, Frank Fons, ha collezionato parecchi fans.
Dopo i suoi primi gialli che sono stati per lo più dei fiaschi, finalmente con “Il Demone Fuori” emerge tutta la sua bravura, questo libro ottiene un successo sorprendente e inatteso. Però come tutte le cose c’è il rovescio della medaglia, infatti la trama del libro non viene affatto gradita dalla moglie in quanto tratta della sua vita privata e in particolare della figlia, così viene mollato portando via le due figlie. Dopo la separazione molto sofferta, Fons si rinchiude nella sua villa nel Mare del Nord e a tenergli sempre compagnia l’immancabile bottiglia di whisky assieme ai suoi ricordi più belli.
Il successo ha un caro prezzo,infatti prima di presentare il suo nuovo libro “Zona Pericolo”, alla Fiera del libro a Copenaghen, viene rinvenuto nelle acque del porto il cadavere di una giovane donna la cui morte è risultata identica e precisa a quella descritta nel suo libro. Altri due omicidi vengono commessi,tutti con ferocia e crudeltà e anche questi sono stati descritti in un altro libro, niente di strano se non fosse che il libro non era stato ancora pubblicato. In questo frangente Fons, si viene a trovare tra un folle gioco tra se stesso e un lettore molto attento.
Come andrà a finire?
Mikkel Birkegaard, è l’autore del libro, scrittore danese, che è stata, almeno dicono, la rivelazione con il romanzo “I libri di Luca”, che senz’altro non leggerò.
Come si è potuto capire, il libro non mi è piaciuto affatto!!
La critica l’ha giudicato come thriller carico di suspense e colpi di scena, addirittura scariche di adrenalina! Mah! Io tutto ciò non l’ho trovato, a parer mio, un libro terribile, uno dei peggiori che ho letto nella mia vita, e ne ho letti tanti!!
La trama poteva essere bella se non fosse stata così lenta e soprattutto sarebbero da strappare le ultime sessanta pagine, assurde, confuse e stomachevoli! Si arriva poi alla fine e ci si domanda: ma l’assassino chi è?
A questo punto rivolgo questa domanda a qualcuno che lo ha letto e che magari mi può spiegare il finale…. Grazie. Dimenticavo… sconsiglio la lettura!!

 Miryam

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Di Angie (del 26/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 462 volte)
Titolo originale
Fathers and Daughters
Produzione
USA - Italia 2015
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger, Quvenzhané Wallis.
Durata
116 Minuti

New York, 1989.
Jake Davis (Russell Crowe) è uno scrittore che ha vinto un premio Pulitzer.
A causa di un incidente d'auto, sua moglie muore. Jake si ritrova a dover crescere la figlia Katie (Kylie Rogers) da solo e a gestire una serie di problemi fisici e mentali causati dall'incidente che, lo costringono ad un temporaneo ricovero presso un ospedale psichiatrico.
La figlia Katie è affidata a malincuore alla zia materna, la quale nutre verso Jake un profondo rancore per la morte della sorella. 25 anni dopo la piccola Katie oramai donna (interpretata da Seyfried) fragile ma coraggiosa è diventata una assistente sociale che si occupa dei bambini disagiati. Nel tempo libero si concede a chiunque ed è restia a legarsi emotivamente agli altri. Il suo grande amore che ha provato per il padre le ha lasciato un vuoto incolmabile e ha fatto di lei una persona in grado di aiutare gli altri ma non se stessa e lotta con le sue paure e l'incapacità di amare.
Padri e Figlie” sceneggiatura di Fathers and Daughters opera del famoso drammaturgo Brad Desch, è diretto da Gabriele Muccino, suo quarto film americano. Narra una storia d'amore profondo tra un padre e una figlia, in cui devono affrontare il lutto e inoltre i sette mesi di ospedale di lui, che lo hanno costretto ad allontanarsi dalla amatissima figlioletta.
Muccino torna ancora una volta ad occuparsi del delicato tema familiare: il rapporto genitori e figli. Ma questa volta diciamo che stende un po' lo sguardo, diventa un film sul senso della vita . Non è la solita trama di un padre che si trova a crescere da solo la figlia ma, di una moltitudine di sfaccettature che questa relazione comporta. Il racconto della storia avviene attraverso due piani temporali, alternando le due fasi di vita di Katie attraverso continui flashback: da bambina il suo tenero rapporto col papà, e da giovane adulta il suo rapporto con la vita , con il lavoro e con gli uomini, due storie che si incrociano ,una conseguenza dell'altra. Con questa particolarità, il regista è riuscito a creare (a mio parere) un bel film toccante ed emozionante grazie anche al cast d'eccezione.
Un bravissimo Crowe, reduce dal Noha di Darren Aronofsky,”Il Gladiatore”, nella sua interpretazione e dimostra ancora una volta quanto sia uno dei più grandi attori degli ultimi vent'anni. Una bellissima e brava la piccola Kylie che offre una recitazione straordinaria. Altri due importanti come Jane Fonda e Octavia Spencer, anche se relegati in ruoli minori riescono ugualmente a spiccare.
Nel complesso il film mi è piaciuto. Ci sono delle stupende e toccanti scene che ti danno forti emozioni e grandi riflessioni. E una storia gradevole in grado di coinvolgere e ritengo che sia da vedere anche solo per le stupende interpretazioni dei due protagonisti che rendono le scene ancor più realistiche.

Angie

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Di Namor (del 23/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 448 volte)
Titolo originale
Mea culpa
Produzione
Francia 2014
Regia
Fred Cavayé
Interpreti
Vincent Lindon, Gilles Lellouche, Nadine Labaki, Gilles Cohen, Max Baissette de Malglaive.
Durata
90 Minuti

Depresso e senza stimoli alcuni Simon (Vincent Lindon) trascina la sua grigia esistenza portandosi dietro la colpa di aver causato un incidente stradale con relativi morti.
Uno sbaglio che a distanza di anni sta ancora pagando a caro prezzo, poiché ha perso il lavoro da poliziotto è la famiglia esasperata dal suo continuo mutismo. Simon che cerca di fare del suo meglio per svolgere la mansione del padre (senza riuscirci un gran che bene) è in continuo contrasto con Alice (Nadine Labaki) la sua ex moglie, che non perde occasione di rinfacciargli le continue mancanze verso il piccolo Thèo (Max Baissette). Recatosi con la madre e il suo compagno a vedere una corrida, Thèo assiste all’uccisione di un uomo per mano di una pericolosa banda di malviventi che subito si mettono sulle sue tracce per eliminare una sua eventuale testimonianza. Tale pericolo desta Simon dalla sua depressione rimettendolo nuovamente in pista per catturare i membri della banda che vogliono uccidere il figlio.
A sostenere Simon nella difesa della sua famiglia è ha dare la caccia ai killer, c’è il suo grande amico ed ex collega Gilles (Frank Lellouche) che non gli ha mai voltato le spalle durante la sua sciagura. Il trasferimento in treno del piccolo testimone verso una località più sicura si trasformerà in una adrenalinica odissea, dove cacciatori e prede si scambiano i ruoli per prevalere uno su gli altri.
Con “Mea CulpaFred Cavayè dirige il suo quarto film, un action thriller dal ritmo incalzante con protagonisti Vincent Lindon e Frank Lellouche, due attori che si amalgamano molto bene nei rispettivi ruoli, in questo momento io li reputo i migliori esponenti del cinema francese, difatti la loro presenza è stata fondamentale nella scelta di questo titolo, che seppur discreto non a ricevuto il giusto riconoscimento al cinema.

 Namor

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Di Asterix451 (del 19/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 421 volte)
Titolo originale
Legend of the Guardians: The Owls of Ga'Hoole
Produzione
USA - Australia 2010
Regia
Zack Snyder
Interpreti
Jim Sturgess, Ryan Kwanten, Helen Mirren, David Wenham, Anthony LaPaglia.
Durata
97 Minuti

Soren e Kludd sono due giovani barbagianni che stanno imparando a volare. Tra zuffe, salti dai rami e le solite gelosie dei fratelli, i due si trovano a contendersi l’attenzione del loro padre: infatti Soren cerca di somigliare agli eroi delle leggende dei Guardiani, mentre Kludd vorrebbe diventare un buon predatore e si fa beffe del fratello credulone.
In questa competizione continua, una notte precipitano da un ramo e vengono catturati dai Puri, gufi senza scrupoli che rastrellano il territorio alla ricerca di trovatelli: sono destinati all’accademia di Sant’Aegolius, dove i giovani rapaci vengono selezionati per diventare schiavi o guerrieri al servizio del leggendario tiranno Metalbeak; l’antico nemico dei Guardiani, infatti, sta cercando di riformare un suo esercito.
Il destino dei due fratelli si divide qui, perché Kludd accetta di entrare nei ranghi dei guerrieri, mentre Soren finisce nei sotterranei tra gli schiavi, dove incontra anche dei singolari compagni di prigionia. Insieme a loro riuscirà ad organizzare una pericolosa fuga ma, anzichè tornare a casa, essi sceglieranno di volare oltre il mare di nebbia sino al Grande Albero: è là che vivono i leggendari Guardiani, gli unici a poter sventare il piano di conquista del malvagio Metalbeak.
Il Regno di Ga’hool” racchiude i primi tre libri dell’omonima saga fantasy scritta da Kathryn Lasky, che ha per protagonisti i rapaci notturni portati sul grande schermo da Zack Snyder, uno dei più visionari registi contemporanei (ultanoto per “300”, “L’uomo d’acciaio”, “Suckerpunch” “L’alba dei morti viventi” e il meno fortunato “Watchmen”). Se inizialmente potrebbe stupire che un innocuo film di animazione sui gufi possa interessare un regista come Snyder, bastano pochi minuti di pellicola per rendersi conto della sua mano dietro alla macchina da presa: infatti le sequenze in battaglia sono impressionanti, così come la ferocia e la cura del dettaglio che lo contraddistinguono, pur mantenendo l’umorismo, la poesia e l’idealismo di una novella per ragazzi. “Il Regno di Ga’hool” è meno noto di altri film di animazione, ma si è rivelato una bella sorpresa per la qualità dell’animazione, il ritmo della storia e i temi proposti, nonostante siano già visti. C’è anche qualche “snaiderata” nella sceneggiatura, ossia delle soluzioni pret a porter per creare colpi di scena che sembrerebbero collegato al resto della storia… ma non lo sono. Lo stesso accadeva in “Suckerpunch”, leggerezze che non influenzano i pregi della pellicola, ma lasciano comunque perplessi.
Snyder è un regista dai successi altalenanti al botteghino, forse per la singolarità dei suoi lavori a volte pretenziosi, altre volte frettolosi nello sbrogliare trame complicate (ma sempre impressionanti dal punto di vista visivo). “Il Regno di Ga’hool” ha incassato meno del previsto e quindi non avrà il sequel previsto, tuttavia mi sento di consigliarlo per una serata senza pretese. I più piccini avranno bisogno di qualcuno seduto accanto nelle scene più cruente, perché non è proprio un film della Disney.
Piuttosto lungo, forse ingenuo, però mi è piaciuto.

Asterix451

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Di Miryam (del 16/10/2015 @ 05:00:00, in libri, linkato 573 volte)
Titolo originale
 
Autore
Van Arman Derek
Editore
Rizzoli
Prima edizione
1992

Protagonista di questo romanzo è Jack Scott, capo di un reparto speciale investigativo sempre alla caccia di serial killer, quelli più spietati che uccidano solo per il puro piacere di farlo senza alcun movente.
A distanza di tanti anni dall’ultimo omicidio, Scott si trova ad indagare sull’assassinio di una giovane donna e delle sue figliolette. La scena che gli si presenta è a dir poco agghiacciante, lo fa tornare indietro di colpo di parecchi anni quando era alle prese con un killer efferato che era solito uccidere trucidando donne e bambini in un modus operandi geniale, abilissimo nell’attuare piani diabolici per beffare sempre la legge.
L’autore era Zak Dorani al quale il nostro agente Scott aveva dato una caccia spietata fino a farlo arrestare. Purtroppo però la condanna inflittagli era stata alquanto ridicola rovinando così la sua carriera di investigatore.
Dopo circa un lungo lasso di tempo, Zak Dorani era stato dato per morto a causa di una grave malattia, ma davanti a questo nuovo e macabro omicidio, ecco che per Jack si apre uno spiraglio di vendetta, siamo veramente sicuri che Dorani sia morto? Oppure è l’artefice di questa carneficina? Si apre così un’ennesima sfida tra preda e cacciatore, come andrà a finire?
“LUI” è un romanzo uscito nel lontano 1992 con il titolo “ Per il gusto di uccidere” ripubblicato dopo più di vent’anni dalla Rizzoli. L’autore è l’americano Derek Van Armen, un giornalista che ha collaborato con la polizia giudiziaria e che ha avuto stretti contatti anche con i servizi segreti. Dopo tutto ciò è sparito dalla circolazione infatti questo è stato il primo e l’ultimo libro che ha scritto, usando persino uno pseudonimo al posto del nome vero.(Peccato! Abbiamo perso un ottimo autore).
Nonostante il volume abbia più di settecento pagine, scorre benissimo, ben scritto e dettagliato. Non c’è una grande suspense o scariche di adrenalina, ma ciò che attira molto nel continuare a leggerlo, sono i metodi di indagine, non moderni o sofisticati ma semplicemente ricerche, appostazioni, perdita di ore di sonno, cercare sempre di entrare nella mente dello psicopatico. In effetti, dopo circa duecento pagine si capisce chiaramente chi è l’autore degli efferati omicidi, però è qui che viene il bello, vengono descritti in prima persona i pensieri agghiaccianti di questi, a volte anche troppo crudi e quasi disgustanti.
“LUI” non è certo un libro adatto a tutti, però per chi ama il genere thriller, macabro, angosciante con risvolti psicologici, beh è senz’altro un ottimo acquisto.

Miryam

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Di Namor (del 12/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 546 volte)
Titolo originale
Black Mass
Produzione
USA 2015
Regia
Scott Cooper
Interpreti
Johnny Depp, Joel Edgerton, Dakota Johnson, Juno Temple, Rory Cochrane
Durata
120 Minuti
Trailer

Jimmi Bulger (Johnny Deep) è un temuto criminale a capo della Winter Hill Gang, una famigerata associazione criminale irlandese-statunitense che dominò Boston fin dagli inizi degli anni 60 fino alla fine dei 90.
Dopo essere stato informato dall’agente di polizia e suo fraterno amico John Connolly (Joel Edgerton), del suo probabile ed imminente omicidio voluto dalla gang rivale capeggiata dai fratelli Angiulo, Bulger accetta la proposta di Connolly diventando un informatore dell’F.B.I. Una posizione che rafforzò enormemente il suo potere sul territorio, grazie alla sue informazioni per eliminare la mafia italiana e la compiacenza del Bureau che gli lasciò via libera per incrementare i suoi profitti ottenuti con lo spaccio deglii stupefacenti.
Una volta scoperto il suo doppiogioco, l’F.B.I. dichiarò guerra a Bulger che si diede alla macchia fino alla sua cattura, diventando il secondo criminale più ricercato della storia (il primo era Osama Bin Laden).
Basato sul libro Black Mass: “The True Story of an Unholy Alliance Between the FBI and the Irish Mob” di Dick Lehr e Gerard O’Neill , il regista Scott Cooper dirige un Gangster Movie di ottima fattura. Un progetto accarezzato più volte da altri registi come Levinson e Affleck, e poi abbandonato per paura di essere paragonato al famoso “The Departed – Il bene e il male” di Martin Scorsese, anch’egli girato a Boston con a tema mafia irlandese e poliziotti corrotti.
Depp che in un primo momento aveva rifiutato la sua partecipazione a Lenvison per non aver ottenuto i suoi abituali 20 milioni di cachet, ha accettato dimezzandosi la paga una volta saputo che il regista era Scott Cooper dicendogli che era stato conquistato dal suo “Crazy Heart”, pellicola che diede l’Oscar come miglior attore a Jeff Bridges.
Deep in questo film è fantastico, anche qui è pesantemente truccato per somigliare a Jimmi Bulger, ma l’interpretazione è una prova con i fiocchi ed era quello che ci voleva, viste le sue ultime performance dedite più a gigioneggiare che ha recitare. Ottimo il resto del cast composto da Benedict Cumbebrbatch nel ruolo del fratello senatore, Kevin Bacon nei panni del capo squadra dell’F.B.I., Dakota Johnson compagna di Bulger, Rory Cochrane nel suo braccio destro Flemmi , Mark Ruffalo in una breve apparizione è Joel Edgerton in una performance di alta recitazione nel ruolo dell’agente Connolly.
Se siete alla ricerca di un buon film questo è il titolo giusto per godere di due ore di buon cinema.

Namor

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Di Angie (del 09/10/2015 @ 05:00:00, in libri, linkato 443 volte)
Titolo originale
Once we were brothers
Autore
Ronald H. Balson
Editore
Garzanti
Prima edizione
2013

Quando pensi di conoscere a fondo una persona, anche quella che sembrava per te un fratello, ecco che può tramutarsi nel tuo peggior nemico....
E la sera della prima al grande Teatro dell'Opera di Chicago, in cui sono presenti tutti gli uomini più importanti. Gli spettatori si scostano per far largo al vecchio Elliot Rosenzweif, il più ricco mecenate della città. All'improvviso appare tra la folla un uomo anziano. Tra le mani stringe una pistola che punta alla testa di Elliot. La voce trema per la rabbia ma lo sguardo è risoluto quando lo accusa di essere in realtà Otto Piatek, il macellaio di Zamosc, un feroce criminale nazista. E Ben Solomon di 83 anni, un ebreo scampato ai campi di sterminio,viene atterrato dalla sicurezza e trascinato in prigione.
Nessuno crede alle sue accuse, tranne Catherine Lockhart, una giovane avvocatessa che decide di difendere Ben, anche se sembra un'impresa impossibile. Rosensweif è un potente filantropo ma, Catherine non si arrende deve trovare la verità. Ascolta tutta la lunga storia di Ben che parte da un freddo inverno nella Polonia degli anni trenta, quando un bambino tedesco tremante viene accolto e curato come un figlio nella ricca casa della famiglia ebrea di Solomon.
“Volevo solo averti accanto” pubblicato in proprio dall'autore stesso Ronald Balson, (un avvocato con la passione della scrittura) non immaginava che in pochi giorni diventasse uno dei più importanti casi editoriali. Venduto in poche settimane oltre 100 mila copie solo negli Stati Uniti. Il titolo originale con cui il romanzo fu pubblicato negli Stati Uniti è “Once we were brothers”(una volta eravamo fratelli) impostato come legal thriller ma, contenente una ricca narrazione storica che ci riporta ai tempi degli orrori del nazismo. Confesso che il titolo del libro non m’ispirava molto. Dava l'idea di un romanzetto rosa. Iniziai a leggere, l'inizio un pochino lento ma addentrandomi nella lettura capii che la storia si faceva più interessante ed emozionante. Una storia che narra non solo gli orrori del nazismo, ma è anche una storia in cui l'amicizia più profonda, un legame di fratellanza come si possa spezzare in questi tragici eventi. Nel complesso è un bel libro, toccante al punto giusto. Un finale un po' scontato ma che ti lascia riflettere sui valori più profondi della vita. A livello narrativo è buono, molto scorrevole, un romanzo ricco di emozioni.
Anche se è una storia inventata, l'autore si è documentato in modo approfondito sulle atrocità dell'Olocausto che è riuscito a sviluppare i suoi personaggi, a renderli reali rendendo la lettura avvincente. Ad ogni modo se vi capita sotto mano e volete leggere qualcosa d’interessante ma non pesante, ma comunque con argomenti su cui riflettere e ricordare vi consiglio la sua lettura .

Angie

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Di Miryam (del 05/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 398 volte)
Titolo originale
Malizia
Produzione
Italia 1973
Regia
Salvatore Samperi
Interpreti
Laura Antonelli, Turi Ferro, Alessandro Momo, Tina Aumont, Pino Caruso.
Durata
99 Minuti

Siamo alla fine degli anni 50, precisamente ad Acireale, paese siciliano in provincia di Catania, dove Ignazio La Brocca ( Turi Ferro ), un commerciante di tessuti è rimasto vedovo con tre figli da crescere. Durante il funerale della moglie, arriva in casa una certa Angela La Barbera ( Laura Antonelli) che lui da principio scambia per una parente della defunta.
In realtà questa giovane e provocante signorina è la nuova domestica che era stata assunta dalla moglie quando era ancora in vita. Scoperto l’equivoco, Ignazio trova in Angela una perfetta donna di casa, l’immagine femminile proprio da sposare e da fare da seconda mamma ai suoi figli visto che l’ultimo è ancora un bambino. Questa attraente collaboratrice inizia a suscitare interesse anche ai due figli più grandi, però mentre il maggiore Antonio ( Gianluigi Chirizzi ), vedendo respingere le sue attenzioni si fa da parte, il secondogenito Nino ( Alessandro Momo ) fa continue avance ad Angela ostacolando così il matrimonio con il padre inventandosi incubi notturni dove dice che le appare la madre morta. Una notte però, dopo le varie insistenze, Angela, esasperata dei giochi erotici di Nino, finisce con esaudire i desideri di questi concedendosi completamente. Così soddisfatto del risultato ottenuto, Nino finalmente da al padre la sua benedizione per il matrimonio.
“Malizia” è un film girato nel lontano 1973 sotto la regia di Salvatore Samperi. Qui vediamo l’Antonelli in tutto il suo splendore, un corpo da favola, praticamente l’icona sexy del momento, tant’è vero che Samperi la volle con se anche per girare “Peccato Veniale” Casta e Pura”e infine nel 1991 per “Malizia 2000”, pellicola che però fu un flop pazzesco al contrario di Malizia che incassò oltre cinque miliardi di lire e che ottenne inoltre tre nastri d’argento: miglior attrice protagonista all’ Antonelli, miglior attore non protagonista a Turi Ferro e miglior costumi a Piero Tosi.
Purtroppo nel 1991 incominciò il declino di questa esuberante attrice, venne dapprima incriminata per spaccio di cocaina e poi perse la causa con i medici che le deturparono il viso per trattamenti estetici alquanto sciagurati. Laura Antonelli sparì nel nulla e nella notte tra il 22 e il 23 giugno scorso si spense, sola nella sua modesta casa a Ladispoli stroncata da un infarto.
Il film Malizia è rimasto comunque nel tempo, una pellicola che nessuno ha mai dimenticato, diede anche il via alla carriera cinematografica ad Alessandro Momo, carriera molto breve in quanto morì lo stesso anno per un grave incidente motociclistico. Una giovane vita stroncata improvvisamente per il quale il cantante Patrizio Sandrelli aveva composto una canzone che forse qualcuno di noi ricorda “Fratello in Amore”.
Ho voluto rivedere questa pellicola e recensirla proprio per ricordare quest’attrice del cinema erotico degli anni 70, ben diverso dai film di adesso, basti pensare che la protagonista si spoglia integralmente verso la fine del film, castissimo per i nostri tempi!
Comunque rivedere certe pellicole fa piacere e consiglio a tutti di spolverare ogni tanto i film di allora.

Miryam

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Di Namor (del 02/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 414 volte)
Titolo originale
The Gorgon
Produzione
Gran Bretagna 1964
Regia
Terence Fisher
Interpreti
Christopher Lee, Peter Cushing, Barbara Shelley, Richard Pasco
Durata
83 Minuti

Nel bosco di Vandorf viene rinvenuto il cadavere pietrificato di una giovane ragazza.
La polizia ritiene che il colpevole sia il suo fidanzato Bruno, il figlio dello stimato Professor Jules Heitz (Michael Goodliffe) che prontamente si attiva per riabilitare la memoria del figlio trovato impiccato nella boscaglia. Tutt’altro che stupido il professor Heitz espone la sua teoria in merito al duplice omicidio al Dottor Namaroff (Peter Cushing), lamentandosi del muro di omertà in cui si è imbattuto al villaggio riguardo ad altri omicidi avvenuti in passato con la stessa dinamica. Namaroff non solo non avvalla la tesi del Professore, ma lo invita anche a ritornare al suo paese per paura della sua incolumità, avvertimento che si concretizza anch’esso con la sua morte. Prima di morire il Professor Heitz riesce ad avvisare il figlio Paul (Richard Pasco) mettendolo in guardia dal presunto assassino che identifica in Megera, una Gorgone della mitologia greca capace di pietrificare le sue vittime con il solo sguardo.
Ad aiutare Paul nelle difficili indagini giunge anche il Prof. Karl Meister (Christopher Lee), che immediatamente si scontra con le autorità locali che fanno di tutto per insabbiare la ricerca della verità. Nel frattempo Paul si innamora di Carla (Barbara Shelley) la bella assistente del Dott. Namaroff, da sempre esageratamente protettivo nei sui riguardi, un sostegno che nasconde la chiave di volta degli omicidi commessi a Vandorf.
Prodotto dalla famosa casa di produzione Britannica Hammer Film Production, specializzata nel produrre film horror tra gli anni 50/70 rendendoli famosi in tutto il mondo, “Lo sguardo che uccide” è un discreto titolo dell’orrore con ottime ambientazioni rurali ben sostenute dai colori saturi e realistici della tecnologia Technicolor.
Il cast vede la presenza di due icone del genere di quegli anni: il mitico Christopher Lee, che insolitamente veste i panni di un personaggio positivo e Peter Cushing (suo eterno rivale su celluloide), che si cimenta in un ruolo molto ambiguo per le sue corde. Un’inversione di ruoli che non ricordo di aver visto in altre pellicole del genere con la loro partecipazione. Molto bene il resto del cast nel rendere credibile i personaggi, in primis il protagonista Richard Pasco nel ruolo di Paul Heitz.
Se siete alla ricerca di un vecchio Horror da visionare, questo è il titolo che fa per voi.

 Namor

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