BLOGBUSTER - cinema e musica
mail forum
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di kiriku (del 27/02/2007 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1935 volte)
Titolo originale
Bombon el perro
Produzione
Spagna, Argentina 2004
Regia
Carlos Sorin
Interpreti
Juan Villegas, Walter Donado, Gregorio, Rosa Valsecchi, Mariela Díaz, Sabino Morales, Claudina Fazzini
Durata
96 minuti
Trailer

In Patagonia la vita è difficile è lo è ancor di più se hai cinquant’anni e se sei appena stato licenziato. Questo accade a Juan che nella vita ha sempre fatto il meccanico e che ora, dopo la chiusura della pompa di benzina, si ritrova senza lavoro e per tirare avanti costruisce coltelli artigianali che nessuno vuole comprare. Un giorno soccorre una donna con la macchina in panne e la madre di questa, anche lei in condizioni economiche precarie, per ripagarlo gli regala Bombon, un bellissimo esemplare di Dogo argentino. Da questo momento la vita dell’uomo sembra cambiare, grazie all’animale trova un lavoretto e conosce Walter un allevatore di cani che lo convince a iscrivere Bombon a concorso locale dove vincerà il terzo premio. Ma per guadagnare bisogna fare accoppiare il cane e in questo Bombom sembra avere qualche problema, la sua timidezza è tale da far pensare ad una totale assenza di libido. Il film è uscito in Argentina nel 2004 ma da noi è arrivato solo nel 2006 e sinceramente non ne ero a conoscenza, l’ho trovato per caso in videoteca. La storia è semplice ma non banale, il regista ha scelto attori non proffesionisti ma in grado di comunicare egregiamente delle emozioni e in particolare l’attore Juan Villegas che è riuscito a dar vita ad un personaggio che trasuda dolcezza e malinconia allo stesso tempo. Il regista si sofferma sui volti, sulle loro espressioni e sui loro sguardi sempre intensi e in grado di colpire, riprese che vedono protagonista anche Bombon. La fotografia è davvero bella e ben curata, alcune inquadrature sembrano dei dipinti in grado di dare più intensità alla storia, carina anche la colonna sonora. Il film risulta a tratti eccessivamente lento, ma del resto la trama non permette grandi scintille e nonstante tutto  rimane una pellicola da vedere assolutamente. A riprova di quello che ho appena detto ci sono i numerosi premi vinti dal film: Festival di Toronto 2004, Premio della critica internazionale Festival di San Sebastian 2004, Premio della Critica Argentina 2005, 7 nominations ai Cesars Argentini 2005, Miglior attore Festival dei 3 continenti 2005. Ma i premi sono solo il risultato della bravura di Carlos Sorin che ci racconta una storia semplice che trova riscontro nella vita di tutti i giorni, popolata da gente comune e facendoci diventare spettatori nascosti di uno squarcio di vita vera. Buona visione a tutti.

Kiriku

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di nilcoxp (del 26/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2277 volte)
Titolo originale
Una giornata particolare
Produzione
Italia 1977
Regia
Ettore Scola
Interpreti
Sophia Loren, Marcello Mastroianni, John Vernon, Alessandra Mussolini, François Bard.
Durata
105 minuti

Il film si svolge tutto nel giorno in cui Hitler arriva a Roma (6 maggio 1938) per passare in rassegna le truppe italiane in presenza del suo alleato Mussolini. Ma questo evento è solo la cornice di una storia ben più importante. Il regista ci porta nella periferia di Roma, in un quartiere popolare, dove assistiamo all’euforia dei preparativi di una famiglia per andare a partecipare alla grande festa. Una volta rimasta da sola la donna di casa (Sofia Loren) ad ascoltare gli avvenimenti alla radio, causa un piccolo incidente domestico, fa la conoscenza di un vicino (Marcello Mastroianni). I due lentamente si avvicineranno tra di loro, superando le iniziali diffidenze. Si racconteranno i loro piccoli grandi drammi: lei casalinga trascurata e votata alla riproduzione (sei figli) al servizio del modello fascista, lui licenziato dalla radio perché omosessuale ed in attesa di essere portato al confino. Ma la loro sarà una piccola parentesi dai problemi, perché questa giornata particolare volgerà al termine riconsegnando ad ognuno il loro ruolo ed il proprio destino. Credetemi, vedere questi due “mostri sacri” del cinema cimentarsi in questo film è qualcosa che non si può descrivere solo a parole, va visto. Vi faranno entrare lentamente nella psicologia dei personaggi, vi faranno capire le loro disgrazie e quelle più grandi che li stanno circondando. Mastroianni in particolare riesce a trasmetterci il vuoto ideologico ed esistenziale che trova chi non uniformandosi alla massa per scelta o per natura si trova a pagarne le conseguenze. Film strepitoso per intensità e sentimento. Ottima la fotografia. Da vedere per capire…

nilcoxp

Articolo (p)Link Commenti Commenti (9)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Sansimone (del 25/02/2007 @ 05:00:00, in teatro, linkato 7537 volte)
Titolo originale
Il Milione-quaderno veneziano
Produzione
Moby Dick-teatri della riviera
Regia
Marco Paolini
Interpreti
Marco Paolini
Durata
120 minuti

Un po’ di tempo fa mi è capitato di vedere lo spettacolo di Marco Paolini, intitolato “IL MILIONE” trasmesso nel 1998 in diretta da Venezia su Rai 2. Uno spettacolo davvero affascinante a partire dalla location, che era un palcoscenico galleggiante all’interno dell’arsenale con il pubblico alloggiato su barche e gondole, una visione surreale soprattutto per noi spettatori di terraferma. Non credo che la scelta di andare in onda da una piattaforma galleggiante si stata casuale ma un ulteriore dimostrazione di quello che il monologo vuole raccontare. Cioè il narrare la storia di Venezia vista attraverso gli occhi sia dei nostrani( i veneziani) sia da quelli dei foresti. La rappresentazione inizia con l’incontro tra “Campagna” , uomo del continente pronto al decollo dall’aeroporto lagunare alla ricerca nuovi mondi( un novello Marco Polo), e “Sambo” un barcaiolo della laguna. Dal dialogo tra i due Paolini descrive la nascita della città e il suo evolversi fino ad arrivare ai giorni nostri con la serenissima invasa da orde infinite di turisti con la laguna mortificata da industrie pesanti e assediata dalla tangenziale di Mestre e dalla cerchia dei centri commerciali. Il monologo descrive anche le abitudini e gli usi dei veneziani, che le difficoltà del vivere in una città costruita sull’acqua ha modellato nel corso dei secoli. Esemplare l’affermazione che si ascolta più volte nello spettacolo, “ cos’ ti fa? Niente, ti aspetti”, vale a dire che la vita in laguna ha i suoi tempi naturali fatti d’attese e lavoro frenetico non appena la natura lo permette. Situazione questa confermatami anche da un’amica abituata ai ritmi milanesi e rimasta sconcertata dall’abitudine al fermarsi e poi a ricominciare dei veneziani. Intervallando parti in cui è la voce narrante ad altre in cui è il personaggio in prima persona, Paolini con la sua bravura riesce a far scorrere via le due ore di spettacolo in maniera superba, due ore in cui si ride con i tour turistici da un giorno tutto incluso, ci si commuove con il racconto della notte d’alta marea, e ci s’indigna con la Las Vegas di Porto Marghera. In assoluto per quanto mi riguarda uno dei migliori monologhi di Paolini da me visti, in cui si può apprezzare tutta la sua bravura sia come autore sia come attore, purtroppo a livello nazionale ancora non abbastanza celebrata.

        Sansimone

Articolo (p)Link Commenti Commenti (7)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Farbiz (del 24/02/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 2225 volte)
Artista
Miles Davis
Titolo
Just squeeze me
Anno
2005
Label
 

La casa di produzione tedesca Membran si occupa del recupero di registrazioni storiche e archivi discografici jazz e classici di notevole interesse, che ripropone sul mercato a prezzi scandalosamente bassi. Mi è capitato tra le mani un cofanetto con 10 CD di Miles Davis a 19 euro; l’ho comprato a scatola chiusa nella speranza di non ascoltare registrazioni pirata di scarsa qualità e minimo interesse. Ho trovato invece splendidi brani originali di Miles, tuttora in commercio in edizioni ufficiali rinnovate, ma a prezzi estremamente più alti. La resa sonora è buona, pur senza raggiungere i livelli di perfezione delle rimasterizzazioni digitali oggi in circolazione, ma l’interesse principale per l’ascoltatore dovrebbe essere dato dal valore storico e dal numero di brani inclusi nella raccolta. Nella sua lunga carriera Davis condusse varie formazioni composte dai migliori talenti in circolazione. Il cofanetto non comprende note di copertina ma nei brani contenuti si riconoscono un giovane Sonny Rollins, il famoso gruppo con Coltrane, Garland, Chambers e Joe Jones, alcune registrazioni del periodo “cool”: insomma una summa dell’opera di Miles intorno agli anni ’50. Possiamo dunque ascoltare un musicista in stato di grazia, accompagnato da collaboratori di pari livello, eseguire una varietà sorprendente di titoli che variano dal blues alle canzoni di Broadway, dalle ballad a velocissimi brani be-bop. Tutto è suonato con classe magistrale e la voce strumentale di Davis pone il suo sigillo inconfondibile in ogni esecuzione. Lo stile del grande trombettista è sempre molto personale sia per quanto riguarda il timbro caldo e morbido, sia per il fraseggio che non si spinge mai all’estremo, ponendo sempre in primo piano la cantabilità piuttosto che il virtuosismo mozzafiato; ancora più caratterizzante è l’uso della sordina che gli consentiva ulteriori effetti timbrici, aumentando le diverse gradazioni di colore nella sonorità della tromba. Anche chi conosce molto bene queste registrazioni trova sempre nuovi stimoli nel riascoltare la singolare contrapposizione del sax di John Coltrane, autore di assoli ricchissimi di note e armonicamente arditi, rispetto al tono misurato del leader. D’altronde l’intelligenza di Davis stava proprio nell’abilità di circondarsi di grandi musicisti, magari molto diversi da lui, rendendoli parte integrante dei suoi progetti e scoprendo sempre giovani talenti che diventavano sotto la sua guida professionisti completi e altrettanto originali. Un invito dunque a non lasciarvi sfuggire questo cofanetto per avere in casa, con la minima spesa, una bella raccolta che documenta il lavoro di un artista unico, considerato da molti l’interprete più rappresentativo della storia del jazz per la sua capacità di anticiparne stili e forme nell’arco di tutta la sua lunga carriera.

Farbiz

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di slovo (del 23/02/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1968 volte)
Artista
David Bowie
Titolo
Black Tie, White Noise
Anno
1993
Label
Virgin

David Bowie si era imbarcato nel progetto Tin Machine anche per prendere le distanze da un sound che durante gli anni ottanta venne progressivamente banalizzato, per sua stessa ammissione, da produzioni non troppo azzeccate.
La musica del suo nuovo gruppo era però dura, caustica, forse troppo avanti per i tempi e venne capita da pochi: il sodalizio durò solo due album.
Ma un matrimonio può essere un buon rimedio contro la depressione da insuccesso. In “black tie, white noise”, uscito dopo le nozze di Bowie con la splendida modella Iman, si percepisce l’entusiasmo di una svolta, la tenerezza di un uomo innamorato, una ritrovata serenità che, manna dal cielo per ogni artista, precede la scoperta di una nuova sorgente creativa.
Un album sofisticato, elegante, stilisticamente in bilico tra il soul che il nostro ripesca periodicamente dal fondo del suo sax e le ritmiche urban-dance riconducibili alle tendenze pop di quel periodo, macchiato da quel desiderio di ibridazione che, è giocoforza, può generare soluzioni accattivanti così come miscugli che lasciano qualche perplessità. “The Wedding” apre il disco in versione strumentale e lo chiude idealmente in versione cantata, uno spledido guscio che dichiara neanche troppo implicitamente la fonte di ispirazione dei brani che racchiude: le cover di “I Know It's Gonna Happen Someday” (di Morrissey) e “Don’t let me down&down” ci mostrano il Bowie più romantico, la title-track “black tie, white noise”, “I feel free” o l’irresistibile “jump they say” quello più ambivalente, che canta liriche malinconiche su musiche dall’andamento festaiolo; frutto di esplorazioni nell’ avant-jazz alcune composizioni strumentali davvero notevoli (“Pallas Athena”, “Looking for Lester”) impreziosiscono un disco di grande classe, senza dubbio tra le cose migliori prodotte dal duca bianco nelle ultime due decadi, ma a cui manca quella peculiarità necessaria a farne un classico.

slovo

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Namor (del 22/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 6990 volte)
Titolo originale
The Greatest Game Ever Played
Produzione
USA 2005
Regia
Bill Paxton
Interpreti
Shia LaBeouf, Elias Koteas, Stephen Dillane, Josh Flitter, Peyton List, Marnie McPhail, Stephen Marcus, Peter Firth.
Durata
120 Minuti

Dalla sua nascita, che ebbe luogo in Scozia nel lontano XV secolo, il gioco del golf con il passare degli anni ha visto succedersi nei vari tornei, nomi di grandi campioni quali Bobby Jones, Harry Vardon, Ben Hogan, fino al più recente Tiger Woods, ognuno di essi con le loro gesta, divennero delle vere icone nel mondo del golf. Ma l’impresa più clamorosa, non la si deve a questi grandi campioni del green, ma ad un ventenne dilettante di nome Francis Quimet, il quale nel 1913 prendendo parte agli U.S. Open di golf, realizzò quello che nessuno avrebbe mai osato credere fosse possibile per un dilettante, giocare testa a testa con i più grandi golfisti dell’epoca, tra cui il suo idolo, il leggendario campione inglese Harry Vardon. L’attore Bill Paxton dopo il suo esordio alla regia con il trhiller “Frailty”, per realizzare la sua seconda opera sceglie come soggetto una storia vera, ambientata nel mondo dello sport, dal titolo “Il Gioco più bello della mia vita” tratto dal libro “The Greater Game Ever Played”. La passione che nacque fin da piccolo nel cuore di Francis Quimet (Shia LaBeouf) fu alimentata dal continuo calcare i campi da golf, infatti Francis iniziò la sua avventura come caddie (portatore di mazze), racimolando qualche spicciolo da portare a casa per aiutare economicamente la sua famiglia, di umili origini. gap che ostacolava il suo talento naturale, si, perché all’epoca il golf era uno sport per gentiluomini, rimanendo (purtroppo) tuttora, visti i costi, uno sport d’elite! Nonostante le difficoltà che dovrà affrontare, compresa la disapprovazione del padre, che vede il golf come una chimera per il figlio, il nostro protagonista riuscirà a giocare il torneo degli U.S. Open, dando vita ad una sfida memorabile fino all’ultima buca con i britannici Harry Vardon(Stephen Dillane) e Ted Ray, che tenteranno di strappare dalle loro mani, ed in casa per giunta, la coppa ai detentori Americani. Ritengo giusto non dire altro, per lasciarvi gustare buca dopo buca, l’emozionante partita svoltasi nel più assoluto rispetto reciproco tra i protagonisti, e che, un cronista d’epoca definì come la sfida tra il David Americano e il Golia Inglese. Prendete posto la partita sta per iniziare!

Namor

Articolo (p)Link Commenti Commenti (2)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Darth (del 21/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2775 volte)
Titolo originale
The Devil Wears Prada
Produzione
USA 2006
Regia
David Frankel
Interpreti
Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt,
Durata
109 minuti
Trailer

Considerata da alcuni critici la più grande attrice vivente, Meryl Streep, per la sua performance ne “Il diavolo veste Prada”, ha già vinto il Golden Globe, e potrebbe vincere, agli Oscar 2007, la sua terza statuetta di miglior attrice protagonista (già vinta con “Kramer contro Kramer” nel 1979 e con “La scelta di Sophie” nel 1982). A prescindere dal fatto se riuscirà o meno a strappare l’ambito riconoscimento alla super favorita Hellen Mirren (la regina in “The Queen”), Meryl Streep in questa pellicola è, a dir poco, straordinaria. E’riuscita a dar vita ad un personaggio “cattivo” che, in confronto, fa sembrare Glenn Close (Crudelia Démon) ne “La carica dei 101”, una dilettante, e vi riesce senza cadere mai nella malvagità, e senza farsi odiare dallo spettatore! Bravi anche gli altri interpreti, dalla venticinquenne Anne Hathaway allo stagionato Stanley Tucci, ottimo nel ruolo di raffinato stilista.
La storia narra di Andrea, un’aspirante giornalista, carina ma trasandata, completamente estranea ai capricci della moda, che viene assunta come seconda assistente di Miranda Priestly, caporedattrice di Runway, la rivista di moda più importante d’America. Andrea capirà subito perché il posto era vacante: tutti i dipendenti di Runway sono terrorizzati dalla dispotica direttrice, egocentrica e altezzosa, non accetta errori di alcun tipo e, se già è problematico ed umiliante lavorare per lei, lo è ancor di più farle da assistente. D’altro canto, operare accanto ad un personaggio tanto influente, può aprire moltissime porte, ed è per questo che Andrea cercherà di stringere i denti e resistere ai ritmi frenetici imposti dalla stacanovista Miranda, modificando il suo modo di essere e di pensare (oltre al suo guardaroba), fino al punto di rottura…
Come era ovvio aspettarsi da un film girato nel mondo della moda, non mancano gli stereotipi sul valutare le persone in base al loro aspetto fisico e sul loro modo di vestire: il chiamare una taglia 42 ‘grassa’, la ragazza che per dieta “non mangia niente, e quando sente che sta per svenire ingoia un cubetto di formaggio” e la spietatezza indispensabile per far carriera in quell’ambiente.
Una commedia piacevole, ben delineata, con una splendida fotografia e una trama non originale… diciamo un film ‘carino’ portato in alto dalla superlativa Meryl Streep: tutta la pellicola ruota attorno a lei, e pare, oltre ad una scelta di narrazione, una conseguenza delle capacità di recitazione.

Darth

Articolo (p)Link Commenti Commenti (11)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di kiriku (del 20/02/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1960 volte)
Artista
Sarah Jane Morris
Titolo
August
Anno
2001
Label
IRMA

Nel 1990 e poi nel 1991 al Festival di San Remo si usava la formula di accoppiare un cantante in gara con un cantante straniero. Riccardo Fogli e l’anno seguente Riccardo Cocciante hanno avuto l’onore di cantare in coppia con Sarah Jane Morris. Sinceramente non mi ricordo i titoli delle canzoni da lei eseguite per i due artisti italiani e tanto meno mi ricordo la melodia o le parole. Quello che mi è rimasto impresso nella memoria è la voce incredibile di questa cantante, della quale, nonostante la sua bravura, se né è parlato poco e niente. Lei stessa in un intervista ha detto di questa esperienza: "E’ un evento enorme, un grande business…ed è una idea giusta quella di celebrare la canzone e la melodia italiana. Ricordo che cantare con Riccardo Cocciante e con l’orchestra fu una bellissima esperienza. Ci rimasi veramente male, però, quando vidi che tutte le lodi e tutti i premi erano per lui, che la mia presenza era quasi considerata superflua. Finii a piangere nei camerini. Ma anche quella è un’esperienza che mi è servita." La carriera artistica di Sarah Jane Morris è iniziata proprio in Italia e più precisamente Firenze, dove negli anni ’80 si unisce ad un gruppo blues locale, i Panama, successivamente ribattezzato Wop Avenue. Tornata a Londra viene notata da Annie Lennox e da Dave Stewart che la invitano a cantare sul singolo di debutto degli Eurythmics, “Into the garden”. Successivamente farà parte di alcuni gruppi, Republic e Happy End, senza ottenere il successo sperato che però arriva quando entra a far parte dei Communards di Jimmy Somerville. Da allora, alternando momenti di notorietà a momenti di volontario esilio artistico, ha inciso sette cd tra i quali appunto August nel 2001. Questo album è una raccolta di cover, le canzoni sono di Nick Cave, Marvin Gaye, John Lennon, Billie Holiday, Leonard Cohen e altri ancora. Ma all’interno troviamo anche un brano inedito, “Blind old friends” scritto dalla stessa cantante. Questo lavoro nasce anche dall’ amicizia e dalla collaborazione con il famoso chitarrista Mark Ribot, che in questo cd duetta con la cantante e il risultato è davvero pregevole, ma lo è ancora di più se si pensa che il tutto è stato registrato in soli tre giorni. Insomma una voce bella e versatile, che spazia dal jazz al rock all’ R&B, una cantante che non si è mai piegata al volere delle grandi case di produzione, che è contro la commercializzazione sfrenata della musica e che ha preferito ritagliarsi una nicchia dove fare la sua musica in pace merita di ascoltata. Quindi vi consiglio vivamente l’acquisto di questo cd e vi auguro un buono ascolto.

 Kiriku

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di nilcoxp (del 19/02/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1896 volte)
Artista
Pier Cortese
Titolo
Contraddizioni
Anno
2005
Label
 

Siccome presumo che non molti di voi conoscano questo giovane cantautore, vi scriverò due righe di biografia. Nel 1999 esce il suo primo singolo “Il Clown”. L’anno dopo partecipa al Giffoni Music Concept, sezione musicale del Giffoni Film Festival, piazzandosi al secondo posto con la canzone “Meglio Breve”. Nell’estate 2000 scopre l’emozione del confronto con il grande pubblico, aprendo i concerti del trio Consoli-Gazzè-Turci. Nell’estate 2001 sarà riconfermato da Gazzè per il suo tour estivo. Due anni dopo è di nuovo ai primi posti del Giffoni Music Concept in trio con Simone Cristicchi e Marco Fabi, amici con i quali continua a collaborare e suonare. Nel 2005 è finalista a “Musicultura”, festival della canzone popolare e d’autore (ex premio Recanati), con la canzone “Il Basilico”. Maggio 2005 esce “Souvenir”, il primo singolo con l’etichetta indipendente OPM2000 distribuito Universal. Il brano viene trasmesso dai principali network radiofonici con l’uscita del suo primo videoclip sui canali musicali (dati presi dal sito ufficiale di Pier Cortese). Questo album giunto in un momento importante, forse di svolta per il cantautore romano, ci porta in un mondo pieno di “contraddizioni”, di esperienze che possono essere negative, di persone poco importanti, ma non per questo meno bello e godibile. I momenti felici, come quelli tristi, ci vengono raccontati con dolcezza e raffinatezza. E’ un percorso che tutti facciamo nella vita, ma qui di interessante è il punto di vista dell’autore: grandi e piccole cose acquistano una dimensione quasi infantile, in alcuni tratti fantastica. Sorretto da una tonalità di voce gradevole e rilassante, con testi scorrevoli ma non banali e un arrangiamento musicale di facile ascolto (piacevoli gli accordi di chitarra!), questo lavoro scivola velocemente alla fine, pronto per essere riascoltato. Da notare “Prima che cambierà” (canzone sul tempo che scorre), “Non capirò mai” (dalla melodia dolce e sentimentale), “Souvenir” (ritmata e nostalgica), “Il Basilico” (una poesia musicata su di un amore finito), “La canzone silenziosa” (interessante nella sua realizzazione e nel testo). Tirando le somme, un album da ascoltare quando si è in vena di coccole, anche se probabilmente non passerà alla storia. Un giovane che promette bene, vedremo a giorni cosa saprà proporci a Sanremo 2007…

nilcoxp

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Sansimone (del 18/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1902 volte)
Titolo originale
Bobby
Produzione
USA 2006
Regia
Emilio Estevez
Interpreti
William H. Macy, Ashton Kutcher, Helen Hunt, Demi Moore, Anthony Hopkins, Heather Graham, Sharon Stone, Laurence Fishburne, Harry Belafonte
Durata
114 minuti
Trailer

Negli ultimi giorni, assordato dai vari tam tam mediatici, ho visto questo film sull’assassinio del senatore Robert Kennedy, incuriosito di sapere se era all’altezza dello splendido “JFK” di Oliver Stone. La prima particolarità che colpisce è la massiccia presenza di stelle di Hoollywood, la seconda è invece il metodo di com’è stato costruito il film, le immagini hanno una definizione tipica anni ‘60 con montati all’interno spezzoni di filmati dell’epoca che, devo dire, danno una bella sensazione di realismo. Da segnalare, soprattutto, il discorso del senatore durante il party nell’hotel Ambassador quasi alla fine del film. Purtroppo il tentativo dell’autore di descrivere l’America di quei giorni inserendo cinque storie che con Kennedy hanno in comune soltanto la data e il luogo non è riuscito. Infatti, sono avvenimenti che, sì descrivono i costumi e le vicende dell’epoca, ma non riescono nel loro intento perché esposti troppo banalmente. Per esempio: la vicenda del cameriere messicano è molto interessante sul piano sociale ma viene devastata da un colloquio senza senso tra questi ed il suo capo cuoco (un magnifico Fishburne). Le altre storie sono ancora peggio: c’è quella di due giovani sostenitori del senatore che provano LSD, la coppia in crisi matrimoniale, la moglie tradita, la star alcolizzata… sinceramente non rendono speciale quest’opera, anzi… la rendono lenta (soprattutto all’inizio) e pesante nello svolgimento. L’unico episodio interessante è quello del sostenitore di colore che dopo aver perso la figura guida di Martin Luther King spera in quella di Kennedy e che alla sua morte prova un senso di smarrimento totale. Purtroppo, devo dire, che questo non è un bel film. L’idea di partenza poteva esser buona, come lo è stata la scelta del cast (tutti molto bravi), ma purtroppo il risultato è scadente.

Sansimone

Articolo (p)Link Commenti Commenti (3)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di smarty (del 17/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1543 volte)
Titolo originale
The Pursuit of Happyness
Produzione
Usa, 2006
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Brian Howe
Durata
117 minuti

E’ ispirato ad una storia vera l’ultimo bellissimo film di Gabriele Muccino. America, inizio degli anni ’80, sotto il governo Reagan la vita di tutti i giorni si fa difficile per le classi meno agiate e perdere il lavoro significa perdere tutto quello che si ha. Chris Gardner (Will Smith) però non si lascia scoraggiare dalle diverse difficoltà ed affronta ogni giorno con assoluta fiducia in un futuro migliore ed è seguendo questa sua convinzione che gira per San Francisco per vendere un nuovo sperimentale macchinario, uno scanner osseo, nel quale ha investito tutti i suoi risparmi. Il tempo passa, arrivare a fine mese è sempre più difficile, tenere a galla il suo matrimonio ancora di più e dopo tante privazioni un giorno la moglie (Thandie Newton) lo lascia. Chris si ritrova da solo con Christopher (Jaden Smith), il figlio di 5 anni, ad organizzare tutto e a dover pagare un sacco di debiti, viene sfrattato dall’appartamento e in un attimo si ritrova in mezzo alla strada. Senza più un soldo Chris è costretto a dormire con suo figlio nelle stazioni, nei bagni pubblici e nei ricoveri per i senza tetto. Nonostante tutto continua comunque a credere nelle sue capacità (“non permettere a nessuno di dirti di non poter fare qualcosa”) e nonostante non sia retribuito frequenta con volontà e determinazione il corso per aspirante broker presso una prestigiosa società di consulenza di borsa. Chris nutre la speranza in una vita migliore, continua ad essere un padre affettuoso e presente e nonostante le umiliazioni cerca di insegnare a suo figlio a non rinunciare ai suoi sogni ( “sei hai un sogno devi proteggerlo”). Quello di Chris in quel momento è essere assunto in quell’azienda ed è per questo che non si può permettere neanche un minuto di sconforto, un minuto di riposo perché il tempo è prezioso ed anche la notte è utile per studiare per superare l’esame. Chris corre e rincorre ogni momento della sua giornata, corre perché deve essere il primo, corre perché deve incastrare tutto, corre per afferrare quell’attimo fuggente di felicità. E alla fine ce la fa. Oggi Chris Gardner è un ricco proprietario di una Stock Brokerage. L’esordio hollywoodiano di Gabriele Muccino è molto intenso. Il film racconta in parte la vera storia di Chris Gardner, una storia americana molto attuale perché potrebbe accadere a chiunque, ma soprattutto mette in risalto i rapporti umani e le emozioni che entrano in gioco quando nella vita si chiudono tante porte. “La ricerca della felicità” è proprio la ricerca della serenità d’animo, della comprensione, della fiducia e del sostegno, della stima e della benevolenza, la ricerca di quello stato di quiete e di sicurezza che ti permette di vivere senza ansia, quel momento per cui è valsa la pena di vivere, di averci provato, di aver continuato a crederci. Will Smith mi è molto piaciuto, l’interpretazione è intensa soprattutto nei momenti drammatici e riesce a trasmettere molto bene al pubblico i diversi stati d’animo, ma il vero protagonista e la vera sorpresa è il figlio, nel film e nella realtà, di Will Smith che sembra nato per fare l’attore , è bravissimo. Sicuramente da vedere.

Smarty

Articolo (p)Link Commenti Commenti (2)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di slovo (del 16/02/2007 @ 05:00:00, in fumetti, linkato 2971 volte)
Titolo originale
Kaikisen
Autore
Satoshi Kon
Traduzione
Chigusa Namihira
Editore
Star Comics
Prima edizione
Kodansha, Giappone 1990

Narra la leggenda che tanto tempo fa un sacerdote scintoista incontrò una sirena con il suo uovo sulle rive inospitali di una spiaggia aggredita dalla tempesta. I due stipularono un patto: un uovo sarebbe stato custodito nel tempio del villaggio e restituito al mare ogni sessant’anni, in cambio l’essere marino avrebbe placato il mare costiero rendendolo pescoso.
Questo accordo venne onorato dai sacerdoti, di generazione in generazione, fino ai giorni nostri.
Il momento di rendere l’uovo alla sirena è quasi giunto ma il sacerdote attualmente in carica sembra aver dimenticato l’impegno preso, e con lui gran parte del villaggio di Tsunate, abbagliati dalle promesse di sviluppo e modernità portate da una società immobiliare...
Satoshi Kon, prima di ottenere il successo come regista di anime ("Perfect Blue", "Millenium actress”, “Tokyo Godfathers”) realizzò alcuni manga tra cui questo pregevole Kaikisen (che tradotto letteralmente suona come: ‘la strada per tornare al mare’). Il suo tratto è pulito e realistico, indubbiamente ispirato dallo stile di Katsuhiro Otomo da cui si distingue a stento mentre per la tematica trattata ricorda le opere di Hayao Miyazaki, sopratutto per quel messaggio ambientalista di fondo che vede le stoltezze degli uomini offendere, scontrarsi e infine arrendersi di fronte al corso ineluttabile della natura.
L’ordine narrativo rivela il futuro regista: i misteri sul mito dell’uovo di sirena vengono sguainati a poco a poco per risolversi nel finale e la trama è ben orchestrata attorno a Yosuke, il figlio del sacerdote, un ragazzo con sani principi ma poco temperamento che finirà però col prendere la situazione in pugno al precipitare degli eventi. Un personaggio caratterizzato molto bene, a differenza dei comprimari che ho trovato un po' stereotipati e che ricalca un’idea ricorrente nei manga, quella che ripone nei giovani la speranza di rimediare alle scempiaggini compiute dagli adulti.
Una lettura gradevole e bilanciata che fluttuerà per le oltre duecento pagine fino al romantico finale.

slovo

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Namor (del 15/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2178 volte)
Titolo originale
Invicible
Produzione
USA 2006
Regia
Ericson Core
Interpreti
Mark Wahlberg, Greg Kinnear, Elizabeth Banks, Kevin Conway, Michael Rispoli, Kirk Acevedo, Dov Davidoff,
Durata
105 Minuti

Per il suo esordio dietro la macchina da presa, l’ex direttore della fotografia Ericson Core, sceglie come soggetto il mondo del football americano, intitolando il film “Imbattibile”, nel quale si narra della storia (quasi) vera di Vince Papale, personaggio sportivo che alla veneranda età di trenta anni entra nel mondo della nfl, come giocatore professionista, gareggiando per tre stagioni nei Philadelphia Eagles dal 1976 al 1979, anno quest’ultimo, che lo vide ritirarsi in seguito ad un infortunio alla spalla. Ad aprirgli le porte della nfl, fu il leggendario allenatore Dick Vermeil, da poco ingaggiato per risollevare la triste sorte dei Philadelphia Eagles, squadra che in quel periodo non navigava certo in acque tranquille. Il geniale Vermeil, per infondere entusiasmo negli avviliti tifosi, organizza delle selezioni aperte ai dilettanti, con lo scopo, per chi ne avesse le qualità, di entrare a far parte della prima squadra. E fu così che ebbe inizio la favola di Papale, uomo che da semplice tifoso divenne una leggenda tra i giocatori della sua squadra del cuore, risollevando non solo le sorti dei Philadelphia Eagles, ma anche le proprie, considerando che era stato appena licenziato dal lavoro che svolgeva come maestro-supplente, restando comunque ad occuparsi di un bar per poche ore serali, ma, insufficiente per riprendersi dalle difficoltà economiche in cui versa insieme alla moglie, la quale, successivamente lo lascia etichettandolo come un eterno perdente. Sarà, grazie alla sua passione per il football e alla squadra dei Philadelphia Eagles, che si riscatterà, mostrando il suo reale valore, sia agli amici con cui improvvisava dure partite nel fango, illuminate dai soli fari delle loro automobili disposte in cerchio intorno al campo, che ai suoi nuovi compagni di squadra che lo vedono come un intruso, incapace di dare il giusto apporto alla loro causa. Un muscoloso Mark Wahlberg, è l’attore che interpreta Vince Papale, soprannominato Rocky dai tifosi, a Gregg Kinnear è affidato il ruolo del coach Vermeil, mentre la recitazione della topa di turno Janet, è stata assegnata alla promettente (così dicono i critici) Elizabeth Banks. Secondo il mio giudizio, quello che manca ad “Imbattibile”, è l’adrenalina, un tema come il football richiede una dose superiore a quella espressa, che coinvolga e appassioni talmente lo spettatore fino a portarlo a tifare per gli Eglaes, invece qui, il regista si incentra un po’ troppo sul Papale privato, col risultato di annoiare lo spettatore!

Namor

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di Darth (del 14/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2687 volte)
Titolo originale
Clerks 2
Produzione
USA 2006
Regia
Kevin Smith
Interpreti
Jason Lee, Trevor Fehrman, Kevin Smith, Jason Mewes, Rosario Dawson, Jeff Anderson, Brian O'Halloran
Durata
97 minuti
Trailer

Ritornano, dodici anni dopo, i due commessi più simpatici e ‘fuori di testa’ di sempre: Randal & Dante, di “Clerks”… e, questa volta, a colori!
Il primo “Clerks” uscì nel 1994, ideato e voluto da Kevin Smith, di cui è regista, produttore, attore e sceneggiatore. Girato con un'unica telecamera 16mm, totalmente in bianco e nero, nelle ore di chiusura del negozio dove Smith era impiegato come commesso, con attori non professionisti ed un budget ridottissimo. Interamente impostato su dialoghi di gente comune (turpiloqui compresi), con battute e discorsi astrusi e impegnativi sulle tematiche più futili. Il risultato è un film che è divenuto un vero e proprio cult.
In “Clerks 2” ritroviamo Randal (Jeff Anderson) e Dante (Brian O'Halloran) che, dopo aver perso il lavoro al Quick Stop a causa di un incendio che lo ha devastato, vengono assunti al Mooby’s, un fast-food che trasformeranno, come solo loro sanno fare, nella sede di esilaranti disquisizioni su temi attuali, con ancor più scurrilità del precedente film. Non potevano mancare (ritornati da un periodo in comunità per tossicodipendenti) Jay (Jason Mewes) e Zittino Bob (interpretato dallo stesso Kevin Smith) i due spacciatori che stanziano costantemente fuori dal ristorante. Film divertentissimo: ben lontano dalla genialità del suo precursore ma, anche qui, troviamo scene memorabili (imperdibile Jay che imita ‘Buffalo Bill’, il serial killer de “Il silenzio degli innocenti”), dialoghi al limite del paradossale (spassosissimo lo scontro di opinioni su chi preferisce la saga de “Il Signore degli Anelli” e chi quella di “Star Wars”) e personaggi geniali (Kelly ed il suo erotismo interspecie). Sopra tutto e tutti, c’è la coppia Jay e Zittino Bob (in questo film, durante la traduzione, gli hanno cambiato nome in Bob lingua secca, ma per me resterà sempre Zittino)… semplicemente strepitosa… sprizza simpatia da tutti i pori. Kevin Smith, alla presentazione di “Clerks 2” al festival di Cannes, ha salutato il pubblico così: <<E' un grande, fottuto onore essere qui stasera! Solo l'idea mi ha provocato un'erezione.>> Un vero mito… : - D

Darth

Articolo (p)Link Commenti Commenti (10)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 
Di kiriku (del 13/02/2007 @ 05:00:00, in Fumetti, linkato 2202 volte)
Titolo originale
El *rumor de la escaracha
Autore
Lorenzo Mattotti, Jorge Zentner
Traduzione
Lilia Ambrosi
Editore
Einaudi
Prima edizione
2003

Samuel Darko ha scoperto di avere paura. Nel momento in cui la sua compagna gli ha epresso la volontà di avere un figlio tutto è cambiato. Il rumore assordante della paura lo ha avvolto e disorientato, annientando le sue certezze. Questa sua reazione ha portato Alice a interrompere la relazione e partire verso un luogo lontano. Dopo un anno dalla separazione riceve una cartolina dalla donna che gli fa prendere la decisione di partire per raggiungerla. Durante il viaggio incontrerà persone e gli accadranno degli eventi che lo obbligheranno a guardare dentro se stesso e a scoprire che la sua vita fino a quel momento si era basata solo su delle paure. La paura della vita, la paura di guardare il mondo da altri punti di vista, la paura di avere un figlio. Una torre vuota crollata al primo soffio di realtà. Questa è la storia che Lorenzo Mattotti ci racconta, aiutato da Jorge Zentner che ha curato i testi, attraverso centosedici pagine pregne di vita. La sua carriera ha inizio a metà degli anni settanta quando ha cominciato a pubblicare storie su riviste come "Eureka" e "Linus", dagli anni ottanta ha fatto parte del gruppo "Valvoline" intraprendendo altri percorsi che andavano dal design alle arti visive senza mai dimenticare il fumetto. Da allora ha coltivato entranbe le strade diventando uno dei migliori illustratori del mondo. "Il rumore della brina" ha visto la luce nel 2001 sul supplemento domenicale del "Frankfurter Allgemeine" a otto vignette la settimana. In italia è stato pubblicato nel 2003 da Einaudi per la collana "Stile libero". La differenza di questo fumetto sta proprio nelle immagini di Mattotti che, diversamente da come capita di solito, non fanno da supporto al testo, non svolgono una funzione secondaria ma anzi a volte sono loro stesse il testo. La relazione che si crea tra le parole e i disegni lascia libero il lettore di spaziare dalla realtà della storia vissuta dal personaggio alle immagini distorte che questa proietta nella sua interiorità, ma questo forse lo spiega meglio lui in un'intervista che ho letto su un numero di "Pulp": "La considero una delle storie più realistiche che ho prodotto, in cui si va avanti e indietro tra quello che vedono gli occhi e quello che pensi dentro. Deriva dalla mia ossessione di riuscire a raccontare con simultaneità ciò che succede dentro e ciò che succede fuori. Questa relazione che viviamo quotidianamente nelle nostre vite." Leggendo il fumetto ci si rende conto che l'artista è riuscito nel suo intento, ma a stupire è anche la qualità dei suoi disegni dove prevalgono i toni accesi e dove le persone e le ambientazioni vengono stravolti e ricreati dai pastelli di Mattotti che con maestria ci mostra il suo lato visionario. Bello e interessante questo fumetto scava nei meandri dell'anima di ognuno di noi, il conflitto interiore di Samuel non è altro che la raffigurazione della nostre paure quotidiane.

Kiriku

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa  torna in cima alla pagina Torna Su
 

791911 persone hanno visitato il blog dal 3 aprile 2006

Ci sono 453 persone collegate


< dicembre 2018 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
           

Articoli
Elencati per sezione:
cinema
musica
live report
libri
teatro
fumetti
serie TV
redazione

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Gran bel libro che è...
18/03/2018 @ 15:55:05
Di Namor
Non credevo (infatti...
18/03/2018 @ 15:53:06
Di Namor
Complimenti per la r...
18/03/2018 @ 13:03:13
Di Angie*
@- LouiseElle- Ti r...
03/12/2017 @ 11:08:01
Di * Miryam
e' un libro bellissi...
23/11/2017 @ 14:21:42
Di #LouiseElle
@_Angie: Grazie Angi...
15/11/2017 @ 00:19:30
Di Asterix 451
Bella rece Asterix. ...
12/11/2017 @ 14:22:04
Di Angie*
ne sono davvero feli...
29/08/2017 @ 22:59:00
Di #LouiseElle
purtroppo non sono ...
05/03/2017 @ 20:26:10
Di #LouiseElle
Anche questo titolo ...
05/03/2017 @ 14:34:45
Di Namor




Feed XML RSS 0.91
Feed XML Atom 0.3
dBlog Open Source
BlogItalia
blogs italia, directory blog italiani

BlogNews


Creative Commons License
I contenuti testuali di BlogBuster sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.


13/12/2018 @ 00:31:30
script eseguito in 448 ms