BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 12/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 996 volte)
Titolo originale
Valiant
Produzione
USA 2005
Regia
Gary Chapman
Interpreti
 
Durata
109 minuti

Partendo dal fatto storico che durante la seconda guerra mondiale furono usati piccioni viaggiatori per recapitare messaggi tra le forze alleate, gli “Ealing Studios” (di storica matrice britannica) ci propongono un film d’animazione basato proprio su questi pennuti e su quel periodo. Pensate che nella realtà molti di essi furono insigniti della ‘Medaglia Dickin’, la massima onorificenza per un animale (per me è una fesseria assurda!!!).

La storia l’avrete intuita, ma ve la dico lo stesso perché voglio dedicarla a una persona: Valiant, piccione di piccole dimensioni, vorrebbe essere arruolato nella squadra più prestigiosa di piccioni viaggiatori, per poter fare anche lui la sua parte nel conflitto in corso. Pur non avendo i requisiti necessari, riesce grazie all’intervento di un amico casuale, senzatetto e puzzolente, a farsi accettare. Inizierà così il duro allenamento, che lo vedrà compagno di un’improbabile squadra futura (sembrano i peggiori di tutti i tempi!). Però accade un imprevisto… i loro nemici ( i falchi nazisti), eliminano tutte le squadre di volatili a disposizione dell’esercito, e c’è una missione importantissima da portare a termine… A chi verrà affidata? Naturalmente alla squadra “F” (che è quella del nostro protagonista). Ma i personaggi non sono ovviamente solo questi: c’è l’infermiera che si innamorerà di lui, la madre che non vuole che lui si arruoli, il vecchio barista suo amico, e tanti allegri perditempo che girano lì intorno. La missione si rivelerà durissima e pericolosissima! Con inseguimenti mozzafiato da una parte all’altra della ‘manica’. La storia avrà un lieto fine solo grazie all’altruismo e allo spirito di gruppo dimostrato dai vari commilitoni (ma posso usare questo termine per dei piccioni?), che insieme riusciranno là dove le altre squadre avevano fallito!!! La guerra verrà perciò vinta grazie alle loro gesta! Non vi ho rovinato il finale vero? Lo sapevate come finiva la seconda guerra mondiale vero?Fine della dedica.

 Il film nel complesso va bene da far vedere ai bambini perché tranquillo e innocuo, niente di più. Per gli adulti risulta essere una “palla” dove l’originalità è la grande assente.

nilcoxp

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Di FabriVelvet (del 11/02/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 2488 volte)
Titolo originale
 
Autore
Bach Richard
Editore
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Prima edizione
 

Perché recensire un classico? Qualcuno se lo sarà chiesto. Perché dai nostri passatempi e dal modo in cui passiamo una serata qualunque non cerchiamo di “portare a casa” un insegnamento valido? In molti meno si saranno posti questo quesito… Il libro che il sottoscritto vi propone è una guida, è una chiave di lettura al mondo, è l’ ABC delle nozioni su rapporti sociali ed autostima. In questo breve libro, Richard Bach, scrittore e pilota aviatore, ci proietta nel mondo di un gabbiano, Jonathan, il quale come ragione di vita ha scelto il perfezionarsi nell’arte di volare, anziché seguire il suo stormo con l’unico scopo di nutrirsi. Scoprirete che è un gabbiano “che ha cercato di dare uno scopo alla propria esistenza” E le analogie con il nostro di mondo sono tante, tantissime.. Ogni persona può identificarsi in ogni campo in quello che Jonathan ci insegna, ovvero non smettere di sognare, cercare di ottenere la perfezione in ogni campo della nostra esistenza, capire che non per forza seguire le regole imposte da qualcuno(la società? ciò che è politicamente corretto o che fanno tutti e allora sarà giusto?) vuol dire essere una buona persona, né bisogna esitare ad esprimere una propria opinione anche se tutti la pensano diversamente. Leggerete : “se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, e avrai anche là le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap”..e non vi svelo null’altro. Insomma, un libro adatto a tutte le età (ognuno può trovarne degli spunti personali dalla scuola, allo sport, al lavoro, ai rapporti interpersonali, etc) e a tutti in generale considerata la brevità e la scorrevolezza. Da leggere e rileggere quando se ne ha voglia o se ne sente il bisogno.

FabriVelvet

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Di Jotaro (del 10/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4284 volte)
Titolo originale
Debiruman: Tanjou hen - Debiruman: Kaichou shireinyu hen
Produzione
Giappone 1987 - Giappone 1990
Regia
Tsutomu Iida
Interpreti
 
Durata
 

Per parlare di Devilman dobbiamo tornare con la memoria ai tempi in cui in Italia arrivarono i primi cartoni Giapponesi, il più famoso tra tutti è sicuramente Goldrake - atlas ufo robot (grendaizer) . Ed è proprio Go Nagai ad averlo inventato insieme al concetto di superobot moderno e trasformabile come oggi noi siamo abituati a vederlo. Un personaggio di spicco come lui viene ricordato per le sue più famose creazioni : Mazinga z, il Grande Mazinga, Goldrake, Devilman, Jeeg Gettar Robot ecc... Nagai divenne famoso in patria non solo per i suoi robot ma anche per il suo concetto di erotismo introdotto nei manga (partendo da Cutie honey e toccando ogni sua produzione) e per i suoi antieroi atipici, sempre devoti ad un senso di malvagità e di violenza che ne trascende il significato del termine letterale come noi lo conosciamo. Devilman è una delle sue opere più riuscite ed insieme a Mao Dante prende liberamente spunto dalla divina commedia citandola più volte. Dell'uomo diavolo oltre al manga originale è uscita anche una serie tv, dai toni più leggeri, dove il protagonista ricordava più un supereroe e anche la storia era stata ritoccata : Akira non si era fuso con un demone ma era stato ucciso da esso che usufruiva del suo corpo per fingersi un umano sconfiggendo i vari emissari della tribù dei demoni. Ma all’inizio degli anni 90 molti nomi illustri dell'animazione collaborano per una trasposizione sul grande schermo del manga, realizzando un film che ricalca fedelmente il concetto originale dell’edizione cartacea rimanendo invariato per quanto ne concerne la trama e i personaggi. Veniamo quindi alla storia: Akira Fudo è un ragazzo mite, dopo la perdita dei genitori (erano dei ricercatori) si trasferisce a vivere dalla famiglia Mikimura convivendo con la sua amica Miki (il suo grande amore segreto). Il giovane Akira è timido, privo di coraggio e viene sempre preso di mira dai bulli della scuola che lo maltrattano, ma un giorno il suo vecchio amico Ryo Asuka lo invita nella sua villa dove svela ad Akira un grave fardello che i due giovani condivideranno: l'umanita è in pericolo, i demoni si stanno per risvegliare dalle glaciazioni e hanno posseduto e ucciso il padre di Ryo (che tramite un’antica maschera ha avuto prova della loro esistenza). Questa è la storia di due ragazzi che per salvare l'umanità compiono un gesto estremo, si fondono con un demone conservando la propria coscienza umana ma solo Akira riuscirà nell’intento diventando un vero e proprio Devilman. A qualche anno di distanza esce il secondo film dove troviamo un Akira più maturo, non essendo più timido e debole. Il suo carattere è mutato divenendo freddo ed acido, anche il suo aspetto è cambiato con un volto più marcato e un fisico irrobustito, ma la sua lotta contro i demoni continua incessantemente. Scopriremo non solo i poteri acquisiti da Akira ma ci verrà spiegata meglio la morte dei suoi genitori e il fato toccato all'amico Ryo per finire con un combattimento estremo contro L'arpia Silen ex amante di Amon (il demone con cui Akira si è fuso sottraendone i poteri ma mantenendo in parte la coscienza). In questo secondo film il combattimento tra i demoni inviati da Satana e Akira/devilman si fa più violento, le scene forti e splatter contraddistinguono questi due capolavori con toni molto horror e crudi. Per quanto riguarda le musiche esse sono molto strumentali e si fondono bene con l’ambiente inquietante riprodotto dagli autori. I disegni e le animazioni sono divine per essere antecedenti agli anni ’90, pochi sono gli anime che rimangono nel cuore dello spettatore come questo. Anche dopo diverse visioni non annoia mai e, anzi, si può cogliere ogni volta qualche nuovo aspetto geniale dell’opera. Consigliato a tutti gli amanti dell’horror dei capolavori e di Nagai. Spezzo una lancia anche a favore dei doppiatori, sopratutto Ivo de Palma che si cala perfettamente nella parte interpretando Akira splendidamente. Questo capolavoro rimane un mito senza tempo da collezionare ed avere, poche sono le serie animate che lasciano un segno cosi indissolubile nel tempo .

Jotaro

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Di slovo (del 09/02/2007 @ 05:00:00, in musica, linkato 1438 volte)
Artista
A Perfect Circle
Titolo
Thirteenth Step
Anno
2003
Label
Virgin

Un uomo entra in una splendida cristalleria. Il suo sguardo è quello malinconico e inquieto di chi è stato deluso troppe volte. Si guarda attorno, si perde nella bellezza di ciò che lo circonda, si fa addolcire dal delicato scintillio, socchiude gli occhi per qualche istante... ora li sgrana! stringe la presa sul randello e lo brandisce con tutta la furia che ha dentro frantumando rabbiosamente tutto...
Se mi chiedessero di figurare la musica di questo album userei questo aneddoto.
Secondo lavoro del talentuoso gruppo, uscito a tre anni di distanza dal debutto “Mer de Noms” ne conserva le caratteristiche post-grunge pur sviluppandosi su nuove e più tormentate aree melodiche.
I brani trasudano passione, portata a galla dalla notevole interpretazione vocale di Maynard James Keenan (già cantante dei Tool) e le strutture musicali del chitarrista Billy Howerdel sono una macchina che accumula tensione, la incanala e la fa detonare in massicci riffs. La matrice metal è presente senza essere affaticante, il bilanciamento tra potenza e raffinatezza raggiunto dai due compositori fa di “Thirteenth Step” un album ad ampio spettro, riuscito sotto molti aspetti: le strutture non banali dei brani, l’atmosfera che richiamano, il coinvolgimento sanguigno delle chitarre distorte, l’ esecuzione precisa degli arpeggi e una produzione allo stato dell’arte (il primo mestiere di Howerdel è il tecnico del suono).
Da “the package”, brano ansimante e graffiante come un animale ferito, a “gravity” che evapora chiudendo il disco, ci si può deliziare con la struggente “the noose”, viaggiare mentalmente con “a stranger”, commuoverci con la barocca “the nurse who loved me”, correre sul filo delle lame di “pet” o tentare invano di resistere alla dirompente “the outsider”. Cinquanta minuti di seducente schizofrenia rock che descrivono un ‘cerchio perfetto’.

slovo

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Di Namor (del 08/02/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1659 volte)
Titolo originale
Dreamgirls
Produzione
USA 2006
Regia
Bill Condon
Interpreti
Jamie Foxx, Beyoncé Knowles, Jennifer Hudson, Keith Robinson, Eddie Murphy
Durata
131 Minuti
Trailer

Effie (Jennifer Hudson), Lorrell (Anika Noni Rose) e Deena (Beyoncè Knowles), sono tre amiche che dividono la stessa passione, quella per il canto. Insieme formano un trio chiamato le Dreamettes questo, numericamente piccolo ma vocalmente grande gruppo alla ricerca del successo, si trova a partecipare all’ennesimo concorso musicale, con la speranza che questa volta sia quella buona. Lo show, frequentato da agenti e manager musicali alla ricerca di talenti da lanciare, finisce per le Dreamettes come i precedenti, ma l’energia e le straordinarie qualità vocali delle ragazze arrivano all’orecchio di Curtis Taylor Jr.(Jamie Foxx), presente al concorso, il quale, oltre all’intuito per gli affari, è provvisto di un notevole senso musicale. Grazie a queste sue doti, fiuta subito il talento espresso sul palco dalle Dreamettes, e decide di scritturarle come coriste per la tournè del noto cantante dell’R&B James “Thunder” Early, interpretato da uno strepitoso Eddie Murphy. Nello scintillante mondo musicale degli anni 60/70, la popolarità per le protagoniste di questa storia non tarderà ad arrivare, ma si sa, il successo ha sempre un prezzo, e il conto che le ragazze dovranno pagare le porterà ad affrontare il rovescio della medaglia, fatto di rinunce e scelte difficili, arrivando anche a sacrificare la loro amicizia. Dopo 25 anni di repliche nei teatri di Broadway, il pluripremiato musical “Dreamgirls” è diventato oggi un film, a dirigerlo è il regista e sceneggiatore Bill Condon, già autore della sceneggiatura del sopravvalutato “Chicago”. La pellicola narra le vicende del famoso gruppo di Detroit, meglio conosciuto come le Supremes che insieme alla loro leader Diana Ross, regnarono incontrastate per svariati anni nell’olimpo del pop femminile. Ad interpretare una dimessa Diana Ross, è la cantante/attrice Beyoncè Knowles, dimagrita per l’occasione di ben dieci chili, in cerca, con questo film, (il quarto da lei interpretato), della definitiva consacrazione come attrice. Ma la bella Beyoncè per questo riconoscimento dovrà aspettare la prossima occasione, a metterle i bastoni tra le ruote c’ha pensato una debuttante di nome Jennifer Hudson, scelta ai provini tra 800 candidate, e sempre a lei è stato affidato il ruolo con le parti più intense è drammatiche del film, quello della dirompente Effie White, la più dotata a livello vocale del trio, ma anche la meno ingovernabile per il suo carattere focoso e sanguigno. La critica Americana l’ha paragonata a Barbra Streisand, personalmente se devo fare un paragone, la trovo più simile ad Aretha Franklin, ad ogni modo la sua performance è veramente eccezionale, pensate che inizialmente la Hudson cantava in uno spettacolino della Disney, in seguito è approdata al reality “American Idol”, una sorte di Corrida all’americana (dove, tra l’altro, non ha neppure vinto), dopo due anni è stata ingaggiata per “Dreamgirls”, con il quale ha già ottenuto il Golden Globe ed ha ricevuto la candidatura all’oscar come miglior attrice non protagonista, partendo favorita. La prorompente Jennifer non è la sola ad aver avuto questi riconoscimenti, infatti un’altra candidatura come attore non protagonista è stata assegnata a Eddie Murphy, anche lui vincitore del Golden Globe, travolgente nelle vesti di cantante e ballerino, irresistibile la sua esibizione in teatro dove inizialmente canta un brano d’amore, per poi interromperla all’improvviso e intonare ballando un soul alla James Brown, strepitoso. Al momento Dreamgirls nelle nostre sale cinematografiche, non sta ottenendo un gran riscontro da parte del pubblico, nonostante sia il film con le maggiori candidature, (otto contro le sette di Babel) anche se mancano quelle più importanti, regia, film, attori protagonisti, un chiaro segnale che qualcosa non ha funzionato come doveva? Non so, comunque a me non è dispiaciuto, l’unica cosa che indisponeva un tantino erano le scene in cui il film sfociava in musical, alternativa che si poteva evitare, vista la gran presenza di canzoni intonate dai protagonisti!

Namor

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Di Darth (del 07/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1671 volte)
Titolo originale
An Inconvenient Truth
Produzione
USA, 2006
Regia
Davis Guggenheim
Interpreti
Al Gore
Durata
100 minuti
Trailer

Al Gore, vicepresidente degli Stati Uniti durante l’amministrazione Clinton, e quasi presidente alle ultime elezioni (ha perso contro G.W. Bush per una dubbia manciata di voti in Florida), dopo la mancata vittoria si è dedicato molto all’attivismo ambientale, ed ha ideato e interpretato “Una scomoda verità”, un documentario mirato a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema ecologico del riscaldamento globale. Ma che cos’è il riscaldamento globale? Questo film spiega dettagliatamente (attraverso studi scientifici indiscutibili) tutte le correlazioni tra le emissioni di CO2 ed i vari mutamenti climatici a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni. Più tecnicamente, vi riporto uno stralcio di un testo preso dal sito ufficiale:
Il diossido di carbonio ed altri gas riscaldano la superficie del pianeta naturalmente trattenendo il calore solare nell'atmosfera. Questa e' una buona cosa perchè rende il nostro pianeta abitabile. Purtroppo però, bruciando combustibili fossili come carbone, gas e petrolio e distruggendo le foreste abbiamo incrementato drammaticamente la quantità di diossido di carbonio nell'atmosfera terrestre e le temperature stanno salendo. [...] La maggioranza degli scienziati concordano sul reale riscaldamento del globo, è già successo ed è il risultato delle nostre attività e non un fatto naturale. La prova è schiacciante e innegabile. Stiamo già vedendo i cambiamenti. I ghiacciai si stanno sciogliendo, le piante e gli animali sono forzati nei propri habitat e il numero di uragani e siccità sta aumentando. Se il riscaldamento continua, possiamo aspettarci conseguenze catastrofiche.
-Il livello degli oceani potrebbe salire più di 20 piedi con la perdita di una parte del ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartide, devastando le zone costiere di tutto il mondo.
-Ci saranno più spesso siccità e incendi. [...]
Non c'e' dubbio che noi possiamo risolvere questo problema. In effetti siamo obbligati moralmente a farlo. Piccoli cambiamenti alla nostra vita quotidiana possono fare la differenza aiutando a fermare il riscaldamento globale. E' il momento di unirsi per risolvere questo problema - AGISCI .

Anche Beppe Grillo ha parlato di questo documentario sul suo blog (vi allego il LINK al post), prima ed unica opera cinematografica mai pubblicizzata dal comico genovese. Il film in questione è davvero interessante: partendo dal problema del riscaldamento globale, Al Gore, tocca tantissimi temi socio-ecologici tutti connessi tra loro, mostrando come tutto sia una conseguenza delle scorrette abitudini dell’uomo. Non mancano stoccate all’attuale amministrazione Bush, ponendo in evidenza che l’unico pericolo per gli USA non proviene dal terrorismo mediorientale, e che dovrebbero occuparsi anche di investire sul futuro del pianeta. “An Inconvenient Truth” è candidato agli Oscar 2007 come miglior documentario, e come miglior canzone con "I Need to Wake Up" di Melissa Etheridge. Certo che viene naturale chiedersi per quale ragione Al Gore nel 2000 non abbia incentrato la campagna elettorale su temi ecologici mentre adesso (dopo la sconfitta) li ha presi tanto a cuore... ma, a prescindere da finalità pubblicitarie o elettorali, “Una scomoda verità” è assolutamente da vedere.

Sei pronto a cambiare il tuo modo di vivere?

Darth

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Di kiriku (del 06/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1402 volte)
Titolo originale
The Big Chill
Produzione
USA 1983
Regia
Lawrence Kasdan
Interpreti
Tom Berenger, Glenn Close, Kevin Costner, Jeff Goldblum, William Hurt, Kevin Kline, Meg Tilly, JoBeth Williams, Mary Kay Place
Durata
101
Trailer

In questi anni al cinema, di film che trattano il tema dell'amicizia e in particolare di compagni di scuola che si ritrovano dopo anni, ne abbiamo visti davvero tanti e quasi sempre scadenti. "Il grande freddo" è stato uno dei primi a trattare questo argomento ed è sicuramente il più riuscito e ha dato vita ad un vero e prorio genere cinematografico. Siamo negli anni ottanta, un gruppo di amici si ritrova per il funerale di uno di loro, Alex, morto suicida. Approffittando di questa occasione passano il fine settimana tutti insieme nella casa di Harold e Sara. In questi due giorni ricordano i tempi passati, i sogni e i progetti di un'età ormai lontana, l'amarezza di un presente che non rispecchia gli ideali e le speranze che avevano alimentato la loro giovinezza. Sarà proprio questo incontro che li porterà a riflettare insieme sulla vita trascorsa, tirando le somme, confrontandosi arrivando a volte allo scontro verbale. Su di loro aleggia la non presenza dell' amico scomparso, che con la sua morte costringe gli ex compagni di scuola a fari i conti con la realtà e a diventare in poche parole grandi. Questo film di sicuro non è un capolavoro ma non posso negare di averlo guardato con piacere. La sceneggiatura è buona, i dialoghi sono effervescenti e mai banali, non c'è una morale e tanto meno cerca di dare degli insegnamenti o delle soluzioni. E' solamente la realtà di una generazione raccontata sapientemente e accompagnata da una colonna sonora eccezionale che raccoglie artisti come Marvin Gaye, The Rolling Stones, The Beach Boys, Aretha Franklin e tanti altri. Il cast vede un'intera generazione di artisti americani oggi più che mai affermati ma che all'epoca erano tutti emergenti: Kevin Klein (Harold Cooper), Glenn Close (Sarah Cooper), Mary Kay Place (Meg Jones), Tom Berenger (Sam Weber), JoBeth Williams (Karen Bowens), William Hurt (Nick Carlton), Jeff Goldblum (Michael Gold), Meg Tilly (Chloe). Nel film c'è anche Kevin Costner nel ruolo di Alex ma del quale si vedono solo i polsi tagliati e i piedi perchè in postproduzione il regista Lawrence Kasdan ha deciso di tagliare i flashback dove recitava l'attore perche non aggiungevano niente al film, anzi appesantivano la semplicità e la chiarezza della narrazione della storia. Anche se sono passati più di venti anni dalla sua prima uscita nelle sale, rimane comunque uno di quei film che si guardano sempre volentieri e che non annoiano mai. Ciao e buona visione a tutti.

Kiriku

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Di nilcoxp (del 05/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1308 volte)
Titolo originale
Laitakaupungin Valot
Produzione
Finlandia, Germania, Francia 2006
Regia
Aki Kaurismäki
Interpreti
Janne Hyytiäinen, Maria Heiskanen, Maria Järvenhelmi, Ilkka Koivula.
Durata
78 minuti
Trailer

Fin dal titolo, il regista ci svela la sua passione per i film di “Chaplin” (“Le luci della sera” ad evocare il mitico “Luci della città”), e prosegue nelle inquadrature fisse ed immobili ma cariche di significato e complete nella loro struttura. La parola poco usata, potrebbe essere addirittura assente in molte scene, tanto esse si reggano benissimo in piedi da sole. Non solo, ma quando viene usata nei dialoghi (soprattutto tra i due protagonisti), ha un effetto esilarante, nei suoi contenuti tanto inusuali da sembrare grotteschi. Il regista parla di questa pellicola come l’ultima di una trilogia dei perdenti, che ha visto con i due lungometraggi precedenti “Nuvole in viaggio” e “L'uomo senza passato”, affrontare tre tematiche particolari: la disoccupazione, i senzatetto, e la solitudine. Infatti questo personaggio fa la guardia giurata, vive solo in un seminterrato, non ha amici e non ha mai avuto una donna. Facile quindi per l’amante del boss raggirarlo al fine di poter svaligiare una gioielleria da lui sorvegliata. Non solo non denuncerà la donna, ma per difenderla finirà in galera al suo posto. C’è dell’altro nella storia ovviamente, ma non ve lo anticipo di sicuro. Il tutto è accompagnato da musica che costantemente sentiamo in sottofondo, dal rock al melodico, e ho apprezzato particolarmente le opere di Puccini: “Tosca”, “La fanciulla del West”, “Manon Lescaut”. Un’altra particolarità simpatica ce la dà il regista in una sua dichiarazione: “…Nei miei film parte delle scene sono girate in stato di ubriachezza, parte in stato di non completa sobrietà; ma è difficile distinguere le une dalle altre. Del resto, Putin non beve. Eppure non mi sembra che abbia fatto nulla di buono». Film di notevole fattura, realizzato a basso budget, che si riconcilia alla grande con gli amanti del “Cinema d’Autore”.

nilcoxp

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Di Sansimone (del 04/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1010 volte)
Titolo originale
L'orchestra di Piazza Vittorio
Produzione
Italia, 2006
Regia
Agostino Ferrente
Interpreti
L'orchestra di Piazza Vittorio
Durata
90 minuti

Avevo già assistito ad uno spettacolo dell’orchestra di Piazza Vittorio al Tenco 05’ ed ero molto curioso di vedere il film-documentario sulla loro nascita e sviluppo. Il documentario (per il mio personale giudizio è più un documentario che un film in senso stretto) inizia con la spiegazione di cosa rappresenti Piazza Vittorio a Roma, un crogiuolo di razze e culture diverse, passando poi al salvataggio del cineteatro Apollo 11, unico teatro superstite nel quartiere e simbolo di speranza culturale. E’ proprio all’interno del comitato pro Apollo 11 che nasce l’idea di un’orchestra multietnica a Mario Tronco ( tastierista degli Avion Travel) ed ad Agostino Ferrente (documentarista di professione e regista di questo documusical come lo hanno definito loro stessi) entrambi residenti all’Esquilino. E’ nell’ottobre del 2002 che inizia a formarsi il primo gruppo dell’orchestra e, il documentario, ne descrive le difficoltà iniziali nel trovare i musicisti a causa della grande (e nel caso dei cinesi mai superata) diffidenza degli immigrati nel credere realizzabile un progetto simile; ostacolati dalla loro precarietà economica e da leggi pochissimo rispettose dei loro diritti d’essere umani viventi. Riusciti a superare questa prima fase di stallo, i due ideatori, si trovano a superare la cronica mancanza italiana di spazi adeguati e contributi pubblici per progetti sociali intelligenti. Fortunatamente, per loro e per noi, sono riusciti ugualmente a diventare un’orchestra in pianta stabile. Il documusical è uno splendido documento su com’è possibile l’integrazione tra popoli diversi con niente in comune: nell’orchestra ci sono musulmani, cattolici, induisti e atei... addirittura all’inizio di quest’avventura alcuni di loro non parlavano neanche l’italiano... eppure nonostante questo sono riusciti, e continuano tuttora, a suonare insieme non unendo i propri sound ma fondendoli tra loro. Non mi rimane che ringraziare tutto il cast dell’Orchestra di Piazza Vittorio per questa ventata d’ottimismo su un futuro, che a causa dell’ottusità dell’uomo consumistico, è sempre più cupo. Nel concludere mi piace riportare una risposta di Mario Tronco ad un giornalista che gli chiedeva a chi regalerebbe l’ultimo album dell’Orchestra di Piazza Vittorio (l’ultimo album s’intitola “Sona”) la sua risposta è stata: ”All’ex-presidente del senato Pera che qualche mese fa ha parlato di rischio meticciato in Italia”.

Sansimone

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Di gidibao (del 03/02/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 3142 volte)
Titolo originale
Magic Kingdom For Sale - Sold!
Autore
Terry Brooks
Traduzione
Riccardo Valla
Editore
Mondadori
Prima edizione
1986

Ben Holiday è un abile avvocato di Chicago che ha trovato rifugio nel proprio lavoro dopo la prematura scomparsa della giovane moglie. Il suo vivere quotidiano si inerpica lungo un sentiero ricco di sofferenza dove il futuro altro non è che un pallido orizzonte di bruma.
Durante il periodo di fine anno, Ben riceve dalla Rosen's LTD un "catalogo natalizio di sogni e desideri" tra i quali ne scorge uno tanto bizzarro quanto invitante: “Regno magico di Landover in vendita: maghi, draghi ed un castello fatato. A questo splendido arazzo manca solo un filo: Voi, per governarlo come Sovrano ed Alto Signore ”.
Pur non credendo ad una sola frase contenuta nell'annuncio pubblicitario, Ben Holiday decide di acquistare comunque il Regno giusto per offrire una nuova opportunità di cambiamento alla propria vita.
Landover è un regno in decadenza. Il trono è vacante da venti anni, le messi sono compromesse e la popolazione è disperata. I Baroni del luogo si rifiutano di accogliere Ben come loro sovrano, un drago semina il terrore nelle campagne ed una strega malvagia disegna oscuri incantesimi tramando opere di distruzione.

Questo di Terry Brooks è il primo di cinque romanzi dedicati al Ciclo di Landover. La trama è avvincente e ricca di humor, di azione e di suspence. I personaggi di corte a sostegno del protagonista hanno un profilo netto e ben strutturato nel contesto della narrazione.
Medaglioni dai grandi poteri, il castello fatato di Sterling Silver e la deliziosa silfide Willow (donna di giorno ed albero la notte) rendono questo romanzo una gradevole lettura accompagnandoci lungo un dedalo di orditi letterari intessuti intorno alle figure di Iron Mark e del Paladino, signore dei demoni il primo, figura del campione dei re di Landover relegata al mito di una armatura vuota la seconda...


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Di slovo (del 02/02/2007 @ 05:00:00, in libri, linkato 1704 volte)
Titolo originale
Osanna – Naples in the world
Autore
Carmine Aymone
Editore
Afrakà
Prima edizione
dicembre 2001

Carmine Aymone è un giovane giornalista e critico musicale cresciuto, come ama ricordare, a ‘pane e Sgt.Pepper’. La sua passione per la buona musica lo ha spinto ad approfondire, tra l’altro, la mai abbastanza ricordata stagione del progressive-rock italiano anni’70, con un attenzione particolare alla scena napoletana per doverosi motivi di cittadinanza.
Partendo da un’introduzione al prog-rock e le ragioni che ne hanno animato nascita e sviluppo, il saggio di Carmine procede con un ampia panoramica sui raduni, i primi festival infine sui gruppi partenopei, focalizzando sulle origini di una delle realtà più importanti e originali dell’epoca: gli Osanna. La storia, le collaborazioni, le scissioni e le reunion, fino ad arrivare ai giorni nostri, soffermandosi nel dettaglio di ogni album da loro pubblicato.
Consulente d’eccezione nella stesura lo stesso Lino Vairetti: storica voce del gruppo e amico dell’autore nonchè editore del testo (uscito sotto il suo marchio afrakà) che contribuisce condividendo memorie e aneddoti che sarebbe stato difficile recuperare altrimenti (tra i più singolari, quello riguardante il frammento di “bandiera rossa” presente in una traccia de “L’uomo”(1971)).
Un ricco lavoro di documentazione arricchisce il volume: fotografie (alcune molto vecchie e curiose), testi di canzoni, interviste e testimonianze di giornalisti e musicisti attivi in quel periodo (Renzo Arbore, Franco Mussida, Enzo Avitabile, Michele Zarrillo).
Un lettura esaustiva che appassionerà i cultori del genere, giocata sul dialogo fittizio con Carry, una sorta di asceta musicante italiano che Carmine immagina di incontrare per caso a Londra e che diviene il narratore ideale di questa appassionata e romantica storia “rock”.

slovo

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Di Namor (del 01/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1375 volte)
Titolo originale
Green Street Hooligans
Produzione
USA - Inghilterra 2005
Regia
Lexi Alexander
Interpreti
Elijah Wood, Charlie Hunnam, Claire Forlani, Marc Warren, Leo Gregory, Henry Goodman, Geoff Bell, Rafe Spall, Kieran Bew, Francis Pope, Christopher Hehir.
Durata
109 minuti

Per Elijah Wood, il 2005 è stato un anno lavorativo molto intenso che lo ha visto protagonista di ben tre pellicole, “Sin City” di Robert Rodriguez, “Ogni cosa è illuminata” del regista Liev Schreiber, ed infine la pellicola in questione: “Hooligans” che vede alla regia la tedesca Lexy Alexander, ex campionessa di arti marziali in patria ed ora convertita in cineasta negli USA. Evidentemente per Wood una tale mole di lavoro è da imputare al fatto che ha urgenza di far dimenticare Frodo (il piccolo hobbit della trilogia del “Signore degli Anelli”). Per un attore, a volte, essere identificato in un personaggio di un film di enorme successo, si è sempre rivelato un duro ostacolo alla propria carriera, ne sanno qualcosa attori come: Mark Hamill il Luke Skywalker della trilogia di “Star Wars”, col tempo caduto nel dimenticatoio, oggi doppiatore e autore di videogame, oppure Malcolm McDowell, che nonostante abbia recitato in 43 film, viene riconosciuto sempre come il violento Alex DeLarge di “Arancia Meccanica”. Ma torniamo al film, leggendo il titolo “Hooligans”, è facile intuire che ruoti intorno al mondo del calcio, dove, per le tifoserie avversarie non conta solo il risultato della loro squadra, ma è importante sapere quanti tifosi avversari rimangono a terra, dopo gli inevitabili scontri che precedono la partita. Pete (Charlie Hunnam) è il leader di una delle frangie più violente degli ultrà del West Ham United, con il suo gruppo si riunisce la sera al pub, all’interno del quali, tra boccali di birra e canti urlati a squarciagola, si organizza e pianifica l’imminente impresa, che faccia esibire ma soprattutto riecheggiare tutto il loro coraggio, più le gesta sono clamorose e le risse violente ed epiche, più il loro prestigio aumenta! Matt Buckner (Elijah Wood) aspirante giornalista americano, viene ingiustamente espulso da Harvard, e, per voltare pagina raggiunge la sorella a Londra, dove verrà catapultato grazie al cognato Pete, nell’universo chiuso degli hooligans, rimanendo prima sbigottito da tanta violenza e poi affascinato dal loro inesauribile coraggio, valore, che in lui da sempre latita. Sarà, in seguito alle violenze subite e viceversa, fatte patire, che avverrà la sua metamorfosi, dandogli modo di staccare alla sua maniera, il suo biglietto di ritorno per Harvard!

Namor

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Di Darth (del 31/01/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2383 volte)
Titolo originale
Apocalypto
Produzione
USA 2006
Regia
Mel Gibson
Interpreti
Morris Birdyellowhead, Jonathan Brewer, Dalia Hernandez, Rudy Youngblood
Durata
139 minuti
Trailer

<<Una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro>>. Inizia con questo monito del filosofo Will Durant “Apocalypto”, l’ultimo film di Mel Gibson.
La storia narra l’inizio della fine del popolo Maya, partendo da poco prima che i primi conquistadores spagnoli approdassero nelle meravigliose foreste dello Yucatan. Incentrando la storia sull’eroismo di un giovane guerriero che affronta di tutto per poter tornare a salvare la moglie e il figlio, Gibson ci mostra in tutta la sua beltà l’antica civiltà centroamericana e le foreste che la circondavano. A questi paesaggi mozzafiato vi aggiunge una trama avvincente, effetti speciali strepitosi e suoni avvolgenti (candidato all’Oscar come miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e miglior trucco), realizzando, anche questa volta, un’opera spettacolare. Nel film, nulla è lasciato all’immaginazione: gli uomini sono nudi, le donne anche, e quando c’è da tagliare una testa o asportare un cuore per onorare il sole… la testa si vede mentre viene tagliata, il cuore pulsa ancora tra le mani sanguinanti del sacerdote, il sangue schizza copioso, ed il corpo senza vita (e senza testa) viene pure preso a calci giù per i gradini del tempio (che pare una fedele ricostruzione del Tempio del Grande Giaguaro, scoperto a Tikal)… e questo non è che un esempio delle barbarità presenti nella pellicola. Dopo aramaico e latino, Gibson ci propina un film interamente parlato in dialetto maya yucateco: anche di questa particolarità, come della violenza spettacolarizzata, il cinquantunenne regista americano sembra farne un suo marchio di riconoscimento. Come fu per “La passione di Cristo”, anche questa pellicola ha riscosso tanto successo quante critiche. In Italia, hanno fatto questioni perché inizialmente la censura non aveva posto veti d’età per la visione del film, successivamente, sotto pressioni del codacons, è stato vietato ai minori di 14 anni (personalmente mi aveva colpito di più la crudeltà con la quale veniva seviziato Gesù, che le scene di guerra Maya… ciononostante “The Passion” non fu sottoposto a divieti). In Messico e Guatemala, sebbene “Apocalypto” non sia ancora stato proiettato nelle sale, le critiche sono edificate sul modo in cui Gibson descrive il popolo Maya: secondo gli indios, il ritrarre i loro antenati con anelli al naso e mentre perpetrano sacrifici umani, fomenterebbe il razzismo ed accentuerebbe i falsi stereotipi con cui vengono ritratti i nativi americani. Mel Gibson ha dichiarato di aver girato quest’opera per “offrire, osservando una civiltà scomparsa, una riflessione su di noi e sulla nostra società”: di questo non ho trovato sinonimie rilevanti, ma, se lo prendiamo per un racconto storico-avventuroso, il film merita di essere visto: l’ho trovato brillante, originale e coinvolgente. Peccato per alcune cadute di qualità narrativa, con americanate assurde, su tutte la scena della ragazza che partorisce in equilibrio precario, con l’acqua alla gola ed una bambina in braccio… X - |

Darth

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Di kiriku (del 30/01/2007 @ 05:00:01, in cinema, linkato 2162 volte)
Titolo originale
Dance Me to My Song
Produzione
Australia 1998
Regia
Rolf De heer
Interpreti
John Brumpton, Joey Kennedy, Rena Owen, Heather Rose
Durata
102 min.

Julia ha passato la vita in un istituto dove si presume sia stata maltrattata. Praticamente vive su una sedia a rotelle, è nata con una grave paralisi cerebrale che non gli pemette di compiere nessun movimento e tanto meno di poter parlare. L'unico modo che ha per comunicare è una tastiera vocale posta sulla carrozzina. I servizi sociali gli hanno dato un appartamento e gli hanno assegnato un'assistente per aiutarla ad espletare tutte quelle funzioni che una persona normalmente compie. Il problema di Julia è che l'assistente non ha la sensibilità ne le capacità per poter svolgere il compito assegnatogli, arrivando molte volte al maltrattamento fisico e psicologico. Arriva tardi la mattina e lascia la povera disabile nel letto con i propri escrementi, la imbocca maldestramente, gli sequestra la tastiera per punirla di cose di cui non ha colpa, la fa assistere alle sue prestazioni sessuali con i vari uomini che porta a casa. Un giorno, stanca di essere abbandonata a se stessa, esce in strada in cerca di aiuto e incontra un uomo che gli presta soccorso e con il quale instaura un rapporto di amicizia e amore che farà scatenare la gelosia dell'assistente che cercherà a sua volta di conquistare le attenzioni del soccorritore. Questo è un film difficile da guardare, il regista , Rolf De Heer, non usa filtri, mette lo spettatore di fronte alla cruda realtà mostrandoci Julia alle prese con le difficoltà della vita quotidiana che lei comunque affronta con dignità e coraggio. Le immagini sono davvero forti, il regista ci mostra la nudità della protagonista deformata dalla malattia, ma, come capita di solito nei suoi film, non lascia spazio alla retorica e si spoglia delle falsità, degli orpelli e dei pregiudizi annientando quel pietismo che spesso circonda questo argomento. La protagonista, Heather Rose, che nella vita reale è affetta davvero da questa terribile malattia e che ha faticato non poco per interpretare il personaggio di Julia, ha scritto anche il soggetto e in parte la sceneggiatura rendendo il fim in qualche modo autobiografico. Detto questo si può anche intuire che, essendo alla prima esperienza,  il punto debole di questo film è da ricercare proprio nella sceneggiattura: i personaggi sono un po troppo schematizzati; sotto il profilo narrativo sono evidenti dei vuoti, come nel caso di Eddie che misteriosamente riceve telefonate a casa di Julia ma non si sa da chi e ne tanto meno per quale motivo; ma è il lieto fine che stona e che fa a pugni con il resto della pellicola. Nonostante tutto  è un film bello, che rompe gli schemi che non fa prediche ma che racconta solamente una storia e a raccontarla è Heather Rose che non vuol essere compatita ma semplicemente dimostrare che un persona per quanto limitata da un handicap, ha delle emozioni e delle esigenze, comprese quelle sessuali. Buona visione a tutti!

 Kiriku

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Di nilcoxp (del 29/01/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1148 volte)
Titolo originale
Thumbsucker
Produzione
USA 2005
Regia
Mike Mills
Interpreti
Lou Taylor Pucci, Tilda Swinton, Vincent D'Onofrio, Kelli Garner, Keanu Reeves, Vince Vaughn, Benjamin Bratt.
Durata
96 minuti

Justin è un ragazzo adolescente americano che ha il vizio nei momenti di tensione, di succhiarsi il pollice. Questo gli crea non pochi problemi con i suoi coetanei e con suo padre, molto infastidito da questo comportamento. Indirizzato in alcune scelte da un dentista particolare (un Keanu Reeves forse più concentrato a trovare se stesso che non ad aiutare il giovane), riesce ad abbandonare questa cattiva abitudine. Rimane però distratto a scuola e coi compagni, e i professori e una psicologa convincono lui e la sua famiglia di aver bisogno di aiuto. Comincia così per il ragazzo una nuova vita, dipendente però da antidepressivi. Interessante commedia che apre una finestra sullo stile di vita americano: ci mostra la scuola (insegnanti che prescrivono psicofarmaci come fossero caramelle), la famiglia (il padre una stella mancata del football a causa di un infortunio, la madre innamorata ed amante di una celebrità della spettacolo), i rapporti sociali tra adolescenti (la droga e i primi rapporti sessuali), tutto senza però lasciare il segno. Il film riesce a metà, troppo spesso scivola in un’atmosfera da telefilm per teenager, scavando poco nelle personalità dei protagonisti. A questo va aggiunto un forzato lieto fine che rovina ulteriormente la valutazione della pellicola che nel complesso è sufficiente, ma vista l’idea di partenza, il film poteva e doveva essere molto meglio.

nilcoxp

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Di #LouiseElle
Anche questo titolo ...
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Di Namor




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