BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 06/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 30 volte)
Titolo originale
Awake
Produzione
USA 2007
Regia
Joby Harold
Interpreti
Hayden Christensen, Jessica Alba, Terrence Howard, Lena Olin, Christopher McDonald.
Durata
84 Minuti

Vi è mai capitato di trovarvi in una sala operatoria e per un attimo essere preoccupati per la paura che l’anestetico non funzioni?
A me è successo. Il mio primo pensiero è stato: speriamo che aumentino la dose e che non senta nulla!
Voi cosa fareste se vi trovaste vigili ma, incapaci di muovervi e di esprimervi in qualsiasi modo durante l’operazione? Sapreste usare l’unica arma che vi resta per sopravvivere: “La vostra mente”? Questa è l’improbabile esperienza di un giovane manager, affetto da problemi cardiaci in procinto di operarsi.
Clayton Beresford Jr. ( Hayden Christensen,) è un ragazzo che sembra avere tutto dalla vita: una bellissima fidanzata Samantha Lockwood (Jessica Alba), una madre Lilith (Lena Olin) che lo adora è una florida attività che gli consente di avere tutto il danaro, che un giovane uomo potrebbe mai desiderare.
Invece, la vita di Clay è molto lontana dalla felicità, in quanto per problemi cardiaci dovrà sottoporsi ad un delicato trapianto di cuore. Sarà proprio il suo più caro amico, il cardiologo Jack Harper ( Terrene Howard), ad occuparsi della sua operazione, nonostante il parere contrario di sua madre Lilith, che ad operare il figlio vuole che sia il Dot. Neyer, uno dei massimi cardiologi del paese.
Clay, incurante delle pressioni di sua madre, decide che sia proprio il suo fidato amico Jack a trapiantargli il nuovo cuore.
Durante l’operazione accade un fatto molto strano: Clay, nonostante sia sotto anestesia, prova tutte le sensazioni fisiche dell’intervento in corso, aprendogli le porte di un terribile incubo da vivere, poiché oltre a provare dolore fisico, lui è in grado di ascoltare le voci dell’equipe medica, cosa che gli farà conoscere una inaspettata e amara verità sulle persone a lui care.
Improvvisamente la fiducia e l’amore crolla inesorabile… l’unica cosa di vero che gli resta al mondo è l’amore incondizionato di sua madre.
Non aggiungo altro (forse ho già detto troppo) per non svelare ( per chi non avesse ancora visto la pellicola), la curiosità di dare uno sguardo a “Awake”.
La trama mi è piaciuta, sia per il complotto che si sta tramando alle spalle del giovane, sia per l’esperienza extrasensoriale vissuta dal ragazzo che, come il titolo aveva già anticipato, si ritroverà a vivere un’anestesia cosciente. Nella prima parte del film, vi sono momenti di vera tensione e anche colpi di scena non indifferenti (come ogni vero thriller che si rispetti dovrebbe fare), mantenendo acceso l’interesse dello spettatore. Il finale a mio parere è un po’ scontato e frettoloso, qui il regista cerca in tutti i modi di emozionare il pubblico con la lacrima facile, nel consueto rapporto madre-figlio.
Ad ogni modo lo reputo un buon film da visionare, augurandosi di non trovarsi mai nella stessa situazione di Clayton.
Una piccola raccomandazione per chi avesse in previsione (mi auguro nessuno) un intervento, ed è preoccupato di ciò, non consiglio la visione di “Awake – Anestesia Cosciente”, poiché in vista dell’operazione potrebbe provocarvi uno stato di maggior tensione .

 Angie

 
Di Namor (del 03/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 59 volte)
Titolo originale
Pandorum
Produzione
USA - Germania 2009
Regia
Christian Alvart
Interpreti
Dennis Quaid, Ben Foster, Cam Gigandet, Cung Le, Antje Traue.
Durata
108 Minuti
Trailer

Il caporale Bower (Ben Foster) insieme al tenente Payton (Dennis Quaide), sono rinchiusi in una camera ipersonno a bordo dell’astronave Elyseum. Al loro risveglio i due, come prevede il regolamento, dovrebbero dare il cambio all’equipaggio in loco, che si sta occupando di portare l’astronave sulla nuova terra promessa, ovvero il pianeta Tetys. Riprese con non poca fatica, le loro facoltà, i due si rendono subito conto che sulla nave spaziale inaspettatamente buia e priva di personale, c’è qualcosa che non va.
Con la memoria che ancora tarda a rinvenire del tutto, Bower decide di andare all’avanscoperta per vedere e capire la strana anomalia che regna sull’Elyseum.
Con l’ausilio radio del tenente Payton, il caporale Bower, si avventura lungo le condutture di ventilazione per far ripartire il reattore, in modo d’avere l’energia occorrente per ripristinare i comandi di bordo. Una volta fuori dall’abitacolo del loro risveglio, il caporale non tarderà a scoprire l’agghiacciante causa dell’assenza degli occupanti all’interno di una navicella capace di contenere 60.000 passeggeri.
Durante il tragitto che lo separa dal generatore, Bower avrà modo di incontrare gli autori del claustrofobico scenario in cui si trova. Gli Hunters, una spietata razza predatrice che ha fatto dell’Elyseum, il suo naturale habitat dove vivere e proliferare cibandosi dei suoi sfortunati ed ignari viaggiatori.
Bower, con l’ausilio degli unici due sopravvissuti a bordo, il guerriero Manh, impersonato dal Vietnamita quattro volte campione del mondo di Karate Cung Le e la letale biologa di bordo Nadia, interpretata dall’attrice Tedesca Antje Traue, dovranno affrontare più d’una insidia per arrivare ad attivare il generatore ed uscire vivi da questo angoscioso incubo.
Un’uscita estiva nelle nostre sale abbastanza gradita, questo “Pandorum” diretto dal regista Christian Alvart, il quale si avvale delle prestazioni di Dennis Quaide e Ben Foster, nei ruoli dei due astronauti protagonisti. Più che discrete le ambientazioni claustrofobiche, ottenute in una centrale elettrica abbandonata di Berlino, così come la realizzazione è le movenze nei combattimenti degli Hunters.
Film godibile se non si alzano le pretese, vi ricordo che è un titolo che fa da apripista alla prossima stagione cinematografica… quindi prendetelo per quello che è!

Namor

 
Di mimmotron (del 23/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 121 volte)
Titolo originale
Il Pap'occhio
Produzione
Italia 1980
Regia
Renzo Arbore
Interpreti
Diego Abatantuono, Roberto Benigni, Andy Luotto, Mario Marenco, Luciano De Crescenzo.
Durata
101 Minuti

Ieri sono entrato nella videoteca dove abitualmente mi reco ad affittare i film (Video Dreams) e mi sono accorto dell'uscita in versione restaurata de il Pap'occhio. Una pellicola che merita assolutamente di essere vista, bene inteso, se si voglio fare delle risate attraverso una comicità che definirei “vintage”. A Renzo Arbore, reduce dal successo de L'altra domenica, venne infatti proposto di girare un film e con tutta la sua compagnia si gettò in questo nuovo progetto, era infatti un esordiente alla regia cinematografica, con un'idea che a quei tempi gli costò il ritiro della pellicola dalle sale “per vilipendio alla Religione Cattolica e alla persona di S.S. il Papa”.
La trama del film infatti si sviluppa sull'idea del Papa di creare una televisione vaticana per attirare le nuove generazioni sempre più distanti dal Cattolicesimo e decide di affidarne la direzione artistica a Renzo Arbore che interpreta se stesso, come d'altronde buona parte dei protagonisti. Il tentativo da parte di Arbore di creare una televisione del vaticano troverà l'opposizione surrettizia a questa idea del Papa del cardinale Richelieu al qual si alleerà Roberto Benigni (coartato dalla madre) che per trenta gettoni telefonici farà in modo, poi pentendosi, di far naufragare questo progetto. Credo che vi siate subito accorti della citazione ad un fatto noto della Bibbia che come di molti altri è impregnata questa pellicola anche se per la maggior parte di altro genere come il cinema, la musica, la letteratura, la politica e lo sport.
Sono presenti come protagonisti oltre ad Arbore e Benigni, Abatantuono, Isabella Rossellini, Andy Luotto, Mariangela Melato, Martin Scorzese e molti altri ancora ognuno dei quali recita una piccola parte all'interno di questo improponibile programma di cabaret all'interno del palinsesto della tv vaticana. Sicuramente le scene che hanno come protagonista Benigni sono quelle di maggiore spessore artistico tra le quali, imperdibile, il suo monologo con Dio sopra un impalcatura utilizzata per il restauro della Cappella Sistina. E con la tavolozza in mano, immagina un improbabile conversazione tra Dio e Carlo Marx presso il quale quest'ultimo giunge con l'avvento del Giudizio Universale. Considerato che durante la sua vita sostenne la non esistenza di Dio come punizione dovrà lavorare presso la portineria e essendo Dio in quel periodo molto impegnato dovrà dire a tutti quelli che lo cercano “Mi dispiace Dio non c'è”. Ovviamente non manca il tormentone, tanto caro ad Arbore, che si realizza ogni qual volta gli uomini di Chiesa gli dicono: “Il Signore sia con voi”. Per cui lui se la prenderà con Mario Marenco che è sempre staccato dal gruppo che si muove invece compatto all'interno della Città del Vaticano.

mimmotron

 
Di Asterix451 (del 19/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 136 volte)
Titolo originale
The Reader
Produzione
USA - Germania 2008
Regia
Stephen Daldry
Interpreti
Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz.
Durata
124 Minuti

Nella Berlino dei nostri giorni, Michael Berg (Ralph Fiennes) è un avvocato dai modi gentili, introverso e taciturno, realizzato nella carriera ma non negli affetti. Con un matrimonio fallito alle spalle e un rapporto difficile con la figlia, passa da un’amante all’altra senza approfondire altro che formali rapporti fisici. Questo è solo il modo di allontanare il ricordo di un passato che lo ha condizionato per tutta la vita; per quanto si sforzi, ancora oggi, mentre la donna di turno si allontana da casa sua, Michael ricorda quando aveva l’età di sua figlia, nella Berlino divisa del 1958, il giorno che incontrò la donna della sua vita.
Nel flashback Michael è di nuovo un sedicenne (David Kross), sul tram, di ritorno da scuola; colto da un malore, viene soccorso dalla bigliettaia, una donna taciturna e dura, che si occupa di farlo arrivare a casa. Dopo la malattia, ricercando la donna per ringraziarla (e rivederla), si troverà catapultato nella storia più profonda, importante e contraddittoria di tutta la sua vita, a causa della differenza di età che li separa e dell’oscuro segreto che la bella Hanna Schmitz (Kate Winslet) custodisce.
Quella che inizia come una storia di iniziazione alla maturità sessuale di Michael, è per entrambi opportunità di appagare bisogni fondamentali come l’amore e la sete di conoscenza, che si intrecciano quando Hanna detta una condizione: concederà a Michael ciò che desidera, a patto che lui legga libri per lei, a voce alta. Anche la loro vivono quella che sembra una bella storia, almeno fino al giorno in cui Hanna sparirà, senza una apparente ragione.
Per il ragazzo è un duro colpo, ma non è nulla in confronto a ciò che proverà ormai all’università, rivedendo Hanna Schmitz al tavolo degli imputati, durante un processo per crimini di guerra. Le accuse sono molto dure, ma Michael potrebbe attenuarle, se rivelasse alla Corte un dettaglio che lui solo conosce, di lei.
Non sa che fare. Alla fine deciderà di tacere, condannandola lui stesso per ciò che lei ha fatto a degli innocenti, prima, e forse anche per ciò che ha fatto a lui. Eppure non riesce a dimenticarla: sono legati da un sentimento incoerente, che alimenta e reprime per tutti gli anni del carcere. Fino al giorno in cui riceverà una lettera…
Dal romanzo di Bernhard Schlink, Stephen Daldry (Billie Elliott, The Hours) torna ai temi cari della transizione adolescenziale e delle contraddizioni che, da essa, continueranno tutta la vita. Propone una donna imperfetta ed ignorante (ma reale), facile da condannare per ciò che ha fatto, esattamente come Michael che tace di fronte alla Corte; eppure ne sottolinea i pregi, dalla grande sensibilità all’assoluta dedizione al lavoro che, in un campo di sterminio, può diventare letale (“NON potevamo permettere che si disperdessero: eravamo le Sorveglianti! Sapete che cosa significa?”).
Il film è sostenuto dagli attori, splendidi nella loro silenziosa espressività e capaci di trasmettere l’oscuro equilibrio tra amore, odio e bisogno di giustizia non subordinato al sentimento. Kate Winslet è sensuale e dura, insieme, mentre Ralph Phiennes commuove nella sua espressività. David Kross, il giovane Michael, si getta con ironia ed entusiasmo alla scoperta della sesso e dell’amore ma sa, nel momento in cui la vicenda lo stronca, dar volto a quella malinconia che Fiennes esaspererà da adulto, dando continuità all’interpretazione.
Le musiche sono belle e struggenti, e la regìa molto curata. Le scene di sesso piacereranno a uomini e donne, per la delicatezza e l’ironia di Hanna e Michael, ma non sono strumentalizzate oltre il necessario. Non c’è tesi d’assoluzione per determinati crimini, solo dimostrare che non esiste una retorica distinzione tra Bene e Male, nell’animo dell’Uomo.
Personalmente lo considero un film splendido, con dei limiti nel ritmo (che io non ho patito, però): a parte le scene un po’ più spinte, la storia di Hanna e Michael procede con molti silenzi e sottintesi, e sarà facile annoiarsi per gli amanti dell’azione ad ogni costo.

Asterix451

 
Di Angie (del 12/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 130 volte)
Titolo originale
Race to Witch Mountain
Produzione
USA 2009
Regia
Andy Fickman
Interpreti
Dwayne Johnson, AnnaSophia Robb, Alexander Ludwig, Carla Gugino, Ciarán Hinds.
Durata
109 Minuti
Trailer

Un tassista di Las Vegas Jack Bruno (Dwayne Johnson), si imbatte in due passeggeri “particolari” seduti sul sedile posteriore della sua vettura, senza nemmeno accorgersi come ci siano saliti, i due ragazzi Sara e Seth, risulteranno essere fratello e sorella. I due dotati di eccezionali poteri paranormali stanno per essere braccati da un’orda di spietati nemici. Costoro offrono a Jack una cifra sproporzionata pur che, li conduca in una casa isolata. Ben presto l’uomo si rende conto che i ragazzi sono due alieni e il loro obbiettivo è quello di ritrovare i risultati di un sperimento portato avanti dai loro genitori, che possa salvare il pianeta da cui vengono (reso sempre più inospitale), ed evitare alla terra la colonizzazione da parte del loro popolo. Il tassista, con il sostegno della studiosa di astrofisica, la Dr. Alex Friedman, decide di aiutare i due extraterrestri a compiere la loro missione e a difenderli sia dagli agenti governativi che, vogliono catturarli per studiarne le loro capacità, che dal temibile Siphon, un cacciatore alieno spedito sulla Terra per mandare a monte il loro piano, per poi preparare l’invasione del nostro pianeta.
Da qui scaturisce una corsa contro il tempo verso Witch Mountain, un posto dove il governo tiene nascosti quei segreti che la popolazione, non può e non deve conoscere. “Corsa a Witch Mountain” è un film d’avventura prodotto dalla Disney, o meglio, il remake di “Incredibile viaggio verso l’ignoto”del 1975. La pellicola diretta da Andy Fickman è un mix di azione comprendenti inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali che, secondo il mio parere, risultano più adatti ad un film di supereroi, che non a una pellicola come questa. Son comprese anche scene che, ricordano molto “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di S.Spielberg.
Come tutti i classici della Disney, non mancano i cosiddetti messaggi positivi e il classico scontro tra buoni e cattivi, dove quest’ultimi risultano più crudeli, stolti e mentalmente limitati (il vero carnefice non è terrestre).
E’ una proiezione che senz’altro sarà gradita al pubblico adolescenziale, in quanto si tratta di un viaggio fantastico, in cui un gruppo di improbabili eroi diventano i salvatori dei due mondi. In conclusione “Corsa a Witch Mountain” è un film semplice, carino e scorrevole che si lascia tranquillamente guardare, regalando momenti di saggezza e buoni sentimenti, cosa che rende la narrazione ancora più interessante.

Angie

 
Di Namor (del 02/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 240 volte)
Titolo originale
Manolete
Produzione
USa - Francia 2007
Regia
Menno Meyjes
Interpreti
Adrien Brody, Penelope Cruz, Santiago Segura, Juan Echanove, Josep Linuesa.
Durata
92 Minuti
Trailer

Manuel Laureano Rodrìguez in arte Manolete, fu uno dei più grandi toreri se non il migliore, che la Spagna abbia mai avuto. Con il suo inconfondibile stile, associato al suo caratteristico piglio malinconico, quest’uomo divenne il più osannato toreador del mondo, oltre la Spagna, si esibì nelle arene di tante altre nazioni come Venezuela, Perù, Colombia e Messico località in cui, per accontentare il folto pubblico, costruirono un’arena da 50mila posti, adiacente a quella esistente. La stella di Manolete si spense alla giovane età di 30 anni, il 28 Agosto del 1947 nella Plaza de Toros a Linares, durante una delle sue esibizioni, in cui era presente anche il suo giovane rivale Louis Miguel Domenguin.
Terminato nel 2007, “Manolete” ha visto solo quest’anno la sua distribuzione nelle sale, ci sono voluti tre lunghi anni per far uscire questo titolo di genere storico. Quando una pellicola subisce continui rinvii nella distribuzione, la motivazione è quasi sempre la stessa, ossia, la scarsità della merce, il prodotto viene inizialmente rifiutato dagli esercenti, per essere acquistato anni dopo ad un prezzo nettamente inferiore e distribuito durante la stagione morta. Purtroppo tale scelta trova il mio consenso, poiché la pellicola non mi ha entusiasmato più di tanto, se si parla del più grande torero che la storia abbia mai avuto, era lecito aspettarsi qualche cosa di più singolare riguardo la formazione di Manolete in torero, invece niente, il film s’impantana nelle tribulata storia d’amore con l’attrice Lupe Sino, portandolo ai livelli d’una qualsiasi pellicola d’amore per adolescenti.
Gli unici momenti che ho trovato interessanti, sono i titoli di presentazione (che vi consiglio di non perdere), durante i quali si potranno ammirare vecchie e affascinanti immagini di repertorio, che avranno il grande merito di mostrarci i veri volti dei protagonisti di questa straordinaria storia, mal realizzata. Ottima la scelta dell’attore Adrien Brody, sia per la sua sbalorditiva somiglianza con Manolete, che per la sua interpretazione da malinconico zerbino.
Meno bene l’attrice spagnola Penelope Cruz, nei panni della sua disprezzata amante, il suo personaggio l’ho trovato una sorta di fastidiosa caricatura di una delle tante arrampicatrici sociali presenti nel jet set.
Peccato per la mal riuscita di questa pellicola, leggere ottime biografie su grande schermo purtroppo è diventata una realtà sempre più rara.

Namor

 
Di mimmotron (del 30/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 126 volte)
Titolo originale
La Classe Operai va in Paradiso
Produzione
Italia 1972
Regia
Elio Petri
Interpreti
Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone.
Durata
125 Minuti

In questi giorni abbiamo ripetutamente sentito parlare della fabbrica FIAT di Pomigliano d'Arco e il mio pensiero è subito corso a “La classe operaia va in paradiso” film di Elio Petri del 1971, Palma d'oro a Cannes. Interpretato, come sempre, in maniera magistrale da Gian Maria Volonté. Sicuramente molte cose sono cambiate da allora nel panorama culturale del nostro Paese e non solo, le manifestazioni studentesche sono ormai un ricordo e forse solo un pò più vivo quelle sindacali. Resta invece il problema degli operai che molto spesso finiscono per pagare sulla loro pelle i problemi della fabbrica e le trasformazioni della nostra società. Esula ora un'analisi sul momento che stiamo attraversando sotto questi aspetti, ma la visione di questa vecchia pellicola può aiutarci a recuperare tematiche da tempo abbandonate, forse non da tutti, ma indubbiamente da molti di noi. Ludovico Massa, per tutti Lulù, è un operaio che lavorando con un andazzo infernale riesce con il cottimo a sostentare due famiglie e fare una vita agiata. Questo suo metodo di lavorazione finisce per renderlo inviso ai suoi colleghi ed amato dai datori di lavoro che lo adottano per stabilire i ritmi ottimali di produzione. Memorabile quando alcuni ragazzi appena assunti gli chiedono come faccia a mantenere questa cadenza al tornio e lui gli risponde che pensa al sedere di una sua collega: “Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo. Un pezzo, un culo.” Parole che dimostrano lo stato d'alienazione ormai raggiunto da Lulù, inoltre evidenziato da come una volta giunto a casa finisca per annientarsi davanti alla televisione eliminando qualsiasi dialogo all'interno della famiglia dove con la moglie (Mariangela Melato) non è nemmeno più in grado di avere rapporti. Tutto questo si conclude quando durante le ore di lavoro perde un dito, fatto che lo sveglia dall'oblio in cui viveva e lo porta ad abbraccia le cause proposte dagli studenti che di frequente si ritrovavano davanti ai cancelli dello stabilimento per lanciare i loro slogan. Posizioni queste assai più radicali di quelle dei sindacati che lo mettono nuovamente in contrapposizione con i suoi compagni di lavoro.

mimmotron

 
Di Asterix451 (del 23/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 164 volte)
Titolo originale
Reservation Road
Produzione
USA 2007
Regia
Terry George
Interpreti
Joaquin Phoenix, Elle Fanning, Jennifer Connelly, Sean Curley, Samuel Ryan Finn.
Durata
102 Minuti

E’ sera.
Il piccolo Josh (Sean Curley) e suo padre Nathan (Joaquin Phoenix) stanno percorrendo la Reservation Road sulla via di casa, quando il bambino vede improvvisamente delle lucciole volare a bordo strada; irresistibilmente attratto dal loro chiarore, scende di corsa dall’auto e si precipita in mezzo alla carreggiata per raggiungerle. Non non ci riuscirà mai, perché l’impatto è fortissimo, quando il SUV che sopraggiunge lo investe sotto gli occhi impotenti del genitore. L’auto sbanda, sembra volersi fermare per tornare indietro, ma poi il conducente riparte facendo perdere le sue tracce.
La famiglia Learner precipita nella tragedia. La Polizia inizia le indagini, ma Nathan si rende presto conto che sono destinate ad arenarsi con il trascorrere dei giorni, e che la morte di suo figlio non avrà mai un colpevole da assicurare alla giustizia. Oltre a controllare il suo dolore, deve anche fronteggiare la depressione di sua moglie Grace (Jennifer Connelly) e continuare a soddisfare i bisogni della loro figlia più piccola, Emma (Elle Fanning). E’ una situazione logorante, che rischia di degenerare se non prende un’iniziativa: Nathan decide quindi di impegnarsi in prima persona nella ricerca del pirata, informandosi sulle normative e domandando consigli ai genitori di altre vittime della strada, attraverso Internet. Si rivolge inoltre ad un famoso studio di avvocati, per ottenere un’adeguata assistenza legale, nel caso il colpevole venga identificato; qui incontra l’avvocato Dwight Arno (Mark Ruffalo), il quale ha assistito, in disparte e a sua insaputa, al funerale di suo figlio. Il quale era anche alla guida dell’auto che lo ha investito.
E’ proprio lui, infatti, il pirata della strada che Nathan sta cercando. Ma non è un farabutto, nè un ubriaco alla guida, o un irresponsabile pericoloso al volante; è un padre anche lui, forse meno capace e divorziato, che cerca di recuperare un rapporto difficile con il proprio figlio, ora afflitto dal fardello di aver ucciso quello di un altro. Si è trattato davvero di un incidente.
Pur lacerato dai sensi di colpa, sa che costituendosi finirebbe in carcere, perdendo quindi ogni possibilità di ricostruire qualunque rapporto familiare; la sua carriera verrebbe stroncata, il suo futuro totalmente messo in discussione. Naturalmente temporeggia con Nathan, che nel frattempo rifugge la realtà in preda al suo paranoico dolore, nonostante le loro vite si intreccino sempre di più, tanto che la verità verrà presto a galla. Terry George, regista di Hotel Rwanda e sceneggiatore (tra gli altri) di Nel Nome del Padre e Sotto Corte Marziale, ha già dimostrato di possedere la rara capacità di trasferire in una pellicola la trama dell’animo umano, con semplicità e senza perdita di ritmo.
Reservation Road porta sullo schermo l’omonimo romanzo di J.B. Schwartz, curandone anche la sceneggiatura; è un film interessante e coraggioso, che obbliga a riflettere anche sul punto di vista atipico del responsabile che si nasconde. Attori convincenti fanno rivivere il dramma di due famiglie stravolte dalla stessa disgrazia, contrapposte ai suoi estremi.
Bravissimo Joaquin Phoenix che, come il suo Commodo de Il Gladiatore, corre sulla sottile linea che separa la frustrazione legittima dalla disperazione incontrollata. Jennifer Connelly (di cui mi innamorai perdutamente quando vidi C’era una volta in America) è di nuovo una mamma perfetta, tanto nella forma quanto nell’estetica e, proprio per questo, inizia a risultarmi poco vera. Infine Mark Ruffalo, spettinato nell’animo e nella sua vita d’avvocato, dà vita ad un personaggio che non piace mai fino in fondo, ma comprensibile nel suo travaglio. Un bel film per riflettere, da serata poco chiassosa.

Asterix451

 
Di Angie (del 21/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 145 volte)
Titolo originale
Marley & Me
Produzione
USA 2009
Regia
David Frankel
Interpreti
Owen Wilson, Jennifer Aniston, Eric Dane, Kathleen Turner, Alan Arkin.
Durata
120 Minuti
Trailer

Il cane è il migliore amico dell’uomo , il compagno fedele di tutta una vita e, questo film- commedia “Io e Marley , che ha fatto divertire e commuovere quasi mezza America ne è l’esempio. Il film tratto da un bestseller autobiografico del noto giornalista americano John Grogan, dedicato al suo cucciolo di Labrador Marley è diretto da David Frankel, il regista del film molto carino e divertente “Il diavolo veste Prada”.
I neo sposini John Grogan ( Owen Wilson) e Jenny( Jennifer Aniston), decidono di lasciare il freddo del Michigan e trasferirsi al sud per cominciare la loro nuova vita da sposati a West Palm Beach, in Florida . I due niziano a lavorare come giornalisti , comprano la loro prima casa ed iniziano ad affrontare le sfide della vita matrimoniale compresa l’idea di mettere su famiglia. JOHN confessa la sua paura di diventare padre all’amico e collega Sebastian (Eric Dane), che gli propone la soluzione perfetta: quella di regalare a Jenny un bel cucciolo.
I Grogan adottano così un grazioso Labrador che chiamano Marley. In breve tempo il cagnolino si rivela “ il peggior cane del mondo” : reticente a imparare l’educazione e scalmanato all’inverosimile distrugge ogni cosa che trova al suo passaggio, ma John e Jenny, sono così innamorati del loro cucciolo che accettano qualsiasi sua impertinenza. Nel marasma che crea nel corso degli anni, Marley osserva le miriade difficoltà della vita familiare dei Grogan e, il “cane peggiore del mondo” in qualche modo tira fuori il meglio da loro, lasciando una traccia indelebile nei cuori dei suoi adorati padroni.
Una bella proiezione dall’inizio brioso, senza pretese, che regala momenti gradevoli e risate con un finale commovente e umano, specialmente gli ultimi dieci minuti. Confesso: avevo gli occhi lucidi e anche qualche lacrimuccia per Marley , questo adorabile cucciolo bianco che nella sua esuberanza ha donato tanto affetto ai suoi padroni.
E un genere di film gradevole sicuramente a tutti , dove ogni singolo luogo è scelto con cura e ogni inquadratura è in sintonia con gli stati d’animo dei protagonisti, riuscendo a conquistare il cuore e le emozioni del pubblico che si ritrova inevitabilmente trainato dal terribile e dolcissimo “cagnolone “, fino al commovente e toccante finale del film. Chi (come me ) , ha avuto un cane sa che questo adorabile animale si affeziona più del padrone, che pur essendo scalmanato ( in questo caso come Marley) sa riconquistarsi ogni volta l’ affetto e dimostrare un legame grandissimo con il proprio padrone, che si romperà solamente con la morte dell’uno o dell’altro.
Riflettiamo su questo: amore e fedeltà che ci dona una persona non umana che condivide le gioie e i dolori della famiglia e, questa proiezione è proprio un modo per farci capire quale gioia ci sia nell’avere un amico a quattro zampe sempre pronto a difenderti e anche (perché no ) a coccolarti.
Concludendo: chi desidera (come me) lasciarsi ammaliare da una storia incredibile , ne consiglio la visione è veramente meritevole.

 Angie

 
Di Namor (del 18/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 128 volte)
Titolo originale
The Road
Produzione
USA 2009
Regia
John Hillcoat
Interpreti
Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce.
Durata
111 Minuti
Trailer

Sono passati dieci anni da quando un grande bagliore accecante, ha ridotto il mondo in un desolato territorio totalmente privo di energia elettrica, carburante e cibo. In questo catastrofico scenario coperto da un cielo perennemente grigio, un uomo in compagnia del figlio sta vagabondando sulla rete autostradale verso l’Oceano, in cerca di sicurezza e alimenti per arrivare vivi al giorno dopo.
L’esaurimento delle scorte ha scatenato tra i propri simili, una dura e cruda battaglia per la sopravvivenza, per non soccombere e difendere quel poco che si ha, ogni mezzo è lecito per uccidere, così come l’ignobile pratica del cannibalismo adottata da un piccolo gruppo di uomini armati, nei confronti di inermi sventurati. In questo oscuro universo, gli unici momenti di felicità per il disperato padre, sono i luminosi ricordi relegati ai momenti felici passati insieme alla sua amata moglie, prima che si suicidasse a causa del funesto cataclisma. Sarà l’amore verso il figlio, a far in modo che l’uomo non si abbandoni come la moglie allo sconforto, insegnando al giovane rampollo come sopravvivere e diffidare di chi si incontra lungo la strada, poiché non tutti hanno la sua caratteristica indole di bontà verso gli uomini ed il prossimo.
Tratto dal famoso libro di Cormac Mc Carthy, “ The Road” è un film dalla trama molto particolare, la sua triste vicenda al limite del deprimente, a fatto si, che la pellicola fosse congelata per parecchio tempo dopo la sua realizzazione, perciò chi si aspetta di vedere un titolo action post apocalittico in stile “Mad Max”, se lo scordi, questa è una pellicola dai tratti angosciosi e lenti, che non riceverà di certo unanimi consensi da parte del pubblico.
Nel cast, anche se figurano nomi di tutto rispetto a partire dal protagonista assoluto Viggo Mortensen, a Charlize Theron nel ruolo dell’angosciata moglie, fino agli irriconoscibili Robert Duval e Guy Pearce, quest’ultimi nella pellicola vengono utilizzati solamente in ruoli molto marginali, i personaggi principali sulla quale è basato gran parte del film, sono Mortensen ed il giovane Kodi Smith-McPhee.
Quindi, se siete scettici all’idea di visionarlo o meno, non fate troppo affidamento sulla qualità recitativa del nutrito cast, ma analizzate la serata, se é quella giusta per una pellicola del genere.

 Namor

 
Di mimmotron (del 16/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 157 volte)
Titolo originale
Un Maledetto Imbroglio
Produzione
Italia 1959
Regia
Pietro Germi
Interpreti
Claudio Gora, Franco Fabrizi, Eleonora Rossi Drago, Cristina Gaioni.
Durata
106 Minuti

Se non la prima sicuramente tra le primissime pellicole del genere poliziesco del cinema italiano è “Un Maledetto Imbroglio” di Pietro Germi, tratto dal romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Carlo Emilio Gadda.
Un film del 1959 che nonostante abbia mezzo secolo(!) mantiene un ritmo piacevole, senza conflitti a fuoco o inseguimenti mozzafiato su veicoli rombanti a cui siamo ormai abituati. Insomma un indagine vecchio stile basata sull'intuito e la capacità d'osservazione di un buon investigatore. Sicuramente non dovrebbero vedere questo film coloro che sostengono il blocco delle intercettazioni telefoniche, immagino già i loro commenti (sigh)!
Il commissario Ingravallo, interpretato dallo stesso Germi, è una figura che precorre gli atteggiamenti di molti moderni agenti di polizia, cinici e romantici, primattori d'innumerevoli indagini. Durante la visione di questa pellicola si respira il diverso rispetto che riscuotevano le forze dell'ordine. Il commissario Ingravallo protegge infatti con la sua sola autorità Assuntina, una giovane e splendida Claudia Cardinale, da una probabile imputazione di favoreggiamento in omicidio causata esclusivamente della sua ingenuità.
Le indagini di cui seguiamo lo svolgimento da parte del nostro protagonista riguardano il furto in un appartamento e l'omicidio di una bella donna avvenuto il giorno successivo, sullo stesso pianerottolo di un palazzo in piazza Farnese a Roma.
Tra i tanti agenti che attorniano il commissario Ingravallo nelle indagini si distingue il maresciallo Saro (Saro Urzì) per essere una macchietta. Molte volte lo sentiremo ripetere in merito all'assassino: “Secondo me Valdarena rimane l'ipotesi più probante” che vi strapperà sicuramente un sorriso sapendo che ogni volta ce lo ripeterà al termine di una riflessione tra gli inquirenti. Motivo di tale tesi è dettata dal fatto che “Ha troppi capelli” che suscitano la sua antipatia fin da subito a causa della calvizia di cui è vittima. Altri interpreti sono Valdareda e Banducci rispettivamente cugino e marito della vittima, insieme al commendatore Anzaloni, il derubato, che rappresentano quella borghesia perbenista che tanto disgusta il regista.

mimmotron

 
Di Miryam (del 14/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 141 volte)
Titolo originale
Seven Pounds
Produzione
USA 2008
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Michael Ealy.
Durata
125 Minuti

Ben Thomas (Will Smith), è un ingegnere aerospaziale che, dopo essere stato la causa di un incidente stradale dove hanno perso la vita sette persone compresa la moglie, decide di compiere qualcosa di buono per redimersi e per togliendosi di dosso quel senso di colpa che da tempo lo tormenta.
Si mette quindi alla ricerca di sette persone alle quali la vita non è stata molto clemente, per fare ciò, ruberà il tesserino di agente del fisco di suo fratello, spacciandosi così da esattore riuscirà ad individuare le sette probabili identità e cambiare per sempre le loro vite.
Una volta individuate ed entrato in contatto con loro, Ben si innamorerà di Emily, una giovane donna da lui scelta, gravemente malata di cuore, tra i due nasce un amore che per un attimo stravolgerà il meticoloso piano di Ben, insediando in lui il dubbio se continuare a vivere felice con Emily o dare la vita per redimersi come aveva progettato.
Alla fine però prevale lo scopo che si era prefisso, infatti in una camera d’albergo, utilizzando una medusa dal tocco mortale, Ben pone fine alla sua vita ormai distrutta dal rimorso. Gabriele Muccino e Will Smith, un’accoppiata vincente!! Questo era quello che ritenevo dopo aver visto “La ricerca della felicità”, e che mi ha spinto a vedere anche “Sette anime”, purtroppo però sono rimasta delusa.
L’ho trovato un film piuttosto lento e noioso, se vogliamo anche al limite, in quanto fare qualcosa di buono nella vita per gli altri o riscattarsi da qualche errore commesso, vada pure…ma arrivare ad un gesto così all’eccesso come quello, lo ritengo fin troppo esagerato.
Il film infatti ha avuto delle critiche pesanti sia in America che in Italia, proprio per il tema sulla donazione degli organi, che credo sia un gesto di grande coraggio e umanità che viene deciso durante il corso della vita, ma trovo che sia giusto portarlo a termine nel momento opportuno, senza compiere invece un gesto così estremo come viene trattato nel film.

 Miryam

 
Di Namor (del 11/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 182 volte)
Titolo originale
Untraceable
Produzione
USA 2008
Regia
Gregory Hoblit
Interpreti
Diane Lane, Billy Burke, Mary Beth Hurt, Joseph Cross, Colin Hanks.
Durata
100 Minuti
Trailer

Durante una delle tante giornate spese a scandagliare possibili crimini on line per conto dell’F.B.I., l’agente speciale Jennifer Marsh (Diane Lane), s’imbatte in un sito alquanto bizzarro, nel quale si sta trasmettendo in diretta le immagini della morte di un’inerme gattino.
Quello che inizialmente sembrerebbe solo una delle tante bravate da parte di qualche personalità disturbata per attirare attenzione e consensi sul web, ben presto si trasformerà in una delle più pericolose minacce per la piovosa cittadina di Portland, poiché le prossime vittime che moriranno in diretta streaming, non saranno più degli indifesi gattini, bensì, esseri umani.
Ad affrettare la morte delle prossime vittime del serial killer, saranno le visite dei curiosi che si collegheranno al mortale sito chiamato Killwhitme.com, ad ognuna di loro è riservata una morte differente dovuta a strani e letali automatismi collegati ad un contatore di presenze, più i contatti con il sito aumenteranno e più veloce sarà la loro morte.
Rintracciare e catturare l’assassinio mediatico non sarà una cosa facile, poiché un’intricata rete di server rende il sito irrintracciabile, così come il suo creatore, che indisturbato porta avanti il criminale progetto facendosi beffe dell’F.B.I. Questo, fin a quando non sarà proprio l’agente Marshal, ad essere presa in considerazione come prossima vittima da offrire ai suoi perversi visitatori.
Uscito nelle nostre nel mese di Agosto 2008, “Nella rete del serial killer” è il classico film tappabuchi proiettato per coprire un lasso di tempo nel periodo morto della stagione cinematografica. Una volta vista la pellicola si ha la conferma di quanto affermato, poiché un titolo del genere difficilmente riuscirebbe ad appagare le esigenze di un pubblico navigato.
Diane Lane è sempre stata un’attrice di grande gradimento personale, dall’alto dei suoi 45 anni rimane ancora una donna dal fascino intatto, questo, nonostante non abbia ricorso ai vari lifting facciali per attenuare l’avanzamento delle rughe, anzi tale scelta secondo me la rende ancora più sexy.
Gusti propri a parte, la Lane sotto il profilo artistico non ha niente da invidiare a nessuna delle sue colleghe, se questo film è riuscito a pareggiare le spese di produzione, lo si deve alla sua presenza recitativa e non di certo a quella dei suoi comprimari, che difettano di qualsiasi forma di espressione.
In parole povere se siete dei fan della affascinante Diane Lane, bene, altrimenti fate pure a meno di vederlo, non vi perderete niente.

Namor

 
Di Angie (del 07/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 179 volte)
Titolo originale
Robin Hood
Produzione
USA, Gran Bretagna 2010
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Russell Crowe, Cate Blanchett, William Hurt, Mark Strong, Mark Addy.
Durata
148 Minuti
Trailer

Chi non ricorda la figura leggendaria di Robin Hood, l’eroe della foresta di Sherwood nemico dei potenti e protettore dei poveri e dei deboli?
Ricordo che ero una ragazzina quando vidi il primo film di Robin Hood in versione animata della Disney, allora fu un mito , un eroe nazionale che piacque a tutti sia ai grandi che ai piccini. Ecco che quasi dopo vent’anni la coppia Russel Crowe e Ridley Scott dopo tre film insieme ( il “Gladiatore” “America Gangster” e “Nessuna verità”), fanno ritorno sul grande schermo con una nuova versione del leggendario Robin Hood.
Il film che ha inaugurato il festival di Cannes, racconta la storia di un “simbolo che piace a tutti” e noto a più di una generazione, le cui imprese perdureranno nella mitologia popolare accedendo gli animi di coloro che da sempre amano il suo spirito di avventura. Sarà proprio l’interprete del Gladiatore, Russel Crowe, che andrà ad impossessarsi delle gesta dello storico giustiziere di Sherwood.
Il film che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “Notinghan”, racconta la storia dell’arciere Robin Lockstey ( Russel Crowe), al servizio di Re Riccardo Cuor Di Leone durante la guerra di Francia. Vedendo morire il Re in una imboscata, Robin decide di tornare in patria, una volta sbarcato in Inghilterra, scopre le pessime condizioni in qui versa la contea di Nottighan, irrimediabilmente deteriorata con la successione al trono del nuovo Re Giovanni e dal suo dispotico nuovo sceriffo, che sadicamente va imponendo nuove e gravose tasse alla infelice popolazione.
Robin con i suoi inseparabili amici, cerca di dare una svolta allo scempio generato dal nuovo tiranno, scatenando nella contea una rivoluzione popolare dettata anche dall’amore per Lady Marion (Cate Blanchett), una donna forte ed indipendente che già da tempo cercava di combattere i soprusi dello sceriffo. La donna all’inizio scettica sulle reali intenzioni di Robin (di cui lui è innamorato), diventerà sua complice e compagna inseparabile è sarà proprio l’amore per la donna e per la sua terra, che l’arciere fugge nella foresta di Sherwood per mettere insieme una banda di fuorilegge che sconfigga lo sceriffo e il nuovo sovrano Giovanni. Ed è così che Robin Locksley, lascerà definitivamente il posto al famoso Robin Hood.
Il regista americano Ridley Scott, ha voluto riportare in auge questo inossidabile mito è lo ha fatto in modo da non ripetersi su cose già viste e risapute. Infatti ha pensato di ricostruire la storia originale del noto fuorilegge, partendo dalla sua genesi. Il messaggio che si è voluto dare a questa storia nota, avvincente e sempre di grande fascino è quello di capire gli antefatti per apprezzare le conseguenze. Si è data così un po’ più importanza ai personaggi, agli intrighi di palazzo tra Francia e Inghilterra dando spazio anche all’azione, all’avventura e ai duelli, senza eccedere troppo in epicità.
Buono il cast e la sua interpretazione, un elogio (secondo il mio parere) va fatto anche al regista Ridley, che è riuscito a dare forza alle immagini al punto da reggere quasi due ore e venti di film senza calare mai di intensità. Anche se in un paio di sequenze il regista si è lasciato un po’ andare trasformando l’eroico arciere in un nuovo gladiatore, ma non a tal punto da compromettere l’ottima riuscita del film.
Comunque se devo essere sincera ero un po’ titubante di andare a vedere questa pellicola su questa leggenda ormai nota, ma mi sono ricreduta: è stata una bella visione che mi ha lasciata contenta di essere entrata in sala.

Angie

 
9
Di Namor (del 04/06/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 152 volte)
Titolo originale
9
Produzione
USA 2009
Regia
Shane Acker
Interpreti
Elijah Wood, Jennifer Connelly, Christopher Plummer, Crispin Glover, Martin Landau.
Durata
79 Minuti

Mentre il mondo volge al termine a causa del sopravvento tecnologico sull’essere umano, un pupazzo di tela animato da un cuore meccanico improvvisamente prende vita. Uscito dal laboratorio, 9, (questo il suo nome) si ritrova parte di un’apocalittico scenario nel quale incontra e fa la conoscenza di 2, un suo simile che subito dopo viene catturato e portato via in occasione di un attacco da parte di un robot gigante. 9, al suo risveglio, conoscerà altri suoi simili, un piccolo gruppo di pupazzi capitanati dal numero 1, che si nasconde in una sorta di santuario, al riparo dalle letali macchine distruttici.
Guadagnata la fiducia e la stima del gruppo, non senza patimenti, 9 infonderà la dovuta fiducia per insorgere una volta e per tutte contro le tiranniche macchine e mettere fine al loro crudele dominio.
Basta dare un’occhiata alla grafica della locandina, per rendersi conto che dietro alla realizzazione di “9”, anche se solo in veste di produttore, vi é lo zampino del gotico regista Tim Burton.
Il film, che fu anche candidato agli Oscar del 2005 in versione corto, nella categoria come miglior cortometraggio animato, meriterebbe sicuramente una vetrina di maggior prestigio per quanto riguarda il genere di animazione.
La sua struttura tecnica e narrativa affascina e coinvolge in maniera egregia, è un vero peccato che da noi, questo lodevole titolo sia passato in sordina.
Se avete occasione di trovarvelo tra le mani e vi piace il genere, non lasciatevi scappare l’occasione di vederlo, non ve ne pentirete.

 Namor

 
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