BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 03/04/2006 @ 06:10:24, in cinema, linkato 2672 volte)
Titolo originale
The magnificent seven
Produzione
USA 1960
Regia
John Sturges
Interpreti
Yul Brynner, Steve McQueen, Robert Vaughn, James Coburn, Charles Bronson, Horst Buchholz, Brad Dexter, Eli Wallach.
Durata
138 minuti

Che delusione! Un film che solo a tratti risulta sufficientemente piacevole, forse perché sono memore del suo predecessore: “I sette samurai” di Akira Kurosawa. Avrei voluto fare un confronto tra i due, ma credetemi è impossibile. Questo film non regge il confronto su nessun punto con quello del maestro nipponico, di cui mi preoccuperò di fare la recensione in un secondo momento. E’ carina l’ambientazione, e fortunatamente almeno qualche attore tiene alto il livello, ma niente di più. Meno male che la scelta del film è stata fatta solo per il titolo e non per i contenuti dello stesso. “I magnifici sette” è un elogio e un augurio al tempo stesso ai “sette ragazzi” (mi ci metto anch’io che tanto ragazzo non sono) che hanno messo in piedi questo blog e che ogni giorno pubblicheranno una recensione cinematografica o musicale. Recensioni che non saranno pretenziose o spocchiose, ma che principalmente parleranno di sensazioni e di sentimenti verso queste forme d’arte e verso i loro prodotti. Valutazioni che potranno non essere condivise, e allora ne discuteremo su questo blog, nato proprio con questa funzione. Questa prima recensione-presentazione aveva il compito di rompere il ghiaccio, inutile quindi dilungarmi di più. Alla prossima ciao.

nilcoxp

 
Di kiriku (del 04/04/2006 @ 06:09:28, in cinema, linkato 1505 volte)
Titolo originale
Kirikou et la sorciere
Produzione
Francia 1998
Regia
Michel Ocelot
Interpreti
Enrica Necci ( kirikù ),Veronica Pivetti ( Karabà ), Aroldo Tieri ( il saggio ).
Durata
74 minuti

Finalmente un film di animazione che non segue i canoni classici della Disney, ma non per questo ne è in contrapposizione e che ha dalla sua l’originalità e la qualità delle grandi opere. La semplicità del disegno, che è completamente bidimensionale, e la magia dei colori ci permettono di fare un bagno nella cultura africana e nelle sue tradizioni o meglio nelle sue superstizioni. Michel Ocelot, prendendo spunto dalla leggenda africana, ci regala una fiaba che con semplicità affronta problematiche di un certo spessore sociale. Kirikù nasce in un villaggio che da anni subisce le angherie e le crudeltà della strega Karabà. Il piccolo eroe, che fin dai primi attimi di vita è autonomo (è lui stesso a decidere quando nascere), si prende carico delle sofferenze altrui e con coraggio affronta la strega per liberare la propria gente dalla persecuzioni subite. Kirikù riesce nell’impresa grazie alla sua semplicità, alla sua curiosità e alla quasi totale assenza di paura, dovuta proprio alla sua giovane età, che gli permettono di estirpare il male e di riportare l’amore e la tranquillità nel villaggio. Proprio la voglia di conoscere lo porterà a ricercare le radici del male, scoprendo che questo è alimentato dalle paure infondate della propria gente, che la strega Karabà sfrutta abilmente per aumentare il proprio potere. Ma la cattiveria non è congenita nella donna ma è dovuta ad una spina avvelenata che le è stata conficcata dolorosamente nella schiena e che lei, per paura di soffrire nuovamente, non si toglie vivendo così nel male più assoluto; sarà poi Kirikù a salvarla estraendole la spina e poi sposandola dopo esser diventato adulto per un bacio ricevuto dalla donna. Le musiche sono di Youssou N'Dour che ha utilizzato unicamente strumenti tradizionali e devo dire che è riuscito pienamente a riprodurre le melodie e i suoni dell’Africa, ma non c’erano dubbi visto la qualità dell’artista. Il mondo in cui si svolge la storia, oltre a essere ricco di suoni e di colori, è popolato da una moltitudine di animali (procioni, scoiattoli, upupe e facoceri) che, diversamente da come succede di solito nei film di animazione, non parlano e non hanno fattezze umane. Ma a rendere tutto ancora più realistico è l’abbigliamento, che oserei definire minimalista, dei personaggi che sono coperti solamente con dei lembi di stoffa lasciando i seni delle donne scoperti così come siamo soliti vedere nei documentari, senza per questo scandalizzare nessuno, neanche le persone più “sensibili”. A mio modesto parere credo che sia uno dei cartoon migliori degli ultimi anni, un’ opera che è l’esempio di come con pochi soldi e molta creatività si possa realizzare un prodotto che, pur non seguendo le regole e gli schemi delle grandi case di produzione (in particolare la Disney) supera la concorrenza e non di poco. Ultimamente è uscito il seguito che si intitola “kiriku e gli animali selvaggi”,ma questa è un’altra storia.

Kiriku

 
Di Darth (del 05/04/2006 @ 08:17:46, in cinema, linkato 1607 volte)
Titolo originale
La marche de l'empereur
Produzione
USA / Francia 2005
Regia
Luc Jacquet
Interpreti
Voce narrante: Fiorello
Durata
85 minuti

La marcia dei pinguini, l’opera omnia del dott. Luc Jacquet laureato in biologia animale ed onito-ecologia polare è veramente uno di quei film che lascia il segno. Realizzato in un anno di lavoro e con 120 ore di girato, racconta la vita del popolo maledetto dell’ Antartide: il pinguino imperatore, che per riprodursi si allontana a 20 giorni di “cammino” dalla sua unica fonte di cibo (il mare) per poter trovare un luogo adatto ai suoi scopi. Lì le femmine depongono le uova, che consegneranno al maschio (cercando di non farle rimanere per più di pochi secondi senza il calore del proprio corpo), per poi partire alla ricerca di cibo che, vi ricordo, è a centinaia di chilometri di distanza. Il maschio contemporaneamente coverà l’uovo, senza poterlo abbandonare nemmeno per un secondo, per due lunghissimi mesi, senza cibo e durante l’inverno polare! Un montato che ha dell’ incredibile, immagini nitide e dettagliate, a volte commoventi, a volte divertenti, a volte drammatiche… premio oscar come miglior documentario 2005. Due pecche: la colonna sonora di Emilie Simon, poco adatta come musica d’accompagnamento al tragico viaggio dei pinguini, e soprattutto, la narrazione di Fiorello che rovina con le sue scimmiottature alla “paperissima” un film che trasposto nel genere umano mi ha ricordato l’ esodo degli ebrei che attraversano il deserto alla ricerca della terra promessa; a mio giudizio, l’aver ironizzato stupidamente su quei pinguini sarebbe stato come ironizzare sulle immagini dei “Dieci Comandamenti” di Cecil B. DeMille.

Darth

 
Di Goober (del 09/04/2006 @ 11:49:57, in cinema, linkato 1544 volte)
Titolo originale
The Big Lebowski
Produzione
USA 1998
Regia
Joel Coen
Interpreti
Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, John Turturro
Durata
117 minuti

Sembrava essere una giornata come tante altre per Jeffrey Lebowski(Jeff Bridges), o meglio Drugo, fino all'irruzione di due loschi individui nel suo appartamento. I quali scambiandolo per l'omonimo miliardario lo picchiano, ma soprattutto gli rovinano il tappeto... Ha così inizio un esilarante susseguirsi di episodi assolutamente improbabili, di sketch irresistibili che fanno di questo pellicola un film completamente al di fuori degli abituali schemi, in cui l'amicizia è uno di punti di forza. In questa commedia svolge un ruolo primario il protagonista, cioè Drugo, non il solito eroe stereotipato, ma piuttosto un antieroe che ama trascorrere la maggior parte del suo tempo giocando a bowling con gli inseparabili amici, tra cui spicca Walter(John Goodman), un obeso a metà strada fra un moderno Benny Hill e Rambo. Probabilmente uno dei film più riusciti e brillanti di Joel Coen, ma soprattutto una commedia molto divertente e coinvolgente che ci allontana per un attimo dalla vita frenetica e irascibile di tutti i giorni. Insomma un film semplice ma originale che invita a riflettere sul modo di affrontare la quotidianità di tutti noi.

Goober

 
Di nilcoxp (del 10/04/2006 @ 06:07:48, in cinema, linkato 2330 volte)
Titolo originale
Private
Produzione
Italia 2004
Regia
Saverio Costanzo
Interpreti
Hend Ayoub, Mohammad Bakri, Areen Omari, Lior Miller, Tomer Russo
Durata
90 minuti

Erano anni che non vedevo un film così brutto ! Interessante la storia della famiglia che abitando in una zona al centro del conflitto tra palestinesi e israeliani, subisce da questi ultimi l’occupazione della propria casa. Ciò nonostante decideranno di rimanere a viverci lo stesso per difendere un loro diritto, ma il resto… A partire dal regista che tenta in maniera imbarazzante di imitare la tecnica di Lars von Trier con effetti più stomachevoli che apprezzabili, aiutandosi in questo con una camera digitale e con lunghi piani-sequenza. Il risultato però è l’equivalente di un filmino amatoriale girato in casa propria con una camera digitale qualsiasi. Da un regista credo sia lecito aspettarsi di più. Gli attori sono goffi, e forse chiamarli attori può essere offensivo verso chi questo lavoro lo fa e lo fa bene. I dialoghi sono ancora peggio, di una banalità e di una piattezza che raramente trova riscontro. A questo va poi aggiunta qualche “trovata” umiliante per l’intelligenza dello spettatore, come quella dell’armadio nel quale la figlia del protagonista va a spiare i soldati. In conclusione, non vorrei che questo film fosse stato premiato (Pardo d’oro a Locarno) più per l’argomento che ha avuto il coraggio di affrontare che non per i suoi effettivi meriti. Se così fosse (e spero di essermi sbagliato), basterà d’ora in poi girare un qualsiasi filmato su tematiche mediorientali per avere il successo assicurato. Spero che qualcuno vicino al regista legga questa recensione convincendolo a cambiare mestiere. L’unica cosa che gli farei riprendere, dipendesse da me, sarebbe la recita natalizia di mia figlia.

nilcoxp

 
Di kiriku (del 11/04/2006 @ 06:16:24, in cinema, linkato 2115 volte)
Titolo originale
Angel-A
Produzione
Francia 2006
Regia
Luc Besson
Interpreti
Rie Rasmussen, Jamel Debbouze ,Franck–Olivier Bonnet, Michel Chesneau
Durata
90 minuti

Sono le 18:20 e pedalo infastidito tra la marea di gente che affolla il centro di Torino. Oggi oltre a essere domenica è anche l’ultimo giorno della fiera del cioccolato e la città è gremita da una pletora di invasati senza cervello, guidati solo da una golosità atavica che li rende davvero insopportabili. Decido allora di allontanarmi dal centro imboccando strade secondarie ed è proprio in una di queste che scorgo un piccolo cinema di cui ignoravo l’esistenza e che ha in programma un solo film; “Angel-A”, scritto e diretto da Luc Besson. Mi fermo, lego la bicicletta a un semaforo ed entro, mi siedo e dopo cinque minuti comincia il film. La storia è ambientata in una magica Parigi in bianco e nero e i protagonisti sono Angela (Rie Rasmussen) e Andrè (Jamel Debbouze); quest’ultimo è un piccolo extracomunitario truffatore squattrinato e fisicamente menomato, continuamente braccato da malavitosi e strozzini, a cui deve migliaia di euro, e non trova altra soluzione ai suoi problemi che quella di suicidarsi gettandosi da un ponte. È proprio qui che incontra e salva Angela che come lui tenta di farla finita. L’incontro sembra casuale ma non lo è, la donna è un angelo caduto dal cielo per aiutarlo a scoprire la sua bellezza interiore. Il regista ha però una visione particolare degli angeli, infatti Angela è un’accanita fumatrice e divoratrice di croissant che si prostituisce e non disdegna neanche la violenza. I due si muovono in una Parigi irreale e semideserta popolata da loschi individui, che sembra riflettere lo stato d’animo tormentato del protagonista, che divorato dalla sue paure non riesce ad esprimere tutte le sue qualità, che però vede riflesse nell’immagine di Angela, la quale non è altro che lo specchio della sua anima. Luc Besson in questo film si è divertito a giocare con i contrasti a partire dalla pellicola in bianco e nero ai due protagonisti che, oltre a essere completamente diversi fisicamente, lei è bella e altissima mentre lui è basso e brutto, sono loro stessi delle contraddizioni; lei è un angelo vizioso e lui un disonesto dall’animo buono. Anche se secondo me il finale è un po’ deludente, tutto sommato è un bel film che ci invita a cercare dentro noi stessi la forza per superare le nostre paure e ad accettarci per quello che siamo, con tutte le nostre imperfezioni. Sono le 20.10 e le strade ora sono quasi deserte, a cavallo della mia bicicletta mi dirigo verso casa immerso nell’aria fresca di primavera, grato a Luc Besson per avermi salvato dal delirio umano.

Kiriku

 
Di Darth (del 12/04/2006 @ 08:30:44, in cinema, linkato 1081 volte)
Titolo originale
The Faculty
Produzione
USA 1998
Regia
Robert Rodriguez
Interpreti
Elijah Wood, Laura Harris, Clea Duvall, Josh Hartnett, Salma Hayek, Famke Janssen,
Durata
104 minuti

Questa settimana ho scelto un film di un regista che a me piace tantissimo, sto parlando di Robert Rodriguez, che io seguo dal lontano 1992 con El Mariachi poi divenuto famoso nel 1996 con Dal tramonto all’alba prodotto, scritto e interpretato (ma non diretto) dal sommo Quentin Tarantino. The Faculty è costituito da una moltitudine di generi cinematografici, per farvi capire: abbiamo la classica commedia “liceale” americana con tutti gli stereotipi del caso, a cominciare dai personaggi: Delilah Profitt la cheerleader bellissima; Zeke Tyler il ragazzo bello e intelligente ma completamente anticonformista; Casey Condor interpretato da Elijah Wood lo sfigato preso in giro da tutti innamorato della bella Delilah; Stan Rosado campione di football (strana scelta, visto che non ne ha il fisico); Marybeth Louise Hutchinson la ragazza di campagna tutta acqua, sapone e ingenuità e Stokely Mitchell ragazza scorbutica, introversa e complessata, tutti con le tipiche problematiche degli adolescenti americani di questi contesti: ragazze/i, amici, feste, scherzi, ecc... A tutto questo, aggiungeteci prima i baccelloni giganti de L’invasione degli ultracorpi e poi le invasioni aliene del Terrore dalla sesta luna (ufficialmente citati all’interno del film), proseguendo bisogna metterci anche un pizzico di scanzonato horror, un po’ dello splatter che contraddistingue le opere di Rodriguez, e per concludere un bel finale tipo B Movie anni ’60. Il film non è originale, non ha una storia convincente, ha un finale ridicolo e scontato… ma nonostante tutto questo mi è piaciuto! Sarà per la bravura del regista, sarà perché mi ha divertito il fatto che per uccidere degli alieni immortali (nemmeno se gli tagli la testa si fermano) devono fargli sniffare della droga fatta in casa, o sarà per la colonna sonora con musiche degli Offsprings (The Kids Aren't Alright), di Sheryl Crowe (Resuscitation), degli Oasis (Stay Young) e, dulcis in fundo, dei Pink Floyd (Another brick in the wall )… non lo so… comunque sia, se vi è piaciuto Dal tramonto all’ alba, potreste trovare carino anche questo, se no… potreste trovarlo carino ugualmente : - )

Darth

 
Di Namor (del 13/04/2006 @ 08:45:26, in cinema, linkato 1358 volte)
Titolo originale
Edison city
Produzione
USA 2005
Regia
David J. Burke
Interpreti
Kevin Spacey, Morgan Freeman, Justin Timberlake, LL Cool J, Dylan McDermott, John Heard, Françoise Yip
Durata
97 minuti

Wow che attori! Kevin e Morgan insieme, questo film non deve essere male! E’ quello che si esclama vedendo la locandina del film, ma purtroppo non é cosi! Il regista e sceneggiatore David J Burke dopo una lunga gavetta nel giornalismo, e un bagaglio televisivo dovuto all’esperienza in veste di produttore e sceneggiatore, esordisce con il suo primo lungometraggio: un poliziesco dalla trama non proprio inedita. David J. Burke convince (non riesco a capire in quale modo, visto il ruolo che gli ha dato) a far parte del cast il suo amico e premio oscar Kevin Spacey, riuscendo grazie alla sua presenza, ad inserire nel film anche Morgan Freman, il quale si giggioneggia nel ruolo di svogliato direttore di un quotidiano locale. La cosa che mi ha lasciato perplesso, è che nonostante la partecipazione di due attori di questa notorietà, il ruolo dei protagonisti viene affidato a 2 cantanti: il primo è l’icona della musica pop Justin Timberlake (compagno di vita di Cameron Diaz) che interpreta un giornalista alle prime armi in cerca dello scoop della sua vita e che poi troverà ficcando il naso negli affari della F.R.A.T.: un gruppo di corrotti ed esaltati poliziotti che tutelano la legge in maniera non proprio legale. La seconda ugola d’oro è il rapper afro-americano LL Cool J il poliziotto buono della squadra dei cattivi che si redimerà per giusta causa. Dulcis in fundo un Kevin Spacey con megaparrucchino cotonato che, nel ruolo di un agente della squadra investigativa, vigila sulle malefatte della F.R.A.T. aspettando il momento giusto per incastrarli, ma che con una recitazione da mimo rimane ai margini per tutta la durata del film. Certo che con un cast del genere é un vero e proprio peccato che la sceneggiatura di Edison City sia così carente di idee e così poco innovativa: è il solito poliziesco, con il braccio forte della legge corrotto, ed i buoni che fanno trionfare la giustizia. Per i fans di Kevin Spacey è un’altra delusione, visto che ultimamente non riesce a distinguere le buone sceneggiature dalle boiate!

Namor

 
Di nilcoxp (del 18/04/2006 @ 06:21:18, in cinema, linkato 1674 volte)
Titolo originale
Mare Adentro
Produzione
Spagna 2004
Regia
Alejandro Amenàbar
Interpreti
Javier Bardem, Bèlèn Rueda, Lola Duenas, Mabel Rivera, Celso Bugallo, Clara Segua, Joan Dalmau.
Durata
125 minuti

Il film racconta gli ultimi giorni di vita di Ramon Sampedro, spagnolo, che da trent’anni è tetraplegico e che ingaggia una battaglia legale per ottenere il “diritto” a morire. Dalla finestra della sua camera può solo sentire ed immaginare il mare da lui tanto amato e vissuto da giovane, quando per un tuffo sbagliato rimase invalido. Un film questo che tocca un problema spinoso e molto sentito di questi tempi: l’eutanasia. Il regista riesce a trattare quest’argomento con lucidità e passione, senza mai scadere nella retorica e nel pietismo. L’uso di primissimi piani (se non di dettagli) sui protagonisti rende molto bene l’atmosfera e gli stati d’animo degli stessi. Gli attori sono all’altezza della situazione, su tutti spicca per bravura il protagonista (Javier Bardem) che riesce con l’uso del solo volto a essere un credibilissimo tetraplegico cinquantenne. Un interpretazione eccezionale e molto intensa. A questo aggiungete il carisma del vero Ramon Sampedro e della sua grinta, qualità che ben rileviamo nella ricostruzione della sua storia, e che la valorizzano. Ma il regista non si ferma qui. Crea dei momenti nel film in cui il lirismo e la poesia la fanno da padroni, su tutti la scena in cui il protagonista sogna di alzarsi dal letto e attraverso la finestra della sua camera prendere il volo per raggiungere sulla spiaggia la donna che ama, per poterla abbracciare e baciare. Scena questa che mi ha molto scosso per bellezza e tensione emotiva. Sinceramente credo che le scelte che riguardino l’amore, la vita, la malattia e la morte, appartengano alla sfera personale di ognuno di noi. Quindi non starò in questa sede a dirvi se credo sia giusta o no l’eutanasia. Quello che è importante dire qui è che il film è bello, molto bello, l’argomento trattato è attuale e affrontato in maniera corretta, e che Ramon Sampedro tra l’altro ha anche scritto un libro di poesie intitolato “Cartas Desde el Inferno” nel quale spicca la bellissima poesia “Mare Adentro” che dà il titolo al film. Da vedere.

nilcoxp

 
Di kiriku (del 19/04/2006 @ 06:19:01, in cinema, linkato 2295 volte)
Titolo originale
Alla luce del sole
Produzione
Italia 2005
Regia
Roberto Faenza
Interpreti
Luca Zingaretti, Alessia Goria, Corrado Fortuna, Giovanna Bozzolo
Durata
89 minuti

Un’ape cinquanta sgangherato si muove tra le strade desolate del quartiere del Brancaccio (periferia di Palermo), con a bordo dei ragazzini che trasportano gatti da dare in pasto, ancora vivi, a dei cani da combattimento. Così comincia il film di Roberto Faenza che ci racconta gli ultimi anni di vita di don Pino Puglisi, chiamato dal vescovo di Palermo ad occuparsi di uno dei quartieri più malfamati della città, nel quale lui stesso è nato e cresciuto e dove, infine, è stato ammazzato dalla mafia il 15 settembre del 1993 (il giorno del suo compleanno). Il periodo in cui si svolge la vicenda è un periodo critico per l’Italia; Falcone e Borsellino sono stati assassinati da poco e altri attentati esplosivi sono stati eseguiti a Roma, Milano e Firenze. In questo clima di terrore don Puglisi cerca di realizzare il suo sogno: quello di riportare la cultura della legalità proprio là dove forse non è mai esistita, cercando nello stesso tempo di salvare dalla strada i bambini che, abbandonati a loro stessi, vengono reclutati come bassa manovalanza dalla malavita. Nel fare questo il prete combatte l’ignoranza e le paure della gente, che altro non sono che l’humus da cui trae linfa “Cosa Nostra”, andando cosi a minare le fondamenta sulle quali si regge tutto il sistema criminale. Faenza riesce a riprodurre abbastanza fedelmente le atmosfere di quei posti, dove la Mafia è presente in maniera così forte da arrivare a sostituirsi alle istituzioni, dove i paesaggi sono statici e dove niente si muove se non per ordine dei mafiosi stessi. Buona anche l’interpretazione di Luca Zingaretti che sembra non aver difficoltà a calarsi nel ruolo del prete. Quel che più mi è piaciuto del film è che il regista ha tralasciato la figura spirituale del sacerdote per concentrarsi di più sul lato umano di don Puglisi, che con gran coraggio ha saputo, consapevole della fine a cui sarebbe andato incontro, sfidare la Mafia a viso aperto. Film come questi servono a ricordarci che ancora oggi, nel 2006, esistono realtà inaccettabili alle quali dobbiamo opporci con fermezza, per non rendere vano il sacrificio di tutte quelle persone che hanno dato la propria vita per restituirci la dignità di camminare a testa alta. Insomma un film da vedere soprattutto per il suo valore storico.

Kiriku

 
Di Darth (del 20/04/2006 @ 08:30:00, in cinema, linkato 3982 volte)
Titolo originale
Notte prima degli esami
Produzione
Italia 2006
Regia
Fausto Brizzi
Interpreti
Giorgio Faletti, Elena Bouryka, Nicolas Vaporidis, Sarah Maestri, Cristiana Capotondi
Durata
100 minuti

“Suona l'ultima campanella,dell'ultima ora,dell'ultimo giorno,dell'ultimo anno del liceo e per tutti i ragazzi si avvicinano i tanto temuti esami di maturità”. Inizia con questa frase il film Notte prima degli esami, con Luca (Nicolas Vaporidis) che fa quello che probabilmente tutti gli studenti hanno, almeno una volta, sognato di fare: andare dal proprio professore di italiano, Martinelli, per dirgli in faccia quello che pensa di lui: “Sei una merda”. Luca però non sapeva 2 cose: la prima è che il prof. Martinelli era stato appena inserito nella commissione d’esame per sostituire un collega; la seconda è che si sarebbe innamorato della figlia. Voglio essere sincero, quando mi hanno proposto di andare al cinema a vedere Notte prima degli esami volevo rifiutare, non sono un appassionato di commedie italiane sullo stile “Neri Parenti” e, visto che il regista di quest’opera è lo sceneggiatore di tutti gli ultimi “Natali” (sul Nilo, in India, a Miami… ) ero molto prevenuto; se non era per gli amici che hanno insistito non ci sarei andato… e avrei fatto male! Il film prosegue con una sequenza di situazioni e battute simpatiche, decisamente meno demenziali e volgari di quanto mi aspettassi; avvalorato per chi come me li ha vissuti, da una buona ricostruzione degli usi e costumi del 1989, anno in cui si svolge la trama: dai poster di “Palombella rossa” e “Sposerò Simon Le Bon” alla presenza in TV di Gorbaciov e Reagan, alla musica anni ’80, a tanti altri piccoli accorgimenti che aiutano a ricordare quei giorni. Bella la scena dove un amico di Luca abbandona la ragazza con cui ci stava “provando” perché deve andare a ballare il suo disco preferito: "Gioca Jouer" di Claudio Cecchetto! Oppure la citazione: “non c’è niente che tiri su di morale come una puntata di Colpo Grosso”. Insomma, l’opera prima come regista di Fausto Brizzi non è certo un capolavoro, ma è un film carino, ben realizzato, con attori discreti: su tutti Giorgio Faletti (Il prof. Martinelli), che non avrei mai immaginato così a suo agio davanti alla macchina da presa. Auguriamoci che il successo ottenuto con questa pellicola faccia rinunciare Brizzi dallo scrivere altre scempiaggini da far dirigere a Neri Parenti e continui su questa strada.

Darth

 
Di Namor (del 21/04/2006 @ 08:30:00, in cinema, linkato 1282 volte)
Titolo originale
King Kong
Produzione
Nuova Zelanda / USA 2005
Regia
Peter Jackson
Interpreti
Kyle Chandler, Jamie Bell, Adrien Brody, Jack Black, Naomi Watts
Durata
180 minuti

Quando i sogni diventano realtà. Peter Jackson dopo vari rinvii finalmente gira il supertecnologico King Kong, il film che lo ha ispirato ad intraprendere la carriera da regista. Compito non facile, visto che il famoso bestione è stato il soggetto già di due pellicole (rispettivamente nel 1933 diretto da Ernest B. Schoedsack insieme ad Merian C. Cooper e nel 1976 con la regia di John Guillermin). La scelta del cast che in origine doveva essere composta da attori del calibro di K. Winslett, G. Clooney e R. De Niro, cambia poi radicalmente 10 anni dopo, stravolgendo quelli che erano i nomi inizialmente decisi dal regista, puntando su N. Watts, A. Brondly, e J. Black. Siamo negli Stati Uniti durante la grande depressione, negli anni 20 / 30 (ricostruita in maniera molto credibile da Jackson). I tempi sono duri anche per l’attrice Ann Darrow (Naomi Watts) che, pur lavorando in un teatro, non ottiene nessun compenso economico da svariati mesi e, quando anche questa teorica fonte di sostentamento viene meno, non le resta che accettare l’offerta di lavoro del megalomane Carl Denham (Jack Black, che per il ruolo si é ispirato fortemente ad un giovane Orson Wells), un regista deciso a girare un film su di un’ isola sperduta che finalmente, tra varie peripezie, completa il cast e può partire. Bene, trovata la Bella è il momento di andare dalla bestia. Ormeggiata al porto c’è la “Venture” l’imbarcazione con la quale raggiungeranno Skull Island, residenza di King Kong o meglio, l’isola di Jurassic Park, visto le molteplici creature preistoriche che ci vivono. Qui Jackson ha calcato un po’ troppo la mano con alcune scene, il combattimento di Kong contro ben tre tirannosauri appesi alle liane forse un è po’ esagerato… la scimmia ci sta che si appenda, ma il t.rex?! La fuga dei brontosauri assaliti dai velociraptor all’interno di un’ insenatura a stretto contatto con gli umani l’ho trovata ancora più assurda, per non parlare di quando lo sceneggiatore Jack Driscoll (Adrien Brody) assalito da una decina di megainsetti, viene liberato da un marinaio senza nessuna esperienza di armi da fuoco, che gli spara addosso con un mitra senza fargli neanche un graffio!!! Complimenti, neanche RAMBO avrebbe fatto di meglio!!! Nel complesso, se sorvoliamo le esagerazioni citate, il film merita la visione; specialmente se siete i fortunati possessori di un buon impianto home theatre, visto che è stato premiato con tre premi oscar: suono, sonoro ed effetti speciali.

Namor

 
Di ninin (del 23/04/2006 @ 10:20:00, in cinema, linkato 1303 volte)
Titolo originale
Inside man
Produzione
USA 2006
Regia
Spike Lee
Interpreti
Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe
Durata
129 minuti

Nuova opera di Spike Lee, ambientata nella caotica New York dei giorni nostri. La pellicola inizia con il volto in primo piano di Dalton Russell (Clive Owen) il quale fa un monologo sulla rapina perfetta e spiega chi_come_dove_cosa_quando e perché deve essere escogitata. Quattro rapinatori irrompono in una sontuosa banca, stile decò, camuffati da imbianchini e, disattivando le telecamere con flash a infrarossi, vi si insediano. All’interno della stessa vi sono in quel momento una cinquantina di persone che passano da normali clienti ed impiegati ad ostaggi e, passato il panico, vengono costretti ad indossare anche loro tuta e maschera… nessuna differenza, nessuno è diverso dall’altro, nessuno può essere riconosciuto, il piano è perfetto! La squadra a cui è affidato il caso è diretta dal capitano Darius (Willem Dafoe) a cui fa seguito il negoziatore Keith Frazier (Denzel Washington). Frazier è un detective sfortunato a cui viene attribuito un brutto affare di riciclaggio di cui non ha colpa, per sua fortuna però il suo collega più benvoluto è in vacanza e quindi, anche se malvolentieri, gli affidano questo delicato incarico. A questo punto dopo i primi negoziati con i malviventi, in un altro ufficio, entra in scena il fondatore della banca Arthur Case (Christopher Plummer), un uomo tutto d’un pezzo, scaltro e avido che nasconde qualcosa… qualcosa che nessuno deve conoscere… e l’ha nascosta in una cassetta di sicurezza della banca, nella quale si sta svolgendo la rapina. Per riuscire a tenere lo scheletro ancora nascosto nell’armadio (anzi nella cassetta), Case si rivolge ad un avvocato Madeleine White (Jodie Foster), una per cui niente è impossibile e la incarica di trattare con i rapinatori. Molto belli i cambi di scena alla Lee e la mescolanza delle carte tra buoni e cattivi. Divertenti gli interrogatori sui coinvolti, a cui va aggiunto durante una negoziazione un quesito del capobanda alla polizia che scatena un simpatico dibattito. Non c’è da perdersi una sola battuta di questo poliziesco… ed il finale è una sorpresa!

ninin

 
Di Darth (del 26/04/2006 @ 05:01:48, in cinema, linkato 6253 volte)
Titolo originale
Mickybo & Me
Produzione
Irlanda 2004
Regia
Terry Loane
Interpreti
John Joe McNeill, Niall Wright, Julie Walters, Ciaran Hinds, Adrian Dunbar, Gina McKee
Durata
90 minuti

Negli anni ’70 Belfast era una città divisa; cattolici da una parte, protestanti dall’altra, attentati terroristici quotidiani e l’esercito a presidiare la città nel vano tentativo di limitare i disordini: in quest’ ambientazione storica si svolge la trama di Mickybo & me. E’ la storia di due bambini di 9 anni chiamati da tutti MickyBo e JohnJo che, nonostante la loro differenza sociale e religiosa (MyckyBo è di famiglia protestante e povera, JohnJo cattolica e benestante), indifferenti ai problemi razziali, alla pazzia che li circonda, alle esplosioni e all’odio che i ragazzi del quartiere hanno per loro, diventano amici per la pelle. In un cinema di periferia si ritrovano a vedere Butch Cassidy and The Sundance Kid (1969) con i mitici Paul Newman e Robert Redford ad interpretare i due noti rapinatori di banche; i due fanciulli rimangono talmente colpiti dal fascino dei due arditi fuorilegge fino al punto di volerne emulare le gesta. Cominciano quindi a commettere furtarelli in giro per Belfast e, incuranti del pericolo che li circonda, trasformano la città nel loro campo giochi fino ad entrare in possesso di una vera pistola, rubata assieme ad una gamba di legno (???) durante il furto in un appartamento. Sempre inseguendo il mito di Butch e Sundance, la successiva mossa dei due protagonisti è quella voler lasciare la città per andare in Australia a godersi la vita, lontani dalla loro difficile situazione familiare e da quel paese pieno d’odio; a quel punto scappano di casa, rubano una bicicletta e tentano la rapina ad una banca con una pistola ad acqua! Assolutamente da gustare la scena del “mani in alto!”. Il loro viaggio li porta, senza accorgersene, ad attraversare il confine con l’EIRE, dove incontrano poliziotti che girano disarmati, cosa per loro inconcepibile, e le affermazioni “qui le pistole le usiamo solo per andare a caccia” e “su da voi ne avete anche troppe di armi” mettono in luce la differenza di vita che potevano avere i due figli d’irlanda se fossero nati a Dublino anziché a Belfast. Il film è davvero molto bello, bravissimi i due piccoli attori, pieno di risvolti sull’amicizia, sull’odio religioso, su pagine di storia lette con l’ingenuità di due bambini; il finale poi è davvero stupendo, non è un lieto fine, non è strappalacrime… è un finale vero, come vera è la storia di Butch Cassidy and The Sundance Kid.

Darth

 
Di Namor (del 27/04/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1429 volte)
Titolo originale
Il mio miglior nemico
Produzione
Italia 2005
Regia
Carlo Verdone
Interpreti
Carlo Verdone, Silvio Muccino, Ana Caterina Morariu, Agnese Nano, Paolo Triestino, Corinne Jiga, Sara Bertelà, Leonardo Petrillo
Durata
115 minuti

Dopo 15 mesi di scritture, gli sceneggiatori Verdone, Muccino, Plastino, Ranfagni creano il copione del film, Il mio miglior nemico candidato a 12 premi David di Donatello (senza vincerne però neanche uno). Commedia tragicomica con un Carlo Verdone strepitoso, espressivo nella mimica facciale e veritiero nel ruolo del personaggio sfigato, (interpretato anche di recente in Manuale d’amore di Veronesi), e un Muccino ancora acerbo, ma che fa della spontaneità la sua arma vincente. Una pellicola che sottolinea la differenza generazionale dei due protagonisti, evidenziando l’assenza della figura paterna nel giovane Muccino, e la mancanza di comunicazione del Verdone padre. Achille de Bellis (Verdone) direttore di una famosa catena di alberghi, di proprietà della moglie e del cognato Augusto, licenzia una cameriera, la madre di Orfeo, (Muccino) per il furto di un pc portatile. Questo é l’inizio della sua odissea che lo porterà a scontrarsi con il giovane, il quale, inizialmente tenta di far riassumere la madre, (con notevoli problemi di depressione) ma non riuscendo a convincere il rigido direttore, gli dichiara guerra deciso a vendicarsi rovinandogli la vita. Ma non ha fatto i conti con il destino che beffardo a sua insaputa lo fa innamorare di Cecilia la figlia del suo nemico. La guerra si sa, lascia le sue vittime, e da questo incontro-scontro con fallimento reciproco, i due nemici sono costretti ad allearsi per recuperare il rapporto di padre-figlia-fidanzato, dando inizio alla seconda parte del film, on the road che li proietterà in giro per l’Europa alla ricerca del loro riscatto personale.

Namor

 

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