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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Namor (del 03/06/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 423 volte)
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Titolo originale
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Thor
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Produzione
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USA 2011
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Regia
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Kenneth Branagh
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Interpreti
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Chris Hemsworth, Natalie Portman, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Colm Feore.
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Durata
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130 Minuti
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Trailer
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Un altro personaggio della Marvel, entra a far parte della grande schiera dei supereroi adattati per il cinema, l’illustre protagonista è il mitico Thor, il Dio del tuono, figlio dell’onnipotente Odino signore di Asgard. La storia ha inizio sul pianeta Asgard, ove l’arrogante e indomabile principe Thor (Chris Hemsworth) erede disegnato del grande Odino (Anthony Hopkins), viene spogliato da suo padre di tutti i suoi poteri e mandato in esilio sulla Terra, per essere andato in battaglia senza il suo consenso, contro i demoni del ghiaccio, colpevoli di essersi intrufolati su Asgard, violando così la tregua con l’acerrimo nemico, stabilita tempo fa dallo stesso Odino. L’espulsione dal regno d’orato del Dio del tuono, coincide con la salita al potere di suo fratello: il malvagio Loki (Tom Hiddleston), autore di un ordito piano di conquista al comando supremo. La caduta di Thor sulla Terra e la conseguente amicizia con un gruppo di scienziati, di cui capeggia il suo futuro amore Jane Foster (Natalie Portman), segneranno indelebilmente, in senso positivo, le arroganti caratteristiche caratteriali dell’impetuoso Principe Asgardiano. Dopo aver recuperato i suoi poteri ed il fedele Mjiolnir, egli dovrà combattere contro l’invincibile Distruttore, una sorte di colosso metallico inviato da Loki per sopprimere l’incomodo fratello. Dopo aver avuto la meglio sul gigante, insieme ai suoi inseparabili amici Volstagg, Fandral,Heimdall e Sif, il dio del tuono si recherà nuovamente sul suo pianeta d’origine per ristabilire la pace. A dirigere “Thor” e il regista shakespeariano Kenneth Branagh, l’insolita scelta nasce dall’universo che ruota intorno a questo Dio Supereroe, fatto di faide familiari, gelosie fra padri e figli in eterna competizione per il potere. Positivo il compito di Branagh nel girare il suo primo blockbuster dalle tinte shakespeariane, in particolare gli eventi che si susseguono su Asgard la città arcobaleno. Al contrario invece, per le situazioni fin troppo comiche che Thor deve affrontare sul nostro pianeta, tali avvenimenti hanno solo la facoltà di cancellare quell’aurea di fascino che il mitico principe ben elargisce sul suo pianeta. Per quanto riguarda il cast: Sir Hopkins nelle vesti di Odino non si discute, il suo talento carismatico per interpretare il Dio degli Dei è quanto di meglio si poteva avere. La scelta per il ruolo di Thor è caduta sull’attore australiano Chris Hemsworth (il giovane comandante Kirk dello Star Trek di J.J.Abrahms), il quale si presenta con un mirabolante fisico forgiato sicuramente da incredibili sessioni di ghisa e chimica. La Portman nella parte della bella Jane Foster, qui tramutata in scienziata anziché infermiera, adempie scolasticamente al suo compitino. Gli effetti speciali sono di egregia realizzazione, così come la sala del trono di Asgard ed il mondo sotterraneo del ghiaccio. Scarso, quasi nullo il 3D, che ancora una volta delude enormemente… gli unici frame di vera tridimensione si notano solo nei vari trailer pubblicitari dei prossimi film 3D in uscita!
Namor
Di Miryam (del 25/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 326 volte)
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Titolo originale
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Vier Minuten
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Produzione
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Germania 2006
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Regia
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Chris Kraus
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Interpreti
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Monica Bleibtreu, Hannah Herzsprung, Sven Pippig, Richy Müller, Jasmin Tabatabai.
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Durata
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112 Minuti
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Carcere femminile di Luckau, la detenuta Jenny Von Loebert (Hannah Herzsprung), assiste senza scomporsi al suicidio della sua compagna di cella. Una volta avvenuto il decesso, gli sfila le sigarette dal camice tranquillamente, così, come se niente fosse. Parecchi anni prima, più precisamente nel 1945, in quella stessa prigione, la miglior pianista tedesca dell’anno Traude Kruger (Monica Bleibtreu), vi prestava servizio come paramedico, mansione che la costrinse ad assistere con gran dolore, all’esecuzione capitale di una giovane donna. Quell’evento le cambiò per sempre la vita, poiché la condannata a morte, era la ragazza che lei segretamente amava. Sono trascorsi ormai tanti anni da quel triste giorno, ma l’anziana signora Kruger ritorna tutti i giorni in quel carcere, per cercare di insegnare i piaceri della musica alle giovani detenute, tramite lo studio del pianoforte. Mentre il corso di musica sta rischiando di essere chiuso per i scarsi proficui, la donna, grazie ad un guardiano, anch’egli appassionato di musica, riesce a convincere il direttore nell’acquistare un pianoforte e prolungare ulteriormente le lezioni. Purtroppo la scarsità musicale delle allieve, mette a serio rischio la continuità degli studi, questo fino a quando tra le detenute spicca inaspettatamente il talento di Jenny, una ex bambina prodigio. Inutile dire che su questa figura la signora Kruger, riverserà tutta la sua passione di insegnante, nonostante la ragazza si dimostri alquanto riluttante in merito. L’indomita allieva alza un muro nei confronti della sua insegnante, muro dettato da una vita fatta di abusi, di violenze subite dal padre e dalla morte di un figlio… fino alla condanna per omicidio. Tutto ciò porta Jenny ad avere un carattere ostile nei confronti delle detenute, delle guardie carcerarie e perfino nei confronti di se stessa a tal punto di mordersi le dita fino a farle sanguinare, mani che potrebbero diventare il suo talento. Il rapporto tra le due donne inizia in maniera molto difficile, da una parte un’insegnante rigida nell’ordine e nel rigore, dall’altra una giovane donna che rifiuta qualsiasi regola e solo per fare dispetto, suona musica hip hop tanto odiata dalla Kruger, abituata al genere classico. Pian piano però tra le due donne, entrambe legate da un passato oscuro, inizia ad instaurarsi una rispettosa amicizia, a tal punto che si prepareranno per partecipare ad un concorso per pianisti emergenti. A pochi giorni dal debutto un ennesimo scatto di violenza di Jenny nei confronti di un secondino, gli vieta la partecipazione al concorso. La tenace professoressa Kruger non si arrende, l’unica soluzione per poter partecipare alla gara è evadere, ed è quello che faranno. Con la complicità di una guardia, le due donne riescono così ad uscire dal carcere e a recarsi all’ auditorium. Al regista e sceneggiatore di “Quattro minuti”, il tedesco Chris Kraus, vanno tutti i miei complimenti, sia per le attrice scelte, che hanno recitato in maniera toccante tutte le scene più cruenti del film, sia per la scena finale dove si vede un rigido direttore del carcere che ritarda l’arresto di quattro minuti, per concedere a Jenny tutti gli applausi meritati dal pubblico e soprattutto l’obbiettivo raggiunto della Kruger che riceve anche un inchino di ringraziamento dalla sua allieva, nonostante questa abbia suonato un pezzo di hip hop e non un classico suggeritole dall’insegnante. Bisogna dare anche merito alla colonna sonora di Annette Focks e alla fotografia di Judith Kaufmann, che nell’insieme valorizzano ancora di più le scene più forti del film. Personalmente trovo che sia un’ ottima pellicola da vedere e consigliare.
Miryam
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Titolo originale
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In nome del popolo italiano
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Produzione
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Italia 1971
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Regia
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Dino Risi
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Interpreti
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Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Yvonne Furneaux, Renato Baldini, Ely Galleani
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Durata
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103 Minuti
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Nella sua lunga carriera Dino Risi ci ha regalato alcuni dei ritratti più sferzanti tra i tanti della nostra commedia all'italiana. Secondo taluni il regista si è spesso fatto allettare dal successo al botteghino, ma io preferisco guardare a quelle pellicole che ancora oggi continuano ad essere difficilmente uguagliabili. Ha dipinto dei meravigliosi affreschi delle anomalie italiane (e non solo) sapendo cogliere i vizi più nascosti e negativi. In questo è stato sicuramente aiutato da capaci scenografi (Age e Scarpelli, Maccari, ecc…) e dai migliori attori italiani (Sordi, Gassman, Tognazzi, ecc…) realizzando opere quali Il sorpasso (capostipite dei road movie) I mostri e In nome del popolo italiano solo per citarne alcuni tra i miei preferiti. In nome del popolo italiano è stato realizzato nel 1971 e sembra essere passato un secolo, ma il tema trattato è di un'attualità sconvolgente, mantenendo immutato il suo interesse. La trama è incentrata sul confronto tra lo specchiato giudice Bonifazi e l'infido imprenditore Santenocito interpretati rispettivamente da Tognazzi e Gassman, due “mostri sacri” della commedia all'italiana. Non dovrebbe essere difficile scorgere nei due protagonisti aspetti comuni a personaggi ben noti dei giorni nostri. Questo ci pone subito una domanda, quanto è cambiato il nostro Paese da allora? Difficile dare una risposta, molto dal punto di vista sociale, culturale e politico forse poco se si guarda al popolo italiano. Nell'Italia degli anni settanta il pretore Bonifazi si adopera dando tutto se stesso per combattere chi al solo fine di arricchirsi non esita a compiere qualsiasi nefandezza. Tra questi l'imprenditore Santenocito che riesce sempre a farla franca e sfuggire così alla giustizia che tra l'altro l'aveva processato per corruzione e traffico d'armi. Ad un certo punto resta però coinvolto nella morte di una giovane ragazza che per vivere faceva la prostituta d'alto bordo. Questo fatto sembra dare al magistrato Bonifazi l'occasione giusta per far scontare al disonesto imprenditore tutte le responsabilità da cui era riuscito legalmente a sfuggire. Difficile capire a mio giudizio cosa sceglie il regista, ovvero se il giudice rinvierà a giudizio il Santenocito poiché il finale appare surreale. Camminando per una città deserta, a causa di una partita della nazionale italiana mentre legge il diario della vittima scopre come si svolsero realmente i fatti la notte della morte di quest'ultima. Al termine della partita che vede l'Italia vincitrice per le strade si riversa un fiume di gente che mettono in mostra gli aspetti più beceri degli italiani e ad ognuno dei protagonisti di tali gesti viene dato il volto di Gassman/Santenocito. Proprio questa dimostrazione del degrado morale ormai raggiunto porterà il magistrato a gettare il diario tra le fiamme di un'auto incendiata dai tifosi. Diario che avrebbe potuto scagionare il Santenocito dall'accusa di omicidio. Molti sono i temi che si aprono su questo controverso finale, ma non è questa la sede appropriata per discuterne, vi lascio quindi con il consiglio di guardare questa splendida pellicola.
mimmotron
Di Namor (del 19/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 295 volte)
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Titolo originale
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Machete
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Produzione
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USA 2010
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Regia
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Robert Rodriguez, Ethan Maniquis.
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Interpreti
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Danny Trejo, Steven Seagal, Michelle Rodriguez, Jeff Fahey, Cheech Marin.
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Durata
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105 Minuti
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Dopo esser passato per morto in uno scontro contro il potente Re del narcotraffico messicano Torez (Steven Seagal), nel quale ha avuto la peggio, il leggendario agente federale Machete (Danny Trejo), rifugiatosi nel frattempo in Texas per far perdere le sue tracce, viene assoldato da Both (Jeff Faehy) un cinico uomo d’affari con tanto di killers sul suo esclusivo libro paga, da impiegare opportunamente per i propri profitti. La missione che Machete dovrà svolgere, sarà quella di sparare al senatore McLaughlin (Robert de Niro), grande fautore della lotta estrema contro l’intrusione di profughi messicani nel territorio americano. L’attentato commissionatogli da Both, in realtà si rivela una trappola per l’ex agente messicano, il quale avrebbe dovuto fungere da esca e non da cecchino. Dopo l’ennesima e rocambolesca fuga, Machete metterà in atto la sua vendetta finale contro l’odiato Torez , grazie anche all’aiuto della bella Sartana (Jessica Alba), letale poliziotta con tanto di tacchi a spillo, e Luz (Michele Rodriguez) venditrice di tacos dal cuore rivoluzionario. “Machete” in origine, fu il falso trailer che Rodriguez inserì all’interno del film “Grindhouse – Planet Terror”, a farlo sviluppare in un lungometraggio sono state le incessanti richieste dei suoi fan, che nell’arco degli anni hanno lungamente insistito per la sua realizzazione. Il cast di attori allestito da Rodriguez è composto da un bel gruppo di nomi famosi come: R.De Niro, S.Seagal, D.Johnson, M.Rodriguez, J.Alba e L.Lohan. La maggior parte di questi interpreti come voi sapete, sono protagonisti indiscussi nelle loro pellicole, mentre Danny Treyo é sempre stato ingaggiato per ruoli di secondo piano, questo nonostante abbia al suo attivo più di 100 film girati in 25 anni di carriera. Con l’interpretazione di Machete, si è conquistato per la prima volta un meritato ruolo da protagonista, togliendosi la soddisfazione di primeggiare una volta tanto sui i più illustri colleghi presenti nella pellicola, particolare che ha solleticato non poco la mia curiosità su questo titolo fortemente pulp. Gli appassionati dei b-movie si divertiranno sicuramente con questo adrenalinico action-splatter, per coloro che invece non apprezzano il genere, si tengano alla larga, poiché di sicuro non gradiranno il genio del talentuoso regista texano.
Namor
Di Namor (del 13/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 363 volte)
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Titolo originale
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Veronica Guerin
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Produzione
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USA - Irlanda 2003
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Regia
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Joel Schumacher
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Interpreti
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Cate Blanchett, Gerard McSorley, Ciaran Hinds, Brenda Fricker
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Durata
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98 Minuti
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Dopo esser stata spaventata, gambizzata e pestata a sangue per i suoi efficienti articoli sul traffico di droga che imperversava nella capitale, rovinando buona parte dei suoi giovani ragazzi, la giornalista dublinese Veronica Guerin, venne fatta uccidere con sei colpi di pistola da due sicari in motocicletta, mentre era all’interno della sua auto ferma al semaforo. Il mandante di quell’ignobile delitto fu il boss irlandese John Gilligan, lo stesso uomo che la pestò a sangue davanti casa, per aver osato rivolgergli delle dirette sul suo patrimonio finanziario. Alla sua morte, il governo istituì il Criminal Assets Bureau, il quale si occupò di arrestare e sgominare con nuove leggi, il potente narcotrafficante Gilligan e la sua banda, riducendo in poco tempo l’alto tasso di criminalità che imperversava indisturbato a Dublino. “Veronica Guerin"- Il prezzo del coraggio” vuole essere un tributo a questa ardita cronista del Sunday Independent, che con i suoi scottanti articoli, mise in ginocchio l’intero sistema criminale dedito al narcotraffico, questo, nonostante l’ostracismo dei colleghi e la continua indifferenza del governo, che la portò a perire il 26 Giugno del 1996. I costi della pellicola: 17 milioni, confrontati con gli incassi avuti in tutto il mondo: 8 milioni, danno un primo indizio sulla qualità di questa pellicola datata 2003. La direzione è affidata al regista tedesco Joel Shumaker, mentre la produzione e del celeberrimo Jerry Bruckheimer, un binomio che avrebbe dovuto raccogliere maggiori consensi sia di botteghino che di critica. Il flop di questo titolo non va certo addossato al personaggio da noi poco conosciuto o all’uscita nelle sale poco pubblicizzata, ma va riscontrato nella superficialità con il quale é stato concepito il film, il quale risulta tedioso e senza alcuna attrattiva di interesse durante tutto il suo svolgimento, a tal punto da farlo sembrare uno di quegli insulsi film tedeschi che trasmettono al pomeriggio in TV. Anche la formazione del cast, ristretto quasi sicuramente al minimo sindacale (vista la qualità recitativa degli attori), non aiuta di certo a migliorare il prodotto, anzi diciamo pure che lo affossano ulteriormente. L’unica nota positiva, arriva dalla prova della bravissima Cate Blanchett, nei panni dell’eroica giornalista, anche se questa performance non verrà certo ricordata come una delle migliori. Una storia realmente accaduta ad un personaggio che ha conquistato il massimo rispetto come la Guerin, avrebbe meritato un tributo migliore di questa inconsistente pellicola…
Namor
Di Angie (del 11/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 362 volte)
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Titolo originale
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Agora
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Produzione
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Spagna 2009
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Regia
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Alejandro Amenábar
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Interpreti
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Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale.
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Durata
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128 Minuti
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Presentato al Festival di Cannes nel maggio dello scorso anno e approdato finalmente anche nei cinema italiani, il film (tanto discusso e, si parla addirittura di una presunta censura da parte del Vaticano), ”AGORA”, diretto dal regista spagnolo Alejandro Amenabar, autore di due precedenti capolavori come: “Mare Dentro” e “The Oters”. Ad attrarre la mia curiosità nei confronti di questo titolo per poi vederne la sua proiezione è stata la mia passione per la storia e, a tutte le vicende ad esse inerenti che da sempre mi affascinano. Questa epica storia d’amore è ambientata ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo dopo Cristo, provincia remota dell’Impero Romano, ancora ricca dal punto di vista culturale ed economico ma, contraddistinta da grandi cambiamenti e forti contrasti religiosi. Protagonista è Ipazia , (interpretata magnificamente dalla bellissima Rachel Weisz) figlia del responsabile della famosa biblioteca della città, il quale fu vittima del fanatismo religioso. Accanto ad Ipazia, nel film si affianca la figura di uno dei tanti suoi discepoli, Oreste, il quale e perdutamente innamorato di lei, così come lo schiavo Davo (interpretato da Max Minchella), anch’egli invaghito della sua padrona, ma nello stesso tempo combattuto se approfittare o meno, della rivolta dei Cristiani per conquistare la sua libertà. Ma chi era Ipazia? Un personaggio straordinario non solo per i suoi tempi: astronoma, matematica e filosofa, egli insegnava in una scuola ad Alessandria d’Egitto, universale faro di cultura in cui convivevano (sempre più a fatica) pagani, cristiani ed ebrei. Da sempre dedicava tutta se stessa alla scienza, in cui era un genio, aveva intuito i meccanismi dell’universo molti secoli prima di Galileo. Ma gli uomini, a quell’epoca troppo impegnati nella conquista del potere e accecati dal fanatismo, non erano ancora pronti a riconoscere questi geni. Ipazia, si vide così distruggere questo immenso tesoro dall’ottusità dei cristiani e, per la sua posizione “laica” di difesa dei principi della conoscenza scientifica, verrà barbaramente trucidata per ordine del vescovo Cirillo. “Agora” è un film che merita di essere visto, in quanto il regista Amenabar, non solo ha saputo costruire un dramma intenso e coinvolgente sulla base dell’ attualissimo tema delle tensioni religiose ma, anche nel raccontare come questa grande figura storica, sia caduta vittima di una società ostile al libero pensiero, pagando il dazio della sua diversità. Ciò che ci è pervenuto dalle scritture dei nostri avi, la storia narra infatti, che fu barbaramente lapidata ma, il regista Amenabar nel film riserverà a questa donna così colta, una fine un po’ più pietosa e romantica.
Angie
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Titolo originale
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Qualunquemente
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Produzione
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Italia 2011
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Regia
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Giulio Manfredonia
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Interpreti
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Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano.
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Durata
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96 Minuti
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Cazzu cazzu, iu iu... Seguo le performance artistiche di Antonio Albanese dai primi anni novanta e mi manca, purtroppo, solo di vederlo dal vivo. Faccio questa doverosa premessa poiché questo influenza molto il mio giudizio su questa pellicola, che va doverosamente riferito ha rappresentato l'Italia al Festival del Cinema di Berlino nella sezione Panorama. Non posso negare che mi sia piaciuto, ma conoscendo in pratica tutte le battute l'ho trovato, come dire? Scontato. Vuoi perché come detto lo seguo da sempre vuoi perché la pellicola è stata ampiamente pubblicizzata con un operazione di marketing non indifferente. È stata una situazione un po' strana in quanto è stato come se avessi visto un film già visto, ma in realtà senza averlo visto (scusate il bisticcio di parole). L'unica differenza per me è stata quella di “conoscere” i personaggi di cui avevo finora solo sentito parlare come il figlio Melo e il De Santis il suo avversario politico, solo per citarne alcuni. Questa la mia indispensabile premessa. All'interno di un paese della Calabria alcuni elementi del crimine organizzato stanno decidendo chi sarà il loro candidato alla poltrona di sindaco. La scelta finisce per cadere su Cetto La Qualunque che appena uscito dal carcere sembra essere il candidato migliore a rappresentare i loro interessi, infatti anche lui vive e prospera nella totale illegalità. Il suo avversario sarà Giovanni De Santis che punta la sua campagna elettorale proprio sul ripristino della legalità. Cetto La Qualunque si vedrà inoltre impegnato nel riprendere l'educazione di suo figlio che lasciato crescere da solo hai finito per diventare un bravo ragazzo(!) Sulla sua formazione sarà però il carcere ad incidere profondamente più che l'opera del padre, al quale infatti Melo viene condannato perché Cetto gli aveva intestato un intero villaggio turistico costruito abusivamente su di un terreno protetto da vincolo archeologico. Sottile critica questa al sistema carcerario italiano che sicuramente non rieduca come invece prevederebbe la nostra legislazione, anzi. Il finale è purtroppo amaro infatti La Qualunque riesce sfruttando tutti i mezzi leciti ed illeciti a diventare sindaco. C'è un espressione, che mi sento di condividere e che voglio aggiungere a conclusione di questa mia recensione, che ripeteva spesso Antonio Albanese quando gli veniva proposto un confronto con la nostra classe politica ed il suo personaggio: “Cetto La Qualunque è un moderato!”
mimmotron
Di Miryam (del 02/05/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 471 volte)
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Titolo originale
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Piranha 3D
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Produzione
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USA 2010
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Regia
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Alexandre Aja
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Interpreti
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Elisabeth Shue, Adam Scott, Jerry O'Connell, Jessica Szohr, Ving Rhames.
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Durata
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89 Minuti
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Trailer
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Dopo “Le colline hanno gli occhi” e “Alta tensione”, Alexandre Aia ci propone un altro film da brivido “Piranha”, film, dove a differenza del primo girato nel 1978 da Joe Dante, dove prevaleva la manipolazione genetica dei pesci, qui invece troviamo un ambiente dove regna il divertimento selvaggio, con donne provocanti in succinti bikini accompagnati da fiumi di alcool e cocaina. Siamo in Arizona, sul Lago Vittoria, un arzillo vecchietto (che altro non è che Richard Dreyfuss, il biologo marino Matt Hooper che tutti ricorderemo nel film “Lo squalo” di Spielberg) è intento a pescare sulla sua barca quando ad un certo punto, una scossa tellurica provocata dal vulcano che si trova sul fondale del lago, forma una spaccatura dalla quale fuori esce una miriade di pesci piranha, precisamente una specie estinta milioni di anni fa chiamata Pygocentrus, razza voracissima che in pochi minuti divora il povero e ignaro pescatore. Toccherà allo sceriffo del luogo, Julie Forrester (Elisabeth Shue) assieme al suo assistente Fallon (Ving Rhames) a trovare il corpo scarnificato del pescatore e la causa di tanto orrore, ben presto si rendono conto di quello che è successo e si precipitano subito ad informare la cittadinanza che è in fervore nella preparazione dello Spring Break, una manifestazione che tutti gli anni richiama l’attenzione di giovani turisti, che si apprestano a fare una vacanza all’insegna del divertimento sfrenato. Sarà un’ardua impresa dello sceriffo che oltre a dover badare ai suoi tre figli (soprattutto al maggiore che riesce sempre a cacciarsi nei guai), a convincere tutti i giovani ragazzi a seguire i vari divieti di balneazione, impresa inutile in quanto, ignari del pericolo che incombe sott’acqua continueranno a tuffarsi nel lago, diventando preda dei famelici e carnivori piranha, che trasformeranno un solare pomeriggio di festa, in una sanguinosa carneficina. “Piranha” è uscito da poco nelle sale in 3D, personalmente preferisco il primo di Joe Dante, non tanto per le scene sanguinose che qui sono state amplificate per via degli effetti speciali che trent’anni fa non c’erano, ma per i contenuti erotici che secondo me hanno messo in secondo piano tutt’alta attrattiva per un film di questo genere, infatti nel cast degli attori, hanno fatto parte anche le porno star americane Riley Steel, Ashlynn Brooke e Gianna Michaels. Comunque il film ha avuto un buon successo commerciale, tanto e vero che parlano già di un seguito. Da parte mia una cosa è certa, non butterò via di nuovo dieci euro per il sequel, se proprio lo vorrò vedere, aspetterò che esca in dvd… ed è un consiglio che do a tutti voi.
Miryam
Di Namor (del 29/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 322 volte)
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Titolo originale
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Battle: Los Angeles
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Produzione
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USA 2011
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Regia
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Jonathan Liebesman
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Interpreti
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Aaron Eckhart, Michelle Rodriguez, Ramon Rodriguez, Bridget Moynahan, Ne-Yo.
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Durata
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120 Minuti
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Una miriade di meteoriti si stanno abbattendo implacabili sulla terra, colpendo senza sosta le sue maggiori capitali, durante il tempo in cui la distruzione si evolve, prende piede l’ipotesi di un attacco di massa da parte di un nemico sconosciuto. Al momento Los Angeles, è l’unica città della costa occidentale degli Stati Uniti ad non essere caduta sotto il bombardamento dell’ostile avversario. Mentre la formazione dei Marines al quale viene aggregato il fresco pensionato Sergente Nantz (Aaron Eckhart), scende sul campo di battaglia per affrontare il nemico, si scopre che l’attacco al pianeta è generato da extraterrestri in cerca di risorse. La materia in questione è l’acqua, sostanza vitale per la sopravvivenza dell’invasore spaziale. Quando tutto sembra capitolare verso il peggio, la squadra dei Marines capitanata dell’eroico Sergente Nantz, scoprirà qual è il punto debole del nemico, dando così una nuova speranza al mondo per poter sconfiggere gli aggressori alieni. A dirigere l’ennesima pellicola di attacco alieno verso la Terra è il giovane regista Sudafricano Jonathan Liebesman, i nomi di punta che compongono il cast sono: Aaron Eckhart nel ruolo dell’eroico protagonista, Michelle Rodriguez (e non poteva essere altrimenti), nel ruolo della protagonista femminile e l’inserimento del cantante clone di M.Jackson, Ne-Yo a far da chiusura. Gli effetti speciali usati per la realizzazione del film sono appena sufficienti, se parliamo della battaglia a terra, per quanta riguarda il resto invece si è visto di meglio in altre pellicole, così come la sceneggiatura, che risulta sfilacciata in più punti della storia. Sicuramente su grande schermo sono stati proiettati film migliori di “World Invasion”, ma è altrettanto vero che abbiamo assistito anche a pellicole di peggiore qualità, nell’ormai vasto e ripetuto filone di film con invasori alieni, propinatoci negli ultimi anni. Un piccolo time out a tempo indeterminato per questo genere di pellicole non sarebbe male, così nel frattempo qualche sceneggiatore capace, potrebbe elargire un copione degno di nota, risparmiandoci così la solita minestra riscaldata!
Namor
Di Angie (del 26/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 347 volte)
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Titolo originale
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The Fighter
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Produzione
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USA 2010
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Regia
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David O. Russell
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Interpreti
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Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Jack McGee.
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Durata
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115 Minuti
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Trailer
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Non essendo un’amante della boxe, all’uscita del film “The Fighter”, mi sono detta: “un film sul pugilato non vado sicuramente a vederlo”. Questo stato il mio primo pensiero, nonostante la presenza di Wahlberg e Bale, due attori da me molto graditi. A farmi cambiare idea, fu la lettura della trama basata sulla vera storia di Micky Ward, un giovane pugile americano con origini irlandesi diventato campione del mondo e, del suo fratellastro Dicky Eklund, anch’egli un ex pugile. Devo ammettere (nonostante le perplessità iniziali) che ho fatto bene a vederlo, perché, “The Fighter” non è stato solo un film incentrato sul pugilato, come pensavo, bensì un film su vite vere, dove il vero ring non è il solito stadio pieno di tifosi, ma è fuori, tra le strade di una cittadina logora di se stessa, tra i membri di una famiglia numerosa chiusi nelle proprie gerarchie e convinzioni, dove il vero combattimento non si fa solo sul ring, ma anche e soprattutto nella propria vita. Ci troviamo di fronte a due fratelli con due caratteri ben diversi. Sembrano uomini duri ma in fondo sono pieni di debolezze, uniti da una unica passione: il pugilato, la voglia di vincere e di affermarsi nella vita. Ambedue sono per il rispetto della famiglia troppo presente, dalla quale cercano di liberarsi. Ci riescono se pur in modo diverso: Micky interpretato da Mark Wahlberg che è anche produttore, s’innamora di Charlene (Amy Adams), una donna dalla forte personalità, che farà di lui un uomo più sicuro e consapevole di se stesso, vissuto fino a quel momento dietro i consigli deleteri della madre Alice (Melissa Leo), suo manager agli esordi con risultati poco soddisfacenti. Il fratello Dicky interpretato da Christian Bale, da lungo tempo trova rifugio nell’oblio delle droghe. A mettere fine alla sua disperata condizione di tossico, sarà la sua breve prigionia dovuta all’arresto per furto, che lo farà meditare e cambiare in meglio: mettendo definitivamente la testa a posto disintossicandosi dal crack. In cella comincia ad allenarsi per ristabilire la sua forma fisica e una volta uscito di prigione, coglie nel fratello l’occasione per riscattarsi, divenendo da primail suo allenatore, per poi fargli da secondo sul ring nell’incontro decisivo della sua carriera da pugile. Micky trionfa, vince l’incontro diventando il nuovo campione mondiale dei pesi leggeri, riscattando la sua carriera e l’ affetto della famiglia. Devo dire che nel complesso “The Fighter” è un gran bel film, che regala in alcuni momenti belle emozioni facendoci anche un po’ riflettere sull’abuso di droghe che, colpisce ancora migliaia di giovani. Candidato a ben sette premi Oscar, in America è piaciuto molto, si dice che grazie alla massiccia presenza femminile nel cast, abbia attirato un folto pubblico unisex facendo registrare la considerevole cifra di 90 milioni di incasso. Gli attori sono straordinari, soprattutto Christian Bale (dimagrito di parecchi chili per il suo ruolo), che ritengo più che bravo nella interpretazione dello smagrito Dicky, dove il suo volto, in ogni scena del film non ha un’espressione sbagliata. Grandi apprezzamenti anche per la performance di Melissa Leo, tosta patriarca della famiglia e manager dei suoi figli pugili. Un bravo anche all’ attore e produttore Mark Wahlberg, allenatosi per molto tempo da sembrare un vero boxer, interpretando in modo sufficiente l’immagine di questo aspirante campione. “The Fighter” è un film che infonde nel pubblico (secondo la mia modesta opinione) una piccola lezione di vita, quella dell’eterna sfida con se stessi e quanto sia importante avere affianco persone che vogliono veramente che tu possa raggiungere il successo da sempre sognato. Se avete l’opportunità di visionarlo al cinema o in DVD, fatelo, sono certa che piacerà anche a coloro che come me non sono appassionati di tale sport.
Angie
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Titolo originale
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Che bella giornata
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Produzione
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Italia 2011
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Regia
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Gennaro Nunziante
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Interpreti
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Checco Zalone, Nabiha Akkari, Tullio Solenghi, Rocco Papaleo.
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Durata
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97 Minuti
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Che individuo può guidare una Porsche a GPL, che domanda (con accento fortemente meridionale) sette euro di rifornimento ad un distributore di benzina della leghista Padania? E’ infatti questo il biglietto da visita di Checco (Checco Zalone), un “sechiurity” da discoteca con aspirazioni da Carabiniere, quint’essenza della “tamarrìa” nostrana; questo Pugliese integralista, con tanto di trullo nella periferia milanese, ha più Santi in Paradiso che capelli in testa, però. Infatti, dopo aver fallito un colloquio per entrare nell’Arma, ottiene comunque una potente raccomandazione dal Vescono Rosselli (Tullio Solenghi) e viene assunto come Guardia Giurata presso il Duomo di Milano: pare che il rischio attentati sia piuttosto alto, stando ad un rapporto delle Autorità. Dopo un inizio a contatto con il pubblico, Checco viene spedito a fare la guardia alla “Madonnina”: lassù, lontano da tutti, sembra che non possa nuocere a nessuno… invece è proprio attraverso di lui che una microcellula terroristica spera di poter raggiungere indisturbata la guglia più alta del Duomo, per piazzare una carica esplosiva. D’accordo con il fratello, la bella Farah (Nabiha Akkari) racconta a Checco di essere una studentessa di Architettura interessata ai nostri monumenti; lasciandogli intendere che possa esserci del tenero, Checco cade miserabilmente nella trappola. Ciò che Farah non immagina è che dietro a quel burino si nasconda un ragazzo sincero, con una famiglia strampalata capace di sentimenti sinceri che la faranno sentire, dopo tanto tempo, amata come una figlia. Come potrà resistere a cotanto fascino, dunque, e portare a termine il suo piano terroristico? Checco Zalone torna al cinema dopo il successo di “Cado dalle Nubi”, diretto anche questa volta da Gennaro Nunziante, spalleggiato da un cast comico di tutto rispetto: oltre a Tullio Solenghi, ritroviamo Ivano Marescotti nei panni del Carabiniere Mazzini, e Rocco Papaleo in quelli di un Sergente Maggiore dell’Esercito Italiano, Cuoco con la vocazione delle Missioni di Pace. Direttamente dai trailers di Maccio Capatonda, c’è anche il non proprio statuario Luigi Luciano (alias “Herbert Ballerina”) che interpreta Gianni, buttafuori sfigato ed ancora vergine che Checco tenterà di aiutare nella scoperta del sesso (con risultati “deflagranti”). Delicatissima la scelta di Nabiha Akkari nel ruolo di Farah, che trasmette dolcezza e simpatia con la sua interpretazione. Superati i miei radicati pregiudizi su Checco Zalone, mi sono dovuto arrendere alla sua comicità dissacrante e coraggiosa, che mette a nudo i paradossi degli Italiani nascosti tra il sacro ed il profano, l’amore ed il sesso, la morale e l’interesse personale, lo spirito di accoglienza ed il razzismo. Non si risparmia nulla, alla faccia di un certo perbenismo intellettuale che cerca di risolvere le problematiche sociali cambiando il nome alle parole. Il film diverte e commuove, offrendo numerosi spunti di riflessioni su problematiche secolari ma sempre attuali. Film giusto per una serata di divertimento.
Asterix451
Di Namor (del 18/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 661 volte)
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Titolo originale
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The Next Three Days
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Produzione
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USA - Francia 2010
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Regia
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Paul Haggis
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Interpreti
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Russell Crowe, Elizabeth Banks, Brian Dennehy, Lennie James, Olivia Wilde
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Durata
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122 Minuti
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Trailer
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Accusata e condannata per un omicidio che sostiene di non aver commesso, Lara Brennan (Elizabeth Banks), dopo l’ennesimo e ultimo rifiuto della Corte Suprema relativo al suo appello, viene ricoverata in ospedale per tentato suicidio. Il marito che da tre anni lotta con ogni mezzo legale per dimostrare l’innocenza della moglie, si rende conto che l’unica soluzione per porre fine alle continue sofferenze della sua famiglia, è quella di far evadere la sua compagna dalla prigione in cui è rinchiusa. Ma per un professore d’inglese senza alcuna nozione in atti criminali, non è cosa facile organizzare in soli tre giorni, un’evasione da uno dei carceri più inespugnabili dello stato. La pianificazione per la fuga della moglie dal carcere ed insieme al figlio la prosecuzione del viaggio verso un’altra Nazione, comporterà scelte e azioni che solo un uomo disperatamente bisognoso di riunire la propria famiglia é in grado di affrontare. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar, Paul Haggis scrive, produce e dirige il serrato “The Next Three Days” riadattamento americano della pellicola transalpina “Pour Elle” di Fred Cavayé. Nel leggere la trama dell’ultimo film di Haggis, viene subito da pensare ad uno dei tanti titoli imposti delle Major corredati da script elementari stra-usurati, interpretato da un attore di grande richiamo per far cassa ai botteghini. Concetto questo, che viene subito smentito dopo la visione del film, grazie al merito del grande talento di Haggis nell’elaborare sceneggiature sempre pregevoli, ornate da momenti di straordinaria intensità emotiva e riflessiva. Ad amplificare tali sensazioni è l’egregia prova di Russel Crowe, nelle vesti del marito- professore, alla ricerca della giusta soluzione per la messa in pratica della difficile evasione. Chi si aspetta un film incentrato sulla spettacolarizzazione della fuga dal penitenziario, con il conseguente inseguimento dei fuggiaschi basato su chi sa quali escamotage mirabolanti da entrambi le parti, sbaglia, perché Haggis non commette l’errore di tanti altri sceneggiatori, nel voler trasformare in poco tempo, un tranquillo e pacifico insegnante, in un letale agente segreto alla Jason Bourne. Oltre a Crowe, voglio evidenziare la grande prova di un magistrale Brian Dennehy, nel ruolo del taciturno ed espressivo padre. Non abbiate dubbi sulla scelta della pellicola, investite tranquillamente il vostro denaro su questo titolo, poiché Haggis é da sempre sinonimo di garanzia per un buon film.
Namor
Di Angie (del 13/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 443 volte)
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Titolo originale
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127 Hours
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Produzione
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USA - Gran Bretagna 2010
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Regia
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Danny Boyle
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Interpreti
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James Franco, Amber Tamblyn, Kate Mara, Clémence Poésy, Kate Burton.
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Durata
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90 Minuti
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Trailer
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Dopo il pluripremiato “The Millionaire”, vincitore di ben otto premi Oscar, il regista inglese Danny Boyle rifiuta di dirigere il nuovo capitolo di James Bond, per girare un piccolo film dal basso budget a cui pensava dal 2006, ma che nessuno gli voleva far fare. Boyle torna così a sorprendere lo spettatore con una storia vera, accaduta nel 2003 all’escursionista americano Aron Ralston. Aron (interpretato nel film da James Franco) 26enne è un ingegnere meccanico appassionato di arrampicate che ama affrontare percorsi accidentati e pareti montane in solitaria per allontanarsi dal caos cittadino e stare a contatto con la natura. Ralston decide di cimentarsi ,come ogni anno, nell’ennesima escursione lungo il Blue John Canyon, nello Utah. Egli conosce quelle rocce e quei viottoli molto bene, tanto da indicare la strada a due giovani ragazze che hanno perso l’orientamento durante il loro tragitto. Dopo aver trascorso qualche ora insieme alle ragazze, mostrandogli le bellezze della natura, i tre si salutano per proseguire ognuno verso il proprio sentiero. Poco dopo essersi diviso dalle ragazze, lo spericolato scalatore, inaspettatamente precipita in un profondo e stretto cunicolo, incuneandosi pericolosamente tra due pareti rocciose, rimanendo completamente bloccato a causa di un masso cadutogli sul braccio destro, che gli preclude ogni sorte di movimento per liberarsi. Iniziano così le disperate127 ore, durante le quali il ragazzo cercherà di liberarsi in tutti i modi dalla mortale morsa. Mentre le ore trascorrono senza risultati, nella mente di Aron riaffiorano i ricordi dei suoi amici ,della famiglia, dell’ex fidanzata e delle due ragazze incontrate poco prima. In queste lunghe ed estenuanti ore di imprigionamento, l’alpinista capisce quanto sia legato alla vita e ai suoi cari, quindi con grande lucidità al quinto giorno della sua prigionia, prende la drastica decisione per la sua salvezza: amputarsi l’arto con il suo taglierino. “127 ore” è un film che riesce a sorprendere e a coinvolgere, nonostante sia una storia di cui si conosca già il finale, essendo tratta da un evento realmente accaduto, riportato dal romanzo ad esso ispirato, scritto dallo stesso protagonista. Grande merito dunque a Danny Boyle regista d’azione che ha girato “127 ore”, come se fosse un film di questo genere. Infatti nonostante la staticità del luogo e del tempo d’azione, la pellicola si regge su un ritmo serratissimo e travolgente, che cattura lo spettatore e lo rende partecipe delle sofferenze del giovane protagonista. Bellissimo l’uso dei colori e le sorprendenti musiche di Rahman, lo stesso della splendida colonna sonora di “The Millionaire”, con il quale il compositore indiano ha vinto due Oscar. Ho trovato un James Franco, straordinario nella sua interpretazione del giovane escursionista che, ci regala una strepitosa performance mostrandoci l’entusiasmo della nuova sfida, la disperazione della morte incombente e la gioia della riuscita, tutto questo in novanta minuti di grande emozione. Sono molti i momenti che afferrano l’attenzione del pubblico, come il fantastico finto show che James inscena con la sua telecamera e i vari espedienti che studia per mantenersi in vita e, soprattutto l’ultima sequenza in cui con grande coraggio ed eroismo, compie il gesto estremo per la sua salvezza. Una scena di grandissimo impatto visivo ( scena che io purtroppo non sono riuscita a vedere per la sua crudezza). Comunque secondo la mia modesta opinione ritengo che sia un bel film da vedere, poco importa se non ha vinto alcun Oscar, la pellicola meritevole comunque. Una storia veramente allucinante quella di Aron, dove ci fa vedere come la sua voglia di vivere, era più forte di qualunque altra considerazione e, come in un momento così difficile, abbia saputo affrontare le sue paure con grande forza e determinazione per uscire vivo da una situazione che difficilmente avrebbe potuto superare diversamente. Io credo che ben pochi avrebbero avuto il suo coraggio, non so, bisognerebbe trovarsi in quella situazione per pensare ma, preferisco (immagino come tutti), di non trovarmi mai a decidere se vivere o morire. Ora Aron Ralston per il suo coraggio è con la sua triplice protesi, su cui può montare differenti mani, ha ripreso la sua grande passione… quella di continuare nuovamente a scalare le sue amate vette.
Angie
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Titolo originale
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Twelve Angry Men
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Produzione
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USA 1957
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Regia
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Sidney Lumet
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Interpreti
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E.G. Marshall, Lee J. Cobb, Henry Fonda, Martin Balsam, Ed Begley.
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Durata
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95 Minuti
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Avevo intenzione di recensire questa pellicola da diverso tempo, ma la scomparsa del regista Sidney Lumet autore di questo capolavoro inserito in tutte le classifiche dei miglior film della storia del cinema, non mi permette più di rimandare. Il nome di Sidney Lumet viene, forse a ragione, solitamente ricordato per pellicole quali Serpico e Quel pomeriggio di un giorno da cani e Quinto potere che gli portò l'Oscar nel 1976. Gran parte dei suoi lavori hanno nell'impegno civile l'asse portante ed infatti in La parola ai giurati il tema è il pregiudizio razziale e la violazione dei diritti civili che rischiano in questo caso di portare alla sedia elettrica un giovane meticcio accusato di aver assassinato il padre. La pellicola dopo un avvio in cui il giudice del caso in esame riassume gli eventi si sposta nella stanza dove i giurati si riuniscono per decidere sulla colpevolezza od innocenza dell'imputato. Negli Stati Uniti è indispensabile per giungere a conclusione del processo l'unanimità del voto della giuria. Inizialmente sembra che tutti siano d'accordo sulla colpevolezza del ragazzo, ma Davis (Henry Fonda) pone un ragionevole dubbio che porterà ad altre serie di votazioni fino a che... Come saprete non amo svelare il finale dei film per cui anche questa volta mi asterrò dal raccontarvelo, perché la pellicola è assolutamente da vedere e non voglio privarvi del gusto di scoprire da soli l'esito della votazione finale. Va detto ed è stata una delle cose che più mi hanno colpito quando l'ho visto, che l'intero film si svolge all'interno di una sola stanza, ovvero dove i giurati si riuniscono per decidere. Se si escludono i pochi minuti dell'inizio e della fine ed una breve parentesi nel bagno. Una scenografia semplicissima ed una trama piuttosto elementare dal finale non obbligatoriamente scontato, riescono grazie all'importanza dei temi affrontati a trasmetterci il giusto interesse che mantengono alta l'attenzione per tutta la durata della pellicola. Infatti sembra quasi incredibile, come avviene nel film, che la vita di una persona possa essere decisa dalla fretta di un giurato che vuole recarsi ad assistere ad una partita, ma questa che può sembrare solo una finzione cinematografica si trasforma molto spesso nella realtà dei giorni in cui viviamo. Un altra curiosa caratteristica è che solo pochi protagonisti, tra questi Henry Fonda ed altri due vengono chiamati con un nome proprio, i restanti nove sono semplicemente il Giurato numero 3, 7 o 5 ed il Presidente (giurato n.1) In ultimo, ma cosa non da poco va ricordato che questa pellicola è stata premiata a Berlino con l'Orso d'Oro.
mimmotron
Di Namor (del 07/04/2011 @ 05:00:00, in cinema, linkato 294 volte)
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Titolo originale
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Frozen
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Produzione
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USA 2010
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Regia
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Adam Green
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Interpreti
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Kevin Zegers, Shawn Ashmore, Emma Bell, Ed Ackerman, Rileah Vanderbilt.
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Durata
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93 Minuti
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Trailer
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Dan, Joe e Parker, stanno trascorrendo una spensierata giornata sciistica in montagna, giunta la sera i tre non ancora appagati, riescono a convincere l’operatore della seggiovia a lasciarli passare per compiere un’ultima discesa prima della chiusura dell’impianto. Nel frattempo che il gruppetto risale la cima a bordo della teleferica, avviene un frettoloso scambio di addetto all'impianto, quest’ultimo credendo che siano scesi tutti, farà generare l’improvvisa chiusura della seggiovia con i tre passeggeri ancora a bordo. Inizialmente i tre sciatori pensano ad uno dei tanti innocui stop, che gli impianti ogni tanto provocano involontariamente durante il loro incessante percorso di risalita e discesa, ma quando la sosta inizia a durare più del dovuto, i ragazzi iniziano a preoccuparsi imprecando il veloce riavvio della seggiovia. La paura di rimanere bloccati ad un’altezza di 15 metri dal suolo, senza nessun tipo di aiuto, diventa terrore nel momento in cui vedono spegnersi le luci dell’intero tragitto. Ad angosciarli ancora di più è la consapevolezza di sapere che la pista non riaprirà fino la prossimo weekend e consci del fatto di non poter resistere fino alla ripresa dell’ impianto, il trio con l’avanzare dei primi sintomi di congelamento e ipotermia, dovrà ingegnarsi al più presto per poterne uscire vivo. Adam Green con “Frozen” dirige il suo terzo film, dopo aver avuto varie esperienze in direzione di spot pubblicitari nell’area di Boston. Oltre al cinema e la TV, Green vanta anche sperimentazioni in campo musicale: sia come deejay nei locali di Hollywood, che come cantante leader di un gruppo metal. La pellicola é stata girata interamente sul posto contro il volere dei produttori, che avrebbe voluto invece girarlo per la maggior parte, in confortevoli studi di posa con sfondo verde, per poi aggiungere i dovuti effetti con l’ausilio del computer. La scelta del regista di non piegarsi al volere dei produttori, risulta più che azzeccata, difatti la tensione che avvolge lo spettatore durante lo svolgimento della storia, deriva anche dal fatto che gli attori girando le scene hanno realmente provato la spiacevole sensazione di stare con le chiappe al freddo. Stessa sorte ovviamente é toccata anche al cast tecnico, creando sicuramente un clima di tensione generale non indifferente, portando però beneficio alla pellicola. Gli attori scelti dal regista sono: Kevin Zegers nel ruolo di Dan ed il suo amico ventennale Shawn Ashmore nella parte di Joe, mentre il ruolo femminile di Parker è affidato all’attrice Emma Bell. I personaggi da interpretare non richiedevano una grande prova recitativa, più che altro occorreva un grande sacrificio per poter lavorare al gelo… condizione che altri attori non hanno accettato appena saputo il luogo in cui si svolgeva l’intero film. Pellicola godibile nei momenti di tensione nel quale lo spettatore avrà sicuramente a cuore la sorte dei tre imprudenti studenti, anche se in alcune parti del film la noia, tende a prendere, seppur di poco, il sopravvento su di essa.
Namor
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19/06/2013 @ 7.49.01
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