BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 16/02/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 756 volte)
Titolo originale
The Iceman
Produzione
USA 2013
Regia
Ariel Vromen
Interpreti
Michael Shannon, Winona Ryder, James Franco, Ray Liotta, Chris Evans.
Durata
106 Minuti
Trailer

Richard Kuklinski (Michael Shannon) si guadagna da vivere facendo copie di film pornografici presso una piccola casa di produzione hard. Il Boss Roy Demeo (Ray Liotta) che pretende prima del tempo stabilito la consegna di un grosso quantitativo di pellicole, fa una incursione nel laboratorio di riproduzione insieme ai suoi sgherri, esigendo con maniere molte energiche verso il malcapitato Kuklinski, l’evasione del suo ordine entro domattina. Rimasto impressionato dalla calma glaciale di Kuklinski nel gestire la disputa, Demeo lo mette alla prova per un eventuale assoldamento come killer, imponendogli l’omicidio di un innocente barbone. Da quel momento Kuklinski diventa uno dei più spietati killer della mafia americana, ruolo che porterà avanti per lungo tempo senza insospettire la famiglia che lo crede un agente immobiliare ed un amorevole padre. A mettere fine alla sua carriera di sicario con ben oltre 200 omicidi, ci penserà un agente della polizia infiltrato nella malavita.
Diretto dal regista israeliano Ariel Wromen, “The Iceman” narra la incredibile storia di uno dei più spietati killer americani: Richard Kuklinski, alias The Iceman, autore (a seconda dei dati della polizia) di oltre 250 omicidi, per la maggior parte commissionati dalla mafia italoamericana.
Ad interpretare questo pericoloso criminale è il bravissimo Michael Shannon, attore molto adatto ad un certo tipo di recitazione fisica e silenziosa, ove è richiesta una particolare mimica facciale fatta di sguardi allucinati e profondamente inquietanti. In questo, Shannon al momento è il top, il meglio che si possa scritturare per il ruolo da cattivo, di questa sua particolare dote me ne ero subito accorto quando lo vidi nel ruolo del sadico agente dell’F.B.I. nella serie tv “Boardwalk Empire”.
A fargli da compartecipe nell’ottimo cast, vi sono Ray Liotta nella parte del Boss Demeo, James Franco inizialmente scritturato per il ruolo di Robert Pronge “Mr. Freezy”, poi andato a Chris Evans, e rientrato nel cast nel ruolo minore di Marty Freeman, mentre a Winona Ryder e affidata la parte della italoamericana Deborah Pellicotti, la moglie di Kuklinski.
Costumi e scenografie sono di buon rilievo, per quel che mi riguarda latita un po’ di musica di quegli anni ed un tocco di suspense a rendere più accattivante la pellicola, che non reputo mal riuscita, ma con queste accortezze sarebbe stata sicuramente superiore.
Ad ogni modo ve la consiglio perché Micheal Shannon in questi ruoli è imperdibile.

Namor

 
Di Angie (del 13/02/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 847 volte)
Titolo originale
And So It Goes
Produzione
USA 2014
Regia
Rob Reiner
Interpreti
Michael Douglas, Diane Keaton, Sterling Jerins, Frances Sternhagen, Andy Karl.
Durata
94 Minuti

Oren (Micheal Douglas) anziano e scorbutico agente immobiliare, dopo la morte della moglie, mette in vendita la sua villa per trasferirsi nel Vermont. Ma a causa del mercato in crisi non riesce a piazzare la villa al prezzo che si era prefissato. In attesa di concludere l’affare si stabilisce in un appartamento, nel piccolo complesso residenziale di sua proprietà di cui ha affittato gli appartamenti attigui a un gruppo di vicini che, non ne possono più del suo caratteraccio. Oren è un asociale e vorrebbe godersi la pensione in solitudine ma, a scombinare i suoi piani sarà il figlio Luke (Scott Shepherd) un ex tossicodipendente che gli affida la nipotina di cui non conosceva nemmeno l’esistenza. Sarà la sua vicina di casa Leah (Diane Keaton) anche lei vedova, dolce e sensibile che sogna di diventare un’affermata cantante, che insegnerà a quest’uomo così indisponente e burbero a fare il nonno a tempo pieno.
“Mai così vicini” film diretto da Rob Reiner (regista di “Harry ti presento Sally” e “Misery non deve morire”) è una simpaticissima e divertente commedia sentimentale della terza età, dove ci si ride e ci si commuove allo stesso tempo. E una storia schietta e credibile, nel raccontare con un tocco di ironia la vita di due persone normali come tanti, che pensano, che una volta arrivati ad una certa età, di aver chiuso con tutto: emozioni e sentimenti.
A mio avviso “Mai così vicini” è una pellicola ben riuscita, grazie alla performance di due ottimi interpreti veramente strepitosi: l’adorabile Diane Keaton (Leah) e il burbero ma allo stesso tempo, simpatico Micheal Douglas (Oren). Il regista Reiner ha avuto bravura a scegliere questi due premi Oscar per interpretare il film, da notare poi, che Douglas e Keaton e per la prima volta che recitano insieme. Io li ho trovati una coppia veramente azzeccata, la loro bravura nel fondere Romanticismo e umorismo con quel pizzico di ironia nelle loro battute, hanno reso il film frizzante e divertente. Tutto sommato questa pellicola semplice e scorrevole è molto carina da vedere, specialmente per chi vuole trascorrere una piacevole oretta e mezza e guardando il bravo Micheal Douglas nell’inusuale ruolo dell’anziano acido e incattivito.
Vorrei aggiungere un ultima cosa.. qualsiasi film, anche con una trama leggera e frivola può diventare un bel film gradevole, se viene interpretato come in questo caso da due grandi attori del genere.

Angie

 
Di Asterix451 (del 09/02/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1219 volte)
Titolo originale
American Sniper
Produzione
USA 2015
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban.
Durata
134 Minuti
Trailer

“Nella vita ci sono tre categorie di individui: le pecore, che non combattono, e i lupi, che le sbranano per soddisfare la loro fame. Poi, ci sono i cani pastore: questi compiono una scelta morale precisa, che non abbandoneranno mai, dedicando la vita a proteggere il gregge. In questa casa, non si allevano pecore… e nemmeno saranno tollerati i lupi. Quindi, decidete in fretta da che parte stare.”
Questo è l’insegnamento che il texano Chris Kyle (Bradley Cooper) riceve dal padre, sottolineato a colpi di cinghia quando necessario… la scelta la fa da bambino, mentre difende il fratellino più gracile dai bulletti della scuola, imparando sulla sua pelle che quel ruolo può essere molto doloroso. Eppure cresce forte, nell’America delle coltivazioni e dell’allevamento. Chris diventa un cowboy che cavalca tori e sceglie donne sbagliate, arrivando a trent’anni senza avere ancora trovato il significato della sua vita. Sino al giorno in cui, alla televisione, assiste insieme al fratello all’attentato dell’11 Settembre 2001 alle Torri Gemelle.
A quel punto, entrambi i ragazzi decidono quale sia la cosa giusta da fare.
Si arruolano nelle forze armate e Chris si ritrova nell’unità d’elite della Marina, i Navy Seals, dove pesa un’altra eredità di suo padre: l’abilità con il fucile ad andare a segno. Per questo viene addestrato al tiro da cecchino (lo “sniper”) e spedito subito in Iraq: il suo compito è proteggere dall’alto le truppe impegnate in strada. Lui vede bene in faccia chi uccide. Deve valutare ogni singolo bersaglio in un teatro di guerra dove il nemico non ha una divisa, ma si confonde tra i civili, gli innocenti, i bambini. Eppure Chris svolge quel compito con coscienza e perizia, tanto da diventare una leggenda tra le truppe del suo paese e quelle nemiche, al punto da ritrovarsi con una taglia sulla testa.
A Chris non interessa. Non può fermarsi. Ha scelto chi essere e, in quel luogo arido dove crescono soltanto l’odio e la follia, ogni tiro del suo fucile può salvare delle vite umane al di là della politica e della retorica.
Clint Eastwood torna alla regia con la storia del cecchino più letale nella storia dell’esercito americano, che ha ucciso circa centosessanta uomini uccisi in combattimento. A John Rambo, nel primo film, se ne attribuivano (se non sbaglio) trentasei…
Best seller in America, scritto dallo stesso Chris Kyle come testimonianza della sua esperienza, è la storia a tutto-tondo di un ragazzo che ha cercato di vivere seguendo gli insegnamenti del padre in un paese nazionalista e controverso come gli Stati Uniti. Il finale dimostra, ineluttabilmente, l’onestà di ogni sua singola scelta… per apprezzarlo bisogna superare la retorica, la spettacolarizzazione, la rivisitazione dei fatti e la lavata di faccia che la nazione americana vuole darsi per la sua politica di guerra, sfruttando l’immagine dell’uomo che “viene fatto” eroe.
Le guerre sono aberrazione, combattute da chi non le decide. Gli uomini impazziscono, letteralmente, degradando ad uno stato bestiale che dissolve qualsiasi limite morale: Clint Eastwood non ha paura di mostrare questi aspetti ma resta concentrato sull’uomo e sul suo bisogno di “tornare a casa”, letteralmente. Dove ritrova la famiglia e il dramma di chi, come lui, non riesce più ad inserirsi.
Bradley Cooper è bravissimo. Sottoposto ad intenso allenamento fisico, è perfetto nel dare al soldato Kyle l’immagine del bravo ragazzo americano, spaccone e illuso di poter davvero riconoscere il bene dal male e agire di conseguenza. Clint dirige in modo magistrale, dosando la fermezza delle sue idee e la delicatezza delle sfumature umane nel rispetto della verità, dello spettatore e dello spettacolo. E, certamente, della politica: un cineasta al suo livello non può trattare tematiche da cinema indipendente, ma dice ciò che deve, in maniera posata, non urlata. Si concentra sull’uomo e sui suoi ideali, non tanto su quelli della nazione che, però, non sputtana.
“American Sniper” è un film duro, ma non pornografico. E’ un film idealistico, ma non retorico. E’ spettacolare, ma si tiene ben ancorato alla realtà: si dedica tanto alle parentesi della vita civile, quanto al teatro di guerra. Il risultato è un bell’approfondimento umano che regala momenti di grande tensione emotiva e scene di guerre davvero efficaci, lunghe, coinvolgenti. Auguro a Clint Eastwood altri cento di questi film perché, nella maturità artistica degli ultimi anni, è forse l’unico vero erede di Sergio Leone. Questa volta ha scelto la storia di Chris Kyle, un eroe non americano, ma per la sua famiglia e per tutti quelli che ha aiutato, in una maniera o nell’altra, prima sul fronte e poi tornato a casa.
Salvare gli altri per salvare se stessi… per me, un film imperdibile.

Asterix451

 
Di Namor (del 02/02/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 824 volte)
Titolo originale
Exodus: Gods and Kings
Produzione
Gran Bretagna, USA, Spagna 2015
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Christian Bale, Joel Edgerton, John Turturro, Aaron Paul, Ben Mendelsohn.
Durata
150 Minuti
Trailer

A quasi 60 anni dall’uscita dell’indimenticato capolavoro “I dieci comandamenti”, l’acclamato regista Ridley Scott dirige e produce “Exodus Dei e Re”, versione moderna della strepitosa pellicola di Cecil B. DeMille. La sinossi di questo celebre film è conosciuta in tutto il mondo, non ha bisogno di commenti, considerato che oltre ad averlo visto più volte, ci viene tramandata da secoli dall’antico testamento.
Guardando le anticipazioni dei trailer, pensavo di assistere ad una realizzazione più curata e attenta ai dettagli, in particolar modo nella scenografia e negli effetti speciali.. un’aspettativa che purtroppo è rimasta vana.
Precedenti pellicole hanno dimostrato che quando si rielabora un vecchio film di successo, difficilmente si riesce a far meglio dell’originale, e questo, un bravo filmaker come Ridley Scott dovrebbe saperlo. Fare il remake di un cult di questa notevole importanza è un compito molto arduo, se sbagli (ed è così per la maggior parte delle volte) la critica giustamente ti massacra senza alcuna pietà, per aver osato confrontarti con uno dei titoli più importanti della cinematografia mondiale, ed elaborare una pellicola deludente come questa. Il confronto tra i due film è inevitabile, così come il responso che vede la pellicola di Ridley soccombere su tutti i fronti, eccetto per gli effetti speciali, (e ci mancherebbe) che nel frattempo si sono evoluti enormemente, anche se reputo molto più incantevoli quelli del precedente titolo.
Anche il cast dei “Dieci comandamenti” è superiore per qualità e presenze di grandi attori, inoltre Charlton Heston e Yul Brynner nei panni di Mosè e Ramses, sono decisamente più carismatici e credibili di Cristian Bale e Joel Edgerton con tanto di matita a contornare gli occhi. Anche il resto del cast molto più importante nel vecchio film, è stato decisamente superiore a quello reclutato da Scott.
Spiace per il buon vecchio Ridley che reputo un grande regista, ma stavolta ha fatto una cagata di proporzioni bibliche nel confrontarsi con una pietra miliare del genere.

Namor

 
Di Angie (del 30/01/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 904 volte)
Titolo originale
Riso amaro
Produzione
Italia 1949
Regia
Giuseppe De Santis
Interpreti
Vittorio Gassman, Doris Dowling, Raf Vallone, Silvana Mangano.
Durata
100 Minuti

Sono andata molto indietro nel tempo, più precisamente nel 1949 anno in cui uscì “Riso Amaro”, film diretto da Giuseppe De Santis e prodotto da Dino Laurentis. E il periodo in cui nasce e si sviluppa il neorealismo nel cinema italiano, una Italia del secondo dopoguerra che si trova in una situazione difficile fatta di povertà e disoccupazione, temi molto ricorrenti in queste pellicole neorealiste. Tali film erano tutti ambientati e girati suoi luoghi reali e con storie drammatiche spesso con un finale tragico.
Francesca (Doris Dowling) ama Walter (Vittorio Gassman), un piccolo criminale senza scrupoli del Nord Italia. L’uomo la convince a rubare una collana, la quale per eludere la polizia che è sulle sue tracce, si unisce ad un gruppo di mondine in partenza per la raccolta del riso. Qui Francesca fa amicizia con una giovane e bella mondina Silvana (Silvana Mangano), una ragazza con la testa piena di sogni, la quale come scopre la vera identità della ragazza e gli ruba la collana. Calmate le acque Walter raggiunge Francesca, che si trova a lavorare con le mondine per riprendere la refurtiva. Ma appena scopre che la collana è falsa lo rivela a Francesca e la lascia. Corteggia così la bella e affascinante Silvana che diviene sua amante e la coinvolge in una impresa disonesta , facendole credere che la ama.
Questo appassionante melodramma a sfondo sociale venne girato quasi interamente nelle campagne Vercellesi, dove si racconta la dura realtà del lavoro di queste semplici mondine sfruttate, che lottano per difendere i loro diritti di lavoratrici. IL film definito il grande capolavoro di De Santis, ebbe un grande successo in Francia e negli Stati Uniti, addirittura superiore a quella di “Paisà” e di “Sciuscià”. Il film fu nominato anche all’Oscar del 1951 per il miglior soggetto a Giuseppe De Santis, allora appena 32 enne.
Ottimo per quanto riguarda il cast. Infatti si rivelano tre grandi divi italiani: Raf Vallone, Vittorio Gassman, qui nella parte del mascalzone senza scrupoli.. e poi la bellissima Silvana Mangano.. la prorompente protagonista.. chi non ricorda questa attrice tra le più amate della cinematografia italiana? L’immagine in bianco e nero di lei prosperosa mondina (aveva solo 19 anni) con maglietta attillata calzoncini corti e calze nere a metà coscia, divenne un’icona del cinema italiano, anticipando con eleganza la figura della maggiorata anni cinquanta. Tutto sommato ritengo che sia una buona pellicola da visionare sia per la bravura degli attori e sia per l’ottima ricostruzione dell’ambiente dell’Italia del dopoguerra, e anche per ricordare queste mondine legate alle loro tradizioni e ai loro valori, quali la famiglia e l’amore.
Comunque riscoprirei film di altre generazioni con storie e racconti dove evocano non solo passioni, ma anche autentici drammi sociali, commuovono e coinvolgono ancora molti spettatori di oggi. Un validio motivo in più per visionarli.

Angie

 
Di Miryam (del 23/01/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 877 volte)
Titolo originale
The Invisible Boy
Produzione
Italia - Francia 2014
Regia
Gabriele Salvatores
Interpreti
Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Christo Jivkov, Noa Zatta.
Durata
100 Minuti

Protagonista del film è Michele ( Ludovico Girardello ), un adolescente di tredici anni che vive a Trieste, una tranquilla città di mare.
Non è quel che si dice un ragazzo che spicca di personalità, infatti ha un carattere timido ed introverso, non è un tipo che eccelle nello studio, tantomeno nello sport, ma a lui tutto questo poco importa. A Michele basterebbe che la sua compagna di banco Stella ( Noa Zatta ), lo considerasse visto che se ne è invaghito e non poco, purtroppo tutta questa attenzione non è ricambiata, anzi per questa sua continua mania di guardare insistentemente questa ragazzina, viene preso spesso in giro dai vari bulletti della sua classe.
Nessuno lo comprende, nemmeno sua mamma Giovanna (Valeria Golino ) che di mestiere fa la poliziotta, è una donna molto premurosa nei suoi confronti ma non riesce a capire che in fondo il ragazzo ha dei problemi esistenziali.
Questa monotonia quotidiana presto però prenderà una svolta, infatti un giorno, per la festa di Halloween, Michele, non trovando un vestito consono da super eroe, acquista presso un negozio di cinesi, un abito alquanto strano, o meglio, piuttosto brutto. Una volta però indossato, il giovane si rende conto di essere diventato invisibile, subito stranito da questo evento, pensa di essere un mostro, poi pian piano si rende conto però che soltanto nudo risulta invisibile e così, per gioco, incomincia a prendersi delle rivincite incominciando a spaventare gli amici bulletti, poi come tutti gli adolescenti curiosi, si intrufola negli spogliatoi femminili e qui, imbarazzato come non mai, scopre che questa invisibilità non dura per molto tempo, ed essendo nudo….finisce in presidenza!!
Dietro tutto ciò però si cela un grande segreto, sarà forse un prescelto? Questo non voglio certo svelarlo. Quando sono andata a vedere “Il Ragazzo Invisibile”, pensavo si trattasse di un film per un pubblico adulto, del resto era una pellicola diretta da Gabriele Salvatores, premio Oscar per “Mediterraneo”, mai più avrei pensato che fosse invece un film per adolescenti.
Non per questo non merita essere visto, una trama particolare, avvincente anche se cade nel fantastico non sempre a me gradito. Bella sceneggiatura e perfetta fotografia, un’immagine di Trieste a dir poco incantevole, anche la colonna sonora è stata azzeccata con le musiche di Ezio Bosso e Federico De’ Robertis. Una particolare attenzione va data anche ai due giovani attori esordienti Girardello e Zatta, veramente in gamba.
Insomma, possiamo dire che Salvatores se l’è cavata egregiamente in un tema che non aveva mai trattato usando anche un made in Italy per gli effetti speciali. E che dire del finale? Lascia senz’altro una porta aperta per un eventuale sequel, staremo a vedere, per ora se vi piacciono i film senza tante pretese, questo potrebbe essere adatto a voi.

Miryam

 
Di Asterix451 (del 19/01/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 942 volte)
Titolo originale
Tokarev
Produzione
USA 2014
Regia
Paco Cabezas
Interpreti
Nicolas Cage, Rachel Nichols, Peter Stormare, Elena Sanchez, Danny Glover
Durata
98 Minuti

Oggi Paul Maguire (Nicholas Cage) è uno stimato uomo d’affari di una piccola comunità americana. La sua società di costruzioni crea preziosi posti di lavoro e la sua famiglia ha un elevato tenore di vita. Con una bella moglie e una figlia perbene, si può dire che abbia realizzato il sogno americano: infatti l’imprenditore è un immigrato irlandese e il suo passato non è proprio roseo, nonostante sia stato del tutto riabilitato. Le uniche frequentazioni rimaste dai vecchi tempi sono Kane (Max Ryan) e Danny (Michael McGrady), i suoi migliori amici che, però, arrotondano gli affari delle loro attività legali con piccoli espedienti.
La figlia di Paul, Caitlin (Aubrey Peeples), vive al di fuori di tutto ciò.
Studentessa modello, bella e rispettosa delle regole dei genitori, ha una buona amicizia con Mike (Max Fowler) e Evan (Jack Falahee), due compagni di scuola con cui a volte trascorre delle serata tranquille in casa. Paul sa che uno dei due è innamorato di lei e sembra davvero un bravo ragazzo, volenteroso: così, per toglierlo dall’imbarazzo e incentivarlo a farsi avanti con lei, Paul gli dà il benestare e gli offre persino un lavoro.
Tutto bene, dunque.
L’uomo è tranquillo e continua a dedicarsi alle cene con le altre famiglie di rilievo della città insieme a sua moglie, mentre Caitlin è a casa con gli amici. Sino a quando, una sera, il Detective Saint John (Danny Glover) si presenta al ristorante chiedendogli di seguirlo: qualcuno ha fatto irruzione nella villa e ha rapito Caitlin, dopo aver pestato a sangue i suoi amici; i detectives fanno di tutto per rassicurarlo, perché le ricerche sono già cominciate e sicuramente la troveranno… Paul, però, è di tutt’altro avviso.
Gli unici che potrebbero avercela con lui sono i Russi, a causa di una vecchia faida. Ne parla subito con Kane e Danny, perché sanno di quella vecchia storia e perché hanno i contatti giusti all’interno del giro: bisogna trovarla, a qualsiasi costo. Così Paul dimette i panni dell’imprenditore per vestire quelli più impegnativi del padre disperato e disposto a tutto.
Paco Cabezas dirige “Tokarev” (la pistola più diffusa nell’ex Urss) attingendo a piene mani ai classici del genere d’azione di ricerca e vendetta, con una certa personalità e apprezzabili risultati. Nonostante la crudezza del tema, la violenza non è morbosa e la telecamera riesce sempre a girare un secondo prima che la scena oltrepassi certi limiti. Grazie ad un montaggio dinamico e una tecnica di ripresa aggressiva sostenuta da una colonna sonora rabbiosa, la pellicola è incalzante nonostante… Nicholas Cage. So che l’opinione è controcorrente data l’apprezzata specializzazione dell’attore in certi ruoli, ma io non riesco più a vedercelo, imbolsito e con il trapianto di capelli sopra alle orecchie. Anche Glover non sembra proprio a suo agio nei panni del poliziotto tollerante che, per motivi di sceneggiatura, deve assecondare un ex-criminale che devasta la città. A parte alcune ingenuità di trama che in un film di questo genere non sono così importanti, dopo “la solita partenza” l’intreccio si fa più interessante, con un finale quasi a sorpresa.
Buono il casting dei co-protagonisti, volti poco noti da noi ma adatti ai ruoli che interpretano. Primo su tutti, Pasha Lychnikoff nel ruolo del russo Chernov. Cammeo di Peter Stormare nei panni del padrino irlandese paraplegico, caratterista eclettico che ha spaziato dal marito violento di “Chocolat” al Lucifero di “Constantine”, con una recitazione molto interessante.
Un piacevole film sparatutto senza pretese, ancor più appetibile per i fan di Nicholas Cage.

Asterix451

 
Di Namor (del 12/01/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 706 volte)
Titolo originale
Prisoners
Produzione
USA 2013
Regia
Denis Villeneuve
Interpreti
Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard.
Durata
153 Minuti

Gli abitanti di un piccolo borgo montano vicino alla Pensylvania, si stanno apprestando a festeggiare il giorno del ringraziamento, Keller Dover (Hugh Jackman) e la sua famiglia si recano dai vicini per celebrare insieme a loro, questa importante ricorrenza. Il tempo trascorre sereno e gioioso, nulla farebbe presagire all’imminente dramma che sta per gettare le due famiglie nella più angosciosa delle disperazioni… la scomparsa delle loro figlie più piccole: Anna e Joy.
Le ricerche si concentrano su un vecchio camper parcheggiato sul bordo strada, sparito subito dopo la scomparsa delle due ragazzine. Ad occuparsi di questa delicata indagine è lo scrupoloso detective Loky (Jake Gyllenhaal), che individua e cattura in breve tempo lo strampalato proprietario dell’ autocaravan.
Il suo nome è Alex jones, vive con la zia Holly, colei che lo accudisce dal giorno in cui i genitori morirono in un’incidente stradale, tragedia che gli procurò un grave disturbo mentale, rendendolo cerebralmente limitato. Dopo l’interrogatorio del presunto rapitore, non emergono prove sufficienti che fanno presupporre che sia lui il colpevole del sequestro, quindi non possono trattenerlo oltre le 48 ore.
Keller, non può accettare che il suo rilascio sia così immediato, vorrebbe, ma senza ottenerlo, che la polizia lo trattenga ancora 24 ore, costringendolo a rivelare il luogo in cui tengono le bambine. Al suo rilascio dalla stazione di polizia, Keller più frustato che mai, si scaglia contro di lui aggredendolo, per farsi dire dov’è sua figlia, durante la colluttazione Alex gli sussurra un agghiacciante conforto: “Non hanno pianto fin che non le ho lasciate”. La disperazione e la rabbia di Keller che non può dimostrare l’affermazione di colpevolezza di Alex, lo trasforma in uno spietato aguzzino dedito ad ogni tipo di tortura, pur di avere la risposta che cerca: sapere dov’è la sua Anna. Stavolta è lui il rapitore, sequestra e tiene prigioniero il presunto colpevole, nella sua vecchia abitazione abbandonata.
Mentre il detective Loky passa al setaccio l’intera comunità, in particolare alcuni responsabili macchiati di tali crimini, scopre il cadavere quasi mummificato di un uomo con un pendaglio al collo raffigurante un labirinto. Il monile che non ha nessun valore come oggetto prezioso, avrà una importanza fondamentale per decifrare l’intero enigma relativi ai rapimenti di Anna e Joy, questo dopo la cattura di un altro possibile sequestratore alquanto enigmatico. Il ritrovamento di Joy, una delle bambine sfuggita al suo sequestratore, darà il giusto input a Keller per risolvere l’intera vicenda.
Fin dove ti spingeresti per proteggere la tua famiglia?
E su questo quesito che si poggia “Prisoners”ultimo lavoro del regista Dennis Villenueve, coadiuvato da un ottimo cast tecnico di candidati e vincitori dell’ambito premio Oscar. Di buon livello anche gli attori reclutati ad impersonare i protagonisti di questa drammatica vicenda, nonostante non sia stato facile il loro ingaggio, che dapprima prevedeva il reclutamento di Mark Wahlberg e Christian Bale, con la regia di Bryan Singer, successivamente fu scelto Leonardo Di Caprio, anch’egli rifiutò, infine la scelta cadde su Hugh Jackman e Antoine Fuqua. Anche Jackman rifiutò inizialmente per poi riaccettare il ruolo.
Ad ogni modo l’accoppiata Jackman – Gyllenhaal, soprattutto quest’ultimo che ho trovato molto a fuoco, non fa rimpiangere la rinuncia dei precedenti colleghi.
Ottimo film, sicuramente da vedere e consigliare.

Namor

 
Di Asterix451 (del 22/12/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 542 volte)
Titolo originale
Divergent
Produzione
USA 2014
Regia
Neil Burger
Interpreti
Shailene Woodley, Theo James, Ashley Judd, Maggie Q, Kate Winslet
Durata
139 Minuti

Dopo una sanguinosa guerra che ha lasciato soltanto macerie del sistema costituito del vecchio mondo, la nuova Chicago è il frutto di un nuovo progetto sociale mirato a stabilire una pace equa e duratura tra gli uomini. Per farlo, la struttura sociale viene suddivisa in 5 fazioni che hanno compiti differenti, a seconda delle attitudini personali di coloro che decidono di aderirirvi: si costituiscono così gli Eruditi, gli Abneganti, i Pacifici, gli Intrepidi e i Candidi. Infine, vi sono gli Esclusi, che non meritano di appartenere a nessuna delle categorie precedente.
Beatrice (Shailene Woodley) è una ragazza, figlia di Abneganti.
Anche per lei si avvicina il momento di compiere la scelta definitiva per la fazione alla quale vorrà appartenere. Tutti i giovani possono riferirsi ai risultati di un test intellettivo che determina la loro attitutidine, ma saranno comunque liberi di scegliere in base al proprio desiderio: quando Tris vi si sottopone, si determina un risultato anomalo, che spaventa Tori (Maggie Q), l’assistente che lo esegue.
Per qualche ragione, la donna fa allontanare Tris raccomandandosi di non dire a nessuno cosa sia accaduto. Se non vuole ritrovarsi nei guai, dovrà scegliere la fazione degli Abneganti e restare vicino alla sua famiglia.
La ragazza è turbata non solo per quanto accaduto ma perché, davvero, non sa cosa scegliere per il suo futuro. Guarda con ammirazione gli Intrepidi, ma la sua mente spesso è portata a fare considerazioni più simili a un Erudito.
Dopo aver rimandato fino all’ultimo qualsiasi decisione, al momento della cerimonia giurerà fedeltà agli Intrepidi. La scelta è irriversibile: dovrà allontanarsi subito dalla famiglia per trasferirsi al centro addestramento, dove imparerà a vivere come un guerriero. Da subito, infatti, deve affrontare una serie di prove fisiche per dimostrare di che pasta sia fatta.
All’inizio nessuno le presta attenzione, ma ben presto due personaggi di spicco della fazione si rendono conto che in lei c’è qualcosa di particolare, perché le sue strategie sono fuori dagli schemi. Quattro (Theo James), il suo istruttore, cerca di agevolarla in qualsiasi modo, mentre Eric (Jay Courtney) fa’ di tutto per toglierla di mezzo: ciò avverrebbe se scoprissero che il test è stato truccato e che lei, in realtà, appartiene a una categoria definita “Divergente”… oltre a far di tutto per comportarsi come gli altri, scopre un complotto in atto per sovvertire la struttura sociale della nuova Chicago.
Neil Burger porta in scena l’omonimo romanzo di Veronica Roth, primo capitolo di una trilogia che verrà interamente realizzata al cinema come già accaduto per tutte le altre saghe di successo (Harry Potter, Twilight & Co). La sensazione di trovarsi di fronte al solito cinemone confezionato per piacere agli adolescenti e un po’ a tutti, con diverse sfumature di gradimento, penalizza una trama interessante sia per le idee e le riflessioni sociali, che dà spazio anche che all’azione e ai sentimenti. Pur non inventando nulla di nuovo, il soggetto riscritto dalla Roth per il film si dedica al carattere dei personaggi e dei loro legami nonostante le differenza di attitudine e ceto sociale, ma il ritmo è battuto con forza già dopo pochi minuti. Gli attori sono belli e convincenti, come richiesto dal copione che, però, è sempre il solito. C’è l’eroina femminile che riscatta una natura timida e introversa imponendosi a maschi ben più ruspanti ed affermati, il sistema che complotta, la storia d’amore fatta di mani che si sfiorano e profonde intenzioni, il combattimento per gli ideali e il trionfo della giustizia (no, non sto parlando di Hunger Games). C’è anche Kate Winslet biondo platino, che pianifica un colpo di stato per togliere potere agli Abneganti: è stata candidata al Teen Choice Award (dove il film ha sbancato) come “miglior cattivo”. Il suo nome è il più importante del cast e, se posso azzardare, l’ho trovata un po’ a disagio nei panni di Jeannine Matthews. Shailene Woodley e Theo James si sono aggiudicati il Teen Choice Award come migliori attori protagonisti e, al di là di quanto detto prima, riescono a mantenere “l’incanto” per tutto il film. Ashley Judd interpreta invece la mamma di Beatrice (poi solo Tris), con una buona interpretazione. Bella la colonna sonora che supporta le scene d’azione, coinvolgenti ed emozionanti, piacevoli le scene di combattimento.
Insomma, gli incassi dimostrano che la pellicola merita e si paga il biglietto. Purtroppo è l’ennesima saga con protagonisti adolescenti costruita appositamente per vendere libri e riempire le sale: è un genere che oggi funziona e ed è ciò che desidera vedere il grande pubblico. Chi vi appartiene lo amerà e andrà a vedere anche “Insurgent”, il secondo episodio, e poi il terzo, “Allegiant” (ovviamente diviso in due parti).
Se io ci andrò, non lo so…

Asterix451

 
Di Miryam (del 15/12/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 690 volte)
Titolo originale
Amiche da morire
Produzione
Italia 2013
Regia
Giorgia Farina
Interpreti
Claudia Gerini, Cristiana Capotondi, Sabrina Impacciatore, Vinicio Marchioni, Marina Confalone.
Durata
103 Minuti

Ci troviamo in un’isola dell’ Arcipelago siciliano, (anche se in realtà l’intero film è stato girato in Puglia tra Monopoli e Polignano a Mare ) dove tre donne, Gilda ( Claudia Gerini ), Olivia ( Cristiana Capotondi ) e Crocetta ( Sabrina Impacciatore ), conducono una vita assai diversa non frequentandosi neppure.
Infatti Gilda, viene dal Continente e fa la prostituta tra i pescatori del posto. Olivia è felicemente sposata con il bello del paese Rocco ( Tommaso Ramenghi ) ed è invidiata da tutte le donne e infine Crocetta che poverina, essendo considerata una iettatrice, viene sempre allontanata da chiunque le si avvicina.
Un giorno, Olivia, non credendo alla fedeltà del marito, chiede aiuto e quindi un consiglio a Gilda visto che lei di uomini se ne intende, così si dirigono verso il molo per cercare di vederci più chiaro su Rocco, qui incontrano Crocetta, che avendo litigato per l’ennesima volta con sua madre, ha deciso di prendere il traghetto e allontanarsi dall’isola per cambiare vita.
Mentre le tre donne discutono cercando di dissuadere Crocetta a partire, sentono uno strano rumore provenire da una grotta li vicino, così incuriosite, vanno a vedere e scoprono che Rocco è membro di una banda di rapitori e che ormai braccato dalla polizia sta cercando di fuggire naturalmente con tutto il bottino.Vista la situazione, si accende una violenta lite tra lui e Olivia e quando le dice di non amarla, anzi, di non averla mai amata, ecco che Olivia prende una pistola trovata nell’arsenale del marito e spara un colpo, uccidendolo.
Spaventate, le tre giovani donne, decidono di liberarsi del cadavere, prendere tutti i soldi e tornare a casa come se niente fosse, anzi come tre vecchie amiche.
Nel frattempo, il poliziotto Nico Malachia (Vinicio Marchioni ), è sulle tracce di Rocco e i suoi complici nutrendo dei forti sospetti sulle tre giovani, più che altro sull’improvvisa amicizia di queste che da perfette sconosciute, nel giro di poco tempo, sono finite addirittura a vivere sotto lo stesso tetto. Purtroppo però, anche i complici sono interessati alle nostre tre ragazze visto che si sono appropriate del bottino, ma queste scaltre amiche, ormai legate da una forte amicizia, riescono a sviare i sospetti e quindi….
Questa commedia tutta al femminile dai risvolti noir “Amiche da Morire”, è stata diretta dall’esordiente Giorgia Farina.
Ottima la sceneggiatura di Fabio Bonifaci e dalla stessa Farina, un paesaggio mozzafiato con bellissimi scorci sul mare, una serie di strettoie molto caratteristiche per non parlare poi della gente del luogo, comari pettegole sempre pronte a giudicare e a sputare commenti ironici sulle tre donne, soprattutto su Gilda.
Queste giovani attrici hanno saputo tener su un’esilarante commedia in maniera molto umoristica, tre macchiette simpatiche e impeccabili nei loro ruoli.
Non credo ci sia nulla da aggiungere se non dire che se volete trascorrere una serata piacevole, questa è una pellicola frizzante da non perdere.

 Miryam

 
Di Angie (del 05/12/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 632 volte)
Titolo originale
Behind the Candelabra
Produzione
USA 2013
Regia
Steven Soderbergh
Interpreti
Michael Douglas, Matt Damon, Dan Aykroyd, Scott Bakula, Rob Lowe.
Durata
118 Minuti

Wladziu Valentino Liberace, di origine italo-polacche, diventato celebre con il nome di Liberace, per chi non lo conoscesse è stato uno dei primi performer di fama internazionale tra gli anni 50 e 70. Grande pianista ed artista esuberante, famoso in tutto il mondo con il suo stile così stravagante accessoriato con abiti vistosi e auto dorate, aveva affascinato un pubblico sterminato per tutti i suoi 40 anni di carriera.
Questo personaggio che ha fatto storia nel mondo sfavillante dello spettacolo, ha sollecitato il cineasta Steven Soderberg di portare sullo schermo il film “Dietro i Candelabri”, uno scorcio importante della vita del famoso Wladziu Valentino Liberace e della sua esuberante personalità privata all’interno dei suoi lussuosi appartamenti.
La trama si concentra in un particolare momento… ossia nell’estate del 1977. Liberace (Lee per gli amici) conosce un giovane affascinante cresciuto in un ranch, Scott Thorson e, nonostante la differenza di età (a quell’epoca aveva appena 16-17 anni) e l’appartenenza a due mondi molto diversi, i due saranno amanti per ben sei anni. Relazione tenuta nascosta ovviamente al suo pubblico, in quanto, aveva sempre negato di essere omosessuale.
“Dietro i Candelabri” è un film biografico sull’eccentrico showman e pianista gay Liberace, ispirato dal libro scritto dallo stesso Thorson , dove svela i retroscena del grande artista, come le droghe usate, gli interventi di lifting e all’inerente scoperta del virus dell’HIV. Quello stesso virus che causò la morte di Lee all’età di 68 anni.
A dare volto e corpo a questi due personaggi sono due grandi attori: Michael Douglas nel ruolo di Liberace, un attore che è ritenuto uno dei più grandi seduttori di Hollywood, e che senza alcuna inibizione si è immerso con grande talento nell’ interpretare un personaggio al quanto complesso.. e devo dire, che c’è riuscito in maniera molto egregia. Altrettanto bravissimo Matt Damon nella parte di Scott, perfetto nel ruolo del toy boy della grande star. Questa pellicola era stata definita un po’ “troppo gay” per Hollywood e il regista Steven era molto amareggiato, in quanto non sarebbe uscita sul grande schermo.
Invece, non solo è uscita al cinema ma, ha vinto anche due Golden Globe come miglior film e miglior attore. Trucco magnifico e grandiosa performance dei due protagonisti che sono riusciti, nonostante la complessità della storia, a realizzare un ottimo film.
Quindi se avete voglia di vedere una pellicola ben fatta, con delle valide interpretazioni e, sottolineo, con eccellenti attori, cimentarsi con le musiche e colori sgargianti delle mise en scene di Lee, scoprendo anche il suo grande talento, vi consiglio di visionare questo “Behind The Candelabra”.

Angie

 
Di Namor (del 28/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 632 volte)
Titolo originale
Un posto ideale per uccidere
Produzione
Italia 1971
Regia
Umberto Lenzi
Interpreti
Irene Papas, Ornella Muti, Ray Lovelock, Jacques Stany.
Durata
90 Minuti

Ingrid (Ornella Muti) e Dick (Ray Lovelock) sono una giovane coppia di euforici studenti danesi, che hanno appena varcato il confine per una vacanza in Italia. I due ragazzi, per pagarsi le spese di villeggiatura, smerciano materiale pornografico a probabili acquirenti, fino a quando non vengono denunciati ed espulsi dal territorio.
Mentre si stanno recando al confine per rispettare il foglio di via, Ingrid e Dick rimangono senza soldi per un furto subito da due farabutti motociclisti. Rimasti senza benzina nei pressi di una villa fuori città, la coppia viene ospitata dalla sua proprietaria, dapprima spaventata e poi subito dopo inspiegabilmente gentile ed accogliente.
La gentilezza e l’ospitalità offerta dalla padrona di casa Barbara Slesar (Irene Papas), ha uno scopo ben preciso: quello di incolpare l' ignara coppia, della morte del marito, ucciso per sua mano stessa. Difatti l’intrusione dei ragazzi da prima ritenuto un grande problema, potrebbe essere la soluzione al problema. Il diabolico piano di Barbara, viene prontamente sventato dai due giovani che cercheranno di indirizzare nuovamente le prove dell’omicidio su di lei e far ritorno a casa.
Un posto ideale per uccidere” è un film datato 1971 diretto e sceneggiato da Umberto Lenzi, poi ripudiato dallo stesso, per colpa dei produttori che lo hanno costretto a cambiare soggetto. Lenzi, aveva improntato la storia alla “Easy Rider” sui due protagonisti on the road, invece i produttori lo costrinsero a virare sul giallo, ben più remunerativo al box office italiano. Tale imposizione mise fine alla sua collaborazione col produttore Carlo Ponti.
Nel cast, oltre ai protagonisti principali: il bel Ray Lovelock e l’acerba Ornella Muti, figura anche Irene Papas e Antonio Mellino, meglio conosciuto come Agostino o’Pazzo, leggendario personaggio che con le sue acrobatiche evoluzione nei vicoli di Napoli a cavallo della sua Gilera 125 truccata, tenne in scacco per lungo tempo la Polizia che si affannava per catturarlo. Le musiche sono del grande Bruno Lauzi, mentre il montaggio e la fotografia sono di Alabiso e Contini due grandi professionisti con l’attivo più di 100 film a testa.
Come già anticipato dal maestro Lenzi, questo non è sicuramente uno dei suoi miglior titoli, ma qualcosa di godibile dall’alto dei suoi quasi 44 anni… c’è!

Namor

 
Di Asterix451 (del 24/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 581 volte)
Titolo originale
Cloud Atlas
Produzione
USA, Germania, Singapore, Hong Kong 2012.
Regia
Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski.
Interpreti
Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess
Durata
172 Minuti

Destino e Reincarnazione governano la vita dell'universo attraverso l'equilibrio del bene e del male che ciascun uomo compie, nel tentativo di evolversi. Questo, per dare la possibilità a chiunque, anche a chi uccide, di salvare la propria anima.
Sei personaggi si inseguono a cavallo dei secoli per compiere la piena realizzazione di sé. Così, dalla storia di un medico che fa amicizia con uno schiavo nel 1849, si finisce in un futuro post-atomico in cui gli uomini sono tornati all'età della pietra: è la rinascita di un mondo che si è ribellato ad una dittatura invisibile eleggendo Son-Mi 451 come simbolo di liberazione, un clone sfruttato più di una macchina sino al giorno in cui ha preso coscienza di sé.
I fratelli (e ora sorella) Andy e Lana Wachowski firmano insieme a David Tykwer un bellissimo film basato sul romanzo di David Mitchell “Cloud Atlas”, riproponendo i temi chiave delle loro pellicole: controllo e realizzazione del proprio destino; ribellione e lotta per un ideale; crisi di identità e ambiguità sessuale; la grandezza dell'Uomo come parte di una società che condivide lo stesso scopo finale.
I Wachowski traducono le grandi domande della vita in blockbusters ad altissimo impatto visivo. A detta di molti, le loro storie sono complicate, lunghe, noiose... qualcun altro li ha denunciati per averle spudoratamente copiate. Qualunque sia la verità, non fanno cinema commerciale. In “Cloud Atlas” le storie si intrecciano interrompendosi e riprendendo di continuo, per svelare il destino di Tom Hanks e Halle Barry nelle loro varie reincarnazioni.
Nel corso delle epoche, gli attori recitano mascherati in ruoli diversi, uno per tutti Hugo Weaving (l'Agente Smith) che interpreta addirittura un'infermiera sadica nell'episodio dell'ospizio: è lui ad oscurare i protagonisti, pur essendo tutti all'altezza. Regia e colonna sonora riprendono lo standard di “Matrix” tredici anni dopo, confermando l'innegabile talento dei registi.
Purtroppo il trailer propone l'unica sequenza di vera azione futuristica come fosse il tema principale della storia, creando una falsa aspettativa (e delusione). Film lungo, da guardare con calma. Per chi si interessa di reincarnazione e non disdegna una fantascienza raffinata. Comunque, memorabile.

Asterix451

 
Di Angie (del 21/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 880 volte)
Titolo originale
Singin' in the Rain
Produzione
USA 1952
Regia
Stanley Donen, Gene Kelly
Interpreti
Gene Kelly, Cyd Charisse, Debbie Reynolds, Donald O'Connor, Jean Hagen
Durata
102 Minuti

Fine anni venti e per il cinema Hollywoodiano furono anni d’oro, dove gli attori erano vere stelle del cinema.
Don Lockwood (Gene Kelly) un giovane attore e ballerino di varietà di grande fascino e carisma, viene ingaggiato con il suo amico Cosmo Brown (Donald O’Connor), per affiancare la bella e svampita attrice Lina Lamont (Jean Hagen) in un film muto. La pellicola ottiene un strepitoso successo. Don acclamata star del muto per fuggire alla folla esuberante di fans, si “getta” su una macchina guidata da una giovane, Kathy (Debbie Reynols), incontro che cambierà la sua vita.
Lockwood scopre che Kathy non è solo una semplice attrice, come essa afferma , ma balla, canta e, si esibisce anche nelle feste private come “ragazza nella torta” per poter vivere. Intanto il cinema sta vivendo il periodo di transizione: dal muto a quello sonoro. I primi successi dei film sonori, costringe R. F. Simpson, della Monumental Pictures a mettere subito in lavorazione una pellicola sonora “The Dueling Cavalier”. Le parti principali vengono assegnate a Don e alla sua partner Lina ma, lei ha una voce così stridula inadatta per fare questo tipo di cinema. Cosmo Brown, (amico di Lockwood) nominato capo del reparto musica, propone di far doppiare la voce di Lina dalla giovane cantante Kathy, di cui Don nel frattempo si è innamorato.
Lina, a sua volta infatuata del suo partner, s’infuria quando scopre la verità e, cerca in tutti i modi di sabotare la loro storia d’amore e costringe la giovane a doppiare i suoi film senza aver nessun merito. Alla prima della pellicola cinematografica ha un enorme successo e i fans chiedono alla bella Lina di cantare nuovamente. Convinta dalla sua troupe, si esibisce in playback con Kathy dietro le quinte ma, Don con il consenso del produttore, si vendica della sua partner e alza il sipario, sbugiardandola davanti al pubblico e far vedere a chi appartiene veramente quella meravigliosa voce.
Cantando sotto la pioggia” film del 1952 diretto da Stanley Donen e Gene Kelly anche protagonista, è il più famoso musical di tutti i tempi. Ambientato alla fine degli anni venti, periodo importante per il cinema: l’arrivo del nuovo spettacolo sonoro , dove due famosi attori del cinema muto Gene Kelly e Jean Hagens cercano di adattarsi all’imminente cambiamento.
E un bel gran film: rivedere Gene Kelly, Donald O’Connor e Debbie Reynolds cantare, ballare ci lascia veramente senza fiato, essendo dei veri fenomeni. Canzoni che continuano ad essere ricordate nel tempo, come Singin' in the Rain e Goodmorning. Ottime le scenografie e gli attori in particolar modo Gene Kelly dove in una delle tante scene da il meglio di sé, quando balla e canta di gioia sotto la pioggia scrosciante.
Chi ama il cinema e la musica non può non vedere questo capolavoro è un’opera che non può essere dimenticata, ancora oggi è uno dei più grandi capolavori in grado di far sognare e divertire intere generazioni. Peccato che questi film semplici e divertenti non se ne fanno più!!

Angie

 
Di Louise-Elle (del 17/11/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 736 volte)
Titolo originale
All Is Lost
Produzione
USA 2013
Regia
J.C. Chandor
Interpreti
Robert Redford
Durata
106 Minuti

Non avrei mai immaginato che un film apparentemente noioso poiché privo di dialoghi e con un unico interprete per tutti i 106 minuti di proiezione, mi potesse piacere.
Unico protagonista è lui: Robert Redford che impersona un velista che attraversa in solitaria l’Oceano Indiano a bordo della propria barca.
Un susseguirsi di avversità mettono a dura prova le capacità del protagonista: dall’iniziale collisione dell’imbarcazione contro un container galleggiante perduto accidentalmente da una nave che provoca uno squarcio nella fiancata della barca mettendo fuori uso gli strumenti di bordo e la radio, alla tempesta che metterà definitivamente fuori uso la splendida barca a vela. Egli, infatti, sarà costretto ad affrontare l’oceano a bordo di un natante gonfiabile progettato per la sopravvivenza .
Tempeste, sole, salsedine, squali, la mancanza di acqua potabile, la solitudine, l’indifferenza di alcune navi che solcano l’oceano senza soccorrerlo, sono i nemici che la tenacia e la forza d’animo del naufrago dovranno sconfiggere in una estenuante lotta per la sopravvivenza.
Quando ormai tutto sembra perduto e la disperazione prende il sopravento sulla speranza, il naufrago effettuerà l’ultimo sforzo verso la salvezza. Emozionante fino alla fine “All it’s lost” vuole essere quasi una lezione di vita, in quanto insegna ad aver sempre fiducia in se stessi senza arrendersi mai alle avversità , poiché la soluzione spesso è a portata di mano, basta saperla riconoscere ed afferrarla.
Incredibile e quasi irreale questo thriller che elegge magnifico e superbo protagonista assoluto Robert Redford diretto dal regista J.C. Chandor.
Consiglio finale: film da NON perdere.

Louise-Elle

 

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Anche questo titolo ...
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