BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Miryam (del 19/05/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1326 volte)
Titolo originale
Captain Phillips
Produzione
USA 2013
Regia
Paul Greengrass
Interpreti
Tom Hanks, Barkhad Abdi, Barkhad Abdirahman, Faysal Ahmed, Mahat M. Ali.
Durata
134 Minuti

Il film racconta la vera storia di Richard Phillips (Tom Hanks), comandante della nave mercantile statunitense Maersk Alabama, dirottata nell’Aprile 2009 per mano di quattro pirati somali con la presa in ostaggio dello stesso capitano.
Facciamo un passo indietro per raccontare come si sono svolti i fatti.
Il 28 Marzo 2009, Phillips lascia la moglie e i figli nel Vermont e parte per una spedizione umanitaria al largo del Corno d’ Africa per il programma alimentare mondiale, infatti il 1° Aprile con venti membri di equipaggio, salpa dal porto di Salah alla volta di Bombasa in Kenya per distribuire cibo alle popolazioni del terzo mondo. In acque extraterritoriali però il bastimento viene attaccato da quattro pirati somali armati e pronti a tutto. A questo punto il comandante Phillips dopo aver informato dell’emergenza la UK Maritime Trade Operation di Dubai, cerca invano con degli idranti di non far salire a bordo i terroristi che però riescono ad agganciarsi alla scala della nave e quindi a salire; altro non resta ormai al capitano di offrirsi come ostaggio al gruppo somalo comandati da Abduwali Muse ( Barkhad Abdi ) con la speranza che arrivino presto i soccorsi attraverso l’SOS lanciato da lui in precedenza. Infatti dopo tre giorni e tre notti in balia dei delinquenti, visto che nessuna trattativa è servita per il suo rilascio, la situazione si risolve grazie all’intervento dei cecchini americani della Navy Seal.
Paul Greengrass, regista del film, è stato dichiarato uno dei migliori registi di action movies degli ultimi tempi, ricordiamo per esempio la trilogia di Bourne, Green Zone, anch’io mi unisco a questi commenti positivi in quanto ha diretto magistralmente questa pellicola carica di tensione, adrenalina per tutta la sua durata. Ottima la scelta dell’attore Tom Hanks, su questo sono un po’ di parte in quanto lo reputo uno dei migliori attori americani se non il migliore, in quanto capace di interpretare sempre al meglio qualsiasi ruolo gli venga assegnato (infatti non mi sono mai persa un suo film). I miei complimenti vanno anche all’interpretazione di Barkhad Abdi che è stato veramente all’altezza del suo compito.
Molto toccante l’ultima scena del film, un comandante ormai giunto alla fine di quel terribile incubo, stanco, provato e irriconoscibile, in stato di shock che non riesce a smettere di ringraziare tutte le squadre di soccorso con quel filo di voce rimasto. Il film si rifà proprio all’autobiografia scritta da Phillips nel libro “ Il dovere di un capitano” redatta dopo tre mesi del suo rientro in mare avvenuto il 25 Luglio 2010.
Non ci sono parole per descrivere l’emozione che ho provato nel visionare questa pellicola, tutto perfetto dall’inizio alla fine, peccato e mi dispiace molto che nonostante abbia avuto sei nomination all’Oscar non ne abbia ricevuta una, solo una cosa mi resta da dire… guardatelo se non l’avete già fatto. Merita!!

Miryam

 
Di Namor (del 13/05/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 984 volte)
Titolo originale
Lovelace
Produzione
USA 2013
Regia
Rob Epstein, Jeffrey Friedman
Interpreti
Amanda Seyfried, Peter Sarsgaard, Hank Azaria, Adam Brody, Bobby CannavaleJames Franco, Debi Mazar, Chris Noth, Robert Patrick, Eric Roberts, Chloë Sevigny, Sharon Stone, Juno Temple, Wes Bentley.
Durata
92 Minuti

Il biopic “Lovelace” ci mostra la tortuosa odissea subita da Linda Susan Boreman, quando appena ventitreenne col nome d’arte di Linda Lovelace, passò alla storia per essere stata la prima pornodiva a sdoganare nelle sale cinematografiche il genere porno.
La pellicola in questione è la famosa “Gola Profonda”, girato nel 1972 con un costo di appena 25.000 dollari, questo cult incassò nel tempo la bellezza 700 milioni di dollari, diventando uno dei titoli con maggior plusvalenza di sempre.
Alla protagonista andarono solo 1.250 dollari e di questi non ne vide neanche uno, visto che li prese tutti il marito Chuck Traynor, un vile parassita che sfruttò viscidamente la particolare qualità nel praticare il fellatio della moglie. Caratteristica che ne fece una diva indiscussa del settore, il tutto dietro alle percosse e le minacce di morte che subiva periodicamente dall’ignobile marito. Questo fino a quando lei lo lasciò per poi risposarsi e vivere una vita più serena, ripudiando a sorpresa il genere hard e diventando una accanita sostenitrice del movimento femminista.
Il film e privo di scene di sesso, tutto quello che si vede di nudo sono solo un paio di tette della protagonista in più scene, invece sono molteplici le scene di violenza che il personaggio principale subisce a più riprese dal marito per costringerla a fare quello che lei non vorrebbe (almeno così dice la storia).
Il cast è molto ricco, oltre ai protagonisti Amanda Seyfred nei panni di Linda Lovelace e Peter Sarsgaard nella parte del marito pappone Chuck Traynor, vi partecipano anche una irriconoscibile Sharon Stone e Robert Patrick nei genitori di Linda, James Franco in quelli del fondatore di PlayBoy Hugh Efner, Eric Roberts e Adam Brody, più altri volti noti di alcuni film o serie televisive di grande successo.
A dodici anno dalla sua scomparsa per un incidente stradale, la Lovelace viene immolata in una pellicola che si potrebbe definire un manifesto contro la violenza alle donne, in cui finalmente non viene evidenziata solo la sua particolare dote, ma quello che ha dovuto subire per mostrarla.
Se la protagonista non fosse stato un personaggio realmente esisto e di grande attrattiva come la Lovelace, difficilmente questa pellicola avrebbe avuto un posto assicurato nelle uscite del grande circuito cinematografico, gli attori sono bravi, ma a parer mio manca quel tocco in più riguardo la sceneggiatura e la regia, per essere considerata una buona opera.

 Namor

 
Di Angie (del 02/05/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1661 volte)
Titolo originale
Frozen
Produzione
USA 2013
Regia
Chris Buck, Jennifer Lee [II].
Interpreti
Kristen Bell, Idina Menzel, Jonathan Groff
Durata
100 Minuti
Trailer

Ancora una volta la Disney accontenta piccoli e grandi con una nuova storia ricca d’amore, di castelli, di incantesimi e di principesse. C’era una volta in un regno lontano, lontano ……. Diciamo la verità! Ogni volta che sentiamo pronunciare questa frase rimaniamo sempre affascinati, come quando da bambini i nostri genitori o nonni ci raccontavano qualche favola. Ma ritorniamo a c’era una volta….
Siamo nel magnifico regno di Arendelle, dove vivono due sorelle principesse: Anna ed Elsa che, il destino ha beffardamente costretto ad essere diverse tra loro. Anna è ottimista, solare, frenetica, spigliata e sentimentale, lei è una che non ha paura di niente. Mentre Elsa, invece e introversa, più controllata e si sente libera solo quando è sola, poiché e terrorizzata per i suoi poteri che non riesce a controllare, il che la porta ad allontanarsi da tutti e, soprattutto dalla sorella Anna, che ama più di ogni altra cosa. Elsa ha un dono magico: tutto quello che tocca diventa ghiaccio o neve, e ciò la spaventa, in quanto non è ancora in grado di controllare questo suo potere magico e, involontariamente ferisce sua sorella mentre giocano. Per questo motivo Elsa cresce nel dolore e la paura e, per evitare il peggio allontana da sé l’amata sorella per lunghi anni, fino alla maggiore età, quando arriva il momento di essere incoronata regina. Il giorno dell’incoronazione doveva essere un giorno felice per le due sorelle, invece, qualcosa va storto: davanti ai suoi sudditi Elsa in un momento di rabbia, rivela la sua vera natura a tutti gli invitati e involontariamente scatena sul regno un inverno perenne. Afflitta per l’accaduto la regina fugge dal castello, lontano da tutti ritirandosi come eremita all’interno di una torre costruita da lei sulla cima della più alta montagna.
Ispirato alla classica fiaba di Hans Christian Andersen “La regina delle nevi”, “Frozen-Il Regno di Ghiaccio” è un nuovo ritorno della Walt Disney alle atmosfere fiabesche con regni incantati. Nel reame nordico di Arendelle, ci viene raccontata la triste storia di Elsa e della tenacia e ottimista sorella Anna che, intraprende un lungo viaggio alla ricerca della sorella fuggita dopo un momento di ira, intrappolando il suo regno in un lungo e gelido inverno. La giovane forte e audace durante il viaggio incontra Kristoff, un coraggioso uomo di montagna, accompagnato dalla buffa e fedele Renna Sven e, il simpaticissimo e divertente pupazzo di neve Olaf che, diventeranno i suoi preziosi inseparabili alleati.
Diretto da Chris Bwek e Jennifer Lee, “Frozen” è il cartone musical vincitore di ben due premi Oscar nella categoria: Miglior film d’animazione e Miglior canzone (Let It Go). Il cast di doppiatori italiani e composto da voci stupende come le popolari attrici Serena Autieri e Serena Rossi che prestano le voci alle due giovani sorelle Elsa e Anna, mentre il comico Enrico Brignano da la voce al simpatico e stravagante pupazzo di neve Olaf, Massimo Lopez la presta al capo della spassosa tribù di Troll. Fantastici e bellissimi i personaggi, il quale son disegnati molto bene, in modo particolare il personaggio di Anna (bella e stupenda) con i suoi capelli rossi, che mi ricorda un po’ la protagonista di “Ribelle” cosi spigliata e con “poca grazia” per una regina.
A mio parere è una incantevole pellicola, un cartone veramente ben riuscito e divertente, con musiche molto carine che rendono il film ancora più bello da vedere e sentire. Il finale, poi, come ogni fiaba si rispetti si conclude a lieto fine anche questa volta per la gioia di tutti ma, con un piccolo tocco di originalità: non è il solito bacio del principe che scioglie l’incantesimo ma è l’amore fraterno che trionfa.
Cosa altro dire? I cartoni della Disney sono sempre unici, hanno quella magia di riuscire sempre a far emozionare ogni fascia di età. Da non perdere assolutamente!

Angie

 
Di Namor (del 28/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1161 volte)
Titolo originale
Man Of Tai Chi
Produzione
USA - Cina 2012
Regia
Keanu Reeves
Interpreti
Keanu Reeves, Tiger Chen, Karen Monk, Iwo Uwais
Durata
105 Minuti

Due fighter, stanno combattendo per avere la meglio uno sull’altro, quando l’atleta dominante atterra l’avversario, una voce dall’altoparlante intima al vincitore di uccidere il rivale . Subito dopo il suo diniego, entra nella stanza della gara un fantomatico uomo con maschera nera sul volto e senza indugio spezza il collo al combattente sconfitto.
Contemporaneamente la polizia sta per fare irruzione nell’edificio, nel tentativo di fermare l’incontro, ma al suo arrivo non trova nessuno, ancora una volta il sinistro Donaka Mark (Keanu Reeves) si è dileguato facendosi beffe della polizia, eliminando il marzialista che si era rifiutato di eseguire il suo ordine perché agente della polizia infiltrato. Perso il suo lottatore, Donaka ha bisogno di un nuovo campione da esibire nei suoi incontri di lotta clandestini per facoltosi uomini, con la passione per tali spettacoli.
A Pechino, si sta svolgendo il 23° Campionato cinese Wu Lin Wang, a farne parte vi è anche Chen Ping (Tiger Chen) unico discepolo di un antico ramo del Thai Chi. Egli è un eccellente combattente ed un devoto discepolo del suo maestro, che lo allena cercando di infondergli la giusta via per controllare la sua aggressività attraverso la dominazione del suo Chi.
Agli uomini di Donaka, in cerca di un nuovo combattente, il suo talento non passa inosservato e prontamente viene monitorato per un possibile reclutamento ben retribuito. L’offerta, arriva subito dopo la notizia che il tempio del suo maestro sta per essere abbattuto, a causa della mancanza dei requisiti di sicurezza a norma. Per evitare la sparizione del sacro edificio sei centenario, Chen accetta di combattere per pagare i lavori di ristrutturazione e salvare il tempio, questo fino al momento in cui non gli viene ordinato di uccidere il suo avversario, un’imposizione che Chen non potrà accettare…
Man of Tai Chi” segna il debutto alla regia dell’attore Keanu Reeves, il quale, dopo il successo planetario della trilogia di “Matrix”,si è un po’ smarrito, le sue performance nell’ultimo decennio non sono state all’altezza delle precedenti. Questo è un vero peccato, poiché ho sempre considerato Reeves un attore di buon livello e di rilevante attrattiva per invogliare il pubblico ad andare al cinema.
In questo suo primo lavoro da regista, Reeves sceglie un genere nel quale lui, grazie a Neo (il personaggio principale di Matrix), é diventato una sorta di icona del genere Azione-Arti Marziali, un’ etichetta dannosa per la sua carriera, che andava smantellata subito con sue partecipazioni ad altri film di buon livello, ma lontani da questo genere, cosa che purtroppo non è avvenuta neanche con il suo primo lavora da regista… Il film, risulterà sicuramente piacevole a coloro che sono attratti dal genere delle Arti Marziali, considerato che si potrà assistere a ben oltre 40 minuti di combattimenti per 18 combattimenti esibiti con vera maestria da ottimi artisti marziali, il tutto coreografato da un nome eccellente del settore, il coreografo Yuen Woo Ping, già autore delle scene di lotta in “Matrix” e “La Tigre ed il Dragone”.
Il personaggio principale è affidato al quasi debuttante Tiger Chen, campione di arti marziali. Egli è stato anche il coreografo per i combattimenti di “Charlie’s Angels” e “Kill Bill vol. 1”, quindi potete ben immaginare l’eccellenza degli incontri all’interno del film!
Non posso dire la stessa per quanto riguarda la recitazione, ma nessuno lo pretende, si sa che i film di produzione orientale basati su questo genere non sono mai stati un gran che, a parte pochi titoli degni di nota.

Namor

 
Di Asterix451 (del 22/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 973 volte)
Titolo originale
300: Rise of An Empire
Produzione
USA 2014
Regia
Noam Murro
Interpreti
Sullivan Stapleton, Eva Green, Lena Headey, Andrei Claude, Mark Killeen.
Durata
102 Minuti
Trailer

Quando la Persia decide di conquistare la Grecia (490 a.c), gli Ateniesi tentano una manovra disperata durante la battaglia di Maratona: guidati da Temistocle (Sullivan Stapleton), attaccano gli invasori mentre stanno ancora sbarcando; grazie a questo ardore, riescono a ricacciare in mare un esercito molto più numeroso di loro.
Per un caso fortuito, una freccia scagliata dallo stesso Temistocle colpirà a morte il Re Persiano Dario I, innescando così la sete di vendetta del figlio Serse (Rodrigo Santoro) e del loro generale più temibile, la bella e spietata Artemide (Eva Green).
La Grecia è in fermento. Le Città Stato sanno bene che la battaglia di Maratona è il preludio di una guerra che potrebbe mettere in ginocchio la nazione, tuttavia Sparta cerca di sottrarsene fino a quando, morto Leonida alle Termopili, la situazione sembra precipitare. L'esercito di Serse cerca di avanzare su terra, perché sul mare Temistocle riesce ancora a strappare delle vittorie alla flotta di Artemide grazie al suo ingegno... per questo la donna, lentamente, comincia a credere che egli sarebbe il miglior alleato per proseguire la dominazione persiana. Ciò che il suo odio per i Greci non le permette di conoscere è il bisogno di appartenere ad una nazione... o a nessun luogo, piuttosto.
La guerra, infatti, sembra procedere senza una vera svolta, sino a quando...
Quasi dieci anni dopo l'uscita di “300”, Zack Snyder firma la sceneggiatura di un film che ne espande il teatro, mostrando la guerra tra Greci e Persiani dalla prospettiva degli Ateniesi. Il lavoro dovrebbe proseguire in parallelo alla graphic novel “Xerses”disegnata ancora da Frank Miller (autore del glorioso “300”, divenuto un vero cult di fumetto e cinema). Tuttavia, Miller non riesce a terminare il fumetto per l'uscita del film, suscitando polemiche e perplessità (si devono a lui interessantissimi lavori su Daredevil, Elektra, Sin City, Batman il Cavaliere Oscuro).
L'incontro dell'arte di Miller e Snyder si fonde ancora una volta in una suggestione lattiginosa di violenza e carnalità, spinta fuori dallo schermo grazie alla ripresa in 3D. Sullivan Stapleton ed Eva Green si scontrano (e si “incontrano”, anche) in una Grecia oscura dominata dagli elementi, a bordo delle navi che trasportarono orde di Persiani sulle coste elleniche. Le “licenze storiche” degli sceneggiatori sono tantissime, ma la loro pretesa non è certo storiografica.
A mio avviso, purtroppo, si è persa anche la forza con cui gli Spartani di Leonida si sono battuti nel primo film, capace di trascinare lo spettatore indietro nel tempo per un paio d'ore con una storia di valore e coraggio attenta all'aspetto artistico e di sperimentazione visiva.
Il sequel-prequel di “300” ripropone la stessa ricetta con poche innovazioni: il 3D, la sessualità più esplicita con la “solita” eroina che onora le quote rose di ogni film d'azione... innovazioni poco innovative, dunque.
Il film è girato dall'israeliano Noam Murro, accreditato regista di spot pubblicitari. Sul set di “300” forse non fa rimpiangere Snyder (impegnato a girare “Superman”), ma forse questa scelta mirava a procurarsi un valente “aiuto regista” senza un vero stile, in maniera da livellarsi al capitolo precedente: il risultato, però, è un sequel senza infamia e senza lode.
Il film si paga certamente il biglietto, ma diventa troppo macchinoso e ripetitivo nello sforzo di tenere insieme Ateniesi e Spartani che, anche nella Storia fuori dal Cinema, hanno sempre faticato ad apprezzarsi.

Asterix451

 
Di Namor (del 17/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 826 volte)
Titolo originale
Getaway
Produzione
USA -- Bulgaria 2013
Regia
Courtney Solomon, Yaron Levy
Interpreti
Ethan Hawke, Selena Gomez, Jon Voight, Paul Freeman, Bruce Payne.
Durata
94 Minuti

Una misteriosa voce al telefono di Brent (Ethan Hawke), ex pilota da corsa, annuncia che la moglie è sua prigioniera e la sua vita dipende da lui, o meglio della sua bravura nel guidare un’auto appositamente modificata per svolgere alcune missioni ordinategli di volta in volta dall’enigmatico interlocutore. Le richieste telefoniche sono indirizzate a far svolgere a Brent, delle prove di guida molto pericolose e spericolate, ove la sua vita e quella di ignare persone in auto o mentre camminano sul marciapiedi é in serio pericolo di vita.
Giunto in un sottostrada chiuso per lavori, lo sportello dell’auto si apre e una giovane ragazza con pistola in pugno intima a Brent di uscire dall’auto, mentre la voce al telefono gli dice il contrario. Inevitabilmente la ragazza che si scoprirà essere la proprietaria dell’auto, viene coinvolta nella forsennata ed insensata corsa verso nuove e sempre più folli richieste dell’ambiguo interlocutore telefonico, il tutto monitorato da telecamere montate sull’auto. L’auto, la ragazza ed il pilota, hanno un nesso comune dedito ad un ingegnoso piano organizzato dal rapitore per impossessarsi di alcuni dati bancari molto importanti!
Di bello, in questa insulsa pellicola, c’è solo il giubbotto indossato da Ethan Hawke, per il resto (a parte la Mustang da lui guidata) non vi è un solo frame da elogiare, recitazione pessima ed una sceneggiatura da serie C per un titolo ove l’imperativo è distruggere auto della polizia e centrare cartoni vuoti messi come ostacoli.
Non c’è che dire, se l’obbiettivo dei registi C.Solomon e Y. Levy era di fare la figura da principianti, privi di ogni capacità per lavorare nel cinema, ci sono riusciti in pieno.
Quello che mi sorprende più di ogni altra cosa, è il motivo per cui un attore, generalmente bravo come Hawk, accetti copioni del genere, rischiando sulla propria pelle possibili complicazioni di lavoro in futuro, considerato che lui era l’unico attore di rilievo nel film. Da evidenziare anche la prova della sua partner femminile Selena Gomez, attrice cantante con alcuni movie adolescenziali alle spalle é stata nominata nientemeno che ai Razzie Awards come peggior attrice femminile!
Volendo coniare uno slogan adeguato a questo film, questo, sarebbe stato sicuramente il più azzeccato: “Getaway”… una pellicola da evitare assolutamente!

Namor

 
Di Miryam (del 14/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 796 volte)
Titolo originale
Philomena
Produzione
Gran Bretagna - USA - Francia 2013
Regia
Stephen Frears
Interpreti
Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark, Anna Maxwell Martin, Ruth McCabe
Durata
98 Minuti

Philomena ( Judi Dench ), è ora un’anziana signora irlandese che ha superato la soglia dei settant’anni di età, non riesce però a dimenticare quello che è successo cinquant’anni prima quando era solo un’ingenua ragazzina di sedici anni.
A quel tempo, la giovane, orfana di madre, durante un giro al luna park, cedette alle lusinghe di un bel ragazzo, purtroppo si trovò presto nei guai, infatti rimasta incinta e ripudiata dal padre, fu portata da quest’ultimo in un convento Magdalene, era lì che finivano tutte le giovani ragazze che avevano ceduto ai piaceri della carne al di fuori del matrimonio.
Cacciate di casa dalle rispettive famiglie, queste malcapitate erano costrette a vivere in questo istituto dove lavoravano sodo perchè sfruttate dalle suore le quali per punizione facevano vedere loro i propri figli soltanto per un’ora al giorno e spesso venivano dati a loro insaputa in adozione dei quali poi si perdevano le tracce.
Questo tremendo segreto, Philomena è riuscita a tenerselo dentro fino a quando un giorno sua figlia la sorprese in lacrime davanti ad una foto sbiadita raffigurante un bimbetto di circa tre anni. A questo punto la figlia chiedendo spiegazioni alla madre, viene così a conoscere l’amara verità che ruota intorno a quel bimbo che di nome fa Anthony. Venuta inoltre a sapere che nel passato sua madre aveva cercato di avere notizie del figlio perduto ma senza alcun risultato, si mette in contatto con un giornalista, un certo Martin Sixsmith ( Steve Coogan ), un tipo senza scrupoli coinvolto in uno scandalo riguardante l’11 settembre il quale vorrebbe rimettersi in gioco.
Martin accetta la proposta soprattutto per danaro, convinto di ricavarne un articolo strappalacrime come del resto sono le storie vere, invece viene a conoscenza di una donna che a prima vista sembra ingenua e fragile, mentre invece attraverso le ricerche che li porterà dall’ Irlanda del Nord in America con risultati a dir poco insperati, Martin si rende conto di aver avuto accanto una donna non solo gentile e garbata, ma anche una persona che trabocca di fede, coraggio e soprattutto perdono.
“PHILOMENA”, pellicola diretta magistralmente da Stephen Frears, tratta di una storia vera accaduta nel 1952 nell’ Irlanda del Nord.
“Io non odio nessuno e non do la colpa a nessuno per quello che è successo”, questa frase appartiene alla donna che ha vissuto in prima persona questo evento tragico della vita… Philomena Lee, un’anziana signora di 78 anni che grazie al successo ottenuto con il film, insieme alla figlia Jane Libberton ha lanciato il “Philomena Project” al fine di convincere il governo irlandese di rendere pubblici i registri in modo da consentire a madri e figli di ritrovarsi e di abbracciarsi come non ha potuto fare lei perché troppo tardi in quanto suo figlio era già morto.
Per anni si è portata dentro questo segreto credendo di avere lei ogni colpa, ma dopo aver avuto l’incontro con il Papa, avvenuto non molto tempo fa, ha capito che lei come del resto tutte le altre sventurate ragazze di quel periodo, non dovevano assolutamente aver vergogna di quello che avevano fatto. Ho trovato questo film fantastico, azzeccato sotto tutti i punti di vista, soprattutto grazie alla magnifica interpretazione della Dench, una pellicola che ti fa capire purtroppo dove può arrivare la cattiveria umana.
Un film per niente scontato, anche ironico per le simpatiche gag tra Philomena e il giornalista, una cosa mi dispiace, che nonostante abbia avuto quattro nomination all’Oscar, non ha portato a casa neppure una statuetta, resta sempre però un ottimo film da vedere!

Miryam

 
Di Namor (del 11/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 817 volte)
Titolo originale
Phantom
Produzione
USA 2013
Regia
Todd Robinson
Interpreti
Ed Harris, David Duchovny, William Fichtner, Lance Henriksen, Johnathon Schaech.
Durata
98 Minuti

Siamo in piena guerra fredda, al comandante Demi (Ed Harris) viene assegnata un’ultima missione per onorarlo prima del suo pensionamento. L’incarico è quello di guidare il B-67 un vecchio sommergibile diesel, alla volta del Pacifico per monitorare il rafforzamento della Marina USA, prima che venga venduto alla Marine Cinese.
Una volta radunati i suoi uomini, il comandante viene informato che vi saranno anche due tecnici dell’istituto per i progetti speciali, che saliranno a bordo per testare alcune apparecchiature top secret. Il dispositivo in questione e il Phantom, un congegno capace di riprodurre il suono di qualsiasi nave a cui si allinea navigando sotto essa, per poi riprodurlo ingannando i sommergibili nemici, facendoli credere che si tratti di una imbarcazione e non di un sottomarino. Al comandante la missione gli puzza di sporco, difatti appena raggiunto il primo punto di rapporto, la vera motivazione fino a quel momento celata dai tecnici viene allo scoperto e con essa la vera identità dei due specialisti, che altro non sono che agenti del KGB intenti a lanciare una testata nucleare contro la flotta Americana a Pearl Harbour, facendoli credere che sia stata la Marina Cinese e dare vita ad un conflitto nucleare tra loro. Al rifiuto del Comandante di partecipare a tale missione ordita da estremisti del KGB, i due agenti con le armi in pugno riescono ad avere la meglio sul Capitano e degli uomini a lui fedeli. Prigionieri e con l’equipaggio diviso a metà, inizia una battaglia contro il tempo per evitare l’imminente guerra.
Phantom” diretto, sceneggiato e prodotto in meno di due mesi dal regista Todd Robinson, si basa con le dovute licenze sulla reale vicenda del sommergibile sovietico K-129, misteriosamente disperso nel 1968 nelle acque dell’Oceano Pacifico. Il film strutturalmente non e male se consideriamo il basso budget per realizzarlo, la suspense e l’interessamento per le sorti degli eventi son ben congeniate, lo spettatore viene coinvolto nella giusta misura questo pur non essendo una produzione destinata alle sale cinematografiche. Il cast composto da Ed Harris nei panni del personaggio principale, si avvale anche del riesumato David Duchovny nelle vesti del cattivo e del 57enne William Fichtner molto bravo nel fare da spalla ad Harris.
Certo non è al livello di titoli come “Caccia a Ottobre Rosso o U-boot 96, ma se avete voglia di vedere una pellicola sul genere spazi angusti, potete prenderlo tranquillamente in considerazione per una discreta visione.

Namor

 
Di Angie (del 07/04/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 838 volte)
Titolo originale
12 Years a Slave
Produzione
USA 2013
Regia
Steve McQueen
Interpreti
Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti.
Durata
134 Minuti
Trailer

1941, prima della guerra di secessione, Salomon Northup (Chiwetel Ejiofor) e un bravo violinista di colore, apprezzato nell’alta società, vive libero nella contea di Saratoga (Stato di New York) con la moglie Anne e i suoi due figli Margaret e Alonzo. Ingannato da due falsi agenti di spettacolo, viene rapito, privato dei suoi documenti e portato in Louisiana, dove viene venduto come schiavo. Da quel momento il suo calvario durerà per ben dodici anni, durante i quali passerà sotto diversi padroni dal buon William Ford (Benedict Cumberbatet), al cinico e aggressivo Edwin Epps (Michael Fassbender), lavorando nelle piantagioni di cotone. Senza motivi e spiegazioni Salomon si ritrova privo della sua libertà, provando sulla propria pelle la crudeltà degli uomini e la tragedia della sua gente. A colpi di frusta tra stupri e atrocità, Salomon cerca di lottare con tutte le sue forze per rimanere vivo e ritornare dalla sua famiglia. L’arrivo di Bass (Brad Pitt) un abolizionista canadese, metterà fine al suo incubo.
Il regista inglese Steve Mc Queen, dopo il successo di “Hunger” 2008,e “Shame” 2011, ritorna con una storia scottante legata allo schiavismo “12 Anni Schiavo”, tratto dal romanzo autobiografico di Salomon Northup. Storia vera di un violinista nero, uomo rispettato e libero cittadino che si ritrova venduto come merce assai preziosa negli Stati del Sud, dove la schiavitù è un affare molto redditizio. Nonostante le due ore di proiezione (non me ne sono resa conto) ha attratto la mia attenzione per tutta la durata del film, su questo personaggio che racconta la sua terrificante e autentica odissea. Una tremenda realtà vista attraverso gli occhi di chi, pur condividendo il colore della pelle dei suoi compagni, era nato libero e libero tornerà dopo lunghe sofferenze (perché lui vuole vivere e non sopravvivere). La cosa più coinvolgente (a mio parere) è, che Salomon ha conosciuto sia il bene della libertà che l’ingiustizia della schiavitù. Forse è proprio per questa ragione che lo spettatore rimane esterrefatto davanti a tanta crudeltà e sadismo. E poi……. Non si può rimanere senza fiato di fronte alla follia crudele di Epps.
Un grande cast. Tutti bravi nelle loro interpretazioni dal protagonista Ejiofor a Fassbender che, è riuscito a farsi odiare alla perfezione come richiesto dal suo personaggio. Ottima la prestazione nella sua drammaticità di Lupita Nyong’o (Oscar meritato come attrice non protagonista), che interpreta la giovane schiava Patsey, oggetto delle attenzioni morbose di Epps. Infine la novità : la partecipazione anche di Brad Pitt non solo come produttore ma , anche come coprotagonista che entra in scena nel finale come l’eroe buono americano.
Per quanto me ne possa intendere “12 Anni Schiavo” è un buon film da vedere anzi, lo consiglio, anche se è una trama cruda, dura, drammatica e raccapricciante, dove mette in risalto il travaglio non solo interiore ma, anche fisico del protagonista . Una grande opera veramente toccante, non c’è che dire ….! Un altro modo per raccontare uno dei periodi più cupi della storia Americana. Oscar meritato!

 Angie

 
Di Miryam (del 31/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 791 volte)
Titolo originale
Sole a catinelle
Produzione
Italia 2013
Regia
Gennaro Nunziante
Interpreti
Checco Zalone, Aurore Erguy, Miriam Dalmazio, Robert Dancs, Ruben Aprea.
Durata
90 Minuti

Era inevitabile che dopo il successo ottenuto con “Cado dalle Nubi” nel 2009 e “Che Bella Giornata” del 2010, il divertente comico nonché musicista pugliese Checco Zalone, non tornasse nuovamente sul grande schermo sempre sotto la regia di Gennaro Nunziante.
Checco, qui torna nelle vesti di un papà, un papà però alquanto squattrinato che fa una promessa al figlio, cioè se riesce ad ottenere tutti dieci in pagella, gli regalerà una vacanza da sogno. La realtà però è ben diversa dalla fantasia del nostro protagonista, infatti, Checco è un semplice cameriere in un hotel, ma dato che la sua passione riguarda l’alta finanza, lascia questo lavoro, e con grande disappunto della moglie Daniela (Miriam Dalmazio) che ha appena perso il lavoro a causa della chiusura della fabbrica, si mette a vendere aspirapolveri.
In breve tempo diventa venditore dell’anno grazie alla vendita di questi elettrodomestici rifilati più che altro ai suoi parenti. Non essendo abituato a trovarsi parecchi soldi in tasca, incomincia a sperperarli, non solo, riesce pure ad indebitarsi convinto che tanto sarebbe riuscito a pagare tutto. Purtroppo però una volta finito il giro dei parenti, ecco che le vendite cominciano a calare, portando tutto ciò anche alla rottura della sua unione con Daniela. Il disastro non è ancora finito, infatti suo figlio Nicolò (Robert Dancs), riesce a prendere tutti dieci in pagella e così Checco per mantenere la promessa fatta, porta il ragazzino in vacanza dalla zia in Molise con la speranza di vendere aspirapolveri ai parenti del luogo.
Logicamente Nicolò resta alquanto deluso di tutto ciò e si fa accompagnare a Urbino per andare in vacanza con amici di mamma, ma quando è sul punto di partire, cambia idea e resta con il papà. Sulla strada del ritorno, i nostri amici stringono amicizia con Zoe (Aurore Erguy) e suo figlio Lorenzo (Ruben Aprea), un coetaneo di Nicolò affetto da mutismo selettivo, il quale però, trovandosi a suo agio con loro ricomincia a parlare, quindi la mamma che è una ricca ereditiera, come ringraziamento della “guarigione” del figlio, decide di invitare Checco e Nicolò a trascorrere le ferie con loro.
Così da quella che doveva essere una vacanza triste e cupa, si trovano invece a partecipare a party, tuffi in esclusive piscine, giri in yacht, campi da golf… praticamente quella famosa vacanza tanto insperata.
Sole a catinelle”, è una pellicola fatta da novanta minuti di sane risate, il nostro attore pugliese riesce a far emergere in questo film tutti i vari problemi che una famiglia deve affrontare, la perdita del lavoro, i problemi fiscali, le difficoltà delle imprese, tutto però gestito da battute divertenti che riescono ad attenuare la serietà di questi problemi attuali. Non mancano come al solito le canzoni che hanno reso famoso Checco a Zelig, riescono a dare un ottimo contorno al film il quale ha avuto enorme successo, tant’è vero che occupa il II posto tra i film di maggiore incasso in Italia. Certo non è un capolavoro, né un kolossal, ma dato che oggi non è facile riuscire a far ridere il pubblico, questo lo consiglio vivamente in quanto è davvero divertente.

 Miryam

 
Di Namor (del 24/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 848 volte)
Titolo originale
Emperor
Produzione
Giappone - USA 2013
Regia
Peter Webber
Interpreti
Matthew Fox, Tommy Lee Jones, Eriko Hatsune, Masayoshi Haneda, Toshiyuki Nishida.
Durata
105 Minuti

Dopo la resa incondizionata del Giappone, il generale Douglas MacArthur (Tommy Lee Jones) inviato dal presidente Roosevelt, ha l’incarico di ristabilire l’ordine e la preparazione ad elezioni democratiche. I gerarchi giapponesi che si sono resi protagonisti della discesa in guerra contro gli Stati Uniti, dovranno essere arrestati e poi condannati a morte per crimini di guerra, tra essi vi figura anche l’Imperatore Hirorito. Una sua condanna porterebbe ulteriore rammarico nella già martoriata nazione del sol levante.
A tal proposito, MacArthur da dieci giorni di tempo al generale Bonner Fellers (Matthew Fox), per appurare se l’Imperatore era coinvolto nelle decisioni prese dai vertici militari durante la guerra, ed in particolar modo nel vile attacco a Pearl Harbour. Le indagini risultano molto difficili in un paese ostile e raso al suolo dai bombardamenti atomici, ma Fellers che da sempre ha a cuore le sorti di questa nazione, si dedicherà anima e corpo per stabilire se l’Imperatore è colpevole o meno.
A questa difficilissima indagine, se ne aggiunge un’altra non ufficiale ma altrettanto ardua, ossia la ricerca della sua amata Aya (Eriko Hatsune), conosciuta prima della guerra che li ha poi divisi per lungo tempo senza mai sapere l’uno dell’altro.
Emperor” diretto dal regista Peter Webber e basato (con larga licenza) sui fatti realmente accaduti nel 1945, ad essi è stata aggiunta la love story tra il generale americano e la maestrina giapponese, un inserimento che rende la pellicola piacevole non solo al pubblico femminile. Matthew Fox con i suoi occhi da cucciolo sperduto (da sempre uno dei favoriti al pubblico femminile della serie tv “Lost”), interpreta bene la parte del generale smanioso di ricongiungersi con la sua Aya, non tralasciando il suo dovere di appurare la verità sulle presunte colpe dell’Imperatore Hirorito. Bene anche Tommy Lee Jones nella parte del burbero ed egocentrico generale MacArthur, anche se il film, va detto, è tenuto quasi interamente sulle spalle di Fox.
Alla critica non e piaciuto per via della poca fedeltà ai veri avvenimenti storici, difatti gli incassi ai botteghini non si possono dire certo lusinghieri, ma se avete voglia di un film senza pretese che soddisfi entrambi i sessi, Emperor e sicuramente il titolo giusto.

Namor

 
Di Asterix451 (del 21/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 827 volte)
Titolo originale
Iron Sky
Produzione
Finlandia, Germania, Gran Bretagna 2010
Regia
Timo Vuorensola
Interpreti
Julia Dietze, Gotz Otto, Christopher Kirby, Tilo Prückner, Stephanie Paul
Durata
93 Minuti

Anno 2018. Sulla Luna approda la spedizione spaziale americana con un team di astronauti sopra le righe, tra i quali il fotomodello di colore George Washington (Christopher Kirby). Quella che comincia con un facile allunaggio sembra una spedizione di routine, per consolidare l'immagine di un'America esteta ed arrivista; ben presto, però, la situazione precipita di fronte ad una clamorosa scoperta.
Sulla parte oscura della Luna, infatti, i Nazisti hanno costituito una colonia dove proseguire gli studi sugli armamenti conservando intatto il gene della stirpe ariana: caduti nell'imboscata di una sentinella, solo George Washington viene catturato e condotto all'interno della base.
L'unico modo per aver salva la vita è quello di farsi "sbiancare" e convertirsi al culto nazista: su consiglio di una giovane maestra di scuola, Renata (Julia Dietz), si finge un collaborazionista e fornisce dettagli sugli equilibri geopolitici attuali della Terra direttamente a Klaus Adler (Gotz Otto), il delfino dell'anziano Fuhrer, che sta progettando un golpe per salire al potere.
Solo a Renata (promessa controvoglia a Klaus), George tenterà di svelare ciò che davvero è accaduto durante il regime nazista di Hitler, al punto che lei si unirà alla missione di ritorno su terra che dovrà precedere un'invasione in forze dal cielo degli Stati Uniti. A dare l'input per ultimare un'arma dalle potenzialità micidiali, sarà il telefonino cellulare del fotomodello di colore appena "sbiancato", scatenando così una vera offensiva.
Il finlandese Timo Vuorensola esordisce alla regia di un lungometraggio cinematografico con un film comico d'azione e fantascienza che non è affatto un guazzabuglio, dopo aver diretto numerosi videoclip musicali e parodie di altri film. Ammetto di aver sottovalutato Iron Sky: pensavo fosse un film demenziale che trasferiva nello spazio la leggendaria "Base 211", costruita dai Nazisti nei ghiacci antartici e mai (ufficialmente) ritrovata; mi sono ricreduto e divertito, invece, con un film ben girato molto attento a fare satira politica sfruttando citazioni ed ammiccamenti ad altre pellicole famose, da "Il Grande Dittatore" a "Hitler la Caduta", passando per chissà quante altre.
Interessante il ritratto di un'America fondata solo ed esclusivamente sull'apparenza, con due ruoli femminili al vetriolo ed una serie di battute taglienti ed impietose sugli usi e costumi di una società statunitense che ormai è del solo apparire, dal punto di vista dei nazisti che (paradossalmente) riescono a sembrare più civili!
Finale d'azione di buon livello, con effetti speciali decorosi. Per me, un buon film… e per gustare una doppia parodia prima della visione, si può dare un'occhiata ad un certo ridoppiaggio su Youtube: "Hitler che si incazza con Skettino, quando viene a sapere della Concordia"…

Asterix451

 
Di Miryam (del 17/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 642 volte)
Titolo originale
Did You Hear About the Morgans?
Produzione
USA 2009
Regia
Marc Lawrence
Interpreti
Hugh Grant, Sarah Jessica Parker, Sam Elliott, Mary Steenburgen, Elisabeth Moss.
Durata
103 Minuti

New York, l’avvocato Paul Morgan ( Hugh Grant ) e l’agente immobiliare Meryl Morgan ( Jessica Parker ), sono ormai una coppia con un matrimonio che purtroppo sta andando alla deriva per colpa del fatto che non riescono ad avere bambini e anche per l’infedeltà del marito.
Paul, che si sente logicamente in colpa per aver tradito la moglie, riesce a farsi perdonare, per lo meno ci prova, invitando a cena fuori la sua consorte.
Purtroppo quella sera assistono ad un omicidio e vengono quindi inseriti dall’ FBI in un programma di protezione testimoni, costringendo così la nostra coppia a lasciare New York e tutti i loro programmi di lavoro, per giungere in una cittadina del Wyoming, per l’esattezza Ray, fino a quando non venga arrestato il killer per poi dare loro una nuova identità.
Giunti a Rey con un nuovo cognome, infatti da ora in poi si chiamano coniugi Foster, ai nostri malcapitati, attende una nuova vita, non certo frenetica come nella loro metropoli, ma in un luogo un po’ dimenticato da Dio, costretti a vivere in mezzo alla natura a contatto con gli orsi, legna da spaccare e l’unico divertimento… il tiro al bersaglio o footing nel bosco.
Inoltre devono abitare in un casolare assieme ad una simpatica coppia Clay Wheeler (Sam Elliott) e sua moglie Emma (Mary Steenburgen), i quali per lavoro danno esilio appunto ai testimoni dell’FBI.
Nel frattempo in questa solitudine, i due coniugi cominciano a parlarsi confessandosi le proprie colpe e insicurezze, cercando così di trovare quella serenità perduta nella speranza di diventare Genitori, visto che avevano fatto domanda di adozione. Purtroppo però il pericolo è in agguato perché il killer attraverso una telefonata intercettata fatta imprudentemente da Meryl, riesce a localizzarli e mettersi quindi sulle loro tracce.
Regista di “Che fine hanno fatto i Morgan” è Mark Lawrence, già autore con Hugh Grant di “ Two weeks notice” e” Scrivimi una canzone”. Certo questa pellicola non credo sarà una commedia da ricordare facilmente in quanto tratta il classico tema scontato e banale, però le battute divertenti di questa coppia azzeccata di attori non mancano! Fanno trascorrere agli spettatori un’ ora e mezza di allegria. Una particolare attenzione va data a Sam Elliot e a Mery Steenburgen, i quali hanno saputo dare al film quel qualcosa in più, arricchendo le battute dei nostri protagonisti.
Tutto sommato resta una pellicola godibile consigliata magari a tutti gli appassionati della commedia romantica con il classico finale… e vissero tutti felice e contenti!!

Miryam

 
Di Angie (del 14/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 689 volte)
Titolo originale
The Kid
Produzione
USA 1921
Regia
Charles Chaplin
Interpreti
Charles Chaplin, Jackie Coogan, Carl Miller, Edna Purviance, Tom Wilson.
Durata
83 Minuti

Charlot (Charlie Chaplin, secondo nome Spencer), la grande stella del cinema muto, il re dei “vagabondi”, compie 100 anni!
Questo buffo personaggio con un paio di calzoni larghissimi, una stretta giacchetta, un grosso paio di scarpe di tre o quattro misure più grandi, con un bastone, bombetta, baffetti e la sua buffa andatura aveva conquistato il pubblico piccolo e grande di tutto il mondo. Charlie Chaplin è stato attore, regista, sceneggiatore, comico e autore di oltre 90 film, considerato uno tra i più importanti e influenti cineasti del xx secolo. Fu una delle personalità più creative del cinema muto e la sua fama è legata in modo particolare al suo famoso personaggio Charlot: un omino dai modi sgraziati di animo buono e dalle maniere raffinate. Si esprimeva a gesti ma, si faceva capire benissimo dal pubblico che alternava risate e commozione. Il suo sguardo triste e profondo nascosto sotto i suoi baffi neri ti inteneriva. Si muoveva a ritmo di musiche composte apposta per dare voce ed esaltare il fascino dei suoi personaggi.
Ricordo le sue prime comiche (trasmesse tutti i sabati sulla rai alle ore 13 )basate sugli inseguimenti spericolati lanci di torte in faccia, che immancabilmente guardavo. Mi faceva molto sorridere ma nello stesso tempo mi inteneriva quando il suo personaggio che interpretava era bersagliato sempre dalla sfortuna, dove aveva per amico solo un cane e a volte capitava di consolarsi con l’amore di qualche bella ragazza ma, ahimè , sfortunata anche lei! Impossibile non ricordarlo! Ho colto così l’occasione del suo centenario e, sono andata a ripescare uno dei suoi tanti capolavori: “Il Monello” (1921 suo primo lungometraggio).
Un bambino (Coogan) abbandonato da una giovane madre viene trovato e cresciuto da un piccolo e simpatico vagabondo Charlot (Charlie Chaplin) che gli fa da padre. Il vagabondo e il monello (ormai ragazzino di cinque anni) si prendono cura l’uno dell’altro (bella la scena in cui il bimbo prepara la colazione). I due diventano una coppia affiatatissima capace di sbarcare il lunario quotidianamente. Un giorno il bimbo si ammala e il medico segnala il caso ai dirigenti dell’orfanotrofio, i quali vorrebbero togliere il bimbo a Charlot. I due scappano insieme ma il ritorno in scena della madre che, nel frattempo è diventata ricca e famosa scombinerà tutti i loro piani. La pellicola di 50 minuti ci presenta una bella storia tralasciando la pura comicità (senza però sbarazzarsene) inserendo una forte componente emotiva: tenero e dolcissimo il rapporto che si instaura tra Charlot e il piccolo monello. Bravo e indimenticabile il piccolo-grande attore nella sua interpretazione Jackie Coogan (che sarebbe diventato lo zio Fester nella serie televisiva “La famiglia Addams”).
Questo film richiese 18 mesi di lavoro dalla prima scena girata alla prima proiezione, un periodo non felice per la vita privata di Charlie Chaplin che perse il figlio dalla prima moglie. Forse questo fu uno dei tanti motivi che s’ispirò e riuscì a portare a termine l’opera. Charlie riteneva , secondo lui, che il sonoro guastava l’azione scenica costituita da semplici gesta degli attori e annientava la grande bellezza del silenzio. Infatti due sue pellicole ”Luci della città” 1931 e “Tempi Moderni” 1936 li mise in scena senza sonoro.
(Ri)vedere “Il Monello da ragazzina e adesso donna l’emozione è sempre la stessa . Non è cambiato nulla, come allora il personaggio Charlot e così ancora oggi continua a far “piangere” e “sorridere. Vorrei aggiungere un ultima cosa: questa pellicola che ha 90 anni (magnificamente restaurata) non ha perso nulla del suo valore artistico e vi propongo di rivederlo per capire come Charlie Chaplin riesca ancora una volta a intenerirci, sdrammatizzando con il sorriso la vita da strada tra piccole truffe e risse.

Angie

 
Di Namor (del 10/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1235 volte)
Titolo originale
Pompei
Produzione
USA - Germania 2014
Regia
Paul W.S. Anderson
Interpreti
Kit Harington, Carrie-Anne Moss, Emily Browning, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Jared Harris.
Durata
98 Minuti
Trailer

Dopo lo sterminio della sua gente e di entrambi i genitori per mano dell’armata romana di Quinto Attilio Corvo (Kiefer Sutherland), il giovane Milo (Kit Harington) l’unico ad essere scampato al massacro del popolo Celta, viene catturato dai mercanti di schiavi e venduto ad un proprietario di una palestra di gladiatori. Divenuto il più forte della scuola, Milo viene trasferito a Pompei per combattere nell’arena, in occasione dei festeggiamenti del vino. Durante il suo tragitto egli conosce e si innamora della bella Cassia (Emily Browning), la giovane figlia di Severo (Jared Harris) mecenate di Pompei, il quale aspira ad aumentare la grandezza della sua città tramite gli investimenti dell’Imperatore. L’arrivo di Corvo (divenuto nel frattempo un potente Senatore di Roma,) nella città campana, sarà l’occasione per regolare più questioni in sospeso, ormai in pendenza da parecchi anni: la costruzione di nuovi stabili per aumentare la magnificenza di Pompei, il corteggiamento non corrisposto tra Corvo e Cassia ed ultimo, la vendetta di Milo nei confronti del trucidatore dei suoi amati genitori. Il tutto sotto la minacciosa presenza del Vesuvio, che da li a poco si manifesterà in tutta la sua potenza distruttiva. “Pompei” nasce da un vecchia passione di W.S.Anderson per l’Impero Romano, quando viveva al nord dell’Inghilterra, luogo ricco di scavi archeologici di cui fa parte anche il Vallo di Adriano. Per realizzare il film, Anderson ed il suo socio di produzione J.Bolt, hanno studiato nei minimi dettagli gli scavi di Pompei in tutti i suoi particolari, recandosi più volte sul luogo per effettuare riprese in tutte le angolazioni possibili. Gli effetti speciali che sono il vero protagonista della pellicola, sono egregiamente realizzati, così come le ambientazioni ed i costumi. Il cast (decisamente votato al risparmio) comprende, il protagonista della serie TV “Il Trono di Spade” Kit Harington, l’australiana Emily Browning e due attori in fase calante come Kiefer Sutherland e Carrie-Ann Moss. Un quartetto di attori dediti a fare al meglio il loro lavoro e nulla più. Chi invece merita un encomio (se mai lo si volesse attribuire a qualcuno del cast) è Adewale Akinnuoye-Agbaje nel ruolo del gladiatore Attico. A mio avviso “Pompei” è un peplum di dubbia qualità recitativa e con elevatissime pecche di sceneggiatura, i due protagonisti Milo e Cassia sembrano gli inarrivabili Jack e Rose di “Titanic”, solo che i due naufraghi hanno vissuto una storia d’amore intensa seppur breve, mentre la coppia pompeiana si é vista si e no un paio di volte praticando solo un amore platonico e niente di più! Una maggiore cura ad eventi più consoni per questo genere di film e una minore considerazione a questa strampalata e goffa storia d’amore, avrebbe sicuramente giovato ad una pellicola che di certo non lascerà la sua impronta nella storia del cinema.

Namor

 

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Di Namor




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