BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Miryam (del 03/03/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 629 volte)
Titolo originale
The Heat
Produzione
USA 2013
Regia
Paul Feig
Interpreti
Sandra Bullock, Melissa McCarthy, Demiàn Bichir, Marlon Wayans, Michael Rapaport
Durata
117 Minuti
Trailer

Sarah Ashburn (Sandra Bullock), è un ‘agente speciale dell’ F.B.I. di New York, nota soprattutto per la sua impeccabile professionalità che spesso diventa scomoda per i suoi colleghi, in quanto essendo molto perfettina, e lo fa spesso notare, riesce talvolta a diventare arrogante perché sminuisce il lavoro degli altri come se senza di lei, il distretto non riuscisse ad andare avanti. Grazie alla sua notevole bravura, le viene affidato un delicato incarico, catturare un grosso spacciatore di droga, e per fare questo deve unirsi alla collaborazione di una collega del distretto di Boston, una certa Shannon Mullins (Melissa Mc Carthy).
La persona in questione, è un tipo completamente diverso da lei, grassa, senza peli sulla lingua, sboccata e volgare che non rispetta le regole, ma agisce solo di impulso usando metodi rozzi e per niente delicati, praticamente l’opposto di Sarah, che conduce una vita piatta, senza privato, senza amici, soltanto la compagnia di un gatto che non è nemmeno suo.
Nonostante ciò, queste due agenti in gonnella incompatibili e diverse tra loro riescono unendo le proprie forze a sgominare questo traffico di droga catturando il pericoloso spacciatore, inoltre, nonostante la prima fase tumultuosa del loro approccio, diventano grandi amiche costruendo tra loro un forte legame di amicizia… sorellanza.
Corpi da reato” commedia diretta da Paul Feig, è una pellicola poliziesca ben costruita grazie soprattutto al cast veramente azzeccato. Infatti il duo Bullock/Mc Carthy, è un’accoppiata a dir poco vincente, il regista ha pensato bene di riportare in scena la vulcanica Mc Carthy dopo il successo ottenuto con “Le Amiche della Sposa” e logicamente nulla da dire sulle varie performance della divertente Bullock vincitrice del premio Oscar per “The Blind Side”.
Il film è riuscito a farmi proprio divertire dall’inizio alla fine soprattutto i battibecchi delle nostre protagoniste che poi in fondo riescono a completarsi a vicenda, infatti mentre Sarah cerca in qualche modo di insegnare un po’ di auto controllo a Shannon, quest’ultima aiuta la sua collega ad uscire un po’ dal guscio rendendola più sciolta e meno presuntuosa, perciò in conclusione vi consiglio la visione del film. Non mancano le parolacce… ma nemmeno le risate!!

Miryam

 
Di Namor (del 27/02/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 788 volte)
Titolo originale
Dallas Buyers Club
Produzione
USA 2013
Regia
Jean-Marc Vallée
Interpreti
Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Denis O'Hare, Steve Zahn.
Durata
117 Minuti
Trailer

Ron Woodroof, (Matthew McConaughey) elettricista con la passione del rodeo, scopre di essere sieropositivo all’HIV, dopo essere stato ricoverato in ospedale a causa di un incidente sul lavoro. La sentenza dei dottori in merito alla sua sieropositività è spietata, gli rimangono solo 30 giorni di vita! Sulle prime Ron non riesce a credere e ad accettare che egli; un cowboy omofobo in piena regola, abbia riscontrato la malattia dei gay, considerato che l’AIDS inizialmente veniva riconosciuta erroneamente come una malattia circoscritta agli omosessuali. Dopo svariate ricerche sull’HIV, Ron si procura illegalmente l’ AZT un antivirale non ancora in commercio, ritenuto capace di attenuare l’avanzata dell’infezione. Quando la fonte di approvvigionamento in America si esaurisce, Ron si reca in Messico per acquistarla, ed è proprio in quel frangente che si sente nuovamente male e viene ricoverato per l’ennesima volta.
Questa volta ad occuparsi di lui non sarà un ospedale, ma bensì un ricovero abusivo con a capo un dottore radiato! Ed è proprio questo medico che lo indirizza ad una vita più sana priva di alcol e droga, ed al corretto uso di farmaci e integratori per sopravvivere oltremisura all’avanzamento dell’AIDS. L’abbinamento chimico dettatogli dal dottore sembra funzionare a meraviglia, ma il tutto ha un costo che Ron non riesce a fronteggiare, viste le sue misere finanze da disoccupato. Per permettersi le cure, egli mette in pratica il contrabbando dei prodotti alternativi di cui fa uso. A dargli una mano si unisce Rayon, (Jared Leto) un travestito conosciuto durante uno dei tanti ricoveri in ospedale, anch’egli sieropositivo con i giorni contati. Tra i due, col passare del tempo, nasce e cresce un’amicizia molto forte, che va contro i principi omofobi del rude Roon, da sempre avverso al mondo gay. L’FBI e la FDA (Food and Drug Administration - Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali) dopo aver scoperto il suo traffico di prodotti non approvati negli USA, cercheranno in tutti i modo di ostacolare il suo operato di venditore e consigliere, ed è in quest'occasione che nasce il Dallas Buyers Club, una sorta di club dal quale, i soci pagando una quota associativa possono ottenere l’unica cura che al momento funzioni.
Il progetto “Dallas Buyers Club”, nasce una ventina di anni fa con la riscrittura dello script in più riprese e la poca convinzione di svariati produttori nella realizzazione del film, ritenuto poco efficace per ricavare i giusti guadagni. Ma la caparbietà dello sceneggiatore Craig Borten e di Melisa Wallack in seguito, fanno breccia nella corteccia dei produttori Brenner e Winter, riuscendo a convincerli a dar vita alla storia.
Una bella pellicola a basso costo con ben 6 candidature ai prossimi Oscar, più molteplici premi vinti dai due attori Matthew McConaughey e Jared Leto, in barba ai produttori che non avevano creduto in questo progetto. I miei più sentiti complimenti a codesti signori, che di cinema se ne intendono… mi raccomando il Maalox per la serata degli Oscar! Il grande merito di aver portato questa pellicola alla serata degli Oscar, va sicuramente a Matthew McConaughey che si è letteralmente caricato il film sulle sue fragili spalle con una prestazione superba nell’interpretare il cowboy sieropositivo Ron Woodroof, personaggio realmente esistito a metà degli anni 80. Se McConaughey ha dovuto perdere oltre 20 kg per il suo personaggio, Jared Leto è dimagrito di ben 13 di kg per impersonare magistralmente il transgender Rayon.
La loro, è stata una prova d'attore con la A maiuscola, tant' è vero che i bookmaker li danno come scontati vincitori per l’Oscar come migliori attori protagonisti e non, un premio che meritano entrambi per la loro favolosa interpretazione. Per quanto mi riguarda sono molto contento se ciò avvenisse, soprattutto per McConaughey, che finalmente si consacra come attore di talento, capacità, che da anni gli addetti ai lavori gli avevano pronosticato e mai consacrato, per le scelte di titoli non idonei da parte dell’attore texano, da sempre designato come l’erede di Paul Newman.

Namor

 
Di Angie (del 24/02/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 726 volte)
Titolo originale
Epic
Produzione
USA 2013
Regia
Chris Wedge
Interpreti
Beyoncé Knowles, Aziz Ansari, Colin Farrell, Josh Hutcherson, Amanda Seyfried
Durata
86 Minuti

Katerine è una ragazzina arguta, brillante e testarda. In seguito alla morte della madre, Mary, fa ritorno alla casa d’infanzia da suo padre, il professore Bomba, ossessionato da sempre di provare l’esistenza di un minuscolo popolo che dimora nei boschi. Secondo lui la natura non sarebbe altro che un microcosmo abitato da minuscoli esseri (che non possiamo vedere perché vivono in maniera accelerata). Ma la figlia molto scettica nei confronti di tale teoria del padre e, non riuscendo a convincerlo di cessare le ricerche decide di andarsene via.
La ragazza per una serie di circostanze si ritrova improvvisamente catapultata in un mondo segreto nascosto nel folto bosco, tanto ricercato da suo padre. Mary si vede coinvolta in una battaglia insieme a curiose creature magiche, bestie mitologiche e incredibili insetti accorgendosi che anche lei (non sa come) si è trasformata in una minuscola lillipuziana. In breve tempo si rende conto che ciò che affermava suo padre era proprio vero! La natura è davvero un microcosmo abitato da stranissimi e minuscoli esseri .
Dal creatore de L’Era Glaciale (quattro capitoli del regista Chris Wedge) e,Rio arriva una nuova avventura animata ambientata in un mondo fantastico: “Epic –il mondo segreto”, ispirato al libro “The Leaf Menand The Brave Good Bugs “ di William Joyce. “Epic” è un film d’avventura , sullo sfondo di un mondo fantastico , un viaggio in un regno magico dove la magia più grande è la vita.
Narra la battaglia tra le forze del bene che mantengono in vita il mondo naturale e, quelle del male intenzionate a distruggerlo. Un conflitto veramente spettacolare in una foresta stupefacente ma, non solo , il regista Wedge è riuscito ad intrecciare tra le scene di battaglie anche relazioni emotive tra i personaggi, arricchendo la fiaba di umorismo, divertimento e romanticismo. Non mancano poi i personaggi buffi (che piacciono ai più piccini) come il simpaticissimo duo di lumache Grub e Mub, il divertente bruco Nim Galuu e il fantastico cagnolino con un occhio solo Ozzy, mascotte del film. E che dire della flora e fauna ? Veramente stupende dai mille colori riprodotte in maniera dettagliata e tangibile.
A me personalmente è piaciuto molto: personaggi simpatici, storia carina e coinvolgente che ci conduce in un mondo incantato, in cui la legge suprema è quella di difendere la natura e rispettandola, riusciremo anche noi a vivere in un mondo migliore. Il ritmo brioso con cui la narrazione procede è una pellicola (a mio parere) in grado di piacere a un pubblico di ogni età, basta aver voglia ogni tanto immergersi in una fiaba!

Angie

 
Di Asterix451 (del 21/02/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 800 volte)
Titolo originale
The Hobbit: An Unexpected Journey
Produzione
USA 2012
Regia
Peter Jackson
Interpreti
Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, James Nesbitt, Ken Stott.
Durata
164 Minuti

Bilbo Baggins (Martin Freeman) è uno Hobbitt che ha una storia incredibile da raccontare, accaduta ormai 60 anni prima. La storia parla di una visita speciale che egli ricevette un giorno, senza pensare che avrebbe cambiato la sua vita: invece accadde che Gandalf il Grigio (Ian McKellen), lo stregone suo amico, un giorno si presentasse alla sua porta con una storia di Nani e Draghi, con un regno che era tempo di riscattare: quello di Erebor, la città nella montagna d’oro, che Smaug il Drago aveva conquistato compiendo l’eccidio dei Nani che vi abitavano. Costretti a fuggire nelle miniere di Moria, qui vennero aggrediti ancora dagli orchi di Azog il Profanatore, che uccise Tharin, il loro Re.
Questo male era il primo segno dell’avvento dell’Oscuro Signore, Sauron, di fronte al quale non si poteva restare incuranti… ma cosa c’entra un povero Hobbit come Bilbo, in tutto questo? Gandalf ha un piano. Sostiene di poter rimettere Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage), il nano con il diritto al trono, al suo posto. Pensa di poter sconfiggere Smaug il Drago con pochi sopravvissuti di Erebor e uno Hobbitt con le doti da scassinatore: non ha importanza che nessuno gli creda perché, alla fine, convincerà tutti a cominciare un lungo viaggio…
Comincia così, la più grande avventura di Bilbo che lo porterà ad impadronirsi dell’anello più potente ed oscuro, il “tesssoooroooo” di Gollum (Andy Serkis), del quale verrà narrata la storia. Nonostante la diffidenza iniziale dei Nani verso di lui, Bilbo dimostrerà coraggio ed astuzia sufficienti a guadagnarsi il rispetto dei suoi compagni. Condivideranno scontri con gli orchi di Azog, che danno loro la caccia sulla via di Erebor.
Non sarà facile giungere all’antica città d’oro: dovranno combattere duramente, per riuscirvi. Peter Jackson incontra Tolkien per la seconda volta, con un progetto che ha sofferto battaglie legali per i diritti d’autore e un cambio dietro alla macchina da presa: avrebbe dovuto dirigere Benicio Del Toro ma, a causa dei ritardi, ha dovuto rinunciare per far fronte ad altri impegni. Per fortuna il regista della prima Trilogia è tornato alla macchina da presa, oltre a sceneggiare e produrre l’opera, con l’adattamento al grande schermo di un romanzo piuttosto breve in una saga di tre film. Si parlava di questo film dal ’95, ma le questioni legali hanno costretto a dedicarsi prima alla Trilogia dell’Anello che, cronologicamente, verrebbe dopo.
Il risultato al botteghino è fulminante, ma i pareri del pubblico sono divisi: c’è chi sente sapore di “brodo diluito”, e chi si perde ancora nella magia dei mondi di Tolkien visti da Jackson. Che il regista giri con “l’amore di un fan appassionato” è innegabile, come il suo talento nel ritrovare il pathos della Terra di Mezzo e delle sue storie.
Per certi versi, “Lo Hobbitt” possiede tutte le qualità che hanno reso indimenticabile “Il Signore degli Anelli”. Il cast, guidato da “Gandalf-McKellen”, ha talento recitativo ed entra in sintonia con i personaggi interpretati, caratterizzandone gli aspetti. Certo, è difficile uguagliare il carisma di Viggo Mortensen e l’onesto coraggio di Frodo. Per non parlare della presenza eterea di Liv Tyler, il fascino di Orlando Bloom e l’eccentricità di Hugo Weaving (loro due compariranno nei seguiti, però), tuttavia Thorin Scudodiquercia e Bilbo riusciranno comunque a conquistare gli spettatori. Musiche bellissime e struggenti. Paesaggi incredibili. La sensazione del viaggio e della caccia questa volta prendono vita in clima un più fiabesco e leggero, meno cruento. Si riesce davvero ad approfondire l’animo di queste creature diverse, legate dallo stesso destino.
Film imperdibile per gli amanti del genere Fantasy, con l’aspettativa di un seguito ancora più avvincente. Tutti gli altri potrebbero patire la somiglianza di ambientazione e carattere con “La Compagnia dell’Anello”, la lunghezza della pellicola e il finale sospeso, ma il pregio di questo film è innegabile.

Asterix451

 
Di Namor (del 14/02/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 905 volte)
Titolo originale
The Wolf of Wall Street
Produzione
USA 2013
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler.
Durata
180 Minuti
Trailer

Il nuovo film dell’accoppiata Scorsese - Di CaprioThe Wolf of Wall Street” è basato sull’incredibile storia di Jordan Belfort, dapprima broker e poi fondatore della Stratton Oakmont, società da lui creata per guadagnare milioni di dollari frodando altrettanti milioni di investitori americani, attratti dal facile guadagno.
Da questa sua deplorevole prerogativa nasce il suo appellativo di Lupo di Wall Street, ottenere una fortuna per poter beneficiarne in seguito conducendo una vita da nababbo. Cosa che fece, fin quando la Sec e l’FBI non iniziarono ad indagare sull’accumulo della sua sfrontata ricchezza, ponendo fine al suo impero di eccessi di ogni sorta.
Il progetto di tramutare il libro (scritto in prigione) di Belfort in un film, era da tempo un sogno di Di Caprio, che rimase stregato dal romanzo e, proponendo a Martin Scorsese la regia, volle offrire la sua partecipazione alla produzione della pellicola. Nel cast, eccelle Leonardo Di Caprio nelle vesti del protagonista Belfort, oramai Leo è una garanzia per quanto riguarda la recitazione di personaggi di spessore e la scelta dei film a cui partecipare, e di questo, si è accorto anche una vecchia volpe come Scorsese, con cui ha fatto coppia in ben sei film.
Bravissimo anche Jonah Hill nei panni del suo vicino di casa e poi socio della S.O., non per caso, sia lui che Di Caprio sono nominati agli Oscar come migliori attori maschili nella categoria protagonista e non. Bella e brava la nuova e futura stella di Hollywood, l’australiana Margot Robbie, ex modella molto somigliante alla conturbante Sharon Stone. Piccola parte, ma che lascia il segno, è quella del bravissimo Matthew McConaughey, nei panni di Mark Hanna il broker mentore di Belford.
Nonostante la lunga durata del film (quasi 3 ore), mi son divertito più volte durante la visione, il largo uso di droga e i smisurati eccessi di alcuni protagonisti, hanno dato vita a scene esilaranti e memorabili, in particolar modo il duo Di CaprioHill quando erano in botta entrambi.
Una dark comedy candidata agli Oscar con cinque nomination per: Miglior Film, Regia, Sceneggiatura e alle già citate per Di Caprio e Hill per miglior attori protagonisti e non, della quale vi consiglio la visione per poter godere di un buon film corale.

Namor

 
Di Angie (del 10/02/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 799 volte)
Titolo originale
Lee Daniels' The Butler
Produzione
USA 2013
Regia
Lee Daniels
Interpreti
Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda.
Durata
132 Minuti
Trailer

Un bambino di colore assiste impietrito all’assassino del padre a sangue freddo in un campo di cotone. Accolto in casa dalla padrona, il bimbo diventa il piccolo “negro di casa”. Il suo compito è servire a tavola stando in silenzio e senza creare problemi. Quel ragazzo, Cecil Gaines, riservato e ben educato, ormai uomo entra nello staff dei maggiordomi della Casa Bianca e, per ben 34 anni presterà servizio a 8 presidenti degli Stati Uniti d’America.
Ambientato sullo sfondo tumultuoso dell’America del Novecento, il regista Lee Daniels (di lui ricordiamo il successo di “Precious”), dirige il film “The Butler – Un Maggiordomo alla Casa Bianca”.
Racconta la storia vera di un nero maggiordomo Eugene Allen, nel film il nome del personaggio viene modificato in Cecil Gaines (interpretato dal grande ex Ghost Dog, Forest Whitaker). Costui presta servizio alla Casa Bianca, presso i differenti Presidenti degli Stati Uniti nel periodo turbolento (in modo particolare per la questione razziale) che va dal 1957 al 1986, essendo così testimone della loro vita privata e delle vicende politiche. La storia di Allen venne scoperta e raccontata dal giornalista Wil Haygood nell’articolo A Butler Well Served By This Election, pubblicato sul Washington Post.
Il regista Lee Daniels, ispirandosi a questo articolo ne ha tratto il film ripercorrendo le drammatiche lotte per i diritti civili della popolazione di colore in cui, videro la morte John F. Kennedy e Martin Luther King. Lotte che con il tempo si sono rivelate utili per permettere a Barack Obama di divenire Presidente degli Stati Uniti d’America nel 2008 (primo leader americano di origine africana). E una coinvolgente storia sul coraggio di se stessi, sulla voglia di cambiamento delle persone e di un intero Paese. Per Cecil, un maggiordomo nero, con una vita travagliata, non è semplice spiegare agli uomini più potenti del mondo e, alla sua famiglia i cambiamenti che travolgevano il Paese.
Lui svolgeva il suo lavoro da una vita con molta dedizione che, ed era riuscito ad avere un’alta considerazione dai Presidenti, al punto tale che molti di loro si sono confidati con lui su delicate questioni personali. Questo suo modo di rimanere un impassibile servitore era in conflitto con il figlio che era un fervente attivista e agitatore. Giunto in pensione Allen (Cecil) volle trascorrere gli ultimi anni tranquillo lontano dalla stampa e pubblicità.
Ottimo il cast di alto livello, a partire dalla meravigliosa interpretazione del protagonista (premiato con l’Oscar per l’ultimo re di Scozia nel 2006) affiancato da numerose star tra cui Mariah Carey (nei panni della madre del piccolo Cecil), Oprah Winfrey (moglie di Cecil) e tutti i personaggi che non sto ad elencare, che hanno interpretato i grandi volti dei Presidenti .
Non ho voluto dilungarmi molto nella descrizione della storia perché è un film da vedere assolutamente e, chi ha già avuto occasione di visionarlo penso che me ne darà conferma. Molto emozionante e commovente, riesce a toccare il cuore dello spettatore e, vi dirò di più (forse sono troppo sensibile) mentre guardavo la fine della pellicola avevo gli occhi lucidi. Comunque credo che chiunque veda questo film non possa non commuoversi. E una pellicola (a mio parere) istruttiva , riflessiva una delle più belle che ho visto ultimamente che, lascia profondi solchi nella sensibilità di chi ha il coraggio di leggere dentro se stesso, e serve anche a non far dimenticare la storia e a non disperdere la memoria sugli avvenimenti del nostro passato.

Angie

 
Di Miryam (del 07/02/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 835 volte)
Titolo originale
The Croods
Produzione
USA 2013
Regia
Chris Sanders, Kirk De Micco
Interpreti
Nicolas Cage, Emma Stone, Ryan Reynolds, Catherine Keener, Cloris Leachman.
Durata
98 Minuti
Trailer

Ci troviamo nell’età della pietra dove una famigliola alquanto bizzarra, i Croods, capitanata dal capofamiglia Grug, vive o meglio cerca di sopravvivere in una buia caverna, dalla quale escono solo per procacciarsi il cibo.
Infatti esistono delle regole ferree dettate dal padre premuroso ed apprensivo che ha solo un obiettivo nella vita, cioè sopravvivere anche se in maniera noiosa, infatti il suo motto è “la paura fa bene, i cambiamenti no”.
Tutta la sua famiglia ormai ha accettato questa sua mentalità a dir poco retrograda, la moglie Ugga, il figlio Tonco, la piccola e impetuosa Sandy, perfino la suocera Gran (anche se con questa è in perenne scontro), l’unica che non riesce ad accettare questo modo di vivere è Hip, la figlia adolescente.
Hip, vuole scoprire quello che c’è al di fuori di quella caverna, è l’unica che non dorme avvinghiata alla sua famiglia, non solo, vorrebbe vedere la luce del sole… ma ecco che una notte, una strana luce filtra nella buia grotta, Hip, incuriosita da quello strano bagliore, esce di soppiatto e si mette a seguire quella luce che la porta a conoscere Guy, un suo coetaneo il quale la avverte che un imminente cataclisma distruggerà il mondo.
Non sarà facile per Hip convincere la sua famiglia in particolare quella testa dura di suo padre a lasciare la caverna e fuggire via, ma quando improvvisamente questa comincia a sgretolarsi, ecco che questo nucleo familiare, seppur con angoscia e paura, si mette in cammino verso una terra sconosciuta che il giovane Guy chiama “il domani”.
“I CROODS”, è il frutto di otto anni di lavoro dei registi Chris Sanders e Kirk DeMicco, realizzato in 3D dalla Dreamworks, della quale ricorderemo senz’altro i vari successi come Madagascar, Kung Fu Panda e altri film d’animazione. La preistoria vissuta dai Croods è ricca di fantasia, di comicità e seppur abbia luogo milioni di anni fa, sotto certi aspetti, rispecchia molto quella di una famiglia moderna, del resto il padre apprensivo, la suocera noiosa ed invadente o il primo innamoramento della figlia, sono cose di tutti i giorni. Nell’insieme la pellicola e stata divertente e scorrevole, la visione in 3D poi è stata molto azzeccata, ottima l’animazione, uno scenario splendido soprattutto il manto di stelle dove i nostri protagonisti restano a bocca aperta.
Che dire della colonna sonora di Alan Silvestri…. Fantastica per tutta la durata del film. Era inevitabile che dopo i strabiliosi incassi, la Dreamworks abbia deciso di continuare le avventure della pazza famiglia dei Croods, infatti il sequel è già ufficiale, non si sa ancora quando ma i registi del primo sono già all’opera… staremo a vedere i prossimi eventi, per ora vi consiglio la visione di questo.

Miryam

 
Di Namor (del 03/02/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 969 volte)
Titolo originale
The Counselor
Produzione
USA - Gran Bretagna 2013
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Michael Fassbender, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Javier Bardem, Brad Pitt.
Durata
111 Minuti
Trailer

Per guadagnare più soldi ed il più velocemente possibile, un avvocato (a cui non manca niente), cede alla tentazione di partecipare ad un investimento su un carico di droga, compartecipando con Reiner (Javier Bardem), uno stravagante proprietario di discoteche invaghito dalla bella e letale Malkina (Cameron Diaz), uno schianto di pura perfidia con manto maculato tatuato sulla schiena e spaccata mozzafiato! Il terzo partecipante all’operazione e l’intermediario tra il cartello e i due soci, Westray (Brad Pitt), un donnaiolo filosofeggiante che mette in guardia il procuratore, dei probabili pericoli a cui potrebbe andare incontro, se le cose dovessero mettersi male.
Pericoli, che sfortunatamente si concretizzano, a causa di un losco soggetto che il procuratore ha fatto condannare in passato, e che si è vendicato nel modo più distruttivo possibile, quello di far sparire il carico di droga aizzando le ire dei narcotrafficanti contro il suo ex inquisitore.
La repressione del cartello verso i tre soci e le persone a loro care sarà senza pietà alcuna, tranne che per un individuo che tramava fin dall’inizio tale conclusione.
Diretto da Ridley Scott e sceneggiato dal famoso scrittore Cormac McCarthy, “The Counselor – Il Procuratore” é permeato da grandi e lunghi dialoghi, con i quali lo spettatore viene incessantemente bersagliato fino al punto di provare quasi fastidio per tale proiezione forzata e facendolo sbuffare più volte durante la visione della pellicola. A spettacolo ultimato, le luci della sala mostravano visi di spettatori con la classica espressione di delusione per lo spettacolo appena visto, compreso il sottoscritto, rimasto poco contento del risultato ottenuto da Scott. Una buona ambientazione ed un cast di eccellenza non basta, é troppo poco per un regista bravo come lui. Detto questo, gli attori chi più, chi meno, adempiono appieno al loro dovere, su tutti la inedita Cameron Diaz completamente lontana dai suoi ruoli canone, nell’accattivante e spietata Malkina è stata una vera sorpresa in positivo… secondo me, la cosa migliore del film!
In patria la pellicola non ha fatto buoni incassi, il che non è mai un buon segno per quanto riguarda la qualità dell’opera, qui da noi è andata sicuramente meglio per via dell’ottimo assembramento del cast recitativo, vedere Pitt, Fassbender, Bardem, Cruz e la Diaz, diretti da Scott e sceneggiati dall’autore di “Non è un paese per vecchi” e “The Road” , è un’attrattiva a cui resistere diventa difficile. Peccato che il risultato non appaghi come dovrebbe.

Namor

 
Di Namor (del 24/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1842 volte)
Titolo originale
Emanuelle Nera - Orient reportage
Produzione
Italia 1976
Regia
Joe D'Amato
Interpreti
Laura Gemser, Gabriele Tinti, Ely Galleani, Ivan Rassimov, Venantino Venantini.
Durata
105 Minuti

La fotoreporter Emanuelle (Laura Gemser) si reca a Bangkok per un servizio sulla famiglia reale, in attesa di essere ricevuta dal Re, viene accolta dal Principe Sanit (Ivan Rassimov) che le vuole insegnare il raggiungimento dell’orgasmo perfetto! Nel frattempo, Emanuelle tra uno scatto e l’altro alle bellezze locali, concede le sue licenze libertine a chi gli aggrada senza nessun problema di inibizione alcuna. Al ritorno in albergo, dopo una delle sue tante escursioni, Emanuelle trova la stanza sottosopra, i suoi rullini e la sua macchina fotografica sono spariti insieme al suo passaporto!
I responsabili del furto sono gli agenti della sicurezza del Re, che nel frattempo hanno arrestato il Principe Sanit, reo di aver tentato di organizzare un golpe per impossessarsi del trono. A tal proposito la frequentazione di Emanuelle col Principe, viene vista come una collaborazione per mettere a segno il rovesciamento del regime. Appurata l’estraneità dei fatti, la bella mora viene lasciata libera di andar via ma senza documenti… questo per Emanuelle non è certo un problema, visto che le sue grazie aprono ogni sorta di impedimento verso la libertà. Arrivata in Marocco per ricongiungersi col suo amico-amante archeologo Robert (Gabriele Tinti), Emanuelle fa amicizia con Roberta (Debra Berger) la figlia del Console, che inevitabilmente subirà anche Lei il fascino esotico di Emanuelle.
Diretto da Joe Damato “Emanuelle nera – Orient Reportage”, é il secondo capitolo della saga Emanuelle nera interpretata dall’attrice olandese di chiari origini indonesiane Laura Gemser. Nel film é presente anche colui che diventerà suo marito nella vita, l’attore Gabriele Tinti nel ruolo dell’archeologo Robert.
Chi ha visto il meraviglioso film di TotòLa banda degli onesti”, si ricorderà sicuramente del giovane figlio finanziere, ad interpretarlo era per l’appunto un giovane Gabriele Tinti al suo ottavo dei centodieci film girati. Il film, all’epoca, ebbe un buon riscontro al botteghino, tant’ è vero che la serie comprende una decina di titoli, prima che si esaurisse il filone d’oro.
Guardandolo adesso, in versione televisiva senza le poche scene hard (che non furono girate dalla Gemser, ma da una sua controfigura), l’opera risulta alquanto convenzionale e poco interessante se non fosse per il nudo della Gemser… unica nota positiva di un titolo che dimostra ampiamente tutti i suoi anni.

Namor

 
Di Angie (del 20/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 751 volte)
Titolo originale
Free Birds
Produzione
USA 2013
Regia
Ash Brannon
Interpreti
Owen Wilson, Woody Harrelson, Amy Poehler, George Takei, Colm Meaney.
Durata
Minuti 91
Trailer

In una pittoresca fattoria di famiglia, un gruppo di tacchini vive una vita tranquilla, tutto ciò di cui si preoccupano è il momento del pasto distribuito da un fattore che, tutti certi, li condurrà al “Paradiso dei Tacchini”.
Tutti tranne Reggie (voce di Owen Wilson,doppiato in italiano da Nanni Baldini) un tacchino intelligente, loquace e divertente, dallo spirito libero per niente contento della vita nella fattoria, in quanto, ha capito l’amara verità sulla loro sorte. In America si festeggia il Giorno del Ringraziamento accompagnato dal classico pranzo la cui portata principale è il tacchino ripieno. Ogni anno come consuetudine in questo giorno di festa la figlia del presidente degli Stati Uniti può scegliere un tacchino da “graziare” e, stavolta il fortunato è proprio Reggie.
La sua vita cambia, va a vivere nientemeno che a Camp David, con la famiglia del Presidente. Si ritrova ad assaporare una vita piena di mille confort fatta di pizze e tv; vita perfetta dove lui e solo lui è il capo. Tutto questo fino a quando Reggie non viene risvegliato dal suo sogno ed entra in gioco Jake (voce di Woody Harrelson), un tacchino accanito fondatore e membro del “Fronte” per la liberazione dei tacchini. La sua missione è depennare la tradizione del classico menù del Giorno del Ringraziamento e salvare tutti i tacchini. Jake per fare ciò ha bisogno dell’aiuto di Reggie che, lo conduca ad intrufolarsi nel laboratorio governativo per sfruttare un’invenzione avanguardistica: salire su una macchina del tempo e fare un balzo indietro nel 1621 per riscrivere la tradizione, far si che la storia scelga un’altra pietanza da offrire in questo Giorno di Festa.
Free Birds è un film d’animazione diretto da Jimmy Hayward, primo lungometraggio di computer grafica realizzato dal Reel FX Animation Studios di Dallas. E la storia di due pennuti tacchini determinati a portare a buon fine una missione speciale. Un ambizioso piano che consente loro di tornare indietro nel tempo ed impedire che questa specie di animali vengano inseriti nella tradizione culinaria del Giorno del Ringraziamento: piatto forte della cultura americana. Si è sempre risaputo che i tacchini non sono mai stati tra gli animali più belli né più intelligenti, ma adesso sembra arrivato il momento della riscossa: i tacchini protagonisti del cartoon Free Birds, sono non solo coraggiosi ma, anche molto astuti e sicuramente carini agli occhi del piccolo pubblico.
Tra storia e leggenda il regista Jmmy Hayward confeziona questa divertente e carina pellicola dalla trama semplice e simpatica, dove c’è l’avventura del viaggio nel tempo, umorismo, tenerezza, lealtà e coraggio, tutti elementi che caratterizzano Free Birds. Questa divertentissima rocambolesca avventura e i simpatici Reggie e la sua allegra brigata faranno trascorrere sicuramente un’ora e mezza piacevole sia ai grandi che piccini. Visionatelo le risate non mancano di certo!!

 Angie

 
Di Asterix451 (del 13/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 798 volte)
Titolo originale
Space Pirate Captain Harlock
Produzione
Giappone 2014
Regia
Shinji Aramaki
Interpreti
Shun Oguri, Haruma Miura, Yu Aoi, Arata Furuta, Ayano Fukuda.
Durata
115 Minuti
Trailer

In un remoto futuro, ma potrebbe essere anche un passato lontanissimo, l’Uomo ha conquistato tutto l’Universo alla ricerca di un paese ospitale che potesse rimpiazzare la Terra, ormai sovraffollata e priva di risorse. Quando, dopo secoli di vita in altre galassie, inizia un esodo di rientro, la guerra che si scatena per potersi spartire nuovamente il pianeta spinge l’autorità intergalattica di “Gaia” ad imporre un armistizio: cessano quindi le ostilità, dichiarando il pianeta “sacro ed inviolabile”.
Nessun essere umano potrà farvi ritorno: la Terra sarà per tutti un simbolo da amare ed onorare, in maniera equanime, che non dovrà essere profanato. A vegliare su di lei, la potentissima flotta imperiale.
Così è stato e così sarà. Mentre la razza umana, privata delle sue radici, muore lentamente da esule: in questo presente buio, l’estinzione sembra inevitabile. Tuttavia, c’è un uomo che recluta volontari per opporsi alla dittatura di “Gaia” e al destino che li attende, vagando per le galassie a bordo di una nave spaziale che batte bandiera pirata: Capitan Harlock… (zan-zan!)
Lui dovrà smascherare l’inganno di “Gaia” e scardinare la struttura spazio tempo della galassia, per ridare all’essere umano una seconda opportunità. Il lungometraggio in computer grafica di Shinji Aramaki riprende il personaggio originale di Leiji Matsumoto, della celeberrima serie televisiva del 1978, con uno sviluppo che se ne discosta un po’.
Per la serie originale, c’è la bella recensione di Namor, qui su Blogbuster.
In questo film si rispetta il carattere solitario e taciturno di Harlock, ma viene esasperato al punto da metterlo in disparte, come “special guest”. Infatti l’avventura ci racconta la vicenda di Ezra e Logan, due giovani fratelli colpiti da una sciagura, che ricoprono posizioni di spicco nel governo imperiale: uno dei due si infiltra tra la ciurma di Harlock sotto falsa identità, solo per catturarlo. Su questo doppio gioco (che diventerà triplo e quadruplo) si snodano quasi due ore di colpi di scena, cambi di bandiera e ripensamenti così frequenti da far perdere il filo della trama. E nei vari passaggi da un esercito all’altro si susseguono arrembaggi stellari di enorme impatto visivo della nave Arcadia, oscura e letale, con propulsione “dark meter” e prua a forma di teschio (nella serie TV sembrava una Mustang del ’65, invece). Tutto per l’epica di un film che ripropone l’idea un po’ stanca di altri kolossal di fantascienza, complicata da lezioni di fanta-fisica quantistica. Più volte il film si ingarbuglia o si smentisce da solo solo per la suspance, con personaggi che muoiono ma non muoiono, raggi devastanti che non fanno poi tanti danni e altre perplessità (dopo aver conquistato l’intero universo, è possibile che ad un generale come Ezra non si riesca a curare la miopia e combatta con gli occhiali sul naso?)
Detto questo, Harlock è talmente ricco e affascinante da piacere comunque. Forse di più a quelli che, come me, della serie TV ricordano poco. Non è nemmeno un film per bambini, perché è difficile. Vuole esaltare gli adulti, con musiche potenti e universi “darkeggianti” pervasi da un lieve erotismo, sfondo di furiosi combattimenti corpo a corpo.
Perché il teschio nero vorrà anche dire libertà… ma Capitan Harlock, a’rù stà?

Asterix451

 
Di Namor (del 10/01/2014 @ 05:00:00, in cinema, linkato 905 volte)
Titolo originale
Parkland
Produzione
USA 2013
Regia
Peter Landesman
Interpreti
Billy Bob Thornton, Zac Efron, Paul Giamatti, Marcia Gay Harden, Tom Welling.
Durata
92 Minuti

Stati Uniti, 22 Novembre ore 12:38.
Un paziente in condizioni critiche sta per essere trasportato con la massima urgenza al Parkland Memorial Hospital di Dallas. L’improvvisata equipe medica che si appresta a dargli soccorso, saranno i testimoni diretti di una delle più tragiche pagine della storia degli Stai Uniti D’America, poiché il paziente in arrivo è il Presidente John Fitzgerld Kennedy da poco colpito a morte durante il corteo presidenziale.
Il film scritto e diretto dal neo regista Peter Landesman, racconta quello che non é mai stato menzionato nelle precedenti pellicole che hanno trattato l’attentato a JFK, ovvero il dietro le quinte di quello che successe in ospedale una volta giunto il Presidente e ai vari personaggi che, a loro malgrado, divennero i protagonisti, dopo quel tragico evento. Un avvenimento che cambiò per sempre le vite di Abraham Zapruder, il sarto cinquantottenne che filmò i famosi 22 secondi (unico filmato esistente) in cui si vede l’attentato al presidente, del giovane dottore che era di turno al PMH Charles “Jim” Carrico (laureato da appena due anni) che cercò invano di rianimare JFK, dell’agente dei servizi segreti di Dallas Forrest Sorrels che dopo l’attentato si chiuse in se stesso fino alla fine dei suoi giorni, per la vergogna di non aver protetto a dovere il suo Presidente, così come l’agente di scorta Roy Kellerman che sedeva sul sedile anteriore della Lincoln Continental al momento dell’attentato, anche per lui fu dura gestire la sua vita professionale e privata dopo aver perso il quarto presidente a cui faceva da scorta. Sicuramente la gestazione più dura per li proseguo della sua esistenza è stata senza dubbio quella di Robert Oswald, il fratello maggiore di Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di Kennedy.
Parkland” ha il merito di mettere sotto la lente di ingrandimento sia le persone sopra citate, che aneddoti non raccontati in altre pellicole riguardante questo tema e che io stesso nonostante sia stato molto appassionato alla vicenda, ignoravo, la strana coincidenza che una volta feriti, a distanza di tempo, sia Kennedy che Lee Harvey Oswald, furono portati entrambi nello stesso ospedale e, ad occuparsene, fu la stessa equipe medica che tentò invano di salvare sia l’uno che l’altro.
Tolto questo pregio al film, la realizzazione attuata dal da Landesman risulta fiacca e priva di mordente ed è un vero peccato, vista l’innovazione introdotta sul tema basato dal libro “Four Days in November” scritto dall’ex famoso magistrato Vincent Bugliosi. Le premesse per girare un buon titolo c’erano tutte, compreso il cast corale che comprendeva attori di buona caratura come; Paul Giammatti, Billy Bob Thorton, Zac Efron, il Superman di “Smalville” Tom Welling e Colin Hanks… ossia il figlio del pluripremiato Oscar Tom Hanks, qui in veste di produttore e sponsor del figlio già visto in alcuni film e nella sesta serie tv “Dexter” nelle vesti del serial killer religioso.
Il regista avrebbe dovuto sfruttare la preparazione e l’attuazione dell’attentato con una buona dose di suspense, così come la cattura di Lee Harvey Hoswald totalmente ignorata durante la storia, un gap che pesa molto sul voto finale della sua prima opera.

Namor

 
Di Asterix451 (del 21/12/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 945 volte)
Titolo originale
The Hobbit: The Desolation of Smaug
Produzione
USA - Nuova Zelanda 2013
Regia
Peter Jackson
Interpreti
Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Benedict Cumberbatch, Orlando Bloom.
Durata
161 Minuti
Trailer

Continua il viaggio di Thorin Scudo di Quercia, Bilbo Baggins lo Scassinatore e la compagnia dei nani alla volta di Ereborn, per riscattare il loro regno e sconfiggere Smaug, il drago che lo conquistò nel fuoco e nel sangue. Ma rimettere sul trono Thorin è una manovra di Gandalf (Ian McKellen), che fa parte di un disegno più ampio, dato che egli sa che il Male si sta risvegliando e sta radunando i suoi eserciti.
Infatti, la fortezza abbandonata di Dol Guldur è oscurata non solo dalle ombre della notte perenne che la avvolge, ma da una presenza sinistra che chiama a raccolta le sue orde di orchi. Proprio loro, infatti, stanno braccando i nani di Thorin, per impedirgli di raggiungere la loro antica e ricca città. Per sfuggirgli, l’unica via sembra essere il sentiero attraverso la foresta incantata di Bosco Atro, pericolosa, oscura: è abitata da creature mostruose e confina con il regno degli Elfi Silvani che, si sa, non amano i Nani… ma la città di Pontelagolungo, ultima tappa prima di giungere al regno perduto dei Nani, è proprio al di là di essa.
Non resta che entrare, appellandosi alla sorte e al coraggio.
Comincia così, il secondo capitolo della nuova saga di Peter Jackson dedicata allo Hobbit.
Il regista neozelandese ripropone un prodotto di prima classe sotto tutti i punti di vista: ricorda forse il Re Mida di Hollywood, Steven Spielberg, che soddisfava produttori e spettatori allo stesso modo. Ne “La Desolazione di Smaug” torna tutto il pathos del miglior Fantasy cartaceo, per dar vita ad un mondo governato dalla magia, dove umani e creature fantastiche sanno provare le stesse emozioni. Allora capita che un’elfa e un nano possano innamorarsi attraverso le sbarre di una cella, mentre draghi “avari” dormono sotto una montagna d’oro.
Rispetto al capitolo precedente, qui la storia ritrova una varietà di situazioni più avvincente, senza quel sapore di “già visto” che portava spesso a confondersi con il Signore degli Anelli. Anche personaggi forti come Legolas (sempre Orland Bloom) e dell’elfa Tauriel, interpretata da Evangelin Lilly, contribuiscono ad alzare il ritmo.
Gandalf è sempre Gandalf, mentre Richard Armitage infonde al suo Thorin Scudo di Quercia un fascino che ricorda più Sandokan che un Nano tradizionale. Incredibile l’animazione del drago Smaug, che riscatta l’intero film in un finale di pura azione, con colonna sonora da brivido. Lasciato in sospeso, però… in attesa del terzo capitolo.
Per gli amanti del genere e dei film lunghi, Peter Jackson è un regista di classe capace davvero di emozionare. Tuttavia, i contenuti di un romanzo breve come “Lo Hobbit” si diluiscono inevitabilmente in tre film da tre ore ciascuno, con una trama che molto spesso si discosta da quella originale per poter diventare un vero e proprio prequel del Signore degli Anelli.

Asteri451

 
42
Di Miryam (del 16/12/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1114 volte)
Titolo originale
42
Produzione
USA 2013
Regia
Brian Helgeland
Interpreti
Harrison Ford, Christopher Meloni, Chadwick Boseman, T.R. Knight, Lucas Black
Durata
Minuti 128

America 1947, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, molti afroamericani, nonostante avessero servito gli Stati Uniti al fronte, si trovavano sempre ad affrontare quel problema della differenza razziale, disuguaglianza che si sentiva anche nello sport.
Infatti , per fare un esempio, nel baseball i neri dovevano partecipare soltanto a campionati di soli neri, e i bianchi di soli bianchi.
A un certo punto però, stanco di questa inutile forma razziale, il manager generale della squadra dei Brooklyn Dodgers, Branch Richey, qui interpretato egregiamente da Harrison Ford, decise che era giusto che un giocatore nero giocasse con i bianchi. Infatti il 15 aprile 1947 dalla squadra degli Ebbets Field usciva Jackie Robinson ( Chadwick Boseman ) per indossare la divisa dei Brooklyn Dodgers.
La trama del film è stata tratta dalla vera storia di questo giocatore di colore che con la maglia recante il numero 42, ruppe le barriere razziali, personaggio che con il suo carattere ostinato fu capace di sopportare le pressioni, le intimidazioni e addirittura le minacce di morte, basti pensare che alla sua prima entrata in campo, invece di ricevere applausi, ottenne solo insulti pesanti e fischi. L’unico che prendeva sempre le sue difese era il suo manager, sia per quanto riguardava i giocatori avversari sia per i loro manager. Nonostante tutte queste avversità, il talento di questo giovane di colore prese il sopravvento su tutto, a tal punto di diventare il beniamino dei suoi colleghi bianchi, fino a ricevere pure le difese da questi. La sua bravura lo portò a ricevere il premio come miglior Rookie dell’anno, il National League MVP, divenne campione nelle World Series e fu introdotto nella Hall of Fame nel 1962.
Regista del film è Brian Hegeland che ricordiamo come sceneggiatore per L.A. Confidential nel 1997 dove ricevette il premio Oscar e altre numerose nomination per vari film di successo. A parer mio, ha diretto magistralmente questa pellicola, la sua narrazione riesce ad emozionare lo spettatore e non dimentichiamo poi che si tratta di una vera pagina della storia americana.
Il mio giudizio, come avrete senz’altro capito, non può essere che positivo e quindi vi invito a visionarlo, non vi deluderà.

 Miryam

 
Di Angie (del 13/12/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 792 volte)
Titolo originale
Two Mothers
Produzione
Francia - Australia 2013
Regia
Anne Fontaine
Interpreti
Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, James Frecheville, Ben Mendelsohn.
Durata
Minuti 100

Il film si apre con un bellissimo paesaggio e la corsa di due bimbe bionde, che ridono spensierate verso una spiaggia. Un tuffo in acqua e via in una gara fino ad una chiatta di legno che sarà il simbolo di tutta la storia. Le due fanciulle in simbiosi sono ormai donne, mature e affascinanti, due madri di due splendidi ragazzi Tom (James Frecheville) e Jan (Xavier Samuel), anche loro molto uniti da considerarsi quasi come fratelli. Le madri Roz (Robin Wright) e Lit (Naomi Wattes) legate da un’amicizia viscerale, insieme con i loro figli trascorrono una placida estate sulle meravigliose spiagge dell’Australia. Quella che doveva essere una vacanza tra madre e figli, diventa ben presto qualcosa di più. Ecco che scocca (come si suole dire) un “menage à quatre”: le due madri s’avvicinano una al figlio dell’altra in una relazione che si fa subito passionale. Lontano così dallo sguardo degli estranei, i quattro vivono la loro storia fuori dall’ordinario, con estrema naturalezza sia dalle donne che dai ragazzi, fino a quando l’età non metterà fine al disordine. Almeno apparentemente ……
Ispirata da un racconto di Doris Lessing intitolato “Le Nonne”, la regista Anne Fontaine (la ricordiamo con “Il Miglior Incubo”e per “Coco Avant Chanel”) racconta la storia, realmente accaduta, di due donne legate da una grandissima amicizia che finiscono con l’innamorarsi ciascuna del figlio dell’altra. Anne Fontaine, nel leggere il racconto ne rimase soggiogata da questa storia incredibile ma, vera. Decide di farne un film e porta sugli schermi “Two Mothers” (Adore): un amore incestuoso, turbolento, trasgressivo ma, allo stesso tempo molto profondo.
Anche se la visione non mi ha entusiasmato particolarmente, devo dire che è stato ben raccontato e soprattutto ben ambientato con posti veramente incredibili, le meravigliose spiagge dell’Australia con un paesaggio da sogno che, per un attimo ci fanno dimenticare il dramma di queste quattro vite fuori dagli schemi e ricca di sensualità. Belli e bravi i protagonisti nella loro interpretazione e nell’espressività dei volti, in particolare modo, la performance delle due madri, nonostante la loro età, sono ancora splendide ed attraenti in forma e piene di vitalità. In conclusione, anche se il tema trattato poteva essere originale, il film lentamente scivola verso esiti scontati e la visione perde quel pizzico di mordente da coinvolgere di più lo spettatore . Azzeccato (a mio parere) il finale che ha reso la pellicola, forse, più credibile e realistica. Tuttavia il film è godibile: un’ottima fotografia e una sceneggiatura che rende tutto molto poetico, trasformando questo dramma in un love-story. E proprio vero che l’amore e un sentimento universale senza età.

Angie

 

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