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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 05/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 837 volte)
Titolo originale
Trance
Produzione
Gran Bretagna 2012
Regia
Danny Boyle
Interpreti
James McAvoy, Vincent Cassel, Rosario Dawson, Danny Sapani, Matt Cross.
Durata
101 Minuti
Trailer

Durante un’asta, una tela di inestimabile valore viene rubata da una banda di criminali molto organizzati. A dirigere le operazioni, è il loro indiscusso capo Franck (Vincent Cassel), il quale si avvale dell’apporto di una talpa all’interno della casa d’aste per portare via il prezioso bottino. L’informatore in questione è Simon (James McAvoy), un battitore d’aste dall’apparenza innocua e quasi anonima, ma che nasconde tutt’altra personalità da quella che sembra appartenergli. Mentre tutto sta filando liscio come l’olio, il piano subisce un’ inaspettata variazione dovuta ad un colpo alla testa ricevuto da Simon durante la rapina, una botta che gli causa la perdita della memoria e con essa la sparizione del quadro, considerato che Simon non ricorda dove lo ha riposto dopo il furto.
Le torture inflitte dalla gang, per fargli ricordare dove ha nascosto la tela non portano a niente, e per evitare l’eliminazione dell’unica persona che può recuperare il quadro, decide di far sottoporre Simon a sedute d’ ipnosi, con la speranza di fargli ricordare il nascondiglio della refurtiva. Le sedute tenute dalla Dottoressa Elisabeth Lamb (Rosario Dawson) hanno inizio, e con esse stralci di realtà, che riaffiorano man mano che le riunioni vanno avanti, fino alla verità degli eventi, che risulterà molto più contorta ed enigmatica di quella che sembra.
Diretto dal regista Danny Boile, “In Trance” è un’enigmatico noir con protagonisti un trio di personaggi l’uno diverso dall’altro, il basista, il boss e l’ipnoterapista ben interpretati da McAvoy Dawson e Cassell, ma che hanno in comune un’unico obbiettivo: quello di ritrovare le pregiata tela di Goya nascosta dopo il furto. Il trio di attori assolvono più che egregiamente alla loro mansione nel rendere complicato fino alla fine, capire, dei tre sta dirigendo questo pericoloso gioco.
Boyle dal canto suo ci propone un film molto diverso dai suoi precedenti titoli, ove egli cerca di esplorare la mente ed il suo controllo. Un noir con un finale incerto e dai continui capovolgimenti di fronte, impreziosito dal nudo integrale della Dawson in una scena che oserei dire cult. A tal proposito son rimasto sorpreso anch’io per l’integralità mostrata dalla Dawson, tra l’altro, non credevo fosse tanto gnocca!
Non è di certo un filmone da mettere negli annali del cinema, ma verrà sicuramente menzionato più volte per la scena del leziosissimo nudo della Dawson… su questo ci potete scommettere!

Namor

 
Di Angie (del 01/09/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 794 volte)
Titolo originale
Drift
Produzione
Australia 2013
Regia
Ben Nott, Morgan O'Neill
Interpreti
Sam Worthington, Lesley-Ann Brandt, Xavier Samuel, Myles Pollard, Robyn Malcolm.
Durata
113 Minuti
Trailer

Drift” cavalca l’onda”, narra la storia dei fratelli Kelly con la passione del surf, abitanti di una cittadina sulla costa ovest dell’Australia vicino a Sidney. Andy (Hyles Pollard) è il maggiore, posato e responsabile, che con il suo piccolo lavoro cerca di portare avanti la famiglia. Jimmy (Xavier Sammuel) e il minore, al contrario è ribelle, insofferente, ama il surf ed è il più abile sulla tavola ma, anche il più bravo a ficcarsi nei guai. Per questo motivo Andy decide di coinvolgere suo fratello e lancia l’idea di realizzare in proprio dei surf innovativi e trasformare la loro passione in una attività proficua. Mettono su un piccolo laboratorio a conduzione familiare, dove vendono mute fate su misura cucite dalla loro madre e tavole nuove da surf più corte del solito standard. A loro si uniranno poi anche l’amico fotografo hippy J. B. (Sam Worthington) e la sua bella compagna hawaiana Lani ( Lesly Ann-Brand) anch’essa una brava surfista. Ma sorgono, come consuetudine ostacoli per portare a termine il progetto famigliare, dovute a droga, risse e vendette.
“Dritf” diretto dalla coppia Morgan O’Neil Ben Nott è un film ambientato in Australia negli anni settanta, ispirato a fatti reali sui surfisti australiani che hanno reso leggendario questo sport. La pellicola inizia con immagini in bianco e nero di due bambini di Sydney cresciuti dalla sola madre, dopo la separazione dal marito . Ma in breve tempo, ci si sposta subito sulle coste della Western a dodici anni dopo i primi eventi, ed entra in scena il colore, dove quei due ragazzini ormai adulti cercano, superando ogni avversità di mettere a frutto la loro passione per il surf una piccola industria, creando un nuovo marchio che tutt’ora è una icona del mondo del surf : “Dritf”.
Una bella storia come tante ma, (a mio parere) poteva essere migliore: più ricca d’azione e più coinvolgente. Con questo non reputo che sia un brutto film, anzi, le inquadrature di quelle gigantesche onde con surfisti che le cavalcano sono bellissime, anche i paesaggi son stupendi ; ma è la trama che ho trovato semplice e un po’ banale, i soliti “buoni” contro i “cattivi” ed il classico lieto fine alla “tutti vissero felici e contenti”. Comunque se volete trascorrere una serata estiva in relax sognando l’Australia e le sue meravigliose spiagge “Drift” è il film giusto che fa per voi !

 Angie

 
Di Miryam (del 26/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 859 volte)
Titolo originale
Stoker
Produzione
USA - Gran Bretagna 2013
Regia
Chan-wook Park
Interpreti
Mia Wasikowska, Matthew Goode, Nicole Kidman, Jacki Weaver, Alden Ehrenreich.
Durata
100 Minuti

India Stoker ( Mia Wasikowska) è una ragazzina introversa, proprio nel giorno del suo 18° compleanno, la sua vita tranquilla e solitaria, viene sconvolta dalla morte improvvisa a seguito di un incidente stradale di suo padre Richard (Dermot Mulroney). Una figura fondamentale per India, il quale aveva un attaccamento profondo verso l’amato genitore.
India e’ un’adolescente molto sensibile, frequenta il liceo ma non riesce ad andare d’accordo con i compagni i quali non perdono occasione per deriderla a causa del suo strano look. Egli vive in una grande casa di campagna con la madre Evelyn (Nicole Kidman), una donna fragile e instabile che gira quasi sempre per casa con un bicchiere di vino rosso in mano, interessandosi poco della figlia. Come se non bastasse, a sconvolgere ancora di più la vita della giovine, si presenta in casa il fratello di suo padre, lo zio Charlie ( Mathew Goode), già intravisto al funerale del padre, una presenza la cui esistenza era sempre stata tenuta segreta a India.
Qui inizia uno studio tra i due, in quanto India, subito diffidente nei confronti dello zio, si rende conto di esserne anche attratta nello stesso tempo. Al contrario, la madre prova attrazione fisica nei confronti del giovane cognato che in qualche modo contraccambia questa intesa, pur rimanendo attratto morbosamente verso la nipote.
Il regista sud coreano Park Chan – Wook è qui al suo debutto in terra occidentale, è uno dei grandi protagonisti del nuovo cinema coreano conosciuto già per la Trilogia della vendetta e soprattutto per il terzo della serie “Old Boy” premiato a Cannes nel 2003 da Quentin Tarantino. Il film è ispirato al grande maestro Alfred Hitchcock di cui Park è molto innamorato, infatti la trama ricorda “L’Ombra del Dubbio” pellicola del 1943 dove il protagonista era proprio uno zio misterioso e affascinante come quello della nostra storia. Ottima la fotografia di Chung Chung –Hoon, collaboratore abituale di Park, niente da dire anche sulla scenografia, ma nonostante ciò, ho trovato il film un po’ lento e monotono, certo è quello che si dice un thriller psicologico che gioca molto sulla mente dello spettatore, infatti la pellicola lascia un po’ l’amaro in bocca in quanto non si riesce bene a comprendere lo stato d’animo dei protagonisti e quindi (a mio giudizio logicamente), si arriva ad un finale per niente scontato, particolare, in quanto non è facile leggere il pensiero del genere umano con tutte le sue sfaccettature giuste o errate che siano.
Bisogna dare però un merito all’interpretazione della giovane Mia, un’espressione inquietante ed enigmatica, a volte fredda e distaccata al contrario della Kidman che non mi è piaciuta affatto, l’ho trovata piuttosto anonima. Nel complesso resta pur sempre un film da vedere senza grandi aspettative e colpi di scena.

Miryam

 
Di Angie (del 22/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 937 volte)
Titolo originale
House the end of street
Produzione
USA 2012
Regia
Mark Tonderai
Interpreti
Jennifer Lawrence, Elisabeth Shue, Max Thieriot, Gil Bellows, Nolan Gerard Funk.
Durata
101 Minuti
Trailer

Sarah (Elizabeth Shue) appena divorziata , e sua figlia Elissa (Jennifer Lawrence) trovano la loro casa dei sogni in una piccola e rurale tranquilla cittadina per iniziare una nuova vita. La loro nuova casa si trova nelle vicinanze dove è avvenuto un duplice omicidio. Infatti, pressappoco quattro anni prima nella abitazione attigua pare che un’ adolescente di nome Carrie Anne, il quale si presume sia morta, visto che il suo corpo non è mai stato ritrovato, uccise selvaggiamente entrambi i genitori.
Nella casa del delitto ora vive Ryan (Max Thierot) l’unico sopravvissuto di quella inspiegabile tragedia, ovvero il figlio della coppia assassinata e fratello di Anne, che si comporta in modo al quanto strano. Quando Elissa lo conosce non gli sembra così anormale come dicono, anzi, ne è attratta al punto di accettare tranquillamente la sua amicizia.
Ma Ryan custodisce un segreto nella casa di famiglia. La scoperta della verità sul giovane Ryan sarà per Elissa un evento sconvolgente che non avrebbe mai immaginato.
House At The End Of The Street” diretto dal regista brittannico Mark Tonderai ( suo 2° lungometraggio) è tratto da un racconto dello scrittore, direttore e produttore Jonathan Mostow. Protagonisti di questo film dall’atmosfera horror, sono: la giovane Jennifer Lawrence atrice di talento che si è imposta come una delle migliori giovani attrici (appena ventenne) più promettenti di Hollywood, questo sopo aver vinto il Premio Oscar come Miglior Protagonista per “Il Lato Positivo” e nonché star di “Hunger Games”.
Elisabeth Shue (che fa la parte della madre), che all’Oscar ha avuto una nomination per Via De Las Vegas e ora fa parte del cast della serie TV “CSI – Scena del Crimine”. Nonostante il buon cast, la pellicola l’ho trovata niente di eccezionale e sconvolgente come poteva apparire all’inizio della visione, forse perché mi è sembrata la classica storia come avviene di solito in molti film horror) con la casa isolata e maledetta nel bosco, dalla porta sbarrata che cela chissà quale tremendo mistero. Comunque la suspance (anche se poca ) non manca. La figura di Ryan così misterioso e solitario coinvolge sufficientemente lo spettatore e, anche Elissa brava nel suo inconsueto personaggio, dimostrano entrambi talento e credibilità nei loro ruoli. Immaginavo già il consueto e prevedibile finale invece, è risultato (a mio parere) un po’ ad effetto sorpresa, forse l’unico colpo di scena valido di tutta la pellicola.
In conclusione se non avete grandi pretese è un thriller che si lascia guardare tranquillamente.

 Angie

 
Di Namor (del 18/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 869 volte)
Titolo originale
Pacific Rim
Produzione
USA 2013
Regia
Guillermo Del Toro
Interpreti
Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Ron Perlman.
Durata
131 Minuti
Trailer

Emersi da un portale interdimensionale situato sul fonde dell'Oceano Pacifico, alcuni titanici mostri alieni denominati Kaiju mettono a ferro e fuoco la Terra per impossessarsene e consumare le sue risorse vitali.
Per difendere il mondo dal loro continui attacchi, sono stati creati i Jaegers, robot giganteschi guidati da due piloti interconnessi tra loro. Quando tutto faceva presagire di aver trovato una valida soluzione all¡¯invasione aliena, i gemelli Becket vengono sconfitti da un Kaiju ancora più evoluto rispetto ai precedenti. La perdita del fratello ed il consueguente abbandono del progetto di difesa da parte degli organi superiori cheimpongono la costruzione della muraglia di difesa come soluzione alternativa, mettono fine alla carriera di pilota per Raleigh (Charlie Hunnam). Dopo gli scarsi risultati del nuovo metodo di difesa, per¨°, Raleigh viene prontamento reintegrato per pilotare nuovamente il suo vecchio robot e salvare l'umanità dall'oblio.
Diretto, sceneggiato e prodotto da Guilermo del Toro, "Pacific Rim" la realizzazione su celloloide dei robottoni dei manga giapponesi, una fantasia più volte immaginata e discussa con i miei coetanei nel periodo di massimo splendore per i mitici paladini della Terra, tra i quali figuravano gli amatissimi: Jeeg, Goldrake, Mazinga, Daitarn 3 e molti altri ancora.
Come era ben logico intuire, la trama  simile alle centinaia di episodi degli eroi animati visti più volte in TV, i mostri fanno il loro attacco che viene respinto prontamente dal robottone in difesa della Terra. Il cast non ha nomi di punta, poichè la vera forza del film  affidata tutta agli effetti speciali che risultano abbastanza validi, tranne nel caso della realizzazione dei Kaiju, a parer mio si potevano elaborare in modo più accattivanti e soprattutto intelligenti. Il meccanico trambusto dei combattimenti tra i due colossi KAIJU (kaiju, dal giapponese) Il Mostro gigantesco e i JAEGER (yay gar, dal tedesco) Il Cacciatore, alla lunga snerva invece di coinvolgere, viceversa, molto meglio e ben coreografati, i combattimenti del protagonista in versione umana.
Una pellicola che non ha soddisfatto le mie aspettative, ma che di sicuro avr¨¤ la sua piccola fetta di pubblico col pollice ben in alto.

Namor

 
Di Miryam (del 14/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 948 volte)
Titolo originale
Guess Who's Coming to Dinner
Produzione
USA 1967
Regia
Stanley Kramer
Interpreti
Sidney Poitier, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Cecil Kellaway, Katharine Houghton.
Durata
108 Minuti

San Francisco anni 60, una giovane e agiata ragazza americana bianca, Joanna “Joey” Drayton (Katharine Houghton), si innamora del giovane Dr.John Prentice (Sidney Poitier), un ottimo medico afroamericano conosciuto soltanto una decina di giorni prima alle Hawai. I due vogliono sposarsi e ritornare a San Francisco dove li attendono i genitori di lei ignari di tutto. Joey sarebbe partita subito per New York e poi per la Svizzera dove ci sono gli impegni di lavoro di John, ma quest’ultimo,vuole invece che entrambi i genitori approvino la loro unione. Inutile dire lo sgomento dei familiari quando Joey presenta a suo padre Matt (Spencer Tracy) e a sua mamma Christina (Katharine Hepburn), il giovane medico di colore. Inizia così un susseguirsi di vicende, alcune divertenti in quanto in casa c’è la presenza di una cameriera di colore, (Isabel Sanford), che sembra pure lei stizzita per la presenza del dottore.
Il film “Indovina chi viene a cena?”, è uscito nelle sale nel 1967 dove i matrimoni interraziali erano ancora illegali in parecchi stati americani. Quindi la pellicola del bravissimo regista Stanley Kramer, toccava un argomento che era considerato un tabù per la maggior parte degli uomini. Nonostante questo, il film ha riscosso un notevole successo, infatti ha incassato circa 56 milioni di dollari vincendo inoltre due premi Oscar su dieci nomination, uno a Katharine Hepburn come miglior attrice e uno per la sceneggiatura a William Rose. Il film è veramente di tutto rispetto, come del resto l’interpretazione di tutti gli artisti. La coppia poi Tracy e Hepburn è formidabile, legati da venticinque anni nella vita privata, hanno traboccato di passione e sentimento, un’espressività che ben pochi posseggono, basta ricordare l’ultima scena del film dove Tracy elenca tutte le difficoltà che i due giovani dovranno affrontare per la loro diversità.
Non bisogna dimenticare che questo film ha dato il via alla carriera cinematografica di Katharine Houghton ( che altro non è che la nipote della Hepburn), e di Isabel Sanford, che tutti ricordiamo come la Louise della serie tv I Jefferson. Una curiosità legata al film è che Spencer Tracy, già malato durante le riprese, morì dopo solo venticinque giorni e che la Hepburn non riuscì mai a vedere il film per intero perche il ricordo di Tracy era troppo doloroso. Non so quante volte ho visto questa pellicola, ma ogni volta che lo ripropongono non riesco a non vederlo, è ricco di amore e di emozioni, sentimenti che ormai non si trovano più nei film moderni.

 Miryam

 
Di Namor (del 08/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 852 volte)
Titolo originale
World War Z
Produzione
USA 2013
Regia
Marc Forster
Interpreti
Brad Pitt, Mireille Enos, James Badge Dale, Daniella Kertesz, Matthew Fox.
Durata
116 Minuti
Trailer

Immerso nel traffico quotidiano in una giornata come tante, Gerry Lane (Brad Pitt) nota alcuni strani aventi che ben presto si tramuteranano in un terrificante incubo; elicotteri della polizia stanno pattugliando incessantemente la città, così come i nervosissimi agenti in moto che intimano alle persone di non uscire dall’auto. Un’ improvvisa e spaventosa esplosione da il via al caos generale, orde di persone impazzite si avventano su altre mordendole senza pietà, propagandando un letale virus che trasforma le persone in voracissimi zombie. Mentre il mondo intero sta cadendo sotto l’attacco degli zombie, a Gerry ex impiegato dell’ONU con un’eccellente esperienza sul campo, viene chiesta la sua collaborazione “forzata” per far da balia ad un giovane virologo ed il suo entourage. La spedizione in cerca dell’origine del virus e la possibile cura per debellarlo toccherà vari continenti, tutti in preda degli infettati che renderanno non facile il vitale compito di trovare la soluzione all’imminente fine del Mondo.
World War Z” è tratto dall’opera cartacea “World War Z. La guerra mondiale degli zombi” datata 2006 di Max Brooks, figlio del celebre regista e attore Mel Brooks. I diritti per la trasposizione cinematografica furono acquisiti nel 2009 dalla casa di produzione di Brad Pitt, soffiandola alla concorrente compagnia, gestita dal bel Leonardo Di Caprio. Dopo aver ingaggiato ed affidato la direzione al regista Marc Forster, egli ha rifiutato la prima sceneggiatura di M. Straczynsky (Babylon 5) affidandola nelle mani di M. Carnahan (State of Play), ritardando ulteriormente la lavorazione. Altro ritardo con lievitazione dei costi da 125 a quasi 200 milioni di dollari è dovuto al finale del film, ritenuto insoddisfacente per gli addetti ai lavori che hanno dovuto girare da capo ulteriori 40 minuti di pellicola affidata ad un terzo sceneggiatore: D. Goddard (Lost).
Ultima curiosità di questo travagliato progetto, è il cambio di nazione ove sorge il malevolo virus, non più la Cina, come viene letto nel romanzo, ma in India! Tale cambiamento logistico è dovuto al fatto di non irritare una delle numerose platee cinematografiche del mondo… la Cina!
Gli incassi sono stati soddisfacenti, tant’è vero che la produzione sta pensando di mettere in cantiere il probabile seguito. La direzione e gli effetti speciali sono di buon livello, così come il personaggio principale (ben interpretato da Brad Pitt) nelle vesti di una persona comune, senza nessun background militare, nell’affrontare i voraci zombie. Pollice alto, anche per l’ottima colonna sonora di Marco Beltrami, che introduce ed accompagna la scene con più suspense. Il vero tallone d’Achille di questo film è sicuramente il penoso 3D, che ti costringe nuovamente a portare le fastidiosi lenti senza alcun beneficio visivo, alzando inutilmente ed ingiustamente il prezzo del biglietto.

Namor

 
Di Angie (del 05/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1160 volte)
Titolo originale
Romance
Produzione
Francia 1999
Regia
Catherine Breillat
Interpreti
Rocco Siffredi, Caroline Ducey, Sagamore Stévenin, François Berléand, Fabien De Jomaron
Durata
99 Minuti

“Romance" è un film francese del 1999, scritto e diretto dalla scrittrice francese Catherine Breillat, interpretato d attori francesi, Caroline Ducey, Sagmore Stevenin e dalla nota porno star italiano Rocco Siffredi. Catherine Breillat è conosciuta per i suoi film incentrati sui temi della sessualità, sui conflitti e rivalità tra i sessi, temi che compaiono anche nei suoi romanzi.
La storia, in due righe, racconta la ricerca del piacere sessuale da parte di una graziosa maestrina Marie (Caroline Ducey), in quanto il fidanzato Paul a letto preferisce leggere invece di avere rapporti sessuali con lei. Ragion per cui la ragazza decide di cercare altrove un altro compagno per appagare il suo desiderio carnale, uscendo ogni sera. Una tattica, che potrebbe anche funzionare, sia per risvegliare l’interesse di Paul e per soddisfare il suo desiderio, se almeno lei si divertisse e scoprisse qualcosa di sé. Il problema è che purtroppo non si diverte e le sue ricerche sessuali non sono altro che una discesa negli inferi della degradazione fisica e spirituale. Le sue avventure non sono affatto dilettevoli, anzi sono deprimenti: a partire da Paolo, il macho italiano (la pornostar Rocco Siffredi), poi con il vecchio insegnante e dall’omonimo bruto che la sodomizza sulle scale. Non è soddisfatta, in quanto il suo unico oggetto di desiderio è sempre Paul, per cui torna a casa. Quando il ragazzo finalmente ritrova il desiderio di lei, Marie si vendica, e durante quell’unico fugace rapporto, lei rimane incinta. Sarà proprio con questa maternità che Marie si libera del problema: la smania del sesso verrà sostituito dal desiderio del bambino.
Questa pellicola di Catherine Breillat, ha fatto un po’ parlare di sé, a causa delle numerose sequenze di sesso esplicito e della presenza nel cast del noto Rocco Siffredi e delle riprese dal vero di una (semplice a parer mio ) visita ginecologica , per cui è stato vietato ai minori in gran parte dei paesi europei. Per quanto riguarda il cast ho trovato la protagonista Caroline Ducey molto brava, che affronta le scabrosità delle situazioni che coinvolgono il suo personaggio con espressività accattivante. Mentre il personaggio maschile Paul l’ho trovato un po’ insignificante come pure, il grande e noto divo Rocco Siffredi nella sua breve apparizione mi è apparso statico e inespressivo.
Il film, non è di certo un capolavoro, ma tutto sommato è piacevole a vedersi.

Angie

 
Di Miryam (del 01/07/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1109 volte)
Titolo originale
Broken City
Produzione
USA 2013
Regia
Allen Hughes
Interpreti
Mark Wahlberg, Russell Crowe, Catherine Zeta-Jones, Jeffrey Wright, Barry Pepper.
Durata
109 Minuti
Trailer

Billy Taggart ( Mark Wahlberg, conosciuto per l’interpretazione di Ted del 2012 e Contraband sempre del 2012), è un poliziotto di quartiere che è scampato dall’accusa di omicidio per un insabbiamento di prove da parte del capo della polizia Carl Fairbanks (Jeffrey Wright) e del sindaco Nicholas Hostetler ( Russel Crowe ).
Dopo sette anni, Billy lascia la polizia per diventare suo malgrado un detective privato che fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Ma l’occasione per riemergere non tarda ad arrivare, infatti il sindaco gli da il compito di pedinare sua moglie Kathleen (Caterine Zeta- Jones) perché sospetta che lo tradisca e, dato che siamo in tempo di elezioni, ha paura che uno scandalo possa compromettere la sua ricandidatura a sindaco.
Billy comincia ad indagare, ben presto però scopre che in realtà dietro questa indagine si nasconde un qualcosa di più che un semplice tradimento coniugale, infatti si troverà coinvolto in un gioco di potere che lo metterà faccia a faccia fra corruzione e malaffare.
Allen Hughes, dopo aver condiviso la carriera da regista con il fratello gemello Albert, (sono loro gli artefici di FromHell, di Codice genesi e de La vera storia di Jack lo squartatore) ha deciso di diventare solista con “Broken City”, un thriller dai risvolti politici costruito intorno all’ottima performance di Mark Wahlberg. Niente da dire sul cast, ma ritengo la pellicola un thriller poco intrigante, senza tante novità, non dico che sia da cestinare, però la trama e abbastanza scontata, è il classico film per tutti indicato soprattutto ad un pubblico che ama questi noir polizieschi.
Tuttavia senza tante pretese si lascia vedere e posso aggiungere che il regista in fondo poi fa prevalere una giusta morale corretta, infatti dopo tanta corruzione anche il nostro protagonista sceglie la via della redenzione.

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 28/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1338 volte)
Titolo originale
Fright Night
Produzione
USa 2011
Regia
Craig Gillespie
Interpreti
Colin Farrell, Christopher Mintz-Plasse, Imogen Poots, David Tennant, Anton Yelchin.
Durata
120 Minuti

Charlie Brewster (Anton Yelchin) è all’ultimo anno di liceo.
Il sella alla moto si allontana dal suo passato di secchione per trascorrere ogni attimo con la bellissima Amy (Imogen Poots), la fidanzatina che ha contribuito alla sua “trasformazione”: da sfigato a ragazzo di successo.
Non tutti sono così fortunati. Ed Thompson (Christopher M-Plasse), il suo ex migliore amico, lo sa bene perchè lui è sempre un single occhialuto; per dare un senso alle sue giornate, si dedica ad investigazioni incredibili che sono (spesso) pura fantasia. La loro vita sarebbe l’ennesimo cammeo dell’adolescenza di ogni apatica cittadina del mondo, se l’arrivo di Jerry Dandridge (Colin Farrell) non sconvolgesse tutti i ruoli della vicenda.
Bello e misterioso, il nuovo vicino è un tipo decisamente sospetto: nonostante piaccia a mamme e fidanzate di tutti, Charlie lo tiene d’occhio… per non parlare di Ed, che lo ritiene addirittura un vampiro!
Quelle che all’inizio sembrano i vaneggiamenti di un ragazzino frustrato, si rivelano fondati quando le persone in città cominciano a scomparire misteriosamente. E Jerry, forte della sua natura, è sfacciatamente incurante di nascondersi mentre trasforma il quartiere nella sua riserva di caccia. I due ragazzi, ormai impotenti di fronte a quella creatura, decidono di rivolgersi al ciarlatano televisivo Peter Vincent (David Tennant), che afferma di essere l’unico e solo “ammazzavampiri” sulla piazza.
Scontro finale all’altezza delle aspettative, chiuso da una “grondante” sigla di coda. Il film è il remake del celebre “Ammazzavampiri” del 1985, una produzione Disney firmata dall’australiano Craig Gillespie. Cercando altre notizie sul film, ecco alcune curiosità che mi erano sfuggite, come la partecipazione simbolica di Chris Sarandon, il vampiro del 1985 che qui viene aggredito da Colin Farrel nella sua auto; la sceneggiatrice Marti Noxon, dopo “Buffy” si è occupata anche di “Sono il numero quattro”, mantenendo “Fright Night” sempre in bilico tra l’horrr d’azione e il genere collegiale.
Ricordo poco dell’originale, ma non mi convinse proprio per questa natura ambigua, quasi paradossale, del porre horror e (troppa) comicità nella stessa confezione. Alla ricetta si aggiunge l’ennesima storia dell’amore giovane, immancabile già dalla fine degli anni ’70 in questo genere. Il film è interessante, realizzato con passione anche dagli attori, sia nei momenti più impegnati, sia nella caratterizzazione un po’ grottesca di alcuni co-protagonisti (vedi Peter Vincent). Colin Farrel, al cinema ora con “Dead Man Down”, ha l’aria sciupata del vampiro “sciupafemmine”, inarrestabile e spietato nella sua brama di sangue, ma ho avuto la sensazione che non fosse completamente a suo agio nel ruolo.
“Fright Night” è un buon compromesso tra il comico e l’horror, più teso di “Twilight” ma molto meno sanguinario di “30 Giorni di Buio”, con molte invenzioni ed una buona interpretazione. Per coloro che amano contenere i litri di sangue e la tensione senza disdegnare un po’ di humor.

Asterix451

 
Di Namor (del 24/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1145 volte)
Titolo originale
After Earth
Produzione
USA 2013
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Jaden Smith, Will Smith, Sophie Okonedo, Zoë Kravitz, Isabelle Fuhrman.
Durata
100 Minuti
Trailer

Dopo l’irreparabile esaurimento della Terra dovuto alle svariate nefandezze del genere umano, una colonia formata da sei navicelle contenenti centinaia di migliaia di persone, fanno rotta su Nova Prime per costruire una nuova civiltà, contrattaccando l’invasione degli Skrel, un agguerrito popolo alieno che reputa Nova Prime il loro pianeta sacro.
Il Generale Cypher Raige (Will Smith) degli United Ranger Corps, su Nova Prime è un’autentica leggenda, grazie alla sua facoltà di controllare la paura, egli è praticamente invisibile agli spietati Ursa, un micidiale predatore alieno inviato dagli invasori per scacciare via i profani terrestri. Questi mostri essendo ciechi fiutano l’adrenalina rilasciata dalle loro vittime per stanarli ed ucciderli senza pietà. Ed è proprio per colpa di uno di questi esseri che il giovane Kitai (Jaden Smith) entra in conflitto con l’austero padre che lo incolpa di essere sopravvissuto anni addietro ad un’incursione di un’Ursa, grazie all’intervento della sorella venuta in suo soccorso, ma poi uccisa. Per recuperare il loro rapporto, i due, su pressione della madre, si accingono a fare un viaggio pacificatorio insieme, ma durante il tragitto, una tempesta magnetica danneggia l’astronave facendola schiantare sulla Terra.
Gli unici sopravissuti al disastro sono proprio Kitai e suo padre, il quale, fatto il punto della situazione, indica al figlio l’unico piano attuabile per sopravvivere e ritornare a casa: recuperare un rilevatore nella coda dell’astronave situata a molti km di distanza! Per riuscire nell’impresa ci sarà bisogno di tutto il coraggio di Kitai che dovrà attraversare da solo l’inospitale pianeta popolato da pericolosi esseri, poiché il padre, rimasto gravemente ferito non potrà esserne partecipe.
Il progetto “After Earth” nasce da una conversazione tra Will e suo figlio mentre guardano la TV a casa. Jaden ricordando quanto era stato bello lavorare insieme nel loro primo titolo “Alla ricerca della felicità”, dice a suo padre che gli piacerebbe girare un’altra pellicola insieme, nella quale lui si mette nei guai e il padre dovrà far ritorno dalla guerra per aiutarlo. Detto fatto, Will scrive il soggetto del film per poi passare la sceneggiatura a Gary Whitta e M. Night Shyamalan che ne è anche il regista.
Uno scifi che analizza un difficile rapporto familiare tra padre e figlio, contornato da egregi effetti speciali e azione su misura per il piccolo Smith, protagonista assoluto ormai sulla rampa di lancio verso le vette di Hollywood. Di sicuro Jaden in futuro non farà fatica a collocarsi nella lista degli attori dalla fulgida carriera, i connotati fisici e recitativi ci sono tutti per imporsi e magari superare anche suo padre, resta da vedere come preserveranno il ragazzo i coniugi Smith.
Shyamalan dirige adeguandosi al compitino senza offrire il meglio di se, qui la mancanza del suo tocco geniale nel terrorizzare e creare la giusta suspense agli spettatori durante la storia si nota, così come la mancanza fisica di Will Smith, relegato in un ruolo decisamente fuori dai suoi canoni. La pellicola non ha avuto un grande successo come i precedenti titoli del Re Mida Will Smith, per quanto mi riguarda, non la boccio… ma non la promuovo neanche!

Namor

 
Di Angie (del 17/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 864 volte)
Titolo originale
The Great Gatsby
Produzione
Australia - USA 2013
Regia
Baz Luhrmann
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher.
Durata
142 Minuti
Trailer

Dopo la famosa versione sceneggiato da Coppola con il protagonista Mr. Redford, ecco nuovamente sullo schermo in 3 D “Il Grande Gatsby” con il grande Leonardo Di Caprio diretto da Baz Luhrmann il famoso regista di “Moulin Rouge” e “Romeo e Juliet”.
Nick Carraway (Toby Maguire)e un giovane promettente agente di borsa che aspira a diventare scrittore, lasciato il Midwest Americano, arriva a New York nella primavera del 1922, un epoca in cui regna la dubbia moralità, la musica yazz e la delinquenza. Dopo aver preso in affitto una modesta casa vicino ad un castello, Nick scopre di avere come vicino un misterioso e affascinante milionario a cui piace organizzare feste a cui tutta la città partecipa senza invito. Nessuno degli invitati lo conosce e nessuno lo ha mai visto, di lui se ne conosce solo il nome: Jay Gatsby!
Sulla sponda opposta della baia vi è una lussuosa dimora ove vive la cugina di Nick, Daisy (Carey Mulligan) con il marito Tom Buchaman (Joel Edgerton), un ricco giocatore di football con forte indole da libertino. Nick un giorno si vede recapitare un biglietto d’invito da Gatsby a una delle sue tante feste, un’ occasione unica per conoscere finalmente il suo sfuggente vicino. Una volta instaurata l’amicizia con Gatsby, Nick si trova catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi con le loro illusioni, amori, inganni e sogni proibiti. In seguito Nick verrà a conoscenza del vero motivo perché Gatsby ha acquistato quel lussuoso palazzo proprio in quella baia e tutti i suoi vecchi segreti nascosti dietro la facciata dei lussi e degli agi.
L’australiano Baz Luhurmann dirige e produce la quarta trasposizione cinematografica del celebre romanzo ”Il Grande Gatsby” di Francis Scott-Fitzgerald.
Il film ambientato nei ruggenti anni ’20, inizia con i dialoghi della voce narrante di Nick che, ci presenta la figura chiave del “Grande Gatsby”, un ex gangster divenuto miliardario per riconquistare la sua adorata Daisy, la ragazza da lui amata cinque anni prima e che non riesce a dimenticare. Nick lo descrive come un uomo circondato da centinaia di amici ma, che in realtà vive e si sente da solo. Solo anche a rincorrere il suo sogno d’amore, forse irraggiungibile con Daisy: una donna frivola e superficiale, che non ha saputo aspettarlo, ed è ora prigioniera di un matrimonio senza amore che non ha il coraggio di porre fine, se non nel modo più semplice e proficuo per lei. Gatsby viene ritratto come un sognatore, un visionario capace di vedere una luce verde illuminare all’imbrunire il cielo dall’altra parte della baia dove abita la sua amata.
Una luce come meta….. e credeva in quella luce….. per lui era la speranza di coronare il suo sogno d’amore, alla quale aveva costruito tutta la sua estrosa esistenza.
Una frase, più di tutte significativa che mi ha colpito è quando Nick pronuncia alla fine a Gatsby : “Tu vali da solo molto di più di quanto possono valere tutti quanti loro”. Infatti Nick è stata l’unica persona che sia riuscita davvero a capire l’animo del misterioso Gatsby, ed è l’unico ad avere avuto un vero contatto d’amicizia con lui.
Alcuni lo hanno criticato per via dell’esagerato sfarzo iniziale ma, per quanto me ne possa intendere io è un ottimo film, l’ho trovato interessante nella trama, nella spettacolare scenografia, così come i costumi e le interpretazioni dei protagonisti. Infatti grande performance di tutto il cast, in modo particolare Di Caprio che non delude mai e si riconferma ancora una volta un attore eccezionale.
Il finale che lascia un po’ l’amaro in bocca ma, la storia è emozionante e toccante, per cui ritengo che la pellicola merita di essere visionata.

Angie

 
Di Namor (del 10/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 804 volte)
Titolo originale
Only God Forgives
Produzione
Francia - Danimarca 2013
Regia
Nicolas Winding Refn
Interpreti
Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Tom Burke, Vithaya Pansringarm, Yaya Ying.
Durata
90 Minuti

Julien, (Ryan Gosling) ufficialmente gestisce una palestra di lottatori di Thay Boxe a Bangkok, ma la sua vera attività é dedita al traffico di droga, commercio di cui l’autoritaria madre Jenna, è a capo, dirigendolo dalla sua base negli Stati Uniti. Il fratello Billy (Tom Burke) anch’egli a Bangkok, decide di metter fine alla sua insofferenza, stuprando e uccidendo una prostituta minorenne e tale gesto, viene prontamente pagato con il sangue dello stesso assassino, per mano del padre della giovane lucciola. A motivare il disperato genitore nel compiere la sua dovuta vendetta, é il silenzioso Chang (Vithaya Pansringram) un ex poliziotto in pensione armato di Katana e di una alta etica morale. La perdita del primogenito addolora e fa infuriare Jenna (Kristin Scott Thomas), che giunta a Bangokok esige lo sterminio immediato di tutti i responsabili della morte del suo prediletto Billy. Il succube Julien, non può sottrarsi al volere della madre, sa che dovrà attivarsi e portare a termine l’incarico in ogni caso, anche a costo di percorrere lo stesso infausto destino del fratello.
Solo Dio Perdona - Only God Forgives” è il terzo film della coppia Winding Refn – Gosling, la stessa che ci esaltò con uno dei più bei titoli della scorsa stagione, il meritevole ed apprezzato “Drive”.
Vedendoli nuovamente insieme in una sinossi del genere, sinceramente mi aspettavo una pellicola che ripercorresse più o meno il cammino del precedente lavoro che fu, molto apprezzato da critica e pubblico e non un film dove si fa fatica a tenere gli occhi aperti… Per non addormentarmi ho dovuto cambiare posizione ogni dieci minuti! Questo, grazie anche ai dialoghi, che sono ridotti al minimo sindacale e le noiosissime performance al karaoke (rigorosamente cantate in cinese) dell’ex poliziotto con vocazione da magistrato.
Altra pecca da sopportare, (come se non bastassero le precedenti), é l’azione che si svolge lenta e priva di mordente, diretta da un personaggio che non ha nulla a che vedere con il tosto ed affascinante autista di “Drive”.
Il film, come si poteva prevedere, ha letteralmente diviso la critica in due fazioni opposte, io, come avrete capito ne sconsiglio la visione, in particolar modo a chi aveva apprezzato Gosling nel suo precedente titolo, visto che qui non ne esce molto bene a livello d’immagine. Ciò, grazie alle continue umiliazioni verbali di sua madre che gli rinfaccia addirittura (davanti alla sua compagna), di essere geloso del fratello perché aveva il membro più grosso del suo!
Le uniche note positive, sono le performance dell’orientale Pansringram nel suo personaggio, col suo particolare modus operandi e la incredibile trasformazione della soave Kristin Scott Thomas nell’inusuale ruolo della sboccata madre-boss.

Namor

 
Di Miryam (del 03/06/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 778 volte)
Titolo originale
Fire Whit Fire
Produzione
USA 2012
Regia
David Barrett
Interpreti
Josh Duhamel, Rosario Dawson, Bruce Willis, Vincent D'Onofrio, 50 Cent.
Durata
92 Minuti

Long Beach, Jeremy Coleman (Josh Duhamel) è un vigile del fuoco che ama il suo lavoro, ha molti amici, purtroppo nella vita non è stato molto fortunato in quanto ha perso la sua famiglia lasciando in lui un grande vuoto quando era ancora molto giovane. Una sera come tante, finito il suo turno di lavoro, si ferma in un negozio di alimentari gestito da un uomo con il figlio adolescente, suo malgrado si trova ad essere testimone dell’omicidio di questi due fatto per mano da uno spietato boss della zona, un certo Neil Hogan (Vincent D’ Onofrio che tutti ricordiamo come protagonista in Law and Order).
Jeremy, giocando d’astuzia, riesce a scampare all’aggressione e si reca subito alla polizia a denunciare l’accaduto. Logicamente testimoniando quello che aveva visto, il nostro pompiere viene inserito in un programma di protezione testimoni. Tutto ciò gli comporta un cambiamento di vita non indifferente, infatti viene trasferito sotto nuova identità a New Orleans dove si innamora di Talia Durham (Rosario Dawson), l’agente federale che si occupa della sua sicurezza assieme al collega Mike Cella ( Bruce Willis). Ormai è giunto il momento di testimoniare quando gli uomini di Hogan tentano di far fuori lui e Talia, ferendo quest’ultima e quando giunti in ospedale subiscono un altro agguato. Jeremy stanco di tutto ciò, torna a Long beach per farsi giustizia da solo iniziando così una caccia serrata al boss al fine di proteggere se stesso e la sua donna.
Fire With Fire”, è il primo lungometraggio del coordinatore di stunt e regista televisivo David Barrett (ha diretto serie tv come the mentalist e supernatural….) Nonostante il film abbia un buon cast, secondo il mio parere, non l’ho trovato soddisfacente. Ottima l’interpretazione di Duhamel, praticamente questo thriller drammatico gira intorno a lui e alla bella Dawson, mentre il ruolo di Willis l’ho trovato un po’ marginale, una presenza quasi anonima. Vincent D’Onofrio se la cava non male facendo la parte di questo tipo che senza scrupoli porta avanti delle idee naziste senza fermarsi davanti a niente.
Diciamo che è il solito film dove si parla di vendetta privata che sfiora quasi l’impossibile, in quanto quest’ uomo da solo riesce a sgominare una banda che nemmeno l’ FBI c’era riuscita dopo tanti anni di lavoro.
Il film non ha avuto nemmeno tanto successo in America basti pensare che è uscito direttamente sul mercato home video. Il mio consiglio infatti è proprio quello di aspettare che esca in dvd.

Miryam

 
Di Namor (del 30/05/2013 @ 05:00:00, in cinema, linkato 773 volte)
Titolo originale
Le Guetteur
Produzione
Francia 2012
Regia
Micele Placido
Interpreti
Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz, Olivier Gourmet, Francis Renaud, Nicolas Briançon,Jérôme Pouly, Violante Placido, Luca Argentero, Arly Jover, Christian Hecq, Michele Placido.
Durata
89 Minuti

Durante lo svolgimento di una rapina in banca, le sirene della polizia irrompono per metter fine alla lunga serie di furti commessi da una banda specializzata. A capo dell’operazione vi è il tediato Capitano Mattei (Daniel Autel) che con la sua sagacia investigativa e tattica, riesce a circondare la gang all’uscita della banca. Ma l’assaporato trionfo della polizia, viene prontamente vanificato da un cecchino appostato sui tetti, che ad uno a uno mette fuori causa gli agenti sul campo, dando via libera alla fuga dei suoi complici. Una volta in salvo, la banda deve rimandare la spartizione del bottino, dopo la guarigione di uno dei membri feriti durante la fuga. Tale decisione presa dal loro leader (il cecchino) Vincent Kaminsky (Mathieu Kassovitz), viene accettata malvolentieri dai suoi compari, che avrebbero voluto subito la divisione della refurtiva. Una telefonata anonima alla polizia, informa dove si trova il cecchino che prontamente viene arrestato ed interrogato senza esito dal Capitano Mattei. Nel mentre, l’avvocato ed ex compagna di Kaminsky, invocata da lui per essere difeso, viene barbaramente trucidata dal misterioso personaggio che vuole incastrare l’ex tiratore scelto dell’esercito. Dopo aver appreso dell’esistenza di un soggetto che lo vuole fuori dai giochi per sempre, Kaminsky evade dal carcere per regolare i conti con il suo invisibile nemico.
Mattei venendo a conoscenza del torbido passato di Kaminsky (ben nascosto dai servizi segreti), scopre che la mano che ha ucciso suo figlio in un’operazione militare è proprio quella del fuggitivo Kaminsky. L’odio e la sete di vendetta prendono il soppravvento su Mattei, che vuole a tutti i costi uccidere e non catturare il ricercato cecchino, che a sua volta é in cerca del suo persecutore. La resa dei conti per i due antagonisti non tarderà ad arrivare, così come il confronto finale tra Kaminsky e l’uomo che lo voleva incastrare.
Scelto, per aver ben figurato nella direzione di “Romanzo Criminale”, Michele Placido, lusingato per essere stato selezionato, dopo un’inizio titubante, accetta di dirigere “Il Cecchino” dopo aver saputo che il cast comprendeva la partecipazione di un trio di attori francesi di buon livello come: Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz e Olivier Gourmet. Altro incentivo sarà stata anche la scrittura della figlia Violante e del onnipresente Luca Argentero.
 Il film non eccelle, così come la prova dell’imbolsito Autel che appare al di sotto dei suo standard, molto meglio Kassovitz nel ruolo del carismatico cecchino tratto in trappola. Per la nostra coppia di attori italiani che formano anche una coppia nel film, Argentero ne esce abbastanza bene, mentre per la Placido non si può dire la stessa cosa.
Riguardo alla pellicola si poteva fare di meglio, immettendo una dose più sostanziosa di suspense durante le riprese di alcune scene che lo richiedevano, è evidente che l’ impronta registica usata da Michele Placido non è la stessa adoperata precedentemente in “Romanzo Criminale”.
Per questo titolo (non me ne voglia il buon Placido) avrei visto bene l’ adrenalinica direzione di Luc Besson, sono sicuro che si sarebbe veduta tutt’altra pellicola.

Namor

 

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