BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 09/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 775 volte)
Titolo originale
The Descendants
Produzione
USA 2011
Regia
Alexander Payne
Interpreti
George Clooney, Shailene Woodley, Beau Bridges, Robert Forster, Judy Greer.
Durata
110 Minuti
Trailer

Un padre e un marito assente, che viene richiamato alle sue responsabilità dopo l’incidente in barca della moglie che ora giace in coma all’ospedale. Appreso che per la consorte non c’è più nulla da fare, Matt (George Clooney) riunisce la sua problematica famiglia, composta dalle due figlie: la diciassettenne ribelle Alexandra (Shailene Woodley) e la piccola irriverente Scottie (Amara Miller).
Inutile dire che per Matt rimettere insieme i cocci della famiglia non sarà una cosa facile, specialmente dopo che la figlia maggiore in un impeto di collera contro di lui, gli confida la motivazione del suo odio verso la madre. L’origine di tanto astio è da associare alla relazione extraconiugale della madre, all’insaputa dell’ignaro padre. Questa nuova e scioccante verità, si unisce ad un altro logorante problema che affligge da tempo Matt, quello della vendita di un terreno di famiglia, ove gli ereditieri aspettano con trepidazione la proficua conclusione, per potersi spartire il ricavato. Matt si adopererà con forza e coraggio per risolvere nel migliore dei modi ogni complicazione. In primis vuol conoscere l’amante della moglie e le motivazioni del suo tradimento, ed in seguito, recuperare l’amore delle sue adorate figlie per diventare un genitore a tempo pieno.
Diretto e sceneggiato da Alexander Payne, fresco trionfatore agli Oscar di quest’anno per la miglior sceneggiatura non originale di “Paradiso Amaro”, film tratto dal romanzo “Eredi di un mondo sbagliato” dello scrittore Kaui Hart Hemmings.
La pellicola si è presentata agli Oscar 2012, con cinque nomination (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior montaggio e miglior sceneggiatura non originale), credenziali di tutto rispetto di cui non si può non tener conto per la scelta di un buon titolo. Look trasandato e con tanto di camicia Hawaiana, George Clooney sforna un’altra performance di rilievo, portandogli la quarta meritata nomination agli Oscar in veste di attore, in un film che sembra cucito su misura per lui dall’abile regista che è Alexander Payne. Bravissime anche le due ragazze nel ruolo delle figlie: Shailene Woodley e la piccola Amara Miller, a far tribolare non poco il disorientato padre.
Se vi piace il genere, questa è una bella commedia agrodolce sicuramente da vedere… buona visione!

Namor

 
Di mimmotron (del 05/03/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 746 volte)
Titolo originale
Offside
Produzione
Iran 2006
Regia
Jafar Panahi
Interpreti
Sima Mobarak Shahi, Safar Samandar, Shayesteh Irani, Ida Sadeghi, Golnaz Farmani.
Durata
93 Minuti

L'8 giugno 2005 si gioca a Teheran una partita molto importante, in base al risultato conseguito la nazionale iraniana potrà accedere alla fase finale dei mondiali di calcio che si terranno in Germania. Per una convenzione non scritta le donne non possono pero' accedere allo stadio. Come nel “Il cerchio”, diretto anch'esso da Panahi, non abbiamo un singolo protagonista, ma un'azione corale dove le donne hanno un ruolo privilegiato. Anche questa volta all'interno di una cinematografia errante, dove all'inizio delle riprese abbiamo un padre che gira preoccupato per le strade di Teheran alla ricerca della figlia che sa essere intenzionata ad entrare allo stadio, alla maniera della prima protagonista di questa pellicola che vediamo camuffata su un autobus di tifosi. I quali ben sapendo che e' una ragazza non si preoccupano della cosa ne' sembrano esserne scandalizzati. La ragazzina acquistato un biglietto da un bagarino viene pero' individuata all'ingresso e posta in custodia insieme ad altre ragazze e sorvegliate da alcuni giovani soldati di leva. Qui le due figure, i soldati-carcerieri e le donne che tentavano di entrare, cominciano a fronteggiarsi su molte questioni come l'accesso allo stadio per le donne, la fidanzata gelosa, la madre malata o il lavoro perso per prestare il servizio di leva. Ne traspare un'umanità che non assolve i soldati, ma dimostra l'assurdità della vicenda dove nessuno ha ben chiare le regole del gioco e dove in molti indossano o sono costretti ad indossare una maschera. Esempio ne e' dato quando il padre conosciuto all'inizio della vicenda giunge dove ci sono le ragazze poste a sorveglianza e tra esse riconosce l'amica con cui dovrebbe essere la figlia e colto dall'ira cerca di colpirla. Allora interviene il soldato, come a dire io sono costretto a questo ruolo (carceriere), ma tu no, per cui lascia perdere.
“Sconvolgente” un altro passaggio dove una ragazza chiede al soldato che e' a capo di questo gruppetto perché le ragazze non possono entrare allo stadio e lui le risponde “...perché i tifosi imprecano e dicono parolacce che non si addicono alle orecchie delle donne”. Disarmante anche l'episodio dove una ragazza viene accompagnata al bagno che essendo all'interno di uno stadio non ha la parte dedicata alle donne. Un film assolutamente non contro l'Iran, ma che ci mostra invece come la sua società sia permeata dalla morale islamica.
Un racconto che ci viene narrato in modo lieve con un finale allegorico. La vittoria della nazionale suscita festeggiamenti straordinari che coinvolgono tutta la nazione e che, sembra dirci il regista, solo una riconciliazione collettiva può essere l'uscita dalle condizioni in cui versa la società iraniana.

mimmotron

 
Di Angie (del 27/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 831 volte)
Titolo originale
Rise of the planet of the apes
Produzione
USA 2011
Regia
Rupert Wyatt
Interpreti
James Franco, John Lithgow, Freida Pinto, Brian Cox, Tom Felton.
Durata
105 Minuti
Trailer

Il film si apre nell’umida foresta pluviale del Congo, dove tre scimpanzè vengono catturati dai bracconieri e trasportati a San Francisco. Will Rodmon (James Franco), e un giovane scienziato che lavora alla GEN-SYS, una compagnia galenica che sta sperimentando un medicinale genico per curare il morbo di Alzheimer, malattia da cui è affetto suo padre Charles (Jon Lithgow).
Il nuovo farmaco L’ ALZ 112 sperimentato su uno dei scimpanzè, promette subito buoni risultati mostrando lo sviluppo di un’intelligenza superiore alla media. Ma all’improvviso l’animale risponde con aggressività ai tentativi dei medici di sottoporlo a nuovi test, viene così abbattuto dichiarando fallito l’esperimento.
Nel laboratorio, Will, trova con sorpresa un piccolo cucciolo al quale si affeziona, il quale lo porta con sé a casa per accudirlo. Cesar, così soprannominato, acquista fiducia nel giovane scienziato e dà ben presto segni di un’intelligenza e una capacità di apprendimento fuori dal comune. Ma in lui purtroppo cresce anche il bisogno di vivere in un ambiente libero, con una specie al suo pari che non lo tratti da bestia. Sarà proprio per la sua intelligenza sopra la norma, che lo porterà, inevitabilmente a ribellarsi alla crudeltà degli uomini.
Dopo una breve sosta con “Il pianeta delle scimmie” di Tim Burton, “Fuga dal pianeta delle scimmie” di Don Taylor e “L’altra faccia del pianeta delle scimmie” di Tey Post, ora con “L’ Alba del pianeta delle scimmie”, diretto da Rupert Wyatt, (autore del popolare thriller “The Escapist), si aggiunge al nuovo episodio delle serie cinematografica tratta dal celebre romanzo dello scrittore francese Pierre Boulle.
Questa volta si va alle origini della storia, con un prequel che porta agli albori del regno delle scimmie, quando i primati erano dei semplici animali, asserviti ai piaceri degli uomini come cavie da laboratorio. L’ho trovata una buona pellicola, una narrazione intensa che fa perno su un unico personaggio, Cesar, lo scimpanzè protagonista, un’ottima creazione, straordinariamente interpretato da Andy Serkis. Infatti, grazie alle tecnologie odierne per la prima volta le scimmie non sono realizzate utilizzando delle maschere, ma sono attori guarniti di semplici tutine che trasferiscono movimenti ed espressività in performance capture, stessa tecnica che era stata adottata per Avatar. Questo motion-capture rendono le scimmie così umane e vere, che le loro espressioni malinconiche e profonde, ci portano a commuoverci più volte durante il film. Molto tenero il rapporto di fiducia che si instaura tra l’animale e l’uomo che porta ad innumerevoli riflessioni: fino a che punto, anche loro (gli animali) hanno un’anima e un cuore? A questo punto mi pongo la domanda: ma alla fine di tutto siamo poi migliori noi o loro? Comunque di una cosa siamo consapevoli, che la speranza di un mondo diverso, vedrà l’estinzione dell’umanità e della sua iniquia e sciocca supremazia. E una pellicola godibile che fa trepidare, sognare e commuovere allo stesso tempo, per chi ama la fantascienza merita la visione. Veramente bello!!

Angie

 
Di Namor (del 24/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 708 volte)
Titolo originale
Monsters
Produzione
Gran Bretagna 2011
Regia
Gareth Edwards
Interpreti
Whitney Able, Scoot McNairy, Kevon Kane
Durata
94 Minuti
Trailer

Lo schianto di una navicella spaziale caduta in Messico, sarà il preludio di una invasione di entità provenienti dallo spazio. Dopo una gestazione di sei anni sulla terra, gli esseri extraterrestri sotto forma di giganteschi polpi, seminano distruzione e morte ovunque passino . A tentare di tenerli a bada è un esercito incapace e sconclusionato del territorio Messicano, ma di fatto gli unici in grado di contrastare gli smisurati polpi, sono le truppe Americane, con i loro continui raid aerei nella zona di quarantena. superficie diventata di loro dominio, in cui si trova per motivi di lavoro, il fotoreporter Andrew Kaulder (Scott McNairy).
Quello che dovrebbe essere un lavoro alquanto pericoloso per Il temerario fotografo, diventerà una vera missione dagli aspetti ancora più rischiosi, ancora di più dopo che il suo capo editore gli ha raccomandato di portare in salvo la figlia Samantha (Whitney Able), rimasta ferita nel territorio di quarantena, ove lui si trova. Durante il viaggio di ritorno, i due subiscono il furto dei documenti con i relativi biglietti. Rimasti senza contanti per acquisirne altri, l’unica via per il rientro a casa dei due sprovveduti è quella di attraversare la zona di segregazione, affidandosi a sconosciuti mercenari pagati con un gioiello della ragazza. Inizia così la difficoltosa via per il ritorno, disseminata da esperienze ed eventi drammatici che, segneranno indelebilmente i due protagonisti.
Per girare “Monsters”, il giovane regista Gareth Edwards, si è avvalso di un budget ridotto, creando da solo i ritocchi grafici e gli inserti digitali della pellicola. Supportato da due soli attori professionisti, il film, vista la produzione a basso costo, risulta abbastanza gradevole nel seguire gli eventi dei due protagonisti, impegnati nel loro tragitto verso la salvezza. Meno stimolante invece è la parte riguardante l’azione e gli scarni effetti speciali, così come la goffa realizzazione delle creature extraterrestri, poco incline ad allarmare lo spettatore durante la visione, con qualche dovuta sequenza al cardiopalma. Il risultato è lodevole per i mezzi avuti a disposizione, ma il genere fantascientifico ha bisogno di ben altri capitali, per portare gente al cinema è farla uscire soddisfatta. Pellicola che figurerebbe bene nei cineforum, ma non nei cinema come prima visione.

Namor

 
Di Miryam (del 20/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 833 volte)
Titolo originale
The Help
Produzione
USA 2012
Regia
Tate Taylor
Interpreti
Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain.
Durata
137 Minuti
Trailer

Ci troviamo a Jackson, Mississippi, precisamente nel 1963, dove le ricche donne bianche sono servite da donne negre (così venivano chiamate in senso dispregiativo), che sopportando maltrattamenti e umiliazioni, curano le loro case e crescono i loro bambini.
Una giovane donna, “Skeeter”( Emma Stone), anche lei cresciuta grazie ad una donna nera, appena laureatasi, fa rientro a casa e si appresta subito a cercare lavoro.
Lo trova presso un giornale locale dove deve rispondere a delle domande di varie casalinghe. Non soddisfatta di ciò e vedendo intorno a lei una sorta di razzismo, opta per un’idea migliore, vuole scrivere un libro sui bianchi, dettato però dal punto di vista dei neri, anzi delle cameriere di colore che prestano servizio presso le varie donne da lei molto conosciute e frequentate.
L’impresa non si rivela di certo facile, la paura di parlare è troppa, il fatto che possano essere riconosciute fa aumentare ancora di più uno stato di angoscia; però succede un episodio, l’arresto di una loro “collega” fa cambiare idea alle nostre malcapitate e così esattamente Minny ( Octavia Spencer) e Aibileen ( Viola Davis), sono le prime due che iniziano ad aprirsi e a confidare a Skeeter tutte le loro disavventure accadute negli anni di servizio. Di li a poco, anche tante altre si uniscono a loro raccontando aneddoti divertenti e drammatici della loro vita.
Con tutto questo materiale, Sketeer riesce a farne un libro, il quale una volta pubblicato, vende un’infinità di copie con un successo strepitoso, inoltre, loro malgrado, parecchie persone di Jackson riescono pure ad identificarsi.
“The Help”, ispirato dal romanzo di Kathryn Stockett, diretto dal regista Tate Taylor è un film commovente tutto al femminile che tratta purtroppo un tema molto delicato e drammatico, infatti il razzismo era molto marcato, basti pensare che le domestiche nere di allora non potevano nemmeno usare i bagni dei loro “padroni”, tant’è vero che venivano costruiti dei bagni esclusivamente per la servitù.
Nel suo insieme però la pellicola assume anche dei risvolti divertenti, per esempio mi è piaciuta molto la vendetta di Minny quando porta all’antipatica Hilly una torta al cioccolato veramente “speciale”!!!
Nel film è presente un cast formidabile, anche l’ambientazione è stata costruita nei minimi dettagli, tutto ciò è merito sia del regista, del produttore e anche della scrittrice in quanto tutti e tre sono cresciuti a Jackson, perciò sono riusciti a creare la storia nei minimi particolari.
Negli U.S.A., la pellicola ha ottenuto un’ottima critica anche da parte del pubblico, ottenendo ben tre premi ai Critics Choice Movie Awards: a Viola Davis come miglior attrice protagonista, a Octavia Spencer come non attrice protagonista e al Miglior cast.
Inoltre si è aggiudicato cinque candidature ai Golden Globe 2012 con il premio assegnato a Octavia Spencer e infine ha ottenuto quattro candidature ai premi Oscar 2012. Detto questo, devo solo aggiungere che per me è stato veramente un film bellissimo, la voce narrante di Aibileen è molto toccante dall’ inizio alla fine del film, spero proprio che ci riservi una bella sorpresa nella notte degli Oscar.

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 16/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 983 volte)
Titolo originale
Hugo Cabret
Produzione
USA 2011
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone.
Durata
125 Minuti
Trailer

Non so quanti condivideranno la sensazione che l’ultima pellicola di Martin Scorsese sia una storia completamente diversa da quella promessa nel trailer con inquadrature vertiginose, montaggio serrati e una ruvida voce fuoricampo… non è la prima volta che mi accade, ultimamente.
Hugo Cabret (Asa Butterfield) è un bambino che vive nella stazione dei treni di Parigi, in un’epoca in cui le locomotive hanno propulsione a vapore e gli orologi un movimento meccanico: è proprio di essi che il nostro protagonista si occupa, nascosto nelle gallerie di servizio che li collegano; grazie alla sua abilità con gli ingranaggi, le lancette indicano sempre l’ora giusta, perciò nessuno si preoccupa di investigare chi se ne prenda cura.
Sbirciando attraverso i quadranti, Hugo conosce le storie di tutti: della bella fioraia Lisette (Emily Mortimer) e del suo spasimante segreto, l’Ispettore Ferroviario (Sacha Baron Cohen); della Signora del bar e dell’Edicolante, un altro amore ostacolato dalla gelosia di un cane; del giocattolaio George (Ben Kingsley), a cui si riesce sempre a fregare qualche utile congegno meccanico… e di sua figlia Isabelle (Chloe Moretz), curiosa e misteriosa allo stesso tempo.
Si può dire che Hugo sia anche un ladruncolo, per necessità: infatti è orfano dei genitori e nessuno si prende cura di lui. Da suo padre (Jude Law) ha ereditato due cose solamente: le abilità di mastro orologiaio ed un misterioso automa meccanico che deve essere riparato. Quel robot rappresenta il suo unico legame con la sua famiglia, la possibilità, riparandolo, di poter riacquistare in qualche maniera un affetto.
Ciò che Hugo ignora è quanto concreta sia quella metafora. Infatti, anche il giocattolaio George sembra nascondere dei segreti a proposito del robot, il giorno in cui sorprende Hugo nell’atto di rubargli altri ingranaggi da adattare come ricambi; dopo una reazione durissima, i due diventeranno amici ed il loro passato tornerà a galla con la prepotenza di un sentimento ferito e negato per troppi anni.
Oltre all’ossessione per il robot, condividono entrambi un’altra passione: il cinema. E la loro storia, attraverso le avventure di Isabelle e di Hugo, sarà un omaggio alle prime pellicole di inizio secolo, capaci di catturare lo spettatore non per la perfezione, ma per la passione che essi sapevano trasmettere attraverso l’espressione del genio umano.
Martin Scorsese torna alla regìa con un film insolito e, per molti aspetti, ineccepibile.
La storia di Hugo Cabret non è un fantasy nel senso stretto del termine, ma lo diventa perché è un film sulla storia del cinema nelle memorie di Isabelle, che narra come Hugo le permise di scoprire chi fosse George Mieles, suo padre adottivo: ossia il regista di centinaia di film all’inizio del 1900, tra cui il celeberrimo “Allunaggio” (quello con il razzo piantato nell’occhio del disco lunare).
Avvalendosi delle scenografie di Dante Ferretti, Scorsese ci regala una Parigi invernale e bellissima, fiocamente illuminata dalle prime lampadine; la cinepresa si muove tra gli ingranaggi come fossero un mondo parallelo, scandito da regole temporali differenti. Quello in cui vive Hugo, il bravissimo Asa Butterfield: espressivo, malinconico, silenzioso. Chloe Moretz, dopo “Kick Ass” torna in un ruolo più appropriato alla sua età, anche se tra tutti torreggia Ben Kingsley, sempre disposto a mettersi in gioco con ruoli completamente diversi, rifiutando con forza ogni clichè di caratterista. Per non parlare di Sacha Baron Cohen che, dopo le esperienze di “Borat” e “Bruno”, riesce a recitare vestito per tutto il film, dando vita ad un Ispettore Ferroviario grottesco ed allo stesso tempo complesso.
Apparizioni fugaci di Johnny Depp (anche produttore), Michael Pitt, Christopher Lee (il libraio) ed infine Martin Scorsese.
Il film è divertente, emozionante, magistralmente diretto ed interpretato. La scenografia è suggestiva, le colonne sonore struggenti, interessanti i passaggi dal colore al bianco e nero per scandire i flash back… però c’è poca suspence in un film molto lungo, che forse avrebbe potuto indugiare meno sui dettagli, perdendo definizione in una scorrevolezza maggiore.
Bello, emozionante, ma senza brio.

Asterix451

 
Di Miryam (del 13/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 804 volte)
Titolo originale
Snow Flower and the Secret Fan
Produzione
Cina - Usa 2011
Regia
Wayne Wang
Interpreti
Bingbing Li, Gianna Jun, Hugh Jackman, Vivian Wu, Jeon Ji-Hyun.
Durata
105 Minuti

Siamo nella Cina del 19° secolo, due bimbe di sette anni, precisamente Fiore di Neve e Giglio Bianconello, nello stesso giorno, subiscono la fasciatura dei piedi, tradizione questa molto antica, infatti nella Cina dell’ottocento, solo chi possedeva piedi piccolissimi e perfetti, poteva aspirare ad un matrimonio ricco e duraturo.
Così una volta sposate, le due fanciulle anche se appartenevano a famiglie e ceti sociali diversi, ed erano costrette a vivere in un totale isolamento per di più con i piedi fasciati, pur di mantenere salda la loro amicizia, riuscivano a comunicare tra loro con un linguaggio segreto, il “Laotong”, in poche parole, tra le pieghe di un ventaglio bianco di seta, come tutte le altre donne cinesi, si scambiavano lettere, racconti, sogni e desideri. Nessuno era in grado di decifrare quei messaggi, soltanto le sorelle laotong, come se fosse un vincolo di sangue. La stessa storia viene riproposta nei nostri giorni, in una Shangai più moderna e caotica dove due amiche discendenti dal laotong, Nina (Bing Bing Li) e Sophie ( Gianna Jun), le stesse interpreti di Fiore di Neve e Giglio Bianco, si trovano a combattere per tenere unita la loro amicizia che si sta incrinando per le loro diverse carriere, i loro amori complicati e un passato alquanto difficile.
“IL VENTAGLIO SEGRETO”, è stato ispirato al romanzo best seller dal titolo “Fiore di Neve e il Ventaglio Segreto” della scrittrice americana Lisa See. Regista invece del film è il pluripremiato Wayne Wang, il quale nel film cerca di unire le due storie, simili, ma differenti tra loro, quella ambientata nel passato: più emozionante, più tenera, come vedere la sofferenza scritta negli occhi delle bambine durante la fasciatura dei piedi, a quella moderna che a parer mio perde un po’ di fascino. Infatti l’ambientazione e i costumi dell’epoca dell’800, tutto quello che le donne cinesi dovevano subire e sopportare, crea nello spettatore più curiosità e stupore, peccato che il regista non l’abbia messo più in evidenza; non solo, si allontana anche dal titolo, infatti il ventaglio intorno al quale dovrebbe girare il film, appare poche volte.
Un’attenzione invece va fatta alle due attrici, sono state molto brave nell’interpretare i doppi ruoli, hanno saputo cambiare espressività nei due sbalzi di tempo, anche la colonna sonora di Rachel Portman ( compositrice inglese che ha vinto il premio Oscar nel 1996 con EMMA ),ha giocato un ruolo importante nelle varie scene.
Nel complesso la pellicola non è poi tanto male, non mi è dispiaciuta anche se mi aspettavo qualcosa di più!! Consiglio la visione ad un pubblico un po’ ristretto…. Magari a chi ha voglia di prendere il fazzoletto per asciugare qualche lacrimuccia!!!

Miryam

 
Di Angie (del 10/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 762 volte)
Titolo originale
Source Code
Produzione
USA - Francia 2011
Regia
Duncan Jones
Interpreti
Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Brent Skagford.
Durata
93 Minuti
Trailer

Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal), si risveglia su un treno in corsa verso Chicago. L’ultima cosa che ricorda è il suo elicottero bersagliato di colpi in Afghanistan.
Ora di fronte a lui c’è Christina (Michelle Monaghan), una bella ragazza che sembra conoscerlo, ma, lui non la riconosce affatto. Frugandosi in tasca alla ricerca di un indizio, trova un documento di un’altra persona, col tempo il militare scopre di essere nel corpo di qualcun altro. Poi improvvisamente l’esplosione del convoglio resetta tutto.
Ma la cosa sorprendente è che Colter non è morto: si ritrova all’interno di una cabina di pilotaggio da cui non può uscire. Attraverso uno schermo, una donna ufficiale Goodwin (Vera Farmiga), verifica l ‘identità di Stevens e, gli spiega che si trova nel “Codice Sorgente” (Source code), un dispositivo sperimentale che permette ai propri utilizzatori, di rivivere gli ultimi otto minuti di vita di un’altra persona. Per Stevens la missione è appena iniziata, deve tornare su quel treno esploso in precedenza per identificare l’attentatore e sventare un’imminente attentato terroristico, per riuscirci avrà a disposizione solo otto minuti.
Source Code” questo avvincente fanta-thriller diretto dall’inglese Ducan Jones, che ha esordito con lo splendido “Moon”, è ricco di suspense e di azione. La velocità in cui si svolgono i fatti, sono le caratteristiche (a mio parere) principali, che tengono viva l’attenzione dello spettatore dall’inizio al termine del film. Questi viaggi temporanei sono momenti molto emozionanti, non solo dal punto di vista dell’adrenalina ma, anche da quello umano, come la voglia di salvare tutti i passeggeri sul treno, compresa la ragazza, con cui aveva legato durante i suoi salti nel tempo. Molto toccante anche la telefonata fatta al padre con un finale dolce-amaro.
La regia originale e l’ottimo cast, fanno di Source Code uno dei migliori action-thriller che abbia visto ultimamente. Certo, sarebbe portentoso, se questi espedienti fossero utilizzati nella vita reale, oggi come oggi, gli attentati terroristici potrebbero essere prevenuti con successo, ma purtroppo per ora bisogna accontentarsi di questo buon film che, vi consiglio di vedere, trascorrerete sicuramente 90 minuti intensi ed emozionanti.

Angie

 
Di Namor (del 06/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 861 volte)
Titolo originale
Mission: Impossible - Ghost Protocol.
Produzione
USA 2011
Regia
Brad Bird
Interpreti
Tom Cruise, Jeremy Renner, Simon Pegg, Paula Patton, Michael Nyqvist.
Durata
132 Minuti
Trailer

Durante una missione di recupero dei codici di lancio per missili nucleari, un agente della IMF viene ucciso da una seducente e pericolosa killer, decisa ad impossessarsi del prezioso elenco numerico. L’agenzia della Impossible Mission Force, deve a tutti i costi riscattarsi dal clamoroso smacco. Per farlo, dovrà impadronirsi dei codici prima che vengano usati, impiegando per tale compito il migliore dei loro agenti sergreti: Ethan Hunt (Tom Cruise), fatto evadere deliberatamente da una prigione Russa. Hunt dopo aver accettato la missione con la sua nuova squadra, si reca al Cremlino per apprendere l’identità del destinatario dei manoscritti, il cui nome in codice é Cobalt.
Cobalt, non solo riesce a precedere la formazione della IMF nelle segrete del Cremlino per eliminare ogni collegamento a se stesso, ma lo fa saltare in aria addossando la colpa alla IMF, che viene prontamente cancellata dal presidente degli Stati Uniti utilizzando il Protocollo Fantasma. Hunt e la sua squadra adesso sono soli e senza appoggi di nessun genere per riuscire a fermare il lancio di un missile sovietico contro gli Stati Uniti e ridare nuovamente il lustro che merita all’ incolpevole IMF.
Mission Impossible – Protocollo Fantasma” è il quarto film sulla fortunata serie TV, che spopolò anni addietro. Promossa a pieni voti la regia del novello direttore (di un film non animato) Brad Bird, già vincitore di due Oscar con “Gli Incredibili” e “Ratatouille”.
Tom Cruise, stella indiscussa della filmografia di Mission Impossible, appare in una forma fisica strepitosa, con un fisico scolpito ed una condizione atletica da paura, in grado di eseguire tutte le azioni action in prima persona, senza l’ausilio di nessun stuntman, e di acrobazie il film, vi assicuro, ne è provvisto, alcune da mozzare il fiato. Quindi, tanto di cappello al bravo Tom, ultimamente dato in declino per alcune sue discutibili performance fuori dal set e la sua appartenenza a Scientology.
Ho visto tutte e quattro le pellicole di Mission Impossible, la mia favorita resta sicuramente la prima, girata dal grande Brian De Palma, subito dopo vi colloco questo quarto capitolo, dove suspance, azione e divertimento, me lo fanno apprezzare e promuovere senza sorta di dubbio.

 Namor

 
Di Miryam (del 03/02/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1109 volte)
Titolo originale
Giallo
Produzione
Italia - USA 2009
Regia
Dario Argento
Interpreti
Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky, Lorenzo Pedrotti, Luis Molteni.
Durata
92 Minuti

Torino, Keiko (Valentina Izumi Cocco), una ragazza giapponese, viene rapita da un individuo e portata in uno scantinato dove si trova un’altra bella ragazza, ormai priva di vita per le torture e le sevizie subite. Da li a poco, anche Celine (Elsa Pataky), una modella a dir poco stupenda, tocca la stessa sorte della prima, questa però era al cellulare con la sorella Linda (Emanuelle Seigner), alla quale fa capire che qualcosa sta per andare storto, che il taxista si sta comportando in maniera strana…poi cade la linea. A questo punto Linda si vede costretta ad interpellare la polizia, o meglio un giovane ispettore dal passato alquanto oscuro e piuttosto violento, Enzo Avolfi ( Adrien Brody). Man mano che il killer fa trovare i corpi senza vita delle precedenti ragazze, l’ispettore pensa di avere a che fare con il serial killer al quale sta dando la caccia da diverso tempo, un certo Flavio Volpe ( interpretato dallo stesso Brody, irriconoscibile per via della maschera).
Trama scontata, finale scontato, scene viste e riviste in altre pellicole che avevano come base un serial killer con problemi psichici legati alla terribile infanzia trascorsa. Il solito film con risvolti sanguinosi, dove non mancavano mai scene cruenti di tortura inflitte alle varie malcapitate che avevano il solo difetto di essere nate belle. Tutto ciò lo avrei anche accettato, e non sarei stata così critica se il regista non fosse stato Dario Argento!!! Già !
Dov’è finito il maestro del brivido che ci faceva tremare e sussultare dalla poltrona durante la proiezione di “Profondo Rosso”, “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Tenebre” e via discorrendo? Tutti film dove Argento costruiva intorno un mistero, un enigma, un labirinto di indizi e sempre un particolare che solo un bravo ed attento spettatore poteva arrivare all’assassino. Quel tempo ormai è passato, ora nelle pellicole vediamo solo sangue, torture e altre schifezze che ti fanno passare la voglia di vedere il film fino in fondo. Come si può capire non ho gradito il film, mi ha deluso, in quanto mi aspettavo di più da Dario Argento, che ormai da tutto un po’ troppo per scontato.

Miryam

 
Di Namor (del 27/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1047 volte)
Titolo originale
The Ides of March
Produzione
USA 2011
Regia
George Clooney
Interpreti
Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei.
Durata
101 Minuti
Trailer

Le Idi di Marzo” scritto, diretto e interpretato da George Clooney è tratto da “Farragut North”, un testo teatrale di Beau Willimon, elaborato subito dopo aver prestato servizio nello staff dell’aspirante candidato alla Presidenza Howard Dean.
La sinossi vede Stephen Meyers (Ryan Gosling) uno dei più brillanti addetti alla comunicazione, impegnato nell’équipe del candidato per le presidenziali: il Governatore Mike Morris (George Clooney), durante la dura campagna per le primarie in Hoio. Dal favore elettorale attribuito da questo stato, dipende la certezza di vincere le elezioni, e per farlo, i due schieramenti Republicani e Democratici, non esiteranno a colpire duro e con ogni mezzo, i rivali concorrenti. A farne le spese inizialmente sembra essere proprio l’idealista Meyers, convinto che il Governatore Morris sia l’uomo giusto per il ruolo del prossimo Presidente degli Stati Uniti D’America. Ma quando egli capirà che anche l’irreprensibile Governatore, non è esente da inadeguati comportamenti morali e l’onestà dei politici è soltanto una pietosa illusione, farà in modo di riprendersi la sua rivincita per mezzo delle loro stesse armi.
Con quattro nomination ai Golden Globe: sceneggiatura, film drammatico, regia e miglior attore per Ryan Gosling, “Le Idi di Marzo” ha il pregio di mettere in risalto la sporcizia morale e sociale di cui la politica è capace di produrre per arrivare allo scopo finale, ovvero quello di raggiungere le ambite poltrone del potere. Poco importa se a sedervi ci sia gente competente o meno, l’importante è che siano da traino per arrivare a far piazzare il culo del candidato sulla poltrona presidenziale!
Il film si avvale di un cast artistico di tutto rispetto: Gosling sempre più gradito al pubblico, offre una buona performance, così come Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti, entrambi rivali nei rispettivi ruoli dei responsabili della campagna elettorale. Ruolo minore invece per la Tomei in veste di giornalista scassapalle, mentre il cammino artistico della E.Rachel Wood, nel ruolo della stagista, appare sempre più interessante.
La pellicola, che davano come probabile candidata alle nomination per gli Oscar 2012, non é stata presa in considerazione dai membri dell’Accademy e devo dire che la scelta dei giurati non mi ha meravigliato più di tanto… vista la poca incisività dell’evolversi della storia.

 Namor

 
Di mimmotron (del 23/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1199 volte)
Titolo originale
Tony Manero
Produzione
Cile, Brasile 2008
Regia
Pablo Larrain
Interpreti
Alfredo Castro, Paola Lattus, Héctor Morales, Amparo Noguera, Elsa Poblete
Durata
98 Minuti

Una pellicola non facilmente inquadrabile come genere, ma sicuramente da vedere se ci si considera dei cinefili, altrimenti desistete fin da subito. Questo non significa che non sia un bel film, ma come detto non la consiglio a chi guarda per svago, magari dopo una giornata di lavoro.
Nel volervelo raccontare partirei dal regista Pablo Larraín, cileno come un altro (per me) grande direttore; Jodorowsky, il che può farvi capire lo spessore di questo cineasta.
Tra i due non vi è però, oltre la nazionalità, niente in comune se non una certa violenza presente nelle loro pellicole. Pablo Larraín è nato in Cile nel 1976, quindi dopo il colpo di stato di Pinochet e ha vissuto la violenza del regime dittatoriale. La pellicola stessa è ambientata nel 1979 a Santiago del Cile quindi qualche anno dopo il golpe e traspare chiaramente dalle immagini come fosse difficile vivere in quel periodo con conseguenze non solo sulla vita quotidiana delle persone, ma anche all'alienazione e allo smarrimento a cui si giungeva, con una svalutazione totale del valore della vita. In questo contesto vive Raùl Peralta ossessionato da “La febbre del sabato sera” considerandosi il sosia “naturale” di Tony Manero. Una pellicola che va a vedere praticamente tutti i giorni ricordandone a memoria tutte le battute in lingua originale di cui imita il suono senza conoscerne il significato letterale.
In questa sua follia, trova un'occupazione all'interno di un locale dove vengono organizzati degli spettacoli danzanti per i clienti dello stesso. Sinceramente non so dire a quale genere appartenga il locale, ma ricordiamoci che siamo nel 1979 in Cile, per cui vi chiedo di scusarmi, non ne ho la minima idea. Forse un night club?!
Grande merito a questa opera cinematografica va dato al protagonista Alfredo Castro, che ricorda molto Al Pacino, il quale riesce a farci comprendere con la sua mimica lo svuotamento dell'animo umano a cui probabilmente in molti giunsero in quegli anni.
Tra l'altro il regista ci mostra come la cultura pop americana sia riuscita a perseguire la sua espansione anche in un Stato come quello sudamericano privo comunque di qualsiasi libertà. Questi aspetti farebbero pensare ad un film di denuncia sociale, ma anche il dramma in cui vivono i personaggi non è sicuramente di un tono minore. Questo per ribadire, come vi ho detto fin dall'inizio, la complessità, ma anche la profondità di questa pellicola.
Va inoltre aggiunto, che è stata premiata come miglior film e migliore attore protagonista al Torino Film Festival del 2008.

mimmotron 

 
Di Angie (del 19/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 807 volte)
Titolo originale
Black Swan
Produzione
USA 2010
Regia
Darren Aronofsky
Interpreti
Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder.
Durata
110 Minuti

Nina Sayers (Natalie Portman) è una ambiziosa giovane ballerina, che danza in una compagnia di ballo di New York la quale, sogna, come tutte le sue antagoniste, di aggiudicarsi il ruolo della sua vita. Lei vive assieme alla madre Erica (Barbara Hershey), ex ballerina in pensione, che sostiene fortemente l’ambizione professionale della figlia che, ha sempre protetta soffocando la sua vera vita adulta.
Quando il direttore artistico Thomas Leroy (Vincent Cassel), annuncia l’intenzione di sostituire Beth (Winona Ryder), la prima ballerina per la produzione che apre la nuova stagione teatrale ”Il Lago Dei Cigni”, Nina, in cuor suo spera fortemente di ottenere il ruolo. Leroy gli assegna la parte, malgrado questi si dichiara convinto che la ragazza sia perfetta nel ruolo del Cigno Bianco ma, troppo poco passionale ed erotica per quella del Cigno Nero. Nina si allena duramente cercando di convincere il direttore della sua abilità artistica e di essere lei la star del “Il Lago Dei Cigni”.
Intanto incubi, fantasie e gelosie che nascono in lei, iniziano a farsi strada in maniera profonda portandola all’autodistruzione e, causando un rapporto ambiguo di amore e odio con Lily (Mila Kunis), la nuova ballerina, che pensa voglia sottrarle il ruolo di prima ballerina.
“Il Cigno Nero” diretto da Darren Aronofsky, è il suo primo thriller psicologico, non ambientato in un ambiente criminale, ma, adattato nel mondo eccitante e faticoso della danza professionale, il quale ci racconta la storia sensuale e gelida di una prima ballerina che, per raggiungere la perfezione è intrappolata in una battaglia ossessiva con degli impulsi oscuri, che lentamente prendono il controllo di lei. Il film ha ottenuto ben cinque nomination agli Oscar 2011, tra cui migliore attrice protagonista a Natalie Portman, impegnata nel doppio ruolo di attrice e ballerina (e devo dire molto brava).
Il regista Darren, infatti, sapeva che Natalie Portman, che ha incarnato un ampia gamma di ruoli memorabili, era perfetta per interpretare Nina, questa ballerina piena di speranze che viene sopraffatta da fantasie ed eventi inquietanti. La Portman per rendere credibile ancor di più il suo personaggio, ha perso peso e ha tenuto lezioni di danza per un anno prima di iniziare le riprese, nonostante avesse già praticato danza classica per 9 anni. Brava anche la Mila Kunis nel personaggio di Lily, la rivale di Natalie, un ruolo che non si dimentica facilmente e che condiziona prepotentemente quasi l’intero film. Molto bravo Vincent Cassel ad interpretare Thomas, questo direttore artistico che non è interessato tanto alle donne, non quanto è eccitato all’idea di raggiungere i limiti della perfezione, della bellezza e dell’arte. Lui desidera solo vedere sbocciare i ballerini che ha scelto, il quale li sprona in maniera molto dura per raggiungere la perfezione. E stato decisivamente un bel film, sia per la trama, la fotografia, i costumi e gli attori, anche se le fattezze sono angosciante ed un finale a dir poco toccante: con una semplice inquadratura che riprende la ballerina del carillon, amputata di busto e gambe che continua a ballare su se stessa… simbolo del sacrificio che l’artista deve tributare all’Arte.
Nonostante la pellicola abbia suscitato non poche polemiche è stato un film di gran classe, che non lascia indifferenti e offre al pubblico, un prodotto elegante e seducente sul piano visivo, grazie alla qualità della regia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore attraverso la superba interpretazione di Natlie Portman, ben supportata dalla sorprendente Mila Kunis.

Angie

 
Di Asterix451 (del 16/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 900 volte)
Titolo originale
Stone
Produzione
USA 2010
Regia
John Curran
Interpreti
Edward Norton, Robert De Niro, Milla Jovovich, Frances Conroy, Enver Gjokaj.
Durata
105 Minuti

Stone (Edward Norton) è in prigione per aver concorso all’uccisione di suo nonno insieme ad alcuni amici, e di averne incendiato la casa subito dopo. Per questo è stato condannato a dieci anni di reclusione ed ora, dopo averne scontato otto, è candidato alla condizionale; chi dovrà verificare la sua effettiva riabilitazione sarà Jack Maybury (Robert De Niro), un integerrimo funzionario con una vita modello. Jack è ad un passo dalla pensione e Stone sarà l’ultimo caso di cui si occuperà personalmente; è stanco e sfiduciato ma, alla fine, tra i due si instaura una comprensione che fa breccia nella barriera emotiva del poliziotto.
Le intenzioni di Stone, però, non sono chiare. Domanda alla moglie Lucetta (Milla Jovovich) di avvicinare Jack al di fuori dell’ufficio per indurlo alla pietà, interpretando la parte della donna disperata che ha bisogno di riavere il suo uomo a casa. Ciò che Stone non immagina (o sì?) è che lei faccia leva sull’ascendente sessuale per trascinare Jack dalla sua, ed iniziare così una frequentazione compromettente.
Naturalmente la pratica per la libertà vigilata si sveltisce, ma è tutto il resto a complicarsi in un crescendo di situazioni ambigue, sospetti reciproci e drammi familiari irrisolti che tornano a galla. Jack è ormai compromesso, ossessionato sia dal presente che dai fantasmi del suo passato, che tornano a riscattarsi durante il tragico epilogo.
John Curran ritrova Edward Norton dopo “Il Velo Dipinto” e lo affianca al suo ideale predecessore, Robert De Niro (già insieme nel poco significativo “The Score”), mentre Milla Jovovich si insinua tra di loro come elemento destabilizzante. Le ambizioni sono quelle di confezionare un film di alta qualità sotto l’aspetto recitativo, senza disdegnare l’azione ed un pizzico di erotismo, e Curran disporrebbe di tutti gli ingredienti per farcela… purtroppo, il risultato non è quello sperato.
La sensazione è che gli attori ripropongano i tratti di personaggi che li resero famosi, anzichè approfondire quelli attuali. Norton (di cui sono fan), in qualche maniera ripropone l’ambiguità di “Schegge di Follia”, mentre la Jovovich torna ad impersonare la ragazza cattiva e sessuale di “45” (che è una variazione di quella solo cattiva di “Resident Evil”). E’ rimasto poco, purtroppo, delle ceneri di Giovanna D’Arco…
E’ ancora più difficile commentare De Niro (di cui ero fan), recita pietrificato nell’espressione che lo ha reso famoso (bocca all’ingiù e fronte corrugata), compensata da una nuova attitudine al sesso di cartapesta con attrici più giovani. E’ la sindrome di “Manuale d’Amore”…
Il rapporto tra detenuto ed agente ricorda quello tra Marlon Brando e Johnny Depp in “Don Juan De Marco”, ma il vero problema è che si gioca a rendere complicata una trama semplice: tutto verte, infatti, nello scoprire quale sia il vero piano di Stone; per farlo occorre interpretare bene alcune mezze frasi sul finale, qualche sguardo, un abbraccio che non è un bacio, ma viene il sospetto che il colpo di scena sia proprio… l’assenza del colpo di scena. Si parla molto per tutto il film, ma non succede quasi nulla.
Considerato il calibro di registi ed interpreti, il film è al di sotto delle possibilità pur essendo molto ben girato, con una colonna sonora struggente e una fotografia satura di colore malinconico. Personalmente lo sconsiglio ai bisognosi dell’azione, ma in generale è un film abbastanza monotono, senza infamia e senza lode.

Asterix451

 
Di Namor (del 12/01/2012 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1133 volte)
Titolo originale
J.Edgar
Produzione
USA 2012
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench.
Durata
137 Minuti
Trailer

Entrato giovanissimo nel BOI (Bureau Of Investigation), J. Edgar Hoover ne divenne ben presto il direttore, trasformando la vecchia e debole agenzia investigatrice, nell’odierno ed efficacie F.B.I (Federal Bureau Investigation), uno dei migliori apparati investigativi al mondo. Hoover ne rimase a capo per ben 48 anni, diventando uno degli uomini più potenti e temuti degli Stati Uniti, forte, dei suoi temuti dossier confidenziali. Un direttore che difese con strenua forza il suo paese, da ogni possibile minaccia veritiera e non, dettate dalla sovversione comunista, dalla criminalità organizzata e dal terrorismo.
Grazie al suo innato e paranoico senso per la sicurezza, agli inizi della sua carriera catturò criminali di ogni genere, tra cui spiccano, il gangster John Dillinger e George R.Kelly detto Machine Gun, risolvendo anche il caso Lindbergh, dopo quattro anni di indagini. Nel suo mirino ci furono inoltre svariati membri di varie organizzazioni, tra cui Le Pantere Nere, il movimento dei diritti civili di Martin Luther King ed il Ku Klux Klan. Un uomo che ripose la sua fiducia in una ristrettissima cerchia di persone, formata dal suo più stretto collaboratore è forse amante Clyde Tolson e dalla sua fidata segretaria Helen Gandy, che inizialmente provò a corteggiare, ma senza successo. Particolare e molto influente, fu il rapporto con la sua autorevole madre, dalla quale cercava consenso e conforto .
La pellicola, che ho avuto il piacere di vedere con Asterix451, ha inizio durante gli anni 70, con Hoover ormai anziano, alle prese con il dattilografo di turno mentre detta la sua biografia, raccontando le fasi salienti della sua carriera. Difatti per tutto il film è presente la sua voce fuoricampo, nei vari flashback che altalenano i molteplici periodi della sua vita.
Sotto l’impeccabile regia di Clint Eastwood e la performance da sicura nomination agli Oscar di Leonardo Di Caprio, si erge il biopic di “J.Edgar”, una pellicola di egregia fattura tecnica, ma dalla sceneggiatura sonnecchiante e poco accattivante, poiché il film, su precisa scelta del regista, parla di relazioni ed interazioni intime e profonde tra Hoover e coloro i quali lo circondarono da vicino.
Una scelta che non condivido in pieno, considerato che il numero delle persone fidate di Hoover era ridotto alla mamma, al fedele Tolsen e alla segretaria Miss Gandy. Un numero troppo esiguo per incentrare 2 ore e 17 minuti di pellicola!
Ed è per questo motivo che in sala ho avuto modo di percepire in più riprese, lo sbuffamento del pubblico che mal sopportava gli ultimi 20/30 minuti del film, attendendo il finale quasi come una liberazione! Anche negli Stati Uniti il film ha diviso la critica, chi lo ha disapprovato, definendolo un film poco esaltante, mentre colore che lo hanno elogiato, l’hanno fatto solo in parte, evidenziando diversi problemi sulla realizzazione.
Ad ogni modo nelle pellicole dirette da Clint, c’è sempre qualcosa di meritevole da vedere, in questo caso, la fotografia del bianco e nero con il contrasto dei dettagli dai colori accesi, mi è piaciuta particolarmente, così come la scenografia di James L. Murakami, il quale, per carpire la visione del famigerato direttore si è fatto aprire dall’F.B.I, le porte dal vecchio edificio dove risiedeva Hoover durante il suo mandato. La scene ove Di Caprio si affaccia sul balcone, per vedere il corteo dei presidenti Roosewelt e Nixon è stata girata sullo stesso balcone dove si affacciò Hoover all’epoca…
Un dettaglio non da poco che impreziosisce ulteriormente il valore tecnico del film, peccato per la mosciaria che avvolge la trama a tre quarti del film, senza questo neo, lo avrei promosso sicuramente.

 Namor

 

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