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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di slovo (del 05/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2166 volte)
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Titolo originale
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Cani Arrabbiati
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Produzione
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Italia 1974
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Regia
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Mario Bava
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Interpreti
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Riccardo Cucciolla, Maurice Poli, George Eastman, Don Backy, Lea Krueger
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Durata
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94 minuti
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Colgo l’occasione per ricordare Mario Bava, sanremese di nascita, come uno dei registi italiani più originali ed influenti. Spesso dileggiato dalla critica nostrana, che lo rivalutò solo dopo morto, all’estero fu osannato come precursore di vari sottogeneri legati all’horror e al thriller. Moltissimi sono i registi che dicono di essersi ispirati alle brillanti soluzioni del suo lavoro: da Scorsese a Tim Burton, da Joe Dante a Quentin Tarantino. Soprattutto a quest’ultimo farei riferimento in quanto dichiarato estimatore del giallo italiano anni settanta, evidenziando un collegamento con uno degli ultimi film realizzati da Bava, il suo capolavoro “Cani Arrabbiati”. Cominciamo col dire che non si può definire un vero e proprio ‘poliziottesco’, convididendo con quel filone solo il contesto storico (l’italia iper-violenta anni ’70) e alcune sequenze canoniche (la rapina, l’inseguimento con la polizia), è in realtà un thriller ad altissima tensione costruito sulle linee-guida del road-movie. Dopo aver messo a segno una rapina, una banda di delinquenti prende in ostaggio un uomo di mezza età, un bambino e una giovane donna. L’improvvisata combriccola tenterà di dileguarsi a bordo di un auto. All’interno di quel claustrofobico ambiente, la terrorizzata Maria ed il preoccupato (ma stranamente atteggiato) Riccardo saranno costretti a condividere momenti interminabili con una selezione di criminali della peggior risma: la mente fredda e calcolatrice, il “dottore", e gli scagnozzi “bisturi” e “trentadue”, due rozzi instabili estremamente violenti. Se escludiamo il finale a sorpresa, la storia non ha di per sé molti sviluppi - la forza del film sta nella vivida descrizione – disturbante ma funzionale - della tensione creata da quella particolare situazione, una tragedia incombente e impossibile da eludere (al bambino, sedato per tutto il tempo, verrà risparmiata l’esperienza): la banda sempre ad un passo dalla cattura e gli ostaggi in balia di tre pluriomicidi con niente da perdere e i nervi a pezzi. Molti elementi di questo film saranno riadattati da Tarantino ne “Le Iene”. Consigliato, ad esclusione di chi è troppo impressionabile.
slovo
Di Namor (del 03/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1033 volte)
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Titolo originale
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The Incredible Hulk
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Produzione
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USA 2008
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Regia
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Louis Leterrier
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Interpreti
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Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, Tim Blake Nelson, Ty Burrell, William Hurt.
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Durata
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114 Minuti
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Trailer
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Nel guardare i trailer del nuovo capitolo di Hulk, avevo elaborato una mia considerazione alquanto dubbiosa sulla sua riuscita, non so, c’era qualcosa che non mi convinceva, invece, a ribaltare la mia iniziale opinione é bastata la prima trasformazione del Dottor Banner nel suo distruttivo alter ego e ciò, a fatto in modo che le mie prevenute incertezze sulla qualità del film si dissipassero durante la visione. Finalmente, in questa pellicola la rabbiosa e devastante collera del gigante verde, (essenza che mancava al precedente Hulk diretto da Ang Lee) viene egregiamente espressa in tutto il suo furore durante i continui combattimenti contro i nemici. “L’Incredibile Hulk” é decisamente più simile sia fisicamente che caratterialmente al supereroe dei fumetti Marvel, ed è per questo, ma non solo, che lo preferisco di gran lunga all’antecedente “Hulk”. La trama, vede sempre il Dottor Banner (Edward Norton), alla disperata ricerca di un antidoto che annienti definitivamente il suo contagio dai raggi gamma, e possa liberarlo in modo risolutivo dal mostro che alberga in lui. I militari da sempre sulle sue tracce, riusciranno a localizzare la sua ultima residenza in una favela Brasiliana. Decisi a non lasciarsi sfuggire l’occasione per catturarlo, organizzeranno un’incursione militare con a capo il generale Ross (William Hurt), al quale prenderà parte anche il combattente di razza Emil Blonsky (Tim Roth). L’arroganza e l’esaltazione di quest’ultimo, abbinata ad una serie di mutazioni genetiche lo trasformeranno nell’Abominevole, un essere mostruoso e di forza superiore allo stesso Hulk, e per poter dimostrare la sua invincibilità avrà come obbiettivo primario il suo completo annientamento! Complimenti a Louis Leterrier il regista di questo entusiasmante capitolo sull’incredibile Hulk, per aver delineato in maniera più che convincente le sue particolari caratteristiche che ben lo contraddistinguono dagli altri supereroi. Da appassionato non posso che sperare in una sua riconferma per il prossimo capitolo, che sulla carta si preannuncia molto avvincente. Se provate a collegare il finale di “Iron Man” con questo, capirete il motivo di questa mia affermazione.
Namor
Di smarty (del 02/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1102 volte)
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Titolo originale
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Gegen die Wand
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Produzione
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Germania, 2004
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Regia
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Fatih Akin
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Interpreti
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Birol Unel, Sibel Kekrilli, Catrin Striebeck, Cem Akin, Hermann Lause
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Durata
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123 minuti
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Dopo aver visto questo film che vinse l'Orso d'Oro a Berlino nel 2004 ho deciso di chiudere con il cinema tedesco. Chi afferma che si affronta una storia d'amore tenera e dura al contempo nel contesto sociale dei turchi di Amburgo ha una visione quanto mai ottimistica, a mio giudizio ovviamente. Personalmente ho fatto fatica ad arrivare alla fine, anzi per la verità dopo 2 minuti volevo cambiare, forse non era serata, ma attendere di vedere come i protagonisti trovino un nuovo modo di suicidarsi non fa per me. Cahit, turco senza famiglia, vive tutta la sua giornata ubriacandosi, nello sporco e nella depressione più totale, cerca sempre di azzuffarsi con qualcuno, finchè volontariamente a tutta velocità si schianta con la sua macchina contro un muro. Nell'ospedale psichiatrico incontra per caso Sibel, o meglio è Sibel che spudoratamente si introduce nella sua vita, anche lei turca ma da anni in Germania ha appena tentato di suicidarsi tagliandosi le vene per scappare dalla sua famiglia in cui gli uomini comandano ed in questo modo li ha offesi davanti a tutta la comunità. Sibel propone a Cahit di sposarla per avere una copertura e vivere una vita libera anche sul piano sessuale. Il loro già dagli inizi è un matrimonio destinato all' autodistruzione: alcol, droga, violenza e quant'altro ci si possa inventare per umiliarsi, anche se pian piano nella confusione dei sentimenti si intravede ogni tanto una lucina debole debole di lucidità.
Smarty
Di Darth (del 01/07/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 722 volte)
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Titolo originale
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The Bucket List
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Produzione
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USA 2007
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Regia
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Rob Reiner
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Interpreti
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Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow, Alfonso Freeman, Serena Reeder, Ian Anthony Dale, Christopher Stapleton
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Durata
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93 minuti
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Trailer
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Se, dopo gli esami clinici di rito, vi diagnosticassero poco più di un mese di vita e aveste un immenso patrimonio, cosa fareste? Se avete risposto "beneficenza" avete tutto il mio consenso, ma la stragrande maggioranza opterebbe per “godersi gli ultimi giorni rimasti”. Uno di questi è Edward (J. Nicholson), che, ricoverato nel reparto di oncologia di una delle sue cliniche private, gli viene diagnosticata l’imminente dipartita. Nel letto di fianco, nelle medesime condizioni e con la stessa triste prospettiva, vi è Carter (M. Freeman). I due, nonostante la differenza sociale e caratteriale diventano compagni di sventura e, da qui, nasce l’idea di comporre una lista di cose da fare prima di morire (da qui il titolo originale più profondo “The Bucket List”). La lista è composta da cose frivole (come lanciarsi con un paracadute) e da cose frivole (vedere qualcosa di maestoso). L’unico punto interessante è aiutare un perfetto sconosciuto ma va da se che è riferito ai due protagonisti che non si conoscevano prima di incontrarsi in ospedale. Davvero una delusione cocente questo “Non è mai troppo tardi”: nello stesso film l’interprete di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, quello di “Le ali della libertà”, diretti dal regista di “Codice d’onore” danno alla luce un film mediocre, che non diverte, non commuove e non entusiasma. Come si può trattare un tema come i malati terminali di cancro così superficialmente avendo a disposizione due tra i migliori attori di Hollywood? E soprattutto, se si è voluto creare una sceneggiatura leggera, perché non sforzarsi di creare una bucket list con qualcosa di sensazionale anziché far girovagare i due vecchi attori per le rotte turistiche più scontate (le piramidi, il safari, Hong Kong, il Taj Mahal, l’Everest…)? Verso la fine c’è anche la morale disneyana sull’importanza della famiglia e che i soldi che non danno la felicità… mazzata finale di un’opera non lascia niente se non il rammarico di un’enorme occasione sprecata.
Darth
Di nilcoxp (del 30/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 497 volte)
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Titolo originale
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Water Horse: The Legend of the Deep
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Produzione
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USA 2007
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Regia
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Jay Russell
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Interpreti
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Emily Watson, Alex Etel, Ben Chaplin, David Morrissey, Priyanka Xi, Marshall Napier, Joel Tobeck, Erroll Shand, Brian Cox
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Durata
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110 minuti
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Trailer
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Quando ho visto i promo di questa pellicola mi sono detto: “Un’altra porcheria sul mostro di Loch Ness . Mi sono dovuto ricredere. La storia narra di un bambino che trova nell’acqua uno strano uovo, lo porta a casa e durante la notte questo si schiude. Ne nasce una sconosciuta creatura, che dotata di appetito insaziabile stabilisce una relazione di amicizia con il ragazzo. Ambientata in Scozia durante la seconda guerra mondiale, la vicenda vede nella sua prosecuzione l’avvicinarsi del conflitto bellico, le truppe militari che arrivano in casa del protagonista, e l’ospite animale sempre più grosso e sempre più difficile da nascondere. Bel fantasy che sa ben coniugare una sceneggiatura funzionale ad effetti speciali veramente notevoli e non fini a se stessi. La creatura marina che vediamo nei suoi primi periodi di vita è incredibile per rendimento e qualità grafica. Per tutta la famiglia che vuol trascorrere 110 minuti con una bella storia che scaldi il cuore (ma solo quello, perché per il resto fa già caldo cosi!). Vi piacerà. Baci lagunari a tutti
nilcoxp
Di slovo (del 28/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 698 volte)
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Titolo originale
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The Corporation
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Produzione
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Canada, 2003
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Regia
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Mark Achbar, Jennifer Abbott
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Interpreti
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Noam Chomsky, Howard Zinn, Michael Moore, Milton Friedman
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Durata
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135 minuti
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Si potrebbe cominciare con una turpe vicenda che ho appreso da questo documentario - in sintesi: una grossa multinazionale agro-bio-tecnologica statunitense mette in commercio un farmaco destinato ai bovini e finalizzato ad incrementare la produzione di latte. L’ente preposto al controllo (FDA) dà il nulla osta, diciamo senza troppi scrupoli. Tale ormone procura alle mucche una dolorosa infezione alla mammella (mastite) che determina la presenza di pus altamente infetto nel latte. Da lì la necessità di somministrare alle bestie alte dosi di antibiotici che finiscono, attraverso il latte, all’uomo (assumere antibiotici non necessari contribuisce a rendere virus e batteri sempre più resistenti). Fu realizzata un’inchiesta giornalistica che avrebbe dovuto smascherare la ‘rispettabile’ corporation ma questa riuscì a censurarla minacciando ritorsioni legali nei confronti dei responsabili del network (Fox). Il farmaco è attualmente in commercio. Di episodi simili – ordinarie orge di corruzione, ingordigia e sprechi inutili - è disseminata la storia recente: le multinazionali (o corporation) dominano il mondo economico e quindi la società contemporanea ma a fronte della loro fitta ed invadente presenza pochi hanno ben chiaro cosa siano, da dove vengano e come agiscano con esattezza, tale è stata la loro capacità di occultarsi dietro loghi rassicuranti. A chi si indigna e si domanda come sia potuto succedere consiglio la visione di "The Corporation": gli argomenti sono tanti e non sempre immediati ma i registi sono riusciti ad orchestrare bene le parti: la cronaca e le testimonianze, le varie opinioni, le pillole di storia moderna e i rudimenti di economia. Particolarmente interessante la trattazione delle origini delle corporations, tema fondamentale per capire in che modo queste emanazioni del capitalismo siano semplicemente delle aberrazioni in termini: come chiamare altrimenti entità prive di coscienza morale, il cui unico obbligo è aumentare i profitti, rendendo tutto il resto (bene pubblico, forza lavoro, ambiente e diritti) sacrificabile alla prima conveniente occorrenza? Uno spunto interessante, in risposta a questo interrogativo, è un test fittizio che accompagna l’intero film per tentare di definire la personalità della corporation (immaginandola una persona, giuridica nella fattispecie): il quadro che emerge è incontrovertibilmente quello di uno psicopatico - e di questo c'è poco da stare allegri... Gli intenti del film sono palesi, andrebbe indirizzato a chi ancora crede nel modello neo-liberista e nei suoi presunti propositi di beneficio alla pluralità. Chi è già al corrente dei pericoli del capitalismo moderno si godrà un documentario scorrevole e arguto - e ripassare certi argomenti non fa mai male.
slovo
Di Namor (del 26/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1660 volte)
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Titolo originale
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36 Quai des Orfèvres
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Produzione
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Francia 2004
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Regia
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Olivier Marchal
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Interpreti
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Daniel Auteuil, Gérard Depardieu, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino, Daniel Duval, Francis Renaud.
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Durata
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110 Minuti
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Trailer
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Una temibile e spietata banda di assaltatori di furgoni portavolori, getta nello scompiglio il corpo di polizia francese che, inerme, brancola nel buio. Per porre fine alle baldanzose azioni del gruppo che tiene in scacco le forze dell’ordine transalpine, il capo della polizia, prossimo a lasciare per un avanzamento di carriera, promette la sua scrivania a chi per primo catturerà la famigerata gang. A contendersi l’ambita promozione, sono due poliziotti da tempo rivali è che mal si sopportano, il carismatico e ben voluto capitano della BRI (Brigata d’intervento rapido) Leo Vrinks (Daniel Autiel), e l’inviso ed ambizioso capo della BRB (Brigata di repressione del banditismo) Denis Klein (Gèrard Depardieu). Una soffiata che pagherà a caro prezzo, agevolerà il capitano Vrinks nella riuscita dell’operazione, ma non avrà la meglio sul suo acerrimo rivale nell’accaparrarsi la sospirata promozione come capo della polizia. Corruzione e loschi intrighi all’interno della macchina della giustizia, fanno da sfondo all’ottima trama di “36 - Quai des orfevres”. Il titolo del film, richiama l’indirizzo nel quale ha sede il comando di polizia giudiziaria di Parigi, teatro di uno dei più grandi scandali che investì nel 1985 le forze dell’ordine della capitale francese. A dirigere ottimamente, questa storia realmente accaduta è uno dei testimoni diretti che visse quei tragici giorni, l’ex poliziotto Olivier Marchal, al quale va attribuito un dovuto plauso per averci illustrato, senza lesinare nel film, i metodi vergognosamente abietti, che vengono usati per ottenere i posti di comando. A rivaleggiarsi con una performance di grande intensità, sono due titani dell’attuale cinematografia francese, Daniel Autiel e Gèrard Depardieu, quest’ultimo, scelto in extremis per sostituire un altro titano come Jean Reno, già impegnato in un’altra lavorazione. La Golino e André Dussollier vanno a completare un buon cast per la realizzazione di questo titolo, ingiustamente sottovaluto nelle nostre sale.
Namor
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Titolo originale
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3:10 to Yuma
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Produzione
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USA 2007
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Regia
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James Mangold
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Interpreti
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Russell Crowe, Christian Bale, Peter Fonda, Gretchen Mol, Ben Foster, Dallas Roberts, Alan Tudyk, Vinessa Shaw, Logan Lerman, Kevin Durand, Luce Rains.
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Durata
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117 minuti
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Trailer
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Da bambina i film western erano la mia passione: cavalli al galoppo, i buoni, i cattivi, gli indiani, terre da conquistare, le pistole e i duelli mi hanno sempre affascinato. La mia innata curiosità non ha resistito a questa nuova versione del regista James Mangold del remake del film del 1957, tratto dal un racconto del 1953 di Elmore Leonard “3:10 to Yuma”, mi è piaciuta. Una storia semplice che regala emozioni. I protagonisti principali sono due uomini: il fuorilegge Ben Wade (Russel Crowe) sicuro di sé, spietato, senza scrupoli, intelligente e anche un po’ filosofo capo di una banda di altrettanti farabutti e malfattori che vivono sperperando il denaro recuperato rapinando banche e diligenze; il contadino Dan Evans (Christian Bale) timorato di Dio, ex combattente dell’esercito dell’Unione, onesto contadino e padre di famiglia che non riesce a trovare il modo per salvare la sua fattoria sommersa dai debiti. Il destino farà incontrare i due protagonisti. Il bandito Ben verrà catturato e Dan in cambio di una considerevole cifra di denaro, si unirà ad altri volontari guidati dal Rappresentante della società ferroviaria Grayson Butterfield (Dallas Roberts). Il gruppo è formato da un mercenario Byron McElroy (Peter Fonda), l’indisponente Tucker (Kevin Durand) , l’inesperto veterinario Doc Potter (Alan Tudyk) e il figlio maggiore di Dan quattordicenne che vuole aiutare il padre che considera un eroe premiato con tanto di medaglia e congedato anticipatamente dall’esercito poiché ferito. Questo sparuto e inesperto gruppetto di uomini dovrà scortare Ben fino alla cittadina di Bisbee a Contention e caricarlo su un treno adibito a prigione che lo porterà a Yuma in Arizona dove sarà processato dal Tribunale Federale. Iniziano così le peripezie del gruppo che con astuzie varie cercherà di sfuggire all’inseguimento della banda di Ben intenzionata a liberare e riavere con sé il loro leader. Ben Wade riuscirà a salvare alcuni dei componenti del gruppo con abilità da un’attacco Apache. Ben fuggirà ma verrà successivamente catturato e torturato da un suo acerrimo nemico impegnato a coordinare i lavori per la costruzione di binari ad opera di minatori cinesi alle dipendenze della Compagnia Ferroviaria. Dan, unitamente all’esiguo gruppo di volontari rimastogli accanto, ricambierà la cortesia a Ben salvandogli la vita aiutandolo a fuggire dal sicuro linciaggio e caparbio più che mai vuole a tutti i costi scortarlo fino all’arrivo di quel treno. Da questo momento fra Ben e Dan inizia però un dialogo le cui confidenze sveleranno il passato, i timori e alcuni segreti di entrambi. Fra loro nascerà un rispetto e una stima reciproca nonostante i loro caratteri e le rispettive vite siano diametralmente opposte e li unirà in un’inaspettata e insolita amicizia. L’obiettivo di portare a destinazione ed attendere l’arrivo di “quel treno per Yuma” si rivelerà una missione quasi impossibile: azione pura , avventura, inseguimenti, sparatorie sono garantiti fino all’ultima scena come ci si aspetta da un autentico film western. Il finale sarà sorprendente e commovente. L’amicizia fra Ben e Dan farà riflettere sui valori della famiglia e dell’amicizia stessa, mentre sarà solamente il destino a decidere la sorte finale dei due protagonisti. Un film da non perdere per gli amanti del genere e a mio semplice parere le interpretazioni valide e sentite di Russel Crowe e di Christian Bale lo hanno reso magnifico dimostrando che il fascino del western non tramonta mai. Una piccola nota personale: dedico questa recensione a una persona che molto tempo fa mi disse: “…cosa aspetti? Il Treno per Yuma?!” Quella persona in questo film avrebbe egregiamente potuto interpretare la parte di Ben: un fottutissimo figlio di puttana che nonostante tutto ricordo ancor oggi. Grazie per avermi letto ancora questa volta e non perdetevi “quel treno per Yuma”… questo però!
Louise-Elle
Di nilcoxp (del 23/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 668 volte)
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Titolo originale
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Juno
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Produzione
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USA, Canada, Ungheria 2007
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Regia
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Jason Reitman
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Interpreti
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Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons
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Durata
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92 minuti
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Trailer
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Quando Juno ad inizio film ha un rapporto sessuale con un suo coetaneo, mi sono sentito trasportare indietro nel tempo ai miei inizi…bei tempi…Per mia fortuna però la sua storia si scosta dalla mia, visto che lei rimane incinta. Così ha inizio la trama di questo film che riesce a trattare un argomento così delicato come la gravidanza di un’adolescente senza scadere nel patetico o nel melodrammatico. Si rimane su un piano realistico per tutta la durata della pellicola, aiutati in questo da una buona prova della protagonista che esibisce una parlata decisamente contemporanea e femminile. Per rendere possibile questo, i dialoghi sono stati scritti da una blogger di nome Diablo Cody, scoperta casualmente da uno dei produttori su internet. Da sottolineare la rappresentazione dei non protagonisti, i genitori su tutti, assolutamente non convenzionali e lontani dai luoghi comuni classici di queste situazioni: finalmente !!! La ragazza così decide con la sua testa di portare avanti la gravidanza, ma di cercare dei genitori che si prendano cura del nascituro. Non è un filmone, ma è meglio di tanti altri in circolazione. Una domanda per chi sa rispondermi: ma davvero le nuove generazioni parlano così? Baci bastardi a tutti
nilcoxp
Di Namor (del 19/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1300 volte)
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Titolo originale
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The Happening
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Produzione
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Usa - India 2008
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Regia
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M. Night Shyamalan
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Interpreti
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Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer Breslin, Robert Bailey Jr..
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Durata
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91 Minuti
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Trailer
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Un’inspiegabile serie di suicidi di massa senza apparente motivo, getta nello sgomento la popolazione degli Stati Uniti. Le autorità indaganti non sono in grado di fornire le giuste motivazioni per gli inconsueti gesti, il terrore ed il continuo propagarsi di questa inarrestabile sequenza di inspiegabili morti, fa presupporre che sia opera di un attacco terroristico con uso di gas chimici. Mentre intere città vengono evacuate, i suicidi si susseguono in un area sempre più vasta della nazione, intanto dagli organi competenti, vengono elaborate altre ipotesi sulle possibili cause della misteriosa strage, tra queste, un esperimento non riuscito dell’esercito o un nuovo virus studiato in laboratorio fuori controllo. Nel frattempo la popolazione sempre più in preda al panico, da inizio ad un disperato esodo verso le aree non colpite dal presunto virus, tra questi c’è l’insegnante di scienze Eliot Moore (Mark Wahlberg) il primo ad accorgersi che dietro al volto del mortale nemico non si nasconde nessun terrorista o insano scienziato, ma un avversario tanto silenzioso quanto letale che ci circonda da molto tempo…la natura! “Un’autostrada piena di auto abbandonate, senza traccia di esseri umani” da questa inusuale considerazione, il regista M.Night Shyamalan è riuscito a scrivere, dirigere e produrre il suo ultimo lavoro, “E venne il giorno” pellicola che strizza l’occhio alla ben più famosa e meritevole “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel. L’idea della natura che si ribella al genere umano, non era male come punto di partenza, peccato che col passar del tempo la storia si ammoscia più del dovuto, una pecca questa che associata al suo finale, mi ha fatto storcere non poco il naso sul giudizio di quest’opera. Con un dose maggiore di brio ed un finale alla sua maniera, Shyamalan avrebbe sicuramente scontentato un gran numero di spettatori in meno.
Namor
Di Darth (del 18/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1519 volte)
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Titolo originale
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Le Scaphandre et le papillon
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Produzione
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Francia, USA - 2007
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Regia
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Julian Schnabel
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Interpreti
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Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais, Niels Arestrup
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Durata
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112 minuti
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Trailer
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Jean-Dominique Bauby era un giornalista. All’età di 43 anni, nel 1995, mentre guidava tranquillo la sua decappottabile in compagnia di suo figlio gli venne un ictus. Dopo venti giorni di coma, Jean-Do si risveglia imprigionato nel proprio corpo, ed è qui che inizia “Lo scafandro e la farfalla”, il film tratto dall’autobiografia del giornalista afflitto dalla Sindrome locked-in. Quando Bauby si sveglia, noi ci svegliamo con lui. La telecamera sono gli occhi suoi, facciamo fatica a capire, non riusciamo a muoverli, non riusciamo a mettere a fuoco. Poco a poco comprendiamo che non possiamo muoverci, che non riusciamo a parlare… che siamo completamente paralizzati. Un occhio non funziona come si deve… ce lo debbono cucire, ci dimezzano ulteriormente il micro-mondo che ci è rimasto. Per i primi quaranta minuti, il film è questo. Noi siamo Bauby, noi siamo paralizzati. Agghiaccianti, è il termine più adatto per descrivere questi minuti, che per noi sono stati un terzo di film, mentre per l’autore circa 16 mesi. Il proseguo dell’opera è suo tentativo di tornare a vivere. Lo posizionano su una sedia a rotelle, lo portano fuori, gli insegnano lentamente a comunicare sbattendo la palpebra. Inizialmente solo per dire si o no, successivamente per poter parlare: l’interlocutore dice l’alfabeto e lui chiude l’occhio quando sente la lettera giusta. Una lettera alla volta per formare una parola. Una lettera alla volta per formare una frase. Con questo metodo, Jean-Do, ha dettato il suo libro “Le scaphandre et le papillon”. Il film di Schnabel è davvero ben realizzato (miglior regia al festival di Cannes). Ottima la scelta dell’inizio in prima persona, così da immedesimare il più possibile lo spettatore nello stato d’animo del protagonista, pilotato dalla voce fuori campo. Successivamente è da elogiare la performance di Mathieu Amalric, che con il suo occhio perennemente in movimento riesce a trasmettere sensazioni che alcuni pseudo-attori non riescono a comunicare nemmeno con l’ausilio della parola. Un film bellissimo e toccante, ma da guardare se ne si hanno le capacità ricettive. Mia madre, dopo sette minuti esatti, se n’è andata affermandomi “E poi mi critichi perché guardo Tempesta d’Amore!”… Mah…
Darth
Di kiriku (del 17/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 2751 volte)
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Titolo originale
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Naked Lunch
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Produzione
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Canada/Gran Bretagna/Giappone 1991
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Regia
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David Cronenberg
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Interpreti
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Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider
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Durata
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117 minuti
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Trailer
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Bill Lee è un aspirante scrittore devastato dall’uso di droghe allucinogene, per mantenersi fa il derattizzatore. Sia lui che sua moglie sono dipendenti dalla polvere che usa per annientare gli insetti, sostanza che li distrugge psicologicamente a tal punto che durante un “gioco” lei si ritrova una pallottola in fronte. Scosso dall’evento Bill si rifugia a Tangeri, città che nella sua mente prende il nome di Interzona. Da questo momento comincia il viaggio allucinogeno e allucinante dell’ artista che crede di essere coinvolto in un complotto alieno. Macchine da scrivere simili a coleotteri che interagiscono con il protagonista comunicando attraverso ani parlanti. Un mondo dove realtà e allucinazioni si fondono in un magma onirico apparentemente senza senso. Questo film è tratto dall’omonimo libro di William Burroughs, testo diventato ormai il manifesto della generazione beat, da alcuni suoi racconti e da alcuni spunti biografici dello stesso autore. Cronenberg ha messo su pellicola, ho almeno ci ha provato, lo stile cut-up dello scrittore americano, che consiste nel destrutturare un testo per poi rimontarlo in un modo apparentemente caotico e visionario, obbligando il lettore a trovare da se i collegamenti necessari per comprendere il tutto. Il risultato è un buon film con un' ottima sceneggiatura, come lo sono del resto la regia e la colonna sonora che vede tra l’altro alcuni interventi del trio di Ornette Coleman. Il film affronta temi particolari come l’omosessualità, i moralismi sessuali, gli stupefacenti e i loro effetti, il logorio del potere e tutte le deviazioni che questi comportano. Argomenti che ritroviamo nel romanzo ma che il regista non riesce a trasportare fedelmente su video proprio per l’ impossibilità di rappresentare lo spirito di una scrittura e di uno stile così particolari. A Cronemberg però va il merito di aver portato l’attenzione su un artista davvero importante e sul suo delirante mondo kafkiano.
kiriku
Di nilcoxp (del 16/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 640 volte)
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Titolo originale
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L'Enfant
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Produzione
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Francia, Belgio 2005
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Regia
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Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
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Interpreti
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Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Déborah François, Jérémie Segard, Fabrizio Rongione
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Durata
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95 minuti
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Trailer
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La camera incollata al volto per tutto il film non mi dà spazio per respirare, ed anch’io insieme ai protagonisti soffro e soffoco. Poco spazio poca visuale e poco futuro. I tuoi occhi mi hanno colpito di nuovo, amore vero travestito da passante, potevi andare via ma sei rimasta. Ho commesso un errore, vendere nostro figlio come ho venduto tutto intorno a noi, crederlo non mio come gli oggetti rubati e rivenduti. Tu non mi hai perdonato. Ma qui in periferia è così, niente ha valore se non il denaro, niente è veramente amore, tranne il tuo. Allora che fare? Ricomincio dall’inizio, mi devo riscattare e devo farlo in fretta. Voglio che i tuoi occhi mi colpiscano di nuovo e non per odio, qualunque sia il prezzo da pagare. Amore amore amore, vola basso ed è molto stretto, come questa camera incollata al volto che non mi fa respirare e che alla fine mi lascia una sensazione spiacevole: forse potevo darti di più, potevo fare di più, potevo dirti di più. Forse…ma io sono così e niente di più.
Un ringraziamento a "nirvanagel" per la gentile concessione.
nilcoxp
Di smarty (del 13/06/2008 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 929 volte)
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Titolo originale
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Die Geschichte vom weinenden Kamel
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Produzione
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Germania 2003
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Regia
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Byambasuren Davaa, Luigi Falorni
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Interpreti
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Janchiv Ayurzana, Chimed Ohin, Amgaabazar Gonson, Zeveljamz Nyam
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Durata
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87 minuti
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“La storia del cammello che piange” è proprio una storia e come tale deve essere raccontata e vista. Immaginate un luogo lontano dove lo sguardo si perde all’orizzonte, la steppa e la sabbia del deserto colorano la terra e l’unico suono che si percepisce è quello del silenzio e del vento. Un luogo dove non si ha né acqua corrente, né luce, né gas come nelle nostre case, dove per raggiungere la città bisogna attraversare il deserto per alcuni giorni stando molto attenti a non perdere la strada! Ma nel deserto del Gobi vivono molte famiglie spesso pastori nomadi insieme con il loro unico tesoro, i cammelli, ed è proprio di una di queste di cui si occupa questo film-documentario. Siamo in una delle regioni del sud della Mongolia e come di consueto durante la primavera la famiglia aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. Una di loro dopo un parto difficile e doloroso dà alla luce un bellissimo puledro bianco che, nonostante gli sforzi dei pastori e gli istintivi tentativi del cucciolo, la madre rifiuta negandogli il suo latte ed il suo amore. Dopo giorni di attesa si decide di inviare i due bambini della famiglia nel deserto per far venire un musicista per il rituale Hoos…… Se avrete la pazienza di leggere per tutto il tempo i sottotitoli di traduzione (il film non è doppiato) e di arrivare alla fine (80 minuti circa) scoprirete la bellezza di un popolo che ha ancora rispetto per la natura e la madre Terra, che invoca la benevolenza con gesti propiziatori e di ringraziamento, che con umiltà vive la vita di tutti i giorni scandendola con gesti semplici ma ricchi d’amore. Per chi sa cogliere la bellezza dei dettagli scoprirà la bellezza dei colori, non solo di quella dei vestiti e degli arredi, ma anche di quelli della natura, qui catturata da una fotografia strepitosa, della fierezza e della dolcezza di una famiglia, in un luogo dove ancora il senso della famiglia è indispensabile per la sopravvivenza, dove però, come in tutte le famiglie del mondo anche qui la tecnologia fa gola ai più piccoli….(vedere l’ultimo minuto del film).
Smarty
Di kiriku (del 11/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 3283 volte)
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Titolo originale
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Majo no Takkyûbin
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Produzione
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Giappone 1989
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Regia
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Hayao Miyazaki
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Interpreti
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Durata
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102 ninuti
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Trailer
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Kiki ha raggiunto l'età di tredici anni, come prevede la tradizione è pronta per diventare una strega. Per raggiungere questo traguardo deve però allontanarsi per un anno da casa, cercare una città dove non vive già una strega e cavarsela da sola. Appena le condizioni atmosferiche lo permettono, la giovane protagonista parte in sella alla sua scopa in compagnia del suo amico nonchè gatto nero Jiji. I due si dirigono verso il mare in cerca di un centro abitato che li possa ospitare. Una volta trovato il luogo dove svolgere il noviziato Kiki si troverà ad affrontare le difficoltà e le responsabilità che caratterizzano il passaggio dall'infanzia all'et'à adulta. Tratto da una storia di Eiko Kadono. "Kiki consegne a domicilio" à l'ennesimo successo di Miyazaki datato 1989. Come in tutti i suoi lungometraggi questo film affronta le tematiche a lui più care e in particolare la fase evolutiva dell'essere umano, la natura, la magia e il contrasto bene e male. La differenza di questo cartoon sta nella delicatezza con cui affronta i temi, tutto si svolge con garbo e sensibilità. Le ambientazioni come al solito sono splendide, per non parlare della straordinaria qualità dell'animazione. Ma del resto dall'inarrivabile disegnatore/regista/sceneggiatore nipponico non ci si poteva che aspettare un successo. Un film coinvolgente, pregno di fantasia ma in grado di portare l'attenzione su valori reali della vita di tutti i giorni, ma anche una festa per gli occhi grazie ad una qualità estetica ottima. A questo bisogna aggiungere una colonna sonora coinvolgente in grado, nelle scene piu´ struggenti, di emozionare. In poche parole un'opera da vedere assolutamente!
Kiriku
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19/06/2013 @ 8.22.26
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