BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di mimmotron (del 01/11/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2506 volte)
Titolo originale
Munekata kyoudai 宗方姉妹
Produzione
Giappone 1950
Regia
Yasujirô Ozu
Interpreti
Chishu Ryu, Kinuvo Tanaka, Hideko Takamine, Ken Uehara, Sanae Takasugi, So Yamamura.
Durata
112 Minuti

Dopo aver letto “L'eleganza del riccio” di Muriel Barbery, un bel libro di cui ne scriverò presto, non ho potuto far a meno, come credo molti, di guardare Le sorelle Munekata, scoprendo così che non ne esiste alcuna versione in italiano. Cosicché, augurandomi di non aver violato alcuna legge sui diritti cinematografici, mi son dato da fare e l'ho sottotitolato! Chi fosse interessato a vedere solo le scene inerenti il libro di cui sopra, può fare una ricerca su Youtube.
A chi però ama il cinema consiglio vivamente di guardarlo per intero poiché Yasujiro Ozu è un maestro della settima arte, tant'è che Wim Wenders gli ha dedicato un film documentario, Tokyo-Ga, in cui asserisce che: “Se nel nostro secolo ci fossero ancora delle cose sacre, se esistesse qualcosa come il sacro tesoro del cinema, per me questo sarebbe l'opera del regista giapponese Yasujiro Ozu”. I temi affrontati dal regista nelle sue opere potrebbero apparire molto lontani dalla nostra realtà sia nello spazio che nel tempo. Egli infatti ci mostra i cambiamenti all'interno della società giapponese successivi alla Seconda guerra mondiale, su tutti il lento declino della famiglia giapponese con la successiva perdita di tutti i valori ad essa legati, tema a mio giudizio universale e drammaticamente attuale.
In questa pellicola lo fa mettendo a confronto due sorelle, Setsuko la maggiore e tradizionalista e Mariko affascinata dalla modernità, attraverso una narrazione prevalentemente sentimentale.
Setsuko, sposata con Mimura uomo indolente e dedito all'alcol, senza venire meno al vincolo di matrimonio riallaccia i rapporti con Hiroschi, il quale le offre il suo aiuto economico per portare avanti il bar da lei gestito. Tra i due vi erano stati dei trascorsi affettivi, ma non si erano sposati solo perché entrambi non avevano trovato il coraggio di dichiararsi, poi lui si era dovuto trasferire in Francia per lavoro e lei si era quindi accasata. Mimura è però geloso di questo rapporto e coarta la moglie a rifiutare l'aiuto economico offertole con il risultato di farle chiudere la sua attività.
Mariko che da sempre ha ben conosciuto il sentimento che provava sua sorella per Hiroschi, tra l'altro contraccambiato e la propria antipatia per il cognato, classico esempio di maschilismo giapponese, si mette in mezzo riuscendo a modo suo a rivoluzionare la vita di tutti. Come è mia abitudine non amo raccontare troppi dettagli sulla trama per non privarvi della stesso coinvolgimento emotivo che mi ha pervaso guardandolo. Vi posso però assicurare che non vi pentirete di averlo visto!
Non riesco però a chiudere questa mia recensione senza citare il magistrale Ryû Chishû che interpreta il ruolo del padre delle due sorelle, anche se in questa pellicola recita un ruolo marginale.

mimmotron

 
Di Namor (del 25/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1429 volte)
Titolo originale
Les aventures extraordinaires d'Adèle Blanc-Sec
Produzione
Francia 2010
Regia
Luc Besson.
Interpreti
Louise Bourgoin, Gilles Lellouche, Mathieu Amalric, Jean-Paul Rouve, Jacky Nercessian.
Durata
105 Minuti
Trailer

L’avventurosa giornalista Adèle Blanc-Sec (Louise Bourgoin), si trova in Egitto alla ricerca della tomba del medico del Faraone, per trafugare la sua mummia e portarla a Parigi.
Da questa disperata e avventurosa spedizione, dipende la vita di sua sorella Agata, rimasta vittima d’un incidente durante una concitata partita di tennis con Adèle. Nel frattempo, un Pterodattilo nato da un uovo vecchio di 137 milioni di anni fa, imperversa sulla capitale francese mietendo terrore tra la popolazione. La sua nascita porterà ulteriori complicazioni al progetto di Adèle, quello di sottrarre alla morte la sua amata sorella.
Adèle e l’enigma del Faraone” si basa sull’eroina di carta di Jacques Tardi e a dirigere la sua trasposizione cinematografica dopo una travagliata trattativa con il suo autore, è il regista francese Luc Besson.
Non conoscendo il fumetto, non ho elementi per giudicare quanto sia fedele al personaggio originale, ma avendo visto il trailer, mi aspettavo la versione di Indiana Jones al femminile. Un paragone questo, che potrebbe anche calzare se non fosse eccessiva l’abbondanza di situazioni comiche, che sfociavano sempre e continuamente nel bizzarro, così come i suoi personaggi grottescamente caratterizzati. Per rendervi conto di quanto siano strambi, basta dare un’occhiata ai riquadri della locandina dove vi sono ritratti alcuni dei personaggi principali del film.
In Francia la pellicola avrà anche avuto il suo riscontro, considerando le origini della sua eroina, ma non sono certo che la sua fortuna continuerà nel resto del globo, poiché il film a me non è piaciuto affatto.
In poche parole a me sto film, me pare na grande strunzata!

Namor

 
Di mimmotron (del 22/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 897 volte)
Titolo originale
U-571
Produzione
USA 2000
Regia
Jonathan Mostow
Interpreti
Harvey Keitel, Matthew McConaughey, Bill Paxton, David Keith, Jon Bon Jovi.
Durata
115 Minuti

L'ultimo film di guerra che ricordavo di aver visto ambientato durante il secondo conflitto mondiale era Tora! Tora! Tora! che narrava dell'attacco dei giapponesi a Pearl Harbor. Così l'altra sera mi sono lasciato tentare e ho guardato U-571. In questa pellicola ambientata nella guerra atlantica tra i sottomarini della Germania nazista e la flotta marina degli Alleati,viene rivisitato l'episodio che portò al recupero di Enigma e i relativi documenti. Enigma era una macchina per cifrare le comunicazioni che mise in seria difficoltà gli Alleati che non riuscivano a comprendere il senso delle comunicazioni intercettate. Durante uno scontro a fuoco tra la marina inglese e un sommergibile tedesco quest'ultimo riesce a sfuggire all'affondamento, ma si suppone che sia in avaria per cui la marina americana invia un falso U-boot d'assistenza per ingannare i superstiti ed impossessarsi dell'Enigma.
Durante l'abbordaggio il sottomarino statunitense viene fatto affondare da un siluro tedesco e così i pochi uomini che si erano ormai impossessati del sommergibile tedesco si vedono costretti ad utilizzare quest'ultimo per fuggire al loro affondamento e quindi alla morte. A questo punto oltre a vari scontri a fuoco che si svolgeranno per sfuggire agli attacchi tedeschi abbiamo anche lo sviluppo dei caratteri dei vari protagonisti ed in particolar modo del comandante in seconda tenente Andrew Tyler che dopo l'affondamento del sommergibile americano si vede catapultato al comando di questo pugno di uomini e costretto a prendere tutte le non facili e necessarie decisioni per salvare le loro vite e portare a termine la missione.
Se come me siete dei nostalgici dell'epico conflitto che si combatté nei mari tra i sommergibili tedeschi e le marine Alleate questo film fa sicuramente per voi. Un altro punto a suo favore è la presenza di uno dei miei attori favoriti, ovvero Harvy Keitel, il capo motorista. Che ha inoltre il compito morale di far capire all'ex comandante in seconda, quanto sia ora necessario per loro che egli si renda conto della sua nuova posizione. Ulteriore curiosità, soprattutto personale, ho scoperto guardando questo film che il cantante Jon Bon Jovi è anche un attore (Tenente Pete Emmett). Devo inoltre aggiungere, per correttezza storiografica, che i fatti narrati si svolsero realmente durante il secondo conflitto mondiale, ma che videro come protagonisti gli inglesi. Infatti all'uscita di questo film nelle sale cinematografiche vi fu anche un piccolo contenzioso diplomatico tra Stati Uniti ed Inghilterra.

mimmotron

 
Di Angie (del 20/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1003 volte)
Titolo originale
El Secreto de Sus Ojos
Produzione
Argentina - Spagna 2009
Regia
Juan José Campanella
Interpreti
Ricardo Darín, Soledad Villamil, Guillermo Francella, José Luis Gioia, Pablo Rago.
Durata
129 Minuti
Trailer

Benjamin Esposito interpretato da Riccardo Darin, ( il più grande attore argentino del momento) è un ex funzionario della Corte di Giustizia di Buenes Aries da poco pensionato, che decide di cimentarsi nella scrittura di una storia realmente accaduta.
Lo farà attingendo dalla sua esperienza personale e soprattutto, da un caso di violenza ed omicidio contro una giovane ragazza avvenuto negli anni settanta durante il regime militare. Una esperienza lunga e problematica che l’ha visto lavorare fianco a fianco con il suo capo, la bella Irene Menendez Hastinges (Soledad Villamil), da lui segretamente amata a troppa distanza e, con il suo amico del cuore, l’intelligente e alcolizzato Pablo Sandoval (Guillermo Francelle).
Nel scrivere questa storia Esposito, riaprirà le porte del passato, ripercorrendo tutte le fasi investigative che, a distanza di tempo servirà a guardare i fatti con più obbiettività e nella speranza di poter mettere definitivamente la parola “fine” a questa ignominiosa vicenda. Esposito si reca così dalla sua bella Irene (ormai avvocato affermata) e, con la scusa di farle leggere il suo romanzo prenderà occasione di confidarle il suo amore che, non fu mai riuscito a rivelarle 25 anni fa.
Vincitore a sorpresa del premio Oscar come miglior pellicola straniera, il film argentino “Il segreto dei suoi occhi” , diretto da Juan Jose Campanella, per aggiudicarsi l’ambita statuetta ha battuto due altri film importanti come: “Il profeta” e “ Il nastro bianco”. Si dice infatti, che l’oscar alla pellicola è stato accolto in Argentina al pari di una importante vittoria della Nazionale di calcio. Il film scritto dallo stesso regista Campanella è un giallo psicologico costruito in maniera lenta e focalizzando le differenti caratteristiche dei sui personaggi. Il fulcro della storia è basato sull’omicidio di questa giovane donna, ma non manca di mostrare i sentimenti di una grande storia d’amore: un amore finito prima ancora di sbocciare, senza nemmeno il tempo di sfiorire e di morire. E una storia virtuale, fatti di sguardi, dove lei attende invano che lui dichiari il suo amore. Ma lui non si sente all’altezza della figura di donna laureata, con un ruolo sociale e professionale più alto del suo e così, rinuncia ad esprimere il suo forte sentimento verso di lei.
E un film da mille sfumature che gioca sulle atmosfere: da una parte il mito degli investigatori solitari e passionali e, dall’altra una trama sentimentale corrosa da un’atmosfera politica dittatoriale, raccontando così anche la sofferta storia dell’ Argentina di quei tempi. I segreti e il mistero che avvolgono questa storia, vengono rilevati dagli occhi dei personaggi, i veri protagonisti del film, come dice il regista stesso. E proprio dentro i loro occhi possiamo vivere le forti emozioni di cui il film di Campanella è profondamente imbevuto. E un classico che abbraccia vari generi: il noir, il thriller e, la commedia sentimentale che il regista è riuscito ad utilizzare e a mettere sullo schermo in maniera impeccabile.
La recitazione del cast capitanato dal bravo attore Riccardo Darin, ha dato una mano alla buona riuscita del film che, si è rivelato bello e accattivante tenendo lo spettatore sospeso nella sua ottima trama.
Forse le porte del passato si possono chiudere ma, certi orrori e certi dolori non si possono mai dimenticare.

Angie

 
Di Asterix451 (del 18/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1002 volte)
Titolo originale
La Meglio Gioventù
Produzione
Italia 2003
Regia
Marco Tullio Giordana
Interpreti
Con Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Jasmine Trinca, Maya Sansa, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni
Durata
360 Minuti

Italia, 1966.
I due fratelli Nicola e Matteo Carati (Luigi Lo Cascio, Alessio Boni) e i loro amici Carlo e Berto (Fabrizio Gifuni, Giovanni Scifoni) sono laureandi che si apprestano ad iniziare una nuova fase della loro vita: per consacrare il momento di transizione decidono di fare un viaggio tutti insieme, ma per loro il destino ha in serbo piani diversi. Infatti Nicola e Matteo si ritrovano a badare della bella Giorgia, una ragazza con problemi mentali rinchiusa in un istituto, che i due cercheranno di riportare alla famiglia; Carlo e Berto decideranno allora di proseguire da soli, senza restare ad attenderli.
Saranno proprio le diverse scelte intraprese durante questo viaggio a dirottarli in direzioni diverse, sempre vincolati da uno strettissimo legame di amicizia che sopravviverà agli anni ed alle apparenti opposizioni ideologiche. In un’Italia scossa dalle rivoluzioni politiche e sociali, dalle catastrofi naturali e dalle stragi di Mafia, i protagonisti riescono a mantenere comunque una coerenza di sentimento e valori.
Nicola si impegna come psicanalista nella tutela dei diritti per i malati di mente, mentre Matteo è un poliziotto introverso e solo, incapace di esprimere le proprie emozioni anche a Mirella (Maya Sansa), l’amore della sua vita; Carlo diventa un economo importante, mentre un altro amico, Vitale (Claudio Gioè) è l’operaio che perde il posto e si rimbocca le maniche, fino a diventare imprenditore.
Le vicende della famiglia Carati sono strettamente connesse agli importanti fatti di cronaca del nostro Paese che, oltre a segnare loro, attraverso la vita di ieri ci fornisce uno spaccato di ciò che siamo oggi, in balìa di contraddizioni politiche e sociali mai risolte.
Marco Tullio Giordana firma un film per la tv con i connotati di una pellicola per il grande schermo, addirittura da Festival; prodotta da Rai Fiction e destinata al piccolo schermo, dopo il successo di ascolto venne proposta anche a Cannes, aggiudicandosi il premio “Un Certain Regarde 2003”. Solo allora si decise di distribuirla nelle sale, divisa in due atti da tre ore ciascuno. Conforme ai canoni del neorealismo corale letterario, in cui i narratori sono gli stessi protagonisti, Giordana realizza una doppia storia: quella con la “s” minuscola delle persone, sullo sfondo di quella ufficiale dell’Italia che cambia; in un gioco di specchi mostra la vita vera e senza retorica della gente, che si contrappone a quella della tv nelle case, l’altra protagonista narratrice all’interno del film .
“La Meglio Gioventù” è un film atipico, trattandosi di una fiction promossa a cinema d’Autore, che conserva il meglio dell’uno e dell’altro. La ripartizione a puntate impone un ritmo un po’ lento, soprattutto all’inizio, ma la regìa ne trae un beneficio enorme a vantaggio dello spettatore, in grado di cogliere a fondo gli aspetti interiori dei protagonisti. Gli attori sono bravissimi a non scadere nella recitazione informale tipica delle fiction, pur mantenendo una naturalezza espressiva che restituisce al film un tocco di autenticità; le loro vicissitudini appassionano e commuovono, senza mai essere stucchevoli e mielose. Vengono promossi valori solidi attraverso i protagonisti, e questo permette anche ai cattivi di non esserlo mai fino in fondo: è una nota un po’ retorica, forse, ma nel contesto funge da antidoto alle vere, intollerabili ingiustizie del Paese che essi vivono.
E’ un film solido e coinvolgente, che entusiasma e commuove: lo consiglio assolutamente, senza temerne la durata; dandogli fiducia all’inizio, il film si ripagherà con gli interessi.

Asterix451

 
Di Namor (del 15/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1363 volte)
Titolo originale
The Last Airbender
Produzione
USA 2010
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Noah Ringer, Dev Patel, Nicola Peltz, Jackson Rathbone, Shaun Toub.
Durata
103 Minuti
Trailer

Sul mondo soffiano venti di guerra, da oltre un secolo la Nazione del Fuoco sotto la guida del loro signore Ozai, sta portando avanti una battaglia mortale contro le restanti nazioni tribali di Aria, Acqua e Terra. Il motivo dello scontro é sottometterli, per avere l’intero dominio sul mondo.
A contrastare il loro intento di supremazia sulle altre Nazioni, ci sono la giovane dominatrice dell’acqua Katara (Nicola Peltz) e suo fratello Sokka (Jackson Rathbone). I due, durante una fase di caccia, s’imbatteranno nell’ultimo dominatore dell’aria vivente, il giovane Hang (Noah Ringer), ovvero l’Avatar, l’unico dominatore al mondo in grado di controllare tutti e quattro gli elementi.
Attualmente Hang é capace di padroneggiare solo il suo elemento, l’aria, per la padronanza delle altre sostanze, dovrà far ricorso all’aiuto dei vari dominatori delle restanti materie. Per far ciò, si dovrà dirigere verso la prima materia da studiare, ossia il controllo dell’acqua. Inizia così il suo viaggio di apprendimento verso la popolazione dell’acqua, a contrastarlo vi sarà il Principe del Fuoco Zuko (Dev Patel), esiliato dal padre che lo ritiene indegno d’essere il suo naturale erede. Per acquisire la stima del padre, il principe dovrà catturare l’Avatar e portarlo al suo cospetto, solo così egli potrà riscattare il rispetto e far ritorno dal suo popolo.
A dirigere “L’ultimo dominatore dell’aria” é il meritevole regista M. Night Shyamalan, l’idea di portare sul grande schermo le gesta di Hang è dovuta alle figlie, che sono delle accanite fan dell’omonima serie. Il regista incuriosito da questa loro passione televisiva, per capire cosa poteva affascinarle tanto, ha cominciato a seguire l’epopea di Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko. Tale visione l’ha letteralmente stregato, ed ha deciso di farne una grande trilogia cinematografica.
Per questo ambizioso progetto il regista Indiano, si è avvalorato dei migliori tecnici creativi in circolazione, il premio Oscar alla fotografia A. Lesnie (autore della trilogia signore degli anelli), scenografia P. Messina (autore della serie Ocean), il montatore premio Oscar C. Buff (Titanic), la costumista di Harry Potter e la pietra filosofale J. Makowsky. Le musiche sono affidate al compositore J. N. Howard (Il cavaliere oscuro), gli effetti speciali non potevano essere che della rinomata Industrial Light & Magic.
Come vedete sul piano specialistico creativo, vi sono presenti nomi di prima scelta.
Per quanto riguarda il cast sono stati scelti gli attori più appropriati per questo tipo di film, ovvero interpreti che avessero padronanza anche con le arti marziali, difatti il protagonista Hang é cintura nera di Taekwondo ed è anche un eccellente atleta a livello nazionale negli Stati Uniti, dove ha vinto il campionato dello stato del Texas. Anche l’attore indiano che interpreta il Principe del Fuoco é una cintura nera di Taekwondo, medaglia di bronzo ai mondiali del 2004.
La visione della prima parte di questa trilogia non mi é dispiaciuta affatto, come apripista per i prossimi due episodi va più che bene, unico neo secondo me è l’labile utilizzo del 3D, che non crea nessun effetto a sorpresa, a parte un’unica scena dove si vede un serpente allungarsi verso lo spettatore, per il resto nient’altro che l’ottima scelta di aver cambiato gli occhiali in dotazione con un altro modello meno pesante.

Namor

 
Di Miryam (del 13/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 872 volte)
Titolo originale
The Uninvited
Produzione
USA 2009
Regia
Charles Guard, Thomas Guard.
Interpreti
Emily Browning, Arielle Kebbel, David Strathairn, Elizabeth Banks, Maya Massar.
Durata
87 Minuti
Trailer

La giovane Anna (Emily Browning), dopo un tentativo fallito di suicidio, perché aveva assistito alla morte della madre gravemente malata (bruciata viva in un incendio), viene internata in un ospedale psichiatrico per cercare di cancellare o di ricordare esattamente, quello che successe in quella drammatica notte.
Dopo dieci mesi di ricovero, Anna viene giudicata guarita, pronta a far ritorno a casa per condurre una vita serena con il padre Steven (David Strathairn) e la sorella Alex (Arielle Kebbel). Una volta tornata all’ovile, Anna, scopre un’amara verità, l’ infermiera Rachel (Elisabeth Banks), che teneva in cura la mamma malata, nel frattempo è diventata la nuova compagna di suo padre. Inutile dire che tale relazione, creerà tra le due donne un forte astio, visto che Anna è convinta che sia stata proprio Rachel ad appiccare il fuoco quella notte è che ora voglia eliminare anche lei e sua sorella, per avere il padre tutto per sé. Convinta di ciò, comincia ad indagare trascinando nelle sue ricerche anche la sorella maggiore.
Tutte queste sue convinzioni sull’ambiguo atteggiamento di Rachel, le vengono dettate dal fantasma della mamma che le appare durante il sonno, inoltre come se non bastasse, ad incrementare tutto ciò, si aggiungono delle visioni diurne o meglio incubi dove appaiono dei bambini che cercano di metterla in guardia sui malefici di Rachel.
Il film “ The Uninvited” è stato diretto dai fratelli Charles e Thomas Guard, registi al loro primo esordio come lungometraggio, in quanto si erano sempre dedicati a corti e spot pubblicitari. La pellicola è stata catalogata come horror, non sono molto d’accordo con questo perché (almeno da parte mia), non ho trovato scene spaventose da far saltar sulla sedia lo spettatore, più che altro ci sono immagini angosciose durante i vari incubi visivi della protagonista, attimi in cui non si riesce a distinguere la realtà dall’immaginazione, infatti anche il finale mi ha lasciato molto perplessa e confusa.
Tutto sommato per gli amanti di questo genere è un film piacevole, soprattutto perché non è il classico “horror” con spargimenti di sangue inutili, qui bisogna invece lavorare con la mente per cercare non tanto il colpevole… ma il movente.

Miryam

 
Di Angie (del 04/10/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1238 volte)
Titolo originale
Gran Torino
Produzione
USA 2008
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith.
Durata
116 Minuti

Clint Estwood è il regista e protagonista del film “Gran Torino”, che segna il suo ritorno come attore dopo “Million Dollar Baby”, Oscar come miglior film nel 2005.
Estwood interpreta il ruolo di Walt Kowaski, un reduce della guerra di Corea, ora ex operaio della Ford rimasto vedovo, che vive in un sobborgo di Detroit. Di carattere burbero e solitario, il grande vecchio con i suoi pantaloni ascellari e lo sputo facile, se ne sta seduto all’ombra della sua veranda con lo sguardo perso nell’orizzonte, pieno di risentimento per tutto quello che vede intorno a sé. Kowaski ha un pessimo rapporto sia con i figli che con i nipoti, che li considera avidi e comunisti ma, ciò che lo rende ancora più nervoso e suscettibile, sono i suoi vicini di casa, che hanno invaso il suo territorio: una famiglia di asiatici di etnia Hmong da lui chiamati con disprezzo i “Musi gialli”. Le sue uniche passioni oltre alla birra, sono il suo cane Daisy e un auto modello Ford Gran Torino del 1972, gelosamente custodita come una rara reliquia nel suo garage. La vita di Walt cambia il giorno in cui qualcuno cerca di rubargli la sua amata auto. Ancora splendente come il primo giorno, la Gran Torino mette a rischio la vita del suo vicino, il piccolo e timido Thao (Bee Vang), questo, quando la banda di teppisti asiatici costringerà il ragazzo a cercare di rubarla.
L’anziano pensionato capito le motivazioni di tale gesto, si ritroverà a difendere il ragazzo dai soprusi della gang, diventando suo malgrado l’eroe del quartiere, un atto che lo porterà a conquistare la gratitudine della famiglia, dando il via ad una amicizia che cambierà per sempre la sua vita. È qui che Walt, il lupo solitario, rivela il nuovo aspetto del suo animo: da patriota rinchiuso da pregiudizi radicali di razzista ottuso è diventato umano, solidale e persino felice. Si accorge di avere più tratti in comune con Thao, (il piccolo muso giallo), che con i suoi nipoti, scoprendo veramente chi gli vuole bene.
Questo è un film riflessivo, che ci fa capire come i popoli apparentemente così distanti con usi e tradizioni diversi, possano essere più vicini di quanto noi non pensiamo, anche più della stessa famiglia e di come una amicizia a volte, possa sconfiggere il razzismo. In “Gran Torino” ritornano quei temi delicati come il razzismo e i difficili rapporti tra genitori e figli, che fanno diventare il film uno dei maggior successi, tra quelli diretti dal grande Clint. E proprio vero che Clint Estwood, non smette mai di stupirci.
Il mito dell’America di frontiera, vincitore di 4 Oscar, il rude cow boy, il cinico Callaghan che comunica solo attraverso la sua 44 Magnum, lo vediamo in “Gran Torino” nella sua stupenda immagine come un guerriero a riposo che sceglie la pace, dove anche qui (come in Million Dollar Baby), mostra il carisma del padre che sa ancora educare.
Una visone direi da non perdere, non solo perché Clint annuncia che potrebbe essere la sua ultima interpretazione ma, contiene un magnifico epilogo di una riflessione sulla violenza e la vendetta, e di come abbia educato il giovane discepolo all’onesto sudore delle mani. Mani, che non impugnano armi, rinunciando lui stesso a ogni aggressività, sacrificandosi in nome dei valori di una convivenza pacifica, togliendo il disturbo come un seguace di Gandhi.

Angie

 
Di mimmotron (del 27/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 912 volte)
Titolo originale
El topo
Produzione
Messico 1970
Regia
Alejandro Jodorowsky
Interpreti
Alejandro Jodorowsky, Jacqueline Luis, Mara Lorenzio
Durata
123 Minuti

El Topo di Alejandro Jodorowsky rappresenta una pellicola solitamente iscritta nel genere cinematografico come western, ma in realtà si tratta di una miscela di surrealismo, misticismo e violenza. Personalmente ritengo che a parte l'abbigliamento e le scenografie in cui si muovono i personaggi nient'altro lo possa ricondurre al genere sopra citato. Con questo non voglio dire che non sia un bel film, anzi, si tratta di un cult movie che uscito nel 1970 ha avuto tra i suoi ammiratori personaggi come John Lennon, David Lynch, Marilyn Manson e Franco Battiato. Il regista, autore oltre che di cinema anche di teatro e di fumetti è un personaggio incredibile di cui sono anch'io un grande estimatore e proprio per questo mi sono deciso a scrivere la recensione di questa sua opera. Il film si può dividere in due parti dove nella prima El Topo è un pistolero che durante il suo pellegrinare incontra una donna di cui si innamora e che lo convince a battersi contro quattro maestri pistoleri che con l'astuzia e una dose di fortuna riesce a sconfiggere.
Ritornato dopo questa missione dalla sua compagna cade egli stesso vittima della donna. Rimasto ferito viene salvato da un gruppo di uomini deformi che lo portano con loro a vivere all'interno di una montagna. Qui inizia la seconda parte dove dopo un lungo periodo di guarigione anche spirituale il nostro protagonista decide di aiutare questa comunità di emarginati ad uscire allo scoperto. Il cambiamento del protagonista ci viene rappresentato simbolicamente attraverso l'abbigliamento, dove inizialmente con abiti classici da cowboy completamente di nero e con la barba, appare ora con indumenti che ricordano molto un monaco buddista, oltre ad essere completamente rasato come essi.
Vicino alla caverna dove vivevano i deformi vi è un villaggio popolato da una setta di fanatici ed in questa comunità presta servizio come parroco il figlio di El Topo.
Quando dopo un lungo periodo di lavoro i deformi riescono ad aprirsi una via di fuga dal ventre della montagna vengono accolti dagli abitanti del villaggio armi in mano e massacrati. Questo produce una reazione da parte di El Topo che a sua volta uccide tutti gli abitanti e conseguentemente si immola dandosi fuoco come molte volte hanno fatto i monaci buddisti.
Questa è una pellicola molto difficile e solo se si è dei veri appassionati della settima arte, proprio per l'importanza che essa riveste nella sua evoluzione, ne consiglio la visione. L'utilizzo poi di persone mutilate è stato per me shoccante. Vi voglio solo descrivere una di queste creature, anzi due, quella forse più suggestiva. In pratica si trattava di un uomo che privo delle braccia portava sulle sue spalle un nano privo a sua volta delle gambe. In pratica due uomini che solo unita tra loro hanno due gambe e due braccia!

mimmotron

 
Di Asterix451 (del 20/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1092 volte)
Titolo originale
Killshot
Produzione
USA 2009
Regia
John Madden
Interpreti
Diane Lane, Mickey Rourke, Thomas Jane, Rosario Dawson, Joseph Gordon-Levitt.
Durata
84 Minuti

Nella penombra di una camera a pagamento, il trillo incessante del telefono risveglia un uomo dal suo incubo: si tratta del Falco (Mickey Rourke), un sicario mezzosangue al soldo della criminalità organizzata; all’altro capo dell’apparecchio c’è chi lo ingaggia per un nuovo lavoro, l’esecuzione di un anziano boss che non ha più l’appoggio dei suoi.
Come previsto dal suo protocollo d’azione, che prevede ordine e cancellazione di tracce e testimoni, il Falco elimina il bersaglio e la donna che si trova con lui… questa volta, però, la sua perizia gli si ritorce contro, perchè lei è anche l’amante del mandante dell’omicidio, che ora cerca vendetta.
Mentre il killer fa perdere le sue tracce nella comunità indiana in cui è cresciuto, si imbatte in un giovane sbandato che tenta di rapinarlo, Richie Nix (Joseph Gordon-Levitt), in cui rivede il temperamento del fratello minore finito in carcere.
Tra i due si instaura una sorta di amicizia, consolidata dagli intenti criminali: il Falco decide infatti di affiancare Richie in una estorsione ad un imprenditore immobiliare, proponendosi come “tutor”, m l’inizio dell’apprendistato si rivela un buco nell’acqua. Al posto dell’imprenditore, i due si scontrano con Wayne Colson (Thomas Jane), un operaio verace che si trova in quell’ufficio per caso, dove lavora anche sua moglie Carmen (Diane Lane). Lui li prende a sprangate e lei incrocia lo sguardo del Falco, diventando così una testimone scomoda. Per l’FBI non è difficile capire di chi si tratti, pertanto i coniugi vengono trasferiti ed inclusi nel programma di protezione testimoni. Vivendo sotto falsa identità, Wayne e Carmen affrontano sia i pericoli che le problematiche del loro divorzio. Sulle loro tracce ci sono il Falco e Richie, ma il loro sodalizio è minato da torbide incongruenze, anche a causa della donna che il ragazzo frequenta (Rosario Dawson).
Pistolettate, lunghi silenzi ed una colonna sonora da duello sono il contorno della trasposizione cinematografica di un romanzo noir di Elmore Leonard, di cui è anche produttore. Nell’era della chirurgia “anti-estetica” tornano in voga le maschere, come nei teatri dell’antica Grecia: così Mickey Rourke propone un personaggio inespressivo e silenzioso, appiattito dalla sua fisionomia immobile, una barriera che impedisce alla personalità complessa e travagliata del Falco di emergere.
John Madden (“Shakespear in Love”) realizza un film poco attuale, con una scena iniziale che ricorda “C’era una volta in America”; troppo lento per essere un film d’azione, è privo anche dello spessore di un thriller (come “Ore Disperate”, di Cimino ma sempre con Mickey Rourke). L’unica scena che scaccia il torpore (per il botto, non per la sorpresa), è quella del chewingum calibro 45. Thomas Jane (ex Punitore) è appesantito dai chili, ma tiene testa ad un sicario professionista come fosse ancora… il Punitore. Gordon-Levitt (il giovane prostituto di “Mysterious Skin”) fa il duro senza averne lo spessore, mentre a Diane Lane tocca un ruolo riscaldato al vapore, con qualche scena in slip e canotta. Battute infantili per Rosario Dawson, svampita ragazza dei quartieri malfamati con una passione sfrenata per Elvis The Pelvis. C’è solo una domanda che tiene incollati allo schermo fino alla fine: Wayne e Carmen torneranno insieme?
John Madden preferisco ricordarlo per “Shakespeare in Love”, e Mickey Rourke per film come “Angel Heart” o “Johnny il Bello”, “L’Anno del Dragone” e “Nove Settimane e ½”, oltre al recente “The Wrestler”. “Killshot” è un film che si lascia guardare quando non c’è altro da vedere e nulla di meglio da fare (come usava quando la TV non c’era).

Asterix451

 
Di Namor (del 17/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1442 volte)
Titolo originale
The Expendables
Produzione
USA 2010
Regia
Sylvester Stallone
Interpreti
Sylvester Stallone, Jason Statham, Jet Li, Dolph Lundgren, Eric Roberts.
Durata
103 Minuti
Trailer

La CIA sotto la direzione del misterioso Curch (Bruce Willis), ingaggia un valoroso gruppo di mercenari capitanato dal datato Barney Ross (Silvester Stallone). La loro missione è quella di detronizzare il violento dittatore dell’isola di Vilena, il generale Gaza (David Zayas) reo d’essere in combutta con un l’ex funzionario della CIA Monroe (Eric Roberts).
I due sono soci in affari, il loro business celato sotto il più autorevole regime militare é dedito alla coltivazione di stupefacenti con largo smercio su scala mondiale. A porre termine al losco traffico senza mezze misure, ci penserà Barney ed il suo manipolo di efficienti eroi. Ispiratosi ad “I mastini della guerra”, Stallone scrive dirige ed interpreta il suo nuovo ed ultimo film “I Mercenari - The Expendables ”.
Per formare il gruppo dei Mercenari, Sly arruola le icone degli ultimi action movie come: Jason Statham e l’orientale Jet Li. A completare il gruppo vengono assoldati il campione di arti marziali miste Randy Couture, l’attore televisivo ex asso del football Terry Crews ed il suo amico di lunga data l’attore svedese Dolph Lundgren, ovvero l’Ivan Drago di “Rocky 4”.
La pellicola si arricchisce della presenza sedentaria di Mickey Rourke, più i camei gratuiti di Shwarzenegger e Willis, che hanno devoluto l’intero cachet in beneficenza. Discorso diverso per Eric Roberts, a lui è toccato recitare per tutto il film, visto che ricopre il ruolo del cattivo. Parlando sempre di cattivi, è presente anche l’ex campione di wrestling Steve Austin.
Inizialmente Stallone aveva pensato a reclutare attori come: Ben Kingsley, Forrest Whitaker ed il rapper 50 Cent. Ma poi, non ritenendoli consoni a questo genere di pellicola ha cambiato direzione.
Il Film negli Stati Uniti é andato alla grande ai botteghini, classificandosi al primo posto nel primo weekend con 40 milioni di dollari, relegando la nuova pellicola di Julia Roberts al secondo posto con 23 milioni. Visto il buon risultato, Sly si é munito di carta e penna (Stallone scrive senza l’ausilio del pc) per iniziare la sceneggiatura del prossimo episodio.
Permettetemi di elargire un consiglio, fossi in lui nel sequel, ridurrei le sue perfomance, offrendo allo spettatore un ruolo secondario e darei più spazio a livello di azione ai più quotati e anagraficamente validi Statham e Li.
A coloro i quali, come me, sono cresciuti a pane e Stallone, la pellicola non dispiacerà di certo, visto anche la nutrita presenza di altri pregevoli action hero.
Certo che vedere il mio idolo di gioventù a 64 anni cimentarsi ancora in certi ruoli, mi invoglia a far parte del suo gruppo di mercenari e sostenerlo con tutto il mio affetto.
Se dovessi proprio rivolgergli un rimprovero, lo farei indirizzandolo alle scene di combattimento, risultano troppo concitate per godere delle meravigliose tecniche portate da attori marzialisti come Statham e Li.

Namor

 
Di Namor (del 09/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1118 volte)
Titolo originale
Law Abiding Citizen
Produzione
USA 2009
Regia
F. Gary Gray
Interpreti
Jamie Foxx, Gerard Butler, Leslie Bibb, Bruce McGill, Colm Meaney.
Durata
108 Minuti
Trailer

L’improvvisa intrusione di due malviventi con lo scopo di rapinare l’interno di un’abitazione, si rivelerà un’immane tragedia per il pacifico Clyde Shelton (Gerald Buttler). L’efferatezza messa in atto da uno dei due rapinatori, porterà alla morte sia la moglie che la piccola figlia, il tutto sotto gli occhi dell’inerme capofamiglia.
La cattura ed il conseguente processo con la condanna dei due delinquenti, non appaga le giuste aspettative di giustizia a cui Shelton aspirava. Scoprirà in seguito che la mite pena ricevuta dall’autore dei delitti è frutto di un’ indegno accordo con l’ambizioso magistrato Nick Rice (Jamie Foxx).
A dieci anni di distanza quando tutto sembrava dimenticato, ecco che arriva come un flagello biblico la giusta sanzione per i responsabili della morte dei suoi cari. A pagare a caro prezzo, non saranno solo gli autori materiali di quel tremendo crimine ma anche, e soprattutto, l’intero sistema giudiziario reo, di non avere assolto in pieno al suo dovere.
Vendetta e giustizia corrono di pari passo nel coinvolgente “Giustizia Privata”, una tematica questa che è da sempre il fulcro di molti action movie, valevoli o meno sotto il profilo della qualità del prodotto. Una buona parte di questa essenziale caratteristica è egregiamente presente in questo film, grazie alla spettacolarità adottata dal protagonista per ottenere la sua legittima vendetta.
Buttler da una parte e Foxx dall’altra si fronteggiano con coinvolgente credibilità, appassionando lo spettatore fino alla fine della pellicola e portandolo a schierarsi al fianco di Buttler, in questa giusta crociata verso il mal operato delle istituzioni giuridiche.
Se avete voglia d’azione con una buona sceneggiatura e due buoni attori, questo è il film che fa per voi.

Namor

 
Di Angie (del 06/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1458 volte)
Titolo originale
Awake
Produzione
USA 2007
Regia
Joby Harold
Interpreti
Hayden Christensen, Jessica Alba, Terrence Howard, Lena Olin, Christopher McDonald.
Durata
84 Minuti

Vi è mai capitato di trovarvi in una sala operatoria e per un attimo essere preoccupati per la paura che l’anestetico non funzioni?
A me è successo. Il mio primo pensiero è stato: speriamo che aumentino la dose e che non senta nulla!
Voi cosa fareste se vi trovaste vigili ma, incapaci di muovervi e di esprimervi in qualsiasi modo durante l’operazione? Sapreste usare l’unica arma che vi resta per sopravvivere: “La vostra mente”? Questa è l’improbabile esperienza di un giovane manager, affetto da problemi cardiaci in procinto di operarsi.
Clayton Beresford Jr. ( Hayden Christensen,) è un ragazzo che sembra avere tutto dalla vita: una bellissima fidanzata Samantha Lockwood (Jessica Alba), una madre Lilith (Lena Olin) che lo adora è una florida attività che gli consente di avere tutto il danaro, che un giovane uomo potrebbe mai desiderare.
Invece, la vita di Clay è molto lontana dalla felicità, in quanto per problemi cardiaci dovrà sottoporsi ad un delicato trapianto di cuore. Sarà proprio il suo più caro amico, il cardiologo Jack Harper ( Terrene Howard), ad occuparsi della sua operazione, nonostante il parere contrario di sua madre Lilith, che ad operare il figlio vuole che sia il Dot. Neyer, uno dei massimi cardiologi del paese.
Clay, incurante delle pressioni di sua madre, decide che sia proprio il suo fidato amico Jack a trapiantargli il nuovo cuore.
Durante l’operazione accade un fatto molto strano: Clay, nonostante sia sotto anestesia, prova tutte le sensazioni fisiche dell’intervento in corso, aprendogli le porte di un terribile incubo da vivere, poiché oltre a provare dolore fisico, lui è in grado di ascoltare le voci dell’equipe medica, cosa che gli farà conoscere una inaspettata e amara verità sulle persone a lui care.
Improvvisamente la fiducia e l’amore crolla inesorabile… l’unica cosa di vero che gli resta al mondo è l’amore incondizionato di sua madre.
Non aggiungo altro (forse ho già detto troppo) per non svelare ( per chi non avesse ancora visto la pellicola), la curiosità di dare uno sguardo a “Awake”.
La trama mi è piaciuta, sia per il complotto che si sta tramando alle spalle del giovane, sia per l’esperienza extrasensoriale vissuta dal ragazzo che, come il titolo aveva già anticipato, si ritroverà a vivere un’anestesia cosciente. Nella prima parte del film, vi sono momenti di vera tensione e anche colpi di scena non indifferenti (come ogni vero thriller che si rispetti dovrebbe fare), mantenendo acceso l’interesse dello spettatore. Il finale a mio parere è un po’ scontato e frettoloso, qui il regista cerca in tutti i modi di emozionare il pubblico con la lacrima facile, nel consueto rapporto madre-figlio.
Ad ogni modo lo reputo un buon film da visionare, augurandosi di non trovarsi mai nella stessa situazione di Clayton.
Una piccola raccomandazione per chi avesse in previsione (mi auguro nessuno) un intervento, ed è preoccupato di ciò, non consiglio la visione di “Awake – Anestesia Cosciente”, poiché in vista dell’operazione potrebbe provocarvi uno stato di maggior tensione .

 Angie

 
Di Namor (del 03/09/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1672 volte)
Titolo originale
Pandorum
Produzione
USA - Germania 2009
Regia
Christian Alvart
Interpreti
Dennis Quaid, Ben Foster, Cam Gigandet, Cung Le, Antje Traue.
Durata
108 Minuti
Trailer

Il caporale Bower (Ben Foster) insieme al tenente Payton (Dennis Quaide), sono rinchiusi in una camera ipersonno a bordo dell’astronave Elyseum. Al loro risveglio i due, come prevede il regolamento, dovrebbero dare il cambio all’equipaggio in loco, che si sta occupando di portare l’astronave sulla nuova terra promessa, ovvero il pianeta Tetys. Riprese con non poca fatica, le loro facoltà, i due si rendono subito conto che sulla nave spaziale inaspettatamente buia e priva di personale, c’è qualcosa che non va.
Con la memoria che ancora tarda a rinvenire del tutto, Bower decide di andare all’avanscoperta per vedere e capire la strana anomalia che regna sull’Elyseum.
Con l’ausilio radio del tenente Payton, il caporale Bower, si avventura lungo le condutture di ventilazione per far ripartire il reattore, in modo d’avere l’energia occorrente per ripristinare i comandi di bordo. Una volta fuori dall’abitacolo del loro risveglio, il caporale non tarderà a scoprire l’agghiacciante causa dell’assenza degli occupanti all’interno di una navicella capace di contenere 60.000 passeggeri.
Durante il tragitto che lo separa dal generatore, Bower avrà modo di incontrare gli autori del claustrofobico scenario in cui si trova. Gli Hunters, una spietata razza predatrice che ha fatto dell’Elyseum, il suo naturale habitat dove vivere e proliferare cibandosi dei suoi sfortunati ed ignari viaggiatori.
Bower, con l’ausilio degli unici due sopravvissuti a bordo, il guerriero Manh, impersonato dal Vietnamita quattro volte campione del mondo di Karate Cung Le e la letale biologa di bordo Nadia, interpretata dall’attrice Tedesca Antje Traue, dovranno affrontare più d’una insidia per arrivare ad attivare il generatore ed uscire vivi da questo angoscioso incubo.
Un’uscita estiva nelle nostre sale abbastanza gradita, questo “Pandorum” diretto dal regista Christian Alvart, il quale si avvale delle prestazioni di Dennis Quaide e Ben Foster, nei ruoli dei due astronauti protagonisti. Più che discrete le ambientazioni claustrofobiche, ottenute in una centrale elettrica abbandonata di Berlino, così come la realizzazione è le movenze nei combattimenti degli Hunters.
Film godibile se non si alzano le pretese, vi ricordo che è un titolo che fa da apripista alla prossima stagione cinematografica… quindi prendetelo per quello che è!

Namor

 
Di mimmotron (del 23/07/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1094 volte)
Titolo originale
Il Pap'occhio
Produzione
Italia 1980
Regia
Renzo Arbore
Interpreti
Diego Abatantuono, Roberto Benigni, Andy Luotto, Mario Marenco, Luciano De Crescenzo.
Durata
101 Minuti

Ieri sono entrato nella videoteca dove abitualmente mi reco ad affittare i film (Video Dreams) e mi sono accorto dell'uscita in versione restaurata de Il Pap'occhio. Una pellicola che merita assolutamente di essere vista, bene inteso, se si voglio fare delle risate attraverso una comicità che definirei “vintage”. A Renzo Arbore, reduce dal successo de L'altra domenica, venne infatti proposto di girare un film e con tutta la sua compagnia si gettò in questo nuovo progetto, era infatti un esordiente alla regia cinematografica, con un'idea che a quei tempi gli costò il ritiro della pellicola dalle sale “per vilipendio alla Religione Cattolica e alla persona di S.S. il Papa”.
La trama del film infatti si sviluppa sull'idea del Papa di creare una televisione vaticana per attirare le nuove generazioni sempre più distanti dal Cattolicesimo e decide di affidarne la direzione artistica a Renzo Arbore che interpreta se stesso, come d'altronde buona parte dei protagonisti. Il tentativo da parte di Arbore di creare una televisione del vaticano troverà l'opposizione surrettizia a questa idea del Papa del cardinale Richelieu al qual si alleerà Roberto Benigni (coartato dalla madre) che per trenta gettoni telefonici farà in modo, poi pentendosi, di far naufragare questo progetto. Credo che vi siate subito accorti della citazione ad un fatto noto della Bibbia che come di molti altri è impregnata questa pellicola anche se per la maggior parte di altro genere come il cinema, la musica, la letteratura, la politica e lo sport.
Sono presenti come protagonisti oltre ad Arbore e Benigni, Abatantuono, Isabella Rossellini, Andy Luotto, Mariangela Melato, Martin Scorzese e molti altri ancora ognuno dei quali recita una piccola parte all'interno di questo improponibile programma di cabaret all'interno del palinsesto della tv vaticana. Sicuramente le scene che hanno come protagonista Benigni sono quelle di maggiore spessore artistico tra le quali, imperdibile, il suo monologo con Dio sopra un impalcatura utilizzata per il restauro della Cappella Sistina. E con la tavolozza in mano, immagina un improbabile conversazione tra Dio e Carlo Marx presso il quale quest'ultimo giunge con l'avvento del Giudizio Universale. Considerato che durante la sua vita sostenne la non esistenza di Dio come punizione dovrà lavorare presso la portineria e essendo Dio in quel periodo molto impegnato dovrà dire a tutti quelli che lo cercano “Mi dispiace Dio non c'è”. Ovviamente non manca il tormentone, tanto caro ad Arbore, che si realizza ogni qual volta gli uomini di Chiesa gli dicono: “Il Signore sia con voi”. Per cui lui se la prenderà con Mario Marenco che è sempre staccato dal gruppo che si muove invece compatto all'interno della Città del Vaticano.

mimmotron

 

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Di #LouiseElle
Anche questo titolo ...
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Di Namor




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