BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 21/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1022 volte)
Titolo originale
Fuk sau
Produzione
Hong Kong - Francia 2009
Regia
Johnnie To
Interpreti
Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong Chau-Sang, Lam Ka Tung, Lam Suet.
Durata
108 Minuti
Trailer

Tre sicari irrompono in una casa sparando all’impazzata nell’intento di uccidere un uomo, riuscendoci, la moglie spaventata scappa al piano superiore con i due figli, li chiude nell’armadio e con la pistola in pugno attende l’imminente arrivo dei tre. Nell’inevitabile scontro a fuoco, la donna cade sotto i letali colpi sparati dai tre killer, i quali a loro volta si accorgono di essere osservati dai due ragazzini nascosti nella stanza, lo spietato omicida per non lasciare scomodi testimoni, li fredda senza alcuna pietà.
Questa dura e spietata mattanza, è la sequenza iniziale del film “Vendicami”, diretto dal prolifico regista Cinese Johnnie To, conosciuto anche con il soprannome del Jerry Bruckheimer di Honk Kong, per la sua innata capacità nel settore cinematografico, protagonista in questa pellicola anche nella fase di produzione.
Il 66enne cantante e attore francese Johnny Halliday, presta il suo martoriato viso al protagonista di questo piacevole noir orientale, nel quale avrà il compito di soddisfare la richiesta della figlia scampata al massacro, vendetta, per lo sterminio della sua famiglia. Per portare a termine la giurata ritorsione, il padre assolderà tre affidabili killer, i quali lo aiuteranno a scoprire esecutori, mandante e motivazioni della strage.
Come ripeto, il film è un buon noir orientale con atmosfere cupe e piovose alla “Blade Runner”, Hallyday non dispiace affatto nelle vesti del vendicatore, il resto del cast in gran parte cinese, adempie più che bene al proprio compito.
Pellicola senz’altro da annotare per una prossima visione… se non l’avete già fatto!

Namor

 
Di slovo (del 17/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1587 volte)
Titolo originale
Sengoku Majin GoShogun: toki no ihôjin
Produzione
Giappone 1985
Regia
Kunihiko Yuyama
Durata
88 minuti

Si potrebbe dire: più che il mecha, poterono i protagonisti. E se può sembrarci inusuale un film d’animazione intitolato a Goshogun in cui il robot viene a malapena citato, una trama incentrata sui 6 personaggi principali (Remy Shimada in particolare) acquista senso se consideriamo che in Giappone l’alchimia delineata tra di loro fu il vero motivo del successo della serie.
“Goshogun Etranger” non è il classico final movie realizzato per rimediare ad una conclusione sgradita ai fans o per cavalcare il successo di un merchandise, in effetti si può apprezzare anche senza conoscere la serie, tanto i riferimenti ad essa sono didascalici e tanto ne è distante cronologicamente. Ne recupera però l’elemento chiave: le relazioni tra i personaggi, decontestualizzati e parzialmente rivisitati nei loro retroterra.
La storia si svolge 40 anni dopo la fine della guerra tra Veleno Nero e Good Thunder. Remy si sta dirigendo ad una rimpatriata con gli ex-compagni Shingo e Killy ma dopo una serie di inaspettati eventi, rimane vittima di un incidente. Date le circostanze, anche i tre ex-generali di Veleno Nero (Bundle, Kernagul e Cuttnal) ormai dediti ad altre cause, si riuniranno attorno al letto in cui è ricoverata la sventurata donna, che oltretutto sta fronteggiando le fasi terminali di un morbo incurabile e può contare su bassissime probabilità.
Intrappolata nel coma, Remy si trova proiettata in una sorta di avventura onirico-spirituale, metaforicamente ambientata in una cittadella (di ispirazione mediorientale) in mezzo al deserto, da cui cercherà di fuggire assieme e con l’aiuto dei suoi amici.
La resistenza che incontrerà da parte degli abitanti del luogo, un’orda di “fedeli” estremisti del dio-fato, rappresenta allegoricamente il contrapporsi delle due possibili scelte: rassegnarsi al volere del destino oppure combatterlo, ostinatamente, fino alla fine. Durante il suo sogno Remy sceglierà la seconda strada… come del resto ha fatto per tutta la vita.
Realizzato impeccabilmente, caratterizzato da un delizioso “segno” anni’80 e da una colonna sonora sempre ben aderente alle scene, non fallisce nel dipingere il ritratto di una donna e la sua tenace resistenza al destino avverso. Non solo: è anche un commovente inno all’amicizia e al valore da dare alle persone che tengono insieme il proprio universo.
"Goshogun Etranger" è un anime poetico ed emozionante che mi ha fatto ricordare il perché ho sempre avuto un debole per l’animazione giapponese di qualità.

slovo

 
Di Namor (del 14/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1291 volte)
Titolo originale
The Crazies
Produzione
USA, Emirati Arabi Uniti 2010
Regia
Breck Eisner
Interpreti
Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson, Danielle Panabaker, Christie Lynn Smith.
Durata
101 Minuti
Trailer

La quiete di una partita di baseball, viene interrotta da un uomo che avanza minaccioso verso il campo di gioco imbracciando un fucile, a sua volta lo sceriffo David Dutton (Timothy Olyphant), gli va incontro per esortarlo a consegnare l’arma prima che qualcuno si faccia male. Ma da parte dell’allucinato contadino non vi è nessuna risposta, se non quella di puntargli contro il suo fucile. Messo alle strette il tutore della legge si vede costretto ad aprire il fuoco, uccidendolo davanti agli atterriti spettatori.
Questa non é che l’inizio di una follia collettiva che si sta velocemente diffondendo in città. Durante una perlustrazione per scoprire l’eventuale causa di questo strano fenomeno, lo sceriffo ed il suo vice, avvistano il rottame di un aereo in fondo al lago, i due capiscono che la probabile causa di questa anomala ondata di squilibrio generale è dovuta sicuramente al carico fuoriuscito dal velivolo durante l’impatto.
Il repressivo intervento dell’esercito, isola con la forza l’ignara cittadina, impedendo ai suoi abitanti di scappare altrove ed evitare così la diffusione del virus Trixie; un pericoloso batterio trasmettitore di rabbia, ideato dalle milizie come futura arma batteriologica.
La città verrà distrutta all’alba” è il remake dell’omonimo titolo del 1973 di George A. Romero, il grande regista è presente anche qui come produttore esecutivo.
Dopo aver visto le immagini del trailer sulle note della bellissima “Mad World” di Gary Julies, ero rimasto positivamente colpito da questo perfetto connubio di immagini e musica, quindi mi ero ripromesso di andarlo a vedere sperando di assistere alla visione di un valido titolo Horror, che fosse capace di trasmettere quel dovuto pathos ormai latente da molto tempo in questo genere di pellicole.
Dopo averlo fatto, ho constatato che sono stati molto più bravi col trailer più che con il film, questa è l’ennesima prova che un trailer ben confezionato, si rivela quasi sempre una buona esca per portare spettatori al cinema.
Ad ogni modo la pellicola non demerita, ma non eccelle neanche in fatto di realizzazione, visto la completa assenza di nuovi spunti narrativi. Il film anche se un gradino sotto a questi, lo si può benissimo accostare ai vari titoli virologici come: “28 settimane dopo” e “Io sono leggenda”.
Anche se non vi sono nomi altisonanti, la performance del cast risulta più che soddisfacente, peccato per quella carenza di suspense, avrebbe reso certamente migliore il mio giudizio su questa pellicola.

 Namor

 
Di smarty (del 12/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 953 volte)
Titolo originale
Watching the Detectives
Produzione
USA 2007
Regia
Paul Soter
Interpreti
Cillian Murphy, Lucy Liu, Jason Sudeikis, Callie Thorne, Michael Panes.
Durata
92 Minuti

Neil (Cillian Murphy), giovane proprietario di una piccola videoteca di nicchia, vive le sue giornate guardando i vecchi film con i suoi amici fanatici o in casa davanti al televisore. Paragona episodi della sua vita a scene di film famosi e trascorre il tempo in una monotona tranquillità quotidiana.
Un giorno nel suo negozio entra Violet (Lucy Liu), ragazza attraente e con la battuta sempre pronta, che stravolge la vita del povero ragazzo dimostrandogli che la realtà è di gran lunga più esilerante di quella dei film coinvolgendolo in un crescendo di avventure pazzesche (“Preferisco vivere una vita avventurosa invece di stare incollata alla TV”).
Neil abituato ai suoi schemi di vita viene catapultato in una dimensione in cui il confine tra vita e finzione si fa sempre più sottile portando il povero ragazzo al limite dell’esaurimento nervoso (“Per conoscer veramente qualcuno devi riuscire a beccarlo quando meno se lo aspetta”).
Ogni scena è girata in modo che non si capisce se sia un altro scherzo architettato da Violet o se invece sia la realtà, lasciando non soltanto il protagonista, ma anche chi sta guardando il film con il dubbio di scoprirlo. Niente è scontato e il risultato è molto divertente.

Smarty

 
Di Angie (del 10/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1351 volte)
Titolo originale
The Princess and the Frog
Produzione
USA 2009
Regia
Ron Clements
Interpreti
Oprah Winfrey, John Goodman, Keith David, Jim Cummings, Jenifer Lewis
Durata
97 Minuti
Trailer

Dagli stessi creatori della “Sirenetta e Alladin” (John Musker e Ron Clemens), la Walt Disney torna all’animazione tradizionale, con i disegni fatti a mano e al musical degli anni 90 che, da sempre hanno caratterizzato i loro lungometraggi, per raccontare una nuova e straordinaria avventura: “La Principessa e il Ranocchio”.
Sullo sfondo della magica New Orleans, tra gli sfarzosi viali del quartiere francese e gruppi di musicisti jazz lungo le loro strade, nasce una storia indimenticabile che ha per protagonisti la bella Tania, ragazza dalla pelle scura indipendente e intraprendente, che dedica la sua vita a realizzare il suo sogno, quello di aprire un ristorante tutto suo. A lei non le interessa di divertirsi e non è per nulla eccitata dell’arrivo in città del sovrano Naveen, il principe trasformato in ranocchio che vuole disperatamente tornare umano. Ma l’ineluttabile e dovuto bacio da copione, cambierà il destino di entrambi, trasportandoli in una incredibile avventura attraverso le paludi della Louisiana.
Ad accompagnarli nel loro avventuroso viaggio, vi sarà un caleidoscopio di simpatici personaggi, tra cui la goffa lucciola Ray e l’alligatore musicista Louis. Grazie al loro aiuto andranno alla ricerca di Mamma Odie, una maga che dovrebbe riuscire a spezzare il malefico incantesimo. Ma Faciler, il perfido stregone autore del maleficio è in agguato…
Dopo le meraviglie tridimensionali della Pixar, la Disney (finalmente) con questo nuovo cartone, torna alla classica favola in 2D, privi di effetti speciali come ai vecchi tempi. Ripresentandoci quei bei film colmi di magia e di colori, non troppo complessi, delle belle fiabe in musical-style, come non si vedevano dai tempi de “La Sirenetta”, tanto per citare un titolo straconosciuto.
Questo gradito ritorno al vecchio stile, potrà essere una piacevole riscoperta per alcuni spettatori ma, soprattutto per i più piccoli, abituati alle raffinatezze tecnologiche del 3D. Io a distanza di anni, adoro ancora questo genere di cartoni, dove musiche e canzoni ci accompagnano in un mondo pieno di magie e dei buoni sentimenti che da sempre contraddistinguono i classici della Disney, che da generazioni apre le porte dei sogni a bambini e adulti, dimenticando per un attimo la tanta violenza che, purtroppo ci invade continuamente.
“La Principessa e il Ranocchio” è un film che propongo di vedere con i propri figli o nipoti (come ho fatto io), per farsi affascinare ancora una volta, dallo straordinario mondo della Walt Disney.

Angie

 
Di Namor (del 06/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1328 volte)
Titolo originale
Whiteout
Produzione
Canada - USA 2009
Regia
Dominic Sena
Interpreti
Kate Beckinsale, Gabriel Macht, Columbus Short, Tom Skerritt, Shawn Doyle.
Durata
128 Minuti
Trailer

Nel continente più isolato della terra, ricoperto da sei milioni di miglia quadrate di ghiaccio, con temperature che scendono fino ai – 120°, sferzato da un vento che raggiunge i 160 km orari, l’agente federale Carrie Stetko (Kate Beckinsale), si trova ad investigare sull’unico caso di omicidio mai avvenuto in Antartide. A pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, viene rinvenuto il cadavere congelato di uno dei tecnici della base americana Amudsen-Scott. Il corpo, stranamente contorto, appartiene ad un geologo americano d’istanza alla base, specializzato sulla ricerca e lo studio di frammenti di meteoriti. Dopo un’attenta autopsia, il corpo rivelerà una serie di fratture multiple alle ossa ed una ferita alla gamba curata in maniera artigianale, ma, la causa della morte del perito é stata una lesione in pieno petto, provocata da uno strumento essenziale e molto in uso da quelle parti, ossia una comune piccozza da ghiaccio. Nel corso delle indagini la Stetko, si troverà costretta a collaborare controvoglia con l’agente investigativo delle Nazioni Unite Robert Pryce (Gabriel Match).
Appianate le iniziali divergenze, i due detective in un attento sopralluogo, rinvengono un vecchio cargo Sovietico sepolto da metri e metri di neve, con tutto l’equipaggio misteriosamente assassinato. Ormai è chiaro che il motivo dell’omicidio è dovuto al rinvenimento e successivamente alla sottrazione del suo prezioso carico. L’ipotesi iniziale porterebbe a pensare che si tratti di materiale ad uso nucleare, ma col tempo insieme alla verità, si scoprirà la reale identità della pregiata merce che ha scatenato i sanguinosi eventi.
Whiteout – Incubo bianco” è tratto dall’omonima opera grafica di Greg Rucka e Steve Lieber, edita dalla Oni Press nel 1999.
Il regista Domenic Sena, dopo essersi entusiasmato alla sua lettura, ha cercato senza successo per cinque anni di acquisirne i diritti, finchè un giorno il suo agente lo chiama per chiedergli se fosse interessato ad una sceneggiatura intitolata “Whiteout”, di proprietà del famoso produttore Joel Silver. L’incredulo Sena, contattato immediatamente il produttore, da inizio alla realizzazione della pellicola.
I presupposti per realizzare un discreto trhiller, vi erano tutti, difatti nella prima parte il film mantiene egregiamente acceso l’ interesse dello spettatore, nel seguirne i suoi claustrofobici eventi. Peccato che verso la metà del percorso, questo vivo coinvolgimento va calando in maniera vertiginosa, insieme alla sceneggiatura, che risulta fin troppo scontata e prevedibile per un titolo del genere.

Namor

 
Di mimmotron (del 03/05/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1338 volte)
Titolo originale
Maradona
Produzione
Spagna - Francia 2008
Regia
Emir Kusturica
Interpreti
Diego Armando Maradona, Lucas Fuica, Emir Kusturica
Durata
90 Minuti

Qualche sera fa sono stato invitato a cena a casa di un amico e per proseguire la serata mi ha proposto di guardare Maradona - El pibe de oro.
È stata la fatica di Sisifo giungere al termine di questo documentario, ma ciò nonostante ho deciso di farne un esame critico perché la pellicola offre davvero molti spunti di riflessione.
Su tutti la mia totale condivisione ad un'affermazione fatta da Kusturica durante le riprese “Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna”.
Un' aspetto, quasi surreale del fanatismo argentino che mi ha colpito è la chiesa maradoniana dove si diventa discepoli segnando un gol di mano durante il rito d'iniziazione ed in una preghiera, parafrasando il Padre Nostro viene citata la mafia napoletana alla quale “rimettiamo i nostri debiti”.
A parte questi aspetti folcloristici e una carrellata di bellissimi gol tra i quali quello che viene considerato da molti il più bel gol della storia del calcio ovvero la seconda rete segnata all'Inghilterra a Messico '86, Kusturica analizza il Maradona-uomo.
Ignorante come una scarpa stretta quando sostiene le posizioni di Fidel Castro, dimenticando che si tratta di un dittatore che ha privato di qualsiasi libertà il suo popolo.
Populista quando descrive i potenti del mondo come dei corrotti con le mani sporche del sangue di tanti innocenti. Leale quando dice che la guerra delle Falkland è stata voluta dall'Argentina, senza nascondere il rancore che ancora provano gli argentini per i loro caduti nei confronti degli inglesi.
Molto interessante quando parla della sua dipendenza dalla cocaina. Comprensibile e condivisibile quando si descrive come uno stupido per aver rovinato la sua vita con la droga ed ulteriore spunto di riflessione in merito quando sostiene che la droga ha limitato e non potenziato le sue già immense doti di calciatore.
È sua opinione che “avrei potuto essere molto di più di quello che sono”.
Assistiamo inoltre all'incontro con Chavez ed Evo Morales al summit delle Americhe del 2005, Manu Chao cantargli una canzone a lui dedicata “La vida tombola” e non potevano mancare una serie di immagini nella sua Napoli sulle quali credo si inutile raccontarvi qualcosa. Insomma se anche voi lo considerate il più forte giocatore di tutti i tempi dovete assolutamente guardare questo documentario perché Kusturica ci restituisce abilmente un immagine di Maradona ben definita arrivando al postulato che il gioco di Maradona è “il terzo istinto primordiale che guida l'umanità”.

A poco que debutó "Maradó, Maradó",
la 12 fue quien coreó "Maradó, Maradó".

Su sueño tenía una estrella llena de gol y gambetas...
y todo el pueblo cantó: "Maradó, Maradó",
nació la mano de Dios, "Maradó, Maradó".

Sembró alegría en el pueblo, regó de gloria este suelo...
Olé, olé, olé, olé, Diego, Diego.

mimmotron

 
Di Namor (del 29/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1546 volte)
Titolo originale
From Paris with Love
Produzione
Francia 2010
Regia
Pierre Morel
Interpreti
John Travolta, Jonathan Rhys-Meyers, Kasia Smutniak, Richard Durden, Chems Dahmani.
Durata
92 Minuti
Trailer

James Reece (J.Rhys Meyers) è un diplomatico Americano che presta servizio all’ambasciata di Parigi, tra le tante mansioni per l’imminente summit internazionale a cui parteciperà anche la delegazione USA, gli viene affidato il compito di prelevare il suo nuovo partner all’aeroporto.
Giunto all’aeroscalo l’esterrefatto Reece, (che in realtà è un novello agente segreto sotto copertura), osservando l’irriverente agente Charlie Wax (John Travolta), con cui dovrà fare coppia, fa fatica ad immaginare cosa abbia di speciale un elemento del genere. Di fatto il look e i metodi usati dal super agente Wax, non sono proprio consoni a colui che dovrebbe garantire la sicurezza nazionale del paese, ma sono di sicuro i più letali ed efficaci.
I due, molto diversi l’uno dall’altro, si troveranno a fronteggiare e a risolvere in un turbinio di inseguimenti e sparatorie, la grave minaccia terroristica che incombe sull’incontro al vertice, organizzato dall’ambasciata statunitense.
Se si leggesse il titolo di questo film senza guardare la locandina o i vari trailer, si avrebbe l’impressione che si tratti più di una commedia, che di un vero e proprio action movie, difatti dietro a questa atipica intestazione si cela il vivace e adrenalinico “From Paris wiht Love”, l’ultimo film prodotto da Luc Besson e diretto dal regista Pierre Morel, la stessa coppia di autori del valente “Io vi troverò”.
Per essere l’ennesimo titolo di azione la trama non è male, così come il cast che adempie egregiamente al suo dovere, Travolta in versione tamarro rapato piace e affascina con le sue azioni travolgenti. Bravo anche il suo socio, l’interessante Meyers nel ruolo dell’ingenuo pivellino che lo accompagna in questa mirabolante missione. Carina e sufficiente la Smutniak, anche se la reputo più adatta alle commedie che a titoli di questo genere.
Il film che avevo inizialmente bocciato per l’inadeguato titolo, se lo si visiona nel contesto giusto ( più in dvd che al cinema) non delude, e la giusta fusione di azione e humor messa in atto dalla coppia Besson-Morell, ne fanno un titolo da vedere e gustare in una serata all’insegna della spensieratezza.

Namor

 
Di Miryam (del 21/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1112 volte)
Titolo originale
Paranormal Activity
Produzione
USA 2007
Regia
Oren Peli
Interpreti
Katie Featherston, Micah Sloat, Mark Fredrichs, Amber Armstrong, Ashley Palmer.
Durata
86 Minuti
Trailer

Paranormal Activity” è un film prodotto, diretto e sceneggiato dal regista esordiente Oren Peli, opera cinematografica che è costata solo 15.000$ (poco più di 10.000 euro), ma che ne ha incassato più di 100 milioni in tutto il mondo!
La pellicola e di certo molto economica, basti pensare che è stato girato interamente in una casa, per giunta di proprietà dello stesso regista e interpretata da due attori sconosciuti che, cercavano a modo loro di trasmettere paura al pubblico… inutile dire che non ci sono riusciti.
La trama è presto detta: Katie e Micah sono una coppia di fidanzati che si sono trasferiti in un appartamento dove durante la notte, avvengono dei fatti che potrebbero essere definiti paranormali. Per questo motivo viene anche interpellato un esperto in materia, il quale deduce che la casa è infestata da un demone, quindi Micah, decide di installare una videocamera in camera da letto per registrare tutto quello che avviene durante la notte.
Come ho già detto all’inizio, di terrore in questo titolo non c’è proprio niente, anzi tutt’altro al limite può scapparci anche una risata durante la visione, quindi non mi spiego come sia stato possibile che in alcune sale cinematografiche ci siano stati attimi di panico tra il pubblico adolescenziale. Sembra che l’America sia rimasta terrorizzata da questo lungometraggio, persino Spielberg lo ha definito come uno dei film più terrificanti… forse il regista non ha mai visto un vero film horror! Senz’altro tutta questa pubblicità ha scatenato una grande curiosità nella gente, tanto da portare il film ad incassi vertiginosi. Secondo me un altro punto a sfavore del film è l’assenza di una colonna sonora, cosa che non dovrebbe mai mancare per creare più tensione e suspance, specialmente in un genere come questo.
Praticamente, per arrivare ad una conclusione, la pellicola è a dir poco noiosa e fastidiosa, perciò se qualcuno di voi noleggerà il dvd, vi do un consiglio, non guardatelo né a letto e nemmeno seduti comodi sul divano, perché vi addormenterete sicuramente…

Miryam

 
Di Namor (del 19/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1190 volte)
Titolo originale
Clash of the Titans
Produzione
USA - Gran Bretagna 2010
Regia
Louis Leterrier
Interpreti
Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen.
Durata
106 Minuti
Trailer

Dopo 29 anni ritorna al cinema il remake di “Scontro tra Titani”, diretto dal regista francese Louis Leterrier.
Chi ha cognizione in merito, sa che la pellicola narra la vicenda del semidio Perseo (Sam Worthington), nato da uno stupro di Zeus (Liam Neson) ai danni di una Regina, per punire suo marito il Re, colpevole di essersi ribellato ai voleri degli Dei.
Gli uomini sempre più esasperati dalle continue bizze degli dei, decidono di non seguitare più nel loro culto mettendoli al bando, la cosa neanche a dirlo, fa imbestialire il permaloso sovrano dell’Olimpo che sobillato dal fratello Ade (Ralph Fiennes), da il via libera ad agire contro gli uomini, scatenandogli contro il possente Kraken. La distruzione di Argo è imminente, solo il sacrificio della bella principessa Andromeda (Alexa Davalos), può placare la tremenda ira degli dei e mettere fine allo scontro tra le due fazioni. Sarà il semidio Perseo in cerca di vendetta a farsi carico di sconfiggere la mostruosa creatura e porre fine al vendicativo complotto di Ade nei confronti del fratello Zeus.
Non avendo visto la pellicola originale del 1981 diretta dal regista Desmond Davis, non posso fare un confronto tra le due opere, quindi mi limiterò a giudicare solo la presente.
Ad essere sinceri la mia aspettativa verso questo film era molto alta, visto che la mitologia, ha sempre esercitato, nei miei confronti, un grande fascino, se poi ci mettiamo la proiezione 3D, gli indispensabili effetti speciali che nel contempo hanno fatto passi da gigante, era lecito aspettarsi di assistere alla visione di un piccolo capolavoro visivo. Invece niente di tutto questo, le creature che dovrebbero rappresentare i Titani non sono niente di eccezionale, anzi diciamo pure che si poteva fare di meglio senza neanche sforzarsi oltremodo, gli effetti speciali sono nella norma, ne di più ne di meno di quello che si vede in questo genere di pellicole, per quanto riguarda il 3D, posso tranquillamente affermare che tale tecnica è stato il vero punto debole del film.
Il motivo di tale difetto, sta nel fatto che la pellicola inizialmente non era stata concepita per essere girata nel formato tridimensionale, ma é stata rielaborata in 3D dopo il montaggio con una particolare tecnica al computer. Il risultato di questa penosa operazione ha reso la pellicola inguardabile, tant’ è vero che inizialmente ho pulito più volte le lenti degli occhiali, poiché la visione del film risultava altamente opacizzata.
Quindi se andate a vederlo, evitate accuratamente la visione in 3D e optate per quella normale, ci guadagnerete soldi e qualità visiva, anche perché di tridimensionale la pellicola non ha proprio niente è stata solo una miserabile operazione della Warner, per spillare più soldi all’ignaro pubblico che si reca in sala.
Si dice che Leterrier, abbia già firmato per una trilogia e che avrebbe già scritto lo script dei prossimi due capitoli e la cosa non mi sorprenderebbe, visti i stratosferici incassi fatti registrare al botteghino.
Se così fosse staremo a vedere i seguenti capitoli, il primo lo boccio senza alcuna remora, andare al cinema pagare 10 euro ed essere presi per il culo, non mi sta proprio bene.

Namor

 
Di Asterix451 (del 16/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1186 volte)
Titolo originale
Green Zone
Produzione
Gran Bretagna, USA, Francia, Spagna 2010.
Regia
Paul Greengrass
Interpreti
Matt Damon, Greg Kinnear, Brendan Gleeson, Khalid Abdalla, Amy Ryan.
Durata
115 Minuti
Trailer

Baghdad, gli Americani conquistano la capitale.
La guerra è appena finita, Saddam è in fuga e la città versa nel caos più totale, bersagliata dal fuoco dei bombardamenti notturni che devastano vite, strade e palazzi; sotto un cielo illuminato dai traccianti, due auto corrono via nella notte per portare in salvo un uomo chiave dell’Esercito Iracheno: il Generale Al Rawi (Igal Naor), noto all’Intelligence Americana come il “Jack di Fiori”, che farà di tutto per opporsi alla disgregazione del suo Paese; egli cercherà di mantenere uniti i gerarchi delle armate, e perdipiù conosce la verità suelle armi di distruzione di massa di Saddam. E sono proprio queste che il Delta Force Roy Miller sta cercando (Matt Damon), al comando di una delle tante squadre incaricate di identificare e perlustrare quei siti in cui si ritiene essero fossero dislocate.
Missioni pericolose, durante le quali la vita degli uomini viene messa a repentaglio continuamente ma che, apparentemente, non conducono a nulla; infatti gli uomini della Delta irrompono in vecchi magazzini fatiscenti, nei quali non vi è traccia degli arsenali nascosti che la CIA dichiara invece individuato. Il dossier Top Secret che contiene le informazioni di “Magellano” (una misteriosa fonte) sembra essere un enorme buco nell’acqua. Roy Miller cerca di parlarne ai suoi superiori ma viene esortato ad eseguire gli ordini, senza fare domande: è evidente che dietro a quelle missioni ci siano giochi sporchi, al di fuori della sua sfera di competenza, e Miller non può fare altro che rispettare le direttive e riprendere le ricerche.
Tutto sembra arenarsi sul dossier di Magellano, dunque, e solo con l’aiuto di Freddy (Kalid Abdalla ), un Iracheno che ha acquisito informazioni importantissime e decide di collaborare con gli Americani, Miller individua una pista che lo condurrà sul pericoloso terreno della diplomazia corrotta, la stessa che manipola la verità su questi armamenti che sembrano non esistere. Inizierà così la sia missione in solitaria alla ricerca della verità, e quindi del Generale Al Rawi in persona, appoggiato da un indisciplinato Agente CIA (Brendan Gleason) che vorrebbe ristabilire un vero ordine nel Paese, e non un governo fantoccio filoamericano.
Paul Greengrass ( regista della trilogia di Bourne) torna a dirigere Matt Damon in questo spy-movie dallo sfondo bellico, riproponendo le carte dei loro film precedenti. Infatti, nonostante le ambientazioni differiscano, nessuno avrebbe da ridire se il protagonista si chiamasse ancora Jason Bourne: stesso pathos, stesse inquadrature traballanti, stessa frenetica concitazione degli eventi in una trama di scatole cinesi. Matt Damon piace nel ruolo di Roy Miller, il soldato buono che mette a repentaglio la vita per l’amore della verità, e il film cattura dalla prima scena, fino alla fine, senza cadute di ritmo. Sono convincenti ed emozionanti i due “Iracheni”, Freddy (l’ex “Cacciatore di Aquiloni”) ed Al Rawi, mentre Greg Kinnear è sufficientemente viscido nel ruolo del funzionario spregiudicato: sfumature che spesso caratterizzano le sue interpretazioni.
Belle ambientazioni, tra i vicoli di una Baghdad devastata dalla guerra; è spettacolare l’impiego dei mezzi e degli equipaggiamenti militari, anch’essi protagonisti come le persone; efficace la colonna sonora, che dona uno straordinario effetto presenza all’interno della sala.
Nonostante i moltissimi lati positivi, ho patito la tipica regìa “mossa” di Greengrass, che già mi disturbava in Bourne: ottima per alcune scene, al limite della nausea per tutto il resto; una perdita di dettaglio che penalizza un’ottima sceneggiatura. La trama semplice assolve lo scopo, tuttavia resta il solito sapore agrodolce del “risciacquo politically correct”, immancabile e indispensabile al rinnovamento iniziato con Obama. Inoltre è un film, questo, che mi ricorda “The Kingdome”: l’attenzione alla tecnica di guerra e all’azione snatura i personaggi, che comunicano molto poco.
Green Zone è sicuramente promosso, guardatelo, ma io aspetto ancora un nuovo “Black Hawk Down”.

Asterix451

 
Di Louise-Elle (del 14/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1644 volte)
Titolo originale
Invictus
Produzione
USA 2009
Regia
Clint Eastwood
Interpreti
Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern.
Durata
134 Minuti
Trailer

Nelson Mandela, dopo ventitrè anni di carcere, è il nuovo Presidente del South Africa, una Nazione divisa da decenni dall’Aparthaid e da violenze sociali.
Anno 1995. Ad un anno circa dalle elezioni, per Mandela, uomo semplice debilitato nel fisico e nell’anima dalla lunga prigionia, la riconciliazione e l’integrazione sono l’obiettivo principale del suo Governo. Il Presidente è intenzionato a smantellare il regime razzista contro cui ha lottato per tutta la vita e nel contempo vuole costruire un nuovo Stato senza discriminazioni e favorire una reale pacificazione fra le due comunità che si sono per anni odiate ed ignorate. Nelson Mandela per fare questo pensa di ricorrere al rugby, lo sport della minoranza bianca ex dominante. Riesce a convincere Francois Pienaar, boero e aristocratico, Capitano della nazionale sudafricana Springboks, a guidarla fino alla vittoria finale contro gli invincibili All Blacks neozelandesi.
Mi aspettavo di assistere ad un film con dialoghi politici e invece i 134 minuti di proiezione sono piacevoli e scorrevoli. La strepitosa interpretazione di Morgan Freeman nel ruolo del Leader Mandela è davvero commovente e stupenda. Descrive il lato più profondo e umano del Presidente che altro non è che un uomo anziano che in seguito alle sue idee e alla sua lunga prigionia ha dovuto rinunciare all’affetto di una famiglia reale, ma l’ha egregiamente sostituita, a suo dire e anche per sua volontà, con una famiglia composta da 42 milioni di persone: la Nazione che lo ha eletto trionfalmente. Un uomo che dopo essere stato rinchiuso in una misera cella per anni in compagnia di un libro di poesie, esce da questa esperienza ancora più umile e coraggioso tanto da dare l’esempio che la prima regola per una pacifica convivenza è abbandonare il rancore e perdonare il proprio nemico. L’ammirazione e la stima per il Presidente da parte del Capitano Pienaar (interpretato da un sempre più affascinante e professionale Matt Damon) è il motore che trasmette forza e determinazione alla squadra di rugby che con la sua vittoria unirà e farà abbracciare almeno per il tempo della partita e degli inevitabili successivi festeggiamenti, la popolazione bianca e nera del Sudafrica. Le scene della partita di rugby sono davvero entusiasmanti e da seguire anche per chi non è un’ appassionato di questo sport. Personalmente mi piace e concordo pienamente con ciò che è il pensiero di Oscar Wilde in proposito: “il rugby è uno sport da selvaggi giocato da gentiluomini, mentre il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da selvaggi.” Ancora una volta Clint Eastwood, in qualità di regista, ha tutta la mia ammirazione poiché ha saputo regalare al pubblico un film godibile, trattando un argomento scottante e difficile come il razzismo, con grande tatto e umanità.
Il film è tratto dal libro del giornalista John Carlin “Ama il tuo nemico”. La storia infatti è davvero molto tenera e delicata. E’ un tributo e un ritratto inedito del Leader Mandela descrivendolo non solamente come tutti lo abbiamo conosciuto, cioè un uomo politico, ma ne evidenzia le qualità: straordinario, capace, intelligente, carismatico, paziente, davvero meritevole del Premio Nobel per la Pace assegnatogli nel 1993 e soprattutto “invincibile”.

Louise-Elle

 
Di Angie (del 12/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1126 volte)
Titolo originale
Shutter Island
Produzione
USA 2010
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson.
Durata
138 Minuti
Trailer

Dopo il grande successo di “ The Departed” Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio tornano a lavorare insieme nel thriller psicologico horror “Shutter Island”, tratto dal romanzo di Dennis Lehane “ L’isola della paura”.
Ancora una volta possiamo ammirare un Di Caprio, decisamente migliorato sotto il profilo recitativo, al momento attuale lo considero uno dei migliori attori che ci sono in circolazione. Al suo quarto film con Scorsese, lo vediamo decisamente trasformato, dal romantico eroe del Titanic, abituato a ben altre tempeste, in un poliziotto con il mal di mare su un traghetto in balia delle onde.
Siamo nel 1954, all’apice della guerra fredda, quando l’agente federale Teddy Daniels ( Leonado Di Caprio) ed il suo collega Chuck Aule ( Mark Ruffalo), vengono convocati a Shutter Island per indagare sulla scomparsa di una paziente pluriomicida che, sarebbe svanita nel nulla da una cella blindata dell’impenetrabile ospedale di Ashecliffe. Circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti psicopatici e pericolosi, i due poliziotti si trovano ad affrontare una situazione al quanto complicata e misteriosa. I sospetti e i misteri si moltiplicano e durante la loro indagine diventano sempre più terrorizzanti e terrificanti con l’emergere di oscuri complotti ed esperimenti medici con lavaggi del cervello. Teddy comincia a rendersi conto che più andrà a fondo nell’indagine e più sarà costretto a confrontarsi con alcune sue paure, in quanto ancora traumatizzato dalla morte di sua moglie e dagli orrori visti a Dachan durante la guerra. Capirà anche che egli stesso, rischia di non uscire vivo dall’isola. Forse qualcuno sta cercando di farlo impazzire? O è divenuto pazzo?........
Un bel thriller psicologico con un di Caprio che dà il meglio di se, in questa pellicola è talmente bravo che ci si immedesima nel suo personaggio, vivendo dapprima la sua battaglia e poi il suo declino psicologico. E anche alla fine quando i giochi sembrano volti al termine ecco dove con quest’ultima frase: “E peggio vivere da mostro o morire da uomo?” , il regista lascia allo spettatore, trarre le proprie conclusioni.
Ritengo che “Shutter Island”sia un ottimo film, dove la suspense ti accompagna per tutta la proiezione, capace di sorprenderti fino alla fine, senza mai svelare più del necessario, coinvolgendo lo spettatore con un finale davvero inatteso e che lascia riflettere.

 Angie

 
Di Namor (del 09/04/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1803 volte)
Titolo originale
Barbarossa
Produzione
Italia 2008
Regia
Renzo Martinelli
Interpreti
Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Hristo Shopov, Cécile Cassel.
Durata
139 Minuti
Trailer

Premetto, che i film narranti di vicende storiche, hanno sempre esercitato un grande fascino su di me, quindi, incuriosito da questo allettante titolo che veniva definito nientemeno come il Braveheart italiano, con tanto di comparse ed effetti speciali per l’epica battaglia di Legnano, mi promisi che alla sua uscita, mi sarei recato nelle sale per goderne la visione.
A frenare questo mio intento, furono le innumerevoli polemiche che scatenarono la prima di “Barbarossa”, tenutasi non in una sala cinematografica come vuole la prassi, ma bensì, per volere della Lega Nord, al Castello Sforzesco, alla quale partecipò una notevole rappresentanza del governo, capitanata dal Berlusca, decisi a godersi la portentosa pellicola sulle eroiche origini della Lega. Indiscrezioni infatti, riportano che sia stato lo stesso Bossi a finanziare la pellicola, operazione attuata per dare lustro al suo partito e dimostrare quanto sia stato “cazzuto” già all’epoca, se è vero che il suo intento era questo, caro Senatur, si lasci dire che i soldi da lei investiti, potevano essere spesi molto meglio!
La pellicola tanto acclamata, non so da chi e con quale coraggio, di pregevole non ha proprio niente, altro che straordinario kolossal da grandi numeri, qui di colossale, c’è solo la fregatura di chi è andato al cinema a vederlo. Il film di Martinelli, rasenta le normali fiction televisive che ultimamente stanno invadendo il piccolo schermo, ne più ne meno.
L’unica cosa che salvo per un motivo affettivo è la presenza del mitico Rutger Hauer, in ottima forma nonostante le sue 65 primavere, per quanto riguarda gli altri interpreti lasciamo stare, la recitazione di Raz Degan è inesistente, non bastano un bel paio d’occhi per fare un attore, ci vuole talento recitativo, attitudine di cui è completamente sprovvisto. Imbarazzante anche la prova dell’attore premio Oscar F. Murray Abraham, se solo penso che quest’attore è stato lo stratosferico Salieri in “Amadeus”, mi vien da piangere nel vederlo partecipe di tali progetti. A testimoniare lo scarso risultato di “Barbarossa”, vi sono anche le cifre spese per realizzarlo, che si aggirano sui 30 milioni, contro  quelle incassate che non arrivano neanche al milione e mezzo.
In sintesi vi do un consiglio, evitate sti 139 minuti di noia e mirate a qualche cosa di più proficuo da vedere o da fare!

 Namor

 
Di Andy (del 29/03/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1219 volte)
Titolo originale
This Is It
Produzione
USA 2009
Regia
Kenny Ortega
Interpreti
Michael Jackson, Nick Bass, Michael Bearden, Daniel Celebre, Mekia Cox.
Durata
112 Minuti
Trailer

L’attesa per questo dvd postumo alla scomparsa di Michael Jackson, uscito il 23 febbraio scorso è stata lunga, dato che la Michael Jackson Company, la società che si occupa della distribuzione di tutto il materiale relativo al Re del Pop, aveva lasciato l’amaro in bocca a chi non era andato al cinema a vedere questo This is it, tenuto nelle sale solo per due settimane circa e poi ritirato. Dunque, questo film, che poi non è propriamente un film ma direi più un documentario, può essere visto da due ottiche diverse e cioè da una parte come una ennesima grande operazione acchiappa-soldi e dall’altra come una piccola chicca regalata soprattutto agli innumerevoli fans di Jacko. Io, ritenendomi un discreto fan di Michael, propendo per la seconda ipotesi e devo dire che non sono rimasto deluso, come invece potrebbe succedere a chi si aspetta una pellicola piena di effetti come del resto the King stesso ci aveva abituati. Bisogna prendere questa opera, girata dal regista Kenny Ortega, amico e collaboratore di MJ da vent’anni, per quello che è, cioè un resoconto del grande lavoro di preparazione per quello che doveva essere lo show del grande ritorno dell’ex bambino prodigio dei Jackson Five, basato più che altro sulle prove on stage, sia musicali che coreografiche; sinceramente devo dire che dopo anni di assenza e i vari problemi che tutti conosciamo, mi aspettavo un Jackson triste e poco attivo ma invece mi sono dovuto ricredere perché, a parte la visibile magrezza all’osso, appare allegro ed energico, pronto a collaborare con simpatia con i musicisti e ballerini, tutti professionisti incredibili e bravi, presenti in questo progetto. Lo spettacolo, che si sarebbe chiamato appunto This is it, doveva aprirsi con un sacco di luci, scoppi, effetti pirotecnici fino all’arrivo sul palco di un robot, dal nome Light Man, su cui si sarebbe riflesso un vortice di video e da cui, manco a dirlo, sarebbe uscito MJ intonando Wanna be something starting. Ed è qui che mi sono subito esaltato vedendolo cantare e ballare stupendamente, moonwalking compreso come solo lui lo sa fare. Interessante lo svolgersi della preparazione del palco, con le pedane che fanno saltare i ballerini a un metro da terra e poi le coreografie di Don’t care about us, bellissime. Stupenda la prova di Human nature, che voce! E che talento, indiscutibile. In Smooth criminal, grazie a un trucco cinematografico, recita insieme ad Humphrey Bogart in una pellicola anni 50. Voglio dire che Michael ha un modo unico di interpretare la musica, con tutto il corpo; per lui ogni nota è anche un movimento fisico e la sua voce e il suo modo di ballare e muoversi ti coinvolgono per forza. La sua visione della musica è a 360 gradi e di ogni canzone lui vede già il video, la coreografia e gli effetti che la dovranno accompagnare; molto simpatica la maniera semplice con cui cerca di spiegare al tastierista come vuole il rif di tastiera funky in Wanna be .., o l’intro di You make me feel, gentile ma deciso, volutamente, perché in realtà Jacko era un ottimo arrangiatore e compositore e sapeva benissimo ciò che voleva. I musicisti, più di una volta in tutto il video, dichiarano di essere galvanizzati dal genio e dalla carica di questo grande artista. Forte anche lo spazio dedicato ai chitarristi, specialmente quando Michael intona la nota urlata che la chitarrista dovrebbe fare nell’assolo. Emozionante I just can’t stop loving you, nel duetto finale con la corista MJ si lascia andare e suscita la standing ovation della troupe e anche a me sono venuti i brividi. Non poteva mancare Thriller, che sarebbe stato in 3D, fantastici il trucco e i costumi e il video, molto horror. Spazio al rock con Beat it, la svisa della bionda chitarrista non fa assolutamente rimpiangere quella di Van Halen e le coreografie ricalcano quelle del video originale. Non poteva mancare Earth song, dato che Jacko è sempre stato un convinto ambientalista, impegnato a cercare di sensibilizzare i capi di stato verso un maggior rispetto della natura; nel video, una bambina che dorme in una meravigliosa foresta, cerca poi di salvare una piantina quando tutto brucia per colpa dell’uomo. Immancabile anche Billie Jean, con balletto finale di MJ micidiale, solo sul ritmo della batteria, standing ovation ancora più lunga, visibilmente emozionato l’amico regista e anche io, constatando il genio e il talento di questo grandissimo artista e ripensando a tutto quello che ha creato durante la sua lunga carriera. Concludendo, le riprese sono semplici e abbastanza statiche ma ottime e il sonoro altrettanto e pur essendo una sorta di documentario scorre molto piacevole e veloce. Secondo me, questo film emoziona davvero, Kenny Ortega ha voluto sicuramente evidenziare il lato umano di questo personaggio unico al mondo, dotato di una grande umiltà e sensibilità e al di là di tutte le operazioni commerciali, rimangono l’eterna fanciullezza e fragilità contrapposte a una grande energia e forza espressiva racchiuse in questo tormentato uomo, ma veramente degno di essere chiamato re, THE KING OF POP and THIS IS IT..

 Andy

 

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