BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 29/01/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1528 volte)
Titolo originale
Surrogates
Produzione
USA 2009
Regia
Jonathan Mostow
Interpreti
Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike, James Francis Ginty, Boris Kodjoe.
Durata
95 Minuti
Trailer

L’omicidio di due giovani ragazzi all’uscita di una discoteca, mette in pericolo l’esistenza di una nuova realtà tecnologica, adibita alla sicurezza del genere umano. Tale sistema ha la capacità di produrre un duplicato dell’uomo, attraverso il quale, guidato da impulsi cerebrali, è possibile rimanere comodamente seduti in poltrona mentre la copia sostituisce l’essere umano nella svolgimento delle mansioni quotidiane. Questo innovativo apparato viene usato da oltre il 90% dell’umanità, mentre l’altro 10%, recluso e confinato in un’area adibita alla loro sopravvivenza, rifiuta categoricamente l’opportunità di avere una copia meccanica, creando così un movimento di protesta contro i replicanti.
In questo fantascientifico scenario, gli agenti dell’F.B.I. Thomas Greer (Bruce Willis) e Jennifer Peters (Radha Mitchell), dovranno scoprire chi minaccia la pace nel mondo e quale terribile arma ha potuto annientare con estrema facilità ed, in un colpo solo, l’uomo guida e la sua indistruttibile copia di metallo.
Nel corso delle indagini, non tarderanno ad arrivare le motivazioni che hanno dato inizio alle insurrezioni contro il debellamento dei surrogati, a favore dell’uomo.
Dovendo dare un giudizio su questo Fanta-trhiller, direi che la pellicola non mi ha entusiasmato più di tanto, il modo in cui è stato completato il tutto, ricorda un po’ troppo da vicino, alcuni capostipiti del genere come: “Matrix, Terminator ed il meno meritevole, Io robot”.
Ad ogni modo il film, sotto il profilo tecnico risulta abbastanza valido, le scene dei combattimenti e gli effetti speciali adempiono in modo egregio al loro dovere, la mia critica non vuole essere una bocciatura alla pellicola, ma una semplice ammonizione, in modo da incentivare la creazione di qualcosa di diverso sotto il profilo dell’innovazione, assorbendo un po’ meno dai vari cult del genere.
Giudizio favorevole invece per il messaggio etico del “Il mondo dei replicanti”, sulla possibile realizzazione di questo assurdo progetto dei surrogati, utopia che io boccio fin da adesso, sono assolutamente contrario al solo pensiero che in un futuro si possa sostituire l’uomo, con, e a favore della tecnologia meccanica.

Namor

 
Di Asterix451 (del 25/01/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2009 volte)
Titolo originale
Avatar
Produzione
USA, Gran Bretagna 2009
Regia
James Cameron
Interpreti
Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez.
Durata
162 Minuti
Trailer

un’epoca in cui le esplorazioni spaziali sono divenute realtà, e l’Uomo può raggiungere pianeti distanti anni luce, è inevitabile che la politica colonialistica delle Superpotenze venga esportata in ogni angolo dell’universo, alla ricerca di fonti di energìa da impiegare sulla Terra ormai esaurita.
Pandora, un paradiso alieno verde e popoloso, racchiude nel sottosuolo giacimenti enormi di un metallo che vale migliaia di dollari al chilogrammo, per le sue potenzialità tecnologiche, che una compagnia mineraria sta estraendo avidamente, devastando la fauna e le foreste. Il pianeta è abitato dai Na’vi, indigeni antropomorfi di dimensioni molto più grandi degli esseri umani, che vivono allo stato primitivo, in simbiosi con la natura incontaminata di Pandora, percependo il profondo legame che lega ogni essere vivente.
Sono loro, i principali ostacoli da aggirare o abbattere, per poter esaurire il prezioso minerale. Per aggirare il problema, sia i Militari che una equipe di Scienziati lavorano in contrapposizione di metodi, per raggiungere il medesimo fine. I primi, agli ordini del Col. Quartich (Stephen Lang), cercano il tallone d’Achille che ne permetta l’annientamento; la Dottoressa Augustin (Sigourney Weaver), invece, cerca una soluzione pacifica, di convivenza e cooperazione.
Per relazionarsi con gli indigeni si utilizzano gli Avatar, cloni di Scienziati modificati geneticamente, identici ai Na’vi ma controllati a distanza dai loro donatori cellulari, attraverso un complesso sistema di neurotrasmissione. L’Avatar del Dott. Tom Sully ( Sam Worthington) è già pronto, ma… il Dottore è morto, ucciso da un delinquente, poco prima di partire per Pandora. Il suo Avatar sarebbe inutilizzabile da chiunque altro, e sarebbe uno spreco enorme di denaro, non fosse che Jake (sempre Sam Worthington), il fratello gemello di Tom, ha un DNA totalmente compatibile.
Tecnicamente può sostituirsi a Tom, ma Jake è un Marine, un uomo con un trascorso e una morale totalmente differente da quella che la missione diplomatica richiederebbe. La Dottoressa Augustine è disperata, il Colonnello Quartich estasiato, Jake esaltato dalla possibilità di poter scendere su Pandora con il suo Avatar.
Ed è così che la missione comincia.
Contro ogni pronostico Jake, che non ha nessuna nozione scientifica, si ritrova ad affrontare con successo la natura ostile di Pandora, grazie al suo spirito di adattamento. Ed è per una coincidenza fortuita (o forse per volontà del destino) che incontra Neytiri (Zoe Saldana), la Principessa indigena, che rinuncerà ad ucciderlo immediatamente. Dopo la delibera del capo tribù, Eytukan (Wes Study) verrà invece sottoposto ad un periodo di iniziazione presso loro popolo, addestrato dalla stessa Neytiri, nonostante l’iniziale ostilità che ella nutre per l’alieno “Cammina-nei-Sogni”.
Jake ha tre mesi per guadagnare la loro fiducia, il tempo che occorrerà ai bulldozer del responsabile della miniera, Selfridge (Giovanni Ribisi), di raggiungere l’Albero Casa dei Na’Vi. Là dove non riuscirà la diplomazia, interverranno i missili del Colonnello Quartich.
Recensire un film come Avatar, parlando solo di Avatar dopo tutta la pubblicità che ne è stata fatta, è difficile quanto non finire a parlare di James Cameron, del suo talentuoso perfezionismo, della sua storia cinematografica. Penso che Cameron stia al cinema come Madonna sta alla musica: rinunciano all’onnipresenza artistica per dedicarsi a poche, importanti opere di qualità indiscussa, destinate a diventare modelli artistici e di costume per anni. Il suo mestiere è indiscutibile, e non si tratta di arte tecnica, cioè la sola capacità di tradurre in immagini una buona sceneggiatura: infatti ha scritto, prodotto, sceneggiato e girato la sua storia, diventandone il padre a tutti gli effetti.
Ha creduto nella sua idea, ci ha scomesso e l’ha realizzata superbamente. Il film trasuda di convinzione e passione, propone questioni filosofiche e morali senza superbia, come accade nelle favole; l’intento è intrattenere ad un livello superiore, e ci riesce perfettamente.
Qualcuno ha definito tutto ciò “un cedimento al buonismo e all’ecologìa”: un commento che non condivido affatto. Non so che cosa si possa volere di più, da una pellicola di fantascienza: gli attori sono convincenti, caratteristi cuciti all’interno dei loro ruoli (parliamo di Michelle Rodriguez che pilota elicotteri da guerra? O di Sigourney finalmente priva di alieni nello stomaco?); Sam Worthington è un marine convincente e il Colonnello Quartich, odioso fino al midollo, è perfetto nel suo militarismo muscoloso e stereotipato.
Pandora è bellissimo, la sua natura aliena luminosa, colorata e affascinante. I Na’vi sono selvaggiamente affascinanti, uomini e armamenti nelle scene di guerra tengono testa allo sbarco del Soldato Ryan, la rivolta del popolo indigeno è epico come il Signore degli Anelli.
Mi sembra già di sentire i commenti negativi di alcuni: “troppo lungo”; “dopo mezz’ora sai già come andrà a finire”; “ingenuo e stereotipato”. E’ tutto vero, probabilmente… tuttavia, per me resta un film talmente ricco da rendere tascurabili questi aspetti.
Lo consiglio, assolutamente.

Asterix451

 
Di Namor (del 14/01/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1697 volte)
Titolo originale
Io & Marilyn
Produzione
Italia 2009
Regia
Leonardo Pieraccioni
Interpreti
Leonardo Pieraccioni, Suzie Kennedy, Biagio Izzo, Barbara Tabita, Rocco Papaleo.
Durata
96 Minuti
Trailer

Quest’anno la scelta del film natalizio, a distanza di due anni, è caduta nuovamente sull’ultimo film di Leonardo Pieraccioni, scritto insieme all’inseparabile amico-sceneggiatore Giovanni Veronesi.
La trama vede Pieraccioni nei panni del riparatore di piscine Gualtiero, che in una serata di goliardia partecipa insieme ad alcuni amici ad una seduta spiritica, evocando invano il fantasma di Marilyn Monroe. Al termine della serata è rimasto solo, Gualtiero si accorge della presenza di un estraneo in casa, che altro non è, che il fantasma tanto evocato della defunta Marilyn.
Inutile dire che tale visione è concessa solo ed esclusivamente all’evocatore Gualtiero e a nessun’ altro. Da questa forzata convivenza, nascerà un’amicizia che spingerà Gualtiero a riconquistare il cuore della sua ex moglie Ramona (Barbara Tabita) e della figliola Martina (Marta Gastini), che vivono e lavorano nel circo Posillipo del napoletano verace Pasquale (Biagio Izzo), il nuovo compagno della ex moglie.
Nel cast vi sono presenti anche Luca Laurenti e Massimo Ceccherini nel ruolo di due pasticcieri gay e Francesco Pannofino che interpreta il ruolo del maresciallo dei carabinieri, mentre per la rappresentazione della divina Marilyn è stata chiamata la sosia che attualmente gli assomiglia di più, la londinese Suzie Kennedy. Anche in questa pellicola è presente la partecipazione del cantante Francesco Guccini.
Rispetto al precedente titolo, devo dire che “Io & Marilyn”, mi è garbato maggiormente, nonostante non sia all’altezza dei primi film di Pieraccioni (e credo che ve ne saranno mai più altri), ci sono state alcune gag carine e capaci di strappare sorrisi non forzati alla platea. Quello che invece non mi ha soddisfatto, è stato il ruolo affidato a Ceccherini, l’ho trovato troppo dipendente dal compagno Laurenti, e ciò, non ha giovato affatto alla pellicola, personalmente trovo che un Ceccherini meno ingabbiato avrebbe dato un’apporto superiore in fatto di divertimento,
Ad ogni modo un passo avanti, seppur piccolo, sulla qualità del film è stato fatto, ora non ci resta che attendere il prossimo lavoro natalizio di Leonardo e appurarne l’eventuale miglioramento o peggioramento.

Namor

 
Di Angie (del 11/01/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1753 volte)
Titolo originale
The Taking of Pelham 123
Produzione
USA 2009
Regia
Tony Scott
Interpreti
Denzel Washington, John Travolta, Luis Guzmán, Gbenga Akinnagbe, John Turturro, James Gandolfini, Brian Haley, Victor Gojcaj, Ramon Rodriguez
Durata
108 Minuti
Trailer

E una tranquilla mattina come tante al centro smistamento della metropolitana di New York, o almeno, così sembra essere per l’ex dirigente Walter Gaber (Denzel Washington), ora declassato a semplice impiegato, in attesa di essere giudicato per una presunta tangente.
Quello che poteva essere un comune giorno lavorativo, si trasformerà ben presto in un incubo per Gaber, poiché e imminente il dirottamento di un treno della metropolitana, ad opera di una banda di malviventi capeggiati da un brutale e carismatico leader chiamato Ryder (John Travolta).
Una volta impadronitosi del treno 123, il capo dei dirottatori minaccia di far fuori tutti i passeggeri, a meno che, non venga pagato a loro un ingente riscatto nel giro di un’ora. Gaber suo malgrado si troverà così a negoziare per tutta la durata del sequestro, le delicate trattative per il rilascio degli ostaggi, cercando nel frattempo di battere in astuzia Ryder, sfruttando le sue vaste conoscenze del sistema ferroviario della metropolitana, per cercare di salvare tutte le persone rapite.
La serie di eventi del film che più mi ha colpito è stato il modo di come si è svolta la negoziazione tra i due contendenti, le cui armi principali sono state i dialoghi sulle loro debolezze e dei loro passati. Questo dialogo spettacolare tra i due attori protagonisti, secondo il mio giudizio, hanno reso decisivamente interessante fino all’ultimo la pellicola.
Pelham 1-2-3: Ostaggi in metropolitana”, ci riporta per l’ennesima volta nell’area degli attentati di New York. Stavolta non ci sono i misteriosi alieni o aerei a minacciare la popolazione, bensì i bui e inquietanti vagoni della metropolitana, che forse creano ancor meglio quel clima di paura e minaccia, che sempre più nelle nostre vite di ogni giorno ci preoccupa e ci angoscia.
La pellicola non deluderà le attese dei molti spettatori votati all’action: visto che c’è la giusta suspance ed un finale dove i buoni vincono e i cattivi vengono sconfitti, proprio come si aspetta il grande pubblico ormai stanco per tutte le malvagità del mondo.

Angie

 
Di slovo (del 07/01/2010 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1471 volte)
Titolo originale
District 9
Produzione
USA 2009
Regia
Neill Blomkamp
Interpreti
Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt, Sylvaine Strike, David James, Vanessa Haywood, Marian Hooman
Durata
112 minuti

Senza timore di smentita il miglior film di fantascienza del 2009 (assieme a "Moon" di Duncan Jones). Sorretto da un concept talmente buono da convincere il regista/produttore Peter Jackson ("Il Signore degli Anelli", "King Kong") a finanziarlo (il giovane regista Neill Blomkamp aveva già dimostrato il potenziale della sua idea nel corto "Alive in Joburg" girato nel 2005 e contenente il bulk della storia) è una vera ventata di aria fresca in un epoca di stantii remake.
Nell'universo narrativo di “District 9” un’astronave carica di alieni insettoidi approdò sui cieli di Johannesburg all'inizio degli anni '80 . La città simbolo dell'apartheid nuovamente alle prese con un problema di integrazione finisce col reiterare la soluzione della ghettizzazione. Gli alieni sbarcati, incapaci di adattarsi al nuovo ambiente, vengono confinati per "motivi di sicurezza" in un quartiere-ghetto (il distretto 9, appunto).
Il film si svolge nel presente, 20 anni dopo lo sbarco, all’alba di un'ingente operazione di trasferimento coatto degli alieni ad una nuova (e distante) destinazione. Ma non tutto va come previsto...
La forza della sceneggiatura si unisce al talento del regista e un cast di attori sconosciuti ma bravissimi… e tutto nel film viene reso straordinariamente bene. Il ribaltamento delle circostanze è un concetto molto efficace per affrontare il discorso della discriminazione razziale: che succede quando "gli altri" diventiamo "noi"? la trasformazione cronenbergiana di Victor (Sharlto Copley) è radicale e profondamente simbolica, non solo un anello di congiunzione biologico interspecie, ma da burattino mezzo scemo dei più abietti individui diverrà l’eroe della giustizia e del riscatto degli oppressi, palesando con una battuta nel concitato finale: “uomini di merda!” il perché del suo cambio di barricata.
Realistico nel delineare il ruolo della propaganda mediatica - Victor verrà infatti dipinto come il traditore per eccellenza - e nel ribadire come gli interessi economici delle multinazionali siano la vera fonte di ogni atto incivile.
Visivamente ineccepibile sebbene sia un low budget, impiega un bilanciamento perfetto tra spessore della trama e azione coinvolgente e se tanto mi da tanto potrebbero esserci i presupposti per un sequel altrettanto valido. Accogliendo Neill Blomkamp tra i cineasti odierni più promettenti non si può che promuovere “District 9” a pieni voti e consigliarlo con entusiasmo.

slovo

 
Di Jotaro (del 21/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1631 volte)
Titolo originale
S.Darko
Produzione
USA 2009
Regia
Chris Fisher
Interpreti
Daveigh Chase, Briana Evigan, Jackson Rathbone, Ed Westwick, Elizabeth Berkley.
Durata
103 Minuti
Trailer

Non è difficile scrivere di Donnie Darko, il difficile è vederlo. Certo se sei un giovane sedicenne americano strafatto di pasticche, birra e marijuana lo vai ad affittare, lo consigli ai tuoi amici e lo fai diventare un cult per ragazzini senza cervello. Poi ci metti un pizzico di trovate fantascientifiche di 30 anni fa, dei tempi di mio padre (Urania vecchia scuola), problemi giovanili, tra cui il cesso della scuola obesa e innamorata di te. Tu, protagonista, sei apatico e complessato, però sei l'eroe che vede conigli morti e smerda il politico (pedofilo, gli adulti sono il male) davanti a tutti facendo l'eroe dei giovani, perché questo è ciò che vuole il pubblico di Donnie Darko che si immedesima nell’apatico americano semi-psicotico con la personalità di un sedano. Dunque il regista pensa bene di fargli salvare il mondo tornando indietro nel tempo con un aereo che non è mai caduto, ma secondo la teoria di nonna morte se apriamo due warpgate e nel mezzo ci capita un oggetto che vada alla velocità della luce, viaggiamo nel tempo e quindi l'aereo che in Donnie Darko ha un telaio che resiste alla velocità della luce, tutto torna.
La mia scena preferita è quando Donnie parla per un’ora e mezzo dei viaggi nel tempo, si fa dare il libro di nonna morte e poi il professore manda via Donnie dicendo “non posso dirti niente altrimenti mi licenziano”. Questo era un riassuntino del primo film, altrimenti non potreste mai godervi a pieno questa complessa e fantastica saga. Alla fine Donnie muore per un paradosso, gli cade un motore di un aereo addosso, salva la cheerleader e salva il mondo, ma per nostra sfortuna Donnie Darko aveva una sorella, Samantha. Quindi facciamo un film dove lei e la sua amica fanno le hippies nel deserto strafatte, lei non dorme perchè vede le solite botte allucinogene visionarie tipo sono morta ma sono viva, il mondo finirà, lo salverai ecc..
Per due ore avremo belle ragazze, ma che recitano da fighe di legno, e protagonisti apatici in una città del cazzo dove è caduto un meteorite. Ci saranno anche i men in black che investigano sul meteorite, abbiamo anche il nipote di nonna morte che fa il soldato pazzo con la crisi della guerra del golfo e si sfregia con una maschera di ferro da coniglio per emulare il coniglio morto del primo Donnie Darko. Moriranno tante persone ma il tempo tornerà indietro e modificheranno il corso degli eventi non una, come nel primo film, ma tre volte evitando la fantastica invasione aliena finale. Dopo avervi detto che il film fa schifo, ed è il seguito di un abominio, concludo segnalando che il ritmo è lentissimo.
Non so più che dirvi, se siete “fatti” andate a vederlo e vi piacerà sicuramente.

Jotaro

 
Di Namor (del 18/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2333 volte)
Titolo originale
Death Rage
Produzione
Italia 1976
Regia
Anthony M. Dawson
Interpreti
Martin Balsam, Barbara Bouchet, Yul Brynner, Massimo Ranieri.
Durata
98 Minuti
Trailer

Nella lunga e proficua carriera del magnetico Yul Brynner, sono presenti alcune pellicole che furono girate nella nostra terra, tra queste vi è “Con la rabbia agli occhi”, del regista Antonio Margheriti alias Anthony M. Dawson.
Il film fu realizzato all’ombra del Vesuvio nel lontano 1976, in un periodo nel quale il genere poliziesco garantiva ottimi introiti ai botteghini italiani. La trama era incentrata sulla voglia di vendetta da parte di un killer professionista, nei confronti degli assasini del fratello. Ad impersonare il vendicativo killer Peter Marciani, arrivato appositamente dagli Stati Uniti per portare a termine la sua vendetta, fu chiamato il 56enne premio Oscar, Yul Brinner. Nel cast é presente un altro premio Oscar, l’attore statunitense di lungo corso Martin Balsam, che agisce nel ruolo del Commissario di polizia.
L’Italia, per contrapporre la buona partecipazione della rappresentanza americana, schiera due nomi di minor spessore recitativo (almeno in quel periodo), come il cantante e attore Massimo Ranieri è l’attrice cecoslovacca ma di adozione italiana, Barbara Bouchet. Massimo Ranieri è Angelo, un guascone che si arrangia di vari espedienti per sbarcare il lunario e proseguendo in questa sua attività si offrirà come spalla al vendicativo Marciani, nel compimento della sua missione.
Ad una bellissima e giovane Barbara Bouchet è affidato il ruolo dell’unica protagonista femminile del film, la spogliarellista Anna, che inevitabilmente si innamorerà del suo coprotagonista Yul Brynner.
Questo sentimento maturò solo sul set, poiché i due, non so per quale ragione, fuori dal set si disprezzavano reciprocamente. Si dice che una volta la Bouchet, per fargli un dispetto gli inviò un grosso mazzo di garofani, fiori, che l’attore americano detestava enormemente.
Se vi piace il genere è non l’avete ancora visto, non ci si può sottrarre, bisogna assolutamente vederlo, l’occasione di ammirare la recitazione di un grande attore come Yul Brinner in un poliziesco all’italiana, per di più condito dal gradevole folklore partenopeo e troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Se poi ci aggiungiamo la fisicata strepitosa della Bouchet, che si cimenta in uno strip (anche se solo di pochi secondi) integrale… è quasi impossibile da non guardare!

Namor

 
Di Miryam (del 16/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1596 volte)
Titolo originale
To Kill a Mockingbird
Produzione
Usa 1962
Regia
Robert Mulligan
Interpreti
Frank Overton, Gregory Peck, Paul Fix, Brock Peters, Mary Badham.
Durata
129 Minuti
Trailer

Alabama, 1932, in una tranquilla cittadina, precisamente Maycomb, un avvocato, Acticus Finch, interpretato dal bravissimo Gregory Peck, viveva con i suoi due figli Scout e Jem, rimasti orfani in tenera età, in quanto la madre era venuta a mancare in seguito ad un infarto.
I due ragazzini durante i loro giochi, erano spesso incuriositi da ciò che si nascondeva nella villa al di là della siepe che divideva le due proprietà, così di nascosto dal padre, andavano a sbirciare per poi fuggire a gambe levate al primo piccolo rumore perché certe dicerie di paese raccontavano che lì viveva un mostro. Invece era soltanto un uomo grande e grosso, di nome faceva Boo Radley, un tipo un po’ ritardato, che si era affezionato ai due bambini nonostante non avesse mai rivolto loro la parola, anzi, gli faceva trovare giocattoli ed oggetti vari nel cavo di un albero li vicino, senza che nessuno lo vedesse.
Un giorno, un agricoltore, Bob Ewell, un uomo violento e spesso ubriaco denunciò Tom Robinson, un uomo di colore, perché convinto che questo avesse violentato la figlia. Tom si dichiarò innocente e chiamò Acticus Finch in sua difesa. In quell’epoca il razzismo e il pregiudizio erano all’ordine del giorno, ma Acticus rischiando quasi il linciaggio, cercò di difendere il negro nonostante avesse tutti contro, mostrò le prove della sua innocenza, la giuria però lo dichiarò colpevole, così prima di ricorrere in appello, Tom scappò dalla prigione e venne ucciso da un secondino.
Bob Ewell, che non condivideva le idee antirazziste di Finch, pensò di vendicarsi, infatti una sera, pedinò i bambini e li assalì nel bosco, ma prontamente vennero salvati da uno sconosciuto che altro non era che Boo Radley.
Il buio oltre la siepe” è stato diretto da Robert Mulligan nel 1962, il film vinse tre premi Oscar, miglior attore protagonista per Gregory Peck, miglior sceneggiatura non originale di Horton Foote, miglior scenografia in bianco e nero, inoltre questo classico ha lanciato sul grande schermo Robert Duvall nel ruolo del misterioso Boo.
Ho visto questo film in tv quando ero una ragazzina, premetto però che l’ho conosciuto prima come libro, infatti un giorno mentre frugavo tra i libri di mia mamma, mi è capitato tra le mani e dietro suo consiglio ho cominciato a leggerlo, poco dopo lo trasmisero in tv… come potevo perderlo, visto che il libro mi era piaciuto tantissimo? Meglio non contare le volte che l’ho visto, più tardi comprai anche la videocassetta.
Il film essendo ambientato negli anni trenta, è naturale trovarsi davanti un paese razzista, ma a distanza di tanti anni, non è che sia cambiato di tanto!
Credo che il messaggio che abbia voluto dare, sia che prima di giudicare bisogna anche sapere, conoscere di persona la realtà dei fatti, come è successo per esempio ai due bambini nei confronti di Boo, ascoltando l’ignoranza della gente pensavano fosse un mostro, invece pur stando nell’ombra aveva salvato loro la vita evitando anche le conseguenze del gesto folle che Bob Ewell stava per compiere.

Miryam

 
Di slovo (del 14/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1488 volte)
Titolo originale
Videocracy - basta apparire
Produzione
Svezia 2009
Regia
Erik Gandini
Interpreti
Lele Mora, Fabrizio Corona
Durata
85 minuti

Ultimamente la situazione politico-cluturale del nostro paese suscita reazioni di deciso stupore negli osservatori esterni. Evidentemente esistono elementi, nelle condizioni che hanno prodotto l’attuale stato delle cose, che rimangono inspiegabili da chi non ha un retroterra italiano.
Il regista Erik Gardini, nato e vissuto in Italia e da qualche anno emigrato in Svezia, sembrerebbe il candidato adatto a raccontare ciò che ha vissuto in prima persona con il distacco ormai acquisito dello straniero e ci fornisce la sua analisi del tema. Una tesi risaputa: il controllo delle coscienze attraverso l’imposizione surrettizia di una subcultura, il culto dell’apparenza, immagini e messaggi portatrici di bellezza e benessere inoculate inesorabilmente nell’immaginario degli italiani attraverso la televisione: il media più efficace e diffuso.
Il luogo comune della “TV che rincoglionisce la gente” trova un’ulteriore conferma e i fatti, rivisti a posteriori, danno ragione a chi per primo ha intuito che un palinsesto infarcito di amenità e donne svestite diventa l’oppio che serve allo scopo. Il presidente della televisione è diventato, con larghi consensi, presidente del paese.
L’inabissamento culturale di un popolo poco all’erta è raccontato tramite una carrellata di documenti di repertorio (a partire da un primissimo esperimento di intrattenimento ‘tette & culi’ per operai sul finire degli anni ‘70) e interviste ad una selezione di personaggi facenti parte, chi davanti e chi dietro le quinte, chi per effimeri barlumi di celebrità e chi introitando somme enormi, del baraccone massmediatico della TV commerciale.
In realtà nulla di particolarmente nuovo o illuminante viene detto nel film di Gardini, forse più interessante per un pubblico non italiano, e guardarlo può essere una tortura... lo è stato per me ascoltare certi individui mentre enunciavano le loro filosofie esistenziali ma per quanto rivoltante possa essere la loro compiaciuta consapevolezza e totale assenza di etica, si conclude che è molto più deplorevole la massa depensante che li sostiene.
Lo consiglio ai ‘non allineati’ per mantenere il livello di indignazione necessario a non assuefarsi all’incessante flusso di brutture, tutti gli altri ne saranno, come al solito, ottusamente impermeabili.

slovo

 
Di Namor (del 11/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1374 volte)
Titolo originale
The Haunting in Connecticut
Produzione
USA 2009
Regia
Peter Cornwell
Interpreti
Virginia Madsen, Kyle Gallner, Martin Donovan, Amanda Crew, Elias Koteas.
Durata
93 Minuti
Trailer

La famiglia Campbell, si è da poco trasferita nel Connecticut per curare il figlio maggiore Matt (Kyle Gallner), affetto da tumore. La casa in cui si stabiliscono sembra essere apparentemente un buon affare, vista la modestissima richiesta di affitto, tant’è vero che un’incredula Sara (Virginia Madsen), ne chiede la motivazione al proprietario, senza però ottenere una precisa risposta. Una volta instaurati nella nuova dimora, dapprima Matt ed in seguito l’intero nucleo familiare, capiranno i motivi di una pigione elargita così a buon mercato.
La casa in realtà negli anni venti, era una sorta di camera mortuaria, con un piccolo cimitero sul retro ed un locale interamente adibito all’imbalsamazione dei corpi. Tra i fatti inenarrabili e sconcertanti che si susseguirono in quella casa, vi furono anche delle tremende sedute spiritiche, tenute da Jonah (Eric Berg), il figlio chiaroveggente dell’ex proprietario. Sarà proprio lo spettro di Jonah, morto tragicamente, ad instaurare un perenne contatto con il moribondo Matt e a scatenare le ire dell’infestata casa contro l’ignara famiglia, rea di averla scelta come nuova dimora. Risulterà determinante l’intervento del reverendo Popescu (Elias Koteas), anch’esso malato di cancro, per far luce sulle reali intenzioni del fantasma di Jonah.
Il pregio di questa pellicola, discretamente diretta dal regista Peter Cornwell, consiste proprio nella sua trama, la quale prende spunto da una storia realmente accaduta nel 1987, nella città di Southington (Connecticut), ad una signora di nome Amanda Reed ed alla sua inconsapevole famiglia.
La realizzazione di “Il Messaggero” la si deve proprio a quest’incredibile vicenda, visionata in un documentario dal produttore Daniel Farrandas, il quale si mise immediatamente sulle tracce della Reed, per avere una più precisa conoscenza dei fatti e concretizzarli in questo film.
Finalmente un Horror godibile e soprattutto senza inutili e fastidiosi spargimenti di sangue, che oramai non hanno più nessun effetto sul pubblico, se non quello di provare disgusto per la sua continua e ripetuta messa in opera negli ultimi film horror.
Di sicuro non sarà un titolo che entrerà negli annali del genere, ma per quanto mi riguarda ne farà parte almeno per quest’anno, grazie anche all’ottimo apporto recitativo della bravissima Virginia Madsen, dotata di un viso ed un fascino recitativo molto ben congeniato a questo tipo di pellicole.

Namor

 
Di mimmotron (del 09/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1345 volte)
Titolo originale
Lo chiamavano Trinità...
Produzione
Italia 1970
Regia
E.B. Clucher
Interpreti
Steffen Zacharias, Bud Spencer, Terence Hill, Gisela Hahn, Farley Granger.
Durata
104 Minuti
Trailer

Questa volta ho deciso di scrivere, in accordo con la redazione, più che una recensione un tributo ad un film e ai due attori che l'hanno interpretato ovvero "Lo chiamavano Trinità...". Credo che per molti della mia generazione Bud Spencer e Terence Hill abbiano un posto di rilievo nel nostro immaginario. Non a caso, dopo la sua uscita nelle sale cinematografiche nel 1970, è stato trasmesso dalla televisione almeno una ventina di volte sempre con share di tutto rispetto. Inviterei pertanto i lettori a lasciare un commento per valutare al meglio questa mia opinione. Un plauso va sicuramente rivolto al regista e sceneggiatore Enzo Barboni per averci regalato questo spaghetti-western in forma ironica.
La pellicola narra le avventure di due pistoleri Trinità e Bambino (nomignolo con il quale veniva chiamato in famiglia, in quanto i due erano fratelli). Il primo vive di espedienti sempre al limite della legalità ed è il pistolero più veloce di tutto il west ovvero “la mano destra del diavolo” mentre il secondo è un ladro di cavalli che per un "incidente" finisce per diventare lo sceriffo di un piccolo paese, anche lui pistolero temibile “la mano sinistra del diavolo”. Nei pressi di questo paese vive una comunita che professa la non violenza, ma che per loro sfortuna decide di insediarsi in una vallata che sarebbe un ottimo pascolo per i cavalli de 'il Maggiore'. Quest'ultimo è un uomo senza scrupoli, padrone di qualsiasi cosa all'interno della contea, che decide di scaciarli dalla valle ad ogni costo.
Tra scazzotate e gag esilaranti i nostri riusciranno ad aiutare i buoni e sconfiggere i cattivi. Una delle gag da me preferita è quella in cui i due fratelli si recano presso la comunità di religiosi dove Tobia, il loro capo spirituale, li accoglie dicendo:"Salve fratelli!" -Sceriffo rivolto a Trinità:"Glielo hai detto tu che siamo fratelli?" - Trinità: "Io? Chi lo conosce." Tobia:"È il Signore che vi manda." - Sceriffo:"No, passavamo di qua per caso..."
Altri protagonisti minori sono Faina e Il Timido (uomini della banda di Bambino) e Mezcal un bandito messicano che più volte si troverà a provare quanto siano "pesanti" le mani dello sceriffo. Personaggio marginale che sicuramente non ha alcun rilievo nello svolgimento della trama, ma che a me piace molto è un messicano forse ingiustamente accusato di omicidio che a sua discolpa era solito ripetere:”Mi esposa stava al fiume señor, a lavare. Un gringo l'aggredì e la voleva. Sono corso in suo aiuto, avevo un coltello. Quello mi guarda con gli occhi spalancati e muore. Nel cadere avra' battuto la testa. Io gli ho dato solo qualche coltellata.”

mimmotron

 
Di Darth (del 07/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3081 volte)
Titolo originale
Assassin's Creed: Lineage
Produzione
USA, 2009
Regia
Yves Simoneau
Interpreti
 
Durata
35 minuti
Trailer

Il dubbio iniziale che mi è venuto all’idea di recensire “Assassin’s Creed: Lineage” è come catalogarlo negli schemi di Blogbuster? E’ stato prodotto come una miniserie in tre episodi… quindi la cosa più logica è una serie-tv. Certo che, catalogare come serie-tv un cortometraggio della durata totale di 35 minuti (che potete vedere per intero nel link “Trailer”), è quantomeno strano.
Sopperito a questo dilemma con un lancio di monetina, proseguo dicendovi che il corto in questione è un web-movie prodotto dalla Ubisoft: la società che ha prodotto nel 2007 il videogioco multipiattaforma di immenso successo “Assassin’s Creed” che vanta la bellezza di oltre sei milioni di copie vendute. Il corto in questione, è stato pubblicato poco prima dell’uscita dell’acclamatissimo sequel del videogioco che, dopo una sola settimana dall’uscita in Europa e USA, ha già venduto 1.6 milioni di copie: garantendo alla Ubisoft dei guadagni da far invidia anche alle major cinematografiche.
“Assassin’s Creed: Lineage” è il prologo di “Assassin’s Creed II”, e narra le vicende di assassino di Giovanni Auditore di Firenze, il padre di Ezio Auditore (il personaggio del videogame).
Giovanni è un assassino al servizio di Lorenzo De Medici, e viene inviato per fermare un complotto ordito da Rodrigo Borgia: intenzionato a far uccidere il duca di Milano e ad allearsi con Papa Sisto IV per spodestare Lorenzo De Medici ed impossessarsi di Firenze.
Il film, in pratica non serve ad altro che a presentare i personaggi e le ambientazioni del gioco. Una fusione ben congeniata di cinema e computer-grafica, spesso non si riesce a distinguere dove finisca uno e cominci l’altra.
Dopo le stupende ricreazioni in 3d di Damasco, Acri e Gerusalemme del 1191, durante la terza crociata (ambientazione del primo game), questa volta i videogiocatori, e chi guarda questo cortometraggio, possono godere delle ricostruzioni (non certo fedeli, per carità, ma comunque estremamente affascinanti) di alcune città italiane del rinascimento tra le quali Firenze, Venezia, Forlì, San Gimignano e il Vaticano. Che dire, il “film” lo consiglio solo a chi ha intenzione di giocare ad “Assassin’s Creed II” o per godere della grafica 3d di indubbia qualità.
Il videogioco, per gli interessati, è già uscito per PS3 e XBOX360, mentre per noi utenti Windows dovremo attendere purtroppo fino all’anno prossimo.

Darth

 
Di Namor (del 04/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 8823 volte)
Titolo originale
The Angover
Produzione
USA 2009
Regia
Todd Phillips
Interpreti
Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Heather Graham, Justin Bartha.
Durata
100 Minuti
Trailer

A soli due giorni dal suo matrimonio, il futuro sposo Doug (Justin Bartha), parte alla volta di Las Vegas per l’inevitabile addio al celibato. Ad accompagnarlo nell’ultima notte di bagordi, vi sono lo strampalato cognato Alan (Zach Galifianakis), il timoroso Stu (Ed Halms) ed il belloccio del gruppo Phil (Bradley Cooper).
Partiti a bordo di una Mercedes d’epoca avuta in prestito dal futuro suocero (alla quale tiene in modo particolare), i quattro amici arrivati a destinazione, per intensificare l’attrattiva dell’evento, optano per una suite d’alto lusso in alternativa alle ordinarie camere prenotate precedentemente. Dopo il brindisi augurale ad una grande serata di follie, tre dei quattro compagni (di cui uno scopertosi misteriosamente privo di un dente) si sveglieranno nella loro suite completamente devastata, con una gallina che gira liberamente per la camera ed una tigre chiusa in bagno. Ma le sorprese non sono finite, al momento di svegliare il novello sposo per far ritorno a casa in tutta fretta, i tre scoprono che Doug é sparito senza lasciare alcuna traccia. A completare questo pazzesco e arcano scenario, i tre amici dovranno occuparsi perfino di un bebè, ritrovato anch’esso inspiegabilmente nella loro dimora.
“Ma che cazzo abbiamo fatto ieri notte?” è ciò che si domanda un’incredulo Phill.
A tale interrogativo nessuno sa dare una risposta, poiché nulla ricordano di quello che realmente è accaduto la sera precedente. In seguito si scoprirà che la causa della loro amnesia é dovuta all’assunzione involontaria di una droga che provoca tale effetto.
Parte così l’esilarante avventura di questi tre fantastici personaggi, alla ricerca di indizi per ritrovare e riportare il loro amico a casa, e scoprire cosa sia successo in quella pazza notte. Grazie alla sua innovativa ed imprevedibile trama, “Una notte da leoni” in patria ha fatto registrare incassi da record, classificandosi al secondo posto delle commedie più viste di sempre, piazzandosi dietro a “Beverly Hills Cop”.
Il regista Todd Phillips, ha già annunciato, considerato il successo avuto, che il film avrà un sequel nel 2010. Non poteva essere altrimenti visti i lauti introiti riversati ai botteghini, rimane solo da vedere se il prossimo sarà all’altezza del primo, io ho miei dubbi, questa è un’operazione che pochissime volte si é conclusa felicemente.
Ad ogni modo per coloro che non l’avessero ancora visto, non lasciatevi scappare questa superba commedia, perdereste uno dei più meritevoli e divertenti film dell’anno.

Namor

 
Di Miryam (del 02/12/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1247 volte)
Titolo originale
Rise
Produzione
USA - Nuova Zelanda 2007
Regia
Sebastian Gutierrez
Interpreti
Lucy Liu, Michael Chiklis, Carla Gugino, James D'Arcy, Samaire Armstrong.
Durata
94 Minuti
Trailer

La giornalista Sadie Blake (Lucy Liu), durante un’inchiesta su un gruppo dark, viene a conoscenza di una pericolosa setta segreta che si sta espandendo sempre più, diventando di moda tra i molteplici giovani con la passione di questo folkloristico genere.
Ad un certo punto però, scopre inoltre che tanti giovani frequentatori di questo mondo a sé, spariscono per poi essere ritrovati morti e in modo assai orrendo.
Sadie vuole vederci più chiaro ed inizia così ad indagare, ma purtroppo, nel corso delle sue indagini, finisce lei stessa catturata dal capo della setta, una specie di “guru” che ha praticamente organizzato tutti gli omicidi avvenuti.
Suo malgrado, Sadie, che ormai tutti credevano morta, si risveglia nella cella frigorifera dell’ obitorio scoprendo di non essere più viva, ma nemmeno completamente morta, anzi, si rende conto di essere diventata un vampiro e, come tutti gli esseri di questa specie, affamata di sangue e costretta così ad uccidere, anche se è contro il suo volere, togliere la vita a persone innocenti. Nel frattempo, il detective Rawlins (Michael Chiklis), che ha perso sua figlia per colpa di questa temibile setta, incomincia a cercare l’omicida per farsi giustizia da solo, ed è proprio in questo frangente che incontrerà la novella vampira Sadie. Subito non ha fiducia nella donna, infatti la crede un’assassina come gli altri, questa però cerca di convincerlo che lei è estranea a tutti i fatti sanguinosi che sono successi in precedenza. In un secondo tempo, il poliziotto si convince che lei potrebbe essere la persona giusta che può condurlo dal responsabile di questi atroci delitti. I due così, uniscono le loro forze per scovare il responsabile e ucciderlo insieme a tutti i suoi seguaci, affinchè nessuno potrà più far del male a vittime innocenti.
Il regista del film è Sebastian Gutierrez, lo stesso che aveva scritto la sceneggiatura di “Snake on a plane”, quel film con serpenti velenosi su un aereo, (una trama alquanto inverosimile). Sinceramente non considero “La setta delle tenebre” un film horror, in quanto scene di paura non ce ne sono, bensì solo cannibalismo associato al sesso e disgustose scene, che vengono inoltre ripetute nei vari flashback della protagonista, in un susseguirsi talmente veloce da non riuscire a capirci niente.
Come si può intendere il film non mi è piaciuto affatto, amo il genere horror, ma questo spargimento di sangue e soprattutto quei “banchetti” di cannibalismo, li ho trovati alquanto inutili per un film del genere.

Miryam

 
Di Namor (del 26/11/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1631 volte)
Titolo originale
Coco avant Chanel
Produzione
Francia 2008
Regia
Anne Fontaine
Interpreti
Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Benoît Poelvoorde, Marie Gillain, Emmanuelle Devos.
Durata
110 Minuti
Trailer

La realizzazione di questo biopic sulla grande stilista francese Coco Chanel, la si deve alla regista transalpina Anne Fontaine, ed alla pubblicazione del libro “L’Irregolare” di Edmonde Charles-Roux, da cui è tratta la sceneggiatura.
Coco avant Chanel - L’amore prima del mito”, è sicuramente uno dei film biografici meno appaganti sotto il profilo storico, poiché la pellicola, come specifica il titolo è completamente incentrata sugli amori di Coco Chanel, lasciando pochissimo spazio all’evoluzione del suo grande talento. A mio parere tale opzione non valorizza affatto il film, anzi diciamo pure che lo danneggia oltremisura. Va bene fare un biopic che si distingua dagli altri, ma rendere una sorta di documentario recitato, in un melodramma dai toni troppo remissivi, rischia solo di deludere lo spettatore, che si aspetta di vedere un film sulla vita di una delle più grandi icone, che il mondo della moda abbia mai avuto.
Interessante conoscere la tormentosa vita amorosa della protagonista, ma tutto ciò non deve essere il filo conduttore del film, occorre mostrare anche il rovescio della medaglia, il successo e la fama ottenuti, grazie al suo immenso talento sartoriale, che l’hanno portata a riscattarsi dalle sofferenze e delusioni della sua infanzia, adolescenza e del suo vissuto sentimentale.
Di conseguenza, reputo il film un’operazione poco coinvolgente e priva di interesse storico, l’unica cosa che valga la pena di essere menzionata nei suoi 110 minuti di pellicola, è la parte finale nella quale si possono ammirare i veri abiti di Chanel (tutti provenienti dal Conservatoire della Maison), indossati dalle modelle durante la sfilata finale…l’unica di tutto il film!

Namor

 

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