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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di kiriku (del 11/09/2007 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1745 volte)
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Titolo originale
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Fear and Loathing in Las Vegas
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Produzione
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U.S.A 1998
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Regia
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Terry Gilliam
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Interpreti
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Johnny Depp, Christina Ricci, Cameron Diaz, Ellen Barkin, Craig Bierko, Gary Busey, Mark Harmon, Katherine Helmond
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Durata
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118 minuti
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Trailer
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Siamo nel 1971 il giornalista sportivo Raoul Duke, accompagnato dal suo amico samoano nonché avvocato Gonzo, parte per Las Vegas per effettuare un reportage, commissionato dal giornale Sport Ilustrated, su una gara di moto in mezzo al deserto. I due partono a bordo di una convertibile rossa in uno stato mentale già alterato e, durante tutto il viaggio, fanno un uso improprio di qualsiasi tipo di droga esistente, attingendo dalla valigia riposta nel portabagagli: “Avevamo due borsate d’erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di LSD super-potente, una saliera piena zeppa di cocaina e un’intera galassia di pillole multicolori, eccitanti, calmanti, esilaranti... e anche un litro di tequila, uno di rum, una cassa di Budweiser, una pinta di etere e due dozzine di fiale di popper.” Per tutta la durata del viaggio hanno visioni paranoiche e allucinazioni persecutorie e ossessive che portano i due amici a trovarsi in situazioni allucinanti al limite del paradosso. Questo film è tratto dal romanzo “Paura e disgusto a Las Vegas” (1971) di Hunter S. Thompson ed è stato diretto e sceneggiato da Terry Gilliam. Nonostante una buona regia e l’ottima interpretazione di Johnny Depp e Benicio Del Toro, da una parte della critica questo film è stato tacciato di essere una carrellata sterile di volgarità, dove cattivo gusto e incapacità registica hanno dato vita ad un lungometraggio senza senso. Non sono d’accordo. Ad una prima lettura superficiale forse si può rimanere spiazzati, ma il disordine apparente è chiaramente voluto, riflette il disordine interiore di quella generazione che negli anni sessanta a pensato di poter cambiare il mondo. Figli di questo fallimento generazionale e di quello del sogno americano i due si rifugiano nell’unico posto dove è ancora possibile sognare, dove gli illusi pensano di potersi affermare attraverso il denaro, in poche parole Las Vegas. Ed proprio in questo lunapark dell’effimero che Raoul e Gonzo danno il peggio di loro, toccano il fondo devastandosi senza nessun limite, realtà e illusione si mescolano a tal punto da non riconoscere l’una dall’altra. Dalla visione distorta dei protagonisti affiora però il ritratto lucido di una generazione delusa che ha smesso di sognare.
kiriku
Di nilcoxp (del 10/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 456 volte)
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Titolo originale
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Sicko
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Michael Moore
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Interpreti
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Durata
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120 minuti
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Trailer
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Questo è il terzo ed ultimo film della mia trilogia sugli Stati Uniti d’America, gli altri due erano stati “Idiocracy” e “Fast Food Nation”. Il regista ci mostra come da par suo, la situazione della sanità in America: cosa succede a chi è sprovvisto di copertura assicurativa (c’è un tizio che avendo subito l’amputazione di due dita sceglie quale farsi riattaccare in base alle proprie disponibilità finanziarie), e cosa succede ad averla: infatti i soggetti principali del film sono gli americani assicurati. A loro è principalmente dedicato il documentario: veniamo a conoscenza di come le compagnie assicurative cerchino in tutti i modi di rifiutare i rimborsi ai loro clienti, e di come i medici facciano carriera non per i loro “meriti” ospedalieri, ma in base al denaro che gli fanno risparmiare. Scopriamo che i numerosi volontari dell’ 11 settembre 2001 sono stati abbandonati a se stessi, dato che non gli vengono pagate le cure mediche, le stesse che vengono invece generosamente date ai detenuti di Guantanamo. Questa è la parte migliore del film secondo me, perché poi M. Moore decide di mostrarci come la sanità funzioni in paesi come il Canada, la Francia, l’Inghilterra e Cuba. Questa risulta essere la parte meno riuscita, perchè il regista ci parla delle cure mediche in queste nazioni come stesse parlando della terra dei sogni. Tutti sappiamo non essere così! Forse però, la scelta di questo metodo di narrazione basata sull’esaltazione di altri modelli di assistenza medica, serve al regista per accentuare ulteriormente un problema così sentito e così tragico della sua terra. Infatti credo che solo chi ami il proprio paese possa mostrarne i propri limiti ed errori, nella speranza che qualcosa cambi… Credetemi questo è un buon esempio di giornalismo, professione che va oramai scomparendo in molti paesi, e che è addirittura estinta in Italia (qui vige il leccaculismo ad oltranza!!!). Il problema delle notizie di oggi non è più "come vengono date" e da "chi vengono date", ma bensì "QUALI VENGONO DATE". Infatti veniamo sistematicamente distratti da avvenimenti non essenziali a discapito di quelli importanti che rimangono volontariamente taciuti (mi fermo qui, è meglio!). Alle prime inquadrature, quando ho visto la faccia del Presidente americano ho provato un senso di nausea, dopo aver visto il gruppetto dei potenti del loro parlamento mi si è aggiunto un senso di rabbia impotente. Ho pensato all’Italia, e alla sua situazione politica (preciso subito che mi riferisco ad entrambi gli schieramenti!) e ho risentito quella nausea mista a rabbia impotente. L’unica differenza è che io non ho (all’opposto di M. Moore)la stessa fiducia nei miei connazionali. Ciao ciao…e non ammalatevi!!!
nilcoxp
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Titolo originale
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The Take
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Produzione
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Canada, 2004
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Regia
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Avi Lewis
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Interpreti
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Durata
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87 minuti
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Trailer
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Grazie ad un amico, ho conosciuto una realtà dell’Argentina che non conoscevo, probabilmente a causa della censura che i mass-media riescono ad imporci su alcuni argomenti. “The Take” parla di una nuova (o forse vecchia) forma di imprenditoria lavorativa: quella delle fabbriche chiuse dalle società, occupate e dirette dagli ex dipendenti. Il film inizia dalla spiegazione della crisi economica che ha colpito l’Argentina a partire dagli anni ’90 e sfociata nelle violente manifestazioni del 2001, provocata dalla politica finanziaria del presidente Menemi e dalle manovre speculative del fondo monetario internazionale. Dopo la fuga dal paese del presidente e di ingenti capitali, è avvenuta una chiusura generalizzata di fabbriche ed attività dell’indotto, ed il tasso di disoccupazione è schizzato alle stelle. In questa situazione, operai di diverse industrie disoccupati e con ingenti salari arretrati ancora da percepire, hanno deciso di riaprire le fabbriche autonomamente: inizialmente occupandole abusivamente, e successivamente chiedendo alle autorità di riconoscere legalmente l’esproprio delle fabbriche a saldo dei loro crediti. Infine, una volta ottenuto il riconoscimento giuridico delle cooperative da loro formate, gli operai hanno riavviato la produttività industriale del paese. Personalmente, ho trovato molto interessante questo tipo di economia fondata sul lavoro di molti e non sul profitto di pochi. Inoltre, nel film, è ben evidenziata la ricerca della legalità ed il senso di democrazia che esiste nei ceti medio-bassi, mentre gli stessi principi non sembrano interessare alle persone che governano il paese. Un bel film-documentario, con ottimi contenuti: interessante per conoscere il mondo in cui viviamo senza guardarlo attraverso gli occhi dei mass-media.
Sansimone
Di Namor (del 06/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 686 volte)
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Titolo originale
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Feed
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Produzione
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Australia 2005
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Regia
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Brett Leonard
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Interpreti
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Patrick Thompson, Alex O'Loughlin, Gabby Millgate, Jack Thompson, Matthew Le Nevez.
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Durata
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90 Minuti
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Trailer
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Phillip Jackson (Patrick Thompson), investigatore specializzato nello scovare siti potenzialmente ad alto rischio, che, durante lo svolgimento delle sue mansioni si imbatte in un sito dedicato agli amanti di donne esageratamente in sovrappeso. A gestire il sito è un sociopatico di nome Michael Carter (Alex O’Loughlin), che si professa un cultore della bellezza a tutto tondo, infatti é proprio lui a nutrire fino alla morte le donne che vengono visionate sul suo sito, accettando addirittura scommesse dei suoi visitatori sul raggiungimento del peso al momento del loro decesso. Phillip non essendo autorizzato a procedere con le indagini per la mancanza del movente, decide di agire ugualmente per conto proprio. Inizia così un indagine illegale, che lo vede confrontarsi con un intelligente e pericoloso serial killer, disturbato da una infanzia a dir poco traumatica. Ma non è l’unico ad aver avuto problemi simili, poiché anche il suo cacciatore si porta dietro i suoi spettri, derivati da un periodo iniziale della sua vita alquanto difficile! “Feed” é stato tenuto in naftalina dal 2005 e presentato nelle nostre sale solo quest’estate, iniziativa dalla quale si deduce la scarsa qualità di un film non riuscito, e che si può tranquillamente evitarne la visione soprattutto se siete deboli di stomaco, se invece ne siete incuriositi e volete proprio guardarlo aspettate almeno l’uscita in videoteca, almeno avrete risparmiato la metà dei soldi per questo disgustoso e stereotipato trhiller!
Namor
Di Darth (del 05/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1059 volte)
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Titolo originale
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A fost sau n-a fost?
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Produzione
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Romania, 2006
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Regia
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Corneliu Porumboiu
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Interpreti
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Ion Sapdaru, Teodor Corban, Mircea Andreescu
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Durata
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89 minuti
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Trailer
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Il film inizia e finisce il 22 dicembre 2005 in una (tutt’altro che ridente) cittadina a est della capitale rumena. Esattamente sedici anni prima, il 22 dicembre 1989, cadde il regime comunista di Ceauşescu. Approfittando dell’anniversario, il direttore/conduttore di una tv locale, trasmette un talk-shaw intitolandolo “La nostra città ha fatto la rivoluzione?”. Storicamente è conosciuto che la piazza centrale del paese, come tutte quelle delle altre città, furono gremite di gente per festeggiare la caduta del comunismo ma, a suo giudizio, se la gente andò in piazza solo a seguito della notizia (appresa dalle televisioni) che Ceauşescu non era più al potere, non vi fu rivoluzione. Per cercare di dissipare questo atroce dubbio (di cui non frega niente a nessuno) vengono invitati al dibattito due “eminenti” concittadini che vissero in loco quella data: il primo è Emanoil Piscoci, un vecchio che, ai tempi, di mestiere impersonava Babbo Natale, ed oggi è un ottuso brontolone con sporadici barlumi di un’atavica acutezza mentale; e il secondo è Tiberiu Manescu, un professore ubriacone e pieno di debiti. Quest’ultimo, in trasmissione, asserisce che ben prima delle 12:08 (ora in cui le televisioni diedero la notizia della fine dittatura) egli e tre suoi amici (due morti ed uno trasferitosi) erano in piazza a manifestare e, di conseguenza, egli stesso fu l’autore della rivoluzione del paese. I (pochi) telespettatori che interverranno telefonicamente in trasmissione però, obietteranno ai fatti riportati dal professore… Apparentemente la trama potrebbe considerarsi noiosa… invece, nonostante alcuni punti un po’prolissi, il film scorre piacevolemente, e la straordinaria simpatia dei tre personaggi principali rende questa pellicola davvero godibile. Realizzato in Romania, “A est di Bucarest” è evidente che vuol essere anche una riflessione sul presente rumeno che, nonostante la fine del comunismo, pare non evolversi e rimanere immobile sulle proprie tradizioni. Ad esemplificare questo, il regista sovente si sofferma sulle fatiscenti strade della città, sporche, con asfalti e marciapiedi in rovina, costellate di automobili da noi estinte da tempo. Anche i personaggi, principali e secondari, emettono un’aura di povertà e di fallimento, quasi a simboleggiare l’effettiva mancanza di un qualunque futuro per chi resta in Romania. Un’opera importante, realizzata da un paese che muove i suoi primi passi (non solo) a livello cinematografico, con dialoghi brillanti e tre attori degni di questo nome. Consigliato.
Darth
Di nilcoxp (del 03/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 670 volte)
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Titolo originale
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Fast Food Nation
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Produzione
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USA, Gran Bretagna 2006
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Regia
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Richard Linklater
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Interpreti
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Wilmer Valderrama, Esai Morales, Luis Guzmán, Catalina Sandino Moreno, Greg Kinnear, Avril Lavigne,Lou Taylor Pucci, Paul Dano, Kris Kristofferson, Ana ClaudiaTalancón, Patricia Arquette, Ashley Johnson, Bobby Cannavale,Ethan Hawke, Bruce Willis.
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Durata
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116 minuti
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Trailer
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Nel secondo film della mia personalissima trilogia sugli USA, il tono si alza e si comincia a parlare di cose più serie (il primo se ricordate era “Idiocracy”). Veniamo subito a conoscenza che negli hamburger della Michey’s Food restaurants (una catena di fast food americana) sono state trovate tracce di feci. Il direttore di marketing della suddetta ditta è costretto a partire e ad andare a verificare di persona l’origine del problema: visitare l’industria che macella e che gli fornisce questo prodotto. Inizia così una strana avventura che da una parte ci fa seguire le vicende del dirigente alla ricerca della verità, e dall’altra ci mostra le condizioni in cui i messicani che entrano illegalmente in America vivono e vengono sfruttati dalle aziende ( in questo caso da quella degli hamburger). Lungometraggio dalle molte sfaccettature, non tutte riuscite però. La scelta del regista di girare una fiction e non fare un documentario, visto che il film è tratto dal libro-inchiesta omonimo scritto da Eric Schlosser, non risulta sempre azzeccata. In alcuni momenti l’intreccio di diverse sottostorie fa calare la concentrazione sul problema principale, in altri però è proprio grazie alla finzione che noi riusciamo veramente a capire le condizioni umane, sociali ed economiche a cui volenti o no dobbiamo abituarci. Sì, perché proprio questo sembra essere il vero life-motiv del film: una cosciente triste rassegnazione a quello che il mondo imprenditoriale decide per noi!!! O lo si accetta, o si è fuori! Bella prospettiva vero? Una pellicola che consiglio caldamente, ma non dopo aver mangiato in un fast food…credetemi.
nilcoxp
Di Namor (del 30/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 950 volte)
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Titolo originale
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A Guide to Recognizing Your Saints
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Dito Montiel
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Interpreti
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Robert Downey Jr., Shia LaBeouf, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Channing Tatum, Melonie Diaz, Martin Compston, Rosario Dawson, Eric Roberts.
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Durata
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98 Minuti
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Trailer
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Capita a volte che un attore, in questo caso Robert Downey Jr., dopo aver letto un libro se ne innamori a tal punto da contattarne l’autore pregandolo di scriverne la sceneggiatura per la realizzazione del film, che lui stesso ha proposto ai vari produttori cinematografici. A credere in questo progetto con l’ausilio del suo celebre consorte, è la produttrice Trudie Styler, moglie di Gordon Sumner in arte Sting, il quale ha fieramente presenziato alla mostra di Venezia, dove la pellicola é stata, giustamente, premiata come miglior film alla Settimana della critica veneziana! “Guida per riconoscere i tuoi santi” é il titolo, sia del libro autobiografico dell’autore Dito Montiel, che del film in questione da lui sceneggiato e diretto. Nonostante sia il suo esordio, Montiel dirige con grande maestria, a tal punto che, alcuni critici gli attribuiscono un talento Scorsesiano dal roseo futuro! In effetti, la pellicola ricorda molto quel cinema Americano anni 70, nel quale la recitazione e i dialoghi avevano molta importanza, esaltando la bravura di grandi attori come Al Pacino, De Niro, Hoffman e così via. La trama del film, pur essendo un biopic, non inizia con il decorso della crescita del suo protagonista, ma si svolge nel Queens in una estate del 1986, con un Dito Montiel già adolescente che lo vede confrontarsi quotidianamente con la dura realtà di una vita tutt’altro che tranquilla, nella quale la violenza urbana tende a plasmarti in modo negativo riservandoti un futuro che non promette niente di buono. L’inevitabile drammatico episodio, che vede coinvolto un suo amico, ed il suo problema familiare con il padre, gli daranno il coraggio e la giusta motivazione per lasciarsi il passato alle spalle ed andare via da una città avara di certezze per il futuro. La decisione di salire su un bus con destinazione Los Angeles, si rivela quanto mai azzeccata poiché darà l’inizio ad nuova vita, arricchita dall’insperato successo come scrittore, grazie al libro “A Guide to Recognizing Your Saints”. Una delle tante telefonate della madre che lo prega di far ritorno a casa, per l’aggravarsi della salute del padre, sarà l’occasione dopo 20 anni di lontananza di rivedere i luoghi e le persone che hanno contribuito nel bene e nel male a renderlo un uomo di successo! Il film é stato premiato anche al Sundance per la miglior regia, ed un premio speciale della giuria è stato aggiudicato al cast nel suo insieme, riconoscimenti meritatissimi che mi trovano pienamente d’accordo, soprattutto per l’elogio alla troupe, trovo che tutti abbiano dato una grande apporto recitativo, aggiungerei una nota di merito nei confronti di Chazz Palminteri, Shia LaBeouf, Robert Downey Jr., da non sottovalutare anche la bella prova di Channing Tatum nella parte del violento Antonio! Se avete voglia di vedere un buon film fateci un pensierino!
Namor
Di Darth (del 29/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 671 volte)
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Titolo originale
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Ils
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Produzione
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Francia, 2006
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Regia
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David Moreau
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Interpreti
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Olivia Bonamy, Michael Cohen, Maria Roman
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Durata
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77 minuti
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Trailer
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Era da quando vidi “The Ring” che non riuscivo a trovare un horror che mi suscitasse ansia e tensione. Finalmente, dopo quattro anni, un altro film riesce a farmi occasionalmente ‘sobblazare’ sul divano… ovviamente parlo di “Them”. Realizzato con estrema sapienza da due debuttanti registi francesi, Ils (il titolo orignale) dimostra che si può creare un horror 'spaventoso' senza dover vedere per forza litri di sangue e/o mostri di alcun genere. La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto a Bucarest pochi anni or sono, narra di una giovane coppia che vive in una grossa casa fuori città, circondata da un imponente e minaccioso bosco. Una sera la moglie si sveglia e sente dei rumori… qualcuno o qualcosa sta cercando di penetrare in casa loro. I coniugi si ritroveranno prigionieri nella loro stessa abitazione, completamente isolati, senza luce né telefono, a cercare di capire cosa stia succedendo… Detta così sembrerebbe la solita trama del solito horror, ma non è affatto vero. L’utilizzo di luci basse, e della telecamera a spalle che costantemente segue ogni movimento dei due protagonisti, permette un’immediata immedesimazione in loro, e conseguentemente dona allo spettatore il pathos per le loro sorti. Ma quello che rende quest’opera speciale, sono i rumori. In tutto il film sono loro a farla da padroni: cercare di capire cosa stia succedendo tramite il proprio udito, provare a riconoscere da dove proviene e cosa può emettere un determinato suono, o ascoltare l’assordante rumore del silenzio, sapendo che è un silenzio carico di minacce. Dopo circa un’ora di film, la trama si evolve: finalmente si viene a capo di chi o che cosa minaccia Luca e Clém, e la tensione da thriller lascia spazio a quella d’azione, con fughe precipitose ed inseguimenti lungo il bosco (in questa scena mi ha ricordato parecchio “The Blair Witch Project”). Davvero un’opera interessante questo “Them”, 77 minuti tutti da gustare; consigliatissimo agli amanti del cinema horror di "tensione”, sconsigliato, invece, a chi preferisce gli splatter.
Darth
Di nilcoxp (del 27/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 576 volte)
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Titolo originale
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Idiocracy
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Mike Judge
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Interpreti
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Luke Wilson, Maya Rudolph, Dax Shepard.
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Durata
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84 minuti
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Trailer
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Per la ripresa delle recensioni ho pensato ad un film leggero, ma non per questo meno interessante e riflessivo di altri. Il primo di una piccola trilogia che ho sentito di dover dedicare agli USA !!! Nel 2005 un bibliotecario dell’esercito e una prostituta vengono “convinti” a partecipare ad un esperimento di ibernazione: dovranno rimanere congelati per un anno in una capsula. Le cose però non andranno come previsto, e i due si risveglieranno nel 2505. Troveranno un’America completamente cambiata: le città saranno diventate enormi discariche all’aperto, e le persone saranno regredite ad un livello di stupidità simile alla demenza. A capo della nazione poi troveranno un porno-divo campione di Wrestling. Inutile dire come il regista sguazzi allegramente in questa situazione, tutto si presta alla presa in giro: il livello mentale della popolazione che sta scendendo, la tv-dipendenza, la sanità, il potere (con un Ministro dell’Istruzione che mi ha fatto sorridere solo a vederlo), e i rapporti tra le persone ormai così profondamente mutati. Una commedia che ci fa ridere ma anche pensare. Peccato per il finale, un po’ stucchevole e sdolcinato “all’americana”. La prima parte rimane indubbiamente migliore della seconda. A fine pellicola mi sono però posto una domanda: “Ma siamo sicuri che questo film sia ambientato nel futuro?”. Idiobaci a tutti.
nilcoxp
Di Goober (del 04/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 906 volte)
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Titolo originale
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The Holiday
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Nancy Meyers
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Interpreti
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Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law, Jack Black, Eli Wallach, Rufus Sewell, Edward Burns, Lydia Blanco.
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Durata
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138 minuti
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Da sempre si fa un gran parlare dell’amore, sui giornali, in televisione, su internet, nei testi delle canzoni... anche il cinema ne ha subito inevitabilmente il fascino con la realizzazione di numerosissime pellicole, alcune delle quali entrate perfino nella storia del cinema stesso. Anche la regista di “L’amore non va in vacanza”, la cinquantottenne Nancy Meyers, sembrerebbe non rimanere immune da questo sentimento visto che ha deciso di puntare nuovamente su una commedia romantica dopo il grande successo ottenuto con “Tutto può succedere”. Come allora, risulta vincente la scelta di avvalersi di un grande cast di attori: Cameron Diaz (perlomeno in questa occasione), Kate Winslet e Jude Law, con l’unica eccezione di Jack Black, apparso in un ruolo in cui non riesce a dare credibilità. Le protagoniste di questo piacevole film sono due giovani donne: Iris e Amanda, molto diverse fra loro, le cui vite vengono ad intrecciarsi a causa della fine dei loro disastrosi rapporti sentimentali. Questa delusione fa sentire in loro la necessità di un cambiamento radicale; fanno così conoscenza su internet, e decidono di scambiarsi la casa in vista delle feste natalizie. In conseguenza di questo, Iris volerà nella caotica Los Angeles mentre Amanda trascorrerà le proprie vacanze nella tranquilla campagna inglese in un cottage ricoperto di neve. Ciò che risulta difficile è non scendere nel patetico o nel banale quando si scrive la sceneggiatura di una commedia romantica e infatti la Meyers non riesce ad essere molto originale, così il finale, apparso molto prevedibile e la mancanza di colpi di scena rendono questa commedia un po’ limitata. Tuttavia, l’autrice riesce in ugual modo a confezionare una graziosa favola moderna, tenera e spiritosa, romantica e trascinante e con una colonna sonora che ti rimane dentro, grazie al contributo offerto dal “solito” Hans Zimmer. Se cercate qualcosa di allegro e spensierato potete tranquillamente noleggiarlo e in fondo risulta indicato anche per chi non è esattamente un romanticone…
Goober
Di Namor (del 02/08/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 857 volte)
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Titolo originale
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Jailhouse Rock
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Produzione
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USA 1957
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Regia
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Richard Thorpe
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Interpreti
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Elvis Presley, Mickey Shaughnessy, Judy Tyler.
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Durata
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96 Minuti
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Trailer
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Il 16 Agosto 2007, ricorre il trentesimo anniversario della prematura scomparsa di Elvis Presley l’indiscusso Re del rock and roll. Nella sua breve ma intensa carriera che va dal 1956 al 1977 Elvis incise la bellezza di 61 album, i suoi innumerevoli concerti registrarono affluenze record, basti pensare che un suo concerto tenutosi ad Honolulu Elvis:Aloha From Hawaii venne trasmesso in TV via satellite in quaranta paesi, il pubblico che seguì tale evento si stima, fosse superiore ad un miliardo, superando addirittura l’avvenimento della famosa camminata sulla Luna di Neil Armstrong! Sull’onda del successo canoro, Elvis decise di aprire anche lui la sua parentesi Holliwoodiana, che lo vide recitare in 31 film girati dal 1956 al 1969, molti dei quali nonostante i lauti incassi erano di dubbia qualità. Il migliore fra tutti, come disse il famoso critico cinematografico Leonard Maltin di allora, fu sicuramente “Il delinquente del rock and roll”, campione di incassi nell’anno 1957. La trama vede Elvis nel ruolo di Vince Everett un giovane pregiudicato che deve scontare una pena per omicidio, in carcere, oltre a scoprire di possedere eccellenti doti canore, impara anche a suonare la chitarra, ed e così che una volta scontata la pena diventa una star del rock. Il successo però, gli fa compiere atti poco nobili, come quello di ripudiare le persone che lo hanno aiutato a diventare ricco e famoso! Si racconta che Elvis, per scelta personale, non vide mai questa pellicola, poiché rimase sconvolto dall’improvvisa scomparsa della sua interprete femminile Judy Tyler, la quale morì insieme al marito in un’incidente stradale, poco prima dell’uscita del film nelle sale cinematografiche. Se volete vedere Elvis al massimo del suo splendore vi consiglio di non perdere la visione di questo titolo che di tanto in tanto ci viene riproposto dalle nostre emittenti televisive!
Namor
Di kiriku (del 31/07/2007 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 2303 volte)
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Titolo originale
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Chicken Park
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Produzione
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Italia 1994
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Regia
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Jerry Calà
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Interpreti
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Jerry Calà, Rossy De Palma, Demetra Hampton, Alessia Marcuzzi, Paolo Paoloni, Lawrence Steven Meyers, Eleonora Rossi
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Durata
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92 minuti
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Gli anni ottanta, lo sappiamo benissimo, non sono stati proprio gli anni del buon gusto. Con questo non voglio dire che tutto quello che si è prodotto in quel periodo non sia valido, anzi sono moltissimi i film indimenticabili che appartengono al quel decennio. Del resto però bisogna anche essere obbiettivi e ammettere che la spazzatura prodotta è davvero tanta e di attori scadenti nati in quel periodo non mancano. Tra questi, per quanto riguarda l’Italia, spicca sicuramente Jerry Calà. Come dimenticare i suoi più grandi capolavori “Bomber”, “Vado a vivere da solo”, “Sapore di mare”, “Domani mi sposo”, “Yuppies - I giovani di successo”,“Rimini Rimini” o la bellissima serie tv “Villaggio Vacanze” e molti altri. L’unico film decente, se così possiamo dire, è “I Fichissimi” con Diego Abatantuono. Cosa succede quando un attore scarso, convinto di essere simpatico con quella sua comicità ripetitiva, stucchevole e inutile ( non dimentichiamo battute memorabili come: “ Libidine!!! Doppia libidine!!! Doppia libidine coi fiocchi!!!”) si mette dietro alla telecamera? Per scoprirlo vi consiglio di visionare Chicken Park del 1994 dove alla regia troviamo appunto Jerry Calà. Come si intuisce dal titolo la pellicola è una parodia di Jurassic Park di Steven Spielberg. La trama è splendida: Vladimiro Corsetti è proprietario di un Gallo da combattimento di nome Jo che viene rapito da uno scienziato pazzo il quale fa esperimenti sui polli per creare una razza gigante che secondo lui doveva essere quella preistorica. Il film è talmente terribile da risultare simpatico, gli effetti speciali grossolani, un cast ridicolo e una trama idiota danno a questa pellicola un non so che di divertente. Quindi se un giorno siete disperati o non avete voglia di vedere qualcosa che stimoli anche solo lontanamente il vostro intelletto, questo è il film giusto. "Ocio però" il film è uscito direttamente in televisione senza passare dal grande schermo e non è reperibile neanche in dvd o in videocassetta, quindi o aspettate un passaggio in televisione o cercate qualcuno che ha avuto il coraggio di registrarlo. "Capittooooo!!!"
Kiriku
Di Darth (del 30/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 548 volte)
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Titolo originale
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Turistas
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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John Stockwell
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Interpreti
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Desmond Askew, Beau Garrett, Olivia Wilde, Melissa George, Josh Duhamel
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Durata
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93 minuti
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Trailer
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Un pullman di linea sfreccia lungo le fatiscenti strade dell’entroterra brasiliano. A bordo, oltre agli autoctoni, vi sono alcuni turisti fai-da-te assai preoccupati per la guida sportiva dell’autista. Preoccupazione che, poco dopo, diviene realtà: il pullman, infatti, per evitare due pedoni, scarta di lato e si ferma sul bordo di un precipizio solo il tempo necessario per permettere a tutti di uscire per poi precipitare lungo la scarpata. I passeggeri, illesi, si ritrovano con la certezza di dover attendere numerose ore prima del passaggio di un altro autobus, perciò, gli stranieri, si avventurano attraverso la foresta verso il mare. Sulla costa trovano una spiaggia paradisiaca, occupata solo da un'altra coppia di turisti, ed un bar gestito da una bellezza brasileira. Visto il fascino del luogo, decidono di fermarsi “finché non finiscono i soldi o finché non finisce la birra”, e la sera festeggiano alla grande fin quando non piombano tutti in un sonno profondo. La mattina dopo, appena desti, trovano il bar deserto e prendono coscienza che sono stati drogati e derubati di tutto: zaini, soldi e documenti… perfino le scarpe! I ladri hanno lasciato solo gli indumenti che indossavano la sera prima (per quasi tutti solo il costume). Questa situazione non sarà che l’inizio di una vera odissea per i malcapitati turisti, ed il fatto di esser stati derubati sarà il loro problema minore… alla fine, solo pochi di loro riusciranno a tornare a casa... Il regista John Stockwell, gira questo thriller-horror cercando di dar vita alle paure più comuni per i viaggiatori autonomi che si avventurano nei paesi poveri. Facendone parte, vi posso dire che (almeno in questo) "Turistas" è sufficientemente riuscito: l’autobus che pare guidato da una scimmia ubriaca, la paura di essere drogati o derubati o rapiti, l’ostilità degli abitanti del luogo verso i ricchi occidentali… sono tutte fobie reali messe in scena in questa pellicola. Peccato per la presenza di alcune carenze che lo rendono un film mediocre (sceneggiatura approssimativa ed attori che paiono ingaggiati più per l’aspetto fisico che per le capacità recitative), ma la presenza di alcune scene molto intense (l’inseguimento subacqueo) e di alcune molto splatter (l’operazione di espianto organi su tutte), risollevano un po' il giudizio finale di quest’opera aspramente criticata dalle autorità brasiliane. Che altro dire, un film guardabile… ma da evitare accuratamente se state per intraprendere un viaggio in Brasile… vi farebbe passare la voglia. Buone vacanze a tutti !!!
Darth
Di slovo (del 27/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 970 volte)
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Titolo originale
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Hollywoodland
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Produzione
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USA 2006
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Regia
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Allen Coulter
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Interpreti
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Adrien Brody, Diane Lane, Ben Affleck, Bob Hoskins, Lois Smith
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Durata
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126 minuti
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I 104 episodi di “Adventures of Superman” furono trasmessi negli stati uniti tra il 1953 e il 1958; la versione di George Reeves del supereroe per antonomasia, nonostante le goffaggini di una produzione a buon mercato, riscosse un notevole successo tra i giovanissimi e di conseguenza grande notorietà tra gli adulti. Ma a fronte dell‘aura fascinosa, virtuosa e pregna di valori (americani) che contornava il suo personaggio, la vicenda personale di Reeves celava una storia di delusioni, decadenza e brutture degne dei peggiori circoli. Come spesso accade agli attori di successo anche Reeves rimase intrappolato nel personaggio del superuomo; avendo un curriculum tutto sommato trascurabile, terminata la serie non riuscì nella concretizzazione dei progetti a cui aspirava. Depresso e sulla via del fallimento, si suicidò sparandosi alla tempia nella sua villa di Hollywood il 16 giugno del 1959. Ma fu davvero suicidio? Partendo da questa suggestione “Hollywoodland” narra le indagini di un detective privato ingaggiato dalla madre svitata del defunto attore convinta di un complotto atto a mascherare l’omicidio del figlio. La pellicola è ben ritmata, conduce parallelamente le storie dei due uomini alternando le ricerche di Luis Simo ai flashbacks degli ultimi anni di Reeves, ci mostra due meschini con occhio sfiduciato, collima le similitudini dei loro destini. Dopo anni di gavetta Reeves diventa il paladino dei bambini indossando mutandoni e muscoli posticci, vorrebbe riconoscimenti di ben altro rango che però non arriveranno mai. Simo cerca il colpaccio che risollevi la sua vita dallo squallore invece finisce col riscontrare giorno dopo giorno quando detesti quello che fa... “questo è un mestieraccio...che per pagare l’affitto ti costringe a scoprire quanto fa schifo la gente”. Una detective-story ambientata nella Hollywood degli anni ’50 – un pessimo ambiente anche allora... probabilmente non è mai stato pulito – supportata da una manciata di attori in grande forma: da un intenso Adrien Brody a una strepitosa Diana Lane e una delle rare occasioni di vedere Ben Affleck (che per calarsi meglio nella parte di un ultraquarantenne con rotoli incipienti è ingrassato di venti chili) recitare non dico bene ma perlomeno decentemente... più fenomenale di Superman stesso!
slovo
Di Namor (del 26/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 777 volte)
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Titolo originale
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The Messengers
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Produzione
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USA 2007
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Regia
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Oxide Pang Chun ,Danny Pang
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Interpreti
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Dylan McDermott, Kristen Stewart, Penelope Ann Miller, John Corbett.
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Durata
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87 Minuti
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Trailer
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“Prove inconfutabili lasciano intendere che i bambini sono particolarmente sensibili ai fenomeni paranormali, vedono ciò che gli adulti non possono vedere, e provano a metterci in guardia!” Con questa accattivante prefazione, i gemelli Pang autori della serie horror “The eye”, realizzano il loro primo film targato USA “The Messangers”, a produrre con la sua etichetta la Ghost House Picture é Sam Raimi ideatore a sua volta di un’altra trilogia horror di successo “La casa”. Una famiglia con problemi economici e personali, si trasferisce da Chicago in una fattoria nel Nord Dakota, il podere che risulta disabitato da anni, non si presenta nelle migliori condizioni, ma Roy (Dylan McDermott) non si perde d’animo, convinto che con i ricavi provenienti dalla semina ed il futuro raccolto dei girasoli riuscirà a migliorare la situazione. Nel frattempo i due figli, la sedicenne Jess (Krinsten Stewart) ed il fratellino di tre anni Ben (Evan Turner) dovranno vedersela con delle strane entità malvagie, che dimorano all’interno della tenuta, inutile dire che sulle prime la ragazza testimone dei fatti, non verrà creduta, fin quando non riemergerà un’agghiacciante e tremendo segreto, celato in quella sinistra abitazione da troppo tempo! Ad ispirare i registi Oxide e Danny Pang, verso questo prodotto, é stata la loro esperienza personale, che li ha visti sfiorare, nella loro vita privata il fenomeno del paranormale. La pellicola in questione a mio parere non offre niente di nuovo allo spettatore, questo, non perché i fratelli Pang non siano stati all’altezza di tale compito, anzi, se la visione del film risulta gradevole è proprio grazie al loro tocco, ma ritengo sia il genere che relega il film, man mano che passa il tempo, verso la noia del già visto! Per gli appassionati della categoria, consiglio una visita al sito di “The Messangers” all’interno del quale potrete fare un test per scoprire se siete predisposti ai fenomeni soprannaturali e paranormali, buona fortuna!
Namor
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