BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di mimmotron (del 07/10/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1488 volte)
Titolo originale
Quien Sabe
Produzione
Italia 1966
Regia
Damiano Damiani
Interpreti
Gian Maria Volonté, Klaus Kinski, Andrea Checchi, Lou Castel, Martine Beswick.
Durata
102 Minuti
Trailer

Quien Sabe? E' un film del 1966 diretto da Damiano Damiani. Protagonisti del film sono un manipolo di messicani guidati da El Chucho (Gian Maria Volonte).
Durante la visione del film si ha l'impressione che El Chucho non sia altro che il capo di una combriccola che lotta non per un ideale, ma per arricchirsi, si impossessavano infatti tutte le armi possibili per rivenderle al capo dei ribelli generale Elias.
Solo al termine delle varie vicende si scoprira' che El Chucho era realmente animato da uno spirito idealista. Non guerreggiava per arricchirsi, ma perche' davvero credeva di poter aiutare il popolo a liberarsi del giogo impostogli dai suoi tiranni.
Tant'e' vero che quando viene giustamente accusato dal capo dei ribelli di essere corresponsabile dell'eccidio degli abitanti di un intero villaggio decide egli stesso per la sua condanna alla pena capitale. Riesce a sottrarvisi grazie all'intervento di un gringo, il quale gli doveva la vita e non solo.
Straordinaria l'ultima scena del film dove Niño, cosi era stato soprannominato l'americano, rende immensamente ricco El Chucho il quale pero' cede al richiamo della sua idea di giustizia sociale e d'impeto lo uccide poiche' sapeva che il denaro era frutto giustappunto dell'ingiustizia che lui stesso combatteva.
Nel tentativo poi di fuggire all'arresto si libera della borsa in cui erano contenute le monete d'oro e urla ad un lustrascare che si stava chinando a raccoglierle: “E tu non comprarti il pane con esto dinero, hombre! Compra dinamite! Dinamite!!!”.
Il film appartiene al genere degli spaghetti western, ma presenta un significato politico velato. Si colloca con ragione all'interno di quel movimento d'opinone della controinformazione che utilizzo' anche il cinema per far avere un informazione che giungeva altrimenti al pubblico faziosa e non obbiettiva. Nel caso specifico si vollero trattate le 'covered operation' della CIA.
Proprio perche' il significato politico del film e' implicito questo film lo si puo' consigliare apertamente a tutti gli amanti del genere western che desiderano guardare un film come tranquillo svago.

mimmotron

 
Di Namor (del 01/10/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1380 volte)
Titolo originale
Cadillac Records
Produzione
USA 2008
Regia
Darnell Martin
Interpreti
Adrien Brody, Jeffrey Wright, Beyoncé Knowles, Columbus Short, Cedric the Entertainer.
Durata
115 Minuti
Trailer

Il film racconta la storia della Chess Records, una famosa etichetta musicale americana, che a cavallo tra gli anni 50 e 60, scoprì e lanciò artisti di grande calibro come Muddy Waters, Little Walters, Willie Dixon, Howlin’ Wolf, Chuk Berry ed Etta James. Ed è a questi grandi pionieri musicali del passato, che va riconosciuto il merito di aver portato alla ribalta, due dei più grandi e conosciuti generi musicali al mondo, il Blues ed il Rock.
In “Cadillac Records”, non vedremo solo la nascita artistica ed il conseguente successo di questi artisti, ma avremo anche modo di conoscere il tortuoso cammino sociale e privato che hanno dovuto affrontare, in un’epoca dove la segregazione razziale negli Stati Uniti, era ancora ben radicata.
La pellicola da noi, come in patria, non ha riscosso il successo sperato, dovuto in parte alla diffusione attuale di tutt’altro genere musicale ed in parte alla carente cultura musicale che porta alla scarsa conoscenza di questi grandi musicisti, lo hanno fatto passare quasi in sordina nelle sale cinematografiche.
Difatti io, ne sono venuto a conoscenza solo con l’uscita in dvd. Ad ogni modo, l’ho trovato gradevole e allo stesso tempo molto istruttivo sotto il profilo musicale. Il cast oltre ad Adrien Brody e Jeffrey Wright nei panni dei due soci protagonisti, si avvale anche della presenza recitativa e canora di Beyoncè Knowles e del rapper Mos Def .
Come vedete la recitazione e l’interpretazioni canore presenti nel film, sono state affidate a gente di tutto rispetto, quindi, se vi capita sottomano fateci tranquillamente un pensierino.

Namor

 
Di Namor (del 24/09/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1392 volte)
Titolo originale
Fortapàsc
Produzione
Italia 2008
Regia
Marco Risi
Interpreti
Libero de Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux.
Durata
108 Minuti
Trailer

Settembre, una sera come tante, accompagnata dalle note della celeberrima “Ogni volta” di Vasco Rossi, una Citroen Mehari si sta arrampicando sulla strada che porta al Vomero. Lo slanciato e tranquillo conducente, chilometro dopo chilometro, sembra beneficiare di ogni attimo che ancora lo separa dalla destinazione. La meta in questione è casa sua, l’intenzione è quella di fare una doccia veloce ed uscire con la sua ragazza, (si dice che dovesse andare a vedere un concerto di Vasco, che si esibiva da quelle parti proprio quella sera).
Questo, è quello che avrebbe voluto fare il ventiseienne Giancarlo Siani, in quella fatidica sera del 23 Settembre del 1985, se non fosse stato vigliaccamente ucciso con 10 proiettili, esplosi dalle pistole di due killer inviati dalla camorra, che lo attendevano sotto casa.
La professione di giornalista e la devota passione per il suo lavoro, fecero ingiustamente pagare a Giancarlo un prezzo troppo alto, la sua stessa vita in cambio dell’informazione. Fu proprio un suo articolo sull’arresto del boss Valentino Gionta, uscito il 10 Giugno del 1985 sulle pagine del quotidiano Il Mattino, che decretò la sua condanna, l’oggetto in questione mandò su tutte le furie alcuni potenti esponenti della camorra, che legifereranno senza nessun appello la sua condanna a morte.
Il regista Marco Risi con “Fortapàsc”, ci mostra gli ultimi quattro mesi di vita vissuti da Giancarlo Siani, va annotato che ad oggi, egli è stato l’unico giornalista ad essere ucciso dalla camorra. Peculiarità, che porta a pensare a quali siano state le vere motivazioni di tale gesto. Dietro al famoso articolo si celava sicuramente qualcosa di più importante, qualcosa che avrebbe avuto maggior peso nella lotta alla camorra.
I miei più vivi complimenti al regista Marco Risi, che ha saputo ricreare e proporre le giuste atmosfere, questo grazie anche alle riprese effettuate nei luoghi reali, ove si svolsero i fatti. Anche la fortuna ha voluto partecipare al film, dando una mano in fatto di autenticità, difatti la Citroen Mehari con cui si muove Rienzo nella pellicola è la vera auto di Siani, ritrovata una settimana prima dell’inizio delle riprese in un’agriturismo siciliano!
Per quanto concerne il cast, la scelta degli attori chiamati ad interpretare i protagonisti della vicenda, risulta più che azzeccata. Molto bravo e credibile Massimiliano Gallo, nei panni del Boss Gionta, la sua prova da cattivo fa ben sperare per eventuali partecipazioni in altre future pellicole. Capace e anche somigliante al vero Siani è l’attore romano Libero di Rienzo, ma se vogliamo proprio trovare il classico pelo nell’uovo, lo si scova nella sua voce, molto simile al maestro Luca De Laurenti. Ma questo è solo un elemento insignificante, che non deturpa di certo la qualità della pellicola in questione.
Approvato e consigliato a chiunque sia in cerca di un buon film italiano.

Namor

 
Di Namor (del 18/09/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1364 volte)
Titolo originale
Knowing
Produzione
USA 2009
Regia
Alex Proyas
Interpreti
Nicolas Cage, Rose Byrne, Chandler Canterbury, Lara Robinson, Ben Mendelsohn.
Durata
121 Minuti
Trailer

Siamo nel 1959, dietro la richiesta della loro insegnante, un gruppo di studenti di una scuola elementare, devono disegnare sopra un foglio “il futuro” ovviamente, come loro lo immaginano. I disegni una volta completati, saranno inseriti all’interno di una capsula del tempo sotterrata davanti alla scuola per essere poi riaperta 50 anni dopo. Passato il lasso di tempo imposto dai vecchi docenti, il contenitore viene riesumato per consegnare i disegni ad ognuno dei nuovi studenti presenti. Mentre tutti ammirano le vecchie raffigurazioni nei fogli a loro destinati, il giovane Caleb Koestler (Chandler Canterbury), rimane sorpreso da quello a lui diretto, poiché, contiene una lunga serie di numeri posti in una sequenza incomprensibile.
Si scoprirà che l’autrice del lascito era una ragazzina alquanto strana, che alla domanda, “cosa volesse significare quella serie di numeri” rispose, che le erano state sussurrate da persone invisibili!
A decifrare l’enigmatico codice numerato è il professore di astrofisica John Koestler (Nicolas Cage), identificando in tutti quei numeri scritti a casaccio, una sequenza di date trascorse, giorni in cui avvennero tragedie umane e con l’entità esatta delle vittime perite nel disastro relativo a quel giorno. Il professore però nota subito la presenza di tre date future e quindi catastrofi ancora da compiersi, di cui l’ultima di proporzioni apocalittica che metterà in pericolo l’intera umanità.
Nonostante il genere, ritengo “Segnali dal futuro” un film noioso e poco interessante, se non fosse per i famosi tre eventi catastrofici che devono susseguirsi, vi assicuro che addormentarsi sulla poltrona del cinema non é poi così difficile. Eppure vista la presenza del regista Alex Proyas, autore dell’indimenticabile cult “Il Corvo”, mi sarei aspettato qualcosa di molto più valido ed innovativo, visto che gli sceneggiatori hanno impiegato ben otto anni per partorire questo mediocre titolo.
Date retta a me, qui, l’unico segnale che arriva è la voglia di alzarsi dalla poltrona per farsi rimborsare il biglietto!

Namor

 
Di Asterix451 (del 16/09/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1267 volte)
Titolo originale
Death Race
Produzione
USA 2008
Regia
Paul W.S.Anderson
Interpreti
Jason Statham, Tyrese Gibson, Ian McShane, Natalie Martinez, Joan Allen.
Durata
105 Minuti
Trailer

Oggi Jensen Aimes (Jason Statham) è un operaio dal carattere difficile, con una famiglia da mantenere e una situazione lavorativa precaria; questo presente incerto è la conseguenza di un errore commesso anni prima, che ha troncato la sua carriera di pilota automobilistico trascinandolo in carcere. L’unica riabilitazione possibile, dopo aver scontato la pena, è questa vita di sacrificio e lavoro duro, nella realtà industriale di un futuro prossimo venturo.
La sua armonia familiare, positiva nonostante le difficoltà, si contrappone alla violenza e alla corruzione del mondo esterno, dominato dalla delinquenza e dagli interessi delle Autorità: figure spesso sovrapposte, che allo stesso modo colpiscono coloro che non ne fanno parte. Persone come Jensen e la sua Famiglia, nel momento in cui possano divenire pedine importanti dei loro giochi di interesse e potere. E’ ciò che accade un giorno qualunque, dopo l’ennesimo scontro con la Polizia all’uscita della Fabbrica, ritornando a casa: sembra tutto normale, mentre sua moglie lo accoglie, ma un istante dopo vengono il buio e la perdita di coscienza. Al risveglio, la vita di Jensen è stravolta da una tragedia familiare di cui sembra essersi macchiato lui stesso… un complotto costruito ad arte, pare, mentre la Polizia fa irruzione e lo arresta.
Ma perché?
Mentre ricerca questa risposta Aimes è di nuovo in carcere, rabbioso e innocente, circondato da detenuti pronti a fargli pagare un delitto che non ha commesso. Ed è proprio quando le cose iniziano a mettersi davvero male che, “casualmente”, le sue abilità di pilota sembrano restituirgli una chance per riconquistare libertà e credibilità.
La Direttrice del Carcere (Joan Allen) gli propone infatti di correre in una gara senza regole, la Death Race, un programma a diffusione globale sponsorizzato direttamente dal Penitenziario, che garantisce guadagni stratosferici vendendo uno spettacolo mortale, costruito come un videogioco. Il pilota più atteso e più seguito, Frankenstein, che entuasiasma il pubblico della Rete e garantisce il massimo degli ascolti, è morto poco dopo aver superato il traguardo della sua ultima gara. Nessuno lo sa, naturalmente. Il pubblico lo attende, e lo show deve continuare.
Frankenstein ha già conquistato 4 competizioni: gliene basterebbe ancora una soltanto per ottenere la libertà; è il regolamento, come viene spiegato a Jensen al momento di scegliere. Se accetterà di sostuirlo in segreto al volante, coperto dalla sua maschera, vincendo gli verrebbero riconosciuti tutti i meriti del vero Frankenstein.
Ma la libertà, all’interno di una gara senza regole tra detenuti, su autovetture trasformate per spettacolarizzare al meglio la morte in diretta, è un traguardo che va ben oltre le doti di guida di qualunque pilota. Jensen lo sa, ma non ha scelta: è un uomo condannato, l’unico spiraglio gli viene offerto dalla possibilità di gareggiare e vincere; inoltre, in questo modo potrebbe smascherare i veri assassini della moglie e del figlio e vendicarsi del complotto di cui è stato vittima. In queste condizioni, incarna l’uomo perfetto per risolvere il paradosso di un ritorno alla vita che passa attraverso una Corsa della Morte.
Paul S.W. Anderson ha scelto la sua via artistica realizzando trasposizioni di videogiochi e cinema di fantascienza per il grande schermo, ad alto impatto visivo (parliamo, tra gli altri, di Mortal Kombat, Resident Evil e Alien vs Predator). Con Death Race 2000, il regista inglese ripropone il remake aggiornato e migliorato (dal punto di vista delle ambientazioni, della verosimilità della storia e dei personaggi) dell’omonimo Death Race 2000 del 1975, con David Carradine e Sylvester Stallone diretti da Paul Bartel. La produzione è stata, per entrambi i film, di Roger Corman, classe 1926 e padrino di moltissimi B-Movie realizzati tra la metà degli anni ’50 e la fine dei ’70. Il connubio Anderson – Corman funziona, supportato da un casting azzeccato nella scelta degli attori, per la realizzazione di un film di cassetta che rispetta le regole che si dà, risultando verosimile e godibile durante tutto lo sviluppo della storia. Di fatto non vi è nulla di intellettuale (e tanto meno di originale) in questo remake, che ammicca sapientemente ad altre pellicole prodotte in trent’anni di cinema: c’è del “carpenteriano” 1997 – Fuga da New York, con qualche barlume di Quella Sporca Ultima Meta (quello diretto da Aldrich); la solita atmosfera da drammone carcerario (Ali della Libertà e Fuga da Alcatraz?) con i detenuti saggi e di buon cuore contrapposti a pervertiti e pederasti; si passa per Fast and Furious (per far sentire a casa il gigante nero Tyrese Gibson) e di fatto le scene di guida sono davvero belle, mentre il Gioco di Morte non può che ricordare The Running Man (diretto dallo “Starsky” Paul M. Glaser), il film più fuori forma di Schwarzenegger. Lo stesso nome di Aimes, Jensen, rimanda al celeberrimo modello Interceptor di Mad Max. Potrebbe una tale genetica cinematografica lasciare delusi i patiti del gergo tecnico “V8, turbo, 16 valvole”? Che saranno turbati, a loro volta, dall’inserimento subliminale dei fotogrammi frizione-cambio al volo-acceleratore, accompagnati da navigatrici fotomodelle/detenute, come se le prigioni americane fossero serragli di conigliette della Rivista erotica per eccellenza…
Death Race non è un film da festival, d’accordo, ma nel suo genere non delude. Naturalmente va gustato con il giusto appetito, e per me è promosso.

Asterix451

 
Di Namor (del 11/09/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1181 volte)
Titolo originale
Frost/Nixon
Produzione
USA 2008
Regia
Ron Howard
Interpreti
Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, Rebecca Hall, Toby Jones.
Durata
122 Minuti
Trailer

Tre anni dopo lo scandalo Watergate, Richard Nixon in qualità di ex presidente degli Stati Uniti d’America, accetta di fare un’intervista televisiva con il brioso anchorman inglese David Frost. Nixon, convinto che le quattro interviste fossero solo una passeggiata riabilitativa al suo gravoso infortunio politico, era sicuro di ben figurare contro l’inadatto conduttore e riabilitarsi agli occhi del popolo statunitense. Ma così non fu, ancora una volta l’altezzoso statista americano, sottovalutò gli eventi e permise così a Frost, di ottenere quello in cui nessuno fino a quel momento riuscì, ossia carpire da Nixon in persona, una piena e completa ammissione di colpevolezza! Il piccolo e sottovalutato Frost, in un match verbale sulla lunghezza di quattro incontri, sconfisse davanti ad un pubblico di 45 milioni di persone, il titanico ed inossidabile Nixon.
Da questa storia vera, è tratta la seguente pellicola “Frost/Nixon - Il duello”, a dirigerla con minuziosa applicazione degli eventi è l’ex Richie Cunningham di Happy Days, Ron Howard. L’adattamento cinematografico é scritto dallo stesso autore dell’omonima piece teatrale, lo sceneggiatore Peter Morgan. Anche i due attori protagonisti Frank Langella e Micheal Sheen, sono gli stessi che hanno interpretato per due anni, i due rivali in teatro. Ottima la loro prova, in particolar modo quella di Langella, che ha sopperito alla poca somiglianza con Nixon, con una mimica a dir poco eccezionale.
Il film è stato candidato a cinque premi Oscar, senza vincerne neanche uno, ma questo non sminuisce di certo il grande valore dell’opera. Infatti la critica (ed il sottoscritto) ne è rimasta entusiasta, lo stesso Frost dopo aver visionato la pellicola, si è complimentato con il regista elargendo meritati elogi per la sua impeccabile direzione.
Un titolo da prendere in considerazione, sia per la sua qualità artistica che storica, è bene sapere che questo leggendario confronto, cambiò radicalmente il modo di fare informazione.

Namor

 
Di Miryam (del 09/09/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1761 volte)
Titolo originale
Freedom Writers
Produzione
USA - Germania 2007
Regia
Richard LaGravenese
Interpreti
Hilary Swank, Patrick Dempsey, Imelda Staunton, Scott Glenn, April Lee Hernandez.
Durata
123 Minuti
Trailer

Freedom Writers” è un film tratto da una storia vera ambientata a Los Angeles nel 1992, dove erano in atto dei continui disordini, dovuti alle molteplici schermaglie attuate dai vari gruppi etnici residenti negli Stati Uniti.
Alla giovane insegnante di lettere Erin Gruwell (Hilary Swank), gli era stato assegnato come suo primo impiego, un posto al liceo della Woodrow Wilson High School di Long Beach. La sua classe multirazziale, era composta dalle più variegate etnie presenti sul suolo americano, un solo alunno bianco figurava tra i suoi scolari, la maggior parte erano afroamericani, latinoamericani e cambogiani.
L’insegnante, entusiasta di questo programma di integrazione razziale attuato dall’istituto, si rende subito conto che i suoi alunni, non sono mai stati presi in considerazione dagli altri professori, visto che sono stati giudicati come una grossa perdita di tempo a cui non serve un grado di istruzione, poiché sarebbero finiti tutti male per incompatibilità razziale.
La tenace Erin, nonostante non abbia un sostegno morale né dalla direttrice didattica, né dai suoi colleghi e tantomeno dai suoi cari come il marito e il padre, non si arrenderà neanche di fronte alla diffidenza dei suoi alunni, i quali la vedono come una persona che anche a lei non gliene frega niente delle loro condizioni. Erin, dedicherà tutta se stessa agli studenti della classe 203, dando loro rispetto e attenzione, insegnandogli la gravità dell’olocausto attraverso vari metodi, tra cui: leggendo il diario di Anna Frank, facendoli incontrare con dei sopravvissuti ai campi di concentramento e visitando il Museo della Tolleranza. Inoltre li stimolerà a scrivere dei diari sulle proprie esperienze personali per sfogare la loro rabbia e le loro frustrazioni, diari che colpiscono talmente Erin, da farli pubblicare e diventare poi in seguito un libro.
Grazie alla capacità di questa ostinata insegnante, la bistrattata classe di questi “irrecuperabili”, come li avevano definiti il corpo degli insegnanti, non solo riuscirà a terminare gli studi, ma qualcuno di essi avrà la soddisfazione di proseguirli al college.
Sceneggiatore e regista è lo statunitense Richard La Gravenesi, per ricordare qualcuna delle sue opere, possiamo citare “La leggenda del Re pescatore” di T.Gillian di cui era candidato al premio Oscar, e menzionare inoltre “L’uomo che sussurrava ai cavalli” di R.Redford. Nonostante come ho già detto sia una storia vera, dove lavora anche Patrick Dempsey (il dottor Sheppard di Grey’s Anatomy) nella parte del marito, “Freedom Writers” non è uscito nelle sale cinematografiche ma solo in dvd, peccato, perché tratta un argomento che purtroppo è esistito, e ancora adesso esiste in varie parti del mondo.
Ho apprezzato molto l’interpretazione della Swank, ha gestito il ruolo nel migliore dei modi, facendo capire che anche una persona sola, ma determinata, può portare a termine il suo progetto, come in questo caso, fare riacquisire alle persone che ormai si sentono emarginate, la fiducia in se stesse, non facendole sentire più sole nella loro disperazione.

Miryam

 
Di slovo (del 07/09/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1733 volte)
Titolo originale
Look Both Ways
Produzione
Australia 2005
Regia
Sarah Watt
Interpreti
William McInnes, Justine Clarke, Anthony Hayes, Lisa Flanagan
Durata
100 minuti

Giunto in italia a 4 anni dall’uscita in terra madre, dopo che mezzo mondo lo ha giustamente apprezzato, distribuito con un titolo solo vagamente rispondente (e uguale a quello di una ‘dimenticabile’ commedia del 1996 con Ben Stiller e Patricia Arquette) ma che nulla ha a che vedere con l’arguto gioco di parole dell’originale. “Look both ways” sarebbe potuto essere una buona occasione per riconciliare con il grande schermo dopo una stagione non proprio grandiosa ma è passato inosservato sotto alle tecno-battaglie di "Transformers 2" e le tediosità dell’ultimo "Harry Potter".
Commedia agrodolce dalle tinte delicate si sviluppa sulla matrice del racconto di vita: amore, morte, gioia, sofferenza, storie di persone comuni che si intrecciano per volere del destino. Nick scopre di avere il cancro, Meryl è appena tornata dal funerale del padre, la fidanzata di Andy gli dice di essere incinta ma lui già gestisce a fatica il suo divorzio. Durante un’afosa giornata estiva un uomo muore schiacciato da un treno, Maryl assiste all’incidente, Nick scatta una foto alla fidanzata accorsa sul luogo e Andy scrive un articolo non proprio adeguato… una serie di coincidenze metteranno in relazione queste persone e i loro drammi.
Drammi molto presenti nella convincete opera prima di Sarah Watt ma che vengono alleggeriti ed aggraziati da garbate alchimie registiche. “Look both ways” come “guarda ambo le direzioni”: esortazione a prestare attenzione (ad un treno in arrivo, per esempio) che le disgrazie arrivano anche per incuria oppure “guarda in ambo i modi” come a dire che è possibile intravedere uno spiraglio di luce anche nelle situazioni più nere. Consigliato.

slovo

 
Di Angie (del 03/09/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1336 volte)
Titolo originale
L'oro di napoli
Produzione
Italia 1954
Regia
Vittorio de Sica
Interpreti
Totò, Paolo Stoppa, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Eduardo De Filippo,Silvana Mangano, Giacomo Furia.
Durata
118 Minuti
Trailer

I film in bianco e nero li vedo sempre con immenso piacere, soprattutto quelli girati in Italia che ci riportano indietro nel tempo, mostrandoci le immense bellezze che aveva un tempo il nostro paese. Con quelle enormi piazze e vie lastricate percorse dalle meravigliose vetture dell’epoca, dove il traffico non esisteva e si respirava un’aria più pulita, e soprattutto, non si era nevrotici come oggi. Ritornando così nel passato, ho voluto rivedere “L’oro di Napoli” un film del 1957, diretto dal grande regista ed attore Vittorio de Sica, di cui ho sempre visto con grande piacere, altri suoi capolavori cinematografici.
Tratto dalla raccolta omonima dei racconti di Giuseppe Marotta (1947) e adattati per il cinema da Cesare Zavattini, la pellicola dei sei episodi previsti, uno, “Il funeralino” fu escluso dal montaggio. Ogni episodio ha il suo interprete principale diverso, con una sua storia personale: Totò ne “Il guappo”, dopo anni di oppressione subite dal losco individuo, stabilitosi in pianta stabile a casa sua, il povero diavolo (Totò), finalmente riuscirà ad avere la meritata rivincita sul guappo usurpatore. L’immenso Eduardo de Filippo, ne “Il professore”, dispensa saggezza dando preziosi consigli per pochi spiccioli, agli abitanti del suo quartiere.
Vittorio de Sica nell’episodio “I giocatori”, interpreta un nobile napoletano ridotto in miseria dal vizio del gioco, dove cerca la sua rivincita, in lunghe partite a carte giocate contro un ragazzino (Pierino Bilancione).
In “Pizze a credito”, la bellissima Sophia Loren interpreta la moglie del pizzaiolo Rosario (Giacomo Furia), i due che fanno pizze da asporto, un giorno perdono un prezioso anello di smeraldi. Sarà caduto in una delle tante pizze vendute hai clienti, o che? Ma la verità sarà più amara, di quella preventivata.
Silvana Mangano in “Teresa”, è una prostituta corteggiata da un anonimo spasimante, che la vuole per forza sposare. Solo dopo la cerimonia, si scoprirà che tutto è stato organizzato per espiare una grave colpa. Cosa fare? Mantenere l’orgoglio o cedere agli agi compromessi?
Anche se il film non è stato il massimo(essendo presentato in episodi è a molti non può piacere) l’ho rivisto molto volentieri, soprattutto per la visione di questi grandi attori famosi che hanno fatto divertire gran parte del pubblico italiano. Aggiungerei, (senza togliere nulla ai grandi attori di oggi), una nota di merito per il grande Totò ed Eduardo de Filippo, che sono stati i miei preferiti. Se avete voglia di rilassarvi un po’, fateci un pensierino e gustatevi queste vecchie pellicole.

Angie

 
Di Namor (del 30/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1855 volte)
Titolo originale
Notorius B.I.G.
Produzione
USA 2009
Regia
George Tillman jr
Interpreti
Jamal Woolard, Angela Bassett, Derek Luke, Anthony Mackie, Antonique Smith.
Durata
122 Minuti
Trailer

Grazie al suo innato talento da rapper, Notorius B.I.G., alias Christopher George Latore Wallace, per un breve periodo e dopo averne risollevato le sorti, fu uno delle punte di diamante della East Coast. Gli addetti ai lavori ritenevano che sarebbe diventato addirittura il migliore artista rap di tutto il panorama americano, se non fosse perito in un agguato nella notte del 9 Marzo del 1997.
Si dice che ad eliminarlo furono i rivali della West Coast, poiché egli, fu ritenuto uno dei principali responsabili della morte di un altro grande artista rap: il rivale ed ex amico Tupac Shakur.
La pellicola ripercorre le tappe fondamentali che portarono questo grande musicista ad essere considerato, ed ancora lo è, uno dei più grandi geni della musica rap. A chi piace il genere ed ha una buona conoscenza dei loro più autorevoli interpreti, il film potrebbe risultare anche piacevole, ma se a guardarlo è uno spettatore ben informato sulla realtà dei fatti e su come effettivamente fu la vita del protagonista, avrà più di un motivo per storcere il naso durante la sua proiezione. I
l motivo sta nel fatto che “Notorius B.I.G.”, durante tutta la visione del film, risulta essere una biografia fin troppo accomodante, ogni sua azione o comportamento illecito sembra essere giustificato sempre da buoni propositi.
Dando un’occhiata al cast tecnico, ho trovato la ragione di questa condotta compiacente verso Biggie Smills.
Indovinate un po’ chi sono i produttori di questo biopic? Voletta Wallace e Sean Combs, ovvero la madre di Notorius B.I.G. ed il suo amico produttore discografico Puff Daddy.
Questo spiega l’alone di bonarietà che avvolge il protagonista per tutta la durata del film, con due produttori così, non poteva che essere altrimenti.

Namor

 
Di Namor (del 23/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1473 volte)
Titolo originale
La fabbrica dei tedeschi
Produzione
Italia 2008
Regia
Mimmo Calopresti
Interpreti
Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro.
Durata
90 Minuti
Trailer

Alla maggior parte della gente, la Thyssen-Krupp non dirà nulla, ma, coloro i quali hanno a che fare con l’acciaio per motivi di lavoro, di sicuro sapranno che la TK è un’importante azienda tedesca con 200.000 dipendenti, che opera nel campo dell’acciaieria e della siderurgia.
Uno dei loro siti di produzione si trova a Torino è fu proprio in quella maledetta fabbrica, che sette operai persero la vita nella notte tra il 5/6 Dicembre del 2007 a causa di un incendio. Non so se il suddetto luogo sia ancora aperto, ma quello che so è che sette famiglie avrebbero potuto tranquillamente continuare a vivere felici insieme ai loro cari, invece di piangere la loro prematura scomparsa.
Quello che successe, fu ed è tutt’ora veramente scandaloso, furono mandati operai a fare dei turni massacranti, 12 ore nel più assoluto pericolo, poiché la struttura prossima alla chiusura, era priva delle adeguate misure di sicurezza. Ci rendiamo conto che alcune persone furono letteralmente destinate alla morte nel più totale menefreghismo dirigenziale e istituzionale? Una vera vergogna!!!
Con questo film-documentario il regista Mimmo Calopresti, si unisce al grande coro delle, mai più morti bianche sul lavoro! E per farlo in un modo più incisivo, si è avvalso di immagini e varie testimonianze di parenti e colleghi delle sette vittime della Thyssen-Krupp. Il cast di attori, che comprende nomi di tutto rispetto nel panorama del cinema italiano, viene utilizzato solo inizialmente, fungendo da introduzione a questa triste ed evitabile tragedia.
La fabbrica dei tedeschi” è un documentario sicuramente da vedere, ma soprattutto, da far visionare a quegli impettiti dirigenti del cazzo, che per il loro sporco tornaconto, se ne sbattono altamente la palle della salute e dei diritti degli operai.

Namor

 
Di Namor (del 17/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1354 volte)
Titolo originale
Outlander
Produzione
USA, Germania 2008
Regia
Howard McCain
Interpreti
James Caviezel, Sophia Myles, Jack Huston, Ron Perlman, John Hurt.
Durata
115 Minuti
Trailer

Una scia di fuoco che taglia in due il cielo e si schianta in un lago, dopo alcuni minuti dalle acque emerge un uomo con una corazza d’acciaio, che issa sulla riva il corpo inerme del suo compagno. I due, sono guerrieri umanoidi in missione, il loro incarico è quello di uccidere il Moorwen, una sorte di drago alieno arrivato sulla terra, dopo essersi intrufolato sulla loro stessa navicella ed aver fatto a pezzi gran parte dell’equipaggio.
Il guerriero umanoide Kainin (Jim Caviezel), dovrà affrontare il suo mortale nemico in un campo a lui sconosciuto, in un’epoca nella quale le battaglie si combattevano con le armi bianche è non con armi supertecnologiche a cui lui è abituato. Il nuovo teatro della sua caccia al Moorwen, si evolverà nella Norvegia del 709 D.C. ossia, in piena era Vichinga. Superato lo scetticismo del popolo di Herot e guadagnata la fiducia del loro Re Rothgar, Kainin stringe un patto di alleanza con i vichinghi, per porre fine alle mortali incursioni della bestia.
Outlander - L’ultimo Vichingo”, prende ispirazione dal leggendario racconto di Beowulf, difatti il film non è altro che la sua trasposizione in chiave fantascientifica, strizzando l’occhio di tanto in tanto ad altre due pellicole capisaldi del genere come: “Alien” e “Predator”.
A livello tecnico la realizzazione è sufficientemente buona, la storia un po’meno, ma questo non significa che la sua visione non sia gradevole, anzi, durante il mese di luglio, in una buona sala cinematografica climatizzata, potrebbe risultare anche un capolavoro per chi soffre il caldo!

Namor

 
Di Miryam (del 15/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1636 volte)
Titolo originale
Shutter
Produzione
USA 2008
Regia
Masayuki Ochiai
Interpreti
Joshua Jackson, Rachael Taylor, Megumi Okina, John Hensley, David Denman.
Durata
85 Minuti
Trailer

Una coppia di giovani sposi, Ben (Joshua Jackson, l’ex Pacey Witter di “Dawson Creek), e Jane (Rachel Taylor), partono per la luna di miele in Giappone, unendo così al piacere anche l’opportunità di lavoro che viene offerta a lui essendo un valente fotografo, infatti a Tokyo si sta organizzando una importante sfilata di moda.
Mentre percorrono una strada di montagna per giungere nella capitale, Jane, che in quel momento si trovava alla guida, convinta di essersi persa, si distrae un secondo, quando ecco che all’improvviso nel buio, una ragazza attraversa e viene inevitabilmente travolta dalla loro auto.
I due ragazzi finiscono fuori strada, ma ripreso conoscenza, si mettono alla ricerca della donna senza però ottenere risultati, poiché sembra scomparsa nel nulla. Giunti a Tokyo, Ben è talmente concentrato sul suo nuovo lavoro che insieme a Jane, si dimentica totalmente dell’accaduto, questo, fino a quando non accade un fatto alquanto strano: in tutte le foto scattate dai novelli sposi, appare una forma indefinita con un alone bianco somigliante ad una sagoma umana, tant’è vero che Jane crede che la misteriosa silhouette visibile nelle foto, appartenga addirittura alla ragazza da lei investita.
Jane, subito non viene creduta dal scettico marito, quando però lo spirito si materializza fantasma, ecco che anche lui si ricrede, quello che inizialmente sembrava una supposizione, diventerà per entrambi una angosciante ossessione, non sapendo che dietro tutto ciò, si cala un terribile segreto che come dice il titolo del film, è un’oscura ombra del passato. Tutto sommato ho trovato questo film abbastanza piacevole, anche se devo dire che non lo considero un film horror, visto il suo collocamento a tale genere, di clamorose scene che facciano sussultare lo spettatore non ve ne sono, tanto è vero che nemmeno gli attori sembrano spaventati dalla presenza del fantasma. Perciò credo che averlo vietato ai minori di quattordici anni, sia stato alquanto esagerato.
Il regista e sceneggiatore di “Ombre dal Passato” è il giapponese Masayuky Ochiai, che con questo film ha tentato il remake del film “Shutter” diretto dai due registi tailandesi Pisanthanakum e Wongpoom.
Ho voluto vedere anche quest’ultimo per notare se vi fossero molte differenze, non ce ne sono state di rilevanti, l’unica cosa che secondo il mio punto di vista era migliore in “Shutter”, era l’interpretazione dei due attori protagonisti.

Miryam

 
Di slovo (del 13/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 883 volte)
Titolo originale
Insomnia
Produzione
USA 2002
Regia
Christopher Nolan
Interpreti
Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank, Nicky Katt, Maura Tierney
Durata
118 minuti

Mentre su di loro è in corso un’inchiesta degli Affari Interni di Los Angeles, ai detective Dormer e Duggar viene affidato un caso di omicidio avvenuto in uno sperduto paesino dell’Alaska.
Un intrigo dalla trama assai semplice, volutamente lasciato sullo sfondo per meglio evidenziare la complessa personalità dei protagonisti: l’agente Dormer (Pacino) non è l’usuale poliziotto-eroe buono ed integerrimo, piuttosto un uomo con molte ombre: brillante nel suo lavoro ma dalla dubbia moralità, il genere di personaggio per cui il fine giustifica i mezzi e in forte oscillazione sulle parti. Per certi versi simile all’assassino su cui indaga: un uomo scaltro, intelligente ma instabile. Anche lui distante dall’archetipo del mostro, qualcuno che “ha oltrepassato il limite, senza battere ciglio” incapace di controllare la sua precarietà mentale ma perfettamente in grado di razionalizzare ciò che ha commesso. Questo gli permetterà di acquisire un netto vantaggio e di giocare al burattinaio con Dormer, a cui l’insonnia (causata dal fenomeno del sole di mezzanotte) sta lentamente sfibrando la lucidità.
La stasi surreale del paesaggio di Nightmute rafforza i connotati onirici della situazione, la catena di eventi sfortunati in cui verrà imprigionato Dormer eserciteranno una pressione sempre più gravosa su di lui, mentre si barcamena come un topo in un labirinto verso l’epilogo, l’unico sostegno a cui reggersi sarà, paradossalmente, lo strano rapporto con l’assassino.
Un thriller psicologico molto ben realizzato, con particolare menzione per la regia di Nolan - tesa e misurata - e per l’ottima prova di Al Pacino e Robin Williams.
Non un capolavoro ma un film più che soddisfacente, anche per chi non stravede per i thriller.

slovo

 
Di Namor (del 10/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1301 volte)
Titolo originale
Transformers: Revenge of the Fallen
Produzione
USA 2009
Regia
Michael Bay
Interpreti
Megan Fox, Shia LaBeouf, Hugo Weaving, Rainn Wilson, Josh Duhamel.
Durata
147 Minuti
Trailer

Squadra che vince non si cambia, dopo lo strepitoso successo di “Transformers”, era inevitabile che nel riprodurre l’immediato sequel degli autorobottoni, fosse riconfermata in blocco la stessa equipe del precedente titolo.
La trama, vede nuovamente la terra minacciata dai temibili Decepticon, che vogliono a tutti i costi impossessarsi del nostro pianeta difeso dal saggio Optimus e i suoi fidi Autobot. A guidare nuovamente l’assalto dei robot invasori è il loro leader, l’onnipresente Megatron, risorto grazie al ritrovamento di una scheggia dell’Allspark (il cubo della vita robotica).
Trovo superfluo spiegare l’evolversi della trama, poiché essa è facilmente intuibile considerato che non è altro che un pretesto per mettere in bella mostra gli spettacolari effetti speciali di cui dispone il film. Niente da dire, “Transformers - La vendetta del caduto”, tecnicamente è di gran lunga superiore al primo, la fluidità degli auto robot è davvero stupefacente, anche la varietà e la quantità delle nuove macchine aggiunte supera ogni più rosea aspettativa.
Ma è altrettanto vero che il troppo stroppia…tutto questo sfavillare di effetti speciali è un’arma a doppio taglio che danneggia il giudizio complessivo nei confronti della pellicola.
Una durata minore ed un giusto dosaggio nell’inserimento dei nuovi personaggi, personalmente trovo che avrebbe giovato al film, dando più interesse all’uscita del prossimo episodio, anche se sarà dura superare sotto il profilo tecnico questo titolo. Ad ogni modo, bisogna dare atto a Micheal Bay, che il prodotto così come lo ha confezionato lui funziona, visto i stratosferici incassi che sta ottenendo ai botteghini.
Quindi non ci resta che aspettare il prossimo Transformer e magari chissà che quell’esagerato di Bay, non c’è lo proponga in 3D…questa si, che sarebbe una bella storia!

Namor

 

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