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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Angie (del 08/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1419 volte)
Titolo originale
The Duchess
Produzione
Gran Bretagna, Francia, Italia 2008
Regia
Saul Dibb
Interpreti
Keira Knightley, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling, Dominic Cooper, Hayley Atwell.
Durata
110 Minuti
Trailer

La proiezione di questo film ci porta in Inghilterra fine 1700, quando nobiltà e aristocrazia regnavano su intere nazioni e unirsi in matrimonio il più delle volte, significava mettere al mondo un figlio maschio per non interrompere il futuro della dinastia.
La duchessa” è la vera storia di Lady Georgiana Spencer, famosa per la sua bellezza e il suo fascino che andò in sposa ancora giovanissima (soli 17 anni) al freddo Duca del Devonshire. Il Duca del Devonshire (Ralph Fiennes)insensibile al fascino e alla bellezza della moglie Lady Georgiana (Keyra Kniglitley), preferisce la sua miglior amica Lady Elizabeth Foster (Hayley Atwell), dopo che egli era stata invitata dalla stessa Duchessa a soggiornare nella loro tenuta, cederà alle pressanti lusinghe del Duca, insinuandosi addirittura in pianta stabile nel suo letto. Georgiana prima illusa e poi delusa, da un marito costretto dalla sua educazione a considerare moglie vera, soltanto quella in grado di dargli un figlio maschio per la successione, la quale non seppe dargli, prende coscienza di se. Fu allora che decise di gettarsi in un ‘ appassionante relazione con Charles Grey (Domenic Cooper) suo amante, quando resterà incinta di lui, viene mandata in esilio dal Duca.
Al ritorno, Georgiana per non perdere le figlie, si rassegnerà a vivere per molti anni con il Duca, in un tormentato menage a trois con l’amica Bess Foster.
“La Duchessa” è tratto dal libro di Amanda Foreman “Georgiana” vita e passioni di una Duchessa nell’Inghilterra del 1700, che ha vinto il premio Whitbread per la miglior biografia nel 1977, rimanendo per mesi nella classifica dei best seller.
Il regista Soul Dibb trae spunto proprio dal libro della Foster, per raccontare la tormentata storia di Lady Georgiana, e la sua fama di essere considerata una delle più apprezzate aristocratiche dell’alta società, dai risvolti privati pieni di sofferenza dettati dal suo infelice matrimonio. Per la location bisogna fare un applauso al regista, che ha voluto ricreare nonostante non esistesse più (cosa assai difficile, ma ben riuscita) Devonshire House, la residenza londinese dei Duchi. Essendo una casa molto grande, una specie di fortezza, sono riusciti a ricrearla utilizzando diverse case, mettendo su così questa austera ma bellissima garconnière del Duca.
Ritornando al personaggio di Georgiana, per molti aspetti viene paragonato a Lady Diana, entrambe donne intelligenti e potenti che hanno lottato contro il severo giudizio della gente e l’inseguimento dei paparazzi dell’epoca, per diventare le donne che volevano essere: indipendenti e paritarie all’uomo. Georgiana a quell’epoca è stata probabilmente la prima “celebrità” come possiamo intenderla oggi. Fu un’icona della eleganza e della moda, ma fu anche una madre devota ed abile nel campo politico, tutte doti cha balzano all’attenzione del pubblico e per questo motivo che fu ammirata ed amata dalla gente, proprio come Lady Diana.
Per chi ha visto il film come me, avrà sicuramente notato che nonostante la vicenda sia ambientata nel 700, quella di Georgiana è una storia si può dire senza tempo,valeva oggi come allora. Ciò fa riflettere e ti rendi conto che la gente, anche se in epoche diverse hanno sempre avuto gli stessi problemi.
È incredibile…ma vero!
“La Duchessa” è un bel film da non perdere la sua visione, sia per la scenografia che per i suoi costumi che ritengo splendidi, da esaltare la bravura degli attori, che hanno saputo dare ai personaggi di Georgiana e del Duca, quella passione e l’entusiasmo necessari nel coinvolgere e rendere partecipi lo spettatore.
Un film che piacerà sicuramente al pubblico di oggi, ma in modo particolare a quello femminile.

Angie

 
Di Darth (del 06/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2796 volte)
Titolo originale
Never Back Down
Produzione
USA, 2008
Regia
Jeff Wadlow
Interpreti
Sean Faris, Amber Heard, Cam Gigandet, Evan Peters, Leslie Hope
Durata
110 minuti
Trailer

Un quiz per chiunque abbia almeno 30 anni…
Ma se vi dicessi: “ho visto un film dove un liceale, durante una festa, viene picchiato da un suo coetaneo, professionista di arti marziali, e umiliato davanti alla ragazza che gli piace. Per riscattarsi, il ragazzo, si fa erudire sulle tecniche di combattimento da un allenatore proveniente da un altro paese, il quale, oltre ad insegnargli l’arte del combattere, lo modella psicologicamente rendendolo più maturo e sicuro di se, proibendogli altresì di utilizzare quello che sta imparando al di fuori della palestra. Il liceale ed il suo antagonista, alla fine, si sfideranno durante un torneo di arti marziali; si ritroveranno all’incontro finale, e il protagonista dovrà affrontarlo nonostante una ferita riportata durante uno degli incontri precedenti. Che film è?
Risposta sbagliata! Non è “Karate Kid – Per vincere domani”, la risposta giusta è “Never Back Down – Mai arrendersi”! Si lo so che state pensando “ma la trama è la stessa!”… ma non preoccupatevi, solo la trama lo è… tutto il resto è “moderno”.
Scusandomi per questa intro auto disquisita, proseguo spiegandovi perché (a mio giudizio) NBD non vale 10 minuti di KK.
Partendo dal presupposto che Karate Kid quando uscì 1984 già non era un campione di originalità, essendo la versione riveduta della (allora) trilogia di “Rocky”, aveva almeno il pregio di essere il precursore della favola americana dell’autodifesa. Dopodiché ci sono stati tre sequel di Karate Kid, nonché l’esalogia de “Il ragazzo dal kimono d’oro”. Ora, dopo dieci film praticamente identici l’uno all’altro (a livello narrativo)… era davvero necessario fare l’undicesimo remake?
Tralasciando questo punto, parliamo degli attori. A livello recitativo, tra il giovane Ralph Macchio e Sean Faris non vi è una grande differenza, come per l’accoppiata Elisabeth Shue/Amber Heard… mentre non vi è minimamente confronto tra il carismatico filosofo Pat Morita (candidato all’oscar) e Djimon Hounsou, bravissimo interprete… in altri film! (Blood Diamond – In America).
Ma veniamo al dunque: quello che più mi ha colpito negativamente di Never Back Down non è dovuto a pecche registiche, recitative o di sceneggiatura, ma è stata l’ennesima presa di coscienza dell’evoluzione della nostra società. Trasformandolo in una semplice equazione “KK sta al 1984 come NBD sta al 2008”. Le differenze sono molteplici, nell'84 l’eroe era un ragazzino normale ora il protagonista è un palestrato stereotipo del bello contemporaneo; Elisabeth Shue era carina, ma era carina come alcune ragazze che conoscevi la sera in spiaggia… ora ditemi invece dove si possono trovare delle Amber Heard, perché io dal vivo non ne ho mai viste. I combattimenti erano reali, Ralph Macchio vince con la “mossa della gru” che (io credo) anche una cintura gialla potrebbe farla, mentre Sean Faris impara a tempo di record tecniche di arti marziali differenti nonché prese da Wrestling... Soprattutto, però, sono le sensazioni che trasmettono i due film: Karate Kid a me trasmise realmente la voglia di "pace", il sapersi difendere che non significa abusare della propria forza; Never Back Down, nonostante i tentativi del maestro di colore, mi ha trasmesso solo voglia di saper combattere per essere il migliore.
In conclusione non posso dire che il film sia brutto, è solo figlio di una società in cui non mi ritrovo, e di cui sono orgoglioso di non ritrovarmici.
Ora vi saluto, indosso le mie Timberland e vado a lucidare la macchina, ascoltando “One shot ‘80”… Dai la cera, togli la cera, dai la cera, togli la cera……..

Darth

 
Di Namor (del 03/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1237 volte)
Titolo originale
Imago mortis
Produzione
Italia - Spagna - Irlanda 2008
Regia
Stefano Bessoni
Interpreti
Alberto Amarilla, Oona Chaplin, Leticia Dolera, Geraldine Chaplin, Alex Angulo.
Durata
109 Minuti
Trailer

Si narra che nel tardo 1600, molto tempo prima dell’invenzione della fotografia, uno scienziato di nome Fumagalli fosse ossessionato dall’idea di riprodurre le immagini. Nel corso dei suoi esperimenti scoprì la “Thanatografia”: uccidendo una persona e rimuovendone successivamente i bulbi oculari con un apposito macchinario, era possibile riprodurre su un apposito supporto sensibile, l’ultima immagine fissata nella retina della sfortunata vittima. Le sue sperimentazioni diedero il via a molti efferati crimini ma, una volta scoperto, Fumagalli venne condannato a morte e giustiziato.
Dopo oltre quattro secoli, viene ritrovato il mortale macchinario usato in precedenza dal folle scienziato, ora, quello stesso raccapricciante scenario avvenuto anni addietro, sta per ripetersi all’interno di una scuola di recitazione.
L’interessante soggetto di “Imago Mortis”, poteva essere quella novità molto attesa, che avrebbe dato una ventata di freschezza al genere horror, mettendo una volta tanto da parte le solite sceneggiature già viste e riviste. Ma purtroppo le basi del film, non sono all’altezza di poter elevare questo titolo al di sopra della solita sedante monotonia che ultimamente avvinghia questo filone.
Anche il cast è inconcludente, nonostante la presenza della Chaplin con la figlia Oona, nessuno degli attori presenti, è riuscito a dare una prova convincente, a partire dal trasandato protagonista Alberto Amarilla, che in certi momenti sembra un benemerito ebete!
In poche parole se avete segnato questo titolo nella vostra lista dei film da vedere, lo potete tranquillamente depennare, per lasciare spazio ad un titolo più meritevole.

Namor

 
Di Miryam (del 01/07/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1637 volte)
Titolo originale
Where the Thuth Lies
Produzione
Canada 2005
Regia
Atom Egoyan
Interpreti
Kevin Bacon, Colin Firth, Alison Lohman, Rachel Blanchard.
Durata
107 Minuti
Trailer

Siamo alla fine degli anni 50, Vince Collins (Colin Firth) e Lanny Morris (Kevin Bacon) sono la coppia americana attualmente più in voga nel mondo dello spettacolo, si esibiscono come intrattenitori in vari night, poco prima di condurre una maratona TELETHON a favore dei malati poliomielite, succede un fatto che sconvolgerà le loro vite tanto da porre fine a questa indissolubile amicizia che durava da tantissimi anni.
 Una giovane e bella ragazza, che voleva un’intervista ai suoi due idoli, dopo essere stata coinvolta in una festa di sesso e droga, come era solito fare dai due, viene trovata morta nel bagno della suite dove alloggiavano i due attori.
Naturalmente, scoppiò uno scandalo, ma grazie ai favori di un boss della mafia, i due attori vengono prosciolti dall’accusa perché forniti da un alibi di ferro.
Quindici anni dopo, dato che nessuno aveva smesso di interrogarsi sul perché della rottura della coppia, una giovane giornalista Karen O’Connor (Alison Lohman), che anni prima era stata “miracolata”dalla raccolta fondi di quel TELETHON in quanto guarita dalla polio, vuole scoprire quale segreto lega questi due attori. Convince così un editore a offrire un milione di dollari a Vince, affinché lui sveli tutti i retroscena della storia e ricavarne uno scoop.
L’ambiguità della vita delle persone, scoprire delle verità nascoste di se stessi, sono i temi preferiti e ricorrenti sia in questo film che in altri del regista : Atom Egoyan, un egiziano nato a Il Cairo, ma trasferitosi con i genitori all’età di tre anni in Canada. Appartiene a lui la regia di alcuni episodi di “Ai confini della realtà” e di “Alfred Hitchock presenta”, tanto da non uscire dall’ambito del mistero e di quel non sapere. Si è inoltre aggiudicato il premio internazionale della critica al festival di Cannes nel 1994, per il film “Exotica” e nel 1997sempre a Cannes, il premio della giuria per “Il dolce domani”.
Secondo me questo film rispecchia un po’ il vero, infatti sesso, droga, vizi e corruzione si trovano, in quello che chiamiamo oggi “l’affascinante mondo dello spettacolo”ma spesso, vengono superati certi limiti e purtroppo andando oltre, ci si può trovare in situazioni molto scomode da dove non sempre si riesce ad uscirne “illesi”.
Non voglio passare per una persona che esprime giudizi, però…il mio parere? Credo che fama, successo e soprattutto denaro in quantità, non sempre portano a qualcosa di buono!

Miryam

 
Di Namor (del 25/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1457 volte)
Titolo originale
Questo piccolo grande amore
Produzione
Italia 2009
Regia
Riccardo Donna
Interpreti
Emanuele Bosi, Mary Petruolo, Mariella Valentini, Daniela Giordano (II),
Durata
110 Minuti
Trailer

A dare il titolo al film in questione, è una delle canzoni simbolo di Claudio Baglioni, “Questo Piccolo Grande Amore” estratta dall’omonimo concept-album, inciso nel lontano 1972.
Chi conosce bene l’album, di certo non farà fatica ad immaginare la trama del film, poiché essa non è altro che la trasposizione in immagini, dei testi del grande cantautore romano.
La storia è ambientata nel 1972 (non poteva essere altrimenti), dopo essersi rifugiato in un bar per sottrarsi ad una carica della polizia al fine di disperdere un folto gruppo di manifestanti, l’universitario Andrea, fa amicizia con la timida liceale Giulia. Il reciproco innamoramento è inevitabile (sfido io, con un titolo del genere cos’altro poteva accadere?), come lo saranno le gioie e i dolori, conseguenze di tutti coloro i quali stanno vivendo la loro prima ed importante storia d’amore, hanno vissuto o dovranno ancora viverla.
A dirigere il progetto QPGA è il regista televisivo Riccardo Donna, i volti prestati ai due protagonisti sono quelli di Emanuele Bosi in un look estremamente Baglionizzato e la bellissima ed acerba Mary Petruolo . Se togliamo qualche attore da fiction televisiva, nel cast non è presente nessun interprete di richiamo che possa elevare la pellicola ad una recitazione superiore alla media. Anche i due protagonisti non eccellono di certo in fatto di recitazione, Bosi deve ancora studiare parecchio per essere un attore che possa affrontare un ruolo da protagonista, mentre la Petruolo, ha certamente un viso che buca il video, nessun dubbio in proposito, ma bisogna vedere come se la cava con un copione più impegnativo, se passa questo esame secondo me, potrebbe anche rivelarsi una buona attrice.
Concludendo, la pellicola ha i connotati di un sentimental-adolescianziale, che piacerà sicuramente ad un pubblico molto in erba, ma non appagherà di certo i molteplici fans di Baglioni che si appresteranno a vederlo.
Se volete un consiglio, lasciate stare, una cosa é sentire le canzoni di Claudio, un’altra é vedere come le hanno banalizzate in questo film.

Namor

 
Di Angie (del 22/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1438 volte)
Titolo originale
Les Temoines
Produzione
Francia 2007
Regia
André Téchiné
Interpreti
Michel Blanc, Emmanuelle Béart, Sami Bouajila, Julie Depardieu, Johan Libéreau.
Durata
112 Minuti

E l’estate del 1984 quando il giovane Manù (Johan Libéreau) poco più che ventenne, giunge dal suo piccolo paesino di montagna nella bellissima capitale francese per trascorrervi una vacanza, ad ospitarlo in una piccola e grigia camera d’albergo è sua sorella Julie (Julie Depardieu), da tempo stabilitasi a Parigi.
Manù, come tutti i ragazzi provinciali è pieno di vita, l’entusiasmo della sua giovinezza e la voglia di nuove avventure associata alla sua omosessualità, lo porteranno a frequentare luoghi ove si consumano fugaci incontri tra persone dello stesso sesso. Tale passione lo porterà a vivere una vita fatta di eccessi, dedita ai nuovi piaceri mondani, che la moderna capitale generosamente propone. I giorni felici che Manù trascorre a Parigi con i suoi nuovi amici, vengono brutalmente interrotti a causa di un virus che colpisce il ragazzo. Questo nuovo e sconosciuto virus, per il timore e la paura che incute, viene prontamente definito come un demone pronto a colpire indifferentemente uomini e donne. I medici stessi, intenti nella ricerca per individuarne la sua provenienza per poter meglio combattere questa nuova e sconosciuta malattia, gli dettero una sigla che ancora adesso incute terrore: AIDS.
La storia si divide in tre parti, tale suddivisione a mio giudizio è stata ben fatta, in quanto rende ugualmente fluido lo scorrere della sua trama.
Ritengo che“I testimoni” sia un bel film, da visionare con attenzione in quanto il regista francese André Téchiné, espone ed affronta un tema al quanto difficile e molto discusso nell’epoca degli anni 80, raccontando la storia di un giovane sieropositivo con tutti i suoi intrecci esistenziali della borghesia parigina.
Il problema purtroppo esiste ancora oggi, nonostante le varie informazioni, associazioni e prevenzioni dispensate in merito, non bisogna abbassare il livello di guardia, anche se ora è un argomento meno trattato dai media, non dimentichiamoci che fa ancora parte della nostra realtà.
Ritornando alla pellicola, trovo ottima anche la recitazione di tutto il cast, i personaggi a loro affidati, rendono il film molto valido e convincente per una testimonianza storica, che potrebbe essere costruttiva per le generazioni future, facendogli porre sempre una certa attenzione in riguardo al merito…il che, non guasta mai!

Angie

 
Di Namor (del 19/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1298 volte)
Titolo originale
Terminator Salvation
Produzione
USA - Germania - Gran Bretagna 2009
Regia
McG
Interpreti
Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Common, Bryce Dallas Howard.
Durata
115 Minuti
Trailer

Questa è l’ennesima dimostrazione che se una saga cinematografica funziona, è davvero dura accantonarla definitivamente, specialmente quando le grandi major cinematografiche hanno urgente bisogno di far cassa!
Sono passati 25 anni dal primo ed ineguagliabile “Terminator”di J.Cameron, e su grande schermo viene ancora proiettato con gran successo. Nel frattempo sono cambiati i nomi dei protagonisti che si cimentano davanti e dietro la macchina da presa, ma il temuto cyborg cacciatore di uomini T-800, é ancora presente, forte del suo intramontabile fascino di supercattivo .
Ovviamente sto parlando del suo quarto capitolo, “Terminator Salvation” diretto dal polivalente regista americano McG. La trama del quarto Terminator, vede finalmente in azione il capo della resistenza John Connor (Cristian Bale) in versione adulta, l’anno questa volta è il 2018. Lo scenario post apocalittico è dettato dalle esplosioni di testate nucleari, dopo che Skynet (un network di intelligenza artificiale) ha decretato il Giorno del Giudizio, ovvero la cancellazione della razza umana in funzione della loro supremazia sulla terra. A fare da ago della bilancia in questa terrificante battaglia tra le macchine e gli umani, sarà Marcus Wright (Sam Worthington), un pregiudicato condannato alla pena capitale nel 2006, è risvegliatosi senza sapere esattamente cosa gli sia accaduto, 12 anni dopo.
Seguendo l’evolversi della trama, vi accorgerete che il personaggio di Marcus, più di una volta mette in ombra quello del protagonista Connor, tale sgarro ai fans della saga magari non sarà piaciuto ma, al sottoscritto si, anzi vi dirò che il suo personaggio, l’ho trovato molto più interessante del capo della resistenza.
Non vi è alcun dubbio che il merito è da attribuire ad una sceneggiatura, che vede il suo largo impiego come punto d'appoggio, ma è altrettanto certo che l’attore scelto per interpretarlo, Sam Worthington, ha colpito nel segno con la sua bravura. Se io fossi un regista di action movie, punterei ad occhi chiusi su di lui.
Dopo questo breve spot a favore di Worthington, è facile capire che personalmente ho apprezzato questo quarto capitolo, se togliamo qualche scena dalla piega fin troppo stucchevole, il resto è stato sicuramente superiore al precedente “Le Macchine Ribelli”… Anche se non ci voleva molto!

Namor

 
Di Asterix451 (del 17/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1244 volte)
Titolo originale
The Hurt Locker
Produzione
USA 2008
Regia
Kathryn Bigelow
Interpreti
Jeremy Renner, Anthony Mackie, Guy Pearce, Ralph Fiennes, Brian Geraghty.
Durata
131 Minuti
Trailer

Baghdad, Iraq.
Gli artificieri della Compagnia Bravo dello US Marine Corp sono impegnati quotidianamente nella bonifica di ordini esplosivi artigianali, trappole mascherate piazzate nelle vie della città, per impedire che mietano vittime tanto tra la popolazione locale, tanto tra i Militari. Un compito che richiede disciplina e attenzione, affinché i ristretti margini di sicurezza non si assottiglino ulteriormente.
Il team costituito dai Sergenti Thomson e Sanborn, assistiti dallo Specialista Eldridge, opera con perizia e attenzione… eppure ciò non impedisce che, durante una missione, un ordigno esploda uccidendo proprio Thomson. Il suo rimpiazzo, a soli 38 giorni dal termine del periodo di servizio in Iraq, è il Sergente Artificiere Will James, capace e avventato in egual misura; rischia, costantemente, mettendo a repentaglio la sua vita e quella dei suoi compagni di squadra. La sua condotta incosciente gli provoca, da una parte, attrito con gli altri due membri del team, ma i suoi indiscutibili successi alla lunga prevalgono, fino a fargli guadagnare fiducia e rispetto. Will James è un uomo in lotta con le sue contraddizioni: vorrebbe amare una famiglia che non soddisfa il suo bisogno di adrenalina, a cui pensa con nostalgia, eppure è incapace di conviverci; è leale con i suoi compagni, nel pericolo, eppure li espone lui stesso a rischi inutili con la sua condotta indisciplinata; stringe amicizia con un ragazzino irakeno, “Beckam”, che vende dvd e gioca bene a calcio. La realtà della guerra non risolve i suoi conflitti, bruciando lentamente la sua umanità, ma è sufficiente a provocargli quello “sballo adrenalinico” che lo faccia sentire ancora vivo. Nei giorni trascorsi con la Compagnia Bravo affronterà situazioni limite in cui, oltre al suo instabile equilibrio personale, verranno stravolte le vite di tutti.
Il film di Kathryn Bigelow è stato presentato al Festival di Venezia nel 2008, attesissimo War Movie di serie A, ridondante di grandi nomi come Ralph Fiennes e Guy Pierce, oltre alla seducente Evangeline Lilly (la bella Kate di “Lost”) e David Morse (“Il Miglio Verde”, “Il Negoziatore” e molti altri). Abituati al successo di alcuni precedenti film della regista statunitense e al suo indiscutibile talento dietro la macchina da presa, il film sembrava possedere tutte le carte in regola per centrare il bersaglio di critica e pubblico.
Probabilmente stiamo ancora aspettando un nuovo “Black Hawk Down”, tuttavia non credo di aver esagerato pretendendo da questo film una soddisfazione che non è arrivata. Fermo restando il talento registico della ex moglie di James Cameron (che le ha prodotto “Point Break” e scritto lo psichedelico “Strange Days”) , “The Hurt Locker” pecca solamente di presunzione: alcuni film già datati sul tema del disinnesco, come “Blown Away” e “Speed”, risultano più avvincenti dal punto di vista dell’azione; gli spunti di riflessione non mancherebbero, per l’introspezione dei personaggi, ma non vengono mai sviluppati a fondo, sempre accennati e sviliti da un linguaggio banale che neppure si spiega, nonostante la semplicità.
Molte sequenza degradano ad un livello documentaristico, sia per lo scarso significato delle scene (in termini di trama), sia per l’uso esagerato della Steady Cam, con immagini traballanti, così efficaci da far trasformarlo quasi in un reportage. Il montaggio è perfetto, l’inserimento di alcuni dettagli al rallenti sarebbe efficace se esprimesse qualcosa in più, anziché essere fotogrammi a sé stanti; è assurdo indugiare sulla ruggine che si distacca dalla carrozzeria di un’auto investita dall’onda d’urto di una bomba, e poi sorpassare velocemente (con un cambio di scena) la morte di un personaggio magari importante, come fosse un dettaglio marginale.
Vengono sprecati tre grossi nomi del cinema (Ralph Fiennes, Guy Pierce, David Morse) relegati a ruoli cammeo, che si esauriscono immediatamente. Se per un verso può essere considerata una scelta anticonformista, come generalmente le pellicole della Bigelow si propongono, dall’altra deludono l’aspettativa dello spettatore che li vorrebbe protagonisti, anziché comprimari che scompaiono dal film dopo pochi minuti solamente, dopo aver recitato nascosti dal costume di scena o dall’inquadratura (la comparsa di Fiennes quasi non ha collegamenti di trama).
Il film è lungo, e non decolla mai. Si basa su tre sequenze di disinnesco e una sparatoria nel deserto: sono efficaci, ma non bastano a giustificare 131 minuti di pellicola di tale potenziale; più volte si ha la sensazione che stia per accadere qualcosa che ribalterà ogni aspettativa, ma non bisogna illudersi, perché non accade. L’iper realtà di alcune scene si contrappone alla inverosimilità di altre, per procedure militari possibili solo al cinema. Troppo fumo per un film superficiale, che non riesce a sviluppare nessuno dei temi importanti che propone. Non è certamente stupido, ma si percepisce la mancanza di decisione di condurre la storia da qualche altra parte che non sia la solita auto farcita di dinamite.

Asterix451

 
Di slovo (del 10/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2349 volte)
Titolo originale
Star Trek: The Future Begins
Produzione
USA 2009
Regia
J.J. Abrams
Interpreti
Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana, Simon Pegg, Zoe Saldana
Durata
127 minuti

Tutte le mie aspettative circa un rilancio in grande stile dell’enterprise a piena curvatura verso il terzo millennio sono state placcate da un disorientante senso di delusione all’uscita dalla sala. Ne ero convinto: se c'era qualcuno in grado di ridestare l’hype attorno al marchio Star Trek – considerato dall’industria un filone ormai esaurito – quello era il re Mida del piccolo (e grande) schermo J.J.Abrams. E se rileggiamo a posteriori i suoi annunci: “Star Trek non sarà un film per i fan, ma per conquistare una nuova generazione di appassionati” bisogna dargli atto che ha svolto bene il compito: gli incassi ci sono stati, le recensioni convergono su una plebiscitaria approvazione e nuovi proseliti, presumibilmente, saranno stati iniziati alle gioie trekkiane.
La mia è quindi una voce fuori dal coro, da trekker d’annata deluso, ma non perché scandalizzato dalle 'blasfemie' introdotte da Abrams… del resto era stato chiaramente preannunciato come una rilettura e l’espediente dell’effetto-farfalla che segue ogni cambiamento nella linea temporale (già, viaggi nel tempo anche stavolta) è stato usato intelligentemente per legittimare ogni deviazione dalla continuity consolidata.
Troviamo però una trama che non tenta nemmeno di rispettare gli standard di coerenza a cui i fan di Star Trek erano abituati almeno dagli anni ’80 (dalla serie “the Next Generation” in poi): un’imprevedibile supernova che coglie di sorpresa il quadrante alfa? una one-man-mission dell’ambasciatore Spock in persona? e da quanto tempo la narrativa fantascientifica ha accettato il fatto che non si “passa attraverso” un buco nero, tanto meno per viaggiare nel tempo?
Il cattivo di turno è appena abbozzato e privo di spessore, intere scene sono sorrette da pretesti paradossali (la missione in caduta libera con combattimento finale a cazzotti e filo di katana o l’espulsione forzata di Kirk su un pianeta pullulante di vita ostile dove, manco a dirlo, incontrerà “casualmente”...) e se aggiungiamo che perfino la scelta degli innesti umoristici cade spesso su un registro comico/demenziale francamente fuori luogo, soprattutto se paragonata allo humor arguto e sottile che ha da sempre caratterizzato l’universo Star Trek, proprio non riesco a capire cosa piaccia così tanto in questo film che non sia già stato sviluppato, meglio, in altri titoli della serie.
Cosa ci dimostra, quindi, il suo successo? Che per sdoganare Star Trek e renderlo appetibile al grande pubblico occorre banalizzarlo, infarcirlo di azione, sacrificarne gli aspetti troppo raffinati o complicati e operare un tragico livellamento sui pallosi stilemi dello Star Wars per famiglie.
No grazie, preferisco la nicchia.

slovo

 
Di Angie (del 08/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1730 volte)
Titolo originale
Angels & Demons
Produzione
USA 2009
Regia
Ron Howard
Interpreti
Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgård, Pierfrancesco Favino.
Durata
138 Minuti
Trailer

Affascinata sulle tante teorie riguardanti la chiesa, ho appena visto la nuova proiezione della pellicola “Angeli e Demoni” diretta dal regista Ron Howard.
L’inizio del film non è male: siamo al CERN di Ginevra, nel laboratorio di fisica (uno dei più grandi centri del mondo per quanto riguarda la ricerca scientifica), dove per mani di ignoti viene rubata una potentissima forma di energia denominata: l’antimateria.
Il Vaticano (non si sa per quali motivi misteriosi) si rivolge al docente di simbologia religiosa Robert Langdon (Tom Hanks), l’uomo che in passato aveva svelato il codice più controverso della storia. Langdon dopo una attenta analisi, sospetta che a commettere il furto sia stata opera di una setta segreta antireligiosa creduta ormai estinta: Gli Illuminati.
Con la scoperta della rinascita di questa antica e segreta confraternita, Langdon per fare luce sul mistero, si coalizza con la bellissima ed intelligente scienziata italiana Vetra (Ayele Zurer). Inizia così una caccia frenetica senza sosta e piena di azione, attraverso cripte sigillate, catacombe cattedrali abbandonate, seguendo una scia di indizi risalenti a quattrocento anni prima.
Per molti aspetti “Angeli e Demoni” somiglia al più famoso “Codice da Vinci”, anche qui ci sono potenti sette misteriose, codici segreti da decifrare ed enigmi di cui il celebre studioso di simbologia religiosa, Robert Langdon è impegnato nuovamente a salvare il mondo in poche ore. Per quanto riguarda il cast, ho trovato buona la recitazione degli attori a partire dalla coppia di investigatori Hanks – Zurer, a Ewan McGregor nei panni del Camerlengo (anche se le sue funzioni sono un po diverse da quelle rappresentate nel film), alla figura imponente di Stellan Skarogard nel ruolo del capo delle guardie Svizzere, fino ad Armir Mueller, che incarna il senso morale del Cardinale benevolente e consapevole.
Nonostante la troupe abbia avuto solo tre settimane a disposizione per girare nei luoghi più famosi di Roma come: Piazza del Popolo, Piazza Navona e Castel Sant’Angelo, trovo che le riprese siano state svolte egregiamente. Per completare il girato, suddette piazze compresa quella di San Pietro, sono state riprese ed in un secondo momento e ricostruite a Los Angeles. Una piccola annotazione va fatta anche sulle scene di inseguimento dell’auto: è stato un continuo sgommare ad alta velocità tra le famose e antiche piazze della capitale, dando un po’ di brio e suspance alla pellicola, compreso anche una buona dose di rumore assordante. Ciò avrà fatto piacere (forse) a quei spettatori in sala appassionati di Rally, rimanendo piacevolmente sorpresi anche dalla scelta di auto italiane.
Non avendo letto il libro, non so quanto il film si sia attenuto alla autenticità della narrazione originale, comunque di sicuro si è un po’ fantasticato sui ruoli di alcuni personaggi e su avvenimenti che oggi lasciano un po’ pensare alla sua credibilità.
Tutto ciò, nulla toglie al godimento della proiezione, che se presa per quella che è, cioè una straordinaria avventura fantastica, garantisce due ore di ritmo frenetico e di divertimento.
Io l’ho fatto e ho trascorso una piacevole serata.

Angie

 
Di Namor (del 05/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1788 volte)
Titolo originale
Antichrist
Produzione
Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia 2009
Regia
Lars Von Trier
Interpreti
Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg
Durata
100 Minuti
Trailer

Spinto dalla curiosità del VM 18 anni, sono andato a vedere “Antichrist”, il nuovo film del regista svedese Lars Von Trier.
Il film inizia con Dafoe e la Gainsbourg, alle prese con un passionale e rallentato amplesso sotto la doccia, scandito da un’ininterrotta cascata di gocce d’acqua che si adagiano copiose sui loro corpi nudi. Il tutto viene esaltato da una buona fotografia in bianco e nero e sottofondo musicale da applausi. Ed ecco, che dopo alcuni minuti di programmazione, si intravede il possibile motivo del divieto ai minori. Durante il loro accoppiamento, il regista ci mostra l’organo sessuale maschile che penetra senza alcuna censura, l’organo sessuale femminile.
(“Caspita” dico io, “certo che Von Trier, non si è mica risparmiato su sta scena!”)
Mentre i due coniugi soddisfano le loro esigenze sessuali, il figlioletto scende dal suo lettino per andare alla finestra e vedere i fiocchi di neve che cadono sull’asfalto, una curiosità questa, che porterà il piccolo a precipitare giù dalla finestra. La madre tormentata dai sensi di colpa per la morte del figlio, parte con destinazione verso la montagna, accompagnata dal marito (psicoterapeuta), nella speranza che ciò la aiuti a superare il tremendo shock. Arrivati a destinazione però, l’evolversi della tragedia non si farà aspettare.
Finito il film, con mia delusione, ho capito che la censura non era dovuta alle probabili scene di terrore in stile “Esorcista”, ma alle situazioni hard che presenziano più di una volta durante la pellicola.
Uscendo dalla sala mi giungevano i pareri di alcuni spettatori, divisi in due fazioni, i pro (in larga minoranza), ed i contro che bocciavano senza pietà l’ultimo lavoro di Lars Von Trier.
Io dovendo schierarmi opterei per la seconda corrente, sono poche le iniziative che ho apprezzato, l’interpretazione della Gainsbourg, la fotografia e la colonna sonora. Altre, come la mancanza materiale dell’anticristo ed una trama fin troppo moscia per un tema del genere, hanno fatto si che sbadigliassi più di una volta durante la programmazione.
In sintesi, se non siete un fan del regista, potete aspettare tranquillamente la sua uscita in dvd.

Namor

 
Di Miryam (del 01/06/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1016 volte)
Titolo originale
The Invisible
Produzione
USA 2007
Regia
David S. Goyer
Interpreti
Justin Chatwin, Margarita Levieva, Marcia Gay Harden, Maggie Ma, Ryan Kennedy.
Durata
97 Minuti
Trailer

L’introverso Nick Powell (J. Chatwin) è uno studente che sta frequentando il college con l’intento di realizzare il suo sogno: quello di andare a studiare a Londra per diventare un affermato poeta. Per riuscire in tale intento, cerca di racimolare i soldi necessari vendendo compiti agli altri studenti del college anche se in realtà non ne ha bisogno, vista l’agiatezza finanziaria di cui dispone la sua famiglia. Nick vive a Seattle con la madre (Marcia Gay Harden), una donna ricchissima che tende a soffocarlo impedendogli di realizzarsi, anzi, sembra non considerarlo proprio, tanto che lui si sente invisibile non solo ai suoi occhi, ma anche a quelli dei suoi compagni.
Un giorno, pur non avendo fatto nulla, si trova coinvolto in una situazione pericolosamente scomoda, una sua compagna di scuola, la diabolica Annie Newton (M. Levieva), una teenager con molti problemi mentali dovuti all’improvvisa scomparsa della madre a cui era molto legata, pensa che Nick l’abbia denunciata alla polizia per un furto commesso insieme ad un suo amico, cosi per vendicarsi, lo fa prima pedinare ed in seguito pestare duramente dalla sua gang. Una volta eseguita la ignobile spedizione punitiva, credendo che Nick sia morto, i suoi aguzzini lo gettano in un fosso nella boscaglia.
Ripresosi dai colpi ricevuti, Nick si rende conto di essere sospeso tra un mondo reale ed un altro extra terreno, è come se d’improvviso, senza sapere per quale assurda ragione sia diventato invisibile agli occhi di tutti, visto che nessuno lo vede e nessuno lo sente. Per sciogliere l’enigmatico quesito e dare una risposta a tutto ciò, Nick sa che l’unica persona in grado di aiutarlo è proprio la sua carnefice Annie. Nonostante debba proprio a lei, la sua nuova ed inverosimile condizione di vivo non vivo, non riesce a nutrire verso di lei il dovuto rancore che si meriterebbe. Lo statunitense Davis Samuel Goyer è il regista di questo fanta/thriller, inoltre è anche uno stimato autore di fumetti nonché sceneggiatore e produttore cinematografico. Per ricordare qualcosa possiamo citare il film “Colpi proibiti” che è stato il suo debutto come sceneggiatore seguito poi dal “Corvo 2”.
Inoltre è legato al mondo dei fumetti, nel 2005 ha scritto il soggetto per il film “Barman Begins” di Nolan, lavorando con lui per tutta la stesura della sceneggiatura. Dopo aver diretto nel 2007 il film “Invisibile”, ha diretto due anni più tardi il film horror “Il mai nato”.
Nonostante io non sia un’amante del genere fantasy devo dire che non mi è dispiaciuto affatto questo, perché dopotutto il film riporta purtroppo i problemi che alcuni giovani devono affrontare, giovani cha hanno alle spalle famiglie che non li comprendono, che non li sanno ascoltare e quindi si trovano in situazioni sbagliate frequentando compagnie sbandate che li portano verso atti di bullismo e violenza come è successo ad Annie, oppure sentirsi un emarginato come Nick. Quello che penso è che se ci fosse più dialogo e presenza con i nostri figli, forse, non si vedrebbero così spesso quei fatti di cronaca che sentiamo nei vari TG.

Miryam

 
Di Namor (del 29/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1526 volte)
Titolo originale
The Horsemen
Produzione
USA 2008
Regia
Jonas Åkerlund
Interpreti
Dennis Quaid, Ziyi Zhang, Peter Stormare, Patrick Fugit, Eric Balfour.
Durata
110 Minuti
Trailer

Il risentito detective Aidan Breslin (Denis Quaid), arrivando sulla scena del crimine per indagare sull’ennesimo caso di omicidio, scopre che la vittima è appesa ad alcuni ganci di metallo, che pendono da uno strano macchinario sado-maso riposto al centro della stanza, chiamato sospensorio.
Poco tempo dopo, viene commesso un ennesimo ed analogo omicidio, nel corso delle indagini si scoprirà che le persone da uccidere saranno tante quante i loro carnefici, che verranno classificati come i Quattro Cavalieri dell’apocalisse.
Quattro assassini da fermare, quattro vittime senza alcun legame tra loro, ma, ciascuno depositario di un doloroso segreto.
Lo spunto iniziale per la realizzazione di “The Horsemen” convince, peccato che con il proseguo del film l’interesse iniziale si allenti oltremisura. La causa di ciò è dovuta sicuramente ad una sceneggiatura fin troppo elementare, basti pensare che una volta catturato il primo cavaliere, si riesce ad intuire quasi tutto il resto della trama e come andrà ad evolversi.
Anche il cast non brilla di certo, se togliamo la discreta prova della Zhang Ziyi, tutti gli altri interpreti, compreso Quaid, appaiono poco convincenti nei ruoli a loro affibbiati.
Un’altra pellicola che nel mio personale metro di giudizio, non merita di superare la sufficienza.

Namor

 
Di Asterix451 (del 25/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1402 volte)
Titolo originale
Shoot'em Up
Produzione
USA 2007
Regia
Michael Davis [I]
Interpreti
Clive Owen, Paul Giamatti, Monica Bellucci, Stephen McHattie, Greg Bryk.
Durata
90 Minuti
Trailer

Il misterioso “Smith” (Clive Owen) si trova coinvolto, per caso, nel salvataggio di un neonato durante una sparatoria in un garage; mentre sta addentando una carota su una panchina in strada, infatti, assiste all’inseguimento di una donna incinta da parte di un uomo armato. La situazione non lascia dubbi: il parto è imminente e il malvivente intende uccidere madre e figlio.
Smith decide quindi di intervenire, catapultandosi in una sparatoria forsennata a cui si aggiungono altri uomini, durante la quale la donna perde la vita, ma il bimbo in lacrime viene tratto in salvo dallo stesso Smith. Al termine dello scontro, gli assalitori sopravvissuti non si spiegano cosa sia accaduto e il perfido Hertz (Paul Giamatti, loro capo), organizza immediatamente una caccia forsennata per ritrovarli.
Le loro intenzioni sono chiare: morta la madre, non resta che eliminare il neonato, ad ogni costo. Smith, nel frattempo, cerca di disfarsi del bambino domandando aiuto a Donna Quintino (Monica Bellucci), una prostituta italiana di sua conoscenza; nonostante l’iniziale riluttanza della Bellucci ad occuparsene, i due si trovano coinvolti in una fuga rocambolesca per salvarsi, proteggendo il piccolo Oliver (è così che l’hanno battezzato, come Oliver Twist) dagli uomini che lo vogliono morto.
Lentamente la matassa si dipana, rivelando le intenzioni dei veri personaggi di un gioco sporco che coinvolge Politica e Agenzie di Sicurezza Governativa non ben definite. Quando Smith si rende conto di quanto sia davvero rischiosa la situazione, allontana Oliver e Donna Quintino il più possibile, prima di mettere in atto la sua azione di contrattacco.
Lieto fine e quadratura del cerchio con vendetta consumata e amore dei protagonisti, dopo migliaia di munizioni sparate e tanti morti.
Premesso che da un titolo come Shot’em up non si pretendono trame shakesperiane, e che ho apprezzato pellicole come “Ancora Vivo” (di W.Hill, con Bruce Willis) e “Desperado” (di (R.Rodriguez, con Banderas), vecchi prodotti girati con intelligenza e mestiere da due specialisti del genere, non posso definirmi né prevenuto né pretenzioso nei confronti del cinema d’azione. Tuttavia, a caldo penso a Shot’em Up come pecoreccio e volgare; la bassezza dei dialoghi, farciti di scontati doppi sensi e umorismo di cartapesta, stonerebbe anche in una commedia sexy all’italiana.
Mi domando perchè attori di talento come Paul Giamatti e Clive Owen abbiano accettato un copione del genere, vero trionfo del trash e del non-sense. Monica Bellucci, poi, fa parodia di sè nelle scene erotiche, grottesche e volgari; alla sua prima parlata di ciociaro ho pensato ad un ri-doppiaggio dei Gem Boy, prima di dovermi rassegnare alla verità: sfumature del personaggio. Per quanto non si possa definire una grande attrice, ha sempre accettato copioni alla sua portata, che l’hanno portata ad essere una rappresentanza della bellezza nostrana nel mondo, di cui essere orgogliosi.
Beh, Shot’em Up riesce a farla apparire sciatta e volgare: un’impresa che sembrerebbe impossibile. E la stessa sorte tocca a Paul Giamatti, costretto persino ad uno slancio necrofilo verso la tetta di una morta. Non convincono le sequenze d’azione: Clive Owen è impacciato, mentre spara in scivolata su tutte le superfici o arma i congegni delle sue stesse trappole; mastica carote come Bugs Bunny, oppure le conficca nelle orbite oculari dei nemici.
Perché non colpirli a morte con uno stoccafisso congelato, allora?
Un ultimo commento va alla trama: lo sforzo di dare una pennellata di cultura, con un intrico politico-scientifico-spionistico-drammatico-sentimentale, fallisce miseramente; confesso di essermi perso nei livelli di doppio gioco dei protagonisti e di non aver capito con certezza, alla fine, chi fossero realmente i buoni o i cattivi. E’ certo che non lo riguarderò per togliermi il dubbio.
Per fortuna dura solo 1 ora e 18 minuti… ma se dovessero avanzarvi, un giorno, dedicateli pure ad altre faccende.

Asterix451

 
Di Namor (del 21/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1246 volte)
Titolo originale
Lonely Hearts
Produzione
USA 2006
Regia
Todd Robinson
Interpreti
John Travolta, James Gandolfini, Salma Hayek, Jared Leto, Laura Dern.
Durata
108 Minuti
Trailer

Dopo aver passato gli ultimi anni a chiedersi il motivo per cui, la moglie si fosse suicidata senza lasciare neanche un biglietto per spiegare l’estremo gesto, il depresso ispettore Elmer C. Ronbison (John Travolta), nel corso delle indagini su un singolare caso di omicidio insieme al suo socio Charles Hildebrandt (James Gandolfini), ritrova l’antico fervore, perso, dopo la morte della moglie, nel tentare di catturare una pericolosa coppia di serial killer, denominata, gli assassini dei cuori solitari.
Tale appellativo era dovuto dal modus operandi che i due Raymond M. Fernandez (Jared Leto) e Martha Beck (Salma Hayek) adottavano per scovare le loro vittime, ovvero, in seguito agli annunci personali che le vedove di guerra pubblicavano su rubriche specializzate, alla ricerca di un compagno per rifarsi una vita. Individuate le più facoltose, la coppia prima le derubava di tutto i loro avere e poi le eliminava con inaudita ferocia.
Lonely Hearts” è tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti degli anni 40, a dirigerlo è il regista Todd Ronbinson, nipote dell’ispettore interpretato da John Travolta, nel film.
Un malinconico noir con una buona ambientazione degli anni 50, passato quasi inosservato nel circuito cinematografico, completato da un nutrito cast di tutto rispetto, John Travolta, James Gandolfini e Laura Dern dalla parte della legge, mentre Jared Leto e Salma Hayek vestono i panni dei due serial killer.
Analizzando le loro performance, devo ammettere che la mimica di Travolta l’ho trovata eccessivamente legnosa per il suo tormentato personaggio, mentre Gandolfini mi è piaciuto molto, brava e credibile la coppia Leto-Hayek nei panni dei due assassini, per quanto riguarda la prova della Dern è quasi ingiudicabile visto il breve impiego del suo personaggio.
Se vi recate in videoteca ed il titolo da voi prefissato non è disponibile, fateci un pensierino a me non è dispiaciuto.
Un’ultima cosa, provate a chiudere gli occhi ed ascoltare le voci di Travolta e Gandolfini quando dialogano, noterete che sembreranno altri due famosissimi attori ad essere presenti nel film e non loro.
Vediamo, se indovinate chi sono!

Namor

 

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