BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 15/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1635 volte)
Titolo originale
Dante 01
Produzione
Francia 2008
Regia
Marc Caro
Interpreti
Lambert Wilson, Linh Dan Pham, Simona Maicanescu, Dominique Pinon, Bruno Lochet.
Durata
88 Minuti
Trailer

Nella prigione spaziale Dante 01, vi sono rinchiusi sei tra i più pericolosi criminali dei pianeti adiacenti. Tali soggetti monitorati 24 ore su 24, vengono ripetutamente sottoposti a misteriosi esperimenti genetici, con lo scopo di modificarne la mente umana tramite la modificazione del dna. A far saltare i delicati equilibri che differenziano gli scienziati-carcerieri dai detenuti-cavie, sarà l’arrivo di San Giorgio (Lambert Wilson), un detenuto con inspiegabili poteri dall’origine alquanto misteriosa.
Dante 01” segna l’esordio come unico direttore del regista Marc Caro.
Diciamo subito che a parer mio, ne può tranquillamente segnare anche la fine, vista la bruttura di codesta pellicola. Le ambientazioni fin troppo cupe e claustrofobiche scelte per lo svolgimento della trama, di certo non aiutano ad elevare l’interesse di chi ne segue la visione, anzi diciamo pure che sullo spettatore hanno un effetto anestetizzante micidiale.
Anche i personaggi, tutti rasati a zero per esigenze di copione, non attraggono più di tanto. Altra pecca di grande rilievo del film, è il suo psicadelico ed incomprensibile finale.
Se vi apprestate a visionarlo fatemi sapere se siete riusciti a vederlo interamente, poiché la tentazione di prendere il telecomando del lettore per premere il tasto eject durante tutta la sua visione è stata veramente tanta!

Namor

 
Di Namor (del 07/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2790 volte)
Titolo originale
X-MEN Origins: Wolwerine
Produzione
USA, Nuova Zelanda, Australia 2009
Regia
Gavin Hood
Interpreti
Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston, Dominic Monaghan, Ryan Reynolds.
Durata
118 Minuti
Trailer

Come si evince dal titolo “X MEN le origini - Wolwerine”, la pellicola è incentrata sulla genesi del più popolare ed affascinante mutante degli X Men, il collerico ed animalesco Wolwerine.
Dopo un breve preambolo del Logan bambino con relativa e drammatica scoperta dei suoi poteri e della sua vera situazione famigliare, per accorciare i tempi e fare in modo che il film non si dilungasse più del dovuto, il regista Gavin Hood, durante i titoli iniziali, ci propone la visione dei due fratelli fuggiaschi diventati ormai adulti, attraverso i maggiori quattro conflitti visti negli ultimi due secoli, arrivando fino al loro reclutamento in un corpo speciale composto da soli mutanti denominato il Team X.
A formare suddetta squadra guidata dall’ambizioso comandante Stryker (Danny Huston) sono presenti Wolwerine (Hugh Jackman), suo fratello, il sanguinario Sabrethooth (Liev Shreiber), Wade Wilson (Ryan Reynolds) con le sue temibili Katane, l’infallibile cecchino Agente Zero (Daniel Henney), Wraith (Will I. Am) un mutante in grado di teletrasportarsi da un posto all’altro, il fortissimo ed abnorme Blob (Kevin Durand) e Bradley (Dominic Monaghan) che governa a suo piacimento l’elettricità.
Altro personaggio di gran rilievo non militante nel Team X è l’affascinante truffatore Gambit ( Taylor Kitsch), capace di caricare oggetti inanimati di una potente energia bio-cinetica prodotta dal suo organismo, per renderle armi potentissime da usare durante i suoi combattimenti.
Resosi conto della deplorevole condotta usata dal Team X durante le loro missioni, Wolwerine decide di abbandonare il gruppo, lasciando dietro di se gli interminabili anni di orrore vissuti in continue battaglie insieme al fratello Victor.
Ritiratosi a spaccare legna sulle alture Canadesi, Logan verrà rintracciato ed invitato dal suo ex colonnello a riprendere nuovamente servizio nell’esercito, per scongiurare una nuova ed imminente minaccia in arrivo. In realtà, dietro l’invito si nasconde il forte desiderio del Colonnello di portare a termine un esperimento segreto a cui lavora da tempo, quello di far nascere il super soldato, ma per riuscirci deve avere prima i poteri di Wolwerine…inutile dire che l’interessato non è per nulla d’accordo sulla eventualità di cedere le sue facoltà.
Mi sono recato al cinema poco convinto su questa operazione, ma devo dire che il lavoro svolto dal regista Gavin Hood e dagli sceneggiatori D.Benioff e S.Woods, non è stato affatto male, come testimonia l’incredibile successo ottenuto dalla pellicola al botteghino.
Hugh Jackman in veste di produttore aspettava con ansia questo responso, infatti solo dopo aver appreso che l’esito sarebbe stato positivo, avrebbe annunciato la nascita del secondo capitolo sull’eroe artigliato. Il proseguo si farà, resta solo da vedere se il secondo fendente di Jackman e soci, sia all’altezza di bissare il primo. Per il momento accontentiamoci del buon inizio, poi si vedrà.

Namor

 
Di Namor (del 01/05/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1231 volte)
Titolo originale
The Flock
Produzione
USA 2007
Regia
Andrew Lau
Interpreti
Richard Gere, Claire Danes, Kaddee Strickland, Russel Sams, Matt Schulze.
Durata
101 Minuti
Trailer

Errol Babbage (Richard Gere) è l’agente di un dipartimento specializzato nel monitorare a scopo precauzionale, persone con gravi problemi sociali classificati come: molestatori, stupratori, violentatori di minori e vari sadici con tendenze omicide, per evitare che questi possano in futuro nuocere nuovamente alle loro potenziali vittime. Questi ignobili individui, una volta guadagnata la libertà vigilata, difficilmente resistono alle loro insane inclinazioni è questo Babbage lo sa ed è anche per questo motivo, che lui li bracca intimorendoli continuamente con metodi poco convenzionali. Questa sua personalissima metodologia di prevenzione, naturalmente, non è condivisa da nessuno dei suoi colleghi del dipartimento, ed è a tal proposito che verrà messo anticipatamente in pensione per essere sostituito dalla più pacata e riflessiva agente Claire Danes (Allison Lowry).
Prima di lasciare definitivamente la sua mansione, Babbage dovrà preparare la sua nuova collega, sulle metodologie di confronto con gli spregevoli mostri a cui lei dovrà “badare”. Mentre il tirocinio di Claire si evolve in tutta la sua crudezza, Babbage è sempre più convinto che tra i suoi assistiti vi sia il colpevole del rapimento di una ragazza, fatto avvenuto qualche settimana prima. Per ritrovarla ancora viva, l’inedita coppia dovrà lottare contro il poco tempo disponibile per capire chi sia, è dove si possa nascondere il colpevole di questo ennesimo ed ignobile crimine.
A dirigere “Identikit di un delitto” è il ben noto regista hongkonghese Andrew Lau, l’autore della famosa trilogia action “Infernal Affairs”. Nonostante le buone credenziali di Lau, il film negli Stati Uniti è stato un vero fiasco, non si capisce il motivo, ma la sua distribuzione americana è stata destinata solo al dvd. Per quanto riguarda invece l’uscita italiana, la sua comparsa sui grandi schermi c’è stata, ma anche in questo caso, stranamente, hanno deciso di farlo uscire ad Agosto!
Grazie a queste due “oculate” ripartizioni, vi lascio immaginare il magro profitto ricavato dai botteghini, ora, non è che io voglia tessere inutili lodi al film, anche perchè non se le merita, ma far debuttare in questa maniera una possibile promessa come Lau, equivale a bruciarlo quasi del tutto. Per quanto riguarda gli attori, Richard Gere dall’alto delle sue 60 primavere sa farsi ancora apprezzare, la sua particolare mimica nella parte del tormentato Babbage, ha avuto di certo il suo effetto, ma va anche detto che da solo non può far miracoli.
Discorso contrario invece per la sua partner femminile Allison Lowry, sarà che il suo personaggio l’ho trovato abbondantemente scialbo, ma a me la sua prova mi ha lasciato del tutto indifferente.
Per chi non lo sapesse nel cast vi è presente, anche se per una sola manciata di minuti, la star musicale Avril Lavigne.
Come vi ho già detto prima il film si poggia in maniera troppo eccessiva sulle spalle di Gere, un valido sostegno a livello recitativo abbinato ad una sceneggiatura meno sfruttata, avrebbe sicuramente giovato alla pellicola, non dico che sia da bocciare, ma di sicuro non è neanche da consigliare ad un cinefilo ben rodato.

Namor

 
Di Asterix451 (del 27/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1631 volte)
Titolo originale
Max Payne
Produzione
USA 2008
Regia
John Moore
Interpreti
Mark Wahlberg, Mila Kunis, Beau Bridges, Donal Logue, Ludacris.
Durata
100 Minuti
Trailer

Max Payne è il protagonista di un videogioco che nel 2001 rivoluzionò la concezione degli sparatutto d’azione, con una trama dal sapore “hard boiled” e geniali opzioni di gioco (il “bullitt time” delle sparatorie, ispirato a “Matrix”, con proiettili rallentati). Un capolavoro dalle potenzialità cinematografiche enormi, purtroppo sfumate in questa realizzazione “politically correct” che non soddisfa né fans del gioco né amanti del cinema d’azione.
Nella trama non c’è nulla di nuovo, d’accordo: la vita di un poliziotto realizzato viene stravolta dal truce omicidio di moglie e figlia ad opera di ignoti; da qui il tracollo nell’alcolismo e la scelta di una missione sotto copertura all’interno di una cosca mafiosa. La sua identità è nota ad un solo uomo del Dipartimento, Alex, che una sera viene ucciso all’interno di una stazione della metro poco prima di un appuntamento con Max.
A questo punto, morta l’unica persona a conoscenza della sua vera identità, il poliziotto Max Payne si ritrova ad essere un criminale comune per i Buoni (che lo accusano dell’omicidio del collega), e uno sporco infiltrato per i Cattivi. Inizia una lotta per la sopravvivenza che ha una svolta, nel momento in cui Max ritrova una pista che sembra condurlo agli assassini di sua moglie. Pioggia di proiettili, sarcasmo cinico, sequenze mozzafiato e la trama a scatole cinesi svaniscono; trionfa il perbenismo all’americana, che sa di risciacquatura noiosa per assolvere i bravi ed appiattire i cattivi; si perdono l’umorismo e la crisi di identità del protagonista, che non ha più nulla da perdere e guadagnare, se non assolvere la sua vendetta.
L’eroe maledetto, interpretato da un inespressivo Mark Whalberg, diventa un agente disadattato della sezione “Casi Irrisolti” (Cold Case Unit); le cosche mafiose vengono sostituite da reparti ombra dell’Esercito, che finanzia una Multinazionale Farmaceutica per lo sviluppo di un progetto militare; ci sono due (!?!?!) sole sparatorie in tutto il film che, seppur ben realizzate, non bastano a definirlo un film d’azione! Allo stesso tempo, la trama è stata semplificata così tanto da non potersi definire poliziesco d’indagine.
Il risultato è un film d’azione che poco convincente, con pregi e difetti.
Mi sono piaciute le atmosfere di alcune scene e le ambientazioni; ottima la resa del “bullitt time” nelle poche sparatorie del film ed efficaci le allucinazioni della droga Valchiria. Boccio la scelta dell’interprete e la trasformazione della trama, che ha snaturato totalmente il pathos adrenalinico di Max Payne che cavalca la sua vendetta, cacciato da tutti, indifferente alla vita e alla morte.

Asterix451

 
Di Namor (del 24/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1429 volte)
Titolo originale
The Orphanage
Produzione
Messico - Spagna 2007
Regia
Juan Antonio Bayona
Interpreti
Belen Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep, Mabel Rivera, Montserrat Carulla,Geraldine Chaplin.
Durata
100 Minuti
Trailer

Sono passati trent’anni da quando Laura (Belén Rueda) ha lasciato l’orfanotrofio in cui visse gli anni più felici della sua infanzia, ora, il suo sogno di riaprire il vecchio istituto abbandonato per trasformarlo in una casa di accoglienza per bambini disabili, si sta finalmente avverando. Stabilitasi nel nuovo stabile con il marito Carlos (Fernando Cayo) ed il figlio Simon (Roger Prìncep), Laura, nota che col passare dei giorni la già fervida immaginazione del figlio da quando vivono lì, è andata sempre più aumentando. Simon confida ai suoi genitori di aver fatto amicizia e di giocare con un gruppo di suoi coetanei presenti nella casa, capeggiati da un misterioso bambino incappucciato.
Quello che inizialmente poteva sembrare solo il frutto della veemente fantasia del piccolo Simon inizia a prendere forma il giorno dell’inaugurazione dell’istituto. La madre, preoccupata dalla lunga assenza del figlio per un diverbio avuto poco prima della cerimonia e rammaricata per l’accaduto, lo sta cercando all’interno della casa, mentre la ricerca si fa sempre più infruttuosa, ecco che improvvisamente si materializza per la prima volta ai suoi occhi, l’inquietante bambino munito di cappuccio, di cui gli aveva sempre parlato suo figlio. Il dolore della sparizione di Simon e l’improvvisa comparsa di quel bambino incappucciato, porteranno Laura a muoversi nei meandri delle ipotesi più disperate, una su tutte, quella che i due eventi sono per forza di cosa collegati l’uno con l’altro.
Mentre l’incredibile verità si fa sempre più vicina, un tremendo segreto, rimasto per troppo tempo segregato in quella casa, sta per riecheggiare in tutto il suo dolore, per essere finalmente portato alla sua conoscenza.
Prodotto da Guillermo del Toro e diretto dal regista Juan Antonio Bayonna che ne ha ampiamente riscritto la sceneggiatura, aumentandone costi e tempi della produzione, “The Orphanage” si può ritenere un discreto horror, che fa buon gioco sulla profondità psicologica del suo personaggio principale (Laura) è della sua angosciosa e ostinata ricerca in nome della verità.
Nel cast, oltre alle dovute lodi all’attrice Belén Rueda, che per interpretare il ruolo della sofferente madre si è lasciata completamente andare dimagrendo di ben otto chili durante la lavorazione del film, mi è piaciuta anche la pregevole presenza di Geraldine Chaplin, nelle vesti di una medium recatasi in suo soccorso.
Se amate il genere horror, ma vi danno fastidio squartamenti e decapitazioni varie che si vedono sempre di più negli film di questo filone, allora questo è il dvd che fa per voi, poiché l’unica volta che qui si vede il sangue, sembra incredibile ma sarà solo per un’unghia staccata.

Namor

 
Di Darth (del 22/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1556 volte)
Titolo originale
Bikur Ha-Tizmoret
Produzione
Israele, Francia, 2007
Regia
Eran Kolirin
Interpreti
Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour, Shlomi Avraham
Durata
89 minuti
Trailer

Quello che adoro di più del cinema d’autore è la soddisfazione che provo dopo aver visto un film sconosciuto ai più che risulta veramente bello. Certo che la maggior parte delle volte non è così, ho visto film discreti, sufficienti, pessimi… ma, ogni tanto, trovo una perla in quest’oceano di mediocrità che si diffonde sempre di più. La perla di quest’anno, per ora l’ho trovata solo nel film israeliano “La banda”.
Il film, basato su una storia vera, narra una curiosa disavventura capitata alla banda musicale della polizia di Alessandria d’Egitto, la quale, è stata invitata a Petah Tikva, una città israeliana dove inaugurano un centro culturale arabo. Agli arrivi dell’aeroporto di Tel Aviv, però, non v’è nessuno incaricato di condurre gli otto musicisti a destinazione; a quel punto il colonnello e direttore d’orchestra egiziano decide di raggiungere la destinazione in autobus. La disavventura nasce dal fatto che, per problemi di comprensione linguistica, la banda giunge nel minuscolo paese di Bet Hatikva, simile nella pronuncia, ma culturalmente agli antipodi.
L’opera di Eran Kolirin è splendida. A cominciare dalla fotografia e l’ambientazione: un borgo desertico con una locanda e poche case a far da cornice, una cittadina del vecchio west americano trasferitasi nell’Israele dei giorni nostri. Bravissimi anche gli attori, su tutti il responsabile ed integerrimo colonnello Tewfiq, nella sua candida e scintillante divisa militare; ma degna di nota anche la locandiera Dina che, nella sua semplicità, riesce ad essere sensuale quasi come la nostra Loren dei tempi migliori. I dialoghi sono eccellenti: riescono a strappare numerosi sorrisi mentre raccontano con serietà le divergenze tra l’etnia israelita e quella egiziana, con numerosi accenni alle diverse ideologie religiose. Ottima anche la traduzione italiana (per una volta anche nel cinema d’essai!), dove sono doppiate tutte le parti in inglese, mentre rimangono in lingua originale (sottotitolati) i dialoghi in egiziano ed in israeliano.
Insomma, come anticipato, un’opera da non perdere e, se condividete i miei gusti, da conservare nella propria videoteca personale.

Darth

 
Di Namor (del 17/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2156 volte)
Titolo originale
Passengers
Produzione
USA 2008
Regia
Rodrigo García
Interpreti
Anne Hathaway, Patrick Wilson, Andre Braugher, Dianne Wiest, David Morse.
Durata
84 Minuti
Trailer

Con la speranza di potergli offrire un valido sostegno psicologico in grado di fargli superare il tremendo shock subito, un piccolo gruppo di persone sopravissute al disastro aereo di un 737, vengono affidate alle cure della giovane psicoterapeutica Claire Summers (Anne Hathaway).
Le singole testimonianze sull’accaduto che emergono durante le sedute terapeutiche di gruppo, di certo non agevolano il compito della psicologa, poiché esse sono quasi tutte discordanti tra loro, ogni sopravissuto ha una versione diversa sull’incidente, l’unica opinione su cui tutti i passeggeri sono concordi, è che il velivolo, come ha affermato la compagnia aerea, non è precipitato per un errore umano ma per un guasto dovuto ad una esplosione in volo.
Mentre Claire, cerca di risalire ai motivi che hanno causato l’incidente, si susseguono misteriosi eventi: a cosa è dovuta la misteriosa sparizione dei suoi pazienti che hanno iniziato a ricordarsi dell’esplosione avvenuta sull’aereo? Chi è realmente Eric (Patrick Wilson) l’anomalo passeggero che ha delle strane visioni e con il quale Claire instaura una relazione poco professionale? La sconvolgente verità su quanto è accaduto in volo non tarderà ad arrivare, seguita da un’altra scoperta ancora più scioccante della precedente!
Il regista Rodrigo Garcia per realizzare è rendere avvincente “Passengers - Mistero ad alta quota”, cerca di intrecciare le misteriose atmosfere di “Lost” ed il pathos (mai più ripetuto) del “Sesto senso” di Shyamalan. Ma l’esito di tale amalgama purtroppo non è quello che ci si aspettava, il film alterna lunghi momenti di noia a piccoli attimi di suspance, facendo risultare il prodotto al di sotto di quello che si definisce un discreto titolo.
Il cast nonostante sia soddisfacente per le presenze di Wilson, Morse, Braugher e la Wiest, non sembra voler dare quel qualcosa in più per rendere il tutto appetibile, perfino Anne Hatthaway nel ruolo della psicologa l’ho trovata totalmente fuori sincronia. Anche qui le colpe vanno sicuramente verso una “direzione” insufficientemente prolifica, associata a quella che sembra una sceneggiatura poco convincente.
In sostanza, niente di nuovo e che non abbiamo già visto, qui di accattivante c’è solo la locandina…

Namor

 
Di Namor (del 09/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1667 volte)
Titolo originale
Redacted
Produzione
USA 2007
Regia
Brian De Palma
Interpreti
Kel O'Neill, Ty Jones, Izzy Diaz, Rob Devaney, Patrick Carroll.
Durata
122 Minuti
Trailer

Lasciato da parte il suo inconfondibile stile registico, il maestro Brian De Palma dirige uno dei film più scomodi è deleteri, che mette in risalto l’inadeguata amministrazione guidata dall’incompetente presidente Bush.
I tragici avvenimenti che vedremo nel film sono realmente accaduti nel 2006 a Samarra, un paese vicino Bagdad. Il teatro di questa spregevole storia è una casa abitata da una innocente famiglia Irachena ed i protagonisti dell’ignobile azione sono un gruppo di soldati americani, che annoiati ed imbottiti di varie droghe, decidono di pianificare una nuova irruzione all’interno dell’abitazione, già controllata in precedenza ma senza alcun esito. La seconda incursione non prevede nessun controllo di sicurezza, questa volta l’obbiettivo dei Marines è uno solo, soddisfare i loro bestiali istinti su un’ignara ragazzina di 15 anni, per poi eliminarla insieme alla sua famiglia!
Grazie al rimorso di un soldato, l’unico ad non aver partecipato allo stupro, la verità su questo ennesimo atto di violenza da parte di uno dei tanti o pochi gruppi di Marines presenti nel Golfo, verrà a galla con effetti devastanti sulla credibilità etica del loro paese.
A niente è servito il Leone d’argento per la miglior regia vinto al festival di Venezia, “Redacted” è stato bollato come un film troppo potente e scioccante, quindi nessun esercente si è sognato di acquistarlo per programmarlo nei cinema. Difatti la sua visione è stata possibile solo sulle reti a pagamento o tramite il noleggio del dvd.
Questa cosa sinceramente non la concepisco,molte volte i nostri gestori cinematografici acquisiscono i diritti per proiettare delle pellicole veramente ignobili è quando c’è un film di denuncia oltretutto ben fatto, si defilano in nome del dio denaro a discapito della qualità del prodotto.
Ritornando al film in questione, De Palma sceglie una linea a metà tra il documentaristico ed il videotape, per realizzare è rendere il più vero possibile la pellicola denuncia . Nel cast non figura nessun nome di spicco, gli attori sono semisconosciuti in cerca di affermazione che non fanno certo rimpiangere la mancanza di colleghi più illustri.
Con questa opera, Brian De Palma è stato dichiarato dalla stampa statunitense un soggetto pericoloso quanto il regista di denuncia Micheal Moore. C’è da dire che De Palma per le sue continue critiche rivolte a l’establishment americano, non è mai stato simpatico ai media, infatti se date un’occhiata al suo curriculum lavorativo, vedrete che non è presente nemmeno una nomination agli Oscar.
Per chi non lo sapesse il termine redacted è l’occultamento da parte della censura di tutto quello che può esserci di scomodo o non si vuol far sapere nei vari documenti legali passati al loro setaccio.
Anche De Palma a dovuto redactare con un tratto di pennarello nero, il volto delle vere vittime mostrate in foto nell’agghiacciante sequenza finale, dove sulle note pucciniane di morte della Tosca, viene mostrato tutto l’orrore di cui è capace l’essere umano nei confronti dei suoi simili.
Un ultima cosa, se il film non sarà riuscito a scuotervi, lo farà certamente l’ultima foto che vedrete poiché sarà l’unica è con uno scopo preciso ad essere mostrata senza censura.

Namor

 
Di Namor (del 01/04/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1193 volte)
Titolo originale
The wrestler
Produzione
USA 2008
Regia
Darren Aronofsky
Interpreti
Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry.
Durata
109 Minuti
Trailer

Sono passati vent’anni è il wrestler Randy (The Ram) Ronbinson (Mickey Rourke), nonostante non sia più la famosa star che mandava in visibilio i numerosi fan del wrestling professionistico, combatte ancora. Anche se i ring che calca e le borse che guadagna non sono più quelle prestigiose di un tempo, è l’esigenza del tirare a campare che lo spinge a salire ancora sui vari quadrati amatoriali, ove si svolgono incontri per gli appassionati del wrestling.
Al termine di uno degli ennesimi combattimenti, Randy viene colto da un infarto che porrà fine alla sua carriera di atleta. L’allontanamento dallo show businnes, darà a Randy l’opportunità di reinventarsi una nuova vita. Ma riallacciare i contatti con l’arrabbiatissima figlia abbandonata in tenera età, non sarà una cosa facile e lo stesso vale per l’intricato approccio di relazione con la spogliarellista Cassidy (Marisa Tomei). Nonostante tutta la sua buona volontà il vecchio campione sa, che come nel wrestling anche nella vita, non sempre si riesce a vincere, è che gli impietosi colpi inflitti dalla vita sono molto più letali di quelli presi sul ring.
Si è parlato molto bene della performance di Mickey Rourke in “The Wrestler”, non a caso ha vinto un Golden Globe ed ha ricevuto una nomination agli Oscar come miglior attore protagonista. Niente da dire premio e nomination a mio parere li ha ampiamente meritati, ma sul suo ritrovato talento, più volte dichiarato dalla critica, permettetemi di dirlo, ho seri dubbi. Una cosa è interpretare un ruolo molto vicino alla sua realtà, un’altra, è quella di affidargli un ruolo dove la sua recitazione possa apparire ancora credibile, mi spiace dirlo, ma la vedo molto dura per Rourke che possa ancora avere un’altra parte da attore principale in una grande produzione, viste le sue recenti condizioni fisiche. Purtroppo, la sua vocazione autodistruttiva tanti anni fa ha fatto in modo che avesse la meglio sul suo talento. Ricordo ancora la sue ottime performance in “Nove settimane e mezzo” e nello stupendo “L’anno del dragone”, dopo aver realizzato questi due famosissimi film, chiunque avesse avuto la testa oltre al suo talento, non avrebbe fatto fatica a lasciare una impronta indelebile nel storia del cinema, è lui invece che fa?! La piglia e la butta nel cesso per fare 7 anni di pugilato!!! Vabbè contento lui…
Una nota di merito invece la merita Marisa Tomei, che col passare degli anni ha modellato un fisico niente male, permettendogli di recitare con tanto di perizoma il ruolo della vecchia (ma sempre bona) spogliarellista Cassidy.
Chi si aspetta una pellicola con il protagonista che esegue i preparativi di un super allenamento alla Rocky Balboa per conquistare il titolo mondiale si sbaglia di grosso, in The Wrestler, non c’è niente di tutto questo, qui si analizza il lento è malinconico declino di un uomo, che non ha saputo gestire in modo adeguato la sua vita fuori è dentro il ring.

Namor

 
Di Namor (del 26/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1045 volte)
Titolo originale
The Mist
Produzione
USA 2007
Regia
Frank Darabont
Interpreti
Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Andre Braugher, Laurie Holden, Toby Jones.
Durata
127 Minuti
Trailer

All’indomani del passaggio di una di una violenta tempesta abbattutasi su una cittadina del Maine, David Drayton (Thomas Jane) in compagnia del figlio Billy (Nathan Gamble) e del suo esecrato vicino di casa, si dirigono all’emporio giù in città per fare provviste.
Ad interrompere il quotidiano tran tran dei clienti e commessi presenti nel supermercato è l’inaspettato e minaccioso allarme di una sirena, che dapprima lascia sbigottiti e poi increduli i suoi occupanti. Mentre l’urlo della sirena si fa sempre più sinistro, un uomo ferito sta correndo terrorizzato verso il supermercato in cerca di salvezza, introdottosi e in preda al panico urla al gruppo di persone presenti che c’è qualcosa nella nebbia che ha afferrato il suo amico trascinandolo via con se! Neanche il tempo di barricarsi dentro al negozio, che l’oscura foschia ha già impietosamente avvolto tutta la cittadina in una mortale stretta di luce claustrofobica, dando inizio ad una battaglia per la sopravvivenza tra gli abitanti del paese e le strane creature alimentate dalla misteriosa nebbia!
Dopo i bellissimi “Le ali della libertà” ed “Il miglio verde”, il regista e sceneggiatore Frank Darabont, per dirigere la sua nuova pellicola“The mist”, attinge nuovamente da un altro racconto intitolato “La nebbia” del celebre scrittore Stephen King.
Confrontando l’ultimo titolo di questo trittico letterario con i suoi precedenti, non si può certo dire che qualitativamente sia all’altezza dei suoi illustri predecessori, visto che la suddetta pellicola è stata girata in soli 37 giorni e con un budget molto ridotto. Inevitabilmente tale scelta ha portato ad allestire anche un cast nettamente inferiore alle due precedenti trasposizioni cinematografiche, ma nonostante tutto, l’esito risulta abbastanza apprezzabile. Certo, “The mist”, non ha la stessa potenza strutturale e narrativa delle precedenti pellicole, ma se saprete accontentarvi qualcosa di apprezzabile, a chi piace il genere (a parte il finale)…c’e!

Namor

 
Di Namor (del 19/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1167 volte)
Titolo originale
Street Kings
Produzione
USA 2008
Regia
David Ayer
Interpreti
Keanu Reeves, Forest Whitaker, Hugh Laurie, Chris Evans, Martha Higareda.
Durata
109 Minuti
Trailer

Il tormentato Tom Ludlow (Keanu Rives) è, come lo ama definire il suo capo squadra il capitano Jack Wander (Forest Whitaker), la punta di diamante dell’Ad Vice, un’unità specializzata del LAPD (Dipartimento di Polizia di Los Angeles). Questo nucleo di poliziotti non agisce secondo il protocollo, loro non catturano i criminali, ma li eliminano direttamente durante le loro discutibili operazioni. A monitorare l’inconsueto modus operandi dell’Ad Vice, è il capitano Biggs (Hugh Laurie) della commissione disciplinare, che tenta invano di far redimere l’agente Ludlow. L’uccisione di un poliziotto confidente della disciplinare ed ex collega di Ludlow, involontariamente coinvolto durante l’ennesima esecuzione, farà affiorare tutto il marcio di una verità da sempre ben radicata nel dna del LAPD.
La notte non aspetta” è tratto da un racconto del famoso scrittore James Elroy, il quale offre la propria partecipazione anche alla stesura della sceneggiatura. Stranamente il film per quanto riguarda gli incassi non è andato molto bene, anzi diciamo pure che gli esiti sono stati molto insoddisfacenti, sia negli Stati Uniti che da noi, ricordo infatti che uscì in sordina prima che iniziasse l’estate del 2008, anche se dai trailer poteva sembrare un prodotto discreto considerato il buon cast presente. Ma una volta visto, posso affermare che se un film incassa poco c’è sempre una spiegazione e ritengo che la mia personale possa scaturire dalla più totale assenza di originalità, seguendo lo sviluppo della trama si capisce già la fine.
Peccato, il coinvolgimento di Elroy nella sceneggiatura, mi aveva fatto sperare in qualche cosa di meglio, ma purtroppo così non é stato.

Namor

 
Di Louise-Elle (del 16/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2208 volte)
Titolo originale
Australia
Produzione
Usa - Australia 2008
Regia
Baz Luhrmann
Interpreti
Nicole Kidman, Hugh Jackman, David Wenham, Bryan Brown, Bruce Spence.
Durata
165 Minuti
Trailer

Tanto rumore per “quasi” nulla. Così definirei la pubblicità e il clamore per questo atteso kolossal. Grandi le aspettative per poter finalmente vedere sul grande schermo un film epico che le critiche hanno paragonato al celeberrimo “Via col vento”.
Una sceneggiatura scontata per una storia d’amore e di avventura con un epilogo a lieto fine da favoletta. Il regista Baz Luhrman, dopo aver diretto un capolavoro come Moulin Rouge, poteva riservare a questo film qualche magistrale colpo di scena arricchendolo di brividi ed emozioni, rendendo più frizzanti le quasi due ore e mezza di proiezione e la vicenda meno prevedibile. Gli ingredienti non mancano: amore, morte, avventura, azione, violenza, eventi storici, fantasia, magia, fascino, romanticismo come in un kolossal che si rispetti. Davvero un peccato per i meravigliosi paesaggi e i colori della terra australiana sminuiti da una deludente fotografia che li ha spesso sostituiti con riprese da cartolina eccessivamente ritoccate e da scene rielaborate a computer, usato a sproposito, riproducendo immagini “finte” con filtri e fondali tristemente paragonabili ad una produzione cinematografica contemporanea di “Via col vento”.
La storia è ambientata nel settembre del 1939. L’aristocratica e algida Lady Sarah Asheley (Nicole Kidman) dal Regno Unito intraprende un viaggio per raggiungere il marito proprietario di un ranch in un’Australia ancor molto selvaggia. In seguito alla morte del marito per mano di chi vorrebbe impossessarsi del ranch e della mandria, anziché svendere le proprietà e far ritorno in Inghilterra, Lady Ashley decide di condurre a Darwin la mandria per venderla all’esercito. Nell’ardua impresa si fa aiutare dall’affascinante Drover (Hugh Jackman), rude ma sensibile cowboy, da un contabile di mezza età dedito al bere che per l’occasione decide di smettere, da una domestica, da due mandriani aborigeni e da Nullah, un piccolo aborigeno orfano che diverrà un figlio adottivo per Sarah. Durante il viaggio le scene di azione e di avventura sono intercalate da momenti di romanticismo della nascente storia d’amore fra Sarah e Driver e dal fascino e dal mistero impersonati dal nonno sciamano aborigeno di Nullah che segue il gruppo a distanza proteggendolo con la magia e l’ esperienza da insidie e pericoli, architettati da King Carney (Brian Brown), rivale e concorrente in affari di Lady Asheley. La storia d’amore fra i protagonisti si consolida a viaggio ultimato e la riuscita della spedizione permetterà di formare una “quasi” famiglia felice ed unita, nonostante le opposizioni e le critiche dei benpensanti e del perbenismo della società del luogo e dell’epoca.
La tranquillità è sconvolta dall’esplosione della Seconda Guerra Mondiale, dalle conseguenze dell’attacco a Pearl Harbor e dalle successive incursioni aeree giapponesi a Darwin. Questa triste realtà fa separare i tre protagonisti. Sarah e Drover cercheranno di riavere con sé Nullah affidato nel frattempo alla protezione della Chiesa in quanto orfano indigeno. Da sottolineare l’obiettivo principale del film: una pubblica denuncia alle “generazioni perdute” così chiamate in Australia le generazioni di mulatti che venivano allontanati e “rubati” con forza dalla propria terra e dalla propria famiglia in quegli anni.
La brava e versatile Kidman merita di essere ammirata e applaudita ancora una volta in questa sua interpretazione di donna apparentemente fragile ma vincente.
Un voto finale nella pagella di “Australia”: 6 e mezzo.

Louise-Elle

 
Di Namor (del 13/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1104 volte)
Titolo originale
Watchmen
Produzione
USA - Canada - Gran Bretagna 2009
Regia
Zack Snyder
Interpreti
Malin Akerman, Billy Crudup, Matthew Goode, Jackie Earle Haley, Jeffrey Dean Morgan.
Durata
163 Minuti
Trailer

In un’America sempre più a rischio di un’imminente conflitto atomico contro la Russia, il Comico (J.D.Morgan), uno dei componenti di un gruppo di supereroi ora al bando, denominati Watchmen, viene eliminato dopo un furioso scontro con un letale e misterioso killer. Al vigilante mascherato Rorschach (J.E.Haley) la morte del suo ex compagno non gli appare del tutto chiara, indagando, con l’ausilio dei suoi ex compagni, il Gufo (P.Wilson) e Spettro di Seta (M.Ackerman), sulle possibili cause che hanno portato alla eliminazione del Comico, si scoprirà che esiste un piano ben congeniato per far in modo che la razza umana si annienti da sola, con le proprie testate atomiche!
Allora, è bene chiarire due cose, la prima è che io non conoscevo l’opera cartacea di Alan Moore, e la seconda è, che la scelta di scrivere una trama così striminzita su un film di una durata di 162 minuti, è frutto della noia da me (e non solo) patita durante la sua visione… quindi il sunto di trama che vi ho scritto, va più che bene…credetemi!
Con questa premessa non voglio dire che “Watchmen” sia una pellicola inguardabile, il film sotto il profilo tecnico degli effetti speciali e delle suggestive coreografie dei combattimenti è ben realizzato niente da dire, quello che invece rende insofferente la sua visione, sono i tempi troppo lunghi su cui si impernia la lunga narrazione e le filosofiche conversazioni.
Del resto Watchmen, proprio per la sua intricata storia, i dialoghi sfaccettati, la complessa simbologia e sincronicità, i vari flashback e l’utilizzo della meta-fiction, è stato a lungo considerato un genere a se stante e virtualmente non adattabile al grande schermo.
Quindi me ne guardo bene dal criticare quest’opera sotto l’aspetto tecnico, anzi secondo me il regista Zack Snyder, va ampiamente elogiato per essere riuscito in una impresa dichiarata più volte impossibile da realizzare.
Se siete intenzionati ad andare a vederlo, non vi aspettate un action-movie alla X-Men, poiché potreste rimanere molto delusi, se non mi credete…accomodatevi!

Namor

 
Di Darth (del 09/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3194 volte)
Titolo originale
The X Files: I Want to Believe
Produzione
USA, Canada 2008
Regia
Chris Carter
Interpreti
David Duchovny, Gillian Anderson, Amanda Peet, Billy Connolly
Durata
104 minuti
Trailer

Era il 1994, e sulle note della ormai celeberrima musica d’apertura “Materia primoris” di Mark Snow, iniziava la prima puntata del pubblicizzatissimo X-Files. Erano altri tempi… nessuno aveva la tv satellitare, c’era una scelta davvero misera (confronto ad ora) di canali tra cui scegliere, e il noleggio di vhs andava alla grande.
Ricordo che mi piacque davvero tanto la prima serie di X-Files…
Su questo ricordo, nonostante non abbia successivamente visto tutti gli episodi delle nove stagioni di X-Files (anche se buona parte si), ho voluto guardare il 2° lungometraggio, uscito ben 6 anni dopo la conclusione della serie-TV, “X-Files: I want to believe”.
I want to believe” (io voglio crederci), per chi ha seguito la serie è un titolo importante: è il famosissimo manifesto (visibile cliccando QUI) che Fox Mulder ha appeso nel proprio ufficio, e sul quale, praticamente, si fonda la sezione X-Files dell’FBI.
Ora, io mi domando: ma come cazzo si fa a girare un lungometraggio X-Files e non parlare minimamente di alieni? Davvero non ne ho idea, bisogna comunque essere dei cerebrolesi per produrre l’ultimo film della serie narrando di un rapitore seriale che viene visto in sogno da un veggente! Non mi ricordo dove e come, ma è una trama trita e ritrita quella delle visioni che portano alla scoperta dell'identità del serial killer. Il film in se funziona, porta alla mente vecchi ricordi, ma vedere i due agenti alle prese con una storia così insulsa è veramente una sofferenza… maledizione… I want to believe!!!

Darth

 
Di Namor (del 05/03/2009 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1425 volte)
Titolo originale
Eagle eye
Produzione
USA - Germania 2008
Regia
D.J. Caruso
Interpreti
Shia LaBeouf, Michelle Monaghan, Rosario Dawson, Billy Bob Thornton, Ethan Embry.
Durata
118 Minuti
Trailer

Dopo aver presenziato al funerale del fratello Ethan, il commesso Jerry Shaw (Shia LaBeouf) rientrando a casa si ritrova, con immensa sorpresa, l’alloggio pieno zeppo di sofisticatissime armi e numerosi componenti per la costruzione di ordigni esplosivi. Neanche il tempo di realizzare il tutto, che una voce di donna lo chiama al cellulare intimandogli di scappare all’istante per non essere arrestato dall’FBI ed incriminato come terrorista! Nel contempo, Rachel Holloman (Michelle Monaghan) saluta il figlio di 8 anni, in procinto di partire, destinazione Washington D.C., per esibirsi innanzi al presidente degli Stai Uniti con tutta la banda musicale della sua scuola. Ma durante una serata con le amiche anche il cellulare di Rachel squilla, la voce dell’interlocutrice è la stessa che in precedenza aveva suggerito a Jerry di scappare e stavolta la misteriosa donna ordina alla giovane madre, (mentre gli mostra il figlio su un video) di eseguire alla lettera le sue istruzioni e non farne parola con nessuno se vuole rivedere il suo Sam ancora vivo! Dopo una rocambolesca fuga dagli uffici dell’FBI, i due coadiuvati dalla onnipresente voce, dovranno svolgere determinate azioni che porteranno ad avere come scopo finale nientemeno che l’eliminazione del presidente degli USA e di tutto il suo entourage. Col trascorrere del tempo, insieme all’identità dell’enigmatico nemico, verranno a galla anche le deliranti motivazioni della programmata soppressione del presidente ed il suo staff.
Dopo la soddisfacente parentesi con “Disturbia”, si riforma il trio La Beouf-D.J.Caruso-Spielberg , per realizzare “Eagle Eye”, un action-movie senza infamia ne lode, nel quale il tema principale è l’affidabilità o meno, dei nuovi e onnipresenti sistemi di tecnologia avanzata. Inizialmente la suddetta pellicola doveva essere diretta dallo stesso Spielberg, ma per motivi di lavoro che lo vedevano alle prese con il nuovo capitolo di Indiana Jones, ha lasciato che fosse D.J.Caruso a dirigere il tutto.
Il film per quanto mi riguarda é godibile, a patto che non vi aspettiate troppo, certo se lo avesse diretto Spielberg, il mio metro di giudizio sarebbe ben più severo, ma visto che così non è, accontentiamoci di passare un paio di ore all’insegna della buona e sana action targata USA!

Namor

 

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