BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 24/11/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2217 volte)
Titolo originale
Be Kind rewins
Produzione
USA 2007
Regia
Michel Gondry
Interpreti
Jack Black, Mos Def, Danny Glover, Mia Farrow, Melonie Diaz, Irv Gooch, Chandler Parker
Durata
98 minuti
Trailer

Era un po’ che non mi divertivo così, mi ha fatto proprio piacere vedere questo film! Vi dico subito la trama: Jerry e Mike sono due grandi amici, il primo lavora come meccanico, il secondo in un negozio che noleggia videocassette. Durante l’assenza del titolare del videonoleggio, Jerry nel tentativo di sabotare una centrale elettrica che secondo lui emana radiazioni pericolose rimane caricato di energia magnetica. Facendo visita al negozio del suo amico smagnetizzerà tutte le cassette. Per rimediare all’inconveniente gireranno una loro versione di un film richiesto da una cliente. Si innescherà una reazione a catena che porterà i nostri protagonisti ad avere sempre più richieste di questi remake che nella traduzione italiana verranno chiamati “marocati”. Questo progetto porterà ad allargare non soltanto la clientela ma anche le collaborazioni in fase di ripresa. Omaggio divertente e tenero diretto alle piccole videoteche spazzate via dalle grandi catene di distribuzione (problema di parecchi settori merceologici), ma anche una visione che definirei romantica del cinema: tutti possono fare cinema e divertirsi nel farlo. Essere protagonisti di un’avventura, anche se mediocre, in un filmato proprio, vuol dire evadere comunque da una realtà troppo spesso piatta e ripetitiva. Mi ha fatto proprio ridere di gusto la soluzione che i due adotteranno per poter girare una scena in negativo facendo però risultare le facce in positivo…ahahah uno spasso…ahahah.

nilcoxp, the rust!

 
Di Namor (del 20/11/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2064 volte)
Titolo originale
Bunhongsin
Produzione
Corea del Sud, 2005
Regia
Kim Yong-gyun
Interpreti
Kim Hye-su, Kim Seong-su, Go Su-hee, Lee Eol
Durata
103 minuti

Un paio di scarpe rosse, è l’oggetto di contesa tra due amiche all’interno di una metropolitana di Seul, ma nonostante la disputa si sia risolta a favore di una di loro, le calzature non usciranno dalla stazione fino a quando, non saranno trovate da Sun-jae, che guarda caso, ha come hobby preferito proprio quello di collezionare scarpe! Una volta rientrata a casa insieme all’articolo inaspettato, anche la figlia di sei anni aspirante ballerina, viene morbosamente attratta dalle scarpe rosse, a tal punto da litigare ferocemente con la madre pur di calzarle. Si scoprirà più avanti che tanto accanimento per possederle, è il risultato di una maledizione da parte di un vendicativo fantasma… la sua prima proprietaria!
Dopo aver visto titoli come “The Eye” e “The Ring”, a mio parere i migliori apripista del genere horror Orientale, sembra davvero improbabile che “The red shoes”, possa essere ricordato per la sua originalità. Anche perché non ne è provvisto, anzi diciamo pure che attinge a piene mani dai suoi più illustri predecessori, includendoci una sequela di scene gia viste e riviste, a partire dalla metropolitana che improvvisamente ed inspiegabilmente rimane deserta, ai neon che ad intermittenza si accendo e si spengono preparando l’entrata in scena del fantasma di turno, fino al classico e stravisto spettro incazzato dai lunghi capelli corvini, in cerca di vendetta!
Ora io mi chiedo, ma davvero sto continuo e onnipresente déjà vu nel genere horror Asiatico, spaventa ancora qualcuno?
Scusate ma faccio fatica a crederci, secondo me una volta evaporato l’effetto sorpresa della loro prima visione presente nei titoli che ho citato poc’anzi, questo può terrorizzare solamente un pubblico in fasce, che si appresta a passare dalla visione dei cartoni animati a quella dei film!

Namor

 
Di nilcoxp (del 17/11/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1533 volte)
Titolo originale
Wall-e
Produzione
USA 2008
Regia
Andrew Stanton
Interpreti
 
Durata
97 minuti
Trailer

Wall-e è l’ultimo abitante rimasto sulla terra, ed è un robot. Continua imperterrito il suo ruolo di compattatore di spazzatura, alzando veri e propri palazzi di rumenta. La sua routine verrà interrotta dall’arrivo di un altro automa, di cui il nostro protagonista si innamorerà. Come può una macchina provare sentimenti? Non ho la risposta a questa domanda, e sinceramente la cosa non mi interessa nemmeno. Comunque vedremo l’avventura proseguire su una enorme astronave nello spazio dove oramai da 700 anni vive il genere umano ridotto in totale immobilità dalle comodità acquisite. Avevo letto recensioni molto positive su questa pellicola, e devo ammettere che è stata questa la causa principale che mi ha spinto ad andare a vederlo al cinema. Giudizio finale: mi sono fatto due coglioni così!!! Nei primi trenta minuti volevo andarmene, dopo avrei voluto non essere mai stato lì!!! Rottura planetaria e interplanetaria….

nilcoxp, the rust!

 
Di Namor (del 13/11/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2792 volte)
Titolo originale
Quantum of Solace
Produzione
Usa - Gran Bretagna 2008
Regia
Marc Forster
Interpreti
Daniel Craig, Olga Kurylenko, Mathieu Amalric, Judi Dench, Giancarlo Giannini.
Durata
106 Minuti
Trailer

Il ventiduesimo 007 si apre con la visione di uno spettacolare inseguimento d’auto, che vede protagoniste l’Aston Martin di James Bond, inseguita da alcune Alfa Romeo guidate da agguerrite spie di una pericolosa organizzazione segreta con l’intento di eliminarlo.
Come inizio non è male.... dopo l’adrenalinica corsa nelle trafficate strade italiane, c’é giusto il tempo per un breve momento verbale, prima che Bond esegua un altro scenografico inseguimento, questa volta però con le proprie gambe, nientemeno che sui tetti di Siena e durante lo svolgimento del Palio. Una partenza al fulmicotone, se si pensa che tutto questo succede in neanche 15 minuti di film.
007 Quantum of Solace”, è sicuramente l’avventura con il più alto tasso di azione dell’intera saga. La ferocia con cui Bond affronta questa nuova missione non é dettata dal suo impeccabile dovere di spia, ma dalla sua voglia di verità e di vendetta nei confronti dei responsabili della morte dell’amata Vesper. Per riuscire in tale intento, Bond dovrà destreggiarsi in un vortice di pericolosi intrighi e tradimenti internazionali, che vedono coinvolti la CIA e lo stesso governo Britannico, adoperarsi di comune accordo nello spalleggiare le attività lucrose di una misteriosa e potente organizzazione criminale capitanata dal cattivo di turno, il geologo senza scrupoli Dominic Greene (Mathieu Amalric).
Sorretto da una buona sceneggiatura e da un’ottima squadra di stuntman, anche questa volta Daniel Graig non sfigura affatto nel ruolo dell’agente segreto, anzi se togliamo il mitico Sean Connery, oserei dire che fin qui è il miglior 007 visto all’opera. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, l’unico e vero handicap che lo penalizza, sono i suoi tratti somatici, più che una spia Britannica sembra un’agente del famigerato KGB, per il resto niente da dire, se gli ultimi due film sul personaggio di Ian Flemming hanno incassato cifre astronomiche rilanciandolo alla grande, il merito un po’ è anche suo, grazie alla sua fisicità é riuscito a dare una nuova impronta ad uno 007 in fase ormai calante.
Se vi è piaciuto “007 Casino Royale”, non perdetevi questo primo ed entusiasmante sequel dell’intera filmografia di 007.

Namor

 
Di nilcoxp (del 10/11/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 5505 volte)
Titolo originale
•r¤ò¤«¤±¤ëÉÙÅ® Toki Wo Kakeru Sh¨­jo
Produzione
Giappone 2006
Regia
Mamoru Hosoda
Interpreti
 
Durata
98 minuti

“…dovevo partire prima, poi è arrivata la primavera…i suoi fiori…le partite di baseball…voi due…”. Questa la frase che raccoglie l’essenza della pellicola, perché mentre da una parte assistiamo alla storia (Makoto scopre di poter saltare nel passato a suo piacimento, e usa questo suo potere in maniera molto infantile per risolvere semplici liti o problemi di cuore che la affliggono) per niente originale, ma con un finale non così scontato, dall’altra è il contesto a farla da padrona. E’ la primavera, la primavera della vita in tutte le sue sfaccettature: dello sbocciare dei sentimenti, della scuola, dei compagni, degli errori. Questo è quello che io ho sentito di più visto il mio giungere oramai alla fine della stagione estiva della mia vita (non oso pensare a Namor che si trova già in pieno autunno!!!). La nostra protagonista crederà di poter risolvere tutto con dei salti nel tempo a ritroso, ma non sarà così facile!  “…se tu trarrai vantaggio dal modificare gli eventi, ricorda che qualcun altro ne avrà svantaggio…”.  Il tratto è semplice, pulito, ma soddisfacente. Basato sul racconto di Yasutaka Tsutsui, il film risulta essere proprio gradevole.

nilcoxp, the rust.

 
Di smarty (del 03/11/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 3095 volte)
Titolo originale
Vicky Cristina Barcelona
Produzione
Usa, Spagna 2008
Regia
Woody Allen
Interpreti
Scarlett Johansson, Penélope Cruz, Patricia Clarkson, Rebecca Hall, Javier Ángel Encinas Bardem
Durata
96 minuti
Trailer

Woody Allen torna a far riflettere sulla natura umana davanti ad un sentimento così importante nella vita di ogni uomo come l’amore. Per la quarta volta il regista sceglie un’ambientazione fuori dagli Stati Uniti ossia Barcellona che dà davvero il senso dell’Europa, antica, calda, floreale, seducente, artistica, cosmopolita ed anche un po’ rurale. Per uniformarsi all’abbondanza della scelta ci sono altrettanti meravigliosi e bravissimi attori Rebecca Hall, Scarlett Johansson, Penelope Cruz e Javier Bardem. La voce narrante all’inizio del film introduce i personaggi delle due amiche americane Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson) che decidono di trascorrere l’estate a Barcellona su invito di amici di famiglia, la prima per poter approfondire la conoscenza della cultura catalana sulla quale sta lavorando per un master prima delle sue imminenti nozze, la seconda forse per superare il trauma di una storia finita di recente. Vicky precisa, schematica, razionale difficilmente si lascia andare alle emozioni e vorrebbe una vita perfetta, programmata nei dettagli. Cristina esuberante, passionale, ribelle, artista e curiosa nello scoprire e nel vivere nuove emozioni ed esperienze. Una sera in una galleria d’arte Cristina si sente attratta fortemente per un artista di nome Juan Antonio (Javier Bardem) di recente coinvolto in un furibondo litigio con la moglie Maria Elena (Penelope Cruz) nel corso del quale uno dei due ha cercato di accoltellare l’altro. Le due amiche finiranno per incontrare l’uomo durante la cena che le proporrà senza nessun giro di parole di trascorrere con lui il week end ad Ovvero e fare l’amore con lui. La proposta comincia ad innescare nell’animo delle ragazze un domino di emozioni contrastanti che le porterà a vivere situazioni al di fuori degli standard conformistici. La prima parte del film è centrata sul rapporto Vicky, Cristina, Juan Antonio, ma è solo nella seconda parte e con l’entrata di Maria Elena che il film entra nel vivo. La donna, anch’essa pittrice, è estrema in tutte le sue manifestazioni e continua ad avere nei confronti dell’ex marito un rapporto di dipendenza ossessiva che le impedisce di esprimersi artisticamente. Ma a volte un amore non basta, in certi casi la cura all’ “infelicità coniugale” è un altro amore, nel film di Allen il numero perfetto è tre. Per Juan Antonio la sessualità non è lo scopo, ma è solo l’inizio per qualcosa di più importante dove i principi morali sono molto diversi da quelli che alcuni potrebbero aspettarsi, e questo è uno degli aspetti chiave della storia. Non è un dongiovanni classico, è generoso, passionale sincero. L’unico mezzo che Allen ha utilizzato per esplorare il campo dei successi e dei fallimenti delle relazioni amorose è stata la psicologia dei protagonisti e questo mi è piaciuto moltissimo. La totale assenza di giudizio fa sì che ogni spettatore possa trarre le proprie conclusioni ed aprire nuovi scenari. Anche in questo film non c’è il ruolo adatto a Woody, già all’opera al suo prossimo progetto Whatever Works, che segnerà il suo ritorno a New York, ma potrà essere soddisfatto che il suo film abbia contribuito a dare nuovo fuoco a un vecchio flirt tra la Cruz e Bardem. Il film è anche una cartolina virtuale di Barcellona: le architetture di Gaudí (Sagrada Familía, il Parc Güell, La Pedrera), il Parco dei Divertimenti del Tibidabo, il Museu Nacional d'Art Catalunya, la Fondazione Joan Míro e La Rambla. A scandire l’intera pellicola, l’orecchiabile canzone di Giulia y Los Tellarini, "Barcelona".

smarty

 
Di Namor (del 30/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 6348 volte)
Titolo originale
88 Minutes
Produzione
USA - Germania 2007
Regia
Jon Avnet
Interpreti
Al Pacino, Alicia Witt, Amy Brenneman, Leelee Sobieski, Benjamin McKenzie, Deborah Kara Unger, William Forsythe.
Durata
95 Minuti
Trailer

Un pericoloso e sadico serial killer, viene catturato e condannato alla pena capitale grazie al prezioso apporto giudiziario del famoso professore, e psichiatra forense Jack Gramm (Al Pacino). A distanza di nove anni, una ragazza viene uccisa con lo stesso modus operandi di Forster (Neal McDonough), il serial killer rinchiuso nel braccio della morte. La nuova vittima è una studentessa dello stesso professor Gramm, che immediatamente viene contattato telefonicamente dall’assassino il quale gli annuncia la sua imminente morte.
88 minuti” di vita, questo è il tempo concessogli dal suo nuovo nemico, è questo sarà anche il tempo massimo per venire a capo dell’intricato caso, che lo vede coinvolto in prima persona nella inedita doppia parte, quella del presunto assassino e della vittima predestinata. In questi brevi ed intensi minuti, Gramm dovrà dimostrare la sua innocenza e ribadire la colpevolezza di Forster, in quanto ritenuto coinvolto anche in questo nuovo caso di omicidi.
Il film stranamente, è uscito in Italia solamente in dvd, nonostante la presenza di Al Pacino, la cosa sembra alquanto strana. Certo non basta la partecipazione di un attore del suo calibro per trasformare un film in un successo, ma vedere un buon Pacino in un thriller per quanto sia scontato, di spettatori al botteghino ne avrebbe convogliati sicuramente. Ad ogni modo anche se in dvd, la prova di Al l’abbiamo gustata lo stesso. Per quanto riguarda la qualità del film, inizialmente la premessa non è male, peccato che con l’andare del tempo l’interesse scema per la mancanza di idee e suspance, comunque il noleggio vale la pena di assicurarselo, specialmente se siete (come me) degli estimatori del grande Al Pacino.

Namor

 
Di Darth (del 22/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2901 volte)
Titolo originale
Die höhle des gelben hundes
Produzione
Germania, 2005
Regia
Byambasuren Davaa
Interpreti
Babbayar Batchuluun, Nansal Batchuluun, Nansalmaa Batchuluun, Buyandulam Daramdadi, Batchuluun Urjindorj
Durata
93 minuti
Trailer

Estate. Le sconfinate praterie della Mongolia sono completamente ricoperte da un’erbetta fresca che pare sentirne il profumo. In mezzo a questo paradisiaco scenario, una capanna ed un gregge di pecore. Ad abitarla è la famiglia Barchuuluun, una tra le poche rimaste a praticare la pastorizia nomade.
La regista mongola Byambasuren Davaa, già autrice del particolarissimo documentario “La storia del cammello che piange”, ci riprova con “Il cane giallo della Mongolia”, un film a metà tra il documentario ed il biografico, dove realtà e finzione sono dosate accuratamente. Il cast è composto esclusivamente dalla (vera) famiglia di pastori nomadi, composta da marito, moglie e tre figli piccoli, spiati nel loro quotidiano dalla troupe tedesca della Davaa. Il loro semplice modo di vivere, le loro abitudini, i riti tribali per ingraziasi la terra… sono affascinanti ed incredibilmente fuori dal tempo. Le ore, i giorni, i mesi scorrono guidati dal sole o dalla pioggia, dal vento, dal giorno e dalla notte. Null’altro li comanda, null’altro li disturba. In questo ancestrale modo di vivere, la regista evidenzia i cambiamenti che, anche chi non li subisce da vicino, la tecnologia porta: da un mestolo di plastica che alla prima distrazione si fonde; ad un cane di peluche a batterie per far giocare i bambini; a discorsi su come un tempo c’erano molte più famiglie come la loro, mentre ora si sono quasi tutte trasferite nelle città. E’ molto suggestivo passare questi 90 minuti assieme ai Barchuuluun, vedere come vivono, come fanno latte e burro, come governano le pecore e come, già all’età di sei anni, si viene responsabilizzati… il tutto con un’inebriante armonia. Davvero incantevole anche il momento dello spostamento del campo: quando smontano una casa che sembra inamovibile, ma si scopre che non è altro che un insieme di pali sottili ricoperti da spesse coperte; e i successivi riti di ringraziamento per la terra che li ha ospitati.
A questa ‘realtà’ è stato aggiunta una (evitabilissima) leggera fiction: la figlia maggiore (6 anni) trova un cane sperduto, il padre non lo vuole e lo abbandona al momento della transumanza, ma l’animale salverà il figlio minore da uno stormo di avvoltoi giganti (stupendi, grandi come uomini) e questo convincerà il capofamiglia dell’utilità di “Macchia”.
Questo lungometraggio mi è piaciuto molto, ben realizzato e davvero piacevole… probabilmente l’ho visto anche nel “momento giusto”, perché, obiettivamente, è davvero molto lento, e la trama se non c’era era meglio! Però, a chi piace questo genere di film, lo consiglio senza riserve.

Darth

 
Di nilcoxp (del 20/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1457 volte)
Titolo originale
Fahrenheit 451
Produzione
Francia, Gran Bretagna 1966
Regia
François Truffaut
Interpreti
Cyril Cusack, Julie Christie, Anton Diffring, Oskar Werner, Alex Scott, Bee Duffel, Jeremy Spenser, Anne Bell.
Durata
112 minuti

Probabilmente non servirà a niente, ma è il mio piccolo contributo dato a tutti gli insegnanti che stanno combattendo per qualcosa che non riguarderà solo loro, ma tutta la società italiana e il futuro dei nostri figli. La scelta di questo titolo sembrerà anche troppo ovvia a chi conosce il film, per gli altri questo sarà un invito alla visione. Tempi duri in arrivo…

Baci scritti, letti e studiati per tutti.

nilcoxp

 
Di Namor (del 16/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 5472 volte)
Titolo originale
Avere vent'anni
Produzione
Italia 1978
Regia
Fernando Di Leo
Interpreti
Vittorio Caprioli, Gloria Guida, Lilli Carati, Ray Lovelock, Leopoldo Mastelloni, Fernando Cerulli, Daniele Vargas, Vincenzo Crocitti, Licinia Lentini, Giorgio Bracardi, Serena Bennato, Daniela Doria.
Durata
97 Minuti
Trailer

Siamo giovani, belle e incazzate

Con questo slogan, Tina (Lilli Carati) e Lia (Gloria Guida) due giovani e belle ragazze conosciutesi in spiaggia, non sapendo dove andare e cosa fare, decidono di unirsi per intraprendere insieme un viaggio in autostop alla volta di Roma. Arrivate alla meta però, non avendo denaro per il sostentamento, decidono di soggiornare in una comunità gestita da un abile intrallazzatore chiamato il Nazariota (Vittorio Caprioli). Nello stabile dove dimorano i più disparati personaggi, le ragazze avranno modo di sperimentare e manifestare la loro vocazione per la libertà e l’emancipazione giovanile. Una retata della polizia al centro di accoglienza però, metterà fine alla loro avventura. Tina e Lia dopo aver firmato il foglio di via, dovranno far ritorno alle loro città per non andare in galera, ma nel corso del viaggio, si imbattono, durante un’incauta sosta ad un bar-ristorante, in uno spietato branco, che porrà fine per sempre ed in maniera truce ai loro ideali sociali, ed alle loro giovani e spensierate vite.
Avere vent’anni” di Fernando di Leo, secondo me è stato erroneamente catalogato nel genere erotico. Questo film merita una considerazione maggiore da parte della critica, il fatto che la Carati e la Guida compaiono più volte senza veli, non vuol dire che la pellicola non abbia un suo valore sociale, tutt’altro, ne ha… eccome se ne ha…
Uno fra tutti, l’orrendo finale che vede il feroce branco porre indegnamente fine agli ideali di libertà delle due giovani ragazze, una conclusione che ancora adesso lascia atterrito lo spettatore, figurarsi nel 1978. Quando uscì per la prima volta nelle nostre sale cinematografiche, il film fu ritirato ed ampiamente censurato con vari tagli, decidendo addirittura di cambiare il tragico finale con un felice “happy end”, tale pratica fece perdere completamento senso al film, condizionandone pesantemente in negativo il bilancio degli introiti al botteghino.
Nel 2004 “Avere vent’anni” venne distribuito in dvd nella versione integrale, proprio come voleva il regista. Oggi questo film è ritenuto una piccolo cult dagli amanti del filone italiano anni 70. Le protagoniste sono nel fior fiore della loro giovinezza, vedere insieme la Carati e la Guida di quei tempi è un vero spettacolo per gli occhi, già ammirarle protagoniste in altri film era uno sbavamento continuo, figurarsi vederle contemporaneamente!
All’epoca consideravo Gloria Guida una venere inarrivabile, ma dopo aver visto questo film che la mette di fronte alla straordinaria bellezza di Lilli Carati mi sono dovuto ricredere, devo ammettere che Lilli era effettivamente di una bellezza stupefacente, ed é un vero peccato vero che si sia persa a causa dell’eroina. L’ho rivista a Luglio (dopo un lungo esilio dovuto alla sua disintossicazione) ospite su un programma della RAI e vi posso assicurare che nonostante il suo lungo passato da tossicodipendente, è ancora una bella donna, nonostante i suoi travagliati 52 anni.
Mi auguro di avervi invogliato a visionare questo titolo e che ottenga il giusto riconoscimento da parte del pubblico, che ingiustamente non ebbe allora.

Namor

 
Di nilcoxp (del 13/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2993 volte)
Titolo originale
Dirty Rotten Scoundrels
Produzione
USA 1988
Regia
Frank Oz
Interpreti
Michael Caine, Steve Martin, Barbara Harris, Frances Conroy
Durata
110 minuti

Erano mesi che non decidevo di sacrificarmi a guardare la televisione, ma sabato sera, stanco e deluso, mi arresi alla grande scatola parlante (augh!). La storia vede due imbroglioni, uno di classe e uno più scapestrato, alle prese con truffe di vario genere a danno di ignare milionarie. Il film non comincia bene, anzi a stento ho superato i primi venti minuti, tanto da convincermi a cambiare canale. Il caso volle però che, disfatto sul mio divano, io non raggiungessi con la mano il telecomando. Così una volta che la trama volge alla parte centrale, ovvero quando i due protagonisti si sfidano su chi di loro trufferà per primo una malcapitata, la pellicola sale di livello e le situazioni cominciano a diventare esilaranti. La gara è il momento più bello del film, a cui va aggiunto un finale che regge bene. Vi devo dire però che ho visto un pessimo Steve Martin enfatizzare a dismisura tutte le situazioni del film, e ne sono rimasto deluso, avendone ricordi migliori. In conclusione, superata la prima mezz’ora, la pellicola merita per una serata in cui si volesse stare leggeri (questo è un discorso che vi avevo già fatto in altre recensioni) e/o si è talmente distrutti da non riuscire a cambiare canale. Baci falsi a tutti.

nilcoxp

 
Di Namor (del 09/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1888 volte)
Titolo originale
Righteous Kill
Produzione
Usa 2008
Regia
Jon Avnet.
Interpreti
Al Pacino, Robert De Niro, 50 Cent, Carla Gugino, John Leguizamo, Donnie Wahlberg, Brian Dennehy, Dan Futterman, Trilby Glover, Rob Dyrdek.
Durata
100 Minuti
Trailer

Una lunga serie di omicidi, viene attribuita ad un serial killer giustizialista definito il poeta, in virtù delle poesie in rima che lascia accanto ai cadaveri per motivare il proprio gesto. Ad indagare sul risoluto giustiziere, vengono chiamati in causa i detective Turk ( Robert de Niro) e Rooster (Al Pacino). I due poliziotti prossimi alla pensione, vogliono far luce sul caso per poter chiudere in bellezza la loro trentennale carriera, ma non saranno i soli, nel contempo, un’altra coppia di detective decisamente più giovane indaga sugli omicidi. In un animato confronto di idee tra i quattro, spunta una ipotesi alquanto strana ma possibile, e se il colpevole fosse un poliziotto ? Col tempo l’intuizione diventa la pista più accreditata da seguire, gli indizi e le prove raccolte portano ad un solo nome, l’ambiguo ed irascibile detective Turk. Solo alla fine delle indagini sarà dato sapere se il killer seriale, è veramente lui, o se è stato incastrato da un insospettabile e scaltro collega.
Il regista Jon Avnet, recatosi da de Niro per proporgli il copione, una volta accettato, gli chiese quale attore volesse come partner, la risposta di Bob fu: Al. Dal canto suo Al Pacino vista la presenza di de Niro, non ha fatto certo fatica ad accettare, considerato che desiderava da tempo lavorare con lui. “Sfida senza regole” é il primo film in cui i due attori recitano insieme dall’inizio fino alla fine delle riprese.
Non conosco le reali motivazioni, ma sono sicuro di non essere il solo a pensare che è un vero peccato che questi due grandissimi attori, in passato non abbiano girato film insieme. Di certo, con una buona sceneggiatura avrebbero dato al cinema performance indimenticabili. Assemblare una coppia del genere dopo trent’anni di recitazione, non appaga di certo gli amanti del cinema, anzi diciamo pure che lascia l’amaro in bocca ai loro fans, soprattutto dopo averli visti recitare in questo film. Vedere insieme un Robert de Niro imbolsito ed un Al Pacino incartapecorito, mi fa veramente rabbia, ad ogni modo, se il film merita di essere visto è proprio grazie alla loro presenza. Ciò non toglie che ripeto, a me, che sono un loro grande estimatore, mi ha fatto veramente incazzare tutto sto spreco di tempo.

Namor

 
Di slovo (del 04/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1678 volte)
Titolo originale
Hard Candy
Produzione
USA 2005
Regia
David Slade
Interpreti
Patrick Wilson, Ellen Page, Sandra Oh, Jennifer Holmes
Durata
103 minuti

Una sessione di chat alle battute finali poi l’incontro in un locale. Lui è un trentenne cordiale e istruito, lei un’adolescente dall’aria fin troppo innocente per l’intraprendenza che talvolta lascia trasparire…
La caratteristica che domina il film è l’immobilità che circonda i due protagonisti. Come lo sfondo di una fotografia deliberatamente lasciato fuori fuoco per evidenziare i soggetti, per meglio cogliere i dettagli e il progressivo mutamento dei ruoli. Rimanendo oltre le parti il film non prende posizioni, piuttosto le estremizza, esaspera la situazione.
Non c’è solo la riscossa, è un ribaltamento più travolgente: Il bruto diventa vittima impotente, schiacciato dalla glaciale e folle risolutezza della sua ‘preda’.
L’intenzione era chiaramente quella di confondere, di mescolare le posizioni, non solo quelle di Jeff e Hayley ma soprattutto il modo in cui lo spettatore si relazionerà ad essi: il mostro e l’angioletto vendicatore. Il regista gioca, creando questa situazione paradossale, a far rimbalzare le prospettive da una parte all’altra. Lui messo nel sacco, umiliato e annichilito sotto ogni aspetto: è giustizia, è rivalsa nei confronti del peggior tipo di criminale, no? eppure ci sono momenti in cui vorremmo vedere Jeff sciogliere le corde e far attraversare una finestra a quella testolina…
“ragazzina? si... scherzo? no!” in questa connivenza di opposti la natura terrificante di Hayley, una quattordicenne di cui scorgiamo solo la selettiva follia, che occulta il suo passato e le motivazioni che la muovono (ex-vittima o autoproclamata paladina della causa?) e che di contro, passa Jeff letteralmente al setaccio mettendo a nudo ogni suo più sordido segreto.
E tutto finisce senza morale e senza risposte. Jeff ha avuto solo ciò che si meritava? Ma nel perseguimento della sua missione Hayley non è forse divenuta un mostro ancor più terribile? Il messaggio, forse, è che la soluzione estrema e sommaria non è una soluzione.
Disturbante... ma arriverete ai titoli di coda... svuotati.

slovo

 
Di Sansimone (del 03/10/2008 @ 07:00:00, in cinema, linkato 1350 volte)
Titolo originale
The Agronomist
Produzione
USA 2003
Regia
Jonathan Demme
Interpreti
 
Durata
90 minuti

Questo documentario di Jonathan Demme tratta la storia di Jean Dominique, agronomo haitiano proprietario di una radio che diventa egli stesso giornalista. In breve Radio Haiti diventa la voce della protesta del popolo, è l’unica radio dell’isola a trasmettere in creolo, per questo viene osteggiata dal regime di “papà Doc” prima e del figlio dopo.
Durante gli anni 70 con Carter alla presidenza USA tuttavia Jean Dominique e il suo staff riescono a rimanere aperti e continuare il proprio lavoro d’informazione ma, subito dopo l’elezione del repubblicano Regan e il conseguente allentamento della pressione USA sul regime per i diritti umani, la radio viene chiusa e Jean Dominique e su moglie fuggono a New York. Al ritorno in patria li attendono 60.000 persone per incitarlo ancora nella propria battaglia.
Jean Dominique, dovrà fuggire e riaprire la sua radio diverse volte fino all’aprile del 2000 quando fu assassinato davanti alla sua radio diventando un simbolo per il popolo di Haiti.
Avevo visto questo documentario un paio di anni fa al cineforum, l’ho rivisto in dvd e nel rivederlo l’ho ritrovato ancora pieno di emozioni.
Costruito con interviste intervallate da filmati originali il documentario si basa per intero sulla capacità di Jean Dominique di tenerti attaccato allo schermo nel vero senso della parola, con le sue mimiche facciali la sua gestualità a reggere tutto il lavoro del regista.
Lo consiglio vivamente a tutti di vederlo anche perché si può intravedere come si può trasformare una democrazia in un regime quando al popolo viene cancellata la libertà, sia essa fisica o solo intellettuale.


    SanSimone

 
Di Darth (del 01/10/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 5164 volte)
Titolo originale
Stara Basn Kiedy slonce bylo bogiem
Produzione
Polonia, 2003
Regia
Jerzy Hoffman
Interpreti
Michal Zebrowski, Malgorzata Foremniak, Daniel Olbrychski, Bogdan Stupka, Marina Aleksandrova
Durata
103 minuti
Trailer

Stara Basn è un film a metà tra lo storico e il mitologico: la trama si svolge nel IX secolo quando in Polonia erano ancora pagani, adoravano il sole ed il popolo era diviso in tante tribù. Il principe reggente Popiel era lo stereotipo del pessimo sovrano: egoista, spietato e sanguinario, fino al punto di, per prolungare il suo insediamento, uccidere i due nipoti (eredi al trono al loro imminente compimento dei diciott’anni) e tutti i consiglieri di palazzo. Quando la notizia della barbarie commessa da Popiel arrivò ai contadini, i capi-tribù si riunirono in assemblea e decisero di ribellarsi al proprio monarca ma, il sovrano, saputo le mosse dei plebei, chiamò in aiuto i vicini Vichinghi…
Jerzy Hoffman, il più quotato regista polacco, dirige questa produzione record (da oltre 10 milioni di dollari), con i migliori attori su piazza e con alle spalle il clamoroso successo del film “Ogniem i mieczem” (1999), che narrava la guerra tra Polonia e Ucraina del XVII secolo.
“Stara Basn” ha parecchi lati positivi: curata ed interessante l’ambientazione storico/religiosa con i polacchi che inneggiano al Dio Sole e i Vichinghi al loro Odino ed i loro rispettivi rituali pagani; belli i costumi; piacevole la trama alla “Braveheart”; e particolare il maggior quantitativo di splatter delle ‘regole’ hollywoodiane in questa tipologia di film (qui il sangue schizza e le teste vengono tagliate senza stacchi di camera). Meno positivi gli attori, davvero scarsi, soprattutto l’eroe Michal Zebrowski, sembra il classico “Raul Bova”: tutto aspetto e poco talento; pessima la regia: dannatamente televisiva; bocciate anche le cadute nel fantastico come il crollo del castello voluto dal Dio Sole.
Tutto sommato, Stara Basn è un film sufficiente, consigliato agli appassionati di film epici; peccato però, perchè probabilmente, se lo realizzavano con meno ricerca del kolossal e con più cura per gli attori, poteva uscire davvero un gioiellino dalla (cinematograficamente) sconosciuta Polonia.

Darth

 

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