BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Miryam (del 08/07/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 418 volte)
Titolo originale
Everest
Produzione
USA 2016
Regia
Baltasar Kormákur
Interpreti
Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson
Durata
121 Minuti

L’11 maggio del 1996, otto persone morirono dopo essere riusciti a mettere la fatidica bandierina sulla vetta dell’Everest.
Il film racconta la vera storia di questa tragedia avvenuta soprattutto per la scarsa professionalità del gruppo. Nepal, Rob Hall ( Jason Clarke ), esperto alpinista neozelandese decide per la quinta volta a scalare l’Everest con la sua compagnia la Adventure Consultants. Tra i suoi clienti questa volta spiccano il suo amico postino Doug Hansen ( John Hawkes ), il ricco texano Beck Weathers ( Josh Brolin ) e l’alpinista Jon Krakauer ( Michael Kelly ).
Durante il solito addestramento obbligatorio per compiere certe imponenti scalate, Rob viene a conoscenza che altre compagnie sono intenzionate a salire sulla vetta lo stesso giorno, in mezzo a queste spicca proprio quella del suo rivale e amico Scott Fischer ( Jake Gyllenhaal ). Nonostante i vari avvertimenti di Hall che salire così in tanti avrebbe comportato più rischi sulla scalata, tutti i gruppi partirono per la cima perché nessuno voleva posticipare l’evento, ignari della tragedia che si stava per abbattere su di loro.
Partirono così tutti dal campo base, durante la salita non ci furono molti problemi, alcuni tornarono indietro per il troppo freddo, altri per la mancanza del respiro, del resto l’Everest è alto quasi novemila metri, a quell’altezza viene a mancare l’ossigeno e l’aria diventa sempre più rarefatta. Il problema più grave si presentò durante il ritorno. Una violenta tempesta di neve si abbattè sul numeroso gruppo di persone e purtroppo i gravi ritardi sulla tabella di marcia non hanno certo aiutato i nostri scalatori. Alcuni di loro non ce la fanno, nemmeno lo stesso Hall che è tornato indietro per aiutare il suo amico, strazianti sono le sue ultime parole dette via satellitare alla moglie che è a casa in attesa della sua prima figlia. L’alpinista Beck invece che si era fermato a metà percorso, dopo una notte passata all’addiaccio, riesce a tornare al campo dove viene recuperato dall’elicottero ma questa triste avventura le fece perdere l’uso delle mani e del naso, però riuscì almeno a riabbracciare la moglie e i suoi figli.
Regista della pellicola è l’islandese Baltasar Kormàkur già conosciuto per aver diretto “Cani sciolti”. Qui esprime attraverso una fantastica scenografia che la natura ha sempre l’ultima parola, che la montagna non perdona e purtroppo ha sempre la meglio su tutto e su tutti. Attraverso delle riprese verticali, scene di repertorio, aiutato anche dalla tecnica del 3D, riesce a dare allo spettatore l’impressione di essere in quel luogo ovattato e freddo.
È un film che fa emozionare e come sempre mette in risalto i limiti che il genere umano vuole valicare. Purtroppo sulle pareti ghiacciate dell’ Everest hanno perso la vita numerose persone e questa storia, forse la più sanguinosa, è stata narrata nei minimi dettagli dal giornalista Jon Krakauer che ha raccontato tutto nel libro “L’Aria Sottile”.
È una pellicola da vedere, soprattutto per chi come me ama le storie vere e purtroppo con risvolti catastrofici!

Miryam

 
Di Angie (del 27/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 508 volte)
Titolo originale
The Man Who Knew Infinity
Produzione
USA 2015
Regia
Matt Brown
Interpreti
Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry
Durata
108 Minuti

India Coloniale 1912. Un giovane indiano Srinavasa Ramanujan (Dev Petel) appassionato della matematica e completamente autodidatta, si riscopre un genio matematico.
Secondo lui è un dono divino. Senza una laurea, né istruzione riusciva ad intuire passaggi matematici ancora sconosciuti. Determinato a seguire questa sua passione: ”La matematica”, decide di inviare a un illustre professore inglese G.H.Hardy (interpretato da Jeremy Irons), le sue recenti scoperte. Intuite le potenzialità del ragazzo, il professore, nonostante il parere contrario dei suoi colleghi, lo convoca al Trinity College di Cambridge, deciso a fargli da mentore. Il giovane Ramanujan parte così per l'Inghilterra contro il volere della madre, lascia la sua terra e la sua amata sposa Janaki (Devika Blise).
Una volta giunto a Cambridge il giovane matematico si ritrova con i professoroni a combattere il pregiudizio di non avere un titolo di studio. C'è ostilità e scetticismo verso Ramanujan, in quanto elabora le sue teorie matematiche senza alcun training formale, non sapendo esattamente dimostrare come ci fosse arrivato. Lui affermava che quelle formule gliele dava una dea Indù, divinità domestica della sua famiglia. Ma il professor Hardy che riconosce in lui una mente prodigiosa e fuori dal comune per le sue intuizioni matematiche, s'impegna a collaborare con il ragazzo che, forgerà con lui un forte legame di amicizia. Inoltre Hardy si batte per lui anche contro lo snobismo di una comunità accademica che non tollera Ramanujan per diversi motivi, tra cui razzismo, pregiudizi e invidia. Sotto la guida di questo eccentrico e burbero professore il lavoro si evolve ma, il giovane contrae la tisi, a quei tempi malattia inguaribile. Nonostante la sua malattia continua fermo e deciso con i suoi numeri, calcoli e teoremi. Grazie al suo mentore e amico, professor Hardy, il giovane riuscirà a dimostrare e pubblicare le sue scoperte,ed ottenere cosìil meritato riconoscimento accademico.
“L'Uomo che vide l'infinito” scritto e diretto da Matthew Brow è un film biografico tratto dal libro omonimo di Robert kanigel, ex docente di 2Science Writing al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Racconta la vera storia di uno dei più grandi matematici del 20° secolo, morto a solo 33 anni per tubercolosi. Durante la sua breve vita riuscì ad elaborare quasi 3900 risultati. Gli appunti del suo ultimo anno di vita rischiarono di essere bruciati ma furono salvati per caso. Ancora oggi le sue teorie sono utilizzate nella più avanzata scienza dell'informatica. Personalmente il film mi è piaciuto. Una bella storia con un buon cast, in particolare i due protagonisti: sia Dev Petel (vincitore del Premio Oscar il “The Millionaire”) nei panni del giovane Ramanujan e Jeremy Irons, nel personaggio dell'eccentrico professor Hardy, hanno dato valore al film con la loro buona interpretazione. Un racconto che mi ha affascinato non solo per il tema riguardante la matematica, ma sopratutto è emozionante il rapporto di amicizia che s’instaura tra queste due persone, Ramanujan e Hardy diversi tra loro, per carattere per cultura, ma entrambi accomunati dalla stessa passione dei numeri.
In conclusione è un buon film accompagnata da una bella fotografia e bei costumi. Lo consiglio perché dà l'occasione di scoprire un lato di storia di cui forse, come me, non conoscevo ancora abbastanza particolari.

Angie

 
Di Miryam (del 24/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 405 volte)
Titolo originale
Cast Away
Produzione
USA 2000
Regia
Robert Zemeckis
Interpreti
Tom Hanks, Helen Hunt, Chris Noth, Paul Sanchez, Lari White.
Durata
140 Minuti

Tennessee, nella città di Memphis, Chuck Noland ( Tom Hanks ) vive la sua vita tranquilla che si divide tra il lavoro che svolge con passione e l’amore per Kelly Frears ( Helen Hunt ), la sua fidanzata che ha deciso di sposare appena torna da uno dei suoi soliti viaggi.
Questa volta si deve recare in Thailandia sempre per conto della sua ditta, la Fedex,una grande azienda di spedizioni famosa e operante in tutto il mondo.
Purtroppo l’aereo su cui si è imbarcato si imbatte in una violenta tempesta precipitando in mare. Chuck riesce a salvarsi nuotando fino ad un’isola deserta convinto che prima o poi lo avrebbero cercato e ricondotto a casa. Nel frattempo, il nostro amico deve comunque imparare a sopravvivere, quindi si mette alla ricerca del cibo e così tra noci di cocco e granchi cerca di ammazzare il tempo che qui non manca certamente.
Quell’attesa dei soccorsi intanto si protrae per quattro anni, in questo lungo lasso di tempo, Chuck ha imparato persino ad accendere il fuoco, a procacciarsi il cibo. Ogni tanto il mare restituisce qualche pezzo dell’aereo e un giorno, tra questi, si arenò un pallone da volley ancora incartato nel suo involucro con impressa la sua marca… “Wilson”.
Quell’insignificante pallone divenne per Chuck il suo compagno d’avventura al quale confidargli i suoi pensieri anche per non impazzire. Nonostante tutto ciò, la solitudine è terribile da sopportare, il tempo passa e nessuno lo cerca, tanto che spesso affiora nella sua mente il pensiero di uccidersi. Ma ecco un piccolo spiraglio di luce, il mare restituisce un detrito di vetroresina, vedendo la sua ottima resistenza al vento, Chuck decide di costruire una zattera per poter superare la resistente barriera corallina che circonda l’isola e spingersi poi in mare aperto nella speranza di trovare dei soccorsi. Così fece, ma durante una terrificante tempesta, il suo “amico” Wilson viene scaraventato in mare, per poco anche Chuck nel tentativo di recuperarlo, rischia di fare la stessa fine. Quando ormai è allo stremo delle forze, incontra una nave che lo raccoglie riportandolo nel mondo civile. La sua vita non sarà più la stessa, la sua compagna Kelly dopo quattro lunghi anni dato come disperso, pur amandolo ancora si è rifatta una vita. Anche Chuck è cambiato, dopo quella triste esperienza vuole cominciare da zero, ripartire con una nuova vita.
Robert Zemechis, regista di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, della trilogia di “Ritorno al Futuro”, è anche l’artefice di “Cast Away”, secondo film fatto con la collaborazione di Tom Hanks dopo “Forrest Gump”.
Non è certo difficile parlare della bravura degli attori di questa pellicola visto che è sorretta da un unico e fantastico attore, lo straordinario Tom Hanks. In questo film poi esprime tutto se stesso, basti pensare che da solo riesce ad intrattenere ed appassionare lo spettatore per l’intera durata senza parlare. Il film è stato girato in due periodi di tempo separati da diversi mesi, questa pausa fu necessaria perché Hanks doveva perdere almeno venti chili per interpretare il ruolo del naufrago.
Durante questo intervallo il regista riuscì persino a dirigere un altro film “Le verità nascoste”. Concludendo vorrei anche aggiungere che oltre alla bravura del nostro protagonista che è riuscito a farmi commuovere nella scena dove perde il suo caro amico Wilson, un elogio va dato anche a Zemechis per la scenografia stupenda, per gli effetti speciali durante la caduta dell’aereo.
Insomma, nonostante possa sembrare lento, il tempo scorre per la trama molto coinvolgente, quindi se non l’avete già fatto, vi consiglio la visione.

 Miryam

 
Di Asterix451 (del 20/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 678 volte)
Titolo originale
The Warriors
Produzione
USA 1979
Regia
Walter Hill
Interpreti
Michael Beck, James Remar, Dorsey Wright, Brian Tyler, David Harris.
Durata
92 Minuti

Alla fine degli anni ’70, nella città di New York i giovani appartenenti alle gangs sono circa sessantamila, tre volte più numerosi dei poliziotti che li contrastano. Cyrus, il capo della gang più potente, lo sa e sta cercando di sfruttare questo vantaggio numerico per riunirle in un esercito malavitoso. Prima, però, occorre stabilire una tregua che annulli le guerre tra i vari quartieri: vuole parlare a tutti, nel Bronx, in un incontro senza armi che permetterà ai delegati di ogni banda di trovare un’intesa “militare”.
I Guerrieri di Coney Island, gli Warriors, si presentano all’incontro e Cyrus comincia a parlare: il suo piano è ambizioso, ma realizzabile; tutti se ne rendono conto ma… intanto c’è una pistola che passa di mano in mano e poi, all’improvviso, uno sparo. Il capo carismatico cade a terra e il parco sprofonda nel caos: la Polizia irrompe mentre Fox, uno dei Guerrieri, ha visto chi ha sparato ed è stato visto a sua volta prima di essere costretto a scappare. Cyrus viene inutilmente soccorso e l’assassino, avvicinandosi al suo corpo, accusa i Guerrieri dell’omicidio: nel giro di poco, tutte le bande della città ricevono l’ordine di catturarli affinchè sia fatta giustizia.
Comincia così la corsa disperata verso la metropolitana, territorio neutrale e unico mezzo per tornare al sicuro nel loro territorio. I Guerrieri non sanno di essere ricercati, ma la loro attenzione è massima perché danno per scontato che la tregua tra le bande non sia più valida, adesso. Capeggiati da Swan (Michael Beck), i ragazzi inizieranno la loro estenuante notte per le strade, scontrandosi con le altre gangs e la Polizia a ogni fermata della metro, sino a quando…
“I guerrieri della notte” è un film cult, figlio di un’epoca in cui le pellicole dedicati alle bande giovanili erano garanzia di successo ai botteghini, sfruttando un tema sociale che persiste tuttora non solo negli Stati Uniti. Solo per citare i più famosi e appassionanti, “I ragazzi della 56a strada” di Coppola, dai quali uscirono Matt Dillon, Diane Lane, Patrick Swayze, Tom Cruise, Ralph Macchio; “Bad Boys”, con un giovanissimo Sean Penn che poi cambierà “bandiera” nel film di Dennis Hopper “Colors-Colori di Guerra”, diventando poliziotto di fianco a Robert Duvall. La lista è molto lunga, passando anche per “Grease” e “La febbre del Sabato sera”, forse tutti figli di “Gioventù Bruciata” del 1955, con James Dean.
“I guerrieri della notte” non ha portato grande notorietà agli attori, ma ha consacrato al cinema d’azione il regista, un grande specialista del genere d’azione che è Walter Hill. Dopo un esordio da sceneggiatore, Hill passa dietro alla macchina da presa verso la metà degli anni ’70 e si fa notare davvero nel 1978, con “Driver-l’imprendibile”, dirigendo Ryan O’Neal e Isabelle Adjani in un road movie che fece scalpore per le sequenza al volante. L’anno successivo torna in sala con “I guerrieri della notte”, appunto, facendo il bis di incassi e acquistando una grande notorietà. Pur essendo dedito al cinema d’intrattenimento, Walter Hill cura molto gli aspetti chiave dei suoi film, dimostrando una padronanza del cinema che ha fatto scuola. Tutti i suoi film sono caratterizzati dalla necessità del protagonista di compiere un’impresa disperata, per una scelta morale che redime il suo passato: casting, montaggio accurato, colonne sonore sempre azzeccate e spessore del personaggio sono basilari. I suoi ambienti sono le città o il vecchio West, nei quali si è alternato con titoli ancora oggi godibilissimi come “48 ore”, “Danko”, “Johnny il Bello”, “Strade di Fuoco”, “I guerrieri della notte”, “Geronimo”, “Ancora vivo” fino all’ultimo “Jimmy Bobo”, con Stallone.
“I guerrieri della notte” comincia in metro, con titoli di testa schizzati come graffiti e la celeberrima, bellissima canzone di Barry De Vorzon che introduce la storia. Dialoghi volgari, slang, sono comunque intelligenti e mai banali, come l’intreccio e la tensione che scaturisce da una storia semplice, neppure originale, che però trascina lo spettatore da una stazione della metro all’altra, in un’America senza cellulare che diffondeva i bollettini sulla corsa dei Guerrieri via radio, con la voce di una speaker di colore di cui si vedono soltanto le labbra vicino al microfono. La rissa con i Turnbulls nella toilette della metro, come quella con i Baseball Furies nel parco, resisteranno ancora molti anni per l’accuratezza del montaggio e la combinazione di realismo e spettacolarità che sanno esaltare lo spettatore. Il capo dei Guerrieri è Swan, ben interpretato Michael Beck, che trovo somigli in maniera curiosa a Heath Ledger, per quanto la recitazione non sia neanche paragonabile. James Remar è Ajax, prepotente e rissoso, ed è l’unico che abbia proseguito la carriera con ruoli d’antagonista in vari titoli d’azione. Tutto il cast è poco conosciuto in Italia, ma l’interpretazione di tutti è adeguata e interessante a distinguere il carattere delle varie bande.
Credo che questo sia il primo film davvero esaltante che ricordi della mia infanzia (insieme, guarda caso, a Driver). Per me è un “doppio pollice su” ancora oggi consigliabile con le solite raccomandazioni: è violento senza particolari risvolti culturali, ma di sicuro impatto per quelli che amano il genere urbano d’azione, il rockettone anni ’80 e, naturalmente, il grande Walter Hill.

Asterix451

 
Di Angie (del 06/06/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 417 volte)
Titolo originale
Money Monster
Produzione
USA 2016
Regia
Jodie Foster
Interpreti
George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Caitriona Balfe.
Durata
98 Minuti
Trailer

Lee Gates (George Clooney) è un giornalista televisivo e insieme alla sua produttrice Patty (Julia Roberts) conduce una trasmissione tv dal titolo “Money Monster” riguardante il mercato finanziario. Il giornalista durante il suo show televisivo commenta tra un balletto e una battuta, l’andamento della borsa e consiglia ai suoi telespettatori suggerimenti come investire il proprio denaro. Poi a lui non interessa se i telespettatori possono guadagnare o perdere i soldi investiti sotto i suoi consigli.
Questo fino al momento quando durante una delle sue dirette seguite da milioni di persone, viene preso in ostaggio da un giovane sprovveduto investitore, Kyle Budwell (Jack O'Connell), infuriato per aver perso tutti i suoi risparmi a causa di un investimento suggerito proprio da Gates, che si è mostrato un vero e proprio fallimento. Il ragazzo costringe il conduttore a indossare un gilet pieno di esplosivo e minaccia di farlo saltare in aria se non si presenta al più presto il proprietario dell'azienda investitrice per spiegare il motivo del crollo del titolo da lui investito.
E l'inizio di un'adrenalinica lotta contro il tempo: Lee che cerca di far di tutto per restare in vita, mentre la sua produttrice Patty che cerca in tutti i modi di salvarlo, scopre una scomoda e cruda verità su cosa succede dietro a questo mercato dell'alta tecnologia.
Jodie Foster, attrice, regista e produttrice vincitrice di due Premi Oscar, tre Golden Globe, tre premi Bafta e uno Screem Actors Guild Award, aveva già esordito con il film “Il mio piccolo genio” 1991, torna nuovamente dietro la macchina da presa con “Money Monster - L'altra faccia del denaro”, suo quarto film presentato al Festival di Cannes 2016 fuori concorso. I protagonisti sono due grandi attori noti al grande pubblico: George Clooney e Julia Roberts. Non è la prima volta che recitano insieme, infatti, entrambi hanno preso parte a “Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco” e “Ocean's Twelve” diretti entrambi da Steven Soderbergh. Money Monster è un thriller con sfumature da commedia, sul'alta finanza che si basa su temi scottanti riguardanti le speculazioni finanziarie, racconta come il progresso tecnologico, l'economia diventa sempre più veloce facendo viaggiare i soldi da un continente all'altro in pochi secondi.
Il problema, poi diventa dramma quando subentra il fattore umano, ad esempio l'avidità dei capitalisti che vogliono avere sempre di più e chi ne fa le conseguenze è sempre purtroppo la gente comune. All'inizio mi è sembrata una pellicola leggera, divertente, quello della televisione che vende soldi con un Clooney nei panni di un presentatore al quanto ridicolo. Invece ben presto il film ha virato verso un thriller teso e coinvolgente, dove i nemici questa volta sono le banche e la finanza disonesta che gettano sul lastrico milioni di persone. Gli attori sono molto bravi, sia Julia Roberts nella parte della regista amica del conduttore televisivo e sia Jack O'Connell, nella parte del giovane attentatore truffato. George Clooney nella parte di Lee Gates (a mio giudizio) è stato magnifico la sua e un’ ottima interpretazione. Passa con semplicità e scioltezza da una prima parte che si presenta come un uomo vanitoso e presuntuoso da prendere a schiaffi, ad una seconda parte dove cambia improvvisamente, si ridimensiona, prende coscienza della situazione e comprende le ragioni del suo povero carnefice. A me personalmente il film è piaciuto, si lascia guardare prima di tutto per la trama intrigante, temi reali, come il mondo economico che specula sui piccoli investitori. Poi lo svolgimento della storia che avviene tra comicità e drammaticità riesce ugualmente a mantenere alta la tensione per tutta la durata della visione. Infine per il cast che offre una grande performance dei tre attori principali: George Clooney, Julia Roberts e Jack O'Connell, bravi ad appassionare e coinvolgere lo spettatore.

Angie

 
Di Namor (del 30/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 484 volte)
Titolo originale
The Eichmann Show
Produzione
USA 2015
Regia
Paul Andrew Williams
Interpreti
Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman
Durata
90 Minuti

Adolf Eichmann fu uno dei massimi artefici della deportazione per lo sterminio degli ebrei, dopo essersi rifugiato clandestinamente in Argentina, per non essere catturato e processato, fu individuato dal Mossad che lo rapì per processarlo in Israele. Il processo si svolse a Gerusalemme nel 1961 e fu mandato in onda in ben 36 nazioni sconvolgendo l’opinione pubblica che non aveva mai visto scene di repertorio riguardanti i campi di concentramento, così come le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti all’olocausto.
"The Eichmann Show” diretto da P.A.Williams, narra di come il produttore televisivo Milton Fruchtman (Martin Freeman) riuscì a convincere le autorità israeliane e poi i giudici che non volevano le telecamere a vista nell’aula di tribunale, a dare il loro benestare per la ripresa dell’intero processo a carico del famigerato criminale nazista. A capo della regia viene ingaggiato con non poca fatica nel convincere la produzione, il famoso regista molto amato dalla critica Leo Hurwitz (Anthony LaPaglia) reo di essere finito nella famosa lista nera del Senatore McCarthy contro i comunisti in America.
I tempi sono ristrettissimi e gli operatori televisivi messi a disposizione di Hurwitz non hanno l’esperienza giusta per un tale evento denominato come il Processo del secolo. La pressione costante mette a dura prova l’intera equipe che assorbe testimonianze e immagini raccapriccianti riguardanti lo sterminio, così come lo sguardo imperterrito del processato, che ascolta le drammatiche testimonianze senza battere ciglio facendo impazzire il regista che aspetta invano una scintilla di umanità (mai colta) sul viso di Eichmann.
Un film privo di azione ma con una buona dinamica riguardante le molteplici difficoltà che la produzione dovette affrontare per registrare uno degli eventi più importanti della storia, gli appassionati che hanno seguito il processo avranno sicuramente piacere di vederlo.

Namor

 
Di Angie (del 27/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 381 volte)
Titolo originale
Le confessioni
Produzione
Italia - Francia 2016
Regia
Roberto Andò
Interpreti
Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu.
Durata
100 Minuti

Germania. In un lussuoso albergo sta per riunirsi un G8 dei Ministri dell'economia, pronto ad approvare una manovra segreta che avrà conseguenze al quanto pesanti per molti Paesi. A presidiare il summit fra Ministri è Daniel Roche (Daniel Autenil) direttore del Fondo Monetario Internazionale che, in tale occasione si concede pure di festeggiare il suo Compleanno. A questo incontro tra i potenti ministri, Roche invita anche tre ospiti estranei al mondo dell'economia: una celebre scrittrice di best seller per bambini (Connie Nielsen), una rock star decaduta (Johan Heldenbergh) e un monaco certosino italiano votato al silenzio e alla meditazione Roberto Salus (Toni Servillo). Proprio su quest'ultimo personaggio dall'aria misteriosa, ruota attorno tutto il film. Il monaco che usa di solito portare con sé un piccolo registratore sul quale è solito imprimere i suoni della natura, viene chiamato proprio da Roche e li chiede di confessarlo. Un dialogo tra i due di cui nulla sapremo, racchiuso in un registratore digitale custodito dal monaco. Al mattino un evento tragico e inatteso sconvolgerà questo incontro e la riunione è sospesa: Roche viene trovato morto. Il frate finirà al centro della rete d’inganni e dubbi legati alla natura della riunione. Viene sospettato di avere saputo attraverso la confessione di Roche, d’importanti informazioni relative alla manovra. Il monaco silenzioso, di poche parole, ma sempre riflessivo e di effetto, mette in crisi gli uomini potenti del governo. Infatti, colpisce il fatto di come un semplice monaco che non possiede nulla ed è convinto che nemmeno la sua vita gli appartenga, si trovi allo stesso tavolo, al fianco di persone che pensano invece di possedere il mondo intero.
Dopo il successo del film “Viva L'Italia”, Roberto Andò scrittore, sceneggiatore, più noto come regista di teatro che di cinema, ritorna dopo tre anni sullo schermo con un nuovo film ”Le Confessioni”. Un Thriller politico, intrigante e anomalo sul segreto, così definito da Andò, è ambientato in un lussuoso albergo tedesco di montagna, dove un semplice monaco che possiede solo il suo saio, i libri che scrive e un mini registratore con cui registra le voci della natura, avrà modo di scompaginare un vertice di uomini potenti tutti ministri dell'Economia al G8.
Un cast di attori veramente maestosi (a mio parere) sia Servillo, Favino (che interpreta un ministro italiano), Connie Nielsen e Daniel Auteil, che pur non dicendo nulla di così unanimemente comprensibile riescono a dare quella piccola tensione e ritmo drammatico a ciascuna scena. Bella, esemplare e chiarificante all'inizio del film la frase: ”Perdere tempo non ha mai fatto male a nessuno” Una frase che, per il monaco che lui interpreta, è una dichiarazione di modo di vivere. Non mancano anche piccoli sprazzi di humour che vivacizzano la trama che non sto a citare per non togliere la curiosità a chi non la ha visto. Belli gli ambienti, come pure la musica di Piovani, che nei film italiani è una cosa non frequente.
E una pellicola molto impegnativa con un tema di per sé difficile come: L'Economia, la Fede e il Mistero del potere. Le Confessioni è proprio come una confessione ma, interrotta sul più bello, manca della verità e della rivelazione. Nasconde un segreto, anzi rimane un segreto , anche per lo spettatore che si aspettava una risposta. Personalmente a me è piaciuto molto, e un film che offre molte occasioni per riflettere e non si discosta molto dalla vita attuale.
C'è crisi, ma i potenti vogliono sempre primeggiare, mentre i poveri ne fanno le spese..! Bel film da vedere.

Angie

 
Di Miryam (del 20/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 443 volte)
Titolo originale
Where the heart is
Produzione
USA 2000
Regia
Matt Williams
Interpreti
Natalie Portman, Ashley Judd, Stockard Channing, Keith David, Joan Cusack.
Durata
120 Minuti

La pellicola narra la storia di Novalee Nation (Natalie Portman), una giovane ragazza di diciassette anni con un triste passato alle spalle. Infatti è stata abbandonata dalla madre a soli cinque anni, cresciuta da estranei senza aver mai conosciuto un vero affetto, si trova davanti la speranza di poter avere una famiglia tutta sua, sta per partire per la California con il suo fidanzato Willy Jack (Dylan Bruno) dal quale aspetta una bambina.
Durante il viaggio però, Willy si rivela quello che è, cioè un mascalzone che non vuole assolutamente prendersi le responsabilità di quella bimba, lui pensa solo a se stesso, deve rincorrere il suo sogno, le sue ispirazioni, cioè diventare un cantante di successo.
Così lungo il tragitto, nella contea di Sequoyah in Oklaoma, approfittando del fatto che Novalee aveva bisogno della toilette, mette in atto il suo piano, infatti abbandona la sua giovane fidanzatina nel centro commerciale chiamato Wall-Mart e fugge via di soppiatto con la sua vecchia e arrugginita Plymouth.
Uscita dal supermercato, Novalee si rende subito conto di essere stata lasciata li al suo destino, così sola con la sua polaroid, senza soldi, senza niente si vede costretta a girovagare per la città ed il Wall- mart che diventa il suo rifugio per la notte. Durante le interminabili giornate, fa conoscenza con gli abitanti del luogo che appaiono molto cordiali, il timido bibliotecario Forney (James Frain), la gentilissima “sorella” Thelma (Stochard Channing) e il fotografo Moses (Keith David), il quale consiglia a Novalee di dare un nome importante e deciso per la futura bambina.
Dopo circa sei settimane, in una notte di pioggia battente, Novalee entra in travaglio e grazie all’aiuto di Forney, che aveva capito che la ragazza stava nel supermercato, partorisce una bella bambina alla quale darà un nome importante…Americus. Giunta in ospedale, conosce Lexie ( Ashley Judd ), un’infermiera madre di quattro bambini, con la quale stringe una profonda amicizia, infatti le due donne si sosterranno sempre a vicenda nei vari momenti di bisogno.
La storia di Novalee diventa di dominio pubblico, per tutti è la ragazza del Wall-Mart, purtroppo però resta sempre quella giovane donna senza soldi e per di più con una bimba da crescere, ma la bontà della gente e soprattutto di “sorella” Thelma che la prende in casa con se, le farà riscoprire che l’amore, l’amicizia e i sentimenti veri esistono ancora. Novalee riuscirà così a mettere in sesto la sua vita ritrovando l’amore nel tenero Forney e a coronare il suo sogno diventando anche un’ottima fotografa.
Qui dove batte il cuore”, è un film statunitense diretto da Matt Williams, basato sull’omonimo romanzo di Billie Letts. Una pellicola romantica come una favola dal lieto fine, un film che non vorresti mai smettere di guardare, infatti io l’ho visto innumerevoli volte! Il mio giudizio come si può notare è più che positivo, le attrici sono fantastiche, la bellezza della Portman incanta lo schermo, le espressioni della Channing emanano dolcezza, la Judd invece è il ritratto dell’ingenuità.
Concludendo, ne risulta un film leggero ma toccante che come dice il titolo…va diritto al cuore, insomma, due ore di puro sentimento.

Miryam

 
Di Asterix451 (del 16/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 528 volte)
Titolo originale
Deadpool
Produzione
USA 2016
Regia
Tim Miller
Interpreti
Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, T.J. Miller, Gina Carano
Durata
107 Minuti
Trailer

Che cosa ci fa una specie di ninja con un costume rosso in un taxi guidato da un indiano con problemi sentimentali?
Beh, a quanto dice, sta andando a spremere quello che lo ha sfigurato al punto da costringerlo a nascondersi sotto una maschera: è da un anno che lo cerca e, finalmente, ora sa dove si trova. Esattamente… adesso!
“Fermati!”, e il taxi inchioda: il ninja non ha soldi per pagarlo e neppure (che sbadataggine!) caricatori supplementari per le pistole con cui farà il lavoro ma… “chissenefrega”. Infatti, salta giù dal cavalcavia nell’istante in cui un convoglio di auto blindate sta transitando sulla strada di sotto, facendo un macello in slow motion e non solo: passando da una camionetta all’altra stronca, tutti gli uomini della scorta senza preoccuparsi di schivare le pallottole… che noia, con questi scagnozzi. Lui vuole soltanto Francis, che odia essere chiamato Francis, e siccome lui continuava a chiamarlo Francis, Francis gli ha fatto quello che gli ha fatto. Ma che cosa gli ha fatto esattamente, Francis, e perché?
Bisogna tornare ai tempi in cui il ninja era Wade Wilson (Ryan Reynolds), uno spavaldo ex Forze Speciali convertito a vendicatore di ragazzini a contratto. Nella sua vita quasi civile contavano solo Vanessa, il futuro con Vanessa, il sesso con Vanessa e, in generale, Vanessa: non ci si fosse messo il cancro, a scombinargli i piani, tutto quel casino non sarebbe successo. Invece, eccolo lì ad infilzare un uomo con la sua katana, mentre inizia a raccontarci come Wade sia diventato “Deadpool”, l’unico X-Men vietato ai minori capace di rigenerare il suo corpo.
“Deadpool” è uno spin-off/reboot/action/comic/scifiction movie e non so quante altre definizioni gli siano state attribuite, prima di uscire dal travaglio di una produzione cominciata nel lontano 2000. L’unica costante è proprio Ryan Reynolds, sopravvissuto ai mille cambi di rotta del progetto. All’inizio se ne occupò l’ottimo e prolifico David Goyer, regista e sceneggiatore specializzato Marvel, prima di passare la mano a molti altri. Soltanto nel 2015 è arrivato il tecnico degli effetti speciali statunitense Tim Miller, alla sua prima esperienza completa da regista, che lo ha terminato in meno di tre mesi.
Si tratta di una pellicola particolare, sulla quale si è fatto molto marketing per coprire, a mio avviso, le contraddizioni di una storia che sembra un po’ la pecora nera della serie X-Men, dalla quale tutti si tengono un po’ a distanza (in attesa dell’esito ai botteghini). Anche qui, i dati di incasso all’uscita sono dichiarati ottimi per un film che ha una (ipocrita) limitazione di ingresso per il linguaggio volgare e la violenza esplicita ai minori accompagnati: due piccioni con una fava?. In America è addirittura uscito a San Valentino, spacciato per una storia d’amore: in effetti, il nostro eroe combina un macello solo per salvare la sua Vanessa, ma “Pretty Woman” era un’altra cosa… Insomma, sembra un film più furbo che solido.
L’unico nome abbastanza famoso è Ryan Reynolds, ancora fisicato e sicuramente simpatico. Con la sua faccia da ragazzino muscoloso riesce a interpretare bene questo anti-eroe immaturo e politicamente scorretto, proiettato in efficacissime scene d’azione spettacolari e ben girate. Truculento sotto l’aspetto della violenza e della sessualità esplicita, volgare, “Deadpool” cerca la vena comica nell’eccesso e nelle citazioni cinematografiche, instaurando uno strano rapporto con il pubblico in sala: infatti, molto spesso Deadpool parla direttamente alla cinepresa, violando così quel muro virtuale che separa lo spettatore dall’attore. Il risultato è quello di sentirsi i suoi compagnoni di merende nelle varie vicissitudini e, quindi, un po’ protagonisti di questa vendetta per amore. Il resto del cast è adeguato al livello del film, che io non trovo così riuscito, perché spesso dà l’impressione di essere una parodia di se stesso e io non amo le parodie. Il pubblico in sala era molto giovane e sembrava soddisfatto, mentre io ho rivalutato in positivo la sensazione iniziale. Credo che Tim Miller e gli sceneggiatori se la siano cavata molto bene sia dal punto di vista delle riprese, complesse, dettagliate e dinamiche, sia sotto il profilo dello svolgimento di trama, sfruttando bene la tecnica del flash back. Nel complesso il film corre e appassiona, ma il livello di certe battute è davvero pecoreccio. Cosa che, mi rendo conto, dovrebbe essere il punto di forza e non è escluso che lo sia. De gustibus…
Lo sconsiglio a un pubblico troppo giovane. Lo sconsiglierei agli adolescenti, anche accompagnati, se non subissero già delle volgarità anche peggiori su altri canali. Infine lo sconsiglio al pubblico dal palato molto fine e schierato contro determinati argomenti.
Credo sia un film potabile per tutti gli altri, chi più chi meno, per trascorrere una serata fracassona.

Asterix451

 
Di Angie (del 13/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 375 volte)
Titolo originale
Maggie
Produzione
USA 2015
Regia
Henry Hobson
Interpreti
Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin, Joely Richardson, Laura Cayouette, J.D. Evermore
Durata
95 Minuti

Un virus, noto come Necroambulis, chi ne viene a contatto trasforma lentamente l'essere umano in creatura simile a uno zombie. La terribile epidemia che ha colpito gli Stati Uniti si sta diffondendo anche nelle piccole città, le autorità stabiliscono un ferreo controllo: tutte le persone affette dal virus sono messe in quarantena e, isolati in speciali reparti creati per loro.
Su quello che succede dopo, le autorità non dicono nulla. Maggie (Abigail Breslin), una sedicenne contagiata durante il coprifuoco notturno poi presa da alcuni funzionari armati e portata in ospedale con altre persone infette, riesce a chiamare suo padre Wade (Arnold Schwarzenegger) per far ritorno a casa.
Wade recuperata la figlia in ospedale, e deciso a proteggerla ad ogni costo con l'aiuto del dottor Vern (Jodie Moore), se la porta con sé a casa per accudirla amorevolmente. Nonostante il progredirsi della malattia, il padre è determinato a tenere con sé l'amata figlia, rifiutandosi di portarla in isolamento, fino alla fine della sua straziante trasformazione.
Contagious - Epidemia Mortale” diretto da Henry Hobson il cui protagonista e anche in veste di produttore, è il grande e famoso Arnold Schwarzenegger. L'ex invincibile Terminator lo vediamo in veste di un ruolo nuovo, drammatico e sentimentale nei panni di un amorevole padre. Si parla ancora di zombie e, si pensa che sia il solito classico film sui morti viventi che si cibano di esseri umani, dove questa volta c'è il grande Arnold che spara all'impazzata ammazzandoli tutti. In realtà non è così!
E una storia drammatica, sul coraggio, sulla speranza e su un bellissimo rapporto tra una figlia e un padre che non vuole arrendersi all’ineluttabile destino della figlia. Trama semplice, scorrevole, con bellissime scene, stupendi primi piani e silenzi carichi di parole che rendono le scene ancor più tristi. Il finale, poi, è veramente commovente con la scena finale di vera tensione.
Ottimo il cast, Arnold da sfoggio di una delle sua migliori performance attoriali, conosciuto sotto l'aspetto di un uomo tutto muscoli, ha interpretato magnificamente questo nuovo ruolo di padre sofferente e impotente. Molto brava anche la ragazza protagonista Abigail Breslin (candidata all'Oscar per Little Miss Sunshine), certo, fa strano vedere l'ex invincibile Terminator nella parte di un padre con barba, rughe e lacrime! Devo dire che è stato eccezionale, a me personalmente è piaciuto. Gran bel film intenso, originale ed emozionante. Anche solo per la curiosità di vedere il grande attore in questo nuovo personaggio, merita di essere guardato, indipendentemente dal fatto se siete appassionati o meno di zombie.

Angie

 
Di Namor (del 09/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 629 volte)
Titolo originale
Triple Nine
Produzione
USA 2016
Regia
John Hillcoat
Interpreti
Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Aaron Paul, Clifton Collins Jr..
Durata
125 Minuti
Trailer

Irina Vaslov (Kate Winslet) moglie di un potente boss della mafia russo-israeliana chiuso in prigione, assolda una banda composta da poliziotti corrotti ed ex militari per portare a termine un furto a una banca per recuperare importanti documenti custoditi in una cassetta di sicurezza. Alla consegna della documentazione, Irina congela il pagamento alla squadra imponendo previo ricatto un altro colpo che ha dell’impossibile: entrare in un ufficio governativo e rubare il resto della documentazione per fare uscire il marito dalla prigione.
La squadra non può far altro che accettarla forzata imposizione e studiare come portare a termine quella che sembra una missione senza speranza. Michael Atwood (Chiwetel Ejifor) leader indiscusso della banda decide di usare un espediente alquanto particolare per distrarre le guardie e far entrare in azione i suoi per rubare i documenti all’interno del bunker in cui sono custoditi, quello di comunicare un codice 999… ovvero una richiesta di assistenza medica per agente ferito a terra. Con questo stratagemma la banda s’introduce nel caveau portando a termine la missione con un alto prezzo da pagare, dando vita ad un letale e sanguinoso gioco in cui i protagonisti rileveranno la loro vera natura per sopravvivere.
La gestazione durata sei anni per realizzare “Codice 999” non e stato facile per il regista John Hillcoat, che ha dovuto cambiare più volte gli attori per varie motivazioni. Il cast vede un nutrito gruppo di attori di ottimo valore come: Casey Affleck, Woody Harrelson, Chiwetel Ejifor, Aaron Paul e Kate Winslet sono i nomi dei protagonisti con più rilevanza nella storia, ma non sono male anche i meno “conosciuti” che ben figurano con il loro ottimo apporto.
A mio parere “Codice 999” è un buon film d’azione con una solida sceneggiatura che ben appaga lo spettatore in cerca di due ore di ottimo action.

 Namor

 
Di Miryam (del 02/05/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 446 volte)
Titolo originale
Wolf Totem
Produzione
Cina 2015
Regia
Jean-Jacques Annaud
Interpreti
Shaofeng Feng, Shawn Dou, Shwaun Dou, Ankhnyam Ragchaa, Yin ZhuSheng
Durata
121 Minuti

Durante la rivoluzione culturale in Cina negli anni ’60, due studenti di Pechino vengono mandati in Mongolia con un preciso incarico, devono, in cambio di vitto e alloggio, alfabetizzare le popolazioni indigene, per lo più composte da pastori nomadi.
I due giovani insegnanti, Yang Ke ( Shawn Dou ) e Chen Zhen ( William Feng ), si rendono presto conto che ad imparare una grande lezione di vita sono proprio loro, in particolare Chen il quale venendo a contatto con una realtà ben diversa dalla sua, scopre qualcosa sugli uomini e soprattutto sui lupi, che purtroppo in quell’epoca, il governo comunista di Mao ha deciso di abbattere. Infatti attraverso crudeli safari, tutte le cucciolate di questi intelligentissimi animali vengono barbaramente distrutte.
Chen, di nascosto da questi sterminatori, riesce a salvarne uno e spera di poterlo crescere in cattività e di osservare così da vicino tutte le caratteristiche di questo tanto temuto animale. Tutti i tentativi però di addomesticare il cucciolo, da lui chiamato “Lupetto”, falliscono portandogli alla mente le parole del Saggio Capo villaggio che aveva condannato il suo gesto dicendogli “ Sai cosa hai fatto? Hai catturato un Dio per farne uno schiavo”.
Così quel giovane insegnante sopraffatto dal rimorso per l’errore commesso, cerca di reintegrare il lupo nel suo ambiente di origine, non rendendosi conto però che inconsapevolmente con quell’atto d’amore, seppur sconsiderato, aveva salvato l’ultimo lupo. Jean Jacques Annaud è un regista capace di generare film di successo servendosi di animali selvatici come protagonisti per storie veramente forti.
Dopo orsi, tigri è arrivato il momento dei lupi, ed ecco così sul grande schermo “L’Ultimo Lupo”. La pellicola è stata tratta dal romanzo autobiografico “Il Totem del Lupo” di Jiang Rong, venti milioni di copie vendute in Cina nel 2004. Questo scrittore ha vissuto come Chen nella Mongolia interna per undici anni allevando anche lui un cucciolo di lupo. La trama è raccontata in maniera molto semplice e lineare, lo spettatore si perde nel fascino dei bellissimi luoghi dove i lupi ne fanno da padroni.
La pellicola mette in risalto la superiorità del lupo, un animale dotato di forza, intelligenza, coraggio, rispettoso dell’ambiente e come dice il Saggio…talmente fiero da renderne impossibile l’addestramento. Sono rimasta entusiasta e affascinata da questo toccante film, una trama che mi ha fatto più volte commuovere e nello stesso tempo irritare per le scene forti delle macabri uccisioni di questi lupi sia adulti che piccoli. Credo, anzi ne sono proprio convinta che alla fine della pellicola, qualsiasi spettatore prenderà come ho fatto io, le parti di questo stupendo animale! Visionatelo, e mi darete ragione.

Miryam

 
Di Angie (del 29/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 364 volte)
Titolo originale
The Book Thief
Produzione
USA - Germania 2013
Regia
Brian Percival
Interpreti
Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch
Durata
125 Minuti

Una curiosa voce fuori campo che, appartiene niente di meno che alla “Morte” in persona (voce originale di Roger Alian) ci introduce in una storia che vuole assumere quasi le sembianze di una fiaba: ”Storia di una ladra di libri”, un film costellato di vicende che coinvolgono e commuovono lo spettatore.
E il 1939 nella Germania Nazista. La piccola Liesel Menninger (Sophie Nelisse) è su un treno assieme alla madre e al piccolo fratello verso una nuova famiglia. Durante il viaggio Liesel assiste alla morte di suo fratello e durante il funerale la piccola raccoglie un oggetto seminascosto dalla neve, un libricino, che porterà con sé. Purtroppo non può sapere cosa c’è scritto perché non sa leggere.
Abbandonata dalla madre, che è stata costretta a lasciare la Germania a causa delle sue idee politiche, la ragazza è affidata a due genitori adottivi, l’affettuoso Hans (Geoffrey Rush) e dalla scontrosa ma buona Rosa (Emily Watson), una coppia che cerca di sopravvivere nelle ristrettezze della guerra senza piegarsi al partito nazista.
La piccola Liesel comincia pian piano a inserirsi e amare la nuova famiglia. Va a scuola ma viene derisa dai compagni di classe perché non sa leggere e la chiamano “scema”. L’unico a starle sempre vicino è il suo amico Rudy (Nico Liersch). La ragazzina grazie all’aiuto di Hans, il suo tenero e affettuoso padre adottivo, impara ben presto a leggere. I libri diventano così la sua grande passione, sentimento che la aiuterà a evadere dalla brutalità del mondo.
La Germania è sull’orlo della guerra e con la promulgazione delle leggi razziali vengono a sconvolgere la quiete di questa famiglia. Ad aggravare ancora più la situazione è l’arrivo di un giovane ebreo Max (Ben Schnetzer) sfuggito ai rastrellamenti tedeschi, a casa della famiglia adottiva della ragazza, che lo accolgono e lo nascondono nella loro cantina. Sarà proprio Max, colto e sensibile che insegna a Liesel a usare la forza dell’immaginazione e le chiede: ”Se i tuoi occhi potessero parlare che cosa direbbero?
Storia di una ladra di libri” diretto dal pluripremiato regista Brian Percival è tratto dall’omonimo libro “La ragazza che salvava i libri” di Markus Zusak uscito nel 2005. Il libro ha venduto otto milioni di copie in tutto il mondo ed è rimasto per ben sette anni nella classifica del New York Times tra i migliori best-seller di tutti i tempi. La pellicola ci riporta indietro nel tempo, nella Germani nazista degli anni trenta e quaranta, gli anni del potere di Hitler e della seconda Guerra Mondiale.
La protagonista è una ragazza di nome Liesel molto curiosa e intelligente e il suo amore per la lettura diventa l’unico modo per sfuggire all’orrore nazista. Ho visto molti film sul tema delle persecuzioni del nazismo e di come hanno vissuto la tragedia gli ebri ma, questa proiezione è stata un po’ particolare. L’intero svolgimento della storia è stato interconnesso da un filo sottile e “magico” che è la Lettura: quella lettura che per Liesel è una fonte di gioia anzi, di più, è il suo antidodo alla morte. Un ottimo cast, come pure la fotografia e le interpretazioni, in particolar modo molto brava la piccola e bella protagonista Sophie Nelisse nel dipingere Liesel (considerata la miglior attrice emergente) Ha ricevuto varie nomination, in special modo per la colonna sonora. Il film mi è piaciuto molto, ricco di emozioni che affronta temi universali come l’amicizia, la forza dell’animo e la capacità di trovare la bellezza nascosta attraverso le parole anche nei momenti più brutti e tragici della vita.
Sono dell’opinione che i libri sono ottimi strumenti informativi e formativi della storia umana, capaci di far riflettere ed emozionare. Consiglio la sua visione a tutti anche ai ragazzi è una pellicola con grandi valori, il che non guasta mai in un’epoca in cui imperano ancora tanto egoismo e superficialità.

Angie

 
Di Namor (del 25/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 534 volte)
Titolo originale
Truth
Produzione
USA - Australia 2015
Regia
James Vanderbilt
Interpreti
Cate Blanchett, Robert Redford, Elisabeth Moss, Topher Grace, Dennis Quaid
Durata
121 Minuti
Trailer

La produttrice e famosa giornalista della CBS Mary Mapes (Cate Blanchett) e il famoso conduttore di 60 Minutes, Dan Rather (Robert Redford) realizzano un reportage investigativo su come l’attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush, ottenne favoritismi per entrare a far parte come pilota nella Guardia Nazionale dell’Aeronautica del Texas anziché partire per il Vietnam a combattere.
Tale favoritismo fu ottenuto grazie al padre che all’epoca era un ambasciatore e membro del congresso e futuro presidente. Il clamore dell’inchiesta contro l’uomo più potente del mondo fu prontamente smontata da chi di dovere con il risultato finale del licenziamento della Mapes ed il forzato ritiro di Rather.
Truth – Il prezzo della verità” è un film drammatico ambientato nel mondo del giornalismo tratto dal memoir scritto dalla stessa Mape intitolato “Truth and Duty: The Press, the President, and the Privilege of Power”, a dirigerlo come prima regia e lo sceneggiatore e produttore James Vanderbilt.
A far parte del cast oltre alla Blanchett che è la protagonista assoluta e Redford che recita in un ruolo minore, vi sono presenti anche due attori di buon livello come Dennis Quaid e Bruce Greeenwood.
Il soggetto del film prettamente americano e la mancanza di mordente nello svolgimento della vicenda non mi hanno soddisfatto, credo che la pellicola sia troppo lineare e poco coinvolgente per il pubblico europeo poco avvezzo a questo fatto di cronaca.
Difatti gli incassi (poco più di mezzo milione di euro) ottenuto nelle nostre sale sono il reale riscontro della mia personale opinione sul film, che la critica ha elogiato in modesta misura.

Namor

 
Di Miryam (del 22/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 373 volte)
Titolo originale
Poltergeist
Produzione
USA 2015
Regia
Gil Kenan
Interpreti
Sam Rockwell, Rosemarie DeWitt, Jared Harris, Saxon Sharbino, Nicholas Braun.
Durata
93 Minuti

L’intera famiglia Bowen, si è trasferita nella nuova casa che ha appena comprato. Non è proprio il massimo ma è costata poco e per Eric ( Sam Rockwell ) che è stato appena licenziato e per sua moglie Amy ( Rosemarie De Witt ) va bene così.
Non tutti i membri della famiglia sono d’accordo con questo acquisto specialmente la figlia maggiore Kendra ( Saxon Sharbino ) che è stata obbligata a lasciare gli amici, la piccola Madison ( Kenned Clements ) invece sembra essersi subito ambientata nel nuovo posto al contrario del fratello Griffin ( Kyle Catlett ) il quale appare subito preoccupato e spaventato.
Una notte, in camera di quest’ultimo, si avvertono strani rumori, inoltre svariati elettrodomestici iniziano a funzionare nonostante siano spenti, nella camera di Madison, toccando la maniglia dell’armadio, i capelli si elettrizzano e si verificano altri fatti strani e sospetti. Una sera i Bowen invitano degli amici a cena dai quali vengono a scoprire che la loro casa è stata costruita sopra un cimitero dal quale avevano tolto solo le lapidi lasciando sottoterra le ossa dei defunti.
Dopo quella sera, i fatti strani si moltiplicano fino a quando la piccola Madison viene “rapita” dall’armadio della camera per apparire poco dopo nel televisore invocando aiuto. A questo punto la famiglia si coalizza per poterla salvare e chiede aiuto a due detective dell’occulto che cercheranno di portare indietro la bimba finita nel regno delle anime.
Poltergeist” è un film horror diretto da Gil Kenan, la pellicola non è altro che il remake del film omonimo del 1982 diretto da Tobe Hooper. Sono passati più di trent’anni, ma ricordo che a quel tempo questo film aveva terrorizzato gran parte degli spettatori. Se devo dire la verità mi aspettavo qualcosa di più, certo i film originali sono sempre stati migliori di quelli rifatti, specialmente se come questo sono l’identica copia.
Al giorno d’oggi, queste trame non offrono nulla di originale perché case infestate, spiriti maligni, oramai ce li hanno propinati in tutte le salse.
Tornando però a questo movie, nonostante sia stato sorretto da fantastici effetti speciali, la visione in 3D, non ci sono stati momenti di brivido, di suspence, di tensione, almeno per me. Il regista poteva forse inserire scene più inquietanti visto il lasso di tempo del primo Poltergeist, invece è riuscito a strapparmi pure delle risate con i battibecchi dei due cacciatori dell’occulto, gli attori Jane Adams e Jared Harris che con i loro alterchi hanno per lo meno contribuito a vivacizzare la trama della pellicola.
Tirando le conclusioni, resta un film adatto ad un pubblico amante del genere che come me ha visto di meglio e ogni tanto prende una fregatura!

 Miryam

 

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