BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 30/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 901 volte)
Titolo originale
Water Horse: The Legend of the Deep
Produzione
USA 2007
Regia
Jay Russell
Interpreti
Emily Watson, Alex Etel, Ben Chaplin, David Morrissey, Priyanka Xi, Marshall Napier, Joel Tobeck, Erroll Shand, Brian Cox
Durata
110 minuti
Trailer

Quando ho visto i promo di questa pellicola mi sono detto: “Un’altra porcheria sul mostro di Loch Ness . Mi sono dovuto ricredere. La storia narra di un bambino che trova nell’acqua uno strano uovo, lo porta a casa e durante la notte questo si schiude. Ne nasce una sconosciuta creatura, che dotata di appetito insaziabile stabilisce una relazione di amicizia con il ragazzo. Ambientata in Scozia durante la seconda guerra mondiale, la vicenda vede nella sua prosecuzione l’avvicinarsi del conflitto bellico, le truppe militari che arrivano in casa del protagonista, e l’ospite animale sempre più grosso e sempre più difficile da nascondere. Bel fantasy che sa ben coniugare una sceneggiatura funzionale ad effetti speciali veramente notevoli e non fini a se stessi. La creatura marina che vediamo nei suoi primi periodi di vita è incredibile per rendimento e qualità grafica. Per tutta la famiglia che vuol trascorrere 110 minuti con una bella storia che scaldi il cuore (ma solo quello, perché per il resto fa già caldo cosi!). Vi piacerà. Baci lagunari a tutti

nilcoxp

 
Di slovo (del 28/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1122 volte)
Titolo originale
The Corporation
Produzione
Canada, 2003
Regia
Mark Achbar, Jennifer Abbott
Interpreti
Noam Chomsky, Howard Zinn, Michael Moore, Milton Friedman
Durata
135 minuti

Si potrebbe cominciare con una turpe vicenda che ho appreso da questo documentario - in sintesi: una grossa multinazionale agro-bio-tecnologica statunitense mette in commercio un farmaco destinato ai bovini e finalizzato ad incrementare la produzione di latte. L’ente preposto al controllo (FDA) dà il nulla osta, diciamo senza troppi scrupoli. Tale ormone procura alle mucche una dolorosa infezione alla mammella (mastite) che determina la presenza di pus altamente infetto nel latte. Da lì la necessità di somministrare alle bestie alte dosi di antibiotici che finiscono, attraverso il latte, all’uomo (assumere antibiotici non necessari contribuisce a rendere virus e batteri sempre più resistenti). Fu realizzata un’inchiesta giornalistica che avrebbe dovuto smascherare la ‘rispettabile’ corporation ma questa riuscì a censurarla minacciando ritorsioni legali nei confronti dei responsabili del network (Fox). Il farmaco è attualmente in commercio.
Di episodi simili – ordinarie orge di corruzione, ingordigia e sprechi inutili - è disseminata la storia recente: le multinazionali (o corporation) dominano il mondo economico e quindi la società contemporanea ma a fronte della loro fitta ed invadente presenza pochi hanno ben chiaro cosa siano, da dove vengano e come agiscano con esattezza, tale è stata la loro capacità di occultarsi dietro loghi rassicuranti.
A chi si indigna e si domanda come sia potuto succedere consiglio la visione di "The Corporation": gli argomenti sono tanti e non sempre immediati ma i registi sono riusciti ad orchestrare bene le parti: la cronaca e le testimonianze, le varie opinioni, le pillole di storia moderna e i rudimenti di economia.
Particolarmente interessante la trattazione delle origini delle corporations, tema fondamentale per capire in che modo queste emanazioni del capitalismo siano semplicemente delle aberrazioni in termini: come chiamare altrimenti entità prive di coscienza morale, il cui unico obbligo è aumentare i profitti, rendendo tutto il resto (bene pubblico, forza lavoro, ambiente e diritti) sacrificabile alla prima conveniente occorrenza?
Uno spunto interessante, in risposta a questo interrogativo, è un test fittizio che accompagna l’intero film per tentare di definire la personalità della corporation (immaginandola una persona, giuridica nella fattispecie): il quadro che emerge è incontrovertibilmente quello di uno psicopatico - e di questo c'è poco da stare allegri...
Gli intenti del film sono palesi, andrebbe indirizzato a chi ancora crede nel modello neo-liberista e nei suoi presunti propositi di beneficio alla pluralità. Chi è già al corrente dei pericoli del capitalismo moderno si godrà un documentario scorrevole e arguto - e ripassare certi argomenti non fa mai male.

slovo

 
Di Namor (del 26/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2667 volte)
Titolo originale
36 Quai des Orfèvres
Produzione
Francia 2004
Regia
Olivier Marchal
Interpreti
Daniel Auteuil, Gérard Depardieu, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino, Daniel Duval, Francis Renaud.
Durata
110 Minuti
Trailer

Una temibile e spietata banda di assaltatori di furgoni portavolori, getta nello scompiglio il corpo di polizia francese che, inerme, brancola nel buio. Per porre fine alle baldanzose azioni del gruppo che tiene in scacco le forze dell’ordine transalpine, il capo della polizia, prossimo a lasciare per un avanzamento di carriera, promette la sua scrivania a chi per primo catturerà la famigerata gang. A contendersi l’ambita promozione, sono due poliziotti da tempo rivali è che mal si sopportano, il carismatico e ben voluto capitano della BRI (Brigata d’intervento rapido) Leo Vrinks (Daniel Autiel), e l’inviso ed ambizioso capo della BRB (Brigata di repressione del banditismo) Denis Klein (Gèrard Depardieu). Una soffiata che pagherà a caro prezzo, agevolerà il capitano Vrinks nella riuscita dell’operazione, ma non avrà la meglio sul suo acerrimo rivale nell’accaparrarsi la sospirata promozione come capo della polizia.
Corruzione e loschi intrighi all’interno della macchina della giustizia, fanno da sfondo all’ottima trama di “36 - Quai des orfevres”. Il titolo del film, richiama l’indirizzo nel quale ha sede il comando di polizia giudiziaria di Parigi, teatro di uno dei più grandi scandali che investì nel 1985 le forze dell’ordine della capitale francese. A dirigere ottimamente, questa storia realmente accaduta è uno dei testimoni diretti che visse quei tragici giorni, l’ex poliziotto Olivier Marchal, al quale va attribuito un dovuto plauso per averci illustrato, senza lesinare nel film, i metodi vergognosamente abietti, che vengono usati per ottenere i posti di comando.
A rivaleggiarsi con una performance di grande intensità, sono due titani dell’attuale cinematografia francese, Daniel Autiel e Gèrard Depardieu, quest’ultimo, scelto in extremis per sostituire un altro titano come Jean Reno, già impegnato in un’altra lavorazione. La Golino e André Dussollier vanno a completare un buon cast per la realizzazione di questo titolo, ingiustamente sottovaluto nelle nostre sale.

Namor

 
Di Louise-Elle (del 25/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2236 volte)
Titolo originale
3:10 to Yuma
Produzione
USA 2007
Regia
James Mangold
Interpreti
Russell Crowe, Christian Bale, Peter Fonda, Gretchen Mol, Ben Foster, Dallas Roberts, Alan Tudyk, Vinessa Shaw, Logan Lerman, Kevin Durand, Luce Rains.
Durata
117 minuti
Trailer

Da bambina i film western erano la mia passione: cavalli al galoppo, i buoni, i cattivi, gli indiani, terre da conquistare, le pistole e i duelli mi hanno sempre affascinato.
La mia innata curiosità non ha resistito a questa nuova versione del regista James Mangold del remake del film del 1957, tratto dal un racconto del 1953 di Elmore Leonard “3:10 to Yuma”, mi è piaciuta. Una storia semplice che regala emozioni. I protagonisti principali sono due uomini: il fuorilegge Ben Wade (Russel Crowe) sicuro di sé, spietato, senza scrupoli, intelligente e anche un po’ filosofo capo di una banda di altrettanti farabutti e malfattori che vivono sperperando il denaro recuperato rapinando banche e diligenze; il contadino Dan Evans (Christian Bale) timorato di Dio, ex combattente dell’esercito dell’Unione, onesto contadino e padre di famiglia che non riesce a trovare il modo per salvare la sua fattoria sommersa dai debiti.
Il destino farà incontrare i due protagonisti. Il bandito Ben verrà catturato e Dan in cambio di una considerevole cifra di denaro, si unirà ad altri volontari guidati dal Rappresentante della società ferroviaria Grayson Butterfield (Dallas Roberts). Il gruppo è formato da un mercenario Byron McElroy (Peter Fonda), l’indisponente Tucker (Kevin Durand) , l’inesperto veterinario Doc Potter (Alan Tudyk) e il figlio maggiore di Dan quattordicenne che vuole aiutare il padre che considera un eroe premiato con tanto di medaglia e congedato anticipatamente dall’esercito poiché ferito. Questo sparuto e inesperto gruppetto di uomini dovrà scortare Ben fino alla cittadina di Bisbee a Contention e caricarlo su un treno adibito a prigione che lo porterà a Yuma in Arizona dove sarà processato dal Tribunale Federale.
Iniziano così le peripezie del gruppo che con astuzie varie cercherà di sfuggire all’inseguimento della banda di Ben intenzionata a liberare e riavere con sé il loro leader. Ben Wade riuscirà a salvare alcuni dei componenti del gruppo con abilità da un’attacco Apache. Ben fuggirà ma verrà successivamente catturato e torturato da un suo acerrimo nemico impegnato a coordinare i lavori per la costruzione di binari ad opera di minatori cinesi alle dipendenze della Compagnia Ferroviaria. Dan, unitamente all’esiguo gruppo di volontari rimastogli accanto, ricambierà la cortesia a Ben salvandogli la vita aiutandolo a fuggire dal sicuro linciaggio e caparbio più che mai vuole a tutti i costi scortarlo fino all’arrivo di quel treno. Da questo momento fra Ben e Dan inizia però un dialogo le cui confidenze sveleranno il passato, i timori e alcuni segreti di entrambi. Fra loro nascerà un rispetto e una stima reciproca nonostante i loro caratteri e le rispettive vite siano diametralmente opposte e li unirà in un’inaspettata e insolita amicizia. L’obiettivo di portare a destinazione ed attendere l’arrivo di “quel treno per Yuma” si rivelerà una missione quasi impossibile: azione pura , avventura, inseguimenti, sparatorie sono garantiti fino all’ultima scena come ci si aspetta da un autentico film western. Il finale sarà sorprendente e commovente. L’amicizia fra Ben e Dan farà riflettere sui valori della famiglia e dell’amicizia stessa, mentre sarà solamente il destino a decidere la sorte finale dei due protagonisti. Un film da non perdere per gli amanti del genere e a mio semplice parere le interpretazioni valide e sentite di Russel Crowe e di Christian Bale lo hanno reso magnifico dimostrando che il fascino del western non tramonta mai.
Una piccola nota personale: dedico questa recensione a una persona che molto tempo fa mi disse: “…cosa aspetti? Il Treno per Yuma?!” Quella persona in questo film avrebbe egregiamente potuto interpretare la parte di Ben: un fottutissimo figlio di puttana che nonostante tutto ricordo ancor oggi.
Grazie per avermi letto ancora questa volta e non perdetevi “quel treno per Yuma”… questo però!

Louise-Elle

 
Di nilcoxp (del 23/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1129 volte)
Titolo originale
Juno
Produzione
USA, Canada, Ungheria 2007
Regia
Jason Reitman
Interpreti
Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons
Durata
92 minuti
Trailer

Quando Juno ad inizio film ha un rapporto sessuale con un suo coetaneo, mi sono sentito trasportare indietro nel tempo ai miei inizi…bei tempi…Per mia fortuna però la sua storia si scosta dalla mia, visto che lei rimane incinta. Così ha inizio la trama di questo film che riesce a trattare un argomento così delicato come la gravidanza di un’adolescente senza scadere nel patetico o nel melodrammatico. Si rimane su un piano realistico per tutta la durata della pellicola, aiutati in questo da una buona prova della protagonista che esibisce una parlata decisamente contemporanea e femminile. Per rendere possibile questo, i dialoghi sono stati scritti da una blogger di nome Diablo Cody, scoperta casualmente da uno dei produttori su internet. Da sottolineare la rappresentazione dei non protagonisti, i genitori su tutti, assolutamente non convenzionali e lontani dai luoghi comuni classici di queste situazioni: finalmente !!! La ragazza così decide con la sua testa di portare avanti la gravidanza, ma di cercare dei genitori che si prendano cura del nascituro. Non è un filmone, ma è meglio di tanti altri in circolazione. Una domanda per chi sa rispondermi: ma davvero le nuove generazioni parlano così? Baci bastardi a tutti

nilcoxp

 
Di Namor (del 19/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1784 volte)
Titolo originale
The Happening
Produzione
Usa - India 2008
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer Breslin, Robert Bailey Jr..
Durata
91 Minuti
Trailer

Un’inspiegabile serie di suicidi di massa senza apparente motivo, getta nello sgomento la popolazione degli Stati Uniti. Le autorità indaganti non sono in grado di fornire le giuste motivazioni per gli inconsueti gesti, il terrore ed il continuo propagarsi di questa inarrestabile sequenza di inspiegabili morti, fa presupporre che sia opera di un attacco terroristico con uso di gas chimici.
Mentre intere città vengono evacuate, i suicidi si susseguono in un area sempre più vasta della nazione, intanto dagli organi competenti, vengono elaborate altre ipotesi sulle possibili cause della misteriosa strage, tra queste, un esperimento non riuscito dell’esercito o un nuovo virus studiato in laboratorio fuori controllo.
Nel frattempo la popolazione sempre più in preda al panico, da inizio ad un disperato esodo verso le aree non colpite dal presunto virus, tra questi c’è l’insegnante di scienze Eliot Moore (Mark Wahlberg) il primo ad accorgersi che dietro al volto del mortale nemico non si nasconde nessun terrorista o insano scienziato, ma un avversario tanto silenzioso quanto letale che ci circonda da molto tempo…la natura!
Un’autostrada piena di auto abbandonate, senza traccia di esseri umani” da questa inusuale considerazione, il regista M.Night Shyamalan è riuscito a scrivere, dirigere e produrre il suo ultimo lavoro, “E venne il giorno” pellicola che strizza l’occhio alla ben più famosa e meritevole “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel.
L’idea della natura che si ribella al genere umano, non era male come punto di partenza, peccato che col passar del tempo la storia si ammoscia più del dovuto, una pecca questa che associata al suo finale, mi ha fatto storcere non poco il naso sul giudizio di quest’opera.
Con un dose maggiore di brio ed un finale alla sua maniera, Shyamalan avrebbe sicuramente scontentato un gran numero di spettatori in meno.

Namor

 
Di Darth (del 18/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1982 volte)
Titolo originale
Le Scaphandre et le papillon
Produzione
Francia, USA - 2007
Regia
Julian Schnabel
Interpreti
Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais, Niels Arestrup
Durata
112 minuti
Trailer

Jean-Dominique Bauby era un giornalista. All’età di 43 anni, nel 1995, mentre guidava tranquillo la sua decappottabile in compagnia di suo figlio gli venne un ictus. Dopo venti giorni di coma, Jean-Do si risveglia imprigionato nel proprio corpo, ed è qui che inizia “Lo scafandro e la farfalla”, il film tratto dall’autobiografia del giornalista afflitto dalla Sindrome locked-in.
Quando Bauby si sveglia, noi ci svegliamo con lui. La telecamera sono gli occhi suoi, facciamo fatica a capire, non riusciamo a muoverli, non riusciamo a mettere a fuoco. Poco a poco comprendiamo che non possiamo muoverci, che non riusciamo a parlare… che siamo completamente paralizzati. Un occhio non funziona come si deve… ce lo debbono cucire, ci dimezzano ulteriormente il micro-mondo che ci è rimasto.
Per i primi quaranta minuti, il film è questo. Noi siamo Bauby, noi siamo paralizzati. Agghiaccianti, è il termine più adatto per descrivere questi minuti, che per noi sono stati un terzo di film, mentre per l’autore circa 16 mesi.
Il proseguo dell’opera è suo tentativo di tornare a vivere. Lo posizionano su una sedia a rotelle, lo portano fuori, gli insegnano lentamente a comunicare sbattendo la palpebra. Inizialmente solo per dire si o no, successivamente per poter parlare: l’interlocutore dice l’alfabeto e lui chiude l’occhio quando sente la lettera giusta. Una lettera alla volta per formare una parola. Una lettera alla volta per formare una frase. Con questo metodo, Jean-Do, ha dettato il suo libro “Le scaphandre et le papillon”.
Il film di Schnabel è davvero ben realizzato (miglior regia al festival di Cannes). Ottima la scelta dell’inizio in prima persona, così da immedesimare il più possibile lo spettatore nello stato d’animo del protagonista, pilotato dalla voce fuori campo. Successivamente è da elogiare la performance di Mathieu Amalric, che con il suo occhio perennemente in movimento riesce a trasmettere sensazioni che alcuni pseudo-attori non riescono a comunicare nemmeno con l’ausilio della parola.
Un film bellissimo e toccante, ma da guardare se ne si hanno le capacità ricettive. Mia madre, dopo sette minuti esatti, se n’è andata affermandomi “E poi mi critichi perché guardo Tempesta d’Amore!”… Mah…

Darth

 
Di kiriku (del 17/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 4105 volte)
Titolo originale
Naked Lunch
Produzione
Canada/Gran Bretagna/Giappone 1991
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider
Durata
117 minuti
Trailer

Bill Lee è un aspirante scrittore devastato dall’uso di droghe allucinogene, per mantenersi fa il derattizzatore. Sia lui che sua moglie sono dipendenti dalla polvere che usa per annientare gli insetti, sostanza che li distrugge psicologicamente a tal punto che durante un “gioco” lei si ritrova una pallottola in fronte. Scosso dall’evento Bill si rifugia a Tangeri, città che nella sua mente prende il nome di Interzona. Da questo momento comincia il viaggio allucinogeno e allucinante dell’ artista che crede di essere coinvolto in un complotto alieno. Macchine da scrivere simili a coleotteri che interagiscono con il protagonista comunicando attraverso ani parlanti. Un mondo dove realtà e allucinazioni si fondono in un magma onirico apparentemente senza senso. Questo film è tratto dall’omonimo libro di William Burroughs, testo diventato ormai il manifesto della generazione beat, da alcuni suoi racconti e da alcuni spunti biografici dello stesso autore. Cronenberg ha messo su pellicola, ho almeno ci ha provato, lo stile cut-up dello scrittore americano, che consiste nel destrutturare un testo per poi rimontarlo in un modo apparentemente caotico e visionario, obbligando il lettore a trovare da se i collegamenti necessari per comprendere il tutto. Il risultato è un buon film con un' ottima sceneggiatura, come lo sono del resto la regia e la colonna sonora che vede tra l’altro alcuni interventi del trio di Ornette Coleman. Il film affronta temi particolari come l’omosessualità, i moralismi sessuali, gli stupefacenti e i loro effetti, il logorio del potere e tutte le deviazioni che questi comportano. Argomenti che ritroviamo nel romanzo ma che il regista non riesce a trasportare  fedelmente su video proprio per l’ impossibilità di rappresentare lo spirito di una scrittura e di uno stile così particolari. A Cronemberg però va il merito di aver portato l’attenzione su un artista davvero importante e sul suo delirante mondo kafkiano.

kiriku

 
Di nilcoxp (del 16/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1116 volte)
Titolo originale
L'Enfant
Produzione
Francia, Belgio 2005
Regia
Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
Interpreti
Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Déborah François, Jérémie Segard, Fabrizio Rongione
Durata
95 minuti
Trailer

La camera incollata al volto per tutto il film non mi dà spazio per respirare, ed anch’io insieme ai protagonisti soffro e soffoco. Poco spazio poca visuale e poco futuro. I tuoi occhi mi hanno colpito di nuovo, amore vero travestito da passante, potevi andare via ma sei rimasta. Ho commesso un errore, vendere nostro figlio come ho venduto tutto intorno a noi, crederlo non mio come gli oggetti rubati e rivenduti. Tu non mi hai perdonato. Ma qui in periferia è così, niente ha valore se non il denaro, niente è veramente amore, tranne il tuo. Allora che fare? Ricomincio dall’inizio, mi devo riscattare e devo farlo in fretta. Voglio che i tuoi occhi mi colpiscano di nuovo e non per odio, qualunque sia il prezzo da pagare. Amore amore amore, vola basso ed è molto stretto, come questa camera incollata al volto che non mi fa respirare e che alla fine mi lascia una sensazione spiacevole: forse potevo darti di più, potevo fare di più, potevo dirti di più. Forse…ma io sono così e niente di più.

Un ringraziamento a "nirvanagel" per la gentile concessione.

nilcoxp

 
Di smarty (del 13/06/2008 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1482 volte)
Titolo originale
Die Geschichte vom weinenden Kamel
Produzione
Germania 2003
Regia
Byambasuren Davaa, Luigi Falorni
Interpreti
Janchiv Ayurzana, Chimed Ohin, Amgaabazar Gonson, Zeveljamz Nyam
Durata
87 minuti

“La storia del cammello che piange” è proprio una storia e come tale deve essere raccontata e vista. Immaginate un luogo lontano dove lo sguardo si perde all’orizzonte, la steppa e la sabbia del deserto colorano la terra e l’unico suono che si percepisce è quello del silenzio e del vento. Un luogo dove non si ha né acqua corrente, né luce, né gas come nelle nostre case, dove per raggiungere la città bisogna attraversare il deserto per alcuni giorni stando molto attenti a non perdere la strada! Ma nel deserto del Gobi vivono molte famiglie spesso pastori nomadi insieme con il loro unico tesoro, i cammelli, ed è proprio di una di queste di cui si occupa questo film-documentario. Siamo in una delle regioni del sud della Mongolia e come di consueto durante la primavera la famiglia aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. Una di loro dopo un parto difficile e doloroso dà alla luce un bellissimo puledro bianco che, nonostante gli sforzi dei pastori e gli istintivi tentativi del cucciolo, la madre rifiuta negandogli il suo latte ed il suo amore. Dopo giorni di attesa si decide di inviare i due bambini della famiglia nel deserto per far venire un musicista per il rituale Hoos…… Se avrete la pazienza di leggere per tutto il tempo i sottotitoli di traduzione (il film non è doppiato) e di arrivare alla fine (80 minuti circa) scoprirete la bellezza di un popolo che ha ancora rispetto per la natura e la madre Terra, che invoca la benevolenza con gesti propiziatori e di ringraziamento, che con umiltà vive la vita di tutti i giorni scandendola con gesti semplici ma ricchi d’amore. Per chi sa cogliere la bellezza dei dettagli scoprirà la bellezza dei colori, non solo di quella dei vestiti e degli arredi, ma anche di quelli della natura, qui catturata da una fotografia strepitosa, della fierezza e della dolcezza di una famiglia, in un luogo dove ancora il senso della famiglia è indispensabile per la sopravvivenza, dove però, come in tutte le famiglie del mondo anche qui la tecnologia fa gola ai più piccoli….(vedere l’ultimo minuto del film).

Smarty

 
Di kiriku (del 11/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 4241 volte)
Titolo originale
Majo no Takkyûbin
Produzione
Giappone 1989
Regia
Hayao Miyazaki
Interpreti
 
Durata
102 ninuti
Trailer

Kiki ha raggiunto l'età di tredici anni, come prevede la tradizione è pronta per diventare una strega. Per raggiungere questo traguardo deve però allontanarsi per un anno da casa, cercare una città dove non vive già una strega e cavarsela da sola. Appena le condizioni atmosferiche lo permettono, la giovane protagonista parte in sella alla sua scopa in compagnia del suo amico nonchè gatto nero Jiji. I due si dirigono verso il mare in cerca di un centro abitato che li possa ospitare. Una volta trovato il luogo dove svolgere il noviziato Kiki si troverà ad affrontare le difficoltà e le responsabilità che caratterizzano il passaggio dall'infanzia all'et'à adulta. Tratto da una storia di Eiko Kadono. "Kiki consegne a domicilio"  à l'ennesimo successo di Miyazaki datato 1989. Come in tutti i suoi lungometraggi questo film affronta le tematiche a lui più care e in particolare la fase evolutiva dell'essere umano, la natura, la magia e il contrasto bene e male. La differenza di questo cartoon sta nella delicatezza con cui affronta i temi, tutto si svolge con garbo e sensibilità. Le ambientazioni come al solito sono splendide,  per non parlare della straordinaria qualità dell'animazione. Ma del resto dall'inarrivabile disegnatore/regista/sceneggiatore nipponico non ci si poteva che aspettare un successo. Un film coinvolgente, pregno di fantasia ma in grado di portare l'attenzione su valori reali della vita di tutti i giorni, ma anche una festa per gli occhi grazie ad una qualità estetica ottima. A questo bisogna aggiungere una colonna sonora coinvolgente in grado, nelle scene piu´ struggenti, di emozionare. In poche parole un'opera da vedere assolutamente!

Kiriku

 

 

 

 
REC
Di Darth (del 10/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1157 volte)
Titolo originale
REC
Produzione
Spagna, 2007
Regia
Jaume Balagueró, Paco Plaza
Interpreti
Manuela Velasco, Ferrán Terraza, Jorge Yamam, Pablo Rosso, Carlos Lasarte, David Vert
Durata
85 minuti
Trailer

L’obiettivo della telecamera di Pablo, cameraman di professione, diviene la nostra finestra sul mondo di “REC”, quando lei viene oscurata noi non vediamo, quando cade, cadiamo con lei.
Questo metodo narrativo è già stato sfruttato più volte a livello cinematografico (mi ricordo “84C MoPic”, “Bloody Sunday”, il recente “Cloverfield”, ed il famoso “The Blair witch project”), ma, nonostante questo, credo sia lo stile migliore se si vuol puntare sull’immedesimazione dello spettatore… sempre che i movimenti della telecamera non siano troppo convulsi, altrimenti si rischia di nauseare il pubblico anziché coinvolgerlo.
La sceneggiatura racconta di Angela (una pseudo-giornalista), che, accompagnata dal cameraman, si reca in una caserma dei pompieri per girare un episodio di “Mentre voi dormite”, che consiste nel mostrare agli spettatori cosa accade la notte in città. Alcuni vigili del fuoco, affiancati dai professionisti dell’etere, si recano in una palazzina per una chiamata di routine: i vicini sentono delle urla provenire da un appartamento. E’ lì che ha inizio l’incubo per tutte le persone che si trovano nel condominio… entrare è stato facile, uscirne sarà un’impresa…
Il genere horror, ormai da anni, è in crisi (non ai livelli del cinema italiano ma quasi…). In periodi così magri, un film come "REC" è da non perdere: la storia non è originale ma coinvolge, lo stile narrativo rende molto (personalmente mi è piaciuto molto di più che "Il mistero della strega di Blair"), e in qualche sporadica occasione mi ha fatto anche saltare dalla sedia, cosa ormai abbastanza rara.
Unica enorme pecca gli attori: a parte Angela che è bravina e Pablo che non si vedrà mai, gli altri sono letteralmente penosi, quasi ridicoli a volte.
Comunque, meno male che ci hanno pensato gli spagnoli a girare un horror decente… perché se dobbiamo aspettare il nostro Dario Argento... campa cavallo che l’erba cresce!

Darth

 
Di nilcoxp (del 09/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1318 volte)
Titolo originale
Horton Hears a Who!
Produzione
USA 2008
Regia
Jimmy Hayward, Steve Martino
Interpreti
 
Durata
88 minuti
Trailer

Ortone è un simpatico elefante, che una giornata sente in un granello di sabbia che gli passa vicino delle voci. Si convince che ci sia della vita su quel granello e così si prodiga affinchè questo non subisca danni. Riesce a stabilire un contatto con questo mondo minuscolo (la città di “Chi non So”) che non riesce a vedere ma solo a sentire. Questo contatto è con il Sinda-Chi di questa comunità (sindaco), e l'aver scoperta la realtà sua e della sua gente crea in lui dapprima panico e poi problematiche filosofico-esistenziali: come si può accettere la verità di vivere su un granello di sabbia? E sopratutto come si può dirlo alla propria cittadinanza? Ma non sono solo questi i suoi problemi, c'è anche un consiglio cittadino che lo reputa uno “sfigato” e che cercherà di estrometterlo dalla sua carica. E' la storia ormai classica (ahimè) del potere che vuole gestire il popolo attraverso l'intrattenimento, certamente più allettante, invece di far conoscere una verità pericolosa e destabilizzante (non vi ricorda niente?). Ma il cartone animato non si ferma qui, infatti anche l'elefante si troverà a passare i suoi guai. Una cangura autoproclamatasi Capo di quella foresta, cercherà in tutti i modi di distruggere quel presunto mondo che secondo lei è inventato. "…Se una cosa non si può vedere, non si può toccare e non si può sentire, allora vuole dire che non esiste!", questa è la frase con cui perseguita Ortone, perchè ritiene che la sua condotta sia disturbante e deviante per i giovani che lo ascoltano (non vi ricorda niente neanche questo?). Esteticamente gli abitanti della città di “Chi non So” mi hanno ricordato una vecchia pubblicità che c'era tanti anni fa sui giornali: le scimmie di mare! Ve le ricordate? Il film porta con se una morale di fondo molto importante: finchè tutti non si assumeranno le proprie responsabilità dando il proprio contributo alle cause comuni, queste difficilmente verranno superate. E pensate che tutto quello che vi ho scritto è la chiave di lettura più impegnata, di una pellicola che scorre allegramente e che farà sicuramente la gioia dei più piccoli, infarcita com'è di gag esileranti. Unico neo, il doppiaggio dell’elefante è stato fatto da De Sica: nome penalizzante per ogni opera cinematografica! Ma, se uno non ci pensa al fatto che sia lui, riesce a superare questo scoglio sgradevole per un film che merita al di là del doppiatore. Ma siete ancora quà? Andate a vederlo!!! Baci-chi a tutti.

nilcoxp

 
Di kiriku (del 04/06/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1185 volte)
Titolo originale
Kauas pilvet karkaavat
Produzione
Finlandia 1996.
Regia
Aki Kaurismäki
Interpreti
Kari Vaananen, Kati Autinen, Sakari Cuosmanen, Markku Peltola.
Durata
96 minuti
Trailer

Nel 1996 Aki Kaurismäki esce nelle sale con il film “ Nuvole in viaggio”, nel 2002 e poi nel 2006 escono gli altri due: "L’uomo senza passato" e "Le luci della sera". Insieme formano la trilogia che il regista finlandese dedica alla sua terra. Il tema affrontato in questa prima pellicola è il dilagante problema della disoccupazione in un contesto sociale già logoro di per se. Ilona e Lauri sono una coppia modesta, vivono in una casa modesta, le loro aspirazioni sono modeste o meglio quasi inesistenti. Vivono in un stato di immobilità emotiva disarmante, tutto sembra cosi triste e privo di vita. Gli unici movimenti sono gli scricchiolii di una vita che cade a pezzi lentamente e inesorabilmente. I due infatti, a causa della recessione, perdono il lavoro, l’unica cosa che forse li rendeva emotivamente vivi e, con lo scorrere del tempo, le cose per quanto possibile peggiorano. Ma come dice il titolo le nuvole sono in viaggio e come arrivano così se ne vanno, lasciando una scia di cambiamenti a volte anche positivi. Kaurismäki con il suo stile inconfondibile riesce a trasmettere un senso di staticità pulsante. I dialoghi sono ridotti al minimo e quando ci sono trasmettono un senso tragicomico che danno movimento ad una regia praticamente immobile tipica del suo cinema. Il regista non indaga sulle cause di questa solitudine esistenziale che avvolge tutto ma si concentra sugli effetti che queste hanno sulla psiche dei personaggi, senza mai cadere in banali clichè. Il risultato è la foto mossa di un mondo verosimile, poesia stralunata e spietatamente ironica di un umanità che non ha scelte, condannata a vivere all’ombra delle nuvole in attesa di qualche accidentale squarcio di luce.

 kiriku

 
Di Darth (del 03/06/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2055 volte)
Titolo originale
Taxi
Produzione
Italia, 2008
Regia
Marco e Riccardo Di Gerlando
Interpreti
Anselmo Nicolino, Luca Pittavino
Durata
26 minuti
Trailer

E’ la terza volta che su Blogbuster recensiamo un cortometraggio dell’Associazione Sanremo Cinema: il primo fu “Favola di un cinema”, analizzato dal mio collega nilcoxp, e successivamente io scrissi le mie considerazioni su “Anch’io”.
Essendo un estimatore delle indubbie qualità registiche dei fratelli Marco e Riccardo Di Gerlando, sono veramente lieto di recensire anche il loro ultimo lavoro: “Taxi”.
La mia soddisfazione è dettata dal fatto che ritengo questo nuovo film girato dai registi sanremaschi la loro miglior produzione di sempre!
I due elementi che non mi hanno mai entusiasmato nelle opere dell’Ass. Sanremo Cinema (non solo le due recensite ma tutte quelle che ho visto) sono le sceneggiature e gli attori: poco curate le prime e dilettanti i secondi. Beh, in “Taxi”, la sceneggiatura è tratta nientepopodimeno che da un racconto di Tiziano Sclavi: più precisamente dall’omonimo “Taxi!”, una storia di Dylan Dog di sole 13 pagine edita nell’albo gigante n.2 del ’94; e i due interpreti di questa novella, Anselmo Nicolino (il tassista) e Luca Pittavino (il giornalista messo al posto dell’indagatore dell’incubo) sono davvero bravi!
Finalmente! Scusate lo sfogo, ma è per me motivo di giubilo assistere ad un corto dei Di Gerlando di ben 26 minuti dove (ripeto) finalmente si può godere appieno di una bellissima fotografia in bianconero (già apprezzata in “Favola di un cinema”), della briosa e professionale regia ricca di inquadrature mai banali, nonché delle avvolgenti musiche di sottofondo, senza essere riportati alla cruda realtà delle produzioni amatoriali da interpretazioni approssimative o da una sceneggiatura incompleta. E non solo, essendo un collezionista di Dylan Dog, mi ha fatto un immenso piacere assistere a questa trasposizione cinematografica del racconto a fumetti di cui sopra.
Questa volta rivolgo i miei più sentiti elogi a tutto lo staff dell’Associazione Sanremo Cinema senza remore e senza critiche.
Bravi ragazzi, continuate così!

Darth

P.S. Ma lo avete mandato il link del corto a Tiziano Sclavi? Secondo me piacerà anche a lui… ; - )

 

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