BLOGBUSTER - cinema e musica
mail forum
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di slovo (del 03/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1132 volte)
Titolo originale
Un borghese piccolo piccolo
Produzione
Italia, 1977
Regia
Mario Monicelli
Interpreti
Alberto Sordi, Shelley Winters, Vincenzo Crocitti, Romolo Valli, Renzo Carboni, Renato Romano
Durata
122 minuti

Si capirà solo a film inoltrato ma nella sequenza iniziale, in quei confusi ed ambigui sei minuti, è già condensato tutto il sordido senso della pellicola di Monicelli. Giovanni Vivaldi e il figlio Mario stanno trascorrendo assieme un pomeriggio domenicale al lago, dedicandosi alla pesca. La scena dovrebbe suscitare letizia tuttavia il tema cupo e vagamente sinistro dei titoli di testa ci introduce un paesaggio plumbeo, stinto, nebbioso da cui emerge l’adulto padre che si precipita a sfondare a pietrate la testa di un luccio appena pescato, riversando una furia disturbante sulla preda che lo ha fatto tanto dannare.
Le battute rivolte al figlio, al quale è convinto di impartire distillati di vita, rivelano la sua natura classista, individualista e sessista (“molti nemici molto onore, ricordalo: l’ha detto un uomo che c’aveva due palle così!”).
Il Vivaldi ha celato sotto le vesti di un borghese ‘per bene’ tutta la sua pochezza, la sua incuranza del viver civile a solo beneficio di se stesso e della sua famiglia. Per nulla incline ad aiutare il prossimo, non indugerà ad abbassarsi alle più umilianti ruffianerie allo scopo di ottenere una raccomandazione per il figlio. Che poi la malasorte renderà vana.
Le tragiche conseguenze di un proiettile vagante costituiscono lo spartiacque narrativo, il registro squallidamente pagliaccesco della prima parte (che trova il suo apogeo nella scena dell’iniziazione massonica) si colorerà di tinte drammatiche nella seconda, con la decadenza fisica e morale del Vivaldi e di tutto il suo microcosmo.
Alla fine non si sa davvero quale dei due faccia più ribrezzo: se il borghese paraculo oppure il vendicatore impazzito. Sbagliato, probabilmente, considerarli come due entità distinte: G.V. è il rappresentante di un tipo umano fin troppo diffuso, del prodotto di una società marcia costruita sul marciume. Le estremizzazioni del copione non fanno che rivelarne la natura torva e non riescono tuttavia a distanziarlo più di tanto dal piano reale.
Il film, con il quale il regista Monicelli si sganciava dalla commedia casereccia che aveva caratterizzato la sua precedente produzione, è sconfortante e disillusorio: non è tanto il peggio che si abbatte sul peggiore – che al limite potrebbe rappresentare una sorta di karma parificatore - è piuttosto corruzione diffusa, malcostume radicato (quanti si saranno riconosciuti nel personaggio? Ma soprattutto quanti, pur essendone i cloni, non lo hanno fatto?) è guerra tra derelitti, è aberrazione che si autoalimenta… è la rassegnata consapevolezza che tanto, nulla cambierà.
Un film storico-drammatico penetrante e sconvolgente con un Alberto Sordi come al solito enorme e l’occasione per una doverosa -non retorica- riflessione sul come i disastri di oggi abbiano radici lontane e profonde.

slovo

 
Di giuxcv (del 02/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1387 volte)
Titolo originale
Colpo d'occhio
Produzione
Italia 2008
Regia
Sergio Rubini
Interpreti
Riccardo Scamarcio, Sergio Rubini, Vittoria Puccini, Richard Sammel, Paola Barale
Durata
110 minuti

Ieri, curioso, sono andato a vedere “Colpo d'occhio” il nuovo film di Sergio Rubini che tenta una via di mezzo tra un dramma e uno psicothriller. Il risultato è frammentario, un imitazione dello stile che ha contraddistinto Brian de Palma con alcune parti di trama che risultano illogiche e forzate. Nell’epilogo c'è lo stesso Sergio Rubini nei panni del critico che definisce il piano del film enumerando canoni estetici e filosofici della costruzione drammaturgica, questo personaggio si propone come "vero alter-ego" del regista, che sembra quasi cercare di rendere il pubblico partecipe alla costruzione critica che c'è nella realizzazione dell’opera.
Inizia la storia: in una mostra d'arte si conoscono l'amante del critico (Vittoria Puccini) e l'artista Scala (Scamarcio), i due diventano subito amanti; il critico (Rubini) che coglie tutto, organizza una messinscena quasi teatrale con la quale tenta di plagiare i due ingenui. Le scene si susseguono con una bella fotografia e alcune profonde concettualizzazioni sul significato dell'arte. A parte Rubini gli attori sono scarsi tanto che film si perde nel ritmo da soap televisiva e la sensibilità della ragazza, che vorrebbe giustificare un suo illogico altruismo, darà il via al finale drammatico che ovviamente non vi racconto.
Poteva essere realizzato meglio ma è un prodotto originale, l'arte che si autocommenta e autocritica definendosi un contenitore illusorio e molte volte vuoto.

giuxcv

 
Di Namor (del 01/05/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1114 volte)
Titolo originale
La Ragazza del Lago
Produzione
Italia 2006
Regia
Andrea Molaioli
Interpreti
Toni Servillo, Nello Mascia, Marco Baliani, Giulia Michelini, Fausto Maria Sciarappa, Denis Fasolo, Franco Ravera, Sara D'amario, Heidi Caldart, Alessia Piovan, Nicole Perrone, Enrico Cavallero, Anna Bonaiuto, Omero Antonutti, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino.
Durata
95 Minuti
Trailer

Una bambina di sei anni viene avvicinata e portata via da un’auto, la sua improvvisa scomparsa fa accorrere sul luogo il commissario Sanzio(Toni Servillo), da poco trasferitosi nella nuova località montana per stare più vicino alla moglie, ricoverata in una clinica con gravi problemi di salute. La piccola viene poi ritrovata sana e salva dopo essere stata oggetto di compagnia nella fattoria di Mario, un uomo per fortuna innocuo ma affetto da ritardo mentale. Durante il resoconto agli inquirenti la bimba racconta di una leggenda locale riguardante il vicino lago (Il lago del serpente), la quale narra, che dentro le sue acque viva un serpente, e che, chiunque lo guardi negli occhi si addormenterà per sempre, come la ragazza che ha visto “dormire” sulle rive del bacino artificiale. Mentre il commissario con il suo assistente si avvicina al lago per sincerarsi della veridicità circa la testimonianza della ragazzina, sporge in prossimità delle sue sponde, il corpo immobile di una bella ragazza. Appare subito chiaro che la giovane donna ritrovata nuda ed in un’anomala posizione, non é stata colpita da nessun incantesimo dormiente, ma bensì vittima di un assassinio!
In una comunità dove le giornate sono scandite dalla quiete della natura, le ponderate indagini del commissario prenderanno il loro corso, includendo, nella indecorosa cerchia dei sospettati, più di una persona ed ognuna per vari motivi, al fine di estrapolarne e consegnare alla giustizia il vero colpevole.
Dopo aver vinto ben dieci David di Donatello viene riproposta nelle nostre sale la pellicola di esordio del regista Andrea MolaioliLa ragazza del lago”, opera tratta dal libro “Lo sguardo di uno sconosciuto” della scrittrice Norvegese Kerin Fossum.
Le bellissime località Friulane ed il suo incantevole Lago di Fusine fanno da cornice a questo buon noir italiano dove si erge l’ottima recitazione di un grande Servillo, creando un connubio che fanno di questo film un ottimo incentivo per prendere in considerazione la sua visione, senza incorrere nel rischio di possibili fregature.

Namor

 
Di Darth (del 29/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1258 volte)
Titolo originale
Zeitgeist: The Movie
Produzione
USA, 2007
Regia
Peter Joseph
Interpreti
Durata
118 minuti
Trailer

Quando parliamo di stronzate, enormi, gigantesche stronzate, dobbiamo rimanere in rispettosa osservazione del campione di tutti i tempi di false promesse ed esagerazioni: la religione. Pensateci. La religione è riuscita a convincere la gente, che c’è un uomo invisibile, che vive nel cielo, che guarda tutto ciò che fate, ogni singolo istante di ciascun giorno. E l’uomo speciale ha una lista speciale, di dieci cose che non vuole voi facciate. E se fate anche solo una di queste dieci cose, ha un posto speciale, pieno di fuoco e fumo e persone che bruciano e tortura e angoscia, dove vi spedirà a vivere e soffrire e bruciare e soffocare e urlare e piangere, per sempre e sempre fino alla fine del tempo! Ma Lui vi ama! Vi ama e ha bisogno di soldi! Ha sempre bisogno di soldi! E’onnipotente, onnisciente e saggio, ma per qualche ragione, non sa fare a meno dei soldi!
Questa è la prefazione alla prima parte di “Zeitgeist”.

Il 15 marzo scorso, c’è stato lo Z-Day la giornata mondiale di Zeitgeist. Come per il V-Day tutto italiano, i mass media hanno ovviamente ignorato questo evento.
“Zeitgeist” è un web documentario no-profit, prodotto da Peter Joseph, “realizzato come espressione filmica senza scopo di lucro per ispirare la gente a guardare il mondo da una prospettiva più critica e per comprendere che molto spesso le cose non sono come che la maggior parte della popolazione crede”. Diviso in tre capitoli ben distinti, Zeitgeist, nel primo porta a conoscenza le proprie teorie (avvalorate da prove confutabili qui) sul come le religioni siano create per dominare l’uomo, incentrando il discorso che tutte le fedi presentino gli stessi punti saldi dovuti da fenomeni astrologici. Molto interessante soprattutto il fatto che: secondo il documentario, tremila anni prima di Cristo, il dio egiziano Horus nacque il 25 dicembre dalla vergine Isis-Meri, la sua nascita fu annunciata da una stella nell’est che tre re seguirono per trovare il nuovo salvatore, aveva 12 discepoli, eseguiva miracoli come curare malati o camminare sull’acqua, tradito da un discepolo venne crocifisso ma dopo tre giorni resuscitò. Ora, io non sono certo un teologo, ma questa storia mi sembra di averla già sentita…
La seconda parte del film riprende i fatti dell’11 settembre, riproponendo la teoria della cospirazione tutta Americana, già trattata in molti altri documentari.
Nella terza parte, infine, intitolata “Non fate caso agli uomini dietro le quinte”, Peter Joseph analizza eventi storici lontani nel tempo fra di loro, ma aventi gli stessi fini. Iniziando dal potere delle banche derivato dalla crisi economica americana del ’29, per poi analizzare (in relazione al capitolo II) le cause delle varie guerre USA: la tragedia del Lusitania, Pearl Harbor, il golfo del Tonchino, il World Trade Center… fino a mettere in correlazione Hitler (che nel '33 diede fuoco al parlamento tedesco incolpando i terroristi comunisti, per poi effettuare una serie di guerre preventive), con George W. Bush.
Non voglio esprimere giudizi personali si questo documentario né su quello che vuole comunicare; nonostante questo ne consiglio la visione a tutti, poiché trovo importante sentire tutte le campane, anche quelle che suonano stonate, lontane o a morto... così da poter scegliere in coscienza qual è il rintocco che più ci aggrada.

Darth

P.S. Recensione numero 100 firmata Darth... non avrei mai creduto possibile arrivarci, grazie a tutti! : - D

 
Di Namor (del 24/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1569 volte)
Titolo originale
La Môme
Produzione
Francia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca 2007
Regia
Olivier Dahan
Interpreti
Marion Cotillard, Sylvie Testud, Clotilde Courau, Jean-Paul Rouve, Pascal Greggory, Marc Barbé, Caroline Sihol, Emmanuelle Seigner, Catherine Allégret, Gérard Depardieu.
Durata
140 Minuti
Trailer

Uno scricciolo di donna vestita di scuro é sola al centro del palco, il pubblico estasiato dalla straordinaria voce dell’artista, segue attentamente la sua incredibile e vibrante performance, ma, improvvisamente, la piccola cantante esausta dalla fatica sviene nel pieno della sua esibizione.
Con questa drammatica scena iniziale si apre il sipario del biopic “La vie en rose”, pellicola dedicata alla più grande interprete del filone realista francese (chanteuse réaliste), l’immensa ed incomparabile Edith Piaff .
Ad interpretare in maniera veramente stupefacente questo incredibile personaggio é stata l’attrice francese Marion Cotillard, la sua impeccabile performance gli é valsa il premio a cui tutti gli attori ambiscono nella loro carriera, l’oscar per la migliore interpretazione da protagonista! Uno studio approfondito di svariati anni ed un trucco giornaliero di ben sei ore a cui l’attrice transalpina si é sottoposta, hanno reso possibile un progetto non facile, quello di portare sullo schermo e con la giusta credibilità, il tormentato e sventurato percorso di vita artistica e privata che hanno accompagnato i suoi brevi ma intensi 48 anni di vita.
Édith Giovanna Gassion questo il suo vero nome, nacque in piena miseria a Parigi nel 1915 da genitori di umili origini, il padre Louis fu un carente saltimbanco, la madre Lina Marsa nativa di Livorno cantava agli angoli della strada come mendicante, in seguito abbandonò la figlia per tentare invano la carriera di cantante. La piccola Édith, per volontà del padre venne affidata alla nonna e accudita amorevolmente dalle signorine che vivevano nella stessa dimora classificata più propriamente come “bordello”, che la stessa nonna gestiva. In quella breve e felice parentesi arrivò la prima avvisaglia, segno che la sua vita non sarebbe stata tutta rose e fiori, infatti una grave infezione agli occhi le fece rischiare la cecità permanente. Questo, fu solo uno dei tanti episodi negativi che colpirono incessantemente la vita della Piaff, incidenti stradali, coma epatici dovuti ad abuso di alcol, interventi chirurgici, delirium tremins ed un continuo uso di droga andarono ad intaccare in maniera devastante il suo piccolo e gracile fisico. Ma quello che le fu veramente letale e che diede inizio al suo degrado fisico permanente, fu la scomparsa del suo grande amore, il pugile francese campione del mondo Marcel Cerdan, perito in un incidente aereo mentre si recava da lei.
La strada, quello fu il suo primo palcoscenico, ed è proprio in quell’anomalo teatro, dove si esibiva per guadagnare qualche soldo, che venne notata da un famoso impresario il quale, la fece diventare una stella di prima grandezza, questo fu possibile grazie alla sua straordinaria voce contrassegnata da molteplici sfumature, era in grado di passare improvvisamente dai toni aspri ed aggressivi a toni dolcissimi, chi non l’ha mai sentita cantare avrà l’occasione di ascoltarla per la prima volta durante la programmazione del film, poiché la voce che si ode durante le esibizioni canore mimate dalla Cotillard, sono della stessa Piaff.
La prova da Oscar della Cotillard abbinata alla gran voce della Môme, fanno di questa opera un film da vedere e consigliare agli amanti del buon cinema.

Namor

 
Di Darth (del 23/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3240 volte)
Titolo originale
Evan Almighty
Produzione
USA 2007
Regia
Tom Shadyac
Interpreti
Steve Carell, Morgan Freeman, John Goodman, Lauren Graham
Durata
90 minuti
Trailer

Il Dio Morgan Freeman è ritornato ad imporre il suo volere ad un altro fortunato interprete. Dopo il poco brillante “Una settimana da Dio”, dove donava poteri illimitati a Jim Carrey (il quale li utilizzava per rendere il film ultra-demenziale), ora, il barbuto Signore, sceglie Steve Carell come nuovo Noé.
Evan è stato appena eletto al congresso grazie allo slogan “Cambieremo il mondo” (Yes we can?), e in un momento di ansia per il suo nuovo incarico prega il Signore di aiutarlo in questo. Era meglio se lasciava stare. Il giorno dopo iniziano a consegnargli martelloni, seghe e legname, gli animali lo seguono come un messia e poco dopo appare Dio a dirgli che deve costruire un’arca per salvare la sua famiglia e gli animali dal diluvio del 6 settembre (mancano pochi mesi). Evan fa di tutto per rinunciare a quest’obbligo ma il diabolico Dio Morgan è irremovibile e lo trasforma pian piano in un vero Noé con la barba lunghissima (ed intagliabile) vestito di juta a costruire un’arca immensa con le stesse tecniche del suo predecessore…
Ho guardato questo lungometraggio per rivedere Steve Carell all’opera dopo il divertentissimo “40 anni vergine”, anche se ero molto scettico sulla riuscita dell’opera visto il tema trattato. Il risultato è di 96 minuti in cui non ho riso una volta, le situazioni si susseguono in maniera più che scontata ed anche Carrell mi ha deluso, imbrigliato in un ruolo molto più adatto a Jim Carrey che a lui. L’unica miglioria da “Una settimana da Dio” è la possibilità di farlo vedere ai bambini (non ci sono i turpiloqui ed i riferimenti sessuali del prequel) e la chiara morale ecologista. Per il resto, io ho buttato i 3 euro per il noleggio del dvd, ma Tom Hanks (produttore) ha buttato la bellezza di 175 milioni di dollari per un film insulso… e complimenti!

Darth

 
Di nilcoxp (del 21/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 981 volte)
Titolo originale
Next
Produzione
USA 2007
Regia
Lee Tamahori
Interpreti
Nicolas Cage, Julianne Moore, Jessica Biel, Thomas Kretschmann, Tory Kittles, Jose Zuniga, Jim Beaver, Jason Butler Harner
Durata
96 minuti
Trailer

Un giorno mi sono detto: “…caro nilcoxp, ogni tanto dovresti accettare la sfida di guardare un film diverso dal tuo genere…”. Fu così che visionai “Next”. Risulta scontato che partendo da un giudizio negativo a priori, io fossi leggermente prevenuto. Cris Johnson (Nicolas Cage) fa l’illusionista in un casino a Las Vegas con il nome artistico di Frank Cadillac, e arrotonda il suo stipendio con le vincite al tavolo da gioco. Piccole somme, per non dare troppo nell’occhio, visto che per vincere usa un particolare potere che egli ha: vedere fino a due minuti nel proprio futuro. Non riesce però a passare del tutto inosservato, dato che un agente federale lo scoprirà cercando di coinvolgerlo in un caso di terrorismo internazionale. Detto in parole povere, è in pratica un classico film d’azione, e i pochi spunti che potevano e dovevano essere sviluppati rimangono invece immobili ed inutilizzati (tipo: la possibilità di vedere nel proprio futuro, anche se di soli due minuti, renderebbe l’uomo più forte o più vulnerabile? Più cosciente o spregiudicato? Più onesto o disonesto?). E noi siamo lì, ad osservare l’utilizzo di questi poteri a fini scenografici: salti, esplosioni, corse folli, sparatorie, ecc... Era da molto che non vedevo un film con N.C. come protagonista, e devo dire che mi ha impressionato vederlo così dimagrito ed invecchiato. Le scene che ho preferito sono state quelle in cui lui cerca di uscire dal casino mentre la sorveglianza lo insegue, e quelle in cui cerca di conquistare una ragazza di cui non sa nulla. Nella valutazione complessiva lo ritengo un lungometraggio senza lode ne infamia, e considerando il mio punto di vista iniziale direi che non è male questo punto d’arrivo. Novantasei minuti d’intrattenimento leggeri e gradevoli, dovuti anche al fatto che sono solo novantasei e non di più. Baci…(tra due minuti però!)

 nilcoxp

 
Di slovo (del 19/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1539 volte)
Titolo originale
Star Trek X: Nemesis
Produzione
USA 2002
Regia
Stuart Baird
Interpreti
Patrick Stewart, Brent Spiner, Jonathan Frakes, Marina Sirtis, Tom Hardy
Durata
116 minuti

In attesa che l’eclettico J.J.Abrams termini di girare l’undicesimo capitolo, rivitalizzando una saga ingiustamente finita nell’oblio, cogliamo l’occasione per riprendere in esame l’ultimo film di Star Trek apparso nelle sale, lo stesso che suggerì alla Paramount che quello era un filone da considerare esaurito. È da dire che la dèbacle commerciale di “Nemesis” non fece che seguire un trend di progressivo disinteresse in cui versavano i prodotti a marchio Star Trek ormai da tempo.
Data stellare 56844.9 - Mentre a bordo dell’Enterprise si festeggiano le nozze del comandante Riker e il consigliere Deanna Troi, a Romulus è in atto un colpo di stato. Con l’appoggio dei militari, l’astuto Shinzon assassina l’intero senato in carica e si autoproclama pretore. La nave del capitano Picard è la più vicina al confine con la zona neutrale, le viene quindi assegnato il compito di investigare.
Nessuno poteva immaginare che Shinzon altri non è che un clone di Picard, con l’età di un ragazzo, creato originariamente dai servizi segreti romulani, successivamente schiavizzato ed ora determinato a guidare la causa dei reietti Remani. Le sue mire di conquista si riveleranno una minaccia per la federazione che Picard e il suo equipaggio dovranno fronteggiare.
La trama di “Nemesis” si adagia su un modello narrativo riconoscibile nello schema ‘sventiamo i piani del cattivo di turno’ che produsse a suo tempo quel capolavoro di “Star Trek II: l’ira di Khan” e che fu replicato più volte nel corso della saga, anche per proporre (o propinare?) plots semplificati, con meno richiami possibile alla complicata continuity definita nelle serie televisive, fruibili quindi anche da chi non fosse un preparato trek-maniaco.
Purtroppo il reiterarsi di questa politica finì col produrre ‘puntatone’ autoconclusive che raramente reggevano il confronto con i picchi della produzione televisiva senza peraltro affrancarsi del tutto da quell’ inaccessibilità in cui il novizio si sarebbe comunque imbattuto.
Un' eccessiva intromissione della produzione si avverte anche ne “la nemesi”: dalla sequenza della dune-buggie, cacciata a forza nella trama solo per incorporare ‘azione’ così come si farebbe aggiungendo del sale cucinando, fino al taglio, imposto per snellire la durata del film, di numerose scene nel montaggio finale.
È noto che i manager capiscono poco di cinema ma queste scelte scriteriate, fatte per rientrare degli investimenti (cospicui, a onor del vero) oltre a mutilare una sceneggiatura a solo vantaggio dell’ hype ottennero riscontri trascurabili.
Peccato perché il tema del doppio poteva trovare una buona rappresentazione: Jean-Luc Picard, l’integerrimo ufficiale della flotta stellare faccia a faccia con un sè stesso a cui la sorte non aveva concesso le medesime opportunità, come a dire: buoni o cattivi, è solo questione di circostanze. Il tutto poteva essere reso meglio.
Completamente da buttare? Di certo non il peggiore dei dieci come qualcuno ha incautamente asserito, francamente dubito che un generico spettatore potrebbe cogliere certe battute tra i membri dell’equipaggio ma “nemesis” rimane un buon film, con abbastanza effetti visivi e battaglie spaziali da accontentare ogni cultore del genere e dieci toccanti minuti finali che scuoteranno le emozioni di ogni trekker che si rispetti.

slovo

 
Di Sansimone (del 18/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2433 volte)
Titolo originale
Il nome della rosa
Produzione
Italia, Francia, Germania 1986.
Regia
Jean-Jacques Annaud
Interpreti
Sean Connery, F. Murray Abraham, Christian Slater, Kim Rossi Stuart, Ron Perlman, Gianni Rizzo, Francesco Maselli, Franco Marino, Vernon Dobtcheff, Pietro Ceccarelli, Umberto Zuanelli, Armando Marra, Franco Diogene, Peter Berling, Giordano Falzoni, Michael Lonsdale, Andrew Birkin, William Hickey, Valentina Vargas, Francesco Scali
Durata
130 minuti

Anno domini 1327 in un’antica abbazia benedettina del nord dell’Italia giunge Guglielmo di Baskerville accompagnato dal suo novizio Adso de Melk per un concilio segreto tra il papato e esponenti del ordine francescano ma, prima del confronto con i dignitari papali Guglielmo si dovrà occupare di una serie di delitti avvenuti tra i monaci dell’abbazia su incarico dell’abate.
Meglio il film o meglio il libro? Credo che questa sia la domanda che ognuno si pone, quando ha occasione di leggere un libro e poi guardare la trasposizione cinematografica. Per quanto riguarda “Il nome della rosa” mi è successo l’opposto, prima ho visto il film e poi ho letto il libro, ma, il giudizio non è cambiato meglio il libro.
La pellicola girata da Jean-Jacques Annaud, che di sicuro ha visto negli anni più spettatori che non lettori del libro di Eco, è un buonissimo prodotto( l’ho visto almeno dieci volte), con attori del calibro di Sean Connery, F. Murray Abraham, Christian Slater e un giovanissimo Kim Rossi Stuart, con le scenografie di Dante Ferretti e girato nello splendido castello di Kloster Eberbach in Germania. Girata ottimamente come dicevo da Annaud che n’ottiene un buon film dalle atmosfere cupe e ombrose a rappresentare l’oscurità del medioevo, che aiutano a mantenere la suspence fino alla fine, ma, purtroppo, le due ore circa di durata non riescono rappresentare il libro e credo che questo non era neanche nelle intenzioni del regista o degli autori, anzi forse è grazie proprio a questa preventiva rinunzia di rappresentare a pieno il libro che il film ha ottenuto buoni risultati.
Troppo vasto il libro per riuscire a condensare il tutto in un film, troppi i temi toccati da Eco nel suo romanzo; storia filosofia religione che s’intrecciano su più piani che hanno dato vita a un romanzo di successo mondiale che oggettivamente non può essere sintetizzato in un film.

Sansimone

 
Di Namor (del 17/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1604 volte)
Titolo originale
Gone baby gone
Produzione
USA 2007
Regia
Ben Affleck
Interpreti
Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris, John Ashton, Amy Ryan, Amy Madigan, Titus Welliver.
Durata
114 Minuti
Trailer

L’improvvisa scomparsa di Amanda, una bambina di 4 anni, getta nello sgomento la sua anomala famiglia. La madre Melene, (Amy Ryan) è una scaltra tossicomane dedita alla droga ed all’alcool, un vizio che la porta occasionalmente a fare il mulo nel traffico di stupefacenti, allo scopo di guadagnare contante da investire nei suoi biechi vizi. Gli zii, al contrario della madre, sono le uniche persone a cui preme un futuro più roseo per la piccola Amanda, sono loro che l’accudiscono con amore e dedizione paterna quando la degenerata madre la lascia sola in casa.
Dopo le iniziali ed inutili ricerche della polizia dalle quali scaturisce il nulla, sarà una decisione a sorpresa dell’amorevole ed indomita zia, a dare una scossa al corso delle indagini ingaggiando una coppia di detective privati. Il duo, Patrick Kenzie (Casey Affleck) e Angie Gennaro (Michelle Monaghan) soci nel lavoro ma anche una coppia nella vita, dovranno assolvere un compito non facile, ritrovare una bambina in una città dove la criminalità locale include anche la peggior feccia del genere umano… i pedofili! Il capitano della polizia Jack Doyle (Morgan Freeman), induce i suoi agenti Remy Bressant (Ed Harris) ed il suo compagno Nick, incaricati ad investigare sul caso, a dare la loro assoluta disponibilità ai due detective locali nello svolgimento delle indagini. L’alleanza tra i quattro seppur forzata porta i suoi frutti, la bambina verrà proposta come pedina di scambio da uno noto spacciatore per riavere il suo maltolto, ma quando tutto sembra destinato ad evolversi nel migliore dei modi, qualcosa non funziona nell’operazione, e a rimetterci la vita sarà proprio la piccola Amanda.
La testardaggine del detective Kenzie combinata ad un’analisi dei fatti più approfondita da parte dello stesso, porterà alla luce una fitta rete di menzogne, destinata a coprire una verità che nessuno ha mai avuto intenzione di rivelare.
Gone baby gone” segna l’ottimo esordio alla regia dell’attore Ben Affleck, il film é tratto dal famoso e omonimo romanzo di Dennis Lehane, per chi fosse interessato a leggere il libro, da noi s’intitola “La casa buia”.
Vuoi vedere che dopo una carriera altalenante da attore, il neo regista ha trovato la sua giusta collocazione nel mondo del cinema? Fare centro al primo colpo non è comune ma un’eccezione riservata solo per chi ha talento, e Affleck in questa nuova veste dimostra sicuramente di averne. In questo film oltre a dirigere in maniera eccellente un ottimo cast, é riuscito ad adattare su grande schermo un noir molto ben congeniato in durezza e senso della realtà. Chi si appresta a vederlo difficilmente rimarrà deluso, la pellicola arriva nelle nostre sale con credenziali di tutto rispetto, oltre ad entusiasmare la critica americana che lo ha eletto uno dei titoli meglio recensiti del 2007, da noi ha ottenuto meritatamente le fatidiche 4 stelle, e oggi come oggi ottenerle non è cosa da poco.

Namor

 
Di Darth (del 15/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1219 volte)
Titolo originale
Irina Palm
Produzione
Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Germania, Francia, 2007
Regia
Sam Garbarski
Interpreti
Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Dorka Gryllus
Durata
103 minuti
Trailer

Irina Palm è “la miglior mano destra di Londra”; ossia la più apprezzata masturbatrice di uomini di tutta Soho. Ma chi è in realtà Irina Palm, visto che i clienti che la pagano per i suoi servigi non la vedono (utilizzano un foro in un muro…)? Irina Palm è il nome d’arte di Maggie, una nonna che è rimasta senza più un soldo per aiutare il figlio a curare la rara malattia del nipotino; però quando le speranze sono al lumicino ed i soldi sono esauriti, esce la prospettiva di una nuova cura... ma bisogna portare il piccolo in Australia entro sei settimane! La nonna cerca disperatamente un lavoro, e quando legge che cercano un’hostess in uno strip-bar, si presenta per il posto. Il proprietario spiega a Maggie in cosa concerne realmente il lavoro, e la donna, molto intimidita ma spinta dall’amore per il nipote oltre all’accordo di un’ottima retribuzione, accetta il posto. Dopo lo choc iniziale, Maggie alias Irina, diventerà apprezzatissima dai clienti per le sue mani morbide ed il suo modus operandi, tanto da convincere il capo ad anticiparle le 10 settimane di stipendio utili per finanziare il viaggio in Australia al figlio. Incredibilmente, per l’audace nonna il difficile non sarà dar piacere agli uomini per 8 ore al dì, ma non far scoprire al proprio rampollo ed alle amiche pettegole cosa va a fare tutti i giorni a Londra (Maggie abita in campagna). Come giustificare quindi la provenienza di tutti quei soldi? E come giustificare il braccio al collo causato del “gomito da seghista”?
Film molto delicato questo “Irina Palm”: nonostante l’ambientazione sia spesso nel quartiere a luci rosse di Londra, l’aura di candore che porta con se il personaggio di Maggie (interpretato molto bene dall’ex starlette Marianne Faithfull) rende tutto molto soft, tanto che persino una cosa volgare come fare una sega ad un membro maschile fuoruscente da un muro pare un lavoro comune. A conclusione di una sceneggiatura notevole, l’evoluzione caratteriale che subirà Maggie grazie (o a causa) del suo nuovo lavoro, trovandosi più disinvolta e meno intimorita dalle domande indiscrete e maliziose delle sue presunte amiche.
Una commedia dolceamara che intenerisce e strappa spesso sorrisi, da vedere.

Darth

 
Di Sansimone (del 11/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 876 volte)
Titolo originale
La giusta distanza
Produzione
Italia 2007
Regia
Carlo Mazzacurati
Interpreti
Giovanni Capovilla, Ahmed Hafiene, Valentina Lodovini, Giuseppe Battiston, Roberto Abbiati, Natalino Balasso, Stefano Scandaletti, Mirko Artuso, Fabrizio Bentivoglio, Marina Rocco
Durata
106 minuti

“ La giusta distanza “ è un film sulla provincia italiana, costruito su un avvenimento come tanti ormai la televisione ci riporta, ma, come i detti degli anziani molte volte possono avere più punti di vista.
Il film è ambientato nel Polesine, quando nel paesino di Concadalbero succede un fatto strano, la maestra che da anni insegna alle elementari impazzisce e sostituita da una giovane maestra, Mara, che farà cambiare la vita ai protagonisti maschili della pellicola, Giovanni giovane giornalista alle prime esperienze e Hassan tunisino ben integrato nella vita di paese.
Giovanni scrive i primi pezzi della sua carriera giornalistica spulciando nella vita di provincia e in quella privata dei suoi abitanti tra Hassan e Mara nasce una storia d’amore intesa però in maniera differente dai due. La storia tra i due finirà in maniera tragica ma, con un seguito del tutto inaspettato.
Questo film di Mazzacurati è un piccolo gioiello di provincia, fin dalle prime immagini rimani avvolto dall’ambiente del delta del Po fatto di fiume e mare, argini e pianura, nebbia e sole, una terra di scelte che prima o poi arrivano per tutti e bisogna affrontarle con la dovuta “giusta distanza”.
Come dicevo all’inizio ho visto in quest’opera un po’ di quella saggezza antica tramandata dai detti popolari in cui si dice una cosa apparentemente, ma anche molte altre se vai a scavare intorno. Infatti oltre alla trama noir in cui è ambientato il film, abbastanza prevedibile per un giallo, il regista tocca diversi punti come il razzismo latente che c’è in Italia, pronta a dirsi integrata quando va tutto bene ma a sparare sul immigrato non appena succede un qualcosa di brutto.
Parla anche dei rapporti umani con la metafora della giusta distanza che deve mantenere un giornalista nel fare il suo lavoro, regola infranta da Giovanni per trovare la verità e che grazie a quest’infrazione potrà realizzare i suoi sogni.
Il film però lascia una domanda in sospeso a cui gli spettatori devono dare una propria risposta, qual è la giusta distanza da mantenere per affrontare la vita?

SanSimone

 
Di Namor (del 10/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1292 volte)
Titolo originale
Before the Devil Knows You're Dead
Produzione
USA 2007
Regia
Sidney Lumet
Interpreti
Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Aleksa Palladino, Michael Shannon, Amy Ryan, Sarah Livingston, Rosemary Harris.
Durata
117 Minuti
Trailer

Un ingente bisogno di soldi… Con questa discutibile motivazione i fratelli Hanson, progettano un colpo apparentemente facile, uno di quelli dove il fattore rischio é meno di zero, soprattutto se si hanno ottime informazioni sul luogo e sulle abitudini dei proprietari. La sede del furto sarà una gioielleria, ma non una qualunque, bensì quella dei loro genitori!
La malsana idea viene partorita dalla mente cinica del maggiore dei due fratelli Andy (Philip Seymour Hoffman), il braccio che dovrebbe attuarla, è quello del fratello minore Hank (Ethan Wake). Andy oltre ad avere una bella moglie Gina (Marisa Tomei) di cui è molto innamorato, ha un lavoro ben retribuito, ma non abbastanza per permettersi un particolare vizio, quello della droga. Per sostenere il suo dispendioso tenore di vita, si vede costretto ad attingere di nascosto denaro dal fondo della grande azienda in cui lavora come revisore contabile. Questo, fino a quando un’improvvisa verifica esterna non lo mette con le spalle al muro costringendolo a restituire il maltolto. Differenti, ma non troppo, sono le motivazioni che spingono Hank ad accettare di portare a termine il colpo, ossia la sua devozione verso l’alcool e gli alimenti arretrati da pagare alla sua ex moglie dopo il fallimentare matrimonio.
Durante lo svolgimento della rapina le cose però non vanno come dovrebbero, la reazione dell’anziana madre fa nascere una sparatoria in cui lei ed il rapinatore assoldato da Hank, saranno le vittime. Gli esigui progressi della polizia nello scoprire la verità, porteranno il padre dei due, Charles (Albert Finney) ad indagare per conto proprio e scoprire la terribile e devastante verità!
Ho sempre sostenuto che quando si ha in mano una buona sceneggiatura ed un cast di tutto rispetto, non conta l’età di chi confeziona il prodotto ma le modalità nel confezionarla, e Sidney Lumet in questo é ancora un maestro, nonostante sia alla soglia delle 84 primavere Lumet, se mai c’è ne fosse ancora bisogno, da prova di essere ancora un eccellente direttore. Con “Onora il padre e la madre” é riuscito a firmare uno dei migliori titoli dell’anno, un trhiller-noir in cui scandaglia a fondo la complessa e contorta natura del genere umano.
Se volete vedere un buon film non mi resta che consigliarvelo, oltre alla buona performance degli attori presenti, avrete il privilegio di poter ammirare il miglior nudo femminile dell’anno, è questo grazie alla presenza della splendida 44 enne Marisa Tomei, a dirlo non sono solo io ma soprattutto un sondaggio del famoso tabloid britannico Sun.

Namor

 
Di nilcoxp (del 07/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1060 volte)
Titolo originale
Stardust
Produzione
Gran Bretagna, USA 2007
Regia
Matthew Vaughn
Interpreti
Claire Danes, Charlie Cox, Sienna Miller, Ricky Gervais, Jason Flemyng, Rupert Everett, Peter O'Toole, Michelle Pfeiffer, Robert De Niro
Durata
130 minuti
Trailer

Una ragazza bella e superficiale, chiede ad un suo spasimante per sposarlo, di portarle la stella cadente che stanno guardando insieme in dono. Peccato che quella stella sia caduta al di là del muro che separa il villaggio reale di Wall da quello fantastico di Stormhold. Nel muro però c’è un passaggio da sempre custodito da un guardiano per impedire alle persone reali di attraversarlo. Come avrete capito il nostro giovane protagonista riuscirà a passare dall’altra parte facendo così iniziare una serie di avventure surreali: a volte divertenti, a volte maligne. E sì, perché qui troviamo molte streghe, e la più potente è interpretata da Michelle Pfeiffer. Abbiamo incantesimi di vario tipo, e può capitare di finire su di una nuvola e di essere catturati in una rete da una nave volante di pirati comandata da Robert De Niro. Ma la cosa carina di questo film è che la stella cadente avrà le sembianze umane di una ragazza molto bella, al cui variare delle emozioni varierà la propria luminosità. Sono sicuro che spiegato così non riuscirò a rendervi l’idea di quanto sia tenera e piacevole da vedere la “condizione” di questa stella. Non aggiungo altro per non rovinarvi niente del film che presenta ancora molte sorprese e colpi di scena, in un fantasy che è tra i migliori degli ultimi tempi che io abbia visto. Baci stellari a tutti.

nilcoxp

 
Di Namor (del 05/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1187 volte)
Titolo originale
Factory Girl
Produzione
Usa 2006
Regia
George Hickenlooper
Interpreti
Sienna Miller, Guy Pearce, Hayden Christensen, Jimmy Fallon, Jack Huston, Armin Amiri, Tara Summers, Mena Suvari, Shawn Hatosy, Beth Grant.
Durata
90 Minuti
Trailer

Verrà un giorno in cui tutti potranno essere famosi per un quarto d’ora.” A proferire questo famoso slogan, fu il papà per eccellenza del movimento pop art Americano Andy Warhol. A confermare l’effettiva esistenza di quei metaforici 15 minuti di celebrità, fu proprio la sua musa la povera e ricca ereditiera Edie Sedgwick, la quale entrò in scena all’interno della factory una sorte di laboratorio- ritrovo per artisti disadattati con a capo Warhol, nel Marzo del 1965 fino al Febbraio del 1966. Un anno di frequentazione, tanto le bastò per trasformarsi da semplice modella in una delle più grandi icone della cultura pop Americana. Il suo inconfondibile stile é stato ed è tutt’ora fonte di ispirazione per molti stilisti, il suo particolare look comprendeva: top aderenti, tubini attillati su calzamaglie nere e tacchi a spillo, abbigliamento che fasciava un fisico incredibilmente asciutto. Altra particolarità che la contraddistingueva era la sua capigliatura corta biondo platino ed i suoi occhi truccati pesantemente di nero, accompagnati dai suoi inseparabili orecchini a lampadario. I continui problemi familiari ne condizionarono pesantemente la sua adolescenza, rendendola molto fragile ed insicura, da giovane fu rinchiusa in varie cliniche psichiatriche dove le furono addirittura praticate sedute di elettroschok.
Dopo una vita di eccessi in seguito ad un continuo uso di droghe e alcol, il suo stato di salute si aggravò in maniera preoccupante ed è anche per questo motivo che come dicevo prima venne rinchiusa più volte in ospedali psichiatrici fino alla morte per un’overdose di barbiturici nel 1971, alla giovane età di 28 anni! Sono passati 37 anni e tutt’ora il suo inconsapevole talento non ha cessato di ispirare i molteplici autori, che le hanno dedicato mostre, libri, film e canzoni, si dice che “Just Like a Woman”, “Leopard-skin”, “Pill-box hat” e forse anche “Like a Rolling Stones”, siano state scritte da Bob Dylan pensando proprio a lei.
Prodotto nel 2006, “Factory Girl” ha visto la sua uscita nelle sale solo l’anno successivo, Bob Dylan, che nel film viene interpretato da Hayden Christensen, ha preteso, prima che la pellicola fosse distribuita nei cinema, che venisse eliminato ogni riferimento alla sua persona. La scelta di affidare il ruolo della protagonista a Sienna Miller, è stata davvero singolare. Inizialmente la produzione aveva pensato a Keira Knightley e Natalie Portman, ma il loro compenso era troppo alto, quindi la decisione cadde su Katie Holmes, la quale però fu costretta a rifiutare poiché il ruolo contrastava con le ideologie di Scientology. Provinata, presa e poi scartata per scarsa notorietà, la Miller viene riassunta dopo essere finita sulle copertine gossip di tutto il mondo, per via della scappatella del suo fidanzato Jude Law con la loro babysitter! La parte di Andy Warholl é stata affidata al camaleontico Guy Pearce, e devo dire che si è rivelata più che azzeccata, la sua performance è molto soddisfacente, come hanno testimoniato alcuni dei personaggi reali, che in passato hanno fatto parte della factory. Il film da noi non avuto molta fortuna per via della sua tematica, (secondo me) poco amplificata nella nostra cultura, chi non è appassionato di quel genere d’arte, può conoscere a grandi linee i capolavori più famosi di Warholl, ma della factory e dei suoi frequentatori, poco o niente.
Per essere un’autobiografia, personalmente la sua visione non è dispiaciuta affatto, anche se può risultare un po’ lenta nello svolgimento della trama, sono del parere che questo genere di film un’occhiata la meritino sempre: venire a conoscenza di un personaggio realmente esistito e di tutto quello che lo circondava, trovo sia un’ulteriore arricchimento culturale che non andrebbe mai trascurato!

Namor

 

791432 persone hanno visitato il blog dal 3 aprile 2006

Ci sono 739 persone collegate


< dicembre 2018 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
           

Articoli
Elencati per sezione:
cinema
musica
live report
libri
teatro
fumetti
serie TV
redazione

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Gran bel libro che è...
18/03/2018 @ 15:55:05
Di Namor
Non credevo (infatti...
18/03/2018 @ 15:53:06
Di Namor
Complimenti per la r...
18/03/2018 @ 13:03:13
Di Angie*
@- LouiseElle- Ti r...
03/12/2017 @ 11:08:01
Di * Miryam
e' un libro bellissi...
23/11/2017 @ 14:21:42
Di #LouiseElle
@_Angie: Grazie Angi...
15/11/2017 @ 00:19:30
Di Asterix 451
Bella rece Asterix. ...
12/11/2017 @ 14:22:04
Di Angie*
ne sono davvero feli...
29/08/2017 @ 22:59:00
Di #LouiseElle
purtroppo non sono ...
05/03/2017 @ 20:26:10
Di #LouiseElle
Anche questo titolo ...
05/03/2017 @ 14:34:45
Di Namor




Feed XML RSS 0.91
Feed XML Atom 0.3
dBlog Open Source
BlogItalia
blogs italia, directory blog italiani

BlogNews


Creative Commons License
I contenuti testuali di BlogBuster sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.


10/12/2018 @ 20:52:18
script eseguito in 363 ms