BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di kiriku (del 04/04/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1463 volte)
Titolo originale
Triunph Of The Underdog
Produzione
USA
Regia
Don McGlynn
Interpreti
 
Durata
78 min

Mi chiamo Charles Mingus. Per metà nero ,giallo… per metà giallo … non del tutto. Non abbastanza bianco da poter passare da altro che nero. Non abbastanza chiaro da poter essere chiamato “bianco”. Dichiaro di essere negro. Con questo concetto del celebre contrabbassista americano comincia il documentario “Triunph of the underdod” di Don McGlynn. La frase di apertura fotografa in maniera chiara lo spirito anticonformista che ha caratterizzato la musica e la vita di uno dei più grandi musicisti di sempre. Tradotto in italiano il titolo di questo documentario diventa “Trionfo di un bastardo”. Personaggio difficile, genio, contrabbassista eccellente, compositore straordinario, sono molte le cose che si possono dire di Mingus ma se a dirle sono i musicisti che hanno suonato con lui (Dannie Richmond, Britt Woodman, Jerome Richardson, Jimmy Knepper), o quelli che ne hanno eseguito le musiche (Wynton Marsalis, Randy Brecker, John Handy), oppure le due ex mogli, beh, tutto assume un valore storico differente. Chi meglio di loro è in grado di far comprendere le innumerevoli sfaccettature dell’animo di un personaggio così caleidoscopico? Questo cofanetto ha il merito di aggiungere qualche tessera in più al ritratto di un musicista che ha sempre rifiutato le catalogazioni razziali e musicali. In un intervista contenuta in questo cofanetto l’intervistatore gli chiede: “Ci sono polemiche nell’uso del termine jazz. Che ne pensi?”  e lui seccato risponde: “Se vuoi che io… ci vorrebbe troppo tempo per esprimere ciò che penso. È come quando dicevano “negro”. Jazz per me rappresenta il fatto che siamo impiegati ingiustamente. È come dire “negro” o usare un nome sostitutivo per “musica”. … Perché darle un nome?da dove viene? È ora che usciamo dal paese e la chiamiamo musica americana. …” Il dvd inoltre è ricco di frammenti video di live e di esibizioni in studio registrati da tv americane, canadesi e inglesi, tra questi un filmato raro dove suona affianco del grande sassofonista Eric Dolphy. Il tutto si conclude con le immagini del concerto postumo “Epitafh”, il suo grande capolavoro. La musica di Charles Mingus è eccezionale e merita più attenzione, “Triunph of the underdod” è sicuramente un mezzo valido per accostarsi al suo vita, al suo genio, alla sua arte.

kiriku

 
Di Darth (del 02/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1270 volte)
Titolo originale
Sukkar banat
Produzione
Francia, Libano, 2007
Regia
Nadine Labaki
Interpreti
Nadine Labaki, Yasmine Al Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Siham Haddad
Durata
96 minuti
Trailer

Cinque donne vivono la loro esistenza ed i loro problemi di cuore a Beirut. Fa quasi strano trovare così tante similitudini con i pensieri e le preoccupazioni delle signore nostrane, conoscendo la distanza che separa l’Italia dal Libano a livello culturale, sociale e religioso. Così in “Caramel” spiamo la vita delle donne che frequentano il salone di bellezza “Si Belle”: l’affascinante Layale, innamorata di un uomo sposato, sempre in attesa del colpo di clacson dell’automobile di lui per potersi incontrare; Nisrine, promessa sposa che non sa come confessare al suo futuro marito che non è più vergine; Rima, con tendenze omosessuali difficili da celare e da reprimere; Jamale, donna di mezz’età che non accetta gli anni che passano ed ambisce a ruoli televisivi adatti a ventenni; ed infine la tenera Rose, ormai sfiorita, dedita alla sua sartoria ed alla cura dell’anziana sorella rimbambita. Unico personaggio maschile di rilievo, un poliziotto innamorato segretamente di Layale, timido ed impacciato osserva le movenze della sua amata dalla finestra dell’ufficio posto di fronte al salone di bellezza.
“Caramel” è un film molto femminile, sicuramente le spettatrici godranno ancora di più dei momenti di complicità tra le cinque amiche e delle loro storie; ma nonostante questa mia limitazione, lo ritengo una pellicola piacevole e ben realizzata. I pochi personaggi che compongono la sceneggiatura si fondono benissimo l’un l’altro senza che nessuno abbia il sopravvento, le storie e gli stati d’animo sono espressi con estrema chiarezza, e la bellissima regista debuttante Nadine Labaki (che interpreta Layale) riesce a creare un’atmosfera di complicità tra lo spettatore e le attrici. Il triste sbirciare di Layale attraverso le tendine riscaldate dal sole ad anelare un’auto che non arriva, mentre il poliziotto la osserva sognando discorsi che probabilmente non le farà mai; gli sguardi timidi tra Rose e l’anziano cliente; e, soprattutto, il dolce massaggio alla testa, senza mai dirsi più di poche frasi di circostanza, tra Rima e l’avvenente cliente dai capelli lunghissimi e corvini… tutti quadri splendidi, che raccontano l’anima delle protagoniste meglio che con l’uso di mille pagine stampate.

Darth

 
Di smarty (del 01/04/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1146 volte)
Titolo originale
Into the wild
Produzione
USA 2007
Regia
Sean Penn
Interpreti
Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Holbrook
Durata
148 minuti
Trailer

Libertà estrema. Essere e sentirsi libero ad ogni costo. Tratto dal libro di Jon Krakauer racconta la vera storia di Christopher McCandless (Emilie Hirsch), 22enne laureato benestante che abbandona la famiglia per inseguire il suo sogno di vita. Un viaggiatore esteta che ha per casa la strada, che fugge dal falso io interiore, che innesca una rivoluzione con sé stesso innanzitutto per non essere più avvelenato dalla civiltà. Essere liberi completamente può significare anche fuga dagli obblighi, dalla legge, dai legami sentimentali, ma anche dalle false sicurezze, dai genitori, dal consumismo sfrenato e inutile, dal materialismo e in sintesi da tutto quello che allontana dalla propria esistenza, dalla vera essenza. Fugge lontano, in Alaska, attraversando gli Stati Uniti e il Messico del Nord, senza soldi, senza documenti, senza tessera sanitaria, senza nessun tipo di aiuto che non siano le sue capacità, lo spirito di adattamento e l’intelligenza. Christopher, o meglio come si farà chiamare, Alexander Supertramp, misura sé stesso e coloro che lo circondano secondo un rigido codice morale, incamminandosi su un sentiero carico di solitudine, sà tagliare nettamente i rapporti “secchi” e inutili, rifugiandosi nelle parole dei suoi libri e scrittori preferiti (Tolstoj e Tourou) dai quali trae la forza per continuare il suo cammino interiore. Durante il viaggio che lo porterà nelle immense e selvagge terre dell’Alaska incontrerà “compagni” non solo di viaggio, ma di crescita personale, a cui cambierà la vita e che lo prepareranno ad affrontare le difficoltà del vivere selvaggio e libero. Il film diviso a tappe viene narrato dalla voce fuori campo della sorella di Christopher (Jena Malone) che con affetto e malinconia permette allo spettatore di conoscere il passato tormentato del fratello e dalla voce dello stesso protagonista che induce alla riflessione e all’introspezione nella lettura di frasi del suo diario che si materializzano sul video con toni poetici, inoltre, secondo me anche da quella di Eddie Vedder che interpreta la splendida colonna sonora, i cui testi di appaiono scritti con l'effetto manoscritto sullo schermo, diventando parte assolutamente integrante della storia e della narrazione. La regia di Sean Penn contrappone la rabbia inconscia contro i genitori, le menzogne, le ipocrisie, la società alla bellezza del mondo, non solo dei paesaggi, ma anche della vita intesa come avventura che evidenzia qualcosa di più della ribellione: è la crescita di un essere umano attraverso le esperienze che formano la vera essenza dello spirito, è l’apprezzamento della vita e della bellezza della natura in ogni sua forma, è la visione delle cose secondo una prospettiva diversa, è condivisione e scambio incondizionato con l’altro. A conferma di questa filosofia Christopher, poco prima di morire, scriverà su uno dei libri che era solito leggere “happiness is real only when shared”: la felicità è reale solo se condivisa. Semplicemente emozionante.

smarty

 
Di nilcoxp (del 31/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1160 volte)
Titolo originale
No Country for Old Men
Produzione
USA 2007
Regia
Ethan Coen, Joel Coen
Interpreti
Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper
Durata
122 minuti
Trailer

Dire che i fratelli Coen mi stupiscono ogni volta rimanendo uguali a se stessi è dire il vero. Sono forse i migliori registi in circolazione in questo momento, riescono mantenendo la propria identità, ad essere stimolanti, intelligenti e bravi. Se a questo ci si aggiunge che il film risulta essere molto piacevole da vedere, avrete capito il perché di questi miei complimenti. Ma passiamo alla trama. Llewelyn (Josh Brolin) trova in mezzo al deserto due milioni di dollari, il prezzo di un carico di droga la cui trattativa è finita nel sangue. Decide di tenere per se quei soldi e di poter così cambiar vita. Ovviamente i proprietari dei soldi non saranno di quel parere e gli metteranno alle costole un killer psicopatico (Javier Bardem) un po’ fuori dai generis (stupenda la conversazione tra lui e il gestore di una stazione di servizio). Inizia così una corsa tra chi fugge e chi insegue farcita di episodi tragicomici (più tragici a dire il vero) e bagnata da tanto sangue. Tutto ad un certo punto sembra perdere senso nello svilupparsi delle situazioni, che nemmeno l’intervento di uno sceriffo disilluso e prossimo alla pensione (un convincente Tommy Lee Jones perfettamente a suo agio in quelle vesti), riuscirà a risanare. Che altro vi posso dire…ah, vorrei sottolinearvi la prova eccellente dell’attore Javier Bardem su tutti! Io l’ho adorato nella sua interpretazione più bella (per me!) nel film “Mare Dentro”. Non aggiungo altro, questo film è da guardare! Baci baci baci

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 28/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2693 volte)
Titolo originale
Titanic
Produzione
USA 1997
Regia
James Cameron
Interpreti
Billy Zane, Gloria Stuart, Kathy Bates, Bill Paxton, Leonardo DiCaprio, Frances Fisher, Kate Winslet, Bernard Hill, David Warner, Ioan Gruffudd
Durata
194 minuti

Che cosa si potrebbe dire di nuovo su un film di ormai dieci anni fa, vincitore d’undici oscar, niente credo, se non descriverne l’impressione che ha lasciato.
Quando “titanic” era uscito nelle sale, mi ero rifiutato di andarlo a vedere perché immaginavo un megapolpettone melenso come lo zucchero con attorno effetti speciali a go-go. Domenica pomeriggio la mia iniziale impressione è stata confermata dalla visione del film, ma con un ripensamento sulle motivazioni che hanno portato James Cameron ha girare questo film. In principio pensavo fosse stato solo un motivo di botteghino e incassi invece credo che il regista l’abbia fatto anche per la possibilità di poter fare un film senza problemi di budget utilizzando gli effetti migliori per quegli anni per le ricostruzioni della tragedia del Titanic.
La storia della nave credo la conoscano anche i sassi, nel 1912 viene varata in Gran Bretagna la più grande nave da crociera mai costruita e ritenuta inaffondabile ma, durante il suo primo viaggio a causa di responsabilità da parte degli ufficiali al comando, si scontra con un iceberg e affonda in meno di tre ore portandosi con se tre quarti dei suoi passeggeri. Su questa tragedia Cameron innesta la storia tra un povero artista trovatosi a bordo per caso e un’aristocratica inglese imbarcatasi per l’America per celebrare il suo fidanzamento con un miliardario. Ovviamente i due s’innamorano e affronteranno il naufragio insieme.
Chiaramente se si guarda il film solo per le ricostruzioni e gli effetti speciali ci si ritrova a guardare un capolavoro, ma, la storia tra i protagonisti è veramente stucchevole con un’ovvia ricerca di inserire anche un significato sociale al film che rendono ancora più lunghe le tre ore di film.

SanSimone

 
Di Namor (del 27/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1976 volte)
Titolo originale
We Own the Night
Produzione
USA 2007
Regia
James Gray
Interpreti
Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Robert Duvall, Eva Mendes, Alex Veadov, Tony Musante.
Durata
117 Minuti
Trailer

Bobby Green (Joaquin Phoenix), gestisce per conto della mafia Russa, El Caribe, uno dei più prestigiosi locali notturni di New York .
Joseph Grusinsky (Mark Wahlberg), promettente capitano di polizia dai modi energici e senza fronzoli, il suo l’intento è quello di far rispettare la legge nella grande mela.
I due, nonostante siano di chiare e opposte fazioni, sono legati dallo stesso filo conduttore poiché figli di una leggendaria icona del dipartimento di polizia, il vice capo Bert Grusinsky (Robert Duvall).
A cambiare radicalmente il tormentato rapporto che da sempre disunisce i due fratelli, sarà l’improvvisa scomparsa del padre per mano della mafia Russa, la stessa per la quale Bobby lavorava curandone gli interessi, questo prima di annunciare la loro espansione in grande stile nel mercato degli stupefacenti.
I padroni della notte” è stato presentato dal suo regista James Gray, come un dramma poliziesco-familiare, per via del tormentato rapporto che vivono i protagonisti della famiglia Grusinsky. Io però non sono d’accordo con la collocazione posta dal suo autore, per me la pellicola risulta un poliziesco con poco mordente, più che una tragedia. Nonostante la presenza di un buon cast, si ha la sensazione che qualcosa non funzioni, quando la pellicola prende la piega del drammatico non trasmette le giuste emozioni che un dramma dovrebbe dare allo spettatore, ed è proprio per questo motivo, che si fa fatica a prendere in considerazione questo aspetto.
Come i due fratelli protagonisti della pellicola, anche la critica ed il pubblico si è diviso nel giudicare il film, da una parte ci sono coloro che lo ritengono un buon film, dandogli addirittura quattro stelle in termini di votazione, dall’altra c’è chi lo reputa un banale poliziesco destinato a sbiadire nel tempo senza lasciare nessuna traccia tangibile per cui valga la pena di essere ricordato.
Per saperne di più in proposito, non vi resta che andare al cinema ed esprimere il vostro giudizio.
Vi aspetto per sapere da quale parte vi schierate, nel frattempo io, la mia l’ho detta, a presto…

Namor

 
Di Darth (del 26/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1188 volte)
Titolo originale
Sleuth
Produzione
USA, 2007
Regia
Kenneth Branagh
Interpreti
Jude Law, Michael Caine
Durata
86 minuti
Trailer

Milo Tindle, un umile giovane di origine italiana, fa visita al ricco Andrew Wyke allo scopo di convincerlo a concedere il divorzio alla moglie; in modo tale da poter convogliare a nozze anch' egli con l'ex signora Wyke.
Da questo preludio, nasce la vera opera de “Gli insospettabili”: due uomini, una casa e molta antagonia.
L’opera in questione è l’ennesimo dramma teatrale riproposto in chiave cinematografica dal bravissimo Kenneth Branagh.
Scritto nel 1970 dal drammaturgo inglese Anthony Schaffer e già portato al cinema da Joseph L. Mankiewicz nel ’72, “Gli Insospettabili” ha la peculiarità di essere una sceneggiatura per due soli attori che devono tenere la scena in un’unica locazione per tutta la durata della storia. Non conosco la riuscita di quest’opera in teatro, né tanto meno la prima rivisitazione cinematografica, ma questa edizione firmata Branagh è davvero eccezionale.
Trasposta ai giorni nostri dal drammaturgo e regista teatrale Harold Pinter, “Sleuth” vede il gentiluomo Andrew Wyke trasformato in un arrogante miliardario inglese, arroccato nella sua villa ipertecnologica, con telecamere poste ogni dove e continuamente pronto ad utilizzare il suo telecomando dedito al controllo totalitario della sua dimora. La bellezza di quest’opera è tutta nei geniali dialoghi filosofeggianti dei due protagonisti (resi attuali nella rivisitazione, compresi i turpiloqui tipici della società moderna) sempre incentrati su una donna che, come per il Godot di Samuel Beckett, non arriverà né si vedrà mai.
I due attori, Michael Caine (l’anziano Andrew) e Jude Law (il giovane Milo), sfoggiano un’interpretazione superba, che sommata alla sfiziosa regia a tratti intimista e a tratti post-moderna di Branagh rendono questo film un vero gioiello di qualità. Particolarissima anche la scelta di Michael Caine nel ruolo di Andrew, lo stesso interprete che 35 anni prima impersonò il giovane Milo a fianco di Laurence Olivier nello “Sleuth” di Mankiewicz.
Film avvincente ed intelligente… da non perdere.

Darth

 
Di Namor (del 20/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2056 volte)
Titolo originale
10.000 BC
Produzione
USA - Nuova Zelanda 2008
Regia
Roland Emmerich
Interpreti
Camilla Belle, Steven Strait, Cliff Curtis.
Durata
109 Minuti
Trailer

Sulle alture di un vasto altopiano vivono gli Yagahl, una pacifica tribù da sempre dedita alla caccia del gigantesco mammut, preda di vitale importanza per il loro sostentamento. Un’orda di barbari predatori mette a ferro e fuoco il loro villaggio, lo scopo della vile aggressione è quello di catturare e portar via i loro abitanti, per usarli come schiavi nella costruzione d’imponenti piramidi volute da un dio tiranno. Tra gli scampati alla razzia dei predoni, c’è il giovane D’Leh (Steven Strait), da sempre mal visto dai suoi coetanei per essere ingiustamente ritenuto il figlio di un codardo, colui che ha abbandonato il proprio popolo. Tale fardello ha condizionato pesantemente la sua adolescenza, mettendo in dubbio non solo il coraggio e la lealtà verso la propria gente, ma anche le sue qualità di predatore di elefanti preistorici, una dote questa, ritenuta indispensabile per essere considerato un degno appartenente di questo popolo. Una vecchia profezia che lo vede come il predestinato ad essere il futuro capo, e il suo amore verso la bella Evolet (Camille Belle) catturata anch’essa nell’attacco al villaggio, lo porteranno ad allearsi con valorosi guerrieri di varie etnie, per marciare tutti insieme verso un nuovo e sconosciuto mondo popolato da affascinanti e pericolose creature preistoriche, e liberare la loro gente debellando per sempre il forte esercito del dio oppressore.
Dopo il tentavo di invasione aliena per distruggere la terra in “Independance Day”, e la sconvolgente calamità naturale che minacciava l’estinzione del genere umano in “The day after tomorrow”, il regista Tedesco Rolland Emmerich ci ripropone l’ennesima pellicola ad alto contenuto di effetti speciali e poca sostanza.
Trovo che sia un vero peccato sprecare milioni di dollari nell’intento di impressionare a tutti i costi, per poi adattarli su uno script come questo, inconsistente, forse sarebbe il caso di risparmiare qualche cosina sugli effetti speciali, per ingaggiare uno sceneggiatore all’altezza di tale mansione.
Considerato che “10.000 A.C.” era ambientato nel seducente periodo preistorico, sinceramente mi aspettavo di vedere qualcosa di nuovo che non fosse la solita fiera del già visto. Invece il film non é niente più che un ibrido di due famosi titoli; “Apocalypto” e “Stargate”.
Piacerà di sicuro ad un pubblico molto giovane, per via dei suoi effetti speciali che hanno il gran merito di far rivivere le affascinanti creature di un tempo, come il mastodontico mammut e la meravigliosa tigre dai denti a sciabola… ma questo non appagherà di certo il pubblico adulto!

Namor

 
Di Darth (del 19/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1564 volte)
Titolo originale
Fracture
Produzione
USA, Germania, 2007
Regia
Gregory Hoblit
Interpreti
Anthony Hopkins, Ryan Gosling, David Strathairn, Rosamund Pike
Durata
113 minuti
Trailer

Il miliardario Thomas Crawford scopre che sua moglie lo tradisce con un altro uomo, quindi lascia il suo ufficio e torna a casa prima del solito ad attendere la fedifraga. Quando la moglie rientra lui le spara un colpo di pistola in piena faccia. I giardinieri sentendo lo sparo chiamano immediatamente la polizia che arriva immantinente. Ad accedere per primo alla scena del delitto è, ironia della sorte, proprio l’uomo che se la faceva con la signora Crawford. Thomas si lascia arrestare senza opporre resistenza e firma spontaneamente un’ammissione di colpevolezza. Il caso finisce in tribunale e Thomas, accusato di tentato omicidio (la moglie è in coma) si avvale della facoltà di difendersi da solo senza l’ausilio di un legale. Il PM incaricato di questo caso è il vincente Willy Beachum che, dall’alto dei suoi 97% di verdetti di colpevolezza, è stato appena assunto da un facoltoso studio legale. Il suo ultimo incarico accusatorio si presenta di assoluto riposo, in virtù del fatto che l’imputato ha confessato, non ha un avvocato, ed è stata recuperata l’arma del delitto. Eppure, poche settimane dopo, l’uxoricida chiede il proprio proscioglimento da ogni accusa per mancanza di prove, e il giovane rampante Willy rischia di perdere tutto quello per cui aveva lavorato…
Thriller davvero appassionante, avvalorato da un’ennesima interpretazione eccelsa di Anthony "Hannibal" Hoplins. L’evoluzione della trama intriga lo spettatore grazie alla diabolica pianificazione del protagonista, certo di riuscire ad aggirare la legge americana nonostante la piena ed evidente colpevolezza.
Se volete sapere, quindi, come riesce un uomo arrestato sulla scena del crimine, in possesso di una pistola, nonché reo confesso, ad ottenere l’assoluzione… non perdetevi “Il caso Thomas Crawford

Darth

 
Di nilcoxp (del 17/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1019 volte)
Titolo originale
Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street
Produzione
USA, Gran Bretagna 2007
Regia
Tim Burton
Interpreti
Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head
Durata
116 minuti
Trailer

Onore al merito…inchino…applauso. In sunto il comportamento da tenere in presenza di questo regista che ha sfornato un film di siffatta bellezza! Non so da dove cominciare…l’ambientazione londinese scura e fobica è realizzata secondo lo stile inconfondibile di Tim Burton, le prove eccellenti degli attori che si muovono in sincronismi sonori e scenici stupendi, la trama cruda e violenta, le canzoni adeguate e gradevoli nella loro tristezza, i costumi completano la personalità dei vari individui che popolano un musical come non ne se ne vedeva da tempo (ma questo è più di un musical!). L’escalation di violenza è funzionale allo svolgimento della fabula. Johnny Depp è statuario come figura e nei suoi propositi di vendetta. Infatti nel racconto troviamo che il felice barbiere Benjamin Barker viene ingiustamente condannato da persone che vogliono rubargli la moglie prima e la figlia poi. Scontata la pena, al ritorno a casa, troverà una dura realtà ad attenderlo. Assumerà una nuova identità (Sweeney Todd), aprirà una nuova bottega, e comincerà a farsi giustizia… Da vedere, da rivedere e da ammirare! Baci taglienti a tutti

nilcoxp

 
Di slovo (del 15/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1170 volte)
Titolo originale
Ieri, oggi, domani
Produzione
Italia 1963
Regia
Vittorio De Sica
Interpreti
Sophia Loren, Aldo Giuffré, Marcello Mastroianni, Tina Pica, Tecla Scarano
Durata
118 minuti

Il titolo non corrisponde univocamente ai contenuti del film, ha semmai la funzione di ricordarci il trascorrere del tempo e le storie che in esso si consumano, il trittico ad indicare che si racconta di tre donne, in tre episodi.
Il primo scritto da Eduardo De Filippo e ambientato a Napoli: Adelina vende sigarette di contrabbando per mantenere lei e il marito disoccupato, quando viene pizzicata dalla finanza ricorrerà allo stratagemma delle maternità, sfornando un figlio dietro l’altro per evitare il carcere. L’episodio centrale “Anna” scritto da Alberto Moravia narra di una donna milanese, ricca ed annoiata, che flirta con un uomo modesto ma brillante. Il terzo scaturisce dalla penna del fido Cesare Zavattini e ruota attorno alla prostituta romana “Mara”, al suo bizzarro cliente bolognese e ad un giovane vicino di casa che, invaghito di lei, quasi rinuncierà ai suoi studi in seminario.
Il film vincerà l’oscar come miglior film straniero nel 1965 e benchè De Sica avesse già abbandonato il filone neorealista da cui trasse i suoi più grandi capolavori per buttarsi sulla commedia brillante, aveva dalla sua una squadra di collaboratori di prim’ordine. Oltre ai soggettisti già citati, un cast di attori eccellenti tra cui spiccano la grandiosa Sofia Loren, bellissima e bravissima come sempre, che interpreta le tre protagoniste e il poliedrico Marcello Mastroianni nel ruolo dei relativi comprimari.
Nell’episodio della sigaraia (tralaltro ispirato da un personaggio realmente esistito) De Sica riprende la briosa napoletanità de “L’oro di Napoli” (1954) e confeziona una deliziosa vicenda dal lieto fine. L’episodio della ricca Milanese è un po’ più scialbo ma è da ricordare la scena finale in cui Renzo (Mastroianni) sorride amaramente scuotendo la testa, rassegnato alle barriere impenetrabili che dividono le classi sociali.
Sul finale il film si risolleva nuovamente, leggero ma estremamente divertente ci regala una coppia Loren – Mastroianni di classe inarrivabile nonchè la celeberrima scena dello spogliarello di Mara, ormai divenuta storia del cinema.
Grandi sceneggiature, grandi attori e un grande regista in un momento in cui il cinema italiano splendeva ancora di luce propria. Se ancora vi manca, questo film è da vedere.

slovo

 
Di Namor (del 13/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1027 volte)
Titolo originale
La terza madre
Produzione
Italia 2006
Regia
Dario Argento
Interpreti
Asia Argento, Cristian Solimeno, Adam James, Moran Atias, Valeria Cavalli, Philippe Leroy, Daria Nicolodi, Coralina Cataldi Tassoni, Udo Kier, Roberto Madison, Paolo Stella, Massimo Sarchielli, Clive Riche, Barbara Mautino.
Durata
98 Minuti
Trailer

Durante gli scavi di manutenzione nel cimitero di Viterbo, alcuni operai ne rinvengono all’interno un’antica bara, alla quale era ancorata un’urna con strane incisioni, contenente una tunica ed alcuni oggetti di arcaica fattura. A reclamare il misterioso contenuto sarà la Terza Madre, Mather Lacrhymarum l’ultima sopravissuta di tre potentissime streghe da sempre dedite a far trionfare il male sul bene. Nonostante sia completamente ignara del suo potere di magia bianca, la studiosa di arte antica Sara Mandy (Asia Argento), sarà l’unica in grado di fronteggiare e fermare l’avanzata della terribile strega ed i suoi oscuri seguaci!
Dopo aver ottenuto l’assoluta libertà d’azione dai suoi produttori e lottato contro ogni tipo di taglio alla pellicola, il regista Dario Argento ha dichiarato di aver tirato fuori tutta la furia che aveva dentro, per metterla al servizio del suo nuovo film, indicandolo come l’opera più atroce e terrorizzante della sua carriera.
Ma i proclami che facevano presagire la visione di un nuovo capolavoro da parte del regista romano, vengono prontamente smentiti dopo averlo visto.
La Terza Madre” delude sotto ogni aspettativa, cominciando dalla recitazione che è a livello di una soap opera televisiva, incluso il doppiaggio, veramente pessimo. Ad una simile oscenità vanno aggiunti alcuni momenti del film veramente raccapriccianti, come quelli in cui si vedono gli adepti della setta che si cibano di interiora umane, estrapolandole direttamente dai corpi delle loro vittime. Tanta efferatezza l’ho trovata inutile e ulteriormente dannosa per la pellicola, se lo scopo del regista era quella di scioccare il pubblico, c’é riuscito benissimo, ma solo perché la visione di queste scene sono veramente stomachevoli e non perché spaventano, anzi diciamo pure che il film non impaurisce affatto, proprio per la totale assenza del suo famoso e inconfondibile modus operandi, che in passato aveva ben caratterizzato i suoi titoli più famosi. Dario Argento con “La Terza Madre” ha voluto chiudere la trilogia delle tre madri, iniziata trent’anni fa con “Suspiria” e “Inferno", ma visto il pessimo risultato, forse era meglio lasciarla in sospeso!

Namor

 
Di Darth (del 12/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 997 volte)
Titolo originale
Michael Clayton
Produzione
USA, 2007
Regia
Tony Gilroy
Interpreti
George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson
Durata
119 minuti
Trailer

Michael Clayton è l’ addetto alle pulizie di un importante studio legale di New York. Il termine "addetto alle pulizie", in questo caso, non implica l’utilizzo di scope e strofinacci, ma bensì di cervello e astuzia: Michael è quello dei lavori sporchi: far sparire le prove o creare delle verità alternative in favore dei suoi facoltosi clienti. In realtà, il personaggio interpretato magistralmente da Clooney, nonostante l’aspetto vincente ed il carattere carismatico, è un ex pubblico ministero con troppa passione per il poker, oberato dai debiti di gioco, con un divorzio ed un ristorante chiuso per fallimento alle spalle. Lo studio legale si trova in una situazione molto delicata quando uno dei propri avvocati più in vista, assegnato a difendere una multinazionale della chimica accusata (giustamente) di aver prodotto un concime cancerogeno, decide (alla luce di prove inconfutabili) di passare dalla parte dell’accusa e mettersi contro il cliente ed i propri colleghi. L’incarico di far rientrare nei ranghi l’avvocato in crisi di coscienza, e di dipanare le tensioni createsi con i responsabili della multinazionale, viene affidato (ovviamente) al protagonista, il quale però, si ritroverà anch’esso a combattere contro la sua coscienza. Accetterà il nostro anti-eroe di vendersi un'ennesima volta al dio denaro, ed aiutare una società colpevole di aver consapevolmente prodotto del fertilizzante cancerogeno, nonché di altri spregevoli tentativi di insabbiamento, oppure anche lui, travolto dall’indignazione, andrà contro i propri interessi economici?
Candidato a sette premi Oscar e quattro Golden Globe, il primo film diretto da Tony Gilroy (sceneggiatore della trilogia di Jason Bourne nonché di Armageddon e L’avvocato del diavolo) risulta un capolavoro sotto il profilo attori: le performance di George Clooney, di Tom Wilkinson e della premio oscar Tilda Swinton sono superlative. La trama è molto attuale, interessante e verosimile (non è una storia vera ma potrebbe esserlo tranquillamente). L’unica pecca di quest’opera è, se vogliamo, la mancanza di azione: non l’azione nel vero senso della parola, ma quella che contraddistingue i legal-thriller a cui posso paragonare “Michael Clayton”. Ed ecco che personalmente mi sono piaciuti di più film come “Codice d’onore”, “The rainmaker – L’uomo della pioggia” o “Erin Brockovic” che, anche se decisamente inferiori sia tecnicamente che qualitativamente, mi hanno avvinto di più con le loro storie, soprattutto per la presenza del dibattimento, situazione inesistente in nella pellicola in questione.
Per riepilogare, “Michael Clayton” è un ottimo film, ha una trama interessante, ha grandi attori… ma non è un’opera che vuole (o non riesce) appassionarti, non ti trasmette la tensione emotiva per le sorti degli inquisiti e degli inquisitori. E’ un’opera da guardare col distacco dello spettatore.
Se giungerete preparati alla visione di MC non potrà non piacervi; viceversa, se volevate vedere George Clooney infervorato durante l’interrogatorio di un imputato urlargli “Colonnello Jessep, fu lei ad ordinare il codice rosso?” rimarrete probabilmente delusi…

Darth

 
Di Louise-Elle (del 10/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1283 volte)
Titolo originale
Cassandra's Dream
Produzione
USA - Gran Bretagna 2007
Regia
Woody Allen
Interpreti
Ewan McGregor, Colin Farrell, Peter Hugo-Daly, John Benfield, Clare Higgins, Ashley Medekwe, Andrew Howard, Hayley Atwell, Sally Hawkins.
Durata
108 Minuti
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Woody Allen, il grande e poliedrico artista decide di ambientare ancora una volta a Londra un suo film. Dopo il successo del drammatico, elegante e intrigante Match Point e la commedia frivola Scoop è il turno di Sogni e delitti, presentato alla Mostra Internazionale di Arte cinematografica di Venezia nel 2007.
La vicenda narra di due fratelli: Terry (Colin Farell) e Ian (Ewan McGregor) appartenenti alla classe media borghese londinese. I due vorrebbero migliorare la loro condizione sociale e vorrebbero essere diversi da chi in realtà sono. Terry è un meccanico che convive con la fidanzata e affida alla fortuna le proprie speranze per una vita migliore, giocando a carte e scommettendo alle corse dei cani. Vince e perde cifre considerevoli e conseguentemente la sua vita sia moralmente che economicamente subisce alti e bassi.
Ian aiuta il padre nella gestione del modesto ristorante di proprietà e aspira anch’esso in un futuro migliore azzardando in speculazioni nel mondo finanziario. Ama vestire bene, guidare auto di classe che gli procura il fratello fra le auto affidate all’officina dove lavora. L’incontro con una ragazza, un’attricetta di teatro ambiziosa e snob di cui se ne innamora, lo rende ancora più desideroso di facili profitti e di bella vita.
I due fratelli sono molto uniti nella vita e nelle speranze. Le loro ambizioni li accomunano ancor di più. I loro gusti si assomigliano. Entrambi infatti decidono di realizzare un loro sogno comune: acquistare una barca a vela che chiameranno Cassandra’s dream.
I loro sogni e una grossa perdita al gioco di Terry li costringono a chiedere aiuto allo zio ricco e facoltoso che da anni ha sempre aiutato e sostenuto economicamente tutta la famiglia. In occasione di una sua visita lo zio ascolta le esigenze economiche dei nipoti e promette di aiutarli chiedendo in cambio un loro aiuto quanto mai insolito, particolare e originale ma indispensabile per salvare la propria posizione economica dalla quale deriva il proprio benessere e quello futuro di Terry e Ian. Per proteggere tutto ciò chiederà loro di uccidere una persona.
I due ingenui fratelli/complici si trovano catapultati in una situazione irreale e drammatica e si trasformano in killer. Ancora una volta questa ennesima avventura li unisce ancor di più e rafforza il loro consolidato vincolo familiare, ma i caratteri fondamentalmente diversi di entrambi emergono in tutte le loro sfaccettature e modificheranno fino all’ultimo i loro destini coinvolti in questa strana e articolata storia il cui epilogo assomiglia ad una tragedia greca.
Dopo aver ammirato Match Point attendevo con ansia questo nuovo lavoro di Woody Allen aspettandomi un altro film d’intrigo e di brivido. Probabilmente le mie aspettative erano troppe e questo film sia pur avvincente e con un finale a sorpresa, non mi ha particolarmente entusiasmato ed incantato. Troppo lento nello sviluppo dei fatti e l’elaborazione dei dialoghi annoia lo spettatore nonostante la buona trama. Un film comunque da vedere. Aspetterò con fiducia il prossimo film diretto da Woody Allen che ammiro e preferisco in versione drammatica piuttosto che ironica e sono sicura che sarà comunque un piccolo capolavoro assolutamente da non perdere.

Louise-Elle

 
Di Namor (del 06/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1346 volte)
Titolo originale
Rambo
Produzione
USA - Germania 2008
Regia
Sylvester Stallone
Interpreti
Sylvester Stallone, Julie Benz, Paul Schulze, Matthew Marsden, Graham McTavish, Ken Howard, Rey Gallegos, Tim Kang, Jake La Botz.
Durata
93 Minuti
Trailer

Dopo aver pensionato definitivamente l’ex campione dei pesi massimi Rocky Balboa, Silvester Stallone scrive, dirige ed interpreta il definitivo pensionamento di un altro dei suoi celebri ed ineguagliabili personaggi, il veterano John Rambo.
Nel primo film “Rambo” appena congedato, scatena una guerra personale per essere stato rifiutato e maltrattato senza alcun valido motivo, dalla sua stessa nazione che valorosamente aveva servito in Vietnam. Nel secondo “Rambo 2 "- La vendetta”, il colonnello Trautman, lo convince a recarsi in Vietnam per liberare un manipolo di soldati Americani tenuti prigionieri dall’esercito Vietnamita.
Nel terzo “Rambo 3 - First blood”, questa volta, a dover far fronte alla sua ira è l’esercito sovietico, reo di aver fatto prigioniero il suo colonnello-mentore durante una missione in Afghanistan.
Giunti al quarto film “John Rambo”, Stallone, non sapendo con chi far sfogare il valoroso milite, si è documentato alla ricerca del luogo nel quale si stesse combattendo attualmente la guerra più ingiusta e sconosciuta nel mondo. Il risultato delle indagini ha portato alla luce l’eterno conflitto che tuttora incombe su Burma, tra il popolo Karen e l’oppressivo esercito Birmano, un vergognoso scontro ad armi impari dall’impressionante durata di sessant’anni!
Ed è in questo scenario di eterno e continuo orrore, che Sly decide di adattare la trama dell’ultima avventura di Rambo.
Ritiratosi nella confinante Thailandia, l’ex combattente viene convinto a trasportare a bordo del suo battello un gruppo di missionari desiderosi di portare il loro aiuto ad un villaggio di inermi civili oltre confine. La loro cattura da parte dell’esercito Birmano ed il conseguente invio di mercenari assoldati per la loro liberazione, risveglieranno il lui l’istinto di indomito guerriero, tramutandolo in una letale macchina da guerra, sempre pronto a perorare la causa di coloro che subiscono ogni sorta di angheria dai prepotenti di turno.
Al botteghino Italiano la pellicola sta avendo un buon risultato, ma, il merito di tale riscontro è sicuramente da attribuire al binomio di grande successo del suo protagonista-interprete, non certo alla qualità del film, che reputo abbastanza banale e scontatello. Mi spiace dirlo ma titoli di questo livello oramai escono solo per il mercato home-video, Stallone deve rendersi conto che di acqua sotto i ponti ne è passata da l’ultimo “Rambo 3”, e nel frattempo il genere action-movie si è estremamente evoluto, grazie al proficuo uso di spettacolari effetti speciali. Sperare di far presa sul pubblico odierno con le stesse tecniche obsolete di vent’anni fa ed un Rambo sessantunenne, é un’impresa a dir poco monumentale! Ho sempre reputato il primo “Rambo”, un film degno di presenziare nella eletta categoria dei cult-movie, discorso inverso invece per i suoi inutili e dannosi sequel, i quali hanno avuto la sola funzione di scalfire e non poco, la bellezza e la credibilità del primo ed indimenticabile “Rambo”.
La mia non vuole essere una critica prevenuta su Silvester Stallone, anzi, nel suo periodo d’oro era di gran lunga il mio attore preferito e posso tranquillamente affermare che ho visto tutta la sua filmografia più di una volta ed alcuni titoli me li rivedo ancora molto volentieri.
Comunque tornando all’attuale film, l’unico pregio che posso attribuirgli é quello di far conoscere al mondo intero una guerra condotta in maniera ignobile dal prepotente esercito Birmano, (lo stesso che trucidò senza nessun ritegno monaci e civili poco tempo fa in Birmania) nei confronti di un popolo inerme, ma la cosa ancora più grave è che tutto questo va avanti da oltre mezzo secolo senza che nessuno muova un dito per porre fine a tale orrore!

Namor

 

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Anche questo titolo ...
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