BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 05/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1038 volte)
Titolo originale
Atonement
Produzione
Inghilterra, Francia, 2007
Regia
Joe Wright
Interpreti
Keira Knightley, James McAvoy, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Gina McKee, Michelle Duncan, Vivienne Gibbs
Durata
123 minuti
Trailer

Vincitore del premio Oscar come miglior colonna sonora grazie al nostro Dario Marianelli, e candidato ad altre sei statuette (miglior film, sceneggiatura non originale, fotografia, costumi, scenografia e miglior attrice non protagonista con la quattordicenne Saoirse Ronan), “Espiazione” narra di come una bugia, o un’ingenuità, possa rovinare la vita di molte persone. E’così che l’adolescente Briony, per una serie di eventi da lei fraintesi, accusa ingiustamente Robbie (il suo amore segreto e figlio della governante) di essere l’uomo che ha stuprato la sua migliore amica. Il giovane (interpretato dall’avvenente James McAvoy) viene arrestato, e da quel momento la sua vita, a causa delle accuse di Briony, sarà rovinata per sempre. Contestualmente ed inconsapevolmente, la ragazzina ha distrutto l’esistenza anche della sorella maggiore Cecilia, innamorata e corrisposta da Robbie. Il ragazzo finisce in carcere ma, con l’inizio della seconda guerra mondiale, accetta di arruolarsi volontario a cambio della libertà. Robbie, col pensiero sempre verso l’amata Cecilia, finisce in Francia a cercare coi propri commilitoni di fermare l’avanzata tedesca fino alla famosa battaglia di Dunkerque, dove gli inglesi in ritirata, evacuarono tutto il loro contingente dal suolo francese per riportarlo in patria. Nel frattempo, Briony è cresciuta, non è più la ragazzina ingenua di allora, e ha capito perfettamente l’ingiustizia commessa. Con la vita segnata dal rimorso, ed i vani tentativi di riconciliarsi con la sorella, si ritrova al St.Thomas Hospital di Londra come infermiera tirocinante proprio quando arrivano le migliaia di feriti evacuati dal fronte. Ma il pensiero di Briony vola sempre a quella maledetta notte, alle sue colpe, ed al modo per espiarle… Film molto intenso e molto crudo questo di Joe Wright, che già mi aveva stupito positivamente con il suo precedente lavoro “Orgoglio e pregiudizio”. La regia di questo film è davvero curatissima: inquadrature intimistiche, un’ottima cura delle luci ed è eccellente tutta la parte della battaglia di Dunkerque dove, senza l’utilizzo di canoniche scene di guerra, Wright riesce a rendere perfettamente l’atmosfera di disfatta dell’Inghilterra e la voglia dei soldati di tornare a casa, realizzando anche un lungo pianosequenza davvero superbo. Da evidenziare anche musiche costumi e fotografia, con una ricostruzione storica perfetta. Dando altresì un voto più che positivo al cast, non mi rimane che dirvi di guardare “Espiazione” senza indugiare ulteriormente... è veramente un’ottima pellicola.

Darth

 
Di smarty (del 04/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1821 volte)
Titolo originale
Bianco e Nero
Produzione
italia 2007
Regia
Cristina Comencini
Interpreti
con Ambra Angiolini, Fabio Volo, Katia Ricciarelli, Franco Branciaroli, Eriq Ebouaney, Aissa Maiga
Durata
100 ninuti
Trailer

Di tutti i film della Comencini questo devo dire mi ha poco entusiasmato non tanto per la scelta dei temi, il razzismo e i pregiudizi, quanto per la recitazione (salvo per l’interpretazione di Aissa Maiga). La storia è molto semplice, quella di un’avventura extraconiugale, che però ha come protagonisti Carlo (Fabio Volo) e Nadine (Aissa Maiga). Lui, bianco, tecnico informatico sposato con Elena (Ambra Angiolini) figlia di una benestante famiglia romana, ma impegnata nel sociale. Lei, nera, bellissima, raffinata e sposa perfetta di Bertand (Eriq Ebouaney) intellettuale di colore impegnato nella raccolta fondi per l’Africa. Tra i due nasce un’attrazione che va oltre la barriera etnica e che metterà in crisi oltre che i rispettivi matrimoni anche le proprie convinzioni. Si scoprono così che anche i neri sono razzisti ed hanno pregiudizi nei confronti dei bianchi, che anche le bambine nere vogliono una Barbie sposa bianca, che tutto mondo è paese e che nonostante la nostra sia diventata una società multirazziale si tende comunque a mettere una barriera. Sì d’accordo la beneficenza, d’accordo fare conoscenza, ma l’altro comunque resta e continuerà ad essere un “diverso” , fonte di continui confronti e discussioni. Emblematica una frase: “Si riempie la bocca di Africa solo per farsi perdonare del grembiulino bianco sulla cameriera negra!”. A ben guardarlo viene subito da ripensare ad un bellissimo classico del cinema americano “Indovina chi viene a cena”, che consiglio di rivedere, ma purtroppo mi spiace constatare che siamo lontani dalla classe e raffinatezza dell’epoca e che, i tempi sono cambiati. Mi sarebbe piaciuto invece vedere raccontato il dopo “e vissero tutti felici e contenti” quando singolari scelte come quella di Carlo e Nadine si scontra con la quotidianità, ma forse la “diversità” aiuta ad avere orizzonti e visuali più ampie…chissà! Dedicherei invece una piccola parentesi alla colonna sonora, ovviamente di stampo etnico, ma azzeccatissima come accompagnamento musicale alle varie scenette di gaffes. Oltre alle musiche originali degli Chat Noir, il cd contiene i brani di artisti del calibro di Amina, Mory Kante, Ismaël Lo, Wasis Diop, oltre ai classici di Miriam Makeba, Khaled, Neville Brothers ed in chiusura la mitica “La Vie En Rose” di Grace Jones.

Smarty

 
Di nilcoxp (del 03/03/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 966 volte)
Titolo originale
Funeral Party
Produzione
Germania, Gran Bretagna, USA 2007
Regia
Frank Oz
Interpreti
Matthew MacFadyen, Rupert Graves, Peter Dinklage, Daisy Donovan, Alan Tudyk, Kris Marshall, Andy Nyman, Ewen Bremner, Keeley Hawes, Jane Asher, Peter Egan, Peter Vaughan
Durata
90 minuti
Trailer

Abituato a quei film orribili americani, in cui si spaccia per comicità la demenzialità esagerata e pacchiana (vedi tutti quei film del genere “Scary Movie” o quelli della premiata ditta Ben Stiller & Co.), mi attendevo l’ennesima delusione, invece… Commedia dai toni pacati ed eleganti che non risparmia nemmeno un evento triste come un funerale, ma che subito ci fa capire che quella a cui assisteremo non sarà una classica funzione religiosa. Si comincia con l’arrivo nella villa di campagna della famiglia del defunto, della salma sbagliata. Ma è solo l’inizio di quello che succederà da lì a poco: ospiti alterati da pastiglie di allucinogeni nascoste in un flacone di valium, un vecchio su sedia a rotelle cattivo e sboccato, rivalità tra i due figli dell’estinto (uno scrittore di successo che vive in America, l’altro che vive all’ombra del fratello famoso), un’imboscato che ha come unico obbiettivo provarci con una tipa, un ipocondriaco, ed un nano che nessuno conosce ma che nasconde un segreto. Bello, equilibrato, divertente. Girato con bravura a low budget (che sono i lavori che preferisco), e sorretto da un cast di attori validi, il film scorre velocemente fino alle battute finali. Al termine mi son detto: “novanta minuti spesi bene!”. Baci britannici a tutti.

nilcoxp

 
Di Namor (del 28/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1351 volte)
Titolo originale
Glory road
Produzione
USA 2006
Regia
James Gartner
Interpreti
Josh Lucas, Derek Luke, Austin Nichols, Mehcad Brooks, Alphonso McAuley, Damaine Radcliff, Al Shearer, Sam Jones III, Tatyana Ali, James Aaron, Mark Adam, Emily Deschanel, Red West, Jon Voight, Evan Jones, James Olivard, Alejandro Hernandez.
Durata
106 Minuti
Trailer

A College Park nel Maryland, nel 1966 si tenne una memorabile finale di campionato NCAA che passò agli annali del basket americano, le squadre protagoniste di questa incredibile partita furono i Kentuky del leggendario allenatore Adolph Rupp e la squadra dei Texas Western University di El Paso, guidati dall’allenatore Don Haskins. Contro ogni previsione la finalissima si concluse con la vittoria dei Texas Western University, una team che fino ad allora mai e poi mai si sarebbe sognato di vincere il campionato, sia per motivi economici che tecnici. L’artefice di tale successo fu proprio il burbero allenatore Don Haskins, che andò a esaminare ed ingaggiare in giro per gli Stati Uniti, giocatori di talento, ragazzi che fossero in grado di far vincere quella che sarebbe stata la sua futura squadra. Gli atleti che ingaggiò avevano talento da vendere, ma anche un grave difetto, vero handicap soprattutto per quel periodo .....…erano di colore! Contro tutto e tutti il coach Don, impose le sue scelte, prima fra tutte quella di far giocare titolari, e non di relegare in panchina, quei giocatori di colore che avrebbero meritato di far parte della rosa, all’epoca tali atleti venivano usati solo per i cambi, giusto il tempo di far rifiatare qualche minuto i giocatori di ruolo della squadra, che erano composti ovviamente da bianchi! Una scelta non facile visto il periodo in cui si svolse questa fantastica storia, negli USA vigeva ancora la segregazione razziale. Ma questo non fermò i sani principi sportivi ed etici di Haskins, che proseguì contro la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, portando a termine il suo progetto nonostante le continue minacce subite dalla moglie, le camere di motel imbrattate con scritte razziste ed alcuni suoi giocatori ignobilmente picchiati nei bagni di un ristorante durante le trasferte.
A questa storia realmente accaduta é ispirato il film “Glory Road”, una pellicola in pieno target Disneyano, prodotta dal lungimirante Jerry Bruckheimer.
I crismi per realizzare un buon prodotto come vedete ci sono tutti, difatti negli USA il film ha debuttato al primo posto negli incassi al botteghino, mentre nel nostro paese, sia perché il tema che riguarda uno sport minore come il basket, sia per la storia poco o addirittura sconosciuta, la pellicola ha visto la sua uscita solo per il mercato homevideo, un vero peccato perché il film é molto carino, racconta una bella storia ed infonde un messaggio sociale molto positivo sul tema del razzismo.
Anche la realizzazione dei dettagli é molto ben curata, pensate che per rendere al meglio l’atmosfera di quegli anni, voluta dal produttore ed il regista, si era sparsa voce che uno dei giocatori reali di allora aveva conservato la maglia originale dei TWU, una volta ritrovata la produzione è risalita alla fabbrica che la produsse quarant’anni prima, a cui chiese se fosse possibile riprodurla identica e per ottenere le stesse divise la ditta, ha dovuto rimettere in moto i vecchi macchinari ormai obsoleti e fermi da più di trent’anni!
Un film godibile con un chiaro messaggio di condotta sportiva e sociale, da vedere e consigliare in particolar modo ai giovani che si apprestano a praticare sport di gruppo.

Namor

 
Di slovo (del 23/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 948 volte)
Titolo originale
Tank Girl
Produzione
USA 1995
Regia
Rachel Talalay
Interpreti
Lori Petty, Naomi Watts, Malcolm McDowell, Ice T, Jeff Kober, Stacy Linn Ramsower
Durata
104 minuti

Tentativo maldestro di portare su schermo le avventure di Rebecca Buck alias Tank Girl, l’eroina cult nata dalla mente dei fumettisti Jamie Hewlett e Alan Martin.
Terra, 2033. Dopo essere stato colpito da un meteorite il pianeta si è trasformato in un deserto dove non piove da undici anni. La poca acqua rimasta è controllata dalla WP, un dipartimento militarizzato diretto dall’efferato Kesslee (un Malcolm McDowell come al solito sprecato) il quale mira all’eliminazione dei ripper, un clan di canguri mutanti, (la storia si svolge in Australia) gli unici in grado di tenergli testa.
Dopo essere stata arrestata, Rebecca riuscirà ad evadere grazie all’aiuto di un’altra prigioniera… decisa a sferrare il suo roccambolesco contrattacco.
Se la Tank Girl a fumetti è ormai considerata un icona e i suoi creatori tra gli autori più influenti degli anni ’90 ( ricordiamo che Jamie Hewlett ha co-fondato e ‘visualizzato’ il progetto musicale Gorillaz ) la trasposizione cinematografica è ben lungi dall’essere meritevole di futura memoria; con buona pace di Martin e Hewlett che concordano a definirlo un ‘tasto dolente’ ma che ammettono di aver autorizzato con aspettative promozionali.
In effetti la pellicola radunò nuovi proseliti, contribuendo a far crescere la popolarità del personaggio ma molte delle tinte originali si persero durante la realizzazione. Della folle effervescenza, della satira, dello stile anarchico che impregnava le tavole rimane un condensato di fanta-demenza che può risultare a tratti simpatico ma inevitabilmente seccante sulla durata di un film.
Buone le prove delle protagoniste (Lori Petty e Naomi Watts) e poco altro da salvare.
Come si dice in questi casi: se ne può tranquillamente fare a meno.

slovo

 
Di Sansimone (del 22/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1057 volte)
Titolo originale
Se jie
Produzione
Cina, U.S.A. 2007
Regia
Ang Lee
Interpreti
Tony Leung Chiu Wai, Joan Chen, Anupam Kher, Lee-Hom Wang, Wei Tang, Johnson Yuen, Chih-ying Chu
Durata
156 minuti

Shanghai, 1942 la signora Mak, una donna ricca e sofisticata, entra in un caffé, fa una telefonata, e poi si siede ad aspettare.
Ricorda come molti anni prima è cominciata la sua storia, nel 1938, sempre a Shanghai, quando ancora non era la signora Mak, ma la timida Wong Chia Chi, studentessa al primo anno d’università e amica di uno studente, Kuang Yu Min. Kuang mette in piedi una compagnia teatrale allo scopo di tenere alto lo spirito patriottico della gente sfollata con spettacoli teatrali.
Il giovane convince però un gruppetto d’amici a mettere in atto un piano per assassinare un grosso collaborazionista dei giapponesi, il signor Yee. Ogni studente ha una parte da interpretare: Wong sarà la signora Mak, che prima conquisterà la fiducia di Yee diventando amica di sua moglie per poi istaurare una relazione con lui, il piano non avrà successo, ma Wong ritornerà nella nativa Shanghai per cercare di portare a termine la sua missione di patriota.
Come in altri film, anche per questo lavoro Ang Lee ha realizzato un film impeccabile, tutto è perfetto, gli attori, le riprese , la colonna sonora e ecc. ecc. ma, come in tutte le cose c’è un però. La lunghezza del film è davvero imponente, sono quasi 3 ore di film con l’inizio anche un po’ complicato da comprendere a causa dei molti flash-back ma, chi avrà tempo e pazienza riuscirà a vedere un bel film premiato anche a Venezia con il Leone d’Oro.

SanSimone

 
Di Darth (del 20/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1011 volte)
Titolo originale
Soom
Produzione
Corea del Sud, 2007
Regia
Kim Ki-Duk
Interpreti
Chang Chen, Park Ji-a, Ha Jung-woo, Hang In-Hyung, Kim Ki-duk, Lee Joo-Seok
Durata
84 minuti
Trailer

Come vi avevo già detto in questa recensione, sono un estimatore del regista cinese Kim Ki-Duk, perciò non potevo esimermi dal parlarvi del suo (cronologicamente) ultimo film: “Breath”.
La trama vede una donna coreana che scopre i tradimenti del proprio marito. Qualcosa scatta in lei e, quando vede al telegiornale la notizia del terzo tentato suicidio di un uomo rinchiuso nel braccio della morte, decide di andare a fargli visita. La donna pare innamorarsi dell’uxoricida e le sue visite si fanno quotidiane. Il marito preoccupato per il comportamento della propria moglie decide di seguirla e scopre la sua platonica tresca con il galeotto…
Raccontato a questo modo mi rendo conto che possa sembrare un film di una noia assurda… ma questa trama non è altro che il filo conduttore di una storia dove la forza sta nelle emozioni e nella mancanza totale di razionalità. Il dialogo, come spesso accade nelle opere del regista coreano, è limitato all’essenziale (basta ricordare "Ferro3") e la profonda infelicità di tutti i protagonisti si dissolve magicamente solo nel parlatorio del carcere. Gli incontri tra i due sono il vero genio di quest’opera: la donna porta dei poster iper-realistici che rappresentano una stagione, si veste in relazione alla stagione rappresentata e canta ogni volta una canzone a tema. Il direttore del carcere, a mo' di grande fratello, non si vede mai se non riflesso dai monitor attraverso i quali non si perde un secondo degli incontri tra i due, mettendo fine al tempo a disposizione con un tempismo diabolico.
“Soffio” ha molte altre sfaccettature troppo difficili da descrivere ma molto immediate da recepire quando lo si guarda, e nonostante la mancanza di punti di riferimento logici (dato che tutti i personaggi si comportano irrazionalmente) il film scorre bene e senza calare mai di qualità. Ennesimo bel film del regista coreano, non ai livelli delle sue opere migliori, ma assolutamente da guardare per tutti gli appassionati di cinema orientale.

Darth

 
Di Sansimone (del 15/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1676 volte)
Titolo originale
Caos calmo
Produzione
Italia 2007
Regia
Antonello Grimaldi.
Interpreti
Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalydès, Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Caterina Rohrwacher, Manuela Morabito, Roberto Nobile, Babak Karim
Durata
112 minuti

Molto rumore per nulla, questa è stata la mia conclusione dopo avere visto “Caos calmo”. Ho letto e sentito dichiarazioni di fuoco (soprattutto da parte d’estremisti religiosi) su una scabrosa e pruriginosa scena di sesso tra Moretti e la Ferrari (tra l’altro Moretti in una scena di sesso a me fa ridere, ma sono considerazioni personali) come se il film fosse tutto in quella scena, tutte bufale! Ideate a hoc da un esperto di marcheting o nate a causa di qualche pudico critico, il film è tutt’altro.
Pietro Paladini salva la vita ad una donna durante una vacanza estiva e quando rientra a casa trova la propria moglie morta per una caduta con accanto la figlia che gli continua a chiedere dove era quando lei lo chiamava. Da questo momento la sua vita cambia completamente o meglio si blocca, infatti, al primo rientro a scuola della figlia le promette che starà tutto il tempo lì fuori ad aspettarla fin quando non esce e così fa per diversi mesi. Durante questi mesi Pietro/Moretti non si muove dal giardino fuori della scuola della figlia, ma è la vita che si trasferisce in quel luogo, infatti, sia i familiari sia i colleghi di lavoro lo vanno a trovare per portagli i loro problemi. Fino a quando la sfera d’autodifesa che si era costruito inizia a cedere al dolore per tornare infine ad una vita dai ritmi normali.
Film strano questo di Grimaldi, un film che dice e non dice, tocca diversi argomenti come la morte di una persona fondamentale, i sensi di colpa, come confrontarsi con il dolore, ma che non da nessuna risposta a queste domande e non si capisce neanche come Moretti affronta queste difficoltà, nel film si vede solo che le supera. Non ci sono spiegazioni o voci fuori campo che fanno comprendere il pensiero del protagonista, sta allo spettatore riuscire a darsi una spiegazione.
Un film particolare, bello e compresso ma volendo semplice come una fiction, di sicuro però non ha niente a che vedere con i film con Moretti anche dall’altra parte della cinepresa.

SanSimone

 
Di Namor (del 14/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2114 volte)
Titolo originale
30 Days of Night
Produzione
Nuova Zelanda - USA 2007
Regia
David Slade
Interpreti
Josh Hartnett, Melissa George, Danny Huston, Ben Foster, Mark Boone Jr., Mark Rendall, Amber Sainsbury, Manu Bennett, Megan Franich.
Durata
113 Minuti
Trailer

Per un mese intero i cittadini di Barlow in Alaska, devono convivere con il buio totale per l’assenza forzata del sole, a movimentare questa lunga e noiosa prassi che annualmente si ripresenta, ci pensa l’arrivo di un’orda di famelici vampiri, la quale mette sotto assedio l’intera cittadina per cibarsi dei suoi sfortunati abitanti. Uno sparuto gruppo di sopravissuti con a capo lo sceriffo locale, cerca con ogni mezzo di sopravvivere ai sanguinari cacciatori venuti dalle tenebre, ma l’impresa si rileva da subito titanica, poiché la loro eliminazione avviene solo in due maniere, la prima con la decapitazione, cosa molto difficile vista la disparità di forza tra le due opposte fazioni, la seconda è incenerirli mediante la luce e quindi occorre attendere la fine del mese lunare e agognare il ritorno del sole, in modo che vengono bruciati dai suoi raggi ultravioletti.
30 Giorni di buio”, é tratto dalla serie omonima dei fumetti di Steve Niles e Ben Templesmith, racchiusa in tre volumi. A dirigere, é il regista David Slave messosi in luce con l’indipendente “Hard Candy”. E’ stato grazie alla visione di questo titolo che i produttori Sam Raimi e Rob Tapert lo hanno ingaggiato, rimanendo piacevolmente colpiti dal suo stile di direzione.
Quando vidi i trailer di “30 Giorni di buio”, mi piacque subito l’ambientazione scelta per la sua realizzazione, il contrasto della città al buio con il candore della neve che la circondava mi ricordava un grande capolavoro del genere, “La Cosa” di John Carpenter, anche i vampiri stilizzati alla Nosferatu, mi colpirono in maniera molto positiva, mi son detto mica male, vuoi vedere che forse sono riusciti a girare un titolo che valga la pena di ricordare e rivedere negli anni a venire?
Una volta visto posso dirvi che la pellicola é piacevole da vedere se amate il genere, ma non appaga in pieno le aspettative di chi vuole vedere un nuovo cult dell’ horror!

Namor

 
Di nilcoxp (del 11/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 817 volte)
Titolo originale
Hui Buh - Das Schlossgespenst
Produzione
Germania 2006
Regia
Sebastian Niemann
Interpreti
Michael Herbig, Christoph Maria Herbst, Nick Brimble, Heike Makatsch, Hans Clarin, Ellenie Salvo González, Rick Kavanian
Durata
103 minuti
Trailer

In una giornata noiosa mi sono detto: “Chissà che questo Uibù non mi ravvivi la giornata?”. Sbagliavo, non è un film in grado di risollevare un povero spirito stanco e affranto come il mio, però almeno non ha nemmeno ulteriormente infierito. Un film senza lode ne infamia: il protagonista durante una partita a carte in cui stava barando, entra in possesso delle terre e degli averi del suo avversario. Questi avendolo scoperto cerca di ucciderlo, ma viene anticipato da un fulmine. Così Baldovino (questo il suo nome) si ritrova condannato a fare il fantasma in un castello senza però riuscire a spaventare nessuno, essendo lui stesso un fifone patentato. Cinquecento anni dopo, il legittimo proprietario della tenuta (Re Julius) andrà ad abitare lì, con la ferma intenzione di sposarsi e di viverci. Ma non tutto è come sembra, e nello svolgimento degli eventi che porteranno il sovrano a rimanere senza soldi e con un mare di problemi, risulterà fondamentale l’intervento di Uibù. Nonostante il personaggio sia celebre in Germania (esiste da oltre trent’anni), risulta sconosciuto qui da noi. Mediocre nello sviluppo della storia e delle situazioni comiche, il film non riesce nel suo intento, qualunque esso sia !!! Forse risulterà piacevole ai bambini, o almeno lo spero.

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 08/02/2008 @ 05:02:08, in cinema, linkato 866 volte)
Titolo originale
Notturno Bus
Produzione
Italia 2007
Regia
Davide Marengo
Interpreti
Giovanna Mezzogiorno, Valerio Mastandrea, Ennio Fantastichini, Anna Romantowska, Roberto Citran, Francesco Pannofino, Ivan Franek, Antonio Catania, Iaia Forte, Marcello Mazzarella.
Durata
104 minuti

Cosa potrà mai capitare d’imprevedibile ad un autista di bus sulla linea Roma Fiumicino di notte? Se l’autista è Valerio Mastandrea può succedergli di tutto, tanto da cambiargli la vita nel giro di due giorni.
Per esempio incontrare una ragazza, bugiarda patentata, che lo salva da un picchiatore con cui ha un debito di gioco. Nello stesso tempo però, suo malgrado, essere invischiato nella ricerca di un microchip del valore di due milioni di euro con gravi rischi per la sua vita.
Questa è la storia raccontata da Notturno Bus, un film che non è possibile inserire in un genere preciso, infatti, si sposta di continuo tra i binari del thriller, noir, pulp, commedia, spionaggio, love story, insomma il regista, devo dire con un buon risultato finale, non vuole dare nessuna connotazione precisa al film per lasciare al pubblico di scegliere come classificarlo.
A differenza del libro da cui è tratto Notturno Bus è stato ambientato a Roma anziché a Bologna, girato con un particolare tipo di pellicola molto sensibile, per donare al film le suggestive luci di Roma di notte.
Un buon film, forse l’unica nota stonata è Valerio Mastandrea ingabbiato in un personaggio dai dialoghi un po’ troppo prevedibili.

SanSimone

 
Di Namor (del 07/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1917 volte)
Titolo originale
Cloverfield
Produzione
USA 2008
Regia
Matt Reeves
Interpreti
Lizzy Caplan, Jessica Lucas, T.J. Miller, Michael Stahl-David, Mike Vogel, Odette Yustman.
Durata
85 Minuti
Trailer

A New York, un gruppo di amici organizza un party di addio per un loro compagno in procinto di trasferirsi in Giappone. Un enorme boato udito durante lo svolgimento della serata, ne tacita il suo svolgimento, incuriositi da questo insolito avvenimento i partecipanti salgono sul tetto dello stabile per avere una visione più chiara di quello che sta succedendo. Nel mentre, una tremenda esplosione lancia detriti infuocati sulla città, dando il via ad un fuggi fuggi generale, una volta scesi in strada in preda al panico il gruppo assiste addirittura alla decapitazione della statua della libertà! Quello che inizialmente sembrava un terremoto, presto lascia spazio all’ipotesi di un attacco terroristico. A fugare definitivamente ogni dubbio sulla vera entità che minaccia New York, è l’immagine di una gigantesca coda di un rettile che si abbatte sul ponte di Brooklyn mandandolo in frantumi. L’artefice di tale sconquasso é un collerico mostro di dimensioni terrificanti, un incrocio tra Godzilla (per altezza) ed il mostro di Cthulhu (per fattezze), che si muove spaesato ed impaurito tra i grattacieli della città, sotto il continuo attacco dell’esercito. A documentare la cronaca di questa notte di terrore, ci pensa la telecamera consegnata in dotazione ad uno dei ragazzi (che porta sempre con sé durante la fuga) per filmare la serata d’addio del loro amico.
La realizzazione di “Cloverfield” è stata possibile grazie al lancio in Giappone di “M.I.III”, J.J.Abrams colui che allora si occupò della regia, entrando in un negozio di giocattoli insieme al figlio, rimase stupito dalla popolarità che godeva ancora Godzilla nel sol levante. Guardandolo, pensò a cosa avesse fatto lui durante un ipotetico attacco da parte del lucertolone radioattivo, ed é nata così l’idea di realizzare questo innovativo disaster-movie in chiave amatoriale. Le riprese sono state effettuate con videocamera a mano ad alta definizione e poi sporcate al computer per avere il massimo effetto amatoriale, il risultato ottenuto é sicuramente buono se non ottimo, difatti più di una persona é uscita dalla sala disturbata dalla girandola impazzita di immagini che proiettava il grande schermo. In effetti é stata dura anche per me abituarsi a questo nuovo tipo di visione, l’ho trovata troppo estrema e inutilmente continuativa, se togliamo le uniche immagini denominate “ad occhio di Dio” (le riprese aeree) usate per inquadrare per intero il mostro, il resto del film é tutto un concitato susseguirsi di immagini che ne disturbano la visione.
Il cast é composto da volti non eccessivamente famosi ed il motivo di tale decisione si rivela dopo la visione del film, ciò che la produzione ha risparmiato nell’assemblamento della troupe, lo ha speso negli effetti speciali, anche se non é facile giudicare, considerata la scelta adottata in merito alla realizzazione della pellicola.
Curiosa la scelta del titolo del film, in origine J.J.Abrams aveva pensato di intitolarlo “Greyshot”, prendendo spunto dal nome del ponte dove i due protagonisti del film si rifugiano durante la fuga, alla fine ha prevalso il nome di una strada “Cloverfield” situata nelle vicinanze del suo ufficio. In conclusione se siete sofferenti alle giostre, o ci andate mal volentieri per evitarne i postumi derivanti dalla nausea, questo film é consigliabile vederlo in dvd, proprio per evitare, come ho già detto, la vostra uscita anticipata dalla sala!

Namor

 
Di kiriku (del 05/02/2008 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1012 volte)
Titolo originale
La grande bouffe
Produzione
Francia/Italia 1973
Regia
Marco Ferreri
Interpreti
Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Andréa Ferréol, Solange Blondeau, Giuseppe Maffioli, Monique Chaumette, Florence Giorgetti, Bernard Menez, Louis Navarre, Rita Sherrer, Michèle Alexandre, Cordélia Piccoli, James Campbell, Patricia Milochevitch, Henri Piccoli, Mario Vulpiani, Gérard Boucaron, Margaret Honeywell, Annette Carducci, Eva Simonet
Durata
130 minuti
Trailer

Effetti indesiderati. Gastrointestinali: gli eventi avversi più comunemente osservati sono di natura gastrointestinale. Possono verificarsi ulcere peptiche, perforazione o emorragia gastrointestinale, a volte fatale, in particolare….” Aspetta un attimo, ho letto bene? E si, c’è scritto proprio a volte fatale!!! Incredibile ho sempre assunto questo farmaco senza leggere mai attentamente le controindicazioni e adesso scopro che , anche se le possibilità sono sempre state molte remote, di aver rischiato la vita solo per alleviare uno fastidioso dolore cervicale. Sinceramente morire in modo così stupido mi darebbe proprio fastidio, preferirei a questo punto andarmene per una mia scelta personale e non per una frase non letta su un farmaco killer. Se mai un giorno decidessi di farla finita, beh sicuramente sceglierei il metodo usato nel film "La grande abbuffata" di Marco Ferreri. Quattro amici inseriti nella cosiddetta buona società, un ristoratore, un pilota di aerei, un magistrato e un produttore televisivo, stanchi di una vita ormai senza stimoli si rinchiudono in una villa per abbandonarsi senza limiti ai piaceri della gola e della carne fino all’autodistruzione. Tutta la pellicola è una critica a quella borghesia corrotta e amorale che fa del troppo il fine ultimo, avere tutto e a qualsiasi costo. I protagonisti, interpretati da attori di altissimo livello (Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, e Philippe Noiert),  sono appunto la grottesca caricatura di una società che ha perso la rotta ed è anche una lucida visione dell’isolamento individuale ed esistenziale dell’uomo contemporaneo. L’importante è avere , ostentare , produrre, oltrepassando i limiti senza poter più tornare indietro. Questa pellicola è del 1973 e mi sento di dire , senza fare della mera retorica, che le critiche mosse dal regista sono più che mai attuali. Oggi, è sotto gli occhi tutti , l’importante è apparire, essere visibile e non importa a che prezzo, l’importante è credersi migliori , distinguersi dalla massa e per farlo, ad esempio, si ricorre ad una ricerca estetica che alla fine porta ad una altra vuota omologazione. Basta fare un giro in centro per vedere che tutti sono vestiti uguali e non solo gli adolescenti. Conosco persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese ma si comprano auto che finiranno di pagare loro figli, e questo solo, per ostentare una ricchezza materiale inesistente. Questi anche se sono solo alcuni degli esempi più evidenti, sono la cartina tornasole di una società che si basa sull’insicurezza e sulla povertà spirituale. La grande abbuffata è un po’ la rappresentazione spietata ma ben riuscita di tutto questo , una commedia drammatica che spazia dall’humor nero, alla satira e per finire al grottesco . Non so se è per colpa del medicinale o dei pensieri che il farmaco mi ha fatto venire , ma mi è venuta una secchezza delle fauci non indifferente, prima che sia troppo tardi scappo a casa a mangiare e a fare all’ammore !!!

Kiriku

 
Di Sansimone (del 01/02/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2278 volte)
Titolo originale
7 Km da Gerusalemme
Produzione
Italia 2006
Regia
Claudio Malaponti
Interpreti
Luca Ward, Alessandro Etrusco, Rosalinda Celentano, Alessandro Haber, Eleonora Brigliadori, Emanuela Rossi, Isa Barzizza, Alessandra Barzaghi
Durata
108 minuti

Se Cristo si presentasse a noi saremo in grado di credergli sulla parola? Perché poi si presenterebbe ad uno di noi?
Queste domande se le pone anche Alessandro, quando durante un viaggio in terra santa incontra Gesù sulla strada che da Gerusalemme porta ad Emmaus. Come credo la maggior parte di noi Alessandro non crede subito di trovarsi davanti a Dio, ma, dopo alcuni segni inizia a crederci e la domanda ricorrente diventa” perché hai cercato proprio me?”.
Nel film una risposta a questa domanda c’è, ma, quello che in realtà non si capisce è il motivo per il quale dopo 2000 anni dall’ultima sua presenza Cristo ritorna sulla Terra ma, non in mezzo agli uomini, ma solo da un uomo. Forse perché questi è un pubblicitario o forse è solamente che noi umani non possiamo comprendere i veri disegni di Dio.
Avevo sentito molto parlare di questo film, purtroppo a causa delle scelte di chi gestisce le sale cinematografiche della mia città ho dovuto aspettare che uscisse in dvd per riuscire a vederlo. L’attesa in ogni modo non è stata vana, ho trovato il film molto bello sotto molti aspetti, l’unico che mi ha lasciato perplesso è proprio il motivo di questa presenza reale di Gesù.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Pino Farinotti, e racconta le vicende di Alessandro, un pubblicitario quarantenne in crisi esistenziale che trova casualmente un biglietto aereo per Gerusalemme e decide di partire. Qui incontra un uomo che dice d’essere Gesù e da quel momento fino al suo ritorno in Italia per lui è un continuo dialogare con Dio e ricordare passaggi della sua vita.
Luca Ward è bravissimo nel ruolo del pubblicitario quarantenne deluso e in crisi sia nella vita privata sia in quella lavorativa, lo stesso vale per Alessandro Etrusco nel ruolo non semplice di Cristo. Il regista anche è molto bravo nell’imprimere il giusto ritmo al film utilizzando il flash back, anche se alla fine del film accelera un po’ troppo per riuscire a chiudere tutte le storie, quando volendo poteva lasciarne alcune aperte.

SanSimone

 
Di Namor (del 31/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2305 volte)
Titolo originale
American Gangster
Produzione
USA 2007
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Russell Crowe, Denzel Washington, Chiwetel Ejiofor, Cuba Gooding Jr., Josh Brolin, Ted Levine, Armand Assante, John Ortiz, John Hawkes, Ruby Dee.
Durata
157 Minuti
Trailer

Il silenzioso Frank Lucas (Denzel Washington) osserva e assimila le due caratteristiche principali che hanno reso il suo capo Bumpy Johnson, il più temuto e benvoluto boss di Harlem, la sua efferata spietatezza risolutiva con chi sgarra e la sua immensa generosità verso gli sfortunati del quartiere. Ed é con questi due inappellabili dogmi, che Frank, dopo la morte del suo mentore, si introduce nel mondo della malavita fino a divenirne lui stesso uno dei più potenti e prolifici boss dell’intero stato.
Agli inizi degli anni 70, negli Stati Uniti, l’eroina era nella sua massima fase di espansione e con lei anche la corruzione nella polizia, la quale attingeva a piene mani nel mercato della polvere bianca. Per imporsi nel traffico e lo spaccio di droga, che in quel tempo pullulava ad ogni angolo della strada di Harlem, il neo boss doveva fornire un prodotto migliore e a basso costo rispetto a quello che abitualmente circolava. Per fare ciò, occorreva abbassare i costi ed é per questo, che ebbe l’intuizione che lo rese in breve tempo il più ricco e potente criminale degli USA, quella di eliminare gli intermediari ed andare personalmente in Thailandia per comprare direttamente dal produttore!
A porre fine al suo incontrastato dominio, ci pensa l’integerrimo agente di polizia Richie Roberts (Russel Crowe), personaggio emarginato proprio grazie a questa sua virtù, etichettato dai suoi colleghi come spione per aver consegnato in centrale un milione di dollari puliti di proprietà della mafia, uno dei pochi poliziotti che in quel periodo rifiutava mazzette, in pratica, un serio pericolo per tutto il sistema di corruzione in voga all’interno del dipartimento di polizia.
Inizialmente le riprese di “American Gangster”, dovevano avvenire nel 2004 sotto la regia di Antoine Fuqua (Training Day), sempre con Washington nella parte di Lucas, ma l’allora casa di produzione fermò tutto.
A distanza di anni, dopo varie insistenze, il regista Ridley Scott acconsente a dirigere il film, includendo l’attore Neozelandese Russel Crowe.
A completare il variegato cast di attori che fanno parte del film, la scelta é caduta su Cuba Gooding, Yr.; Armand Assante; Chiwetel Ejiofor; Ruby Dee; il rapper Common e l’artista hip-hop T.I..
Il film é stato presentato in pompa magna come il nuovo “The Departed”, o addirittura come dice esagerando (e non poco) la locandina, epico ai livelli de “Il Padrino”.
Sinceramente la nuova opera di Scott, risulta un buon film ma non ai livelli di “The Departeid”, lo dimostra anche il fatto che “American Gangster”, sia rimasto fuori dai giochi per la corsa agli Oscar di quest’anno. Di epico che potrebbe accostarsi a “Il Padrino”, ha solo la durata, 157 minuti in alcuni casi sono veramente tanti, d’accordo che la pellicola narra una storia realmente accaduta, ma gli eventi che si svolgono durante il film potevano benissimo essere un po’ più concisi.
Ad ogni modo questa non vuole essere una bocciatura, anzi lo reputo un buon film, ma se fossi nelle vesti dei produttori ci andrei cauto con simili paragoni, evitando di creare inutili e dannose aspettative per chi si appresta a vederlo, fino a prova contraria la miglior pubblicità, é sempre stata il giudizio positivo del pubblico pagante!

Namor

 

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