BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Louise-Elle (del 30/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2931 volte)
Titolo originale
Love in the Time of Cholera
Produzione
USA 2007
Regia
Mike Newell
Interpreti
Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno, Benjamin Bratt, Catalina Sandino Moreno, Hector Elizondo, Liev Schreiber, Fernanda Montenegro, Laura Harring, John Leguizamo.
Durata
138 Minuti
Trailer

L’amore ai tempi del colera Buio in sala….Silenzio….Inizia il film:
“un uomo anziano Florentino Ariza riposa accanto alla sua giovane amante quando le campane della Chiesa di Cartagena suonano a lutto annunciando la morte del medico Juvenal Urbino marito di Fermina Daza . Florentino si presenta a Fermina in questa triste occasione dichiarandosi con queste parole: “Sono trascorsi 51 anni, 9 mesi e 4 giorni e io ti amo come il primo giorno” Fermina disperata per la perdita del marito e indignata lo caccia con violenza.”
Questa è la scena iniziale del film tratto dall’omonimo romanzo di Gabriel Garcia Lorca che racconta l’infinita, quasi irreale e straziante storia d’amore tra Fiorentino Ariza e la bella Fermina Daza. La parte centrale del lungometraggio è in retrospettiva. Ambientato nella città di Cartagena dal 1879 si protrae fino agli anni 40. Florentino, un giovanissimo telegrafista (interpretato da Unax Ugalde) appassionato di poesia incontra lo sguardo di Fermina (Giovanna Mezzogiorno) e immediatamente è amore a prima vista. Un amore solo epistolare dove Florentino le esprime tutto il suo ardore e Lei ne rimane ammaliata. Il padre di Lei ambizioso desidera invece per la figlia un uomo con maggior potere a cui darla in sposa e così decide di portarla altrove separando per sempre i due innamorati. Passano gli anni. Il Paese ha due nemici: la Guerra Civile e il colera che mietono vittime e distruzione. Florentino (uno straordinario e magnifico Javier Bardem) disperato per la perdita dell’amata ha soltanto la madre vicino che lo consola amorevolmente. Nel frattempo ritorna Fermina che durante un incontro casuale demolisce le speranze d’amore di Florentino affermando che per lei l’amore è solo un’illusione. La sofferenza di Florentino è devastante e anche per la madre che gli sta accanto. Si assiste così allo scorrere delle due vite: da una parte Florentino inizia a lavorare presso la Compagnia Fluviale gestita dallo zio e riesce allo stesso tempo a dedicarsi alla poesia scrivendo lettere d’amore su commissione; dall’altra parte ritroviamo Fermina sposa dell’affascinante medico Juvenal Urbino (Benjamin Bratt) con il quale condividerà un sereno e spigoloso matrimonio. Florentino giura comunque a se stesso che aspetterà Fermina fino alla morte del marito. Durante questa attesa Florentino si concede molte storie d’amore con donne di ogni genere minuziosamente registrate in un diario fino al raggiungimento della modica cifra di 622 donne. Fra le tante una donna sposata, Olimpia gli ridonerà nuova vitalità, ma la sua tragica dipartita lo rimanderà ancora fra le braccia immaginarie e mai dimenticate di Fermina. Le scene degli incontri amorosi di Florentino e le vicissitudini del matrimonio di Fermina termineranno questa lunga retrospettiva fino alla scena iniziale del film con questa stupenda e quasi inverosimile dichiarazione d’amore: “Sono trascorsi 51 anni, 9 mesi e 4 giorni e io ti amo come il primo giorno”. Da qui la storia prosegue ancora più commovente, tenera e struggente da gustare fino all’ultimo fotogramma.
Ottima l’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno sia nella parte di giovane donna sia di donna anziana, i truccatori a mio avviso le hanno riservato un trattamento speciale non evidenziando troppo con il trucco la maturità. La letteratura e il cinema ci hanno solitamente raccontato storie di personaggi femminili che si disperano aspettando eternamente il loro unico amore, quasi mai ci sono personaggi maschili. La commovente e magistrale interpretazione di Javier Bardem nei panni di Florentino Ariza uomo, a mio modestissimo parere è da Premio Oscar.
La colonna sonora è impreziosita da alcuni brani della pop-star Shakira amica e connazionale dello scrittore. Da non sottovalutare altri importanti protagonisti di questo film: la poesia, la scrittura, la corrispondenza, il telegrafo….i mezzi di allora che hanno permesso lo sviluppo di questa splendida storia d’amore.

Louise-elle

 
Di nilcoxp (del 28/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1057 volte)
Titolo originale
Sátántangó
Produzione
Ungheria, Germania, Svizzera, 1993
Regia
Bela Tarr
Interpreti
Peter Berling, Mihaly Vig, Putyi Horvath, Erika Bok
Durata
450 minuti circa
Trailer

Quando un velo di malinconia vi si appoggerà sulle spalle in una giornata uggiosa, e quando finalmente il silenzio sembrerà essere diventato il padrone della vostra casa e vostro unico compagno, solo allora potrete vedere “Satantango”. Le prime due ore e mezza mi sono scivolate veloci appagando appieno i miei sensi affamati di buon cinema. Una parte centrale tra alti e bassi ma ancora positiva, ed una finale in evidente calo di qualità. Vero protagonista della pellicola è l’ambiente in cui si svolge il tutto: siamo nella campagna ungherese agli inizi della stagione delle piogge. Tutto è grigio, umido e fatiscente. Freddo, acqua e fango sembrano essere ovunque, perfino nelle anime dei protagonisti. Essi accarezzeranno per un po’ il miraggio di cambiar vita per mezzo di un grosso quantitativo di soldi, sogni comunque destinati a svanire sia per ignoranza che per codardia. Ma d’altronde quando si è impantanati nella melma dove si vuole andare? La fotografia raggiunge livelli così alti da paragonarla al “Vangelo secondo Matteo” di P.Pasolini (ovviamente con le dovute differenze legate all’argomento trattato): le immagini sembrano quadri che gratificano e a volte commuovono l’occhio dello spettatore più attento. L’inverno alle porte non è solo meteorologico, ma sembra essere anche della vita stessa che finisce. Peccato che il regista non riesca a mantenere questa intensità di emozioni per tutta la durata della pellicola, che come ho già detto, cala paurosamente nella parte finale (le ultime due ore circa). Forse una minore dilatazione dei minuti ne avrebbe giovato in contenuti. Comunque un gran bel lavoro, da non perdere assolutamente per gli amanti del cinema d’Autore. Baci alla vodka a tutti.

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 25/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 949 volte)
Titolo originale
Signorinaeffe
Produzione
Italia 2007
Regia
Wilma Labate
Interpreti
Filippo Timi, Valeria Solarino, Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino, Clara Bindi, Gaetano Bruno, Luca Cusani, Marco Fubini, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni.
Durata
95 minuti

Signorina Effe è l’ultimo film della regista Wilma Labate, dove l’effe del titolo sta per FIAT dato che la storia gira attorno alla casa automobilistica torinese.
Siamo nel 1980 a Torino, l’anno della grande protesta operaia che per quasi quaranta giorni bloccò le fabbriche della FIAT e con esse anche la città come era naturale. La lotta degli operai voleva opporsi al nuovo piano industriale che comprendeva licenziamenti per diverse migliaia di lavoratori, primi fra tutti ovviamente quelli più impegnati nel campo sindacale. Lo sciopero terminò negativamente dal punto di vista sindacale con la famosa marcia dei 40 mila, in altre parole i quadri e i dirigenti dell’azienda, che protestavano per riavere il diritto di lavorare.
Il film narra appunto le vicende di Sergio, operai alla catena di montaggio, e di Emma, giovane laureanda già inserita nei quadri amministrativi, durante i giorni dello sciopero. Nonostante la FIAT riesca nel tentativo di mettere contro la classe operaia e i colletti bianchi, tra i due protagonisti nasce una passione che porterà lei a ripensare a tutto il futuro che si era programmata e lui a lasciarla pensando di fargli del bene.
Purtroppo la pellicola rimane in bilico tra un documentario sociale e un film sentimentale con un problema sociale sullo sfondo, non si capisce bene se la regista è più interessata a descrivere la lotta tra operai e crumiri oppure alla favola della bella e il povero. Il film, a parte questo “particolare”, propone ottimi attori tra i quali Filippo Timi, perfetto nel ruolo di Sergio, e Valeria Solarino; propone inoltre, ed è questo secondo me il pregio di questa pellicola, lo spunto per andare ad informarsi su un periodo, quello dei primi anni 80, veramente importante per la storia dell’Italia, la fine delle grandi lotte sociali e l’inizio del riflusso.

SanSimone

 
Di Namor (del 24/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1244 volte)
Titolo originale
The U.S. vs. John Lennon
Produzione
USA 2006
Regia
David Leaf, John Scheinfeld.
Interpreti
Durata
99 Minuti
Trailer

All’epoca della sua militanza nei Beatles, John Lennon, fu ritenuto in assoluto il più intelligente dei quattro, per avvalorare tale affermazione sul suo innato intelletto e l’indiscusso talento, semmai c’è ne fosse bisogno, basti visionare questo bel documentario ideato dai registi David Leaf e John Scheinfeld dal titolo alquanto veritiero “USA contro John Lennon”.
Voglio precisare, che il documentario in questione si differenzia totalmente dai suoi innumerevoli predecessori, i quali, erano quasi tutti incentrati su questi tre temi basilari, gli inizi ed il conseguente proseguo della sua straordinaria carriera, la storia d’amore con Yoko Ono e per finire il fatidico 8 Dicembre 1980, data in cui la mano armata di un pazzoide, appostato sotto la sua residenza, fece esplodere quattro colpi di pistola mettendo fine alla sua vita.
Chi ha seguito il percorso artistico dell’ex Beatles sa, che ad un certo punto della sua vita si trasferì e visse per più di un decennio negli Stati Uniti d’America, dove ebbe molti problemi con le amministrazioni locali, a causa del suo pieno appoggio ai vari movimenti pacifisti che all’epoca protestavano per la guerra in Vietnam. In quel periodo Lennon allacciò amicizie con personaggi come, Bobby Seale il fondatore delle Pantere Nere, e gli attivisti radicali più influenti del momento come Jerry Rubin e Ebbie Hoffman, furono proprio i rapporti con questi personaggi di spicco nella lotta per la pace e i diritti dell’uomo, che gli causarono i molteplici problemi da parte dell’amministrazione Nixon, che vedevano in lui un pericoloso sovversivo da estradare al più presto. Per lui si mosse addirittura l’FBI, che lo mise sotto stretta sorveglianza cercando con ogni mezzo anche illegalmente, il cavillo giusto per rimpatriarlo come persona indesiderata.
In questo documentario vedrete immagini inedite di Lennon mai viste prima provenienti dalla stessa collezione privata di Yoko Ono, la quale, per la prima volta, le ha gentilmente messe a disposizione degli autori, non mancano anche aneddoti raccontati da lei stessa, c’è anche da dire che lei, per avvallare tale operazione ha voluto prima visionare il tutto ed avere l’ultima parola.
Visto l’ottimo risultato ottenuto da Leaf e Scheinfeld, non posso che essere d’accordo su questa forzata licenza accordatagli dai due autori.

"Di tutti i documentari che sono stati realizzati su John,
questo e quello che avrebbe amato di più.”

Yoko Ono

E anche su questo non ho niente da ridire…

Namor

 
Di Namor (del 17/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1797 volte)
Titolo originale
I Am Legend
Produzione
USA 2007
Regia
Francis Lawrence
Interpreti
Will Smith, Alice Braga, Dash Mihok, Charlie Tahan, Salli Richardson, Willow Smith.
Durata
101 Minuti
Trailer

L’erba che fuoriesce dall’asfalto avvolge le strade e le abitazioni di una New York desolata e silenziosa, sei miliardi di persone sono state annientate da una spaventosa epidemia, gli unici sopravissuti risultati immuni al letale virus, sono un uomo, l’affermato virologo Robert Neville (Will Smith) ed il suo cane Sam. Sono passati tre anni dall’espansione dell’epidemia, e Neville quotidianamente, si reca nel suo laboratorio di ricerca, con la speranza di trovare un antidoto che possa curare gli infetti, un gruppo considerevole di esseri umani scampati alla morte ma comunque colpiti dal devastante batterio e tramutati in una razza di micidiali cacciatori notturni, una sorte di vampiri che al calare del buio prendono possesso dell’intera città in cerca di cibo…e, Neville ed il suo cane fanno parte della loro catena alimentare!
Io sono leggenda” é tratto dall’omonimo libro di Richard Matheson pubblicato nel 1954, e ritenuto tuttora uno dei capolavori del genere fantascienza-horror, dopo una lunga gestazione di oltre 15 anni (Arnold Schwarzenegger doveva esserne il protagonista), prende finalmente corpo la sua trasposizione cinematografica diretta dal regista Francis Lawrence.
Anche se il film per esigenze di copione risulta più fantascientifico e meno horror rispetto al libro, vi assicuro che in 3 o 4 scene non mancheranno i momenti in cui si salta dalla poltrona, imprecando un liberatorio vaff….. all’indirizzo dello schermo!
Costato 150 milioni di dollari, e già incassati in sole due settimane di programmazione negli USA, il film non farà fatica ad imporsi anche da noi come campione d’incassi, i presupposti ci sono tutti, una buona sceneggiatura con effetti speciali all’altezza, ed un attore di sicuro richiamo come Will Smith per il ruolo da protagonista, cosa chiedere di meglio per un buon blockbuster Americano?
Se questo genere é il vostro preferito, munitevi di popcorn e recatevi tranquillamente al cinema, non rimarrete delusi.

Namor

 
Di Namor (del 10/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1124 volte)
Titolo originale
In the Valley of Elah
Produzione
USA 2007
Regia
Paul Haggis
Interpreti
Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Jonathan Tucker, Frances Fisher, Jason Patric, Josh Brolin, Wes Chatman, Mehcad Brooks, Victor Wolf.
Durata
124 Minuti
Trailer

Una telefonata proveniente dalla vicina base militare nel Nuovo Messico, comunica all’ex agente di polizia militare ora in pensione Hank Deerfield, (Tommy Lee Jones) che il figlio, reduce dall’Iraq, risulta assente ingiustificato da svariati giorni ed il persistere di tale allontanamento lo metterà a rischio di gravi sanzioni disciplinari. Per evitare il peggio e conoscere le motivazioni di questo gesto irresponsabile, il padre si reca di persona nel luogo per indagare e scoprire che fine abbia fatto la sconsiderata recluta. Nel frattempo, sul ciglio di una strada di periferia vengono ritrovati i resti di un corpo umano carbonizzato, dapprima fatto a pezzi ed in seguito sbranato da animali randagi. Un’impietosa autopsia rivela che i resti sono di Mike Deerfield (Jonathan Tucker)….. il soldato scomparso.
La verità sugli avvenimenti che hanno portato alla tragica fine del figlio… questo é tutto quello che chiede Hank, sapere com’é morto e perché, le risposte date dagli inquirenti non convincono affatto la sua oculatezza di segugio acquisita durante la sua militanza nel corpo investigativo militare. Coadiuvato dall’ispettore di polizia Emily Sanders (Charlize Theron), e dalle immagini distorte di filmati girati con il cellulare del figlio, riuscirà nonostante varie vicissitudini a penetrare in quella cortina di omertà, dove dietro si cela una infida e scomoda verità!
Ottimo il titolo scelto dal suo regista e sceneggiatore, il premio Oscar Paul Haggis, “Nella valle di Elah”, luogo dove si svolse il famoso scontro tra Davide e Golia, ed è in sintesi quella che Tommy Lee Jones con una buona interpretazione nelle vesti di Davide, si appresta a combattere contro Golia, il sistema odierno militare, per conoscere la realtà degli avvenimenti sulla morte del figlio!
Per coloro che si apprestano a vederlo, consiglio di non aspettarsi un film di guerra colmo di azioni spericolate ad alto tasso adrenalinico, rischierebbero di uscire dalla sala molto delusi, la pellicola aspira più ad aprire gli occhi allo spettatore sulle conseguenze morali di una guerra forse inutile, sul popolo di una intera nazione che appare ormai sfiduciata e confusa, come testimonia la locandina che ritrae la bandiera Americana issata a testa in giù, un chiaro segnale che le cose da loro non vanno affatto bene.

Namor

 
Di Darth (del 09/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1351 volte)
Titolo originale
Live Free or Die Hard
Produzione
USA 2007
Regia
Len Wiseman
Interpreti
Bruce Willis, Justin Long, Timothy Oliphant, Cliff Curtis
Durata
130 minuti
Trailer

Nel lontano 1988 andai al cinema a vedere “Die Hard – Trappola di cristallo”, interpretato da un allora sconosciuto Bruce Willis. Complice l’età adolescenziale ed il carisma che Willis riuscì a dare al suo personaggio John McClane, il film divenne (per me) un must e successivamente lo rivedetti non meno di dieci volte in vhs. Il suo sequel “58 minuti per morire” mi deluse non poco, fu sicuramente il peggiore della serie. Il terzo, “Duri a morire”, cambiò leggermente lo stile narrativo divenendo più ironico, e la presenza di attori come J.Irons e Samuel L. Jackson diedero alla pellicola una qualità notevole. Ora, a distanza di 19 anni dal primo film e a 12 anni dal terzo, ecco che il tenente McClane torna sugli schermi. La moglie lo ha lasciato, la figlia lo detesta, del figlio non si ha notizia e lui, sempre uguale, nonostante vent’anni in più sul groppone continua a fare il “Rambo” della situazione... rimanendo comunque assai credibile! (un bello smacco per S.Stallone ed il suo Rocky Balboa panciuto…).
Questa volta in pericolo c’è l’intera società Americana, poiché un gruppo di cyber-terroristi attacca la nazione prendendo possesso di tutte le reti informatiche. Con quest’arma, gli hacker, riescono a mettere in ginocchio il paese bloccando tutto: dal traffico aereo ai semafori, dalla borsa di NY alle reti bancarie, inibendo le reti di comunicazione televisive e telefoniche e perfino comandando le linee elettriche idriche e gassose. John McClane si trova a dover risolvere praticamente da solo tutto questo casino perché, incaricato di prendere in consegna un hacker, si troverà in compagnia dell’unica persona rimasta in vita in grado di fermare i cyber-terroristi.
Die Hard – Vivere o morire”, è ovviamente un’americanata allo stato puro. Ma, in questa occasione, non poteva essere altrimenti… e chi conosce le gesta del personaggio che fece la fortuna di B.Willis non può che concordare con me. Certo che vedere un F16 che si infila sotto un cavalcavia e spara alcuni missili oltre a qualche centinaio di pallottole contro il camion guidato da McClane e lui che gli urla contro “E’ tutto qui quello che sai fare?” può sembrare leggerissimamente esagerato… Ma John McClane è John McClane!!!
Hippy ya ye, figlio di puttana”.

Darth

 
Di nilcoxp (del 07/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 902 volte)
Titolo originale
Eastern Promises
Produzione
Gran Bretagna, Canada 2007
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinéad Cusack, Jerzy Skolimowski
Durata
100 minuti
Trailer

Ve lo dico subito, sono rimasto senza parole nel vedere l’ultimo lavoro di Cronenberg! Adoro questo regista, e adoro quando affronta tematiche legate alla realtà virtuale o ad una realtà che è altra, così come lo adoro quando scava nei meandri della psiche umana trovandone il lato oscuro(vedi "Spider" e "Crash" per esempio). Detto questo, vien da sé la delusione per una pellicola come “History of Violence”, assolutamente insapore e con una seconda parte western/splatter da dimenticare. Già temevo una fine prematura di questo artista che reputo uno dei pochi “Grandi” ancora in attività, e invece mi esce con questa pellicola stupenda. Ambientazione londinese, atmosfera noir, mafia russa e loro giri di prostituzione e droga. Il corpo umano è qui messo al centro della storia ed esaltato come non mai. I tatuaggi sulla pelle dei protagonisti ne indicano i trascorsi in carcere e la loro importanza sociale. Viggo Mortensen è semplicemente perfetto nel ruolo dell’autista del figlio del boss. Credo che attualmente (Mortensen) incarni in maniera precisa e unica la rappresentazione fisica del pensiero di Cronenberg. Trama avvolgente, attori bravi e credibili (forse la Watts in maniera minore), regia impeccabile che sa osare inquadrature insolite ma efficaci. Una scena su tutte è superlativa: la lotta nel bagno turco tra il protagonista e due sicari armati di coltello. Credetemi se vi dico che da sola vale tutto il film, però poi qui c’è ancora tutta la pellicola che viaggia a livelli molto alti ! Insomma un grande ritorno e una grande promessa per il futuro: anche cambiando genere, rimane lo stampo “cronenberghiano” subito rilevabile dagli amanti del regista, e la qualità non cambia. Cosa chiedergli di più? Che continui così!!! Baci tatuati a tutti…

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 04/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 869 volte)
Titolo originale
I'm Not There
Produzione
USA 2007
Regia
Todd Haynes
Interpreti
Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Bruce Greenwood, Julianne Moore, Michelle Williams
Durata
135 minuti

Avevo sentito parlare di questo film sulla vita di Bob Dylan in occasione dell’ultimo festival di Venezia e mi aveva incuriosito anche per com’era strutturato. Infatti, il regista, Todd Haynes, racconta la vita dell’artista, primo senza mai nominarlo e secondo attraverso sette personaggi non collegati fra loro, ma ognuno rappresenta un’esperienza, un lato della vita di Dylan.
I sette personaggi sono Arthur, poeta simbolista che porta lo stesso nome di Rimbaud, interrogato e poi condannato da una commissione d'inchiesta per i suoi presunti legami con gruppi sovversivi e d’estrema sinistra. Woody (Marcus Carl Franklin) un bambino d’undici anni scappato da un riformatorio e pronto a raggiungere il capezzale del morente omonimo, il cantante folk che ha influenzato per lungo tempo la musica di Dylan. Poi c'è Jack (Christian Bale) cantore della protesta al tempo della guerra in Vietnam, Robbie(Heath Ledger) attore e motociclista, Jude (Cate Blanchett) l'androgino e cinico cantante folk, Arthur (Ben Whishaw) poeta e per finire e il vecchio Billy (Richard Gere), ispirato al celeberrimo criminale Billy the Kid.
Come dicevo prima ognuno di questi personaggi rappresenta un “pezzo” di Dylan e uniti danno una visione generale sul talento del menestrello. Talento che possiede sicuramente il Todd Haynes per la splendida intuizione su cui ha poi basato il film.
In conclusione un film molto interessante, particolare con un cast molto bravo(Coppa Volpi migliore interpretazione femminile a Cate Blanchett) anche se devo ammettere che chi non è un cultore di Dylan fa un po’ fatica a capirlo alla prima visione.

SanSimone

 
Di Namor (del 03/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1143 volte)
Titolo originale
Una moglie bellissima
Produzione
Italia 2007
Regia
Leonardo Pieraccioni
Interpreti
Leonardo Pieraccioni, Laura Torrisi, Gabriel Garko, Massimo Ceccherini, Rocco Papaleo, Francesco Guccini, Tony Sperandeo.
Durata
96 Minuti
Trailer

Anche questo Natale è passato, e con lui il film natalizio che io ed il mio nucleo familiare ci riserviamo di vedere ogni anno, l’unica occasione per andare almeno una volta l’anno tutti insieme al cinema. Come era già accaduto due anni fa, la scelta é ricaduta sul nuovo titolo di Leonardo Pieraccioni “Una moglie bellissima”, considerato che il precedente lavoro ci era garbato parecchio, la maggior parte di noi era favorevole per rivedere il comico toscano di nuovo all’opera. Una volta terminato lo spettacolo e ci si incammina verso le nostre auto, ecco che spunta fuori la classica domanda, “Ragazzi a voi è piaciuto il film?” attimi di silenzio e nessuno espone il proprio parere, io solitamente il giudizio sul film appena visto, lo emetto sempre il giorno dopo, soprattutto se il film non mi ha convinto…ma in questo caso, sono stato il primo a rispondere al quesito, non avevo bisogno di aspettare per dire...no, non mi é piaciuto!
In tutta franchezza, trovo che sia uno dei peggiori film che Pieraccioni abbia realizzato fin’ora, non tanto per il solito ruolo dell’eterno bambinone che tra una disavventura e l’altra si cimenta in svariate gag per conquistare la bella fidanzata di turno, è noto ormai lo stile del comico toscano a chi lo segue da svariati anni, quando si sceglie di vedere un suo film, si sa, cosa ci si aspetta. Quindi la mia critica non si allinea con quelle di famosi critici cinematografici, i quali lo accusano di fare sempre lo stesso personaggio, passato ormai di moda considerata l’età del comico! A me piace il suo marchio artistico, anche perché conoscendo la sua comicità, trovo che sia fondamentale quell’impronta di eterna fanciullezza che lui riversa ai suoi protagonisti, anzi, diciamo pure che senza, perderebbe gran parte del suo pubblico. Ma questo non vuol dire che lui ci debba proporre una sceneggiatura scialba e scarna di nuove trovate comiche, caratteristiche che ha evidenziato la sua nuova pellicola. Giunto a metà proiezione avevo già capito che non sarebbe stato un gran che, difatti il giorno dopo, nessuno di noi ricordava una qualsiasi scenetta divertente, cosa che puntualmente invece accade quando si viene colpiti in maniera positiva dal film. Un vero peccato, vista la nutrita schiera di attori presenti nel film, come Papaleo, Ceccherini, e Sperandeo. Pazienza, vorrà dire che la prossima volta il caro Leonardo insieme al suo amico Veronesi, faranno uno sforzo in più per proporci un film alla loro altezza, constatato che le doti non gli mancano.
E mi raccomando,…il dialetto toscano cerchiamo di renderlo comprensibile anche a coloro che non lo sono, perché in questo film più di una volta si faceva veramente fatica a capire cosa dicevano i protagonisti!

Namor

 
Di Darth (del 02/01/2008 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1424 volte)
Titolo originale
Crank
Produzione
USA 2006
Regia
Mark Neveldine, Brian Taylor
Interpreti
Jason Statham, Amy Smart, Jose Pablo Cantillo, Efren Ramirez, Dwight Yoakam, Carlos Sanz, Jay Xcala, Keone Young
Durata
84 minuti
Trailer

All’inizio i creatori di videogame acquistavano le royalties dei film più blasonati per vendere più copie; da un po’ di tempo a questa parte succede anche l’opposto… cioè che i produttori cinematografici sfruttino nome e storia di un videogioco per far cassa la botteghino. Crank, invece, è forse il primo esempio di film girato come un videogame. I due registi pubblicitari Mark Neveldine e Brian Taylor, debuttano con una pellicola decisamente fuori dai classici schemi degli action movie, con un montaggio serratissimo, sfruttando lo split-screen e la narrazione in tempo reale (prese dalla serie-tv 24), musica adrenalinica e integrazioni grafiche (scritte sulla fronte quando uno dice “ma c’ho scritto […] sulla fronte?” per intenderci). L’arcade al quale si sono ispirati i due geniali registi è l’antichissimo Berzerk: fu il primo videogame a causare la morte di un giovane per attacco cardiaco mentre giocava. L’omaggio a questo retro-game è riscontrabile in Crank, celato qua e la nelle dinamiche inquadrature (anche se personalmente l’ho “trovato” una volta sola).
Anche la trama è brillante, con il protagonista Chev Chelios (ex killer di professione) che viene avvelenato dallo schizzatissimo boss Ricky Verona con una droga cinese. La droga in questione agisce sul cuore e l’unica speranza di sopravvivere per CC è di mantenere un livello altissimo di adrenalina. Per gli 84 minuti del film quindi il protagonista non potrà mai fermarsi… perché, come dice l'antico proverbio, chi si ferma è perduto! Davvero simpatiche le trovate per tenere sempre alta l’adrenalina: le continue bibite alla caffeina, l’epinefrina, l’eccitazione sessuale… stando attenti a non arrivare mai all’orgasmo! Tutto questo mentre cerca di trovare il rifugio di Ricky Verona per vendicarsi.
Divertente, vivace ed originale… un ottimo film.
Per finire, tornando all’argomentazione iniziale, se vi può interessare si può acquistare il videogame "Crank - No pain no game" per il vosto telefono cellulare… mentre se volete provare Berzerk, potete fornirvi di un emulatore MAME e scaricarvi la ROM da Internet (ricordatevi però di cancellarla entro le 24 ore successive se non possedete il gioco originale)… ma attenti agli attacchi cardiaci eh! : - D

Darth

 
Di nilcoxp (del 24/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1587 volte)
Titolo originale
Fascisti su Marte
Produzione
Italia 2006
Regia
Corrado Guzzanti
Interpreti
Corrado Guzzanti, Pasquale Petrolo, Andrea Blarzino, Marco Marzocca, Andrea Purgatori, Andrea Salerno
Durata
100 minuti
Trailer

Credo di aver scelto il film giusto per questa vigilia incombente. Ricavato da una serie televisiva, il presente film per potersi chiamare così, è stato ampliato e terminato da quell’istrionico personaggio che fa di nome Corrado Guzzanti. Egli attraverso la forma del cinegiornale dell’epoca (1939) ci presenta una esilarante, quanto improbabile, missione spaziale di conquista del pianeta Marte (“…rosso pianeta bolscevico e traditor”) da parte dei fascisti. L’inizio è strepitoso! Ho riso continuamente ad ogni trovata geniale del regista/attore, che interpretando le veci del capo della spedizione imita in maniera stupenda i gesti e la mimica del leader del tempo (Mussolini per chi non l’avesse capito!) e pronunciando “facisti” invece di fascisti, così come faceva lui. Bello, intelligente, e incredibilmente illuminante. Un vero “facista” sopperisce all’assenza di ossigeno con un semplice “Me ne frego!”, e quando non trovano nessuno contro cui combattere si inventano dei nemici da imprigionare e fucilare: dei sassi inanimati che chiamano “mimimmi”. Mi sono divertito da matti nell’assistere al combattimento tra il caposquadra “facista” e il presunto capo dei mimimmi, che aveva nel suo repertorio da combattimento queste tre mosse micidiali: “la finta”, “la finta della finta”, “la finta della finta della finta”! Per forza, è una pietra e non si può muovere! Ahahah. Cala paurosamente nel finale con l’arrivo di un’astronave e di donne bellissime che nulla sembrano avere in comune con la storia fino ad allora narrata. Parodia notevole della stupidità dei regimi militari, in particolare di quello italiano, tanto tragico da apparire grottesco e comico oggi, ma per nulla divertente se relazionato ai milioni di morti che ha causato. Forse una chiave di lettura sta nel vedere così ridicolo uno sbaglio da non rifarlo più! Questo almeno è il mio augurio per queste giornate di festa e per l’anno nuovo che sta arrivando. Meno ipocrisia e più comprensione, sarebbe già tanto… Baci NON “facisti” a tutti.

nilcoxp

 
Di nilcoxp (del 17/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1114 volte)
Titolo originale
Jackass - Number Two
Produzione
USA 2006
Regia
Jeff Tremaine
Interpreti
Johnny Knoxville, Bam Margera, Chris Pontius
Durata
80 minuti
Trailer

Ormai sapevo benissimo a cosa andavo incontro, avendo già visto il primo di questo genere di lungometraggio. E così mi sono ben disposto alla visione di chissà quali schifezze, e vi devo dire che sono stato ben ripagato! I protagonisti hanno voluto strafare, e ridotte in maniera evidente le scene acrobatiche rispetto al film precedente, si sono dedicati anima e corpo (più corpo per la verità) ad esibizioni disgustose che non hanno risparmiato feci, marchiature a fuoco, vomito e sperma. Inutile dire che bisogna essere forti di stomaco per poter apprezzare queste cose. Come sempre però molte le scene deboli e poco incisive, che portano comunque a domande del tipo: ma come faranno a essere così scemi? Un successo minore ha accompagnato l’uscita di questo lavoro, che rimane comunque positivo sotto il profilo economico essendo una produzione dal costo ridotto e dall’alto reddito. Sembra ci sia in giro in America un terzo episodio di questa che si avvia ad essere una saga per niente stellare!!! Scusate la battuta, ma mi è servita per scrivere una riga di più di questa recensione. Baci intestinali a tutti.

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 16/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1000 volte)
Titolo originale
Giorni e nuvole
Produzione
Italia, Svizzera 2007
Regia
Silvio Soldini
Interpreti
Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano, Paolo Sassanelli, Arnaldo Ninchi
Durata
116 minuti

Siamo a Genova dove una quarantenne, Elsa, si laurea e il marito le ha preparato una festa a sorpresa con tutti i loro amici. Inizia così l’ultimo film del regista Silvio Soldini.
Dopo la festa, il marito, Michele, confessa ad Elsa di avere perduto il proprio lavoro nell’azienda da lui creata a causa di divergenze con gli altri soci ma, che non si deve preoccupare troverà presto un altro lavoro e la loro vita non subirà grandi cambiamenti, invece non sarà così.
Ho trovato questa pellicola di Soldini un’ottima rappresentazione della precarietà della vita contemporanea in Italia. Per precarietà non intendo soltanto quella lavorativa ma, anche sociale. Michele, infatti, viene estromesso dalla società per motivi di carattere gestionale ed è allora che si scontra con la realtà lavorativa. Stesso discorso per Elsa che dopo anni d’agiatezza dove ha potuto studiare e lavorare senza paga a vari restauri è costretta a fare più lavori nel tentativo di mantenere la famiglia.
Diverso tra i due protagonisti è la reazione all’insorgere della nuova mutata realtà, Michele si ritrova spiazzato incapace di rimettersi in gioco e che lentamente cade in una profonda depressione in cui mette in discussione tutti i suoi rapporti familiari. Elsa al contrario reagisce alla nuova situazione economica in cui si trova suo malgrado, si procura diversi lavori e cerca di mantenere unita la famiglia ma, sbanda anche lei cedendo alle avance di un giovane datore di lavoro.
Come dicevo prima questo è un ottimo spaccato della vita contemporanea, aiutato in questo dalla bellissima prova di Margherita Buy e Antonio Albanese, in cui si ravvede un disagio sociale che ormai attanaglia tutte le realtà della nostra vita.

SanSimone

 
Di smarty (del 15/12/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1300 volte)
Titolo originale
Elizabeth: The Golden Age
Produzione
Gran Bretagna 2007
Regia
Shekhar Kapur
Interpreti
Cate Blanchett, Clive Owen, Geoffrey Rush, Tom Hollander, Samantha Morton, Abbie Cornish, Adam Godley, Jordi Mollà
Durata
116 minuti
Trailer

Elisabetta I fu una delle più longeve sovrane del passato nonché ultima della dinastia Tudor. Passata alla storia come la Regina Vergine, ma anche come una sovrana amante dell’arte e della cultura, questo secondo “episodio” dedicato alla sua vita ci restituisce, grazie alla magistrale interpretazione di Cate Blanchett, il ritratto di una grande regina guerriera. Siamo intorno al 1585, l’Inghilterra parteggia apertamente per le Province Unite d’Olanda che si sono ribellate alla dominazione spagnola, la pirateria inglese contro le colonie spagnole conduce allo scoppio della guerra economica contro la Spagna. Filippo II con ogni mezzo vuole riportare il cattolicesimo in Inghilterra e si prepara ad invaderla costruendo una flotta navale imponente e mai vista prima. Per agevolare l’impresa Filippo complotta l’uccisione di Elisabetta (Complotto di Babington) sventata dal fedele consigliere Sir Francis Walsingham (Geoffrey Rush) che porta alla condanna di decapitazione di Maria Stuart (Samantha Morton), la cugina cattolica che avrebbe dovuto prendere il posto di Elisabetta in caso di morte. L’invincibile Armada spagnola, per rivendicare la morte della Stuart, si prepara all’invasione dell’Inghilterra. Sappiamo dalla storia che l’Armada spagnola fu sconfitta grazie anche al maltempo e, quel che ne rimase, ritornò in Spagna; qui l’effetto scenico vuole una flotta completamente bruciata grazie all’ispirazione dell'avventuriero Sir Walter Raleigh (Clive Owen) di cui Elisabetta si era innamorata. E’ questo il secondo piano di lettura del film, da una parte una regina responsabile della sua investitura, fedele all’amore per il suo popolo e alla sua terra, coraggiosa e grande, dall’altra una donna che vuole essere amata per quello che è e non per quello che rappresenta, una donna vanitosa e consapevole dei segni che il tempo lascia sul suo corpo, una donna che apprezza la sincerità, la schiettezza e mal sopporta i giochi di corte e le dicerie sulla sua verginità.Una figura moderna per l’epoca, una regina senza un sovrano da servire , madre solo del suo popolo e libera, che invoca il coraggio per vivere tutto questo allontanando da sé ogni tentazione, anche quella dell’amore, spingendo l’oggetto del suo desiderio tra le braccia di Bess, la sua damigella preferita (Abbie Cornish). Oltre alla nota di merito per l’interpretazione della Blanchett ho apprezzato moltissimo l’eleganza e i colori dei costumi, la ricercatezza delle acconciature e la bravura del regista Shekhar Kapur di coinvolgere lo spettatore in un film girato quasi esclusivamente in interni di corti e camere reali e quasi privo di effetti speciali. Consigliato a chi ama i film storici ed in costume.

Smarty

 

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