BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 13/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2138 volte)
Titolo originale
1408
Produzione
USA 2007
Regia
Mikael Hafström
Interpreti
John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony.
Durata
104 Minuti
Trailer

Il giornalista Mike Enslin (John Cusack) si cimenta nella realizzazione di libri guida attinenti a camere d’hotel infestate dagli spiriti, assegnando ad ognuna di loro, dopo averci pernottato, munito dell’inseparabile attrezzatura scovaspiriti, la sua personale votazione. A motivare questa sua insolita mansione, non é, né la passione per il soprannaturale, né il suo credo verso la vita eterna ma, bensì, la rabbia e lo scetticismo che prova, dopo aver vissuto una tragedia personale, quella di avere perso la sua amata figlioletta a causa di una grave malattia. “Non entrare nella 1408” con queste poche parole, una cartolina del Dolphin Hotel di New York, invita lo scettico scrittore a tenersi alla larga da questa stanza, resa tristemente nota per i suoi 56 decessi avvenuti al suo interno! Inutile dire che tale appello, procura all’incredulo letterato l’effetto contrario. Una volta appurata la veridicità sulla leggenda della stanza 1408, decide di recarsi a New York per verificare personalmente se le informazioni prese corrispondono a verità. 60 minuti, tanto ci vuole per far scappare l’occupante della 1408, nessuno é mai riuscito a rimanerci di più…in vita!
Stephen King, è l’autore di questo racconto su cui si basa il film “1408”, a dirigerlo, è il regista svedese Mikael Hafstroem. Nel cast, oltre ad un bravo John Cusack, che deve supportare buona parte del film, é presente per una quindicina di minuti, un previdente Samuel L.Jackson che riveste i panni del dissuadente direttore del famigerato albergo, la presenza femminile é affidata all’attrice Mary McCormack che interpreta il ruolo della moglie del protagonista.
Il ridotto uso di effetti speciali e la sua location relegata all’uso di una sola stanza, nella quale si svolge la maggior parte del film, ha determinato, per la realizzazione della pellicola, un costo totale pari a 25 Milioni di dollari, spesa modica, considerato che ad oggi, ne ha incassati oltre 100 Milioni, cifra che pare destinata a salire, visto anche l’ottimo riscontro che sta ottenendo nelle nostre sale.
Come trasposizione cinematografica non è male, per riuscita alcuni l’hanno addirittura paragonata a “Shinning”, un confronto secondo me improponibile, il film di Kubrick è, e resterà un capolavoro, associarli, solo perché hanno come ambientazione entrambi un albergo, sembra un tantino esagerato.
Questo è un buon titolo (viste le recenti uscite sul genere horror) ma lungi dall’essere considerato un capolavoro!

Namor

 
Di Darth (del 11/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2285 volte)
Titolo originale
Meet John Doe
Produzione
USA 1941
Regia
Frank Capra
Interpreti
Gary Cooper, Barbara Stanwyck, Edward Arnold, Walter Brennan
Durata
123 minuti

Chi non ha pianto la prima volta che ha guardato “La vita è meravigliosa” alzi la mano… Così tanti? Ok, allora sarò io che mi commuovo troppo facilmente… ma ammetto senza vergogna che ancora adesso, nonostante lo conosca ormai a memoria, piango come una fontana quando vedo la scena finale. Memore della genialità di Frank Capra nel film sopraccitato, quando in videoteca mi sono trovato davanti il dvd di “Arriva John Doe” a 7,99€ non ho resistito e l’ho acquistato. La prima impressione è stata di delusione, perché sia la qualità video che quella audio sono peggiori di una VHS tenuta in cantina per 6 anni: lampi di colore, salti d’immagine e l’audio è in mono con sbalzi di volume… ma calcolando che la pellicola del ’41… porto pazienza e proseguo la visione. La storia narra della giornalista Ann Mitchell (Barbara Stanwyck) che, come ultimo lavoro prima di venire licenziata, scrive sul giornale per cui lavora un articolo basato su una lettera (inventata) di un uomo che è stato licenziato e, depresso da questa società che non lo rappresenta e lo opprime, promette di suicidarsi lanciandosi dal tetto del municipio la notte di natale (di nuovo la notte di natale… Capra ha sempre avuto un debole per quella data! ; - )). Questa lettera, firmata John Doe (l’ ‘anonimo’ nella cultura americana), suscita scalpore in tutta la città, si smuovono politici, associazioni e poliziotti… tutti a cercarne l’autore per offrirgli aiuto e tentare di dissuaderlo dall’insano gesto. Sulla scia del successo, la giornalista Ann (spalleggiata dal proprietario del giornale) assumerà un povero disgraziato perché interpreti la parte di John Doe, così da poter continuarne a scrivere su di lui e montare un caso nazionale. Il senza tetto che, senza saperlo, diverrà un simbolo per tutti i proletari dell’America e assumerà il ruolo di paladino delle ingiustizie e difensore del popolo, è interpretato da uno strepitoso Gary Cooper. E’ particolare la somiglianza di argomentazioni tra questo film di Capra e il mitico “Quarto potere” di O.Welles: entrambi accusano con estrema convinzione l’influenza che aveva la carta stampata in quel delicato periodo storico (entrambi i film sono del 1941); e Gary Cooper, dal canto suo, quello stesso anno vinse l’oscar come migliore attore protagonista ne “Il sergente York” di Howard Hawks… Quelli erano veramente anni d’oro per il cinema… Hollywood sfornava un capolavoro dietro l’altro. Rimpianti a parte, “Arriva John Doe” è il classico film alla “Frank Capra”, con una bella storia, grandi attori, personaggi brillanti (qui anziché l’angelo “Clarence”, c’è “Il Colonnello”: un barbone che sforna pillole di assoluta saggezza), momenti di profonda commozione e l’immancabile lieto fine (anche se stavolta un po’ di amaro in bocca rimane). Consiglio a tutti la visione di questo, o di altri film dell’epoca, perché concedetemelo: oggi avremo più qualità visiva, più effetti speciali, più attualità nelle storie… ma di veri capolavori… se ne vedono davvero pochi!

Darth

 
Di nilcoxp (del 10/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1160 volte)
Titolo originale
Jackass - The Movie
Produzione
USA 2003
Regia
Jeff Tremaine
Interpreti
Johnny Knoxville, Bam Margera, Chris Pontius, Dave England
Durata
80 minuti
Trailer

Quando il mio fratellino più piccolo mi ha parlato di questo film, che poi film non è, sono rimasto un po’ allibito. Mi raccontava alcune scene che aveva trovato divertenti, ma non riuscivo comunque a trovare interessanti le azioni dei protagonisti. Alla fine, per nulla persuaso, ho accettato il suo dvd per la visione. Dopo cinque minuti volevo spegnere, perché osservare questo gruppo di “deficienti” che oltre a prove acrobatiche spericolate, si cimentava in prove disgustose e autolesionanti, non faceva per me! Però… mi dicevo, qualcosa che mi attira c’è, vediamone ancora un po’, e così facendo ne sono arrivato alla fine. Difficile dare un giudizio assoluto! Il gruppo di stuntman, che ha radunato i vari episodi trasmessi in tv e ne ha fatto un lungometraggio, è vario e simpatico: un nano, uno sovrappeso (parecchio soprappeso!), e un misto di fusi di testa. Molte scene sono proprio demenziali e di poco conto: ragazzate che molti di noi avranno fatto, qui spinte all’eccesso. Altre invece divertenti ed inaspettate, anche se sempre al limite del disgusto. Il tutto contornato da varie acrobazie. In alcuni casi ho girato la testa per non guardare (vomito e merda proprio non li sopporto!), ma alla fine l’idea è risultata vincente, visto l’enorme successo che hanno avuto. Solo per appassionati del genere. Niente baci di saluto a questo giro, ho lo stomaco sottosopra!

nilcoxp

 
Di nilcoxp (del 03/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1263 volte)
Titolo originale
Grindhouse - Death Proof
Produzione
USA 2007
Regia
Quentin Tarantino
Interpreti
Kurt Russell, Sydney Tamiia Poitier, Vanessa Ferlito, Jordan Ladd, Tracie Thoms, Rosario Dawson, Zoe Bell, Mary Elizabeth Winstead, Rose McGowan, Eli Roth, Omar Doom, Quentin Tarantino, Michael Biehn.
Durata
116 minuti
Trailer

Se dovessi decifrare la mente di Tarantino dai film che fa, direi subito che ha gravi problemi, ma per fortuna devo solo valutare i suoi lavori!!! In America ha avuto questa brillante idea: Trasmettere nello stesso spettacolo il suo film “Grindhouse – A prova di morte”, un finto intervallo con finti trailer, e a seguire il film del suo socio Rodriguez “Grindhouse – Planet Terror”. Il risultato: un flop clamoroso. Troppo lunga la proiezione e troppo noioso il tutto! Per il mercato europeo i due lavori sono usciti separati, ed io adesso vi parlo solo del film di Tarantino. Ho letto recensioni entusiaste, troppo per essere credibili. Va subito detto che c’è un Kurt Russel in grande spolvero per quella che sembra essere una parte scritta apposta per lui, bravo e convincente, un vero piacere da guardare. Poi molte protagoniste femminili, tutte belle patatine, ma hanno un problema grosso: parlano parlano parlano, poi quando speri che abbiano finito, parlano di nuovo e di nuovo e di nuovo… E cosa dicono! Un insieme insulso di stupidate da sottosviluppati. Che se possono risultare simpatiche all’inizio, alla lunga pregherete perché facciano silenzio, simpatizzando e comprendendo il perché di quelle uccisioni! E poi quelle scene splatter assolutamente inutili, che nulla hanno aggiunto ad un film che tratti sembra decollare verso qualcosa di piacevole e pregevole. Belli gli inseguimenti in automobile girati in analogico, così come sono simpatiche le righe da vecchia pellicola che continuamente vediamo scorrere sullo schermo. Nel complesso un film riuscito a tratti, e forse viste le ultime cose di Tarantino, guardiamo il bicchiere mezzo pieno e ignoriamo il mezzo vuoto, che forse è meglio! Baci a tutte le patatine, anche a quelle che parlano tanto. Ahahah.

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 02/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1326 volte)
Titolo originale
Le petit monde de Don Camillo
Produzione
Italia, Francia
Regia
Julien Duvivier
Interpreti
Fernandel, Gino Cervi, Franco Interlenghi, Saro Urzì, Leda Gloria, Vera Falqui, Charles Vissière, Luciano Manara, Armando Migliari, Carlo Duse, Franco Pesce, Cesare Polacco, Eduardo Passarelli, Olga Solbelli, Mario Siletti, Gualtiero Tumiati, Maria Zanoli, Marco Tulli, Giorgio Albertazzi, Vera Talchi, Giovanni Onorato
Durata
100 minuti

Non ho mai capito perché in tempi recenti nessun festival del cinema, nazionale o internazionale, non abbia mai riconosciuto i meriti, che secondo me, ha la saga di Don Camillo. Qualcuno potrà obbiettare che si tratti di commedia popolana, ma se gli esperti sono riusciti a trovare qualcosa di buono nelle commedie sexi degli anni 70 allora credo di poter affermare con giusta causa che Don Camillo merita almeno un Leone d’oro con tutto rispetto di”quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda”….
A parte questi paragoni, trovo davvero straordinario che tutti gli anni almeno una rete televisiva mandi in onda ancora tutta la saga di Don Camillo, con sempre un certo seguito di pubblico.
Secondo questo è dovuto alla costruzione dei personaggi, il classico rapporto di due persone divise dalle ideologie, ma unite dallo stesso modo di concepire i rapporti personali.
In ogni modo, per chi non avesse mai visto un film o letto un libro di Guareschi, i racconti narrati si svolgono in un comune della bassa padana negli anni immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. Nel paese guidato da una maggioranza comunista con a capo Peppone, vive Don Camillo, parroco da combattimento ex partigiano, che ha la particolarità di parlare con il crocefisso e di avere anche risposte da parte di questo. Tra i due c’è un’antica rivalità a causa delle diverse idee politiche che li fa scontrare praticamente su ogni cosa, ma nonostante questo non riescono a non aiutarsi l’uno con l’altro visto che prima della rivalità sono legati da profonda amicizia.
I film sono tutti girati in bianco e nero, con una voce narrante che spiega i passaggi più delicati, le scene esterne sono state girate direttamente a Brescello, ma la vera fortuna di questa saga è stata quella di avere unito insieme una coppia d’attori come Gino Cervi e Fernadel, con una parola sola straordinari.
Consiglio vivamente di guardare almeno il primo film, Don Camillo appunto, almeno una volta per avere una visione d’Italia che ormai non c’è più.
P.S.
Ma ve lo immaginate il creatore del nuovo partito del popolo con i baffi di Peppone mentre posa la prima pietra della casa del popolo….

SanSimone

 
Di nilcoxp (del 01/12/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 7920 volte)
Titolo originale
Lady and the Tramp
Produzione
USA 1955
Regia
Hamilton Luske, Wilfred Jackson, Clyde Geronimi, Walt Disney
Interpreti
 
Durata
75 minuti

La storia di questo cartone animato ha ricalcato in maniera sorprendente quella con la mia cagnetta, almeno per quel che riguarda la prima parte. Vediamo una giovane coppia “bene” ambientata nell’Inghilterra edoardiana che decide di avere una cagnolina (Lilli). Tutto fila liscio tra coccole e regali (il collare su tutti), fino al momento in cui la donna scopre di essere in cinta. Da lì in poi le attenzioni per l’animale di casa verranno meno, modificandosi in maniera consistente gli atteggiamenti dei padroni verso di lei. Spaventata dai nuovi eventi ed avendo fatto la conoscenza nel frattempo di un cane di strada, al verificarsi di una nuova umiliazione subita (la museruola), decide di scappare di casa. Qui inizieranno una serie di avventure in compagnia del suo nuovo compagno. E’ questa la parte migliore del film, dove i protagonisti indiscussi sono gli animali, anche se per tutta la pellicola, delle persone vengono principalmente inquadrate solo le gambe. Tratto da un racconto di Ward greene, girato in “Cinemascope” per esaltare la visuale canina del mondo, il lungometraggio della Disney è bello, molto bello. Interclassista nella scelta di far mettere insieme la cagnolina benestante con il vagabondo, trova l’apice della dolcezza nella famosissima scena del bacio tra i due protagonisti alla fine dello spaghetto. L’ho visto molte volte (su richiesta di mia figlia) e non mi ha mai annoiato. Belli anche i personaggi marginali. Esiste qualcuno che non ha visto questo film? Se è così dovete rimediare immediatamente! Baci pulciosi a tutti…

nilcoxp

 
Di Namor (del 22/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1824 volte)
Titolo originale
Il Mistero di Lovecraft - Road To L.
Produzione
Italia 2005
Regia
Federico Greco, Roberto Leggio
Interpreti
Roberto David Purvis, Federico Greco, Roberto Leggio, Simonetta Solder, Fausto Sciarappa, Fabrizio La Palombara, Valentina Lodovini, Carlo Lucarelli, Roberto Herlitzka.
Durata
92 Minuti
Trailer

Un camper, con a bordo un gruppo di filmakers equipaggiati di telecamere e microfoni, si dirigono alla volta del Delta del Po. Lo scopo del viaggio è quello di trovare prove dell’avvenuto passaggio di uno dei massimi esponenti della letteratura horror, lo scrittore Americano H.P.Lovecraft.
Tra i suoi molteplici lavori, spiccano su tutti “La Maschera di Innsmouth” e “Il Richiamo di Cthulhu”, volumi questi, ritenuti in assoluto i suoi capolavori per eccellenza, ma, molte sue opere, sono state fonte di ispirazione per altri autori contemporanei di narrativa horror, tra cui Stephen King, Bentley Little, Joe R. Lansdale. Non immuni dal suo talento visionario, furono anche alcuni autori di fumetti, che inserirono a più riprese nelle loro trame avventurose chiari riferimenti alle sue opere, se ne trova traccia in alcuni albi di Zagor, Martin Mystère , Tex Willer e Dilan Dog, quest’ultimo, in una sua avventura incontrò addirittura lo stesso Lovecraft in persona! Anche cinema e videogiochi attinsero a piene mani dalle sue innumerevoli opere, tra i più celebri il film “Re-Animator”, ed il famoso videogioco “Alone in the Dark”.
Lo spunto che ha portato alla realizzazione di questo film-documentario, lo si deve all’acquisto di un libro da parte dello scrittore Roberto Leggio nel 2002 a Montecatini Terme, al cui interno viene ritrovato un diario redatto in forma epistolare, che descrive un viaggio dalla costa orientale degli Stati Uniti fino al Polesine, integrato da annotazioni personali del suo viaggiatore sul misterioso folklore locale ed in particolare sulla tradizione orale dei racconti del Filò. La scoperta di questo prezioso registro, tuttora al vaglio di esperti per verificarne l’autenticità, fa supporre che il misterioso viandante sia lo stesso H.P.Lovecraft, considerato che, il diario oltre a portare la firma di uno dei suoi pseudomini (Grand Theo), era indirizzato ad un suo abituale corrispondente, un certo Alfred Galpin.
Se il tutto risultasse vero, allora si vedrebbe invalidata la tesi finora sostenuta, quella che lo scrittore non si sarebbe mai mosso dalla sua regione, invece, non solo pare abbia varcato i suoi confini, ma sarebbe venuto addirittura qui in Italia sul Delta del Po nel lontano 1926, luogo dove lui stesso avrebbe avuto incontri con strani ed oscuri esseri, che a loro volta gli avrebbero ispirato le suggestive ed inquietanti creature descritte nei suoi libri.
Se volete sapere di più su questo affascinante enigma ci sono due alternative, la prima e quella di salire anche voi sul camper e girovagare alla ricerca di indizi insieme alla troupe di “Il Mistero di Lovecraft”, che sarebbe la più sicura, la seconda che sconsiglio vivamente e quella di recarsi sul posto da soli ad indagare…
Una volta visto il film…capirete il perchè!

Namor

 
Di Darth (del 21/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 980 volte)
Titolo originale
La gran final
Produzione
Spagna, Germania, 2006
Regia
Gerardo Olivares
Interpreti
Shag Humar Khan, Abu Aldanish, Atibou Aboubacar, Tano Alansar
Durata
88 minuti
Trailer

Ogni quattro anni la maggior parte del mondo segue uno dei più grandi eventi del pianeta. Per molti di noi vederlo è semplice. Per altri, invece, no…
L’evento in questione, è la partita finale del mondiale di calcio 2002 (Brasile – Germania), ed il regista Olivares ci racconta le storie di persone etnicamente agli antipodi tra di loro, ma che le accomuna la voglia di assistere all’evento più importante dell’anno.
Vedremo la storia di una famiglia di nomadi mongoli, che vivono in capanne e cacciano con aquile ammaestrate nella steppa ricoperta di neve e ghiaccio, spostare il proprio campo per raggiungere un traliccio elettrico al quale collegare la propria televisione. Contestualmente assistiamo a cinque Tuareg nel deserto del Tenere (Niger) che si associano ad un camion-pullman per arrivare in tempo “all’albero” (un palo metallico nel centro del deserto messo in ricordo dell’ultimo albero del deserto) che serve a mo’ di antenna della loro TV. Infine, sempre saltellando qua e la per il mondo, Olivares ci racconta la storia di quattro indios dell’amazzonia che vedono la televisione grazie ad un generatore a manovella (ed uno di loro deve azionarlo tutto il tempo), e ad una parabola tenuta da un altro di loro sulla cima di un albero mentre il “capo” fa la telecronaca di quello che riesce bene o male a vedere!
Un film davvero originale ed ironico, dove la bellezza dei paesaggi incontaminati e la purezza della vita arcaica degli interpreti viene globalizzata da un evento assolutamente estraneo alla loro esistenza, ma che, comunque, li induce a considerarlo fondamentale per le loro vite. Girato con attori non professionisti, il film risulta comunque molto divertente e ricco di interpretazioni: infatti mentre il tifoso si immedesimerà volentieri nelle vicissitudini di questi indigeni per riuscire a vedere il grande match; chi comprenderà l’inutilità di tutto questo, potrà godersi le evidenti ridicolizzazioni per le traversie continue di questi uomini. Memorabili alcune scene, come il “poliziotto” mongolo che multa la famiglia perché si collega illegalmente ai tralicci elettrici, ed il capofamiglia che gli urla “con i russi questo non succedeva!” (la Mongolia è indipendente dal disfacimento dell’URSS); o il tuareg che vende le pagine di playboy a tutti i musulmani che incontra; o anche l'indios che va a caccia nella foresta pluviale amazzonica con la maglietta di Ronaldo: "...questa è la maglietta originale della Nike... mica una taroccata!".
Vi lascio con un breve ma significativo pensiero del “figlio scemo” dei nomadi mentre la sua famiglia disquisisce di calcio:
…hanno cambiato i nostri percorsi di nomadi per poter vedere la televisione. Adesso seguiamo le linee elettriche. E poi dicono che sono io il ritardato!

Darth

 
Di smarty (del 17/11/2007 @ 08:48:00, in Cinema, linkato 1197 volte)
Titolo originale
Shaere zobale- ha
Produzione
India, Iran 2006
Regia
Mohsen Makhmalbaf
Interpreti
: Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi, Karl Maass, Tenzin Choegyal
Durata
80 min

Il titolo originale di Viaggio in India è “Scream of the ants” L’urlo delle formiche, certamente più originale e suggestivo di quello scelto per la traduzione e che si ricollega ad uno degli ossessionanti pensieri della protagonista durante il film. Costruito in un gioco di alternanza tra momenti documentaristici e dibattiti filosofici su Dio e sulla sofferenza spirituale dell’uomo, Viaggio in India rappresenta nei minimi dettagli la realtà indiana fatta di mille contraddizioni, ma impermeata costantemente dalla religione induista. Lo spunto è dato dal viaggio di nozze intrapreso da due sposi iraniani alla ricerca di un uomo speciale detto “l’uomo perfetto” con la speranza che egli possa dare una risposta sulla Verità. Lui, ateo, comunista, scettico, materialista, sofferente della sua mancanza di fede, porta con sé sempre una sedia, simbolo del doloroso carico che si porta sulla spalle; lei religiosissima, libera, leggera, bella e fiduciosa. La diversità dei due si evidenzia subito dalle prime scene e dal primo dialogo sul treno che dovrebbe condurli dall’illuminato. L’ incontro con un fotoreporter indiano incaricato di raccontare la storia di un uomo che si dice sia capace di fermare un treno in corsa con la forza del solo sguardo li conduce subito alla scoperta di una delle tante realtà indiane: un povero vecchio prigioniero dei suoi adoratori ed incapace di fuggire da loro. Proseguono alla ricerca del guru passando la notte in città, dove i poveri nella loro miseria, fame e malattia sembrano essere in attesa della loro redenzione e della prossima reincarnazione, quei poveri che secondo Gandhi sono visti fortunati perchè, data la loro grave condizione, hanno la capacità di apprezzare tutte le gioie della vita, anche quelle apparentemente impalpabili (“Per trovare la vera felicità devi prima imparare a perdere le cose, non conta nulla possederle”). L’incomprensione e l’incapacità di dialogare tra i due protagonisti si evidenzia anche nei dialoghi, complessi e poco fluidi che rendono il film a tratti un po’ pesante da seguire. Dopo aver trovato finalmente l’uomo perfetto, i due proseguono l’avventura nella città santa di Benares dove l’induismo si manifesta in tutti i suoi riti lungo le rive del Gange e dove il regista ricorre alla figura di un terzo oratore occidentale per spiegare e discorrere sul mistero della vita e della morte, sulla tolleranza e sulla reincarnazione. Un film non per tutti, ma dove la colonna sonora con melodie indiane e la fotografia con i suoi colori così intensi contribuiscono a creare un’atmosfera particolare, coinvolgente, ma allo stesso tempo triste e lontana dalla realtà che viviamo in occidente.

Smarty

 
Di Namor (del 15/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 977 volte)
Titolo originale
Resident Evil Extinction
Produzione
Francia Australia Gran Bretagna USA 2007
Regia
Russell Mulcahy
Interpreti
Milla Jovovich, Oded Fehr, Ali Larter, Iain Glen, Ashanti, Mike Epps, Christopher Egan, Spencer Locke, Jason O’Mara.
Durata
95 Minuti
Trailer

Dopo aver tramutato gran parte dell’umanità in zombi, il letale T-Virus creato dalla Umbrella Corporation, sta portando l’intero pianeta verso la sua totale desertificazione. In questo apocalittico scenario si muove con la massima accortezza, dopo esser sfuggita da morte certa a Racoon City, una solitaria ed agguerrita Alice (Milla Jovovich), rea di essere non solo cibo per gli zombi, ma anche soggetto di esperimenti per l’ostinato dottor Isacs (Iain Glen), che vede nella continua mutazione genetica di Alice, la soluzione per creare l’antidoto che metterà fine alla mortale epidemia.
Dopo il primo episodio in stile claustrofobico ed il secondo con scenari notturni battuti da una pioggia incessante, lo sceneggiatore dell’intera saga Paul W.S. Anderson, opta per uno sfondo totalmente diverso dai precedenti. Questa volta l’azione si svolge in pieno giorno ed in spazi molto ampi, non poteva essere altrimenti visto che l’intera trama di “Resident Evil Extinction” si sviluppa nel deserto del Nevada, su cui sta viaggiando un convoglio di automezzi con a bordo una trentina di sopravissuti capeggiati da Claire (Ali Lerter) e Olivera (Oded Fehr) intenzionati a raggiungere lo stato dell’Alaska, alla ricerca di esponenti della propria specie.
Invece di avvicinarsi allo spirito horror di uno dei più belli e terrificanti videogiochi per console, il terzo capitolo di Resident Evil, ne prende le distanze, complice anche una sceneggiatura volutamente apocalittica, che strizza un po’ troppo l’occhio alla famosa saga di “Interceptor”.
Sicuramente qualche innovazione da inserire in questo nuovo capitolo ci voleva, ma la scelta fatta dal suo sceneggiatore ossia, quella di realizzare la storia in un contesto diurno, trovo che abbia tolto quel poco di suspance che ha contraddistinto la saga, certo, non pretendo la stessa ed irripetibile atmosfera del gioco, ma qualcosa in più per colmare questa grave lacuna si poteva fare, come ad esempio affidare la direzione del primo capitolo (visto che originariamente era stato designato lui per questo) ad un certo George Romero, che in materia di zombie non ha niente da imparare da nessuno, indubbiamente la sua guida avrebbe dato un’impronta di maggior tensione all’intera saga. Invece la scelta che maggiormente condivido é quella di assegnare il ruolo della protagonista della trilogia, alla stupefacente Milla Jovovich, non a torto oggi é ritenuta per eccellenza la star degli action movie al femminile. Da notare anche il buon lavoro dello scenografo premio Oscar per “Il labirinto del FaunoEugenio Caballero, nella ricostruzione di una Las Vegas inghiottita dalla sabbia, dove si distinguono le copie del ponte di Rialto e la torre Effeil nello scontro tra i sopravissuti ed i super zombie.
Visto il finale, non mi resta che darvi appuntamento al prossimo capitolo.

Namor

 
Di Darth (del 13/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1021 volte)
Titolo originale
The Remains of the Day
Produzione
Inghilterra, USA, 1993
Regia
James Ivory
Interpreti
Anthony Hopkins, Emma Thompson, James Fox, Christopher Reeve, Hugh Grant
Durata
134 minuti

Un uomo non può ritenersi soddisfatto finché non abbia dato tutto se stesso per rendere servizio al suo padrone. E’ sottinteso, sempre che il proprio padrone sia un uomo superiore, non solo per ceto o ricchezza, ma anche per levatura morale.”  Questa è la filosofia di vita di Mr.Stevens, il maggiordomo di Darlington Hall.
Su questa premessa, James Ivory, dopo i successi di “Mr. e Mrs. Bridge” e “Casa Howard”, dirige (a mio giudizio) il suo capolavoro di sempre: “Quel che resta del giorno”.
La trama narra degli oltre trent’anni di servizio di Mr. Stevens (Anthony Hopkins) nella tenuta di Lord Darlington, dagli anni venti al ’58. Mr. Stevens è un vero maestro del servire: riesce a organizzare al meglio ogni dettaglio della gestione domestica di una dimora davvero imponente. Per gestire tutto questo si avvale di una numerosa schiera di domestici che fanno capo a lui, ma lui è l’unico che abbia l’onore di servire direttamente Lord Darlington. Tra i domestici, viene assunta Mrs. Kenton (Emma Thompson) per il ruolo di governante, e tra lei ed il meticoloso maggiordomo nasce del sentimento. Un sentimento che, nonostante fosse ricambiato, Mr. Stevens non dimostrerà mai in alcun modo alla giovane e scrupolosa governante, dando sempre la precedenza ai bisogni di Lord Darlington piuttosto che ai suoi, annichilendo la propria vita e le propria persona. Il personaggio del maggiordomo, su cui è incentrata tutta la pellicola, è straordinario: la dedizione totale per il lavoro e la dignità con cui lo svolge rendono un semplice maggiordomo un protagonista ricco di sfumature caratteriali e di priorità paradossali. Per citarne una, al momento che gli viene comunicata la morte del padre, anziché abbandonarsi alla commiserazione, continua a servire gli ospiti con evidente sofferenza interiore. Anthony Hopkins in questa caratterizzazione è stato semplicemente perfetto. Contestualmente alle vicende domestiche di Darlington Hall, e alla “storia d’amore” (anche se è assurdo chiamarla così) tra Mr.Stevens e Mrs.Kenton, il regista ci racconta anche le evoluzioni storiche del periodo: dall’antisemitismo, alla seconda guerra mondiale, alla caduta in disgrazia di Lord Darlington per la sua eterna amicizia con i tedeschi. Tutto questo, sempre tra le meravigliose mura della magione a cui è dedito Mr. Stevens.
Un film splendido, con dialoghi, costumi e recitazione superbi. Candidato a otto premi oscar, non ne vinse nessuno… purtroppo ebbe la sfortuna di concorrere nello stesso anno di “Shindler’s list”, Hopkins perse contro Tom Hanks in “Philadelphia” e Emma Thompson contro Holly Hunter in “Lezioni di piano”. Quello fu davvero un anno ricco per gli appassionati di cinema!

Darth

 
Di nilcoxp (del 12/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 860 volte)
Titolo originale
Rabid
Produzione
Canada 1976
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Frank Moore, Marilyn Chambers, Howard Rhyspan, Joe Silver, Howard Ryshpan, Patricia Gage, Susan Roman, Roger Periard, Lynne Deragon, Terry Schonblum, Victor Désy, Julie Anna, Gary McKeehan, Jérôme Tiberghien, John Gilbert, Una Kay, Madeleine Pageau, Mark Walker, Monique Bélisle, Terry Donald, Louis Negin, Harry Hill
Durata
91 minuti

Spesso, conosco un regista, la sua filmografia, e decido di ripercorrerla all’incontrario. Così ho fatto con Cronenberg, dopo avervi parlato di “Crash” e “Spider” (e probabilmente in futuro vi parlerò di altri suoi film), sono tornato indietro al suo secondo lungometraggio. Ho trovato una storia particolare, non originalissima nei suoi contenuti, ma nella forma si. Un coppia di ragazzi ha un grave incidente in motocicletta, lei ha la peggio e si ritrova in fin di vita. Il caso vuole che lì vicino si trovi una clinica di chirurgia estetica, dove un medico senza scrupoli vuole sperimentare le sue teorie sul trapianto di pelle dai morti ai vivi. Così avviene che per salvare la giovane, il luminare le metta la pelle di gente deceduta. Questo provoca un ‘infezione sconosciuta nella paziente che al suo risveglio dal coma, circa un mese dopo, la spinge a nutrirsi di sangue da persone vive, che a loro volta infettandosi cercano di mordere altre persone. E’ un film che ricalca le tracce di precedenti pellicole di vampiri e di zombie, ma come sempre nei film di questo regista, ne lascia poi di sue. Il soggetto è femminile e sembra manifestare la sua rabbia verso una scienza senz’anima, e verso una società senza scrupoli che riceve come punizione quest’epidemia terribile. Le scene di file di camion della nettezza urbana che trasportano cadaveri sono inquietanti in un mondo in cui, a giudicare dal risvolto del film, Cronenberg sembra non credere. Da vedere anche per comprendere meglio la psicologia di un artista in erba, e poterlo meglio apprezzare nelle pellicole successive. La protagonista fu imposta dalla produzione in quanto pornostar e di sicuro richiamo ai botteghini. Adesso vado, ho sete, tanta sete…

nilcoxp

 
Di Namor (del 08/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2329 volte)
Titolo originale
Mark il poliziotto
Produzione
Italia 1975
Regia
Stelvio Messi
Interpreti
Lee J. Cobb, Giorgio Albertazzi, Giampiero Albertini, Sara Sperati, Franco Gasparri, Andrea Aureli, Dada Gallotti.
Durata
95 Minuti

Costato solo 208 milioni di lire, realizzò in soli due mesi di programmazione nel 1975, la stratosferica cifra di 7 miliardi, un esito ragguardevole, che decretò il film “Mark il poliziotto” l’evento cinematografico dell’anno!
La P.A.C. che fu la casa produttrice ed il regista Stelvio Massi, rimasero stupiti da tale risultato, e ne avevano tutte le ragioni, considerato che il film non era certo uno di quei capolavori che rimangono nella storia del cinema, tutt’altro, si trattava di un poliziesco all’italiana, un filone molto in voga negli anni 70, con episodi che ruotavano attorno al protagonista, nelle vesti (quasi sempre) del commissario, che fra inseguimenti automobilistici, sparatorie e botte a mani nude, cerca di consegnare alla giustizia il boss di turno, usando anche metodi poco convenzionali, anzi meno scrupoli aveva ad infrangere le regole, e più il pubblico in sala si esaltava. Ma allora, che cosa aveva di speciale questo film, che fece scaturire un simile successo, rispetto agli altri che erano per soggetto, tolte le location, la copia l’uno dell’altro?
Il merito indiscusso di tale evento lo si deve alla presenza del suo protagonista, figura di spicco in quel periodo, ritenuto a pieno titolo dalle donne italiane uno degli uomini più belli del mondo, le ragazze leggendo i suoi fotoromanzi, di cui lui era la star incontrastata, sognarono più di una volta di essere strette tra le sue braccia, quelle del grande ed indimenticabile Franco Gasparri. Ricordo che ero molto piccolo la prima volta che lo vidi in fotografia, fu grazie alla passione di mia madre verso questa popolare forma di lettura, la quale, essendo una fan sfegatata di Franco, chiaramente prediligeva quelli in cui lui era protagonista. Grazie alla sua umiltà il Gasparri fu anche uno dei pochi personaggi maschili a godere di simpatia e rispetto (cosa rara) da parte degli uomini, che non vedevano in lui un rivale da screditare, ma piuttosto un modello da imitare per fare breccia nei cuori delle ragazze. Tutto ciò conferma il suo immenso fascino, un’ulteriore attestato di stima da parte di coloro che cercarono di emularlo sia nel suo modo di vestire che nell’acconciatura dei capelli (per le sue fans o per chi non lo conoscesse, qui potrete visionare alcune sue fotografie).
L’incredibile successo del film diede in seguito vita ad una trilogia, che comprendeva: “Mark colpisce ancora” e “Mark spara per primo”, inutile dirvi che anche gli incassi di questi titoli furono notevoli, a chiudere la sua breve filmografia che durò dal 1974 al 1976, furono altre due pellicole precedentemente interpretate accanto alla bellissima Zeudi Araya, in “La preda” e “La peccatrice”.
Purtroppo la sua ascesa verso una carriera ormai lanciatissima, venne brutalmente stroncata sul raccordo anulare la mattina del 4 Giugno 1980, mentre si recava, a bordo della sua Kawasaki 900, presso gli studi della Lancio, rimase coinvolto in un incidente stradale, la diagnosi fu spietata, una frattura alle vertebre cervicali lo avrebbe relegato per sempre su una sedia rotelle. Ma il destino mai così avverso, gli si accanì contro con una ferocia inaudita, non gli bastava averlo paralizzato alla giovane età di 31 anni, ma il 28 Marzo 1999 all’ospedale S.Carlo di Nancy, lo sfortunato ed indimenticabile Franco Gasparri appena 50 enne, si spense per complicazioni respiratorie…

Namor

 
Di Namor (del 01/11/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1035 volte)
Titolo originale
Smokin' Aces
Produzione
USA, Gran Bretagna, Francia 2007
Regia
Joe Carnahan
Interpreti
Ben Affleck, Andy Garcia, Alicia Keys, Ray Liotta, Jeremy Piven, Ryan Reynolds, Peter Berg, Taraji P. Henson, Chris Pine, Martin Henderson, Jason Bateman.
Durata
108 Minuti
Trailer

L’inafferrabile boss della mafia Primo Sbarazza, rischia di essere messo sotto processo dall’FBI, a venderlo, dopo aver tentato senza successo la scalata al suo trono, è il suo pupillo Buddy “Aces” Israel, un viscido illusionista che lavorava nei migliori Casino di Las Vegas. Per evitare l’imputazione, il boss ingaggia un killer e gli commissiona l’eliminazione del suo accusatore, ricompensandolo con $1,000,000 se riuscirà a portargli il suo cuore! La notizia di una tale cifra si diffonde in gran fretta, facendo accorrere a Lake Tahoe un nutrito gruppo di pericolosi e spietati killer che non esiteranno a darsi battaglia allo scopo di raggiungere per primi la suite dell’hotel dove si trova rinchiuso il pentito, e portare a termine l’incarico.
Dopo essersi dimesso dalla regia del terzo “Mission Impossible ” a causa delle continue bizze di Tom Cruise, il regista Joe Carnahan riesce a trovare i fondi per concretizzare un suo vecchio progetto, la realizzazione dell’adrenalinico “Smokin’Aces”. Il film inspiegabilmente, all’uscita in patria non ebbe subito un gran riscontro al botteghino, nonostante il suo nutrito cast di attori, che comprende: Andy Garcia, Ben Affleck, Ray Lotta, Jeremy Piven, Ryan Reinolds e l’esordiente pop star Alicia Keys, ma la pellicola si riprese alla grande nel circuito homevideo, dove divenne non a caso uno dei maggiori successi dell’anno.
Consigliato agli spettatori che amano i film d’azione stile Tarantino, con la raccomandazione di seguire attentamente i primi venti minuti, per capire meglio la storia, poiché il film parte con ritmi molto elevati.

Namor

 
Di Darth (del 31/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3586 volte)
Titolo originale
One point 0
Produzione
USA, Romania, Islanda, 2004
Regia
Jeff Renfroe & Marteinn Thorsson
Interpreti
Jeremy sisto, Deborah Kara Unger, Eugene Byrd, Udo Kier, Bruce Payne, Lance Henriksen
Durata
92 minuti
Trailer

Erano le 23:00 passate, troppo presto per andare a dormire, troppo tardi per guardare un film “impegnato”. "Cosa guardo? Ma si… mi hanno prestato questo filmaccio pseudo-fantascientifico, girato da registi mai sentiti e con un cast di illustri sconosciuti… ha persino una copertina che fa supporre la classica boiata per la tv americana… dura solo 90 minuti… aggiudicato! Tanto anche se mi addormento, non perdo nulla." Errore. Già dalle prime scene ho capito di essermi sbagliato. Il film si svolge totalmente dentro ad un fatiscente e cupo condominio, tranne qualche capatina ad un alimentari illuminato da innumerevoli neon bianchi, come per ‘spezzare’ le luci basse dell’altra locazione. Ambientato in un futuro indefinito, Simon, vive e lavora in questo stabile, circondato da vicini uno più strano dell’altro, e costantemente monitorato da telecamere di sicurezza poste in ogni corridoio dal proprietario che passa le giornate a spiare i propri inquilini. Tutto scorre in questo posto assurdo fin quando Simon inizia a trovarsi dentro casa dei pacchi senza niente all’interno. Non capendo chi gli consegna queste scatole vuote, perché lo faccia e, soprattutto, come entri nel suo appartamento, Simon installerà serrature, sistemi d’allarme ed inizierà a guardare con sospetto tutti i vicini. Diverrà paranoico fino all’ossesso… e, stranamente, inizierà a cibarsi esclusivamente di “latte fresco Natura”…
Angosciante. In una parola, la mia recensione di “One Point 0”. Sembra di essere in un incubo kafkiano, dove tutto non è ciò che sembra: la sensazione di complotto, le telecamere che spiano ogni mossa del protagonista, misteriosi individui che appaiono e scompaiono, l’utilizzo di luci basse, l’ambientazione nel palazzo stile ‘case popolari’, la trama complicata ma accattivante e questo senso di paranoia trasmesso dal protagonista… tutto questo rende la pellicola davvero spiacevole, ma meritevole di essere guardata.
Peccato per l’attore protagonista, autore di una performance mediocre, e del resto del cast, che non è da meno. La trama però è bella, e la regia, nonostante la presenza di numerose pecche, è coinvolgente. Una bella sorpresa!

Darth

 

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