BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 29/10/2007 @ 06:00:55, in cinema, linkato 1123 volte)
Titolo originale
Ratatouille
Produzione
USA 2007
Regia
Brad Bird, Jan Pinkava
Interpreti
 
Durata
117 minuti
Trailer

Trama: il topolino Remy è un topo inusuale, infatti non vuole mangiare spazzatura come gli altri suoi simili. Aiutato da un olfatto straordinario e da una forte passione per la cucina, sogna di diventare un cuoco. Dopo varie peripezie riesce a lavorare in un famoso ristorante di Parigi, nascosto sotto il cappello da chef di un ragazzino appena assunto in quel luogo. La bravura del roditore unita alla manualità del giovane (che di nome fa Linguini), farà sì che la popolarità del locale e del nuovo arrivato salga in maniera vertiginosa, anche se non saranno tutte rose e fiori… Finalmente il tanto atteso e osannato lungometraggio della Pixar è arrivato! Mesi di lancio pubblicitario così non si vedevano da tempo, e la cosa mi aveva un po’ allarmato: spesso il troppo fumo nasconde il poco arrosto (ma dove le trovo queste frasi così sceme!). Secondo me le considerazioni sul film vanno suddiviso in due parti: quella tecnica e quella emozionale. Su quella tecnica potrei non dire nulla, visto il gran parlare e i grandi elogi spesi da tutti sulla nuova veste grafica sempre più realistica e d’alta definizione, ma una domanda la vorrei fare lo stesso: i vecchi cartoni animati (Cenerentola, La Carica dei 101, ecc.), o i nuovi realizzati con una grafica bidimensionale (Il Re Leone, ecc.), li siete andati a vedere lo stesso o li avete scartati per limiti tecnici? Io credo che li abbiate visti lo stesso. Va bene seguire i progressi nel campo della grafica, ma dietro ci deve essere dell’altro… E qui arriviamo al secondo punto, quello emozionale: io l’ho trovato bello, ben confezionato con una storia carina, e sono sicuro che a tutti gli adulti sarà piaciuto (a condizione di non immaginare un topo vero che gira in una cucina di ristorante), ma vorrei sapere se è piaciuto anche ai bambini. Perchè le argomentazioni trattate, ad esempio: la difficoltà di una donna di farsi largo in un mondo lavorativo maschile, l’autocritica che muove a sé e alla sua categoria il più famoso critico culinario di Parigi, le operazioni di marketing che porta a termine il capocuoco “cattivo”; non credo interessino minimamente agli spettatori più piccoli. Non ho riso una volta in questo lungometraggio, e forse gli unici a ridere sono stati i produttori per gli incassi fatti! Beati loro…

nilcoxp

 
Di nilcoxp (del 22/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1240 volte)
Titolo originale
Maradona - La mano de dios
Produzione
Argentina, Italia 2006
Regia
Marco Risi
Interpreti
Marco Leonardi, Julieta Diaz, Juan Leyrado, Pietro Taricone, Eliana Gonzalez, Norma Argentina, Roly Serrano, Gonzalo Alarcon, Abel Ayala, Emiliano Kazka.
Durata
113 minuti

Quando vidi per la prima volta questo film (circa quindici giorni fa), volevo di getto scriverne la recensione. Poi mi sono detto che forse era meglio aspettare che gli impeti di ira mi passassero per evitare eventuali denuncie. Trascorsi quindi questi giorni mi sono riavvicinato alla pellicola e ho deciso di parlarne con tutta la calma possibile. Credetemi anche così è difficile imbastire un discorso serio. Non so da cosa cominciare: da una regia mediocre? Da attori tristi nella loro interpretazione ? Da dei dialoghi che definire “vergognosi” è ancora un complimento? Dal fatto che le uniche cose accettabili come i filmati veri delle imprese sportive di Maradona, vengano proposti in qualità video scarsa per evidente scelta stilistica? A tutto questo aggiungeteci che quando ha fatto la sua comparsa come Boss malavitoso Pietro Taricone (colpa mia che non avevo guardato i nomi degli attori presenti nel film) sono scoppiato a ridere come uno scemo e non volevo crederci. Insomma questo film è fatto male, è recitato peggio, è forse in ultima analisi non dovrebbe  neanche fregiarsi del titolo di “film”. E dura DUE ORE !!! Fate qualunque cosa vi venga in mente invece di guardare questo lungometraggio, possibilmente con i vostri corrispettivi compagni/e. Come sempre, questa è la mia personale opinione. Ciao calciofili falliti.

nilcoxp  (ajjsgraarara)

 
Di Sansimone (del 21/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2714 volte)
Titolo originale
Il caso Mattei
Produzione
Italia 1972
Regia
Francesco Rosi
Interpreti
Gian Maria Volonté, Peter Baldwin, Luigi Squarzina, Renato Romano, Dario Michaelis, Camillo Milli, Vittorio Fanfoni, Carlo Simoni, Franco Graziosi, Felice Fulchignoni, Jean Rougeul
Durata
118 minuti

L’altra sera mi sono rivisto il Caso Mattei di Francesco Rosi, girato nel lontano 1972 con un grandissimo Gian Maria Volontè nella parte del protagonista.
Il film ripercorre la vita del presidente dell’ENI dal dopoguerra fino alla morte in un disastro aereo nel 1962; per far questo il regista usa un metodo di racconto di tipo giornalistico, con continui flash-back. La pellicola inizia con la scena dell’aereo precipitato a terra e le testimonianze dei primi soccorritori, gli stessi che nella parte finale del film testimonieranno un'altra versione dei fatti che poi diventerà quella ufficiale, questo perché Mattei era una persona scomoda. Infatti, il lavoro di Rosi vuole cercare di far un po’ di luce su uno dei più grandi misteri del dopoguerra italiano, in altre parole se il presidente dell’ENI è morto per un incidente o se è stato vittima di un attentato? E perché il giornalista Mauro De Mauri che stava facendo una ricerca per il regista su gli ultimi giorni di Mattei in Sicilia è stato rapito e mai più ritrovato?
Ma chi era Enrico Mattei? Per chi non lo sapesse quest’uomo è stato uno dei più importanti protagonisti degli ultimi sessanta anni della storia italiana, tanto che gli americani lo definivano l’italiano più importante dopo Giulio Cesare. Mattei è stato dal 1945 al 1962 presidente dell’ENTE NAZIONALE IDROCARBURI, vale a dire ENI; in quest’ambito è stato capace di trovare giacimenti di metano e in quantità minore anche di petrolio in diverse parti d’Italia, è riuscito a stringere accordi commerciali molto vantaggiosi per la nostra nazione con diversi paesi produttori e a portare l’ENI ai massimi livelli occupazionali e di sviluppo tecnologico di tutta la sua storia. Chiaramente per far questo si era creato diversi nemici sia in Italia sia all’estero, principalmente con il governo francese e con il cartello petrolifero delle “sette sorelle”, a causa della sua politica affaristica nei confronti dei paesi produttori dell’oro nero.
All’ epoca della sua uscita il film provocò un po’ di polemiche sulle commissioni d’inchiesta che si erano pronunciate a favore della tesi dell’incidente, ma, forse ai nostri giorni questo film può farci solo pensare alla totale mancanza di grandi capitani d’industria che c’è oggigiorno in Italia.

SanSimone

 
Di slovo (del 19/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1393 volte)
Titolo originale
The Invasion
Produzione
USA 2007
Regia
Oliver Hirschbiegel
Interpreti
Nicole Kidman, Daniel Craig, Jeremy Northam, Jeffrey Wright
Durata
94 minuti

C’è una carenza di novità disarmante e l’idea in sè di remake è deleteria figuriamoci poi caratterizzarci un epoca di produzioni. Mi stanno affossando il cinema fantascientifico, forse sarebbe meglio se hollywood cominciasse a disinteressarsi completamente del genere… e dico sempre le stesse cose, lo so.
Sapendo come và sempre a finire farei meglio ad evitare di buttare via tempo e denaro su film prevedibilmente brutti per poi ammorbare gli altri con commenti sempre uguali.
Ancora per stavolta… “Invasion” è nientemeno che il terzo rifacimento dell’ottimo “l’invasione degli ultracorpi” (1956) di Don Siegel percui delle due l'una: o hanno in serbo un risvolto, interpretazione o punto di vista veramente inedito sull’argomento oppure è un progetto che trascende il cattivo gusto per approdare al mero esercizio fine a sé stesso. Ma proviamo a stare al gioco. Osserviamo da un punto di vista ipotetico e supponiamo che “Invasion” sia il primo film a ruotare sul tema dell’invasione nano-batteriologica extraterrestre.
Anche così… mezzucci registici (flash-forwards… wow!) e virtuosismi in sala montaggio perfetti per un videoclip ma fondamentalmente solo un extralavoro sulle rifiniture quando è la sostanza a mancare: il film è debole, non decolla e non coinvolge. La prima parte potrebbe far (ben) sperare in uno sviluppo di matrice psicho-thriller, ma le premesse di un invasione silente e formalmente non violenta vengono presto banalizzate dal ricorso ai clichè della action-school americana (persino una bomba molotov: non ci volevo credere!) e non mi dilungherò a spiegare quanto siano scoraggianti senza il supporto di una trama solida.
Gli attori protagonisti portano a bilancio un contributo estetico, per il resto fanno il loro compitino senza eccellere: Nicole Kidman non è del tutto incapace a recitare, ha qualche impennata ma in generale la sua prova è stentata. Daniel Craig (l’attuale volto di James Bond) ha perso un’altra occasione per dimostrare di essere un attore con tutti i crismi e non solo un prodotto delle palestre sormontato da uno sguardo languido.
Constatato che non c’è un solo motivo buono per godere della visione di “Invasion”, mi unisco al coro (nutrito, mi dicono) di critiche  che ha già ricevuto e ribadisco: evitatelo.

slovo

 
Di Namor (del 18/10/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1322 volte)
Titolo originale
The Reaping
Produzione
USA 2007
Regia
Stephen Hopkins
Interpreti
Hilary Swank, David Morrissey, Idris Elba, AnnaSophia Robb, Stephen Rea, William Ragsdale.
Durata
110 Minuti
Trailer

Uno strano fenomeno, che vede le placide acque di un fiume tingersi di rosso sangue, gettano nello sgomento un intero paesino della Louisiana. Il susseguirsi di altri inspiegabili eventi, crea negli abitanti, popolo religioso con una forte incidenza Cristiana, la convinzione che si tratti delle famose 10 piaghe bibliche che colpirono l’antico Egitto! Il professor Doug (David Morrissey), non essendo in grado di dare una spiegazione plausibile ai suoi concittadini su questi misteriosi fenomeni, chiede l’intervento di Katherine Winter (Hilary Swank) una ex missionaria divenuta, dopo la tragica morte del marito e della figlia, una delle massime esperte internazionale nell’attribuire una spiegazione logica e terrena ad avvenimenti attribuiti a falsi miracoli. Dopo un primo rifiuto ad investigare sul caso, la Winter si convince dal momento in cui viene a sapere, che la vita di una ragazzina dodicenne (AnnaSophia Robb) é in serio pericolo, considerato che gli adirati abitanti della cittadina, la ritengono responsabile della presunta piaga, divulgatasi dopo il rinvenimento del cadavere di suo fratello nel fiume. Man mano che le drammatiche piaghe si manifestano, si fa sempre più concreta l’ipotesi di un nuovo capitolo dell’eterna battaglia tra il bene ed il male, per le cui sorti dell’esito finale, sarà fondamentale comprendere il ruolo dell’ambigua dodicenne, e soprattutto lo schieramento a cui appartiene!
Dare un giudizio positivo su “I segni del male” mi riesce abbastanza difficile, secondo me un regista non eccelso, ma abbastanza navigato come Stephen Hopkins, avrebbe dovuto dare più pathos alla storia, visto il tema trattato, invece dopo aver visto i primi trenta minuti il film incomincia a calare di interesse, complice anche una sceneggiatura che sicuramente non elabora niente di nuovo o che non sappiamo già tra l’eterno conflitto del bene contro il male. Evidentemente il regista ha pensato bene che la presenza nel cast del due volte premio Oscar Hilary Swank, avrebbe sopperito alle vere piaghe di questo film…regia e sceneggiatura!

Namor

 
Di Darth (del 17/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 9196 volte)
Titolo originale
Amore tossico
Produzione
Italia, 1983
Regia
Claudio Caligari
Interpreti
Loredana Ferrara, Enzo Di Benedetto, Michela Mioni, Cesare Ferretti
Durata
96 minuti

Pensavo che dopo aver visto più volte “Trainspotting” e “Cristiana F.”, nessun film trattante il tema della tossicodipendenza mi avrebbe più scioccato. Mi sbagliavo. “Amore tossico” non possiede l’ingenuità di Cristiana F, o la voglia di vivere e l’ilarità di Trainspotting… “Amore tossico” è solo ed esclusivamente droga… senza attenuanti, senza possibilità di uscirne.
Scritto e diretto da Claudio Caligari (che dopo questo film ha aspettato 15 anni prima di dirigerne un altro), per questo suo film-shock ha optato per un cast di attori non professionisti che interpretano se stessi: veri tossicodipendenti della provincia romana (il film è ambientato ad Ostia), brutti e rovinati dall’eroina. Questo film-documentario è davvero impressionante: la presenza di drogati che si preparano la ‘roba’ e se la sparano in vena davanti alla telecamera, come fosse una cosa normale, è davvero sconvolgente; se aggiungiamo a questo, che oltre la metà degli attori di quest’opera (tra cui Cesare Ferretti, il protagonista) è morta di lì a poco per overdose, possiamo capire che questa pellicola, che per la gente comune è ‘fantascienza’, per quei ragazzi, e per molti altri di quegli anni, era la normalità. Anche lo slang utilizzato è quello proprio dei tossici, e in tutto il montato non si parlerà d’altro che dello schizzo, della pera, della spada, del meta(done), della roba bona o roba scrausa, della rota ecc… il tutto in dialetto romano.
Nonostante sia più un documentario sul quotidiano tirare a campare di un gruppo di drogati che un dramma, il regista riesce a creare un filo conduttore, con trame che si collegano tra loro, rendendo quindi il tutto godibile oltre che interessante; e l’aggiunta di alcune scene provocatorie (come la più famosa del trans che chiede a due suore “Sorella, la prego, me spieghi lei… perché me piace così tanto er cazzo?”) aiutano lo spettatore a resistere ad un’ora e mezza di siringhe in vena, schizzi di sangue, vomito, ed altre situazioni disgustose. E’ più che evidente che il regista si è ispirato alle opere di Pasolini per la realizzazione del suo lavoro, ne ha ripreso l’ambientazione (le periferie romane), l’uso del dialetto e l’utilizzo di gente comune al posto degli attori… infine lo ha anche omaggiato, girando le scene finali ad Ostia, sotto la statua commemorativa di Pasolini. Per concludere, voglio consigliare a tutti la visione di questa pellicola, è vero che è dura, scioccante e stomachevole… ma è reale… molto più reale di qualunque altro film che abbia trattato questo delicato tema… e ricordiamoci che è un film del 1983, quando in Italia il fenomeno della tossicodipendenza tra i giovani era all’apice. Anche per questo, mi sento di rivolgere un elogio a Claudio Caligari: purtroppo registi come lui in Italia ce ne sono sempre di meno… e se questi pochi girano un film ogni 15 anni… per forza che il nostro cinema è in crisi!

Darth

 
Di Sansimone (del 14/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2109 volte)
Titolo originale
The Odessa File
Produzione
Gran Bretagna 1974
Regia
Ronald Neame
Interpreti
Jon Voight, Maximilian Schell, Maria Schell, Peter Jeffrey, Derek Jacobi, Mary Tamm
Durata
128 minuti.

L’ODESSA è un’organizzazione segreta ideata per aiutare i criminali di guerra nazisti, fornendo loro nuove identità e lavori ad alto livello all’interno della Germania Occidentale.
Un giovane giornalista, Peter Miller, entra in possesso del diario di un vecchio ebreo deportato nel campo di concentramento di Riga; dalla lettura di queste memorie in lui si accende il desiderio di rintracciare il comandante di quel campo.
Per trovare quest’Eduard Roschmann si rivolge prima alle autorità tedesche e dopo a Simon Wiesenthal che lo mette a conoscenza dell’esistenza di ODESSA. A questo punto Miller è avvicinato dal Mossad israeliano e infiltrato da questi all’interno di ODESSA stessa.
Il film tratto dal romanzo omonimo è un buon thriller di una volta, a cui il regista Ronald Neame da un buon ritmo e un inaspettato colpo di scena finale.
Purtroppo non ho letto il libro quindi non posso fare un confronto, ma in ogni modo credo che qualunque opera che ci ricorda gli orrori del nazismo sia importante.

San Simone

 
Di slovo (del 12/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1302 volte)
Titolo originale
Memoria del Saqueo
Produzione
Argentina, Francia 2003
Regia
Fernando Ezequiel Solanas
Durata
118 minuti

La sera del 19 dicembre del 2001, dopo che l’allora presidente argentino Fernando De La Rua dichiarò lo stato di assedio per arginare i saccheggi e i moti di protesta esplosi dopo il blocco dei conti correnti, migliaia di dimostranti pacifici si riunirono spontaneamente a Buenos Aires per chiedere le dimissioni del governo. Il caparbio popolo argentino resistette all’immancabile repressione violenta e il giorno dopo a Plaza De Mayo, di fronte alla Casa Rosada, potè festeggiare la caduta del piccolo presidente guardandolo fuggire a bordo di un elicottero.
La “notte delle pentole” (cacerolazos) rappresentava, ovviamente, lo sfociare di un disagio socio-economico che gli argentini sopportavano da molto tempo. Le immagini dei manifestanti che percuotevano le pentole fecero il giro del mondo ma i tempi frenetici del giornalismo, la tendenza generalista e spesso omertosa dei media hanno lasciato poco spazio all’ approfondimento, impedendo di dare la giusta risonanza ai veri motivi dietro alla crisi argentina, che venne spiegata sbrigativamente con la facile storiella del magna-magna.
Dedicato accoratamente “alla dignità e al coraggio di coloro che resistettero in quegli anni” il film-documentario di Solanas passa in rassegna e analizza le ragioni politico-economiche che hanno portato al tracollo del 2001. Seguendo la voce narrante durante i dieci drammatici capitoli, assistiamo ad una lunghissima storia di corruzione e tradimenti politici, di mafiocrazia estesa all’intera classe dirigente e votata allo sfruttamento delle ricchezze nazionali per proprio tornaconto ma che ha trovato il pieno appoggio delle banche e delle multinazionali estere, impermeabili a qualsiasi etica o priorità umana.
Conversione fraudolenta dei debiti privati in pubblici, deindustrializzazione, privatizzazione e svendita delle imprese di stato, controllo dei mezzi di comunicazione da parte dei grandi gruppi... esaltando i miraggi del libero mercato è stata promossa ed attuata una sistematica depredazione delle ricchissime risorse di un paese capeggiato da governi complici: in pratica il business perfetto.
Tecnicamente il film trova il suo unico difetto nella struttura: la scelta di suddividerla in capitoli costringe la narrazione a continui salti temporali che rendono la messa a fuoco del quadro generale un po’ difficoltosa a chi non abbia già un infarinatura di storia argentina contemporanea. Per il resto Solanas rende la dimensione paradossale accostando materiale di repertorio: testimonianze sulle condizioni di innegabile indigenza di enormi porzioni di popolazione seguite dai surreali dogmi neoliberisti candidamente dichiarati da ministri ed economi: “il debito è una cosa positiva”, “non è vero che il modello neo-liberista produce povertà” (sic)
La pellicola ha beneficiato di una diffusione più vasta di quella che avrebbe avuto in epoche pre-Moore (che ringraziamo nuovamente per aver sdoganato il documentario di protesta sociale) ma è rimasta comunque affossata per motivi facilmente intuibili. Naturalmente se ne consiglia la visione, sia perchè narra di fatti che è giusto e doveroso conoscere e sia perché, senza voler fare dell’allarmismo, la tragedia argentina potrebbe essere, domani, quella di ogni paese troppo disponibile alle promesse del capitale.

slovo

 
Di Darth (del 10/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1355 volte)
Titolo originale
Dorme
Produzione
Italia, 2000
Regia
Eros Puglielli
Interpreti
Anna Bastoni, Alessio Muzi, Cristiano Callegaro, Federico Calisti
Durata
75 minuti

Alcuni mesi or sono, un amico mi ha portato da vedere la videocassetta di “Dorme”, dicendomi testualmente <Guardalo perchè è troppo forte! [...] è un film di un regista indipendente italiano: Eros Puglielli.> Incuriosito dalla ‘recensione vocale’ che me ne ha fatto, l’ho guardato la sera stessa. Il film racconta la storia di Ruggero, un ragazzo complessato per la sua statura (appena 158 cm) che viene lasciato dalla ragazza dopo due anni di fidanzamento proprio perché, secondo lei, è troppo basso. Ruggero accusa il colpo ma non demorde, vuole convincere la sua Anna a tornare insieme a lui, ma non riesce a mettersi in contatto con lei perché tutte le volte che le telefona a casa risponde la madre sempre con la stessa frase: <No, Anna dorme, dorme…>. Il giovane romano allora vorrebbe andare a parlarle faccia a faccia a casa, ma Anna abita nelle case popolari… dove vivono anche i famigerati fratelli Riccio (che poi sarebbe un giovane teppista psicopatico che si crede di essere due fratelli gemelli) di cui è letteralmente terrorizzato. Le cose poi si complicano ulteriormente quando Ruggero scopre che Anna si è messa proprio con i fratelli Riccio…
Molto particolare questo primo lungometraggio di Puglielli, un misto tra il grottesco e il comico con qualche situazione che riporta alla mente i manga giapponesi. Girato interamente con una telecamera amatoriale analogica con, come obiettivo, un grandangolo spinto. Il grandangolo permette un’ampia panoramica nelle inquadrature, ma deforma i lati dei fotogrammi… il regista però ha fatto del difetto una virtù, sfruttando proprio questo tipo di obiettivo per rendere più suggestive e buffe le situazioni che ci va a raccontare. Quindi le inquadrature saranno spesso dei primissimi piani, generando il classico effetto spioncino: il naso ingigantito al centro e le orecchie piccoline ai lati di un volto divenuto d’un tratto la caricatura di se stesso. Oltre alla regia originale e vivace, c’è una sceneggiatura molto simpatica, ricca di personaggi al limite del paradossale ed un finale a sorpresa. Unica pecca (la solita delle produzioni fai da te) gli attori: tutti poco all’altezza e palesemente inibiti davanti alla telecamera. Tralasciando questo problema, “Dorme” è un film godibilissimo e molto divertente. Tra le pubblicazioni dei registi indipendenti è difficile trovare un’opera anticonformista come questa di Puglielli… purtroppo però, sembra che con l’esperienza, anziché migliorare, il regista sia peggiorato: i tre lungometraggi successivi (“Tutta la conoscenza del mondo”, “Occhi di cristallo” ed il più recente “AD Project”), secondo la critica e il pubblico, non raggiungono i livelli della sua opera prima. Comunque, i miei complimenti a Puglielli per questo film, e un grazie a Mimmo per avermelo fatto conoscere.

Darth

 
Di Sansimone (del 07/10/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 927 volte)
Titolo originale
Piano, solo
Produzione
Italia 2007
Regia
Riccardo Milani
Interpreti
Kim Rossi Stuart, Jasmine Trinca, Paola Cortellesi, Roberto De Francesco, Corso Salani, Mariella Valentini, Claudio Gioé, Sandra Ceccarelli, Konrad Podolny, Michele Placido
Durata
104 minuti

Ho conosciuto Luca Flores l’anno scorso grazie all’articolo su For Those I Never Knew di Kiriru, a cui vi rimando se volete sapere qualcosa di più su questa opera, mentre io vi voglio parlare del film uscito nelle sale che tratta la vita di Flores.
L’opera del regista Milani segue tutta la vita di Flores, partendo chiaramente dall’infanzia felice vissuta in Africa con il resto della sua famiglia; fino alla tragica morte della madre in un incidente stradale, causa della diaspora della famiglia. Da questo momento il protagonista inizia ad immergersi sempre di più nell’esercizio del pianoforte, come fosse una realtà parallela in cui la madre è ancora viva grazie alla musica. Ritornato in Italia Flores si diploma al conservatorio di Firenze dove poi incontra due ragazzi che lo invitano a suonare con loro e gli fanno scoprire il Jazz, e grazie ai primi successi incontra anche Chiara che diventerà la sua compagna. Dai primi successi ottenuti nei locali fiorentini Luca arriverà in breve tempo a suonare con i più grandi artisti italiani come Massimo Urbani, fino a mostri sacri del Jazz come Chet Baker che lo prende con se per la sua tournee europea. La morte imprevista dell’artista americano provoca in lui una turba emotiva che lo porta sempre più ad isolarsi nel suo io musicale. Non riesce più a controllare le relazioni con le persone che gli stanno intorno e inizia a generare in lui la convinzione d’essere pazzo. Da questo momento in poi inizia la lunga discesa nella depressione che lo porterà al suicidio nel 1995 a soli 39 anni.
Il film è davvero un buonissimo prodotto, il regista è riuscito a far combaciare bene per tutto il film la parte biografica con quella musicale, è chiaramente inutile dire che la colonna sonora è splendida. Molto bravi sono anche gli attori in particolare Kim Rossi Stuart e Paola Cortellesi, nei difficili ruoli che hanno ricoperto. Forse l’unica pecca del film è la troppa velocità nella seconda parte del film, che lascia intuire a tratti i tentativi di cure a cui si sottopone il pianista, ma che non danno risultati forse perché voluti dalla famiglia ma non da lui, deciso a ricongiungersi con la madre di cui si sente responsabile della morte.

San Simone

 
Di ninin (del 06/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1221 volte)
Titolo originale
The Simpsons Movie
Produzione
USA 2007
Regia
David Silverman
Interpreti
 
Durata
87 minuti
Trailer

Quanto tempo è passato… Pensare che una domenica pomeriggio di circa 17 anni fa mi accingevo a guardare incuriosito una nuova serie di cartoni animati proveniente dall’America, con un’animazione abbastanza scadente (tutti gialli con grandi occhi e tozze dita… bah…dicevo!)… ma con una comicità e un irriverenza che non si erano mai viste né sentite. Beh sono passati oltre trecento episodi da allora, e la serie creata da Matt Groening è stata insignita di numerosi premi, ha avuto episodi speciali doppiati da celebrità sia televisive che musicali, escono mensilmente in edicola con un fumetto che ha già superato il numero 100 ed hanno un merchandising che fa paura… Che dire di più…Sono I SIMPSON!!!! Siiiiiiì i mitici gialli sono arrivati finalmente anche al cinema! Devo dire che quando sono andato a vederlo mi sentivo un po’come Homer quando è esaltato per la nascita di un nuovo panino, o come direbbe Ned “eccitato eccitatino”. Beh… sono stato ampiamente ripagato. La trama ruota intorno alla solita demenza di Homer, che a causa sua farà condannare Sprinfield dal governo americano (capeggiato dal presidente Schwarzenegger) a finire la propria esistenza sotto un’enorme cupola di vetro per il proprio inquinamento da guinness dei primati. La goccia che fa traboccare il vaso, Homer la causa grazie ad un silos colmo di escrementi di maiale (e non solo..) che getta con noncuranza nel lago di Sprinfield. Un novità confronto alle serie, è l’ingresso nella famiglia Simpson di un suino rosa (per questo avevano il silos in giardino!) che Homer salva da morte sicura e lo porta a casa con se. Il maiale avrà ruoli camaleontici che svarieranno da Spiderpork (da sentire la canzone che canta Homer...) a Harry Plopper. Nonno Abrahm però, una domenica in chiesa aveva predetto (illuminato di luce mentre dormiva pesantemente) a cosa sarebbe andata incontro la città, ma come al solito venne ignorato data la sua reputazione non proprio eccelsa. Così la famiglia gialla espatrierà in Alaska (grazie ad un piano di emergenza che Homer teneva nel portafogli) per non essere linciata dai propri concittadini. Per quanto riguarda gli altri personaggi della famiglia: Lisa si innamorerà di un ragazzino irlandese amante dell’ambiente come lei, Bart avrà una crisi esistenziale e vorrebbe avere il pio Ned come padre, Marge dovrà sopportare per amore le stupidaggini che combina l’amato cicciuto, ma avrà un ripensamento e si allontanerà da casa, ed infine Maggie dirà la sua prima parola!!! (non perdetela la dirà nel corso degli interminabili titoli di coda). Nel mezzo potrete ammirare anche numerose citazioni tra cui l’affondamento del Titanic, Bambi e Cenerentola, battute da capottarsi dalla poltrona e la bellezza di vedere un’ora e venti di Simpson in formato panoramico. La pellicola scorre seguendo un filo logico, ma le battute e le “cassate” (come dice Bart) non mancano. State pur certi… ed io ve lo posso garantire, dato che l’ho già visto tre volte sia per sentire le battute che mi ero perso nel fragore causato da risate, sia per scoprire particolari che mi erano scappati alla prima visione (tipo l’insegna del bar in Alaska dal nome “Eski Moe’s”). Che altro dire… se ho scordato qualcosa aiutatemi voi... per adesso un mitico… “D’oh a tutti”!

ninin

 
Di Darth (del 03/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 920 volte)
Titolo originale
Last minute Marocco
Produzione
Italia. 2007
Regia
Francesco Falaschi
Interpreti
Valerio Mastandrea, Nicolas Vaporidis, Esther Elisha, Kesia Elwin, Lorenzo Balducci, Maria Grazia Cucinotta
Durata
88 minuti
Trailer

Personalmente penso che il cinema italiano sia agonizzante in procinto di morire, e che l’unica speranza di salvezza provenga dai registi indipendenti italiani che, alcune volte, con pochi mezzi, riescono a stupire con opere originali e passionali. Per questo motivo, spesso mi dedico alla visione di opere sconosciute ai più, mentre cerco di evitare i film italiani di cassetta. Dico cerco, perché ogni tanto ci ricasco, sperando di vedere qualche miglioramento…
Last minute Marocco” l’ho scelto in primis per il titolo, e poi per la presenza di Nicolas Vaporidis, che è uno degli attori nell’ultimo film (cronologicamente parlando) italiano (escludendo sempre le produzioni amatoriali e/o low-budget di registi indipendenti) che mi piacque: “Notte prima degli esami” (successivamente rovinato da un sequel di dubbio gusto).
Purtroppo, anche questa volta sono rimasto deluso.
La storia di per sé è scontata e, occasionalmente, assurda: tre ragazzi poco più che adolescenti partono per una vacanza di alcuni giorni in Marocco. Ad accompagnarli, anziché un genitore, c’è il loro amico marocchino spacciatore di fumo. Di questi tre, Valerio, non dice ai suoi dove sta andando facendogli credere di essere andato in campeggio. I genitori di Valerio si accorgono della menzogna appena poche ore dopo, e la madre apprensiva ordina all’ex marito marpione di correre a cercare il loro figlio in Marocco. Ovviamente, il proseguo della storia è tutto un cazzeggio dei tre ragazzi in terra africana, e l’assurda ricerca del padre, che spera di trovare suo figlio conoscendo solo dove è attraccata la nave in cui si era imbarcato ma non conoscendo la locazione in cui era diretto.
La scontatezza, spero siate riuscita ad evincerla da questa magnifica trama, oltre a risvolti banalissimi tipo la ragazza costretta a sposarsi con un uomo scelto dal padre ecc. Per l’assurdità invece, mi riferisco ad innumerevoli coincidenze e situazioni che accadono palesemente per lacune di sceneggiatura ma che realisticamente sono quasi impossibili da verificarsi.
Personalmente ritengo anche che la qualità media degli attori italiani sia pessima e che, salvo pochi superstiti, la maggior parte di essi sia ingaggiata non per capacità recitative ma per raccomandazioni e/o aspetto fisico. Anche in questo, “Last minute Marocco” rafforza le mie convinzioni. Non c’è un attore che mi senta di definire bravo. La maggior parte è appena sufficiente, con alcuni apici negativi: su tutti Valerio Mastandrea (anche in questo film un’interpretazione terribile!) e Maria Grazia Cucinotta che, a mio metro di giudizio, non è classificabile: è una donna bellissima… ma non è un’attrice!
Il cinema italiano sta morendo… e “Last minute Marocco” è un'altra pugnalata...

Darth

 
Di nilcoxp (del 01/10/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 866 volte)
Titolo originale
Shaun of the Dead
Produzione
Gran Bretagna 2004
Regia
Edgar Wright
Interpreti
Simon Pegg, Kate Ashfield, Nick Frost, Lucy Davis,Dylan Moran, Nicola Cunningham, Bill Nighy, Martin Freeman.
Durata
99 minuti
Trailer

Ma quanti film hanno fatto sugli zombi ? Credo davvero tanti, eppure vi assicuro che questa pellicola ben figurerà nella lunga serie del genere. Già dal titolo si capisce che non è un horror classico, ma nemmeno una commedia classica, e allora cos’è? Andiamo per ordine. Ho conosciuto questo regista attraverso il suo ultimo film “Hot Fuzz” (da me recensito su questo blog), e ne sono rimasto colpito. Così sono andato a vedere la sua filmografia, e ho trovato questo lavoro di cui vi sto parlando! Sono stato contento di ritrovare la stessa coppia di attori che mi aveva divertito nell’altro film, anche se qui sono meno brillanti, forse anche a causa di una sceneggiatura non proprio ottima (ma devo anche tenere conto del fatto che io ho fatto il percorso inverso a quello del regista, e quindi è naturale trovare in questo lungometraggio sbavature corrette poi nel lavoro successivo). La trama è questa: il protagonista è un perditempo con una storia d’amore che traballa, ad aiutarlo nella sua indecisione c’è il suo migliore amico; di contorna a questa buffa storia di amore ed amicizia c’è la non trascurabile realtà di una Londra che si sta trasformando in una città di zombi. Presa coscienza di questa realtà, inizierà la corsa contro il tempo per salvare le persone care dall’epidemia. Detto così può sembrare banale, ma state tranquilli che non è così! La vicenda si snoda con trovate originali e spassose, quasi mai prevedibile, alterna (quando non unisce) in maniera ben riuscita comicità, azione e una sufficiente dose di horror-splatter. Mi ripeto, “Hot Fuzz” è meglio equilibrato ed evidenzia in maniera chiara la maturazione del regista che con il passare del tempo non potrà che migliorare, detto ciò, questo è un bel film e merita di essere visto. Cos’altro vi devo fare per convincervi a vederlo? Vi devo aprire la testa come agli zombi? Spero proprio di no! Ciao

nilcoxp

 
Di slovo (del 28/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1152 volte)
Titolo originale
Parts: The Clonus Horror
Produzione
USA 1979
Regia
Robert S. Fiveson
Interpreti
Tim Donnelly, Paulette Breen, Dick Sargent, Peter Graves, Keenan Wynn
Durata
90 minuti

In un' area sperduta e isolata c’è una sorta di campus popolato da giovani dediti a temprare il fisico praticando sport e vita sana; sembrerebbero mentalmente deficitari ma uno staff di dottori e guardie si prende cura di loro, monitorandoli costantemente e inculcando loro una dottrina di vita secondo cui lavorare per prepararsi al giorno in cui verranno scelti e portati nella terra dei sogni, sagacemente chiamata "america", dove la loro vita si completerà nell’idillio.
Ma Timothy (il protagonista) è inquieto, si pone domande che non dovrebbe, è ossessionato dal perché delle cose e le risposte che gli vengono date dall’establishment non lo convincono, quindi una notte forza il perimetro di sicurezza e si addentra nei locali del complesso a cui era sempre stato vietato l’accesso. Lì scoprirà un' agghiacciante verità: l’america che gli era stata raccontata non esiste… gli abitanti della colonia sono in realtà cloni di persone facoltose e non rassegnate ad invecchiare e i soggetti selezionati vengono ibernati e trasformati in riserve di organi. Sconvolto, fugge alla ricerca dell’uomo di cui è la copia.
Ricorda niente? Esatto… eccezion fatta per qualche dettaglio la trama di Parts è identica a quella del colossal “The Island” uscito un paio di anni fa. Le similitudini sono tali e tante che fa sorridere sentire che il fanta-azione con Ewan McGregor era stato spacciato per uno script originale. Lo scrittore Bob Sullivan deve aver trovato la cosa un po’ meno divertente e, presentando un ricorso in cui indicava un centinaio di violazioni al copyright, ha fatto causa alla DreamWorks…
Tuttavia, fatte le considerazioni di rito sulla moria di idee del cinema contemporaneo, che siamo impantanati, e si sà, nel circolo vizioso dei remakes, a parità di concept forse è meglio buttarsi sull’adrenalinico film di Michael Bay.
Parts riflette tutti i canoni del b-movie anni settanta, compresi la pin-up bionda e gli ingredienti horror che vengono forzati pretestuosamente in una trama comunque ricca di spunti interessanti, addirittura geniali se rapportati all’epoca in cui è uscito - la questione etica dei cloni, l'inganno della 'terra promessa', la tentazione del prolungamento indefinito dell'esistenza... Purtroppo la sceneggiatura non è all’altezza, la regia è dilettantistica e priva di ritmo, le performance recitative degli attori oscillano dall’appena sufficiente al ridicolo e anche sui dialoghi non siamo messi meglio… rendono il film interessante come materia di dibattiti ma assai poco godibile.

slovo

 
Di Namor (del 27/09/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1171 volte)
Titolo originale
Premonition
Produzione
USA 2007
Regia
Mennan Yapo
Interpreti
Sandra Bullock, Julian McMahon, Nia Long, Kate Nelligan, Amber Valletta, Peter Stormare.
Durata
110 Minuti
Trailer

La serena e felice vita familiare di Linda (Sandra Bullock), viene sconvolta da una tragica ed inattesa notizia, la morte del marito Jim, (Julian McMahon) rimasto vittima in un’incidente stradale. Dopo aver vissuto la giornata più triste della sua vita, Linda si addormenta piangendo la prematura scomparsa del suo amato marito, ma inaspettatamente il mattino seguente, nota con stupore che Jim è in cucina e sta facendo tranquillamente colazione! Felice di tale visione, Linda pensa che ciò che è gli è accaduto sia solo il frutto di un’orribile sogno, ma purtroppo al risveglio, il giorno successivo dovrà fare i conti con la dura e triste realtà, perché la scomparsa di Jim é reale!
Per Linda la settimana che si appresta a vivere sarà un vero incubo, poiché le misteriose giornate in cui si ritrova vedova, si alterneranno ad altre nelle quali il compagno è vivo e vegeto come se nulla fosse mai accaduto! A causare tale odissea, sono le sconvolgenti ed inspiegabili visioni di Linda sui fatti che sembrano già accaduti, ma che in realtà poi si avverano nell’immediato futuro, ed é grazie alla sua determinazione che cercherà di salvare il futuro della sua famiglia, scoprendo di avere doti di premonizioni, finora a lei sconosciute, che la porterà ad ingaggiare una furiosa lotta contro il tempo per cambiare il corso degli eventi negativi, destino che la vuole privare di un futuro felice insieme al marito Jim!
Quello di “Premonition” è un soggetto molto affascinante e sicuramente impegnativo da portare sul grande schermo, i rischi di fare un prodotto scadente sono notevoli, per rendere al meglio tale argomento ci vorrebbe un’abile alchimista che misceli nelle giuste dosi importanti fattori come: adrenalina, tensione e paura, concetti che nel film sono presenti solo sporadicamente, provocando la totale mancanza di pathos durante tutto lo svolgimento della storia, dandogli un’impronta confusionaria nella prima parte e lenta nella seconda. La presenza di Sandra Bullock da sempre molto stimata da una parte di pubblico italiano e la particolare locandina, hanno fatto sicuramente da esca per coloro che si recavano al cinema senza avere un’idea precisa su cosa vedere, a parte quelle persone dotate di premonizioni, che lo avranno accuratamente evitato!

Namor

 

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