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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Asterix451 (del 18/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 504 volte)
Titolo originale
Veloce come il vento
Produzione
Italia 2016
Regia
Matteo Rovere
Interpreti
Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Roberta Mattei, Paolo Graziosi, Lorenzo Gioielli.
Durata
119 Minuti

Giulia De Martino è troppo giovane per avere la patente, ma in autodromo spinge sull’acceleratore come un pilota vero: ci credono tutti, soprattutto papà, che la segue dal box attraverso le telecamere. Insieme recitano la preghiera del pilota, insieme corrono per il titolo Granturismo, insieme finiscono fuori pista… purtroppo, soltanto Giulia si rialza. Mentre la sua Porsche resta nella ghiaia fuori dalla carreggiata, suo papà rimane sul cemento della scuderia stroncato da un infarto.
Senza di lui, ai De Martino restano una marea di debiti accumulati per correre: infatti la loro casa è stata data in garanzia a uno sponsor spregiudicato che si prenderà tutto, se non vincono. Non basta l’ostinazione di Giulia e l’assistenza di Tonino (il fedele meccanico) per risalire la classifica piloti, perché Giulia è brava, sì, ma non abbastanza…
A complicare tutto c’è il ritorno dell’altro figlio, Loris, un ex rallista che spingeva davvero forte. Lo chiamavano “il Ballerino” perché con la macchina ci danzava, anche se oggi è ridotto a un tossico opportunista che cerca di prendersi una fetta dell’eredità. A lui non gliene frega niente delle gare, non gliene frega niente dell’idealismo ipocrita di uno sport in cui contano solo i soldi, perché l’esperienza l’ha fatta e la storia si ripete… sa anche che Giulia non vincerà il campionato, perché la ragazzina crede di guidare al Luna Park, crede che “le curve siano tonde”, e crede di poter guidare pulito per vincere.
Ciò che Loris non sa ancora è che perderanno la casa, se Giulia non vince. E questo gli interessa moltissimo, perché lui la casa non vuole perderla e nemmeno Giulia che, nonostante la repulsione per il fratello, sa come obbligarlo a insegnarle a guidare: lezioni da un ex campione per 30 Euro al giorno, il costo di una dose… meno della benzina per la Porsche.
Veloce come il vento” è girato da Matteo Rovere, un giovane regista indipendente nello stile e nella scelta dei soggetti: lo dimostra anche la sua attività di produttore, soprattutto per i corti, che gli hanno valso importanti riconoscimenti, tra cui un Nastro d’Argento. Piace la sua attitudine a romanzare storie vere diverse dalle solite sceneggiature che fanno cassetta, realizzando trame intriganti e controverse: anche “Veloce come il vento” tratta senza ipocrisia i rapporti familiari, il mondo delle corse ufficiali e clandestine, la tossicodipendenza, con ironia e intelligenza. Stefano Accorsi è un tossico divertente e geniale, che sublima la scabrosità di alcune scene con il sorriso. Il ruolo di Loris si ispira al campione di rally degli anni ‘80 Carlo Capone, un pilota di talento ma difficile, silurato dalle scuderie per la sua schiettezza nel denunciare le tresche sportive. Ma chi è la ragazza pilota che si vede alla fine, invece?
Nel cast esordisce Matilda De Angelis, da poco maggiorenne, attiva in una band bolognese e modella saltuaria: nei panni di Giulia è convincente, determinata, pulita e sensuale. Le si contrappone Roberta Mattei, Annarella, la fidanzata tossica di Loris: una bellissima interpretazione di dolcezza e perdizione, per un’attrice molto attiva a teatro e nelle fiction. Restano il giovanissimo Giulio Pugnaghi, fratellino di Giulia che deve crescere in fretta, e il taciturno Paolo Graziosi, nei panni di Tonino il meccanico. Tonino si infiamma solo quando parla della special guest star di questa pellicola che, come tutte le special guest, salta fuori solo alla fine: la Peugeot 205 “Turbo 16”… e per chi sa, ho già detto tutto.
Pecche del film: a volte, la sensazione di imitare gli americani nel modo di costruire le storie semplifica le situazioni fino a renderle inverosimili. Anche se, imitando, spesso saltano fuori pregi che certi film italiani non hanno. Un’altra nota la farei alle musiche: ma “soccia”, non puoi mettere solo la telecronaca nelle scene di gara!!! E spingi con sta colonna sonora, sulle macchine come sulle pedaliere, dammi basso e percussioni ed esaltami ancora di più!
Per il resto, appena esce in dvd me lo compro. Nel frattempo, consiglierei a tutti (i maggiori di 14 anni) di vederlo al cinema…

Asterix451

 
Di Namor (del 11/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 388 volte)
Titolo originale
Sicario
Produzione
USA 2015
Regia
Denis Villeneuve
Interpreti
Benicio Del Toro, Emily Blunt, Josh Brolin, Jon Bernthal, Jeffrey Donovan.
Durata
121 Minuti

L’irruzione del FBI in una casa custodita da pericolosi narcotrafficanti messicani porta alla luce un’inquietante scoperta, dentro le pareti dello stabile sono stipati numerosi cadaveri incappucciati con un sacchetto di plastica. L’abitazione è di proprietà di un potente Boss irrintracciabile che la CIA vuole catturare ad ogni costo, per tale operazione è assemblata una task force capitanata dall’agente Matt Graver (Josh Brolin) il quale richiede anche la partecipazione dell’agente che ha guidato l’incursione nella casa degli orrori. Kate Macer (Emily Blunt) accetta di unirsi alla missione speciale che dovrà restare segreta, così com’è segreto e misterioso il passato dell’ambiguo e impenetrabile del consulente Alajandro (Benicio del Toro), anch’egli arruolato nel gruppo di volontari per la secret mission.
Gli ideali di Kate non collimano con quelli della squadra governativa, in particolar modo con quelli di Graver e Alejandro, che non si fanno scrupoli nell’usare metodi non convenzionali per assicurare la buona riuscita dell’operazione nel territorio messicano, un luogo dove la crudeltà dei cartelli della droga risulta essere il più spietato al mondo. E Alajandro questo lo sa bene, visto che ha provato sulla propria pelle la loro leggendaria spietatezza, un’esperienza che è pronta a riversare sul mandante del suo incancellabile dolore. “Sicario” sceneggiato dall’attore Taylor Sheridan al suo attivo molte serie tv tra cui Sons of Anarchy, il film è diretto dal regista canadese Denis Villeneuve prossimo a girare il nuovo Blade Runner.
Il cast di ottima fattura vede la presenza di due attori molto cazzuti come Josh Brolin molto a suo agio nel coordinatore della missione e Benicio del Toro nell’ambiguo e taciturno consulente, un ruolo scritto su misura per lui il quale Benicio ha fatto escludere oltre il 90% delle sue battute dal copione per dare la sua impronta personale al personaggio. Una scelta condivisa dal regista che si è rilevata una vera fortuna per il film che ha potuto godere di un Benicio del Toro assolutamente magistrale. Ottima anche la prova di Emily Blunt nella tormentata agente del FBI. Spettacolare il suono e la colonna sonora che hanno ricevuto la meritata candidatura agli Oscar del 2016, così come la stupenda fotografia di Roger Deakins anch’egli candidato.
La pellicola stranamente non ha avuto il giusto riscontro di pubblico al cinema, ma merita pienamente di essere ripescata per il mercato Home Video.. datemi retta non ve ne pentirete.

Namor

 
Di Angie (del 04/04/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 396 volte)
Titolo originale
La scelta
Produzione
Italia 2015
Regia
Michele Placido
Interpreti
Raoul Bova, Ambra Angiolini, Michele Placido, Valeria Solarino, Manrico Gammarota.
Durata
86 Minuti

I protagonisti della storia sono due giovani sposi: Laura (Ambra Angiolini) e Giorgio (Raoul Bova). Una coppia che si ama e felice di stare insieme, una felicità che è distrutta in seguito ad un trauma subito da Laura che sconvolgerà la vita a entrambi.
Durante una passeggiata la donna viene aggredita e stuprata in un vicolo e, dopo qualche tempo scopre di essere incinta. Lui, marito, offeso nella sua morale è alla ricerca di una soluzione. Lei, invece, con coraggio si assume la responsabilità di diventare madre, pronta a sfidare il perbenismo della morale comune.
La Scelta”, il nuovo film diretto da Michele Placido, (di cui è anche attore in questo film nella parte del maresciallo dei carabinieri) s’ispira al testo teatrale “L'Innesto” di Luigi Pirandello. É un’opera del 1919, che a quei tempi fece molto scalpore presso la borghesia per il tema trattato. Luigi Pirandello è uno degli scrittori da noi più conosciuti sui banchi di scuola, ricordo, infatti, alcune delle sue opere come”Il fù Mattia Pascal”, “Uno nessuno e centomila”. Invece poco conosciuta (da me) è “L'innesto” da cui Michele Placido trae il suo film”La scelta”, ambientato a Bisceglie in Puglia. Attenendosi al più possibile alla matrice pirandelliana racconta una storia attuale, dove vuole mostrare come i problemi, nonostante i tempi, non siano poi tanto cambiati e anche il modo di affrontarli. Nei panni dei due protagonisti troviamo Raoul Bova e Ambra Angiolini, due attori noti visti già in molti film ma non in ruoli così drammatici come in questa pellicola.
La recitazione (a mio parere) è stata al quanto buona, anche se alcuni hanno giudicato la coppia dei protagonisti poco esperta in questo ruolo. Ottima la fotografia, impreziosita da un filtro grigio che contribuisce a trasmettere quelle sensazioni di tristezza proprie di una storia come questa, già di per sé significativa. E un film intenso, toccante e introspettivo che tocca con delicatezza un tema al quanto doloroso, dove ci mostra i punti di vista dei due protagonisti davanti ad una scelta al quanto difficile e coraggiosa, che metterà a dura prova il loro amore...
La critica l'ha additato come un film pesante, antimoderno e anacronistico. Evidentemente il regista Placido che legge e reinterpreta,in chiave personale, il grande Pirandello, forse non soddisfa i gusti dei critici moderni. Peccato! Tutto sommato è stato un buon film che merita di essere visto.

Angie

 
Di Namor (del 29/03/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 379 volte)
Titolo originale
Southpaw
Produzione
USA 2015
Regia
Antoine Fuqua
Interpreti
Jake Gyllenhaal, Forest Whitaker, Naomie Harris, 50 Cent, Oona Laurence.
Durata
124 Minuti

Billy “The Great” Hope (Jake Gyllenhaal) attuale campione dei pesi massimi leggeri a quanto di meglio si possa avere dalla vita: una bella casa, un prosperoso conto in banca, una moglie amorevole e una bellissima figlia. Dopo l’ennesima difesa del titolo Billy “paga” il suo contributo fisico con i relativi acciacchi dovuti ai colpi subiti sul ring, la moglie Maureen (Rachel McAdams) preoccupata per il futuro del marito, prende la palla al balzo per convincere Billy a mollare definitivamente la boxe, prima che essa gli lasci danni permanenti stravolgendo il loro futuro. Billy che ha sempre avuto un’alta considerazione della moglie, si convince che è arrivato il momento giusto per chiudere la sua carriera. Ma la tragedia e dietro l’angolo e non riguarda Billy, ma Maureen che muore per un colpo di arma da fuoco sparato dopo un alterco tra la fazione di Billy e del pugile Miguel “Magic” Escobar (Miguel Gomez) che provocava Billy per farsi dare la chance mondiale.
Billy oltre alla dolorosa perdita della moglie è allontanato anche dalla figlia a cui non è in grado di provvedere per il dolore in cui è immerso, e come se non bastasse viene abbandonato da tutto il suo entourage rimanendo senza casa e soldi. Billy da buon combattente non vuole soccombere, e decide così di ripartire dal basso per riprendersi quello che il destino infame gli ha meschinamente tolto. “Southpaw – L’ultima sfida” è un film diretto dal bravissimo Antoine Fuqua, regista che prediligo per il suo stile rude e adrenalinico, pregi riversati con giusta attenzione in quest’ottima pellicola che mescola dramma alla nobile arte.
Fuqua inizialmente aveva scelto il famoso rapper Eminem per il ruolo del protagonista, ma dopo qualche scena girata all’inizio Eminem ha rinunciato per dedicarsi al suo imminente album in uscita, così la scelta e caduta su Gyllenhaal che in passato gli aveva promesso di fare un film insieme. Miglior scelta non poteva essere fatta, Gyllenhaal e veramente strepitoso, in questo film sembra un pugile professionista e i toni drammatici che sfodera nei momenti richiesti dalla sceneggiatura sono da grande attore. Al buon cast di attori ci sono anche Curtis “50 cent” Jackson nei panni dell’avido manager e il valente Forest Whitaker in quelli di Tick Willis ex pugile ora allenatore di pugili dilettanti che farà risorgere Billy dal suo inferno.
Grande film ingiustamente sottovalutato dal pubblico ma non dalla critica e dal sottoscritto che lo elogia per le continue emozioni che sa trasmettere durante la visione.
Consigliato vivamente a chi piace il genere e il buon cinema.

Namor

 
Di Asterix451 (del 21/03/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 484 volte)
Titolo originale
L'abbiamo fatta grossa
Produzione
Italia 2016
Regia
Carlo Verdone
Interpreti
Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino.
Durata
112 Minuti

Arturo Merlino (Carlo Verdone) è un ex Carabiniere in pensione, che arrotonda con una licenza da investigatore privato. Al bar, pavoneggiandosi con la procace Lena (Anna Kasyan), se la tira come fosse Nero Wolfe anche per gli avventurosi romanzi gialli che si diletta a scrivere, ma in realtà si occupa di ritrovare animali scomparsi e convive ancora con la vecchia zia schizofrenica.
Poi c’è Yuri Pelagatti (Antonio Albanese), un attore di teatro che soffre di “blocco della battuta” da quando la moglie Carla (Clotilde Sabatino) ha chiesto il divorzio. All’ennesimo fallimento sul palco, Yuri viene licenziato e si ritrova sul lastrico, aggravando così il debito degli assegni di mantenimento.
Disperato e sull’orlo della depressione, decide di affidarsi ad Arturo per confermare il sospetto che la moglie abbia una relazione con il suo avvocato (Federigo Ceci): Arturo, costretto dalle condizioni precarie, si trova ad accettare suo malgrado per un misero compenso.
I mezzi a disposizione non sono certo quelli del RIS e Arturo si arrangia all’italiana maniera, inventandosi un travestimento che gli consenta di avvicinare i due presunti amanti per piazzare la cimice. Poi, nascosto nel suo furgone, intercetta una conversazione sconcertante: infatti, pare che i due stiano parlando di scambiarsi una valigia piena di soldi, tanti soldi… cinquecentomila Euro che non sembrano affatto puliti. E quando Arturo passa l’informazione a Yuri, i due decidono di mettersi davvero nei guai tentando di mettere le mani su quella valigetta.
Carlo Verdone torna a dirigersi in una bella commedia all’italiana, divertendosi a prendere in giro i vizi del nostro tempo con una trama che sembra cucita addosso ai due interpreti: infatti, la sua prima volta insieme ad Albanese è un susseguirsi di situazioni pensate per esaltare il loro trasformismo comico, scoprendo un’affinità artistica che raddoppia l’intrattenimento. Come di consueto, i due si alternano in una carrellata di personaggi esagerati, compulsivi, rompipalle, spavaldi, massacrando così le manie dell’italiano medio in una serie di gag esileranti. Nonostante ciò, il film è sostenuto da una trama coerente, ben congegnata, che si dipana tingendosi di un “giallo pallido”. Una delle sequenze migliori è quella dei finti preti al solarium, l’ennesimo equivoco che porta avanti il film, con la complicità di co-protagonisti bravi ad interpretare personaggi sopra le righe e mai banali.
Anna Kasyan, una soprano georgiana di fama internazionale, esordisce al cinema interpretando la barista Lena: affascinata dalle storie di Arturo, che le racconta un mucchio di balle a proposito dei suoi libri e dei suoi film, contribuisce al valore artistico della pellicola con l’intensità della sua voce. Dà una bella prova di simpatia anche Virginia de Brescia, nei panni della visionaria zia Elide, che ancora riesce a far l’amore con il suo Renatino nonostante… sia passato da anni a miglior vita! Con lei, completano il cast l’affascinante Clotilde Sabatino, nei panni della rancorosa moglie del Pelagatti, Massimo Popolizio nei panni dell’Onorevole corrotto e la simpatica Francesca Fiume, l’assistente di Arturo nelle sue indagini.
L’abbiamo fatta grossa” è un buon film per una serata spensierata. La storia è divertente e avvincente, con un pizzico di suspance. Nonostante alcune recensioni abbiano messo in dubbio la riuscita di questa collaborazione, accusando Verdone di voler primeggiare sulla scena, ritengo che la visione valga assolutamente il biglietto.
Film per tutti, mai volgare nonostante le situazioni grottesche e parolacce al momento giusto, per ridere e per riflettere sull’incidenza paradossale del denaro nella vita di tutti i giorni.

Asterix451

 
Di Angie (del 14/03/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 396 volte)
Titolo originale
No Escape
Produzione
USA 2015
Regia
John Erick Dowdle
Interpreti
Owen Wilson, Pierce Brosnan, Lake Bell, Spencer Garrett, Sterling Jerins.
Durata
101 Minuti

L'ingegner Jack Dwyer (Owen Wilson) lavora per una multinazionale idrica americana. Riesce a inventare una particolare valvola ma, l'affare non va in porto. Le difficoltà economiche dell'azienda lo portano a trasferirsi in un paese del sud-est asiatico con la sua famiglia, la moglie Annie (Lake Belle) e le sue due figlie Lucy e Beeze. Ma appena arrivati la famiglia americana si trova coinvolta in un violento colpo di stato. Il primo ministro Tailandese viene ucciso e si scatena una guerra senza scampo. La situazione diventa al quanto critica, i terroristi attuano una vera e propria caccia spietata verso gli stranieri, in particolare modo verso i cittadini americani. Jack Dwyer con la sua famiglia è così costretto a cercare una via di fuga dal Paese affrontando mille pericoli, con l'aiuto di un misterioso cittadino britannico Hammondi (Pierce Brosnan).
 I fratelli Dowdle già conosciuti con “Quarantena” “Necropolis” “La città dei morti”, si ripresentano nuovamente insieme. John Erick come regista e Drew come sceneggiatore portando sullo schermo cinematografico il loro settimo film, il thriller mozzafiato “No-Escape Colpo di Stato”. Storia che fu scritta addirittura nove anni fa, dopo un viaggio che John aveva fatto col padre in Thailandia (è lì che hanno girato, dopo un tentativo in Cambogia, anche se il paese non viene nominato per evitare grane internazionali). Tutte le loro opere a basso budget prendono spesso spunto dalla realtà, quello di mettere i personaggi in situazioni di crisi estrema e vedere cosa sono disposti a fare per tirarsene fuori.
Quest'ultima loro creazione, infatti, mette in evidenza la situazione allucinante in cui una coppia innocente si trova al posto sbagliato al momento sbagliato. E un vero thriller d'azione che non da momenti di tregua né ai protagonisti sempre in fuga per la propria salvezza e né allo spettatore. La storia è raccontata con un ritmo serrato da cardiopalma, non si perde tempo sin dal primo momento della proiezione.
Buona performance attoriale. Owen Wilson, abituato a vederlo nelle commedie come attore comico, mostra molta bravura in questo ruolo drammatico, come pure Lake Belle brava e credibile nel suo ruolo. Devo dire che tutto sommato sotto l'aspetto di action thriller è stato un ottimo film. Mai provata tanta ansia per tutta la proiezione! Pellicola intensissima e, la presenza delle due bimbe, rende scioccanti e indimenticabili almeno due sequenze (chi l’ha già visto penso che sia del mio stesso parere).
Concludo semplicemente nel dire che chi cerca il brivido del thriller e sentirsi sempre sull'orlo di un precipizio durante la visione di un film, non posso fare altro che consigliare di andare a ripescare e visionare “No-Escape… Vi assicuro che vi terrà incollati allo schermo con il fiato sospeso per tutta la proiezione.

Angie

 
Di Namor (del 11/03/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 412 volte)
Titolo originale
Criminal Activities
Produzione
USA 2015
Regia
Jackie Earle Haley
Interpreti
Dan Stevens, John Travolta, Michael Pitt, Edi Gathegi, Jackie Earle Haley
Durata
94 Minuti

Riunitisi a un funerale di un loro amico morto in una circostanza molto anomala, quattro amici: Zach (Micheal Pitt), Warren (Christopher Abbot), Bryce (Rob Brown) e Noah (Dan Stevens) parlando del più e del meno, viene fuori il discorso sulle azioni di un nuovo farmaco in rampa di lancio e la possibilità di fare una montagna di soldi comprandole, ma a entrambi i ragazzi manca il contante per acquisirle, tranne per Noah che si propone di investire l’intera somma con il felice avvallo dei nuovi soci.
Dopo pochi giorni dall’investimento la compagnia farmaceutica fallisce e con essa tutte le azioni, ma la cosa peggiore è che non sanno che la cifra investita deriva dal prestito elargito da Eddie Lovato (John Travolta) un potente Boss Italoamericano che rivuole i 400 mila dollari prestati.
Non avendo la possibilità di farsi ripagare il debito, Eddie fa una proposta ai suoi debitori... rapire Marques (Edi Gathegi) il nipote di un altro potente Boss rivale. I quattro amici non hanno scelta per saldare il passivo e così accettano il mandato che innescherà una girandola di situazioni grottesche fino al suo imprevedibile epilogo.
Diretto dall’ex bambino prodigio (Jackie Earle Harley) che fece piangere il mondo intero con la sua indimenticabile performance nei panni del figlio di Jon Voight nel film “Il Campione” di Franco Zeffirelli.
Criminal Activities” è una pellicola dai dialoghi e azione in pieno stile Tarantino con un cast di attori discreto, sorretto dal sempre valido Travolta che fa il verso a Vincent Vega il mitico killer di "Pulp Fiction".
Film senza pretese ma apprezzabile per lo svolgimento della trama con finale non scontato.

 Namor

 
Di Miryam (del 07/03/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 367 volte)
Titolo originale
McFarland
Produzione
USA 2015
Regia
Niki Caro
Interpreti
Kevin Costner, Maria Bello, Morgan Saylor, Vincent Martella, Elsie Fisher.
Durata
129 Minuti

Il film inizia con la frase “ basato su una storia vera”, perciò è la pellicola che fa per me, amo gli eventi realmente accaduti.
Siamo nel 1987 a Mc Farland, una città della California, precisamente nella Central Valley, che sta passando un periodo di crisi economica. Zona ricca di fattorie dove vivono per lo più ispanici impiegati nella raccolta di frutta e verdura, infatti la maggior parte di loro si alza prestissimo la mattina per recarsi a lavorare prima di andare a scuola.
Ma entriamo ora nel vivo della storia.
Un allenatore sportivo, Jim White ( Kevin Kostner ) viene trasferito per colpa del suo carattere impulsivo in questa cittadina della California menzionata prima con il compito di insegnare educazione fisica in un liceo formato più che altro da ragazzi latino americani. Da principio le cose non vanno molto bene, c’è dello scetticismo, la paura di non riuscire a far bilanciare lo sport con il lavoro nei campi che è il sostentamento per le famiglie; poi però le cose cominciano a cambiare a tal punto che questo coach, ormai integrato nella famiglia di questi ragazzi, riuscirà a dare tanto incoraggiamento e fiducia a questi giovani fino a riuscire a formare una squadra di corsa campestre con sette elementi veramente validi dotati non solo di capacità fisica, ma anche di spirito di sacrificio.
Nonostante la povertà e la criminalità presente a Mc Farland, ostacoli questi notevoli per la squadra, Jim White farà partecipare questa alle gare nazionali dove alla fine riuscirà a vincere tra gioia e felicità.
Ed è proprio in questo lungo percorso che il nostro Mister White, comprenderà che sia lui che la sua famiglia hanno trovato finalmente un posto in cui vivere, abbandonando così l’idea di trasferirsi altrove nonostante avesse ricevuto un’ottima offerta di lavoro.
Mc Farland USA” è il nuovo film di Niki Caro, la regista e sceneggiatrice neozelandese che ha vinto numerosi premi con “La Ragazza delle Balene” nel lontano 2002. Con la collaborazione della Disney, ne è uscita una pellicola di tutto rispetto, una trama semplice che vuol mettere in evidenza dei valori che non bisognerebbe dimenticare. Il film, come si può vedere, tratta problemi seri come lo sfruttamento sul lavoro, le violenze familiari, i pregiudizi, è una pellicola che tutti dovremmo visionare, fa emozionare, fa riflettere. Bravissimi tutti gli attori, Kevin Kostner è riuscito perfettamente a calarsi nel personaggio cosi come tutti gli altri.
Tirando le somme, un bel film con un giusto finale, uno spettacolo di due ore che riesce a trattenere e divertire tutte le famiglie.

Miryam

 
Di Angie (del 29/02/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 410 volte)
Titolo originale
The Water Diviner
Produzione
Australia - Turchia - USA 2014
Regia
Russell Crowe
Interpreti
Russell Crowe, Olga Kurylenko, Jai Courtney, Yilmaz Erdogan, Cem Yilmaz.
Durata
111 Minuti

La storia è ambientata nel 1919, subito dopo la fine della prima e sanguinosa Guerra Mondiale. 
protagonista è Joshua Connor (Russell Crowe) che vive nella campagna australiana, Mallee, come rabdomante, capace di trovare l'acqua nelle profondità della terra (da qui il titolo del film “The Water Diviner”). Nonostante vivendo in una terra lontana dalla guerra, gli orrori di questo conflitto hanno cambiato tragicamente la vita della famiglia Connor. I loro tre figli arruolatesi nell'ANZAC, perdono la vita nella battaglia di Gallipoli, uno dei conflitti più sanguinosi della storia. In preda dal dolore, difficile da accettare, Joshua, promette alla moglie, la quale non riesce a sopportare la realtà (infatti, si uccide) di partire per la Turchia e ritrovare i corpi dei figli e dare loro una degna sepoltura.
Nel lungo viaggio, pieno di sorprese, Joshua fa tappa a Costantinopoli, dove soggiornerà nell'albergo gestito dalla bella Ayshe (Olga Kurylenko) con il suo piccolo figlio Orhan, con cui fa una tenera amicizia. Durante il proseguimento del viaggio a Gallipoli, terra sconsacrata di morti senza nome, Joshua incontra l'eroe di guerra turco Hasan (Yilmaz Erdogan). Sarà proprio quest'ultimo acerrimo rivale durante la guerra degli australiani a dare una speranza a Joshua: il più grande dei suoi figli potrebbe essere ancora vivo.
Dopo una brillante carriera di attore (con il premio Oscar per Il Gladiatore 2001), Russell Crowe decide di cimentarsi dietro la macchina da presa e fa il suo esordio con il doppio ruolo di attore protagonista e regista con il film “The Water Diviner”. Tratto dall'omonimo romanzo scritto da Andrew Anastasios e Meghan Wilson Anastasios, Russell Crowe, attore australiano decide di omaggiare la storia della sua terra che gli ha dato i natali.
Ricorda la famosa battaglia di Gallipoli (Aprile 1915) dove migliaia di soldati arruolatisi volontariamente nell'ANZAC (Australianie New Zealand Army Corps) era stato assegnato il compito di prendere possesso della parte settentrionale della penisola di Gallipoli. Un'operazione di sbarco che doveva essere di semplice attuazione che, invece si trasformò in una delle battaglie più drammatiche e cruente dove più di trentamila soldati australiani e neozelandesi furono uccisi.
“The Water Diviner,” non è un film di guerra come può sembrare all'inizio della proiezione, ma bensì una cruda analisi delle sofferenze provocate da quest'ultima. Una storia vera e toccante che ci racconta il percorso di un padre che deve compiere per accettare la perdita dei suoi figli. Russell non usa solo questo fatto storico come movente ma, fa anche un confronto tra culture con lo scopo di far risaltare l'animo umano al di là delle diversità culturali. Il neo regista con questo splendido stralcio di storia, forse un po' sconosciuto, fa da cornice anche a una profonda ed intensa storia d'umanità, di sentimenti, di rispetto e di speranza. Nonostante gli orrori cupi della guerra Russell con la sua troupe sono stati in grado di fare riprese sulla Turchia e Australia rendendoli paesaggi veramente stupendi.
Come primo esordio di neo regista l'attore neozelandese (che ritengo molto bravo nelle sue interpretazioni) ha dimostrato grande bravura e sopratutto capace di mettere in piedi una produzione con un budget non particolarmente importante. Ottimo il cast che fornisce buone interpretazioni. L'ho trovato un valido film. Oltre agli splendidi paesaggi è una bella storia commovente dove la rivalità e odio che c'era all'inizio si trasforma in umanità e comprensione. In questa pellicola Russell parla con gli occhi... ed è detto tutto!!
Non perdete la sua visione!!

Angie

 
Di Asterix451 (del 22/02/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 497 volte)
Titolo originale
The Little Prince
Produzione
Francia 2015
Regia
Mark Osborne.
Interpreti
Riley Osborne, Rachel McAdams, James Franco, Marion Cotillard, Jeff Bridges.
Durata
107 Minuti

La Werth Academy è la scuola più prestigiosa della Città Moderna.
Qui si imparano l’efficienza, l’ottimizzazione dei tempi e delle risorse, la cultura sociale dell’ordine e della produttività: per questo i genitori moderni crescono i figli per far sì che, un giorno, essi possano accedervi.
La Werth è l’inizio di tutto e la Mamma, che desidera il meglio per la sua Piccola Ragazza, desidera soltanto che lei possa accedervi: è per questo che provano, strutturano, si preparano a sostenere l’esame di ammissione prevedendo tutte le domande e le risposte. Questo piano di studio forsennato ha bisogno del posto giusto, dove la Piccola possa studiare: è stato previsto tutto, tranne… il destino.
Infatti, vicino alla loro casa vive un anziano aviatore strampalato: l’uomo sta cercando di far volare ancora una volta il suo aereo, che conserva nel giardino di una vecchia casa (l’unica, in Città) mai uniformata all’architettura standard; la casa ha le stesse caratteristiche dell’anziano signore, che tutti credono matto.
La Piccola dovrebbe stargli lontano e continuare a studiare rispettando il rigido piano della Mamma, ma un giorno quell’uomo le lancia un aeroplanino di carta attraverso la finestra, che plana sulla scrivania… la bambina, incuriosita, distende il foglio e comincia a leggerlo. Si tratta dell’inizio di una storia che ha per protagonisti un Aviatore che precipita nel deserto e il Piccolo Principe di una minuscola stella lontana, che dovrà intraprendere un viaggio per poter salvare la sua bellissima Rosa. Le parole incorniciano il disegno infantile di un bambino biondo con una lunga sciarpa, e quello è l’inizio di un lungo viaggio che la porterà, finalmente, a incontrare il Piccolo Principe e, con lui, il vero senso dell’Amicizia.
L’adattamento cinematografico della celeberrima novella de “Il Piccolo Principe”, scritta durante la Seconda Guerra Mondiale dall’autore francese Antoine de Saint-Exupery, pilota di aerei civili e militari disperso (quasi fosse una premonizione) con il suo aereo poco prima che la sua favola diventasse popolare in tutto il mondo. Dopo un dimenticato e dimenticabile tentativo di trasposizione cinematografica degli anni ’60, il regista di “Kung Fu Panda” Mark Osborne è riuscito a ricreare la magia e il significato della novella in un lungometraggio, fondendo una moderna animazione in 3D alla vecchia tecnica dello “stop motion”, per differenziare (e semplificare) la storia in due piani, uno fedele all’originale e un altro che ne sviluppa il significato nascosto.
Infatti, le tematiche metaforiche e introspettive del racconto vengono riproposte e poi sviluppate nei rapporti tra la Mamma, la Piccola e l’Aviatore, affinché risultino più chiare anche ad un pubblico di giovanissimi; una trovata utile perché, pur essendo considerata l’eccellenza delle favole per bambini, il vero significato de “Il Piccolo Principe” richiede una certa maturità per essere colto. “Il Piccolo Principe”, da solo, avrebbe faticato a sostenere una pellicola di lunga durata: non è stato pensato per questo. Molto interessante e riuscita l’idea di “immaginare” cosa possa rappresentare la favola per un bambino di oggi, nella surreale società che si presenta all’orizzonte, così annichilita da raggiungere l’intimo più profondo di ogni persona, dove il Piccolo Principe vive, rischiando di stravolgerne persino il ricordo: è questa, infatti, la storia “che fa da contenitore” al capolavoro di Saint-Exupery.
Nella versione italiana, le voci di Paola Cortellesi, Toni Servillo, Alessandro Gassman e Alessandro Siani interpretano per noi quelle emozioni che ravvivano l’animo di un bambino e prendono la forma dei suoi difetti, talvolta, voci “importanti” che contribuiscono al successo registrato anche in Italia.
Ho letto “Il Piccolo Principe” a vent’anni, nell’infermeria di una base militare sperduta, e l’ho trovato di una delicatezza commovente, per la sua semplicità così vera. Credo che Osborne abbia fatto un ottimo lavoro di interpretazione e realizzazione, rispettando più l’Autore che la fame d’incasso. Ad eccezione di quelli che sanno già di non amare certe storie (de gustibus), lo consiglio a tutti: i bambini, in sala, ridevano; gli adulti, assorti nella visione, non cercavano nemmeno di farli stare bravi, commossi dal ricordo della loro infanzia e dal timore che quel lieto fine sullo schermo si dissolvesse all’accensione delle luci.

Asterix451

 
Di Angie (del 15/02/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 397 volte)
Titolo originale
Noi e la Giulia
Produzione
Italia 2015
Regia
Edoardo Leo
Interpreti
Luca Argentero, Edoardo Leo, Claudio Amendola, Anna Foglietta, Stefano Fresi
Durata
115 Minuti

Cambiare vita a quarant’anni.
Tre uomini sfigati e insoddisfatti delle proprie attività: Claudio (interpretato da Stefano Fresi) ex proprietario di una gastronomia fallita, Fausto (Edoardo Leo) uno showman vessato dai debiti e Diego (Luca Argentero) stanco della sua grigia routine di venditore d'auto, s'incontrano casualmente per acquistare un casale in campagna. I tre da perfetti sconosciuti decidono insieme di rimettere a nuovo l'immobile e aprire un agriturismo. A loro si unirà Sergio (Claudio Amendola) un irruento e veterocomunista ed Elisa (Anna Foglietta) una giovane donna incinta e fuori di testa. A ostacolare il loro sogno arriverà Vito (Carlo Buccirosso), un curioso camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia 1300. Inizierà per loro un’avventura imprevista, sconclusionata e tragicomica che cambierà le loro vite.
A distanza di due anni da “Buongiorno Papà” Edoardo Leo torna in veste di attore e regista con il suo terzo film “Noi E La Giulia”, tratto dal libro “Giulia 1300 e altri Miracoli” di Fabio Bartolomei. Dietro la sua macchina da presa in questa commedia con un tono molto lieve e divertente, Leo racconta una storia che affronta un tema sociale e sensibile come la crisi in cui l'Italia si ritrova purtroppo da diversi anni.
Spesso e volentieri si rimane un po' perplessi nell'andare a visionare commedie o film italiani, perché poi in alcuni casi si esce dal cinema un po' delusi dal risultato. Devo dire invece che questa volta è stata una bella commedia originale, divertente, ben fatta con ottimi spunti di riflessione e con una giusta dose di drammaticità.
Un bravo a Edoardo Leo che sia come regista che come attore ha dato un guizzo in più al cinema italiano di oggi, e riuscito in “Noi E La Giulia” a esporre temi seri che opprimono da anni il nostro Paese, sotto la lente della commedia facendo divertire il pubblico senza togliere la gravità a quella che è forse la maggior piaga sociale di questo tempo: la camorra! Ottimo tutto il cast.
Ritengo che sia il miglior film italiano visto ultimamente che ha saputo esporre il grande problema dell'Italia d'oggi in cui si trova, in maniera semplice e scherzosa, ma che fa riflettere in ugual misura. Chi vuole trascorrere una serata spensierata ne consiglio caldamente la visione.

Angie

 
Di Namor (del 08/02/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 479 volte)
Titolo originale
The Big Short
Produzione
USA 2015
Regia
Adam McKay
Interpreti
Brad Pitt, Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, Marisa Tomei.
Durata
130 Minuti
Trailer

Micheal Burry (Cristian Bale) eccentrico manager di fondi nell’esaminare migliaia di prestiti individuali legati ad obbligazioni di mutui ad alto rischio, fa una scoperta sorprendente: i mutui sono destinati al default nel giro di pochi anni. Mentre i banchieri di Wall Street e le agenzie governative di vigilanza ignorano questa bomba a orologeria che si sta per abbattere su tutto il paese, Burry inventa uno strumento finanziario credit default swap (derivato di copertura) per mandare in tilt il mercato immobiliare, una manovra che fa molto arrabbiare proprietari e investitori coinvolti nella speculazione.
Jared Vennett (Ryan Cosling) ambizioso banchiere di Wall Street intuisce la strategia di Burry e per trarre vantaggio da questo possibile profitto, cerca di convincere l’irascibile Mark Baum (Steve Carrell) manager di prodotti finanziari ad alto rischio ad investire milioni nei credit default swaps. Baum vuole vederci chiaro e così sguinzaglia il suo giovane team di analisti a indagare l’andamento del mercato immobiliare in Florida, scoprendo manovre immobiliari date e ottenute senza alcuna garanzia.
Ad accorgersi della bolla immobiliare ci sono anche Jamie Shipley (Finn Wittrock) e Charlie Geller (John Magaro), due giovani manager che vogliono entrare nel mondo finanziario con i loro soldi, ma al loro capitale devono aggiungere una cifra al di fuori della loro portata per sedersi al tavolo degli adulti. I due non si arrendono e chiedono l’aiuto per scommettere contro Wall Street a Ben Rickert (Brad Pitt) banchiere ambientalista che riluttante acconsente a usare i suoi contatti per aiutare i due giovani manager ad affossare Wall Street.
Cosa che puntualmente avviene facendo guadagnare miliardi ai contro-investitori restando per sempre segnati da questa incredibile esperienza, mentre il comportamento sconsiderato delle istituzioni bancarie rovina migliaia di persone gettandole sul lastrico.
Basato sul best seller “The Big Short – Il grande scoperto” di Micheal Lewis che ha affascinato il regista Adam MacKey per il suo insolito mix di commedia e tragedia, prende corpo “La grande scommessa” film improntato sulla grande crisi economica globale del 2008 che ebbe effetti devastanti sulle banche.
Il film non è di facile presa per il tema trattato: bond, obbligazioni titoli, default e altre terminologie finanziare di difficile apprendimento, difatti ho visto spettatori in totale confusione uscire dalla sala molto prima della fine della proiezione, ma se prestate attenzione alle spiegazioni fuoricampo di alcuni personaggi di spettacolo e finanza si riesce se non ha capire tutto, a intuire buona parte delle spiegazioni degli infiniti raggiri economici che le banche attuano in maniera fraudolenta e non.
Il cast di attori è straordinario; calare un poker di attori come Cristian Bale, Ryan Gosling, Steve Carrell e Brad Pitt che è anche produttore, non è una prassi molto frequente visto gli alti budget percepiti da questi quattro assi del grande schermo. Analizzando le loro performance devo dire che Bale (che vanta una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista) è stato molto bravo nel ruolo di questo singolare manager con la passione per l’heavy-metal e la batteria che accende la miccia della bomba economica.
Un Gosling tanto irriconoscibile per il suo look quanto bravo nel dare credito al suo personaggio pieno di boria e carisma che incanta lo spettatore, Pitt ha un ruolo minore e molto pacato, la sua recitazione sembra più un cameo per affiggere il suo nome sulla locandina per attirare ancora più spettatori a vedere il film.
Ma chi mi ha letteralmente entusiasmato è stato Carrel, assolutamente eccezionale nel suo irascibile e tormentato Mark Baum, assolutamente strepitoso in più riprese durante il film compresa una delle scene più significative in cui deve decidere di vendere le azioni facendo gli interessi dei suoi finanziatori, tutto questo mentre e straziato dai sensi di colpa per essere paragonato a chi ha privato migliaia di americani il sogno della casa.
A mio parere “La grande scommessa” è un bellissimo film che merita ampiamente le nomination ricevute per gli Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista, miglior montaggio e sceneggiatura non originale. Sconsigliato a chi non ha voglia di apprendere le molteplici manovre finanziarie durante la proiezione, consigliato assolutamente a chi piace il genere.

Namor

 
Di Miryam (del 05/02/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 479 volte)
Titolo originale
San Andreas 3D
Produzione
USA 2015
Regia
Brad Peyton
Interpreti
Dwayne Johnson, Alexandra Daddario, Art Parkinson, Colton Haynes, Carla Gugino
Durata
107 Minuti

Nevada, nei pressi della diga di Hoover, uno sciame sismico di una faglia sconosciuta, attraversa il confine fino ad arrivare in California, precisamente a Los Angeles.
Purtroppo quello non è il suo capolinea, continua a proseguire fino a giungere nella città di San Francisco. E’ il famoso Big One, che tutti gli esperti conoscono, tutti lo aspettano, ma coglie sempre impreparati.
Un gruppo di sismologi, capitanato dal geologo, il Dr Lawrence Hayes (Paul Giamatti) e il suo collega amico Kim Park (Will Yun Lee) aveva previsto con largo anticipo, grazie ad un macchinario di loro invenzione, che si sarebbe verificato un terremoto di dimensioni notevoli, purtroppo però non sono mai stati creduti.
Quando però Lawrence perde il suo caro amico per colpa di una violenta scossa, decide senza autorizzazione di dare l’allarme alla popolazione, ma ormai è troppo tardi e un potentissimo terremoto di magnitudo 9.1 colpisce la California arrivando come previsto a San Francisco raggiungendo un picco di 9.6, picco talmente forte che si riesce a sentire dall’altra parte degli Stati Uniti.
Mentre tutti gli abitanti della città cercano di scappare, di trovare un rifugio, c’è una famiglia in crisi, una coppia sta per divorziare. Si tratta del soccorritore dei vigili del fuoco di Los Angeles, il pilota qualificato Ray Gaines (Dwayne Johnson ) il quale ha un grande senso di colpa per non essere riuscito a salvare una delle sue due figlie annegata in un incidente davanti ai suoi occhi, per questo motivo si sta separando dalla moglie Emma (Carla Gugino) la quale è ormai in procinto di andare a vivere insieme alla figlia Blake (Alexandra Daddario) con il nuovo compagno, il ricco Daniel Riddick (Ioan Gruffudd).
L’intera storia ruota proprio intorno a questa famiglia, infatti nel momento più clou del terremoto, Ray in fase di perlustrazione con l’elicottero, riceve la telefonata di sua moglie che si trova in un ristorante in cima a un grattacielo che ormai si sta sgretolando, quindi corre in suo aiuto ed insieme vanno a salvare la propria figlia che è rimasta intrappolata dentro un garage.
Brad Peyton, il regista di questo film catastrofico “Sant’Andreas”, avvalendosi della sceneggiatura di Carlton Case (diventato famoso per la serie Lost), ha messo su una pellicola con un cataclisma di proporzioni enormi, a parer mio anche fin troppo esagerate, non tanto per la distruzione totale della California, che secondo gli esperti potrebbe verificarsi, ma per i vari salvataggi estremi.
Immagini ottime, spettacolari amplificate dal 3D, ma i nostri protagonisti combattono con violenti scosse, grattacieli che si sbriciolano, ponti e autostrade che si piegano, per non parlare poi di un gigantesco tsunami che riescono perfino ad evitare. E loro che fanno?... Guidano motoscafi, fuggono da incendi, diventano dei nuotatori provetti…insomma dei veri e propri eroi! Credo che tutto sia un po’ lontano dalla realtà se mai questa dovesse capitare!!
Nell’insieme sono rimasta un po’ delusa, il film gira più intorno ai sentimenti di questo padre per la sua famiglia che non per la triste disgrazia che il paese deve affrontare. Resta comunque un film avvincente da vedere, attori perfetti nei loro ruoli, tutto sommato apprezzabile che vale la pena visionare se non altro per la spettacolarità.

Miryam

 
Di Namor (del 01/02/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 496 volte)
Titolo originale
Creed
Produzione
USA 2015
Regia
Ryan Coogler
Interpreti
Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Tessa Thompson, Phylicia Rashad, Tony Bellew.
Durata
132 Minuti
Trailer

Mary Anne (Phylicia Rashad) vedova del grande campione dei pesi massimi Apollo Creed, venuta a conoscenza di un figlio illegittimo nato dopo la morte di suo marito sul ring, si reca in riformatorio per conoscerlo. Dopo un breve e toccante colloquio Mary decide di adottare Adonis e crescerlo come se fosse suo figlio, quel figlio mai avuto da Apollo.
Adonis (Micheal B. Jordan) ormai diventato uomo, ha un ottimo lavoro e agi di ogni genere per essere felice e vivere una vita serena, ma la sua passione per la boxe ereditata dal padre, prende il soppravvento portandolo a combattere in incontri ufficiali in Messico dove ha sempre la meglio sull’avversario. Adonis è bravo, ha talento, la boxe c’è l’ha nel sangue come suo padre e vuole assolutamente boxare. Contro la volontà della madre adottiva lascia il lavoro per recarsi a Philadelphia in cerca dell’unica persona che può fargli fare il salto di qualità sul ring, quella persona è Rocky Balboa (Sylvester Stallone) il grande amico-nemico di Apollo Creed. Inizialmente Rocky declina la proposta di Adonis che non demorde iscrivendosi nella vecchia ma rimodernata palestra del mitico Micki’s, allenatore e mentore di Rocky deceduto nel terzo capitolo. L’insistenza e la caparbietà di Adonis fanno cambiare idea a Rocky che rivede in lui, determinate qualità che gli ricorda il suo grande amico Apollo.
Celare il suo famoso cognome nel mondo della boxe non è facile, soprattutto se poi si abbina a quello di un’icona come Balboa, una combinazione che porta subito l’occasione di combattere per il titolo mondiale dei pesi Welter contro il campione in carica “Pretty” Ricky Conlan (Anthony Bellew). Mentre Adonis cerca di dimostrare al mondo intero il suo valore di pugile nonostante le molte reticenze degli addetti ai lavori, anche Rocky dovrà combattere contro un avversario inaspettato è molto più letale di quelli incontrati in passato. Gli insegnamenti di uno e la caparbietà nello spronare dell’altro, faranno in modo che entrambi affrontino il loro match al meglio delle loro possibilità.
Diretto e scritto da Ryan Coogler insieme allo sceneggiatore Aaron CovingtonCreed – Nato per combattere” segna il settimo film di questa leggendaria saga nata dopo il successo planetario del primo “Rocky” targato 1976. Dopo quaranta anni Stallone passa sia il testimone del protagonista sul ring a Micheal B. Jordan nella parte di Adonis figlio illegittimo di Apollo Creed, che quello dello sceneggiatore (questo è il primo Rocky non scritto da lui) a Coogler e Covington.
Un’operazione ritenuta inevitabile per dare nuova linfa alla saga che ultimamente vista la veneranda età di Sly stava perdendo interesse, specialmente dopo il fallimento del 5° film ritenuto il più brutto non solo dal sottoscritto ma anche da milioni di fan e dallo stesso Stallone che si è detto molto pentito di averlo girato. Così dopo il malinconico “Rocky Balboa” che doveva chiudere la saga, è sanare gli irreparabili danni del capitolo precedente si è arrivati a girare uno spin-off rivitalizzante che accontenta i molteplici affezionati dello Stallone Italiano.
Stallone come testimonia il Golden Globe vinto per il miglior attore non protagonista è la candidatura agli Oscar per la stessa categoria, fornisce un’ottima prova nel malinconico Rocky in veste di allenatore e dispensore di preziosi consigli di vita ad Adonis. Bravo anche Jordan a dare credibilità al tormentato figlio di Apollo.
Il mio plauso comunque va Coogler che si è rilevato bravo nel rispettare gli elementi feticci della saga, facendoci emozionare e commuovere con la visione delle due palestre dove Rocky si allenò, la mitica scalinata di Philadelphia e la sua immancabile statua che veglia dall’alto. Molto bello il tributo al grande Burt Young alias Paulie il rude cognato di Rocky nella scena della visita di Rocky al cimitero con il sottofondo del bellissimo tema di Bill Conti, musica sapientemente inserita in alcuni momenti di tenera commozione durante il film.
Da affezionato fa piacere che la saga vada avanti, ma la mancanza di Sly sul ring si sente enormemente.

Namor

 
Di Angie (del 28/01/2016 @ 05:00:00, in cinema, linkato 341 volte)
Titolo originale
Mr. Holmes
Produzione
Gran Bretagna - USA 2015
Regia
Bill Condon
Interpreti
Ian McKellen, Milo Parker, Laura Linney, Hattie Morahan, Patrick Kennedy.
Durata
104 Minuti
Trailer

Il detective più famoso al mondo Sherlock Holmes (interpretato da Jan McKellen) non è più un investigatore ma, un anziano apicoltore ritiratosi in campagna, nella fattoria del Sussex. Qui vive con la governante Mrs Munro (Laura Linney) e il suo giovane figlio Roger (Milo Parker). L'inizio della sua demenza senile gli offusca la memoria e non riesce a ricordare e a mettere a fuoco un dettaglio concernente, la sua ultima indagine. Tormentato da questo ricordo Holmes, si confida con il ragazzo Roger e, ripercorre con lui le circostanze e tutti gli indizi di quell'unico caso rimasto irrisolto.
"Mr. Holmes Il mistero del caso irrisolto" diretto da Bill Condon è tratto dal romanzo “A Slight Trick of The Mind” di Mitch Cullin. Il protagonista è Jan MCKellen, uno dei più anziani attori calato nei panni di Sherlock Holmes, che collabora con il regista Bill Condon per la seconda volta dopo “Demoni e Dei” 1998.
Condon nel suo film non ci presenta un Holmes, da noi conosciuto come il famoso investigatore. Ci racconta invece una storiella familiare. Un uomo anziano arrivato quasi alla fine della sua vita che vive in campagna dove possiede delle arnie con cui produce pappa reale, di cui si nutre con la speranza di rallentare i danni alla sua mente. Il titolo mi aveva ispirato la visione e così ho fatto. Ma le mie aspettative erano ben altro, sono rimasta un po' delusa.
Finito il film mi sono domandata perché raccontare di un anziano Holmes (senza offesa) mostrando la sua decrepitezza causata dalla senilità? Ha fatto di Holmes (a mio parere) un quadro a dir poco orrendo ed è stato (tra virgolette) “spogliato” dei suoi elementi più simbolici che io ricordo: la sua pipa e il suo cappello. Il personaggio Sherlock Holmes era bello ricordarlo come il famoso investigatore inglese Sherlok Holmes ma, questa pellicola ha rovinato tutto il suo bel ricordo: Il mito Sherlock!
Il film è stato noioso e lento. Mi dispiace dirlo ma non mi è piaciuto molto, forse perché mi aspettavo un Holmes ancora in piena attività con i suoi film pieni di azione e suspense. La cosa migliore della pellicola è stata l’ottima interpretazione di Jan MCKellen, tutto il resto risulta poco interessante. In conclusione è meglio evitare e optare x qualcosa di migliore!

Angie

 

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