BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 18/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3825 volte)
Titolo originale
Goodbye Bafana
Produzione
Germania, Belgio, Sudafrica, Inghilterra, Lussemburgo 2007
Regia
Bille August
Interpreti
Diane Kruger, Joseph Fiennes, Dennis Haysbert
Durata
118 minuti
Trailer

James Gregory è un secondino afrikaner, totalmente favorevole alle leggi razziali dell’Apertheid, e convinto della bontà delle stesse. Nel 1968, grazie alla sua conoscenza dello xhosa (la lingua indigena del Sudafrica), viene assunto come capo censore della prigione in cui sono detenuti Nelson Mandela ed alcuni dei suoi fedelissimi. Felice della promozione, ed ansioso di rendere ancor più difficile la reclusione del “pericoloso terrorista nero”, James s’impegnerà a fondo nella sua opera di “ascoltatore” dei dialoghi tra Mandela e la moglie Winnie, e di censore delle corrispondenze dei prigionieri. Questo fin quando, dopo uno scambio di opinioni con il leader nero, riesce a leggere la “Freedom Charter” (o Carta della libertà), la costituzione sulla quale si basa il partito ANC (African National Congress) di cui faceva parte lo stesso Mandela prima che fosse arrestato. Il contenuto della carta della libertà fece breccia nelle ideologie razziste del protagonista, fino a farlo familiarizzare con quello che, fin poco prima, riteneva un terrorista, e fino a divenire anch’esso un sostenitore delle idee politiche dell’ANC.
L’opera di Bille August (“Il senso di Smilla per la neve” – “I miserabili”) è interessante, ma quello che, secondo me, la indebolisce moltissimo sono gli attori: Joseph Finnes (James Gregory) è troppo “apatico” per dissimulare decentemente il cambiamento interiore che lo travolge quando gli eventi lo portano a capire che finora è stato dalla parte sbagliata; Diane Kruger (Gloria Gregory, la moglie di James) è troppo bella e dà l’impressione di essere un pesce fuori dall’acqua; infine, Dennis Haysbert (Nelson Mandela), di positivo ha la somiglianza con il personaggio che interpreta, ma a livello recitativo è la vera spina nel fianco del film: una personalità come Mandela avrebbe dovuto trasmettere sensazioni anche solo osservandola… questo Mandela, non ti emoziona nemmeno quando cita le reali parole del premio nobel per la pace.
Comunque, “Goodbye Bafana” è storicamente importante, e chi non conosce a fondo l’Apertheid sudafricana e la drammatica storia di Nelson Mandela, non deve perdersi questo film. Peccato però, perché poteva venire meglio…

Darth

 
Di kiriku (del 17/07/2007 @ 05:00:01, in Cinema, linkato 1187 volte)
Titolo originale
Nuovo Cinema Pardiso
Produzione
Italia Francia 1989
Regia
Giuseppe Tornatore
Interpreti
Antonella Attili, Enzo Cannavale, Isa Danieli, Leo Gullotta, Marco Leonardi, Salvatore Cascio, Tano Cimarosa, Brigitte Fossey, Pupella Maggio, Agnese Nano
Durata
155 min.
Trailer

Questo è un film che tutti, ma proprio tutti, hanno visto e rivisto più volte e probabilmente il solo sentirne parlare potrebbe provocare, nella persona che sta leggendo, un naturale e spontaneo: che palle!!! Non posso dargli torto, ma la decisione di parlare di questo film nasce da una mia esigenza di ringraziare Giuseppe Tornatore, sia per aver realizzato questo bel film, che per avermi risolto la serata qualche giorno fa. Si sa, in televisione ormai non passano più niente che valga la pena di essere guardato e l’altra sera avevo bisogno di visionare un bel film e visto che non potevo fare affidamento sulla programmazione televisiva, ho passato in rassegna tutta la mia videoteca senza però trovare un titolo che corrispondesse alla mie esigenze. Preso dallo sconforto stavo abbandonando l’idea di guardare un film quando mi ricordai che nell’ultimo piano della libreria avevo delle videocassette delle quali spesso e volentieri ne dimentico l’esistenza. Il fatto che nella mia ricerca non avessi considerato le videocassette mi ha fatto riflettere su come io considerassi obsoleto il videoregistratore e in quell’istante mi sono tornati in mente i momenti della mia vita legati a questo oggetto. Ricordo come se fosse oggi il primo giorno in cui è entrato in casa il primo videoregistratore, ricordo l’emozione nel mettere dentro la prima cassetta affittata. Che sensazione! Il cinema era dentro casa mia, potevo scegliere di guardare il film che volevo quando volevo, ero partecipe di una rivoluzione. Questi e tanti altri ricordi sono tornati a galla quella sera e Nuovo Cinema Paradiso in fondo è l’incarnazione di questi sentimenti e Tornatore magistralmente ci regala l’occasione di fare un tuffo nei ricordi e nelle usanze di un’Italia postbellica che oggi non esiste più ma che non bisogna dimenticare per capire meglio quello che oggi siamo. Il tempo inesorabile scorre senza sosta e noi con lui, ma ogni tanto, anche se doloroso, è bello fermarsi, voltarsi e ricordare.

kiriku

 
Di nilcoxp (del 16/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1497 volte)
Titolo originale
Crash
Produzione
USA 1996
Regia
David Cronenberg
Interpreti
Holly Hunter, Rosanna Arquette, Elias Koteas,James Spader, Deborah Unger.
Durata
98 minuti

Le persone con cui andai a vedere questo film, all’uscita mi riempirono di insulti. Non ne avevano capito il significato, e in effetti ne ha? Direi proprio di si! Tratto da un romanzo di J.B. Ballard, la pellicola ci mostra una coppia che dopo un incidente automobilistico entra in un ambiente di persone dedite alla ricerca di traumi e mutilazioni, connessi ai rapporti sessuali e alle macchine. I personaggi principali sono cinque: la coppia sopraccitata (in cui lui si chiama James Ballard come lo scrittore), una dottoressa resa vedova da un incidente d'auto, una ragazza reduce da un crash con le gambe imprigionate in tutori di cuoio-metallo e una grande cicatrice, un fotografo sacerdote d'una religione dei crash che celebra i suoi riti ricostruendo scontri celebri tra cui quello che costò la vita a James Dean al volante della sua Porche e quello in cui morì Jane Mansfield. Perché tutto questo? Perché il regista ci mostra in una maniera perversa e allucinata (come è nel suo stile) il connubio sesso-morte, e ci propone come strumento per cercarlo l’automobile e i suoi scontri. L’unione dei corpi è paragonabile all’unione delle lamiere distrutte. I due grandi miti della società contemporanea: il sesso e la macchina vengono considerati sotto una luce diversa, mitizzati ma al tempo stesso demistificati. A mio giudizio rappresentano un aspetto del vuoto che la società di oggi lascia nelle coscienze e nei valori delle persone, vuoto che viene riempito dalle più diverse aberrazioni che l’uomo riesce a creare. Questo film rappresenta, capovolgendone la chiave di lettura, “l’anti-amore”, ovvero tutto ciò che può essere contrapposto ai sentimenti più nobili dello spirito umano. Un po’ di note curiose: al 49° Festival di Cannes (il Presidente Francis Ford Coppola e la giuria) si inventarono apposta un premio per questa pellicola con questa motivazione “…per l'audacia, la sfida, l'originalità.”; sempre a Cannes il biglietto d'invito era corredato di un bollino rosso con la dicitura: "Questo film contiene scene che potrebbero turbare la vostra sensibilità"; in Italia diciotto Consiglieri comunali di Napoli (!) fecero appello alla magistratura perché impedisse la presentazione del film. Sono riuscito a incuriosirvi? Attenti…

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 15/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 884 volte)
Titolo originale
The Namesake
Produzione
India, USA 2006
Regia
Mira Nair
Interpreti
Kal Penn, Irrfan Khan, Jacinda Barrett, Zuleikha Robinson, Glenne Headly
Durata
122 minuti

Ashoke sopravvive ad un disastro ferroviario e dal quel momento cambia la sua vita, è da qui che inizia The Nameschaker, l’ultimo lavoro di Mira Noir. Una volta ristabilitosi dall’incidente il protagonista inizia a viaggiare e a vivere la sua vita con occhi diversi, si sposa e si trasferisce a New York. Negli Stati Uniti Ashoke e Ashima formano la loro famiglia, hanno due figli, Gogol e Sonia, che crescono alla maniera occidentale e rifiutano le origini e i costumi dei propri genitori.
La pellicola è stata girata alla maniera indiana, con luci vivide per le scene girate in India e colori più cupi per le ambientazioni americane.
Nel film sono presenti diversi argomenti di discussione: dal problema dell’immigrazione e dell’adattamento difficile di alcune comunità in paesi dai costumi diversi da quello d’origine; alla difficoltà di comunicazione e di confronto tra genitori e figli. Contemporaneamente ci sono anche alcuni interrogativi di tipo filosofico che la regista pone allo spettatore, tipo: può un nome segnare la vita di una persona? Può un evento incidere radicalmente sulla vita di un uomo? E, in questo caso, può lo stesso evento ripercuotersi sulle persone che circondano l’uomo? Il film dà una sua risposta a queste domande anche se, personalmente, credo che non ci siano risposte certe a questi interrogativi.
Volevo segnalare ancora un’immagine ricorrente nel film, che è quella di un ponte, anzi meglio di due ponti che si alternano durante lo svolgersi della storia. Grazie all’aiuto di un’amica credo di averne capito il significato, ma non voglio togliere a nessuno il piacere di rifletterci su.
Spero di essere riuscito ad incuriosire chi leggerà questa recensione perché il film merita la visione per la consistenza dei suoi contenuti.
Sansimone

 
Di ninin (del 14/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1236 volte)
Titolo originale
L'ultimo bacio
Produzione
Italia 2001
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Marco Cocci, Stefania Sandrelli, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Accorsi
Durata
115 minuti
Trailer

L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino è un film che personalmente mi è piaciuto molto. Probabilmente, il motivo sta anche nel fatto che fra le cinque storie che si intrecciano tra loro nel film, due le ho vissute in maniera simile in prima persona.
Il film racconta di Carlo (Stefano Accorsi) e della sua convivenza con Giulia (Giovanna Mezzogiorno) e di come la coppia sia ad una svolta della loro vita, dato che i due stanno per sposarsi e Giulia è incinta. I due, decidono di condividere questa gioia con i genitori, e qui entra in scena Anna (Stefania Sandrelli), la madre di Giulia: 50 anni, gelosa della figlia e di come viene guardata dal suo lui, mentre il suo ménage coniugale si trascina da 29 anni ed è ormai un rapporto logoro e stanco. Così, Anna, per dare una scossa alla sua vita, tenta di ricucire la storia con un suo ex amante, Eugenio (Sergio Castellitto), da lei precedentemente abbandonato tre anni prima per tentare il recupero del proprio matrimonio già in crisi. Carlo, una sera, si ritrova ad una cena con i suoi quattro amici di sempre e, dialogando, scopre che anche i suoi coetanei sono angosciati dalle loro storie: Adriano (Giorgio Pasotti) è ossessionato dalla moglie Livia (Sabrina Impacciatore) madre da poco; Alberto (Marco Cocci) è stufo di cambiare relazione quasi tutti i giorni (beato lui!!!); Marco (Pierfrancesco Favino) è stato appena lasciato da Arianna (Regina Orioli) con cui stava, ed è “sbiellato” dal tormento; mentre Carlo, da par suo, ha paura del cambiamento radicale che subirà presto la sua vita. Il giorno seguente, Carlo incontra Francesca (Martina Stella), 18 anni, e se ne invaghisce immediatamente, portandolo ad avere una relazione con lei e mettendo in crisi il rapporto con Giulia...
Buona la colonna sonora con l’omonimo pezzo di Carmen Consoli (che fa anche una piccola parte impersonando una delle tante ragazze del sopraccitato Alberto). Il film, come vi ripeto, nonostante una buona parte della critica non lo abbia giudicato in maniera positiva, a me ha molto colpito perché racconta sapientemente l’immaturità di noi poveri trentenni (Nemo propheta in patria), della nostra non voglia di crescere, della nostra paura di fare scelte importanti, e di come, alcune volte, non vogliamo assumerci delle grosse responsabilità.
P.s.: non chiedetemi a quali delle cinque storie io mi sia più avvicinato, perché non ve lo posso dire… ; - )

ninin

 
Di Darth (del 11/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1440 volte)
Titolo originale
Flyboys
Produzione
Francia, USA 2006
Regia
Tony Bill
Interpreti
James Franco, Jean Reno, Martin Henderson, Jennifer Decker
Durata
140 minuti
Trailer

Nel 1916, in piena prima guerra mondiale, all’interno dell’aviazione francese venne istituita la “Squadriglia Lafayette”: un gruppo di aviatori composto da volontari americani. Storicamente, lo scopo finale della creazione di questo corpo militare, era quello di sensibilizzare gli USA verso il conflitto europeo, nella speranza che entrassero in guerra contro i tedeschi. Anche il nome è stato scelto ad uopo: La Fayette infatti, a cui hanno dedicato la squadriglia, fu un generale francese che combatté a fianco di George Washington.
Su questa storia, si basa la sceneggiatura dell’opera di Tony Bill “Giovani Aquile”. La trama è sempre più o meno la solita di questa tipologia di film: vari ragazzi americani ognuno con la propria storia (più o meno triste) alle spalle, incomprensioni e amicizie, amori, e una buona dose di azione nei cieli. Un misto tra “Pearl Harbor” e “Top Gun” ambientato nella prima guerra mondiale, dove anziché abbattere i MiG sovietici o gli Zero giapponesi, i protagonisti devono vedersela con i ben più affascinanti triplani Fokker tedeschi.
I duelli aerei di questo film sono in assoluto i più belli che io abbia mai visto. La qualità degli effetti speciali e la fedele riproduzione di questi gioielli tecnologici dell’inizio secolo scorso sono impeccabili, e la dinamica del movimento degli stessi è davvero realistica (realizzata utilizzando per la prima volta la tecnica dello stop motion con un velivolo). Poi, l’assistere a duelli aerei dove l’abilità del pilota è molto più importante della tecnologia insita nell’aeroplano (non essendoci), rendono decisamente più intriganti i combattimenti di quello che già furono in “Top Gun” con i loro missili computerizzati.
Il film scorre bene, la “scontatezza” di una trama conosciuta viene sopperita da continui decessi inaspettati dei co-protagonisti, in modo che lo spettatore rimanga in ansia per le sorti dei piloti “sperando nel bene ma aspettandosi il peggio”. L’unica cosa che mi ha “disturbato” un po’ è il classico, eccessivo, borioso patriottismo americano di cui è satura la pellicola. Guardando quest’opera sembra che senza i volontari americani (in realtà appena 265) che hanno fatto parte della squadriglia Lafayette, i francesi non sarebbero stati in grado di tener testa alla Luftwaffe. In realtà la compagnia americana in forza alla Armée de l’air può annoverare la modica cifra di 32 velivoli nemici abbattuti (quasi tutti dai protagonisti del film!!!). A parte queste consuete esagerazioni (non per niente esiste il termine “americanata”) a cui siamo ormai avvezzi, “Giovani Aquile” è un film piacevole, intrigante e con dei duelli aerei mozzafiato!

Darth

 
Di nilcoxp (del 09/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2081 volte)
Titolo originale
Amadeus
Produzione
USA 1984
Regia
Milos Forman
Interpreti
Tom Hulce, F. Murray Abraham, Roy Dotrice, Elizabeth Berridge, Simon Callow, Roy Dotrice, Kenny Baker, Jeffrey Jones.
Durata
158 minuti

Mi sono subito disposto positivamente alla visione di questo film perchè mi incuriosiva saperne di più sulla vita di Mozart e ascoltarne le opere meravigliose. Vi dico subito che sul primo punto sono stato accontentato, la sua esistenza è ampliamente raccontata, forse con qualche licenza di troppo, ma è comunque esaustiva. Invece sono rimasto deluso dalla poca musica che ci viene proposta, una pellicola che parla di un musicista deve andare oltre la sua persona, ci deve parlare soprattutto della sua arte. Ho trovato molto bella l’idea di far raccontare l’intera vicenda ad Antonio Salieri (acclamato musicista di Corte), che da un manicomio di Vienna nel 1823, spiega ad un ascoltatore casuale di come abbia passato la sua intera vita nello sforzo (e di come ci sia riuscito) di distruggere Mozart, a suo avviso ingiustamente premiato del dono divino di compositore visto la sua vita libertina e volgare. Vincitore di otto premi Oscar: film, regia, sceneggiatura, attore (F.M. Abraham), costumi (Theodor Pistek), suono (M. Berger, T. Scott, T. Boekelheide), trucco (Paul Le Blanc, Dick Smith), scenografia (Patrizia von Brandenstein, Karel Czerny). Nel 2002 è uscita una versione restaurata (Director’s Cut) che è allungata di oltre venti minuti dalla versione originale. Un filmone in tutti i sensi che merita di essere visto, perché fatto veramente bene.

P.s.: ho elencato i premi Oscar vinti dal film solo per dovere di cronaca in quanto personalmente non credo nella neutralità di tale manifestazione.

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 08/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 910 volte)
Titolo originale
Piazza delle cinque lune
Produzione
Italia 2003
Regia
Renzo Martinelli
Interpreti
Donald Shuterland, Giancarlo Giannini, Stafania Rocca, F. Murray Abraham
Durata
90 minuti

Nel suo ultimo giorno di lavoro, come procuratore capo di Siena, Rosario Saracini (Donald Sutherland) è avvicinato da un ex-brigatista che gli consegna una ripresa dell’agguato di Via Fani, promettendogli nuove rivelazioni a patto della promessa di divulgare tutte le notizie che apprenderà sul caso. L’ex magistrato si mette alla ricerca delle verità nascoste del caso Moro con l’aiuto del suo capo scorta Branco (Giancarlo Giannini) e la sua sottoposta Fernanda Doni (Stefania Rocca), fino ad arrivare alla chiusura del cerchio con tutti i tasselli del puzzle al loro posto ma, con l’impossibilità di mantenere l’impegno di divulgare le verità scoperte.
Da questo lavoro di Renzo Martinelli mi aspettavo grandi cose per tre motivi; il primo era il bel risultato di Vajont, sua precedente opera, la seconda era il ruolo di Sergio Flamini come consulente storico, e in ultimo l’approvazione del film da parte della famiglia Moro.
Purtroppo le mie iniziali speranze sono state deluse, all’idea iniziale, secondo me buona, non ha fatto seguito il risultato del film. L’idea di rendere testimonianza di un momento chiave della vita storico-politica del nostro paese usando la chiave del thriller investigativo, per poter avvicinare anche un pubblico giovane utilizzando un cast d’attori di buon livello è ripeto buona, ma in pratica si assiste a due film paralleli incastrati fra loro con il risultato che nessuno dei due riesce nel proprio scopo.
La trama del thriller fa acqua fin dall’inizio, si capisce subito chi è il buono e chi il cattivo e il finale sembra buttato lì per esaurimento idee.
Il film testimonianza invece parte bene, con la ricostruzione di com’è avvenuto l’agguato di Via Fani e facendo intuire chi, secondo Flamini, ha fatto in modo che la verità sul rapimento Moro non venisse mai alla luce. Alla fine però la pellicola non fa i nomi dei presunti responsabili e se voleva essere un film testimonianza sulla base di determinate ipotesi si doveva, secondo me, andare fino in fondo nel sostenere queste ipotesi.
Trovo, nonostante il secondo me scarso risultato, apprezzabile l’intenzione del regista di ricordare a tutti la vicenda Moro a 25 anni di distanza e a chi vorrebbe approfondire l’argomento consiglio i vari libri di Flamini su Moro.
Sansimone

 
Di Sansimone (del 07/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 982 volte)
Titolo originale
Men of honor
Produzione
U.S.A. 2000
Regia
George Tillman jr
Interpreti
Robert De Niro, Charlize Theron, Michael Rapaport, Cuba Gooding Jr.
Durata
128 minuti

Questo film è stato ispirato ad una storia vera, quella di Carl Brashear, primo afro-americano a diventare un palombaro della Marina degli Stati Uniti.
Siamo negli anni ’50, nella marina vige ancora la segregazione razziale più o meno in maniera ufficiale. Il giovane marinaio di colore Brashear (Cuba Gooding Jr.) decide di diventare un sommozzatore specializzato nel recupero e salvataggio a grandi profondità. Per far questo deve superare il muro della burocrazia razzista e soprattutto l’ostilità del suo istruttore Billy Sandey (Robert De Niro).
Devo dire, come prima cosa, che mi aspettavo qualcosa di più da parte degli attori principali... intendiamoci, fanno bene il loro lavoro, ma da due premi Oscar mi aspettavo più pathos visto il potenziale del film. Molti potranno asserire che questa è soltanto un'altra pellicola creata per esaltare il sogno americano d’uguaglianza tra le razze, il patriottismo ecc.. ecc.., però, il fatto che il film si basa su una storia realmente accaduta, lo differenzia da tutte le altre opere di questo genere. Il protagonista non combatte la sua battaglia contro la marina per cercare giustizia sociale per tutti i marinai di colore, ma solo per realizzare un suo personale sogno. Probabilmente nella realtà Brashear sa che la sua lotta in futuro servirà ad altre persone, ma nell'ambito della sceneggiatura rimane sempre una sua personale battaglia sindacale (passatemi il termine). Al contrario i suoi superiori sono consapevoli che, una volta aperto un seppur piccolo varco nelle barriere razziali delle gerarchie militari, queste sono destinate a crollare, ed è per evitare questo che cercano in tutti i modi di opporsi al volere del protagonista.
Un altro aspetto del protagonista che voglio segnalare è la tenacia con cui insegue il suo sogno, piuttosto che abbandonarlo è disposto a privarsi di qualsiasi cosa, dal contatto diretto con i genitori, agli amici, addirittura a moglie e figlio pur di tornare al servizio attivo. Quello che mi chiedo è se una volta realizzati i propri desideri si è così appagati da dimenticare le rinunzie e le occasioni perse per il raggiungimento di questi.
Sansimone

 
Di Namor (del 05/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1472 volte)
Titolo originale
Transformers
Produzione
USA 2007
Regia
Michael Bay
Interpreti
Shia LaBeouf, Megan Fox, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, John Turturro, Jon Voight, Anthony Anderson, Rachael Taylor.
Durata
144 Minuti
Trailer

Sul pianeta Cybertron da molti secoli é in corso una terrificante guerra, a fronteggiarsi sono due fazioni di Transformers, i pacifici Autobot guidati dal loro leader Optimus Prime ed i malvagi Deceptions con a capo il perfido Megatron. Oggetto della contesa, il Cubo di Enargon, una fonte di energia in grado di dare vita e potere illimitato ai Transformers che ne entreranno per primi in possesso. Scenario di questo scontro tra il bene ed il male sarà il luogo in cui e precipitato il cubo, il pianeta terra e su cui vive colui che sarà il protagonista della vittoria finale, il giovane Sam Witwicky (Shia LaBeouf), ignaro custode dell’unica mappa esistente per arrivare nel luogo ove si trova l’ambita fonte di potere! A dirigere, dopo il suo rifiuto iniziale, la riuscitissima trasposizione cinematografica della serie animata dei “Transformers” é uno dei più grandi realizzatori di popcorn movie, il regista Michael Bay, ed è grazie al suo modus operandi fatto di azione al testosterone ed un montaggio frenetico se il film sarà (sicuramente) un successo mondiale. Tale merito va comunque diviso con la Industrial Light and Magic di George Lucas, collaborazione destinata alla creazione degli effetti speciali che sono il vero fiore all’occhiello del film! Da annotare nel cast la presenza di uno spassosissimo John Turturro nelle vesti di uno strambo agente segreto, la bella di turno Megan Fox, niente male (esteticamente) é proprio il caso di dirlo, completano il cast l’esperto John Voight nei panni del segretario della difesa, ed il sempre più lanciato verso un roseo futuro di attore Shia LaBeouf, lo dimostra anche il fatto che Spielberg, produttore di Transformers, lo ha accolto sotto la sua ala protettiva affidandogli un ruolo nel prossimo film su Indiana Jones. Io non sottovaluterei il militare Joshua Duhamel, secondo me se nell’immediato azzecca i film giusti, si potrà togliere le sue soddisfazioni! Un consiglio, se siete amanti degli action movie con strabilianti effetti speciali, non perdete la visione di questa pellicola al cinema, farlo, sarebbe un vero peccato! Per coloro che invece lo hanno già visto ed apprezzato, preparatevi a far ritorno nelle sale, poiché questo é solo l’inizio di una nuova trilogia!

Namor

 
Di Darth (del 04/07/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1674 volte)
Titolo originale
La Science des rêves
Produzione
Francia, Italia, 2006
Regia
Michel Gondry
Interpreti
Gaël Garcia Bernal, Alain Chabat, Charlotte Gainsbourg, Miou-Miou, Inigo Lezzi, Jean-Michel Bernard
Durata
105 minuti
Trailer

Stéphane è un ragazzo molto creativo che sogna di essere assunto per un impiego dove possa utilizzare la sua fervida inventiva. Il suo desiderio pareva essersi realizzato con il suo ingaggio da parte di una società che crea calendari ma, fin dal primo giorno, Stéphan capisce che le sue mansioni sono da impiegato e che non hanno nulla di artistico. La sua vita prosegue tra i suoi sogni e la grigia realtà, finché non incontra Stéphanie, la nuova vicina di casa che, oltre ad essere carina, è molto creativa anche lei. Invaghitosi della giovane donna, Stéphan inizia a corteggiarla con estremo impaccio ed una timidezza d’altri tempi. La ragazza, da par suo è interessata al fantasioso vicino di casa, ma i suoi comportamenti bizzarri la lasciano perplessa...
L’arte del sogno” è un film surreale. Inizialmente ben delineato tra il mondo dei sogni (spiegati in esso anche con un’ipotetica formula alchemica) e la vita reale del protagonista, per poi fondersi lentamente assieme fino a non capire se è sogno oppure realtà (situazione in cui, lo stesso protagonista, si ritroverà in alcune scene del film). Il regista francese Michel Gondry, ci aveva già dato un assaggio della sua abilità nel confondere lo spettatore con il suo precedente “Se mi lasci ti cancello” (con Jim Carrey) dove, anziché il sogno e la veglia, mischiava sapientemente il presente ed i ricordi del passato.
La resa “su pellicola” di un onirismo non può certo dirsi facile, ma in questo Gondry è stato superbo. Senza avvalersi di effetti speciali o luci stroboscopiche, il mondo dei sogni di Stéphane è creato teneramente da oggetti che ne sostituiscono altri: così l’acqua nel sogno è cellophane, dalle finestre si vedono città di cartapesta, le nuvole sono di cotone, e tutto è armoniosamente docile ed elegante attorno a lui... soprattutto la sua amata Stéphanie.
Quest'opera franco/italiana in alcune sequenze forse è un po’ lenta, ed alcuni la troveranno troppo assurda… personalmente però l’ho trovata carina, con alcune trovate veramente geniali: su tutte sicuramente la macchina del tempo costruita da Stéphane che lo porta avanti o indietro nel tempo di un solo secondo… strepitosa! Adesso me la costruisco anch’io!

Darth

 
Di Namor (del 28/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2958 volte)
Titolo originale
The Legend of the Seven Golden Vampires
Produzione
Gran Bretagna 1974
Regia
Roy Ward Baker
Interpreti
Peter Cushing, Julie Ege, David Chiang, Robin Stewart.
Durata
89 Minuti

A distanza di 33 anni dalla sua uscita cinematografica, sono riuscito a rivedermi un film sulla cui reperibilità non avrei mai sperato, il titolo a cui mi riferisco è “La leggenda dei sette vampiri d’oro” di Roy Ward Baker. La trama che si svolge nel 1904, vede il famigerato conte Dracula reincarnarsi nelle spoglie mortali di un monaco cinese, recatosi a sua volta in Transilvania per divenire un suo umile adepto. Grazie alle sue nuove fattezze, il principe delle tenebre trasferisce la sua sete di sangue in una regione dell’Oriente, dove, con l’ausilio dei sette vampiri d’oro ed un piccolo esercito di morti viventi seminano morte e terrore nel remoto villaggio di Pin Qwei. A porre fine ad un secolo di tale scempio, ci penserà Ching (David Chiang) insieme ai suoi otto fratelli campioni di arti marziali, ognuno di loro con stili ed armi diverse eccellono nei molteplici combattimenti. Per tale impresa viene chiesto l’aiuto del professor Van Helsing, nemico giurato del conte Dracula, il quale accetta di far parte della spedizione finanziata dalla ricca avventuriera europea in cerca di forti emozioni, Vanessa Buren, interpretata da Miss Norvegia Julie Ege, mentre nelle vesti di Van Helsing, non poteva che essere il rivale per eccellenza di molti altri film horror sui vampiri, l’attore anglosassone Peter Cushing! Questo progetto di unire due generi diversi tra essi come le arti marziali, molto in voga in quel periodo grazie ai film del mitico Bruce Lee, e l’horror, generando come dice la locandina il primo film di Kung fu Horror, è frutto della disperazione di una famosa casa produttrice che in quel periodo non versava in buone acque, la londinese Hammer, fondata nel 1934 e diventata in seguito famosissima negli anni 50-70 per aver prodotto un’infinità di film horror su personaggi come Frankeisten, Dracula, e la Mummia. Ad ogni modo tale operazione non fermò la sua definitiva scomparsa che invece avvenne nei primi anni 80. In conclusione se state cercando la visione di un ottimo B-movie, questo è il titolo che fa per voi, la recitazione approssimativa ed i suoi effetti speciali “caserecci”, ne fanno appieno un piccolo cult del genere!

Namor

 
Di Darth (del 27/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1691 volte)
Titolo originale
Saibogujiman kwenchana
Produzione
Corea del sud, 2006
Regia
Park Chan-wook
Interpreti
Lim Soo-jung, Jung Ji-hoon, Choi Hee-jin,
Durata
105 minuti
Trailer

Non ho resistito. Non potevo più star lì ad aspettare che qualche distributore italiano, anziché importare porcherie come “Prey – La caccia è aperta”, si decidesse ad acquistare i diritti dell’ultimo film di Park Chan Wook (l’autore della trilogia “Old Boy”, “Mr. Vendetta” e “Lady Vendetta”)… così sono andato sul sito di Amazon, e l’ho comprato in lingua originale (con sottotitoli in inglese) per soli 27 dollari.
Molto diversa dalle sceneggiature precedenti del regista coreano, “I’m a cyborg but that's ok” non è un film di fantascienza (come si potrebbe dedurre dal titolo), ma un’opera poetica interamente ambientata all’interno di un ospedale psichiatrico. La storia ci proietta dal lato del degente in un mondo paradossale, dove nessuna persona si comporta con logica e dove ogni punto di riferimento viene a mancare. Così, tra i ricoverati, conosciamo Cha Young-goon (il personaggio principale): una ragazza convinta di essere un cyborg e che, di conseguenza, rifiuta di nutrirsi tradizionalmente (si nutre leccando delle batterie) e crede di poter parlare con ogni componente elettrico grazie alla dentiera della nonna; quindi, dopo aver indossato i denti finti, disquisisce a lungo con un distributore di bibite e, ogni tanto, con la luce al neon. A far da contorno alla ragazza-cyborg, ci sono gli altri pazienti dell’ospedale che non sono da meno in quanto a follia: a cominciare dal co-protagonista Park Il-sun: un giovane cleptomane, affetto dalla paura di scomparire nel nulla, maniaco della pulizia dentale e convinto di avere il potere di catturare l’anima delle altre persone (assumendo gli stessi pregi e difetti). Molto caratteristico anche il personaggio col senso di colpa costante: cammina sempre all’indietro per non dar la schiena a nessuno, e si scusa di qualunque cosa capiti a chiunque. In questo mondo del non-senso, assistiamo così ad una storia d’amore atipica tra la cyborg e Park Il-sun, dove non ci sono tenerezze ed effusioni, ma l’affetto scaturito dalla complicità e dal contatto umano tra due persone incomprese e incomprensibili. E’ davvero geniale l’inizio del film, con una paziente che, in un pianosequenza, ci presenta gli altri degenti, narrandoci chi sono e perché sono lì, per poi scoprire subito dopo che è una mitomane e che tutto quello che ha detto sono proprie invenzioni.
Gli unici momenti in cui si riconosce la firma del vendicativo regista coreano è nell’immaginazione di Cha Young-goon, quando sogna di massacrare tutti i dipendenti dell’ospedale mediante pallottole che fuoriescono dalle dita delle mani… a parte questo, sembra che Park Chan Wook abbia chiuso i conti con le vendette e si apra a nuovi contesti.
“I’m a cyborg but thats ok”, è comunque un ottimo film e non fa rimpiangere il ‘cambio di carreggiata’ del regista… forse un po’ lento all’inizio ma sempre più affascinante con il proseguo della storia. Può ricordare il alcuni punti l’intramontabile “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, ma qui i personaggi sono molto più esasperati del capolavoro di Milos Forman e, purtroppo, non c’è Jack Nicholson a fare il matto…

Darth

 
Di Sansimone (del 24/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1063 volte)
Titolo originale
National Treasure
Produzione
U.S.A.
Regia
Jon Turteltaub
Interpreti
Nicolas Cage, Diane Kruger, Justin Bartha, Sean Bean, Jon Voight, Harvey Keitel, Christopher Plummer, Oleg Taktarov
Durata
125 minuti

L’altra sera mi è capitato di guardare “Il mistero dei templari”, dal titolo m’immaginavo un film che narrava le vicende dei cavalieri templari, mentre invece mi sono trovato a guardare una caccia al tesoro ambientata nella nostra epoca e in un America un po’ surreale.
Sono narrate le vicende del dottor Gates impegnato nella ricerca del tesoro nascosto da una loggia massonica, capeggiata dagli allora fondatori degli USA a NewYork. Chiaramente a questa storia bisogna aggiungere il furto della dichiarazione d’indipendenza degli States sul cui retro è riportata la mappa e la classica banda di cattivi senza scrupoli.
Il film sinceramente mi è sembrato un Indiana Jones di serie B, troppo surreale senza nessun vero colpo di scena, si capisce quasi sempre tutto quello che deve succedere prima che avvenga. Per quanto riguarda gli attori da segnalare un sempre bravo Harvey Keitel nonostante faccia solo una particina, una bella e brava Diane Kruger nella parte della coprotagonista, mentre Nicolas Cage ha una sola espressione per tutto il film, conseguenza diretta della banalità della pellicola secondo me.
In pratica questo è un film da vedere solo se si ha una tremenda nostalgia di Indy Jones e non si dispone di una videocassetta della sua saga, oppure se si vuole qualcosa che concili il sonno.
Buona settimana a tutti….
Sansimone

 
Di Louise-Elle (del 23/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1911 volte)
Titolo originale
La sconosciuta
Produzione
Italia 2006
Regia
Giuseppe Tornatore
Interpreti
Xenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber, Clara Dossena, Angela Molina, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino.
Durata
118 Minuti
Trailer

Ancora una storia di donna nella vita artistica di Giuseppe Tornatore. Dopo Malena ora c’è Irena: la sconosciuta. Tutto il film si svolge intorno a lei e alla sua intricata ed enigmatica vicenda. Irena (una sorprendente attrice russa Xenia Rappoport presente in quasi ogni scena del film) è un’immigrata ucraina in cerca di un’occupazione. Prende in affitto un fatiscente appartamento dalla cui finestra osserva interessata i movimenti e le abitudini di una famiglia borghese, una giovane coppia con una bimba affetta da una singolare malattia: l’incapacità di difendersi. Con l’aiuto del portiere dello stabile (un sempre bravo e versatile Alessandro Haber) Irena ottiene il lavoro dapprima di lava scale e poi di domestica tuttofare proprio presso una famiglia di orafi in sostituzione dell’ anziana governante Gina che verrà ricoverata in un istituto per disabili in seguito ad un incidente provocato dalla stessa Irena. Il film è intercalato da continui flashback in cui Irena ricorda il suo recente passato di immigrata arruolata a forza in qualità di prostituta al servizio di un ripugnante e spietato protettore, Muffa (ben impersonato da un quasi irriconoscibile Michele Placido). Il reclutamento delle prostitute viene effettuato con una singolare selezione e per l’avviamento e lo sfruttamento della prostituzione sono usati metodi umilianti, violenti che trasformano le malcapitate in autentiche schiave del sesso. Proprio lo svolgersi in parallelo delle due vite, quella attuale in cui Irena diventa una figura indispensabile sia per la madre di Tea (un’affascinante e distaccata Claudia Gerini) che per la piccola Tea e quella passata, in cui Irena è una prostituta sfruttata e maltrattata al quale è stata tolta ogni dignità, personalità e femminilità, saranno fondamentali per capire l’ostinato e determinato suo interesse per quella famiglia. Il finale è inaspettato e sorprendente in cui la protagonista, dopo molte peripezie, vedrà esaudito il suo più grande desiderio che la ripagherà di tutta la sua sofferenza e le restituirà un’identità e un futuro. Il regista siciliano in questa proiezione ha dato un’immagine di sé insolita ed originale: ha saputo dirigere e creare un lungometraggio che ha arricchito ulteriormente il buon nome del cinema italiano. Il film, infatti, ha trionfato durante il recente e prestigioso Premio David di Donatello. La giura gli ha riconosciuto il giusto merito assegnandogli una statuetta come Miglior Film, un’ulteriore statuetta come Miglior Regista alla Miglior Attrice Protagonista (Xania Rappoport) , al Miglior Colonna Sonora firmata da Ennio Morricone, al Miglior Direttore della Fotografia Fabio Zamarion. Il cast di attori italiani con la loro bravura e genuinità hanno saputo dare al film maggior lustro, da sottolineare le valide recitazioni di Margherita Buy e Piera degli Esposti. Un trhiller psicologico e al tempo stesso un discreto noir drammatico e commovente elaborato con la complicità della sobria, elegante ed imperiale Trieste. Era da molto che mancava al grande schermo un così interessante film di tensione che supera in qualità i molteplici e a volte scontati lungometraggi americani. Alcune scene sono scioccanti e cruente e toccano profondamente la sensibilità dello spettatore. La violenza a tratti espressa rappresenta al meglio la triste condizione delle tante donne condannate alla prostituzione in cambio di un miraggio per una vita migliore. Questo film fa anche riflettere su un argomento del nostro vivere quotidiano e invita a conoscere più a fondo le molte domestiche e/o badanti che lavorano e sono integrate in un normale ambito familiare. E’ assolutamente da non perdere.

Louise-Elle

 

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