BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di slovo (del 22/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1251 volte)
Titolo originale
Solaris
Produzione
USA 2002
Regia
Steven Soderbergh
Interpreti
George Clooney, Natascha McElhone, Viola Davis, Jeremy Davies
Durata
99 minuti

Il remake di un classico della fantascienza, di quel “Solyaris” opera del maestro Andrej Tarkovsky uscito nel 1972 e considerato un indiscusso capolavoro nel suo genere. Perchè una rischiosa operazione di revisione quindi? La versione originale è una pellicola di 165 minuti caratterizzata da tutti i canoni della scuola cinematografica sovietica: forse troppo lungo e troppo lento per un pubblico occidentale di non cultori.
Alleggerirlo per renderlo sfruttabile e vendibile? Non proprio: il film di Soderbergh attua una rilettura di quell’ affascinante soggetto usando una chiave più attuale, meno criptica e più accessibile ma ben lungi dall’essere in ogni qual modo ‘commerciale’.
Non è chiaro cosa stia succedendo sulla stazione che orbita attorno al pianeta Solaris. Lo psicologo Chris Kelvin (George Clooney) viene mandato ad indagare sull’ insolito comportamento dell’equipaggio ma prima di poter intervenire sugli psicodrammi che si stanno consumando a bordo verrà messo di fronte ai suoi irrisolti più intimi, materializzati sotto la disarmante forma del suo ‘visitatore’.
Sono gli astronauti ad osservare il pianeta o è il pianeta ad osservare gli astronauti? Solaris è una presenza immensa, immobile, non invasiva ma sovrastante, misteriosa come l’attività del suo mare di plasma.
Grazie ad una prevalenza di silenzi, riprese lente, inquadrature fisse, sguardi e panoramiche il regista trasmette bene l’atmosfera contemplativa richiesta dal copione. Suoni ipnotici (splendide le musiche di Cliff Martinez), staticità e lentezza per meglio osservare il progressivo abbandono della ragione e la lenta discesa di Chris in uno stato di totale irragionevolezza, proprio lui che più di tutti avrebbe dovuto contare su una mente analitica...
partiamo per il cosmo pronti a tutto (...) Ma se ci pensi bene non vogliamo altri mondi, vogliamo degli specchi.”
Fantascienza nel contorno, dramma psicologico nel mezzo. Un film sulle paure e le debolezze degli uomini, sul rimorso e la fragilità della razionalità sotto l’offensiva del dolore. E in ultima analisi una riflessione sulle difficoltà nella comunicazione, sia quella tra persone vicine (Chris e la moglie) che tra umani e alieni (il fallimentare utilizzo dei ‘visitatori’ da parte dell’intelligenza planetaria di Solaris per tentare un contatto)...
“Solaris” non riesce ad essere bello, poetico e commovente quanto l’originale di Tarkovsky ma si difende, non lo consiglierei a chi patisce la totale mancanza di azione in un film ma chi ama introspezioni e suggestioni lo troverà senz’altro interessante.
Potrebbe poi essere propedeutico per affrontare la visione dell’originale...

slovo

 
Di Namor (del 21/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2505 volte)
Titolo originale
Fantastic Four: Rise of the Silver Surfer
Produzione
USA-Germania 2007
Regia
Tim Story
Interpreti
Ioan Gruffudd, Jessica Alba, Chris Evans, Michael Chiklis, Doug Jones, Julian McMahon, Kerry Washington, Andre Barugher.
Durata
92 Minuti
Trailer

Dopo aver visto il primo e deludente film sulla famiglia di supereroi Marvel, conosciuta come i Fantastici 4, era doveroso per me, che sono un vecchio e affezionato lettore dell’Universo Marvel, recarmi al cinema per poterne visionare il suo sequel “I Fantastici 4 e Silver Surfer”. Devo subito sbilanciarmi dicendo che il secondo film sugli F4 l’ho trovato decisamente superiore al primo, si lo so, non è che ci volesse molto per fare meglio del prequel, nel quale assistiamo alla vera storia sulle origini degli F4 contenuta in una sceneggiatura veramente ridicola ed incongruente. A tal proposito, io sono dell’avviso che il regista nel momento in cui si appresta a portare su grande schermo un simile progetto, deve essere un conoscitore del mondo Marvel, se tale non è, trovo che sia veramente arduo fare breccia nel cuore dei fan dei supereroi della Marvel, i quali non faranno fatica ad accorgersi dei minimi particolari sbagliati, figuriamoci su quelli inventati o omessi dalla sceneggiatura, come è accaduto nuovamente in questo film! A questo punto, mi viene da chiedere, ma era necessario riesumare uno dei nemici più accattivanti degli F4 come il Dottor Destino e ripetere la scena che lo espone alla sua ennesima patetica figura, sminuendolo più del dovuto, quando a minacciare la terra c’era un nemico di tutto rispetto come Galactus il divoratore di mondi? Tra l’altro, non solo gli è stato dato poco spazio nel film, ma viene rappresentato sotto forma di una enorme nube munita di tentacoli a mo di tornado per assimilare l’energia dalla terra, piuttosto che nella sua forma originale! Meno male che a salvare il tutto ci ha pensato Silver Surfer, vera nota positiva (oltre agli effetti speciali) del film, ho trovato il suo personaggio molto credibile e ben elaborato, al contrario dei tanti nemici di altri supereroi, portati su grande schermo! C’e da scommettere, visto anche il frettoloso finale del film, che il buon Silver Surfer, presto avrà un film interamente dedicato al suo affascinante personaggio! Chiudo con una supplica a qualche benevola casa editrice: perché non ristampate tutti i vecchi fumetti dei mitici supereroi della gloriosa collana Marvel? Scommetto che oltre al mio edicolante, fareste felici i parecchi fan che come me non hanno dimenticato quei magnifici albi, dove più di una volta da adolescenti si sono identificati nei loro amati beniamini!

Namor

 
Di Darth (del 20/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3446 volte)
Titolo originale
A good year
Produzione
USA 2006
Regia
Ridley Scott
Interpreti
Russell Crowe, Tom Hollander, Archie Panjabi, Freddie Highmor, Albert Finney,
Durata
118 minuti
Trailer

A sei anni di distanza dal bellissimo “Il gladiatore”, ritorna l’accoppiata Ridley Scott / Russel Crowe in una commedia sentimentale: “Un'ottima annata”.
Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore inglese Peter Mayle, il film narra la storia di Max Skinner: un abilissimo broker londinese che adora il proprio lavoro e la propria arroganza. Max, a seguito della notizia che suo zio (che gli ha fatto da padre quand’era adolescente) è morto e che gli ha lasciato in eredità la sua tenuta in Provenza, deve lasciare la city e recarsi in Francia per qualche giorno. Nella pacifica e sonnacchiosa campagna francese, il cinico Max ritrova odori e sapori della sua infanzia, i ricordi di una vita passata tra una partita a scacchi ed una a tennis, i vecchi amici dello zio, e incontra la bellissima Fanny Chenal: proprietaria e cameriera di un ristorantino di paese...
L’ultima opera di Ridley Scott può essere giudicata su canoni diametralmente opposti. Se la guardiamo superficialmente scopriamo una commedia molto romantica, ben sceneggiata, con dialoghi arguti e trovate simpatiche (il modo con cui Max guida la Smart è davvero esilarante). La regia è ovviamente splendida, e l’utilizzo di colori molto caldi e scene sempre molto soleggiate donano alla Provenza un fascino antico. Gli attori sono tutti molto bravi, e Marion Cotillard (Fanny Chenal) davvero bellissima. Ma se volgiamo al film uno sguardo più critico, noteremo che la commedia romantica ha una trama assai scontata e un finale ovvio fin dalle prime scene, che i dialoghi sono sì arguti ma troppo ricercati per apparire spontanei, e che da un regista come Ridley Scott (dopo aver girato opere del calibro di “Alien”, “Blade Runner”, “Thelma & Louise” e “Il gladiatore”) si pretende molto più di così.
Per finire una curiosità: il prossimo film di Ridley Scott, “American Gangster” (che vedremo presumibilmente in Italia verso Natale), ha come interpreti principali Denzel Washington, Cuba Gooding Jr. e… nuovamente Russel Crowe. Sembra proprio che sia nato un sodalizio tra il regista inglese ed il suo Massimo Decimo Meridio.

Darth

 
Di nilcoxp (del 18/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3102 volte)
Titolo originale
Attila - Flagello di Dio
Produzione
Italia 1982
Regia
Franco Castellano
Interpreti
Angelo Infanti, Diego Abatantuono,Rita Rusic, Francesco Salvi, Toni Ucci, Tiberio Murgia, Elsa Vazzoler,Vincenzo Crocitti, Anna Kanakis, Armando Marra, Franco Diogene, Mario Pedone,Armando Celso, Massimo Pittarello, Luciano Stella.
Durata
102 minuti

Lo so già, molti di voi penseranno: “Ma guarda che film è andato a recensire nilcoxp!”. Be’ non ci crederete, ma a me questo film è piaciuto. Non posso certo elogiare la qualità tecnica del film perché è inesistente: tutto è nella mediocrità assoluta! E’ stato inserito in quella speciale classifica dei trash-movie, ed è l’ultimo della serie dei demenziali interpretati da Diego Abatantuono. Eppure… a me fa ridere, mi piace quella insulsa ricostruzione storica, e soprattutto mi piace quella caratteristica parlata di Abatantuono inserita in un contesto antico nel ruolo di Attila, con un gruppo di deficienti che giocano a fare i guerrieri barbari. I dialoghi sono poi veramente stupidi e lasciano inebetito lo spettatore che non si disponga positivamente a questa visione. In sostanza, non posso parlarne bene e non riesco a parlarne male, però mi diverte e quando capita un passaggio alla televisione me lo guardo sempre. Avrò fuso? Ditemi voi…. Ciao

nilcoxp

 
Di Jotaro (del 16/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1547 volte)
Titolo originale
Gedo Senki
Produzione
Giappone 2006
Regia
Goro Miyazaki
Interpreti
 
Durata
115 minuti
Trailer

Oggi ho deciso di parlarvi del primo film d’animazione diretto dal maestro Goro Miyazaki figlio del già famoso regista Hayao (ne ho già discusso ampiamente nelle mie recensioni precedenti). Goro in questo suo primo film (prodotto dallo stesso studio del padre “Studio Ghibli”) non sentendosi ancora pronto a creare un film dal nulla decide di prendere come fonte di ispirazione una collana di romanzi fantasy, Earthsea di Ursula Le Guin.
Il libro dai cui prende spunto il regista è principalmente il terzo con alcuni accenni al quarto; per quanto riguarda i personaggi, essi sono stati modificati e rivisti sotto una sua nuova ottica aggiungendo dei particolari come quello di rendere Arren un assassino in fuga che farà storcere il naso ai fan della versione letteraria da cui la storia attinge.
Veniamo quindi alla trama: il giovane Arren, il nostro protagonista, è un principe in fuga dal suo reame a causa dell’uccisione del proprio padre, il Re. Il principe è sempre accompagnato dal suo lama, brandisce una spada magica che non riesce a sfoderare e presto farà l’incontro dell’arcimago Sparviere, colui che è stato incaricato di risolvere i misteriosi problemi che affliggono Terramare. L’equilibro tra i due mondi è, infatti, in declino, i maghi non ricordano come pronunciare la magie e strane morie continuano a verificarsi in tutta la landa. Faremo anche la conoscenza di Tenar, una vecchia amica di Sparviere e dalla taciturna e misteriosa Therru, la quale ha una strana cicatrice. L’antagonista viene raffigurato come il mago Aracne, un essere ambiguo che brama l’immortalità e spinto dalla paura della morte, vuole impossessarsi del potere di Arren per ottenere la vita eterna.
Venendo alla parte tecnica, le ambientazioni sono molto particolareggiate e ricche di colori caldi e accesi che decantano il verde e l’ambiente naturale, tutte le città invece ricordano molto lo stile “vecchio” europeo ma anche certe cittadine della costa greca, mentre nelle varie ambientazioni collinari si possono scorgere i tipici paesaggi sud americani. Anche se tutti i fondali (che sembrano creati a pastello) sono animati molto bene, perdono molto se paragonati ai lavori del padre, in quanto comunque un po' scarsi di elementi animati. Per quanto riguarda i disegni dei vari personaggi, essi riportano alla mente i primi lavori di Hayao (Conan e Nausicaa, ma anche Mononoke), molto caratteristici e legati anch’essi alla natura e all’ambiente rurale, sono ben curati, purtroppo però sono molto pochi quelli ben caratterizzati, contrariamente ai film del padre dove troviamo una grandissima varietà di personaggi resi ottimamente. Le musiche hanno un sapore molto celtico che ci fa immergere in piena ambientazione medioevale e sono azzeccatissime a mio giudizio, anche se l’anime non è un vero e proprio fantasy ed è un mix di varie ambientazioni, come già detto.
Elenchiamo quindi i pro e i contro di questa opera. Vorrei subito spezzare una lancia a favore dei messaggi di questo film: il tema esoterico del proprio doppio, l’ombra che è sempre con noi, ma anche l’affrontare la paura della morte e non esserne ossessionato, sono stati molto bene espressi; per il resto la storia è carina ma non ha lo spessore narrativo o quel “vedere più in là” che contraddistingue il Miyazaki padre. Il regista infatti è solo l’ombra del genitore e non riesce a “sbocciare” e toccare a pieno il cuore dello spettatore, comunque svolge sicuramente un buon lavoro ma non sbalordisce in alcun modo il pubblico. Sembra comunque un buon inizio considerando che è il suo primo film, facendoci ben sperare per il futuro.

Jotaro

 
Di Namor (del 14/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1128 volte)
Titolo originale
Curse of the Golden Flower
Produzione
Hong Kong, Cina 2006
Regia
Zhang Yimou
Interpreti
Chow Yun Fatt, Gong Li, Jay Chou, Liu Ye, Chen Jin, Ni Dahong, Li Man, Qin Junjie.
Durata
111 Minuti
Trailer

Ad aprirci le porte di “La città proibita” é il regista cinese Zhang Yimou, ritenuto oggi uno dei massimi esponenti del cinema asiatico, non a caso il governo cinese gli ha affidato la regia e l’organizzazione dell’apertura per prossimi giochi olimpici di Pechino 2008, annoverandolo fin d’ora come uno degli eventi più attesi dell’anno! Non vi è alcun dubbio che la scelta delle autorità cinesi sia ben riposta nelle capacità visive del maestro Yimou, infatti a trovare terreno fertile di tale scelta é stata la visione della sua ultima opera cinematografica, con la quale mostra una scenografia superba, con immagini del palazzo imperiale in tutto il suo antico splendore, va precisato che il merito di questo straordinario risultato lo si deve anche alla fotografia, sicuramente degna di oscar. A completare lo sfarzo originato dall’immensa ricchezza in cui regnava la famiglia imperiale sono gli stupefacenti costumi che indossano i protagonisti, tanto per rendervi l’idea basti pensare che per evidenziare il concetto di sontuosità, nella creazione degli abiti sono stati usati dai quattro ai sei strati di tessuto. Per creare il “vestito del drago” indossato dall’Imperatore, e “l’abito della fenice” usato dall’Imperatrice, ci sono voluti 40 artigiani, impiegando due mesi di lavoro per completare ciascuno dei due costumi. Ottima la scelta del regista decisa insieme al responsabile delle scene d’azione Tony Ching, di affidare gli effetti speciali a due differenti studi, il primo quello di Frankie Chung Chi Hang, che si era già occupato degli effetti speciali di “Kung Fusion”, incaricato di eliminare tutti i cavi che hanno reso possibile l’evoluzioni volanti degli attori, mentre il secondo studio, l’americano Moving Picture Co. di Angela Barton, già autore delle battaglie finali (in cui si richiedeva un folto numero di combattenti) di “Troy”, “Alexander”, “Le crociate” si è occupato delle importanti scene di massa che risultano uno dei momenti clou del film. La location utilizzata per ricostruire nei minimi particolari la città proibita, è stato il complesso dei famosi megastudi degli Hangdian World Film Studios che con i loro 330 ettari di estensione li rendono i più imponenti di tutta l’Asia! Il disegno macchinoso di questa pellicola, rivela le losche ed infide trame che in nome del potere vedono coinvolta l’intera famiglia imperiale di una delle dinastie più illustri di tutta la Cina, i Tang, in una faida interna senza esclusioni di sorta, dove tutti verranno coinvolti in un drammatico finale Shakespeariano! I ruoli dei coniugi imperatori sono stati affidati alle due superstar asiatiche di maggior talento che la Cina attualmente dispone, il bravissimo Chow Yun-Fat, e la bellissima Gong Li, inutile dire che entrambi con la loro recitazione, hanno aggiunto al film un’altra nota degna di merito. Personalmente colloco questo titolo tra i più meritevoli che ho visto in questa poco esaltante stagione cinematografica!

Namor

 
Di Darth (del 13/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4225 volte)
Titolo originale
Dark Resurrection
Produzione
Italia, 2007
Regia
Angelo Licata
Interpreti
Marcella Braga, Maurizio Zuppa, Angelo Bigazzi, Andrea Buccella, Giuseppe Licata, Elisa Wernek, Grazia Ogulin, Sergio Muniz
Durata
60 minuti
Trailer

Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana (1977, Hollywood), George Lucas creò il mito di Star Wars. Oggi, nella nostra galassia (2007, Liguria di ponente), Angelo Licata e Davide Bigazzi ne presentano il sequel non ufficiale: “Dark Resurrection vol.1”.
Quando me l’hanno detto sono scoppiato a ridere: “un cortometraggio girato da persone del luogo, nei posti che frequento (si riconoscono le alture di Monte Bignone, la spiaggia delle Calandre, il paese di Baiardo e il bellissimo teatro romano del II secolo d.c. sopra Ventimiglia), che vuole riprendere la saga di Guerre Stellari? Ma figuriamoci!” Il mio scetticismo è durato finché non sono andato sul sito ufficiale del film, dove ho potuto vedere i trailer e lo speciale dedicatogli da RAI3: a quel punto, la qualità tecnica che si evince dai promo mi ha stupefatto, e la curiosità di vedere l’opera completa mi ha portato ad assistere all’anteprima nazionale del film, giovedì 7 giugno al Teatro Ariston di Sanremo (un doveroso ringraziamento a Namor per il biglietto : - D )
“Dark Resurrection vol.1” è un mediometraggio (60 minuti), realizzato amatorialmente e senza scopo di lucro dal regista/dentista Angelo Licata e dal designer grafico Davide Bigazzi. Girato senza mezzi (costo totale dell’opera 7.000 euro) e con attori non professionisti (tranne alcune guest-star tra cui Sergio Muniz) e non pagati. La trama dell’opera è abbastanza criptica e poco esplicativa (il regista ha promesso che nel volume 2 chiarirà tutto): ambientata alcuni secoli dopo i fatti a noi noti dell’episodio IV di Star Wars, vede nuovamente il bene contro il male e la forza contro il proprio lato oscuro per il dominio dell’universo. Il tutto costellato da numerosi personaggi da ambo gli schieramenti, combattimenti a spada laser e continui flashback tra il passato e il presente. Il risultato finale è, senza esagerare, sbalorditivo. Il film è curato in maniera maniacale e tutto funziona perfettamente. La regia è splendida, molto intimista con continui primissimi piani sulle espressioni dei vari attori. Le musiche sono avvincenti e coinvolgenti. I costumi sono identici agli originali della Lucasfilm. Gli effetti speciali, poi, sono la vera perla di questo film: quasi tutte le scene sono ritoccate con la computer-grafica e molte location sono completamente ricostruite in maniera davvero impressionante…Davide Bigazzi, in questo, è davvero un fenomeno. Per finire gli attori… incredibilmente gli attori, che solitamente sono il problema di tutte le produzioni a budget limitato, qui non lo sono. Sono stati tutti sufficientemente credibili (probabilmente anche merito del regista che ha saputo associare al personaggio il giusto interprete), ma alcuni hanno dato sfoggio di performance da attore smaliziato, come Giuseppe Licata (il malvagio Lord Sorran), Maurizio Zuppa (il maestro jedi Zui-Mar-Lee) e Marcella Braga (l’allieva Hope): sembra impossibile che non siano dei professionisti… davvero i miei complimenti! Sicuramente gli attori sono stati aiutati (e non poco) dalla scelta di non effettuare la registrazione audio in presa diretta, ma di avvalersi di validi doppiatori dietro la direzione di Riccardo Leto (doppiatore professionista). Insomma, tutta questa organizzazione ha creato un’opera incredibile, se consideriamo i costi inesistenti e la realizzazione amatoriale senza scopo di lucro!
Al termine della proiezione, il pubblico in sala ha potuto vedere il making off di Dark Resurrection, “Back in Dark”, dove si è potuto apprezzare, oltre alla bravura, anche la simpatia di tutto il cast. Infine, tutti sul palco dell’Ariston per i meritatissimi applausi e l’entrata in scena dell’ospite d’onore: Fausto Brizzi, il regista di “Notte prima degli esami”, anche lui stupito dalla qualità del film di Licata/Bigazzi.
Concludo citando una frase proprio di Brizzi: <<Ma se senza soldi, questi due hanno creato un film simile... dove potranno arrivare quandi i soldi ci saranno? E ci saranno sicuramente...>>. Personalmente non credo a questa associazione soldi/qualità assicurata (dopo aver visto innumerevoli flop miliardari anche di registi indubbiamente bravi), ma certo è che... se il buon giorno si vede dal mattino...

Darth

 
Di kiriku (del 12/06/2007 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1211 volte)
Titolo originale
Sen to Chihiro no kamikakushi
Produzione
Giappone 2001
Regia
Hayao Miyazaki
Interpreti
Durata
125 minuti
Trailer

Nel 2005, Hayao Miyazaki, è stato insignito al "Festival di Venezia" del "Leone D’oro alla carriera". Il suo nome almeno qui da noi ha cominciato a circolare dopo che nel 2003 ha vinto l'Oscar per il migliore lungometraggio di animazione con “La città incantata”. La maggior parte di noi guarda spesso, o guardava, i cartoni animati senza sapere chi è il regista o il disegnatore, senza approfondire un minimo l’argomento e , vuoi un po’ per la giovane età o per mancanza di voglia, ignorando completamente tutte quelle informazioni che forse ci farebbero gustare di più quello che stiamo guardando. Il genio di Miyazaki è presente nel nostro paese almeno da trent’anni !!! Cominciò la sua carriera alla fine degli anni sessanta, partecipò alla realizzazione di molte serie animate che hanno caratterizzato la nostra infanzia, almeno la mia, come alcune puntate della prima serie di "Lupin III", "Heidi", "Marco", "Anna dai capelli rossi", "Rascal, il mio amico orsetto". Fu regista, character designer, curatore delle scenografie e degli storyboard della bellissima serie "Conan, il ragazzo del futuro". Il suo primo lungometraggio risale al 1979 e si intitola "Il castello di Cagliostro" ( il secondo film dedicato a Lupin). Nel 1985 fonda, insieme a Isao Takahata, lo studio Ghibli, casa di produzione che da vita a progetti come "Laputa: il castello nel cielo", "Una tomba per le lucciole", "Il mio vicino Totoro", "Kiki consegne a domicilio", "Porco rosso","Principessa Mononoke", "La città incantata" e "Il castello errante di Howl". Nei suoi film troviamo alcune tematiche che si ripetono frequentemente, il contrasto essere umano-natura, una certa spiritualità fatta di spiriti e credenze popolari di cui è pregna la mitologia nipponica. I protagonisti sono quasi sempre bambini che con la loro innocenza e il loro coraggio, contrastano il mondo violento e corrotto degli adulti. Non fa eccezione nemmeno La città incanta, che vede protagonista Chihiro, una bambina in viaggio con i genitori verso la nuova abitazione. Una ragazzina che non vuole cambiare casa, che ha paura di quello che non conosce. Anche quando il padre si perde in macchina e si ritrovano ai margini di quello che resta di un vecchia città e incuriositi decidono di visitarla, la ragazzina fa resistenza. In mezzo a questi ruderi i genitori affamati trovano un chiosco sfavillante ricco di ogni genere alimentare e si fermano mangiare, Chihiro invece visita le rovine. Ma appena comincia ad imbrunire la città si popola di spiriti, scopre che i suoi genitori si sono trasformati in maiali e per salvarli dovrà rendersi utile e lavorare per Yubaba, la strega a capo di quel fantastico mondo. Per riuscire nell’impresa si troverà costretta ad affrontare le sue paure e grazie ad un coraggio e ad una forza di volontà alimentati dall’amore riuscirà nell’impresa. Miyazaki ci regala un film splendido nel quale la realtà viene raccontata sapientemente attraverso la favola, dove sentimenti come l’amore , l’amicizia, il coraggio sono la struttura portante della vita stessa. Per questo lungometraggio i disegni sono stati realizzati a mano e poi colorati al computer dando una qualità davvero incredibile. Se al tutto aggiungiamo un’ottima animazione e una sceneggiatura straordinaria capirete che siamo davanti ad un capolavoro. Ringraziare di cuore il disegnatore che per trent’anni ha saputo regalarmi delle emozioni mi sembra il minimo. GRAZIE !!!

Kiriku

 
Di kiriku (del 09/06/2007 @ 05:00:01, in cinema, linkato 2022 volte)
Titolo originale
Blazing Saddles
Produzione
USA 1974
Regia
Mel Brooks
Interpreti
Cleavon Little, Gene Wilder, Slim Pickens, David Huddleston, Liam Dunn, Alex Karras, John Hillerman, Mel Brooks, Dom DeLuise, Anne Bancroft
Durata
93 minuti
Trailer

Capita a volte di aver voglia di vedere un film che non impegni molto, uno di quelli che ti sappiano far ridere e, per quanto demenziale, che abbia una certa qualità. Il film in questione ha ormai più di trent’anni ed era almeno da quindici che non avevo più avuto l’occasione di rivederlo, ne conservavo un vago ma piacevole ricordo. Beh ! Non mi sbagliavo, come allora mi sono fatto due sane risate ed ho potuto apprezzare di nuovo lo stile inconfondibile che è di Mel Brooks o meglio che era, infatti credo che ultimamente il regista non si sia sprecato più di tanto o forse più semplicemente non ha più niente da dire. Rimango comunque molto legato ad alcuni dei suoi film tra questi spiccano sicuramente “La pazza storia del mondo”e il bellisimo “Frankenstein Junior”. “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” e la parodia di quella vena western di moda in quel periodo e in particolare del film di Fred Zinnemann, “Mezzogiorno di fuoco”. Nella cittadina di Rock Ridge deve passare obbligatoriamente la ferrovia, questo porta ad un aumento del valore dei terreni. Un’opportunità di far soldi che non sfugge al procuratore di stato Hedley Lamarr che decide di mettere a ferro e fuoco la città con lo scopo di far fuggire gli abitanti, per impadronirsi dei terreni. Dopo la morte dello sceriffo i cittadini ne chiedono un nuovo al governatore LePetomaine il quale, convinto dal procuratore, gli manda uno sceriffo afroamericano con lo scopo di esasperare gli abitanti e convincerli ad abbandonare la città. Dopo qualche difficoltà iniziale il nuovo tutore della legge, conquista la fiducia degli abitanti Rock Ridge e li aiuta ad organizzare la difesa contro i più efferati delinquenti che Lamarr riesce a reclutare. La pellicola è ambientata nel 1874 ma al suo interno troviamo una serie di divertenti anacronismi riconducibili agli anni ’70. Splendida la scena in cui Bart, lo sceriffo di colore, monta a cavallo indossando una tutina aderente e delle borse di Gucci. Ma le scene esilaranti sono davvero molte e culminano con la mega scazzotata finale che travolge tutto. Rivedere questo film dopo anni mi ha divertito molto e ne consiglio la visione a tutti, sia che l’abbiate già visto ma soprattutto se non l’avete ancora fatto!

kiriku

 
Di slovo (del 08/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1636 volte)
Titolo originale
Kauboi Bibappu Tengoku no Tobira
Produzione
Giappone 2001
Regia
Watanabe Shinichiro
Doppiatori
Massimo De Ambrosis, Nino Prester, Barbara De Bortoli, Gemma Donati, Roberto Chevalier, Eleonora De Angelis
Durata
110 minuti

Nel degradato scenario del sistema solare del 2071, dove civiltà e giustizia affondano nel mare dell’ingordigia e della corruzione, chi altri potrà salvare il mondo dalla catastrofe se non la sgangherata squadra di cacciatori di taglie del Bebop? Quando lo spettrale terrorista Vincent Volaju minaccerà di usare un arma batteriologica sperimentale in un attentato Spike & soci si metteranno in moto per fermarlo, inseguendo nel contempo la lauta taglia che pende sulla sua testa.
Uscito nelle sale giapponesi a seguito del successo della serie animata da cui è tratto, “Cowboy Bebop - the movie” si presenta come un episodio autoconclusivo, senza particolari agganci con la cronologia che non siano i protagonisti e il contesto in cui si muovono - le note di produzione lo inseriscono tra il ventiduesimo e il ventitreesimo episodio - fruibile quindi, in teoria, anche da chi non conosce la serie. Chi già l’aveva apprezzata ne ritroverà, esaltati allo stato dell’arte, tutti gli elementi.
Da sbattere metaforicamente sul muso di chi ancora taccia gli anime di scarso pregio, il film è tecnicamente inappuntabile, fluido, dinamico, i disegni curatissimi, le inquadrature di gradevole stampo cinematografico. Watanabe Shinichiro, sicuramente noto ad ogni buon otaku di vecchia data, si conferma regista fuoriclasse e il ritmo con cui scandisce tragedia e umorismo, momenti riflessivi e prodezze dell’animazione ne sono la dimostrazione più inappuntabile. Degno di particolare menzione l’apporto della bravissima compositrice-pianista Yoko Kanno: i suoi brani dal sapore jazz (ma non solo) conferiscono valore aggiunto alle scene e sono pregni di una qualità ben superiore a quello che ci si aspetterebbe da una colonna sonora.
Date le premesse, la storia non poteva avere uno sviluppo originalissimo ma poco importa, fungendo solo da sfondo su cui appuntare personaggi e loro retroterra. Lo scenario è impressionato da malinconia e rassegnazione: il mondo vive all’ombra di ricordi tanto scomodi quanto incancellabili e che inibiscono serene proiezioni in avanti, è tecnologicamente avanzato ma retrocesso culturalmente. Per risonanza, le persone vivono rimembrando i bei tempi andati o appassionandosi di antiquariato... e gli attori della vicenda tristemente ossessionati dal loro passato: lo è il folle Vincent nella sua distruttiva ricerca, lo è la bella Elektra, aggrappata ad un’esile speranza e lo è Spike, che vince senza mai trovare gloria.
Godibilissimo.

slovo

 
Di Darth (del 06/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1881 volte)
Titolo originale
Babel
Produzione
Francia, USA, Messico, 2006
Regia
Alejandro González Iñárritu
Interpreti
Brad Pitt, Cate Blanchett, Jamie McBride, Mahima Chaudhry, Gael García Berna
Durata
143 minuti
Trailer

Alejandro González Iñárritu ci racconta una sua variante del misterioso “effetto farfalla” che spesso affascina gli sceneggiatori hollywoodiani. Quattro storie, generate da un singolo evento scatenante. Così, un pastore marocchino acquista un fucile e lo consegna ai figli perché proteggano il gregge dagli sciacalli. I ragazzini, per gioco, sparano ad un pullman che passa in lontananza. La pallottola colpisce Susan (Cate Blanchett), che è in viaggio con Richard (Brad Pitt), per cercare di recuperare il matrimonio in crisi. A seguito di questo incidente, i coniugi non possono far rientro in America; e a causa di ciò, la tata messicana che accudisce i loro due figli, li deve portare con se in Messico. Contemporaneamente a questi avvenimenti, apparentemente fuori dallo schema caotico, assistiamo alla storia di un’adolescente sordomuta di Tokyo con problemi psicologici e di integrazione.
Questo film, visto dal lato tecnico è perfetto. Le scelte dei tempi, gli stacchi tra le varie storie sparse per il mondo, le luci, i suoni, i tagli artistici di certe inquadrature… tutto molto bello. E’ dal lato coinvolgimento, invece, che non funziona. Personalmente ho guardato questa pellicola sentendomi distante anni luce dai protagonisti. Non mi sono sentito partecipe della preoccupazione di Richard per la vita della moglie, come non mi sono impietosito a vedere come si umiliava la povera sordomuta orientale per cercare di attirare l’attenzione dei ragazzi. Non essendomi affezionato ai personaggi, non mi son nemmeno emozionato per le loro sorti finali... Questa è stata la pecca più grande del film di Iñárritu. Non è riuscito (almeno con la mia persona) dove invece era riuscito appieno Altman con “America Oggi” e Haggis con “Crash – Contatto fisico”. Altra cosa che non mi è piaciuta, è il filo conduttore tra le varie storie: sono innegabilmente collegate le vite della coppia Pitt/Blanchett con la famiglia di pastori marocchini, ma la tata messicana poteva accudire i figli di chiunque altro senza cambiasse nulla per la storia, e il collegamento con la ragazza giapponese è davvero troppo forzato. Tra l’altro, la trama sembra protrarsi attraverso dei banali luoghi comuni: le fobie americane verso il terrorismo (pensano ad un atto terroristico il tentato omicidio a Susan in suolo marocchino), le diatribe e le burocrazie politiche che portano al rallentamento dei soccorsi, l’egoismo umano (ben marcato nei passeggeri del pullman vogliono abbandonare la donna ferita per proseguire il viaggio) e, forse il luogo comune che il regista messicano voleva evidenziare meglio, il razzismo insito nel modo in cui le guardie di frontiera statunitensi trattano i messicani che espatriano.
Tirando le somme, un film molto curato sotto il profilo tecnico, ma dalla trama deludente e, a volte, scontata.

Darth

 
Di kiriku (del 05/06/2007 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1321 volte)
Titolo originale
The Commintments
Produzione
Irlanda / Gran Bretagna / USA 1991
Regia
Alan Parker
Interpreti
Robert Arkins, Michael Aherne, Angeline Ball, Maria Doyle Kennedy, Dave Finnegan, Bronagh Gallagher, Felim Gormley, Glen Hansard, Dick Massey, Andrew Strong
Durata
118 minuti
Trailer

Jimmi Rabbitte è un giovane disoccupato di Dublino, un giorno decide di mettere su una band che gli permetta di uscire dall’anonimato, che gli conceda in qualche modo di riscattarsi da una vita fatta di miseria e povertà. Qual’ è il genere musicale che incarna lo stato d’animo di un popolo che urla le proprie misere condizioni sociali? Beh sicuramente il soul! Jimmi afferma che “gli irlandesi sono i neri d'Europa, gli abitanti di Dublino sono i neri d'Irlanda, e gli abitanti dei quartieri operai nord, sono i neri di Dublino”. Ed è con questo spirito che comincia a cercare i componenti del gruppo. I provini si svolgono nella sua abitazione che condivide con la famiglia composta da una madre, un padre innamorato di Elvis Presley e un numero imprecisato di fratelli. Dopo una lunga ed estenuante selezione il giovane manager riesce nel suo intento e mette insieme i Commitments, formazione composta da Dean, Fay, Outspan, Steven Clifford, Billy, dalle tre coriste Natalie, Imelda e Bernie e dai due personaggi forse più caratteristici; Deco il cantante dalla voce strepitosa ma sgradevole come persona e Joey detto “labbra”, trombettista che sostiene di aver suonato con tutti i più grandi. La maggior parte di questi è disoccupata o comunque vive in condizioni molto precarie, il gruppo è per loro una valvola di sfogo e anche una possibilità per poter uscire dall’anonimato. Dopo le prove effettuate in scantinati e capannoni e dopo i primi concerti nella sala dell’oratorio i Commitments acquistano una certa credibilità, ma con l’aumentare del successo aumentano anche i contrasti all’interno della band che esploderanno nella serata più importante per il gruppo. Questo film è diretto da Alan Parker ed è tratto dall’omonimo romanzo di Roddy Doyle. Bello, divertente e a volte impegnato questo lungometraggio è la fotografia di uno spaccato socio-culturale della periferia dublinese. La musica è il soggetto principale ed è vista e vissuta come un mezzo attraverso il quale esternare le proprie privazioni e denunciare la precarietà di un’esistenza difficile. Il regista riesce a trasmettere molto bene questa voglia di rivalsa, coglie tutte le sfumature di quel sentimento che poi altro non è che la struttura portante del soul. Nel film Parker trascura, a mio parere volontariamente, le motivazioni di questo sentimento di rivolta, non ci spiega da dove arriva il degrado sociale che vediamo. Le cause sono omesse, il degrado c’è e basta. Forse gli stessi personaggi sono ignari delle motivazioni dell’abbandono in cui vivono, quello che è chiaro a Jimmi e ai suoi coetanei è la voglia di rivincita e il regista la descrive magistralmente. Un bel film, bella musica e che volete di più?

kiriku

 
Di Sansimone (del 03/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1071 volte)
Titolo originale
Tutti giù per terra
Produzione
Italia 1997
Regia
Davide Ferrario
Interpreti
Valerio Mastandrea, Caterina Caselli, Carlo Monni, Benedetta Mazzini, Gianluca Gobbi, Vladimir Luxuria, Roberto Accornero, Alessandra Casella, Laura Saraceni, Raffaele Vannoli, Elisabetta Cavallotti, Sergio Troiano, Anita Caprioli, Luciana Littizzetto, Francesca Vettori, Tommaso Ragno, Alex Partexano
Durata
85 minuti

In vista dell’uscita di “NotturnoBus” sono andato a scovare il primo film che Valerio Mastandrea ha girato come attore protagonista, vale a dire “Tutti giù per terra” che tra l’altro è anche uno dei primi film di Davide Ferrario come regista.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Culicchia dell’1994 e narra le vicende di Walter Verra studente universitario di filosofia con scarsi risultati, figlio di un operaio comunista, senza amicizie importanti e ancora vergine, l’unica nota lieta della sua esistenza è sua zia Caterina, la sola persona che sembra capirlo. Walter prova a trovare uno scopo per la sua vita in vari modi, con il servizio civile, l’andare a vivere da solo, un lavoro a tutti i costi, ma solo la coincidenza di due avvenimenti imprevisti sembra riuscire a dargli lo stimolo necessario per il passaggio alla vita adulta cosi detta.
 Trovo che l'opera sia un ottimo spaccato di cosa erano gli anni 90 e anche i successivi direi, l'idea della fobia della verginità del protagonista come metafora per rappresentare la mentalità dei giovani di quegli anni; fatta di vorrei ma non voglio oppure di vorrei ma è troppo fatica per farlo, è veramente carina e ben riuscita.
Solitamente non parlo mai di tecniche di riprese, ma questa volta devo farlo perché i continui cambiamenti di modi di ripresa s’integrano perfettamente nel film, anzi aiutano a darne un senso.
Probabilmente nessuno sarà d’accordo con me, però io trovo che Valerio Mastandrea, sia nel modo di recitare sia nella parte che interpreta in questo film, assomigli molto al primo Francesco Nuti, quello di “Io chiara e lo scuro”, “Casablanca” o “Tutta colpa del Paradiso” per intenderci, quindi lo trovo molto bravo e semplicemente perfetto per quel ruolo. Come ultima cosa volevo segnalarvi la colonna sonora firmata principalmente dai CSI; alt l’ultima annotazione è che nel film c’è una piccola particina di una futura onorevole deputata del nostro parlamento.
Buona visione a tutti o buon ascolto per chi si ascolterà la colonna sonora….
Sansimone

 
Di smarty (del 02/06/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1116 volte)
Titolo originale
Scoop
Produzione
Usa/U.K., 2006
Regia
Woody Allen
Interpreti
Scarlett Johansson, Hugh Jackman, Woody Allen, Kevin Mcnally
Durata
96 minuti
Trailer

Gli ingredienti di questo thriller trasformato in una commedia sono: maghi, fantasmi parlanti, tarocchi, delitti ed aristocratici inglesi. Dopo Match Point Woody Allen realizza un divertente film che ha il potere di coinvolgere e di tenere svegli fino alla fine. E’ la storia di una ragazza, Sondra Pransky (Scarlett Johansson) studentessa universitaria aspirante giornalista in cerca di una notizia che lanci la sua carriera. Per caso si trova ad uno spettacolo di un mago sui generis Sid Waterman (Woody Allen), in arte il mago Splendini, che la invita sul palco per un numero di smaterializzazione e durante il quale incontra lo spirito di un grande e famoso giornalista appena deceduto, Joe Strombel, che le rivela un potenziale e clamoroso scoop riguardante un ricco giovane di buona famiglia inglese tale Peter Lyman (Hugh Jackman). E’ lui il serial killer dei Tarocchi che da anni semina panico in tutta Londra uccidendo prostitute. Ricevuta la notizia e capendo l'importanza che tale rivelazione potrebbe avere per la sua futura carriera, decide di diventare una vera e propria investigatrice, ottenendo quasi involontariamente l'aiuto dell'eccentrico mago. Grazie agli indizi dello spirito e ad un po' di fortuna Sondra riesce ad avvicinare il giovane e tra i due è attrazione a prima vista. L’innamoramento sembra distrarre la studentessa dal suo obiettivo primario fino al punto da "assolvere" completamente il giovane da ogni accusa……fino agli ultimi colpi di scena. Scarlett Jhoansson, la nuova musa ispiratrice di Allen si trasforma in una semplice ragazza acqua e sapone, con abiti dimessi, occhialini da intellettuale, espressione un po' svampita e ingenua ben lontana dall’immagine di “femme fatale” a cui ci ha abituato. Ad Hugh Jackman tocca il ruolo del "bello e forse impossibile”, ma chi meglio di lui potrebbe interpretare il ruolo di ricco e seducente lord inglese Peter Lyman? Non ha un ruolo da protagonista assoluto che spetta ovviamente al grande regista, divertente e spiritoso come in tutti i suoi film e che nelle vesti di un improbabile ed originale papà sfodera il suo talento innato per l’umorismo. E’ lui che nella sapiente opera di preparazione dei dialoghi riesce a ironizzare sull’ebraismo, sulla morte e a rendere la magia la co-protagonista di questo film. Un occhio di riguardo va alla colonna sonora dove il regista, notoriamente famoso per la ricerca di brani non originali da inserire nei suoi film, ha riunito due filoni tematici: da una parte la tradizione accademica europea del balletto ( alcuni brani tratti da “Il lago dei cigni” e “Lo schiaccianoci” di Tchaikovsky, due polke di Strass ed altri celeberrimi brani) e dall’altra la musica di matrice caraibica. Consigliato per una piacevole e rilassante serata a casa.

Smarty

 
Di Namor (del 31/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3554 volte)
Titolo originale
Breach
Produzione
USA 2007
Regia
Billy Ray
Interpreti
Chris Cooper, Ryan Phillippe, Laura Linney, Dennis Haysbert, Kathleen Quinlan, Gary Cole, Caroline Dhavernas.
Durata
111 Minuti
Trailer

Con l’arresto avvenuto nel 2001 dell’agente operativo Robert Philip Hansen, l’FBI mise fine ad una delle più clamorose falle che si aprirono all’interno della stessa agenzia, portandola al peggior fallimento che la storia potrà mai ricordare e causando enormi danni a livello di immagine ma soprattutto economicamente, si parla di svariati miliardi di dollari! Per ben 25 anni l’agente Hansen vendette documenti contenenti segreti di stato di fondamentale importanza, alla vecchia Unione Sovietica ed in seguito alla Russia, accumulando un tesoro personale di quasi un milione e mezzo di dollari in diamanti e banconote! Grazie a questa ignobile spia, per i sovietici gli USA erano un libro aperto dove poter attingere tutti i loro segreti, vennero a conoscenza dei nominativi degli agenti del KGB reclutati dall’FBI, nonché di un costosissimo traforo segreto scavato sotto l’ambasciata sovietica allo scopo di ascoltare le loro conversazioni, l’USSR era addirittura al corrente del piano di evacuazione del presidente degli Stati Uniti, dove si sarebbe nascosto nel caso di un attacco atomico, la conseguente difesa che avrebbero adottato e l’inevitabile rappresaglia sferrata nei loro confronti! Da questa storia vera, il regista Billy Ray ne trae una interessante spy-story , dove l’azione lascia spazio alla suspance, privilegiando le dinamiche psicologiche dei protagonisti, all’inutile uso di sparatorie ed inseguimenti automobilistici, una scelta la sua, che rende “Breach l’infiltrato” un titolo da non sottovalutare. La trama del film si sviluppa nei due mesi precedenti alla cattura della spia Hansen, magistralmente interpretata dal premio oscar Chris Cooper, periodo nel quale una task force formata da 50 agenti cerca di raccogliere prove ed indizi per incriminarlo, precedendo il suo imminente pensionamento. Per tale scopo gli verrà affiancata una giovane recluta Eric O’Neill (Ryan Phillippe), che vede in questa operazione, una chance per arrivare ad essere un agente effettivo, avanzamento che però non accadrà mai, poiché il vero Eric O’Neil,l l’uomo che ebbe un ruolo chiave per la cattura della superspia, finita l’operazione lasciò l’FBI per svolgere l’attività di avvocato a Washington, per la difesa e la sicurezza nazionale del suo Paese.

Namor

 

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