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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 30/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1913 volte)
Titolo originale
Prey
Produzione
USA, Sudafrica, 2007
Regia
Darrell Roodt
Interpreti
Bridget Moynahan, Peter Weller, Carly Schroeder, Jamie Bartlett, Connor Dowds, Marius Roberts, Muso Sefatsa, Jacob Makgoba, Ashley Taylor
Durata
92 minuti
Trailer

Eccolo lì! Finalmente ho trovato il peggior film della stagione cinematografica!
Pensavo, francamente, che boiate simili circolassero solo per il circuito home video, invece, non so su quali basi, hanno fatto uscire “Prey” al cinema. Probabilmente per punire i gonzi come me che spendono sette euro e vanno a vedere un film senza prima leggerne una recensione… magari su Blogbuster ; - )
Comunque sia, se c’è qualcuno che è stato più furbo di me, e sta leggendo per decidere se andare a vedere o noleggiare (magari nel mentre è uscito in dvd…) questo film, beh… fate un favore a voi stessi e lasciate perdere!
“Prey”, nonostante sia un film nuovo, è un film vecchio. Mi spiego meglio: dopo dieci minuti, avevo già capito tutto il proseguo della storia compreso il finale. Una sceneggiatura a fantasia zero.
Tom Newman (un invecchiatissimo “Robocop”) organizza una vacanza in Africa per far conoscere meglio ai propri figli la sua nuova consorte (come sempre, al più piccolo va bene tutto, mentre la quattordicenne detesta la nuova arrivata). Il giorno seguente il loro arrivo, Amy (la moglie), Jessica (la figlia) e Peter (il figlio) partono per un safari giornaliero a bordo di una jeep guidata da un ranger. Il simpaticissimo bambino deve però fare la cacca, così il ranger scende dalla macchina e si fa sbranare da un branco di leoni dopo aver buttato le chiavi dell’auto lontano (sennò gli altri potevano ripartire ed il film finiva…). Caso strano, il bambino incontinente, oltre a non farla in quel momento, non romperà più con i suoi bisogni… e si che passeranno giorni! Vabbeh, problemi intestinali a parte, l’allegra famigliola rimane bloccata dentro la jeep, sempre tenuta d’occhio dai leoni, che hanno deciso di continuare il loro spuntino con della 'carne in scatola'. - A tal proposito, voglio sottolineare che, nonostante alcune scene dei felini siano carine, i grugniti che emettono sembrano più dei rutti che dei ruggiti. - Passa il tempo, ed il preoccupatissimo padre decide di avvalersi dell’aiuto di Crawford, il 'super cacciatore della savana', per cercare la famigliola scomparsa. Riusciranno i nostri eroi a salvarsi dai leoni assassini? Riusciranno a sopravvivere senza cibo ne acqua? Indovinate un po’…
In tutta la visione del film, non c’è stata una sola scena che mi abbia stupito, o una sola scena che mi abbia entusiasmato. “Prey” è un film totalmente inutile, girato con mediocrità, con attori mediocri, effetti speciali mediocri e una trama scontatissima. Spero di avervi convinto… lasciate perdere!!!

Darth

 
Di nilcoxp (del 28/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3513 volte)
Titolo originale
L'Armata Brancaleone
Produzione
Italia 1966
Regia
Mario Monicelli
Interpreti
Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno,Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Barbara Steele, Maria Grazia Buccella, Carlo Pisacane, Folco Lulli, Fulvia Franco, Luis Induni, Pippo Starnazza, Ugo Fangareggi.
Durata
120 minuti

Quando vidi questo film per la prima volta, fu in televisione, e ricordo che mi piacque molto. Ero molto piccolo e fecero presa su di me le avventure di questo “nobile” particolare. Rivedendolo a distanza di anni mi accorsi che non solo continuava a piacermi, ma ne capii anche i motivi veri. Su tutti abbiamo un Gassman strepitoso nella parte del cavaliere Brancaleone da Norcia, uno spiantato dedito alla conquista di un territorio sconosciuto, alla testa di un gruppo di sbandati poco credibili nel loro nuovo compito di soldati. Così questo gruppo ridicolo affronta una moltitudine di eventi, per la maggior parte comici, sottendendo una verità drammatica, quella esistenziale dell’uomo e della sua condizione, della sua precarietà e caducità. Geniale l’idea di creare un linguaggio appositamente per questo film: un misto di latino medievale e italiano prevolgare. L’effetto è quello di una parlata spassosissima di cui conservo nella memoria alcune frasi che ancora oggi utilizzo a seconda della circostanza. Non tutto gira benissimo in questo film, le attrici sono mediocri nella loro interpretazione e non tutte le scene sono riuscite. Ma a parte questo, il regista è riuscito a trasfigurare la commedia italiana in un ambiente diverso da quello usuale arricchendolo di varianti nuove e notevoli. Il termine poi “Armata Brancaleone” è entrato di prepotenza nella storia del linguaggio italiano con il suo particolare significato. Tempi in cui al cinema di casa le idee non mancavano. Vedetelo e “…cedete lo passo!”.

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 27/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2267 volte)
Titolo originale
Pirates of the Caribbean: At World's End
Produzione
USA 2007
Regia
Gore Verbinski.
Interpreti
Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush, Jonathan Pryce, Bill Nighy, Chow Yun-Fat, Tom Hollander, Stellan Skarsgård, Kevin R. McNally, Mackenzie Crook, Lee Arenberg, Martin Klebba, Keith Richards, Naomie Harris.
Durata
168 minuti

Ieri sera mi hanno portato a vedere l’ultimo episodio di “Pirati dei Carabi”,sono andato convinto anche dal buon ricordo che avevo del primo, mentre non avevo visto il secondo della serie; forse era meglio che mi tenevo il ricordo del primo e basta.
Il film è fatto bene, niente da dire su tutti gli aspetti tecnici, riprese suoni effetti speciali montaggio, il problema, però è proprio questo, sia la trama sia i personaggi sono una continua esagerazione di quello che erano nel primo film. Se non fosse per la spettacolarità delle immagini il film non starebbe su e di certo non avrebbe il successo di pubblico che sta avendo. La trama per esempio passa dalla lotta tra pirati e inglesi per il dominio dei carabi del primo episodio alla guerra per il dominio di tutti gli oceani di quest’ultimo capitolo, con un continuo cercare l’estremo limite dei diversi caratteri delle forze in campo.
Lo stesso si può dire per i personaggi, i protagonisti pirateschi passano tutto il tempo a cercare di imbrogliare i propri compagni di viaggio per raggiungere i propri scopi e di contro lord Beckett da sfogo alla propria crudeltà nel raggiungere il proprio fine fino a sacrificare tutti i suoi sottoposti. L’unico personaggio che esce un po’ da questo schema è Jack Sparrow/Johnny Depp, specie nella scena nel deserto del limbo dove era stato rinchiuso, dove si vedono contemporaneamente tutti i suoi lati caratteriali combattere tra loro.
Quando ho visto “Pirati dei Caraibi” sono uscito dal cinema sorridente dalle risate che mi ero fatto e soddisfatto del film mentre ieri sera dopo quasi tre ore mi sentivo come se avessi visto una puntata di una fiction in tv. Come consiglio posso dirvi che se vi piacciono i film spettacolari allora la visione di questo film non vi deluderà.
Sansimone

 
Di Louise-Elle (del 26/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1414 volte)
Titolo originale
Zodiac
Produzione
USA 2007
Regia
David Fincher
Interpreti
Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr., Anthony Edwards, Brian Cox, Elias Koteas, Chloë Sevigny.
Durata
158 Minuti
Trailer

4 luglio 1969. Un uomo misterioso spara ad una coppia appartata in un’automobile: lei rimane uccisa e lui gravemente ferito. Questa è la scena iniziale di "ZODIAC" di David Fincher, il regista dell’inquietante , indimenticabile ed intrigante Seven. Il film è una storia vera ed è tratto dall’ omonimo libro di Robert Graysmith, un vignettista del San Francisco Croniche che partecipò, collaborò e ossessionato dalla ricerca della verità, si ostinò nelle ricerche per individuare il serial killer che da quella data fu l’autore di parecchi omicidi che terrorizzarono l’ America di quegli anni. L’assassino nell’estate del 1969 inviò a varie testate giornalistiche lettere anonime scritte a mano criptate, con messaggi enigmatici da decodificare e da risolvere e, rivelando particolari che solo l’assassino avrebbe potuto conoscere, sfidò le autorità a ricercarlo in cambio della promessa di far cessare i delitti. Inizia così un susseguirsi di indagini svolte in collaborazione dai vari personaggi, dal giornalista esperto di cronaca nera collega di Robert, Paul Avery (Robert Downey Jr.) , dai detective di polizia Dave Toschi (Mark Ruffolo) e Bill Armstrong (Anthony Edwards) . Le indagini sono difficilissime, basate su indizi, sospetti, ipotesi spesso smentite e non accettate sia dalle autorità che dalle perizie calligrafiche, mai da prove schiaccianti. Le ricerche continuano nel corso degli anni, abbandonate e riprese più volte . In una scena del film ritroveremo i personaggi principali seduti al cinema ad assistere alla proiezione di un film e in primo piano una lettera firmata Scorpio. Infatti questo caso ha ispirato anche il celebre “Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è suo” con Clint Eastwood. Nel 1978 il serial killer uccise per l’ultima volta. Le indagini saranno definitivamente abbandonate mentre Robert rimasto solo caparbio più che mai, proseguirà per proprio conto. Lo sviluppo delle possibili tracce per individuare l’omicida si protrarrà a piccole tappe fino agli anni 2000. Quasi tre ore di un trhriller che ha solo alcune scene di autentica tensione e brivido. Per la maggior parte sono dialoghi a cui lo spettatore deve prestare la massima attenzione per non perdere le spiegazioni su sospetti e ipotesi che i personaggi formulano, individuano e tralasciano per riuscire ad catturare questo pazzo ed originale serial killer con smanie di protagonismo. Da evidenziare l’interpretazione di Jack Gyllenhaal, sia pur un interprete non particolarmente carismatico ed interessante. Film non entusiasmante, un po’ noioso e difficile che lascia l’amaro in bocca poiché nonostante tutti gli sforzi fatti il principale imputato rimarrà ….libero.

Louise-Elle

 
Di slovo (del 25/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3311 volte)
Titolo originale
I Nuovi Barbari
Produzione
USA/ITA 1984
Regia
Enzo G. Castellari
Interpreti
Giancarlo Prete, Fred Williamson, George Eastman, Anna Kanakis
Durata
90 minuti

Ricordo una vignetta umoristica apparsa nella rubrica di cinema di una rivista. Una mosca chiedeva all’altra: “ti piace il trash?”. E lei rispondeva: “come la shit”... il modo in cui vengono rivalutate certe pellicole con un semplice spostamento nel genere di appartenenza a volte fa sorridere, è vero. Mi incuriosisce il meccanismo secondo cui un film brutto ad un certo punto diventa trash e quindi di culto. Quanto sarà lungo il periodo di incubazione? Tutti i film hanno diritto a questo ‘scatto di anzianità' o solo alcuni? Questione di scuole di pensiero suppongo: due, fondamentalmente, come le mosche della vignetta.
Tempo fa un amico mi ha segnalato “i nuovi barbari” : incontrastato numero uno nella sua personale classifica delle ciofeche, era certo che non mi avrebbe lasciato indifferente...
Pochi minuti dopo l’inizio stavo già rimuginando sulle due mosche, la trama non è molto complicata: tribù di uomini timorati vivono da nomadi in un mondo dilaniato dalla guerra nucleare, aggrappandosi alla fede nella ricostruzione, facendo fronte agli stenti e alle continue scorribande dei malvagi Templars: un gruppo di misantropi esaltati e violenti, determinati a purificare il mondo dagli esseri umani. In questo scenario si aggirano guerrieri enigmatici e solitari a cui sono affidate le ultime speranze dell’umanità...
Pur appartenendo a due differenti piani di esistenza, il film di Castellari tenta un assonanza, per tematiche e protagonisti, con la saga di "Mad Max". Il risultato? Beh... si può rimanere davvero perplessi, giuro, e stentare a credere a ciò che si sta vedendo... e non sono tanto le cupole di vetro sui tetti delle macchine o la tecnologia da sgabuzzino o le pistole giocattolo o la parata di spalline, reggipalle e donnine discinte di cui è infarcito il film, quanto l’espressione convinta degli attori, i dialoghi (pochi in realtà) pomposi e apocalittici, il modo in cui la messa in opera di questa galleria degli obbrobri è stata presa sul serio.
Quella dei film taroccati per sfruttare la scia di titoli stranieri di successo era un operazione che godeva di una certa considerazione all’epoca. C’erano ragioni per credere che una fetta di pubblico non informata avrebbe risposto al richiamo di una locandina e pagato il biglietto di ingresso. Prima del massacro delle recensioni o del passaparola la produzione avrebbe recuperato i soldi spesi e forse, guadagnato qualcosa.
Se anche esisteva una qualche velleità artistica ... è stata miseramente affossata.
Perfino Claudio Simonetti, (tastierista leader dei Goblin - non esattamente l’ultimo degli incapaci) chiamato a comporre le musiche, deve aver risentito dell’atmosfera che si respirava sul set, basta ascoltare le pacchianate electro-pop della colonna sonora.
Per concludere, la parola alle due mosche: per la seconda, “i nuovi barbari” è stato e rimarrà uno scadente western-post-apocalittico inutile e di dubbio gusto.
La prima invece andrà oltre la repulsione istantanea per scorgere umorismo involontario e fascino grottesco: chi si colloca in questa categoria troverà un trash da antologia contenente almeno tre momenti da consegnare al grande libro delle scene più raccapriccianti della storia: Scorpion ‘iniziato’ dal leader dei Templar, la risata compiaciuta del meccanico bambino  e il dialogo tra Nadir e una concubina durante un 'corteggiamento'... schifosamente da vedere!

slovo

 
Di Namor (del 24/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2501 volte)
Titolo originale
Slow Burn
Produzione
USA 2005
Regia
Wayne Beach
Interpreti
Ray Liotta, LL Cool J, Mekhi Phifer, Jolene Blalock, Guy Torry, Taye Diggs, Chiwetel Ejiofor, Bruce McGill.
Durata
93 Minuti
Trailer

Un uomo viene ucciso mentre stupra l’assistente del procuratore distrettuale Ford Cole (Ray Liotta). Sarà la stessa donna Nora Timme (Joelene Blalock), alla centrale di polizia, che tra le lacrime racconterà i tragici eventi che l’hanno vista compiere l’estremo gesto. Per Cole, tutto lascerebbe pensare che si tratti di legittima difesa, se al distretto però, non si fosse presentato Luther Pinks (LL Cool J), amico della vittima, riportando una testimonianza totalmente opposta a quella della sua assistente fidanzata. Nel proseguo delle indagini verranno alla luce altre anomalie, collegate ad un misterioso e pericoloso criminale di nome Danny Lewton (Chiwetal Ejiofor ), leader della temuta fratellanza nera e gestore di innumerevoli attività criminali, da sempre ricercato dalla polizia e FBI con scarso successo poiché non ne conoscono il vero volto. Il procuratore Cole ha una sola notte di tempo per sciogliere l’intricata matassa! “Doppia ipotesi per un delitto” è un thriller poliziesco scritto e diretto dal debuttante Wayne Beach, al quale deve essere piaciuto in modo particolare “I soliti sospetti” di Bryan Singer, considerato che con questo lavoro, cerca di emularne, con scarsi risultati, la sua magnificenza! Il film tenuto in naftalina dal 2005, non è adatto ad un pubblico dal palato fine quindi, per coloro che ne sono incuriositi, consiglio di aspettare l’uscita in dvd, visto il flop ottenuto ai botteghini c’é da scommettere che non tarderanno ad inserirlo nel mercato Homevideo, dove troverà sicuramente più consensi e liquidi per limitare i danni di questa inutile spesa!

Namor

 
Di Darth (del 23/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2531 volte)
Titolo originale
28 Days Later
Produzione
Gran Bretagna, 2002
Regia
Danny Boyle
Interpreti
Christopher Eccleston, Noah Huntley, Naomie Harris, Cillian Murphy
Durata
113 minuti

Danny Boyle è il geniale regista di “Trainspotting”. Purtroppo è anche l’autore del terribile “The Beach”. Il suo terzo lungometraggio, “28 giorni dopo”, ho avuto modo di vederlo solo pochi giorni or sono, curioso di sapere se era stato ‘un caso fortuito’ lo splendido film d’esordio o se lo fu il secondo, magari a causa della presenza di Di Caprio!
Il film inizia con un gruppo di ambientalisti che irrompe in un laboratorio liberando delle scimmie. Purtroppo le scimmie erano cavie per l’esperimento di un virus che trasforma chi viene contagiato in una specie di zombi senza cervello con l’unico scopo di cibarsi dei propri simili (le scimmie infette me le ricordo in “Virus letale” e “Monkey Shines”). 28 giorni dopo, Jim (Cillian Murphy) si sveglia dal coma (dopo un incidente) in un ospedale di Londra. L’ospedale è deserto, quindi il giovane esce in cerca d’aiuto per le strade di Londra, trovando anch’esse deserte… sembra proprio l’ultimo uomo rimasto in vita (situazione ripresa dal vecchio film di fantascienza “La terra silenziosa”). Per sua fortuna, alcune ore dopo, incontra pochi altri sopravvissuti e, insieme, cercheranno di raggiungere Manchester, dove dovrebbero stazionare dei militari con la cura per il virus (questa parte del viaggio verso la ‘salvezza’ l’avrò vista in almeno cento film). Ovviamente, durante il tragitto, i quattro protagonisti saranno più volte attaccati e rincorsi da orde di zombi (consideriamolo un ‘omaggio’ al mitico George A. Romero ed ai suoi film come “La notte dei morti viventi”).
Purtroppo, come avrete già intuito, “28 giorni dopo” pecca tantissimo di originalità. Altro non è che un miscuglio di tanti film miscelati assieme a formarne uno nuovo, ma la sensazione di ‘già visto’ prevale su qualunque altra emozione il regista volesse trasmettere. Oltre alla banalità, la trama ha numerose pecche narrative, a volte anche stupide, tipiche dei B-Movie, dove si dà peso all’azione senza badare se la storia segua un filo logico oppure no. Anche il cast è davvero scarso, nessun attore è all’altezza della situazione. Di questa pellicola salvo solo la regia (intesa solo come inquadrature ed utilizzo delle luci): le immagini di Londra deserta sono bellissime (ottenute girando sempre all’alba e prevalentemente nei giorni festivi) e le scene d’azione con gli zombi sono caotiche ma coinvolgenti. Troppo poco però per salvare questo film da una stroncatura. Purtroppo, suppongo che la risposta alla mia curiosità iniziale è che il ‘caso fortuito’ fu realizzare “Trainspotting” (vista anche la pessima recensione di Slovo del recentissimo “Sunshine”)… e che la qualità generale delle opere di Boyle sia scarsa… molto scarsa.
Notizia dell’ultim’ora: il 7 settembre 2007, uscirà nelle sale italiane “28 settimane dopo”, il sequel di questo film…con nuovi attori ed un altro regista: Juan Carlos Fresnadillo.
Mi prenoto fin d’ora per non andarlo a vedere!

Darth

 
Di kiriku (del 22/05/2007 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1209 volte)
Titolo originale
Napoleon Dynamite
Produzione
usa 2004
Regia
Jared HESS
Interpreti
Jon Heder, Jon Gries, Efren Ramirez, Aaron Ruell, Diedrich Bader, Haylie Duff, Tina Majorino, Sandy Martin
Durata
86 minuti
Trailer

Napoleon è il tipico ragazzo che non rispecchia i canoni classici dello studente medio americano, quello che nei film viene di solito catalogato come nerd. Vive a Preston, nell’ Idaho, con una nonna stravagante, un fratello trentenne, Skip, che passa le giornate davanti al computer a chattare con la fidanzata virtuale LaFawnduh  e a cercare di migliorare il suo Karate. Napoleon invece è un adolescente frustrato e deriso dai suoi compagni di scuola sia per il modo di vestire che per quello di relazionarsi con gli altri. Ha degli orrendi occhiali a goccia, porta degli stivali improbabili sopra i jeans, ha un’espressione un pò ebete e vive in mondo tutto suo. La sua vita comincia a cambiare quando incontra Pedro, un giovane studente messicano trasferitosi nella sua scuola con il quale farà amicizia e Deb una strana ragazza che segretamente è innamorata di lui. Questo film è uscito negli Stati Uniti nel 2004 è ha riscosso un successo incredibile soprattutto nei campus universitari. Ha vinto numerosi premi tra cui quello di miglior film agli MTV Movie Awards. In Italia credo sia passato abbastanza inosservato e dalle dure critiche che ho letto non credo sia piaciuto molto. Personalmente non mi è dispiaciuto, anzi se devo dire la verità l’ho trovato molto divertente e surreale. I personaggi sono eccezionali, a partire dal fratello Skip per arrivare fino allo zio Rico, ex giocatore di football rimasto legato agli anni ottanta, che si instaura  in casa di Napoleon per badare a due fratelli dopo che la nonna si è infortunata in un incidente in moto. Insomma questo film mi ha conquistato e, anche se non si può definire un capolavoro, non lo si può catalogare come un “filmetto” o come “ un cumulo di sciocchezzuole innocuo” come mi è capitato di leggere. Tanto per cominciare bisogna ricordare che per girare questo film sono stati spesi solo 400.000 dollari e che quindi non può essere perfetto a livello tecnico, la sua forza sta in una rappresentazione estrema, quasi caricaturale, della provincia americana e dei personaggi che la popolano, che con i loro difetti portati all’eccesso danno a questa pellicola un senso di assurdo e di irrealtà che lasciano lo spettatore con un sorriso sulla bocca. Un film diverso dai soliti visti sui college americani, mai volgare e privo di quelle gag viste e riviste che troviamo di solito in questi film e accompagnato da una colonna sonora anni ottanta che non guasta. Insomma lo consiglio vivamente.

Kiriku

 
Di nilcoxp (del 21/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4848 volte)
Titolo originale
The Woman in Red
Produzione
USA 1984
Regia
Gene Wilder
Interpreti
Gene Wilder, Kelly Lebrock, Gilda Radner.
Durata
86 minuti

Nel parlare con un mio amico di questo film mi sono tornate in mente tante cose, su tutte la mia giovane età dell’epoca. Sigh… A parte questo, cosa dire di una commedia simpatica che a quei tempi mi piacque molto, ma che rivista oggi ha perso molto del suo fascino? Ridimensionata dalla mia conoscenza di cinema e dalla mia testa cambiata con gli anni, rimane comunque una storia senza grosse pretese che potrebbe allietare qualche pomeriggio noioso. Rifacimento della commedia francese “Certi piccolissimi peccati” ebbe un grosso successo di pubblico e vinse l’oscar per la canzone di Stevie Wonder “I just called to say i love you”. Mi sono ricordato di questa pellicola principalmente per la protagonista (Kelly Lebrock) e per le “coltellate” che da ragazzo mi sono dato pensando a lei, anche se a livello recitativo la Radner è decisamente superiore (nella vita la moglie di Wilder). Fate voi, baci a tutti!

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 20/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1236 volte)
Titolo originale
Man of the Year
Produzione
U.S.A. 2007
Regia
Barry Levinson.
Interpreti
Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Lewis Black, Jeff Goldblum, David Alpay, Faith Daniels.
Durata
115 minuti

Mi ero ripromesso di non andare più a vedere un film di Robin Williams dopo la grande delusione di "The big white", però questo titolo m’ incuriosiva per la storia che narrava. Per fortuna mi è andata bene, il film è girato bene, il professore dell'"Attimo fuggente" è quasi al suo livello aiutato in questo film anche da un grande Christopher Walken come co-protagonista.
Al momento delle candidature alle presidenziali statunitensi il comico Tom Dobbs decide di provare a cambiare il secolare sistema politico bipolare americano candidandosi come indipendente, facendo una campagna elettorale a costi minimi senza bisogno dell’appoggio economico delle varie lobby industriali. Casualità vuole che in concomitanza di queste presidenziali il sistema elettorale cambi, passando ad un sistema di spoglio completamente computerizzato, senza l’uso dei documenti cartacei. Incredibilmente le votazioni proclamano nuovo presidente degli Stati Uniti un incredulo e spiazzato Robin Williams, ma questo successo è figlio solo di un errore interno del programma di spoglio dei voti come scoprirà una giovane e ingenua impiegata della ditta fornitrice del software. Da questo momento inizia la parte più surreale del film.
La scena più bella del film e anche la più interessante, è quella del dibattito tra i tre candidati con un profondo attacco da parte di Tom Dobbs alla classe politica americana e non( fa riferimento anche a Papa Benedetto XVI e a politici italiani), mette a nudo l’ipocrisia dei politici e la falsità delle loro promesse elettorali. Purtroppo dopo questo bel momento il film inizia la sua parte sentimentale e diciamo anche politicamente corretta, con un finale un po’ all’acqua di rose.
Quello che mi ha fatto più pensare è come diventerà sempre più difficile credere all’esito delle votazioni con l’avvento delle nuove tecnologie troppo difficili da controllare e troppo facili da manipolare da parte di chi le governa e gestisce.
In sostanza un film piacevole, ben interpretato e senza troppe pretese da vedere una sera che non si sa cosa fare.
Sansimone

 
Di slovo (del 18/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2904 volte)
Titolo originale
Debiruman
Produzione
GIAPPONE 2004
Regia
Hiroyuki Nasu
Interpreti
Hisato Izaki, Yusuke Izaki, Ayana Sakai, Ai Tominaga
Durata
116 minuti

Proprio non si spiega. Io non mi spiego come progetti che nascono al cospetto di così grandi aspettative, che coinvolgono decine di persone e che (non ultimo) muovono una caterva di soldi possano finire per essere gestiti da perfetti incompetenti.
Oppure si spiega... le solite squallide regole che governano il mondo...
ma non perdiamoci in sfoghi etico-morali, in fin dei conti hanno solo toppato un film, ci sono tragedie peggiori che veder sciupare l’occasione di dare una trasposizione degna ad una delle più belle storie horror mai scritte.
Ma al limite, si potranno anche visionare le due ore di pellicola realizzate da Hiroyuki Nasu, tanto per soddisfare una curiosità, ancora meglio se si conosce il fumetto a cui è ispirato, tanto per rendersi conto dell’abisso che separa le due versioni.
Nulla è rimasto dell’atmosfera originale: i toni oscuri, l’ineluttabile manto di sciagura che avvolgeva le vicende dei protagonisti o il velato erotismo che trasudava dalle tavole. Tutto sacrificato in favore di una pedissequa rassegna di situazioni, attinte dalle pagine del manga come si farebbe da un qualsiasi manuale di istruzioni e messe assieme in una sterile sequenza, piatta e priva di ritmo. Riproposta quasi integralmente, la storia dell’uomo diavolo è stata però ritoccata in alcuni punti, inspiegabilmente, dal momento che gli ‘aggiustamenti’ dello sceneggiatore Machiko Nasu finiscono con l’essere peggiorativi. Ma dico io...
Riguardo al casting si è chiaramente preferita l’attrazione mediatica alla capacità. Perchè altrimenti chiamare la top-model Ai Tominaga ad indossare i succinti panni dell’arpia Silen? (e stendiamoci un velo pietoso su questi panni – i costumi) un personaggio ben sfaccettato da Go Nagai ridotto qui ad una sbrigativa quanto inutile apparizione. Idem per i fratelli Izaki: faccini carini prestati dalla boy-band Flame e sogni inconfessabili delle adolescenti nipponiche. Se da un lato l’aspetto efebico e l’incrociarsi dei loro languidi sguardi propone un interpretazione interessante del rapporto ambiguo tra Ryo e Akira, la loro palese incapacità a recitare è una vera debàcle per il film, essendo i protagonisti.
Interamente in CG alcune scene, in particolare quelle che mostrano combattimenti tra demoni (nella loro trasformazione completa): sono realizzate decentemente pur senza raggiungere gli standard hollywoodiani ma mancano di continuità, e non solo visiva, con il resto del girato.
Si percepisce una diffusa qualità medio-televisiva in questo Devilman, l’impronta di una produzione dozzinale, riprese e montaggi appena superiori agli standard amatoriali, una ricorrente corsa al risparmio che denota un tentativo forse al di sopra delle disponibilità e che avrebbe potuto sollevarsi solo grazie alla professionalità dei realizzatori. Che è decisamente venuta meno.
Tra le varie ‘animazioni’ dell’anti-eroe nagaiano, i primi due OVA rimangono ad oggi le uniche proposte degne di essere considerate.

slovo

 
Di Darth (del 16/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2777 volte)
Titolo originale
Children of Men
Produzione
Giappone, Inghilterra, USA, 2006
Regia
Alfonso Cuarón
Interpreti
Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Charlie Hunnam, Chiwetel Ejiofor
Durata
109 minuti
Trailer

Siamo a Londra nel 2027. Un capannello di persone assiste con sconforto alla notizia che Diego Ricardo è stata ucciso. Diego Ricardo aveva 18 anni, ed era la persona più giovane del pianeta: è quasi 19 anni, infatti, che nessuna donna al mondo rimane incinta.
L’Inghilterra del futuro viene rappresentata come l’ultimo baluardo di civiltà, e tutti gli altri paesi a ferro e fuoco tra guerre e carestie. E’ proprio per cercare di mantenere questo stato di cose che il governo inglese ha instaurato un regime militare e delle leggi per legalizzare la caccia agli immigrati. Una persecuzione con molte evidenti analogie a quella subita dagli ebrei durante il nazismo. Il protagonista di questo film è Theo (Clive Oven), che si ritrova coinvolto con l’associazione segreta dei “Pesci” (i disobbedienti del futuro) a causa della sua ex moglie Julian (Julianne Moore) che ne è divenuta un’attivista. Julian chiede a Theo di procurargli un permesso di transito per un’immigrata clandestina: vogliono farla arrivare al mare per imbarcarla sulla nave del “Progetto umano” (associazione dedita alla ricerca di una cura per l’infertilità delle donne). Theo riesce ad ottenere solo un permesso congiunto: deve quindi accompagnare Kee (questo il nome della ragazza di colore) fino alle coste dell’Inghilterra, scoprendo durante il tragitto che la giovane è incinta...
I figli degli uomini” ha una trama molto intricata (mi ha ricordato vagamente “L’esercito delle 12 scimmie”), ad una visione approssimativa possono sfuggire alcuni passaggi, o rimanere un po’ sconcertati per le tante sfumature della trama… ma, se lo si segue con attenzione, è davvero molto coinvolgente (candidato all’oscar come miglior sceneggiatura non originale). La cosa che mi ha colpito maggiormente è senz’ombra di dubbio la regia di Alfonso Cuarón: la telecamera (sempre a spalle) segue Theo ovunque, dando una sensazione quasi documentaristica, e l’utilizzo di lunghi pianosequenza, danno dimostrazione dell’incredibile bravura di tutto il cast (candidato all’oscar anche come miglior fotografia e montaggio). Due pianosequenza su tutti sono impressionanti. Il primo è di circa 5 minuti, girato tutto all’interno di un automobile lanciata verso la fuga, tra colpi di pistola, vetri in frantumi e sangue che schizza. Il secondo è ancora più impressionante e dura oltre 6 minuti: la telecamera segue Theo attraverso un campo di battaglia cittadino, con carri armati che bombardano il palazzo dove il protagonista entra e sale fino al terzo piano… davvero una scena sbalorditiva! Mi ero entusiasmato a vedere i pianosequenza interminabili di “Irreversibile” ma, messi a confronto con questi, sembrano un’opera da dilettanti. Eccezionale anche la ricostruzione della futura Londra (divenuta caotica come Bangkok) e quella del ghetto degli immigrati, dove sembra di essere a Baghdad. Ottime anche le musiche e gli effetti sonori, con esplosioni realistiche seguite dal classico fischio nelle orecchie e suoni ovattati. Avrei parecchie altre chicche da dirvi su questo bellissimo film, ma il tempo è tiranno e i miei colleghi pure… quindi chiudo qua la mia recensione, consigliandovi caldamente il noleggio del dvd “I figli degli uomini”… merita davvero di essere visto!

Darth

 
Di nilcoxp (del 14/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2242 volte)
Titolo originale
Ho fatto splash
Produzione
Italia 1980
Regia
Maurizio Nichetti
Interpreti
Carlina Torta, Maurizio Nichetti,Luisa Morandini, Dante Mertini, Giulia Lazzarini, Corrado Lojacono,Walter Valdi, Ugo Bologna, Patrizia Costa, Edmondo Sannazzaro, Flavio Bonacci, Angela Finocchiaro.
Durata
95 minuti

Questo è il secondo film di Nichetti, nel quale impersona uno stravagante individuo che addormentatosi davanti alla televisione da bambino, si risveglia orami adulto dopo un sonno durato vent’anni. Viene allora ospitato da tre donne (di una è il cugino) in un appartamento di Milano, dando luogo a una serie di gag simpatiche. Due i filoni principali in cui possiamo suddividere la pellicola: quello dei personaggi femminili che si muovono in un loro contesto e con le loro disavventure, e quello del protagonista maschile che sembra tutto travolgere in quel suo modo di fare a metà strada tra il fumettistico e il film muto (nel film le uniche parole che dice sono quelle del titolo). Dimenticavo di dirvi che nella casa oltre alle tipe c’è anche un bambino piccolo che vive in un armadio, e per tutto il tempo che guarda la televisione si sente in sottofondo nell’appartamento la sigla del cartone animato “Gundam” (idea stupenda). Avrete capito che si tratta di un lungometraggio dai contorni surreali, ma non per questo meno godibile di altre commedie più reali ma scontate. Ve lo consiglio anche perché personalmente questo lavoro del regista/attore mi piace molto. Inoltre per l’epoca usò il suono in presa diretta, vera novità per il cinema italiano. Gasatevi tutti con questo film pieno di bollicine. Ciaoooo

nilcoxp

 
Di Sansimone (del 13/05/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1976 volte)
Titolo originale
Arrivederci amore, ciao
Produzione
Italia 2006
Regia
Michele Soavi
Interpreti
Alessio Boni, Isabella Ferrari, Michele Placido, Carlo Cecchi, Alina Nedelea, Michele Soavi, Lorenzo Favella.
Durata
107 minuti

Girovagando su internet mi sono imbattuto in questo film di Michele Soavi, la trama m’incuriosiva e così ho affittato il DVD.
Il film narra le vicende di un ex terrorista rosso che per sfuggire alla giustizia italiana si rifugia in sud america, dopo svariati anni sente il bisogno di tornare in patria e costruirsi una vita da uomo libero senza più vincoli con il suo passato. Al momento del suo rientro in Italia trova però l’ostacolo di un dirigente della DIGOS corrotto che lo ricatta in modo da averlo al proprio servizio in certi suoi traffici.
Visto così sembrerebbe il racconto del classico buono che ha fatto uno sbaglio e vuole riabilitarsi ma che, contro la sua volontà, è costretto a sporcarsi di nuovo le mani, ma non è così. Giorgio, questo il nome del protagonista, non ha niente del buono o del pentito, il suo desiderio di una fedina penale pulita nasce dall’invidia di avere una vita come gli altri, cosa che a lui è mancata fino a quel momento. Infatti durante il suo cammino verso la riabilitazione ufficiale non si fa scrupolo di niente, si macchia di ricatti furti omicidi, come se tutti questi reati non facciano parte della sua storia, ma fossero soltanto un mezzo come altri per arrivare al suo scopo. Anche il suo rapporto con il vice questore Anedda è soltanto un espediente per arrivare alla vita normale, inizia con il ricatto da parte di Anedda per avere i nomi dei compagni di lotta di Giorgio, ma poi è lo stesso Giorgio che lo chiama per avere protezione nei suoi traffici, diventano soci in affari fino al colpo grosso, dopo del quale si dividono. Giorgio si trasferisce nel nord-est e apre un ristorante sembra innamorarsi di una ragazza e aspetta il sospirato giorno della riabilitazione. La fine non ve la racconto per non rovinarvi la visione del film, dico soltanto che lo spirito da opportunista del protagonista arriverà al culmine.
Volevo vedere questo film perché m’ incuriosiva l’aspetto del reintegro di un ex-terrorista nella vita comune, e purtroppo sono stato deluso in questo. Tale aspetto viene utilizzato dal regista solamente per dare il via al film, creare un retroterra alla vita del protagonista. Il film è invece un buonissimo film noir, che ti tiene in costante attenzione fino alla fine, certe atmosfere mi hanno ricordato alcuni libri di Loriano Macchiavelli incentrati sul vice ispettori Poli Ugo.
Tra gli interpreti voglio segnalare i due attori principali: Alessio Boni nel ruolo di Giorgio bravissimo per di più in un ruolo diametralmente opposto a quello che aveva nella “Meglio Gioventù” e Michele Placido splendido nei panni del vice questore doppiogiochista, distante anche lui anni luce dall’ispettore Cattani della “Piovra”.
Come sempre vi invito a vederlo perché ben fatto e riuscito, buona visione a tutti.
Sansimone

 
Di smarty (del 12/05/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1089 volte)
Titolo originale
The Queen
Produzione
Gran Bretagna/Francia/Italia, 2006
Regia
Stephen Frears
Interpreti
Helen Mirren, James Cromwell, Michael Sheen
Durata
97 minuti
Trailer

31 Agosto 1997: la morte di Diana ex principessa del Galles; il mondo si ferma a bocca aperta, il cuore smette per un attimo di battere, tutto è confuso e irreale. Il film The Queen non aggiunge niente di nuovo a quello che è già stato raccontato, inventato o ipotizzato dai media dopo il tragico incidente, ma punta il suo obiettivo sulla Regina Elisabetta II (Helen Mirren) nella settimana di attesa dei funerali di Diana cercando di renderla, in un’occasione come questa mai verificatasi prima, un po’ più umana. La reazione della famiglia Windsor è da protocollo, si isolano nell'eremo scozzese di Balmoral cercando di continuare a vivere come se niente fosse, mentre il neo primo ministro Tony Blair (Michael Sheen) da bravo populista moderno percepisce la natura dell'evento e l’importanza che l’atteggiamento della famiglia reale avrà sui mass-media nonché sulla popolazione britannica. Stephen Frears alterna immagini di repertorio con la finzione e cerca di rendere la morte di Lady Diana una storia comune di dolore di una famiglia che ha perso una madre e di un marito che ha vissuto fino all’ora nell’ombra, di una donna/regina che non comprende più la reazione del suo popolo, ma che grazie ai suggerimenti machiavellici di Blair esce da questa situazione da vera regina. Non so se i fatti così come li ha documentati il regista siano veramente accaduti, ma la vita della famiglia Windsor ruota tutta intorno a questa straordinaria figura di donna “addestrata” a governare in giovane età, abituata a reagire e a prendere decisioni importanti in situazioni difficili come la seconda guerra mondiale, ma incapace di affrontare il lutto e il dolore. Fin dalla prima inquadratura di The Queen, Helen Mirren è perfetta: in posa da ritratto guarda in faccia lo spettatore con aria aristocratica quasi di sfida, la somiglianza è sbalorditiva, ma la Mirren ultimamente è abituata a vestire i panni di regina (miniserie Hbo su Elisabetta I appena terminata), ma la preparazione sulla fisicità, sulla postura, sulla camminata un po’ buffa e su quell’aria a metà tra la ragazzina e l’aristocratica. Lei che notoriamente proviene da una famiglia repubblicana e fieramente antimonarchica, riconosce al Elisabetta II diversi pregi, come la dignità, la coerenza, il senso del dovere e per questo che nonostante la vita regale sia fatta di protocollo e formalità nel film cerca di valorizzare anche l’aspetto umano. Un’interpretazione che le è valsa la Coppa Volpi come migliore interpretazione femminile alla 63° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e l’ Oscar 2006 come migliore attrice protagonista.

Smarty

 

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