BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di smarty (del 03/03/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1167 volte)
Titolo originale
Spanglish
Produzione
USA 2004
Regia
James L. Brooks
Interpreti
Adam Sandler, Téa Leoni, Paz Vega, Cloris Leachman, Shelbie Bruce
Durata
130 minuti

Pensavo fosse la solita commedia americana, quella che affitti quando non hai voglia di vedere qualcosa di impegnativo. Bene, mi sono ricreduta. Oltre a tanti spunti di riflessione mi sono anche divertita ad osservarli e commentarli in silenzio per non interrompere il film che scivola via benissimo anche se dura 2 ore. E’ la storia di una giovane mamma single messicana che si trova a dover scegliere per la propria bambina per cui stravede di rimanere radicata alle sue tradizioni e al suo paese o provare, anche se consapevole delle difficoltà, a dare un’occasione migliore al suo futuro. E’ proprio la voce di Cristina Moreno, la bambina divenuta ormai adulta, a raccontare il passato che l’ha ispirata e portata ad iscriversi a Princeton. Così ecco la storia di Florencia Moreno (Paz Vega) che arrivata a Los Angeles con Cristina in braccio inizia qualche lavoretto nel barrio messicano. Non conosce la lingua inglese e comunica con il resto del mondo attraverso Cristina (un po’ stile “Lezioni di piano”) fintanto che una cugina non le trova un lavoro di governante presso una tipica famiglia americana, i Clasky,. Deborah (Téa Leoni), nevrotica, ossessionata dal fitness e dalla perfezione del proprio corpo, Evelyn (Cloris Leachman), la mamma di Deborah, brilla già alle otto del mattino, ma sempre pronta a criticare la figlia, Bernice (Sarah Steele) figlia con problemi di linea e bersaglio di tutte le frustrazioni e dei complessi materni, il vivace secondogenito Georgie afflitto dall’essere poco considerato e per ultimo ma non per importanza John (Adam Sandler) professione chef, marito e padre dolcissimo, di vocazione uomo semplice. La casa è sensazionale, tutto è sinonimo di soldi e benessere. In questo mondo artificiale immediatamente risaltano le capacità di Florencia ad ascoltare con il cuore e a non farsi coinvolgere nel turbolenta apparenza dei Clarks. Florencia sembra essere catapultata in un mondo che va troppo veloce per lei abituata a riflettere coscienziosamente su qualsiasi decisione da prendere, molto riservata, e che difende la propria intimità con la piccola Cristina fintanto che non viene costretta ad andare a vivere con i Clarks tutto il giorno. Brioso, divertente, a tratti romantico, il film attrae l’attenzione sui personaggi risaltandone le qualità, affronta gli evolversi dei rapporti madre-figlia, racconta anche in toni soft il mescolamento sociale e sentimentale tra due culture, quella del nord e del sud america, da qui anche il titolo, (unione tra Spanish e English) che si rifà allo slang parlato dagli immigrati di prima e seconda generazione e ai traumi, ai fraintendimenti, ai sensi di colpa di gente come Florencia che vuole svolgere solo bene il proprio lavoro e poi tornarsene a casa. La morale sembra essere che in una famiglia dove nessuno capisce gli altri, poco importa parlare la stessa lingua.

Smarty

 
Di slovo (del 02/03/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1387 volte)
Titolo originale
M.A.R.K. 13 Hardware
Produzione
UK 1990
Regia
Richard Stanley
Interpreti
Dylan McDermott, Stacey Travis, John Lynch, William Hootkins
Durata
95 minuti

Pessimo futuro prossimo... Jill, una scultrice che lavora col metallo, riceve in regalo dal suo ragazzo dei rottami rinvenuti nel deserto. Sfortunatamente appartenevano ad un droide sperimentale (nome in codice M.A.R.K.-13) il quale riesce ad auto-ripararsi nell’appartamento della ragazza, che diventa il bersaglio del suo efferato programma omicida.
Quello che potrebbe sembrare solo un insulso robo-splatter è in realtà un ottimo esempio di cinema cyberpunk che, relegato silenziosamente nella sua nicchia, è già divenuto un cult.
Basato su una storia a fumetti chiamata SHOK! (di Steve MacManus and Kevin O'Neill, apparsa sulla mitica rivista inglese 2000AD), origine che spiega certe licenze nella sceneggiatura e alcuni personaggi dal profilo un po’ sopra le righe, il film attinge da un ampio campionario di fantascienza in celluloide: c’è un po’ di “Terminator” (un tenace robot ammazzauomini), un po’ di “Blade Runner” (una metropoli oppressa da costante penombra ed esalazioni industriali), un po’ di “2001: Odissea nello Spazio” (da notare il compendio di psichedelia kubrickiana sul finale).
Lo stato di angoscia ricreato nelle stanze dell’ appartamento di Jill, nelle cui ombre striscia il micidiale automa, è una proiezione del mondo esterno: lugubre, stanco, in caduta libera verso un degrado senza ragionevoli speranze. Il futuro descritto da Stanley è un luogo in cui nessuno vorrebbe vivere: l’ ambiente irrimediabilmente contaminato è la cornice di un tessuto sociale in deterioramento: i mutanti, la popolazione allo sbando che ‘vive’ le strade, il vicino maniaco e guardone, l’avido ricettatore, i raccapriccianti comunicati governativi che gracchiano dalla radio. In questo decadente contesto Jill e il suo fidanzato Moe appaiono come gli ultimi incorrotti modelli di speranza umana: il M.A.R.K.-13 è l’ineluttabile orrore del mondo che irrompe nell’oasi dei due ragazzi, devastandola. Una dorsale pessimista e sconfortante percorre tutto il film e viene suggellata nell’ultimo terribile notiziario radio di Angry Bob (il DJ che nella versione originale ha la voce di Iggy Pop).
Realizzato in economia ma non per questo qualitativamente inferiore alle mega produzioni, accompagnato da una colonna sonora techno-hard-rock più che mai adeguata, non deluderà gli appassionati di fantascienza. Chi non lo fosse potrebbe anche trovarlo, ad un analisi superficiale, confusionario e privo di senso.

slovo

 
Di Namor (del 01/03/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1147 volte)
Titolo originale
Munich
Produzione
USA 2005
Regia
Steven Spielberg
Interpreti
Eric Bana, Daniel Craig, Mathieu Kassovitz, Geoffrey Rush, Hanns Zischler, Ayelet Zorer, Sharon Alexander
Durata
164 Minuti
Trailer

Monaco ore 5, otto uomini studiano un sistema per poter scavalcare la recinzione che li divide dall’interno del villaggio olimpico, una volta dentro, estrarranno le armi da fuoco dalle loro sacche, per compiere un’irruzione nella palazzina che ospita gli atleti israeliani. Ha così inizio l’attacco terroristico che gettò nello sgomento le olimpiadi di Monaco ‘72, protagonista di questo fatto di cronaca fu un commando di otto palestinesi denominato Settembre Nero, che aveva come scopo la cattura degli atleti israeliani per usarli come merce di scambio contro la liberazione di 236 prigionieri palestinesi chiusi nelle loro carceri, comprese quelle di Andreas Baader e Ulrike Meinhof, rinchiusi nel carcere di massima sicurezza di Stammheim in Baviera. Come si evolse successivamente la faccenda é cosa risaputa, dopo 21 ore avvenne il trasferimento accordato con i terroristi, due elicotteri trasportarono gli attentatori con i loro prigionieri dal villaggio olimpico all’aeroporto di Furstenfeldbruck, dove ad attenderli c’era la polizia tedesca, che avrebbe dovuto eliminare i sequestratori e liberare i loro prigionieri. Operazione questa, che si rivelò una vera mattanza, a salvarsi furono solo tre terroristi, mentre gli altri cinque morirono, insieme a tutti gli ostaggi e più della metà di loro cadde sotto il fuoco della stessa polizia. Vi ricordo che fu il primo atto di terrorismo in diretta poiché, fu possibile, grazie alle telecamere impiegate per le riprese olimpiche, seguire l’inizio dell’attentato e il suo triste epilogo!Per realizzare “Munich”, Steven Spielberg ha attinto le informazioni dal libro “Vendetta” scritto dal giornalista canadese George Jonas, nel quale si racconta ciò che avvenne, dopo quel tragico avvenimento che sconvolse il mondo intero! Infatti, dopo quell’atto criminoso, fu indetta, dal primo ministro Golda Meir, una riunione straordinaria con i capi politici e militari, nella quale diede ordine di eliminare i responsabili di quel vile attentato. Per tale scopo il Mossad, assembla un gruppo di cinque uomini, dando l’avvio all’operazione “Mano di Dio”, impresa atta a rintracciare e uccidere sotto copertura, i mandanti di Settembre Nero. A guidare la spedizione punitiva sarà l’agente del Mossad Avner Kauffman, ruolo affidato ad (Eric Bana), coadiuvato dagli altri componenti così articolati: il costruttore di bombe Robert (Mathieu Kassovitz), il falsificatore di documenti tedesco Hans (Hanns Zischler), il silenzioso e metodico Carl (Ciaran Hinds) a lui il compito di pulire eventuali tracce lasciate dal gruppo, ad operazione conclusa, ed infine, il più determinato della banda, l’autista sudafricano Steve interpretato dal nuovo 007 (Daniel Graig). In una lettera aperta, pubblicata sul Jerusalem Post, lo scrittore Calev Ben-David rimprovera a Spielberg di non aver consultato nessuno dei sopravissuti, affidandosi per la ricostruzione dei fatti al libro “Vendetta” di G. Jonas (per alcuni è lo pseudonimo dello stesso Avner) la cui storia da lui scritta e stata più volte smentita. Da parte mia se devo proprio rimproverare qualcosa al buon Spielberg, è la durata del film, 164 minuti non sono una preghiera, sostantivo usato da lui stesso per definire la realizzazione di “Munich”, ma una messa intera!

Namor

 
Di kiriku (del 27/02/2007 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1935 volte)
Titolo originale
Bombon el perro
Produzione
Spagna, Argentina 2004
Regia
Carlos Sorin
Interpreti
Juan Villegas, Walter Donado, Gregorio, Rosa Valsecchi, Mariela Díaz, Sabino Morales, Claudina Fazzini
Durata
96 minuti
Trailer

In Patagonia la vita è difficile è lo è ancor di più se hai cinquant’anni e se sei appena stato licenziato. Questo accade a Juan che nella vita ha sempre fatto il meccanico e che ora, dopo la chiusura della pompa di benzina, si ritrova senza lavoro e per tirare avanti costruisce coltelli artigianali che nessuno vuole comprare. Un giorno soccorre una donna con la macchina in panne e la madre di questa, anche lei in condizioni economiche precarie, per ripagarlo gli regala Bombon, un bellissimo esemplare di Dogo argentino. Da questo momento la vita dell’uomo sembra cambiare, grazie all’animale trova un lavoretto e conosce Walter un allevatore di cani che lo convince a iscrivere Bombon a concorso locale dove vincerà il terzo premio. Ma per guadagnare bisogna fare accoppiare il cane e in questo Bombom sembra avere qualche problema, la sua timidezza è tale da far pensare ad una totale assenza di libido. Il film è uscito in Argentina nel 2004 ma da noi è arrivato solo nel 2006 e sinceramente non ne ero a conoscenza, l’ho trovato per caso in videoteca. La storia è semplice ma non banale, il regista ha scelto attori non proffesionisti ma in grado di comunicare egregiamente delle emozioni e in particolare l’attore Juan Villegas che è riuscito a dar vita ad un personaggio che trasuda dolcezza e malinconia allo stesso tempo. Il regista si sofferma sui volti, sulle loro espressioni e sui loro sguardi sempre intensi e in grado di colpire, riprese che vedono protagonista anche Bombon. La fotografia è davvero bella e ben curata, alcune inquadrature sembrano dei dipinti in grado di dare più intensità alla storia, carina anche la colonna sonora. Il film risulta a tratti eccessivamente lento, ma del resto la trama non permette grandi scintille e nonstante tutto  rimane una pellicola da vedere assolutamente. A riprova di quello che ho appena detto ci sono i numerosi premi vinti dal film: Festival di Toronto 2004, Premio della critica internazionale Festival di San Sebastian 2004, Premio della Critica Argentina 2005, 7 nominations ai Cesars Argentini 2005, Miglior attore Festival dei 3 continenti 2005. Ma i premi sono solo il risultato della bravura di Carlos Sorin che ci racconta una storia semplice che trova riscontro nella vita di tutti i giorni, popolata da gente comune e facendoci diventare spettatori nascosti di uno squarcio di vita vera. Buona visione a tutti.

Kiriku

 
Di nilcoxp (del 26/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2277 volte)
Titolo originale
Una giornata particolare
Produzione
Italia 1977
Regia
Ettore Scola
Interpreti
Sophia Loren, Marcello Mastroianni, John Vernon, Alessandra Mussolini, François Bard.
Durata
105 minuti

Il film si svolge tutto nel giorno in cui Hitler arriva a Roma (6 maggio 1938) per passare in rassegna le truppe italiane in presenza del suo alleato Mussolini. Ma questo evento è solo la cornice di una storia ben più importante. Il regista ci porta nella periferia di Roma, in un quartiere popolare, dove assistiamo all’euforia dei preparativi di una famiglia per andare a partecipare alla grande festa. Una volta rimasta da sola la donna di casa (Sofia Loren) ad ascoltare gli avvenimenti alla radio, causa un piccolo incidente domestico, fa la conoscenza di un vicino (Marcello Mastroianni). I due lentamente si avvicineranno tra di loro, superando le iniziali diffidenze. Si racconteranno i loro piccoli grandi drammi: lei casalinga trascurata e votata alla riproduzione (sei figli) al servizio del modello fascista, lui licenziato dalla radio perché omosessuale ed in attesa di essere portato al confino. Ma la loro sarà una piccola parentesi dai problemi, perché questa giornata particolare volgerà al termine riconsegnando ad ognuno il loro ruolo ed il proprio destino. Credetemi, vedere questi due “mostri sacri” del cinema cimentarsi in questo film è qualcosa che non si può descrivere solo a parole, va visto. Vi faranno entrare lentamente nella psicologia dei personaggi, vi faranno capire le loro disgrazie e quelle più grandi che li stanno circondando. Mastroianni in particolare riesce a trasmetterci il vuoto ideologico ed esistenziale che trova chi non uniformandosi alla massa per scelta o per natura si trova a pagarne le conseguenze. Film strepitoso per intensità e sentimento. Ottima la fotografia. Da vedere per capire…

nilcoxp

 
Di Namor (del 22/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 6987 volte)
Titolo originale
The Greatest Game Ever Played
Produzione
USA 2005
Regia
Bill Paxton
Interpreti
Shia LaBeouf, Elias Koteas, Stephen Dillane, Josh Flitter, Peyton List, Marnie McPhail, Stephen Marcus, Peter Firth.
Durata
120 Minuti

Dalla sua nascita, che ebbe luogo in Scozia nel lontano XV secolo, il gioco del golf con il passare degli anni ha visto succedersi nei vari tornei, nomi di grandi campioni quali Bobby Jones, Harry Vardon, Ben Hogan, fino al più recente Tiger Woods, ognuno di essi con le loro gesta, divennero delle vere icone nel mondo del golf. Ma l’impresa più clamorosa, non la si deve a questi grandi campioni del green, ma ad un ventenne dilettante di nome Francis Quimet, il quale nel 1913 prendendo parte agli U.S. Open di golf, realizzò quello che nessuno avrebbe mai osato credere fosse possibile per un dilettante, giocare testa a testa con i più grandi golfisti dell’epoca, tra cui il suo idolo, il leggendario campione inglese Harry Vardon. L’attore Bill Paxton dopo il suo esordio alla regia con il trhiller “Frailty”, per realizzare la sua seconda opera sceglie come soggetto una storia vera, ambientata nel mondo dello sport, dal titolo “Il Gioco più bello della mia vita” tratto dal libro “The Greater Game Ever Played”. La passione che nacque fin da piccolo nel cuore di Francis Quimet (Shia LaBeouf) fu alimentata dal continuo calcare i campi da golf, infatti Francis iniziò la sua avventura come caddie (portatore di mazze), racimolando qualche spicciolo da portare a casa per aiutare economicamente la sua famiglia, di umili origini. gap che ostacolava il suo talento naturale, si, perché all’epoca il golf era uno sport per gentiluomini, rimanendo (purtroppo) tuttora, visti i costi, uno sport d’elite! Nonostante le difficoltà che dovrà affrontare, compresa la disapprovazione del padre, che vede il golf come una chimera per il figlio, il nostro protagonista riuscirà a giocare il torneo degli U.S. Open, dando vita ad una sfida memorabile fino all’ultima buca con i britannici Harry Vardon(Stephen Dillane) e Ted Ray, che tenteranno di strappare dalle loro mani, ed in casa per giunta, la coppa ai detentori Americani. Ritengo giusto non dire altro, per lasciarvi gustare buca dopo buca, l’emozionante partita svoltasi nel più assoluto rispetto reciproco tra i protagonisti, e che, un cronista d’epoca definì come la sfida tra il David Americano e il Golia Inglese. Prendete posto la partita sta per iniziare!

Namor

 
Di Darth (del 21/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2773 volte)
Titolo originale
The Devil Wears Prada
Produzione
USA 2006
Regia
David Frankel
Interpreti
Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt,
Durata
109 minuti
Trailer

Considerata da alcuni critici la più grande attrice vivente, Meryl Streep, per la sua performance ne “Il diavolo veste Prada”, ha già vinto il Golden Globe, e potrebbe vincere, agli Oscar 2007, la sua terza statuetta di miglior attrice protagonista (già vinta con “Kramer contro Kramer” nel 1979 e con “La scelta di Sophie” nel 1982). A prescindere dal fatto se riuscirà o meno a strappare l’ambito riconoscimento alla super favorita Hellen Mirren (la regina in “The Queen”), Meryl Streep in questa pellicola è, a dir poco, straordinaria. E’riuscita a dar vita ad un personaggio “cattivo” che, in confronto, fa sembrare Glenn Close (Crudelia Démon) ne “La carica dei 101”, una dilettante, e vi riesce senza cadere mai nella malvagità, e senza farsi odiare dallo spettatore! Bravi anche gli altri interpreti, dalla venticinquenne Anne Hathaway allo stagionato Stanley Tucci, ottimo nel ruolo di raffinato stilista.
La storia narra di Andrea, un’aspirante giornalista, carina ma trasandata, completamente estranea ai capricci della moda, che viene assunta come seconda assistente di Miranda Priestly, caporedattrice di Runway, la rivista di moda più importante d’America. Andrea capirà subito perché il posto era vacante: tutti i dipendenti di Runway sono terrorizzati dalla dispotica direttrice, egocentrica e altezzosa, non accetta errori di alcun tipo e, se già è problematico ed umiliante lavorare per lei, lo è ancor di più farle da assistente. D’altro canto, operare accanto ad un personaggio tanto influente, può aprire moltissime porte, ed è per questo che Andrea cercherà di stringere i denti e resistere ai ritmi frenetici imposti dalla stacanovista Miranda, modificando il suo modo di essere e di pensare (oltre al suo guardaroba), fino al punto di rottura…
Come era ovvio aspettarsi da un film girato nel mondo della moda, non mancano gli stereotipi sul valutare le persone in base al loro aspetto fisico e sul loro modo di vestire: il chiamare una taglia 42 ‘grassa’, la ragazza che per dieta “non mangia niente, e quando sente che sta per svenire ingoia un cubetto di formaggio” e la spietatezza indispensabile per far carriera in quell’ambiente.
Una commedia piacevole, ben delineata, con una splendida fotografia e una trama non originale… diciamo un film ‘carino’ portato in alto dalla superlativa Meryl Streep: tutta la pellicola ruota attorno a lei, e pare, oltre ad una scelta di narrazione, una conseguenza delle capacità di recitazione.

Darth

 
Di Sansimone (del 18/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1902 volte)
Titolo originale
Bobby
Produzione
USA 2006
Regia
Emilio Estevez
Interpreti
William H. Macy, Ashton Kutcher, Helen Hunt, Demi Moore, Anthony Hopkins, Heather Graham, Sharon Stone, Laurence Fishburne, Harry Belafonte
Durata
114 minuti
Trailer

Negli ultimi giorni, assordato dai vari tam tam mediatici, ho visto questo film sull’assassinio del senatore Robert Kennedy, incuriosito di sapere se era all’altezza dello splendido “JFK” di Oliver Stone. La prima particolarità che colpisce è la massiccia presenza di stelle di Hoollywood, la seconda è invece il metodo di com’è stato costruito il film, le immagini hanno una definizione tipica anni ‘60 con montati all’interno spezzoni di filmati dell’epoca che, devo dire, danno una bella sensazione di realismo. Da segnalare, soprattutto, il discorso del senatore durante il party nell’hotel Ambassador quasi alla fine del film. Purtroppo il tentativo dell’autore di descrivere l’America di quei giorni inserendo cinque storie che con Kennedy hanno in comune soltanto la data e il luogo non è riuscito. Infatti, sono avvenimenti che, sì descrivono i costumi e le vicende dell’epoca, ma non riescono nel loro intento perché esposti troppo banalmente. Per esempio: la vicenda del cameriere messicano è molto interessante sul piano sociale ma viene devastata da un colloquio senza senso tra questi ed il suo capo cuoco (un magnifico Fishburne). Le altre storie sono ancora peggio: c’è quella di due giovani sostenitori del senatore che provano LSD, la coppia in crisi matrimoniale, la moglie tradita, la star alcolizzata… sinceramente non rendono speciale quest’opera, anzi… la rendono lenta (soprattutto all’inizio) e pesante nello svolgimento. L’unico episodio interessante è quello del sostenitore di colore che dopo aver perso la figura guida di Martin Luther King spera in quella di Kennedy e che alla sua morte prova un senso di smarrimento totale. Purtroppo, devo dire, che questo non è un bel film. L’idea di partenza poteva esser buona, come lo è stata la scelta del cast (tutti molto bravi), ma purtroppo il risultato è scadente.

Sansimone

 
Di smarty (del 17/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1543 volte)
Titolo originale
The Pursuit of Happyness
Produzione
Usa, 2006
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Brian Howe
Durata
117 minuti

E’ ispirato ad una storia vera l’ultimo bellissimo film di Gabriele Muccino. America, inizio degli anni ’80, sotto il governo Reagan la vita di tutti i giorni si fa difficile per le classi meno agiate e perdere il lavoro significa perdere tutto quello che si ha. Chris Gardner (Will Smith) però non si lascia scoraggiare dalle diverse difficoltà ed affronta ogni giorno con assoluta fiducia in un futuro migliore ed è seguendo questa sua convinzione che gira per San Francisco per vendere un nuovo sperimentale macchinario, uno scanner osseo, nel quale ha investito tutti i suoi risparmi. Il tempo passa, arrivare a fine mese è sempre più difficile, tenere a galla il suo matrimonio ancora di più e dopo tante privazioni un giorno la moglie (Thandie Newton) lo lascia. Chris si ritrova da solo con Christopher (Jaden Smith), il figlio di 5 anni, ad organizzare tutto e a dover pagare un sacco di debiti, viene sfrattato dall’appartamento e in un attimo si ritrova in mezzo alla strada. Senza più un soldo Chris è costretto a dormire con suo figlio nelle stazioni, nei bagni pubblici e nei ricoveri per i senza tetto. Nonostante tutto continua comunque a credere nelle sue capacità (“non permettere a nessuno di dirti di non poter fare qualcosa”) e nonostante non sia retribuito frequenta con volontà e determinazione il corso per aspirante broker presso una prestigiosa società di consulenza di borsa. Chris nutre la speranza in una vita migliore, continua ad essere un padre affettuoso e presente e nonostante le umiliazioni cerca di insegnare a suo figlio a non rinunciare ai suoi sogni ( “sei hai un sogno devi proteggerlo”). Quello di Chris in quel momento è essere assunto in quell’azienda ed è per questo che non si può permettere neanche un minuto di sconforto, un minuto di riposo perché il tempo è prezioso ed anche la notte è utile per studiare per superare l’esame. Chris corre e rincorre ogni momento della sua giornata, corre perché deve essere il primo, corre perché deve incastrare tutto, corre per afferrare quell’attimo fuggente di felicità. E alla fine ce la fa. Oggi Chris Gardner è un ricco proprietario di una Stock Brokerage. L’esordio hollywoodiano di Gabriele Muccino è molto intenso. Il film racconta in parte la vera storia di Chris Gardner, una storia americana molto attuale perché potrebbe accadere a chiunque, ma soprattutto mette in risalto i rapporti umani e le emozioni che entrano in gioco quando nella vita si chiudono tante porte. “La ricerca della felicità” è proprio la ricerca della serenità d’animo, della comprensione, della fiducia e del sostegno, della stima e della benevolenza, la ricerca di quello stato di quiete e di sicurezza che ti permette di vivere senza ansia, quel momento per cui è valsa la pena di vivere, di averci provato, di aver continuato a crederci. Will Smith mi è molto piaciuto, l’interpretazione è intensa soprattutto nei momenti drammatici e riesce a trasmettere molto bene al pubblico i diversi stati d’animo, ma il vero protagonista e la vera sorpresa è il figlio, nel film e nella realtà, di Will Smith che sembra nato per fare l’attore , è bravissimo. Sicuramente da vedere.

Smarty

 
Di Namor (del 15/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2178 volte)
Titolo originale
Invicible
Produzione
USA 2006
Regia
Ericson Core
Interpreti
Mark Wahlberg, Greg Kinnear, Elizabeth Banks, Kevin Conway, Michael Rispoli, Kirk Acevedo, Dov Davidoff,
Durata
105 Minuti

Per il suo esordio dietro la macchina da presa, l’ex direttore della fotografia Ericson Core, sceglie come soggetto il mondo del football americano, intitolando il film “Imbattibile”, nel quale si narra della storia (quasi) vera di Vince Papale, personaggio sportivo che alla veneranda età di trenta anni entra nel mondo della nfl, come giocatore professionista, gareggiando per tre stagioni nei Philadelphia Eagles dal 1976 al 1979, anno quest’ultimo, che lo vide ritirarsi in seguito ad un infortunio alla spalla. Ad aprirgli le porte della nfl, fu il leggendario allenatore Dick Vermeil, da poco ingaggiato per risollevare la triste sorte dei Philadelphia Eagles, squadra che in quel periodo non navigava certo in acque tranquille. Il geniale Vermeil, per infondere entusiasmo negli avviliti tifosi, organizza delle selezioni aperte ai dilettanti, con lo scopo, per chi ne avesse le qualità, di entrare a far parte della prima squadra. E fu così che ebbe inizio la favola di Papale, uomo che da semplice tifoso divenne una leggenda tra i giocatori della sua squadra del cuore, risollevando non solo le sorti dei Philadelphia Eagles, ma anche le proprie, considerando che era stato appena licenziato dal lavoro che svolgeva come maestro-supplente, restando comunque ad occuparsi di un bar per poche ore serali, ma, insufficiente per riprendersi dalle difficoltà economiche in cui versa insieme alla moglie, la quale, successivamente lo lascia etichettandolo come un eterno perdente. Sarà, grazie alla sua passione per il football e alla squadra dei Philadelphia Eagles, che si riscatterà, mostrando il suo reale valore, sia agli amici con cui improvvisava dure partite nel fango, illuminate dai soli fari delle loro automobili disposte in cerchio intorno al campo, che ai suoi nuovi compagni di squadra che lo vedono come un intruso, incapace di dare il giusto apporto alla loro causa. Un muscoloso Mark Wahlberg, è l’attore che interpreta Vince Papale, soprannominato Rocky dai tifosi, a Gregg Kinnear è affidato il ruolo del coach Vermeil, mentre la recitazione della topa di turno Janet, è stata assegnata alla promettente (così dicono i critici) Elizabeth Banks. Secondo il mio giudizio, quello che manca ad “Imbattibile”, è l’adrenalina, un tema come il football richiede una dose superiore a quella espressa, che coinvolga e appassioni talmente lo spettatore fino a portarlo a tifare per gli Eglaes, invece qui, il regista si incentra un po’ troppo sul Papale privato, col risultato di annoiare lo spettatore!

Namor

 
Di Darth (del 14/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2686 volte)
Titolo originale
Clerks 2
Produzione
USA 2006
Regia
Kevin Smith
Interpreti
Jason Lee, Trevor Fehrman, Kevin Smith, Jason Mewes, Rosario Dawson, Jeff Anderson, Brian O'Halloran
Durata
97 minuti
Trailer

Ritornano, dodici anni dopo, i due commessi più simpatici e ‘fuori di testa’ di sempre: Randal & Dante, di “Clerks”… e, questa volta, a colori!
Il primo “Clerks” uscì nel 1994, ideato e voluto da Kevin Smith, di cui è regista, produttore, attore e sceneggiatore. Girato con un'unica telecamera 16mm, totalmente in bianco e nero, nelle ore di chiusura del negozio dove Smith era impiegato come commesso, con attori non professionisti ed un budget ridottissimo. Interamente impostato su dialoghi di gente comune (turpiloqui compresi), con battute e discorsi astrusi e impegnativi sulle tematiche più futili. Il risultato è un film che è divenuto un vero e proprio cult.
In “Clerks 2” ritroviamo Randal (Jeff Anderson) e Dante (Brian O'Halloran) che, dopo aver perso il lavoro al Quick Stop a causa di un incendio che lo ha devastato, vengono assunti al Mooby’s, un fast-food che trasformeranno, come solo loro sanno fare, nella sede di esilaranti disquisizioni su temi attuali, con ancor più scurrilità del precedente film. Non potevano mancare (ritornati da un periodo in comunità per tossicodipendenti) Jay (Jason Mewes) e Zittino Bob (interpretato dallo stesso Kevin Smith) i due spacciatori che stanziano costantemente fuori dal ristorante. Film divertentissimo: ben lontano dalla genialità del suo precursore ma, anche qui, troviamo scene memorabili (imperdibile Jay che imita ‘Buffalo Bill’, il serial killer de “Il silenzio degli innocenti”), dialoghi al limite del paradossale (spassosissimo lo scontro di opinioni su chi preferisce la saga de “Il Signore degli Anelli” e chi quella di “Star Wars”) e personaggi geniali (Kelly ed il suo erotismo interspecie). Sopra tutto e tutti, c’è la coppia Jay e Zittino Bob (in questo film, durante la traduzione, gli hanno cambiato nome in Bob lingua secca, ma per me resterà sempre Zittino)… semplicemente strepitosa… sprizza simpatia da tutti i pori. Kevin Smith, alla presentazione di “Clerks 2” al festival di Cannes, ha salutato il pubblico così: <<E' un grande, fottuto onore essere qui stasera! Solo l'idea mi ha provocato un'erezione.>> Un vero mito… : - D

Darth

 
Di nilcoxp (del 12/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 996 volte)
Titolo originale
Valiant
Produzione
USA 2005
Regia
Gary Chapman
Interpreti
 
Durata
109 minuti

Partendo dal fatto storico che durante la seconda guerra mondiale furono usati piccioni viaggiatori per recapitare messaggi tra le forze alleate, gli “Ealing Studios” (di storica matrice britannica) ci propongono un film d’animazione basato proprio su questi pennuti e su quel periodo. Pensate che nella realtà molti di essi furono insigniti della ‘Medaglia Dickin’, la massima onorificenza per un animale (per me è una fesseria assurda!!!).

La storia l’avrete intuita, ma ve la dico lo stesso perché voglio dedicarla a una persona: Valiant, piccione di piccole dimensioni, vorrebbe essere arruolato nella squadra più prestigiosa di piccioni viaggiatori, per poter fare anche lui la sua parte nel conflitto in corso. Pur non avendo i requisiti necessari, riesce grazie all’intervento di un amico casuale, senzatetto e puzzolente, a farsi accettare. Inizierà così il duro allenamento, che lo vedrà compagno di un’improbabile squadra futura (sembrano i peggiori di tutti i tempi!). Però accade un imprevisto… i loro nemici ( i falchi nazisti), eliminano tutte le squadre di volatili a disposizione dell’esercito, e c’è una missione importantissima da portare a termine… A chi verrà affidata? Naturalmente alla squadra “F” (che è quella del nostro protagonista). Ma i personaggi non sono ovviamente solo questi: c’è l’infermiera che si innamorerà di lui, la madre che non vuole che lui si arruoli, il vecchio barista suo amico, e tanti allegri perditempo che girano lì intorno. La missione si rivelerà durissima e pericolosissima! Con inseguimenti mozzafiato da una parte all’altra della ‘manica’. La storia avrà un lieto fine solo grazie all’altruismo e allo spirito di gruppo dimostrato dai vari commilitoni (ma posso usare questo termine per dei piccioni?), che insieme riusciranno là dove le altre squadre avevano fallito!!! La guerra verrà perciò vinta grazie alle loro gesta! Non vi ho rovinato il finale vero? Lo sapevate come finiva la seconda guerra mondiale vero?Fine della dedica.

 Il film nel complesso va bene da far vedere ai bambini perché tranquillo e innocuo, niente di più. Per gli adulti risulta essere una “palla” dove l’originalità è la grande assente.

nilcoxp

 
Di Jotaro (del 10/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4282 volte)
Titolo originale
Debiruman: Tanjou hen - Debiruman: Kaichou shireinyu hen
Produzione
Giappone 1987 - Giappone 1990
Regia
Tsutomu Iida
Interpreti
 
Durata
 

Per parlare di Devilman dobbiamo tornare con la memoria ai tempi in cui in Italia arrivarono i primi cartoni Giapponesi, il più famoso tra tutti è sicuramente Goldrake - atlas ufo robot (grendaizer) . Ed è proprio Go Nagai ad averlo inventato insieme al concetto di superobot moderno e trasformabile come oggi noi siamo abituati a vederlo. Un personaggio di spicco come lui viene ricordato per le sue più famose creazioni : Mazinga z, il Grande Mazinga, Goldrake, Devilman, Jeeg Gettar Robot ecc... Nagai divenne famoso in patria non solo per i suoi robot ma anche per il suo concetto di erotismo introdotto nei manga (partendo da Cutie honey e toccando ogni sua produzione) e per i suoi antieroi atipici, sempre devoti ad un senso di malvagità e di violenza che ne trascende il significato del termine letterale come noi lo conosciamo. Devilman è una delle sue opere più riuscite ed insieme a Mao Dante prende liberamente spunto dalla divina commedia citandola più volte. Dell'uomo diavolo oltre al manga originale è uscita anche una serie tv, dai toni più leggeri, dove il protagonista ricordava più un supereroe e anche la storia era stata ritoccata : Akira non si era fuso con un demone ma era stato ucciso da esso che usufruiva del suo corpo per fingersi un umano sconfiggendo i vari emissari della tribù dei demoni. Ma all’inizio degli anni 90 molti nomi illustri dell'animazione collaborano per una trasposizione sul grande schermo del manga, realizzando un film che ricalca fedelmente il concetto originale dell’edizione cartacea rimanendo invariato per quanto ne concerne la trama e i personaggi. Veniamo quindi alla storia: Akira Fudo è un ragazzo mite, dopo la perdita dei genitori (erano dei ricercatori) si trasferisce a vivere dalla famiglia Mikimura convivendo con la sua amica Miki (il suo grande amore segreto). Il giovane Akira è timido, privo di coraggio e viene sempre preso di mira dai bulli della scuola che lo maltrattano, ma un giorno il suo vecchio amico Ryo Asuka lo invita nella sua villa dove svela ad Akira un grave fardello che i due giovani condivideranno: l'umanita è in pericolo, i demoni si stanno per risvegliare dalle glaciazioni e hanno posseduto e ucciso il padre di Ryo (che tramite un’antica maschera ha avuto prova della loro esistenza). Questa è la storia di due ragazzi che per salvare l'umanità compiono un gesto estremo, si fondono con un demone conservando la propria coscienza umana ma solo Akira riuscirà nell’intento diventando un vero e proprio Devilman. A qualche anno di distanza esce il secondo film dove troviamo un Akira più maturo, non essendo più timido e debole. Il suo carattere è mutato divenendo freddo ed acido, anche il suo aspetto è cambiato con un volto più marcato e un fisico irrobustito, ma la sua lotta contro i demoni continua incessantemente. Scopriremo non solo i poteri acquisiti da Akira ma ci verrà spiegata meglio la morte dei suoi genitori e il fato toccato all'amico Ryo per finire con un combattimento estremo contro L'arpia Silen ex amante di Amon (il demone con cui Akira si è fuso sottraendone i poteri ma mantenendo in parte la coscienza). In questo secondo film il combattimento tra i demoni inviati da Satana e Akira/devilman si fa più violento, le scene forti e splatter contraddistinguono questi due capolavori con toni molto horror e crudi. Per quanto riguarda le musiche esse sono molto strumentali e si fondono bene con l’ambiente inquietante riprodotto dagli autori. I disegni e le animazioni sono divine per essere antecedenti agli anni ’90, pochi sono gli anime che rimangono nel cuore dello spettatore come questo. Anche dopo diverse visioni non annoia mai e, anzi, si può cogliere ogni volta qualche nuovo aspetto geniale dell’opera. Consigliato a tutti gli amanti dell’horror dei capolavori e di Nagai. Spezzo una lancia anche a favore dei doppiatori, sopratutto Ivo de Palma che si cala perfettamente nella parte interpretando Akira splendidamente. Questo capolavoro rimane un mito senza tempo da collezionare ed avere, poche sono le serie animate che lasciano un segno cosi indissolubile nel tempo .

Jotaro

 
Di Namor (del 08/02/2007 @ 05:00:00, in Cinema, linkato 1659 volte)
Titolo originale
Dreamgirls
Produzione
USA 2006
Regia
Bill Condon
Interpreti
Jamie Foxx, Beyoncé Knowles, Jennifer Hudson, Keith Robinson, Eddie Murphy
Durata
131 Minuti
Trailer

Effie (Jennifer Hudson), Lorrell (Anika Noni Rose) e Deena (Beyoncè Knowles), sono tre amiche che dividono la stessa passione, quella per il canto. Insieme formano un trio chiamato le Dreamettes questo, numericamente piccolo ma vocalmente grande gruppo alla ricerca del successo, si trova a partecipare all’ennesimo concorso musicale, con la speranza che questa volta sia quella buona. Lo show, frequentato da agenti e manager musicali alla ricerca di talenti da lanciare, finisce per le Dreamettes come i precedenti, ma l’energia e le straordinarie qualità vocali delle ragazze arrivano all’orecchio di Curtis Taylor Jr.(Jamie Foxx), presente al concorso, il quale, oltre all’intuito per gli affari, è provvisto di un notevole senso musicale. Grazie a queste sue doti, fiuta subito il talento espresso sul palco dalle Dreamettes, e decide di scritturarle come coriste per la tournè del noto cantante dell’R&B James “Thunder” Early, interpretato da uno strepitoso Eddie Murphy. Nello scintillante mondo musicale degli anni 60/70, la popolarità per le protagoniste di questa storia non tarderà ad arrivare, ma si sa, il successo ha sempre un prezzo, e il conto che le ragazze dovranno pagare le porterà ad affrontare il rovescio della medaglia, fatto di rinunce e scelte difficili, arrivando anche a sacrificare la loro amicizia. Dopo 25 anni di repliche nei teatri di Broadway, il pluripremiato musical “Dreamgirls” è diventato oggi un film, a dirigerlo è il regista e sceneggiatore Bill Condon, già autore della sceneggiatura del sopravvalutato “Chicago”. La pellicola narra le vicende del famoso gruppo di Detroit, meglio conosciuto come le Supremes che insieme alla loro leader Diana Ross, regnarono incontrastate per svariati anni nell’olimpo del pop femminile. Ad interpretare una dimessa Diana Ross, è la cantante/attrice Beyoncè Knowles, dimagrita per l’occasione di ben dieci chili, in cerca, con questo film, (il quarto da lei interpretato), della definitiva consacrazione come attrice. Ma la bella Beyoncè per questo riconoscimento dovrà aspettare la prossima occasione, a metterle i bastoni tra le ruote c’ha pensato una debuttante di nome Jennifer Hudson, scelta ai provini tra 800 candidate, e sempre a lei è stato affidato il ruolo con le parti più intense è drammatiche del film, quello della dirompente Effie White, la più dotata a livello vocale del trio, ma anche la meno ingovernabile per il suo carattere focoso e sanguigno. La critica Americana l’ha paragonata a Barbra Streisand, personalmente se devo fare un paragone, la trovo più simile ad Aretha Franklin, ad ogni modo la sua performance è veramente eccezionale, pensate che inizialmente la Hudson cantava in uno spettacolino della Disney, in seguito è approdata al reality “American Idol”, una sorte di Corrida all’americana (dove, tra l’altro, non ha neppure vinto), dopo due anni è stata ingaggiata per “Dreamgirls”, con il quale ha già ottenuto il Golden Globe ed ha ricevuto la candidatura all’oscar come miglior attrice non protagonista, partendo favorita. La prorompente Jennifer non è la sola ad aver avuto questi riconoscimenti, infatti un’altra candidatura come attore non protagonista è stata assegnata a Eddie Murphy, anche lui vincitore del Golden Globe, travolgente nelle vesti di cantante e ballerino, irresistibile la sua esibizione in teatro dove inizialmente canta un brano d’amore, per poi interromperla all’improvviso e intonare ballando un soul alla James Brown, strepitoso. Al momento Dreamgirls nelle nostre sale cinematografiche, non sta ottenendo un gran riscontro da parte del pubblico, nonostante sia il film con le maggiori candidature, (otto contro le sette di Babel) anche se mancano quelle più importanti, regia, film, attori protagonisti, un chiaro segnale che qualcosa non ha funzionato come doveva? Non so, comunque a me non è dispiaciuto, l’unica cosa che indisponeva un tantino erano le scene in cui il film sfociava in musical, alternativa che si poteva evitare, vista la gran presenza di canzoni intonate dai protagonisti!

Namor

 
Di Darth (del 07/02/2007 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1670 volte)
Titolo originale
An Inconvenient Truth
Produzione
USA, 2006
Regia
Davis Guggenheim
Interpreti
Al Gore
Durata
100 minuti
Trailer

Al Gore, vicepresidente degli Stati Uniti durante l’amministrazione Clinton, e quasi presidente alle ultime elezioni (ha perso contro G.W. Bush per una dubbia manciata di voti in Florida), dopo la mancata vittoria si è dedicato molto all’attivismo ambientale, ed ha ideato e interpretato “Una scomoda verità”, un documentario mirato a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema ecologico del riscaldamento globale. Ma che cos’è il riscaldamento globale? Questo film spiega dettagliatamente (attraverso studi scientifici indiscutibili) tutte le correlazioni tra le emissioni di CO2 ed i vari mutamenti climatici a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni. Più tecnicamente, vi riporto uno stralcio di un testo preso dal sito ufficiale:
Il diossido di carbonio ed altri gas riscaldano la superficie del pianeta naturalmente trattenendo il calore solare nell'atmosfera. Questa e' una buona cosa perchè rende il nostro pianeta abitabile. Purtroppo però, bruciando combustibili fossili come carbone, gas e petrolio e distruggendo le foreste abbiamo incrementato drammaticamente la quantità di diossido di carbonio nell'atmosfera terrestre e le temperature stanno salendo. [...] La maggioranza degli scienziati concordano sul reale riscaldamento del globo, è già successo ed è il risultato delle nostre attività e non un fatto naturale. La prova è schiacciante e innegabile. Stiamo già vedendo i cambiamenti. I ghiacciai si stanno sciogliendo, le piante e gli animali sono forzati nei propri habitat e il numero di uragani e siccità sta aumentando. Se il riscaldamento continua, possiamo aspettarci conseguenze catastrofiche.
-Il livello degli oceani potrebbe salire più di 20 piedi con la perdita di una parte del ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartide, devastando le zone costiere di tutto il mondo.
-Ci saranno più spesso siccità e incendi. [...]
Non c'e' dubbio che noi possiamo risolvere questo problema. In effetti siamo obbligati moralmente a farlo. Piccoli cambiamenti alla nostra vita quotidiana possono fare la differenza aiutando a fermare il riscaldamento globale. E' il momento di unirsi per risolvere questo problema - AGISCI .

Anche Beppe Grillo ha parlato di questo documentario sul suo blog (vi allego il LINK al post), prima ed unica opera cinematografica mai pubblicizzata dal comico genovese. Il film in questione è davvero interessante: partendo dal problema del riscaldamento globale, Al Gore, tocca tantissimi temi socio-ecologici tutti connessi tra loro, mostrando come tutto sia una conseguenza delle scorrette abitudini dell’uomo. Non mancano stoccate all’attuale amministrazione Bush, ponendo in evidenza che l’unico pericolo per gli USA non proviene dal terrorismo mediorientale, e che dovrebbero occuparsi anche di investire sul futuro del pianeta. “An Inconvenient Truth” è candidato agli Oscar 2007 come miglior documentario, e come miglior canzone con "I Need to Wake Up" di Melissa Etheridge. Certo che viene naturale chiedersi per quale ragione Al Gore nel 2000 non abbia incentrato la campagna elettorale su temi ecologici mentre adesso (dopo la sconfitta) li ha presi tanto a cuore... ma, a prescindere da finalità pubblicitarie o elettorali, “Una scomoda verità” è assolutamente da vedere.

Sei pronto a cambiare il tuo modo di vivere?

Darth

 

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