BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di ninin (del 19/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2233 volte)
Titolo originale
Nanny McPhee
Produzione
Gran Bretagna, 2005
Regia
Kirk Jones
Interpreti
Emma Thompson, Colin Firth, Angela Lansbury, Kelly MacDonald, Imelda Staunton, Derek Jacobi, Celia Imrie, Eliza Bennett, Thomas Sangster, Patrick Barlow
Durata
97 minuti

Il film “Nanny McPhee - Tata Matilda” narra le vicende di un giovane padre, rimasto da poco vedovo, alle prese con una scatenata prole di sette figlioletti molto, ma molto pestiferi. Il padre assume di volta in volta delle badanti per queste piccole canaglie: ben 17 si sono succedute in questo ingrato compito ma, dopo pochi giorni, sconfitte dai bambini che escogitano ogni tipo di espediente pur di liberarsi di loro, si licenziano. A causa di questi continui abbandoni, l’agenzia che costantemente invia nuove badanti a casa Brown, decide di interrompere il servizio. Il padre, disperato, non sa più cosa fare… ma, magicamente, si presenterà per il lavoro Tata Matilda, una sorta di sergente di ferro, con sembianze da Mariangela (la figlia di Fantozzi), piena di verruche facciali, naso schiacciato e dentoni da roditore. La nuova badante promette al padre che in sole cinque lezioni darà una raddrizzata ai suoi figli, grazie all’aiuto di un vecchio bastone, che lei adopererà come una sorta di bacchetta magica. Da qui cambierà la vita della famiglia Brown… e non solo loro… Tratto dalla trilogia di libri di Christianna Brand, questa pellicola è una favoletta carina, che ci ricorda i vari Mary Poppins, Cenerentola e, a tratti Lemony Snicket’s. Mirabolante la trasformazione camaleontica di Emma Thompson che, nel finale, risplende in tutta la sua bellezza nel candore di un paesaggio bianco, con il quale ricorda la bella fatina di Pinocchio. La Thompson firma anche la sceneggiatura, mentre la regia è affidata a Kirk Jones. "Tata Matilda" è una favoletta dai toni leggeri, con insegnamenti per i piccini e la solita dose di buonismo che contraddistingue i film del genere fantasy simile a questo. Che dire… guardatelo per passare un ora e mezza spensierata con tutta la famiglia.

ninin

 
Di kiriku (del 18/11/2006 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1632 volte)
Titolo originale
Sorie di ordinaria follia
Produzione
Francia, Italia 1981
Regia
Marco Ferreri
Interpreti
Ben Gazzara ,Ornella Muti,Tanya Lopert
Durata
101 min

Fino a quel momento era stata una bella serata all’insegna del divertimento; io, la mia compagna e una coppia di amici. Che mangiata!!! Era da tempo che non mangiavo così tanto e bene, per non parlare del bere eravamo già alla quarta bottiglia di vino ed eravamo sorridenti, inebriati dai fumi dell’alcol. Si tutto sembrava andare per il verso giusto ma poi, all’improvviso, appena finito di mangiare, non mi ricordo chi, come e quando pronunciò questa frase: [PERCHE’ NON CI GUARDIAMO UN FILM !!! ]. Oh che bella idea abbiamo pensato tutti. Ci siamo alzati e siamo andati in salotto, chi seduto per terra chi sul divano e dopo almeno venti minuti di accesa diatriba su quale film vedere abbiamo deciso; si guarda “ Storie di ordinaria follia” di Marco Ferreri, tratto dall’omonimo romanzo di Charles Bukowski. Devo dire la verità non avevo mai sentito parlare di questo film e quindi ho accettato molto volentieri, anche perché ho letto diversi libri dello scrittore tra cui anche quello dal quale è stato tratto il film. Ma il mio entusiasmo presto si è spento ed è subentrata la noia più totale, un film così brutto e noioso non lo vedevo da anni. Cominciamo dalla trama, i due sceneggiatori (Ferreri e Amidei) hanno usato il primo racconto come trama principale “arricchito” da personaggi e situazioni di altri cinque, miscelato il tutto ne è venuta fuori una sceneggiatura da dimenticare. Per non parlare del cast; Ben Gazzara non è assolutamente credibile come Bukowski e Ornella Muti più che una prostituta autolesionista sembra un manichino impagliato e inespressivo. In breve questo film non sfiora neanche lontanamente la forza poetica di Bukowski e non riesce a comunicare uno dei pensieri principali che caratterizzano la scrittura dell’autore, quello di vedere la miseria umana come unica condizione di vita dell’uomo. Girare un film tratto da un romanzo non è sicuramente facile e difficilmente si riesce a fare un buon lavoro, ma a volte bisognerebbe rendersi conto che è meglio tirarsi indietro e non cercare di far vedere quello che è stato scritto, lasciando spazio all’immaginazione di ognuno di noi. Per fortuna in casa c’era ancora una cassa di birra!!!

Kiriku

 
Di Namor (del 16/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4485 volte)
Titolo originale
Modigliani
Produzione
USA 2004
Regia
Mick Davis
Interpreti
Andy Garcia, Elsa Zylberstein, Omid Djalili, Susie Amy, Peter Capaldi
Durata
128 minuti

Al Cafè Rotonde di Parigi si respira un’aria goliardica, i conti si saldano con schizzi, disegnati di getto col carboncino, sui tovaglioli rimasti alla fine di una cena, e sugli stessi muri del fumoso locale. A pagare in questa proficua maniera per se stessi e per gli altri, sono artisti del calibro di Stein, Utrillo, Rivera, Cocteau, Soutine e Picasso, all’epoca pittori di grande talento in cerca di fama, ora maestri indiscussi dell’arte su tela. Mentre all’interno del loro ritrovo, il tutto si svolge nella solita routine, fuori, al riparo dalla pioggia, una donna con in braccio una bambina aspetta un uomo, il padre della loro figlia, nata da un amore tormentato e ostacolato dal padre della donna per motivi economici e religiosi (essendo Modigliani Ebreo e di umili origini). I protagonisti di questa intensa e passionale storia d’amore, ambientata nelle lastricate vie di Montmartre, sono: il pittore italiano Amedeo Modigliani e la sua amata nonché musa ispiratrice Jeane Hebeturne, rispettivamente interpretati da Andy Garcia, e dall’attrice francese Elsa Zylberstein, scelta in questa occasione, per la straordinaria somiglianza con la vera Jeane. La pellicola in questione “Modigliani i colori dell’anima” é diretta dal regista Mick Davis, sua, anche la sceneggiatura, aggiungerei largamente romanzata, visto la presenza di alcune incongruenze con il vero svolgimento dei fatti. Tanto per citarne qualcuna, Modì, come confidenzialmente lo chiamavano gli amici artisti di quel periodo parigino, morì a 36 anni, ma non per mano d’altri, ma in seguito alla malattia che lo colpì, la tubercolosi e il frequente uso di assenzio, alcool e hashish, non giovò affatto alla sua già precaria condizione di salute. Altra contraddizione che ho notato del film é questa: se la storia è ambientata nel1919, come fanno i protagonisti ad accennare dei passi di danza sulle note della “Vie en Rose” di Edith Piaf, visto che all’epoca Edith aveva solo 4 anni!? Se mettiamo da parte queste piccole incoerenze che vi ho appena citato, la visione del film a me non é dispiaciuta, ho trovato spassosa e coinvolgente la rivalità tra Modigliani e Picasso, che li vede avversari in un concorso di pittura con in palio cinquemila franchi, per decretare chi sia il migliore. Ottima la colonna sonora, soprattutto il brano “Ode to Innocence”di Shasa Lazard,che va ad impreziosire le sequenze del film, in cui si vedono in una sola notte gli artisti intenti ad imprimere i colori della loro anima sulla tela. Bravi anche i due sceneggiatori italiani L.Marchione e E.Forletta, nel ricreare in Romania, la Parigi della belle epoque. Un titolo che consiglio alle nostre visitatrici, che amano commuoversi con la settima arte!

Namor

 
Di Darth (del 15/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1276 volte)
Titolo originale
Quinceañera
Produzione
USA, 2005
Regia
Richard Glatzer, Wash Westmoreland
Interpreti
Emily Rios, Jesse Garcia, Chalo González, David W. Ross, Ramiro Iniguez, Araceli Guzman-Rico, Jesus Castanos, Johnny Chavez
Durata
90 minuti

Anche quest’anno, come ogni anno a novembre, il Cinema Centrale di Imperia propone un Cineforum: paghi una tessera (35 euro) per tutti i 32 film della programmazione, che avviene settimanalmente. Io, nilcoxp e slovo, lo frequentiamo ormai da quattro anni… ed è proprio durante una di queste serate dell’anno passato, che nacque il 'progetto Blogbuster'. Per spiegare a cosa serve un cineforum, voglio riportare uno stralcio della prefazione scritta dal presidente Felice Delucis sul depliant del “Cineforum Imperia” << […] I cineforum servono per far circolare idee, dare piacere estetico, promuovere la diversità (del piacere), per aggirare i diktat della grande industria, tirar fuori nuovi attori, mettere in luce cinematografie altrimenti destinate all’oblio. Sono un’arma contro l’omologazione, promuovendo idee, tendenze, invenzioni, impegnandosi nella ricerca, nelle scoperte, nel recupero del cinema perduto. […] >>. Non posso che essere perfettamente d’accordo con tutto ciò che scrive il presidente, e mi sorge anche una domanda… perché Sanremo (la mia città), più popolosa e con più sale cinematografiche di Imperia, non organizza un Cineforum e ci costringe ad onerose e scomode trasferte settimanali? Mah…
Ma veniamo al film in questione… “Non è peccato” narra di una famiglia messicana che vive a Los Angeles e, in particolar modo, della giovane Magdalena e di suo cugino Carlos. Magdalena è concentratissima per i preparativi della festa in onore della sua ‘quinceañera’: il passaggio nell’età adulta al compimento dei 15 anni, quando scopre di essere rimasta incinta del suo ragazzo senza mai aver avuto un rapporto sessuale completo. Carlos, invece, ha i suoi primi rapporti omosessuali con due yuppies americani che vivono nell’appartamento sopra il suo. Film interessante, questo realizzato da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, a cominciare dall’ambientazione (Echo Park, quartiere di L.A., che è stata la casa dei registi per due anni); dagli attori presi sul luogo ma davvero bravi; e dai temi che tocca con grazia e delicatezza (ragazza madre, omosessualità, rapporti genitori-figli… ma anche differenze sociali, razzismo e abusi edilizi). Davvero coinvolgenti le inquadrature intimistiche e la tecnica de l’inseguire il personaggio con la telecamera (riprendendogli la nuca), oltre alla piacevole musica messicana che accompagna tutto il film. Premiato con il gran premio della giuria al "Sundance Film Festival" di quest’anno, questa pellicola è drammaticamente divertente, interessante a livello etnico e di contenuti, briosa e mai noiosa. Il cineforum non poteva iniziare sotto migliori auspici…

Darth

 
Di nilcoxp (del 13/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 5921 volte)
Titolo originale
13 Going On 30
Produzione
USA 2004
Regia
Gary Winick
Interpreti
Jennifer Garner, Mark Ruffalo, Judy Greer, Andy Serkis, Kathy Baker, Phil Reeves,Christa B. Allen.
Durata
98 minuti

Avrei voluto recensire un altro film, ma mi è mancato il tempo e ho ripiegato su questo! Invogliato alla visione di questa pellicola da un collega di lavoro, non ne sono rimasto molto contento. Anzi… La storia è quella battutissima dell’adolescente emarginato e umiliato che desidera diventare adulto. Magicamente, alla protagonista succederà questa avventura. Mirato ad un pubblico giovanile, non raggiunge la sufficienza in nessun settore (sceneggiatura, recitazione, regia, umorismo, ecc.). Da notare (giusto per salvare qualcosa) la scena del ballo sulle note di “Thriller” di M. Jackson, ed un altro episodio che si svolge in un pub dove un tipo ‘punta’ J. Garner. Che altro aggiungere… niente! In una serata dove non volete pensare a niente, neanche al film che state guardando, questo risulterà perfetto.

nilcoxp

 
Di ninin (del 12/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4051 volte)
Titolo originale
Over the hedge
Produzione
USA, 2006
Regia
Tim Johnson, Karey Kirkpatrick
Interpreti
 
Durata
83 minuti

Bah, bah, e ancora bah!! Ci sono cascato un’altra volta… Questa volta mi ha fregato la voce che veniva fuoricampo nel trailer: “dai creatori di Shrek e Madagascar…” beh sono rimasto deluso, in tutto la pellicola mi ha strappato un sorriso tre o quattro volte al massimo. E’ la storia di un piccolo gruppo di animaletti che, risvegliatisi dal letargo invernale, scoprono che il loro beneamato bosco è stato ridotto ad un fazzoletto di terra, circondato da villette a schiera e delimitato da un’alta siepe, stile muraglia cinese. Il primo scopo degli animali è quello di far provviste per l’inverno e ri-riempire il loro tronco cavo che funge da magazzino; ma questo compito, viste le ridottissime dimensioni del loro habitat, è diventato difficile… decidono quindi di oltrepassare la siepe e cercare il cibo tra gli umani… Inizieranno così le disavventure dei piccoletti, alle prese con trappole, raggi infrarossi stile M.I., e chi più ne ha più ne metta. Di citazioni, o strizzate d’occhio, in “La gang del bosco“ ve ne sono tante: da il branco stile “L’era glaciale” con animali tutti diversi tra loro (una tartaruga, uno scoiattolo, una puzzola, due opossum e cinque porcospini); le gag stile ‘scrat’ (sempre da L’era glaciale) del procione alle prese con la sua passione per le patatine; la strana coppia della puzzola con il gatto, mi ha ricordato le strisce della H.B. di “Pepe le pew”; ed un paio di situazioni ricordano molto “Toy story” e “Roger Rabbit”. Tim Johnson e Karey Kirkpatrick (i due registi) hanno portato sul grande schermo “Le disavventure di Fry e Lewis” che negli stati Uniti è una striscia quotidiana molto famosa ma, secondo me, lo scontro con la Pixar di “Cars”, in questo clima pre-natalizio, lo ha perso alla grande. Vorrei chiudere con un quesito: ma perché mettere Pupo come doppiatore dello scoiattolo Hammy che risulta, a dir poco, fastidioso? Bye…

ninin

 
Di smarty (del 11/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1343 volte)
Titolo originale
Il caimano
Produzione
Italia 2006
Regia
Nanni Moretti
Interpreti
Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Michele Placi
Durata
112 min

E' stato il film più atteso del periodo pre-elettorale e anche il più atteso da parte di entrambi gli schieramenti politici, perché quando si ha a che fare con Nanni Moretti non si sa mai dove si va a parare. Bruno bonomo (Silvio Orlando) è un produttore di film horror di bassissima qualità che sta attraversando un periodo di crisi non solo dal punto di vista professionale, ma anche da quello personale (si sta separando dalla moglie - Margherita Buy - protagonista del suo più famoso film "Cataratte" di cui i suoi due piccoli figli sono innamorati). Un giorno durante una premiazione una giovane ragazza gli consegna una sceneggiatura, ma lui è preso dalla realizzazione di un film sul ritorno di Cristoforo Colombo dalle Indie e non gli dà molta importanta. Fintanto che Aurelio de Laurentiis ingaggia l'attore protagonista del film di Bruno e uno dei suoi più stretti collaboratori. Disperato e costretto a vivere nel suo studio inizia a leggere la sceneggiatura di quella sconosciuta e comincia ad appassionarsi alla storia fintanto che la giovane scenografa (Jasmine Trinca) non gli rivela che vorrebbe girare un film su Silvio Berlusconi. E di qui iniziano i guai. La RAI si rifiuta di produrre il film, l'attore/produttore che inizialmente aveva accettato di interpretare la parte (Michele Placido) li abbandona per andare a girare il film di Cristoforo Colombo, e Bruno rimane deluso una seconda volta scoprendo che Teresa ha una relazione con una donna. Ma il film si gira lo stesso. Questa la trama. Le domande che sorgono spontanee vedendo il film sono quelle che si sono poste milioni di italiani riguardo alla rapida "ascesa" politica del personaggio Silvio Berlusconi e forse Moretti, attento esaminatore in tutti questi anni, ne dà qualche risposta. Il film è molto divertente ed ironico oserei dire coraggioso sia per l'argomento sia per la scelta del periodo del lancio pubblicitario (mi piacerebbe sapere cosa ne pensa veramente Berlusconi). Silvio Orlando come sempre riesce perfettamente a interpretare parallelamente alle difficoltà politiche del paese le difficoltà quotidiane di una qualunque famiglia italiana. La regia è semplicemente deliziosa nel dipingere i diversi personaggi e soprattutto il piccolo pezzo interpretato da lui stesso come Premier. Mi è piaciuta soprattutto la scelta del titolo che non poteva che essere più che azzeccato. Da consigliare a tutti gli schieramenti politici. Buona visione.

Smarty

 
Di Namor (del 09/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2163 volte)
Titolo originale
The departed
Produzione
USA 2006
Regia
Martin Scorsese
Interpreti
Jack Nicholson, Matt Damon, Leonardo DiCaprio, Mark Wahlberg, Martin Sheen, Alec Baldwin
Durata
152 minuti

Mentre scorrono le prime immagini di “The Departed”, la voce, fuori campo, del boss della mala irlandese Frank Costello (Jack Nicholson), pronuncia la seguente frase; “io non voglio essere un prodotto del mio ambiente, voglio che il mio ambiente, sia un mio prodotto!” parole che fanno subito presagire chi, un giorno, comanderà a Boston! Poco dopo, lo vediamo riscuotere la tangente in un locale, ed è lì che incontra colui, che seguendo i suoi insegnamenti diventerà il suo giovane pupillo, Colin Sullivan (Matt Damon). Il ragazzo cresce, si arruola nella Polizia diventando un rappresentante della giustizia dalla carriera fulminea, in breve tempo ottiene la promozione a detective, con tanto di scrivania e autorizzazione al comando. A voler diventare, per motivi opposti, un’agente di polizia è Billy Costigan (Leonardo di Caprio), che vede in questo, la sua sola possibilità di redimersi, essendo cresciuto in una famiglia di mezze tacche, che in passato furono legate alla mafia locale, e di rinascere con una nuova identità, che gli possa dare la sua giusta dimensione nella vita. Ma non sarà cosi, ad attendere Costigan al suo primo giorno da agente, c’è il capitano Queenan (Martin Sheen), e il sergente Dignam (Mark Wahlberg), che gli faranno subito capire che con il suo passato non ha ancora chiuso. Loro vogliono catturare Costello, e per riuscirci hanno bisogno della sua collaborazione, costringendolo ad infiltrarsi nella sua banda, dovrà guadagnarsi la sua fiducia per mantenere l’anonimato, senza sapere però che il boss, nel distretto di polizia ha piazzato la sua, di talpa, si da così inizio ad una serrata caccia alla spia, da parti di entrambi, dove nessuno si fiderà, di nessuno! Il regista Martin Scorsese, ha dichiarato di aver accettato di dirigere “The Departed” dopo aver letto la sceneggiatura di William Monahan , non essendo a conoscenza del fatto che si trattasse del remake del film made in Hong Kong, “Infernal Affairs”, aggiungendo che gli era piaciuta per questa sorta di gioco infinito tra i “buoni e i cattivi”, il rincorrersi in un giro tondo fatto di menzogne e con il destino che alla fine decide per tutti. Lo stesso Scorsese, prima dell’inizio delle riprese ha pregato gli attori di evitare di guardare la pellicola originale, per non esserne influenzati. Io non l’ho visto quello “autentico” ma, posso affermare che il nuovo lavoro del maestro, é un bel film, assolutamente da non perdere, con uno script intenso, e dialoghi che ricordano molto il buon cinema americano anni '70. Peccato che nel cast stellare abbia rifiutato di farne parte Brad Pitt, (poi sostituito da Matt Damon), la sua recitazione secondo me avrebbe dato maggior prestigio al film. Anche il grande Jack Nicholson, in un primo tempo aveva rifiutato, ma poi si è lasciato convincere dal fatto che avrebbe avuto carta bianca per potersi costruire il personaggio su misura, inventandosi anche scene di sesso, cha al momento del montaggio Scorsese ha sforbiciato! Prima di lasciarvi, voglio darvi una chicca, se tutto va bene, rivedremo per la nona volta insieme la coppia Scorsese-De Niro, in primavera dovrebbero iniziare le riprese di “The Silente”, la storia di due preti portoghesi che portano il cristianesimo nel Giappone del Sedicesimo secolo (la sceneggiatura é tratta da un libro di Endo).

Namor

 
Di Darth (del 08/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1700 volte)
Titolo originale
Machuca
Produzione
Cile, Spagna, Inghilterra, Francia, 2004
Regia
Andrés Wood
Interpreti
Ernesto Malbran, Aline Küppenheim, Manuela Martelli, Ariel Mateluna, Matías Quer
Durata
120 minuti

Ho appena estratto il dvd di “Machuca” dal lettore e ho forti sensazioni di angoscia, rabbia e impotenza in corpo. Il film in questione ha molte analogie con “Mickybo & me”, pellicola da me recensita alcuni mesi or sono ma, anziché narrare dell’ Irlanda del Nord e degli scontri tra cattolici e protestanti, racconta della vita a Santiago del Cile nel 1973, e gli scontri sono tra nazionalisti e socialisti (anche se, in effetti, è sempre ricchi contro poveri). Come nell’altro film, la storia è incentrata sull’amicizia di due bambini di 11 anni: Gonzalo, di famiglia benestante con la madre nazionalista; e Pedro Machuca che, invece, vive nelle baraccopoli di Santiago e dentro casa ha i poster inneggianti al capo del governo in carica: Salvador Allende (della cui vita avevamo già parlato in questa recensione). Proprio grazie alle modifiche che il presidente socialista stava attuando al proprio paese, i due bambini ebbero l’occasione di conoscersi e diventare amici; infatti Machuca ebbe la possibilità di andare a scuola (assieme ad altri ragazzi dei quartieri poveri) in un istituto cattolico gestito da Padre McEnroe: un prete che cercherà di infondere ai suoi studenti il rispetto reciproco. Questo lungometraggio di Andrés Wood è ben lontano dall’essere originale, ma è realizzato con una cura ed una grazia magistrali: le inquadrature per far capire allo spettatore cosa succede al Cile intorno ai bambini protagonisti sono geniali, come una scritta gigante su un muro che viene modificata da “No Guerra Civil” a “Guerra Civil” e, infine (dopo il golpe), cancellata totalmente, come a simboleggiare il pensiero del popolo… cancellato anch’esso dal nuovo governo. Nel film ci sono un sacco di altre finezze del regista a rendere l’idea della situazione cilena dell’epoca, su cui non sto a dilungarmi, ma che, vi assicuro, rende quest’opera davvero gradevole e interessante. Il finale è (come avrete intuito dal mio inizio di recensione) tragico: all’ombra dei cacciabombardieri americani che, con i loro missili, hanno spazzato via la speranza del popolo di Allende e consegnato lo scettro della tirannia nelle mani di Pinochet; il regista ci mostra, attraverso lo sguardo incredulo e terrorizzato di Gonzalo, i cambiamenti della sua città: dall’espulsione dalla scuola di tutti i bambini poveri, alla destituzione di Padre McEnroe, agli ancor più tragici arresti di massa degli abitanti della baraccopoli.
Inizia a scemare adesso, finalmente, l’angoscia che mi opprimeva mentre scrivevo di getto questa recensione… sentivo il bisogno di esternare la mia rabbiosa impotenza per il potere di pochi sulla vita di molti… per quello che può servire......

Darth

 
Di nilcoxp (del 06/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1794 volte)
Titolo originale
Match Point
Produzione
USA/Gran Bretegna 2005
Regia
Woody Allen
Interpreti
Con Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Brian Cox, Emily Mortimer, Matthew Goode, Penelope Wilton.
Durata
124 minuti

Guardare un film di Woody Allen oggi è sempre una garanzia, anche se non si avvicina più ai fasti del passato. Dirige con una semplicità e maestria davvero notevoli: pochi carrelli, campi e controcampi, e un abile montaggio. In questa pellicola abbiamo una storia interessante (il protagonista fa un maestro di tennis di umile origini che conosciuta una bella ereditiera se la sposa e fa carriera nell’azienda del padre di lei), attori bravi e belli (ma quanto è buona Scarlett Johansson?), e molte citazioni: il protagonista legge il libro “Delitto e castigo” e non ci mettiamo tanto a riconoscere in lui ‘Raskolnikov’, e successivamente la vecchia trucidata e l’acuto investigatore ‘Porfirio’; la storia del tennista fa l’occhiolino alla pellicola hitchcockiana “Delitto per Delitto”, nel dialoghi tra i due poliziotti a “Frenzy”, e nello scantinato dove sono riposti i fucili a “Notorius”. Questo, contornato dalla musica lirica, elemento d’ordine e di equilibrio contrapposta alla vita dei protagonisti. E su tutto e tutti aleggia la presenza fortissima e fondamentale della ‘fortuna’, vero arbitro nel decidere il successo o il fallimento delle persone. Un mix di elementi importanti per la buona riuscita di un film che si fa guardare e ammirare. Il buon vecchio Woody si mantiene ancora su di un livello di buona qualità. Ce ne fossero come lui…

nilcoxp

 
Di ninin (del 05/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1581 volte)
Titolo originale
Nos jours heureux
Produzione
Francia, 2006
Regia
Eric Toledano, Oliver Nakache
Interpreti
Omar Sy, Marilou Berry, Jean-Paul Rouve,Jacques Boudet,Jean Benguigui,Lannick Gautry, Julie Fournier,Joséphine de Meaux
Durata
143 minuti

La storia che vi voglio raccontare oggi ha inizio a Parigi il 3 luglio 1992. Vincent Rousseau è un animatore di colonie per bambini, incaricato di dirigere il castello in cui i ragazzini vivranno per la durata colonia stessa. La schiera di animatori al suo seguito però sembra tutt’altro che qualificata, pare più che altro una specie di Armata Brancaleone multietnica. Il gruppo di ragazzini non è da meno, con sapientoni, iperattivi e piccoli pazzi con le più disparate ossessioni. Dall’arrivo alla colonia dei piccoli, avranno inizio tre settimane divertentissime, con animatori sull’orlo di una crisi di nervi ( e ci sarà qualcuno che sbroccherà!) bambini agitatissimi (tanto da mangiarsi i braccioli dell’autobus), prime sigarette, serate con chitarra sotto le stelle e storie d’amore… “Primi amori, primi vizi, primi baci” non è il vero titolo, dovrebbe essere: “I nostri giorni felici”, che sono quelli che tornano alla mente (oltre allo spettatore che almeno una volta ha preso parte ad una colonia o a delle vacanze di gruppo) ai due registi, che hanno tratto spunto dal loro incontro 15 anni fa quando fecero gli animatori di una colonia estiva, ed al loro passato di piccole pesti quando le frequentavano. Presentato alla festa internazionale del film di Roma, la pellicola da noi verrà snobbata da molti per colpa di quel titolo stupido, stile “Sapore di mare”… ma fidatevi… è da vedere!! Lo stesso De Laurentiis ha acquisito i diritti casualmente… pensate che si era recato in Francia per visionare un film su di una famosa storia transalpina ma, visto che la proiezione era pomeridiana, per ingannare l’attesa, la mattina vide “Nos jours heureux” (questo film). Questa pellicola ha vinto inoltre il premio del pubblico al “Festival city of lights” L.Angeles, ed alla “Commedia dell’Alpe D’Huez” il premio del pubblico e della giuria giovanile, oltre a premiare Joséphine de Meaux come miglior attrice (fenomenale la sua trasformazione). Beh, io devo dirvi che sono uscito dal cinema soddisfatto di questa commedia; mi ha fatto sorridere senza volgarità gratuite… spesso, come in questo caso non servono…

ninin

 
Di Jotaro (del 04/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4096 volte)
Titolo originale
Black Jack - The Movie
Produzione
Giappone, 1996
Regia
Osamu Dezaki
Interpreti
 
Durata
95 minuti

Prima di esporvi la mia recensione vorrei soffermarmi su due grandi nomi del panorama animato nipponico legati indissolubilmente a questo titolo. Il primo è il Re dell'animazione Giapponese, Osamu (God) Tezuka: colui che possiamo definire l'inventore del manga (fumetto giapponese) e ideatore del primo anime Tetsuwan Atom , da noi Astroboy, trasmesso nel '63 in bianco e nero: il primo vero disegno animato su schermo in Giappone (Tezuka ha inventato lo stile manga introducendo gli “occhioni” tipici e varie caratteristiche che ormai contraddistinguono tutti gli anime). Viene ricordato per diverse altre opere arrivate da noi: Kimba il leone bianco, La principessa Zaffiro e Black Jack. L'altro grande personaggio legato a questo anime è Osamu Dezaki, molti lo considerano uno dei più grandi registi del panorama animato giapponese, entrato nello studio Mushi (lo studio di Tezuka) molto giovane, ha diretto alcuni episodi di classici Tezukiani per poi dedicarsi alla regia di Ashita no joe (Rocky Joe). Negli anni a seguire torna a dirigere diversi anime di successo: Caro Fratello, Jenny la tennista, Lady Oscar, L'isola del tesoro e Remì; si contraddistinguono tutti grazie al loro stile di disegno unico e alle animazioni espressive e realistiche. Dopo diverso tempo, Dezaki, rende un omaggio proprio al suo mentore Tezuka (ormai morto da qualche anno) con questo film, rispolverando un personaggio classico e tenebroso come Black Jack. Black Jack in tenera età viene colpito da una mina inesplosa, rimanendo sfigurato e perdendo la madre nell'incidente. Da quel momento in poi dedica la sua vita alla medicina: diventa un chirurgo infallibile seppur senza licenza, cura i casi più estremi e le malattie più sconosciute facendosi pagare delle parcelle spropositate, accompagnato sempre dalla sua fidata assistente Pinoko (intrappolata in un corpo artificiale da bambina non può crescere anche se in realtà ha già 18 anni). Veniamo alla trama: nel pieno svolgimento delle olimpiadi molti atleti superano loro stessi ottenendo dei record al limite dell'umano, successivamente iniziano ad essere attaccati da una malattia sconosciuta che presenta sintomi diversi da persona a persona, sembra colpire solo i geni e le persone che eccedono in diversi campi. Dopo 2 anni di rifiuti il nostro medico in nero è costretto ad accettare il caso (lo ricattano rapendo la sua assistente Pinoko), viene portato in un grosso centro privato dove diversi dottori e specialisti lavorano incessantemente per capire le cause di questa malattia (La sindrome di Moira, chiamata così in riferimento alla divinità greca che recideva di netto la vita delle persone tramite un filo). In seguito veniamo a sapere che la dottoressa Jò Karol che ha assunto Black Jack fa parte della BRANE farmaceutica, una società legata sia alla ricerca che alla diffusione della malattia e disposta a tutto pur di trovare una cura. Chi si nasconde dietro la BRANE? Cos'è realmente la sindrome di Moira? Quali sono le sue origini? Esiste una cura? Se volete avere la risposta a questi e altri interrogativi non vi resta che visionare il film. Dal lato tecnico la pellicola è molto ben curata, le animazioni sono fluide e trasmettono al telespettatore sensazioni ed emozioni quasi concrete. Non essendo un film d'azione, tutta la vicenda ruota intorno alla trama che cattura l'attenzione di chi guarda, invogliando a seguire le varie operazioni e lo svolgersi dei fatti. In definitiva consiglio quest'anime ai palati fini e a chi cerca qualcosa di diverso e ben studiato, ma anche a chi ha voglia di vedere un anime ben fatto: del resto non stiamo parlando del classico polpettone tutto filosofia e medicina ma di un ottimo film di qualità.

Jotaro

 
Di Namor (del 02/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1661 volte)
Titolo originale
Huo Yuan Jia
Produzione
Hong Kong, USA, 2006
Regia
Ronny Yu
Interpreti
Jet Li
Durata
103 minuti

Shangai 1910, all’interno del teatro Biarya si sta svolgendo un torneo di combattimento indotto dalle nazioni straniere, che in quel tempo invasero e dominarono la Cina, gara che vede schierarsi quattro dei loro migliori lottatori contro un popolo intero. Lo scopo di queste potenze alleate era quello di vincere la competizione, per calpestare ulteriormente l’orgoglio del popolo cinese, in quanto già bollati come i deboli dell’Asia! Ad ergersi in difesa della sua popolazione, si presenterà un solo uomo il maestro Huo Yuan Jia, che con questa gara trova l’occasione di riscattare non solo la sua nazione, ma anche il suo passato poco consone ad uno dei maestri fondatori del wushu. Ossessionato dall’ambizione di primeggiare nella lotta, Huo Yuan Jia diventa un invincibile combattente arrogante e pieno di sé, atteggiamento in contrasto con colui che dovrebbe essere l’immagine dell’umiltà e dell’armonia interiore. Questo suo enorme difetto lo porterà ad un passo dal suo stesso annientamento, conseguenza peraltro, di una tragedia familiare che cambiò totalmente il suo modo di concepire le arti marziali.“Fearless”, ci racconta la breve vita di un eroe che divenne una leggenda in patria, il maestro Huo Yuan Jia, fondatore della Jin wu Sports Federation, interpretato dall’attore cinese Jet Li, che nonostante i suoi 43 anni, ostenta con naturalezza, una preparazione atletica e tecnica fuori dal comune. Peccato, che probabilmente non avremo più modo di ammirare le sue performance, visto che pare abbia dichiarato che questo sarà il suo ultimo film sulle arti marziali! Ad esaltare le sue note capacità tecniche, ci ha pensato il famoso coreografo di combattimenti Yuen Wo Ping, che unisce lo stile marziale all’arte acrobatica, si devono a lui infatti le famose scene di lotta del film premio oscar “La Tigre e il Dragone” di Ang Lee e il tecnologico “Matrix” dei fratelli Wachowsky. Un film che sarà sicuramente gradito agli appassionati di arti marziali, visto che l’uso del computer durante i combattimenti, (qui non vola nessuno) é stato sapientemente dosato!

Namor

 
Di Darth (del 01/11/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1636 volte)
Titolo originale
Waking Ned
Produzione
Inghilterra, Francia, USA, 1998
Regia
Kirk Jones
Interpreti
Ian Bannen, David Kelly, Fionnula Flanagan
Durata
91 minuti

Siamo a Tully More in Irlanda, un piccolissimo villaggio di pescatori che conta 53 abitanti. Jackie, uno dei tanti anziani del villaggio, scopre che qualcuno dei suoi compaesani ha vinto la bellezza di sette milioni di sterline al “superenalotto” irlandese. Aiutato dal suo amico Michael, nella speranza di imbonire il neo milionario, iniziano a ricercare indizi che li portino a conoscenza dell’ identità del fortunato vincitore e, dopo numerose indagini, i due amici lo trovano: si tratta di un vecchio lupo di mare solitario, Ned Devine. Al povero Ned però, l’emozione di esser diventato ricchissimo gli ha causato un attacco cardiaco… e Jackie e Michael lo trovano stecchito davanti al televisore con in mano la giocata vincente. La tentazione è troppo forte, perciò i due protagonisti si impossessano del biglietto e nascondono il corpo di Ned, in tal modo sperano di potersi spacciare per lui e richiedere all’erario irlandese la somma vinta. Le complicazioni nascono all’arrivo della persona incaricata dal lotto per accertarsi che il biglietto vincente sia riscosso dall’effettivo proprietario, cioè Ned Devine…
Questa, per sommi capi, la trama della briosa commedia “Svegliati Ned”, ricca di humor inglese e di stereotipi (dal bar-ritrovo con i boccaloni di birra, alle vecchie zitelle inacidite, alla cocciutaggine e taccagneria dei montanari irlandesi). Kirk Jones, al suo debutto come regista cinematografico, riesce a creare davvero un ottimo lavoro, un film piacevole e divertente, con una fotografia bellissima (tutto il film è girato nella pittoresca Isola di Man, tra l’Inghilterra e l’Irlanda), musiche tradizionali e attori sconosciuti ma davvero bravi. Indimenticabile la scena della corsa in motocicletta di Michael, un’ottantenne scheletrico, completamente nudo.

Darth

 
Di nilcoxp (del 30/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1973 volte)
Titolo originale
Il Vangelo Secondo Matteo
Produzione
Italia 1964
Regia
Pier Paolo Pasolini
Interpreti
Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Mario Socrate, Settimio Di Porto, Otello Sestili, Ferruccio Nuzzo,Giacomo Morante, Giorgio Agamben.
Durata
142 minuti

Dovevo tornare con qualcosa di importante, e questo film lo è anche troppo!!! Pensate che tutte le battute del film sono frasi del Vangelo, non una sola parola è stata scritta dal regista. Il Testo Sacro ci viene illustrato passando da riprese a spalla incollate sui volti dei protagonisti a vere e proprie composizioni in stile tre e quattrocentesco italiano (in particolare a Piero della Francesca) che mi hanno lasciato incantato. Realizzato con pochi mezzi (appena 90 milioni di lire), la pellicola dimostra che non servono tanti soldi per poter fare un buon prodotto (questa cosa la ripeto spesso): girato a Matera invece che in Palestina, una tavola di legno permette all’attore protagonista di camminare sull’acqua, gente del posto nella parte delle comparse. In ruoli più importanti invece scrittori amici di Pasolini: Natalia Ginzburg (Maria di Betania), Rodolfo Wilcock (Caifa), Alfonso Gatto (Andrea), Giorgio Agamben (Filippo), Enzo Siciliano (Simone), Francesco Leonetti (Erode Antipa). Esordio di Paola Tedesco (dodicenne figlia dell’amministratrice di produzione) nel ruolo di Salomè. La madre del regista interpretò la parte della Madonna anziana. Il ruolo di Cristo fu affidato ad uno studente spagnolo giunto per caso ad incontrare Pasolini: Enrique Irazoqui. In questo film c’è l’abbandono della tradizionale iconografia che vede il Gesù coi capelli biondi lunghi e sciolti sulle spalle, ma lo sguardo diventa ancora più penetrante e seducente, e la sua parola sa colpire e curare. Le musiche spaziano da Bach a Mozart, alle canzoni popolari e ai spirituals negri. Risultato finale: capolavoro! La pellicola religiosa italiana più bella di tutti i tempi! E pensate che a farlo è stato un laico marxista omosessuale di nome Pier Paolo Pasolini!!! Non è un caso, perché il regista era una delle persone di maggior cultura nell’Italia del secolo scorso, e proprio perché così poco cattolico ha potuto amare così tanto il Vangelo da farne un film. Centoquarantadue minuti di poesia immersa nella religione e offertaci come agnello sacrificale per noi spettatori: animali assetati di sangue pronti a sbranarci l’un l’altro. Forse la visione di questo filmato calmerà la vostra fame e la vostra sete per alcune ore, forse (ho esagerato?). Aspetto con grande interesse l’intervento di Lorenzo che saluto!

nilcoxp

 

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