BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di ninin (del 29/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1660 volte)
Titolo originale
Twisted
Produzione
USA 2004
Regia
Philip Kaufman
Interpreti
Ashley Judd, Samuel L. Jackson, Andy Garcia, David Strathairn
Durata
111 minuti

Il film che ho scelto oggi per voi è un giallo/thriller ambientato a San Francisco. Jessica Shepard è un neo ispettore della omicidi, e il primo caso che le viene affidato, insieme al suo compagno Mike Delmarco, è una brutta gatta da pelare…. Si tratta di smascherare un serial killer che come firma lascia una bruciatura di sigaretta ( che ideona!! ) sul dorso delle vittime, tutte di sesso maschile. Per sua sfortuna, l’ispettore Shepard conosce bene le vittime... essendo andata a letto con ogniuno di loro. L’ispettrice nasconde però una doppia personalità, si dà spesso all’alcool, prende lezioni di arti marziali ( per fare male!! ), fa sesso con chiunque le vada a genio, ed ha avuto un passato burrascoso che le torna in mente guardando le fotografie dei suoi genitori. Jessica è rimasta orfana alla tenera età di sei anni: il padre, poliziotto anche lui, aveva freddato brutalmente la madre con la pistola d’ordinanza per poi suicidarsi subito dopo….. In queste notti, in compagnia della sua amica preferita, la bottiglia, la Shepard perde i sensi come drogata ogni qualvolta avviene un omicidio, per poi risvegliarsi a crimine già avvenuto…
Le premesse per un buon film vi erano tutte..il titolo che attira e il cast d’eccezione : Samuel L.Jackson, Ashley Judd, Andy Garcia. Purtroppo l’apparenza inganna….cominciamo dalla traduzione in italiano del titolo: Twisted che vuol dire : “fuori di testa” (cosa che infatti è la Judd) è diventato “La tela dell’assassino”... bah! Dei tre attori beh: Samuel L. Jackson è ok, la Judd è buona, soprattutto vista da dietro ma Garcia non è all’altezza di come è solito essere. Quindi che dirvi? un film sopravvalutato, da me per primo. La tromba di Mark Isham fa da sottofondo a questo noir, ma... salverei giusto la tromba! e una battuta, l’unica del film, quella che Jackson fa alla Judd, riferendosi alle sue movimentate relazioni con i partner da una botta e via : “è per questo che gli uomini ti muoiono dietro?”. Per il resto…. aspetto volentieri vostri commenti su questa pellicola ciao e alla prossima.

Ninin

 
Di Namor (del 26/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2735 volte)
Titolo originale
Lady in the Water
Produzione
USA 2006
Regia
M. Night Shyamalan
Interpreti
Paul Giamatti, Bryce Dallas Howard, Bob Balaban, Jeffrey Wright, Sarita Choudhury, Freddy Rodriguez, Bill Irwin, Jared Harris
Durata
110 minuti

Per realizzare “Lady in the WaterM.Night Shyamalan, ha dovuto lasciare, in seguito ad una diatriba, la Buena Vista, major cinematografica di proprietà della Disney, il motivo della disputa nasce dalla considerazione che hanno di lui all’interno della major, ossia, lo reputano un pericoloso utopista che “sente le voci”, giudizio che lo mette in netto contrasto con coloro che hanno del cinema una idea più pragmatica, in parole povere, non hanno creduto nel suo nuovo film! Cosa strana per una casa cinematografica dedita ad un pubblico in prevalenza infantile, ed ancora più strano considerato che questo nuovo film di Shyamalan è quello che si avvicina di più al genere fantasy-fiabesco rispetto alle sue precedenti pellicole, pur realizzato seguendo il suo stile, rimane in ogni caso una fiaba, anche se, per un pubblico più adulto. Comunque, se siete interessati e volete saperne di più il giornalista Michael Bamberger, ha scritto il libro “The man who heard voice…” commissionatogli dallo stesso Shyamalan, che documenta la sua lunga contesa contro la dirigenza della W.Disney. A concretizzare il film della discordia ci ha pensato la Warner, che furbescamente non si è lasciata scappare l’occasione di agguantarsi il talentuoso regista indiano e metterlo sotto contratto, anche perché, secondo me, il budget sarà stato davvero basso visto che la location scelta per realizzare il film è un condominio ad U completo di parco e piscina! Infatti, tutta la storia si svolge nel residence “The Cove” abitato, non solo dai suoi condomini interrazziali, ma anche da una Narf, creatura marina nativa del mondo azzurro, che vive nel fondo della piscina dello stabile, e che  aspetta l’arrivo del prescelto. La ninfa Story (Bryce Dallas Howard) dopo aver svolto, con il sostegno del balbuziente Cleveland Heep (Paul Giamatti), il suo difficile compito di annunciare l’avvento di un mondo migliore, dovrà far ritorno nel suo universo marino, ma ciò non sarà facile, poiché ad impedirglielo comparirà uno Scrunt, essere malvagio che aspetta solo il momento giusto per sopprimerla. Ed è qui che Story avrà bisogno dell’aiuto di alcuni inquilini, i quali all’interno del film-fiaba occupano senza saperlo un ruolo determinante per la salvezza della Narf e quindi del mondo. Una raccomandazione per chi si appresta a vederlo, la trama del film é stata sviluppata da una fiaba che il regista racconta ai figli, quindi onde evitare inutili delusioni prendetela per tale!

Namor

 
Di Darth (del 25/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1614 volte)
Titolo originale
World Trade Center
Produzione
USA 2006
Regia
Oliver Stone
Interpreti
Nicolas Cage, Jude Ciccolella, Jon Bernthal, Jay Hernandez, Maria Bello, Michael Peña
Durata
129 minuti

La storia la conosciamo tutti a memoria: penso che non esista persona sulla faccia della terra che non abbia visto almeno una volta le immagini agghiaccianti del crollo delle torri gemelle. Sono stati realizzati poi decine di documentari (tutti che raccontano la propria verità), ed un film: "United ’93", sul presunto quarto aereo… Oliver Stone firma il secondo lungometraggio, e lo intitola con poca fantasia, “World Trade Center”. Da un personaggio come Stone, dichiaratamente anti-Bush, mi aspettavo un film critico e fortemente politico… invece WTC è tutto l’opposto: racconta la storia di una squadra di poliziotti mandata come primo soccorso sul luogo del disastro, con il compito di evacuare i grattacieli ma, come moltissimi altri soccorritori, rimangono coinvolti nel crollo. Tutto il film si basa su questo, su ciò che sanno, vedono, pensano i poliziotti e le loro famiglie a casa; non si vedono gli schianti aerei, non si vede il crollo della seconda torre, ma soprattutto non si parla di chi, come, cosa e perché; se si parla di terrorismo è perché i coinvolti lo sentono al telegiornale... nulla di più. Stone ha confermato infatti, che ha voluto realizzare una pellicola sull’eroismo e la generosità di tutti coloro che si sono prodigati negli aiuti immediatamente dopo la tragedia, e non sul disastro in se. L’inizio del film colpisce subito per la fotografia, la grande mela che lentamente si desta all’alba è particolarmente suggestiva e commovente per la consapevolezza di come proseguirà quella giornata newyorkese. La quasi totalità del film, poi, è un passaggio di dialoghi tra i poliziotti in azione sul futuro ground zero, prima e dopo il crollo, e le famiglie che cercano disperatamente di avere notizie o di vedere il proprio caro tra le immagini dei telegiornali. Ottima la regia (non poteva essere altrimenti), la fotografia e il cast: perfino Nicholas Cage che non è certo un attore drammatico smaliziato, rende benissimo nel suo ruolo. L’unica pecca è forse la mancanza di un po’più d’azione: i protagonisti non fanno in tempo ad arrivare sul posto che vengono subito travolti nel crollo, e passano più di metà film in fin di vita sotto le macerie a cercare di sopravvivere mentre le famiglie si straziano nell’angoscia… speravo in meno drammaticità e più spettacolarizzazione… ma poco importa, Oliver Stone, anche questa volta, ha firmato comunque un ottimo lavoro.

Darth

 
Di ninin (del 22/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1863 volte)
Titolo originale
Lemony Snicket's a series of unfortunate events
Produzione
USA 2004
Regia
Brad Silberling
Interpreti
Jim Carrey, Emily Browning, Liam Aiken, Kara e Shelby Hoffman, Meryl Streep, Timothy Spall, Billy Connolly
Durata
108 minuti

Se amate le storie alla “Harry Potter”, o favole affini al genere fantasy, beh “Lemony Snicket” è il film che fa per voi. Lemony Snicket è il narratore di questa storia: avverte immediatamente lo spettatore che di non aspettarsi un film che parla di piccoli elfi… la pellicola, dice lui, racconta di fatti sgradevoli,cospirazioni, incendi sospetti, sanguisughe carnivore, cibo italiano e… la serie di sfortunati eventi che capitano a tre bambini piacevolmente gradevoli e astuti :Violet, 14 anni, inventrice, Klaus, 12 anni, lettore di qualsiasi cosa, e Sunny, 1 anno, dotata di 4 dentini che vogliono addentare ogni cosa. Questi sono i piccoli Baudelaire, divenuti contemporaneamente orfani sia di madre che di padre, a causa di un incendio propagatasi in poco tempo nella loro dimora e accaduto, in base ai primi rilevamenti, per cause probabilmente non accidentali. I piccoli vengono così affidati al conte Olaf, a cui non importa del futuro dei ragazzini, ma bensì del loro patrimonio, dato che i piccoli sono eredi di una discreta fortuna. Il conte Olaf, però viene colto in castagna dall’amministratore del patrimonio Baudelaire che deciderà quindi di cambiare tutore dei piccoli, ma i futuri affidatari non sanno a cosa vanno incontro… Questo film, narra i primi tre volumi del libro di Daniel Handler, libro che è già stato tradotto in 39 lingue ed in America pare abbia superato nelle vendite il maghetto con gli occhiali. Il regista Brad Silberling ha decisamente fatto un bel film, con una fotografia curata nei particolari, spesso tetra e scura per render bene l’idea del contorno che assume il racconto ed esaltando le doti di ottimo trasformista qual è Jim Carrey. Nel film partecipa anche la sempre bella M.Streep nel ruolo di una parente dei piccini, e si vedrà comparire in due brevi sequenze anche D.Hoffman. Simpaticissima la piccola Sunny, sottotitolata per ogni suo piccolo lamento, e dalla camminata strisciante che a me ha ricordato Pisellino, il nipote di Popeye e, per finire, piacevoli le musiche curate da Thomas Newman, che fanno da sottofondo alla storia, ed ora a voi…

ninin

 
Di Darth (del 18/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2206 volte)
Titolo originale
Va, vis et deviens
Produzione
Francia, Belgio, Israele, Italia, 2005
Regia
Radu Mihaileanu
Interpreti
Roni Hadar, Sirak M. Sabahat, Roschdy Zem, Yaël Abecassis
Durata
140 minuti

Radu Mihaileanu il pluripremiato regista del superbo “Train de vie”, dopo sette anni di assenza torna per raccontarci un nuovo viaggio: dopo quello intrapreso da tutti gli abitanti di uno shtetl dell’Europa dell’est con un finto treno di deportati verso la terra promessa; ci racconta il viaggio compiuto Schlomo, un piccolo etiope cristiano, che si finge ebreo per essere portato in Israele durante l’ “Operazione Mosè”. L’ ”Operazione Mosè” è un fatto storico realmente accaduto nel 1984, dove migliaia di ebrei etiopi (i Falasha), dopo un viaggio disumano attraverso la propria terra, raggiungono un campo profughi in Sudan e da li vengono trasportati in pullman fino a Tel Aviv in Israele. La madre cristiana di Schlomo (un bimbo di 9 anni) consegna il proprio figlio ad un’ ebrea in procinto di partire, in modo da salvarlo dalla fame e dalle malattie che stanno sterminando il popolo etiope. “Va, vis et deviens” (il titolo originale) è rappresentativo dell’evoluzione narrativa del film diviso in tre parti: subito si assiste alla partenza del piccolo Schlomo, disorientato, impaurito e frastornato giungere in Israele dove non conosce la lingua ed è tutto così diverso dal suo mondo; poi il bambino verrà adottato da una famiglia ebrea, ritroverà la voglia di ridere, di mangiare… e di vivere; ed infine Radu Mihaileanu ci mostrerà l’ingresso nell’età adulta di Schlomo: divenuto più “ebreo” di un vero ebreo (ma senza mai scordare le proprie origini), lo vedremo laurearsi in medicina ed entrare nell’associazione “Medici senza frontiere” ad operare in un Israele sempre in guerra. “Vai e vivrai” è davvero un film toccante (soprattutto la prima parte), realizzato sapientemente, e con una colonna sonora splendida firmata da Armand Amar, autore di numerosi pezzi di lirica ad enfatizzare i (numerosi) momenti drammatici. La differenza sostanziale tra “Train de vie” e “Vai e vivrai” è nell’approccio verso la storia: mentre nel primo veniva sdrammatizzata e ironizzata con battute e situazioni spassose anche nei momenti più intensi (sullo stile di Kusturica); in quest’ultimo, invece, viene caricata a dismisura di angoscia e disperazione, senza mai lasciarla andare ad un sorriso; perfino nell’ultimo fotogramma del film, dallo zoom sul lieto fine la camera allarga il campo a velare il gaio istante posizionandolo in un contesto di assoluto dolore.

Darth

 
Di kiriku (del 17/10/2006 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1913 volte)
Titolo originale
C.R.A.Z.Y.
Produzione
Canada 2005
Regia
Jean-Marc Vallée
Interpreti
Michel Côté, Marc-André Grondin, Danielle Proulx, Pierre-Luc Brillant, Émile Vallée
Durata
125 min

Sempre più frequentemente nel cinema troviamo film che affrontano il tema dell’omosessualità. È solo un’operazione di mercato o forse qualcosa sta cambiando davvero? Sinceramente mi sembra che i pregiudizi, almeno per quanto riguarda l’Italia, verso chi ha orientamenti sessuali che si discostano dalla cosiddetta “normalità”, siano ancora tanti. Pellicole come queste sicuramente non risolvono i problemi ma almeno danno degli spunti di riflessione. Il regista “Jean-Marc Vallée” ci propone un film che altro non è che la storia di una famiglia comune alle prese con i soliti problemi, tra i quali quello anche dell’omosessualità di uno dei componenti. La vicenda si svolge in Canada tra gli anni ’60 e ’80, i protagonisti sono una madre, un padre e i loro cinque figli. L’attenzione è concentrata sui rapporti personali, sugli scontri e sulle rivalità dei cinque fratelli che nell’arco di venti anni avranno a che fare con la scuola, i primi amori,le canne, con la moda punk e dark, la musica dei Pink Floyd, di David Bowie e dei Rolling Stones. Ma sono i difficili rapporti tra il padre e il figlio omosessuale Zac ad essere al centro della vicenda, il primo farà fatica ad accettare la sessualità de figlio e il secondo cercherà di nascondere al genitore e in particolar modo a se stesso la propria diversità. Jean-Marc Vallée non cerca di dare soluzioni, non fa prediche, ci rende solo partecipi delle sofferenze e delle paure che lastricano la via che porta alla presa di coscienza della propria identità da parte del protagonista. Il film è bello, intenso e a volte ironico, ma non è un capolavoro. La pecca principale di questa pellicola è sicuramente la durata, si poteva, secondo me, eliminare almeno venti minuti rendendo il tutto un po’ più scorrevole. Ciao e buona visione a tutti!!!

 Kiriku

 
Titolo originale
La gran aventura de Mortadelo y Filemón
Produzione
Spagna 2003
Regia
Reg: Javier Fesser.
Interpreti
Benito Pocino, Pepe Viyuela, Dominique Pinon, Paco Sagárzazu, María Isbert, Mariano Venancio, Janfri Topera, Berta Ojea
Durata
107 minuti

Forse quando ho visto questo film non ero dell’umore adatto. Forse quando non si è dell’umore adatto non bisognerebbe guardare film. Dico questo alla luce delle cose che ho letto su questo film rispetto a quelle che penso io. Mi sono addormentato cinque volte guardandolo e controllavo costantemente l’orologio dicendo: “adesso finirà spero… ormai manca poco… ma quanto dura?...”. Detto questo va aggiunto che il film è tratto da un fumetto di Francisco Ibanez dal titolo di “Mortadelo e Filemon”, personaggi nati nel 1958 e molto popolari in Spagna. Qui in chiave di lungometraggio che mantiene però tutte le caratteristiche di un cartoon (ma con attori veri) alla “Tom e Jerry” e “Willy il coyote” per intenderci. Pensate che nel paese iberico questo film ha incassato qualcosa come 22 milioni di euro e che in Italia è arrivato solamente quest’anno. Per quanto mi riguarda poteva anche non venire nel nostro paese, visto che l’ho trovato di una noia mortale. Sinceramente non so cosa consigliarvi, perché potrei non averlo capito io! Fate voi, ciao.

nilcoxp

 
Di ninin (del 15/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2685 volte)
Titolo originale
Starsky & Hutch
Produzione
USA 2004
Regia
Todd Phillips
Interpreti
Ben Stiller ,Owen Wilson , Snoop Dogg, Vince Vaughn, Carmen Electra
Durata
101 minuti

Complimenti… pensavo che non sarebbero riusciti a trasmettere sullo schermo, le emozioni che provavo vedendo i mitici episodi di “Starsky & Hutch” in TV, ma Todd Phillips è riuscito ad emulare i due protagonisti dell’omonima e a raccontare come si sarebbero conosciuti i due poliziotti di Los Angeles. Qui si avvale del biondo Owen Wilson e del moro Ben Stiller, ormai due garanzie, che aggiungono quel tocco di ironia che non guasta mai. La coppia dicevamo… sono uno contrapposto all’altro, il classico poliziotto ligio al dovere e un po’ ‘sfigatello’, offuscato dal ricordo della madre, che è stata una grande detective ( Starsky ), e l’altro menefreghista, imbroglione e un po’ sopra le righe ( Hutch ). I due poliziotti, alla loro prima missione insieme, si imbatteranno in uno spacciatore di coca che ha trovato il modo, grazie ad una molecola trasformata, di rendere la ‘roba’ irriconoscibile all’olfatto dei cani poliziotto. S & H si renderanno artefici di inseguimenti a bordo della fiammante ‘Ford Gran Torino’ rossa ( spettacolare ) e si faranno aiutare dall’ informatore Huggy Bear per riuscire ad arrestare i narcotrafficanti. Fanno sorridere, a parte le battute degli agenti, i travestimenti inscenati da Starsky ed il tentativo del regista di adattare la pellicola ai tempi che furono: capelloni, pantaloni a zampa di elefante, sfida in discoteca stile anni 70, abbigliamento e automobili… tutto curato perfettamente. Poi non manca il lato debole dei due: le ragazze! Davvero esilarante un interrogatorio in uno spogliatoio di cheerleaders, nel quale i due agenti ponevano domande ad una ragazza, ma quando lei è rimasta come mamma l’ha fatta, i due, completamente inebetiti, facevano domande senza senso… Ciliegina sulla torta sono i due interpreti Paul Michael Glaser e David Soul, gli originali S & H delle 92 puntate della serie, che si vedono in una comparsata nella pellicola e che mi hanno fatto fare un tuffo nel passato. Questo film, nonostante non sia movimentato come la serie, lo trovo ben fatto e con la mitica sigla del telefilm a fare da sottofondo musicale. Sicuramente qualcuno dirà che non c’è storia, che non può competere con gli originali (che secondo me sono irripetibili!), però questo movie è stato fatto in maniera molto divertente e, a mio modesto parere, intelligente.

ninin

 
Di Namor (del 12/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1242 volte)
Titolo originale
The Black Dahlia
Produzione
USA 2006
Regia
Brian De Palma
Interpreti
Aaron Eckhart, Hilary Swank, Scarlett Johansson, Josh Hartnett
Durata
120 minuti

Il dipartimento di polizia di Los Angeles decide di organizzare un incontro di boxe tra due poliziotti ex pugili professionisti, con lo scopo di dare lustro al loro distretto, nel quale si affronteranno “Mr. Fire”, Lee Blanchard (Aaron Eckhart) e “Mr. Ice”, Bucky Bleichert (Josh Hartnett). Il primo, come conferma il suo pseudonimo “Fuoco” rispecchia un carattere dai modi risoluti e sbrigativi, un combattente rabbioso che cerca in tutti i modo il ko dell’avversario, il secondo “Ghiaccio” é l’opposto, calmo e riflessivo, che si difende bene e attacca con la dovuta efficacia senza mai sprecare inutili energie. Attraverso questo match di pugilato, il regista Bryan de Palma, non ci presenta solo fisicamente i due protagonisti maschili di “The Black Dahlia”, ma anticipa anche il loro modus operandi nel ruolo di detective. I due avversari dopo il loro incontro sul quadrato, faranno coppia non solo sul lavoro, diventando in breve tempo, grazie ai loro successi, la coppia più famosa della sezione investigativa, ma tra loro si instaurerà una sorte di amicizia triangolare che vedrà partecipe anche la bionda, Key Lake, (Scarlett Johansson) salvata dalle grinfie di un pericoloso gangster da Blanchard, e divenuta poi la sua compagna. Ai due investigatori viene affidato il caso di un efferato omicidio, del quale si sa molto poco, gli unici indizi provengono dal, corpo che viene ritrovato senza vita, tagliato a metà e con gli organi interni asportati. Quel cadavere ha il volto di Betty Short, (Mia Kirshner) aspirante attrice, ma quel viso è orribilmente sfigurato da una taglio che parte da orecchio a orecchio, e che la fa assomigliare a Gwynplaine, il personaggio di V.Hugo nel film del 1927 “L’uomo che ride” (nel film, De Palma, ne includerà alcune scene). Le indagini sfalderanno il rapporto tra i tre, che vedrà Blanchard sempre più ossessionato nel catturare il colpevole, e Bleichert, impegnato a comporre i tasselli di una oscura verità in una palude sporca di menzogne, perché niente e quello che sembra ed ognuno nasconde la propria verità, rappresentato degnamente dall’enigmatica Madeleine Linscott, (Hilary Swank) figlia di uno dei fondatori di Hollywoodland. Questo noir patinato é tratto dall’omonimo romanzo di James Ellroy, che racconta dell’omicidio della Dalia Nera, fatto di cronaca realmente accaduto e che sconvolse la California nei primi giorni del 1947. Per questo delitto vennero indagate ed arrestate decine di persone (tra cui anche Orson Welles) ma il caso non venne mai risolto, circostanze analoghe circondarono il mistero della morte della madre di Ellroy, assassinata 11 anni dopo, ed anche in questa vicenda la giustizia non fece chiarezza. Bryan De Palma dirige un film costruito e curato molto bene, sia nell’ambientazione di Dante Ferretti, che ricostruisce la Los Angeles degli anni 40 in quel di Sofia (Bulgaria), e sia nello straordinario apporto della fotografia di Vilmos Zsigmond. Per quanto riguarda il cast, sono rimasto soddisfatto dalla prova di Hilary Swank, ma un elogio di merito lo dobbiamo a Mia Kirshner, in un ruolo breve ma non facile e vedrete il perché!

Namor

 
Di Darth (del 11/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1438 volte)
Titolo originale
Capote
Produzione
USA 2005
Regia
Bennett Miller
Interpreti
Philip Seymour Hoffman, Bruce Greenwood, Chris Cooper, Clifton Collins jr., Catherine Keener
Durata
114 minuti

Truman Capote fu un personaggio molto controverso: giornalista di indubbia bravura del New Yorker, conobbe la gloria per aver scritto la sceneggiatura del famosissimo “Colazione da Tiffany”; ma la sua omosessualità altezzosamente esibita ed il suo narcisismo lo resero un personaggio alle volte ‘fastidioso’. Questo film non vuol essere la sua biografia completa, non si parla (se non marginalmente) della sua infanzia e non termina con i suoi ultimi anni da alcolizzato: narra dei sei anni in cui si occupò di scrivere il suo best-seller “A sangue freddo”. Era il novembre del ’59: Truman lesse la notizia di un efferato omicidio, perpetuato ai danni di un’intera famiglia, in un paesino di provincia nel Kansas e, accompagnato dalla sua amica e collega Harper Lee (premio pulitzer per “Il buio oltre la siepe”), si recò sul posto per scrivere un articolo ma, quando ebbe l’opportunità di vedere i due ragazzi sospettati del crimine (Dick Hickock e Perry Smith), capì subito che era una storia troppo importante per un pezzo giornalistico e decise di scriverne un libro. Da quel momento lo scrittore cercò di far breccia nella fiducia di Perry Smith, diventò il suo migliore amico, passarono insieme ore e ore e dialogare e gli procurò perfino un avvocato per ricorrere in appello, dopo che al primo processo, sia Perry che Dick, furono giudicati colpevoli e condannati alla pena capitale. Questo rapporto particolare tra il raffinato scrittore e l’assassino non si riesce a capire se è ‘reale’ o se entrambi recitino per i propri interessi: Perry spera che il libro di Truman servirà per mostrare al mondo il suo lato umano ed evitargli così la forca, mentre Truman sembra coinvolto emotivamente, ma gli cela che sta scrivendo un libro che intitolerà “A sangue freddo”… Film difficile, da vedere più volte, per riuscire a captare tutte le simbologie create dal regista nella sua opera, per capire i significati intrinseci nella splendida fotografia di Adam Kimmel, e per gustare appieno la smisurata bravura di Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Truman (vincitore dell’ Oscar e del Golden Globe come miglior attore protagonista), che è riuscito davvero a ricreare tutte le note caratteriali, il modo di parlare e di gesticolare del personaggio originale… e non solo, riesce anche a trasmettere allo spettatore le sensazioni, i pensieri, i timori e tutto quello che è stato Truman Capote. Un plauso anche a Roberto Chevalier, il doppiatore italiano di Hoffman: bravissimo, in un film dove il modo di parlare e le tonalità sono fondamentali, è riuscito a ricreare anche lui la voce e le cadenze di Truman. Per concludere, un pensiero… dal loro rapporto Perry e Truman ci hanno guadagnato e perso entrambi: il primo non ha avuto salva la vita, ma verrà ricordato come il personaggio del best-seller “A sangue freddo”; mentre il secondo scrisse il suo capolavoro letterario, ma quest’ esperienza gli causò ripercussioni emotive che lo portarono nell’alcolismo… ne sarà valsa la pena?

Darth

 
Di kiriku (del 10/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2635 volte)
Titolo originale
Les Triplettes de Belleville
Produzione
Francia/Belgio/Canada 2003
Regia
Sylvain Chomet
Interpreti
 
Durata
78 min

Era da tempo che non vedevo un film d’animazione capace di conquistarmi fin da i primi minuti. Il proliferare di cartoon, a volte anche piacevoli, prodotti dalle grandi aziende americane e giapponesi, tolgono molto spesso spazio ad opere provenienti da nazioni europee e da case di produzioni più modeste ma altrettanto valide come in questo caso. “Appuntamento a Belleville” è la dimostrazione di come si possa creare un prodotto capace di emozionare,stupire e far sorridere senza usare i soliti standard che tanto imperversano nel cinema di animazione contemporaneo. L’autore di tutto questo è Sylvain Chomet che in collaborazione con il produttore Didier Brunner avevano già realizzato “The Old Lady and the Pigeons”. La produzione è la stessa che qualche anno fa diede vita a uno dei mie cartoni preferiti: “ Kirikù e la strega Karabà”. Il film è quasi completamente senza dialoghi, al loro posto una bella colonna sonora e una serie di rumori e di sperimentazioni sonore. Il disegno è molto particolare, le proporzioni sono ritratte da un punto di vista onirico, le ambientazioni sono cupe e surreali come lo sono del resto i personaggi e la sceneggiatura. Chanpion è un piccolo bambino triste e introverso che vive con la nonna, un donna bassa che ha una gamba più corta dell’altra che cerca in tutti i modi di trovare un interesse che possa entusiasmare il nipote. Dopo le difficoltà iniziali scopre la passione del nipote per la bicicletta e gliene regala una, diventando lei stessa la sua allenatrice. Divenuto un ciclista professionista, durante un tappa del Tour de France, viene rapito dalla mafia francese e portato a Belleville per essere sfruttato nelle scommesse clandestine. Belleville è la rappresentazione caricaturale di New York e degli americani in generale che vengono disegnati grassissimi, Statua della Libertà compresa. La nonnina insieme a tre cabarettiste cadute in disgrazia cercherà di salvare il nipote dalle grinfie della mafia. Una trama originale popolata da personaggi assurdi che in alcuni momenti mi hanno ricordato i disegni di Bruno Bozzetto. Insomma se avete voglia di vedere qualcosa di diverso, questa è l’occasione giusta. Buona visione a tutti!

Kiriku

 
Di ninin (del 08/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3499 volte)
Titolo originale
Tha Man
Produzione
USA 2005
Regia
Les Mayfield
Interpreti
Samuel L. Jackson, Eugene Levy, Luke Goss, Lindsay Ames, Randy Butcher, Michael Cameron, Susie Essman
Durata
80 minuti

Dal caveau del distretto di polizia di Detroit sparisce un grosso carico d’armi. I malviventi riescono a farla franca grazie alla complicità di un agente corrotto, ma purtroppo per lui (il crimine non paga) il suo corpo privo di vita verrà rinvenuto poco dopo nel mezzo di una statale percorsa durante la fuga. Il partner della vittima, l’agente Vann, viene accusato di essere anch’esso corrotto e viene pedinato a sua insaputa dai servizi segreti. Ma il poliziotto è deciso a fare luce sul caso e, avendo ottenuto 24 ore di tempo, organizza un incontro con i trafficanti per acquistare l’arsenale della centrale. Sfortunatamente, a causa di un equivoco, a trattare con la banda (a fare ‘la talpa’) non sarà lui ma un petulante padre di famiglia con la faccia da idiota: Andy, uno specialista in impianti dentari venuto nella grande città per fare l’oratore ad un congresso di odontoiatri.
Commedia poliziesca in stile ‘arma letale’, ma ancora più divertente, con Samuel L. Jackson nel ruolo del poliziotto diffidente, separato dalla moglie e padre di una bimba, che regala inaspettatamente battute da osteria e Eugene Levy (già ammirato in ruoli paterni in “American Pie”) nell’imbranato che si trova nel luogo sbagliato al momento sbagliato, credulone che il male non esiste, tutto famiglia e lavoro ma simpatico, ad esempio quando per intolleranza al manzo regala flatulenze al suo passaggio, tra le facce schifate dei malcapitati (va beh, lo so che lo stile è quello di Carlo Vanzina però mi ha fatto ridere). Andy cercherà di redimere il poliziotto dalla volgarità, lo aiuterà ad avvicinarsi alla famiglia, e si scambierà con lui per trattare con la gang... che dire: un tuttofare! bravo Andy!
Non è un lungometraggio (anche perché è poco più lungo di un telefilm) che lascerà il segno, ma è uno di quei film che si possono vedere tra amici per condividere un sorriso, anche se si deve ricorrere a qualche volgarità. Piacevole.

Ninin

 
Di Namor (del 05/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1986 volte)
Titolo originale
Frida
Produzione
USA 2002
Regia
Julie Taymor
Interpreti
Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush, Antonio Banderas, Valeria Golino, Edward Norton, Ashley Judd
Durata
120 minuti

Oggi vorrei proporvi “Frida”, un biopic sulla vita quanto mai travagliata di Frida Kahlo, considerata oggi, una delle più famosi pittrici moderne, se non la più importante! Nei suoi quadri, che furono una sorte di un eterno diario, rappresentò molto spesso gli aspetti drammatici della sua vita, come il dolore, la tristezza e la sofferenza, dettata da una sorte avversa che avrebbe steso chiunque ma non lei, nonostante il suo fisico minuto (alta un metro e sessanta per quarantanove chili) aveva dalla sua una forza ed un temperamento senza eguali! Frida nacque a Coyocan, città del Messico il 6 luglio 1907, fin da piccola svelò quel carattere ribelle e anticonformista, che fece di lei un’ artista pronta a vivere fuori da ogni regola e convenzione. Fu grazie al suo temperamento che superò gli innumerevoli ostacoli che il destino gli mise davanti, all’età di sei anni una poliomielite rischiò di ucciderla e per nove mesi dovette stare chiusa in una camera per superare la malattia, guarì, ma si ritrovò con la gamba destra più sottile della sinistra, e con una malformazione al piede. Difetto che le valse l’insensibile soprannome di “Frida gamba di legno”. A 18 anni vide la morte in faccia per la seconda volta, il bus sul quale lei viaggiava si scontrò con un tram e venne trafitta dal corrimano dell'autobus. L’incidente le provocò la frattura della spina dorsale in tre punti, lo schiacciamento del bacino, la rottura del piede destro. Si salvò per miracolo, ma i medici purtroppo trascurarono la lesione che aveva riportato alla spina dorsale e quando se ne resero conto e corsero ai ripari imponendole nove mesi di immobilità, il danno ormai era irreparabile. Fu durante quel periodo che Frida iniziò a dipingere con frequenza, le ci vollero quasi tre anni per rimettersi in piedi e riprendere una vita normale, subendo nel tempo 35 interventi alla schiena. Nel 1928 conobbe Diego Rivera, pittore di murales all’epoca molto famoso, e nonostante avesse 20 anni in più e fosse brutto e grasso (un metro e ottanta per centocinquanta chili) nonché un’inguaribile seduttore, Frida se ne innamorò perdutamente e lo sposò, dando inizio ad una tormentata storia d’amore senza fine, fatta di tradimenti da parte di entrambi. Tra gli amanti che fecero parte della vita di Frida, figurano personaggi del jet set come il surrealista Andrè Breton, il fotografo Nickolas Muray, il pittore David Al faro Siqueiros, lo scultore Isamu Nogochi e il rivoluzionario russo Leon Trotzkij. Oltre agli uomini, la Kahlo ebbe come amanti anche donne affascinanti come la fotografa Tina Modotti, le attrici Maria Felix e Dolores Del Rio e la grande pittrice americana Georgia O’Keeffe. Frida si spense alla età di 47 anni per una grave forma di polmonite, un anno prima della sua morte dovette subire anche l’amputazione di una gamba, pagando così l’ennesimo dazio ad un destino fin troppo avverso. Infatti, nel suo diario aveva annotato: “attendo con gioia la fine e spero di non tornare mai più”. Il film è stato fortemente voluto e prodotto dall’attrice messicana Salma Hayek, la quale per accaparrarsi il ruolo di Frida, ha dovuto sbaragliare la concorrenza di candidate come J.Lopez e Madonna, ed è anche riuscita ad ottenere, grazie alle sue origini messicane il permesso di girare direttamente sui luoghi dove si svolsero i fatti e non in studio, tutto a beneficio della pellicola! Nonostante questo, la critica non è stata tenera nei confronti del film, definendolo pomposo ed improbabile, giudizio che personalmente non condivido. La convincente performance di Salma Hayek emoziona, tanto da far rivivere alla nipote di Frida il passato: rimase talmente impressionata dal film che per ringraziare l’attrice le regalò una delle collane della Kahlo, e nel farlo disse: “grazie per avermi fatto rivedere mia zia!

Namor

 
Di Darth (del 04/10/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2150 volte)
Titolo originale
Schultze Gets the Blues
Produzione
Germania 2003
Regia
Michael Schorr
Interpreti
Horst Krause, Ursula Schucht, Karl-Fred Müller, Harald Warmbrunn
Durata
109 minuti

Quando mi capita di vedere un film che mi appassioni, che mi coinvolga e mi rapisca il pensiero per tutta la sua durata, provo sempre una gran soddisfazione… tanto più quando non me lo aspetto assolutamente. E’ successo esattamente così con “Schultze vuole suonare il blues”: l’ho noleggiato perché mi hanno attirato il titolo e la copertina… e perchè “V per Vendetta” non era disponibile ; - ). Non ho tuttora visto “V” ma dubito fortemente che mi piacerà quanto “Schultze”. La trama è molto semplice, Schultze e i suoi due amici di vecchia data Manfred e Jürgen, dopo anni di lavoro in miniera, vengono mandati in prepensionamento; da quel momento condividono parecchio del proprio tempo libero tra il bar, le partite a scacchi e la pesca… sempre le stesse routine, le stesse strade e gli stessi discorsi. A cambiare qualcosa sarà però la musica: Schultze, infatti, è un appassionato suonatore di fisarmonica, e un giorno, per radio, sente lo Zydeco, un brano nuovo proveniente dal profondo sud degli Stati Uniti che, come per incantesimo, si impossessa di lui, tanto che non riesce più a suonare la ‘sua’ Polka (esibita in ogni occasione) ma, inebriato dal ritmo, ripete continuamente il pezzo sentito alla radio. Nel paesino tedesco questa “musica da negri” non ha un gran riscontro, gli amici, quindi, decidono di regalare a Schultze un viaggio in Louisiana…
Questo film, scritto e diretto dallo sconosciuto Michael Schorr, lo considero un vero capolavoro: mi ha ricordato fortemente e fatto rivivere le stesse emozioni di “Una storia vera” di D.Lynch. La regia (pluri-premiata in vari festival tra cui Venezia 2003) è meravigliosa; Schorr usa moltissimo il campo lungo e telecamera fissa, senza staccare in continuazione in campi e controcampi; e sfrutta molto anche i riflessi dei vetri per far vedere cosa succede alle spalle della scena inquadrata. La staticità che genera con questa tecnica è simbologicamente perfetta per i ritmi condotti dal protagonista e rende il film davvero ‘rilassante’. I tre attori sono eccezionali, Horst Krause (Schultze) su tutti, con il suo atteggiamento timido e impacciato, la comunicatività del suo volto, e la sua stazza da 100kg che si ‘scatena’ solo quando può suonare la sua fisarmonica. Buona la scelta del regista di avvalersi, per il resto del cast, di attori non protagonisti che rendono il tutto ancor più veritiero. Insomma, questo film mi ha colpito: l’ho trovato poetico, ironico e commovente… se vi è piaciuto “Una storia vera”, non perdetevi quest’altro vetusto e massiccio viaggiatore, lanciato verso una nuova vita, che risale il Mississipi a bordo di una ‘bagnarola’, sorretto dalla musica e dalla voglia di continuare a vivere.

Darth

 
Di kiriku (del 03/10/2006 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1510 volte)
Titolo originale
Paradise now
Produzione
Palestina 2005
Regia
Hany Abu-Assad
Interpreti
Kais Nashef, Ali Suleiman, Lubna Azabal, Amer Hlehel, Ashraf Barhoum, Mohammad Bustami, Hiam Abbass, Mohammad Kosa, Olivier Meidinger, Ahmad Fares
Durata
98 min

Mettere su pellicola argomenti difficili e delicati come quelli che riguardano il conflitto tra Israeliani e palestinesi, non è cosa facile. Si corre il rischio di fare un’opera di nicchia, comprensibile solo per pochi e non fruibile dal grande pubblico. Viceversa se si semplifica troppo si può cadere nella banalizzazione degli avvenimenti, perdendo così di vista l’obbiettività, indispensabile per raccontare la realtà dei fatti. Hany Abu-Assad ci narra le ultime quarantotto ore di vita di due Kamikaze e più precisamente di Khaled (Ali Suleiman) e Saïd (Kais Nashef), due amici che vengono scelti per un attentato in Israele. La prima parte del film descrive la normalità dei due protagonisti, il loro lavoro, i rapporti famigliari e tutte quelle situazioni che anche noi viviamo ogni giorno, con la differenza che loro vivono, nella più nera miseria, imprigionati dentro i confini della città senza poterne uscire. La seconda parte invece si concentra sui rituali che i due eseguono dopo la chiamata, dal video-testamento per i famigliari e i fedeli alla preparazione fisica e spirituale prima della missione. Il film risulta realistico e impersonale anche se non è difficile capire da che parte è schierato il regista. Nonostante tutto, riesce a non dare giudizi e a descrivere molto bene lo stato d’animo di due persone che decidono di sacrificare la vita per combattere contro un nemico troppo forte militarmente e contro il quale non trovano altra arma se non quella del sacrificio del proprio corpo. Fanatismo religioso, condizioni sociali deplorevoli e il desiderio di salvare l’onore infangato da un padre collaborazionista, sono le motivazioni che alimentano quel sentimento di rivincita. Ma il cammino verso il martirio è ostacolato da paure,ripensamenti e voglia di vivere. Un’opera che tenta di esplorare un mondo complicato e lontano da noi attraverso la quotidianità di due giovani palestinesi nella Nablus dei giorni nostri. A parte qualche scivolone nella retorica, Hany Abu-Assad ci regala un bel film che alterna una leggerezza a volte ironica con momenti di grande intensità. Da non perdere assolutamente!!! Ciao e buona visione.

Kiriku

 

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