BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Darth (del 02/08/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1387 volte)
Titolo originale
White noise
Produzione
USA 2005
Regia
Geoffrey Sax
Interpreti
Michael Keaton, Chandra West, Deborah Kara Unger, Ian McNeice
Durata
101 minuti

Michael Keaton torna in un film che parla della vita dopo la morte, non sto parlando del seguito (fortunatamente mai realizzato) dello scanzonato “Jack Frost” (1998), ma di White Noise, pellicola che parla del fenomeno conosciuto con il nome di Electronic Voice Phenomenon, o EVP; l’incisione delle voci dei defunti tramite comuni registratori di musi/video cassette. Secondo i fautori dell’EVP, queste comunicazioni vengono inviate sulle frequenze di radio e televisori e possono essere ricevute, registrate e interpretate. Lo spunto per girare questo film era interessante, ci sono centinaia di organizzazioni che seguono, catalogano e si interessano dell’ EVP, peccato che questa' idea non sia bastata per creare un’opera decente. La trama fa rabbrividire, hanno a disposizione un fenomeno paranormale quasi “riconosciuto ufficialmente”, di cui a livello cinematografico si è parlato poco o niente, e scadono nel fantastico con una trama più adatta ad un horror di serie B che ad un thriller rivolto al grande pubblico. L’azione è lenta, ci sono momenti di vera e propria noia alternati dalle comuni scene create apposta per “far saltare sulla sedia” lo spettatore, si capisce costantemente in anticipo cosa succederà, e il finale è di una banalità sconcertante. Il regista, Geoffrey Sax, che prima di questo “capolavoro” aveva diretto solo film per la televisione, a mio giudizio, è meglio se torna a girare “Le cronache di Van Helsing” e lasci perdere il grande schermo.

Darth

 
Di kiriku (del 01/08/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1346 volte)
Titolo originale
Memento
Produzione
USA 2000
Regia
Christopher Nolan
Interpreti
Guy Pearce, Joe Pantoliano, Carrie-Anne Moss
Durata
113 min

Negli ultimi anni per girare un film giallo ci vuole tanto coraggio e idee nuove. Bisogna considerare che questo campo oramai è saturo e che non è facile stupire un pubblico sempre più avvezzo a questo genere di film. Il Regista “Christopher Nolan” per riuscire nell’impresa ha dovuto stravolgere tutte le regole che caratterizzano i romanzi gialli, cominciando a raccontare la sua storia dalla fine e andando poi a ritroso. Per rendere possibile il tutto si avvale frequentemente di flash back, che interrompono il racconto e lo riportano ogni volta ad un passo indietro verso l’inizio della storia, usando questa tecnica permette allo spettatore di immedesimarsi nel personaggio e di scoprire un pezzo alla volta il puzzle che porta alla verità, proprio come accade al protagonista. Raccontare la trama a questo punto diventa difficile, non si può partire dall’inizio (che poi sarebbe la fine) e ne dalla fine del film (che poi sarebbe l’inizio), mi limiterò quindi a darvi le informazioni più essenziali. L’ispettore assicurativo “Leonard Shelby” nel tentativo di salvare la moglie, che viene stuprata e uccisa da un criminale, viene ferito alla testa riportando una lesione che gli farà perdere la memoria a breve termine. Praticamente ricorda tutto quello che ha assimilato fino al momento dell’incidente, ma da quel giorno in poi ogni dieci minuti dimentica tutto e ritorna a quel tragico istante. L’unico scopo della sua vita diventa quello di uccidere l’assassino di sua moglie, per farlo scatta polaroid sulle quali scrive dei promemoria, che gli permettono di ricordarsi cosa ha fatto poco prima e si tatua sul corpo gli indizi principali. La sua vita è un inferno, incontra ogni giorno persone che non ricorda se ha conosciuto o meno e che in ogni momento possono approfittare di lui. La riuscita di questo film è sicuramente dovuta all’ottimo montaggio di “Jenifer Chatfield” e alla sceneggiatura firmata da “Christopher Nolan” che prende ispirazione dal romanzo del fratello “ Jonathan Nolan” ed infine bravi anche gli attori. Un noir che vale la pena vedere, che incolla lo spettatore allo schermo fino alla fine. Una curiosità; il numero di telefono di Teddy (555-0134), è lo stesso di Marla Singer in Fight Club. Vi auguro una buona visione!

Kiriku

 
Di nilcoxp (del 31/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1786 volte)
Titolo originale
Desperado
Produzione
USA 1995
Regia
Robert Rodriguez
Interpreti
Antonio Banderas, Steve Buscemi, Salma Hayek, Quentin Tarantino, Joaquim De Almeida, Angel Aviles, Danny Treyo, Tito Larriva, Abraham Verduzco, Cheec Marin
Durata
106 minuti

Quando all’inizio del film ho visto Steve Buscemi (attore che a me personalmente piace molto per le sue caratterizzazioni) entrare in un bar malfamato e raccontare una storia al barista e ai suoi clienti, mi son detto “Vuoi vedere che ho trovato un bel film da guardarmi oggi?”. Sbagliavo. Trascorsi i primi trenta minuti (e sono stato generoso a considerarne così tanti), il film cade in picchiata libera: peggiora con una velocità indescrivibile. Sparatorie inverosimili ad oltranza finiscono per annoiare e infastidire lo spettatore. C’è una piccola apparizione di Tarantino, racconta una storiella anche lui (è bello il suo compare), e poco altro. Banderas è il solito belloccio supereroe buono solo a far “sbavare” qualche donna, il resto è un’accozzaglia di niente. Brutta la storia, brutti i dialoghi e banalità a non finire. Questo senza nulla togliere alle capacità del regista che mostra in qualche sequenza di saperci fare. Non posso aggiungere altro ad un film di così poche pretese, e che sarà scivolato sicuramente nel dimenticatoio. A proposito, di cosa stavo parlando?

nilcoxp

 
Di ninin (del 30/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1957 volte)
Titolo originale
Brokeback Mountain
Produzione
USA 2005
Regia
Ang Lee
Interpreti
Heath Ledger, Jake Gyllenhaal, Randy Quaid, Michelle Williams
Durata
134 minuti

Wyoming 1963. Due giovani cowboy si incontrano per caso durante un colloquio di lavoro, dovranno pascolare un gregge di pecore durante la stagione estiva, sulle montagne di Brokeback Mountain. Ai due servono i soldi di Aguirre (il tirannico proprietario del ranch) per motivi diversi: Ennis deve sposarsi di lì a poco con la fidanzata Alma, Jack deve autofinanziarsi per partecipare ai rodei, di cui è appassionato. Durante questo periodo di completo isolamento dal mondo esterno, una notte, tra i due scoppia la passione e questi mesi di lavoro si trasformano in una storia d’amore fatta di complicità reciproca. Al termine di questo periodo, le strade dei due cowboy si divideranno, si sposeranno e avranno anche dei figli. Senonchè quattro anni più tardi Jack tornerà a trovare il vecchio amico ed è così che riesploderà la passione che sembrava sopita e dimenticata, e dopo questo primo rincontro, ogni anno i due vivranno clandestinamente la loro storia, lassù su quelle montagne dove la loro amicizia si è trasformata in una grande storia d’amore.
Tratto dal romanzo di Annie Proulx e diretto da Ang Lee, questo film affronta un tema delicato come l’omosessualità in maniera molto fine e con grande maestria. Toccante, drammatico, fa anche scappare qualche lacrimuccia, davvero molto ben fatto. I paesaggi dei pascoli poi, fatti di grandi distese verdi, cime fantastiche e tramonti bellissimi, sono qualcosa di stupefacente. I due protagonisti hanno recitato in maniera molto espressiva e la scena del primo duro rapporto che hanno sotto la tenda non deve essere stata una cosa facile... Bello il sottofondo musicale: una melodia western di Gustavo Santaolalla suonata con la chitarra pizzicata.
Questa pellicola ha fatto incetta di premi, li vado ad elencare: Leone d’oro a Venezia, quattro Golden Globe tra cui regia e miglior film, e tre premi oscar tra cui sempre miglior regia e colonna sonora. Che dirvi di più? assolutamente da vedere...
Per chiudere vorrei strapparvi un sorriso. Se vedete questo film con il vostro partner e siete appassionati di pesca, quando uscite per praticare il vostro hobby, al vostro ritorno portate a casa qualcosa… giusto per non fare sorgere al vostro partner qualche dubbio… Ciao.

Ninin

 
Di Jotaro (del 29/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3817 volte)
Titolo originale
Rupan sansei: Kariosutoro no shiro
Produzione
Giappone 1979
Regia
Hayao Miyazaki
Interpreti
 
Durata
110 minuti

Nelle mie recensioni non poteva mancarne una dedicata al mitico Lupin, come sapete è il manga più famoso del maestro Monkey Punch e vanta una vasta schiera di fans anche in Italia, grazie alla serie tv e a tutti gli speciali, oav e film che vengono tuttora trasmessi da mediaset. Voglio subito puntualizzare che, anche se questo film risale al 1979, per molti, e forse per tutti gli appassionati, rimane il miglior film su Lupin di sempre. Alla regia abbiamo un grande Hayao Miyazaki già visto nella prima serie televisiva (quella con la giacchetta verde, ricordate?). Come al solito il suo stile di disegno è inconfondibile (Laputa, Conan il ragazzo del futuro, Nausicaa, Porco Rosso, Kiki, Mononoke hime e Il castello errante di Howls ) e anche le sue trovate umoristiche sono geniali; grazie ad esse nel corso degli anni Lupin III si è potuto distinguere ed è diventato un anime conosciutissimo ed apprezzato. Il film si apre con una bella rapina in vecchio stile, Lupin e Jigen svaligiano il Casinò di Monaco (già qui si inizia a percepire il tono ironico e scanzonato che il regista infonde), dopo aver scoperto che i soldi appena rubati sono falsi i due si dirigono nella tana del leone: lo stato di Cagliostro (un covo di falsari famoso e temutissimo). Qui i nostri ladri vengono subito coinvolti nell’ inseguimento \ salvataggio di una sposa che scappa da alcuni inseguitori sospetti. Dopo essere stata tratta in salvo, la sposa misteriosa (Clarissa), lascia incidentalmente a Lupin un anello con raffigurato un caprone (lo stemma della casata dei Cagliostro) per poi scappare di nuovo. Da qui la storia si infittisce: che mistero nasconde il castello di Cagliostro e le sue due casate? E l'anello che ne porta lo stemma? Perchè il conte di Cagliostro lo vuole a tutti i costi ed è intenzionato a sposarsi con Clarissa? Cosa sta organizzando Lupin che ha chiamato l'ispettore Zenigata e Goemon? Fujiko perchè si è travestita da cameriera? cosa sta cercando da diverso tempo? Le domande a tutte queste risposte le avrete vedendo questo film: geniale e divertente ma anche ricco di azione e di mistero, il ladro gentiluomo darà il meglio di se con le sue mille trovate e stupendovi con vari colpi di scena fino all’ultimo secondo. I fondali sono chiari e ben delineati, le musiche sono buone e le animazione geniali; non potete pretendere di più da un tale capolavoro animato che ancora oggi riesce a tenere testa alle varie produzioni moderne. Lo consiglio a tutti i fan di Lupin III e agli amanti dell'azione, del divertimento e del mistero. A chi non l'ha visto, invece, una bella tirata di orecchie… non fatevi sfuggire un gioiellino come questo, ne rimarrete soddisfatti (il dvd è venduto ad un prezzo molto basso: 11 euro e c’è anche un’edizione da edicola che ne viene la metà)!

Jotaro

 
Di Namor (del 27/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2070 volte)
Titolo originale
Roll Bounce
Produzione
USA 2005
Regia
Malcolm D. Lee
Interpreti
Bow Wow, Brandon T. Jackson, Marcus T. Paulk, Rick Gonzalez, Busisiwe Irvin, Kellita Smith
Durata
112 minuti

Vi ricordate le famose piste roller? Una sorta di discoteca scintillante dove si noleggiavano i pattini a rotelle e, al ritmo di musica, ci si divertiva a pattinare? Bene… per i nostalgici di quel passatempo è appena uscito in dvd un film sul mondo dei roller boys. “Roull Bounce”, di Malcom D.Lee, che come il più famoso cugino Spike Lee punta su un cast ‘all black’. Il protagonista, Xavier, è interpretato dal giovanissimo rapper americano Bowe Wow, famoso in patria per il suo album di debutto, le cui vendite raggiunsero quasi tre milione di copie, evento che lo portò nel 2001 ad aprire con un duetto insieme a Madonna la serata dei Grammy Awards! Ma, nonostante la sua notorietà, in America il film si è rivelato un flop, evidentemente i fan si aspettavano una pellicola sul genere musicale, vista la sua presenza! La trama è ambientata in una Chicago anni 70, con tanto di personaggi identificati nel ruolo attraverso gli usi e costumi di quegli anni: i mitici pantaloni a zampa di elefante, gli zatteroni ai piedi e le capigliature afro… e sono proprio così i protagonisti del film… un gruppo di cinque amici del South Side che assistono alla chiusura della loro pista preferita, il Palisades Garden, e che per continuare a coltivare lo propria passione del pattinaggio, dovranno trasferirsi di malavoglia nella pista più vicina, la Sweetwater Roller che si trova nel North Side. Questa è l’arena circolare frequentata da ragazzi dal ceto sociale superiore, tra cui Sweetness (Wesley Jonathan) imbattuto campione della “Jam Skating”, una danza eseguita sui pattini a rotelle, coreografata su bellissimi pezzi della immortale disco-music dell’epoca. Spassose le sue entrate in pista, alla Toni Manero in “La febbre del Sabato sera”, con tanto di presentazione e fan in delirio per il loro re! Lo scontro per primeggiare in questa specialità è inevitabile tra le due fazioni, che si sfideranno nella competizione annuale la “Roller Jam Skate-Off”. La sceneggiatura di Norman Vance mi ha dato l’impressione di essere stata ispirata (forse troppo) dalle sit-com afroamericane, con le classiche battute canzonatorie (ironia in uso nella cultura black), che sono di grande effetto in America, ma che da noi non sortiscono lo stesso risultato. Comunque il film sarà gradito ad un pubblico under 16, ed agli appassionati degli antenati dei rollerblade, non consigliata la visione invece, agli spettatori che non rientrino nelle due categorie. Una curiosità: osservate la somiglianza tra il tipo che affitta i pattini e Jimmi Hendrix… sono due gocce d’acqua!

Namor

 
Di Darth (del 26/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1753 volte)
Titolo originale
The new world
Produzione
USA 2005
Regia
Terrence Malick
Interpreti
Colin Farrell, Joe Inscoe, Jamie Harris, Michael Greyeyes, Jason Aaron Baca, Q'Orianka Kilcher, Eddie Marsan, Christian Bale
Durata
151 minuti

In “The new world” salta immediatamente all’occhio del cinefilo amatoriale, che il regista Terrence Malick si conferma un vero maestro della settima arte, replicando le glorie del superbo “La sottile linea rossa”. Ha girato tutto il film utilizzando determinate regole registiche che rendono eccezionale il risultato finale come ad esempio la scelta di effettuare tutte le inquadrature in soggettiva, di filmare mantenendo sempre tutto a fuoco, sia il primo piano che lo sfondo e di non avvalersi di luci artificiali. Se la regia e la fotografia di Lubezki (candidato all’oscar) sono di massimo livello, non sono da meno gli attori: Colin Farrel (Alexander, Daredevil) l’ho visto nella sua interpretazione migliore (forse anche perché parla il minimo indispensabile); e poi c’è lei… Q'Orianka Kilcher, la Pocahontas dei miei sogni adolescenziali, bellissima e dolcissima (almeno finché rimane nel suo habitat e con i suoi succinti abiti tribali). I nativi americani e tutta la ricostruzione scenica dell’epoca sono un altro tocco di classe dell’opera in questione: dagli abbigliamenti alle navi, dai moschetti alle prime costruzioni nel nuovo mondo, tutto ricreato con una meticolosità certosina. Eppure, nonostante vi abbia decantato tutti questi pregi, se qualcuno mi chiedesse “Cosa ne pensi del film The new world?”… la prima cosa che risponderei sarebbe: ‘una noia mortale’… è noioso come guardare una partita a scacchi tra due vecchi incontinenti che tra una mossa e l’altra vanno al bagno; è lento come un bradipo col morbo di parkinson; è monotono come l’ultima canzone di Jovanotti; ed è pesante come una peperonata prima di andare a dormire. Davvero un peccato, una regia spettacolare ma una trama inconsistente: le inquadrature si soffermano tanto, troppo a lungo, sulla bellezza della fotografia, dimenticandosi di spiegare qualcosa a livello narrativo; il montaggio è enigmatico, sembra realizzato a caso, passando dal presente al passato senza stacchi o riferimenti che lo rendano comprensibile al pubblico e quel poco di trama che si evince in tutto questo marasma è davvero patetica. Per concludere, consiglio questo film solo a chi vuole ammirare un maestro come Malick alla regia… perché, sono sincero, è l’unica cosa che ha impedito che mi addormentassi sul divano…

Darth

 
Di kiriku (del 25/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2444 volte)
Titolo originale
My name is Tanino
Produzione
Italia 2002
Regia
Paolo Virzì
Interpreti
Corrado Fortuna, Rachel McAdams, Jessica De Marco, Frank Crudele, Mary Long, Beau Starr, Lori Hallier, Danielle Bouffard
Durata
100 min

Siamo a Castelluzzo in Sicilia, Tanino è un giovane e mediocre studente universitario che tenta di fuggire dal paesino in cui vive perchè non gli permette di realizzare i suoi sogni. Durante l’estate, mentre è immerso con il suo amico in una delle tante discussioni che riguardano lo scenario politico mondiale, conosce una ragazza americana con la quale ha un flirt. Alla fine della vacanza la giovane parte dimenticando la videocamera. Tanino dopo l’ennesimo esame andato male, che gli avrebbe evitato la leva militare, decide di andare in America per riportargliela. Da questo momento si trova ad affrontare una serie di peripezie che lui stesso riassume, all’ inizio del film, nella mail che spedisce all’amico: “Posso anticiparti che stavo per, numero uno: essere ucciso da una pallottola americana... Due: morire sotto un camion americano... Tre: sistemarmi e diventare un giovane di successo, ovviamente nel senso americano del termine... E l'elenco potrebbe continuare ad libitum”. Questa commedia divertente è firmata da “ Paolo Virzì”, il regista di “ Ovo Sodo”, “Caterina va in città” e “Baci e abbracci”. In questo film ci ripropone la già collaudata formula dell’italiano all’estero ma in una versione aggiornata, che vede il protagonista muoversi in un ambito ancora più provinciale di quello che ha lasciato alle spalle. Una commedia ironica ma che allo stesso tempo fa riflettere e che ci fa intendere che sognare è bello, ma che è indispensabile tenere i piedi per terra. L’interpretazione dell’esordiente “Corrado Fortuna” è di buon livello, riesce a calarsi senza troppi problemi nel ruolo del siciliano timido e spaesato che si esprime in un inglese pessimo. Buona anche la sceneggiatura firmata da Paolo Virzì e soci. Se volete passare una serata in allegria questo è il film giusto. Buona Visione!!!

Kiriku

 
Di nilcoxp (del 24/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1339 volte)
Titolo originale
Holy Lola
Produzione
Francia 2004
Regia
Bertrand Tavernier
Interpreti
Jacques Gambin, Isabelle Carrè, Bruno Putzulu, Lara Guirao, Maria Pitarresi, Séverine Caneele.
Durata
128 minuti

Questo è uno di quei film in cui senti che qualcosa non funziona. Il regista riesce a trasmetterti benissimo l’atmosfera cambogiana, il clima di sfruttamento e corruzione che quel paese subisce, la “tratta” dei neonati ad opera di facoltosi occidentali e impossibilitati ad avere figli, e l’estenuante odissea che una coppia si trova ad affrontare per ottenere un’adozione internazionale. Tutto questo, ben ricostruito dal regista, perde di forza e di credibilità ogni qualvolta gli attori protagonisti, e non solo quelli, intervengono nel film ovvero “recitano”: sembrano attori di “fiction” (e questo non è un complimento!). La peggiore su tutti è l’attrice protagonista, bella da vedere con un corpo favoloso che ti incanta, disastrosa appena accenna ad un pianto o a una battuta impegnativa (manca completamente della mimica facciale). Va ancora detto, forse a loro difesa, che il doppiaggio ha decisamente aiutato in negativo la mia valutazione sugli attori. Infatti vi consiglio la versione sottotitolata. Le musiche sono del jazzista Henri Texier. La domanda che mi pongo e che mi irrita è la seguente: “Perché un film che si propone di affrontare un tema così impegnativo, non poteva essere accompagnato da un cast di attori all’altezza della situazione?”. Vedete e valutate voi.

nilcoxp

 
Di ninin (del 23/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 6769 volte)
Titolo originale
Silent Hill
Produzione
Francia,U.S.A.,Giappone 2006
Regia
Christophe Gans
Interpreti
Radha Mitchell, Laurie Holden, Sean Bean, Deborah Kara Unger, Tanya Allen, Christopher Britton, Kim Coates
Durata
126 minuti

La piccola Sharon è sonnambula e soffre di continue turbe notturne, nelle quali ripete continuamente la parola “Silent Hill”. Questo nome non è altro che una località terribilmente isolata, con uno scenario simil-invernale; ma a colorare di bianco il posto non è la candida neve ma bensì la cenere, dato che la cittadina, nel lontano 1974, è stata distrutta da un incendio che continua nelle sue viscere tuttora. Rose, la madre adottiva della piccola, decide così, all’insaputa del marito, di fare visita a questa località fantasma sperando di poter guarire la figlia da questi disturbi. Questa città, definita “marcia”, ha mietuto numerose vittime durante il triste episodio del ’74, ma alcuni superstiti vivono ancora li, nascondendo strani segreti. Christopher, il marito di lei, nel frattempo scopre la fuga della moglie e della figlia e si mette alla ricerca delle stesse. Ispirato dal videogame omonimo, il lungometraggio racconta la stessa storia: con la madre che perde la figlia alle porte della città durante un incidente automobilistico e, grazie anche all’aiuto di una poliziotta, cerca di ritrovare la figlia imbattendosi in losche figure, scenari da brivido, dimensioni parallele e varie peripezie. Il film si avvale della direzione di Christophe Gans, regista francese, e devo dire che il suo lavoro lo ha orchestrato molto bene; la colonna sonora è stata affidata ad Akira Yamaoka, naturalmente lo stesso che firma anche quella del videogame. Quello che è di difficile comprensione è: dove sono finiti i circa 90 minuti di pellicola tagliati dell’originale? Riusciremo a recuperarli nel Dvd a noleggio? Vi do un consiglio, se siete deboli di cuore, quando manca una trentina di minuti alla conclusione, dite che dovete andare al bagno, perché è parecchio splatter…

ninin

 
Di Namor (del 20/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 4368 volte)
Titolo originale
The Seven Year Itch
Produzione
USA 1955
Regia
Billy Wilder
Interpreti
Oscar Homolka, Marilyn Monroe, Sonny Tufts
Durata
105 minuti

Dopo un anno di lavoro e il caldo torrido che attanaglia le città, la voglia di vacanza é talmente presente che il titolo di questa commedia americana mi ha invogliato a guardarla .”Quando la moglie è in vacanza”diretta nel 1955 dal suo massimo esponente, il regista Austriaco Billy Wilder. Il film è tratto dall’ omonima piece teatrale di Broadway scritta da George Axelrod, la trama è semplice e allo stesso tempo simpatica, come si addice alle commedie americane anni 50. Richard Sherman, editor di una casa editrice, manda moglie e figlio in vacanza, per motivi di lavoro lui non può assentarsi e quindi rimarrà solo in città, facendo amicizia con la sua nuova vicina di casa, una modella svampita dal cuore d’oro che, per trovare refrigerio, ripone l’intimo nel congelatore! Inutile dire che nella testa dell’editore si affaccia l’ ipotesi di una relazione piccante con l’avvenente ragazza, interpretata da Marilyn Monroe. Se il film viene ricordato come una delle migliori commedie di Wilder, il merito è senza dubbio della performance della bellissima Marilyn, molto brava e convincente nel ruolo affidatogli dal regista. Infatti, i momenti in cui è presente sullo schermo, sono quelli che hanno fatto di questa pellicola un piccolo cult, come la famosa scena dove per sfuggire al caldo estivo di Manhattan, aspetta la corrente d’aria proveniente da una grata della metropolitana che, sollevando la sua gonna bianca, gli scopre le gambe, facendo ululare le ventimila persone presenti alla ripresa, tra cui anche il marito Joe di Maggio. Wilder raccontò che i ragazzi della troupe litigarono per chi dovesse andare ad azionare l’aria condizionata (e ci credo), aggiunse che fu scemo, col senno mediatico di poi a non scegliere l’immagine di Marilyn, con la gonna alzata (ora icona del cinema) per il poster. Altra curiosità è che Marilyn non fu mai puntuale, neanche per un giorno (ma non per questo posso mettere mia zia Ida in un film solo perchè è puntuale). Un titolo adatto per chi non ha mai visto un classico del cinema, con una grande diva, ancora oggi sex-symbol incontrastato!

Namor

 
Di Darth (del 19/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2335 volte)
Titolo originale
Jarhead
Produzione
USA 2005
Regia
Sam Mendes
Interpreti
Jake Gyllenhaal, Jamie Foxx, Peter Sarsgaard, Jacob Vargas, Skyler Stone, Wade Williams, Katherine Randolph, Chris Cooper
Durata
123 minuti

Jarhead” è un termine gergale americano che significa Marines, ma letteralmente è composto da ‘jar’ (barattolo) e ‘head’ (testa). Voci di corridoio sono concorde che il soprannome sia stato creato per la natura del marine: una testa vuota facilmente riempibile di patriottismo da quattro soldi. In questo titolo, il film vi si rispecchia fedelmente, basando tutta la trama sulla vita dei marines fatta di scherzi, prese in giro e insulti, con una brama di violenza e di sangue impressionanti; e il fatto che quest'opera sia tratta dall’autobiografia del soldato Anthony Swofford (interpretato da Jake Gyllenhaal) non fa altro che alimentare la mia scarsa stima verso la mentalità guerrafondaia statunitense. Ci sono scene dove i soldati si esaltano all’inverosimile guardando il momento epico di Apocalypse Now (con gli elicotteri in volo e la Cavalcata delle Valchirie di Wagner come colonna sonora), per poi sfociare quella voglia di violenza tra di loro; scene dove arrivano a puntarsi l’un l’altro fucili carichi per una diatriba di poco conto; altre dove supplicano i propri superiori di autorizzare l’intervento armato in territorio ostile… il tutto accompagnato da uno ‘slang’ che, guardando il film in lingua originale, è impressionante: 278 volte viene declamata la parola ‘fuck’ di cui 38 volte accompagnata da ‘mother’. Tutta questa volgarità, dialettica e mimica, è il pregio-difetto di questa pellicola: pregio perché ho molto apprezzato il tentativo di girare un film apolitico, basato sulla ricostruzione della vita dei marines durante la guerra del golfo, senza soffermarsi sui motivi del conflitto; difetto perché quest’eccesso di volgarità e di luoghi comuni fa apparire i personaggi un po’grotteschi, diminuendo così l’effetto documentaristico dell’opera. Molto bella la colonna sonora, piena di pezzi importanti, anche se in certi momenti un po’ fuori luogo; é davvero impressionante la ricostruzione del deserto del Kuwait con i pozzi petroliferi in fiamme: il cielo è coperto, piove petrolio e il buio è infranto solo da colonne di fuoco. Meno bella, invece, la mancanza di azione che accompagna tutto il film e la parte iniziale, che sembra il remake del mitico “Full metal jacket” di Kubrik, con gli stessi dialoghi da caserma e perfino le stesse canzoncine da allenamento! Per concludere, è un’opera con alla base un' idea intelligente, realizzata decentemente… ma si poteva fare di meglio… eccome se si poteva...

Darth

 
Di kiriku (del 18/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1671 volte)
Titolo originale
Old boy
Produzione
Sud Corea 2004
Regia
Park Chan-Wook
Interpreti
Choi Min-Sik, Yoo Ji-Tae, Gang Hye-Jung, Chi Dae-Han, Oh Dal-Su, Lee Seung-Shin, Oh Gwang-Rok, Lee Dae-Yun
Durata
119 min

Su consiglio di un caro amico ho affittato “Old boy” di “Park Chan-wook”, un film ispirato ad un famoso manga giapponese e che si colloca in quella che il regista stesso definisce “la trilogia della vendetta”. Nelle tre opere in questione, “Sympathy for Mr. Vengeance ” ( Mr. vendetta), “Old boy” e “Sympathy for Lady Vengeance” (Lady vendetta), egli affronta il tema attraverso tre storie che in comune hanno la rabbia e la degradazione della psiche umana sopraffatta da uno spirito di vendetta fine a se stesso. Un istinto che a volte è inevitabile ma che non da sollievo e soprattutto non risana i traumi subiti. È proprio questo che affascina il regista: “Chi si vendica è consapevole del fatto che la sua vendetta non porterà a nulla, ma non è capace di fermarsi. Questa vacuità dell'azione con il dispendio di molte energie è un tema che mi affascina molto dal punto di vista psicologico”. La prima cosa che mi ha colpito del film e sicuramente la trama. Oh Dae-Soo viene drogato e rapito in mezzo alla strada e rinchiuso in una stanza-prigione per quindici anni senza nessuna giustificazione. L’unico contatto con l’esterno è una televisione sempre accesa, dalla quale viene a sapere di essere stato incolpato dell’omicidio della moglie. Passa il suo tempo ad escogitare la fuga e ad allenarsi prendendo a pugni il muro con un unico pensiero in testa; vendicarsi di chi lo ha rinchiuso senza alcuna spiegazione e senza nessun apparente motivo. Allo scadere del quindicesimo anno viene drogato e abbandonato sul tetto di un edificio. Da qui comincia la ricerca di colui che lo ha privato della libertà e dell’affetto dei suoi cari, per farlo deve scavare nel suo passato. Presto però si rende conto di non essere ancora libero e che la realtà è soltanto una prigione più grande. Forse verso il finale la sceneggiatura perde un po’ di qualità, ma tutto sommato rimane un bel film. Pregevoli alcune inquadrature stile fumetto giapponese, non male anche il piano sequenza dove lui affronta una trentina di avversari con un martello in mano e divertente la scena della formica gigante sulla metropolitana. Il film è stato criticato da alcuni per un eccesso di violenza gratuita e senza senso, tanto da rasentare la pornografia visiva ed è stato accusato anche di ricordare un pò troppo il cinema di “Tarantino”. È vero, molte scene possono risultare forti ed estremamente violente, ma sicuramente sono coerenti con il contesto e con l’intento del regista di mostrare quanto il sentimento di vendetta possa stravolgere i fragili equilibri mentali che caratterizzano la così detta normalità. Il fatto che abbia ricevuto il “Gran Premio della Giuria" al festival di Cannes vorrà pur dir qualcosa. Non credo lo abbia vinto, come alcuni sostengono, solo perché il presidente di giuria era appunto Tarantino. L’unico modo di verificare se questo è o non è un bel film è quello di vederlo, quindi non mi rimane che augurarvi una buona visione.

Kiriku

 
Di nilcoxp (del 17/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3337 volte)
Titolo originale
Hotel Rwanda
Produzione
GB/USA/Italia 2004
Regia
Terry George
Interpreti
Don Cheadle, Sophie Okonedo, Nick Nolte, Joaquin Phoenix, David O'Hara, Jean Reno.
Durata
121 minuti

Un film di forte impatto emotivo, almeno per il sottoscritto, che pur parlando di una guerra terribile per modalità e cause (ma non esistono guerre non terribili), riesce a non scadere in immagini gratuite di violenza e mutilazioni che nulla aggiungerebbero in più. Basato sulla storia vera di Paul Rusesabagina, persona che salvò ai tempi di questa guerra un migliaio circa di persone Tutsi da morte sicura. Credo che persone che compiano gesti così importanti vadano elogiate in più modi possibili, e questo film è un elogio a questa persona con l’aggiunta di essere anche un documento sui fatti accaduti in Rwanda, e insieme una denuncia nei confronti delle civiltà “evolute” che prima combinano i guai sfruttando le situazioni e le persone, e poi le abbandonano a se stesse e alla loro fine tragica (guerra o fame che sia). Gli atti di accusa contro le guerre, contro tutte le guerre sono sempre i benvenuti. Grazie Terry Gorge. Da vedere. Adesso vado… ho bisogno di un po’ d’amore… dopo tutto quest’odio…alla prossima ciao.

nilcoxp

 
Di ninin (del 16/07/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2230 volte)
Titolo originale
El espinazo del diablo
Produzione
Spagna, Messico 2001
Regia
Guillermo del Toro
Interpreti
Eduardo Noriega, Marisa Paredes, Federico Luppi, Fernando Tielve, Íñigo Garcés, Irene Visedo
Durata
106 minuti

“Che cos’è un fantasma?” Con questo quesito inizia la narrazione della storia… Siamo verso la fine della guerra civile spagnola e Carlos, rimasto privo di padre, viene affidato ad un orfanotrofio già popolato di molti bambini anche loro orfani di repubblicani. Lo stabile, nel cui cortile fa bella mostra un ordigno inesploso, è presieduto da Carmen con il supporto di Casares (docente di scienze), Jacinto (il custode tuttofare) e la sua compagna Conchita… ma gli adulti, in questo film, non sono come sembrano... Casares spiega a Carlos il significato della spina del diavolo (una vecchia superstizione dove si dice che la spina dorsale biforcuta dei feti significasse che il bambino non dovesse mai nascere, mentre invece voleva significare povertà e malnutrizione) mostrandogli la sua collezione di feti ‘biforcuti’ che vende come elisir a qualche credulone. La direttrice, con una protesi di legno, dal canto suo ha una relazione nascosta con Jacinto, ma l’intento di lui è quello di trovare, durante le loro effusioni, la chiave della cassaforte dove lei custodisce l’oro. Pensavo, vi dico la verità, di andare a vedere il classico horror visto il titolo… invece ho visto un buon film con colpi di scena, intrighi, commozione e cattiveria tutti ben miscelati tra loro. Molto bravi gli adulti nel film: Noriega nel ruolo del custode, Marisa Paredes la direttrice e Federico Luppi il professore di scienze; perciò un consiglio: non soffermatevi sul titolo del film ma guardatelo. L’unica cosa che mi sfugge è il motivo della tardiva distribuzione del film (datato 2001)… Se qualcuno avesse notizie a riguardo… me le comunichi! ; - )

ninin

 

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