BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di nilcoxp (del 26/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1283 volte)
Titolo originale
The Rocky Horror Picture Show
Produzione
GB  1975
Regia
Jim Sharman
Interpreti
Richard O'Brien, Barry Bostwick, Susan Sarandon, Tim Curry, Jonathan Adams, Meat Loaf, Patricia Quinn, Nell Campbell, Charles Gray.
Durata
100 minuti

La trama: due fidanzatini finiscono in una casa stregata durante un temporale. Lì i due protagonisti ne passeranno di tutti i colori, tenendo conto che il proprietario della casa (Frank’n Furter) è un alieno e che sta portando a termine un esperimento. Detto questo, chi se ne frega della trama!!! Mai come in questo caso la storia ha il solo scopo di legare insieme situazioni esplosive. Tratto dallo spettacolo di Richard O’Brien (che si ritaglia la parte del misterioso servitore “Riff Raff”), sceneggiatore ed autore delle musiche (“Time Warp”, “Dammit Janet”, “Wild and Untamed Thing”, “Sweet Transvestite” su tutte), questo è un film stupendo sotto tutti i punti di vista, forse il più bel musical rock che sia mai stato fatto. Con richiami alla cultura americana (quadri famosi e il salvagente del Titanic), europea (la “Creazione” di Michelangelo sul fondo della piscina) e orientale (una stanza richiama la moda delle cineserie, molto in voga alla fine del XIX secolo), è folle trasgressivo liberatorio, lo si può guardare dall’angolazione che si preferisce e il risultato non cambia. Stupende le scenografie, belle le coreografie, i costumi sono perfetti nella loro funzione provocatoria. Le situazioni paradossali ed erotiche si alternano e si fondono in un risultato piacevolissimo che non diminuisce mai per tutta la durata della visione. Strepitosi gli attori e Susan Sarandon è bellissima e trasuda sesso da tutti i pori, per non parlare dell’ambiguo padrone di casa che si presenta così ai suoi ospiti: “I’m just a sweet transvestite from Trans-sexual, Transylvania”; Più chiaro di così !!!

nilcoxp

 
Di ninin (del 25/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1583 volte)
Titolo originale
The Omen 666
Produzione
USA 2006
Regia
John Moore
Interpreti
Liev Schreiber, Julia Stiles, Mia Farrow, David Thewlis, Nikki Amuka-Bird, Reggie Austin
Durata
110 minuti

Il Vaticano al completo ne ha la certezza, i tasselli si stanno incastrando tutti, i suoni delle trombe degli angeli sono stati tutti decifrati: inondazioni, stragi di massa, fasci di luce e in più la sesta ora del sesto giorno del sesto mese nascerà il figlio della bestia… E’ l’ARMAGEDDON. Robert Thorn (Liew Schreiber) e Kathryn (Julia Stiles) sono una giovane coppia in attesa di un figlio; lui che è un importante diplomatico americano e, recatosi in ospedale, viene accolto da un prete che gli comunica che il bambino è nato morto. Il pastore, però, gli propone un accordo: vi è un bambino appena nato, Damien, solo al mondo, la sua mamma è morta durante il parto; dato che sua moglie è all’oscuro della tragedia, potrebbero spacciarlo per loro figlio… e lui accetta. Il bambino cresce e, cinque anni dopo, dopo vari episodi strani accaduti a tutta la famiglia, viene preso a cuore dalla nuova tata, la Signora Baylock (Mia Farrow) fattasi assumere di proposito per diventare la custode dell’Anticristo. Il padre si convincerà, anche grazie all’aiuto di un fotografo, che deve compiere il sacrificio di quello che lui ha cresciuto come suo figlio, deve uccidere il figlio di Satana…Questo film è un remake di un film degli anni ’70 interpretato da Gregory Peck e Lee Remick, vi premetto che io l’originale non l’ho visto, e non sapevo neanche che avessero fatto due sequel : “La maledizione di Damien” e “Omen- Conflitto finale”. Il film non è male, vi sono tutti i presupposti per essere un buon horror, tutti i personaggi sono perfettamente mescolati tra loro e vi sono le scene che fanno sobbalzare sulla sedia, quelle per capirci che quando vai al cinema con la fidanzata lei ti stringe la mano quasi stritolandola! Questo film fa da spola tra America, Londra e Roma e lo strano paesaggio del cimitero di Cerveteri che sembra un cimitero della Lapponia. Il regista è stato molto astuto nell’uscire con questa pellicola il 06-06-06; questi tre 6, presa in giro di Satana alla trinità cattolica, si rincorrono spesso nel film e sono resi ben visibili dalle sue inquadrature. Non ho capito però perché non hanno fatto parlare Damien che, a parte gli urli per non entrare in chiesa e forse altre due battute, non spiccica parola… forse il regista pensava di renderlo più inquietante? Mah! Non male la governante, Mia Farrow, anche se vestita un po’ alla Mary Poppins. A questo punto una sola domanda mi sorge… faranno il remake anche dei due sequel?

ninin

 
Di Jotaro (del 24/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1582 volte)
Titolo originale
Spriggan
Produzione
Giappone 1998
Regia
Norihiko Sudo
Interpreti
 
Durata
95 minuti

Cosa vi viene in mente se vi dico Spriggan?
Forse a molti non dirà nulla, ma Spriggan rappresenta un'opera mancata. Tengo a precisare che questo film, come la stragrande maggioranza degli anime, è tratto da un manga (fumetto giapponese) scritto e disegnato rispettivamente da Hiroshi Takashige e Ryoji Minagawa, dove riprende i capitoli dell'Arca di Noè. Veniamo quindi alla trama: Yu Ominae apparentemente sembra il classico studente svogliato di 17 anni ma, in realtà, è uno Spriggan o meglio Lo Spriggan, il più abile di tutta la categoria di questa élite di agenti da cui prende il nome. Lavora per un organizzazione chiamata A.R.C.A.M, la quale ha lo scopo di sigillare o distruggere i resti di antiche civiltà perdute prima che i loro enormi poteri possano finire in mani sbagliate. Yu, dopo aver accettato l'invito del Pentagono (tramite un compagno di classe kamikaze) parte per la Turchia, precisamente sul monte Ararat, deciso a scoprire il segreto dell'Arca di Noè. Il protagonista, deciso a vendicarsi del Pentagono che a sua insaputa ha inviato sul campo vecchie conoscenze del ragazzo, terrificanti agenti anche loro decisi ad impadronirsi dei segreti della mistica reliquia, dovrà scontrarsi con il colonnello McDougall, apparentemente un bambino come tanti ma che nasconde devastanti poteri esp. Purtroppo la trama è stata sacrificata, dovendo adattarla tutta nei 95 minuti del film ma, grazie a molti flashback, vengono chiariti diverse parti oscure sui vari personaggi, facendo risultare il film godibile e completo anche a chi non ha letto il manga. Dal punto di vista della realizzazione tecnica Spriggan è un capolavoro, i fondali sono maniacali, molte volte vi sembrerà di vedere un paesaggio vero più che un disegno fatto a mano, e anche le animazioni sono fluidissime e adrenaliniche, degne delle migliori produzioni Hollywoodiane. Il film poi è stato realizzato sotto la supervisione del grande maestro Otomo (Akira, Steamboy), che ha reso la pellicola più spettacolare che mai. Anche le musiche sono fantastiche (prevalentemente archi e flauti) e vengono esaltate nell'edizione italiana con il Dolby Digital 5.1. Consiglio vivamente la visione a tutti, ma particolarmente agli appassionati di action movie di serie A, questo film vi terrà incollati alla poltrona non annoiandovi mai. Siamo di fronte ad un altro capolavoro incompreso nel nostro paese.

Jotaro

 
Di Namor (del 22/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1425 volte)
Titolo originale
Poseidon
Produzione
USA 2006
Regia
Wolfgang Petersen
Interpreti
Josh Lucas, Kurt Russell, Emmy Rossum, Richard Dreyfuss
Durata
99 minuti

Il film inizia con inquadrature a 360° gradi di un transatlantico che solca il mare dell’Oceano Atlantico, una volta ammirata la sua enorme stazza, la telecamera segue un passeggero che fa dello jogging sui suoi lunghissimi ponti. Il regista Wolfgang Petersen (U-boot96, Troy, La tempesta perfetta) con queste riprese, cerca di trasmettere allo spettatore (riuscendoci) la maestosità del “Poseidon”. Forte dei suoi 180 milioni di dollari di budget a disposizione, si cimenta nel remake, “Le avventure del Poseidon” di Ronald Nieme (1972) con G.Hackman, E.Borgnine,S.Winters, con 11 candidature agli oscar e 2 vinti: effetti speciali e miglior canzone. Se l’intento di Petersen era quello di surclassare il suo noto predecessore, l’obbiettivo, secondo me, è stato raggiunto a metà. Se parliamo degli effetti speciali sicuramente non c’è confronto, é come sparare sulla croce rossa, con i mezzi che vi sono adesso a disposizione il rapporto é impari. Le scene dei disastri sono decisamente spettacolari e realistiche, il tutto é reso ancor più credibile se visto in digitale, che esalta sia il suono che la nitidezza delle immagini. Dove invece perde il paragone é sicuramente per la trama: gli attori (credo dotati di branchie, dato le lunghe nuotate in apnea da far impallidire i migliori recordman del mondo!) non vengono valorizzati come meriterebbero, e parliamo di interpreti di tutto rispetto: Richard Dreyfuss, Kurt Russel, Josh Lucas. Mentre sulla performance dei personaggi femminili: Emmy Rossum e Mia Maestro, avrei qualcosa da ridire, poiché le ho trovate nettamente al di sotto della media, una recitazione quasi dilettantesca. L’unica lancia che posso spezzare a loro favore, è il fatto che i dialoghi scritti nel copione risultano banali, insomma, lo sceneggiatore non si è spremuto più di tanto le meningi, a danno sia degli attori che della trama: non si fa in tempo a dare un’identità ai personaggi che arriva la disgrazia, e sapete quanto tempo è trascorso dall’inizio del film? Appena 5 minuti…….! I passeggeri sono riuniti nel salone delle feste, e si apprestano a festeggiare l’arrivo del nuovo anno: si cena e si balla al suono dell’orchestra con la voce di una cantante d’eccezione, Stacey Ferguson (la vocalist del famosissimo gruppo musicale “Black eyed Peas”, di recente messa sotto contratto dal regista Quentin Tarantino per il suo prossimo film), mentre il comandante ad un microfono distribuisce gli auguri di rito e inizia a decantare la bellezza e la sicurezza della sua nave, concludendo che è praticamente inaffondabile. Inevitabilmente arriva subito la smentita: un’onda anomala (tanto anomala non è visto, che nell’ultimo decennio sono 500 le onde che hanno fatto disastri) di 50 metri investe il transatlantico rovesciandolo, (e adesso caro comandante, come la mettiamo?). Tranquilli continua lui, questo (il salone) é il posto più sicuro dove aspettare i soccorsi! Ma uno sparuto gruppo di passeggeri, non presta ascolto ai consigli/ordini del comandante portasfiga, dando così inizio alla loro odissea, cercando in tutti i modi di risalire la nave capovolta e, per farlo, dovranno attraversare porte bloccate, esplosioni, incendi, fiumi di acqua e passaggi in cunicoli claustrofobici… il tutto tra macerie e cadaveri sparsi ovunque. Ne consiglio la visione al cinema, per poter meglio apprezzare gli effetti speciali, che sono indubbiamente la parte migliore del film!

Namor

 
Di Darth (del 21/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2222 volte)
Titolo originale
An Unfinished Life
Produzione
USA 2005
Regia
Lasse Hallström
Interpreti
Robert Redford, Jennifer Lopez, Morgan Freeman, Becca Gardner
Durata
107 minuti

Il regista svedese Lasse Hallström, già autore di piccoli capolavori come “Chocolat” e il pluripremiato “Le regole della casa del sidro”, rimanendo sul genere commedia/sentimentale che più lo aggrada, porta sugli schermi un’altra perla: “Il vento del perdono”. Il film, tratto dal romanzo "Where rivers change direction" di Mark Spragg (che si è occupato anche della sceneggiatura), narra la storia di Einar Gilkyson, un uomo che ha smesso di ‘vivere’ dopo la tragica perdita del figlio; abita in una fattoria del Wyoming con, come unica compagnia, il suo amico Mitch: un vecchio infermo sempre bisognoso di cure. Ad interrompere l’apatia del casale ci penserà la giovane Jean che, trovatasi in difficoltà, chiede ospitalità per lei e sua figlia al suocero Einar. Il vecchio cow-boy scopre così di avere una nipote di cui non conosceva l’esistenza ma, d’altro canto, il ritorno della nuora in casa lo disturba molto, dato che la ritiene totalmente responsabile della morte del suo compianto figlio. Come si può intuire da questa premessa, il film è tutto incentrato sul rapporto d’affetto tra il nonno e la nipotina di 11 anni, e sull’astio tra il suocero e la nuora, con Mitch che dispenserà buoni consigli quando opportuno e la piccola Griff a far da calamita tra i due litiganti. La trama può sembrare banale, e forse lo è davvero, e questa pellicola sarebbe potuta essere la solita commedia noiosa… sarebbe potuta esserlo se non l’avesse diretta il bravissimo Hallström, se non ci fosse una fotografia meravigliosa (viene voglia di mollare tutto e andare in Wyoming) e, soprattutto, se non ci fossero stati due attori come Robert Redford e Morgan Freeman. Redford, che a mio modesto giudizio è uno tra i più grandi attori contemporanei al mondo, è in un ruolo perfetto per lui, e il suo rapporto di amicizia con lo strepitoso M.Freeman (Mitch) riesce ad essere coinvolgente e commovente senza bisogno di dialoghi esplicativi: è sufficiente soffermarsi sui loro sguardi per comprendere l’affetto che lega i due vecchi cowboy. Due veri maestri della recitazione. A fare da contrappeso c’è (purtroppo) la presenza di Jennifer Lopez nei panni di Jean, non che abbia recitato malissimo, ma avrei preferito un’attrice con un minimo di espressività anziché una che sembra avere una paresi facciale. Davvero bravissima, invece, e degna di lavorare con i due mostri sacri del cinema hollywoodiano la piccola Becca Gardner (Griff); una vera sorpresa.

Darth

 
Di nilcoxp (del 19/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3191 volte)
Titolo originale
Celovek s kinoapparatom
Produzione
Urss  1929
Regia
Dziga Vertov
Interpreti
 
Durata
87 minuti

Prima che il caldo estivo e la conseguente aria di vacanza, vi intorpidisca a tutti, volevo proporre un film per gli appassionati della storia del cinema. In teoria dovreste averlo visto tutti, perché se per scrivere si impara da bambino l’alfabeto, per parlare di cinema bisognerebbe averne viste le origini o le tappe salienti del suo sviluppo (pretendo troppo lo so!). Il film in questione (credo che documentario sarebbe più appropriato anche se non esaustivo come termine) è la cronaca di una giornata a Mosca: dal risveglio della città all’alba fino al tramonto seguente, con il suo traffico, la nascita e la morte, lo sport, ecc. La particolarità sta nel fatto che il regista rende viva la sua macchina da presa, gli conferisce un’anima, ma non per giudicare gli eventi, solo per osservarli ed immortalarli. L’immagine dell’occhio viene a sovrapporsi a quella del mezzo, che non risparmia niente della vita che lo circonda. E alla fine ripropone tutto quello che ha ripreso agli spettatori a ritmo accelerato. Questo è il film più famoso di D.V., realizzato con il fratello, vero manifesto delle teorie sul Cineocchio (Kinoglaz). Anticipa di quasi cinquant’anni i film strutturalisti degli ani ’60-’70, scomposizione e composizione dell’immagine, rivela l’artificiosità del mezzo cinematografico impedendo la disponibilità nello spettatore all’identificazione, alla partecipazione e all’illusione. Per far questo si avvale di espedienti tecnici come: presenza del cineoperatore nell’immagine, montaggio, trucchi, dissolvenze incrociate, ricorso all’accelerato e al rallentato, allo split screen, alle sovrimpressioni, al movimento rovesciato, ecc. Ma oltre al tema costruttivista-futurista e a quello sull’illusione cinematografica, ci sono anche parentesi estetizzanti e voyeuristiche. In tutti questi anni molti musicisti si sono prestati per la colonna sonora, tra cui Pierre Henry, Franco Battiato e Tom Cora. Va ancora aggiunto sul regista il fatto che fosse nella sua filosofia (e questo filmato ne è la conferma) la ripresa documentaristica nelle strade, lontano dagli studi cinematografici, così da poter mostrare la faccia reale delle persone, e rivelare cosa si nasconda sotto la superficie del fenomeno sociale. Perno di tutto il suo lavoro e di tutte le sue teorie rimane il “montaggio”,e insieme a lui altri “grandi” del cinema sovietico (Ejzenstejn su tutti). Imperdibile.

nilcoxp

 
Di ninin (del 18/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1686 volte)
Titolo originale
La bestia nel cuore
Produzione
Italia 2005
Regia
Cristina Comencini
Interpreti
Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro, Francesca Inaudi, Roberto Infascelli, Stefania Rocca
Durata
112 minuti

Il film inizia con Sabina (una splendida Giovanna Mezzogiorno) che deve espletare i doveri burocratici per lo spostamento dei feretri dei suoi genitori. Lei ha un compagno di vita, Franco (Alessio Boni), combattuto dalla voglia di fare l’attore “vero” di teatro, o fare quello da fiction televisiva pur di guadagnare. Sabina lavora come doppiatrice di film insieme a Maria (Angela Finocchiaro) abbandonata di recente dal marito, per una ragazza molto più giovane: “non posso invecchiare vicino a te e poi con lei mi si rizza!” è stata la spiegazione di lui!! Sabina ha anche una sua migliore amica, la non vedente Emilia (Stefania Rocca) innamorata perdutamente di lei fin dai tempi di scuola ma mai ripagata. Un brutto sogno turba una notte di Sabina… le tornano alla mente vari flashback d’infanzia, tra cui gli abusi sessuali del padre su di lei e sul fratello maggiore Daniele (Luigi Lo Cascio). Alla scoperta della sua prossima gravidanza, tenutala nascosta al compagno, Sabina decide di andare a passare il Natale da suo fratello, diventato docente universitario in America e padre anche lui di due bambini, confidando nel suo aiuto per far luce sui vuoti del suo passato. Ho trovato il film molto bello, anche se con troppe tematiche accatastate una sull’altra, la pedofilia di un padre di giorno perfetto e di notte incestuoso con la madre che, come spesso accade nei giorni nostri, “non vede e non sente”; la relazione omosessuale che intrecciano la Rocca e la Finocchiaro e il tradimento subito da Sabina, come da lei pronosticato. In alcuni frangenti vi è anche dell’ironia in questo film, con il regista della fiction Negri (Giuseppe Battiston) stufo del suo ruolo di automa televisivo, e anche del ruolo della Finocchiaro (bravissima!!). Le figure maschili (Lo Cascio e Boni) le ho trovate un po’ scialbe e a volte persino irritanti… Film che ci ha rappresentato agli oscar e che ha visto premiata la Finocchiaro con il David e la Mezzogiorno con la coppa Volpi, per concludere vorrei porvi un quesito: in questo film ci sono delle scene che ricordano un’opera di Kubrick mi sapete dire quale?

ninin

 
Di Darth (del 14/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1703 volte)
Titolo originale
Walk the line
Produzione
USA 2005
Regia
James Mangold
Interpreti
Joaquin Phoenix, Reese Witherspoon, Ginnifer Goodwin, Robert Patrick, Dallas Roberts, Dan John Miller
Durata
136 minuti

Tutti abbiamo visto almeno una volta un film di Elvis Presley, o ascoltato “Love me tender”; tanti conoscono le canzoni di Jerry Lee Lewis o hanno visto “Great balls of fire”, in pochi, invece (almeno in Italia), conoscono la storia di Johnny Cash, divenuto famoso nello stesso periodo delle altre due star del rock, ottenendo altrettanto successo in madrepatria; ma canzoni come “I walk the line” o “Ring of fire”, alla maggior parte di noi non dicono nulla. Il film, tratto dall’autobiografia di Cash “Walk the line”, racconta tutta l’ascesa della star, da quando aveva dodici anni e perse il fratello, al rapporto controverso con il padre, al matrimonio con una donna che non ha mai amato davvero, al primo provino fatto a Memphis quand’era un dilettante e suonava con due  amici nella veranda di casa sua. Inizierà da li la lunga escalation di successi che lo porterà nelle vette dei dischi più venduti in America, a fare tournée con altri musicisti dell’epoca come J.L. Lewis e il mitico Elvis. Avrà fama, gloria, denaro e un sacco di giovani ragazze ‘disponibili’; ma tutto questo gli porterà anche problemi di incomprensione in famiglia, e dipendenza da stupefacenti. Girando l’America in tour con altre star del momento, Cash conoscerà la cantante June Carter di cui si innamora perdutamente (da questa passione deriva il titolo del film) ma proprio a causa del suo sentimento (non corrisposto) il cantante verrà lasciato dalla moglie e sprofonderà sempre di più negli abissi della droga. Il film è girato benissimo, la trama è interessante, come colonna sonora ci sono le canzoni mitiche di quegli anni, ma la vera forza di quest’opera è il cast. Johnny Cash ha scelto come attore per interpretare se stesso Joaquin Phoenix sulla base della sua performance come imperatore “Commodo” ne “Il gladiatore”; mentre June Carter, per contropartita, ha scelto la bellissima Reese Witherspoon. I due attori, consapevoli della possibilità concessagli, hanno preso lezioni di canto per sei mesi prima di iniziare le riprese; infatti tutti i brani proposti nella pellicola sono interpretati dagli attori stessi senza doppiaggio alcuno… e vi assicuro che hanno cantato bene quanto i veri Johnny & June! Quest’ opera è stata osannata un po’ ovunque, ha al momento 22 premi vinti e 18 nominations, i più importanti sono i tre Golden Globe (miglior film, miglior attore, miglior attrice) ed un Oscar a Reese Witherspoon come migliore attrice. Il film termina il 13 gennaio 1968, sulla creazione del più grande successo di Cash, l’incisione di “At Folsom prison”: un album registrato ‘live’ nella prigione di massima sicurezza di Folsom (la scena ricorda molto quella finale di “The Blues Brothers”) e che vincerà ben quattro Grammy Awards.

Darth

 
Di nilcoxp (del 12/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1198 volte)
Titolo originale
Me and you and everyone we know
Produzione
USA 2005
Regia
Miranda July
Interpreti
Miranda July, John Hawkes, Miles Thompson.
Durata
91 minuti

Finalmente qualcosa di nuovo, di fresco e di vitale. Qualcosa che esce dai soliti schemi e che ci regala novantun minuti di cinema gradevole. La visionarietà piacevole e positiva della regista, all’esordio in un lungometraggio, ci prende per mano e ci conduce in una storia qualunque tra un campionario di persone “strane e bizzarre”: il protagonista da fuoco alla propria mano davanti ai figli perché la moglie lo lascia, e la protagonista (che è Miranda July, la regista) ha aspirazioni artistiche e gira filmati di dubbia qualità. Intorno a loro gira un universo di individui traballanti tra episodi che a volte rasentano lo squallore, ma che riescono comunque a strapparci un sorriso; merito questo della regista che sa sdrammatizzare e presentarci il loro lato migliore anche nel momento in cui sbagliano. La mancanza di comunicazione è il tema dominante in tutto il film, e in mezzo a questa confusione i personaggi cercano qualcosa. E’ l’amore quello che cercano, ma questo loro non lo sanno e non sanno nemmeno dove cercarlo, ma sono consapevoli dell’importanza della loro ricerca. Notevoli gli attori, su tutti la regista, bella e brava a ritagliarsi una parte su misura per lei. Infatti Miranda July è un’artista concettuale molto conosciuta a livello internazionale per produzioni video allestite al “Museum of Modern Art”, al “Guggenheim Museum” e al “Whitney Biennial”; le sue multi-media performances sono state rappresentate all’ “Institute of Contemporary Art” di Londra e al “Kitchen” di New York. Questo suo primo film ha ricevuto parecchi riconoscimenti: premio speciale della giuria per “originality of vision” al Sundance; la Camera d’Or riservata al migliore debutto a Cannes; migliore opera prima a Stoccolma.

nilcoxp

 
Di ninin (del 11/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 3905 volte)
Titolo originale
Hoodwinked
Produzione
USA 2005
Regia
Cory Edwards, Todd Edwards, Tony Leech
Interpreti
 
Durata
80 minuti

Non bisogna mai soffermarsi troppo sulla copertina di un libro, la verità bisogna andarla a leggere tra le righe... Così inizia il film che racconta una favola senza tempo dei fratelli Grimm, questa volta però rivisitata in chiave diversa. Praticamente questo giallo di animazione parte dalla fine della famosa novella, dove tutti sono sospettati il “Lupo”, la “Nonna”, il “Taglialegna” (ex Cacciatore) e persino la protagonista “Cappuccetto Rosso”! Sulla scena del crimine in stile film d’azione americano, piomba la squadra speciale capitanata dal “Grizzly Chief”, al cui seguito vi sono i poliziotti “Tre Porcellini” e la “Cicogna Bill”, ma mentre il “Grizzly” pensa di avere risolto il caso (che cioè il colpevole è il solito lupo cattivo), irrompe sul posto la “Rana Nicky Zampe” (una specie di Ispettore Colombo della razza animale). Si indaga sulla sparizione di ricette, e vengono ascoltati i presunti autori delle malefatte. Qui si scoprono le doppie identità dei sospetti, la “Nonna” che anziché fare trapunte è una nonna No Limits; il “Lupo” che è un reporter investigativo, al cui seguito vi è il fotografo scoiattolo “Scattino”;oppure il nerboruto “Taglialegna” appassionato di jodel e attore mancato; e “Cappuccetto Rosso” direte voi? E’ una campionessa di karate, ha l’incarico di fare consegne a domicilio dei dolci della sua nonna e sa il fatto suo in fatto di auto difesa; ma il colpevole chi sarà? Si troverà tra loro o sarà un insospettabile? Riusciranno gli insoliti sospetti a coalizzarsi uno con l’altro e a trovare il vero artefice dei misfatti? Troveranno il “Bandito” (così viene chiamato il colpevole)? Questo film d’animazione realizzato in 3D al computer è un’opera di Cory e Todd Edwards con Tony Leech. Parodistico come gli ultimi film d’animazione della nuova generazione, l’ho trovato molto divertente (in stile Dreamworks per capirci), dove la classica favola esce dai soliti canoni trasformandosi in un simil poliziesco adatto sia per grandi che per piccini. Io ve lo consiglio, perché ogni tanto per passare un ora e venti spensierata bisogna andare a guardare questi film, e fidatevi è veramente una pellicola spassosa!
P.S. Non perdetevi “Mr Capra”, un personaggio non principale nell’arco della storia, ma fenomenale, che ha un paio di corna per ogni occasione e che trova sempre il momento per una canzone dato che diversi anni prima è stato vittima di un incantesimo...

ninin

 
Di Goober (del 10/06/2006 @ 05:04:03, in cinema, linkato 2176 volte)
Titolo originale
Basic Instinct 2 : Risk Addiction
Produzione
USA 2006
Regia
Michael Caton-Jones
Interpreti
Sharon Stone, David Morrissey, David Thewlis, Charlotte Rampling, Hugh Dancy
Durata
113 minuti

E’ notte fonda – in una Londra insolitamente e stranamente deserta – quando l’auto di Catherine Tramell ( Sharon Stone ) e del suo compagno termina la sua folle corsa distruggendo un guardrail e affondando nelle acque del Tamigi. In seguito a questo incidente, dove muore il suo accompagnatore, la diabolica scrittrice americana, come già accaduto nel primo episodio, è accusata di omicidio. Il caso viene affidato all’ispettore di Scotland Yard Roy Washburn (David Thewlis), il quale affida la perizia psichiatrica al noto analista Michael Glass (David Morissey ). Come si può facilmente immaginare, il dottore subisce inevitabilmente il fascino e la bellezza della provocante signora Tramell… A quattordici anni di distanza dal primo episodio, firmato allora da Paul Verhoeven, il regista scozzese Michael Caton-Jones ci offre, nuovamente, la possibilità di rivedere Sharon Stone nel ruolo del personaggio che l'ha resa celebre al mondo intero: quello dell’indimenticabile Catherine Tramell. E questa è, con ogni probabilità, l’unica buona notizia, infatti il film fa acqua da tutte le parti: viene spontaneo chiedersi che fine abbiano fatto le scene di sesso estremo tanto sbandierate che dovevano costituire la struttura portante di questo sequel, infatti si può assistere soltanto ad una briciola, peraltro confusa del prorompente e conturbante erotismo ammirato nel primo episodio; per non parlare dei dialoghi, scritti da Leora Barish e Henry Bean, i quali appaiono sconclusionati e fuori luogo, tanto che in alcuni momenti il film cade nel ridicolo. Altra nota negativa di questo secondo episodio è rappresentato dalla trama: oltre ad essere decisamente improbabile, ha il difetto di ruotare troppo “passivamente” intorno alla protagonista, non riuscendo quasi mai a coinvolgere lo spettatore, relegando così la pellicola ad una vera e propria operazione di marketing. Certamente la Stone, oltre a rimanere una donna stupenda, va elogiata per il grande coraggio con cui ha nuovamente impersonato un ruolo che probabilmente nessuna altra donna della sua età sarebbe in grado di affrontare.

goober

 
Di slovo (del 09/06/2006 @ 05:00:01, in cinema, linkato 1131 volte)
Titolo originale
The Woodsman
Produzione
USA 2004
Regia
Nicole Kassell
Interpreti
Kevin Bacon, Kyra Sedqwick, Benjamin Bratt, Mos Def
Durata
87 minuti

Affrontare certi temi è come maneggiare la nitroglicerina, ci vuole coraggio e cognizione, ed è sicuramente preferibile procedere senza scossoni. “The Woodsman” affronta la delicata questione della pedofilia con cautela ed imparzialità, facendosi portabandiera di un atteggiamento propenso alla comprensione seppure non al perdono incondizionato, ben lontano da quello forcaiolo ed ipocrita largamente diffuso oggi (sopratutto negli USA).
Ottima prova recitativa per Kevin Bacon (che in vero ha fatto ben pochi passi falsi nella sua sottovalutata carriera) qui nei panni di Walter, un falegname che ha appena scontato 12 anni per molestie su minori, alla sua prova più difficile: recuperare quella 'normalità' che gli consenta di tornare alla vita, e preservare la propria integrità psicologica, minata dai continui attacchi di quella società verso cui ha saldato il debito solo istituzionalmente.
La giovane regista Nicole Kassel sceglie di inscenare la storia di Walter in poche determinate location : il suo soggiorno, la falegnameria dove lavora, il bus che prende per i suoi circoscritti spostamenti … gli sfondi della sua nuova quotidianità che assumerà ben presto i contorni di un tribunale, quello spietato e sommario dell’ambiente 'umano' che lo circonda, incapace persino di affrontare il problema senza divenire ostile; ma che diventa soprattutto il sacrario dove esorcizzare i suoi demoni: le ombre di un passato che la prigione ha soltanto nascosto e che ora tornano a tormentarlo (e tentarlo)…
“sarò mai normale?” si domanda sconfortato Walter, riuscirà a non ricadere nel baratro? chi sarà la chiave di volta, tra i vari personaggi così poco 'normali' che incrocia sulla sua strada? La collega/amante, unica figura che si sforzi di comprenderlo, lo sbirro prepotente e generalizzante, la bambina solitaria che incontra al parco o il pedofilo all’opera, le cui turpi strategie lui individua subito per ovvie ragioni?
Il lato commovente del 'mostro' (ma sarà lui poi, il vero mostro?) è usato come espediente per smorzare il naturale istinto vendicativo che rivolgiamo verso chi si aprofitta degli indifesi, non tanto per giustificare o amnistiare, ma per ricordarci di non giudicare mai senza prima conoscere, di ricercare sempre le cause che stanno dietro agli effetti, di non additare la vangelica ‘pagliuzza’ … e lo fa trasformando il protagonista, impegnato nella sua catarsi, in un involontario mezzo rivela-pedofili che ritroviamo purtroppo diffusamente nascosti nei nodi strutturali della società.
Oltre ad essere un film toccante e bilanciato, offre svariati spunti di riflessione. Sconsigliato pertanto alle menti ristrette.

slovo

 
Di Namor (del 08/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1365 volte)
Titolo originale
The Da Vinci Code
Produzione
USA 2006
Regia
Ron Howard
Interpreti
Tom Hanks, Jean Reno, Audrey Tautou, Alfred Molina, Ian McKellen, Paul Bettany, Jurgen Prochnow
Durata
148 minuti

Si è appena conclusa la proiezione del film “Il codice da Vinci”, si accendono le luci in sala, e mi salta all’occhio l’espressione insoddisfatta degli spettatori, c’è addirittura chi, avendo letto il libro riesce a malapena a trattenersi dallo stroncare l’attesissimo e acclamato 'codice'. La premessa non era male, con Sauniere inseguito da una figura incappucciata nella penombra dei corridoi del Louvre, tra gli sguardi dei dipinti che sembravano seguire la vittima fino al suo epilogo finale, ma purtroppo, dopo 15 minuti, la pellicola sprofonda nell’apatia più assoluta, facendo notare allo spettatore (soprattutto a chi ha letto il libro) un’assoluta mancanza di suspense. In alcune scene però, succede l’esatto contrario, è tutto troppo frenetico, la trama si svolge ad un ritmo supersonico, come gli enigmi che si presentavano al professor Langdon, non faceva in tempo a spiegare l’origine dei segni, che ne dava già la soluzione. Neanche stesse risolvendo i cruciverba della settimana enigmistica! Akiva Goldsman, lo sceneggiatore, ha scritto ben 4 versioni del film (possibile che questa sia la migliore? Non oso immaginare le altre!), nel farle, il suo pensiero correva ad Hitchcock, dichiarazione da lui stesso resa durante le varie interviste ai giornalisti; con che coraggio può affermare una cosa del genere? Ma li ha visti i suoi film?! Io non credo, sono l’opposto di quello che lui ha scritto! Per quanto riguarda il cast deciso da Ron Howard sulla carta é di prima scelta, ma rimane tale solo sulla carta, poiché gli attori sembrano imbalsamati, a cominciare da Tom Hanks, la sua performance l’ho trovata al di sotto delle sue possibilità, mi ha dato l’impressione che non fosse tanto convinto della sceneggiatura, quanto piuttosto del ricco cachet intascato. Jean Reno, nell’interpretazione dell’odioso capitano Bezu Fache, risulta talmente legnoso e statico da sembrare uno stecchino di liquirizia, poi c’é Alfred Molina, infagottato come un saccottino, nei panni del cardinale dell’Opus Dei, Aringarosa, non ce lo vedo proprio, ci voleva una figura più mefistofelica ed oscura per dare la giusta credibilità al personaggio, il quale, nel libro, trama con alcuni componenti del Vaticano. Ed infine, la crittologa Sophie Neveu, alias Audrey Tautou, del tutto fuori ruolo, come la sua fastidiosissima parlata in francese, non c’è alchimia tra lei e Tom Hanks, ed il risultato si é visto già all’anteprima del festival di Cannes, quando il pubblico ha schernito con risate la scena del film dove rivelano che lei è l’ultima discendente di Gesù Cristo. Non fa fatica ad essere il migliore del cast, visto come hanno recitato i suoi colleghi, Ian McKellen nelle vesti di Sir Leigh Teabing, un aristocratico inglese esperto del Santo Graal. Ma la vera sorpresa di questo film, é Paul Bettany che, con occhi di ghiaccio e pallore cadaverico, ha reso Silas, il monaco killer, ancora più terrificante e attendibile di come Dan Brown lo descrive nel suo libro. Il codice da Vinci al cinema sicuramente sarà campione di incassi, ma il merito non è certo della pellicola, il suo successo planetario lo si deve al libro, che spinge quella parte di pubblico che non lo ha letto a vederlo, e, chi come me lo ha letto, a guardarlo per curiosità! Se mi permettete voglio darvi un consiglio, se il “Codice da Vinci” vi incuriosisce, lasciate perdere il film e leggete il libro, se invece lo avete già letto, non andate al cinema, rimarreste molto delusi!

Namor

 
Di Darth (del 07/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 2354 volte)
Titolo originale
Corpse Bride
Produzione
Regno Unito 2005
Regia
Tim Burton, Mike Johnson
Interpreti
 
Durata
75 minuti

Mantenendo lo stile dark-sentimentale che l’ha contraddistinto in numerose sue opere, Tim Burton, 12 anni dopo “Nightmare before Christmas”, torna a dirigere un film d’animazione portando sugli schermi “La sposa cadavere”, con la trama ispirata da un’antica fiaba russa. La storia è quella di Victor, un giovane dell ‘800, che deve maritarsi con Victoria, ma che, per uno scherzo del destino, provando il giuramento di nozze in un bosco, si ritrova sposato con Emily, la “sposa cadavere”, una ragazza assassinata in quel luogo il giorno delle sue nozze, e sempre ivi rimasta in attesa del ‘principe azzurro’. Il povero Victor si ritrova quindi a far da spola tra il mondo dei vivi, ricreato in un grigiore funereo ed una tristezza palpabile, e quello dei morti caratterizzato invece da colori vivacissimi e tanta allegria. Tim Burton, infatti, ha voluto dare un forte contrasto mettendo da una parte la nostra società repressa, repressiva e burocratica (il matrimonio combinato, lo schematico modo di chiamare i figli, il prete che non aiuta Victoria nel momento del bisogno, ecc…); e dall’altra la società dove ognuno fa quello che gli pare, senza vergogna, dove tutti cantano e ballano spensierati e felici. Questo capolavoro di Tim Burton, non è il classico cartone animato realizzato al computer, come se ne vedono a iosa attualmente, e nemmeno ricreato ‘vecchio stile’ con tavole disegnate: è, come il suo predecessore del 1993, girato con la tecnica dello “stop-motion”, ossia fotografando dei pupazzi in plastilina fotogramma per fotogramma fino a formare l’animazione; una tecnica antichissima, basti pensare che il primo “King Kong” del 1933 fu realizzato con lo stesso procedimento. Nonostante la veneranda età della tecnica utilizzata, il regista, riesce a generare una qualità visiva straordinaria, curando con precisione maniacale l’accuratezza dei pupazzi (creati con un’anima in acciaio e il corpo in silicone) e l’animazione (basti pensare che solo per realizzare lo sbatter di palpebre di Emily hanno utilizzato 28 scatti fotografici, e per tutto il lungometraggio 109.440!). Tim Buron, in un’intervista rilasciata al giornalista Andrea D'Addio, alla domanda sul motivo per il quale utilizza la tecnica ‘stop-motion’ risponde: “La ragione per cui faccio questo tipo di animazione... non è più grande o più importante delle altre, ma continua a trasmettere quel po' di tristezza, di poesia e di amore. Cose che a me piace poter comunicare”.
Guardando “La sposa cadavere”, anche l’occhio più distratto non può non notare citazioni di film o personaggi famosi; ce ne sono a dozzine… dai nomi “Victor Victoria”, alla “Danza degli scheletri” (riproposta identica a quella diretta nel ’29 da W.Disney). Oltre a queste e tante altre, il fantasioso Tim Burton, ha inserito delle ‘autocitazioni’: l’arrivo degli spettri alle spalle dei commensali è ripreso dal suo “Beetlejuice”; il futuro suocero chiama erroneamente Victor “Vinsent”, suo film dell’1982; il pianoforte (suonato dal sosia scheletrico di Ray Charles) è di marca “Harryhausen”, omaggio a Ray Harryhausen, uno dei precursori dello stop-motion. Invito tutti quelli che non l’hanno visto a guardare questo film, sono certo che vi appassionerà; e successivamente, a scrivere un commento su questo blog, inserendo eventuali citazioni che non ho menzionato… sono curioso di vedere quante me ne sono perse! : - D

Darth

 
Di nilcoxp (del 05/06/2006 @ 05:00:00, in cinema, linkato 1134 volte)
Titolo originale
Volver
Produzione
Spagna 2006
Regia
Pedro Almodóvar
Interpreti
Penélope Cruz, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Carmen Maura, Yohana Cobo, Chus Lampreave, Leandro Rivera.
Durata
120 minuti

E’ il solito Almodóvar, in un film che alterna situazioni tragiche e comiche, anche se il comico quando c’è, è sempre velato di un’amarezza profonda. Sempre coerente con se stesso e con il suo modo di fare cinema, ci regala l’ennesima bella prova. Stavolta le protagoniste sono ben sei e sono donne, sei personalità carismatiche, ma su tutte spicca per bravura e bellezza Penélope Cruz, giunta ad una maturazione tale che vederla recitare è un vero piacere. Le sei protagoniste rappresentano tre generazioni di donne, il ciclo vitale che si apre e che si chiude, e che continua all’infinito. Su tutto domina la morte, vera ossessione del regista, e la forza espressa dalle attrici nell’affrontarla, nell’accettarla, e nel superarla in uno slancio vitale che è tipico della gioventù. Non c’è niente in natura che la donna non possa superare, e di questo Almodóvar ne è convinto, tanto da dichiarare che ritiene le donne decisamente superiori all’uomo, temprate dalla vita e dagli eventi, ma soprattutto dagli uomini (vere croci per colpa della loro limitatezza). E’ quindi un inno alla donna e alla vita, che sono poi la stessa cosa, in un tentativo estremo di esorcizzare la morte. Apprezzabile l’ambientazione e i dialoghi, non mancano i decessi e i malati, con l’aggiunta questa volta di un “fantasma”. Come ho detto all’inizio il “solito” Almodóvar, che invecchia e lo fa bene, bravo nel gestire il cast degli attori e a confezionare un buon prodotto. Non so dire però se meritevole del premio non vinto all’ultima edizione del Festival di Cannes, in quanto non so se fossero presenti film migliori (aspetto di vedere quello di Ken Loach e poi vi dico). Meritato sicuramente il premio alle sei attrici, da plauso.

nilcoxp

 

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Anche questo titolo ...
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