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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Namor (del 02/11/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 453 volte)
Titolo originale
Survivor
Produzione
USA 2015
Regia
James McTeigue
Interpreti
Milla Jovovich, Pierce Brosnan, James D'Arcy, Dylan McDermott.
Durata
96 Minuti

Assegnata all’ambasciata americana di Londra come responsabile della sicurezza, Kate Abbott (Milla Jovovich) fiuta un probabile membro di una rete terroristica specializzato in chimica che nonostante la sua riluttanza nel dargli il visto riesce a entrare sul territorio inglese su pressione dell’ispettore capo.
Scampata all’esplosione del ristorante dove era in programma il festeggiamento del compleanno del loro sovrintendente, Kate è attaccata dall’autore della strage Nash (Pierce Brosnan) un letale killer soprannominato l’orologiaio. Braccata dalle autorità che la incolpano della strage e dal killer più ricercato al mondo, Kate dovrà giocare di anticipo per far emergere la verità su quanto è successo e chi sono i veri colpevoli dell’eccidio. Oltre ad abilitare il suo nome, Kate dovrà sventare un’altra imminente strage che avrà luogo a Time Square il giorno di Capodanno.
Survivor” è diretto dal regista James McTeigue un appassionato di thriller paranoici degli anni settanta, predilezione che riversa in questo titolo di egregia fattura molto somigliante ai bei thriller di quei tempi.
Ottimo il cast assemblato dal regista australiano, Jovovich oramai è una garanzia nei panni della eroina action, la classe di Brosnan nei panni del cattivo è molto azzeccata, bene anche Dylan McDermott e Angela Bassett nei loro rispettivi ruoli.
Uscito a Maggio nelle nostre sale il film non ha raccolto quello che meritava, ma se vi capita di scorrere il suo titolo tra le vostre scelte da visionare prendetelo tranquillamente in considerazione.

 Namor

 
Di Angie (del 26/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 460 volte)
Titolo originale
Fathers and Daughters
Produzione
USA - Italia 2015
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger, Quvenzhané Wallis.
Durata
116 Minuti

New York, 1989.
Jake Davis (Russell Crowe) è uno scrittore che ha vinto un premio Pulitzer.
A causa di un incidente d'auto, sua moglie muore. Jake si ritrova a dover crescere la figlia Katie (Kylie Rogers) da solo e a gestire una serie di problemi fisici e mentali causati dall'incidente che, lo costringono ad un temporaneo ricovero presso un ospedale psichiatrico.
La figlia Katie è affidata a malincuore alla zia materna, la quale nutre verso Jake un profondo rancore per la morte della sorella. 25 anni dopo la piccola Katie oramai donna (interpretata da Seyfried) fragile ma coraggiosa è diventata una assistente sociale che si occupa dei bambini disagiati. Nel tempo libero si concede a chiunque ed è restia a legarsi emotivamente agli altri. Il suo grande amore che ha provato per il padre le ha lasciato un vuoto incolmabile e ha fatto di lei una persona in grado di aiutare gli altri ma non se stessa e lotta con le sue paure e l'incapacità di amare.
Padri e Figlie” sceneggiatura di Fathers and Daughters opera del famoso drammaturgo Brad Desch, è diretto da Gabriele Muccino, suo quarto film americano. Narra una storia d'amore profondo tra un padre e una figlia, in cui devono affrontare il lutto e inoltre i sette mesi di ospedale di lui, che lo hanno costretto ad allontanarsi dalla amatissima figlioletta.
Muccino torna ancora una volta ad occuparsi del delicato tema familiare: il rapporto genitori e figli. Ma questa volta diciamo che stende un po' lo sguardo, diventa un film sul senso della vita . Non è la solita trama di un padre che si trova a crescere da solo la figlia ma, di una moltitudine di sfaccettature che questa relazione comporta. Il racconto della storia avviene attraverso due piani temporali, alternando le due fasi di vita di Katie attraverso continui flashback: da bambina il suo tenero rapporto col papà, e da giovane adulta il suo rapporto con la vita , con il lavoro e con gli uomini, due storie che si incrociano ,una conseguenza dell'altra. Con questa particolarità, il regista è riuscito a creare (a mio parere) un bel film toccante ed emozionante grazie anche al cast d'eccezione.
Un bravissimo Crowe, reduce dal Noha di Darren Aronofsky,”Il Gladiatore”, nella sua interpretazione e dimostra ancora una volta quanto sia uno dei più grandi attori degli ultimi vent'anni. Una bellissima e brava la piccola Kylie che offre una recitazione straordinaria. Altri due importanti come Jane Fonda e Octavia Spencer, anche se relegati in ruoli minori riescono ugualmente a spiccare.
Nel complesso il film mi è piaciuto. Ci sono delle stupende e toccanti scene che ti danno forti emozioni e grandi riflessioni. E una storia gradevole in grado di coinvolgere e ritengo che sia da vedere anche solo per le stupende interpretazioni dei due protagonisti che rendono le scene ancor più realistiche.

Angie

 
Di Namor (del 23/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 448 volte)
Titolo originale
Mea culpa
Produzione
Francia 2014
Regia
Fred Cavayé
Interpreti
Vincent Lindon, Gilles Lellouche, Nadine Labaki, Gilles Cohen, Max Baissette de Malglaive.
Durata
90 Minuti

Depresso e senza stimoli alcuni Simon (Vincent Lindon) trascina la sua grigia esistenza portandosi dietro la colpa di aver causato un incidente stradale con relativi morti.
Uno sbaglio che a distanza di anni sta ancora pagando a caro prezzo, poiché ha perso il lavoro da poliziotto è la famiglia esasperata dal suo continuo mutismo. Simon che cerca di fare del suo meglio per svolgere la mansione del padre (senza riuscirci un gran che bene) è in continuo contrasto con Alice (Nadine Labaki) la sua ex moglie, che non perde occasione di rinfacciargli le continue mancanze verso il piccolo Thèo (Max Baissette). Recatosi con la madre e il suo compagno a vedere una corrida, Thèo assiste all’uccisione di un uomo per mano di una pericolosa banda di malviventi che subito si mettono sulle sue tracce per eliminare una sua eventuale testimonianza. Tale pericolo desta Simon dalla sua depressione rimettendolo nuovamente in pista per catturare i membri della banda che vogliono uccidere il figlio.
A sostenere Simon nella difesa della sua famiglia è ha dare la caccia ai killer, c’è il suo grande amico ed ex collega Gilles (Frank Lellouche) che non gli ha mai voltato le spalle durante la sua sciagura. Il trasferimento in treno del piccolo testimone verso una località più sicura si trasformerà in una adrenalinica odissea, dove cacciatori e prede si scambiano i ruoli per prevalere uno su gli altri.
Con “Mea CulpaFred Cavayè dirige il suo quarto film, un action thriller dal ritmo incalzante con protagonisti Vincent Lindon e Frank Lellouche, due attori che si amalgamano molto bene nei rispettivi ruoli, in questo momento io li reputo i migliori esponenti del cinema francese, difatti la loro presenza è stata fondamentale nella scelta di questo titolo, che seppur discreto non a ricevuto il giusto riconoscimento al cinema.

 Namor

 
Di Asterix451 (del 19/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 421 volte)
Titolo originale
Legend of the Guardians: The Owls of Ga'Hoole
Produzione
USA - Australia 2010
Regia
Zack Snyder
Interpreti
Jim Sturgess, Ryan Kwanten, Helen Mirren, David Wenham, Anthony LaPaglia.
Durata
97 Minuti

Soren e Kludd sono due giovani barbagianni che stanno imparando a volare. Tra zuffe, salti dai rami e le solite gelosie dei fratelli, i due si trovano a contendersi l’attenzione del loro padre: infatti Soren cerca di somigliare agli eroi delle leggende dei Guardiani, mentre Kludd vorrebbe diventare un buon predatore e si fa beffe del fratello credulone.
In questa competizione continua, una notte precipitano da un ramo e vengono catturati dai Puri, gufi senza scrupoli che rastrellano il territorio alla ricerca di trovatelli: sono destinati all’accademia di Sant’Aegolius, dove i giovani rapaci vengono selezionati per diventare schiavi o guerrieri al servizio del leggendario tiranno Metalbeak; l’antico nemico dei Guardiani, infatti, sta cercando di riformare un suo esercito.
Il destino dei due fratelli si divide qui, perché Kludd accetta di entrare nei ranghi dei guerrieri, mentre Soren finisce nei sotterranei tra gli schiavi, dove incontra anche dei singolari compagni di prigionia. Insieme a loro riuscirà ad organizzare una pericolosa fuga ma, anzichè tornare a casa, essi sceglieranno di volare oltre il mare di nebbia sino al Grande Albero: è là che vivono i leggendari Guardiani, gli unici a poter sventare il piano di conquista del malvagio Metalbeak.
Il Regno di Ga’hool” racchiude i primi tre libri dell’omonima saga fantasy scritta da Kathryn Lasky, che ha per protagonisti i rapaci notturni portati sul grande schermo da Zack Snyder, uno dei più visionari registi contemporanei (ultanoto per “300”, “L’uomo d’acciaio”, “Suckerpunch” “L’alba dei morti viventi” e il meno fortunato “Watchmen”). Se inizialmente potrebbe stupire che un innocuo film di animazione sui gufi possa interessare un regista come Snyder, bastano pochi minuti di pellicola per rendersi conto della sua mano dietro alla macchina da presa: infatti le sequenze in battaglia sono impressionanti, così come la ferocia e la cura del dettaglio che lo contraddistinguono, pur mantenendo l’umorismo, la poesia e l’idealismo di una novella per ragazzi. “Il Regno di Ga’hool” è meno noto di altri film di animazione, ma si è rivelato una bella sorpresa per la qualità dell’animazione, il ritmo della storia e i temi proposti, nonostante siano già visti. C’è anche qualche “snaiderata” nella sceneggiatura, ossia delle soluzioni pret a porter per creare colpi di scena che sembrerebbero collegato al resto della storia… ma non lo sono. Lo stesso accadeva in “Suckerpunch”, leggerezze che non influenzano i pregi della pellicola, ma lasciano comunque perplessi.
Snyder è un regista dai successi altalenanti al botteghino, forse per la singolarità dei suoi lavori a volte pretenziosi, altre volte frettolosi nello sbrogliare trame complicate (ma sempre impressionanti dal punto di vista visivo). “Il Regno di Ga’hool” ha incassato meno del previsto e quindi non avrà il sequel previsto, tuttavia mi sento di consigliarlo per una serata senza pretese. I più piccini avranno bisogno di qualcuno seduto accanto nelle scene più cruente, perché non è proprio un film della Disney.
Piuttosto lungo, forse ingenuo, però mi è piaciuto.

Asterix451

 
Di Namor (del 12/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 546 volte)
Titolo originale
Black Mass
Produzione
USA 2015
Regia
Scott Cooper
Interpreti
Johnny Depp, Joel Edgerton, Dakota Johnson, Juno Temple, Rory Cochrane
Durata
120 Minuti
Trailer

Jimmi Bulger (Johnny Deep) è un temuto criminale a capo della Winter Hill Gang, una famigerata associazione criminale irlandese-statunitense che dominò Boston fin dagli inizi degli anni 60 fino alla fine dei 90.
Dopo essere stato informato dall’agente di polizia e suo fraterno amico John Connolly (Joel Edgerton), del suo probabile ed imminente omicidio voluto dalla gang rivale capeggiata dai fratelli Angiulo, Bulger accetta la proposta di Connolly diventando un informatore dell’F.B.I. Una posizione che rafforzò enormemente il suo potere sul territorio, grazie alla sue informazioni per eliminare la mafia italiana e la compiacenza del Bureau che gli lasciò via libera per incrementare i suoi profitti ottenuti con lo spaccio deglii stupefacenti.
Una volta scoperto il suo doppiogioco, l’F.B.I. dichiarò guerra a Bulger che si diede alla macchia fino alla sua cattura, diventando il secondo criminale più ricercato della storia (il primo era Osama Bin Laden).
Basato sul libro Black Mass: “The True Story of an Unholy Alliance Between the FBI and the Irish Mob” di Dick Lehr e Gerard O’Neill , il regista Scott Cooper dirige un Gangster Movie di ottima fattura. Un progetto accarezzato più volte da altri registi come Levinson e Affleck, e poi abbandonato per paura di essere paragonato al famoso “The Departed – Il bene e il male” di Martin Scorsese, anch’egli girato a Boston con a tema mafia irlandese e poliziotti corrotti.
Depp che in un primo momento aveva rifiutato la sua partecipazione a Lenvison per non aver ottenuto i suoi abituali 20 milioni di cachet, ha accettato dimezzandosi la paga una volta saputo che il regista era Scott Cooper dicendogli che era stato conquistato dal suo “Crazy Heart”, pellicola che diede l’Oscar come miglior attore a Jeff Bridges.
Deep in questo film è fantastico, anche qui è pesantemente truccato per somigliare a Jimmi Bulger, ma l’interpretazione è una prova con i fiocchi ed era quello che ci voleva, viste le sue ultime performance dedite più a gigioneggiare che ha recitare. Ottimo il resto del cast composto da Benedict Cumbebrbatch nel ruolo del fratello senatore, Kevin Bacon nei panni del capo squadra dell’F.B.I., Dakota Johnson compagna di Bulger, Rory Cochrane nel suo braccio destro Flemmi , Mark Ruffalo in una breve apparizione è Joel Edgerton in una performance di alta recitazione nel ruolo dell’agente Connolly.
Se siete alla ricerca di un buon film questo è il titolo giusto per godere di due ore di buon cinema.

Namor

 
Di Miryam (del 05/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 398 volte)
Titolo originale
Malizia
Produzione
Italia 1973
Regia
Salvatore Samperi
Interpreti
Laura Antonelli, Turi Ferro, Alessandro Momo, Tina Aumont, Pino Caruso.
Durata
99 Minuti

Siamo alla fine degli anni 50, precisamente ad Acireale, paese siciliano in provincia di Catania, dove Ignazio La Brocca ( Turi Ferro ), un commerciante di tessuti è rimasto vedovo con tre figli da crescere. Durante il funerale della moglie, arriva in casa una certa Angela La Barbera ( Laura Antonelli) che lui da principio scambia per una parente della defunta.
In realtà questa giovane e provocante signorina è la nuova domestica che era stata assunta dalla moglie quando era ancora in vita. Scoperto l’equivoco, Ignazio trova in Angela una perfetta donna di casa, l’immagine femminile proprio da sposare e da fare da seconda mamma ai suoi figli visto che l’ultimo è ancora un bambino. Questa attraente collaboratrice inizia a suscitare interesse anche ai due figli più grandi, però mentre il maggiore Antonio ( Gianluigi Chirizzi ), vedendo respingere le sue attenzioni si fa da parte, il secondogenito Nino ( Alessandro Momo ) fa continue avance ad Angela ostacolando così il matrimonio con il padre inventandosi incubi notturni dove dice che le appare la madre morta. Una notte però, dopo le varie insistenze, Angela, esasperata dei giochi erotici di Nino, finisce con esaudire i desideri di questi concedendosi completamente. Così soddisfatto del risultato ottenuto, Nino finalmente da al padre la sua benedizione per il matrimonio.
“Malizia” è un film girato nel lontano 1973 sotto la regia di Salvatore Samperi. Qui vediamo l’Antonelli in tutto il suo splendore, un corpo da favola, praticamente l’icona sexy del momento, tant’è vero che Samperi la volle con se anche per girare “Peccato Veniale” Casta e Pura”e infine nel 1991 per “Malizia 2000”, pellicola che però fu un flop pazzesco al contrario di Malizia che incassò oltre cinque miliardi di lire e che ottenne inoltre tre nastri d’argento: miglior attrice protagonista all’ Antonelli, miglior attore non protagonista a Turi Ferro e miglior costumi a Piero Tosi.
Purtroppo nel 1991 incominciò il declino di questa esuberante attrice, venne dapprima incriminata per spaccio di cocaina e poi perse la causa con i medici che le deturparono il viso per trattamenti estetici alquanto sciagurati. Laura Antonelli sparì nel nulla e nella notte tra il 22 e il 23 giugno scorso si spense, sola nella sua modesta casa a Ladispoli stroncata da un infarto.
Il film Malizia è rimasto comunque nel tempo, una pellicola che nessuno ha mai dimenticato, diede anche il via alla carriera cinematografica ad Alessandro Momo, carriera molto breve in quanto morì lo stesso anno per un grave incidente motociclistico. Una giovane vita stroncata improvvisamente per il quale il cantante Patrizio Sandrelli aveva composto una canzone che forse qualcuno di noi ricorda “Fratello in Amore”.
Ho voluto rivedere questa pellicola e recensirla proprio per ricordare quest’attrice del cinema erotico degli anni 70, ben diverso dai film di adesso, basti pensare che la protagonista si spoglia integralmente verso la fine del film, castissimo per i nostri tempi!
Comunque rivedere certe pellicole fa piacere e consiglio a tutti di spolverare ogni tanto i film di allora.

Miryam

 
Di Namor (del 02/10/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 414 volte)
Titolo originale
The Gorgon
Produzione
Gran Bretagna 1964
Regia
Terence Fisher
Interpreti
Christopher Lee, Peter Cushing, Barbara Shelley, Richard Pasco
Durata
83 Minuti

Nel bosco di Vandorf viene rinvenuto il cadavere pietrificato di una giovane ragazza.
La polizia ritiene che il colpevole sia il suo fidanzato Bruno, il figlio dello stimato Professor Jules Heitz (Michael Goodliffe) che prontamente si attiva per riabilitare la memoria del figlio trovato impiccato nella boscaglia. Tutt’altro che stupido il professor Heitz espone la sua teoria in merito al duplice omicidio al Dottor Namaroff (Peter Cushing), lamentandosi del muro di omertà in cui si è imbattuto al villaggio riguardo ad altri omicidi avvenuti in passato con la stessa dinamica. Namaroff non solo non avvalla la tesi del Professore, ma lo invita anche a ritornare al suo paese per paura della sua incolumità, avvertimento che si concretizza anch’esso con la sua morte. Prima di morire il Professor Heitz riesce ad avvisare il figlio Paul (Richard Pasco) mettendolo in guardia dal presunto assassino che identifica in Megera, una Gorgone della mitologia greca capace di pietrificare le sue vittime con il solo sguardo.
Ad aiutare Paul nelle difficili indagini giunge anche il Prof. Karl Meister (Christopher Lee), che immediatamente si scontra con le autorità locali che fanno di tutto per insabbiare la ricerca della verità. Nel frattempo Paul si innamora di Carla (Barbara Shelley) la bella assistente del Dott. Namaroff, da sempre esageratamente protettivo nei sui riguardi, un sostegno che nasconde la chiave di volta degli omicidi commessi a Vandorf.
Prodotto dalla famosa casa di produzione Britannica Hammer Film Production, specializzata nel produrre film horror tra gli anni 50/70 rendendoli famosi in tutto il mondo, “Lo sguardo che uccide” è un discreto titolo dell’orrore con ottime ambientazioni rurali ben sostenute dai colori saturi e realistici della tecnologia Technicolor.
Il cast vede la presenza di due icone del genere di quegli anni: il mitico Christopher Lee, che insolitamente veste i panni di un personaggio positivo e Peter Cushing (suo eterno rivale su celluloide), che si cimenta in un ruolo molto ambiguo per le sue corde. Un’inversione di ruoli che non ricordo di aver visto in altre pellicole del genere con la loro partecipazione. Molto bene il resto del cast nel rendere credibile i personaggi, in primis il protagonista Richard Pasco nel ruolo di Paul Heitz.
Se siete alla ricerca di un vecchio Horror da visionare, questo è il titolo che fa per voi.

 Namor

 
Di Angie (del 28/09/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 431 volte)
Titolo originale
Il giovane favoloso
Produzione
Italia 2014
Regia
Mario Martone
Interpreti
Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco.
Durata
137 Minuti

“Il Giovane Favoloso” film diretto da Mario Martone, già regista di “Noi Credevamo”, è incentrato sulla vita del “sommo poeta italiano” Giacomo Leopardi, interpretato da Elio Germano. Il nome di Giacomo Leopardi penso che evoca in molti di noi il tempo della scuola, dei compiti e delle infinite lezioni (a volte per alcuni forse noiose) di italiano.
Era uno dei tanti poeti preferiti. Ricordo, infatti, che portai all'esame due delle sue tante belle poesie:”A Silvia”(il grande amore di Leopardi) e “Sabato Del Villaggio”. Nonostante il suo pensiero e la poetica fossero caratterizzate dal pessimismo, le sue poesie malinconiche mi affascinavano ugualmente. Abbiamo conosciuto Leopardi sui banchi di scuola come poeta ma, chi era veramente?
Martone con “Il Giovane Favoloso” cerca di raccontarci l'esistenza travagliata di questo grande artista “Favoloso” ma sfortunato. Il film inizia con la visione di tre bambini che giocano nel giardino della loro casa. Sono i fratelli Leopardi. E così che il regista Mario Martone comincia a raccontare il “suo” Leopardi, un bambino prodigio, dalla giovinezza con il suo rapporto conflittuale con il padre Monaldo, i suoi problemi fisici, l'amicizia con il letterato Pietro Giordani e con il biografo Antonio Ranieri. Sarà poi colui che gli permetterà finalmente la fuga dal “natio borgo selvaggio” Recanati, per iniziare un viaggio culturale che lo porterà da Firenze a Roma fino a Napoli, in quel periodo infettata dal colera. Fu ultima sua tappa, infatti vi morì non ancora quarantenne.
Il film fu presentato alla 71° Mostra del Cinema di Venezia e accolto con soddisfazione sia dalla critica che dal pubblico. Un bravo a Elio Germano che ha prestato voce e corpo in maniera straordinaria (a mio giudizio) di questo grande personaggio, di un Leopardi, vulnerabile, struggente, dalla salute cagionevole e l'animo fragile ma, dalla grande lucidità intellettuale. A me la pellicola è piaciuta molto. Ottime le ambientazioni (molto bella la Terrazza di Torre del Greco), bei costumi, bravi attori, nota di merito sopratutto,come ho già affermato, per il protagonista Elio ben calato nel personaggio. Ovviamente ci troviamo di fronte ad una pellicola cupa, lenta ma è il personaggio stesso, questo pessimismo leopardiano che rende la storia, forse, poco coinvolgente per una buona parte del pubblico.
Sicuramente chi non ama tale genere troverà il film lungo e a tratti piatto e freddo, poco emozionante il che appesantisce la pellicola rendendola noiosa. Comunque è un buon film, valido ed interessante da vedere. Lo consiglio in particolar modo agli amanti della letteratura e a chi ha letto con piacere le opere del grande poeta Giacomo Leopardi, come la sottoscritta.

Angie

 
Di Asterix451 (del 21/09/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 447 volte)
Titolo originale
Bronson
Produzione
Gra Bretagna 2008
Regia
Nicolas Winding Refn
Interpreti
Tom Hardy, Kelly Adams, Katy Barker, Edward Bennett-Coles, June Bladon.
Durata
92 Minuti

Michael Gordon Peterson (Tom Hardy) non è un criminale qualunque: infatti è considerato il detenuto più “detenuto” del Regno Unito, con una permanenza record in isolamento e un’attitudine a malmenare le guardie carcerarie che ha dell’incredibile, al punto da rendere necessari continui trasferimenti e incrementi di pena per un totale di circa 30 anni.
Siamo nel 1974.
Figlio di buona famiglia, Michael viene condannato a qualche anno per rapina. Se la caverebbe con poco se non dimostrasse subito un’attitudine alla violenza contro detenuti e guardie, vere e proprie risse che terminano sempre in isolamento. La pena raddoppia e cominciano i trasferimenti, incluso un ospedale psichiatrico dal quale, però, viene dimesso a causa di un fatto grave.
Michael è un uomo brillante, carismatico, egocentrico. I detenuti lo adorano, le guardie lo temono, e lui riesce a diventare un personaggio leggendario e rispettato: al rilascio, crede di poter iniziare una nuova vita a un livello più alto. Poi cambia nome, diventando legalmente “Charles Bronson” come l’attore che stima. In questi panni incontra una donna e canalizza la sua aggressività in incontri di pugilato a mani nude, trovando un certo equilibrio. Sino a quando… “Bronson” è un film indipendente scritto e diretto dal regista danese Nicolas Winding Refn, che successivamente trionfa a Cannes con il più famoso “Drive”, insieme a Ryan Gosling. Amante delle produzioni indipendenti (a volte per convinzione, a volte per questioni di budget), il suo talento dietro alla macchina da presa è notevole, dalla sceneggiatura alle riprese. La riuscita di questo incredibile film è soprattutto merito del protagonista, Tom Hardy (Warrior, La talpa, Lawless, Batman Return, Locke), che riesce a passare con naturalezza da ruoli prettamente fisici ad altri emotivamente coinvolgenti. Dopo aver incontrato il vero “Charles Bronson” in galera, Hardy si è ingrassato e irrobustito opportunamente, perfettamente a suo agio in scene che sono al limite dello scabroso. Capace di essere sarcastico, istrionico, violento, di recitare mascherato, truccato, nudo, regge uno sviluppo di trama che non rispetta una vera sequenzialità di eventi riuscendo, tuttavia, a risultare chiara e coinvolgente dal primo all’ultimo minuto.
Tom Hardy è a suo agio nei panni difficili di “Bronson”, Refn è a suo agio dietro alla camera da presa: insieme danno vita ad un film controverso e violento dal messaggio discutibile non sofisticato da alcuna limitazione: ciò lo rende vero, emotivamente forte e coinvolgente. Allo stesso tempo sconsiglio la visione a persone impressionabili o moralmente impegnate nei confronti di certe tematiche per le quali il film diventa quasi celebrativo: trattandosi di una biografia nella prospettiva di “Bronson”, non poteva essere diversamente.
Film strano, leggere attentamente le avvertenze. Comunque sia, per me è promosso a pieni voti.

Asterix451

 
Di Namor (del 14/09/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 445 volte)
Titolo originale
The Gunman
Produzione
Usa - Francia - Spagna 2015
Regia
Pierre Morel
Interpreti
Sean Penn, Idris Elba, Javier Bardem, Ray Winstone, Mark Rylance.
Durata
115 Minuti

Jim Terrier (Sean Penn) è un agente speciale internazionale dal passato molto discutibile, legato ad operazioni di dubbia moralità richieste da agenzie multinazionali per i loro profitti, nei paesi in via di sviluppo. In attesa della prossima operazione sporca, Jim si trova in Congo sotto copertura operando per una associazione dei diritti umanitari con la mansione di costruire un impianto idrico, questo, fino a quando non arriva l’ennesimo ordine di eliminare il prossimo bersaglio scomodo alle multinazionali. L’obbiettivo è il Ministro delle miniere, colpevole di cancellare e rinegoziare tutti i contratti minerari alle compagnie straniere, ad occuparsene sarà Jim che una volta portato a termine l’ordine dovrà lasciare all’istante il Congo e la sua fidanzata Annie (Jasmine Trinca) senza lasciare traccia alcuna.
Dopo otto anni Jim viene rintracciato da alcuni sicari con l’intento di eliminarlo, mentre lavora per un’altra associazione umanitaria dopo aver lasciato per sempre la sua vecchia mansione, eliminati i killer Jim sa di non essere più al sicuro e per esserlo nuovamente dovrà scoprire chi è il mandante e perché vogliono farlo fuori. Gli unici punti di riferimento per scoprire il tutto sono i suoi vecchi amici commilitoni che ora vivono in Europa, ed è proprio li che Jim dovrà ricorrere alla sua esperienza di combattente per trovare il responsabile di tutto ciò.
Tratto dal romanzo “Posizione di tiro” di Jean Patrick Manchette, “The Gunman” è diretto dal regista Pierre Morel, autore di “Taken” serie di film di grande successo che ha visto consacrarsi Liam Neeson come attore di film di azione. Il cast oltre a Sean Penn e Jasmine Trinca comprende Javier Bardem, Idiris Elba, Ray Winstone e Mark Rylance.
Nonostante il cast fosse all’altezza per la buona riuscita del film, questo non avviene per una sceneggiatura estremamente debole e povera di dialoghi ed è un vero peccato perché Morel ci aveva abituati a film di azione di tutto rispetto con i suoi Taken. Penn trasformato fisicamente ha messo su un bel po’ di muscoli per affrontare questa parte, ma solo quelli non bastano per fare un buon film di azione al giorno d’oggi, il pubblico avvezzo a questo genere è diventato molto esigente col tempo e di certo non si accontenta più di vedere trame elementari come queste.
The Gunman non soddisfa, ma lo si può sempre vedere in una serata in cui non c’è una alternativa migliore nei titoli da scegliere.

Namor

 
Di Miryam (del 07/09/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 382 volte)
Titolo originale
Fratelli Unici
Produzione
Italia 2014
Regia
Alessio Maria Federici
Interpreti
Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini, Miriam Leone, Sergio Assisi.
Durata
89 Minuti

Pietro (Raoul Bova) e Francesco (Luca Argentero), sono due fratelli che avrebbero preferito entrambi essere figli unici.
Non si sopportano, non potrebbero essere più diversi: Pietro è un affermato chirurgo in carriera con un matrimonio fallito alle spalle dal quale è nata una figlia, Francesco invece è un eterno Peter Pan, squattrinato, fa lo stuntman per sbarcare il lunario e ogni giorno cambia donna, praticamente non si è mai assunto nessuna responsabilità.
A seguito di un incidente, Pietro perde la memoria, non ricorda più nulla, nemmeno le persone più care, sembra addirittura aver dimenticato tutto, l’uso delle parolacce, l’utilizzo del bidet e svariate altre cose, sembra sia tornato bambino. La sua ex moglie Giulia (Carolina Crescentini), non vuole occuparsi di lui anche perché ora ha iniziato una relazione con Gustavo (Sergio Assisi) e così Francesco è costretto a prenderselo in casa e curarlo facendo forse per la prima volta il fratello maggiore.
Certo le difficoltà non tardano ad arrivare, la convivenza tra i due fratelli diventa a dir poco tragicomica seguita attentamente da Sofia ( Miriam Leone ) la vicina di casa di Francesco, la quale, innamorata di lui, crede nell’amore purtroppo non corrisposto. Anche Pietro, che sta incominciando a migliorare, inizia a provare del sentimento per una donna incontrata per caso, ma quella persona altro non è che Giulia, la ex moglie solo che lui non la ricorda. Ed è a questo punto che tutti, compresa la figlia Stella (Eleonora Gaggero), cercano in vari modi di organizzare incontri affinchè…..
“Fratelli Unici” è una brillante e divertente commedia diretta da Alessio Maria Federici, qui al suo terzo film dopo “Lezioni di Cioccolato” e “Stai Lontana da Me”. Una pellicola molto semplice, ironica, fatta di battute una dietro l’altra senza mai cadere nel volgare o nella cattiveria, dato che in fondo tratta anche il tema dell’adulterio. Ho trovato inoltre i due attori fantastici, insieme sono veramente due macchiette, non pensavo fossero perfetti in un film non certo impegnativo!
Concludendo, una pellicola senza pretese, trama banale, finale scontato, praticamente da visionare seduti comodi sul divano quando la tv non trasmette niente di interessante e per farsi anche due risate.

Miryam

 
Di Angie (del 04/09/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 495 volte)
Titolo originale
The Reach
Produzione
USA 2014
Regia
Jean-Baptiste Léonetti
Interpreti
Michael Douglas, Jeremy Irvine, Hanna Mangan Lawrence, Ronny Cox, Martin Palmer.
Durata
90 Minuti
Trailer

Il venticinquenne Ben (Jereny Imvine), idealista e amante della natura, conosce molto bene il deserto del Nevada e si guadagna da vivere accompagnando turisti in queste lande tanto deserte quanto piene di pericoli. Madec (Micheal Douglas) un arrogante uomo d'affari, decide con il suo Suv Mercedes da mezzo milione di dollari di intraprendere una battuta di caccia nel deserto del Mojave per il suo ennesimo trofeo. Ingaggia proprio Ben, esperto a far attraversare i turisti nel deserto, per accompagnarlo in questa caccia.
Nella fretta di sparare e portare a casa il trofeo, Madec uccide accidentalmente un uomo che vive in queste terre aride. Madec è di solito risolvere ogni suo problema con il denaro e, anche stavolta offre un'ingente somma al giovane Ben per aiutarlo a liberarsi del cadavere. Ma il ragazzo rifiuta. Il viaggio si trasforma cosi in un estenuante gioco al massacro tra cacciatore e preda.
The Reach - Caccia all'uomo”, tratto dal romanzo Deathwatch di Robb White, scrittore di successo negli anni '50 e '60, è un thriller con due protagonisti; Douglas, un ricco uomo d'affari senza scrupoli che si cimenta in una battuta di caccia e il giovane Jeremy che gli fa da guida. Ma il viaggio per uno sfortunato incidente si devolve in uno snervante gioco al massacro tra il cacciatore Madec e la sua guida Ben divenuta preda. Ricordo Douglas nella sua strepitosa interpretazione nel film “Dietro I Candelabri. Ora lo rivedo in questo Western moderno, ambientato nel torrido deserto del Mojave, nei panni di un uomo arrogante, cinico, insomma una canaglia.
E una storia che mette in risalto sopratutto come il potere dei soldi si può comprare e corrompere chiunque. Anche se, secondo il mio parere, Douglas ha fatto parti migliori è ugualmente azzeccato nella parte del “cattivo” o meglio del “pazzo assassino” che vuole a tutti i costi la pelle del giovane Ben. La pellicola è al quanto avvincente: momenti di azione e suspense che coinvolge lo spettatore e mantiene alta la tensione per tutta la proiezione. Peccato il finale un po' banale e scontato .
Ottima la fotografia e riprese dei paesaggi che spesso danno maggior risalto ai momenti clou del film. Quello che non mi è piaciuto del film è la scena quando Douglas nel mezzo del deserto, durante l inseguimento, si ferma e sorseggia seduto su una sdraio un ottimo Margarita. Comunque anche se non è un gradissimo capolavoro, infatti negli Stati Uniti non ha ottenuto grande successo, l'ho trovato un buon thriller che si lascia vedere senza annoiarsi. Bello vedere ancora un Douglas bravo ed in forma !

Angie

 
Di Namor (del 01/09/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 402 volte)
Titolo originale
Left Behind
Produzione
USA 2014
Regia
Vic Armstrong
Interpreti
Nicolas Cage, Chad Michael Murray, Cassi Thomson, Nicky Whelan, Lea Thompson
Durata
110 Minuti
Trailer

Nel giorno del suo compleanno, il comandante dell’aviazione civile Ray Steele (Nicolas Cage) accetta una chiamata di lavoro che lo porta a Londra, la convocazione è programmata da tempo, visto che a bordo è presente anche la sua amante hostess. La figlia Chloe (Cassi Thomson) tornata appositamente per il compleanno del padre, all’aeroporto scopre la tresca del genitore, il quale mentendo gli ribadisce la piena armonia con la mamma.
Ray, non ama più sua moglie, diventata cieca credente delle sacre scritture, a tal punto da allontanare tutto il suo nucleo familiare che la reputa instabile psichicamente.
Durante il volo accade un evento inspiegabile, buona parte dei passeggeri sparisce lasciando gli effetti personali sul posto! Stessa cosa accade su tutto il pianeta, che, senza darsi una spiegazione logica al misterioso evento, viene sopraffatto dal caos generale. La spiegazione di tale enigma arriva dalla Bibbia, considerato che si tratta di un episodio biblico conosciuto come Il rapimento della Chiesa!
Ray, deve portare in salvo i restanti passeggeri e senza nessun aiuto dall’esterno, Chloe deve ritrovare il fratellino che è scomparso davanti a suoi occhi, due compiti ben differenti l’uno dall’altro, ma entrambi disperatamente difficoltosi.
Tratto dalla famosa serie di libri “Gli Esclusi” scritta da Larry B. Jenkins e Tim LaHaye, “Left Behind – La Profezia” il primo film di una trilogia già confermata dalla produzione sotto la guida del regista Vic Armstrong.
Una approvazione molto discutibile quella di annunciare altri due sequel, nonostante il flop della pellicola ai botteghini e la scarsa qualità della sceneggiatura che annoia per buona parte del film.
La vera profezia riguarda Nicolas Cage, che ormai non azzecca più un film da svariati anni, se risulta presente tra i protagonisti, state certi che il film sarà di bassa qualità, così come la sua recitazione che lascia molto a desiderare… come questo ennesimo titolo lo dimostra.

Namor

 
Di Miryam (del 30/07/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 502 volte)
Titolo originale
The Trials of Cate Mccall
Produzione
USA 2013
Regia
Karen Moncrieff
Interpreti
Kate Beckinsale, James Cromwell, Nick Nolte, Clancy Brown, Mark Pellegrino
Durata
89 Minuti

Cate Mc Call ( Kate Beckinsale ), qualche anno fa era un brillante avvocato che aveva conosciuto fama e successo. Purtroppo, intraprendendo la strada della tossicodipendenza, è stata costretta ad abbandonare la carriera di procuratore, non solo, le è pure costato l’ allontanamento della figlia il cui affidamento è stato dato al padre.
Adesso sta cercando di riabilitarsi per riacquistare credibilità nel suo mestiere, ma soprattutto per poter riavere con se la figlia, cosa non facile visto la tenera età di questa. Cate quindi accetta di tornare ad esercitare la professione di avvocato incominciando a prendere le difese di una giovane donna accusata ingiustamente di omicidio che si dichiara innocente e pure vittima di stupro subito da una guardia durante la detenzione. A questo punto Cate, che non ha mai perso una causa, insieme al suo amico fidato Bridges ( Nick Nolte ) cerca e trova prove che potrebbero scagionare la donna.
Durante lo svolgimento delle indagini però, si trova davanti a poliziotti corrotti, giudici corrotti, insomma un sistema giudiziario che fa acqua da tutte le parti.
“Cate Mc Call, Il Confine della Verità” è un film diretto da Karen Moncrieff, che a parer mio, poteva fare di più! Il fatto è che ci si trova davanti ad una pellicola lenta, non certo ad un thriller poliziesco con colpi di scena. Una cosa valida che ho trovato nel film, sono state le scene in tribunale, molto credibili, un susseguirsi di battute che sembravano proprio vere, una vera aula di tribunale. Nonostante sia stato scelto un ottimo cast, un James Cronwell nei panni del giudice corrotto, un notevole Nick Nolte e una Beckinsale, forse più bella che brava, la pellicola non coinvolge molto lo spettatore, quindi se amate il genere poliziesco con inseguimenti, adrenalina, beh passate oltre.
Non dico sia da scartare, del resto ho visto di peggio e non credo di essere l’unica.

 Miryam

 
Di Namor (del 24/07/2015 @ 05:00:00, in cinema, linkato 512 volte)
Titolo originale
Ex Machina
Produzione
USA - Gran Bretagna 2014
Regia
Alex Garland
Interpreti
Domhnall Gleeson, Oscar Isaac, Alicia Vikander, Sonoya Mizuno, Chelsea Li.
Durata
108 Minuti
Trailer

Caleb (Domhnall Gleeson) è un giovane e promettente programmatore della più grande società di internet del mondo, che ha da poco vinto una importante competizione organizzata dalla sua società. L’ambito premio è quello di trascorrere una settimana e con un preciso compito a casa del suo capo, il solitario miliardario Nathan (Oscar Isaac) che vive in completa solitudine sulle alture di una montagna con sistemi di sicurezza all’avanguardia contro lo spionaggio.
Nella sua settimana di permanenza Caleb, dovrà effettuare il famoso test di Turing: appurare se una macchina sia in grado di pensare! La macchina in questione è Ava (Alicia Vikander) una bellissima ragazza robot, creata da Nathan in gran segreto nella sua roccaforte. Divisi entrambi da pareti trasparenti Caleb e Ava interagiscono giorno dopo giorno con domande e risposte ben precise per conoscersi è valutarsi reciprocamente.
Mentre i giorni si susseguono, Caleb oltre a conoscere ed ammirare sempre di più l’affascinate Ava, analizza anche i comportamenti molto ambigui del suo capo che non fa niente per nasconderli. L’innamoramento di lui verso l’androide Ava, la voglia di sopravvivenza della stessa e l’insolito comportamento di Nathan, innescano un inquietante conflitto psicologico fra uomo e macchina, dove l’inganno deciderà chi è più intelligente tra uomo e macchina.
Scritto e diretto da Alex Garland già autore di “28 giorni dopo”, “Ex_machina” ci mostra una visione personale sul tema mai risolto riguardo il possibile vincitore tra uno degli scontri più affascinanti e citati da quando c’è stato l’avvento del personal computer… quello tra l’intelligenza artificiale contro quella umana.. ovvero creatore contro creatura. Il film inizialmente scorre lento e con molti dialoghi per poi intraprendere la giusta suspense per seguire l’evolversi della storia con molta più partecipazione dello spettatore, vedrete che passati i primi 30 minuti opterete per chi tifare tra i tre personaggi principali in questione.
Gli attori svolgono bene il loro lavoro, ognuno di loro ha saputo da dare la giusta credibilità al personaggio da loro interpretato all’interno del rifugio, quello che secondo me manca alla pellicola per renderla più digeribile, sono la mancanza di scene girate all’aperto per dare quel tocco di brio che al film manca, per il resto il risultato è accettabile.

Namor

 

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