BLOGBUSTER - cinema e musica
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Miryam (del 16/04/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 849 volte)
Titolo originale
 
Autore
Will Lavender
Editore
PIEMME
Prima edizione
2009

Indiana, Università di Winchester, è il primo giorno di corso, quando entra in aula il Professor William per iniziare il suo corso di logica. Fin qui tutto normale, fino a quando lui non pronuncia delle strane parole: “ C’è stato un omicidio, o meglio, ci potrebbe essere un omicidio, avete sei settimane di tempo per trovare una ragazza di nome Polly e il suo presunto assassino, altrimenti la ragazza verrà uccisa”.
Dapprima tutti gli studenti sembrano entusiasti di questo nuovo corso, una novità, però poi vengono a sapere che questo professore non compare da nessuna parte, nemmeno su internet e quando iniziano ad indagare sul caso, si rendono conto ben presto, che non si tratta più di una cosa irreale, ma la teoria di Polly, coincide anche troppo con la sparizione di un’altra ragazza di nome Deanna, la quale è veramente sparita in circostanze misteriose e che i personaggi che dovevano essere di pura fantasia, invece cominciano a materializzarsi sul serio.
Il libro è stato scritto da Will Lavender, non avevo mai sentito parlare di lui, ma nel leggere il trafiletto del libro (cosa che faccio sempre prima di acquistarne uno), ho letto che ha avuto molti elogi dalla critica e che ama molto i libri di Michel Connelly (autore da me molto apprezzato), e ciò mi ha invogliato a comprarlo.
Non è proprio un thriller con scene raccapriccianti, è piuttosto un labirinto, infatti subito è confusionario, appaiono molti nomi non facili da ricordare, però in sé è abbastanza intrigante, perché fino all’ultimo il lettore non riesce a porsi un finale, in quanto viene difficile distinguere la fantasia dalla realtà.
Diciamo che è un libro non tanto adatto agli amanti della suspence, qui i serial killer non esistono, è piuttosto indicato alle persone che vogliono addentrarsi in un vero e proprio rompicapo.

Miryam

 
Di Namor (del 18/03/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 2460 volte)
Titolo originale
El Ultim Catòn
Autore
Matilde Assensi
Editore
Sonzogno Editore
Prima edizione
2005

Suor Ottavia Salina, esperta di paleografia e massima autorità dell’archivio segreto del Vaticano, viene convocata d’urgenza dalle supreme sfere, per decifrare alcune strane scarificazioni sul corpo di un giovane Etiope, rinvenuto senza vita sui monti della Grecia. Le raccapriccianti foto che le vengono mostrate, rappresentano sette croci e sette lettere in greco antico inoltre, vicino al corpo, vengono trovati tre pezzetti di legno. Quelle che sembravano delle banali schegge di legno, risulteranno essere dei veri frammenti della croce di Gesù Cristo. A trafugarli in quasi tutte le chiese ove sono custoditi, è una misteriosa setta, tanto antica da essere addirittura dimenticata: gli Staurophylakes, ovvero i Guardiani della Vera Croce. Il Vaticano per porre fine al continuo ladrocinio, forma una squadra di esperti storici composta da Suor Salina, l’inflessibile Capitano delle Guardie Svizzere, Kaspar Glauser-Roist ed il professore in archeologia Farag Boswell. Dopo alcuni giorni d’indagine, i tre scoprono che l’unica chiave per risolvere il mistero ed arrivare ai ladri del Santo legno, risulta essere quella, di decifrare la Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente i versi del Purgatorio, ove si nascondono preziosi indizi per reperire i luoghi e superare le pericolose prove richieste, per riuscire ad accedere alla meta finale: il Paradiso, ovvero, il luogo dove risiedono gli Staurophylakes.
Idea affascinante quella di sfruttare la Divina Commedia per dar vita ad un’avventura archeologica, personaggi e componenti per creare l’atmosfera giusta ci sono, infatti nella prima metà della lettura del libro il tasso di attenzione è abbastanza alto, peccato per il restante, poiché l’interesse si abbassa irrimediabilmente. Tale motivazione emerge dalla necessità di dover rileggere le difficili terzine del Purgatorio che i protagonisti devono decifrare per poter proseguire il loro cammino, è nel fatto che alcune situazioni e avvenimenti durante la trama appaiono poco innovativi, soprattutto per coloro che hanno già speso molto tempo nel leggere questo filone di libri.
In ogni caso, “L’ultimo Catone” di Matilde Asensi, ha ricevuto sia elogi che critiche dai suoi lettori, per quanto mi riguarda sono d’accordo con il giudizio dei critici, ma ciò non significa che il libro non vada preso in considerazione, considerato che a molti è piaciuto!

 Namor

 
Di Angie (del 09/03/2011 @ 05:00:00, in libri, linkato 1111 volte)
Titolo originale
Shout at the Devil
Autore
Wilbur Smith
Prima edizione
1968

Nel leggere per caso un articolo riguardante Wilbur Smith, il grande scrittore e autore d’avventura più letto e venduto nel mondo (si parla di 32 romanzi, venduti quasi 120 milioni di copie in tutto il mondo, di cui 18 milioni solo in Italia), mi sono ricordata di avere un suo vecchio romanzo: “Ci rivedremo all’inferno” su gli scaffali della mia libreria, che un po’ per negligenza e un po’ per mancanza di tempo, era rimasto molto tempo nel dimenticatoio.
Approfittando del tempo libero che inaspettatamente mi si è presentato, mi sono dedicata subito alla lettura del romanzo in questione.
Siamo in Mozambico, alla vigilia del primo conflitto mondiale. Su questo territorio di possedimento Portoghese, Flynn Patrick O’Flynn, cacciava elefanti di frodo. Lo faceva di professione e, si reputava di essere il migliore di tutta la costa orientale dell’Africa. Flynn predatore spietato, sempre pronto a centrare la sua preda, era considerato dagli indigeni la reincarnazione di Mowana Lisa, un famoso leone divoratore di uomini, di cui si dice che Flynn avesse ereditato forza e temperamento. Durante le sue battute di caccia Flynn sconfinava spesso nella vicina colonia tedesca del Tanganica e nella riserva personale del Kaiser, suscitando le ire del commissario imperiale Herr Harman Fleischer. Quando in Europa scoppia la guerra e il Portogallo si allea con l’Inghilterra, Fleischer può finalmente dare a sua volta la caccia all’odiato avversario Flynn, detestato soprattutto per il suo modo di vivere così spavaldo e sicuro di sé. Ne nasce uno scontro di caratteri, una lotta continua che sconvolge la vita di entrambi i contendenti, con emozioni e peripezie di ogni genere e tutto ciò che avviene sullo sfondo maestoso della giungla africana.
E una bella storia di coraggio e di avventura chi mi ha suscitato vivo interesse a portare a termine la lettura del romanzo, cosa che non mi è dispiaciuto affatto.
Un libro che sostiene appieno il suo motto : “Afferrare il lettore per la gola sin dalla prima pagina e non mollare la presa fino all’ultima”.

 Angie

 
Di Louise-Elle (del 20/12/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1377 volte)
Titolo originale
Appunti di un venditore di donne
Autore
Giorgio Faletti
Prima edizione
2010

“Io mi chiamo Bravo e non ho il cazzo!”
Con questa frase iniziale esordisce l’ultimo romanzo di Giorgio Faletti. Bravo è il soprannome di Francesco Marcona che per mestiere fa il “venditore di donne”. Le donne le vende, elegantemente e con stile, negli ambienti “bene” della Milano degli anni ’70: quella Milano ricca e snob dove il potere e il denaro contraddistinguono chi davvero conta.
Bravo è un bell’uomo che affascina le donne. Lui, purtroppo, non è un uomo come tutti gli altri: non ha il cazzo. Il romanzo si svolge nel periodo in cui l’Onorevole Moro viene rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Sesso, potere e denaro: sono questi gli elementi che conducono il protagonista in una complicata sequenza di avvenimenti, dove molti dei vari personaggi che fanno parte della sua vita, svelano man mano la loro vera identità e si dichiarano per quello che realmente sono: terroristi reclutati dalle Brigate Rosse, mandanti ed esecutori di una eclatante strage nella quale rimangono vittime politici , mafiosi e alcune ragazze che lavorano per Bravo. Bravo sarà coinvolto in questo gioco pericoloso unitamente a tre personaggi salienti: Daytona, compagno di lunghe notti bianche trascorse fra il gioco d’azzardo e l’alcool; Lucio, il suo più caro amico e vicino di casa, musicista cieco che condivide con lui la passione per l’enigmistica, e Carla, una bella donna avviata da poco alla prostituzione di lusso, l’unica che fin da subito con una semplice frase: “…io con te ci verrei gratis” gli farà provare ancora emozioni e sentimenti obbligatoriamente dimenticati e sopiti in seguito alla menomazione subita in un regolamento di conti per uno sgarro.
Un altro capolavoro completamente diverso dagli altri precedenti romanzi: nessun serial-killer da scoprire e nonostante le delicate tematiche trattate è una storia interessante e d’azione. Ancora una volta Faletti sorprende in un racconto thriller e di suspence dalla piacevole e scorrevole lettura, facendo nascere nel lettore la frenesia di terminare un capitolo e la voglia di leggerne avidamente il successivo per conoscerne al più presto la fine.
Giorgio Faletti con questo ennesimo racconto conferma di essere un’eccellente romanziere e un’autentico “maestro”: inutile dire che è davvero BRAVO!... ;)

Louise-Elle

 
Di mimmotron (del 13/12/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1147 volte)
Titolo originale
Terroni
Autore
Pino Aprile
Editore
PIEMME
Prima edizione
2010

Un libro che segna sicuramente un punto di svolta nella mia visione ed opinione sul meridione d'Italia e dei meridionali. Pino Aprile, l'autore di questo testo, ci porta alla comprensione di come i meridionali siano stati portati a venir considerati tali. Partiamo, questa è una mia scelta che non ricalca l'andamento del testo, nel raccontare i fatti in modo cronologico. Prima dell'unita' d'Italia il Regno delle due Sicilie possedeva la seconda fotta commerciale del mondo; la Sicilia con la sua agricoltura specializzata aveva esclusivi contratti commerciali con la Francia; la Calabria possedeva un industria ferriera che occupava tante persone quante erano quelle occupate in tutto il nord d'Italia; la Puglia forniva l'olio per tutte le macchine industriali d'Europa, ai tempi i lubrificanti erano ancora di origine naturale; la Campania era la regione più' ricca d'Italia con cantieri navali e industrie di materie rotabile, hai tempi ancora agli albori, da poter competere con le grandi potenze europee. E questi sono solo alcuni esempi. Queste furono le ragioni che spinsero i Savoia a conquistare, con una guerra mai dichiarata il sud d'Italia. Il Regno di Sardegna con il pretesto di unire l'Italia divise così le casse del suo stato ormai vuote e con un grande debito pubblico con quelle del Regno delle due Sicilie invece ricche di denaro, i cui titoli di stato erano molto apprezzati all'estero. Dopo aver invaso il meridione, con metodi che ricordano da vicino quelli praticati dai nazisti, il sud venne spogliato di tutte le sue ricchezze ed inoltre la classe politica dei primi anni del regno d'Italia, composta pressoché da cittadini del nord Italia adottò una politica economica e sociale che agevolava (agevola?) il nord a discapito del sud. Chi si oppose a questo stato di cose, fin dall'inizio venne considerato un brigante e non un partigiano che si opponeva all'invasione, altri scelsero d'emigrare, fenomeno fino ad allora sconosciuto al sud, ma ampiamente praticato al nord. Stermini di massa, brigantaggio, emigrazione ed una politica economica dissennata hanno creato la situazione che ora conosciamo e che purtroppo non sembra destinata a migliorare. Ci fa notare l'autore,a dir il vero in modo apodittico, che l'attuale classe politica non è intenzionata a cambiare le cose e che, come se non bastasse, al governo c'è la Lega Nord sulla quale, personalmente, preferisco non esprimermi.
L'autore ci indica inoltre alcune possibili soluzioni a questo stato di cose e forse, a mio giudizio, la migliore è sicuramente quella di farci conoscere realmente ciò che avvenne durante il Risorgimento. È mia opinione che la conoscenza è potere, il potere che permette di cambiare la realtà. Sapere che la situazione attualmente presente al sud non deriva da un'inferiorità dei meridionali,come più volte siamo stati indotti a pensare, ma anzi, dalla volta criminale, mi sia permesso dirlo, di chi ha fino ad ora ha agito affinché ciò avvenisse.
Un libro meraviglioso, assolutamente da leggere, e che se proprio dovessi fargli un appunto, sarebbe sicuramente quello di non aver apprezzato appieno il registro molto spesso di informale con cui l'autore si rivolge al lettore.

mimmotron

 
Di Namor (del 19/11/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1269 volte)
Titolo originale
The Lace Reader
Autore
Brunonia Barry
Editore
Garzanti
Prima edizione
2009

Dopo quindici anni di lontananza da Salem, Towner si vede costretta a ritornare nella sua città d’origine da cui si era distaccata dopo la triste scomparsa della sorella Lindley. A riportarla indietro, è la misteriosa scomparsa di sua zia Eva, della quale improvvisamente non si ha più traccia.
Il maggior indiziato della sua sparizione è l’ambiguo Cal, un lascivo predicatore di una setta malvista, denominata i Calvinisti. Ad avvalorare questa tesi, vi è anche il fatto comprovato che tra i due in passato, vi furono violente incomprensioni, seguite da minacce di morte verso l’anziana donna.
Mentre Towner cerca di ricomporre il misterioso puzzle, dolorosi ed inconfessabili ricordi riaffiorano nella sua mente, riportando a galla l’amara verità sulla sparizione di Lindley e la reale composizione della loro stramba famiglia di lettrici di pizzo.
Propagandato dai molteplici lettori che l’hanno letto, “La Lettrice Bugiarda” di Brunonia Barry è stato un’inaspettato successo letterario, di cui faccio fatica a comprenderne la ragione.
Prima di esprimere il mio modesto parere, mi sono documentato sulle varie recensioni che i lettori hanno rivolto verso questo testo. Devo dire che i pareri sono stati molto discordanti, tali da creare due opposte fazioni : chi l’ha amato, ne parla con toni entusiastici consigliandone caldamente l’acquisto, mentre chi l’ha odiato, non è nemmeno riuscito a leggere le prime 100 pagine, indicando il libro come un minestrone di eventi senza logica.
Mio fratello (proprietario del libro), rientra tra quest’ultimi, ricordo il giorno in cui me lo diede, disse testuali parole: “Portati via sta schifezza è illeggibile, non si capisce una mazza!”, ne aveva letto circa una sessantina di pagine.
Io son riuscito a leggerlo, ma vi garantisco che è stata un’impresa titanica portarlo al termine, le prime 120 pagine sono di una noia letale, i momenti che destano il lettore dall’apatia durante la sua lettura, sono veramente al minimo sindacale.
Lasciate stare e orientatevi su un titolo più meritevole, non sarà una cosa difficile, ve lo garantisco.

Namor

 
Di Angie (del 08/11/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1850 volte)
Titolo originale
The Coffin Dancer
Autore
Jeffery Deaver
Prima edizione
1998

Un aereo è esploso in volo, pilota e copilota (gli unici passeggeri), rimangono uccisi. Non si tratta di un incidente, ma dell’esplosione di una bomba piazzata ad arte da un noto e astuto criminale per eliminare le due vittime. Una delle quali avrebbe dovuto testimoniare ad un processo entro pochi giorni.
Il geniale criminalista Lincoln Rhyne (già visto all’opera nel “Collezionista di Ossa”), è il protagonista di questo avvincente thriller.
Costretto su una sedia a rotelle, ma dotato d’intelligenza e di una formidabile memoria è impegnato con l’aiuto dell’agente di polizia Amelia Sachs, nella caccia ad uno spietato ed inafferrabile killer, soprannominato lo scheletro che balla. Così chiamato a causa di un macabro tatuaggio sul braccio, che ritrae la morte che balla con una donna. Egli lavora su commissione ed è in grado di assumere identità diverse a velocità supersonica, mentre è affaccendato a portare a termine il suo contratto d’ingaggio. La nuova assunzione prevede l’eliminazione di tre preziosi testimoni, nel suo modus operandi è previsto con spietata efferatezza, il taglio delle mani delle sue vittime.
Ci sono ancora due testimoni chiave ancora in vita, che corrono un grandissimo pericolo e per Lincoln è Amelia la sfida al pericoloso killer, diventa quella di salvare loro la vita, riuscendo ad individuare lo Scheletro, prima che egli trovi ed elimini gli ultimi due testimoni.
Lincoln architetta così una trappola micidiale, che il sicario riesce astutamente ad evitare, lanciandosi in una rocambolesca fuga nei sotterranei della metropolitana di New York, seminando cadaveri lungo la sua strada. La caccia all’uomo si fa sempre più serrata, Rhyne è ormai certo di aver compreso chi è l’innafferrabile killer. Solo dopo un’esplosiva sequenza di colpi di scena, scopre che la realtà non è come appare e che con astuzia suprema lo Scheletro che balla, ha ordito un ultimo raffinatissimo inganno.
Durante la lettura di questo romanzo, ho avuto un attimo di perplessità sul suo autore Deaver (di cui avevo già letto alcuni dei suoi romanzi), e la sua capacità di far vivere le sensazioni dei personaggi, ma mi sono subito ricreduta.
La narrazione è incalzante e i personaggi sono accattivanti, la storia è ricca di colpi di scena (tipico dei suoi libri, quantomeno quelli che già avevo letto in precedenza). Chi non conosce Deaver, deve sapere che è stato un ex giornalista ed un ex avvocato che, nel 1990 ha abbandonato la sua carriera da legale, per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Con i protagonisti dei suoi romanzi, Deaver crea dei perfetti thriller contemporanei, in cui la narrazione si svolge secondo il ritmo e la tensione del linguaggio cinematografico.
Ciò che mi piace di questo scrittore e che lo rende un grande maestro della narrazione, non è solo l’abilità descrizioni sulle scene del crimine ma, la sua capacità di far vivere al lettore quello che succede, come se non fosse soltanto uno spettatore , ma un vero protagonista della storia. Definito dal Times “il più grande scrittore dei giorni nostri”, Jeffery Deaver ci regala ancora una volta una trama ingegnosa ed agghiacciante.
Ho letto volentieri “Lo Scheletro che balla”, che considero di poco inferiore al precedente romanzo di successo “Il Collezionista di Ossa”, quindi non posso che consigliarvelo ed augurarvi una buona caccia al killer.

Angie

 
Di Velia (del 11/10/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1605 volte)
Titolo originale
Gentlemen and Players
Autore
Joanne Harris
Traduzione
Laura Grandi
Editore
Garzanti
Prima edizione
Agosto 2006

<< Dall’autrice di “Chocolat”>> s’inizia sempre così quando si scrive di Joanne Harris, come un marchio a fuoco, una condanna da scontare. Eppure di acqua sotto i ponti ne è passata da quella sua prima opera letteraria, un’acqua che da semplice torrentello è diventata un fiume di parole, racconti suggestioni che sfociano in questo romanzo “La Scuola dei Desideri”.
Abbandonate atmosfere soavi ed evocative e preparatevi ad assaporare questa prelibatezza letteraria che non ha nulla a che vedere con la sua famosissima e fin troppo sdoganata prima opera se non per la chiarezza dello stile, la fluidità dell’espressione e l’immancabile alternanza di prospettive narrative; quello che proverò a descrivere senza svelare troppo, è un romanzo giallo che si snoda lungo i corridoi di un collegio inglese per soli maschi nell’era di Internet.
Avete mai avuto un desiderio talmente grande che non riuscivate a pensare ad altro, e più passava il tempo più diventava così fortemente radicato dentro di voi da diventare una ragione di vita, “la ragione di vita”? E’ quello che succede in questa storia, dove l’idea fissa del protagonista per una scuola diventa talmente pregnante nel suo animo da sovrapporsi alla sua vita, un tarlo, una sfida verso un destino negato, che porta il nostro eroe a diventare un eroe romantico degno dei più classici romanzi di appendice.
Quell’aura d’inviolabilità, di maestosa supremazia, di luogo depositario della cultura e nersery della futura classe dirigente maschile, con il suo irritante cartello che impedisce l’ingresso con la dicitura 
                                                     “DIVIETO DI ACCESSO 
                                         PROIBITO SUPERARE QUESTO PUNTO
                                                  SENZA AUTORIZZAZIONE 
                                                E’ UN ORDINE TASSATIVO”
trasforma il collegio/fortezza in un maniero da conquistare per il gusto di violare quelle mura. L’ossessione si scatena in una mente geniale fino a trasformarla in una macchina perfetta in grado di escogitare un meccanismo tecnicamente raffinato per fare crollare la roccaforte dimostrandone la debolezza, sostituendo idealmente al collegio l’immagine di una fortezza da espugnare come antichi guerrieri all’assalto d’imponenti castelli armati non di spade, ma di parole ben più letali delle lame affilate dai mastri fabbri e protetti non da scudi ma dai mantelli dell’anonimato, dalla sottile arte del passare inosservati grazie alla quale riesce, come un fantasma, a muoversi tra le pareti di quelle aule ricche di conoscenza, gustando giorno dopo giorno cultura e sapore della vittoria per quella prima breccia scagliata contro “la fortezza”.
Ma la sete di conquista è un’esigenza destinata a non placarsi e così, utilizzando il tempo come alleato, si arriva alla seconda e ben più letale mossa: essere parte della scuola, agire dall’interno come una cellula impazzita fare implodere il maniero ingaggiando una sfida a colpi di scacchi dove allievi, insegnanti, bidelli diventano pedoni, alfieri, cavalli, torri, re e regine. La sfida personale che diventa sempre più importante, si allarga a macchia d’olio e risucchia tutto come un buco nero, diventa necessario, fondamentale avere sempre di più: andare avanti, sconfiggere il nemico designato da una sorte inesorabile, usare il destino ed essere patetica nemesi di un crimine scoperto per caso.
E come in ogni scacchiera il bianco delimita il nero, così in questo gioco il chiaro si contrappone allo scuro; sarebbe più semplice parlare di buoni e cattivi ma in questo romanzo non esiste un “cattivo” nel senso comune del termine: cattivo è colui che fa del male senza ragione, che vuole vedere la sofferenza negli altri, che infastidisce, rovina e distrugge solo per il piacere di farlo. Qui invece la cattiveria ha un senso, c’è una ragione profonda e per certi versi, inevitabile nel perverso gioco dell’intelligenza.

 Velia

 
Di Namor (del 23/09/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 916 volte)
Titolo originale
Marina
Autore
Carlos Ruiz Zafòn
Traduzione
Bruno Arpaia
Editore
Mondadori
Prima edizione
2009

In una delle sue frequenti passeggiate che l’allontano dal noioso e malinconico convitto di cui è ospite, il giovane alunno Oscar Drai, passando davanti ad una villa semicadente, viene attratto da una voce celestiale accompagnata da un pianoforte. Introdottosi dentro l’abitazione, l’affascinato studente scorge su un tavolo la fonte di quella soave melodia, altri non è che un vecchio grammofono illuminato dalla luce di centinaia di candele. Al suo fianco un oggetto risplende catturando la sua attenzione, si tratta di un vecchio e scheggiato orologio da taschino con una dedica sul retro che dice:
                                                “Per Germàn, in cui parla la luce.”
                                                               K.A. 19-1-1964
nel momento in cui esamina l’antico manufatto, un’alta sagoma dai capelli bianchi con lunghe e pallide mani si protrae verso di lui, il quale, spaventato, scappa via con il prezioso cimelio.
Il giorno seguente preso dai rimorsi, Oscar ritorna alla vecchia villa per restituire il maltolto al suo legittimo padrone. Varcato il cancello, nota una fanciulla vestita di bianco che sta pedalando su una bicicletta, la quale subito lo identifica come il ladro dell’orologio. Restituito l’indebito oggetto prezioso con le dovute scuse al suo proprietario, Oscar guadagna la fiducia dei due padroni di casa, il signor Germàn e la sua incantevole figlia Marina. Da questo momento in poi, le visite del giovane studente alla villa, diventeranno sempre più frequenti tanto da guadagnarsi l’incondizionata stima dei suoi abitanti.
Marina, saputo da Oscar che gli piacciono i misteri, si fa accompagnare al cimitero per mostrargli a sua insaputa, uno strano rituale messo in atto da una misteriosa donna vestita di nero ornata dal classico velo sul viso e accompagnata da una scura carrozza con tanto di cavalli. Prima di scomparire così com’era apparsa, la dama in nero, porge una rosa rossa su una lapide senza intestazione, con sopra l’icona di una farfalla nera con le ali spiegate.
Le successive indagini dei due ragazzi, per scoprire l’identità della tenebrosa signora ed il misterioso intestatario dell’anonima tomba, faranno emergere antichi e pericolosi misteri, sepolti da un devastante incendio avvenuto molti anni addietro all’interno di un grandioso teatro ancora da inaugurare.
Per Carlos Ruiz Zafon, “Marina” è il prediletto tra i romanzi scritti fino ad oggi, ma è stato anche quello che gli ha causato più dispiaceri nella sua travagliata pubblicazione. Letto il romanzo, posso affermare che la qualità dell’opera meritava maggior fortuna nella sua uscita, per ciò posso capire e condividere la delusione del suo autore, per lo scarno riscontro editoriale avuto.
Dopo il bellissimo è consigliatissimo L’ombra del vento”, Zafon ha avuto la giusta e meritata soddisfazione, quella di vedersi pubblicare dopo dieci anni, la sua più intima e personale creatura letteraria.
Questo titolo non ha la stesa potenza strutturale dell’Ombra del vento, ma vi posso assicurare che la trama anch’essa ambientata a Barcellona, non demerita affatto. Io stesso l’ho divorato in meno di una settimana, emozionandomi e commuovendomi per il suo toccante epilogo.
Da leggere o da annotare, per un eventuale e gradito regalo!

 Namor

 
Di Miryam (del 15/09/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1685 volte)
Titolo originale
The Girl Who Loved Tom Gordon
Autore
Stephen King
Editore
Sperling & Kupfer
Prima edizione
1999

Sembrava una gita come tante quella che stava per fare Trisha Mc Farland assieme alla mamma e a suo fratello Pete, invece quella bimba di appena nove anni, ancora non sapeva che avrebbe trascorso il periodo più terribile di tutta la sua vita.
Tutto ebbe inizio durante il tragitto in auto; Trisha era stanca di sentir litigare la mamma con suo fratello per cose per giunta futili, inoltre era già abbastanza angosciata per l' imminente divorzio dei suoi genitori. Così, con la scusa che le scappava la pipì, la bimba si inoltrò nel bosco per cercare un posticino appartato convinta di non perdere d'occhio il sentiero, purtroppo la fitta vegetazione le fece smarrire la strada e quando Trisha si accorse di aver perso il sentiero, era ormai troppo tardi.
Nonostante la sua giovane età, la ragazzina si rese ben presto conto che doveva risparmiare cibo e acqua che teneva nello zaino e decise così di incamminarsi nel bosco seguendo il torrente sicura che questo l'avrebbe condotta a qualche abitazione.
Durante il suo tragitto, riuscì a farsi forza pensando alla sua squadra di baseball preferita: i Red Sox e specialmente al numero 38, il famoso Tom Gordon, del quale portava fiera la maglietta e il berretto autografato. Inoltre, Trisha aveva con sè il suo walkman attraverso il quale, oltre ad ascoltare se qualche radio locale trasmetteva la sua scomparsa, seguiva la partita del suo beniamino e con un po' di fantasia si rivolgeva a Tom Gordon come se lui fosse li con lei, cercando così di trovare il giusto stimolo per andare avanti.
Dopo cinque giorni di dura sopravvivenza, divorata dalla fame, dagli insetti, dalla paura di morire in quanto era convinta che un animale la seguisse, la bimba venne salvata da dei soccorritori.
Questo romanzo "La bambina che amava Tom Gordon", di per se non è male, la sua lettura e scorrevole, questo nonostante sia priva di grandi colpi di scena. Un testo questo, che lo si potrebbe tranquillamente catalogare come un opera dal discreto valore, se non fosse stata firmata dal maestro del brivido... Stephen King.
Perciò visto da chi è concepita l’opera, il mio giudizio cambia radicalmente e così pure gli aggettivi... il libro diventa lento, noioso, viene addirittura voglia di saltare qualche pagina e, credetemi facendolo non perdereste nulla, per giungere poi ad un finale scontato.... insomma questo di certo non è uno dei migliori titoli scritti dall’ex maestro del brivido!

Miryam

 
Di Angie (del 13/09/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1736 volte)
Titolo originale
La solitudine dei numeri primi
Autore
Paolo Giordano
Editore
Mondadori
Prima edizione
2008

Il prestigioso premio letterario Strega 2008 è stato assegnato all’esordiente Paolo Giordano, che ha trionfato in concorso con la sua opera prima “ La solitudine dei numeri primi” , edito da Mondatori.
Classe del 1982, nato a Torino, Paolo è laureato in fisica teorica a tutt’ora lavora presso l’università con una borsa di dottorato.
Con questa prestigiosa vittoria a sua vittoria, ha scalzato nomi illustri della letteratura italiana in gara come Ermanno Rea e Lidia Ravera.
Le sofferenze e le pene violente dell’infanzia lasciano spesso impronte dolorose e incancellabili che limitano e condizionano l’esistenza di ciascuno di noi in ogni suo aspetto, in particolar modo nei rapporti con gli altri e con il mondo. E ciò che accade ad Alice e Mattia , i due protagonisti del romanzo d’esordio del giovane fisico torinese, che ho appena finito di leggere con molto interesse. Già nelle prime pagine del romanzo si nota quella sofferenza che porteranno dentro di loro per tutta la vita , prima da adolescenti e poi da adulti.
Siamo nel 1983, Alice ha sette anni e suo padre la costringe ad allenarsi sugli sci: impegno e disciplina è il suo motto. Lei, invece detesta sciare e un giorno durante un allenamento, cade e si fa molto male. L’infortunio patito la porterà a zoppicare per tutta la vita .
Alice odia la sua vita, il suo corpo e odia relazionarsi con gli altri.
Mattia invece è un bambino timido, molto intelligente, ha una sorella gemella, Michela, della quale si vergogna della sua condizione di ritardata.
Un giorno Mattia la lascia in un parco per andare a una festa e Michela sparisce senza averne più notizia. Da quel momento in poi per Mattia, la vita non sarà più la stessa, il senso di colpa di ciò che ha fatto non lo abbandonerà mai, il rimorso lo costringe inesorabilmente ad estraniarsi dal mondo in una perenne fuga dalla realtà.
Le loro strade e la loro solitudine ben presto si incroceranno lungo i rumorosi corridoi di un liceo: lei ragazza anoressica, zoppa e sovrastata dalla figura del padre; lui solitario e autolesionista genio della matematica che sopporta il peso di un segreto terribile. Due storie difficili quelle di Alice e Mattia, due mondi chiusi in se stessi che non comunicano, e ciò che li accomuna è proprio questa introversione, l’essere soli ed emarginati. E per questo che ad un certo punto della loro esistenza Alice e Mattia si riconosceranno e si scopriranno nelle loro solitudini, strettamente uniti eppure invincibilmente divisi, proprio come quei numeri speciali che i matematici chiamano “primi gemelli”, due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero.
Attraverso parole commoventi ma a volte molto dure, Paolo Giordano paragona la solitudine dei due protagonisti alla solitudine di questi numeri cosi speciali, solitari che vengono richiamati in modo geniale anche nel titolo stesso del libro.
Infatti la prima cosa che colpisce chi affronta la lettura di questo romanzo è proprio il titolo che in un primo momento può sembrare anche senza senso, ma che invece è appropriato e affascinante allo stesso tempo, e che trova una valida spiegazione nel corso della narrazione. Un epilogo, possiamo dire , amaro quello della solitudine dei numeri primi, ma è l’unico finale possibile, un lieto fine non sarebbe stato certamente appropriato. Del resto Alice e Mattia sono così, due persone speciali che percorrono la stessa strada, vicini, ma mai abbastanza per potersi toccare.
Un finale che riconferma così la strana teoria dei “primi gemelli”, così chiamata dai matematici. Questo libro mi è stato prestato e consigliata la sua lettura, inizialmente devo dire di essere stata abbastanza scettica ma, poi leggendolo l’ho trovato bello, una lettura piacevole. Anche se non è stato il massimo delle mie aspettative, non mi sento di sconsigliarlo, perché credo che dopotutto ogni libro valga la pena di essere letto e anche perché questo titolo, esce dai soliti schemi ( tipo bestseller) con finali a sorpresa.
Per chi gradisce è appena uscito nelle sale il film, diretto da Saverio Costanzo, curatore della scenografia assieme allo stesso Giordano, l’autore del libro: storia che ha conquistato milioni di lettori.

Angie

 
7
Di Miryam (del 05/07/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1200 volte)
Titolo originale
In Silens
Autore
Erica Spindler
Editore
Harlequin Mondadori
Prima edizione
2003

Cypress Spring è una cittadina della Louisiana dove tutto è rimasto fermo nel tempo, con le sue strade pulite, tutto qui è perfettamente in ordine, anche gli abitanti sono sempre sorridenti e cordiali, ma ultimamente qualcosa invece è cambiato, se ne rende perfettamente conto Avery Chauvin.
La giovane, che è un’affermata giornalista di Washington, viene contattata da vecchi amici di famiglia, i quali le comunicano che suo padre, il dottor Chauvin, si è suicidato. Così, dopo una lunga assenza di dodici anni, Avery torna nel vecchio paese di nascita, per dare l’ultimo saluto a suo padre.
Poco convinta del suicidio di suo padre, poiché conoscendolo bene è l’ultima cosa che avrebbe fatto, Avery comincia ad indagare per conto suo, venendo a conoscenza che la tranquilla cittadina che aveva lasciato tempo fa è totalmente controllata da dei vigilantes che vogliono mantenere l’ordine in città a qualunque costo, ma soprattutto una irreprensibile condotta morale da parte dei loro abitanti. Inoltre da quando è arrivata, la giornalista si accorge che avvengono molteplici sparizioni e morti improvvise, dichiarate tutte accidentali.
Avery non è la sola a cercare delle verità, c’è anche una certa Gwen Lancaster, una straniera guardata con sospetto dagli abitanti del luogo( la donna sta indagando sulla scomparsa del fratello), a questo punto le due donne, dopo un po’ di dubbi iniziali e le dovute perplessità che provano l’una nei confronti dell’altra, uniscono le loro forze, mettendo a rischio le loro stesse vite, per individuare le vere intenzioni di questo strano e nebuloso modus operandi, arrivando così a scoprire una triste e macabra verità.
Mi sono avventurata in questa lettura in quanto ho già conosciuto la scrittrice Erica Splinder, infatti tempo fa, avevo letto sia “Jane deve morire” che “Collezionista di anime”, devo però precisare che a differenza di quest’ultimi, “Sette” mi è apparso un po’ meno misterioso, anzi devo aggiungere che ho trovato un finale in parte scontato.
Comunque apprezzo ugualmente il modo di scrivere della Splinder, in certi punti non vengono a mancare i doverosi colpi di scena, come non manca il sentimento, infatti c’è anche un ritorno di fiamma per la giovane protagonista Avery.
Diciamo che mi aspettavo un po’ più di suspence, però se dovesse capitarmi un altro libro di questa brava autrice, non esiterò a leggerlo!!

Miryam

 
Di Asterix451 (del 19/05/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1556 volte)
Titolo originale
Le Strade dei Forti
Autore
Marco Boglione
Editore
BLU
Prima edizione
Maggio 2010

L’importanza dei Sentieri e delle Strade Bianche, vie di una Natura che sempre più si allontana dall’Uomo, passa in secondo piano di fronte alla bellezza dei panorami a cui esse conducono. La loro presenza è ormai scontata, perchè agevoli, ma ognuna conserva la storia degli uomini che le progettarono, delle loro esigenze e del sacrificio che essi hanno compiuto per realizzarle, quando le montagne erano ancora luoghi inaccessibili. Spesso si tratta di vicende minori, mai scritte sui libri, ma se la Storia non può permettersi di promulgarle tutte, forse possono farlo i protagonisti che le hanno vissute, attraverso il loro ricordo.
Marco Boglione torna in libreria con il capitolo conclusivo dedicato alle “Strade” di montagna, realizzate a cavallo di quattro secoli di storia, quando l’esito di una guerra dipendeva da un tracciato che permettesse di combatterla. Oggi, finalmente, esse hanno ritrovato il loro scopo “naturale”, ossia quello di condurre, semplicemente, ad un luogo, per viaggiare ed ammirarne la bellezza. Roccaforti e Bunkers sono punti panoramici privilegiati da cui affacciarsi, in una natura selvaggia che non hanno più necessità di difendere.
“Le Strade dei Forti” è una guida alla scoperta del patrimonio storico-naturalistico delle nostre Alpi, con particolare attenzione alla catena del confine Ovest d’Italia, compresa tra la Valle D’Aosta e la Liguria di Ponente. Dopo il successo riscosso da “Le Strade dei Cannoni” (Blu Edizioni, 2000), a cui sono seguiti altri due libri dedicati ai santuari alpini e alla storia del Colle dell’Assietta, l’Autore propone un vademecum dei Sistemi Difensivi Italiani realizzati tra il 1800 e il 1940, descrivendone la storia, la tipologia e i retroscena della loro realizzazione.
Come nei libri precedenti, il nozionismo storico si articola a quello escursionistico con leggerezza, narrato nello stile scattante e divertente di Boglione, che avvince ed appassiona nonostante il rigore delle informazioni, frutto di lunghe ricerche d’archivio presso le Autorità Militari, comprovate (quando possibile) da inteviste ai protagonisti ancora in vita o dai parenti.
La grafica è immediata, ricca di “box” informativi che approfondiscono i concetti chiave dei vari capitoli. La scelta delle foto mira a sottolineare la bellezza della natura in cui l’Opera militare risiede, piuttosto che la sua sterile architettura. E ancora, la cartografia è interamente realizzata a mano, un amichevole contributo di Daniele Siri, per regalare all’escusionista il piacere di interpretare, scoprire ed immaginare la meta da raggiungere, anche attraverso le miniature che decorano le mappe. Tutti gli itinerari proposti sono stati percorsi e fotografati da Marco Boglione, che firma un libro pratico ed esauriente, dedicato a chiunque voglia mettersi sulle tracce di un passato che rischia di passare inosservato, sempre a contatto con la natura.

Asterix451

 
Di Darth (del 06/04/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1781 volte)
Titolo originale
Altai
Autore
Wu Ming
Editore
Einaudi
Prima edizione
Dicembre 2009

“Di fronte a un deserto, un fiume ha due scelte: gettarsi con foga tra le sabbie, determinato ad attraversarle e irrigarle, con il rischio di seccarsi e spegnersi per sempre, oppure evaporare e diventare nuvola, per volare sopra il deserto e, piovendo sulle montagne, tornare fiume.”
Siamo nel 1569 a Venezia, lì Emanuele De Zante, agente segreto della serenissima sta indagando per scoprire chi ha fatto esplodere l’arsenale. Purtroppo per lui, avendo necessità di un capro espiatorio ed essendo venuto a conoscenza delle sue origini giudaiche, il consigliere Nordio decide di addossargli la responsabilità dell’attentato. De Zante però, riesce a fuggire prima della cattura e si ritroverà a dover viaggiare per mezza Europa, fino a raggiungere Costantinopoli ed allearsi con quello che, poco tempo prima, considerava il peggior nemico: Yossef Nasi.
La peculiarità di Altai è la cura con la quale è scritto. I dialoghi in quel di Venezia sono spesso in dialetto locale, ed anche successivamente le citazioni e gli stralci in lingue locali avvolgono il lettore nell’atmosfera antica della narrazione.
"Wu Ming", non è come può sembrare un orientale, ma bensì un collettivo di scrittori italiani che precedentemente si era firmato “Luther Blisset” ed aveva scritto, quindici anni or sono, il romanzo “Q”: prequel non fondamentale di “Altai”.
Non ho letto “Q”, ma devo dire che “Altai” mi è piaciuto abbastanza. In alcuni momenti forse un po’ prolisso e con poca verve, ma lo sfoggio di un italiano curato, nonché la profondità dei personaggi principali sono certamente punti importanti e, soprattutto, l’ambientazione storica splendidamente ricostruita: con le terminologie, con le descrizioni dei luoghi e con gli eventi. I protagonisti, infatti, saranno a Cipro durante la presa di Famagosta da parte dell’impero ottomano, e De Zante (alias Manuel Cardoso) parteciperà alla celebre “battaglia di Lepanto”.
A chi piacciono i romanzi storici e non ha problemi ad andare a controllare sul vocabolario il significato di alcuni termini arcaici, non posso che consigliare la lettura di questo romanzo, tra l’altro, scaricabile gratuitamente come ebook dal sito ufficiale http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/

Darth

 
Di Namor (del 01/04/2010 @ 05:00:00, in libri, linkato 1882 volte)
Titolo originale
The Lost Symbol
Autore
Dan Brown
Editore
Mondadori
Prima edizione
2009

Dopo l’enorme successo letterario e cinematografico del suo illustre protagonista, Dan Brown con “Il simbolo perduto”, ci propone la terza avventura del professor Robert Langdon.
Questa volta il docente di simbologia è stato invitato a Washington, dal suo potentissimo amico filantropo Peter Salomon, per partecipare ad un congresso e trattare il tema sulle origini esoteriche della capitale Americana. Arrivato a destinazione Langdon, si rende conto di essere stato ingannato da qualcuno, poiché quel giorno al Campidoglio non è prevista alcuna conferenza sulla misteriosa genesi degli Stati Uniti. All’interno del museo, viene ritrovata una mano recisa alla base del polso con l’indice rivolto verso l’alto , l’organo prensile infilzato su un piedistallo di legno situato al centro della sala è un inequivocabile messaggio rivolto a Peter Langdon, il quale dovrà dar fondo alle sue conoscenze sui simboli massonici, per risolvere la nuova ed inquietante minaccia che si sta abbattendo sugli Stati Uniti d’America!
Dopo aver scandagliato a fondo i possibili enigmi sulla simbologia cattolica, Dan Brown per dare nuova linfa al suo personaggio, si volge a quelli sconosciuti è altrettanto misteriosi rebus, riguardanti la massoneria e i suoi prestigiosi affiliati.
Come le sue precedenti avventure, Langdon deve lottare contro il tempo per risolvere i vari enigmi che gli si presenteranno di volta in volta per sventare la nuova ed imminente minaccia. Il ritmo di questo romanzo è sicuramente più frenetico rispetto ai precedenti, difatti qui la storia si svolge in una sola notte, eppure c’è qualcosa che lo rende ugualmente statico e poco incisivo. La risposta sta nell’immobilità dell’adattamento della trama, anche qui lo scrittore Americano si ripete, cambia la materia su cui investigare ma non i personaggi, tant’ è vero che anche qui (come nei precedenti libri), vi sono presenti l’onnipresente protagonista femminile che accompagna Langdon per tutta l’avventura, il cattivo sempre più visionario e folcloristico e l’inevitabile lungo conflitto tra scienza e religione.
Delle tre avventure questa è sicuramente la meno intrigante, comunque questa piccola magagna, non fermerà di certo la sua uscita cinematografica, visti gli stratosferici incassi avuti con gli scorsi film.
Per quanto riguarda il libro in questione, se avete un conoscente in possesso di una copia fatevela prestare, se poi vi è piaciuto a comprarlo c’è sempre tempo!

Namor

 
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